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Cuore Attrae Cuore

SacroCuoreGesu
Al termine di questo mese di giugno dedicato alla devozione del Sacro Cuore, voglio offrirvi questo testo meraviglioso di un certosino di Erfurt del XIII° secolo, che ci illustra l’importanza ed il senso di tale adorazione.

Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore;

Osea 11:4

“videte manus meas et pedes (Luca 24: 39) et latus (San Giovanni 24: 39)…… –Guardate le mie mani i miei piedi ed il costato”, aggiunge San Giovanni Apostolo.
Ma perché parlare di questa ferita al costato visto che nostro Signore non l’ha ricevuta se non dopo la sua morte e di conseguenza non ha sentito alcun dolore? A questo possiamo rispondere, in primo luogo, che la Beata Vergine e San Giovanni alla vista di questo atto di inutile crudeltà provarono un profondo dolore, il che spiega perché l’Apostolo è l’unico a farci una menzione molto speciale di questa ferita, la solo uno per entrare in questo dettaglio che sangue e acqua scorrevano dal costato di Gesù. In secondo luogo, dirò che questo pregiudizio aveva la sua ragion d’essere; è dal lato di Gesù che i sacramenti ricevono la loro efficacia; È dal costato di Gesù che dorme il sonno della morte sulla Croce, che la Chiesa si è formata come Eva si era formata da una costola di Adamo immersa in un sonno misterioso, farò notare, in terzo luogo, che Gesù sapeva chiaramente prima della sua morte la ferita che avrebbe ricevuto dopo la sua morte; questa consapevolezza gli fece soffrire un dolore atteso altrettanto grande come se, in quel momento, qualcuno gli avesse trafitto il fianco. Il solo pensiero delle sofferenze della sua Passione non gli faceva provare, nel Jardin des Olives, un tale sentimento di amarezza da versare un sudore di sangue? Guarda le mie mani, i miei piedi e il mio fianco, cioè guarda le profonde ferite che ci sono. – Questo invito contiene una grande lezione e questo è ciò che ci insegna. Se amiamo freddamente nostro Signore Gesù Cristo, guardiamo il suo costato trafitto e aperto per noi, e all’improvviso il fuoco della carità riaccenderà le nostre anime, perché necessariamente un Cuore aperto deve accendere in esso il fuoco dell’amore. Anima che lo contempla. Se ci manca il coraggio quando si tratta di mettere mano all’opera, guardiamo le mani trafitte di Gesù; se ci sentiamo deboli quando si tratta di sopportare le avversità, contempliamo i piedi di Gesù, quei piedi trafitti, inondati di sangue; sì, guardiamo questi piedi poiché sono quelli che sostengono tutto il corpo.
Per questo motivo lo Spirito Santo ci dice nel Cantico: “Vieni, o mia colomba, nelle fessure delle rocce” (Cantico dei Cantici 2: 13,14), entrare nelle piaghe di Gesù Cristo. Ci si può riposare senza paura, per nessun nemico oserà portare avanti voi in questo ritiro. Prendiamo rifugio presso lo stesso motivo nelle piaghe di Gesù Cristo nell’ora della nostra morte. Niente potrebbe essere più vantaggioso per noi. Lasciate che le piaghe di Gesù siano la nostra dimora. Segniamo la soglia e gli stipiti della porta con il sangue del vero Agnello pasquale e l’Angelo sterminatore, alla vista di questo sangue divino, non verrà a colpirci.

Un certosino di Erfurt XII° secolo

San Bruno in Messico

Mex

                San Bruno prega per noi

Cari amici lettori, lo scorso mese di aprile vi ho proposto un’articolo riguardante una parrocchia dedicata a San Bruno, in Costa Rica. Questa notizia mi era stata segnalata da un amico di quel paese centroamericano, decisi quindi di rivolgere un’appello a chiunque conoscesse altre parrocchie dedicate al fondatore dei certosini.

Ebbene, la mia richiesta non è rimasta disattesa, poichè ho ricevuto un’altra segnalazione.

Questa volta mi è stata segnalata la “Parroquia San Bruno”, esistente a Xalapa, nello Stato di Veracruz, in Messico.

Le immagini che seguono ci mostrano questa chiesa che ha sull’altare una statua di san Bruno, ed anche le iniziative legate al santo patrono certosino. La devozione è molto forte, e come di consueto si svolge la Novena da dedicare a San Bruno che ha sempre una grande partecipazione.

Una parrocchia sorta in un quartiere (barrio), nel quale nel 1852, fu fondata la “Fabbrica di Filati e Tessuti San Bruno”, in prossimità di alcuni mulini. Sappiamo che fino al 1950 l’attuale quartiere San Bruno era ancora ufficialmente chiamato Congregazione Andrés Montes. In seguito la trasformazione e la dedicazione della chiesa che vi sorse.

Nel ringraziare chi mi ha segnalato la presenza di questa parrocchia bruniana, colgo l’occasione per invitare chiunque ne conosca altre, di segnalarmele.

Il cuore di Gesù si è aperto (2)

Il cuore di Gesù si è aperto

Dom Polycarpe de la Rivière

carto

Proseguono le riflessioni di Dom Polycarpe de la Rivière, ecco il seguito del testo già propostovi.

* * * * * * *

Nell’apertura del Tuo Sacro Cuore, o Gesù, il mio cuore si arricchisca e si adorni del tesoro inestimabile e dell’incomparabile fulgore del Tuo amore. Possano tutti i miei affetti essere in te. Possano tutti i miei pensieri, immaginazioni, intenzioni e l’impiego della mia mente essere per Te. Possano tutte le mie facoltà, passive, sensibili, incentivanti, progressive e appetitive, tendere a Te. Desidero essere così trasformato e unito a Te, affinché la mia vita possa essere nascosta per sempre nella tua.

Ma perché lamentarsi, perché piangere e sospirare così tanto per la morte e il Cuore ferito e trafitto di questo Amore immortale? La sua morte non doveva essere la nostra vita, poiché la nostra vita era la causa della sua morte? Se vogliamo entrare in Paradiso, dobbiamo entrare in questo Cuore; questo lato deve essere aperto per noi, se vogliamo godere della felicità; e il ferro che l’ha aperto ha chiuso l’inferno contro di noi. Smettila quindi di piangere, o anima mia, perché in questo Cuore, aperto e messo a nudo, hai la felicità eterna di una gloriosa immortalità.

Lascia che il bisognoso cerchi la ricchezza, l’ambizioso la sete di onore, l’avaro pensi solo ai suoi tesori. Troverai tutto questo, e anche il completamento e la perfezione di ogni buon desiderio in questo santo Cuore, che è pieno di doni e grazie, ed è la ricchezza dei figli di Dio, il tesoro delle ricchezze divine, la luce della nostra comprensione, il fervore della nostra volontà, il magazzino della nostra memoria, il rimedio delle nostre passioni, il freno delle nostre paure, l’ancora della nostra speranza, il sapore delle nostre delizie spirituali; in breve, la forza dei deboli, il conforto degli sconfitti, il conforto degli stanchi, il polo nord del navigatore, il rifugio sicuro di coloro che sono scagliati contro la roccia, la santa morte dei vivi, la vera vita dei morti e il pegno della felicità eterna.

 

 

Il cuore di Gesù si è aperto

Il cuore di Gesù si è aperto

Dom Polycarpe de la Rivière

carto

Voglio proporvi diviso in due articoli un testo concepito dal certosino Dom Polycarpe de la Rivière, concernente in riflessioni sul Sacro Cuore di Gesù, di cui egli era un fervente devoto.

* * * * * *

O lancia spietata e disumana, cosa cerchi in questo Cuore, l’amore della mia anima, il Cuore del mio vero Dio d’amore? Sono i suoi discepoli? Tutti Lo hanno abbandonato ieri. È la Sua carne che desideri? È esposto sulla croce dalla sentenza del giudice. Hai sete del suo sangue? Non vedi come è stato versato per tutte le strade? Ma forse avresti le sue vesti? Ah! È troppo tardi, perché i soldati li hanno già divisi e tirato a sorte per il suo mantello. Avresti allora la sua bellissima anima? È sceso agli inferi per cogliere di sorpresa e sopraffare l’uomo forte armato e privarlo del prezioso bottino che ha tenuto lì rinchiuso. Se intendi ucciderlo, è già morto; se per privarlo del suo onore, la Croce lo ha svergognato e disonorato abbastanza; se per fissarlo all’Albero, i chiodi ti hanno prevenuto; se per versare il suo sangue, non vedi che non vive più e che la tua opera è inutile? Ma, o lancia spietata, è il suo cuore che cerchi. Il suo cuore divino, affinché tu possa uccidere la sua madre quasi senza vita colpendo il corpo morto di suo figlio.

Ma com’è, o dolce Gesù, e per quale legge della scienza medica sanguini così per guarire le nostre infermità, Tu che sei il diletto e santo Medico delle nostre anime? Quale medico ha mai preso la pillola prescritta per il malato che desiderava riportare in salute? Chi ha avuto le vene aperte con una lancia invece che con una cuspide? Chi ha preferito il colpo di lancia di Longino a un chirurgo esperto e abile? Chi è mai stato conosciuto per essersi inchiodato e sollevato su una croce di quindici piedi di lunghezza e otto piedi di larghezza, con tutto il suo corpo e il suo cuore presentati alla lancia di un soldato illuso, in modo che non potesse mancare il suo scopo? Ma perché dovrebbero essere colpiti il costato e il cuore del Salvatore, invece che le sue braccia, i suoi piedi o la sua testa?

C’è un grandissimo mistero in questo. Certamente, i nostri amici nel mondo a volte ci aprono le loro case, così che possiamo entrare, conversare e stare lì senza ritegno; ogni tanto aprono i loro granai e le cantine e ci lasciano portare fuori il grano e il vino; raramente aprono i loro forzieri e tesori e li mettono a nostra disposizione; ma quale amico gli ha mai aperto il cuore così liberamente da non aver trattenuto almeno alcuni pensieri segreti? Solo Gesù Cristo, il santo Amante dei redenti, non ha mai rifiutato né favori né piaceri ai suoi amici. Non li ha mai delusi nel momento del bisogno, né ha nascosto loro un segreto o un pensiero che fosse per il loro bene. E anche dopo la sua morte, permise che il suo fianco fosse aperto da un colpo di lancia, in modo che potessimo vedere con quale benevolenza aveva sofferto, e con quale ardore fu infiammato dall’amore per noi e dal desiderio della nostra salvezza. Perché allora, anima mia, non alzi il tuo cuore a questo Cuore e unisci il tuo fianco a questo Costato Divino?

Perché non affrettarti a mescolare il tuo sangue con questo prezioso sangue, in cui lacrime di compassione e devozione si mescolano alla gioia e alla speranza della gloria eterna che ci attende? Perché questa apertura del costato di Gesù e il meraviglioso spargimento di sangue e acqua dovrebbero riempirci di una dolce letizia, temperata da lacrime di dolore per il nostro male comune, ma piena di gioia al ricordo della morte della nostra morte, e come l’Albero della Vita, innestato su quello della Croce, ha prodotto il frutto della nostra salvezza.

Continua…

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 6

Risques-et-derives-de-la-vie-religieuse

Ecco per voi il sesto paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

La menzogna non rispetta la persona a cui ci stiamo rivolgendo

La menzogna non rispetta la persona a cui ci rivolgiamo Quando la menzogna non è più “giustificata” da un’intenzione altruistica, carità, ma da un interesse personale, iniziamo ad entrare in un processo che chiamiamo manipolazione. In “Manipulateurs, les personnalités narcissiques”, Pascal Ide lo definisce come segue: manipolare è usare gli altri per i propri fini. L’altro per un fine personale, che si tratti di difendere un potere, una stima, un’immagine di sé o qualsiasi altra cosa. Ora, usare una persona per un fine personale significa iniziare a negargli il carattere di una persona. Questo processo una volta ha portato alla schiavitù che tratta una persona come un animale domestico. Tuttavia, la manipolazione, in cui le bugie sono più o meno onnipresenti, può portare a una forma di schiavitù, perché la persona non ha più la sensazione di esistere. Non sempre raggiungiamo questo grado di serietà, ma come abbiamo visto nel capitolo precedente, la cultura della menzogna è spesso costituita da una moltitudine di piccole bugie, nessuna delle quali, presa in sé, sembrerebbe molto seria. Ricorda la rana.

Le ricette dei certosini (2)

ricettario cartusia

Cari amici, prosegue la rubrica “Le ricette dei certosini”, ecco per voi altre tre gustosi suggerimenti culinari, scelti per voi da un antico ricettario certosino.

Non siate dunque in ansia, dicendo: “Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo? “Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. (Matteo 6:31)

Potage di Ceci e Spinaci

Ingredienti

300 gr di ceci
1/2 Kg di Spinaci
100 Gr. Baccalà
2 Uova sode
1/2 Cipolle
1 Carota
2 Pomodori
2 Spicchi d’aglio
1 foglia di alloro
50 grammi di olio.
1 Chiodo di garofano
1 pizzico di Pepe/ paprika
1 Cucchiaino di Sale

Svolgimento

Mettere a bagno i ceci il giorno prima. Mettete sul fuoco la pentola con due litri di acqua e, quando inizia a bollire, unite i ceci, il baccalà grattugiato lavato in acqua fredda, la cipolla sbucciata con i chiodi di garofano, la carota intera e la foglia di alloro. Quando la pentola sarà di nuovo bollita, coprire e cuocere lentamente, assicurandosi che l’ebollizione non venga interrotta. Lavate e mondate bene gli spinaci, cambiando più volte l’acqua in modo che non rimangano sporchi; si lessano per cinque minuti, si scolano e si pressano con le mani o con la schiumarola in modo che non rimanga acqua, e si tritano molto bene con il coltello. Soffriggere nell’olio l’altra cipolla con l’aglio tritato. Quando sarà leggermente biondo aggiungere la paprika, i pomodori pelati e tagliati a pezzetti senza semi e, quando tutto sarà pronto, aggiungerlo alla pentola per continuare con lo spezzatino. Con la cipolla, la carota e qualche cece si fa una purea che si aggiunge ai ceci; nello stesso momento si aggiungono le uova tritate e gli spinaci tagliati. Alla fine il tutto deve risultare essere brodoso.

Maccheroni gratinati.

Ingredienti

300 Gr. maccheroni
1 litro d’acqua
1/2 L di latte
1 Cucchiaino di Sale
1 Pizzico Pepe
1 cipolla piccola
100 gr di burro
100 gr di pangrattato
50 Gr. Gruyere formaggio grattugiato

Svolgimento

Cuocere i maccheroni in acqua bollente per circa quindici minuti. Versarli subito in uno scolapasta per scolarli. Rimettetele nello stesso contenitore con il latte bollente, aggiustatele di sale, pepe, cipolla dopo averle colorate nel burro. Versa il tutto nei maccheroni. mescolare e cuocere a fuoco lento fino a quando non c’è liquido. Lisciare la superficie con una spatola di ferro, spolverare di pangrattato, versarvi sopra con un pennello un po ‘di burro o olio per bagnarla un po’ in modo che non si bruci. Gratinare e rosolare in forno; Tiralo fuori subito e lascialo raffreddare un po’prima di tagliarlo e servirlo. Puoi aggiungere il groviera se si gradisce prima di metterlo nella padella.

Salmone con salsa di cipolle

Ingredienti

1 kg Salmone
1 Cipolla Piccola
1 cucchiaio di olio
1 cucchiaio di farina
1 bicchiere di vino bianco
1 bicchiere di brodo
1 foglia di alloro
Sale a piacere
1 Pizzico di Pepe nero

Svolgimento:

Cipolle tritate; metterle in una casseruola con olio; lasciate mescolare un attimo e poi aggiungete la farina; continuare sempre a raffreddare fino a quando la cipolla non si imbiondisce; bagnare con il vino bianco, il brodo, il sale, il pepe, la foglia di alloro; portate a ebollizione e versate il tutto sulle fette di salmone dopo averle messe in una padella; portare a ebollizione a fuoco rapido per almeno trenta minuti. Aggiustare di sale. Servire con la salsa.

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Dom François Maresme

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Nell’articolo odierno voglio farvi conoscere la figura di uno dei Priori Generali dell’Ordine certosino, il valenciano Dom François Maresmes.

François Maresmes (in valenciano Francesc Maresmes) nacque a Sagunto (Valencia) verso il 1377. Entrò nella certosa di Porta Coeli nel 1402, e ben presto, nel 1406 ricoprì gli incarichi di procuratore e poi di sacrista. Da subito si fece apprezzare per le sue doti, che portarono a ricordarlo come “uomo di misericordia libera, di rinomata prudenza e studioso degno di lode “. Pertanto la comunità lo elesse Priore nel 1414. In questi anni si è in pieno “grande scisma d’occidente“, pertanto in quel caos, come saprete, anche i certosini si trovavano divisi.

Dom François Maresmes, ricoprì un ruolo determinante, difatti nel 1418, partecipò insieme ad un gruppo di monaci che riuscirono a raggiungere un’accordo con la Grande Chartreuse per riottenere la riunificazione dell’Ordine certosino delle sette certose iberiche. Ottenuto questo importante risultato fece ritorno a Porta Coeli l’11 aprile del 1419 per annunciare l’esito positivo della vertenza.

Dom Maresmes fu poi nominato il 15 maggio 1419 dal Capitolo Generale, visitatore della provincia della Catalogna, dove profuse un grande impegno. Si occupò attivamente dei primi sviluppi della certosa di Montalegre. Nel 1425, fu poi nominato priore della certosa di Val de Christo e cercò di riportare sotto l’autorità di Roma gli ultimi sostenitori di Benedetto XIII. Nel 1433 si recò al Concilio di Basilea dove rappresentò i certosini in compagnia di altri priori dell’Ordine, si narra che il pontefice Eugenio IV intendeva nominarlo cardinale, ma egli rifiutò rivendicando la volontà di continuare la severa vita monastica certosina. Abbandonò poi il priorato di Val de Christo e si trasferì come semplice monaco alla Grande Chartreuse, ma dove fu chiamato ad essere coadiutore del vecchio Priore Generale Guillaume III de La Motte. Successivamente, nel 1437, fu eletto Priore della Grande Chartreuse e Generale dell’Ordine, incarico che svolse fino al 23 gennaio del1463, giorno della sua morte.

L’autore del dipinto che ho inserito in questo articolo, e che ritrae Dom Francesc Maresmes, fu un suo confratello certosino di Porta Coeli, tale Dom Ginés Diaz. Questi realizzò molte opere per la sua certosa tra il 1620 ed il 1650, tra questi una serie di tele raffiguranti la vita di San Bruno, che si trovano nella sala capitolare della certosa, ed alcuni ritratti, tra cui quello di Fray Juan de Nea e quello di Francesc Maresmes, entrambi attualmente conservati nel Museo delle Belle Arti di Valencia. Dom Ginès Diaz morì a causa di un’indigestione causata dall’acqua infetta di un pozzo nel 1654 nella certosa di Via Coeli, dove era Vicario. Alla sua morte il Capitolo Generale del 1655, gli accordò dei suffragi particolari!

Oggi a Sagunto, la sua città natale, vi è una strada a lui dedicata ed un monumento con un suo busto eretto a sua memoria in una piazza della cittadina.

Maresme sagunto

Quello che il Cuore di Gesù contiene

sacro cuore

Seppure la festa del Sacro Cuore, che oggi si celebra, fu celebrata per la prima volta in Francia probabilmente nel 1672 e divenne universale per tutta la Chiesa cattolica solo nel 1856, autori certosini ne avevano diffuso la devozione da tempo. Ho scelto oggi per voi, un’ antico scritto di un certosino tedesco del XV° secolo, tradotto in latino da Dom Lorenzo Surio.

“Si io ti ho amato di un amore eterno”
            Geremia 31: 3

Affinché la vostra anima possa essere infiammato con il fuoco dell’amore divino, io ti darò tre carboni ardenti, che accenderà in voi questa fiamma molto desiderabile.

Queste sono le tre meditazioni che si dovrebbe fare: La prima è su ciò che Gesù Cristo è a voi come Dio e l’uomo, vale a dire, sommamente degno del tuo amore. La seconda è su ciò che Gesù Cristo è per voi, se si considera ciò che Egli ha fatto per il tuo bene; per in tutti i suoi atti troviamo prove di un amore incomprensibile. La terza è su ciò che il Cuore di Gesù si sente per voi; e che è un amore che è trascendente e infinito. Non abbiamo in alcun modo meritato l’amore che Gesù, il nostro più affettuoso amico ci dà così liberamente. Questo amore è incomprensibilmente grande. È del tutto senza limiti. Che la vostra anima sia sempre più piena di fuoco dell’amore divino, sapere che il Sacro Cuore, la gara Cuore di Gesù, è riempito per voi con così immenso, così eccessivo, così incomprensibile un amore, umana e divina, che che supera di molto tutto ciò che gli uomini e gli angeli possano desiderare o anche immaginare, poiché,  lo ripeto, questo amore è davvero immenso, essendo senza limiti e senza fine. L’amore di tutte le mamme per un figlio unico, rispetto a quello del Cuore di Gesù, non è che una piccola scintilla accanto a un grande fuoco. L’amore nato dai vincoli della natura, della famiglia o della grazia, che si trova riversato nei cuori di tutti gli uomini, di tutti gli angeli e di tutti i santi, raccoglilo e mettilo nel cuore di una madre, per il suo unico figlio e questo amore non può in alcun modo essere paragonato all’amore che il nostro Dio ha per noi. È certo che niente, in cielo e in terra, è migliore, più perfetto, più piacevole, più dolce, più amabile dell’amore fedelissimo di Gesù Cristo: non è dunque una cosa sorprendente e degna di lacrime amare, vedi che incontriamo così raramente e così poco, anche nel cuore di molti buoni cristiani, l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo. Nella paura che anche tu, caro lettore, vittima di una così infelice e pericolosa seduzione, non hai mai conosciuto la felicità e la dolce gioia che provano gli amici di Dio, anche qui, concludo, fratello mio, pregandoti di ricordare le numerose e mirabili prove che il tuo Creatore e il tuo Redentore ti ha dato del suo amore. Vi prego di notare che il suo cuore tenerissimo e gentilissimo ardeva, di conseguenza, per voi, di un amore così gratuito e così generoso che si può davvero dire come San Crisostomo “plus quam amore tui ebrius et amens“. Gesù è inebriato d’amore, è pazzo, più pazzo dell’amore delle anime! Ah! Se per impossibile il tuo cuore, da questa vita, ha ricevuto per amare Gesù, un po’ niente dell’amore con cui arde per te il Cuore di Gesù, il tuo Cuore non potrebbe contenerlo, ma improvvisamente incendiato da una fornace così calda, ci vorrebbe una fiamma, si farebbe a pezzi, si frantumerebbe. Ti supplico, medita incessantemente e approfondisci con la massima cura ciò che ti ho appena insegnato.

Un certosino di Treviri (XV° secolo)

Il canto dei certosini X

chant

Prosegue concludendosi, l’approfondimento sul canto certosino, estratto dal testo scritto da Dom Benoit du Moustier Lambres, quindi fonte fedele, ed esplicativo sul canto dei certosini.

Ecco a voi il decimo ed ultimo capitolo….

LE CHANT DES CHARTREUX

Dom BENOIT-M. LAMBRES, O. Cart. (certosa di La Valsainte)

X. LETTERATURA

Nel corso dei secoli, diversi certosini hanno scritto canti e musica, ma i loro trattati raramente riguardano il canto certosino. Così, ad esempio, il Cantuagium, già citato, di Henri Eger de Calcar è rivolto a cantanti tra i quali compaiono i pueri cantores, e molti dei suoi esempi non si trovano nel repertorio certosino. D’altra parte, l’anonimo certosino del XIV secolo, autore del Tractatus de musica plana, sembra prendere di mira anche la pratica corale del suo Ordine. Lo stesso si deve dire dell’Opus pacis di Oswald. Un elenco molto ampio di musicologi certosini può essere trovato nell’articolo “Kartauser” del professor Heinrich Htischen, nell’Enciclopedia DIE MUSIK IN GESCHICHTE UND GEGENWART, Col. 713, 714. Da un punto di vista musicale, musicologico o paleografico, nulla di veramente valido è stato pubblicato sul canto dei Certosini, poiché la sezione dedicata a questo argomento nell’articolo “Certosino” del DAL, 1045-I07I. A parte l’articolo citato del professor Hiischen, è quasi eccezionale che gli scritti non certosini che trattano questo argomento non contengano inesattezze deplorevoli. Sulle vite misteriosamente nascoste di quegli eremiti che non incoraggiano la pubblicità, c’è anche poca letteratura che non abbonda di errori o distorca la prospettiva con un’enfasi sui lati secondari. Per ulteriori informazioni, faremmo volentieri riferimento al lavoro La Grande Chartreuse, da un chartreux (distribuzione presso la Grande Chartreuse, da S. Pierre de Chartreuse (Isere) Francia), e alla sezione “Saint Bruno et le Rayonnement de l’Ideal Cartusien” di Dom Jean Leclercq, OSB, in t. II della Storia della spiritualità di Bouyer, Leclercq, Vandenbroucke e Cognet (Aubier, Parigi 1960). Sulla profonda impressione che gli Uffici Certosini hanno sempre fatto sugli assistenti in visita, c’è una notevole letteratura aneddotica, che mette in relazione le testimonianze di un San Bernardo e di Pietro il Venerable fino a quella di un filosofo, spiritualista ed esteta conosciuto e ammirato entrambe le sponde dell’Atlantico, Sig. Jacques Maritain. Assistente per la prima volta in un Ufficio, presso la tribuna della Chiesa della Certosa di La Valsainte, era pronto a seguire i testi in un breviario. Ma, dalle prime note dell’invitante salmo Venite ‘exsultemus Domino, il suo vicino lo vide chiudere il libro e rimanere prigioniero al canto dei monaci. Interrogato da questo vicino, dopo l’ufficio ha risposto: “Altrove, avevo sentito cantare; ma, qui, preghiamo”. Il che senza dubbio significa che se, nella preghiera cantata, l’aspetto del “canto” ha facilmente la precedenza altrove, nei certosini è l’aspetto della “preghiera” ad avere la precedenza.

P.S. Mentre questo libro sta per uscire, è in corso di stampa una grande opera di primaria importanza, che fornirà in dettaglio e con ricca documentazione tutto ciò che sappiamo oggi sul canto dei monaci certosini. Essi sono: Dr. Hansjakob Becker, Die Responsorien des Kartduserbreviers, Untersuchungen zu Urform und Herkunft des Antiphonars der Kartause (nella Collezione “Liturgiewissenschaftliche Quellen und Forschungen”).

Il “cardinale della pace” e La Valsainte

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In un precedente articolo, da questo blog, vi ho già parlato del privilegio del cardinale svizzero Charles Journet, che ottenne di essere seppellito nel cimitero della certosa di La Valsainte. Oggi, invece vi parlerò di un altro cardinale che per trentacinque anni è stato sepolto sull’altare maggiore della certosa svizzera.

Ma ciò, come fu possibile?

Proverò ad illustrarvi questa vicenda, che portò il cardinale spagnolo Francisco de Asís Vidal y Barraquer a trovarsi in certosa nel giorno della sua morte.

Egli nacque a Cambrils, a sud di Barcellona il 3 ottobre del 1868. Dopo aver completato gli studi liceali ed in seguito aver conseguito la laurea in giurisprudenza, esercitò la professione forense per qualche tempo, ma nel 1895 decise di entrare in seminario a Barcellona. Ordinato sacerdote il 17 settembre 1899, esercitò il ministero nella curia della sua diocesi. Il 10 novembre del 1913 fu consacrato vescovo titolare di Pentacomia e l’anno successivo nominato amministratore apostolico della diocesi di Solsona. Il 7 maggio del 1919 fu inviato alla sede arcivescovile di Tarragona. Nel concistoro del 7 marzo 1921 Papa Benedetto XV lo elevò al rango di cardinale.

Durante la sua attività, in Spagna vi furono eventi politici che ne determinarono il corso della sua esistenza. Fu dapprima accusato ingiustamente di essere catalanista e quindi avverso alla monarchia, mentre successivamente, allo scoppio della guerra civile nel 1936, conobbe personalmente gli orrori della persecuzione anticlericale. Il 21 luglio 1936 lasciò il suo palazzo arcivescovile e fu trasferito a Poblet, dove fu arrestato due giorni dopo da elementi della FAI (Federazione Anarchica Iberica) e imprigionato a Montblanch, ma riuscì a farsi liberare ed il 30 luglio si imbarcò a Barcellona per l’Italia, passò per Roma e in seguito si stabilì nella Certosa di Farneta, vicino Lucca, dove vi rimase fino al 1939. Trascorse un periodo tra le mura certosine, dedicandosi al silenzio ed alla preghiera, riuscendo a conciliare i suoi impegni.

Il “cardinale della pace”, come era ribattezzato Vidal y Barraquer si rese protagonista di un episodio che lo costrinse a rimanere in esilio per il resto della sua vita terrena. Difatti egli si rifiutò di firmare la lettera collettiva dell’episcopato spagnolo che rappresentava l’approvazione di una delle due parti in lotta. Il suo atteggiamento pastorale non gli permise di escludere nessun cittadino spagnolo dalla sua attività a favore della pace. Il cardinale addirittura si offrì come ostaggio per evitare gli eccessi dei suoi compatrioti. Per questa sua decisione, il governo del dittatore Francisco Franco si oppose al suo ritorno a Tarragona, una volta terminata la guerra. E’ singolare che nonostante la lontananza forzata dalla sua diocesi, Papa Pio XII non chiese mai le sue dimissioni, tenendolo sempre a capo dell’arcidiocesi. Si narra che gli inverni li trascorreva a Farneta, mentre nel periodo estivo si recava alla certosa svizzera di La Valsainte. A causa delle turbolenze della guerra mondiale, decise di rimanere nella certosa elvetica ritenuta più sicura poichè sita in territorio neutrale.

Lunedì 13 settembre del 1943, all’età di 74 anni il cardinale Francisco de Asís Vidal y Barraquer, morì in esilio.

Cardinale Vidal

La cerimonia funebre fu caratterizzata da una solenne semplicità, il Padre Priore Dom Nicolas Barras e tutta la comunità certosina di La Valsainte si strinsero al feretro da loro composto, alla presenza di pochissimi amici, tra cui monsignor Charles Journet. Successivamente le spoglie mortali del cardinale furono sistemate sull’altare maggiore della chiesa della certosa, dove rimasero per trentacinque anni. Difatti, nel suo testamento egli espresse il desiderio che le sue spoglie potessero essere trasferite un giorno nella cattedrale di Tarragona, e sepolte vicino alla tomba del suo vescovo ausiliare, Manuel Borrás. Queste volontà testamentarie furono finalmente esaudite il 13 maggio del 1978.
Questa storia che vi ho voluto narrare fa luce su un personaggio dedito alla pace che visse in un periodo tormentato da violenze e persecuzioni, e che trovò ospitalità presso i certosini.

altare dove riposavano i resti

Oggi a La Valsainte vi è una targa che ricorda quella particolare sepoltura con l’iscrizione: “Ho amato la giustizia e ho detestato l’iniquità; ecco perché muoio in esilio. 13 settembre 1943 “. D’altronde va ricordato che il motto episcopale del cardinale Vidal era: diligite alterutrum” (“amatevi l’un l’altro”).

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