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Un video del 1991

Cattura

Voglio concludere questo mese di agosto con una vera chicca che giunge dal passato. Si tratta di un brevissimo video estratto dal programma televisivo francese “Autrement dit” andato in onda sabato 6 luglio 1991. Risulta essere una gradevole testimonianza della vita quotidiana dei monaci certosini della Grande Chartreuse, con immagini inedite accompagnate da interviste in lingua francese.

“Che tu creda in Dio o no, non importa, ogni persona ha un valore fondamentale di se stessa”.

Buona visione!

Dammi piena umiltà!

Firenze - Rutilio Manetti, <i>Beata Margherita Certosina</i>, tela, 1620-1625

beata Margherita (Rutilio Manetti 1620- 1625)

Oggi voglio proporvi un estratto da Pagina meditationum (Libro di meditazioni) della monaca certosina, la beata Margherita d’Oyngt, dal titolo Dammi piena umiltà.

Parole pregne di devozione e trasporto verso il Signore che ci fanno comprendere la sua richiesta di totale umiltà.

Dammi piena umiltà!

Marguerite d’Oyngt

(Meditazioni dalla 101 alla 111)

(101) Caro Signore, quando sono caduta per la mia debolezza, mi hai sollevato così rapidamente per la tua grazia; quando ero sola, mi hai dato la tua dolce consolazione. E quando hai fatto tutto questo, mi hai mostrato un tale onore e una tale grazia che non posso dirlo o descriverlo perché non ne sono degna. Ma allora non posso fare a meno di pensare a te, ma non quanto devo o ho bisogno. Caro Signore, sono stupita di come la mia anima non lasci il mio corpo quando ci penso. (105) Mio caro Signore, infatti, quando guardo bene le grazie e le benedizioni che mi hai mostrato e le più grandi ricompense che prometti a coloro che ti servono, la mia mente è completamente cambiata e tutto il desiderio di avere pietà di te. (106) E d’ora in poi voglio regolare tutta la mia vita per amarti e il mio tempo per servirti. Riguardo al tempo passato, caro Signore, il tempo che ho usato così male a causa dei miei peccati e della mia negligenza, ti chiedo misericordia e perdono effettivo. E ti supplico, e ti supplico per la tua misericordia, e per la tua grande misericordia, di concedermi una tale completa umiltà che io possa nutrire e custodire dentro di me il fuoco del tuo santo amore, che, come il fuoco sulle braci, non si spegne. E ti chiedo di eleggermi per la tua parte gloriosa e di rimuovere da me tutto ciò che potrebbe non piacerti da me. E vi chiedo di darmi la grazia dello Spirito Santo per illuminarmi e insegnarmi a portare i degni frutti della penitenza. (108) Mio amato, caro Signore, in verità, quando penso bene ai tuoi dolori e alle tue afflizioni, che hai sofferto per amore per me in questo mondo, tutto ciò che prima mi piaceva e mi rallegrava si rivolge a me. e tutto ciò che finora è stato difficile e difficile da sopportare e sopportare si trasforma in dolcezza e consolazione – e amo chi mi disprezza tanto quanto chi mi apprezza molto. (109) Caro Signore, scrivi nel mio cuore quello che vuoi che faccia. Scrivici la tua legge, scrivi in essa i tuoi comandamenti in modo che non vengano mai cancellati. (110) Caro Signore, so bene che tutta la mia carne è piena di pigrizia e sonnolenza, ma il mio spirito è pronto a fare la tua volontà. (111) Caro Signore, non voglio essere confortata da nessuno tranne te. Ma quando mi ricordo di te, mi rallegro del desiderio e dell’amore per te, caro Signore.

Le ricette dei certosini (4)

ricettario cartusia

Cari amici, prosegue la rubrica “Le ricette dei certosini”, ho scelto per voi altre tre tipiche ricette estratte da un antico ricettario certosino.

Figlio, finché sei sano, metti alla prova l’appetito e non concederti ciò che vedi che fa male, perché non tutto è buono per tutti, né ogni prelibatezza è appetibile per tutti; Non affrettarti in tutto ciò che è squisito o concediti tutte le prelibatezze; perché la gola porta malattie e la gola provoca coliche; Per mancanza di controllo molti sono morti, chi si controlla allunga la vita.
Ecclesiastico. ((37.30-34).

Minestra di patate con rape e patate.

Ingredienti:

1Kg Rape.

1/2 Kg. Di Patate

Sale fino quanto basta
50 gr. Burro.
1 L. Acqua.

Svolgimento:

Dopo aver sbucciato le rape, tagliatele a pezzi ed in base al loro spessore lavatele e passatele in acqua bollente per cinque minuti, ammorbiditele; metterle subito con le patate e scaldare sul fuoco. Quando saranno cotte, mettete del sale e del burro fino. Il latte può essere aggiunto al momento di servirle.
L’acqua in cui sono stati cotti i cavoli può essere utilizzata aggiungendola al brodo per rendere il tutto più gustoso.

Cernia al forno.

Ingredienti:

3/4 Kgr Cernia
1 Cipolla Piccola
3/4 di aglio
1 bicchierino di vino bianco
1 bicchiere di Latte
1 Cucchiaio di farina
Brodo vegetale

Sale

Pepe nero

Limone

Prezzemolo

Svolgimento:
Una volta pulite e tagliate le cernie, come se fossero fette di carne, vengono adagiate sul piatto; Soffriggere cipolla e aglio tritati; una volta fritto, mettere il vino bianco, un composto di latte e farina e una porzione di buon brodo vegetale; mettetela in forno fino a quando non sarà pronta. Se necessario, prima di metterla dentro, puoi essere utile tenerla un po’ sul fuoco. Si possono servire come se fossero bistecche, fritte o al forno. In questo caso è sufficiente tagliare delle fette non troppo spesse e aggiungere il prezzemolo e l’aglio tritati finemente e un po’ di succo di limone.

Gratin di spinaci.

Ingredienti:

1 1/2 Kg di spinaci
1 litro d’acqua
Sale quanto basta
1 pizzico di pepe nero
100 gr di formaggio
4 uova
100 gr di pangrattato
150 gr di burro
Svolgimento:
Cuocere gli spinaci con acqua bollente salata. Tagliali e compattarli aggiungendo alle uova del formaggio grattugiato o tritato, sbattute e ben amalgamate. Versateli in una padella dopo averli imburrati e cosparsi di pangrattato. Unificare la superficie con una spatola e il latte.
Cuocere e rosolare in forno. Quando il gratin sarà cotto toglierlo e lasciate raffreddare un po’ prima di tagliare e preparare le porzioni.
Quando si vuole conservare gli spinaci più verdi, si mettano appena appena nel colino, ed un attimo in acqua fresca corrente e mescolare un po’ con una spatola per raffreddarli, quindi scolali e pressali come indicato sopra.

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Dom Jean-Baptiste Mortaize

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L’articolo di oggi voglio dedicarlo a celebrare la memoria del 61° Priore Generale dell’Ordine certosino Dom Jean-Baptiste Mortaize.

Joseph-Casimir Mortaize nacque il 27 marzo del 1789 a Rabat-les-Trois-Seigneurs in una famiglia molto religiosa, che avviò attraverso il parroco del paese, amico di famiglia, il piccolo Joseph allo studio del latino. Crescendo, il ragazzo fu mandato nel collegio di Pamiers per proseguire gli studi, per poi giungere nel seminario maggiore di Tolosa. Ben presto, egli divenne diacono e successivamente decise di entrare alla Grande Chartreuse il 9 aprile del 1824, soltanto l’anno seguente il 24 giugno del 1825 emise la professione solenne, scegliendo il nome di Jean-Baptiste. Fu poi incaricato dai superiori del corso di teologia e iniziando i postulanti alla recita dell’Ufficio Divino ed ai vari usi e cerimonie proprie dell’Ordine certosino. Il suo zelo e l’osservanza per le rigide regole erano apprezzate dai suoi confratelli più anziani, Dom Mortaize insegnava con passione ai giovani l’amore per la solitudine e per la preghiera.

Nel 1827, viste le sue attitudini verso i giovani fu nominato maestro dei novizi e nel 1829 divenne vicario ed a causa della cattiva saluta del Priore Generale Benedetto Nizzati, spesso lo sostituisce nelle sue funzioni. A causa di ciò venne eletto, all’unanimità ed al primo scrutinio, Priore e Generale dell’Ordine il 6 ottobre del 1831.

A soli quarantadue anni Dom Jean-Baptiste Mortaize, si trova a dover affrontare diverse questioni, egli le affronterà dando nuovo slancio e nuova linfa all’Ordine di San Bruno. In quel tempo alla Grande Chartreuse, molti e diversi erano gli usi ed i costumi dei confratelli di età molto avanzata e provenienti da varie certose dopo la riapertura del 1816. Si narra, che già dal giorno della sua elezione egli si mise al lavoro per far si che venisse rispettata la stretta osservanza degli Statuti, il suo motto fu “Statuto, tutto lo Statuto, nient’altro che lo Statuto”.

La regola imponeva un giorno a settimana di digiuno a pane ed acqua, ed egli dispose, per evitare rilassamenti, che ne fossero tre! Egli riuscì comunque a plasmare i vecchi monaci con i nuovi che egli aveva formato meticolosamente.

Si adoperò alacremente per il ripristino del Capitolo Generale che potè svolgersi nuovamente il 2 luglio del 1837, dopo quasi cinquant’anni di sospensione forzata.

Anche la distilleria del famoso liquore Chartreuse fu nuovamente attiva nel 1840.

Con enormi sacrifici, ma con una costanza ferrea Dom Mortaize concepì il restauro della Certosa di Montrieux e nel1844 quello della certosa di Le Reposoir. Anche alla Certosa di Pavia riuscì a far insediare nuovamente una comunità certosina, in precedenza allontanatasi.

Tra le sue iniziative vi furono le ricostruzioni dei villaggi di Saint-Pierre-de-Chartreuse e di Saint-Laurent-du-Pont ricostruiti a spese del monastero in seguito agli incendi del 1845 e del 1854.

Nel 1852, fu fondata la certosa femminile di Montauban, e nel 1854 si adoperò per il restauro della certosa di Portes e nel 1858 di quella di Vauclaire, ed inoltre fu l’artefice del ripristino della certosa svizzera di la Valsainte. Operò altri interventi di restauro nella Grande Chartreuse. Nonostante la sua intensa attività nel corso dei trentadue anni del suo generalato, Dom Mortaize non smise di chiedere sempre di dimettersi a causa della sua estrema umiltà. Per poter terminare il suo mandato dovette chiedere ed ottenere da Roma di potersi dimettere, fu così che il 16 febbraio 1863 egli decise di trasferirsi alla certosa di Pavia dove chiese “una umile cella nel chiostro” . Gli ultimi anni vissuti da Dom Jean-Baptiste Mortaize furono all’insegna del totale isolamento e della convivenza con una fragilità cardiaca. La sera del 15 gennaio del 1870 fu sorpreso da un violento attacco di endocardite che stroncò la sua vita terrena, elevando la sua anima a godere della luce del Signore per l’Eternità. Le sue spoglie mortali furono poi trasferite alla Grande Chartreuse dove furono seppellite, nel cimitero con le croci di pietra riservato ai Priori Generali, nella prima sepoltura a sinistra.

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San Bruno in Cile

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Cari amici lettori, negli scorsi mesi di aprile e giugno vi ho proposto due articoli riguardante due parrocchia dedicate a San Bruno, in Costa Rica ed in Messico. Dopo un mio appello rivolto a chiunque conoscesse altre parrocchie dedicate al fondatore dei certosini nel mondo, ecco un’altra segnalazione.

Trattasi della “Parrocchia San Bruno” a Ñuñoa, poco distante da Santiago, la capitale del Cile.

La Parrocchia di San Bruno, Fondatore dei Certosini, è stata eretta con decreto di Sua Eccellenza Monsignor José Horacio Campillo Infante, datato 24 maggio 1937.

Da allora la devozione verso san Bruno in questa parrocchia cilena è sempre stata viva, e le immagini che seguono vi faranno apprezzare l’amore di questa comunità molto attiva.

In Sudamerica, in un paese dove non vi è una certosa il culto per San Bruno è molto sentito, appuntamento molto atteso le celebrazioni del 6 ottobre, regolarmente precedute da una partecipata Novena.

Nel ringraziare chi mi ha segnalato la presenza di questa parrocchia bruniana, colgo l’occasione per invitare chiunque ne conosca altre, di segnalarmele.

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Celebrando l’Assunzione della Vergine Maria

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L’Assunzione della Vergine Maria al cielo è il dogma della Chiesa, stando al quale la Vergine Maria, madre di Gesù, terminata la vita in terra, raggiunse il paradiso non solo nell’anima ma anche nel corpo. Per celebrare questa solenne festività, vi propongo un testo di un certosino, dal titolo eloquente: “Camminiamo insieme” che stigmatizza la fervente devozione certosina verso la Vergine Maria.

Nell’Assunzione di Maria,

mia Madre e la mia migliore Amica.

CAMMINIAMO INSIEME

Non ho ragione a camminare senza meta, l’oscurità mi avvolge e mi disorienta. Non ci sarà una mano amica sulla strada per raggiungere la riva in sicurezza? Cavalcando la notte e le stelle vado a cercare la stella del mattino; Voglio restare aggrappato alla luce che lampeggiano per evitare il mare in tempesta. Era la stella che si accendeva nel mio petto? Era la sua luce che inebriava il mio desiderio? O era la mano che ho cercato con paura e riempito il mio petto aperto di calore? Era senza dubbio la Regina e il Maestro, la Madre, l’Amica e la Compagna: mi teneva così stretta con la sua mano destra che non ho paura di camminare, mi calma. La contemplavo con Giovanni nella Scrittura “vestita di sole, stelle e luna”, come potevo io, che sono spazzatura, stringermi alla sua mano casta e pura? Sono un messaggero di notti tranquille, per arrivare presto al Grande Banchetto, la festa della vita è adornata e la sala eterna già risplende. Beata la mattina che ti porta l’annuncio che sarai la Madre del nostro Redentore e benedetto è l’angelo e il saluto celeste e “benedetto è il frutto del tuo seno”: Mio Signore! La tua risata è come la pioggia che l’alba ha riversato e il tuo petto la fucina in cui l’anima si riscalda; le tue mani che accarezzano e impastano teneramente il Pane che condividiamo e il Vino che si innamora. Mi porti un carico pieno di dolcezza e un giglio ardente di luce tra le mie mani, una lieve cadenza si mescola alla nebbia quando senza meritarlo, ti chiamo da lontano. Cantando con l’alba sei venuta alla mia porta portandomi le risate del tuo mattino in fiore, come anelli di bambini che giocano allegramente, come uno squarcio di secoli che il dolore ha interrotto. Oggi le vostre piante provano con il loro carro di fuoco il sublime concerto che Dio l’ha acceso; stai bevendo la rugiada che il tempo ti ha lasciato quando la stella canta la sua ultima preghiera. Come il canto del grano che si trebbia nei secoli e come l’acciaio duro che rompe la selce, così sei, Amico mio, come un mare senza rive, come i fiori che ridono mentre passano aperti. Come un lungo percorso che avanza nella vita e di notte guardi con il tuo ardente amore, così di giorno mi parli mentre cammino di fretta e mi lavi le macchie quando appare il sole. Le tue mani spogliate saranno una ciotola di fuoco per illuminare i miei passi quando arriverà il dolore; pellegrino di desideri salgo in vetta per spiegare le mie ali che tremano di emozione. Sei come la brezza che accarezza i miei sogni, come una rosa d’autunno che mostra il suo candore, come una candela al vento che accende la mia stella, come una notte tranquilla che si è addormentata teneramente. Oggi voglio un sorriso del tuo bianco mattino e che le tue labbra dicano una lunga preghiera; Possa Dio essere trasparente nel tuo sguardo casto ed essere come l’acqua che canta la sua canzone. Possa la tua presenza risplendere all’alba del sogno e accendere le mille lampade con un bagliore vivo che illumini i tuoi passi che mitemente arrivano e l’arpa della vita che danza intorno a te. Come i raccolti dei prati che tremano per la brezza, come le risate fragorose che esplodono con il sole, come lo sbattere degli uccelli che si precipitano indietro cercando i loro pulcini per riscaldarli. La tua canzone è la barca che mi conduce al porto in questo mare selvaggio che attraversa il mio essere, l’ombra dell’estate mi culla con i suoi sogni affinché io possa viaggiare felice a quest’alba. Come tremano le mie mani quando suono l’arpa pura, sgorgano le note armoniose del mio amore; come tremano i miei occhi leggendo nelle stelle volendo vedere in loro, i tuoi nomi, il meglio: “Stella del mattino!” “! Stella della sera!”, “Stella della mia vita!” “Stella del mio amore!” “Dal mare, stella pura!” … “Stella della mia luce!” “Stella Polare” della mia esistenza, del mio essere, del mio dolore. La tua vita mi dà la vita. Il tuo amore riempie il mio amore. Il tuo dolore calma le mie voglie e alimenta il fuoco del fervore. E, alla fine della mia vita, c’è ancora la viva speranza di vedere il tuo bel viso, di stringere la tua mano pura, di ricevere l’atteso e forte abbraccio delle tue braccia e di riposare nel tuo grembo materno, calmo con il tuo bacio, estasiato con il tuo amore, felice di averti amato e donato il mio amore, il mio agire, il mio cuore … E dalle braccia di tua madre, salta con un colpo tra le braccia di mio Padre: chi mi ama, chi mi chiama, chi mi aspetta, che mi aspetta per farmi riposare con Lui, immerso nella sua eternità. E sembra che mi dica con la realtà attuale: “Il tuo soggiorno è pronto” (Gv 14,2), “il tuo ingresso è ben pagato con il Sangue di Gesù!” (1 Piet 6. 18) Anche ben levigata è “la tua pietra bianca” (Ap. 2. 17), la più preziosa della tua vita, quella che il tuo amore attende e canta; “Con il tuo nome ben inciso” (ibid.) Per il mio carissimo Amore, con il fuoco del mio “Dito” che nessuno può cancellare, né alcun ladro può rubare, perché da Me sigillato “. “Dai, vieni, ti aspetto per calmare, per sempre, la tua infinita voglia di amare!” E poi gli dirò: “Finalmente, Padre, sono arrivato. Io sono con te per sempre Sono felice: ti amerò per sempre! “Mettimi nel petto di tuo padre, misteriosa casa per i bambini, venuti da questo mondo così ordinato, disfatto da tanto e difficile da lottare” 

Un certosino

certosino e Vergine

Un famigerato frutteto certosino

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Torno in questo articolo a parlarvi della certosa parigina di Vauvert, dopo avervi raccontato la storia della sua genesi e la cruenta fine del suo ultimo priore, voglio raccontarvi una sua peculiarità, che dà ancora i suoi frutti ai giorni nostri.

Vi ho già detto che all’atto della donazione dell’area per la costruzione della certosa re Lugi IX donò una vastità di terreni, che grazie alla cura meticolosa dei monaci certosini furono resi fertili per varie colture. Inizialmente i monaci si dedicarono alla coltivazione delle erbe utili al proprio fabbisogno alimentare ed alla ricerca di piante medicinali da utilizzare nella propria spezieria. Tutto cambia intorno al 1650, allorquando entra in certosa come converso Fratello Alexis, originario di Vitry, un villaggio dove tradizionalmente si praticava l’arte della riproduzione e della coltivazione di alberi da frutto. Egli, pertanto viene incaricato dal Priore di sviluppare un vivaio di alberi da frutto nella loro tenuta di 40 ettari per il proprio consumo e per la commercializzazione. Grazie al suo talento, la reputazione del vivaio dei certosini crebbe parallelamente alla sua notevole produzione, si narra che nel 1712 erano più di 14.000 gli alberi da frutta prodotti ogni anno nelle tenute monastiche. Successero a Fratello Alexis, i confratelli François Le Gentil e Philippe che degnamente ereditarono le tecniche di coltivazione e contribuirono a far crescere il successo di questo vivaio. Durante il XVIII° secolo i certosini di Vauvert gestivano quello che era senza dubbio il più grande vivaio d’Europa e rifornivano i frutteti di tutto il continente con le migliori varietà di frutta, talvolta esportate anche negli Stati Uniti!

Un giardiniere solitario

       Le Jardinier solitaire

Fratello François Le Gentil, fu colui che diresse i vivai in certosa per 30 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1726, nel 1704 egli pubblicò anche un piccolo trattato sul giardinaggio intitolato “Le Jardinier solitaire“, dialogo tra curiosi e un giardiniere solitario contenente il metodo di fare e coltivare un orto e diverse nuove tecniche. Successivamente, nel 1750, alla morte di Fratello Philippe erede di Fratello Le Gentil, nessun converso fu in grado di assicurare la successione, e quindi i certosini furono costretti a rivolgersi ad un abile e rinomato arboricoltore, Christophe Hervy. Quest’uomo gestirà il vivaio di Vauvert per 46 anni salvaguardandone la reputazione europea. Egli, pubblicherà tra il 1756 ed il 1786, i “Catalogues des Pépinières des Chartreux“, opuscoli di poche pagine che ripercorrono le varietà presenti nelle coltivazione dei certosini. Purtroppo, la Rivoluzione metterà fine al lavoro intrapreso 140 anni prima. Il 2 novembre 1789 l’Assemblea Nazionale pose definitivamente fine allo splendore del vivaio certosino decretando la nazionalizzazione dei beni del clero. L’anno successivo il comune di Parigi acquisì dallo Stato il dominio dei certosini, e gran parte degli alberi del vivaio vennero venduti. Fortunatamente Hervy e suo figlio donarono al “Jardin des Plantes” due alberi di ogni genere, specie e varietà. Durante l’inverno del 1795 Hervys ricevette l’ordine di trasportare nell’ex dominio reale di Sceaux il resto del vivaio. Quest’ultimo appariva completamente distrutto e le coltivazioni gravemente danneggiate, la storia sarebbe potuta finire qui, ma grazie al Ministero dell’Interno un illuminato protettore delle arti e delle scienze, Jean Antoine Chaptal, il quale volle mostrare a tutta l’Europa il valore dell’agricoltura francese, impegnandosi a reinstallare la raccolta della frutta proprio nei luoghi un tempo occupati dai certosini. Durante l’inverno 1801-02, gli alberi furono piantati dividendo il terreno in due parti: gli alberi ritornarono da Sceaux, un singola pianta di ogni specie o varietà per poter ricostituire la collezione.

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Dal 1804 il vivaio nazionale dei certosini divenne molto popolare, si contavano 80.000 alberi su 8 ettari ad esso fu affiancata da una scuola di orticoltura. Il catalogo del 1804, redatto da Michel-Christophe Hervy, ci offre una panoramica dell’estrema diversità di specie e varietà di frutta raccolte nel vivaio in quel momento: fichi (10 varietà), gelsi ( 3 varietà), rovi (4 varietà), lamponi (8 varietà), rose da frutto (2 varietà), corbezzolo (2 varietà), ribes (20 varietà), crespino (7 varietà), cachi (3 varietà), cornioli (3 varietà), mandorli (16 varietà), albicocchi (15 varietà), ciliegi (46 varietà), susini (68 varietà), meli (87 varietà), meli da sidro (32 varietà), peri (137 varietà), peri in umido (14 varietà) ), peri perry (38 varietà), mele cotogne (3 varietà), cormi (1 varietà), aliz (1 varietà), nespole (4 varietà), faggio (1 varietà), noci (13 varietà), nocciole (8 varietà), pini (2 varietà), pesca (39 varietà), nettarine (5 varietà), nettarine (1 varietà),viti (135 varietà a grana nera e 36 varietà a grana bianca).

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Il frutteto conta oggi 330 varietà di mele e 230 varietà di pere su 1.100 alberi distribuiti su 2.200 m2. Ogni albero è elencato in un database, identificato nel giardino tramite un’etichetta incisa indicante tutti i dati di riferimento, oltre ad un grazioso pittogramma con un monaco certosino. Esso permette di ricordare le origini monastiche di queste colture, e di come i monaci certosini con le loro conoscenze riuscirono a realizzare un vivaio stimabile in tutta la Francia ed in tutto il mondo occidentale, un patrimonio che permane nel XXI° secolo nelle collezioni dei Giardini del Lussemburgo.

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Amicizia vivente

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Ben ritrovati cari amici di Cartusialover, eccomi nuovamente dopo la pausa estiva a proporvi articoli che amo realizzare sempre con l’intento di coinvolgervi emozionalmente e spiritualmente. Grazie ai testi di profonda spiritualità degli autori certosini noti o anonimi, sono consapevole che risulta facile coinvolgervi, poichè le loro riflessioni e meditazioni sono vere perle di saggezza.

Oggi voglio proporvi una profonda riflessione di Dom Augustin Guillerand, sull’amicizia.

Amicizia vivente

La vera amicizia è molto rara, estremamente rara nella storia, perché richiede nature che sono già molto elevate, e le eleva ancora di più. L’amicizia con Gesù, tuttavia, è di una qualità molto più squisita e porta alle anime benedizioni infinitamente superiori. Consacra le amicizie puramente naturali, le eleva e le conferisce una qualità soprannaturale. Ecco perché dovremmo coltivare entrambe allo stesso tempo.
Sfortunatamente, questa seconda amicizia è difficile, perché l’oggetto del nostro amore non è quello che viene dalla portata dei nostri sensi, e le nostre relazioni con Gesù sono destinate a seguire la via delle cose spirituali. Questi ci fanno poca impressione, solo perché non fanno appello ai nostri sensi. Occorre tempo per capire le cose dell’anima e per sperimentare le relazioni che le anime possono avere tra loro. Quante volte non diciamo: “Non ti dimentico; sei sempre nei miei pensieri.” Ma riflettiamo sulla profonda realtà che sta sotto le nostre parole? Non capiamo, o meglio non ci rendiamo conto, che quando due anime sono unite, non giacciono fianco a fianco come due corpi; sono davvero l’uno nell’altro. E questo è il principio di ogni unione d’amore, e in particolare di quell’amicizia che è la forma più alta di quell’unione. Due amici diventano uno, perché le loro menti e i loro cuori sono in perfetta armonia, nell’adorazione della stessa verità e nell’amore per lo stesso bene. Quella comunità d’amore – si noti la parola “comunità” che significa “comunità-unità” ed è molto significativa – accresce la nostra vita di due volte, e rende più grande il nostro essere con tutta la grandezza della vita di chi amiamo. È così che, quando amiamo Dio e quando entriamo in questi rapporti di amicizia con Lui, la nostra vita assume un’ampiezza che non ha misura e diventa vita eterna.

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