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Statuti delle monache dell’Ordine Certosino (cap. 6)

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CAPITOLO 6
A guardia della clausura

1 Fin dall’inizio l’intenzione dell’Ordine è stata quella di dare alla nostra assoluta consacrazione a Dio un’espressione visibile e un sostegno con una chiusura molto rigorosa. Quanto bisogna evitare di uscire senza seria necessità è evidente nel fatto che il priore di Chartreuse non varca mai i limiti del suo deserto. Poiché un Ordine religioso impone la stessa osservanza a tutti i suoi professi, noi che abbiamo adottato la forma di vita della Certosa – da cui il nostro nome di Certose – non ammettiamo facilmente eccezioni su questo punto. Se però la necessità ci obbliga a farlo, dobbiamo sempre chiedere il permesso al Reverendo Padre, salvo i casi urgenti o previsti dagli Statuti. (St 6.1)
3 Normalmente le persone esterne che devono circolare nella clausura sono accompagnate da una suora. Evitiamo il luogo dove sono. Se è necessario attraversarli, li salutiamo gentilmente e ci incamminiamo in silenzio. A meno che la priora non dia un permesso eccezionale, le monache non lavorano con fratelli o operai.
4 Le porte di accesso alla recinzione devono essere chiuse, sotto la responsabilità della porta, che sarà preferibilmente una conversa. Non fa entrare o uscire nessuno senza il permesso della priora.
5 La porta sarà a servizio di tutti; avrà un atteggiamento religioso ed eviterà ogni pettegolezzo: così il suo esempio gioverà al secolare. Se pensa di dover accogliere qualcuno o allontanarlo, lo farà con gentilezza, ma in poche parole. (St 13.6)
6 Tuttavia, una chiusura rigorosa sarebbe un’osservanza farisaica se non fosse il segno di quella purezza di cuore a cui è promessa solo la visione di Dio. Per riuscirci è necessaria una grande rinuncia, soprattutto per quanto riguarda l’istintiva curiosità che la natura ha per le vicende umane. Non lasciamo che la nostra mente corra per il mondo alla ricerca di novità e novità: la nostra parte è invece quella di rimanere nascosta nel segreto del volto di Dio. (St 6,4; 13,1)
7 Dobbiamo quindi evitare libri o periodici secolari capaci di turbare il nostro silenzio interiore. Sarebbe particolarmente contrario allo spirito dell’Ordine permettere ai giornali che parlano di affari politici di entrare nei nostri chiostri. Le priore cercheranno anche di persuadere le loro sorelle ad essere molto riservate riguardo alle letture secolari. Ma un tale invito, per essere compreso, richiede una mente matura e controllata, capace di assumersi fedelmente tutte le conseguenze per la parte migliore che ha scelto: sedersi ai piedi del Signore per ascoltare la sua parola. (St 6,5; 13,11)
8 Eppure l’unione con Dio non restringe il cuore, ma lo dilata; gli permette di portare in Dio le aspirazioni ei problemi del mondo, nonché le grandi intenzioni della Chiesa, di cui è normale che le monache abbiano una certa conoscenza. Tuttavia, la nostra sollecitudine per i fratelli, se è vera, si esprimerà non con soddisfazioni concesse alla curiosità, ma con un’intima comunione con Cristo. Spetta a ciascuna ascoltare lo Spirito per discernere ciò che può ammettere nel suo interno senza turbare il colloquio con Dio. (St 6,6; 13,10)
9 Se ci capita di apprendere qualche notizia dal mondo, stiamo attenti a non trasmetterla; piuttosto, lasciamo questi rumori esterni dove li abbiamo sentiti. Spetta alla priora far conoscere alle sue monache ciò che non dovrebbero ignorare: la vita della Chiesa anzitutto e le sue necessità. (St 6,7; 13,4)
10 Se per casa passano persone dell’Ordine o di altre parti, non si deve cercare di parlare con loro senza reale bisogno. Perché la suora, attaccata seriamente alla solitudine, desiderosa di silenzio e di pace, non guadagna nulla facendo o ricevendo visite senza motivo. (St 6,8; 14,9)
11 Sta scritto: Onora tuo padre e tua madre. Per accogliere i nostri genitori e i nostri cari, moderiamo la severità della nostra recinzione ogni anno per due giorni, consecutivi o meno. Altrimenti, se la carità di Cristo non ci impone davvero di fare un’eccezione, evitiamo di far visita agli amici e di parlare con le persone del mondo. Sappiamo che Dio è degno di questo sacrificio, più utile agli uomini delle nostre parole. (St 6,9; 13,7)
12 Se i nostri parenti più prossimi, in circostanze eccezionali, richiedono la nostra presenza al loro
lato, ricorderemo che scegliendo la solitudine per Dio abbiamo voluto donarci liberamente a Lui in modo completo e definitivo. Il nostro affetto li assiste così in modo più profondo, perché confidiamo che il Signore stesso poi si prenderà cura di loro per noi.
14 Non riceviamo nessuno in albergo per ritiri, ad eccezione di coloro che aspirano alla vita certosina. Queste possono, se lo desiderano e se la priora lo ritenga utile, stare dentro la clausura per un periodo non superiore a un mese, una o due volte.
16 Più prezioso della solitudine esteriore, il carisma della castità è un dono di Dio che libera il cuore in modo eccezionale e incoraggia ciascuno di noi, affascinato da Cristo, a dedicarsi interamente a Lui. Questa grazia non lascia spazio alla ristrettezza di cuore o all’egoismo, ma, in risposta all’amore inesprimibile che Cristo ci ha mostrato, deve dilatare la nostra anima nell’amore, e farle sentire un invito irresistibile a sacrificarsi sempre più completamente. Per questa verginità spirituale che è silenzio e semplicità quando è divenuta possesso di Dio, annunciamo queste misteriose feste di nozze da lui istituite per manifestarsi pienamente nel secolo futuro, in cui la Chiesa ha Cristo come unico Sposo. (St 6,15; 13,14)