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Dom Charles-Marie Saisson

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Continua l’approfondimento sui Priori Generali susseguitisi nel corso dei secoli al vertice dell’Ordine certosino. Oggi vi farò conoscere Dom Charles-Marie Saisson, che stette in carica dal 1863 al 1877.

Charles-Marie Saisson nacque nel 1806 ad Avignone, da una famiglia virtuosa. Era insegnante al seminario minore di Sainte-Garde quando pensava di lasciare il mondo; quest’anima d’élite sentiva il bisogno di trovarsi faccia a faccia con Dio nella calma e nel silenzio del chiostro. Quando entrò nella Grande Chartreuse, Charles-Marie Saisson aveva ventinove anni; iniziò il noviziato nell’agosto 1835 e vestì l’abito il 13 settembre successivo. Poco dopo la sua Professione, avvenuta il 14 settembre 1836, i superiori che gli avevano riconosciuto il merito lo inviarono alla Certosa di Roma, dove assunse successivamente gli uffici di Procuratore, Maestro dei Novizi e Vicario. Nel 1838 lo troviamo Procuratore della Certosa di Torino. Da lì si recò a Genova, nel 1841, per rispondere al desiderio del re Carlo Alberto che voleva fondare una seconda Casa di Certosini nei suoi feudi. L’anno successivo, a Dom Charles-Marie fu affidata una missione ancora più difficile: si trattava di recuperare la magnifica Certosa di Pavia, secolarizzata dall’imperatore Giuseppe II. Durante l’anno trascorso nella città di Vienna, Dom Charles-Marie mostrò, come diplomatico, “un talento che è stato superato solo dalla sua pazienza di sopportare la lentezza di una burocrazia meticolosa e le azioni sorde di certi personaggi ostili all’opera. Fece ricorso ai grandi mezzi impiegati dai santi: il digiuno e la preghiera. Toccato da tante virtù, Dio gli fornì potenti protettori e gli rese favorevole la famiglia imperiale. Quando i suoi pazienti passi furono coronati da successo, il Reverendo Padre Dom Jean-Baptiste Mortaize lo nominò Rettore di questa Casa, poi Priore, nel 1844. Essendo poi completamente ristabilita l’osservanza certosina a Pavia, il Generale inviò Dom Charles-Marie a dirigere la Certosa di Padula, pur conservando il titolo di Visitatore; siamo nel 1852. Chiamato, quattro anni dopo, alla Grande Chartreuse, come segretario del Reverendo Padre, lasciò questo Monastero solo nel 1885, per prendere la direzione della Certosa di Bosserville e ricoprire l’ufficio di Visitatore della Provincia di Francia. Fu a Bosserville che i delegati del Grande Chartreuse vennero ad annunciare a Dom Charles-Marie la sua elevazione alla Casa Generalizia. L’elezione ebbe luogo il 2 febbraio e l’insediamento ha avuto luogo il successivo 6 marzo. Si narra che un vecchio monaco, apprendendo la nomina di Dom Charles, gli inviò un quadretto in cui erano rappresentati gli strumenti della Passione, con queste parole che scrisse in calce: et ibi crucifixerunt eum. “Se queste parole – ha detto monsignor Fava, Vescovo di Grenoble, in una lettera indirizzata al suo clero – possono essere applicate a tutti i superiori che si fanno carico, si sono realmente realizzate in Dom Charles, che la malattia lo costringeva tante volte nella sua cella quando non lo stava inchiodando a un letto di dolore. Costò questa natura attiva vedersi condannato al riposo, questo amico della Regola non potè camminare alla testa dei suoi Religiosi – ma si rassegnò, pensando che il dolore, sopportato in unione con Gesù -Cristo crocifisso, fosse fecondo, e che spesso piace a Dio scegliere tra le Comunità una vittima, che depone sull’altare del sacrificio, perché altre anime siano rese partecipi dei suoi meriti. Dom Charles-Marie seguì gli esempi dei suoi illustri predecessori; ristabilì le Certose di Sélignac, Neuville-sous-Montreuil, Glandier, e gettò le fondamenta delle Certose di Hain, in Germania, e Parkminster, in Inghilterra. Questo venerabile generale sembrava aver appreso da Dom Jean-Baptiste Mortaize il segreto di moltiplicare le risorse risparmiate alla Grande Chartreuse dalla divina Provvidenza, ed è per me il dispensatore generoso e fedele. Il Vescovo di Grenoble ci racconta che “mai un lieto male bussò invano alla porta del suo Monastero; ogni miseria che andava a confidare nel suo cuore fu alleviata; la sua anima si apriva al racconto della sventura con un ardore e una tenerezza che la sua voce e le sue lacrime spesso tradivano. Quando a volte si trovava obbligato a rifiutare le richieste che una fiducia eccessiva o indiscreta riponeva in lui, allora gli faceva anche male il cuore. Il suo sguardo affettuoso, così come le sue parole piene di tenerezza, esprimevano il suo dolore e il suo rimpianto. Il Rev.do Padre Charles-Marie è stato chiamato come Generale dell’Ordine a partecipare al Concilio Vaticano; il suo atteggiamento era quello che ci si potrebbe aspettare da un pio figlio di san Bruno. Sull’importante questione dell’infallibilità del Romano Pontefice, si pronunciò in senso affermativo e fece una nota molto notata dai Padri del Concilio. Monsignor Fava, suo ammiratore e suo amico, ci ha lasciato un bel ritratto di questo santo religioso. “Dom Charles era dotato di una delicatezza profonda come il suo sguardo; ma soprattutto era un uomo di cuore. Con la facoltà d’amore che possedeva in grado eminente, Dio le aveva anche elargito le virtù che la orientano, la mondano e la fanno fiorire in fiori e in frutti celesti. Così fu padre de’ suoi Religiosi, ed i suoi Religiosi furono per lui figli amorosi e fiduciosi; prodigava loro i suoi consigli, il suo incoraggiamento, le sue cure ed i suoi servizi. Con i suoi esempi, mostrò loro come, con vera semplicità, si può elevarsi alle virtù più maschili e più eroiche. Chiamato dal suo rango a ricevere la visita di una folla di stranieri, era facilmente accessibile a tutti: semplice con i piccoli, nobile con i grandi. Ammiravamo in lui quello sguardo dolce e vivace, quel volto sempre sorridente in cui si mostrava allo scoperto la sua anima così bella; ci ritireremmo felici. Nel maggio 1876, Don Charles-Marie si recò di nuovo a Roma; volle, prima di morire, rivedere il venerabile Pontefice Pio IX. Uscendo dal pubblico, inondato di felicità e gioia, esclamò: “Ora posso cantare il mio nunc dimittis“. Infatti l’ora della partenza non tardò a scoccare, l’apoplessia che lo colpì improvvisamente il 15 dicembre dello stesso anno, fu per lui il segnale. Il 26 marzo 1877, con il permesso del Sommo Pontefice, si recò alla Chartreuse de Valbonne. In questo clima più temperato, il Venerabile Generale riprese un po’ di forza e riacquistò alcuni giorni di salute, ma fu solo un lampo di felicità per i suoi Religiosi. Il 7 aprile Dom Charles-Marie ricadde per non rialzarsi e il 17 dello stesso mese si addormentò serenamente nel Signore. Poco prima di morire gli fu chiesto se volesse qualcosa: sì, sussurrò.., il cielo! il suo corpo fu riportato alla Grande Chartreuse. Il reverendo padre Dom Charles-Marie Saisson aveva settantuno anni; aveva governato l’Ordine per quattordici anni, e aveva vissuto sotto l’umile abito dei monaci certosini per quarantadue anni.

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Sul portale della certosa di Neuville, scultura rappresentante Dom Charles-Marie Saisson