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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Dom Etienne Biclet

Etienne Biclet, originario di Lione, nacque il 5 marzo 1703. Dopo aver lasciato il mondo per consacrarsi a Dio, giunse nel deserto della Grande Chartreuse e vi fece la sua Professione. La sua conoscenza e comprensione degli affari portarono il Reverendo Padre Dom Michel de Larnage a sceglierlo come Scriba o Segretario dell’Ordine, nel 1748. Mantenne ancora questa posizione alla morte di Dom Michel, quando i voti dei Religiosi della Grande Chartreuse lo chiamarono a succedergli il 6 ottobre 1758. Padre de Tracy, parlando di Dom Etienne Biclet, dice che egli ci insegna che “la modestia, il buon esempio, la vigilanza si sono manifestati nella sua condotta, con la sottomissione alla Provvidenza nelle prove“. Infatti Dom Etienne dovette assistere impotente alla soppressione di tre importanti certose in Italia: Pavia, nel 1769, Padova e Vedana, nel 1770. Già l’imperatore Giuseppe II aveva cominciato a mettere in atto queste pericolose novità nei confronti dei possedimenti ecclesiastici e delle Case Religiose che voleva secolarizzare. La morte, però, doveva risparmiare al Venerabile Generale il dolore di vedere la soppressione delle molte Certose, stabilite negli Stati di questo filosofo Imperatore. Gli uomini più eminenti di questo periodo avevano in grande stima Dom Etienne Biclet. Dom Dorothée, Abbé de la Trappe de Sept-Fonts, che era venuto a trovarlo, mantenne sempre un’alta idea della sua pietà, della sua scienza e della sua modestia. Padre Mandar de l’Oratoire, che lo vide nel 1775, ci abbozzò il ritratto in poche righe: “Ho visto Dom Biclet, è un grande vecchio di settantacinque anni, di altissima virtù, di buon giudizio e di una dolce allegria nella conversazione; lo si vede per primo in tutti gli esercizi, per quanto glielo consentano i suoi affari“. Dom Etienne Biclet aveva appena presieduto il Capitolo generale del 1778, quando tre giorni dopo fu colpito da un attacco di apoplessia e, lo stesso giorno, cedette la sua anima a Dio, il 27 maggio, all’età di settanta cinque anni. Il necrologio della Grande Chartreuse ci ha trasmesso l’elogio di questo Priore Generale. “La Natura e la grazia, fu detto, hanno il piacere di riempirlo dei loro doni; durante i vent’anni che camminò al nostro vertice, la sua santa vita servì da modello a tutti noi, il suo comando fu così intriso di dolcezza che conquistò tutti i cuori. Un uomo sopra ogni lode, il più famoso tra coloro che ricoprirono l’ufficio di Scriba, si diceva di lui, quando c’era una questione difficile da chiarire: andiamo a consultare il Veggente, eamus ad Videntem; la sua memoria sarà sempre una benedizione tra noi.

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