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Recensioni dal passato

certosa-di-san-martino

Oggi, nella nostra epoca molte attività si svolgono sul web, tra le tante, una molto diffusa ed utile è quella di rilasciare opinioni, commenti su luoghi di notevole interesse visitati. Su tutti, il noto portale TripAdvisor, svolge un impareggiabile servizio, pubblicando le recensioni degli utenti riguardo hotel, ristoranti, città, musei ed ogni attrazione turistica.
Vi starete chiedendo che attinenza ci sia tra ciò ed i certosini.
Ebbene, sin dagli albori dell’attuale turismo di massa cominciato con il Grand Tour, i viaggiatori erano soliti esprimere le proprie impressioni di viaggio, magari annotandole su appositi appunti al fine di tramandare le proprie sensazioni.
Il Grand Tour in particolare era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare ed arricchire il loro sapere.
Spesso le certose erano tappe obbligate in questi itinerari, sia per la loro ubicazione privilegiata, sia per le ricchezze artistiche in esse custodite e sia per la curiosità nutrita nei confronti dei contemplativi monaci certosini.
Allora, concedetemi questo simpatico anacronismo.
E se ci fosse stato TripAdvisor nel XVII° secolo?

Queste sarebbero state alcune tra le più autorevoli recensioni, che ho raccolto per voi amici lettori, sulla bellezza e ricchezza della Certosa di san Martino.
Voglia essere questo un omaggio alla “mia certosa”. Seguiranno immagini dell’attuale immutato splendore.

“Di tutti i chiostri che ho visto quello dei certosini di san Martino, è il più splendido e magnifico. Possiede un vasto cortile quadrato circondato dal più bel perystilium o chiostro che abbia mai visto: tutte colonne e l’intero pavimento (del portico) sono di marmo policromo ben rifinito, lucidato ed intarsiato e tenuto così pulito ed elegante che è impossibile vedere qualcosa di più piacevole di questo genere. Devo confessare che ne sono rimasto molto colpito.” (John Ray 1665)

 

” Vi sono in certosa opere di grande interesse; annoto nella mia agenda che il più bello tra tutti è il dipinto dello Spagnoletto (Ribera), in fondo alla sacrestia; è la migliore opera di questo artista. Ma se volete un quadro ben più stupendo di tutti questi, affacciatevi alla finestra, e ditemi cosa pensate della visione.
Ebbene? Mi dispiace ancora la fatica che ho affrontato portandomi ad arrampicare sopra le rocce di questa dannata certosa, dove mi pareva che non sarei arrivato?” (Charles De Brosses 1740)

 

” Ciascun religioso ha la sua piccola abitazione composta di un gabinetto, di una biblioteca e di un piccolo giardino, tenuto con grandissima pulizia, ma l’abitazione del Priore può infatti gareggiare con l’appartamento di un principe. Viene la medesima adornata di gallerie e logge coperte e discoperte, con vaghe pitture a fresco, magnifici colonnati, scalinate di marmo, belle stanze lastricate di finti marmi di vari colori; il tutto fornito di statue, busti, bassorilievi, vasi antichi, con deliziosi giardini pensili abbelliti dei più rari fiori e di parecchie curiose fontane. Nelle mentovate stanze trovasi inoltre una copiosa raccolta di eccellenti pitture dei migliori Maestri, e tale che può dirsi una compiuta galleria….Delle fin qui descritte cose si può abbastanza comprendere la bellezza e magnificenza di questo luogo, che forse non ha il simile in tutta l’europa. (Thomas Salmon 1761)

 

“La superbe Chartreuse de Saint Martin dans une des plus belles situations de l’univers!

L’eglise seule peut etre regardee comme une superbe galerie des plus beaux tableaux et ornèe de tout ce qu’il est possible d’immaginer en pierres prècieuses, en stucs, dorures et marbres les plus rares, il y sont rèpandus avec profusion et cependant avec beaucoup de goût”. (Abbé de Saint-Non 1781)

 

“La tonaca bianca dei monaci dà loro un aspetto amichevole; e in realtà essi sono ancora più amichevoli; Accolgono lo straniero con la massima benevolenza e cordialità. Nessuno può associare ai certosini la tipica figura del rigido anacoreta, che non pensa ad altro che a prepararsi la tomba,e non pronuncia sillaba che non sia un memento mori. I certosini di San Martino non sono così tetri;sorridono e ridono, abitano spaziose stanze molto ben arredate, e molti ne hanno addirittura tre, dormono sotto le coperte, si divertono a guardare con il cannocchiale dai balconi lo spettacolo della gente di Napoli e offrono il caffè agli stranieri…..Nel Refettorio vidi un gran numero di tavole apparecchiate…la cucina era un bello spettacolo, degno di attenzione del visitatore. Era spaziosissima con un pozzo al centro in cui un Tritone versava acqua dal corno….La Farmacia è degna della cucina. Il vecchio monaco che vi presiede ha grandi conoscenze di medicina, e sa come comporre panacee”. ( August Von Kotzebue 1804)

 

n_a
Potrei continuare citandovi i giudizi di De Sade, De Moratin, Stendhal, Dumas, Melville, Taine, Twain eccetera, ma non intendo tediarvi, pertanto vi lascio gustare le immagini che si commentano da sole.

priore in meditazione certosa di San Martino

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Fratello Jean Ode

converso al lavoro

Fratello Jean Ode

Professo della Grande Chartreuse

Cinquant’anni di vita religiosa, contraddistinti da una puntualità immutata e da un lavoro ininterrotto, hanno reso questo buon fratello una figura notevole, degno di essere proposto come modello. Era professo di Mont Dieu, e non pensava che sarebbe mai uscito da lì, quando fu chiamato alla Grande Chartreuse, dove, secondo i costumi, ha rinnovato i suoi voti religiosi. Il Padre reverendo Dom Pierre Roux (1494-1503), dopo aver sentito le attitudini di fratello Ode, voleva rendersi conto da cosa poteva trarre da lui. Gli ordinò di aprire il sentiero di S. Laurent al monastero. L’impresa non era senza difficoltà o pericoli. Il nostro ingegnere è riuscito nell’arduo compito assegnatogli, tanto da risultare una via molto frequentata che è stata migliorata nel 1855. Si può ancora vedere sulla montagna numerose tracce del vecchio percorso. Il grande merito del coraggioso Fratello converso non è tanto di aver portato questa grande esplorazione alla fruizione di tanti, ma che è stato in mezzo a questo grande opera assolutamente padrone delle sue capacità interiori. La ragione è che è stato ispirato e guidato in tutto da un ammirevole spirito di fede e da un ricordo abituale alla presenza di Dio. Dopo mezzo secolo di questa vita regolare ed edificante, il fratello Ode si addormentò pio nel Signore, felice di aver speso molto per la sua famiglia religiosa, più felice ancora di andare in Paradiso. La sua morte è avvenuta il 12 gennaio 1509. Pochi mesi dopo, il Capitolo Generale ha inserito una nota di lode per questo ammirabile fratello..

Il cardinale cappuccino in certosa

Cardinale O'Malley

Nell’articolo odierno vi propongo un breve video, testimonianza della visita del cardinale Sean Patrick O’Malley alla certosa valenciana di Porta Coeli. Nello scorso luglio infatti il cardinale statunitense ha fatto visita alla comunità certosina spagnola, la quale, come si vede dal video che segue, lo ha accolto cantando una splendida Salve Regina. Il simpatico cardinale, arcivescovo metropolita di Boston, che come consuetudine indossa il saio da cappuccino assiste alla inusuale performance dei monaci certosini con estrema beatitudine.

A voi il video…

Foto dallo spaziamento

Ingresso Museo Ferrerie Reali

Cari amici, oggi vi offro una curiosità, che credo vi farà molto piacere.
Ciò grazie alle foto inviatemi da un amico, il quale è riuscito ad intercettare una delegazione di monaci certosini di Serra San Bruno durante lo spaziamento del lunedi.
Come consuetudine, lo spaziamento dei certosini di Serra avviene tra i boschi che circondano la certosa, e più esattamente, essi si recano nei sentieri situati in prossimità della vicina chiesa di Santa Maria del Bosco vicino al Dormitorio di San Bruno.
Il percorso si addentra in una straordinaria foresta di abeti bianchi, abeti rossi e faggi, appunto il Bosco di Santa Maria, ci si immerge in una vertiginosa natura rigogliosa ed incontaminata.
La passeggiata dei monaci si sviluppa, solitamente, nel Sentiero dedicato al beato Pier Giorgio Frassati, ovvero un itinerario ad anello tra Serra e Mongiana della lunghezza di circa 20 km, con un dislivello di 480 metri.
Premesso ciò, occupiamoci dell’oggetto delle foto che in seguito ammirerete.
Nello spaziamento del mese scorso la comunità certosina serrese, durante il tragitto che vi ho descritto, ha deciso di fare visita al Museo delle Reali Ferriere Borboniche di Mongiana.
Ma che cosa erano le Reali Ferriere Borboniche?
Esse furono un imponente polo siderurgico, il più grande d’Italia fondato nel 1768 dalla dinastia dei Borbone, i cui prodotti hanno consentito l’inizio e lo sviluppo dell’industrializzazione di Napoli.
La delegazione monastica ha deciso di fermarsi in visita al museo che raccoglie cimeli, ricordi e testimonianze storiche del glorioso passato delle Reali Ferriere.
Le foto che seguono ci mostrano l’interesse mostrato dai monaci, calorosamente accolti dagli addetti alla struttura, che hanno spiegato loro l’importanza storica del polo siderurgico chiuso nel 1881.
Ma ora a voi le immagini!

atrio

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Rose per la Vergine Maria

Madonna del Rosario adorata dai certosini , Francisco de Zurbarán, circa. 1638-1639

In omaggio alla giornata dedicata alla Madonna del Rosario, vi offro questo racconto tratto dalle cronache delle tradizioni certosine.

Si narra che un fratello converso dell’Ordine dei certosini, non sapeva nè leggere nè scrivere, cosicchè non poteva cantare i Salmi in latino, come era in uso nei monasteri del tempo. Tutti i giorni, quando alla sera terminava il suo lavoro, (da portinaio, da addetto alle pulizie, da giardiniere, ecc) andava nella cappella del monastero, si poneva  in ginocchio difronte all’immagine della Vergine Maria, e recitava per 150 volte l’Ave Maria 150 così come il numero dei salmi, mentre i monaci pregavano il Breviario in latino. Poi si ritirava, come gli altri monaci, nella sua cella.

Al mattino, mezzanotte per il mattutino, la sera per i Vespri arrivava sempre prima di tutti i suoi fratelli e si dirigeva alla cappella per ripetere, come al solito, il suo saluto alla Vergine con le sue 150 Ave Maria mentre i sacerdoti cantavano l’Ufficio divino in latino.

Il Padre Priore notava con stupore che ogni giorno quando il devoto converso entrava nella chiesa per pregare la preghiera nel Coro con tutti i monaci, c’era un delizioso ed intenso profumo di rose, come se fossero state appena tagliate … e ciò era curioso!

Ha per questo chiesto ai monaci incaricati di prendersi cura di adornare l’altare della Vergine se dipendesse dalla loro attività, ma essi risposero che in quella stagione non vi erano rose nei roseti dei loro giardini!

Un giorno, il fratello converso si ammalò gravemente; gli altri monaci notarono che l’altare della Vergine non emanava il solito odore e dedussero che era a causa dell’assenza ai piedi della Vergine del pio fratello che sostava pregando con estrema intensità …

Ma come? Nessuno lo aveva mai visto tagliare una rosa nel monastero, né lo aveva visto abbandonare i suoi lavori quotidiani.

Una bella mattina erano sorpresi che pur essendosi alzato, nessuno riusciva a trovarlo da nessuna parte nella certosa, in nessuna “obbedienza” dei Fratelli. Hanno fatto suonare la campana e tutti si sono riuniti nella chiesa: ogni monaco entrando rimase basito, perché intravide il fratello laico in ginocchio davanti alla immagine della Vergine recitando estasiato le sue Ave Maria ed a balbettare con le labbra ogni preghiera rivolta alla signora. Ad ogni Ave Maria, una rosa appariva prodigiosamente sulle fioriere poste sull’altare … Cosicchè, alla fine dei 150 saluti, cadde morto ai piedi della Vergine con un sorriso unico!

Da allora i monaci certosini, non smisero mai di pregare le 150 Ave Maria, seguendo l’esempio del santo fratello converso, convinti che il “Salterio di Ave Maria” o “Rosario” è il più bel regalo e tributo che avrebbero potuto offrire alla Madre di Dio !

Una testimonianza vissuta in certosa

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Vi offro una testimonianza di un giovane che ha vissuto l’esperienza di vivere per un periodo in una certosa. Egli ha voluto renderla nota pubblicandone un testo ed alcune foto in rete.

Ciao cari amici e amiche…

È con grande piacere che vi invio queste immagini del mio soggiorno nella Certosa Santa Maria Scala Coeli a Evora.

Sono stati momenti di intensa preghiera, dato che siamo in dialogo costante con Dio.

Questo Ordine religioso si basa sul cammino che Gesù ha percorso nel deserto, le tentazioni a cui è stato soggetto (essendo il silenzio quello che regna all’interno del monastero).

L’area all’interno del chiostro è considerata la più grande del Paese, occupata da un immenso aranceto ed al centro una fontana con l’immagine della Madonna.

Cipressi enormi ed imponenti all’interno del chiostro ed anche all’ingresso, ne dimostrano la sua longevità.

C’è sempre una storia da raccontare nel monastero.

I fratelli ed i padri che lì abitano, hanno un’illuminazione divina che si vede nel loro sguardo. Raramente si spogliano dell’abito religioso ed è con esso che vivono e lavorano tutti i giorni.

Ognuno ha una cella singola (la propria dimora), dove prega, mangia e riposa; ed inoltre, si prende cura del suo giardino e fa la pulizia della sua cella.

I monaci si incontrano tre volte nella Chiesa: Vespri, Mattutino/Lodi e Messa.

Ogni monaco ha un ruolo specifico nel monastero: cucina, cucitura, falegnameria, orticoltura, ecc.

Nel corso del tempo acquistiamo delle abitudini e costumi (riti quotidiani proposti a noi).

Si vive da solo ed allo stesso tempo in comunità; non si rimane completamente isolato dal mondo, ma quasi! E questa è la grande sfida di ciascuno.

Si impara ad essere umile, un totale distacco dalle cose del mondo. San Bruno, è stato il fondatore di questo Ordine, anche se le sue origini sono più antiche.

È curioso dire che nelle celle c’è un riscaldatore (dove si mette il legno), perché gli inverni sono troppo freddi e ognuno si occupa di portare il legno alla sua cella.

Tutto inizia con un’esperienza (circa un mese); e se ti piace, entri come aspirante e poi passa al postulato, fino ad arrivare ad essere un “Fratello” o “Padre”.

Si tratta di un percorso duro e difficile, poiché la famiglia dei monaci solo possono visitarli da due a tre volte all’anno.

Anche se non ci sono più in Certosa, ho contatto con il Priore e ci sono stato per una visita. Nonostante la distanza, qua fuori abbiamo un gruppo chiamato “Amigos da Ordem da Cartuxa”, dove condividiamo foto, commenti e qualcos’altro utile per il gruppo.

Si tratta di un’esperienza per la vita, che ci segnala e ci ilumina!

E qui vi saluto, ma vi darò notizie su ciò che è sacro ed immacolato in ognuno di noi!

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Fratello Pedro Geinoz

Fratello Pedro Geinoz

Donato di La Valsainte

Abito Fratello Donato

Pedro Geinoz, di origine svizzera, faceva il falegname nella ‘Valle de la Gruyère’. Un uomo retto, di carattere dolce, natura aperta, un cristiano senza paura, era come coloro che non transigono mai con la coscienza. Abitando ad alcune ore dal monastero, trascorreva le sue domeniche con i «buoni Padri». Ogni volta che ci andava, tornava con alcune strane impressioni. Erano i primi tocchi della grazia. Egli non sospettava, per ora; ma non cessava di ascoltare. La voce dall’Alto diventava ogni giorno più distinta, e egli la percepiva come: «Non è in La Valsainte che Dio ti chiama, come ha già chiamato molti dei tuoi compagni? Se questa è la tua volontà, ti rifiuterai di seguirla?» Questo dubbio divenne per lui un tarlo, Geinoz tornò alla Certosa con la ferma intenzione di non fare ritorno.

Ricevette l’abito santo e fece la donazione con un entusiasmo ammirevole e una soddisfazione visibile. Ben presto si distinse per una serie di rare qualità e insolite virtù.

Come istruzione, possedeva solo una piccola formazione dei giovani della sua condizione. Il Dio della scienza si impegnò a completarla. In poco tempo, il buon fratello acquistò conoscenze prodigiose, delle quali non sapeva nemmeno una parola un paio di mesi prima. Si direbbe, a sentirlo, che era un dottore della ‘Sorbonne’. Che ammirazione nella scuola di un tale maestro!

Egli, nella sua semplicità, sembrava molto naturale. Non cambiò nulla delle sue abitudi. Lo testimonia il seguente fatto…Colpito da una malattia che lo faceva soffrire molto, chiese al Vicario di indicargli un palliativo efficace.

«Ah! egli dice, se solo potessi dedicarmi a qualsiasi occupazioni…diventare utile!

A cosa pensi, Fra Pedro? Hai ancora fede? Invece di perdere tempo a lamentarti, gettati ai piedi del Bambino Gesù e pregaLo di guarirti.»

Il povero uomo non chiese più niente. Si prostrò davanti al tabernacolo e con la voce piena di lacrime esclamò:

«Signore Gesù, il Vicario disse che non ho più fede. Per dimostrargli il contrario, restituisci la mia salute, senza la quale non sarò più di una bocca inutile.»

E Pedro Geinoz si alza guarito!

Morì ancora giovane, in un incidente, schiacciato da un oggetto di legno il 29 novembre del 1642.