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Fratello Antonio Jaquinot

Fratello Antonio Jaquinot

Professo di Mont-Dieu

Fratelli dediti all'agricoltura

Era originario di Vitry, nel Perthois, un villaggio nella diocesi di Châlons. I suoi genitori, di modesta condizione, lo misero al servizio di un amministratore del Duca di Nevers, il cui nome era famoso nella regione. Naturalmente incline al bene e desideroso di preservare il tesoro della sua fede, il giovane non fu in grado di riconciliare i suoi doveri di stato con i diritti non meno sacri della coscienza. Diciamo allora che un movimento segreto lo ha spinto a salire più in alto. Sognava nient’altro che vita solitaria e contemplativa. La famiglia di S. Bruno, che conosceva era il suo solo ideale. Non l’ha nascosto. Tra i suoi compagni di servizio, alcuni cominciarono a sorridere delle sue pretese; e altri hanno francamente detto che quel regime era al di sopra delle sue forze. Tutti hanno dubitato della perseveranza su questa strada. Nessuno, tuttavia, osò ridicolizzare il suo progetto, tanto era sincera e profonda la stima per la sue virtù. Erano sempre sorpresi dalle sue ginocchia in ogni angolo della casa. Invano ha provato a cambiare posto; ognuno sapeva a cosa attenersi in questo senso. Buono con tutti, utile, paziente, cercava le occasioni per diventare utile. di una carità esemplare e di una riserva per tutte le prove, non fu mai sentito pronunciare una parola che fosse un po ‘offensiva o fuori luogo. Lungi dallo scoraggiare, le riflessioni dei suoi compagni e l’opposizione di Duret – che era il nome dell’amministratore – accelerarono solo l’esecuzione del suo scopo. “Queste austerità”, ha detto, “non mi blocca.” Non c’era nessuno, in effetti, con il quale non fosse stato familiare per un po ‘di tempo. Poco dopo, il giovane Jacquinot prese la strada per la certosa di Mont-Dieu, dove fece la sua professione il 22 luglio 1606. Si sarebbe trovata una più dura umiltà, uno spirito di penitenza preso fino ad ora, un fervore più costante, una vita più interiore. Questo fratello converso, semplice come un bambino, viveva solo il soprannaturale e non per il soprannaturale. Tuttavia sapeva che raddoppia le circostanze e fa tutto per tutti, con una sorprendente uguaglianza mentale. Fu così che affrontò gli affari di Mont-Dieu, la peschiera di Bairon, l’opera di Charleville dove sorgeva un monastero e migliaia di altri lavori. Il buon fratello ha avuto un alto grado delle qualità più rare, se non il più contrario: la vivacità e la pazienza, un ardore irresistibile e una pazienza imperturbabile, un dolce angelo con un tono di autorità che lo ha reso padrone di tutto. Sembrava nato per comandare, così facilmente comandato. Gli uomini posti sotto i suoi ordini pagavano la loro lealtà alla giustizia e ammiravano la sua virtù allo stesso tempo. Lo hanno sempre trovato accogliente, senza pregiudizi, sempre padrone di se stesso! Calmo per le persone, il servo di Dio era anche, per così dire, per gli eventi, che ha sempre ricevuto con ammirevole serenità. È forse l’aspetto eccezionale di questa fisionomia espressiva. Il suo spirito di fede lo ha portato facilmente ad una perfetta conformità con la volontà di Dio. Fermo su questa base incrollabile, era in anticipo rassegnato a tutto. Le sue conversazioni emanavano così tanto fascino che gli operai non cessavano mai di ascoltarlo. Lui stesso non ha perso l’occasione di dire loro una buona parola, per ricordare loro la grande verità della religione, il prezzo del lavoro, l’eccellenza del loro stato, le promesse della vita futura. Aveva un modo appropriato di pronunciare il nome di Gesù, che imponeva ai meno devoti. A nessuno fu permesso di accusarlo di pietà esagerata del buon fratello. Il successo non ha fatto altro che stimolare il suo zelo. Più lui dava, più voleva dare. Da qui la sua diligenza nel cercare conversazioni pie: ne ha sempre tratto vantaggio, con questa seconda intenzione di gettare questo buon seme sulla terra. Vedendo l’attenzione che rendeva agli uomini capaci di istruire, lo avremmo preso per un giovane novizio che aveva appena iniziato i principi della vita religiosa. Leggeva poco, specialmente durante la settimana; era sufficiente per lui eseguire gli esercizi di regola e recitare i suoi uffici. Un altro dominio della sua pietà fu la sua immensa devota tenerezza per la Beata Vergine.

La certosa di Garegnano e Francesco Petrarca

Petrarca

La certosa milanese di Garegnano fu fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti, Vescovo ed al tempo stesso Signore della città, essa ebbe l’onore, nell’estate del 1357, di ospitare anche Francesco Petrarca. Il fecondo poeta soggiornò a Milano fino al 1361 anno in cui, a causa della grande pestilenza, fuggì dal capoluogo lombardo. Come è noto ai lettori di questo blog, in precedenti articoli vi ho illustrato infatti il particolare legame del Petrarca verso l’Ordine certosino, dettato anche dal fatto che suo fratello Gherardo era entrato, nell’aprile del 1343, nella certosa di Montrieux. Tra gli orti e il paesaggio naturale della campagna milanese il Petrarca si dedicò alle opere “Canzoniere” e a scrivere svariate lettere ai familiari, saggi in lingua latina e tante opere pregiate della letteratura italiana, non meno che alle sue celebri Rime.

Ma per meglio comprendere l’impatto che Petrarca ebbe con la certosa di Garegnano vi propongo un suo scritto, abbastanza eloquente.

Mi son recato in un rifugio amenissimo e saluberrimo. Lo chiamano Garegnano, dista 3000 passi, come affermano, dalla stessa città, luogo elevato nella pianura e cinto da ogni parte da fonti modeste e limpide e tanto soavemente intersecanti e fluenti che a fatica si riesce a capire da dove vengono e dove siano dirette: tale è il modo in cui scorrono insieme e divergono e di nuovo s’incontrano in un solo alveo.

Qui abbondano i piaceri della campagna: frutti degli alberi, fiori dei prati, pesciolini nelle fonti, anatroccoli nei ruscelli, uccellini nei nidi, ricci nei campi e poi leprotti, caprioli e piccoli cinghiali, tutti nei modesti vicini di casa. Qui ha sede una Certosa, nuova e bella: avevo stabilito di inserirmi entro la clausura di questo cenobio, se non avessi temuto di offendere essi in qualche modo con la mia presenza; ma pensando di non poter stare senza cavalli, né servi, secondo il tenore della mia vita, ho avuto paura che l’intemperanza e lo schiamazzare dei servi ostacolassero il religioso silenzio. Così ho preferito una dimora vicino a loro per poter partecipare alle loro devozioni e non recare disturbo”.

Certosa garegnano

Frà Juan Sánchez Cotán

Frà Juan Sánchez Cotán

Professo di Granada

Del Fratello Sánchez Cotán e delle sue doti pittoriche, vi ho già parlato in un precedente articolo, oggi invece ne descriverò il suo carattere e le sue virtù monastiche

Juan Sánchez Cotán, nato alla periferia di Granada, da genitori modesti, ma di una perfetta probità e con una fede ferrea. Predestinato dalla Grazia, ha espresso fin dalla prima infanzia una considerevole attrazione verso la preghiera. Nel corso degli anni, egli fu ammirato da tutti per la sua modestia e le sue prime virtù. Lo videro cercare la solitudine, esercitandosi anche nelle austerità più rigorose. Attitudine sorprendente per la pittura, manifestatasi in lui molto presto, i suoi genitori, nonostante le modeste entrate, lo spinsero sulla via delle belle arti. Ha avuto davvero successo. Ma, lungi dall’averlo inebriato, il successo gli ha gradualmente ispirato una profonda avversione per le vanità della terra.

Dio solo e lui! Dio, con i suoi attributi infiniti; lui, con le sue innumerevoli miserie!

Si può immaginare, per un artista cristiano, una struttura morale più utile da studiare, più fruttuosa di insegnamenti! Egli contempla a volontà, vuole scoprire nuovi aspetti, e conclude: “Tutto è vanità, ad eccezione di servire e amare Dio” Ricco di questi grandi pensieri, ha rotto la sua tavolozza, gettando nel fuoco i pennelli, e andò a chiudersi nella certosa di Granada, per diventare fratello converso. Erano passati i quaranta; ma portato – un dettaglio da notare – un’anima ricca di freschezza adornata ancora di innocenza battesimale. La Grazia, che lo aveva difeso dal grembo di sua madre, lo aveva visibilmente sostenuto nelle tempeste giovanili e nelle difese della sua professione. Il coraggioso cristiano, si arrese al buon Dio senza riserve. Tutti erano convinti. il suo atteggiamento umile e riservato, il suo rispetto per i superiori, la sua deferenza verso i suoi confratelli, la sua obbedienza diligente, il tono moderato della sua conversazione e l’auto-oblio hanno dato alla sua persona uno stile particolare. Completamente, sotto l’abitudine grossolana del monaco. Sopra le rovine del vecchio si levò l’uomo nuovo, pieno di generosità, impregnato di fede, bruciante di zelo, desideroso di rispondere fino alle sue forze, alla chiamata dall’alto. La sua professione solenne ebbe luogo l’8 settembre 1604. Da quel giorno in poi, il fratello Cotan divenne un tipo di regolarità. Si mostrò sorprendentemente agile, passando indifferentemente dal giardino alla cucina, dai campi alla sartoria, alla foresteria. Venne alla religione per soffrire; Si aspettava di dover sopportare alcune prove serie. Fu piacevolmente sorpreso di trovare un relativo benessere. Quando gli hanno parlato nei rigori della regola, ha dichiarato semplicemente che non li conosceva. Tale era il buon fratello: intrepido al lavoro, che si vestiva più di chiunque altro, e tuttavia sempre umile, sempre allegro, sempre calmo. La sua aria sorridente dilatò i cuori. Ognuno ammirava la sua riserva. Adatto a tutti i servizi, conosceva anche i più piccoli dettagli di ogni obbedienza. Ma uomo di dovere, non ha mai lasciato il suo ruolo, facendo tutto nel suo tempo, cambiando professione solo per l’ordine formale dei superiori. Nel momento in cui meno ci pensava, erano incaricati di decorare gli affreschi del chiostro. Il suo istinto si ribellò alla voce dell’obbedienza, e il vecchio artista dedicò i suoi ultimi anni a quest’opera, che per lungo tempo era stata l’ammirazione dei turisti, e degli intenditori. Il successo non lo adulava affatto. Ha conservato intatto il suo amore per l’osservanza. L’umiltà, la pratica della povertà e della mortificazione che rimasero alla fine le sue virtù preferite. Non diciamo nulla della sua pietà, i cui progressi non sono rallentati. La malattia, ha rapidamente tenuto conto di questo corpo minato da austerità e lavoro. L’amato Fratello si estinse nell’odore della santità nel giorno della nascita della Beata Vergine che aveva amato e servito lealmente l’otto settembre del 1627.

Il medesimo giorno della sua professione solenne!

Cotan-aparicion_virgen_rosario

Apparizione della Vergine del Rosario Il primo certosino a destra è un autoritratto di Cotan

Fratello Bartolomeu Garcia

Fratello Bartolomeu Garcia

Professo di Vall de Cristo

converso dedito alla pastorizia

Ancora una vita esemplare di un fratello certosino, un racconto che ci narra una esistenza fatta di lavoro e preghiera.

Castigliano di nascita, era quasi un bambino quando entrò al servizio dei certosini di Vall de Cristo. Egli fu inizialmente incaricato della tenuta del bestiame in seguito si potè dedicare a tutti i lavori, senza alcuna preferenza. I suoi confratelli, lo vedevano alternativamente applicarsi alla preghiera e al lavoro dei campi, ciò lo fece crescere, e insensibilmente acquisì il desiderio di vivere questa vita di cui vedeva preziosi vantaggi. Nulla, in linea di principio, sembrava opporsi alla sua ammissione. Ricco di salute, generoso, gentile con ognuno, offrì nella sua persona le garanzie di una vera vocazione. Tanto più che questi doni eccellenti erano accompagnati da un gusto già pronunciato da esercizi spirituali. L’unico ostacolo serio proveniva dalla sua giovinezza estrema; lui si sarebbe dovuto sacrificare per un pò. Dopo alcuni anni, il pastorello ricevette il mantello e, poco dopo, l’abito religioso. La comunità non doveva più lodarsi per aver ottrnuto questa recluta. Il fratello Bartolomeu prese immediatamente la lingua e le buone maniere di un altro uomo. La sua condotta fu irreprensibile fino ad ora è diventata estremamente edificante. La sua attività era radiosa per tutto; la sua costituzione di ferro, sebbene sopraffatta, non conosceva la fatica. gli interessi materiali della casa non potevano essere messi in mani migliori. Il buon fratello andava e veniva, usciva dalla mattina alla sera, senza riposo. Con il pretesto di guadagnare tempo, preparava il suo cibo la domenica. Potete immaginare come diventava dopo otto giorni. Lo scopo di questa singolare consuetudine è che voleva uccidere il vecchio riducendolo alla misura esatta. Nel mezzo di queste occupazioni incessanti, il fratello Garcia rimase assolutamente padrone dei suoi poteri interiori. Questo spiega. Il sentimento della presenza di Dio è abituale per lui, il suo pensiero si appiattisce senza sforzo nelle altezze. La sua vita è stata una meditazione ininterrotta. Ogni oggetto creato, un utensile, una pianta, il canto di un uccello, gli ricordavano il Creatore. Nel frattempo, il caro Fratello, che era essenzialmente pratico, aveva un progetto molto intelligente approvato ed eseguito, due parole per parlare. I certosini di Val de Cristo possedevano a lungo diversi mulini adiacenti alla casa. Fratello Bartolomeo, essendo stato posto a capo di questa importante obbedienza, vide presto i pericoli della situazione. “Questi mulini, disse, sfruttati dal nostro monastero, causano notevoli spese. I guadagni sono sufficienti per la manutenzione degli edifici. Ci sarebbe ogni vantaggio nel noleggio di loro. Per non parlare delle insidie, che sono i nostri fratelli in questo settore, aperta al pubblico di entrambi i sessi, il prezzo del viaggio, è strettamente alto, sarà un beneficio chiaro “. Furono piacevolmente questi suggerimenti, e i mulini furono affittati per cinquecento ducati. Sollevato da questo lato, il fratello costruì una panetteria e prese la sua direzione. L’ha tenuto per ventiquattro anni. Quanto si sentiva felice quel giorno, in questo ufficio, dove abitava abitualmente da solo. Molto impegnato, senza dubbio, ma infinitamente meno distratto, di prima! Conservò fino alla fine la sua robusta costituzione e il suo instancabile ardore. Improvvisamente attaccato da una forte febbre – era agli inizi di luglio – è morto il 25 dello stesso mese. (1612) Nel momento in cui fu amministrato il santo viatico, mostrò il ricco tesoro nascosto nel profondo della sua anima nel corso della sua lunga carriera. Fu lì che tirò fuori gli avvertimenti spirituali, i cosiddetti edificanti, di cui la comunità ricordava. La cerimonia finì, si chiuse nel silenzio e passò gli ultimi tre giorni senza prendere da mangiare. Di tanto in tanto, egli mormorava una preghiera, bruciata d’amore: “Cielo! Oh cielo! quanto era tardi per entrare! “Caro Fratello,” disse l’infermiere, “quando sarai lassù, penserai a me?” Per favore, non dimenticarmi di me prima di Dio. – Per dimenticare te e i miei fratelli di religione! Questo è impossibile. Nella casa del Padre celeste, dove si sa solo di amare, ognuno conserva il ricordo del cuore. E cosa! lascerebbero i miei ricordi, questa cara casa, la culla della mia vita religiosa sarebbe tagliata senza ritorno, i legami che mi uniscono a questa comunità di Val de Cristo! Oh no, mai, mai !! Ma ora è il momento.

Nel dire questo, lanciò un’ultima occhiata al cielo. «O Gesù, chiamami, dammi il tuo paradiso. Fammi vedere, posso vederti negli splendori del tuo Regno! Vieni, Gesù, vieni. “L’anima raggiunse il porto”.

Sulle orme di San Bruno V edizione

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Lo scorso 30 giugno, più precisamente durante la notte tra il sabato e la domenica primo luglio, si è svolta la V edizione del pellegrinaggio ” Sulle orme di San Bruno”. All’ormai consueto percorso di circa 23 km, che si snoda dalla cattedrale di Notre-Dame di Grenoble fino alla Grande Chartreuse, per una elevazione fino a 1273 metri, hanno partecipato un centinaio di persone, tra cui molti habitué ed altri neofiti La manifestazione ha avuto inizio alle ore 22 di sabato con una benedizione del sacerdote Patrick Faure, a cui ha fatto seguito la distribuzione di torce ai partecipanti.

Gli escursionisti hanno sfilato per il centro di Grenoble tra lo stupore e lo sguardo meravigliato dei curiosi che domandavano il perchè di quella manifestazione. Al seguito dei pellegrini vi era un nutrito gruppo di volontari di varie parrocchie, i quali hanno sostenuto i partecipanti offrendo loro generi di ristoro. Ad ogni sosta, Padre Faure ha dedicato del tempo alla preghiera. Sono stati letti diversi passi della Bibbia ed alcune letture di monaci certosini. A notte fonda, verso le ore 2, il gruppo di pellegrini è giunto alla chiesetta di Sappey en Chartreuse, aperta eccezionalmente per l’occasione e Padre Faure ha spiegato agli astanti: “Ci uniremo alla preghiera certosina per il loro servizio notturno, è il loro momento preferito, quando il resto degli uomini dormono, sanno che stiamo arrivando”.

Alle 5 del mattino quando il sole lentamente saliva per dare inizio ad un nuovo giorno, ed a sole tre ore dalla certosa, i pellegrini dopo dieci ore di cammino cominciavano ad essere stanchi. Sulle orme di San Bruno, e dei suoi sei compagni ( le sette stelle) i quali avevano percorso quei luoghi 934 anni orsono, guidati dal giovane vescovo Ugo di Chateauneuf per andare a fondare l’Ordine certosino. Il corteo ha proceduto in silenzio, nel tentativo di ripercorrere anche l’ideale bruniano secondo il quale l’unico modo per trovare Dio è in silenzio. Alle 7, i partecipanti hanno iniziato l’ultimo tratto che conduce alla Grande Chartreuse, l’itinerario si è concluso con una santa messa celebrata nella cappellina esterna alle ore 8 da un monaco certosino. A seguire una visita al museo della certosa. I miei complimenti e ringraziamenti vanno a Michel Lecomte, vicepresidente dell’Associazione AAVC (Associazione ausiliaria della vita certosina), che è il promotore di questo lodevole evento. A seguire un reportage fotografico dell’evento.

28 pell san bruno

Una leggenda sulla nascita di Montalegre

 

certosa di Montalegre

Oggi, cari amici, voglio raccontarvi un particolare episodio, ovvero un antefatto che avrebbe preceduto la fondazione della certosa spagnola di Montalegre. Si tratta di un aneddoto singolare e curioso.

Si narra che due giovani studenti ed amici di nome Juan de Nea e Tommaso Parentuccelli durante un viaggio di ritorno dalla loro sede di studio, si fermarono per una sosta in un luogo molto attraente. Nel rallegrarsi di aver trovato un luogo così ameno per quella pausa, ne ammirarono estasiati la natura incontaminata che li circondava. Uno dei due, Tommaso Parentuccelli promise all’amico che se un giorno fosse diventato Papa avrebbe disposto di far costruire in quel sito una certosa, percependo essere in un luogo ideale per la preghiera e la meditazione. A questa promessa l’amico, stando al gioco controbbattè dicendo che lui sarebbe invece stato un monaco certosino in quella futura certosa. Risero entrambi fragorosamente per quelle ludiche considerazioni.

Con il passare degli anni questi due giovani amici si separarono e si persero di vista e di contatti. Ma la Provvidenza che in quel patto aveva individuato eccellenti intenzioni, rimediò a quell’ allontanamento.

Nel frattempo, difatti,  Juan de Nea era diventato un monaco certosino nella certosa di Porta Coeli a Valencia, ed un giorno ricevette una urgente comunicazione dal Papa che gli ordinava di recarsi immediatamente sul soglio pontificio. Il giovane certosino perplesso e spaventato, fece i preparativi e dopo pochi giorni partì per recarsi a Roma. Giunto nella Città Santa, l’umile monaco fu ricevuto dal Pontefice Niccolò V, e quando lo vide egli si rese conto tra lo stupore e l’incredulità che il pontefice altri non era che il veccho amico Tommaso Parentuccelli che nel periodo in cui si erano persi di vista era stato eletto Papa. Dopo l’iniziale meraviglia i due amici si riabbracciarono ed il Santo Padre spiegò che i motivi per i quali aveva preteso la presenza del certosino a Roma, erano per rispettare la promessa che si erano fatti e che la Provvidenza aveva voluto che si eseguisse. Era dunque giunto il momento di mantenere quella promessa che si erano fatti da giovani. Qualche giorno dopo, Juan de Nea ripartì per la Spagna, nominato Nunzio Apostolico di Sua Santità nel Regno di Aragona, come ambasciatore del Santo Padre e con pieno potere di fondare un monastero certosino a Montalegre, vicino a Barcellona, e con la facoltà di spendere tutto il necessario per reddito apostolico. In quel periodo, a causa dell’assenza di D. Afonso V, il Magnanimo, regnò come reggente la moglie, Donna Maria di Trastámara, la quale facilitò in ogni modo la realizzazione di quella promessa.

Tale parrebbe essere l’origine leggendaria della famosa certosa di Montalegre.

Rievocazione storica a Žiče

 

panoramica certosa.jpg

Con l’articolo odierno, voglio proporvi una rivisitazione storica dei tragici fatti che sconvolsero la quiete monastica della certosa di Žiče, sita nell’attuale Slovenia. Žiče, fu un notevole centro spirituale ed all’epoca del Grande Scisma d’Occidente fu anche sede del Capitolo Generale dell’Ordine certosino nel periodo dal 1391 al 1410.

Fu una certosa rinomata per la sua farmacia, famosi furono i suoi unguenti e medicamenti naturali. e la sua ricca biblioteca, addirittura nel 1487 in essa si contavano oltre 2000 tomi e manoscritti!

Ma cosa sconvolse la vita monastica certosina?

Ebbene il 13 marzo del 1531, i Turchi saccheggiarono il monastero, torturarono i monaci e ne massacrarono il priore Andrè. A seguito di questo infame attacco i certosini costruirono delle enormi fortificazioni a difesa della cittadella monastica.

Vi propongo delle immagini di una visita guidata teatralizzata offerta ai visitatori per rievocare quel triste evento del 1531. Dei figuranti, vestiti da monaci certosini e da ottomani, hanno rappresentato e ripercorso quei tragici fatti svoltisi nella certosa, narrando come la quiete certosina fu barbaramente interrotta da quel brutale e selvaggio attacco.

Le immagini che seguono sono molto eloquenti. Una iniziativa lodevole volta a tenere viva la memoria nelle nuove generazioni. L’evento è durato due giorni, nel primo si è rappresentata la vita monastica, e nel secondo l’attacco notturno delle truppe ottomane, ed il massacro del Padre Priore Andre’.