• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    luglio: 2017
    L M M G V S D
    « Giu    
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
    31  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 394 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



Il giovane ebreo alla ricerca di Dio

Nell’articolo di oggi vi parlerò della storia del celeberrimo Teologo cattolico Dietrich Von Hildebrand e di un suo allievo dell’Università di Fordham nelgli Stati Uniti.

La storia che sto per narrarvi è la storia di una conversione.

Premettiamo subito che Von Hildebrand nato in una famiglia protestante, si era convertito al cattolicesimo nel 1946, diventando poi “il Dottore della Chiesa del XX° secolo” definizione di papa Pio XII.

La storia legata a questo teologo che voglio divulgarvi si riferisce a quando nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, il Professore Von Hildebrand insegnava alla Fordham University. Tra i tanti giovani studenti, vi era un ragazzo ebreo che era stato ufficiale di marina durante il coflitto mondiale appena conclusosi. Egli aveva cominciato a studiare filosofia alla Columbia University, ma ben presto si rese conto che non era quella la sua strada nella vita. Fu così che un amico gli suggerì di recarsi a Fordham, e più specificatamente di contattare il Professor Dietrich. Iniziò così un rapporto empatico tra i due.

Il giovane confidò al Professore, che stando al fronte, ed ammirando tra tanto dolore e sofferenza un tramonto del sole nel Pacifico, intuì di voler cominciare una vita volta alla ricerca di Dio.

Il Professore rimase colpito da quelle parole, e frequentando il giovane apprese da lui che molti insegnanti erano basiti e si mostrarono non disponibili a convertire al cattolicesimo un giovane ebreo.

Dietrich Von Hildebrand, questo immenso teologo, riuscì con le sue parole non solo a convertire il giovane alla religione cattolica, facendogli da padrino al Battesimo, ma come vedremo egli fu testimone anche della vocazione monastica che spinse il giovane a diventare un monaco certosino!

20 Dom Raphael in motherhouse

Un giovane Dom Raphael in Grande Chartreuse

Ma chi era questo giovane?

Raphael Neil Diamond, nacque a Brooklyn negli Stati Uniti il 22 aprile del 1923, fece diversi studi, tra cui anche la musica ed il canto gregoriano, oltre alla teologia e filosofia come abbiamo visto alla Fordham University. Il mentore Von Hildebrand e la passione per il canto gregoriano lo spinsero dapprima a diventare cattolico ed in seguito a decidere di entrare nella Grande Chartreuse nel 1952, laddove fece la professione solenne l’8 settembre del 1954. Fu ordinato sacerdote il 22 marzo del 1958, Dom Diamond fu inviato dall’Ordine a Skyfarm in Vermont per seguire la creazione della nascente certosa americana. Nel 1966 ritornò in Europa e nominato Vicario della certosa di Parkminster, ma nel 1968 fece ritorno nel Vermont per sorvegliare la materiale realizzazione della certosa della Trasfigurazione, e sovrintendere alla organizzazione dell’avvio della vita monastica. Fu dapprima rettore, poi nel 1971 fu eletto Priore e vi rimase in carica fino al 1995. Dom Diamond fu anche Visitatore della Provincia di Francia dal 1987 al 1991. terminò la sua vita terrena il 16 giugno del 1996, dopo quarantaquattro anni di vita certosina.

20 Dom Raphael 1996 in America (1)

Dom Raphael nel 1996, una delle sue ultime immagini

Ho ritenuto utile rendere nota questa vicenda di conversione, poco nota, ma che ancora una volta ci mostra l’imprevedibilità della vita, condotta per noi dai disegni imperscrutabili della Divina Provvidenza. Da giovane soldato ebreo che voleva cercare Dio a primo Priore della certosa della Trasfigurazione, una inenarrabile esistenza.

Fratello Guilherme Raymond

Fratello Guilherme Raymond

Professo di Scala Dei

Corpus Domini

 

Oggi per la ricorrenza del Corpus Domini, ecco a voi una breve narrazione di una “vita esemplare di un fratello converso certosino, vita vissuta, come vedremo, in odore di santità.

Questo buon fratello era professo della Grande Chartreuse e rinnovò i suoi voti a Scala Dei, dove arrivò lì come un ospite.

Fu un uomo di grande virtù, un santo in ogni senso della parola. Non è per caso che registriamo qui questa nota, in sua lode. In essa non c’è nulla di esagerato. Due o tre fatti lo dimostreranno.

Un giorno, mentre si dirigeva ad un’altra camera, un mucchio di demoni in forma di allegri bambini, corsero al suo incontro gridando con tutte le loro forze: «Oh! santo, santo! Venite a vedere il santo!» Arrivando alla cella, il buon Fratello prese una catena di ferro e si flagellò fino il sanguinamento. “I santi! Ecco quel che fanno i santi. Ricetta infallibile contro la superbia”.

Quando era responsabile dell’obbedienza della cucina, aveva l’abitudine di scappare ogni mattina durante la Messa conventuale. Ma dove egli correva? Andava in chiesa al suono della campana del ‘Sanctus’, per adorare la Divina Eucaristia nelle mani del sacerdote. Dalla porta del coro dei fratelli dove si manteneva in ginocchio, non essendo in grado di vedere l’altare, fu più di una volta sollevato dagli angeli.

Un giorno in cui il lavoro lo teneva in cucina, si prostrò al momento della consacrazione e vide distintamente l’ostia santa sull’altare.

La sua morte fu come quelle che ogni religioso può invidiare. Essa arrivò il 24 Aprile 1439.

 

Litania per san Bruno

Oggi è il lunedì successivo alla Domenica di Pentecoste, e come antica consuetudine a Serra San Bruno, in Calabria, si celebra una festa che culmina con una sentita processione in onore del santo certosino che dà il nome al paese. Voglio offrirvi una litanìa ed una preghiera, da recitare, in onore del nostro amatissimo san Bruno.

busto di san Bruno in processione

 

Signore, abbi pietà di noi.

Gesù Cristo, abbi pietà di noi.

Signore, abbi pietà di noi.

Gesù Cristo, ascoltaci.

Gesù cristo, esaudiscici.

Padre celeste che sei Dio, abbi pietà di noi.

Dio Figlio, Redentore del mondo, abbi pietà di noi.

Spirito Santo che sei Dio, abbi pietà di noi.

Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi.

Santa Maria, Regina dei confessori, prega per noi.

San Bruno, prega per noi.

Tu che dalla culla hai dato i segni della tua santità futura, prega per noi.

Tu che dalla tua giovane età hai fatto prevedere che saresti uno dei Padri della vita monastica, prega per noi.

Tu, l’apostolo di molti Paesi, prega per noi.

Tu, la gloria della Chiesa di Reims, prega per noi.

Tu che coraggiosamente hai combattuto per la giustizia contro un pastore indegno, prega per noi.

Tu che, Dottore dei Dottori, hai stupito la Chiesa per la tua scienza profonda, prega per noi.

Tu che, vincintore dell’onore mondano, hai generosamente rinunciato alle dignità ecclesiastiche, prega per noi.

Tu che sei stato sempre e ovunque il seguace del bene, l’onore del clero, prega per noi.

Tu che hai fuggito dalle città rumorose per cercare la quiete e la solitudine, prega per noi.

Tu che ti sei ritirato sulle cime delle montagne, affinché la tua anima prendesse più liberamente il suo volo verso il Cielo, prega per noi.

Tu, fondatore dell’eminente Ordine Certosino, prega per noi.

Tu, il cui spirito, dopo nove secoli, si perpetua ancora inalterato fra i tuoi discepoli, prega per noi.

Tu che, raffigurando la vita di San Giovanni Battista, sei diventato l’angelo ed il fiore del deserto, prega per noi.

Tu che sei il modello della penitenza, prega per noi.

Tu che sei un ulivo caricato di frutti e si slancia dal seno delle rocce ripide, prega per noi.

Tu che, come una vite fertile, hai esteso dappertutto i tuoi ceppi numerosi, prega per noi.

Tu che assomigli ai gigli che crescono in mezzi ai campi, prega per noi.

Tu che brilli sul bel cielo di Francia come la stella scintillante alle prime luci del giorno, prega per noi.

Tu, il cui cuore poteva solo esclamare sotto l’ispirazione dell’amore: Oh Bontà Divina! prega per noi.

Tu, l’amante sincero della solitudine, della preghiera e del silenzio, prega per noi.

Tu, l’amante ed il modello della semplicità, prega per noi.

Tu che, vivendo nella carne come se non la avesse, hai imitato sulla terra la vita degli angeli nel cielo, prega per noi.

Tu che sei stato strappato dalla dolcezza del deserto per obbedire alla voce del Vicario di Gesù Cristo, prega per noi.

Tu che sei stato uno dei più fermi sostenitori della Chiesa, una delle colonne del tempio del Signore, prega per noi.

Tu che, di modo magnanimo, hai rifiutato le dignità che ti sono state destinate dal successore di San Pietro, senza però rifiutare il lavoro, prega per noi.

Tu che sei stato il consigliere dei principi e dei Pontefici, prega per noi.

Tu che così divinamente hai interpretato le Scritture, prega per noi.

Tu che hai coronato la più santa delle vite attraverso la più santa delle morti, prega per noi.

Tu, la cui tomba restituisce la salute ai malati tanto quanto hai credibilità presso Dio, prega per noi.

Tu, protettore speciale dei certosini e delle anime contemplative, prega per noi.

Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, perdonaci, Signore.

Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, ascoltaci, Signore.

Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, abbi pietà di noi, Signore.

Prega per noi, San Bruno,

Affinché siamo degni delle promesse di Cristo.

PREGHIERA

Oh Dio Onnipotente e Eterno, che prepari nel cielo posti speciali a coloro che rinunciano al mondo, chiediamo umilmente alla tua immensa bontà, per l’intercessione del nostro benedetto Padre Bruno, tuo confessore, la grazia di compiere i voti che abbiamo emesso alla nostra professione e raggiungere la felicità che hai promesso a coloro che sono fedeli fino alla fine.

Per Nostro Signore Gesù Cristo.

Amen.

 

Cartusiae vintage: Calci

Cartusiae vintage

Calci

1

Siamo giunti al terzo appuntamento con le immagini antiche di certose e certosini. Oggi vi offrirò alcune foto sbiadite della stupenda certosa di Calci, un tuffo nel passato quando vi era la presenza monastica in quegli ambienti affascinanti, oggi visitabili come museo.

Lascio a voi apprezzarle….

Buona visione

Maggio il mese di Maria

vicente_carducho._la_virgen_maria_y_san_pedro_se_aparecen_a_los_primeros_cartujo

Cari amici lettori, cominciamo questo mese di maggio nel quale vi saranno articoli prevalentemente dedicati alla Vergine Maria, alla quale chiediamo insieme opportuna protezione. Pertanto…

Sub Tumm praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrice, Nostra deprecationes despicias ne in necessitatibus, Sed un periculis cunctis Libera nos sempre, Vergine gloriosa et Benedicta.

(Sotto la tua protezione fuggiamo, santa Madre di Dio; Non disprezzare le suppliche di noi che, ma liberaci sempre da tutti i pericoli, o Vergine gloriosa e benedetta).

Intendo parlarvi dell’origine della devozione particolare alla Vergine Maria dei monaci certosini. Mi avvarrò per la descrizione di ciò, di un dipinto di Vicente Carducho che brillantemente raffigura tale episodio.

La tela, difatti, ci riferisce di ciò che avvenne qualche tempo dopo che san Bruno (febbraio 1090) dovette lasciare la sua comunità, per recarsi a Roma su richiesta del pontefice Urbano II. I suoi primi confratelli, erano profondamente sconfortati per la perdita della loro guida spirituale, che amavano tanto. E nonostante la presenza di Landuino, che guidava i certosini rimasti, ebbero sbandamenti e tentazioni che fecero vacillare la loro fermezza in quegli ideali eremitici. Accortosi di ciò Maestro Landuino invitò quei confusi confratelli, ad unirsi in preghiera per recitare inni e lodi alla Beatissima Vergine. Nel mentre i religiosi erano intenti alla preghiera, il cielo notturno, sullo sfondo del dipinto raffigurato con il nero, venne squarciato da una nube luminosissima che presto dileguò le tenebre illuminando a giorno la notte!

Sorpresi da tale prodigioso fenomeno, i pii religiosi alzarono contemporaneamente lo sguardo verso il cielo, scorgendo una figura di anziano con un vaporoso e ricco mantello. Riconobbero in quella sagoma San Pietro, portatore di un messaggio di pace e di conforto, il quale invitò i monaci a perseguire nel loro intento, essendo quella la via della Croce che volge al Paradiso. Oltre ad esortarli a perseverare nel rigore di vita certosina, Pietro affidò i loro turbamenti incitandoli alla devozione alla Vergine Maria, che appare nella parte alta del dipinto.

Ogni giorno le comunità monastiche certosine dovranno recitare l’officio alla Madonna, e riferì loro quanto detto da Maria: “il vostro Ordine durerà quanto durerà il mondo!

A seguito di questo evento, i certosini rinfrancati e tranquillizzati provvidero ad elevare come protettrice dell’Ordine la Gloriosissima Regina del Cielo.Santa Maria de Casalibus, fu infatti la prima intestazione del primo insediamento certosino.

Questa è quindi l’origine della devozione mariana, che si compie quotidianamente in ogni certosa da oltre nove secoli. Oltre all’ufficio divino, i monaci certosini recitano ogni giorno in cella l’ufficio della Vergine Maria, inoltre quasi tutti i giorni un sacerdote del monastero celebra una messa in onore di Maria, e tutti i sabati, se non ricorre una festa, la messa conventuale è una messa celebrata in onore alla Santa Vergine.

Il certosino inquisitore

21-d-_luis_mercader

Nell’articolo odierno vi proporrò la storia di un certosino spagnolo: Dom Luis Mercader Escolano, il certosino inquisitore.
Luis nacque a Murviedro nei pressi di Valencia, nel 1444, da una nobile famiglia locale i Conti di Buñol. Sin da piccolo ebbe propensione per lo studio, e dapprima studiò dottrine umanistiche a Valencia e in seguito si recò a Salamanca dove si dedicò allo studio di matematica arte e teologia, giovanissimo divenne dottore in utroque. A soli ventiquattro anni, nel 1468, decise di entrare nella certosa di Val de Cristo e diventare monaco certosino. Date le sue doti, divenne maestro dei novizi e nel 1476 procuratore. Questo incaricò lo svolgeva a malincuore e diverse volte ne chiese misericordia, ma solo nel 1488 il Capitolo Generale dell’Ordine lo nomina Priore della certosa di Porta Coeli. Ma il 24 giugno del 1489 viene eletto all’unanimità Priore della sua certosa, e pertanto svolgerà tale mansione a Val de Cristo, non solo, l’anno seguente viene nominato Visitatore della Provincia cartusiana di Catalogna.
Ancora una volta Dom Luis con questo incarico vedeva turbata la sua vocazione alla solitudine ed alla quiete della cella! Fu così accolta la sua richiesta di misericordia anche per questo compito, e il 14 ottobre del 1491 fu deposto, ma il 9 gennaio del 1494 fu nuovamente eletto all’unanimità priore alla certosa di Val de Cristo. La sua personalità era davvero forte al punto che fu scelto dal re Ferdinando il Cattolico come suo confessore ed ambasciatore personale presso il Papa. Questo incarico condusse Dom Mercader a fare visite diplomatiche all’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo, al re Ladislao d’Ungheria e sul soglio pontificio retto da Alessandro VI. Questa sua attività diplomatica non fu gradita al capitolo Generale dell’Ordine, che nel 1511 intimava Dom Luis di ritirasi a vita claustrale. Il re Ferdinando difese questa censura ricevuta dall’ Ordine certosino, ma ne approfittò per nominare, il 13 gennaio del 1514, Dom Mercader vescovo di Tortosa ed investendolo anche del titolo di Presidente del Tribunale dell’inquisizione di Navarra e Aragon!
Quest’ultimo titolo scosse emotivamente Dom Luis, che svolse questa mansione in maniera estremamente mite, come fu la sua condotta episcopale secondo le virtù apprese tra i certosini. Continuò a praticare l’astinenza dalla carne ed un regime di vita severo. Il 9 giugno del 1516, a settantadue anni di età di ritorno da corte a Buñol, la sua anima salì al cielo. Il suo corpo fu seppellito nella Cappella della Maddalena nella sua amata certosa di Vall de Cristo. Durante il suo priorato infatti egli aveva disposto la costruzione di questa cappella, dove fu poi interrato tra la commozione dei suoi confratelli. Si spense con la fama santità, fu apprezzato come uomo saggio e ricco di rare virtù. Dopo la sua morte, e trascorsi 83 anni, da quell’infausto giorno, i monaci aprirono la cripta per pulire le reliquie del santo confratello, ma fu con grande stupore che assistettero ad un vero prodigio.
Le spoglie mortali di Dom Luis Mercader erano incorrotte!
L’aspetto fisico era identico al momento in cui era morto, aveva una folta barba rossiccia e l’abito monastico intonso e non vi era traccia di cattivo odore. I certosini, ringraziarono Dio per tale prodigio e benedissero le spoglie, seppellendole nuovamente. Nelle cronache della certosa di Val de Cristo, vi è notizia di un altro tentativo di indagine effettuato su queste spoglie. Difatti trascorsi altri cinquanta anni, ovvero centotrentaquattro dalla dipartita di Dom Luis, altri suoi confratelli aprirono la cripta. Lo stupore fu estremo nel vedere le venerabili reliquie ancora intatte. Dal corpo del loro confratello defunto emanava inoltre un soave profumo, segnale della sua santità. I monaci provarono ad estrarre un dente come reliquia da venerare, ma fu impossibile poichè esso era attaccato alla arcata dentaria come se fosse vivo!
Decisero così di chiudere la cripta e lasciar riposare il loro confratello in quell’aura di santità.
Su di lui scrissero: “Fu molto dedito allo studio della matematica, fu per questo che ebbe nella sua cella molti astrolabi e orologi che lo hanno aiutato l’uno a salire su nel cielo con la contemplazione; e l’altro a piombare e strisciare sul pavimento, prostrandosi e ricordando la brevità della vita

dom-luis-mercader-offre-lo-scudo-del-suo-casato-a-san-bruno-2

Dom Luis Mercader offre lo scudo del suo casato a san Bruno

 

 

 

Fratello João de la Espada

Fratello João de la Espada

Professo di Jerez

fratello-converso-con-rosario

Voglio proporvi questa vita esemplare di un Fratello converso della certosa spagnola di Jerez, strettamente legata alla Settimana di Passione che stiamo per vivere.

Ancora più che il bisogno di solitudine, l’amore per la sofferenza portò questo giovane ad abbandonare il mondo e racchiudersi in un chiostro. «Lì, almeno, dice, di certo incontrerò privazioni, il sacrificio in una forma o nell’altra.» Ciò è quello che determinerà il suo ingresso alla certosa di Jerez.

Era una di quelle anime semplici ai quali il Signore riserva le grazie speciali. La sua pietà libera da ogni affettazione mondana aveva qualcosa di angelico. I suoi inizi furono ammirevoli, con entusiasmo e buona volontà. Si consegnò totalmente al puro amore di Gesù; lì a fare il suo costante studio e l’unico scopo della sua vita.

«Il mio unico desiderio, diceva al Padre Priore, è quello di diventare non solo un santo, ma un grande santo. Ma come ci si arriva?

– Mio figlio, bisogna volerlo, e volerlo molto. Non accontentarsi di semplici aspirazioni, in altre parole, pagare con la sua propria persona. In pratica, ci sarebbe molto da fare, ma con la grazia si ottiene tutto. È inutile avere le massime del Vangelo in bocca, se non hai allo stesso tempo i pensieri del Salvatore nel tuo spirito, i suoi affetti nel tuo cuore, i suoi esempi davanti ai tuoi occhi.»

Sotto questo impulso energico, il Fratello camminava con un cuore aperto, con tutta la semplicità, scegliendo sempre quello che era più piccolo e più punibile. «Non posso vederlo, diceva un vecchio monaco converso, senza sentirmi spinto al bene; il suo fervore si eleva continuamente contro la mia stanchezza.»

È nell’esercizio di questa vita umile e nascosta, che Dio gli impose il sacrificio dell’impotenza ferendolo con un cancro alla gamba: un male orribile da vedere, che lo lasciò durante quattro anni in mezzo a dolori indicibili, e che consunse il suo sacrificio mettendogli il sigillo di una pazienza angelica. Era felice di essere associato alla Passione, – ricordiamo che era il suo sogno da diciotto anni, – e lui amava dire: «che gli altri siano elevati, stimati, applauditi, poco importa a me; non vedo altro che Gesù e la sua croce.» E adesso: «Bisogna fare buon viso alla sofferenza, senza il quale Dio non mi avrebbe inviato.» Da questa teoria elementare alla pratica, c’è spesso una grande distanza, così difficile è l’arte della sofferenza. Questa scienza il nostro malato ne possedeva in un grado eminente e la conservò fino alla fine.

Sdraiato nel suo letto, incapace di girarsi a destra o a sinistra, con la testa su una roccia come un cuscino, nelle sue mani il crocifisso ed il rosario, non si stancava di ripetere la parola di Gesù nell’Orto degli Ulivi: «Che sia fatta la tua volontà, oh Dio mio, e non la mia!»

Quando il chirurgo gli disse di amputare la gamba in cancrena per salvare la sua vita, il paziente si accontentò di rispondere: «Dalla vita, è da molto tempo che io sono staccato. Ma perché avrò un’altra opportunità di soffrire per amore di Cristo, puoi procedere con l’intervento chirurgico.» Il medico procedette al taglio dell’arto senza pietà e, contrariamente a quanto ci si aspettava, il paziente spirò poco dopo. Cessò di soffrire allo stesso tempo in cui smise di vivere, il 7 marzo 1663 all’età di 66 anni.