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  • I.F.S.B.

Un’imperdibile intervista (parte seconda)

Cari amici, come promesso eccovi il testo della seconda parte dell’ intervista audio a Dom Antao, priore della certosa di Evora.

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Dal minuto 16:00…

Aura Miguel: Quando sei arrivato qui?

Dom Antao: Nel 1964, per aprire il noviziato. Il primo novizio di tutti è ora nella certosa dell’Inghilterra.

Aura Miguel: Da allora sei qua?

Dom Antao: Sì, quindi questa facilità per la solitudine e il silenzio viene psicologicamente già preparata dal momento in cui entriamo.

Trascorriamo la settimana da soli, in 6 giorni mangiamo da soli. Solo la domenica e le feste mangiamo insieme nel refettorio. Questo è per noi un momento, una forte esperienza, sia di solitudine che di convivenza. Nell’anno 2001 sono stati celebrati 900 anni della morte di San Bruno e il Papa, oggi San Giovanni Paolo II, è andato a celebrare alla certosa fondata da San Bruno in Calabria, dov’è la reliquia del suo corpo. Ha cantato la Messa e poi ha mangiato con i monaci nel refettorio. Ed il Priore stesso mi ha detto che al refettorio hanno iniziato con una lettura e il Papa si è rivolto a lui (che era francese) dicendo: “Padre, abbiamo bisogno di mangiare in silenzio, per favore siediti” (ride…).

Allora parliamo della parola solitudine. I giornalisti che scrivono libri parlano molto del silenzio. Il silenzio è una conseguenza della solitudine, ma la solitudine ha una carica molto più profonda. Quando siamo da soli, troviamo noi stessi. E quando siamo soli, incontriamo Dio. È un profondo stato psicologico di liberazione dagli altri, da tutto… Quando ci sentiamo soli, ci sentiamo diversi. Ed è così forte che per questo noi oggi completiamo o equilibriamo la nostra vita con queste feste celebrate insieme. Parliamo la domenica pomeriggio, non parliamo al refettorio, ma il pomeriggio parliamo e un altro pomeriggio della settimana usciamo per camminare nei campi. La solitudine è ciò che ci rende diversi.

Aura Miguel: Padre Antao, scusa la mia domanda, non so se vuoi rispondere. Ma questo per chi non sa bene a che cosa serve, non sembra egoista? Sarebbe come…ora sono chiuso, serve solo per me con Dio.

Dom Antao: Anche se solo servisse per me, serve già per qualcosa (ride…). Allora perché non siamo 200 invece di 6? Se essere egoista è così frequente e così facile, qui sarebbe pieno di gente. È egoismo? Quindi vieni e provalo! E poi, anche se fosse solo per me, il frutto vale la pena: la santificazione. Qui facilita la santificazione. Posso essere più santo parlando con Dio 8 ore ogni giorno, che con i bambini della catechesi, perché mi distraggono, mi fanno perdere la pazienza… Pertanto, se fosse egoismo santificarsi e pensare a sé stesso, ne varrebbe la pena. È già buono per qualcosa, se mi serve per essere più santo e passare più tempo con Dio. Se mi unisco a Dio, non sono inutile per gli altri.

Aura Miguel: E cosa pregate?

Dom Antao: La nostra preghiera è principalmente riferita a Dio. Dobbiamo lodare e ringraziare Dio e preghiamo per gli altri. La mia conversazione con Dio non è solo chiedere perdono o chiedere grazie, è ringraziare per i benefici che Dio continuamente ci dà. Lodare, ringraziare e poi anche chiedere. Abbiamo due ideali: l’intercessione e l’esempio, la testimonianza. Quindi la nostra preghiera deve essere principalmente lode e ringraziamento, ed anche richiesta. La richiesta a Dio si basa sulle notizie. Quindi non siamo così isolati o così ignoranti del mondo. Siamo molto preoccupati per la persecuzione alla Chiesa, che è molto più grande in Medio Oriente, i cristiani uccisi in Africa e altrove… Questo è già abbastanza per parlare con Dio. Ma Dio non ha bisogno di nomi e soprannomi. L’intercessione è fondata sulle notizie, ma non abbiamo la televisione o la radio.

Aura Miguel: Ma come ti arrivano queste notizie?

Dom Antao: Le abbiamo scritte, per due motivi: perché possiamo scegliere il tema e il momento. Quindi selezioniamo e passiamo attraverso le celle. Leggiamo dopo pranzo e poi parliamo durante la ricreazione. Si può pregare e parlare. Siamo informati.

Aura Miguel: E adesso quanti ne siete qui?

Dom Antao: Siamo 6. Eravamo 20, ma anni fa. Poi una dozzina quasi sempre. E ora molto meno certosini, un declino delle vocazioni, l’invecchiamento…e questa Certosa rimane come una porta aperta in Portogallo. Ma noi 6 viviamo le stesse ore, le stesse abitudini delle altre case. Cantiamo esattamente a mezzanotte, abbiamo le gite, la ricreazione e al refettorio…in tutto abbiamo la vita normale. Quindi vivendo questa stessa vita, offriamo la nostra vita. La differenza è che non possiamo avere noviziato. Ci sono poi 2 portoghesi nella certosa di Valencia.

Aura Miguel: Se esistesse il noviziato qua, sareste 8, 9?

Dom Antao: Sì e no. Contiamo i professi, i novizi non contano, perché forse possono non perseverare. Quando ne avevamo 12, abbiamo formato sacerdoti.

Aura Miguel: C’è stata gente famosa qui, come il pittore Fra Miguel, il calciatore

Dom Antao: Sì, un altro famoso è il “Quintela”, uno dei proprietari del “Vista Alegre”, è sepolto qui.

Aura Miguel: E il calciatore, l’hai conosciuto?

Dom Antao: Sì, l’ho formato, era il maestro dei novizi. Lui chiedeva il permesso di correre intorno al chiostro a causa dell’immobilità (ride…). L’ho conosciuto, l‘ho formato ed ora è procuratore nella certosa in Calabria.

*Alla fine, la giornalista parla del panorama commerciale del Natale e chiede a Dom Antao consigli sul modo migliore per vivere questo periodo dell’Avvento e del Natale.

Dom Antao: Una sola parola: decristianizzazione della società. La società ora trascorre le feste cristiane senza il cristianesimo. Il mio consiglio sarebbe di vivere come viviamo le feste cristiane, principalmente, non solo, ma principalmente con il contenuto cristiano. Che Gesù nasca, che si parli di Gesù, che si pensi a Gesù! L’unico consiglio è che i cristiani mantengano e preservino il cristianesimo nella società e continuino a vivere il Natale e tutte le altre feste in modo cristiano, perché adesso, sia involontariamente o inconsciamente, stanno scristianizzando le feste.

Aura Miguel: Questo scenario non ti spaventa?

Dom Antao: Sì, molto. Nella mia preghiera, ho momenti di tristezza e poi ho fiducia nelle parole di Gesù nell’ultima cena: ho vinto il mondo. È triste da vedere…non la gente che non va a Messa per essere pigra ad alzarsi dal letto…ma sì la volontà di perseguitare la Chiesa che esiste, la Massoneria e il Satanismo che agiscono. Non sono la pigrizia e l’abbandono dei cristiani deboli. Ci sono anti-cristiani che perseguitano la Chiesa. In Spagna questo è molto attuale. Una volontà di proibire, impedire, rendere difficile l’insegnamento della religione nelle scuole. C’è una persecuzione alla Chiesa, questo è ciò che dà tristezza. La debolezza umana è sempre penosa, ma c’è poco cristianesimo ed i nemici del cristianesimo ci inseguono.

Aura Miguel: Dio continua a chiamare, ma pochi sono illuminati …si dice che l’uno o l’altro appare qui.

Dom Antao: È necessario riconoscere che la situazione attuale è già descritta nel Vangelo. Un piccolo gregge. Erano pochi: “Voi anche volete andare via?” Aveva una dozzina di apostoli e non si sapeva se anche questa dozzina sarebbe andata via. Già nel Vangelo esisteva questa situazione di pochi e perseguitati. E Gesù finisce dicendo nell’ultima cena prima di morire: ho vinto il mondo. Quindi quello che succede ora è essenziale per il cristianesimo. Ma è spiacevole che lo abbiano crocifisso Gesù, anche se lui sapeva che sarebbe stato crocifisso.

Aura Miguel: Grazie Dom Antao, per questa certezza incrollabile che testimonia la vittoria in un contesto così difficile.

Grazie e se puoi, ora mi fido che preghi per tutti noi che abbiamo ascoltato e preghi per la “Radio Renascença”.

Un’imperdibile intervista

Oggi 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, la Chiesa celebra la XXIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. In questa giornata, di ringraziamento e di preghiera per il dono delle vocazioni, voglio offrirvi una splendida testimonianza.

Lo scorso novembre, la autorevole giornalista portoghese Aura Miguel, si è recata ad Evora, dove è riuscita ad ottenere una preziosa intervista dal Priore della certosa di Santa María Scala Coeli. Dom Antao, certosino da oltre sessanta anni ha risposto a tante domande sulla sua esperienza di vita consacrata.

Imperdibile!!!

L’intervista radiofonica, dell’ emittente Radio Renascença, è in portoghese, ho tradotto in italiano il testo che vi offro di seguito.

A causa della lunghezza ho ritenuto opportuno dividerla in due articoli. Oggi il primo a seguire il secondo. Buon ascolto e buona lettura.

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Aura Miguel: La conversazione di stasera è rara e speciale. C’è in Evora un convento di clausura dove ogni uomo vive in stretto silenzio. Ciascuno nella sua cella anche durante i pasti. Questi uomini, si alzano di notte per pregare e ancora oggi seguono lo stile di vita definito da San Bruno che fondò l’Ordine Certosino nell’anno 1084. In questo tempo di rumorosa corsa, è un privilegio parlare con uno di questi eremiti.

Dom Antao: Io sono il Padre Antao, il Priore della Certosa di Evora. Da 64 anni vivo nell’Ordine e da 54 anni in questa casa. Da giovane mi hanno inviato a fondare qui e in tutta la mia vita sono stato qui. E sono stato incaricato di assumere la presentazione e la direzione di questa casa, perché conosco tutta la sua storia del secolo XX e XXI.

Aura Miguel: Com’è iniziato tutto nella tua vita?

Dom Antao: Sono stato battezzato con il nome di Eduardo e l’attuale nome di religione, con l’abito certosino, ho preso il nome di Antao, che è un monaco, un santo.

Aura Miguel: Da dove vieni?

Dom Antao: Sono nato a Caves, che è ai piedi dell’Africa, la parte sud della Spagna, due anni prima della guerra civile spagnola. Ho vissuto la mia infanzia nel dopoguerra e ho studiato 8 anni con religiosi marianisti, poi ho iniziato a studiare filosofia a Madrid, dove Dio mi ha chiamato alla vita certosina all’età di 20 anni.

Aura Miguel: Quando hai iniziato a studiare filosofia, avevi qualche idea che saresti diventato un certosino?

Dom Antao: No. È interessante…è stato solo all’Università che ho cominciato a pensare di consacrarmi a Dio.

Aura Miguel: Padre, ma avresti potuto andare dai francescani, dai gesuiti … perché i certosini?

Dom Antao: Allora, andiamo un passo avanti. Ho pensato di consacrarmi a Dio. Il mio progetto in filosofia era di essere un aggregatore culturale presso un’ambasciata spagnola, specialmente in Sud America. Quando ho iniziato a pensare, è successo il seguente: un giorno, tra una lezione e altra, eravamo in un gruppo di mezza dozzina di studenti o qualcosa di più, e circa 3 o 4 insegnanti. Uno di loro Don Luis Morales Oliveira, che era il direttore della biblioteca nazionale di Madrid. Mentre parlavamo ho ascoltato che diceva agli altri insegnanti che suo figlio era appena entrato nella certosa di Miraflores, a Burgos, e che cantavano a mezzanotte… e che c’era una cella per lui con un cortile, ecc . Ho smesso di parlare e l’ho ascoltato. Ciò mi ha impressionato fortemente.

Aura Miguel: Fino ad allora non sapevi com’era la vita dei certosini?

Dom Antao: No. È curioso che c’era una pubblicità sul liquore chartreuse, l’annuncio era: il liquore “des péres chartreux”. Bene, io sono soprannominato Peres e pensavo che fosse qualche cugino mio, il cui nome era Peres Chartreux, ma erano i Padri Chartreux (ride…). Ignoranza su cosa fosse…

Aura Miguel: Hai iniziato ad ascoltare il professore che descriveva com’era la vita certosina?

Dom Antao: Sì, la spiegazione della vita certosina mi ha colpito profondamente. Da lì ho iniziato a pensare e ad informarmi, e sono entrato nella Certosa di Miraflores.

Aura Miguel: Sei entrato per vedere com’era? Ma…e fino ad entrare? Scusa, com’ è stato il percorso?

Dom Antao: Sono entrato perché il mio confessore ha scritto una lettera alla certosa e ho deciso. Sono entrato già deciso e mi hanno messo in una cella.

Aura Miguel: Ma già sapevi che saresti entrato in una famiglia religiosa molto rigorosa?

Dom Antao: Mi sono informato totalmente leggendo, e i confessori mi hanno aiutato. Sono entrato ai 20 anni, ho fatto gli studi sacerdotali lì, all’interno dell’Ordine, con gli insegnanti dell’Ordine. Ho cantato la Messa 7 anni dopo e 10 anni dopo mi hanno mandato a fondare qui.

Aura Miguel: Solo un attimo….Stai raccontando troppo veloce, ed io sono piena di curiosità e ti domando…Molti di coloro che ascoltano la nostra conversazione, si chiedono cosa porta una persona che potrebbe avere un futuro brillante come filosofo e una vita culturale in un’ambasciata… , voglio dire, avevi degli amici, avevi una vita… E com’è attraversare un chiostro e non andarsene mai da lì?

Dom Antao: Infatti la spiegazione è soprannaturale. Va bene che io risponda alla domanda su come una persona rinuncia al mondo? La risposta è che la persona convince se stessa che solo Dio basta.

Aura Miguel: E questa consapevolezza la avevi già a 20 anni?

Dom Antao: Sì, ed anche prima, forse ci sono voluti 2 anni. Ciò significa che lo Spirito Santo mi convince interiormente, perché esteriormente non c’è nulla da convincersi. È accettare come soprannaturale, come proveniente da Dio, che Dio mi chiama.

Ricordo anche perfettamente, ero nel corridoio di casa mia a leggere il vangelo del giovane che si presenta a Gesù: cosa devo fare per ottenere la vita eterna? Lascia tutto! Ricordo perfettamente… lì, in piedi, tutto questo è successo. E dopo due mesi ho letto qualcos’altro che mi colpisce: la vocazione è una maturazione lenta.

Aura Miguel: Ma è una maturazione che è confermata nel corso del tempo.

Dom Antao: È interesse confrontare la mia vocazione, i miei tempi con gli attuali. Nell’ordine certosino eravamo 12 novizi. C’erano 2 o 3 noviziati all’anno in quel tempo. Il noviziato durava 5 anni, eravamo 12, quindi c’erano più di 2 noviziati all’anno. Ora non è così.

Quindi una delle cose che conosciamo è la dimensione del silenzio e che questo silenzio nei tempi attuali è molto difficile da sopportare.

È curioso ed io stavo rispondendo… dicevo che eravamo più preparati di oggi. Oggi ascolto due parole, c’è attrazione e non c’è preparazione. Noi avevamo la preparazione. Eravamo preparati al silenzio e alla solitudine. Perché prima avevamo una vita esteriormente senza televisione, senza viaggi e quindi eravamo più preparati e ci costava meno. Oggi, entrano in certosa con 30 anni e hanno alcune abitudini di rumore che rendono le cose molto difficili. Tutto era più facile per noi.

Aura Miguel: Come si raggiunge questo silenzio? Si deve imparare, giusto? Anche se c’è la disponibilità, solo con buona volontà non si raggiunge. Certo che è la chiamata del Signore, ma che silenzio è questo? È possibile descriverlo?

Dom Antao: Ci sono interi libri scritti sul silenzio. C’è un testo attuale “La forza del silenzio” del Cardinale Sarah che finisce con un’intervista al Priore dell’Ordine. Riguardo al silenzio è possibile scrivere molto e, direi, bisogna distinguere o dobbiamo distinguere tra silenzio e taciturnità.

Taciturnità è il silenzio delle persone, del non parlare. E il silenzio è il silenzio delle cose. Qui nella certosa c’è taciturnità nel senso che non ci parliamo l’un l’altro. E quando gli estranei parlano di silenzio, dimenticano o non pensano che qui ci sia anche un silenzio delle cose o un ambiente di silenzio. Un momento, per voi è ovvio, ma per coloro che ci ascoltano, anche su una radio, non è così evidente.

Dom Antao: Allora andiamo…Essere taciturno è non parlare, stare uno accanto all’altro senza parlare. Ma il silenzio ha un altro più profondo aspetto, che è da un altro livello. È il silenzio dell’ambiente, diciamo. Qui nel chiostro si sentono solo gli uccelli…Ed anche se siamo vicino alla città, non sentiamo nulla della città. E ti dirò qualcosa di curioso… il silenzio ambientale, che è diverso dalla taciturnità, oltre a non parlarci, creiamo qui un ambiente di pace.

Qui ci sono stati lavori di muratori, entravano 4 o 5 a lavorare qui. Io, come Priore, sono l’unico che contatta le persone fuori e ho visto che avevano acceso la radio. Gli ho detto: per favore, se avete bisogno di notizie, mettete a bassa voce. Mi hanno detto: Padre, accendiamo la radio perché questo silenzio ci spaventa.

Non dimenticherò mai questa frase! C’è un ambiente tranquillo nel chiostro che, per noi, ci aiuta ad attraversare il chiostro parlando con Dio, ma li spaventava il silenzio. Quindi non dimenticate che oltre a non parlare con l’altro, abbiamo un aiuto per vivere la nostra vita che è solo sentire gli uccelli e sentire solo lo scroscio dell’acqua piovana, Si tratta di un ambiente in cui nulla ci ricorda della città. Questo è molto importante.

Aura Miguel: Ma questo silenzio che spaventa tante persone è il modo di Dio per parlarvi?

Dom Antao: Non è che Dio non parla, diremmo che è una facilità per noi di ascoltarLo. È un ambiente che mi consente di essere più attento, senza distrazioni. Questa libertà dal rumore non fa parlare Dio, ma mi permette di ascoltare Dio.

Aura Miguel: Chi ci ascolta, forse si chiede…com’è questa vita all’interno della clausura? Io non sono nemmeno all’interno della clausura, tu sei uscito dalla clausura, perché le donne non possono entrare, voi vivete in celle, in fondo siete eremiti.

Dom Antao: Siamo eremiti tutta la settimana, tranne la domenica siamo cenobiti. L’idea di San Bruno 900 anni fa, ha avuto tanto successo che continuiamo oggi a vivere come hanno scritto alcuni anni più tardi…scritti che descrivevano cosa facevano e così noi siamo guidati dalla descrizione che hanno fatto su come vivevano 900 anni fa.

Aura Miguel: Stiamo parlando dell’anno 1084 e ancora oggi vivete lo stesso stile?

Dom Antao: Nel 1101 San Bruno morì e hanno scritto: “noi facciamo questo…”, “ci alziamo a mezzanotte…” e così via..Ed oggi continuiamo a fare tutto.

Aura Miguel: Quindi vuoi dirci come è il vostro orario?

Dom Antao: La giornata è divisa in 3 parti: 8 ore di preghiera, 8 ore di lavoro e 8 ore di riposo. Concretamente iniziando il pomeriggio, riposiamo alle 20:30 per andare a dormire per 3 ore e 30 minuti, fino a mezzanotte. A mezzanotte ci svegliamo e cantiamo fino alle 3 del mattino.

Aura Miguel: A mezzanotte vi alzate, se piove, fa freddo o caldo…è lo stesso?

Dom Antao: In questa città, in questa Certosa non c’è problema perché il tempo è molto buono. Nella certosa dove sono entrato, a Burgos, sono stato anche sotto il ghiaccio.

Aura Miguel: Ma vi alzate e lasciate la cella?

Dom Antao: Ecco a cosa serve il chiostro. Il chiostro è racchiuso nelle certose. Per rispondere più profondamente, vorrei dire che coloro che escono, che non perseverano e rinunciano alla vita qua, non è per ragioni, direi, corporali: sonno, freddo o fame. Tutti vanno a causa della solitudine. Coloro che se ne vanno, vanno per la solitudine. E coloro che rimangono, rimangono a causa della solitudine. Quindi è così…cantiamo fino alle 3, alle 3 torniamo a dormire per le altre 3:30.

Aura Miguel: Ma cosa cantate tra mezzanotte e tre ore, cosa succede in chiesa?

Dom Antao: Cantiamo in gregoriano gli stessi libri di 900 anni fa. Perché usiamo i manoscritti…copiamo e ripetiamo i manoscritti di 900 anni, da quando hanno cominciato i nostri Padri, e poi sono stati conservati. Cantiamo in gregoriano, un gregoriano un po’ diverso, perché si scriveva nei manoscritti con una piccola differenza. È interessante il fatto che, dopo il C.V. II, cantiamo in gregoriano, ma in portoghese. E se possibile in italiano e spagnolo. Qui in francese, tedesco o altre lingue non ci riesce. Abbiamo un’antifona, un responsorio in latino, poi si continua il salmo completo con la melodia gregoriana in portoghese.

Aura Miguel: Perché rendete questo momento di preghiera così solenne tra mezzanotte e le 3 del mattino?

Dom Antao: Bene, se abbiamo tempo, te lo dico nei dettagli. Quando è successo il restauro della chiesa monumentale, pagato dal consiglio di cultura dello Stato Portoghese, il direttore dei monumenti nazionali di Lisbona è venuto qua per vedere se lo Stato coprisse i costi o no. Ho accompagnato l’architetto che voleva sapere come erano i tetti, i legni marci…gli presentavo e spiegavo la chiesa, parlavo della della visita architettonica e dei motivi…parlavo sulla vita dei certosini. Indirettamente spiegavo perché qui cantiamo, qui mangiamo, qui passiamo la settimana. Quando abbiamo finito, qui alla porta della clausura, ho detto al maestro architetto: spero che tu abbia avuto un’idea di cosa è la certosa, anche se non ti ho fatto un sermone. Mi ha detto: “Padre, mi hai detto che vi svegliate a mezzanotte per cantare senza distrazioni. Io vado alla Messa solo di domenica pensando al calcio! Come possiamo lamentarci più tardi?”

Letteralmente mi ha detto questo (ride…).

Dom Antao: Bene…siamo solo attenti al testo del salmo. Cantiamo 150 salmi ogni settimana.

Aura Miguel: Ma voi potreste pregare ciascuno nella sua cella?

Dom Antao: Ho detto che sono 8 ore dedicate alla preghiera in totale. Parte di queste ore sono di lettura spirituale, ma sono 4 ore di canto. Ma in aggiunta, i sacerdoti diocesani hanno la liturgia delle ore tra 1 ora e 1:30 durante il giorno. Noi abbiamo tutte: prima, terza, sesta, nona…la liturgia delle ore che non sono cantate, ma pregate nella cella. C’è un’enorme differenza tra cantare un Gloria in Exelcis e un Te Deum, e pregare un Te Deum.

Aura Miguel: Spiegami perché.

Dom Antao: Non è lo stesso cantare e pregare. Salve Regina cantata è molto più impressionante, ha un’influenza molto forte su di me. Posso pregare la Madonna “Ave” o cantare un “Ave”. Per la Madonna è lo stesso, ma l’influenza in me è molto più grande. Quindi cantare è molto importante.

Aura Miguel: Ma sei un conversatore, come si percepisce, e che adesso sei già abituato qua. Ma immagina… non parlare con gli altri, con il vicino!

Dom Antao: Nonostante la mia facilità a parlare, ho un’inclinazione per la solitudine e il silenzio. Abbiamo un’inclinazione più interiore. Posso parlare e, sfortunatamente, noi Priori siamo “mezzi” certosini, perché siamo incaricati di parlare.

Aura Miguel: Sì, padre, allora è quasi una punizione essere qui fuori.

Dom Antao: Ma in ogni caso, per tendenza, quando sono entrato in certosa ho passato anni e anni da solo nella cella, e dopo sono arrivato qui già come maestro dei novizi.

 

Continua….

 

 

La presa di corrente

Risultati immagini per Solo dinanzi all'unico

Oggi vi propongo un estratto dal libro “Solo dinanzi all’unico”, di cui vi ho già parlato da questo blog.

Dom Jacques Dupont, priore della Certosa di Serra San Bruno dal 1993 al 2014, e procuratore generale dell’Ordine dal 1999, si esprime con una eloquente metafora.

“In questo grande edificio che è la Chiesa, la vita contemplativa ha il compito – o il posto – di una presa di corrente. Intendo proprio il dispositivo sistemato nel basso della parete dove infiliamo la spina, munita di una corda che la collega a una lampada. È essa – la presa – che assicura il contatto permanente con la fonte di luce, di calore e di forza, la Fonte eterna. [«Non è un ruolo esagerato, eccessivo?»] No, anzi è un ruolo umile e nascosto. Il contemplativo permette alla corrente di passare, ma egli a volte neanche vede la luce. Proprio come la presa, può trovarsi in una zona buia, dietro a un mobile o a una tenda. Non aspira a vedere o ad essere visto. Rimane nella pura fede. Veglia mentre è notte.

Da “Solo dinanzi all’Unico”, Luigi Accattoli a colloquio con il priore della Certosa di Serra San Bruno (Jacques Dupont), p. 30.

Fratello Garcia Gonzalez

converso al lavoro

Nell’articolo di oggi ancora la testimonianza di una vita esemplare di un fratello converso certosino.

Fratello Garcia Gonzalez

Professo della certosa di Paular

Garcia González è nato a Colmenar de Orcia, villaggio del regno di Toledo. Era una di quelle anime generose che entrano con impeto nelle pratiche della vita cristiana, che poi proseguono senza rilassamento e tendono alle più alte vette del sacrificio Considerando le massime del mondo alla luce della fede, si sentì sopraffatto da un disgusto insormontabile per le cose del tempo e sospirava solo per Dio Insensibilmente la sua pietà diventa più illuminata, la lotta contro il carattere più deciso; l’anima in una parola inizia a vivere una vita soprannaturale. Ecco perché non ha sorpreso nessuno, quando ha scelto di recarsi alla certosa di Paular per indossare l’abito di converso. Eravamo nel 1558. Aveva un concetto troppo alto della sua vocazione per non garantire o trascurare il suo successo. Alla base del suo edificio pose, come pietra angolare, la povertà evangelica. In realtà, quali sono tutti gli imperi del mondo, tutte le ricchezze della terra? È solo in questa condizione che può costruire in modo solido e duraturo, definirsi figlio di San Bruno e discepolo di Gesù Cristo, il povero per eccellenza. Di per sé, non c’era nulla di superfluo; mancava ciò che era necessario. Non voleva cambiare la sua cella proprio perché non trovava tutto ciò di cui aveva bisogno in lei. Mobili più completi, più vestiti, più utensili sarebbero legati alla professione di un uomo che, in effetti, è più infelice, l’ultimo dei mendicanti? Può fare ciò che gli sembra buono del boccone di pane che gli dà; il religioso non è libero di distoglierlo dal suo uso. I suoi vestiti, per quanto consumati, sembravano sempre troppo buoni. “Hai mai incontrato un povero uomo ben vestito?” Queste prelibatezze saranno forse paragonate a rigaglie, inezie ed esagerazioni. Coloro che sanno che cos’è la santità non la penseranno così. In queste piccole cose, l’anima testimonia allo stesso tempo un grande amore per Dio e uno zelo riflesso dalla perfezione. Per quanto riguarda l’obbedienza, continuava a dire che non aveva mai provato la minima difficoltà nell’eseguire gli ordini di un superiore. Un segno sarebbe stato sufficiente per farlo andare a piedi e senza viaggiare fino alla fine del mondo. Raccomandò ai suoi fratelli di abbandonarsi interamente ai disegni della Provvidenza, affermando che avrebbero trovato in questo abbandono di se stessi le forze prive di natura. “Non cercare, credi in me, per sottrarti da questo benedetto giogo. Ho sottoposto per primo il tuo giudizio; obbedire con la gioia dello spirito e la prontezza della volontà. È l’unico modo per non perderti. “La sua condotta non era altro che un commento a questa teoria. Un fatto dimostrerà come ha capito la santa indifferenza. Il Priorato di Paular ricevette un giorno l’ordine di mettere in risalto alcuni religiosi della sua comunità e di inviarli a Granada dove erano disposti ad inaugurare la vita comunitaria della nuova certosa.

Il fratello Garcia dovette far parte di questa piccola carovana. Aspettando l’ora della separazione, – un dettaglio di cui non ha nulla di cui preoccuparsi, – persegue il suo ritmo normale, pregando e lavorando con una calma sorprendente. Al segnale dato, i viaggiatori si riunirono all’ingresso della casa, dove il priore li benedirà un’ultima volta. Manca solo la chiamata, ed è proprio fratello Gonzalez. Lo cercano e non lo trovano né nella cappella di famiglia né nella sua cella. Dove può essere? Uno di loro ricorda di andare alla sua obbedienza e lo trova con il fatto di lavorare. “Cosa ne pensi,” disse lui? I confratelli stanno per perdere la calma. Vai nella tua cella e vieni il prima possibile. “E il buon Fratello rispose senza sentirsi commosso:” Ecco la chiave della cella. Sono pronto Dove è impostato per me? “E si lascia in questa strana veste. Il lavoro manuale può essere paragonato a un anello solido che fissa la leggerezza dello spirito, lasciandolo libero di ascendere a Dio. Il converso ardente, a cui ci consacriamo questa notizia, era sempre al primo posto nella loro stima la conoscenza dei loro doveri religiosi, ha studiato con umiltà e senza sosta nella condotta degli altri, senza alcun caso delle proprie virtù, anche se erano più che volgare. Una cosa rara tra gli uomini, vedeva in se stesso non più di difetti, in altri di buone qualità, e questo non per un motivo di invidia, ma per un motivo puro ed encomiabile. L’intera vita di Garcia González era stata solo una preparazione per la morte. I suoi quarantasette anni di professione erano una lezione per tutti. Una volta fortificato dai sacramenti della Chiesa, non distolse gli occhi dal cielo. Alla fine, dopo aver gettato i desideri più ardenti del suo cuore, mandò la sua anima ad unirsi eternamente con Dio, il suo unico amore e la sua fine suprema (18 settembre 1606).

Dom Marcellin Theeuwes è volato in cielo

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Dom Marcellin Theeuweesnell’ultima intervista

Carissimi amici una triste notizia ci ha raggiunti lo scorso 2 gennaio, proprio ad inizio anno l’ex priore Generale olandese ha lasciato la vita terrena. A distanza di una settimana voglio offrire alla sua memoria un ricordo che si unisce alle preghiere di noi tutti, estimatori della vita certosina e di quegli uomini che spendono la propria esistenza tra le mura di una certosa.

Ecco per voi una breve biografia di Dom Marcellin

Jacobus Johannes Maria, detto Jac, Theeuwes, nacque a Gilze-Rijen presso Bréda nei Paesi–Bassi, il 12 maggio del 1936 egli è il più giovane di sette fratelli. Ben presto Jac sentì la vocazione monastica entrando fin da giovanissimo dapprima per studiare, nell’abbazia cistercense di Marienkroon. E’ qui che egli successivamente prese l’abito monastico facendo la professione solenne. Ma la Provvidenza aveva in serbo per lui un altro percorso, difatti egli scopre attraverso la lettura di alcuni testi, la profonda spiritualità della vita certosina, e rimanendone attratto, decide di recarsi nella regione dell’Ain, in Francia nella certosa di Selignac facendo il suo ingresso il 7 dicembre del 1961. Entrando nei certosini Jac scelse all’atto della professione, avvenuta l’8 dicembre del 1966 il nome di Marcellin. Dopo esser stato ordinato sacerdote, il 25 giugno dello stesso anno, e fattosi notare per le sue doti, gli fu in seguito conferito l’incarico di Procuratore l’11 giugno del 1973. Nello stesso anno e con il medesimo incarico fu trasferito a Mougères, ma a causa della sopravvenuta soppressione di questa certosa Marcellin Theeuwes, fu costretto a trasferirsi il 17 novembre del 1977 alla certosa di Montrieux, nella regione del Var.

Trascorsi alcuni anni, il 27 aprile del 1983, Dom Marcellin fattosi apprezzare, fu eletto dalla comunità priore. Le sue eccellenti doti lo porteranno a diventare nel 1997, il priore della Grande Chartreuse, e dal 2005 alla morte di Dom André Poisson, egli diviene Reverendo Padre e Ministro Generale dell’ordine certosino, ovvero la massima autorità nella gerarchia certosina. Dom Marcellin Theeuwes è stato dunque il 72° successore di San Bruno, il quarto olandese nella storia dell’Ordine a ricoprire questa importante figura che deve garantire l’unità della famiglia certosina. Per motivi di salute, Dom Marcellin Theeuwes si è dimesso da questo incarico nel settembre 2012, chiedendo misericordia. L’accettazione delle sue dimissioni, gli è stata concessa sia dall’Ordine che dalla Santa Sede. I suoi ultimi anni li ha trascorsi ritornando nella Certosa di Montrieux, dove ha guidato i suoi fratelli come Priore. Si è spento lo scorso 2 gennaio a seguito di una lunga malattia.

Preghiamo, affinchè Dio e San Bruno lo accolgano in Paradiso!

Per una bizzarra coincidenza…lo scorso 6 gennaio la televisione olandese KRO / NCRV aveva nel suo palinsesto la programmazione di un’intervista, l’ultima, di Dom Marcellin Theeuwes rilasciata nello scorso settembre al giornalista Leo Fijen per il programma “Kloosterserie”. Prossimamente ve la proporrò, ma ora…..

Vi allego la vibrante testimonianza di Leo Fijen a seguito della scomparsa del compianto certosino da lui intervistato.

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Leo Fijen e Dom Marcellin Theeuwees

“Ho lavorato per la KRO per più di trent’anni e posso condividere le mie ricchezze nella fede e nella vita con gli spettatori. Tutti quegli anni e incontri mi hanno arricchito come essere umano. Lo scopri solo dopo. Poi vedi dove sei volato dalla curva e come sei diventato più saggio. Su quella strada non puoi fare a meno di guide che ti insegnano a dare un senso alle storie della tua stessa esistenza. La guida che mi ha insegnato la verità più profonda è senza dubbio Dom Marcellin Theeuwes. Per anni fu il priore di La Grande Chartreuse, quell’imponente monastero sulle montagne intorno a Grenoble, a 1000 metri di altitudine. I certosini vivono lì, diciotto ore al giorno in silenzio, quasi tutta la settimana da soli nella propria cella, senza una notte di riposo costante. Perché alle undici e mezza di sera si alzano per cantare e pregare insieme fino alle tre di notte.

Di questi certosini Dom Marcellin Theeuwes era il priore, a Grenoble ma anche di tutte le certose nel mondo. Ha guidato uomini che vivono nella solitudine, nella solitudine e nel silenzio e che cercano così Dio o si aprono a Dio. È una vita monastica che impressiona con rigore e richiede molta resistenza fisica dai monaci. La maggior parte dei novizi che iniziano con essi trovano molto difficile adattarsi. È semplicemente troppo pesante, mai una notte di sonno continuo, sempre in se stessi.

Era un sogno poter mai guardarci dentro. Nel 2004 quel sogno si è avverato, nella mia prima serie monastica. Avrei persino potuto passare una notte lì, senza una macchina fotografica. I suoi bagliori non sono i benvenuti. Non dimenticherò mai quella notte, come non dimentico mai il primo incontro con Dom Marcellin Theeuwes. Questo certosino di Rijen nel Brabante non è severo. È calmo, ha umorismo e può mettere le cose in prospettiva. Apparentemente, molto nella vita diventa relativo quando vivi per Dio, l’unico assoluto nell’esistenza dei certosini.

Con questo atteggiamento rilassato, Dom Marcellin Theeuwes parlò anche di Dio quindici anni fa. ‘Spesso guardo su. Sai cosa vedo? Niente di niente “, ha messo la sua ricerca in prospettiva e poi ha lasciato che guardasse nel suo cuore:” Talvolta ti chiedi se Dio ti ama ancora. Questa è una delle domande con la quale un eremita lotta con il più a lungo “. Poi mi ha mostrato la via, perché mi ha insegnato ad aprire la porta del mio cuore, a guardare le ombre della mia vita ed a sperimentare che Dio ti attende tra quelle delusioni. Questa è la più grande libertà che ci sia. Dom Marcellin Theeuwes ha sempre mantenuto quella saggezza, anche ora che è malato e sta affrontando la sua fine della vita in un monastero certosino, a 60 chilometri da Marsiglia.

Quindici anni dopo ho avuto il piacere e la fortuna di poter tornare ad intervistarlo. L’ho incontrato lo scorso settembre, è gravemente malato e può camminare solo con le stampelle. Ma la sua mente è lucida, la sua voce è potente e i suoi occhi brillano. Ha vissuto per Dio e vuole vedere Dio negli occhi. “Se il meglio della vita si è avverato, il mio sogno di essere un monaco certosino, potrebbe essere finita, questa vita”, ride. E poi lui mi porta nel chiostro verso il cimitero e mi mostra il posto dove sarà sepolto in seguito. Per la prima volta, una troupe televisiva può fare registrazioni in questo monastero dall’XI secolo. Marcellin Theeuwes ci insegna come morire. “Lasciami vivere e muoio di desiderio per Te. Tutto andrà bene”, prega senza sosta, giorno e notte. Con questa sicurezza osa morire e viene sepolto con la sua abitudine, con una croce senza nome. Perché Dio conosce il suo nome. Ed è abbastanza. “

Fratello Giorgio Vedrina

Fratello Giorgio Vedrina

Professo della certosa di Bologna

Fratello in cucina

Ancora una narrazione di vite esemplari di fratelli certosini, stavolta di un giovane italiano.

Originario di Reggio, un paese della Emilia Romagna, Giorgio Vedrina ha lavorato a lungo come muratore nella certosa di Bologna. Di solito in contatto con i buoni fratelli, di cui era in grado di osservare i più piccoli movimenti, cominciò a riflettere. Considerando da un lato, i vantaggi della vita del chiostro, e altri pericoli che si corrono senza numero nella virtù nel mondo, ha dunque deciso di chiedere al Padre Priore di poter diventare fratello converso. Questi, totalmente felice di questa conquista della grazia, lo accolse a braccia aperte. L’atteggiamento, finora solido e così cristiano, dell’aspirante era, indubbiamente, indicativo di una vocazione più nobile. Dopo aver passato le prove del noviziato, emise la professione il 26 luglio 1594. Gli fu affidata l’obbedienza della cucina, dove aveva fatto il suo debutto come aiutante, durante il suo postulato. Pieno di auto-disprezzo, si considerava sinceramente l’ultimo di tutti loro. Riferendosi alla casa paterna, dove prevaleva la più rigorosa frugalità, era considerato un ricco proprietario, ospitato come un principe, felice come un re. Pieno di rispetto per i superiori, corrispondeva ai suoi ordini con scrupolosa precisione. Con una parola da parte loro, si sarebbe gettato a capofitto nel fuoco o nell’acqua. Con un balzo, l’uomo santo era giunto all’obbedienza nel terzo grado. L’obbedienza che cerca la causa di un ordine è troppo curiosa. Non gli è permesso di avere occhi, se non di capire cosa gli manca. Nel mezzo di questo andirivieni, che causa l’obbedienza della cucina, il caro fratello ha mantenuto il controllo totale di se stesso. Modesto, sempre sorridente, unito visibilmente Dio in ogni cosa e tutto era pieno di attenzione ai suoi subordinati, nascondendo le loro false manovre quando non causato alcun danno alla comunità, scuotendo l’apatia per la sua attività costante, aggiungendo alla loro ordini, o una buona parola, o un pio riflesso, una preghiera giaculatoria: tutto ciò che è giusto per far applicare i principianti al duro lavoro delle mani. Giorgio Vedrina, ha testimoniato la stessa gentilezza con gli operai che lo aiuteranno in seguito nella vigna e nelle fattorie. Aveva il dono di istruirli e costruirli, senza stancarli. Non sapendo leggere o scrivere, gli piaceva sentire la vita dei santi. La sua ricca memoria gli fornì un certo numero di tratti edificanti, con i quali temperò le sue conversazioni con una nota di notevole pietà. Una di queste fattorie era situata a otto miglia dal monastero. Ogni sabato, sia in estate che in inverno, il fratello Giorgio andava, secondo la consuetudine, alla casa alta carica di frutta, uova, formaggio, vino, ecc … La domenica sera scese le loro piccole forniture per l’intera settimana. La sua faccia, splendente di sudore, brillava

la felicità. Dedicarsi al servizio della comunità, dare ai suoi fratelli, aiutare il prossimo, era tutta la sua vita, era tutta la sua felicità. Arrivò il momento in cui l’intrepido lavoratore dovette fermarsi, rovinato dall’età e dalle malattie. La comunità abituata a vederlo trionfare sempre sui suoi malanni, grazie alla sua indomabile energia, non voleva credere in una fine vicina. Lui stesso non pensava di essere così vicino al termine. L’illusione presto non fu più possibile. Non si può fare a meno di ammirare la calma e la forza dell’anima del morente. Nel mezzo dei dolori più acuti, né una lamentela né un movimento di impazienza persino involontaria. Ricevette i sacramenti e rispose alle preghiere con tale unzione, che mormorò l’assistenza alle lacrime. Finalmente, il tredici marzo dell’anno 1628, il servo di Dio entra in questa felice dimora dove il peccato non dimora: dimora della felicità infinita e della pace eterna.

Addio al Professor Hogg

James HOGG

James Hogg

(α10/03/1931 – 18/11/2018)

Un articolo oggi, un pò triste, mi è giunta la notizia della scomparsa del Pofessor James Hogg, eminente studioso dei certosini e fondatore di “Analecta Cartusiana”.

Una breve biografia ce lo farà conoscere meglio…

James (Lester) Hogg è nato il 10 marzo del 1931 a Birmingham, giovane intraprendente, ha completato i suoi studi a Londra e Cambridge con i titoli BA, MA e Bachelor in filosofia. Ha preparato il suo dottorato in storia presso l’ Università di Friburgo quando avvenne una svolta nella sua vita. Si convertì al cattolicesimo, e decise di entrare alla Certosa di Sélignac il 23 giugno 1961, ed abbracciare la vita monastica. Fece la professione il 24 giugno del 1964 prendendo il nome di Aelredo, e fu poi trasferito alla certosa di Farneta il 22 novembre del 1965.

Durante questo periodo si rese conto, che la sua vera vocazione era soprattutto la ricerca storica, seppure in campo religioso, pertanto decise di lasciare la vita monastica, uscendo dalla certosa il 24 giugno del 1968. Nel 1971, proseguendo gli studi, a cui decise di dedicare la sua esistenza, dette una tesi di dottorato all’Università di Salisburgo sula storia medievale delle cerimonie cartaginesi, e nel 1981 ha presentato la sua tesi di abilitazione nella letteratura inglese su Robert Browning ed il teatro vittoriano. Hogg quindi si profilò come storico dell’ordine certosino. È stato editore della serie Analecta Cartusiana da lui fondata nel 1970, curando e pubblicando oltre 350 libri interamente dedicati all’Ordine Certosino: storia, liturgia, architettura, legislazione, spiritualità,ed organizzando diversi convegni. Qui l’elenco delle sue opere.

Hogg fu nominato professore presso l’ Università di Salisburgo, dove ha insegnato dal 1971 e fino al 1996. Le sue numerose pubblicazioni scientifiche – più di 400 – trattano di letteratura britannica contemporanea, con letteratura elisabettiana, poesia romantica e il dramma della Restaurazione.

Tra il 1994 e il 2000, Hogg è stato anche co-editore della rivista letteraria The Poet’s Voice. E’ stato il proprietario ed editore della serie scientifica Salzburg Studies in English Literature. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro scientifico, ad esempio nel 2006 il presidente francese Jacques Chirac, lo ha nominato Cavaliere della Legion d’Onore, il più alto ordine di merito di Francia. La provincia della Bassa Austria lo onorò con la Grande Decorazione d’Onore, la diocesi di St. Pölten con l’ Ippolito in oro.

A molti studiosi mancherà la sua personalità calorosa e piuttosto bizzarra ma genuina, aveva scelto come sua assistente Paula, un pappagallo ara che restava appollaiato sulla sua spalla.

Hogg and Paula

Nel 2010 Cartusialover (sito) ha avuto l’onore di essere inserito con la dicitura “Site très complet sur les chartreuses italiennes” nella versione online di Analecta Cartusiana.

Egli, sarà ricordato da noi per la sua incessante e totale dedizione agli studi sull’Ordine Certosino, e poi che dire… da monaco mancato a grande studioso dei certosini, la Provvidenza ha così voluto!

Il professor James Hogg, si è spento lo scorso 18 novembre a Seeham, a 20 chilometri da Salisburgo, dove da tempo era residente, e lì si svolgeranno i funerali il prossimo 28 novembre. Uniamo le nostre preghiere per la sua anima.