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Ma quanto ci conosce Gesù?

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Oggi cari amici, voglio farvi conoscere un monaco certosino olandese, autore di numerosi scritti sulla vita certosina e non solo. Vi proporrò alcuni dei suoi testi, ma dapprima conosciamolo meglio.

Tarcisio Jan Geijer, nacque il 9 giugno del 1907 a Leyde (Paesi-Bassi). Egli fece la professione solenne presso la certosa di La Valsainte in Svizzera, il 15 agosto del 1929. Per le sue enormi qualità, svolse le mansioni di coadiutore dal 1934 al 1940, anno in cui partì per raggiungere la certosa di Pleterije. Dal 1944 al 1945, Dom Geijer fu rettore e dal 1945 al 1946 svolse i compiti di Procuratore, in seguito dal 1946 al 1947 fu Maestro dei Novizi. Dal 1947 fu trasferito alla certosa di Calci a Pisa, dove fu Maestro dei Novizi fino al 1961, successivamente giunse a Serra San Bruno dove rimase dal 1961 al 1964. Alla metà di quest’anno, fu nominato coadiutore della certosa di Vedana, dove rimase fino al 1977, per poi fare ritorno alla certosa di Pleterije, dove si spense la sua vita terrena il 27 novembre del 1992, quando aveva l’incarico di Vicario. Come vi dicevo, egli ha scritto molti testi, diversi destinati ai novizi del quale è stato un egregio Maestro.

Vi propongo in questo articolo uno dei suoi scritti, ovvero una stupenda riflessione sulla conoscenza che Gesù ha di ciascuno di noi:

Ogni anima può dire: Gesù mi conosce e mi ama non in modo generico ed astratto, ma nella concretezza dei miei bisogni, dei miei desideri, della mia vita; e per lui conoscermi ed amarmi significa farmi buono, avvolgermi sempre più nella sua grazia, santificarmi.

Appunto perché mi ama, Gesù mi chiama per nome: mi chiama, quando nell’orazione, mi apre nuovi orizzonti di vita spirituale, oppure mi fa conoscere meglio i miei difetti, la mia miseria; mi chiama quando mi rimprovera o purifica mediante la sofferenza e quando mi consola e mi incoraggia infondendomi nuove forze e fervore; mi chiama quando mi fa sentire il bisogno di maggiore generosità, quando mi chiede dei sacrifici o mi concede delle gioie e più ancora quando desta in me un più profondo amore per lui.

Di fronte alla sua chiamata il mio atteggiamento deve essere quello della pecorella affezionata, che sa riconoscere la voce del suo Pastore e sempre lo segue”

Dom Bonaventure Eymin

Il personaggio di cui voglio parlarvi nell’articolo odierno, è un certosino che fu nominato Priore Vicario Generale dell’Ordine, ma per un tempo brevissimo. Conosciamone la sua storia.

Bonaventure Eymin, era entrato alla certosa di Valbonne dove fece la professione solenne, ma solo successivamente fu nominato priore alla certosa di Durbon. Era in carica quando scoppiò la Rivoluzione Francese, e pertanto dovette rifugiarsi nella certosa svizzera di la Part-Dieu. Fu qui che ebbe l’opportunità di conoscere il Reverendo Padre Vicario Generale, Dom Romuald Moissonnier, che seppe apprezzare la sua scienza, le sua virtù e la sua prudenza.

Quando nel luglio del 1816 Dom Romualdo, partì per raggiungere la Grande Chartreuse, consapevole della sua imminente morte, volle nominare colui che avrebbe ricoperto, dopo di lui, l’ufficio di Vicario Generale; scelse dunque senza esitazione Dom Bonaventura Eymin. Dopo la morte di Dom Moissonnier avvenuta undici giorni dopo del suo arrivo alla Grande Chartreuse, il nuovo Vicario Generale dovette lì recarsi per presiedere all’elezione di un Generale.

Il 16 settembre 1816, Dom Grégoire Sorel fu nominato Priore della Certosa e Generale dell’Ordine. I tre Vicari e Generali, che erano stati a capo dell’Ordine durante la Rivoluzione francese, cessarono allora il ruolo che avevano così degnamente svolto. Dom Eymin fu, successivamente, con il consenso della Santa Sede, nominato Coadiutore del Generale, il 16 settembre 1822; ma non poteva rendere alcun servizio al reverendo padre Sorel. Il giorno stesso in cui doveva iniziare il suo nuovo ufficio, infatti, si ammalò e morì pochi mesi dopo, il 18 dicembre 1822, dopo aver edificato i suoi fratelli con la sua umiltà ed immensa pietà.

Dom Bonaventure Eymin aveva vissuto cinquantasette anni nell’Ordine dei Certosini.

La Monachella di San Bruno è beata!

Monachella beata

L’articolo odierno è rivolto a tutti i miei lettori, ma soprattutto a coloro che seguono questo blog dal 2010, allorquando pubblicai un’articolo su “La Monachella di San Bruno“. Ebbene, trascorsi diversi anni la causa di beatificazione di questa pia donna, è andata avanti fino alla recente proclamazione di beata, avvenuta lo scorso 3 ottobre. Il 18 dicembre 2017 papa Francesco aveva autorizzato la promulgazione del decreto con cui Mariantonia Samà è stata poi dichiarata Venerabile e, il 10 luglio 2020, quella del decreto relativo a un miracolo ottenuto per sua intercessione, aprendo la via alla sua beatificazione.

Un breve video riassume la vita della neo beata Mariantonia Samà, ed a seguire una preghiera da rivolgere alla Monachella di San Bruno.

VIDEO

https://gloria.tv/?embed=%2B&post=4jS6wBkZQNqBEbutk2PC4wAGR

Preghiamo.

Padre misericordioso,

non cesseremo mai di ringraziarti

per aver donato a queste terre del Sud

la dolce ed umile creatura Mariantonia Samà

che a te si consacrò

donandoti il suo cuore e la sua sofferenza.

Giacque immota in un letto

per quasi sessant’anni

senza un lamento, una lacrima,

un moto di sconforto.

Ella trovò nella preghiera

e nell’Eucaristia la forza

per sorridere agli altri

che venivano a lei per essere ascoltati e consolati.

Pregando Te e la Beata Vergine, Salute dei malati,

divise il pane che le veniva donato

con i tanti indigenti

del contado.

Così visse.

Morì fissando dal giaciglio

il quadro del “suo Bel Gesù”.

Volle offrire il suo lungo e ininterrotto dolore

per riparar le offese al Sacro Cuore

e rendere più santi i ministri ordinati.

O Padre, concedici oggi la grazia che imploriamo per sua intercessione…

Proclamata Beata dalla Chiesa, concedici la gioia

di saperla glorificata come santa

in cielo e sulla terra.

Amen.

[Tre Pater, Ave, Gloria]

Dom Jean Pégon

per priori generali

Oggi voglio portarvi a conoscenza di Dom Jean Pegon il Priore Generale che fu in carica dal 1649 al 1675 e che precedette Dom Innocent Le Masson.

Chi era costui?

Jean Pégon appartenente ad una onorevole famiglia dell’Alvernia, nacque in una piccola frazione del comune di Langeac nel 1590. Da giovanissimo, diede addio al mondo volendosi ritirarsi nella solitudine di un chiostro,

Dopo essersi presentato, nel 1611, alla Grande Chartreuse il Reverendo Padre Dom Bruno d’Affringues, pur sapendo apprezzare gli uomini con vocazione, dopo averlo esaminato, ritenne prudente opporsi alla sua ammissione, perché non lo trovò né sufficientemente istruito, né abbastanza robusto. Tuttavia, mosso dal dolore manifestato dal giovane postulante Jean , e commosso dal suo ardente desiderio di consacrare la sua vita a Dio, tra i figli di san Bruno, gli disse: “Potresti, forse, avere qualcosa”.se ti rechi alla Chartreuse de Beaune; “Essa è stata assalita dai protestanti, e sette dei” suoi religiosi sono stati massacrati, la Certosa è appena emersa dalle sue rovine ed è priva di soggetti, “Non sarà difficile… Vai a vedere.» Così licenziato Jean Pégon si presentò e fu accolto in questo monastero. Trentotto anni dopo, dopo aver occupato i più importanti incarichi dell’Ordine, e lasciata ovunque la fama di amministratore fuori dal comune l’ex Postulante, licenziato dalla Grande Chartreuse perché poco capace, vi tornò con il titolo di Generale. A Beaune, egli fece la professione solenne l’11 giugno del 1612, fu poi sacrista e poi procuratore nel 1619. Pochi anni dopo, Dom Pégon fu nominato Priore di questa Casa, che diresse per qualche tempo con la massima saggezza; ma, nonostante il suo desiderio di rimanere in questo monastero dove stava facendo del bene, dovette sottomettersi alla volontà dei suoi superiori. Il Capitolo Generale, che aveva bisogno di amministratori prudenti e di personaggi di riconosciuta santità, per far fiorire la disciplina in alcuni monasteri, lo mandò a dirigere successivamente le Certose di Troyes prima come rettore, nel 1629, e poi come priore nel 1630, priore a Val-Saint Pierre nel 1632, e priore a Digione nel 1639, lo nominò poi Visitatore delle Province di Francia e Piccardia. Alla morte del Reverendo Padre Dom Léon Tixier, i Religiosi della Grande Chartreuse, pieni di stima per i suoi meriti e le sue virtù, lo scelsero come Generale dell’Ordine, verso la fine dell’anno 1649. Dom Jean Pégon seppe con la bontà e la sua dolcezza conquistare l’affetto dei suoi Religiosi. Dedito al bene spirituale del suo Ordine, riuscì a ristabilire la disciplina certosina in un certo numero di Case che sembravano abbandonarsi al rilassamento. Il suo ideale era la perfezione religiosa. Amico delle belle lettere, ha unito una vasta erudizione con una purezza e un’eleganza di stile che hanno dato un valore reale ai suoi discorsi ed ai suoi scritti, fu noto per la sua eloquenza. A lui si deve la magnifica Mappa dei Generali dell’Ordine, incisa nel 1649.

Il mantenimento e la prosperità della Grande Chartreuse furono, per il nuovo Generale, oggetto di cure speciali. Un testimone oculare, in appunti manoscritti sull’origine e la situazione delle Case dell’Ordine, ci dice che “dopo tante disgrazie, la Grande Chartreuse è ora in così buone condizioni che solo il ricordo delle sue perdite rimane senza alcun segno dei suoi incendi e gli incidenti del passato, soprattutto per le belle riparazioni che il Reverendo Padre Dom Jean Pégon, ora saggiamente e felicemente governando l’Ordine, ha fatto lì e si preoccupa ogni giorno di aumentare, avendo adornato la chiesa con il quadro che vediamo lì e comprò i quattro grandi candelieri che stanno davanti all’altare maggiore. Fece realizzare anche i ricchi abbellimenti all’ingresso del cancello del cimitero; infine in parecchi altri luoghi lascia ai posteri testimonianze storiche della sublimità del suo genio e dello zelo che ha e per il bene universale dell’Ordine e per l’utilità di questa Casa di Certosa; Dio lo preserva e gli dà gli anni che merita. Dom Pégon amava molto la solitudine; per questo, nel desiderio di ottenere di volta in volta qualche giorno di ritiro, fece costruire, intorno al 1660, nella solitaria valle di Tenaison, una cappella in onore di San Giovanni Battista e una casetta dove si ritirava ogni anno per trascorrere alcuni giorni in preghiera e meditazione. Là dimenticò le tante faccende dell’Ordine e pensò solo a Dio e alla salvezza della sua anima. Nonostante la sua veneranda età, Dom Jean Pégon ha sempre voluto essere vincolato dalle austerità della Regola e dagli obblighi del suo ufficio. Il giorno prima di morire scriveva ancora la sua corrispondenza da solo e non depose la penna, per così dire, finché non spirò. Morì, rimpianto dai suoi religiosi, il 15 ottobre nell’anno 1675. La Carta del Capitolo Generale del 1676 traccia in poche righe il ritratto di questo eminente Generale. “Abbiamo appena perso il reverendo padre Dom Jean Pégon, priore di Chartreuse; sempre colmo del più tenero amore per Nostro Signore, visse sessantacinque anni in mezzo a noi, famoso per le sue virtù di ogni genere, soprattutto per la sua notevole prudenza e dolcezza; caro, al di là di ogni espressione a Dio ed a chiunque lo abbia conosciuto: per ventisette anni ha sostenuto il mondo certosino con le sue instancabili opere; infine, dopo una serie di punizioni subite per il suo Ordine, tenendo, come un altro Mose, gli occhi alzati al cielo per due ore, morì all’età di ottantacinque anni, il più anziano di tutti i certosini di questo tempo”.

Dom Anselme Marie Bruniaux

R.P._Anselme-Marie_Bruniaux

Oggi voglio farvi conoscere Dom Anselme Marie Bruniaux, diventato nel 1879 il 65° Priore Generale dell’Ordine certosino.

Anselme Hubert Bruniaux, nacque a Saint-Martin-sur-Ecaillon (Nord) il 7 luglio 1823. Egli fu ordinato sacerdote nel 1847 della diocesi di Cambrai, e fu professore al Petit Séminaire di Cambrai, poi Direttore dell’Institution Notre-Dame des Victoires a Roubaix. Decise poi di entrare il 3 ottobre del 1859 alla Grande Chartreuse, dove fece la professione solenne il giorno di Ognissanti, 1 novembre del 1860. Fu incaricato come Maestro dei novizi, e successivamente andò alla certosa svizzera di La Valsainte per fare il Vicario. Nel 1869 fu nominato priore della certosa di Valbonne, e convisitatore di una Provincia francese, ma dopo dieci anni, il 1 marzo del 1879, fu eletto Priore della Grande Chartreuse e quindi Generale dell’Ordine. Il suo generalato fu contraddistinto da una enorme devozione al Sacro Cuore. Egli morì in carica l’8 ottobre del 1892 ed il Vescovo di Grenoble Amand-Joseph Fava, pronunciò una sentita orazione funebre.

Questo 65° Priore Generale è ricordato tra l’altro per aver donato al Pontefice Leone XIII° la Villa San Bruno a Roma, di proprietà certosina, al fine di fondare l’Istituto Pio IX dei piccoli artigiani di san Giuseppe il quale si dedicava all’educazione in particolare alla formazione professionale ed ai giovani lavoratori.

Inoltre Dom Bruniaux, nel 1892 contribuì alla fondazione dell’ospedale di Saint Laurent du Pont nei pressi della Grande Chartreuse.

Dammi piena umiltà!

Firenze - Rutilio Manetti, <i>Beata Margherita Certosina</i>, tela, 1620-1625

beata Margherita (Rutilio Manetti 1620- 1625)

Oggi voglio proporvi un estratto da Pagina meditationum (Libro di meditazioni) della monaca certosina, la beata Margherita d’Oyngt, dal titolo Dammi piena umiltà.

Parole pregne di devozione e trasporto verso il Signore che ci fanno comprendere la sua richiesta di totale umiltà.

Dammi piena umiltà!

Marguerite d’Oyngt

(Meditazioni dalla 101 alla 111)

(101) Caro Signore, quando sono caduta per la mia debolezza, mi hai sollevato così rapidamente per la tua grazia; quando ero sola, mi hai dato la tua dolce consolazione. E quando hai fatto tutto questo, mi hai mostrato un tale onore e una tale grazia che non posso dirlo o descriverlo perché non ne sono degna. Ma allora non posso fare a meno di pensare a te, ma non quanto devo o ho bisogno. Caro Signore, sono stupita di come la mia anima non lasci il mio corpo quando ci penso. (105) Mio caro Signore, infatti, quando guardo bene le grazie e le benedizioni che mi hai mostrato e le più grandi ricompense che prometti a coloro che ti servono, la mia mente è completamente cambiata e tutto il desiderio di avere pietà di te. (106) E d’ora in poi voglio regolare tutta la mia vita per amarti e il mio tempo per servirti. Riguardo al tempo passato, caro Signore, il tempo che ho usato così male a causa dei miei peccati e della mia negligenza, ti chiedo misericordia e perdono effettivo. E ti supplico, e ti supplico per la tua misericordia, e per la tua grande misericordia, di concedermi una tale completa umiltà che io possa nutrire e custodire dentro di me il fuoco del tuo santo amore, che, come il fuoco sulle braci, non si spegne. E ti chiedo di eleggermi per la tua parte gloriosa e di rimuovere da me tutto ciò che potrebbe non piacerti da me. E vi chiedo di darmi la grazia dello Spirito Santo per illuminarmi e insegnarmi a portare i degni frutti della penitenza. (108) Mio amato, caro Signore, in verità, quando penso bene ai tuoi dolori e alle tue afflizioni, che hai sofferto per amore per me in questo mondo, tutto ciò che prima mi piaceva e mi rallegrava si rivolge a me. e tutto ciò che finora è stato difficile e difficile da sopportare e sopportare si trasforma in dolcezza e consolazione – e amo chi mi disprezza tanto quanto chi mi apprezza molto. (109) Caro Signore, scrivi nel mio cuore quello che vuoi che faccia. Scrivici la tua legge, scrivi in essa i tuoi comandamenti in modo che non vengano mai cancellati. (110) Caro Signore, so bene che tutta la mia carne è piena di pigrizia e sonnolenza, ma il mio spirito è pronto a fare la tua volontà. (111) Caro Signore, non voglio essere confortata da nessuno tranne te. Ma quando mi ricordo di te, mi rallegro del desiderio e dell’amore per te, caro Signore.

Dom Jean-Baptiste Mortaize

mappa

L’articolo di oggi voglio dedicarlo a celebrare la memoria del 61° Priore Generale dell’Ordine certosino Dom Jean-Baptiste Mortaize.

Joseph-Casimir Mortaize nacque il 27 marzo del 1789 a Rabat-les-Trois-Seigneurs in una famiglia molto religiosa, che avviò attraverso il parroco del paese, amico di famiglia, il piccolo Joseph allo studio del latino. Crescendo, il ragazzo fu mandato nel collegio di Pamiers per proseguire gli studi, per poi giungere nel seminario maggiore di Tolosa. Ben presto, egli divenne diacono e successivamente decise di entrare alla Grande Chartreuse il 9 aprile del 1824, soltanto l’anno seguente il 24 giugno del 1825 emise la professione solenne, scegliendo il nome di Jean-Baptiste. Fu poi incaricato dai superiori del corso di teologia e iniziando i postulanti alla recita dell’Ufficio Divino ed ai vari usi e cerimonie proprie dell’Ordine certosino. Il suo zelo e l’osservanza per le rigide regole erano apprezzate dai suoi confratelli più anziani, Dom Mortaize insegnava con passione ai giovani l’amore per la solitudine e per la preghiera.

Nel 1827, viste le sue attitudini verso i giovani fu nominato maestro dei novizi e nel 1829 divenne vicario ed a causa della cattiva saluta del Priore Generale Benedetto Nizzati, spesso lo sostituisce nelle sue funzioni. A causa di ciò venne eletto, all’unanimità ed al primo scrutinio, Priore e Generale dell’Ordine il 6 ottobre del 1831.

A soli quarantadue anni Dom Jean-Baptiste Mortaize, si trova a dover affrontare diverse questioni, egli le affronterà dando nuovo slancio e nuova linfa all’Ordine di San Bruno. In quel tempo alla Grande Chartreuse, molti e diversi erano gli usi ed i costumi dei confratelli di età molto avanzata e provenienti da varie certose dopo la riapertura del 1816. Si narra, che già dal giorno della sua elezione egli si mise al lavoro per far si che venisse rispettata la stretta osservanza degli Statuti, il suo motto fu “Statuto, tutto lo Statuto, nient’altro che lo Statuto”.

La regola imponeva un giorno a settimana di digiuno a pane ed acqua, ed egli dispose, per evitare rilassamenti, che ne fossero tre! Egli riuscì comunque a plasmare i vecchi monaci con i nuovi che egli aveva formato meticolosamente.

Si adoperò alacremente per il ripristino del Capitolo Generale che potè svolgersi nuovamente il 2 luglio del 1837, dopo quasi cinquant’anni di sospensione forzata.

Anche la distilleria del famoso liquore Chartreuse fu nuovamente attiva nel 1840.

Con enormi sacrifici, ma con una costanza ferrea Dom Mortaize concepì il restauro della Certosa di Montrieux e nel1844 quello della certosa di Le Reposoir. Anche alla Certosa di Pavia riuscì a far insediare nuovamente una comunità certosina, in precedenza allontanatasi.

Tra le sue iniziative vi furono le ricostruzioni dei villaggi di Saint-Pierre-de-Chartreuse e di Saint-Laurent-du-Pont ricostruiti a spese del monastero in seguito agli incendi del 1845 e del 1854.

Nel 1852, fu fondata la certosa femminile di Montauban, e nel 1854 si adoperò per il restauro della certosa di Portes e nel 1858 di quella di Vauclaire, ed inoltre fu l’artefice del ripristino della certosa svizzera di la Valsainte. Operò altri interventi di restauro nella Grande Chartreuse. Nonostante la sua intensa attività nel corso dei trentadue anni del suo generalato, Dom Mortaize non smise di chiedere sempre di dimettersi a causa della sua estrema umiltà. Per poter terminare il suo mandato dovette chiedere ed ottenere da Roma di potersi dimettere, fu così che il 16 febbraio 1863 egli decise di trasferirsi alla certosa di Pavia dove chiese “una umile cella nel chiostro” . Gli ultimi anni vissuti da Dom Jean-Baptiste Mortaize furono all’insegna del totale isolamento e della convivenza con una fragilità cardiaca. La sera del 15 gennaio del 1870 fu sorpreso da un violento attacco di endocardite che stroncò la sua vita terrena, elevando la sua anima a godere della luce del Signore per l’Eternità. Le sue spoglie mortali furono poi trasferite alla Grande Chartreuse dove furono seppellite, nel cimitero con le croci di pietra riservato ai Priori Generali, nella prima sepoltura a sinistra.

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”Allez au diable Vauvert”

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Nell’articolo odierno voglio parlarvi di una locuzione presente nella lingua francese, un pò in disuso e di cui molti non ne conoscono l’origine.

Essa, è legata ai monaci certosini. Ma perchè?

E’ necessario fare una premessa storica, a Parigi, a sud delle mura cittadine, in piena campagna, nel Medio Evo, il Re Roberto II il Pio si fece costruire un piccolo castello chiamato «Vauvert» ovvero val verde. Alla morte del re, nessuno volle abitare questo maniero, il quale cadde in rovina risultando parzialmente diroccato.

Si diffusero, in quel luogo abbandonato, molteplici leggende che fecero assumere a quella località la denominazione di Diable Vauvert, ritenendola infestata da spiriti malvagi e da demoni. Diamone però una spiegazione razionale, siccome c’erano molte cave nelle vicinanze e il vento, che vi si introduceva, produceva rumori sinistri e sibili simili a lamenti, tra la gente si diffuse l’idea che i diavoli si erano impossessati di quei luoghi.

Questa area periferica di Parigi, a causa di questa malfamata reputazione, era evitata da tutti sia di giorno che di notte, diventando un rifugio di reietti e malviventi.

Questa pessima fama durò per circa due secoli, allorquando Re Luigi IX il santo, nel 1257 decise di fondare una certosa a Parigi. Fu così che un gruppo di certosini provenienti dalla certosa di Val-St.-Marie, si insediò dapprima nel bosco di Gentilly, per poi giungere nel castello abbandonato di Vauvert il 21 novembre 1258, ubicato fuori le mura della città. L’arrivo dei monaci in quella zona pericolosa, riuscì a bonificare un territorio tristemente noto perché covo di dannati.

Tra realtà e leggenda vi riporto le cronache dell’epoca che ci raccontano che, per tre giorni, il primo Priore Dom Jean de Josserand ed i suoi 12 confratelli rimasero in preghiere, «tra tuoni, lampi e un forte puzzo di zolfo». I diavoli erano, ovviamente, riluttanti, ad abbandonare il loro ritrovo. Ma, «constatando che non avevano nessun poter sui religiosi, si videro costretti a lasciare il posto».

Pertanto ancora oggi, in francese si dice “Allez au diable vauvert» come sinonimo di «mandare a quel paese o andare in malora..» o anche «Vivre au diable vauvert» per indicare «vivere fuori mano».

chartreux

Ma cosa accadde poi a quella certosa parigina?

Re Luigi IX concesse forse come ricompensa ai certosini un grandissimo terreno che corrispondeva all’attuale area dove oggi possiamo ammirare le Jardin du Luxembourg.

Bisognerà attendere poi il 1325 affinchè la costruzione sia completata

Dunque i certosini si installarono nei pressi di Parigi e vi rimasero per circa cinque secoli, fino a quando ad ottobre del 1792, termine legale delle leggi rivoluzionarie, che costrinse la comunità ad abbandonare Vauvert.

Questo articolo ho deciso di pubblicarlo oggi, poichè è mia intenzione celebrare la memoria dell’ultimo priore della certosa parigina, Dom Félix Prosper de Nonant, morto ghigliottinato il 9 luglio del 1794.

Félix nacque a Nogent-le-Rotrou (Eure-et-Loire) nel 1725, fu dapprima capitano dei carabinieri, e successivamente volle abbracciare la vita monastica certosina, facendo la professione nella certosa di parigi l’8 febbraio 1761. In seguito fu Vicario a Rouen nel 1775, poi procuratore a Parigi nel 1776 , fu eletto priore lì nel 1778. Ha optato per la vita comune nel 1790, ha prestato giuramento di libertà-uguaglianza ma, rifiutò l’abdicazione, e fu brutalmente ghigliottinato. Un martire che volle difendere fino all’ultimo la Fede cristiana. Vi lascio ad una sua considerazione:

“Chi non conosce i piaceri della nostra condizione, nascosti sotto le spoglie di una vita austera, potrebbe farti credere che gemiamo sotto il peso delle catene che ci legano al servizio di Dio; potrebbero farti pensare che non siamo liberi. È piuttosto dal turbine del mondo e dalla schiavitù delle passioni che ci siamo ritirati, per diventare più liberi nella calma della solitudine e nella pratica dei consigli evangelici. Ci lascerete quindi godere, Nostro Signore, di questa libertà che amiamo e di questa felicità di cui godiamo”.

Chartreuse de Paris

Chartreuse de Paris

La Chartreuse aux chartreux!

Saint-Pierre-de-Chartreuse,_Grande-Chartreuse,_les_chartreux_en_promenade,_p34_L'Isère_1900-1920

Cari amici, lo scorso 29 aprile vi ho narrato la triste espulsione subita, nel 1903, dai monaci certosini dalla Grande Chartreuse, con il conseguenziale esilio della comunità monastica in Italia, a Farneta.

La certosa di Farneta diventava così la Casa Generalizia dell’Ordine.

Ebbene, dopo trentasette anni di esilio, nel 1940, i certosini poterono tornare in Francia grazie all’audacia del Padre Generale, Dom Ferdinand Vidal.

Ma chi era costui?

Dom Ferdinand Vidal

Clément Vidal nacque a Saint-Vincent-d´Olargues (Hérault) il 30 gennaio 1883. Dopo gli studi al seminario maggiore di Montpellier, fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1907. Decise di enrare nei certosini nel 1913, ed emise la professione alla certosa spagnola di Montalegre l’8 settembre 1914. Fu dapprima maestro dei novizi e poi Vicario di questa casa, fu poi fu inviato in Francia l’8 ottobre 1928, per presiedere alla riapertura della certosa di Sélignac.

Divenne poi assistente del superiore della certosa di Tarragona il 14 ottobre 1929 e poco dopo svolse il ruolo di procuratore della Grande Chartreuse (in esilio). È stato eletto priore della Grande Chartreuse (a Farneta) il 2 marzo 1938. Il 21 giugno 1940, durante la guerra mondiale, riuscì a venire in Francia ed a reinsediare, come vedremo, la comunità certosina alla Grande Chartreuse.

Il ritorno della comunità della Grande Chartreuse fu opera sua, è stato lui a progettarlo ed a realizzarlo. Ha avuto la grande gioia e la pesante responsabilità di riportare i certosini nella culla del loro Ordine.

Il Capitolo Generale del 1967 gli concesse, come vedremo, la misericordia. Dom Vidal morì alla Grande Chartreuse il 3 febbraio 1976.

Ma come si svolsero i fatti che consentirono il reintegro dei certosini?

Il 2 marzo 1938, la comunità di Chartreuse, con sede a Farneta, elesse come Generale dell’Ordine, il suo Procuratore, Dom Ferdinand Vidal.

Le popolazioni dei paesi de Delfinato non si erano mai rassegnate all’allontanamento coatto dei certosini, anzi al contrario mostrarono una toccante tenacia nel preparare e facilitare il loro ritorno.

Nel 1912, un giornalista di Grenoble, il signor Léon Poncet, attirò l’attenzione di tutta la Francia sulla situazione critica della Grande Chartreuse, i cui edifici abbandonati minacciavano la rovina. Questo appello fu raccolto da letterati, artisti, giornalisti, politici che risposero con eloquenti appelli a favore della conservazione del famoso monastero di Grenoble. Tutto questo clamore fece si che Léon Bérard, allora Sottosegretario di Stato per le Belle Arti, stabilì che la Grande Chartreuse e le sue dipendenze fossero classificate tra i monumenti storici. Anche il vescovo di Grenoble, monsignor Caillot, per evitare rigurgiti antireligiosi, contribuì incoraggiando il ritorno dei certosini nella culla del loro Ordine. Il 29 maggio del 1927, a seguito di una imponente campagna di propaganda che coinvolse l’opinione pubblica, si riunirono a Voiron circa cinquemila persone che chiedevano a gran voce la restituzione della “Chartreuse aux Chartreux!“.

Ma a questo movimento per il reintegro vi era l’opposizione politica dei fautori delle leggi antireligiose, che avevano anche previsto di trasformare il monastero in un “Centro universitario estivo”, ciò suscitò indignazione generale e forti proteste.

La rinascita della Grande Chartreuse come casa madre dei certosini divenne nell’opinione pubblica, un obiettivo da raggiungere a tutti i costi ed al più presto.

Gli eventi che fecero seguito ne accelerarono il ritorno, difatti quando scoppiò la guerra del 1939, ed i monaci erano ancora in esilio a Farneta, il governo italiano fece sapere attraverso il Vaticano che se l’Italia si fosse trovata coinvolta nel conflitto, il clero francese non si sarebbe dovuto preoccupare.

Nel maggio 1940 le cose andarono diversamente, sebbene Benito Mussolini avesse ufficialmente assicurato ai certosini francesi la sua personale protezione, se l’avessero richiesta, il Reverendo Padre Dom Vidal non ritenne opportuno ricorrere ad essa. Decise di lasciare l’Italia senza indugio. La Divina Provvidenza aveva creato l’occasione per far recuperare la propria culla all’Ordine!

Inoltre, anche i diplomatici francesi ne consigliarono la partenza.

Il 23 maggio il Reverendo Padre ha inviato al Sig. Georges Mandel, allora Ministro dell’Interno, un telegramma con questo testo lapidario: “Invitato a lasciare l’Italia, con la comunità francese, chiedo a Vostra Eccellenza di mettere a nostra disposizione il monastero della Grande Chartreuse”. Il 29 maggio, Dom Vidal affrontando i rischi di questo esodo, arrivò a Grenoble con un piccolo gruppo di confratelli francesi, e si stabilì vicino a Voiron, a Orgeoise, nella piccola residenza dei Fratelli conversi responsabili della fabbricazione del famigerato liquore.

La risposta a quel telegramma non arrivò direttamente, ma a seguito di varie intermediazioni, vi fu una intenzione verbale che consentì il rocambolesco ritorno.

Essendo l’esercito tedesco giunto a Bourgoin, l’indomito Dom Vidal essendo intenzionato a tornare al monastero prima del loro arrivo, decise di farlo informando il governo della sua decisione e dei motivi che l’avevano motivata.

La sera del 20 giugno, con Dom Bernard e Dom Michel, il Reverendo Padre Dom Vidal arrivarono in automobile a Saint-Pierre-de-Chartreuse, dopo aver attraversato i posti di blocco preparati per fermare i tedeschi in avvicinamento.

Fu così che venerdì 21 giugno, i tre Padri, dopo aver celebrato la Santa Messa nella chiesa di Saint-Pierre-de-Chartreuse, si sono presentati alla porta principale del monastero, accompagnati dal signor Villard, sindaco di Saint-Pierre e consigliere generale di Isère. Su richiesta del sindaco, le guardie hanno aperto, e finalmente i poveri certosini varcarono la soglia del loro convento. Essi si recarono dapprima al cimitero, dove i Padri e Fratelli defunti, sotto la loro croce, attendevano il ritorno e la preghiera dei vivi.

La pia catena fu ripresa dopo trentasette anni di silenzio ed esilio. I Padri si recarono poi nelle loro celle, più povere di quanto non fossero mai state, per riprendere la preghiera che era stata interrotta per troppo tempo in questi luoghi. Il 22, la Messa è stata celebrata nella chiesa del monastero da un commosso ed emozionato Reverendo Padre Generale. Poco dopo, il 6 agosto, a seguito di un accordo sommario, il gruppetto in attesa a Voiron venne ad occupare le poche celle abitabili. La vita regolare riprese presto nella sua integrità, in particolare l’ufficio divino cantato giorno e notte, prima nella Cappella dei Morti, poi, poco dopo, nella chiesa conventuale. Dopo trentasette anni, il deserto è tornato in vita.

Trentasette anni: una breve pausa nei nove secoli di storia della Grande Chartreuse!

Alla fine dell’ottobre 1940 il ministro dell’Interno, per “regolarizzare una situazione di fatto” che considerava “moralmente lesiva della dignità dello Stato”, insistette affinché i certosini presentassero domanda di autorizzazione. I Padri potevano rispondere solo chiedendo il riconoscimento legale, che era stato loro concesso da una legge speciale (21 febbraio 1941). Un accordo (11 marzo 1941) giunse a precisare i “termini di concessione all’Ordine dei Certosini di edifici dipendenti dal demanio noto come Grande Chartreuse”.

Essendo il monastero e gli annessi classificati come monumenti storici nel 1912, la suddetta convenzione ha determinato in particolare le condizioni in cui si sarebbero svolti i lavori di riabilitazione e manutenzione degli edifici, salvaguardando la solitudine e il silenzio dei monaci.

Padre Dom Ferdinand si occupò attivamente di risollevare la certosa dalle sue rovine, prima nel pieno della guerra mondiale, poi attraverso le molteplici difficoltà del dopoguerra. Fu fatto un lavoro considerevole  grazie alla competenza ed alla comprensione dell’amministrazione delle Belle Arti.

Nel 1947 il Reverendo Padre poté finalmente convocare regolarmente il Capitolo Generale presso la Casa Madre, l’ultimo si era tenuto, nella Certosa di Farneta, nel 1938.

Nel 1967, giunto ad una veneranda età a padre Dom Ferdinand, il Capitolo Generale gli concesse la grazia di poter concludere i suoi giorni nel ritiro della cella. Accettando la sua richiesta di dimissioni, di incarico generalizio che si ricorda per essere è stata una dei più lunghi nella storia dell’Ordine, il Capitolo ha voluto esprimergli la sua gratitudine a nome di tutti i certosini: “Vogliamo mostrare la nostra gratitudine al nostro Reverendo Padre Dom Ferdinando, raccomandandolo alle preghiere di tutti e invocando su di lui le benedizioni del Signore. Per ventinove anni rimase a capo dell’Ordine. Per grazia di Dio, ha restaurato l’antica dimora della casa di Chartreuse; e soprattutto ha dato a tutti noi l’esempio di fedeltà, di gentilezza sempre paterna e di ammirevole pazienza ”.

Il cuore di Gesù si è aperto (2)

Il cuore di Gesù si è aperto

Dom Polycarpe de la Rivière

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Proseguono le riflessioni di Dom Polycarpe de la Rivière, ecco il seguito del testo già propostovi.

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Nell’apertura del Tuo Sacro Cuore, o Gesù, il mio cuore si arricchisca e si adorni del tesoro inestimabile e dell’incomparabile fulgore del Tuo amore. Possano tutti i miei affetti essere in te. Possano tutti i miei pensieri, immaginazioni, intenzioni e l’impiego della mia mente essere per Te. Possano tutte le mie facoltà, passive, sensibili, incentivanti, progressive e appetitive, tendere a Te. Desidero essere così trasformato e unito a Te, affinché la mia vita possa essere nascosta per sempre nella tua.

Ma perché lamentarsi, perché piangere e sospirare così tanto per la morte e il Cuore ferito e trafitto di questo Amore immortale? La sua morte non doveva essere la nostra vita, poiché la nostra vita era la causa della sua morte? Se vogliamo entrare in Paradiso, dobbiamo entrare in questo Cuore; questo lato deve essere aperto per noi, se vogliamo godere della felicità; e il ferro che l’ha aperto ha chiuso l’inferno contro di noi. Smettila quindi di piangere, o anima mia, perché in questo Cuore, aperto e messo a nudo, hai la felicità eterna di una gloriosa immortalità.

Lascia che il bisognoso cerchi la ricchezza, l’ambizioso la sete di onore, l’avaro pensi solo ai suoi tesori. Troverai tutto questo, e anche il completamento e la perfezione di ogni buon desiderio in questo santo Cuore, che è pieno di doni e grazie, ed è la ricchezza dei figli di Dio, il tesoro delle ricchezze divine, la luce della nostra comprensione, il fervore della nostra volontà, il magazzino della nostra memoria, il rimedio delle nostre passioni, il freno delle nostre paure, l’ancora della nostra speranza, il sapore delle nostre delizie spirituali; in breve, la forza dei deboli, il conforto degli sconfitti, il conforto degli stanchi, il polo nord del navigatore, il rifugio sicuro di coloro che sono scagliati contro la roccia, la santa morte dei vivi, la vera vita dei morti e il pegno della felicità eterna.