• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    maggio: 2018
    L M M G V S D
    « Apr    
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 422 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


  • Annunci

Dom Luis Maria Nolasco intervistato da Radio Maria

Immagine Radio maria

Cari amici, eccovi oggi un articolo che contempla una traccia audio in lingua spagnola tratta dal programma radiofonico di Radio Maria (Spagna), “Monasterios y conventos”. In questa puntata si parla della vita certosina!

Dopo una breve introduzione, della giornalista, su san Bruno e l’Ordine certosino, il programma radiofonico prosegue, tra canti e quesiti su vari temi.

Si entra, metaforicamente, nella certosa di Santa Maria di Portacoeli, dove si incontra il giovane Padre Priore Dom Luis Maria Nolasco (nato a Lisbona nel 1971) a cui vengono rivolte alcune domande. La passione, la gioia con la quale Dom Luis, certosino dal 1988, risponde alla giornalista ci coinvolgerà emotivamente e ci affascinerà.

Dom Luis Maria Nolasco

Vi propongo, a seguire, la traduzione in italiano della interessantissima intervista.

Domanda: San Bruno è ogni giorno con voi?

Dom Luis

Noi cristiani abbiamo angeli, la Vergine, i santi ma come dice il nome della nostra certosa “Porta coeli” significa anticamera del cielo. La nostra vita è puramente contemplativa, ci dedichiamo totalmente al Signore Cristo è lo sposo della nostra anima, siamo in intimità con Dio come tutti i cattolici battezzati. Ma Dio a noi ci regala una intimità maggiore, speciale, in questa vita spirituale invisibile, ma reale, e san Bruno il nostro Padre fondatore è il canale della Grazia per la quale la nostra vita è totalmente consacrata alla gloria di Dio, all’amore di Dio, ed all’intercessione per tutti gli uomini nostri fratelli

Domanda: Come Priore è difficile definire alle persone la vita di un certosino, il fine è la contemplazione nella solitudine?

Dom Luis

Diciamo la solitudine nel silenzio è la condizione nella quale possiamo trovare ed incontrare Dio. La nostra vita è caratterizzata dalla semplicità. Tutti i giorni gli orari sono uguali, nella semplicità ci sono varie occupazioni, come l’ufficio nella cella, l’ufficio nel coro, la Santa Messa, il Mattutino nel cuore della notte, tre ore dedicate all’adorazione del Signore nel segreto e nel silenzio della notte. Durante il giorno alterniamo momenti di adorazione nella Chiesa e soprattutto nella cella, poichè la nostra è una vita essenzialmente eremitica, e contrariamente ai benedettini, ai cistercensi ed ai trappisti, più cenobiti i quali passano maggior tempo in comunione, noi certosini trascorriamo la maggior parte del nostro tempo nella solitudine della nostra cella. E’ qui nella cella che ci dedichiamo allo studio, maggiormente delle Sacre Scritture, la Lectio divina, la meditazione ma ci dedichiamo anche a lavoretti manuali, nella cella inoltre mangiamo e dormiamo. I nostri fratelli conversi, meno eremitici, invece si dedicano maggiormente ai lavori utili alla comunità, si dedicano quattro ore alla dispensa, alla cucina, alla sartoria, alla falegnameria, agli orti, ai giardini, nella lavanderia ed alle altre obbedienze della certosa.

Domanda: E’ nota la vostra profondità culturale, ma come fate nella solitudine di una cella a consolidare le vostre conoscenze culturali?

Dom Luis

Il nostro processo di formazione vocazionale iniziale è molto lungo. Di solito ci vogliono otto anni per poter giungere alla professione solenne, dall’inizio sono dodici anni di studi teologici e studi filosofici. La nostra formazione iniziale è affidata ad un monaco che dirige l’orientamento degli studi. Avendo molto tempo in solitudine siamo in grado di orientare i nostri approfondimenti sulla Teologia ma finalizzata all’arricchimento della nostra vita interiore, spirituale. Il Priore sceglie le letture per i propri monaci, ma essenzialmente ci focalizziamo sugli autori monastici ed i Padri della Chiesa, san Tommaso d’Aquino è alla base dei nostri studi, il tomismo è un nostro punto di riferimento. Cerchiamo una struttura dottrinale che ci permette di ampliare la nostra vita interiore e spirituale, ma non per predicare come fanno i domenicani, ma per alimentare grazie alla fede cattolica la nostra vita interiore ed il nostro spirito cattolico.

Domanda: Voglio narrare un aneddoto di un amico di mia madre nello scorso secolo era un andaluso moplto scanzonato, un bel giorno decise, sorprendendo tutti di voler entrare come certosino nella certosa di Burgos. Tutti erano contrari adducendo le difficoltà relative al freddo al poco cibo. I miei genitori essendone amici lo andavano a trovare un paio di volte l’anno, ed egli non parlava! Di fronte llo stupore egli rispondeva che tutto quello che aveva da dire lo diceva al Signore! Quindi ne deduco che i certosini parlano solo con Dio?

Dom Luis

Si è vero teniamo al lavoro ed alla preghiera unicamente. Ti rispondo si e no, mi spiego La verità e che il nostro carisma, la nostra vocazione non è parlare agli uomini di Dio come fanno i diocesani, con un postulato attivo e diretto. Noi parliamo a Dio degli uomini, ovvero nella tradizione certosina la chiamiamo verginità spirituale, cioè a dire, il nostro cuore tende a verginizzarsi a focalizzarsi unicamente verso Dio. Di dice che san Bruno stava “Captus ab Uno“, totalmente catturato dall’Unico che è Dio. Una nostra attrazione di cuore e di pensiero unicamente rivolta a Dio. Subiamo gradualmente una trasformazione che ci porta per mezzo dell’essere eremiti, e consacrati alla solitudine ed al silenzio che persistono ai giorni nostri all’interno delle certose. A tal proposito voglio ricordare che, “Cartusia nunquam reformata quia nunquam deformata” una espressione che si riferisce alla immutata regola certosina nel corso dei nove secoli di storia. Per la Grazia di Dio!

Siamo una comunità di solitari, che usciamo una sola volta allla settimana dalla certosa, una sola ora la domenica, paasseggiamo e ci raccontiamo e scambiamo opinioni sulla vita interiore, condividiamo reciprocamente le letture spirituali che facciamo. Il lunedi invece usciamo per una passeggita nei dintorni della certosa, ma sempre in luoghi isolati,Portacoeli ha una condizione eccezionale per questo, vi sono strade di montagna e sentieri lontano dai centri abitati, Valencia è infatti situata a trenta chilometri di distanza.In queste quattro ore passeggiamo in coppia alternandoci e parlando tra di noi, è questa una forma di condivisione della nostra vita in solitudine. Quindi si parliamo con gli uomini….Solo due volte l’anno riceviamo la visita dei nostri parenti e familiari, ma il nostro obiettivo primario è stare in solitudine per poter parlare unicamente con Dio.

Di san Domenico di Guzman si diceva che o parlava di Dio o parlava con Dio, parafrasando ciò noi certosini parliamo a Dio per parlare solo con Dio.

Domanda: Nella solitudine l’uomo si purifica, la solitudine è l’aspetto predominante nella certosa. Tutto ciò è scritto nei vostri Statuti, che non furono scritti da san Bruno ma bensì da Guigo il quinto Priore.

Dom Luis

Si san Bruno ha avuto il carisma ed è riconosciuto come nostro fondatore, ma il quinto Priore della Grande Chartreuse Dom Guigo si decise a scrivere tutte le usanze ed il modo in cui viveva san Bruno ed i suoi seguaci

Domanda: In questo mondo nel quale non si ascolta niente, dato l’isolamento, proviamo ad essere con voi nel coro ascoltando un po dei vostri canti……

Domanda: La vostra vita è caratterizzata dall’austerità

Come dicono i certosini una vita austera non porta tristezza o malinconia, anzi è una fonte di pace e di gioia. Questa era una condizione essenziale raggiunta, caratterizzata da un forte equilibrio, altrimenti sarebbe stata difficile la vita certosina. Ora chiedo a Dom Luis, ma quanti giovani vi contattano e cercano di entrare in certosa, ma hanno problemi psicologici e fragilità o angustie personali ed emotive?

Dom Luis

Grazie a Dio molti ragazzi vengono afare esperienze vocazionali, non solo a Portacoeli ma anche nelle altre certose, ma è vero nonostante noi siamo una comunità composta da diciassette monaci. Noi siamo in grado di constatare che molti giovani che arrivano hanno si un desiderio di Dio, per la vita consacrata, ma realmente la solitudine nella società attuale dove la Fede cattolica è un po perduta, notiamo che vengono molti giovani con gravi carenze affettive, esaurimenti profondi che difficilmente sono idonei per perseverare nella vocazione certosina.e’ per noi essenziale che i giovani che si avvicinano ed entrano nella nostra casa, siano persone equilibrate ed in salute psichica, ci vuole un grande equilibrio, non basta unicamente amare Dio, ma bisogna sapersi relazionare con gli altri. La vita in certosa non può rappresentare soltanto una fuga dal mondo, preciso non la Fuga Mundi monastica che attribuisce al mondo una distrazione per l’anima, ma in sintesi non si deve immaginare che un soggetto che non ha qualità può rintanarsi in certosa come una sorta di fuga, nell’accezione peggiore del concetto. Vi è comunque una selezione tra i giovani che arrivano da noi, e quindi ci esprimiamo sui motivi per i quali non si può proseguire in questo cammino. Oltre alla chiamata del Signore ci vogliono qualità come il sano giudizio, l’equilibrio psicofisico ed avere la capacità di relazionarsi con gli altri. Non si può pretendere la perfezione, ma l’doneità per un percorso di discernimento nel quale se sono difficoltà superficiali si possono correggere. Di fronte a paranoie o schizofrenie dobbiamo arrenderci…non è una discriminazione ma l’accettazione di tali soggetti porterebbe disequilibrio in certosa. L’equilibrio conduce alla gioia, di nostro Padre san Bruno si dice che egli aveva sempre il volto sorridente e l’animo gioioso. Allegria, pace e gioia, frutto di una vita monastica eremitica, austera, penitenziale ma ciò non ci arreca tristezza anzi al contrario. Chi viene da fuori nota l’allegria interiore e la gioia che noi abbiamo. I monaci della nostra comunità vanno dai venticinque anni ai novantasette anni, ed è impressionante la allegria e la serenità spirituale, la tranquillità di cuore che si irradia da chi è qui in certosa da più di sessantacinque anni. Davvero impressionante!!!

Domanda: Mi ha fatto impressione ciò che disse lo scorso pontefice Benedetto XVI, che era molto affezionato ai certosini. Nella visita che tenne nella certosa di Serra san Bruno egli fece riferimento che in questa società di relatà virtuale, molti giovani avendo paura del silenzio si riempiono di rumori e messaggi audiovisivi. Questa paura del silenzio di quando un giovane deve staccarsi dal telefono cellulare o comunque disconnettersi…penso e voi come fate che non avete cellulare.

Dom Luis

Sorridendo Dom Luis risponde…Noi non abbiamo cellulare, televisione, internet e niente di tutto ciò. Io dico che i giovani che vengono a fare una esperienza da noi sono consapevoli che ovviamente devono fare a meno del cellulare, e ciò lo vivono bene, ma ovviamente per una settimana magari per un mese, vivere tutta una vita è altra cosa. Quello che affermava Benedetto XVI, è una verità assoluta, la generazione dei giovani attuali vive immersa in un mondo fatto di immagini e rumore, e mi rendo conto che venire in certosa dove non ci sono immagini, suoni, ma bensì tutto è silenzio perchè è in questo silenzio che Dio ci parla, noi non cerchiamo il silenzio per la solitudine o la solitudine per il silenzio ma come mezzo per trovare un incontro con Dio. La nostra vocazione è finalizzata ad un incontro d’amore, se non ci relazioniamo con le persone esternamente è per relazionarci unicamente con Dio, se entriamo in questo silenzio è per ascoltare Dio che ci parla nel silenzio. La nostra vita è essenzialmente in Dio, una vita prevalentemente Teocentrica, ma chiaramente non cìè dubbio che i giovani che giungono da noi se hanno per Grazia di dio una forte vocazione riescono ad integrarsi ed a superare ogni piccolo problema e trasformando interiormente la necessità di rumori, immagini nella ricerca ed attrazione per il silenzio interiore. Meno eloquente ma più tangibile.

Noi non viviamo grazie eccezionali come la levitazione, apparizioni, visioni, ma la Grazia dello Spirito Santo ci fa apparire Dio in modo non tangibile ma come dice Mosè nelle sacre scritture riusciamo a vedere l’invisibile. E’ per noi la dimostrazione dell’esistenza di Dio, diversamente saremmo totalmente pazzi, o disgraziati.

Noi viviamo la nostra vita in certosa, fin da giovani lasciamo le cose del mondo, come quei giovaniche vengono da noi che lasciano una importante carriera universitaria rinunciando ad una luminosa carriera, perchè hanno scoperto Dio che entra nel proprio cuore saziandoci. La vita è un percorso per giungere alla meta che è il cielo, è Dio. L’esempio di una coppia che si dedica con amore l’uno all’altro, nella pienezza dell’amore, amore con la a maiuscola, noi in certosa siamo appagati nel rapporto con Dio. Oltre la vocazione divina per la vita certosina, il Papa dice che non vi è condizione di vita migliore da vivere. Ciò è la fonte della nostra allegria e gioia. Non abbiamo rinunciato a tutto, ma abbiamo trasformato tutto per Dio. Per noi Dio messo su una bilancia rappresenta più di tutto quello che il mondo potrebbe darci! Viviamo questa vita contemplativa in attesa della Risurrezione.

Domanda: Nella solitudine della cella si trascorre il giorno, arriva la sera, ci si addormenta in attesa di risvegliarsi per andare nel cuore della notte in chiesa per officiare il Mattutino, ma vi è anche la tradizione del piccolo officio, ovvero di offrire fiori alla Vergine Maria.

Era una tradizione difffusa anticamente, ma che abbiamo conservato qui in certosa, l’officio piccolo per la Santissima Vergine Maria. Nel De Beata alla vergini inseriamo una orazione alla Vergine. Il rito certosino è caratterizzato da un momento di preghiera a maria prima di officiare le ore liturgiche. Come Maria noi teniamo le cose nel nostro cuore e le meditiamo.Questo piccolo officio è un tributo di devozione alla vergine Maria. Una supplica filiale alla Santissima vergine nella quale chiediamo che si Ella a vivere in noi. Maria è per noi la porta d’ingresso al mistero di Dio. In ogni certosa vi è un altare con la Cocifissione in cui vi è la figura di Giovanni, l’apostolo contemplativo, la Maddalena (seconda compatrona) e Maria a i piedi della croce di Cristo. E’ nel Calvario che Gesù affida a sua madre a san Giovanni.

Domanda:La Madre singolare dei certosini,Maria, la protetrice dell’Ordine, è rappresentata nelle Sacre scritture come una donna che tiene il silenzio, continuamente si ripete che guardava il suo cuore restando in silenzio. I certosini da sempre hanno manifestato questa enorme devozione verso la Vegine. Dom Le Masson, famoso Priore Generale scrisse che maria, la madre di Dio è il modello sul quale san Bruno ha orientato la nostra vita, Essa è un modello incomparabile perchè si dedica ll’Unico necessario, ovvero l’obiettivo della niostra vita contemplativa. La presenza della Vergine addolcisce la vostra vita austera.

Dom Luis

Noi non possiamo concepire la vita nel deserto senza questa presenza della vergine Maria, senza la presenza di una madre. La dolcezza come cantiamo ogni giorno nel Salve Regina, ci dona speranza ed allegria. Maria è con noi nei momenti difficili, di sofferenza, di buio in questo deserto. Sappiamo che Maria non ci abbandonerà mai stando sempre con noi, e sarà la porta del cielo che ci guiderà, quando verrà il momento di lasciare questa vita terrena, a ritornare alla casa del Padre. La vita di Maria è tutta dedita a Dio. Ripeto è impossibile vivere nel deserto, in certosa senza la presenza essenziale di Maria. E’ una antica tradizione che ha radici lontanissime nel nostro Ordine, Essa risale a quando san Bruno dovette andare a Roma sul soglio pontificio, ed i certosini che rimasero in Francia senza la loro guida sembravano smarriti ed intenzionati ad abbandonare quella vita eremitica. Fu così che apparve loro la Santissima Vergine che li tranquillizzò, invitandoli a recitare l’officio breve ogni giorno in cambio della totale protezione, li convinse così a continuare a svolgere la vita certosina anche senza la loro guida san Bruno. E’ diffusa nel nostro Ordine, la convinzione che ogni soggetto che diventa certosino ha ricevuto l’approvazione della Vergine e di san Bruno. Ovviamente sono tradizioni in cui credere o non credere….

Domanda: Ora due domande un po difficili, a cui tengo molto. Avete una liturgia peculiare, appunto la liturgia certosina, ovvero adattata alla vostra esigenza di silenzio, come anche il canto è molto sobrio, semplice e ricordiamo senza l’uso di nessuno strumento. Se non sbaglio un canto gregoriano, ma semplificato cioè con un minor numero di note? Meno varietà di note, senza polifonia, per mantenere la vostra totale austerità.

Poi, siamo in novembre, il mese dedicato ai defunti. Voi avete un particolare officio per i defunti tutte le settimane?

Dom Luis

Tutto vero e giusto. Noi cantiamo interamente l’officio in latino e cantiamo in gregoriano. Una liturgia propria in totale silenzio

Domanda: La Messa la celebrate tutti insieme?

Dom Luis

Vi è la Messa conventuale ma non concelebrata. Un sacerdote celebra la Messa a cui tutti partecipiamo. Ma subito dopo ogni certosino, sacerdote, celebra la propria Messa ognuno in una cappella in totale solitudine. Qualcosa di davvero sublime!!!

Chi ha avuto la fortuna di partecipare ad una celebrazione con il rito romano, la nostra è molto simile. La nostra liturgia è quella che si celebrava molto anticamente a Lione. All’epoca non vi era una liturgia romana centralizzata, ed i nostri Padri usarono il rito che si celebrava lì ( Arcidiocesi di Lione nella quale rientrava la Grande Chartreuse). Conserviamo questa liturgia, poichè in essa tutto è concentrato sulla adorazione, sul mistero, sull’interiorità. Mi rendo conto che se in una qualsiasi parrocchia si celebrasse con rito certosino, molte persone si distrarrebbero, ma per noi che la viviamo in silenzio e solitudine è veramente fondamentale.

Tutto l’officio è cantato in gregoriano molto sobrio, senza strumenti nè organo, cantiamo con la sola voce. Certamente non sarà eccellente come la musicalità dei benedettini, ma il nostro canto è rivolto essenzialmente all’orazione. Insomma, la nostra è una liturgia semplice ed austera. In certosa tutto è semplicita e austerità, una vita sensibile perchè in funzione dell’interiorità e di Dio.

Sull’officio dei defunti, è una tradizione molto antica che purtroppo sta un pà andando in disuso nella Chiesa. Noi tutte le settimane dopo l’officio canonico della Vergine Maria. Un insieme di salmi, letture ed orazioni che offriamo in maniera particolare a tutti i defunti, per tutte le anime del Purgatorio. Nella tradizione antica pare che ogni preghiera per le anime dei defunti in Purgatorio, liberi tre anime…..ovviamente a questo si può credere o non credere….

Noi crediamo che questa particolare orazione sia impostante come intercessione verso Dio.

Anche la nostra vita penitenziale può sembrare dal di fuori come una rinuncia, un ritiro egoistico dalle preoccupazioni del mondo. A tal proposito nei nostri Statuti viene espresso chiaramente che noi certosini «Separati da tutti, siamo uniti a tutti, per stare a nome di tutti al cospetto del Dio vivente»

La nostra è una vita di croce, dove la dimensione verticale è una vita di adorazione, e quella orizzontale vissuta come intercessione. Siamo adoratori di Dio ed intercessori per i nostri fratelli!

L’officio dei defunti è per noi una Grazia molto grande, intercedere con le nostre preghiere per la liberazione delle anime dei defunti.

La nostra vita è come la funzione delle arterie nel corpo umano. Le arterie pur non vedendosi portano il sangue a tutti gli organi per consentire la vita. Conduciamo il sangue vivificante nella Grazia di Dio.

A questo punto Dom Luis la ringrazio a nome di tutti per offrire la vostra vita per tutti noi. Ringraziandola per tutto la saluto e speriamo di poterci risentire presto….

Spero abbiate gradito!

 

Annunci

Il beato Niccolò Albergati, l’angelo della pace

12Niccolò Albergati

In occasione della ricorrenza della celebrazione del beato certosino Cardinale Niccolò Albergati, ecco a voi un filmato nel quale ci vengono raccontate le gesta di questo celeberrimo monaco certosino. Un interessante filmato con interviste a studiosi che ne delineano la personalità ed il suo profilo storico. Tutto condito da gradevoli immagini delle certose di Bologna e di Firenze.

Ed ora rivolgiamo questa antica preghiera al beato certosino

O santo e glorioso Vescovo che in mezzo del Cristianesimo venite con ampie lodi esaltato, giacchè si apprezza il momento della nostra resoluzione, voi, che divenuto siete ai fedeli speranza nel turbine, ombra, e refrigerio in quello, che vien chiamato nelle Sacre scritture giorno caniculare della divina eterna vendetta, fate ora in guisa con la vostra benigna impetrazione, che l’altissimo Iddio voglia in noi, creare un cuor mondo, e rinnovare nelle nostre viscere uno Spirito retto, che a lui piaccia riaccendere la nostra lucerna, ed illuminare le nostre tenebre, talchè non mai la nostra sempiterna morte ci sopraggiunga. Nascondeteci dunque sotto le ali del vostro amorevole padrocinio, fintantocchè sia passata, e non ci possa in alcun tempo afferrare la iniquità, sicchè ciaschedun di noi cammini per diritti sentieri alla salute, e finalmente accompagnati con quelle Anime felici e beate, che danno con Voi lassù in Cielo al santo, e terribil nome del Signore per tutti i secoli e gloria e benedizione.

Laus Deo

Fratello Tiago Lazaro

Fratello Tiago Lazaro

Donato di Porta Coeli

donato abito antico

 Donato (Abito antico)

In questo articolo, ancora una vita esemplare di un fratello donato.

Tiago Lázaro è venuto al mondo in un villaggio nel regno di Valencia, a Penáguila. Suo padre e sua madre furono forniti molto modestamente di beni della terra. Ma a questi apparenti rigori la Provvidenza ha mescolato inestimabili compensazioni: il timore di Dio e la pietà, con le rispettive benedizioni di cui sono la causa.

Il bambino è cresciuto e ha vissuto fino all’età di trentacinque anni queste condizioni modeste, alternativamente occupati nel custodire greggi e il lavoro nei campi, applicando il suo cuore alla preghiera e la propria intelligenza per studiare le meraviglie della natura. Chi gli ha fatto conoscere il latino? Chi gli ha inculcato i suoi rudimenti? Non possiamo dirlo. La verità è che ha facilmente tradotto il testo della Bibbia. Molto pio, molto regolare, sapeva come combinare una grande pietà, una gentilezza squisita. I suoi compagni lo stimavano molto; lo amavano ancora di più. Per questo motivo furono solo parzialmente sorpresi quando appresero della sua partenza per la certosa di Porta Coeli. Il priore gli diede l’abito dell’ordine, sentendo che questa abito sarebbe l’avrebbe indossato nobilmente. Ma il caro fratello, considerato indegno di abbracciare lo stato di converso, rimase nella condizione di donato per tutta la vita, cioè fino all’età di novantaquattro anni. Non era uno di quei lavoratori dell’undicesima ora che non portavano al chiostro ma i resti di un’esistenza travagliata o fallita. Non una mancanza mortale aveva oscurato la freschezza della sua innocenza. Il suo confessore era in grado di chiedere se il buon fratello sarebbe stato colpevole di un solo peccato veniale. Creato nella scortese scuola della miseria, Tiago Lázaro amava appassionatamente la povertà. Ha trovato negli utensili della sua cella nella quale ha vissuto per oltre quarantacinque anni. Lungi dal lamentarsi del cibo, disse che valeva venti volte in termini di qualità e quantità, quello di Penaguila. Liberato dalla giovanissima età alla fatica, inteso come nessuno in agricoltura, non è mai stato disoccupato e si occupava di tutti gli interessi della certosa. Quando non era impegnato nell’obbedienza, quando passava da un lavoro all’altro, lo incontravano sempre con il rosario in mano. Dire quante volte ha pronunciato l’Ave Maria, dalla sua prima infanzia fino alla sua estrema vecchiaia, è impossibile. Dotato di modestia angelica, il fratello Lázaro si è mostrato in tutte le occasioni di una riservatezza estrema che molti hanno definito crudeltà. Testimone ne è il seguente fatto: uno dei suoi nipoti, una orfana, si presentò un giorno nella certosa per vedere lui e un altro zio, fratello Juan, converso nella stessa casa. Il donato chiese al priore di evitargli questa visita. Insistè. Il fratello protesta. E la povera e desolata nipote rispose: “Oh! se mi fosse permesso almeno di vederlo, anche a sua insaputa. “Il Priore insistette ed ordinò al donato di uscire. All’improvviso Lazaro fu colpito da un tremore nervoso. Un sudore freddo gli bagnò la faccia; diventando pallido come un cadavere. “Ecco perché non ne vale la pena, mio caro fratello. Vacci piano. Congederò tua nipote. “Poco dopo il santo tornò in sé confuso, ma benedicendo Dio per questa vittoria. L’atleta coraggioso ha resistito bene fino alla fine. Aveva conservato tutti i denti, camminava senza sostegno, lavorava come se avesse quarant’anni, sempre allegro, sorridente, disponibile, affabile sia in relazione alle persone che alle cose. Sette settimane prima di morire, sentiva che stava arrivando alla fine. Per più di un mese, non bevve che un po ‘d’acqua zuccherata. Ha ricevuto gli ultimi sacramenti con una perfetta lucidità di spirito e la pietà che noi conosciamo. Poi fu placidamente estinto, pieno di giorni e meriti, alla vigilia dell’Annunciazione (1551). Che Dio lo abbia sempre in gloria!

In certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Il Priore nel corridoio

Nell’articolo odierno, intendo proporvi una intervista di qualche anno fa (2014) dell’allora Priore della certosa di Montalegre Dom José Manuel Rodríguez. Parole semplici, ma profonde, per spiegare la continua ed assidua ricerca di Dio nel silenzio della vita certosina. L’intervistatore, nell’introduzione dell’intervista ci ricorda che nelle tasche dell’abito, i monaci certosini portano soltanto la chiave della cella ed il Rosario, non portano nè soldi nè documenti.

Ma andiamo per gradi, Dom Josè è nato nelle Asturie nel 1929 e da più di 20 anni è religioso certosino. Dapprima fece il suo ingresso nella certosa di Miraflores, successivamente, nel 1965 ha contribuito a far crescere la certosa portoghese di Scala Coeli ad Évora. Nel 1986 si trasferì alla certosa di Porta Coeli a Valencia ed in seguito alla certosa di Montalegre nella quale ricopre la carica di Priore (alla data dell’intervista).

Intervista

Perché decise di entrare nell’Ordine certosino?

A casa mia, c’era stato tra i parenti un sacerdote e vi era una profonda tradizione cattolica. Grazie a mia madre ho conosciuto la Fede ed inoltre ho avuto un insegnante che conosceva molto bene gli ordini religiosi. Son da sempre stato attratto dalla vita religiosa, e volevo consacrarmi a Dio completamente entrando in un ordine contemplativo. Quando ho espresso questa mia intenzione in casa, i miei hanno pensato che mi sarei allontanato da loro per sempre.

Qual è la giornata tipo di un monaco certosino?

Può sembrare che i nostri giorni siano interminabili e noiosi, ma la verità e che il tempo sembra sfuggire. I nostri statuti sono molto dettagliati, Mattutino e lodi per la notte. Nelle prime ore della mattina ed a seguire abbiamo dei momenti di preghiera prima della Santa Messa. Fino alla sesta ora facciamo esercizi spirituali, prima di pranzare facciamo alcuni lavoretti o nel giardino della nostra cella oppure in falegnameria. Dobbiamo distrarre la mente. E tenerla in forma per i momenti di preghiera e di vita claustrale più intensa. Abbiamo anche un ora di svago nel pomeriggio della domenica ed il lunedi facciamo una passeggiata al di fuori della certosa. Questa convivenza è molto utile, perchè ci aiuta di fronte ai dubbi spirituali, quando sei un novizio… l’uomo solitario ha il pericolo del potere, crede infatti solo nelle proprie idee. Il cibo è sufficiente ed ha la sua parte di ascetismo e penitenza. Ogni monaco mangia nella sua cella.Il padre Procuratore ed il Priore si occupano del mantenimento del monastero, manteniamo il rapporto conl’esterno e curiamotutti gli atti della comunità.

Quali figure di certosini vi ispirarono come vero modello di vita?

I certosini vivono e muoiono in modo anonimo, ma se devo scelgo, San Bruno di Colonia, che ha avuto una grande fede. Quando viveva in eremitaggio, il Papa lo chiamò a Roma per farlo essere suo consigliere e San Bruno non ha esitato. Alcuni pensano che molti certosini sono entrati da adulti per conversioni straordinarie o pentimenti, in certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Com’è il vostro rapporto e la coesistenza con le Religiosie certosine?

Nei capitoli generali siamo separati, ma alla fine del capitolo dei monaci, le monache superiori, assistono per vedere quale sono le istruzioni e e le decisioni prese

Nella certosa di Montalegre, cercate Dio ma lo trovate?

Vivere la solitudine, il silenzio, i digiuni … tutto questo ci porta a cercare Dio, è per trovarlo più rapidamente per possederlo più completamente, per ottenerne la carità perfetta. Quando stavo per diventare sacerdote, realizzai un ritiro spirituale a Montalegre. Questo chiostro mi ha sempre chiamato, con solitudine e silenzio senti come la vocazione ti riempie completamente. Per questo ho accettato volentieri di venire qui come Priore.

Esiste il pericolo in certosa di vivere la fede come all’interno di un laboratorio?

Il monaco di cui meno si importa è di se stesso. Dio mi ha concesso la massima vocazione, quella mi permette di amare Dio e il mio prossimo.

Anche se non guardiamo la televisione e non sfogliamo molto i giornali, lo so che il mondo ha dei bisogni e Dio conosce i bisogni di mondo. Dico spesso ai miei confratelli che vivendo come monaci,in solitudine e silenzio, implorando Dio, noi crediamo di toccare il cielo. Un padre cattolico che educa i suoi figli nella fede, che soffre ogni giorno, nel mezzo di un mondo indifferente alla religione, questo si che ha grandi problemi ma anche un grande merito. La fede è la torcia che illumina la tua vita. Il mondo di oggi è diventato complicato e si complica sempre più.

Qual è il vostro modo di pregare?

Ad una persona dall’esterno risulta molto difficile capire cosa facciamo. E paradossalmente, più a lungo rimani nell’Ordine maggiore diventa il desiderio di consegnarti a Dio. La solitudine è la cartina di tornasole della nostra vita. All’inizio costa, perché non è che solitudine per un po’ o per pochi giorni, ma in seguito lo è per la vita. Nella cella, o sei di Dio oppure dove sbatti, se ci sono solo muri? È dentro la solitudine che trovi tutto, dove trovi Dio, e puoi separarti da ciò che non ti interessa. Qualunque cosa possa essere un ostacolo, un onere o una penitenza, è l’essenziale nella certosa.

La professione (seconda parte)

La professione

(seconda parte)

professione

Il grande momento era arrivato. Erano già nell’Offertorio. Il diacono aveva portato le offerte all’altare e le aveva consegnate al celebrante, il priore, che aveva offerto l’Altissimo pane e vino per il sacrificio. Sacrificio al quale si sarebbe associato, oggi, un ulteriore elemento. Pedro lasciò il suo posto nel coro e, avvolto nel suo ampio mantello nero, andò al santuario, in piedi accanto ai gradini al centro. Poi, inclinando leggermente la testa, sollevò profondamente il respiro:

“Stringimi Signore, secondo la tua promessa, e io vivrò. Non lasciare che la mia speranza sia frustrata”. (Sal 118, 116) C’era la sua voce fu veloce e tremante durante le prime note, e la sua fretta lo fece cantare un tono mezzo tono più basso del solito, ma il verso era stato cantato con coraggio. Il coro si alzò dalle sedie, si girò verso l’altare e continuò il canto, ripetendo la supplica di Pedro. Chi avrebbe potuto indovinare i pensieri che stavano attraversando il cuore di quelli che cantavano quando ricordavano il giorno della loro professione, dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta anni fa! La sua oblazione e le sue speranze, le sue gioie e le sue pene, le sue cadute e risurrezioni, la sua piccolezza e grandezza di Dio, la sua incostanza e l’instancabile amore divino! Tre volte Pedro ha cantato il verso e tre volte il coro ha risposto, appoggiandosi a cantare Gloria Patri. Pedro tornò dall’altare e dal coro, si inginocchiò di fronte a ciascuno dei due fratelli, chiedendo loro per il loro aiuto in quel momento supremo: – “Adesso me pro, Pater!” – ha detto, mentre passava da una all’altra fino alla fine restituire al coro. Poi tornò ai gradini del santuario, dove padre Priore era sceso a benedire la cocolla.

presa abito

“Signore Gesù Cristo – ha cantato il Priore – che si è degnato di prendere la natura della nostra carne mortale, chiediamo della vostra immensa generosità si Dignes benedici questo vestito speciale che i santi Padri stabiliti per coloro che rinunciano al mondo a partire dal segnale di innocenza e umiltà che questo tuo servo che lo userà merita di vestirsi (Rom 13,14). Che vivi e regni per sempre. Amen. “

Pedro era in ginocchio e padre Priore, togliendosi il mantello nero e il mantello da novizio, disse: “Possa Dio privarti del vecchio e delle sue azioni …” Ef. 4, 22-24). Poi, passando sopra la sua testa, la cocolla, con le sue tipiche bande laterali, che era stata appena benedetta, concluse: “… ed ecco l’uomo nuovo, che fu creato da Dio nella vera giustizia e santità”. Esile figura bianca e gloriosa della sua nuova abitudine, Pedro si alzò e andò all’altare sul lato dell’epistola per leggere la sua formula di professione. Srotolò la pergamena e cantò le semplici parole che lo mettevano al servizio di Dio come monaco per sempre davanti ai suoi fratelli qui sotto e davanti a tutte le assemblee lassù nel cielo:

“Io, il fratello Pedro Ulrich, prometto stabilità, l’obbedienza e la conversione dei miei modi di fronte a Dio e dei suoi santi, e le reliquie di questo deserto, che è stato costruito in onore di Dio e della Vergine Maria, e di san Giovanni Battista, alla presenza di Dom Pedro Blomevenna, Priore “.

L’austera calma del coro monastico era diventata un silenzio quasi teso quando venivano pronunciate le parole decisive. E poi, posando il rotolo sull’altare, Pietro cadde per ricevere la solenne benedizione contenuta nella preghiera consacrante. Estendendo la sua mano sacerdotale al monaco prostrato, il Priore cantò:

“Signore Gesù Cristo, tu sei il modo senza il quale nessuno viene al Padre (Gv. 14,6), imploriamo la tua misericordia benigníssima per questo tuo figlio, lontano da ogni desiderio carnale, conduca il modo di disciplina regolare ; e poiché ti sei degnato di chiamare i peccatori dicendo: “Vieni a me, tutti voi che siete oppressi e vi darò riposo” (Mt 11,28), concedete che questo invito della vostra voce possa essere così potente in lui che, Ebrei 12: 1), e assaporando quanto sei dolce (Salmo 3,3), meriti di essere sostenuta con il tuo cibo. E come si è degnato di proteggere le vostre pecore riconoscono questo fra la vostra in modo da sapere in modo che non segue (pastori) estranei, né ascoltare la voce di un altro (Gv. 10: 2-5), ma la vostra , chi dice: “Chiunque vuole servirmi deve seguirmi” (Giovanni 12:26). Che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo e sei Dio nei secoli dei secoli. Amen. “

L’oblazione era stata fatta. Pedro si alzò e tornò alla sua sedia, non più per il suo bene, ma interamente di Dio. L’oblazione fu fatta e il sacrificio lo avrebbe presto completato. A Tyburn, dove il boia ha trafitto con mano insanguinata nel cuore del beato Giovanni Houghton, il martire aveva lasciato a sentire: “Bene Gesù, che cosa intendi fare per il mio cuore?” Allo stesso modo ora, il nuovo monaco avrebbe potuto chiedere la stessa domanda a Eterno sacerdote del perpetuo sacrificio celeste: “Buon Gesù, che cosa farai con il mio cuore? Poteva esserci una sola risposta ed espressa in un linguaggio che pochi potevano capire e ancora meno accettarlo. “Renderò il tuo cuore come il mio.” Significa con queste parole che deve essere coronato di spine e trafitto da una lancia. In ogni caso, il giorno in cui un giovane uomo o una donna si commettono l’un l’altro davanti all’altare di Dio, anche se è “nel bene e nel male, nella ricchezza e nella povertà”, sono “i migliori” e ” ricchezza “che domina nei loro cuori e nelle loro menti. Tutto il resto è come assorbito da una gioia del momento e della ragione. Così è stato con Pedro. Non che provasse molta gioia o altri sentimenti. È un’oscurità divina, come spiega San Giovanni della Croce, che è solo per noi, perché i nostri occhi interiori sono troppo deboli per sopportare lo splendore della luce di Dio. I nostri sensi spirituali soffrono della stessa mancanza. La voce della Parola nell’anima è assordante per il nostro orecchio e impedisce di parlare. L’incommensurabile impatto della grandezza di Dio sul nostro fragile essere di creature produce un certo imbarazzo per la causa del suo shock. Pedro mentre stava in piedi sulla sua sedia, non provava quasi nulla, ma era perché aveva troppo da sentire. Ma proprio a causa di questo stato, quasi in coma per tutti i sensi, si rese conto che qualcosa di più profondo accadeva ancora in lui: una calma calma e silenziosa, la perfetta assimilazione della sua volontà con la volontà di Dio. Quella vera carità che porta tutte le cose, crede tutte le cose e non passerà mai! 13: 7-8), anche se tutto fosse stato distrutto.

“Una porta fu aperta in cielo” (Apocalisse 4: 1), ma nello splendore precedente, a prima vista Pietro poteva vedere solo la luce. La voce del cantore lo riportò a se stesso: Sanctus (Is 6: 3) E mentre la campana suonava solennemente, il coro continuava l’inno cherubico a cui agli uomini è concesso di unirsi per un momento, anche sulla terra. Pochi istanti dopo che la luce della gloria se ne fu andata, fu data ad uno per aprire le porte d’oro del tabernacolo. E “l’Agnello in piedi come un uomo decapitato” (Apocalisse 5: 6) fu sollevato agli occhi dei monaci. Questi, come i ventiquattro anziani, “caddero a terra e adorarono colui che vive per sempre” (Apocalisse 4:10). Nel momento esatto di Agnus Dei, quando il diacono si avvicinò al coro e Pedro diede il bacio della pace, riconobbe in quel rito la convocazione all’atto che avrebbe incoronato l’intera cerimonia. E così tornò all’altare, questa volta per non dare, ma per ricevere. Il dono di se stesso era stato senza riserve: con tutto il cuore, con tutta la sua anima, con tutta la sua mente, con tutte le sue forze. Era arrivato alla fine, non era stato infedele alla sua chiamata divina, e così con sicurezza si recò all’altare per ricevere questa fratellanza, che il suo Maestro gli aveva promesso, sarebbe stata piena di grazie più di ogni altra. “Ti darò la manna nascosta. Dice la promessa – e gli darò un piccolo ciottolo bianco e inciso sul ciottolo, un nuovo nome che nessuno conosce, se non colui che lo riceve “(Ap 2:17). Se sono Giovanni,l’Evangelista, non potrebbe istruirci di persona, Pedro non può tentare di dirci qualcosa, se possiamo capire? Da questa “tavola degna del Signore Gesù”, mentre questo “Sassolino bianco” è stato dato a Pietro, questa delicatezza preziosa e delicata – il vero Corpo e Sangue del Signore – Dio si è arreso a sua volta. Venne nella sua sacra umanità, ma necessariamente portando con sé un regalo che nessun uomo può offrire al suo vicino, nemmeno una figura pallida: la sua divinità. Pedro ha ricevuto il suo Dio L’hai ricevuto? Più di questo. Il nome segreto scritto sulla “pietra bianca” la Santa Eucaristia non è davvero un segreto, o ancora, perché non v’è infatti altro nome dato agli uomini con cui possono essere salvati (Ebrei 4:12). Il Santo Nome di Gesù. Ciò che era nuovo e ciò che è un segreto, che queste parole sconcertanti rivelano, è che, essendo il nome del suo Salvatore, Pedro sapeva che in qualche modo quel nome era diventato suo. La comunione sacramentale con Gesù Cristo che è riuscita a penetrare questo mistero? A cosa possiamo confrontarlo? Probabilmente l’immagine più appropriata è l’unione sacra di un uomo con sua moglie, la figura dell’unione di Cristo con la sua Chiesa, che costituisce la realtà. Ma “questo è un grande mistero” (Ef 5,32), grande e insondabile. La Chiesa mescola una goccia d’acqua nel vino del calice e prega che attraverso il “mistero” di questo vino mescolato con l’acqua possiamo essere degni di partecipare alla divinità, ma il mistero rimane. In quel momento di comunione, Pedro era stato in grado di dirci che non sembrava più essere se stesso: “Io vivo, ma non sono io, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Senza l’identificazione della personalità, sentiva, questo soldato, fatto uno con Cristo. “Ossa delle mie ossa, carne della mia carne” (Genesi 2:23). E avvolto come in un velo, per quanto possibile, di divinità. Stretto in questo abbraccio straordinario, sarebbe un altro Cristo che ascende sulla terra, sotto gli occhi del Padre, per offrirgli ogni giorno, ogni ora, l’incenso piacevole del sacrificio di lode. E così potrebbe essere nel tempo, e sarebbe nell’eternità, quando le splendenti lampade di fede si spegneranno da sole davanti al sole del giorno perfetto. E, elevato dalle forti braccia del suo avvocato al trono del trono divino, dal diritto della sua incorporazione al Figlio, sarebbe entrato nel Santo dei Santi della Trinità. E lì, chiamato dal Padre con quel nuovo nome – quello di Gesù – gli avrebbe offerto adorazione e amore per sempre. Ecco perché Gesù, con lui e in lui, come fratello con suo fratello, a te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, tutto onore e gloria per sempre.

Amen.

La professione (prima parte)

La professione

(prima parte)

accettazione

Per il giovane Pedro il gran giorno della professione è arrivato!!!

“De Ventre”, cantava il cantante, e il coro continuava l’Intróito del giorno di S. João Baptista, che è, con la possibile eccezione della messa di Natale di mezzanotte, la più appropriata di tutte le graduali professioni religiose, per una professione certosina.

Dal grembo di mia madre il Signore mi ha chiamato per nome, ha reso la mia bocca come una spada affilata; Mi ha protetto sotto l’ombra della sua mano e mi ha fatto come una freccia scelta (Is 49,1-2).

Queste parole hanno fatto si che Pedro vedesse, in rapida sequenza, immagini della sua vita dai suoi primi anni fino a quel giorno. Come Dio lo aveva sorvegliato fin dalla prima infanzia. Lo sguardo attento di sua madre là nella Foresta Nera, la chiesa parrocchiale con le sue prime preghiere e i primi segni di una speciale chiamata di Dio, come se avesse dolcemente sussurrato il suo nome alle sue orecchie. Ora, dal silenzio della vita, che era il fine a cui dedicarsi per tutta la vita, le sue labbra si muovevano così spesso a pregare, sarebbe stata una spada del Signore nelle loro battaglie per la terra, protetti e guidati da lui nella sua breve carriera universitaria e nella sua cella solitaria. Si sentiva come una freccia nascosta nella faretra divina, pronta per essere lanciata come gli serviva l’Arciere delle anime. La canzone era piena e sonora. Non c’era una sedia di coro vuota. Persino il vecchio Dom Vincent, sempre a letto e quasi cieco, era stato portato in chiesa da due giovani e corpulenti fratelli prima dell’inizio dell’ora di Terza. lui è rimasto, seduto nella parte posteriore della sua sedia, la soddisfazione di essere testimoni, almeno con la sua presenza, la mia gioia di vedere un’altra anima prendere il suo posto nel lavoro di preghiera, di lode e di pentimento che avrebbe lasciato a breve . Il sacerdote sacrestano aveva preso tutti i migliori ornamenti per adornare la giornata. Qui c’erano i quattro santuari argentati di Santa Barbara a forma di torre, disposti tra i candelabri. Di fronte a loro, ai lati della croce, un ara di ottone lavorato e arricchita con placche smaltate, contenente uno, numerosi resti della Vergine, e gli altri reperti di vari Santi, tra i quali Bruno, il fondatore recentemente canonizzato. Tutto questo per formare, per quanto possibile, una corte di testimoni celesti di quegli impegni che Pedro avrebbe assunto in pochi istanti. L’altare era stato rivestito con un coprialtare che mostrava la trinità al centro, eseguita con tanta abilità, che le linee del ricamo ricordavano il vigore di uno specialista. Inoltre, l’altare è stato decorato anche con quello che potremmo chiamare le rose ‘Tudor’ e oltre il recinto in rilievo, circondato da un bordo di tali rose e le spine rami d’oro, aveva intrecciato la scritta:

MAGISTER ADEST ET VOCAT TE (Il Maestro è qui e ti chiama, Gv 11,28).

 

Nel mezzo di un’atmosfera così festosa, a volte corriamo il rischio di dimenticare qual è il miglior cappotto dell’altare: il perfetto sguardo fisso su una tovaglia bianca impeccabile. Perché non è giusto che l’intero tavolo per la Cena, con la sua patena e il suo calice, sia superiore a tutti gli altri quando il Re celebra il matrimonio di un figlio?
Pedro era in un vortice di devozione e distrazioni. Ora c’era la parte che doveva suonare, preparata con cura nella modesta cerimonia. Se si potesse paragonare Pedro ad una farfalla, con la stessa l’ansia di quando è pronta per uscire dal bozzolo e di ottenere il primo volo, tale era quella di Pedro nel momento in cui sarebbe stato spogliato del proprio mantello novizio bianco e gli sarebbe dato la sua nuova cocolla bianca. A poco a poco, come progrediva la Messa, stava prendendo il controllo di se stesso e il rumore dei pensieri che distraggono ha dato modo al silenzio e il canto solenne del rito, proprio come nella “Ouverture 1812” di Tchaicowsky la rivoluzione della musica selvatico è, alla fine, dominato dal grave canto di Kiev.
I suoi vari pensieri sul grande atto che stava per realizzare erano gradualmente concentrati in uno. Non il sacrificio di se stesso, che sarebbe poi il motivo per cui stava cominciando a capire che per spostare davvero perfettamente i nostri occhi devono essere non solo lontano dalla vanità del mondo, così come l’auto compiacenza segreta, nascosta in eccesso di introspezione. È stato dato a Dio per un olocausto. Ma non ti appartiene più? Cosa possiamo dare a Dio per tutto ciò che ci ha dato? Niente che non sia già completo.Tutto ciò che possiamo fare è rivolgere gli occhi al Signore con gratitudine, amandolo per i suoi benefici (questo è il suo dono) e adempiendo la sua adorabile volontà in tutte le cose.
“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,30). – scrive Lanspérgio – questo è il culmine della perfezione. È per arrivare all’osservanza di questo comandamento che tutto ciò che è stato scritto è stato scritto. Dall’osservanza di questo comandamento dipendono la Legge e i Profeti. È la causa di questo comandamento che le leggi ecclesiastiche, le statue e le regole dei monaci, infine, tutte le ordinanze esistenti sono state stabilite dalla Chiesa. È per questo motivo che sono stati stabiliti: per raggiungere la perfezione di questo comandamento. Questo vale per tutti, per il popolo e per i sacerdoti, per i monaci e per il cristiano comune. Chi ha raggiunto questa perfezione non ha bisogno di entrare in un monastero; ma non importa se vive in casa o fuori, in campagna o in città, nella foresta o nel convento, o come nero o bianco come chiunque ami Dio con tale perfezione. No, non è impossibile raggiungerlo nel mondo, ma pochi arrivano lì con difficoltà. Molte sono le seduzioni e le trappole che le fanno tornare indietro, molte sono le occasioni in cui cadere. Ma voi, cari figli, insegnati dallo Spirito di Dio, come ci aspettiamo, desideriamo offrirvi per il servizio di Dio come un sacrificio perpetuo. Tu non vuoi amarlo un giorno, ma tutta la tua vita. Non amarlo con misura, ma perfettamente come Lui stesso ha insegnato che uno dovrebbe amarlo, cioè con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. Per iniziare bene non è sufficiente, ci deve essere la perseveranza, l’unica che può strappare la corona della giustizia che il Signore donerà a coloro che chiedono, che chiamano e che cercano, come Lui stesso ha promesso (Lc 11.9).

Allora, dì a te stesso in questo modo: è Gesù che mi ha chiamato, è Gesù che mi ha stabilito in questo luogo. Così, Signore, mio Dio, io non ti abbandonerà, non voglio essere ingrato prima di un così grande vantaggio, non voglio trascurare la grazia della vostra chiamata, ma vinco con l’aiuto della tua grazia tutta l’accidia e la miseria che a volte è nel mio cuore. Tutto ciò che è stato o sarà difficile, ora, per te e per il tuo amore, dolce Gesù, sarà non solo tollerabile, ma anche lieve. Aiutami, mio Signore e mio Dio! E insegnami non solo a conoscere, ma anche a fare la tua volontà, perché tu sei il mio Dio e io sono la tua opera e la tua creatura. “Stringimi, sostienimi con la tua grazia, e mantienimi, guidami, possiedimi e restituiscimi interamente alla tua lode, al tuo amore ed a tutto ciò che ti piace”.

Continua….

La vigilia del grande giorno (seconda parte)

La vigilia del grande giorno (seconda parte)

dai racconti di Dom Sebastian Maccabe

meditazionee

Ritroviamo il giovane Pedro in ansia per il grande giorno….

Pedro, nella veglia della vigilia, aveva trovato uno dei “piccoli appunti” del suo Maestro che lo aspettava sul suo ritorno dei Vespri. Nella tranquilla mezz’ora che precede la Compieta, si sedette nel suo oratorio a leggere.

“Caro figlio, nella messa conventuale, durante la quale farai la tua professione rinfresca la mente, come si può, con sospiri e desideri celesti, che aspirano a essere trovato puro e devoto agli occhi dello Sposo, come una vergine che si sposa. Con tale scopo, formula varie aspirazioni a Dio in questo modo: “O Signore, mio Dio, possa oggi rendermi degno di chiamarmi e sposarti! Oh dolce Gesù, chi può guarire la mia sordità, chi mi purificherà, chi può rendermi degno di unirti a te, se non la tua grazia? Prego che il mio orgoglio giunga alla fine, che il mio disprezzo per te, o unica salvezza infinita, giunga alla fine. In futuro voglio servirti da solo, amarti da solo, solo per farti piacere, essere solo con te. O Gesù più dolce, guarda questa mia volontà, la volontà che mi hai dato. Perché se vuoi, se no, se non è quello di realizzare in me ciò che mi hai dato? Possa tu essere per me tutto in tutte le cose. ” Quando sei andato a cantare il verso “Suscipe me Domnine, ecc.” (Sal 118, 116), immagina il cielo aperto e la Santa Trinità, con la Beata Vergine Maria e tutti gli eserciti celesti in attesa, pronti per accettare la tua promessa dell’abito da sposa. E così, come se vedessi Dio, come se fossi fisicamente davanti a Gesù, inizia con un desiderio veemente e canta: “Suscipe me Domine“, come se tu dicessi: Stringimi, non desidero nulla al di fuori di te, la mia scelta è di servire Ti amo Stringimi, perché se non mi sostieni, tutto il mio sforzo sarà invano. Stringimi secondo la tua promessa e vivi. La tua promessa, Dio più devoto, è questa: “Non voglio la morte del peccatore, ma convertilo e vivi” (Ezechiele 33, 11). E anche “c’è più gioia tra gli angeli di Dio attraverso un peccatore che si converte” (Lc 15,10). Sostenimi, non solo con la tua promessa, ma anche con il tuo esempio, al quale ci hai insegnato a fidarti. Secondo la tua pietà innata, hai avuto compassione di Matteo, Zaccheo, Maria Maddalena, Pietro, il buon ladrone e tutti quelli che ti hanno urlato. Hai perdonato i tuoi peccati e li hai costituiti nei tuoi fedeli amici. Possa la mia speranza non essere frustrata, perché credo, ne sono certo, e spero che mi riceverai, prendimi, mi illumini, proteggimi, donati a me e tra le tue braccia amorevoli, sul tuo seno divino tu stringimi. Quando ti volti per chiedere ai fratelli la loro intercessione, chiedi con cuore umile e contrito che le preghiere degli altri ti sfruttino e ti rendano degni dei tuoi matrimoni con Dio, ecc. Quando togli il mantello, immagina di andartene, strappando tutto il vecchio comportamento che non era secondo Dio, chiedendogli di esibirsi in te con l’azione del Signore. Allo stesso modo, quando sei vestito della bianca e benedetta cogula, prega di nuovo che l’abito ti possa dare la forza necessaria per sposare questo Re che desideri. Prima di leggere la professione, concentra il tuo spirito e tutti i tuoi scopi in modo che, quando lo dici con la tua bocca, in piena libertà, ti arrendi in spirito e ritorni a Dio. Firmando con la croce la pergamena – un segno della tua sana redenzione – immagina di essere sospeso in essa. Perché hai questo in comune con il tuo Sposo: che combatterai con coraggio per osservare con fedeltà la tua oblazione e le tue nozze. Prostrati durante la preghiera, ascolta attentamente mentre ti benedica e prega interiormente affinché ciò che ti viene chiesto possa essere veramente realizzato in te. Al momento della comunione, avanzare al banchetto come una moglie farebbe la camera nuziale. Ti sei appena donato a Dio con la professione e ora, nel Sacramento, Dio ti darà se stesso. Per questo motivo, prega che con un legame indissolubile meriti di essere unito a Lui per sempre. Si può essere certi che la ricezione di questa Eucaristia, più di ogni altro, Dio dà con una unicità di un sacco di grazie a lui che, con tutto il cuore, completamente consacrata a Lui. Addio, caro figlio, e prega Dio per me”.

Le Ave Maria hanno suonato per pochi minuti seguiti dopo, dal suono delle campane di Compieta. Campane al plurale, poiché tale era l’usanza della casa, per introdurre le feste di precetto. Per Pedro questi erano, niente di più e niente di meno che raduni di nozze. Così le Compieta e queste preghiere notturne della cristianità latina non erano mai sembrate così profonde nella loro calma, né così espressive. Era per dire “buonanotte” e “addio” a un intero stadio della tua giovane vita, la vita nuova che sarebbe iniziata, il giorno dopo. Cosa lo avrebbe portato il domani? Circa dieci anni dopo, tre certosini si sono chiusi nella Torre di Londra, quando la luce nella prigione si è indebolita, hanno anche detto la loro Compieta. Nessun dubbio per l’ultima volta. Il giorno successivo avrebbero vissuto il loro ultimo viaggio. A Tyburn, sul sito dell’impalcatura, ci si aspettava che morissero una morte sorprendente. Il giorno è arrivato Mentre erano in piedi sotto il sole del mattino di maggio, un vecchio loro amico, Tommaso Moro, prigioniero anche lui impressionato dall’aria allegra che aveva esclamato, mentre li guardava dalla finestra chiusa: – “Guarda, Megg, non si vede come questi sacerdoti benedetti saranno così felici per la morte come la sposa e lo sposo per il proprio matrimonio? “Pedro stava preparando per le sposalizio della sua anima con la sua amata, ben sapendo che questo era un” Sponsus sanguinis “(Es. 04:25) , abbandonandosi totalmente a Lui. Durante la mattina sarebbe stato offerto in sacrificio per il resto della sua vita, vittima a morte. “Io sono crocifisso per sempre con Cristo” (Gal 2:19), avrebbe potuto vantarsi. Ma perché tutto questo sangue, morte e sacrificio? Bene, erano immagini della realtà che sarebbe venuta: “Senza spargimento di sangue non c’è perdono dei peccati” (Eb 9:22). Questa era la via della salvezza predestinata per Pedro. già concluso l’ Ufficio della Madonna completa e raggiunto la celebrazione finale, questo ha sollevato un’eccezione vasto mondo: “Santa Maria, aiuta i bisognosi, aiuta i deboli, consola gli afflitti, prega per le persone, i sostenitori per il clero, intercedi per le donne consacrate a Dio. Per sentire la vostra protezione tutti coloro che celebrano la santa memoria.

E questa intimità con Lei avrebbe potuto renderlo capace di predicare sulla grazia che Dio ha per il mondo intero, ogni giorno che avrebbe trascorso nel suo servizio. Per dirti la verità, è stato un lavoro per tutta la vita! Più tardi, la giornata finì come era iniziata: con uno sguardo trasformato dallo Spirito e diretto a Dio, che penetrò in profondità nell’oscurità primordiale. “All’inizio la Parola esisteva già, e il Verbo era con Dio, e il Verbo era Dio … La luce brilla nelle tenebre … Venne a casa sua … E a tutti quelli che l’hanno ricevuto, li autorizzò ad essere figli di Dio” ( Questa fu la soluzione al grande enigma della vita, la fine di ogni uomo: la gloria di Dio. Perché Piedro ha cercato di dare tutta la sua vita a Dio, e così ha fatto decine di migliaia di persone che hanno ascoltato la sua chiamata e l’hanno seguita? Era per paura del mondo e dei suoi pericoli? Questo potrebbe essere un principio di saggezza. Era forse un altruismo soprannaturale destinato a condurre anime a Dio con una vita di intercessione? Sarebbe un progresso nella giusta direzione. Perché significherebbe che tali anime dovevano essere salvate non per interesse personale, ma per quello di Dio. Oh no! Finché Dio è Dio, e finché c’è l’amore e l’eroismo nel mondo, a Dio non mancheranno mai le vittime disponibili che sono pronte a bruciare nell’incensiere della preghiera, davanti al suo trono, giorno e notte. Presentargli la freschezza e il profumo della giovinezza come i fiori, persino appassiti, davanti al suo altare. Essere schiacciati nel mulino delle avversità ed esprimersi nel tino della solitudine e poter offrire nella loro vita quel grano di Cristo e quel vino della verginità, mediante il quale Dio può incarnarsi di nuovo, per il bene degli uomini e la gloria del Padre e fai tutte le cose! È così che Pedro ha immaginato il suo piano di vita sulla scia della sua resa a Dio, che lo aveva creato. Voleva donarsi a lui con tutto il cuore, con tutta la sua anima e con tutte le sue forze (Dt 6: 5). Abbandonati all’adorazione di Dio nel tempo e nell’eternità. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Cristo che è la Via, la Verità e la Vita (Giovanni 14: 6) aveva fatto un tale sacrificio possibile. Sacrificio? Fu l’amore di Cristo che gli mostrò la via attirando i cuori ai suoi! Uno splendore estivo brillava ancora nel cielo quando Pedro andò a dormire. Ma a causa di quella luce e dei molti pensieri del giorno dopo, il sogno sfuggì al suo abbraccio. Quindi si rivolse a una pratica insegnatagli da suo padre, il Maestro Lanspergio. Sembra quasi profano tradurlo in un linguaggio moderno, tuttavia “Honni soit qui mali y pense” (disprezza colui che è malpensante). “Quando sei a letto, e non puoi addormentarti, fingi, fingi di dormire. Quindi metti la bocca sulla ferita sul lato di Gesù Cristo e là espirando e respirando il tuo respiro in questa ferita, cioè, espirando e ispirando, dici “Gesù” mentalmente in questo modo: l’ispirazione dice nella tua mente “Ge”, e scadendo “sù”. Quindi in ogni respiro dirai “Gesù” interamente, finché non ti addormenti “.

Non passò molto tempo prima che Pedro cadesse in un sonno profondo e tranquillo. Possa anch’io, quando mi corico per l’ultima volta, addormentarmi con questo dolce nome sulle mie labbra e svegliarmi la mattina dell’eternità con il mio sogno che si avvera!