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Una nuova distilleria per la “Chartreuse”

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In questo articolo, ritorno a parlarvi del liquore prodotto dai monaci certosini: la Chartreuse, questa volta per una bella notizia!

Da novembre 2017, i pregiati liquori Chartreuse non sono più prodotti in Voiron, ma nel sito Aiguenoire, a soli 12 chilometri dal monastero di Grande Chartreuse. La settima distilleria dei Padri Certosini è stata ufficialmente inaugurata lo scorso 30 agosto, alla presenza di circa un migliaio di persone. L’insediamento è avvenuto in un luogo che apparteneva ai monaci dal 1618, Aiguenoire, infatti, era utilizzato come luogo (grangia) ove esercitare le attività agricole (fienili) e la piscicoltura (stagni). Ormai da anni la produzione a Voiron era arrivata al limite, e quindi o bisognava ridimensionarla oppure, come è stato deciso, espanderla in una nuova struttura. Questa nuova distilleria è stata concepita nel pieno rispetto dell’ambiente e soprattutto progettata da anni. E’ infatti la prima volta che si è creata una nuova distilleria certosina previo progettazione, poichè in passato esse sono nate per necessità impellenti, basti pensare agli eventi violenti come la rivoluzione o la frana di Fourvoire nel 1935. Al centro del progetto, il desiderio di costruire edifici in grado di durare per i prossimi 200 anni. Pertanto, è stata prestata particolare attenzione all’integrazione del paesaggio e alla scelta dei materiali resistenti: legno, pietra, vetro. L’edificio che attualmente ospita la distilleria ricorda il fienile costruito dai monaci alla fine del 16 ° secolo.Il fatturato della diffusione della Chartreuse è di 17 milioni di euro. I liquori sono venduti al 50% in Francia, ed il 50% vengono esportati in tutto il mondo, vi lavorano settanta persone che collaborano con i due monaci certosini distillatori: il Procuratore Dom Benoit ed il Fratello Jean- Jeacques che vi ricordo sono gli unici depositari della ricetta del noto liquore. I laici sono al loro servizio per accompagnarli nei loro compiti.

Alla cerimonia inaugurale era presente anche il Padre Priore Generale Dom Dysmas de Lassus, il quale ha pronunciato un vibrante discorso che potrete leggere di seguito. Le immagini che ho inserito in questo articolo ci mostreranno i momenti salienti di questo evento.

Aiguenoire – 30 Agosto 2018 data ufficiale di apertura della distilleria Grande Chartreuse

Cari amici dell’Ordine e della Certosa,

Quando San Bruno è venuto nel deserto di Certosa, nel 1084, ha segnato la sua presenza nella regione in modo che alcuni vecchi documenti si riferiscono al 1084 anno con la formula: l’anno in cui l’eremita è venuto. Questo potrebbe sorprendere in quanto insediatosi con un pugno di compagni in fondo a una valle unica disponibile al momento, in realtà non c’era nessun rumore. Come poteva impressionare i suoi contemporanei? La stessa questione si pone per un fenomeno recente, il tutto inaspettato successo del film “Il grande silenzio”, un film che avrebbe dovuto spaventare il pubblico come è stato contro tutti i canoni del successo, ma è successo il contrario: molte sono state le testimonianze della qualità di attenzione nelle sale, rivelando che queste immagini hanno toccato qualcosa negli spettatori. Come spiegare questa strana consonanza? La risposta arriva probabilmente in tre parole: l’amore è eterno. Al cuore dell’uomo, nonostante la cultura dell’effimero, una speranza incancellabile esiste: un amore che non ha fine e nessun limite, un mondo in cui regnano la pace e la giustizia, la vita e il rispetto tutti … Al di là delle loro differenze, non tutti i sistemi politici sognano di realizzarlo?

Questo sogno impenitente, che nel contesto cristiano chiamiamo speranza, trova uno sperone in questo strano edificio sulla montagna e nella strana vita che lo conduce, apparentemente separato dal mondo di oggi. Apparentemente, perché è chiaro che esiste un collegamento, invisibile, profondo, attraverso canali completamente inusuali, ma difficili da negare. C’è una risonanza e quindi una connivenza tra la nostra vita e ciò che l’uomo ha in lui. Mi piace paragonare il monastero a una stazione di comunicazione su una montagna. Se è così alto, lontano dai soliti disturbi della vita, è meglio assicurarne la trasmissione. Paradossalmente, è comunicare che lei si separa. Apparentemente non fa nulla, non produce nulla, ma sappiamo che lei svolge una missione essenziale: trasmette. Lei non sa cosa sta trasmettendo e non ha la missione di saperlo. Funziona su una tecnica avanzata apparentemente fredda, ma ciò che trasmette è la voce, l’immagine, e quindi la vita, le emozioni, le preoccupazioni, le sofferenze e le gioie, tutto ciò che rende la vita di uomini perché ad entrambi i capi della comunicazione, c’è sempre un uomo o una donna. Nel nostro caso, è a Dio che trasmettiamo, che può sembrare più misterioso. Trasmettiamo la voce e la speranza del mondo a Colui che l’ha creata per amore e per amore. Manteniamo questa connessione, necessaria per la vita del mondo, perché questo mondo non può vivere senza una relazione con Lui che solo può portare alla sua realizzazione. Quindi è ovvio che per adempiere al suo ruolo, la stazione sulla montagna deve essere intima con il mondo e Dio. Il legame con il mondo non presenta difficoltà, perché il Monastero, soprattutto, sono uomini, che condividono con voi tutte le condizioni umane, con i suoi limiti, le sue miserie e le sue mediocrità. Faresti torto a credere che la vita qui sia un paradiso. È nella speranza, perché crediamo nella realizzazione, un giorno, in un mondo nuovo, di comunione in pace, ma questa speranza, il quotidiano, come dappertutto, arriva a metterlo seriamente alla prova. E come tutti gli uomini, dobbiamo vivere, ed è tutt’altro che facile quando abbiamo ereditato un enorme edificio e una grande famiglia di 28 membri, qui a La Grande Chartreuse, e in totale 95 in Francia. A volte è una vita di prova: con una valanga, otto incendi e due sfratti, sappiamo cosa vuol dire tempi duri. Dopo la Rivoluzione, in particolare, la vita alla Grande Certosa era vicina alla miseria. Ed è allora che dopo due secoli di sonno, la ricetta ricevuta nel 1605 dal maresciallo d’Estrées, si diffuse improvvisamente tra i liquori alla crema. Un’epopea stupefacente, un libro che verrà presto pubblicato cercherà di raccontare mantenendosi più vicino alla storia. 130 anni di quasi-sonno a Parigi, dove la produzione era così debole da lasciare solo tracce minuscole. 50 anni di ricerca prima della rivoluzione, con probabilmente 500, al massimo 1000 litri all’anno. Poi l’esplosione del 1850, con una produzione di picco di circa 3 milioni di bottiglie, il tutto senza pubblicità. Non era senza difficoltà: una sanzione negli alti luoghi, un’espulsione e una frana, tutto nello spazio di un secolo. Si può dire che i liquori chartreuse hanno partecipato alle vicissitudini delle vite dei monaci. La nuova distilleria che celebriamo l’inaugurazione, è già la settima. Gli auguro una lunga vita! Si è avvicinato alla sua culla perché la storia delle innumerevoli contraffazioni ha dimostrato che il liquore chartreuse può vivere solo in chartreuse. La sua nuova posizione dà tutta la sua forza all’immagine che ho preso pochi istanti fa: la stazione di comunicazione sulle necessità della montagna,operare, una centrale elettrica, ai piedi della montagna, che viene a dargli l’energia necessaria. La missione di questa pianta gli conferisce uno status speciale. L’obiettivo non è il primo a fare profitto. Deve, ovviamente, essere parte della sua missione ed è una condizione della sua sopravvivenza, ma come un mezzo piuttosto che un fine, o piuttosto un servizio. Senza la stazione, la stazione si ferma. Senza la stazione, la centrale perde il suo significato e rapidamente perderebbe anche la sua esistenza. Il suo funzionamento è diverso da quello della stazione, e Chartreuse Diffusion è una società autonoma che segue le normali regole della professione. La distilleria, ha un lato un po ‘ibrido: monaci e laici sono ovunque, e la modernità e la tradizione si fondono – si pensi agli alambicchi di rame riscaldati a vapore, che corrisponde alla ricetta 1605, accanto ai sistemi di controllo del computer che appartengono al 21 ° secolo. E poi le piante stanza lì, che ha mantenuto il suo lavoro segreto e un po ‘fuori dal tempo che è stato solo moderatamente influenzato dalla modernità: i fratelli continuano a gestire le borse e rendere le piante a mano per miscele. Ciò induce una relazione speciale tra la parte superiore e quella inferiore. E questo mi riporta al mio primo pensiero: Penso che alla fine ci sono molti che, in segreto o anche inconsapevolmente, sono felice per noi per compiere questa missione e silenzioso un piccolo segreto della montagna. Perché la speranza nella vita eterna non muore facilmente nel cuore dell’uomo. Quindi la bambina speranzosa può continuare a sognare, anche quando la ragione disapprova, e lei può continuare a pensare da qualche parte: e infine, se fosse vero comunque? Se fosse vero che questa vita porterà un giorno a un mondo migliore, un mondo che è stato cantato dall’autore dell’Apocalisse: Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra se n’erano andati E questa nuova creazione, la paragono a un matrimonio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non sarà, e non ci sarà più nessun lutto, nessun grido, nessun dolore, perché le prime cose sono sparite. E credo che da qualche parte nell’uomo, la nostra esistenza aiuti a mantenere in vita ciò che sembra a molti un sogno. E i liquori chartreuse soddisfano anche questa missione imprevista, per ricordare questo sogno. I venditori di Chartreuse potrebbero, credo, testimoniare che molti consumatori non vedono solo Chartreuse come liquore, ma trovano anche un riflesso lontano del resort sulla montagna. Ed è per questo che riprendo la mia domanda: se i pazzi sulla montagna non fossero così pazzi? Se finalmente, finalmente, era vero comunque …

Video 1

Video 2

 

Una conferenza per San Bruno

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Cari amici lettori, questo articolo vuole informarvi di una recente manifestazione svoltasi in Portogallo alla gloria di San Bruno e dell’ordine monastico da lui fondato.

Lo scorso 6 e 7 ottobre in occasione della celebrazione di San Bruno, si è svolta nella ex certosa portoghese di Laveiras, oggi parrocchia, una conferenza. La lodevole iniziativa, voluta fortemente dal gruppo “Juntos pela Cartuxa” ha avuto un notevole successo di pubblico, grazie all’intento dei promotori, ovvero” rivivere il passato, celebrando il presente e guardando al futuro della cerosa di Laveiras”. L’incontro della durata di due giorni, si è svolto all’interno della chiesa dell’antica certosa, e si è concluso con la celebrazione della Santa Messa concelebrata dal priore Dom Antao Lopes della Certosa di Santa Maria Scala Coeli, a Évora, l’unica in Portogallo.

A seguire un reportage di foto e video della riuscita manifestazione, ed il testo del discorso del Padre Priore.

                                       Video conferenza                                                                                  

 Video Santa Messa

Discorso di Dom Antao

Cari Amici dell’Ordine Certosino e, pertanto, dei Certosini

L’apostolo Paolo chiamava “santi” i cristiani di Efeso, Corinto e Roma. Considero santi i parrocchiani di Laveiras. Ammiro il loro fervore. Soprattutto di coloro che si definiscono “Juntos pela Cartuxa” (Insieme per la Certosa). Uno dei suoi fondatori mi ha detto che, in pellegrinaggio ad Assisi, ha ricordato il recupero della Porziuncola di San Francesco e ha avuto l’ispirazione per recuperare l’antica Certosa di Lisbona.

Si sono organizzati “Insieme per la Certosa” e dopo diversi passi riusciti, siamo arrivati a questa celebrazione della festa di San Bruno. Il Santo sembra offrirci un futuro migliore per queste rovine. Un futuro che riposa nel passato.

Nel 2007 è stato pubblicato un libro con il titolo “A Cartuxa de Lisboa” ed il sottotitolo “Legado de Contemplação”. Questa è la migliore definizione di questi resti, chiesa, chiostro…Sono un passato, una storia, che diventano un’eredità.

Da tempo questa chiesa accoglie le celebrazioni della Messa, ma in un sistema molto scomodo. Grazie agli amici che sono insieme per la Certosa, questo può migliorare. La Parrocchia di Laveiras, potrà contare su questo luogo santo come supporto per il suo servizio pastorale al popolo di Dio di questo quartiere.

Quindi la parrocchia sarà in grado di specializzare questa cappella in una propria missione. E non solo la chiesa, ma i chiostri. E questa missione sarà la conservazione e la diffusione dell’eredità che queste pietre ospitano. Questi archi parlano, hanno e trasmettono un messaggio. Hanno una vita speciale composta dal marchio e dal sigillo lasciati per due secoli e mezzo dai monaci bianchi che vivevano qua.

Gli Amici “Insieme per la Certosa” intendono celebrare ed onorare il Fondatore dell’Ordine ogni anno durante la sua festa, come stiamo facendo. Approfitteranno di queste altre occasioni per raccogliere e convocare tanti altri amici che abbiamo.

In questi incontri si potrà e dovrà parlare della vita passata della Certosa della Valle della Misericordia. In questo potrà consistere il recupero di cui ha parlato e ha sognato il saggio Juan Mayo. Gli abiti bianchi dei monaci non saranno mai più qui. La mia straordinaria presenza è sufficiente, e sarà molto rara nel corpo ma costante nello spirito. Proprio perché ieri è stata la festa del nostro Fondatore, non potevo mancare nella mia Casa.

Ma oggi è la festa del Rosario, una devozione che è stata inventata dai certosini e quindi mi piace celebrare con voi. Come rappresentante dell’Ordine, ringrazio le prime autorità che hanno ascoltato e risposto all’appello dei nostri amici, il Ministero della Giustizia e la Camera di Oeiras. L’Ordine di San Bruno sosterrà con la sua consulenza, con i suoi documenti o materiale grafico, con i suoi archivi ed esperienze, tutti gli scopi, progetti e piani, le opere e gli studi, gli atti e gli incontri, che questa benedetta Parrocchia di Laveiras organizzerà ed anche coloro che si dedicheranno più strettamente al recupero sognato della Valle della Misericordia.

Il primo e principale aspetto di questa presenza dei vecchi monaci dovrà essere la liturgia, il culto divino. L’Ordine Certosino fu fondato per dare gloria a Dio. La preghiera è la nostra fine, la nostra occupazione e, soprattutto, la preghiera liturgica. Dicono che gli altri monaci cantano meglio, perché la convivenza permette loro di provare i canti. Ma i certosini sono i monaci che cantano di più, che trascorrono più tempo in chiesa. La Parrocchia di Laveiras può ricordare questo per prendersi particolarmente cura delle Messe che celebreranno in questa chiesa, la cui consacrazione celebra ogni anno l’anniversario, consapevole che i secoli pesano. Bene, stiamo vedendo come questa cappella può e deve essere meglio curata: tuttavia le persone che la adornano sono seguaci di tanti monaci sacrestani che per due secoli e mezzo hanno mostrato il loro amore a Gesù nel Santissimo Sacramento. I canti degli attuali fedeli, ora in portoghese, possono essere ascoltati come echi del canto diurno e soprattutto notturno di quegli antichi certosini che cantavano in latino.

I monaci, questi e tutti, hanno l’intenzione di essere santi. Alcuni, come abbiamo ascoltato dal Professore Mayo, sono entrati rossi nel cielo, con il loro stesso sangue. La cosa normale è entrare con il colore bianco, che è nella Bibbia, nella gloriosa Apocalisse, il colore dei predestinati. Anche nelle parrocchie deve esserci e c’è il desiderio di santità. Di recente, il nostro caro Santo Padre Francesco, ha ricordato a tutta la Chiesa che questa è la vocazione ed il dovere di tutti i cristiani. Possa il ricordo di questi specialisti della santità, così come degli specialisti del culto divino, che erano gli abitanti della Valle della Misericordia, stimolare questa nuova Parrocchia ed aiutare il suo Pastore ad aspirare alla più grande vicinanza a Dio nella gloria eterna.

Si dice che la Certosa fa santi ma li nasconde nella cella. Metto questo dettaglio come un esempio degli aspetti che questa Parrocchia può imitare dai suoi predecessori qua. Umiltà, discrezione, semplicità. Essere santi senza parere, senza che nessuno lo sappia.

Un’altra caratteristica dei certosini è l’intercessione. Ci preoccupiamo degli altri per chiedere a Dio per loro. Anche i fedeli di questa terra possono cercare di pensare agli altri, di interessarsi per tutti, dai più vicini o più bisognosi. Aiutare pregando per loro.

A prima vista, la gente pensa di imitare i certosini pregando di più e meglio. Ma non deve essere l’unica imitazione. Non tutti sanno che i certosini oltre a pregare per gli altri cercano di fare l’elemosina. È tradizione, è fama. Lo fanno vivendo nella povertà, spendendo il meno possibile, digiunando e lavorando. I fedeli, i parrocchiani, che vivono qui vicino e pregheranno qua, possono essere più generosi verso i poveri, anche a costo di un po’ più di austerità e rinuncia certosina nelle loro vite.

Sto parlando di questa Parrocchia, per opportunità e gratitudine. Ma potete essere consapevoli che ciò che fate per la “vostra” Certosa, e giustamente la considererete come vostra, è un servizio per tutta la Chiesa. “Insieme per la Certosa” non è egoismo, ma piuttosto l’amore per Dio, perché vivendo qua, avete ereditato e possedete un tesoro che non è solo vostro. Per mantenere vivo questo monastero, pur mantenendo viva la sua tradizione, ne beneficiano tutti di Lisbona e di tutto il Portogallo. Sfruttano le anime ed allo stesso tempo le menti. Favorisce la santificazione, ma anche tutto ciò che è storia alimenta la cultura degli uomini di oggi. Continuate, quindi, “Insieme per la Certosa”. La Certosa, anche da lontano, sarà con questa amata parrocchia, città, nazione.

 

Deus absconditus?

Forza silenzio 6

Ancora un estratto del libro del cardinale R. Sarah, “La Forza del silenzio”.

Alla domanda di Nicholas Diat così formulata: Il Dio cristiano è un Dio Occulto, Questo è uno dei grandi misteri del modo in cui la Provvidenza governa il mondo. Nonostante, questo “Deus absconditus” (Dio nascosto) e uno degli aspetti della vita in questa terra che impedisce credere, seguirà la risposta di Dom Dysmas de Lassus.

 

A tal proposito conviene citare la frase di San Paolo: ” L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. (Rm 8,19) Anche se ignoriamo quello che siamo, e quello che saremo.

Nel cammino quotidiano del mondo, il silenzio di Dio è un fenomeno emozionante. Come si può comprendere il senso di questa assenza? Senza dubbio, è più facile comprenderlo nella nostra vita personale.

L’uomo in quanto creatura, è segnato da un egocentrismo ontologico. Solo il bambino appena nato ha coscienza di se stesso. Inizialmente percepisce la madre come una estensione del proprio corpo. Tutti, quando abbiamo iniziato siamo stati solipsisti!

Progressivamente, delusione dopo delusione, il bambino finisce con il comprendere che sua madre è un altra persona. Diverse fasi ed il trascorrere degli anni finiranno per guidarlo prima ad un amore interessato e ben integrato.

Parallelamente, nell’ ordine della vita spirituale abbiamo una lunga strada da percorrere. Bisogna passare dall’egocentrismo assoluto all’amore oblativo, totalmente decentralizzato da uno solo, a somiglianza dell’immenso amore di Dio. Questo è lil tragitto della creatura più piccola fino all’infinito del Cielo… Una evoluzione simile richiederebbe anche molto tempo. Però è come se Dio avesse fretta. Per questo, non dovremmo sorprenderci che questa rotta accellerata sia qualcosa di grezzo.

La vita è molto breve ed il viaggio considerevole!

Visto dall’eternità. La nostra vita è solo un istante. Questo non impedisce la sensazione che il tempo si allunga, soprattutto quando si soffre. Non perdiamo di vista questa differenza, che ci aiuterà a comprendere. Quando siamo al fianco di Dio, il nostro sguardo sarà lo stesso che il suo. Così lo spiega Gesù: La donna, quando partorisce, è triste perchè è giunto il momento. Ma una volta che ha dato alla luce il suo bambino, non ricorda più la sofferenza, per la gioia di aver dato alla luce una nuova vita. (Gv 16, 21)

In questo mondo noi abbiamo un opportunità unica di amare Dio, anche quando sfugge ai nostri occhi ed alle nostre orecchie.

La fede non si manifesta nella luce, perchè il bagliore si manifesta nell’eternità.

Ma viene il tempo in cui Egli si rivela pienamente, la nostra allegria sarà eterna per averlo amato senza vederlo. Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me,perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele”. (Lc 22, 28-30) E in quanto a se stesso: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc,24-26) Lo stesso occorre con gli uomini invitati a prendere la sua Croce.

Questa croce può essere pesante e terribile, ma San Paolo ci ricorda che ” fedele è Dio che non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze”(1Co 10,13)

Siamo umili quando parliamo della sofferenza aliena. Solo chi ha sofferto veramente a diritto di parlare. In “Le heurtoir”. Paul Claudel scrisse: “Dio non è venuto per evitarci le sofferenze e nemmeno a spiegarcelo. E’ venuto a riempirlo della Sua presenza.” Vorrei aggiungere: è venuto per condividerlo e questo mistero registrato nel corpo resuscitato di Gesù, mai smetterà di essere una fonte di allegria e stupore. Come dice il salmo 116: Come potrò ricambiare al Signore per tutto il bene che mi ha dato ?

 

 

Certose storiche: Roermond

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La certosa storica oggetto del focus odierno, è quella di Roermond in Olanda.

Nel 1376 i certosini di Colonia, furono autorizzati da Ridder Werner, Lord of Swalmen, ad impiantarsi in un terreno di sua proprietà. Il nobile aveva fatto un pellegrinaggio in Terra Santa nel 1368, e da allora decise di fondare una certosa da intitolare alla Natività ed a Betlemme. Il complesso monastico era costituito da una chiesa, una sala capitolare, un refettorio, un chiostro con dodici celle di monaci, un birrificio, una panetteria e varie stalle. Alla fine del XV secolo, la chiesa del monastero si rivelò troppo piccola e venne ampliata. In questa certosa olandese, vi furono importanti figure dell’Ordine certosino, come Heinrich Eger von Kalkar, ed il beato Dionigi di Rijkel.

Il monastero fu colpito da due devastanti incendi cittadini nel 1554 e nel 1665, ma fu poi ricostruito. Ma l’evento più tragico che sconvolse la quiete monastica accadde il 22 luglio 1572. Quel giorno, le truppe protestanti di Guglielmo d’Orange conquistarono la cittadina di Roermond, e successivamente invasero la certosa, ed i suoi monaci, furono per più della metà brutalmente torturati dalla spietata violenza degli aggressori. Dodici certosini furono assassinati, i cosiddetti martiri di Roermond. Questo terribile episodio è stato documentato in numerose opere d’arte, da diversi pittori. Successivamente, nel 1783, dopo la guerra di successione austriaca, l’imperatore Giuseppe II decise l’abolizione degli ordini contemplativi e la certosa dovette cessare la sua attività monastica. Poco dopo Roermond fu abitata dalle sorelle Norbertine di Houthem-St.Gerlach, che furono poi cacciate via dai francesi nel 1797. Nel 1841 il vescovo Paredis fondò il suo Gran Seminario fino al 1968. Nel 1984 iniziò un importante restauro del complesso. Gli edifici residui, oggi appartengono alla Diocesi di Roermond. Le immagini che seguono ci mostreranno la ricchezza di questa antica certosa.

 

Giorni felici in certosa

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L’articolo odierno, è un testo redatto da un amico di nome Andrea, il quale avendo trascorso alcuni giorni nella certosa di Serra San Bruno ha voluto donarci le sue emozioni. Grazie a lui per questa preziosa testimonianza.

Cari amici lettori di Cartusialover,

vi scrivo per parlarvi della mia esperienza di quattro giorni passati nella Certosa di Serra San Bruno, nell’estate del 2016 e che tutt’ora ricordo con piacere.
Tutto è iniziato guardando dei video su Youtube informandomi su tutti gli ordini della vita contemplativa, Benedettini, Trappisti, ma dopo poco mi rendevo conto che quello dei Certosini era l’ordine che più di tutti mi attirava per la sua radicalità, e con una forza misteriosa trovai il coraggio di scrivere al Padre Maestro della Certosa.
La prima cosa che mi sorprese fu la velocità con cui ricevetti una risposta via mail, la seconda fu quella che mi si chiedeva di inviare il mio Curriculum Vitae per poter capire se fosse il caso di ospitarmi. La richiesta del mio CV l’ho molto apprezzata perché mi è sembrato un modo per constatare che in Certosa “si fa sul serio”.

Il giorno prestabilito con il Padre Maestro della Certosa, arrivo col treno alla stazione di Lamezia Terme dove un laico incaricato di venirmi a prendere con la macchina mi porta dalla Stazione alla Certosa in quasi 1 ora di viaggio, poiché il luogo è molto impervio da raggiungere senza conoscere bene la zona. La prima consolazione che ho avuto è stato il colloquio con questo signore che guidava la macchina, con il quale ci siamo scambiati dei punti di vista sulla spiritualità certosina, sulla storia della Certosa ed è stato davvero una piccola palestra, quasi necessaria per arrivare preparato all’incontro col Padre Maestro.
Arrivato in Certosa, mi viene subito incontro il Padre Maestro che subito si scusa con me perché stava parlando con un operaio e pensava che mi avesse fatto subito una cattiva impressione, non avendolo trovato in silenzio. Io stupito dalla sua umiltà invece gli faccio capire che ero contento di essere lì e di iniziare questa avventura seppur breve con i monaci certosini.
Vengo accompagnato subito verso la mia camera, e il padre maestro mi spiega che prima di entrare nella camera di qualcun altro qualsiasi monaco deve rendere conto a Maria, c’è infatti un’inginocchiatoio fuori ogni camera con l’immagine della Madonna, e lì il monaco è tenuto a prostrarsi e recitare un Ave Maria prima di entrare nella stanza.

Entrati in camera mi spiega gli orari della Certosa, e io gli chiedo se posso recitare insieme a lui le diverse orazioni liturgiche che avrei dovuto recitare da solo, per imparare subito il loro modo di pregare. Il Padre Maestro inoltre mi ha dedicato in questi quattro giorni tantissimo tempo per parlare e confrontarci, ed ogni volta che gli aprivo la porta la prima cosa che diceva era “sia lodato Gesù Cristo” e questo mi riempiva di consolazione.

Ci siamo confrontati soprattutto su diversi brani del Vangelo, e sulle regole dei Certosini, di cui ho apprezzato immediatamente l’enorme umiltà e assenza di vanità. Si perché i monaci certosini non hanno mai un confronto con un laico che gli possa dire: “ che bella omelia” o “grazie per..” sono davvero rigorosamente al servizio del silenzio e della parola di Dio.

Il Padre Maestro della Certosa mi disse che la vita di un certosino è definibile, “olocausto d’amore”, dove nella massima letizia si vive tra quattro mura rivelando così a tutti il proprio limite di non riuscire nel mondo a trovare la stessa gioia che vi si trova stando nella massima clausura.

Mi ha sorpreso ovviamente sapere che i monaci certosini possono vedere soltanto 2 giorni all’anno parenti o amici, e che quando anche qualcuno dei propri parenti passi a miglior vita, loro non possono uscire dal monastero per i funerali.
Altre informazioni sulla vita del monaco certosino che mi hanno sorpreso è il modo anonimo in cui vivono, non potendo scrivere articoli o libri che possano firmare e pubblicare con il proprio nome, e il modo anonimo in cui muoiono, venendo stesi su una tavola di legno e sotterrati senza che vi sia il loro nome scritto da nessuna parte.

I monaci certosini si confessano più volte a settimana e hanno un momento di pausa dal silenzio nello “spaziamento” nei boschi con tutta la comunità di monaci. Io purtroppo non l’ho potuto fare, poiché il padre maestro riteneva più importante che io approfondissi con delle letture la loro spiritualità e nel dialogo con lui esaurissi tutte le domande che mi potevano venire in mente.

Parlare con il Padre Maestro era una consolazione in crescendo, mi ha detto parole e frasi così profonde e intrise di fede che non le ho volute nemmeno scrivere, pensavo che era ingiusto possederle, e le ho lasciate scorrere leggere e diritte nel cuore.

Un’esperienza che mi ha lasciato veramente colpito è stato pranzare solo in cella, non ho mai provato così tanta gioia a mangiare, e non mi sentivo affatto solo.

Ho sentito chiaramente la sensazione di una presenza del Signore che mi faceva compagnia, un po’ come il bambino nel film di “Marcellino pane e vino” faceva compagnia al Crocifisso, con quel modo così innocente e amorevole mi sono sentito avvolto di abbracci.

Pregare tutto il giorno ininterrottamente non lo avevo mai fatto, nemmeno durante i periodi di esercizi spirituali ignaziani, che rimangono comunque la migliore palestra per avvicinarsi a quel tipo di giornata oblativa. In quei giorni ho maturato una profonda gratitudine per tutte le esperienze che in diversi anni ho potuto fare grazie ai padri gesuiti, che mi hanno forgiato per bene alle più insidiose e costruttive esperienze religiose.

Il padre maestro della Certosa, mi aveva sconsigliato di partecipare alle lodi mattutine che iniziano alle 00.30 e finiscono verso le 3.00 del mattino poiché è difficile per chi è da pochi giorni con loro abituarsi ad i loro ritmi giornalieri, andare a dormire alle 20 e svegliarsi alle 00.00, ma io volevo esserci e una sera vi partecipai.

E’ veramente difficile stare dietro alla liturgia certosina in quelle ore di notte piena, ma è stata un’esperienza di grande prova, che mi ha fatto capire anche perché sono chiamati “gli atleti di Dio”, non so quante volte durante le lodi mattutine si inginocchiano, si alzano, si siedono, cantano.
Durante tutti i momenti in Chiesa, nella liturgia delle ore, non stanno mai fermi, e durante la messa prima dell’eucarestia si stendono completamente faccia a terra, la messa è bisbigliata e al posto dell’omelia c’è un grande momento di silenzio. Il momento della pace e dell’eucarestia è molto bello e dà grande prova di cosa significhi comunità.

Parlando col padre maestro di cosa facessero i monaci prima di entrare in certosa, ho anche afferrato che lì non ci vanno mica persone che si vogliono nascondere, o abituate alla solitudine e al silenzio, ma soprattutto persone che erano abituate a vite perfettamente inserite nella società.
Tra i monaci c’era chi era pilota dell’aeronautica, chi professore universitario alla Sorbona, chi calciatore famoso, e chi operaio metalmeccanico.

Mentre stavo aprendo una porta, un monaco incappucciato pure ne stava aprendo una che confinava sulla parete vicina, e mi disse…”di dove sei? ed io..Napoli…e mi fa..viva Pino Daniele, dovrebbero farlo santo..”e mi strappò un sorriso, poiché anche a me piace molto…ma credetemi non pensavo mai che mi potessero dire una frase così dentro una certosa…. Seppi poi, che quello è il converso che il sabato prepara anche le pizze per i confratelli…evidentemente ha una forte passione per Napoli.

Voglio sottolineare che la cosa che mi ha stupito è che per essere un ambiente ecclesiastico è un ambiente molto “virile”, pieno di gladiatori della fede, guerrieri della preghiera che hanno posto Gesù Cristo prima di ogni cosa e prima di se stessi.

Ah dimenticavo…il Padre Priore quando me ne andai, sentendomi dire che avevo trascorso giorni felici, mi salutò dicendomi sorridendo..testuali parole…”torna e cerchiamo di moltiplicare i giorni felici”

In regalo a tutta la comunità dei Certosini ho lasciato una poesia che scrissi qualche anno prima pubblicata dalla fondazione mario luzi, e che mi sembrava perfetta per la loro spiritualità.

Rimasi in contatto via mail con il padre maestro, il quale mi disse che questa poesia è piaciuta così tanto che l’hanno affissa come preghiera comunitaria in bacheca, che onore!!
Ve la lascio qui di seguito :

Cripta

Sole a Febbraio,
retaggi d’Aprile,
colori distesi da scherzi e risate..

Il dissesto?!
Le ombre felpate
di un silenzio falsato..

Per oggi,
per ieri e per domani..

a Dio..

Il salubre fresco,
avvolge lo spazio
piccolo e cieco..
.. viene scemando in un canto sottile..
spiegato..

Ascolta!
Non pensare..

a nulla,
serve,
gestire..

o il timido gesto
di capire..

Qui,
in questa valle adorata,
ridonda il frastuono
della gratuità..


e all’arrivo di quel piccolo dono,
di nome Mattino..
la gente tesa e occupata
voltandosi,
per un solo momento
aggancia la gloria..

“Eccolo,
egli sta dietro
il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate”..

Perpetuo ed immenso rimane
il giacere nello splendore
che, seppure da lontano narrato,
giunge al diamante baglior
siderale..

Meraviglia..

Sì, Signore,
libera il fiume,
dalle imponenti dighe
sorrette dal timore..

Ora,
non posso più fermare
quel mio coraggio,
avvolto dal più puro candore..

Remo..
e miro alla volta celeste,
che rapito,
mi ossigena di raccolto profumo..
per intero,
perdono..

 

Consiglio a tutte le persone in vera ricerca di Dio e con il desiderio di pregare di fare un’esperienza in Certosa.

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Una spirale di silenzio

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Ancora uno splendido pezzo di Dom Dysmas de Lassus, tratto dal libro del cardinale Robert Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”.

I monasteri, e le certose in particolare sono strade di accesso silenziose e privilegiate per giungere a Dio. Si può dunque parlare di una spirale di silenzio?

Dom Dysmas de Lassus: L’uomo può percepire queste spirali in ogni relazione amorosa che si va consolidando. Inizialmente trionfa la parola, c’è molto da scoprire nell’altro. Con il tempo conquista terreno la presenza silenziosa. E’ sufficiente stare uniti, gli sguardi uniti valgono più delle parole. Nella relazione con Dio troviamo questo medesimo processo: come tutte le relazioni possiede la sua storia ed il suo sviluppo. Nel testo che ho già citato, Isacco di Ninive lo esprime così: “Poco a poco qualcosa ci attrae ad un silenzio maggiore”, ciò implica una nuova forma di relazione. Accade lo stesso con un libro: per scoprire la pagina seguente, devi tornare indietro, devi nascondere e, in nessun modo, abbandonare la precedente.

Con Dio questo movimento non ha fine, perchè Egli è l’infinito.

Poco a poco, l’intimità divina che ci colmava inizia a cedere terreno alla insoddisfazione: ascoltiamo come una chiamata ad allontanarci, pur ignorando in quale direzione. E’ come se il signore non andasse all’appuntamento, o per essere più precisi , siamo noi che non andiamo all’appuntamento: noi siamo rimasti nello stesso punto, mentre Dio è avanzato. In questo preciso momento, dobbiamo abbandonare qualcosa per cercare di cogliere i segnali che Egli ci offre, a simiglianza del bambino che si perde nel bosco che ascolta in assoluto silenzio per poter percepire una voce che gli indichi la strada da prendere. In un delizioso testo sulla preghiera del cuore, Dom Andrè Poisson racconta come, prima di entrare nella certosa, aveva incontrato ” una piccola fonte che creava tra il mio cuore e Dio un vincolo infinitamente profondo e reale”. Un bel giorno, molto tempo dopo, lo assalirono i dubbi e se quella piccola fonte a cui ho dato conto non era Dio, giacchè solo di Egli aveva sete. Dom Andrè comprese che doveva abbandonare quella fonte che tanto apprezzava per trovare il mezzo, l’attitudine del cuore che mi permetterà di aprire la porta direttamente a Colui che da tanto tempo stava chiamando a sè invano, perchè nella mia preghiera centravo essenzialmente in me stesso”. La piccola fonte di Dom Andrè era senza dubbio qualcosa di buono e prezioso, ma solo temporaneamente: non doveva rimanere in egli. Così’ come un viaggiatore che scopre uno splendido paesaggio, e si ferma per godere di esso lentamente: ma ciononostante, arriva il momento in cui bisogna riprendere il cammino, in attesa di incontrare nove sorprese ancora più belle. Questa è la ragione delle alternanze che si presentano come una spirale. Per scoprire una nuova relazione, un nuovo linguaggio, il quale ci risulta conosciuto dobbiamo tacere. C’è bisogno di molto silenzioe molta attenzione per scoprire una nuova musica alla quale non siamo abituati. Il maggiore ostacolo di solito vive nella nostra tendenza di rimanere fermi in un sistema che funziona. Al nostro cuore, abituato ad una determinata relazione con Dio, risulta riluttante al cambiamento per creare una nuova relazione; il Signore, tuttavia, è desideroso di andare avanti. Si va avanti per obbligarci a riprendere la marcia.

Certose storiche: Ashteim

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Oggi per la rubrica certose storiche, andiamo in Germania, e più precisamente a Ashteim in Bassa Franconia. La certosa di Ashteim, “Cartusiae Pontis Beatae Mariae” fu fondata nel 1409 da Erkinger von Seinsheim barone di Schwartzemberg, essa si trova vicino al fiume Main. Il complesso monastico fu incendiato nel 1525 durante la rivolta contadina e saccheggiato nel 1527 nella guerra di Smalcalda, cosicché solo quattro celle erano ancora abitabili. Tra il 1631 ed il 1634 Astheim soffrì dell’a presenza di truppe svedesi nella zona. Sotto il priore Georg Möring 1670-1712 iniziò un ultimo periodo d’oro prima della chiusura definitiva, avvenuta il 20 giugno 1803. Un totale di 43 priori si sono succeduti dal 1409 al 1803 al servizio della certosa. La chiesa del monastero, costruita tra il 1603 e il 1606, è una testimonianza dell’architettura certosina, poiché conserva ancora l’originale paravento, i trentadue stalli del coro, gli affreschi e gli altari dei secoli XVII e XVIII. Solo nel 1999 la diocesi di Würzburg istituì nella chiesa e negli edifici rimanenti del monastero un museo d’arte. Le immagini che seguono ci mostreranno, gli ambienti monastici residui. Largo alle foto…