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Dio è silenzioso quando parla

Forza silenzio 6

Ancora uno stralcio della “preziosa conversazione” di Dom Dysmas de Lassus, contenuta all’interno del libro del cardinale Sarah, La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”. Parole semplici e preziose!

Nella relazione con Dio tutto è paradossale. Le realtà che nell’uomo si contrappongono, in Egli sono una cosa sola. La presenza e l’assenza si sovrappongono, come dice la deliziosa quartina del poeta Rainer Maria Rilke.

Per incontrare Dio bisogna essere felici

perchè quelli che lo invocano con angustia

vanno molto veloci e cercano poco

l’assenza della sua intimità.

Parola senza voce o comunione silenziosa; queste espressioni indicano la realtà sempre misteriosa dell’incontro con Dio. Non potrebbe essere diversamente. Quando l’infinito si incontra con il finito, questo incontro sfugge ai nostri limiti naturali.

In certosa non cerchiamo il silenzio, ma la intimità con Dio attraverso il silenzio. E’ lo spazio privilegiato che permetterà la comunione; appartiene all’ordine del linguaggio, ma un linguaggio di altra categoria.

Per questo gli Statuti dell’Ordine, cominciano con queste parole essenziali:

A lode della gloria di Dio, Cristo, Verbo del Padre, per mezzo dello Spirito Santo, si scelse fin dal principio degli uomini per condurli nella solitudine e per unirli a sé in intimo amore. Seguendo tale chiamata, nell’anno 1084, Maestro Bruno entrò con sei compagni nel deserto di Certosa e vi si stabilì. ” (1,1)

Dobbiamo tornare di nuovo indietro al mistero di Gesù. Duemila anni fà, Dio parlò nel mezzo del mondo con una parola umana identica alla nostra. Cristo visse trentatrè anni su questa terra e, durante trenta dei quali, la sua parola non oltrepassò i confini di un villaggio di un centinaio di abitanti. Questo è il silenzio di Dio. E’ sulla terra e rimane nascosto. Si può parlare di un Dio silenzioso? Io parlerei piuttosto di un Dio nascosto. Sono due sfumature della stessa realtà che offrono lo stesso contrasto: Quello che è silenzioso è il modo di parlare di Dio. Dio è silenzioso quando parla. Quando il Verbo si fa carne, si mostra davanti ai nostri occhi, e per questo stesso, velato nella sua divinità.Quando parla con parole umane, la parola divina ci risulta ascoltabile ed è nascosta: la maggioranza ascolta le parole umane senza prestare attenzione. E’ un sorprendente paradosso. Dio si abbassa fino a parlare il nostro linguaggio e ciò ci rende sordi alle inflessioni divine di questa voce troppo terrena.

Per tutta la vita, Gesù parlo con parole, ed una volta anche con corde. Ma davanti al Sinedrio, al cospetto di Erode e Pilato tace. Al sommo sacerdote gli dice: Io ho parlato chiaramente al mondo, e non ho detto niente in segreto. Domanda a quelli che mi ascoltarono, di cosa gli ho parlato, loro sanno quello che ho detto (Giovanni 18, 20-21). Questa risposta gli valse uno schiaffo: non è esattamente la situazione di oggi? Gesù ha pronunciato la parola che Dio voleva indirizzare al mondo. Ha compiuto la sua missione fino alla fine. Se vogliamo sapere quello che ci dice, dobbiamo domandare a coloro che sono i suoi testimoni, o a quelli che sono accreditati da Lui, ovvero la Chiesa. Ma questa è una risposta che non piace…

Il silenzio di Dio, non ha nulla a che vedere con chi non parla con il suo modo di esprimersi e con la poca voglia di ascoltarlo.

Nella vita spirituale, si alternano in successione, un Dio che si mostra ed un Dio che si nasconde, un Dio che si fa ascoltare ed un Dio che tace. La preghiera ci insegna la sottigliezza della parola divina.

E’ Dio che è silenzioso, o siamo noi che non lo ascoltiamo perchè il nostro orecchio interiore e la nostra intelligenza, non sono abituate al suo linguaggio?

Il frutto del silenzio consiste nell’apprendere a distinguere la sua voce, anche quando conserva sempre il suo mistero.

Nella preghiera, la voce è potente nel senso che è capace di giungere nel più intimo del nostro essere, ma si manifesta in maniera estremamente discreta. Le strade della vita spirituale sono molto diverse, e c’è chi può attraversare un deserto che sembra non aver fine. Alcuni toccano, praticamente, con tutte le dita il silenzio di Dio nella propria vita. Questo può dar vita a forme mistiche, come dimostra la dolorosa esperienza di Madre Teresa di Calcutta; dopo anni di profonda intimità con il Signore, la santa vide come tutto andava scomparendo. Anche Teresa del Bambino Gesù, visse questa forma di abbandono nei suoi ultimi due anni di vita. Ciononostante, non è questa la regola generale, e l’anima contemplativa che ha appreso il linguaggio dello Sposo divino, se non lo ascolta mai come si ascolta la parola umana, apprende progressivamente a percepire in tutta la sua traccia. Inoltre questa anima somiglia ad una donna innamorata che sa di essere intensamente amata, e che aspetta di riunirsi nuovamente con il suo sposo per la notte. Per questo, per tutto il giorno, anche senza incontrarlo, vede ovunque segnali della sua presenza. Ecco una lettera affettuosa senza firma, ma il cui testo conosce troppo bene per poter dubitare la provenienza; c’è un mazzo di fiori, senza altre spiegazioni, anche se alcuni dettagli rivelano chi possa averlo lasciato. Più tardi andando in campagna ed ascoltando la musica di un flauto la cui origine non si percepisce chiaramente, ma la donna sa che si tratta di lui che suona per lei, mentre la persona che la accompagna non sospetta niente. E così tutto il giorno. Lei lo sente dappertutto, dappertutto vede segni della sua presenza, ma dell’attenzione che presta e che sembra che non smetta mai di parlare con lui, anche se non lo vede. Si va preparando per l’incontro della notte, quando finalmente potranno parlare. E’ lì come un profumo, impalpabile, ma totalmente percepibile, presente in ogni luogo, anche se non si riesce a stabilire da dove proviene.

Credo che Dio parli in silenzio.Non finisce mai di stupirmi la sua discrezione, i suoi modi delicati, infinitamente rispettosi della nostra libertà. Siamo fragili come il cristallo, e Dio modula il suo potere e la sua parola per adattarsi alla nostra debolezza.

L’amore non si impone, non può imporsi. E come Dio è l’amore infinito, il suo rispetto e la sua delicatezza ci sconcertano. Precisamente perchè è presente dappertutto, a cura di nascondersi, per non imporsi. C’è un comandamento divino che ci ordina di amarlo, ma questo è soltanto un primo livello; così lo esprima in modo splendido la lettera di un fratello certosino: “Mio Dio, è incredibile che ci hai detto di amarci l’un l’altro. Dato quello che sei e quello che noi siamo, dovresti proibircelo, ma se ce lo permetterai noi ti ameremo segretamente.”

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Recensioni dal passato

certosa-di-san-martino

Oggi, nella nostra epoca molte attività si svolgono sul web, tra le tante, una molto diffusa ed utile è quella di rilasciare opinioni, commenti su luoghi di notevole interesse visitati. Su tutti, il noto portale TripAdvisor, svolge un impareggiabile servizio, pubblicando le recensioni degli utenti riguardo hotel, ristoranti, città, musei ed ogni attrazione turistica.
Vi starete chiedendo che attinenza ci sia tra ciò ed i certosini.
Ebbene, sin dagli albori dell’attuale turismo di massa cominciato con il Grand Tour, i viaggiatori erano soliti esprimere le proprie impressioni di viaggio, magari annotandole su appositi appunti al fine di tramandare le proprie sensazioni.
Il Grand Tour in particolare era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare ed arricchire il loro sapere.
Spesso le certose erano tappe obbligate in questi itinerari, sia per la loro ubicazione privilegiata, sia per le ricchezze artistiche in esse custodite e sia per la curiosità nutrita nei confronti dei contemplativi monaci certosini.
Allora, concedetemi questo simpatico anacronismo.
E se ci fosse stato TripAdvisor nel XVII° secolo?

Queste sarebbero state alcune tra le più autorevoli recensioni, che ho raccolto per voi amici lettori, sulla bellezza e ricchezza della Certosa di san Martino.
Voglia essere questo un omaggio alla “mia certosa”. Seguiranno immagini dell’attuale immutato splendore.

“Di tutti i chiostri che ho visto quello dei certosini di san Martino, è il più splendido e magnifico. Possiede un vasto cortile quadrato circondato dal più bel perystilium o chiostro che abbia mai visto: tutte colonne e l’intero pavimento (del portico) sono di marmo policromo ben rifinito, lucidato ed intarsiato e tenuto così pulito ed elegante che è impossibile vedere qualcosa di più piacevole di questo genere. Devo confessare che ne sono rimasto molto colpito.” (John Ray 1665)

 

” Vi sono in certosa opere di grande interesse; annoto nella mia agenda che il più bello tra tutti è il dipinto dello Spagnoletto (Ribera), in fondo alla sacrestia; è la migliore opera di questo artista. Ma se volete un quadro ben più stupendo di tutti questi, affacciatevi alla finestra, e ditemi cosa pensate della visione.
Ebbene? Mi dispiace ancora la fatica che ho affrontato portandomi ad arrampicare sopra le rocce di questa dannata certosa, dove mi pareva che non sarei arrivato?” (Charles De Brosses 1740)

 

” Ciascun religioso ha la sua piccola abitazione composta di un gabinetto, di una biblioteca e di un piccolo giardino, tenuto con grandissima pulizia, ma l’abitazione del Priore può infatti gareggiare con l’appartamento di un principe. Viene la medesima adornata di gallerie e logge coperte e discoperte, con vaghe pitture a fresco, magnifici colonnati, scalinate di marmo, belle stanze lastricate di finti marmi di vari colori; il tutto fornito di statue, busti, bassorilievi, vasi antichi, con deliziosi giardini pensili abbelliti dei più rari fiori e di parecchie curiose fontane. Nelle mentovate stanze trovasi inoltre una copiosa raccolta di eccellenti pitture dei migliori Maestri, e tale che può dirsi una compiuta galleria….Delle fin qui descritte cose si può abbastanza comprendere la bellezza e magnificenza di questo luogo, che forse non ha il simile in tutta l’europa. (Thomas Salmon 1761)

 

“La superbe Chartreuse de Saint Martin dans une des plus belles situations de l’univers!

L’eglise seule peut etre regardee comme une superbe galerie des plus beaux tableaux et ornèe de tout ce qu’il est possible d’immaginer en pierres prècieuses, en stucs, dorures et marbres les plus rares, il y sont rèpandus avec profusion et cependant avec beaucoup de goût”. (Abbé de Saint-Non 1781)

 

“La tonaca bianca dei monaci dà loro un aspetto amichevole; e in realtà essi sono ancora più amichevoli; Accolgono lo straniero con la massima benevolenza e cordialità. Nessuno può associare ai certosini la tipica figura del rigido anacoreta, che non pensa ad altro che a prepararsi la tomba,e non pronuncia sillaba che non sia un memento mori. I certosini di San Martino non sono così tetri;sorridono e ridono, abitano spaziose stanze molto ben arredate, e molti ne hanno addirittura tre, dormono sotto le coperte, si divertono a guardare con il cannocchiale dai balconi lo spettacolo della gente di Napoli e offrono il caffè agli stranieri…..Nel Refettorio vidi un gran numero di tavole apparecchiate…la cucina era un bello spettacolo, degno di attenzione del visitatore. Era spaziosissima con un pozzo al centro in cui un Tritone versava acqua dal corno….La Farmacia è degna della cucina. Il vecchio monaco che vi presiede ha grandi conoscenze di medicina, e sa come comporre panacee”. ( August Von Kotzebue 1804)

 

n_a
Potrei continuare citandovi i giudizi di De Sade, De Moratin, Stendhal, Dumas, Melville, Taine, Twain eccetera, ma non intendo tediarvi, pertanto vi lascio gustare le immagini che si commentano da sole.

priore in meditazione certosa di San Martino

Il cardinale cappuccino in certosa

Cardinale O'Malley

Nell’articolo odierno vi propongo un breve video, testimonianza della visita del cardinale Sean Patrick O’Malley alla certosa valenciana di Porta Coeli. Nello scorso luglio infatti il cardinale statunitense ha fatto visita alla comunità certosina spagnola, la quale, come si vede dal video che segue, lo ha accolto cantando una splendida Salve Regina. Il simpatico cardinale, arcivescovo metropolita di Boston, che come consuetudine indossa il saio da cappuccino assiste alla inusuale performance dei monaci certosini con estrema beatitudine.

A voi il video…

Foto dallo spaziamento

Ingresso Museo Ferrerie Reali

Cari amici, oggi vi offro una curiosità, che credo vi farà molto piacere.
Ciò grazie alle foto inviatemi da un amico, il quale è riuscito ad intercettare una delegazione di monaci certosini di Serra San Bruno durante lo spaziamento del lunedi.
Come consuetudine, lo spaziamento dei certosini di Serra avviene tra i boschi che circondano la certosa, e più esattamente, essi si recano nei sentieri situati in prossimità della vicina chiesa di Santa Maria del Bosco vicino al Dormitorio di San Bruno.
Il percorso si addentra in una straordinaria foresta di abeti bianchi, abeti rossi e faggi, appunto il Bosco di Santa Maria, ci si immerge in una vertiginosa natura rigogliosa ed incontaminata.
La passeggiata dei monaci si sviluppa, solitamente, nel Sentiero dedicato al beato Pier Giorgio Frassati, ovvero un itinerario ad anello tra Serra e Mongiana della lunghezza di circa 20 km, con un dislivello di 480 metri.
Premesso ciò, occupiamoci dell’oggetto delle foto che in seguito ammirerete.
Nello spaziamento del mese scorso la comunità certosina serrese, durante il tragitto che vi ho descritto, ha deciso di fare visita al Museo delle Reali Ferriere Borboniche di Mongiana.
Ma che cosa erano le Reali Ferriere Borboniche?
Esse furono un imponente polo siderurgico, il più grande d’Italia fondato nel 1768 dalla dinastia dei Borbone, i cui prodotti hanno consentito l’inizio e lo sviluppo dell’industrializzazione di Napoli.
La delegazione monastica ha deciso di fermarsi in visita al museo che raccoglie cimeli, ricordi e testimonianze storiche del glorioso passato delle Reali Ferriere.
Le foto che seguono ci mostrano l’interesse mostrato dai monaci, calorosamente accolti dagli addetti alla struttura, che hanno spiegato loro l’importanza storica del polo siderurgico chiuso nel 1881.
Ma ora a voi le immagini!

atrio

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La notte rivelatrice

Forza silenzio 6

Ecco per voi un altro estratto dal libro “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore” del cardinale R. Sarah.

Dal capitolo V, la considerazione di Dom Dysmas de Lassus è sul silenzio durante la notte.

“Voi dite che la notte è purificatrice; io direi che è anche rivelatrice. Di notte siamo pienamente coscienti del rumore che abita dentro di noi, dei pensieri che ci sfuggono e ci trascinano da ogni parte. Durante il giorno succede lo stesso, ma lo vediamo di meno. Guardare il silenzio delle labbra non è difficile, basta volerlo, ma il silenzio dei pensieri è altra cosa.

Ci piace cantare di notte, anche a rischio di commettere errori. Perchè? Non risulta facile spiegarlo. Quando si accendono le luci, i libri, i volti, tutto è presente, vicino, come una realtà afferrabile. Quando le luci si spengono, e resta solo quella (fiaccola) posta sull’altare, è lì che vanno le nostre voci ed a quello che si dirigono, che rimane nascosto. La notte rivela il mistero. La notte ed il mistero sono fratelli di sangue.

Per noi il mistero è una realtà molto positiva. Siamo come i bambini che contemplano il mare per la prima volta. Affascinati per quello che vedono, non smettono di cercare di indovinare quello che c’è oltre e che sfugge ai propri occhi, ed anche alla propria immaginazione. Possono dire che hanno visto il mare, che lo conoscono, ed allo stesso tempo che gli resta molto da scoprire su di esso. Quando si tratta del mare senza frontiere, l’infinito di Dio, il mistero offre una apertura senza fine verso Quello che non finiremo mai di scoprire. Le parole non riescono a rendere idea tanto da poter descrivere una realtà tanto affascinante…”

Una testimonianza vissuta in certosa

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Vi offro una testimonianza di un giovane che ha vissuto l’esperienza di vivere per un periodo in una certosa. Egli ha voluto renderla nota pubblicandone un testo ed alcune foto in rete.

Ciao cari amici e amiche…

È con grande piacere che vi invio queste immagini del mio soggiorno nella Certosa Santa Maria Scala Coeli a Evora.

Sono stati momenti di intensa preghiera, dato che siamo in dialogo costante con Dio.

Questo Ordine religioso si basa sul cammino che Gesù ha percorso nel deserto, le tentazioni a cui è stato soggetto (essendo il silenzio quello che regna all’interno del monastero).

L’area all’interno del chiostro è considerata la più grande del Paese, occupata da un immenso aranceto ed al centro una fontana con l’immagine della Madonna.

Cipressi enormi ed imponenti all’interno del chiostro ed anche all’ingresso, ne dimostrano la sua longevità.

C’è sempre una storia da raccontare nel monastero.

I fratelli ed i padri che lì abitano, hanno un’illuminazione divina che si vede nel loro sguardo. Raramente si spogliano dell’abito religioso ed è con esso che vivono e lavorano tutti i giorni.

Ognuno ha una cella singola (la propria dimora), dove prega, mangia e riposa; ed inoltre, si prende cura del suo giardino e fa la pulizia della sua cella.

I monaci si incontrano tre volte nella Chiesa: Vespri, Mattutino/Lodi e Messa.

Ogni monaco ha un ruolo specifico nel monastero: cucina, cucitura, falegnameria, orticoltura, ecc.

Nel corso del tempo acquistiamo delle abitudini e costumi (riti quotidiani proposti a noi).

Si vive da solo ed allo stesso tempo in comunità; non si rimane completamente isolato dal mondo, ma quasi! E questa è la grande sfida di ciascuno.

Si impara ad essere umile, un totale distacco dalle cose del mondo. San Bruno, è stato il fondatore di questo Ordine, anche se le sue origini sono più antiche.

È curioso dire che nelle celle c’è un riscaldatore (dove si mette il legno), perché gli inverni sono troppo freddi e ognuno si occupa di portare il legno alla sua cella.

Tutto inizia con un’esperienza (circa un mese); e se ti piace, entri come aspirante e poi passa al postulato, fino ad arrivare ad essere un “Fratello” o “Padre”.

Si tratta di un percorso duro e difficile, poiché la famiglia dei monaci solo possono visitarli da due a tre volte all’anno.

Anche se non ci sono più in Certosa, ho contatto con il Priore e ci sono stato per una visita. Nonostante la distanza, qua fuori abbiamo un gruppo chiamato “Amigos da Ordem da Cartuxa”, dove condividiamo foto, commenti e qualcos’altro utile per il gruppo.

Si tratta di un’esperienza per la vita, che ci segnala e ci ilumina!

E qui vi saluto, ma vi darò notizie su ciò che è sacro ed immacolato in ognuno di noi!

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Il silenzio…non solo assenza di rumori

Forza silenzio 6

 

Cari amici lettori, ad ottobre dello scorso anno fui lieto di annunciarvi l’uscita del libro “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”, del cardinale Robert Sarah. Un testo davvero edificante, che vi ho consigliato di acquistare per leggere e meditare. Ebbene, da oggi per coloro che non lo avessero ancora letto, offrirò qualche stralcio del capitolo quinto, ovvero quello dedicato ai monaci certosini. Intitolato ”Come un grido nel deserto”, questo capitolo contiene una ” preziosa conversazione” con Dom Dysmas de Lassus, il Priore Generale dell’Ordine dei Certosini. Oggi vi propongo una prima interpretazione del concetto di silenzio data da Dom Dysmas.

” Per gli uomini il silenzio consiste semplicemente nell’assenza di rumori e di parole: ma la realtà è molto più complessa.
Il silenzio di una coppia che cena in solitudine può esprimere la profondità di una comunione che non necessita parole; oppure può essere che entrambi siano incapaci di parlarsi. Il primo, è un silenzio di comunione mentre il secondo è un silenzio di rottura. Queste due opposte manifestazioni contengono un messaggio molto chiaro; il primo dice: ti amo, il secondo: il nostro amore si è concluso
Come si trasmette questo messaggio? Attraverso l’osservazione dei gesti e del cuore. Nel primo caso uno sguardo d’amore, nel secondo con lo sguardo abbassato. Uno esprime il desiderio di un incontro più profondo, nell’altro il fallimento del rapporto.
E’ evidente di quello che vogliamo parlare in questo libro è del silenzio di comunione e della ricchezza che comporta.
Nonostante anche all’interno di questo silenzio è ampia la differenza. L’uomo può tacere per ascoltare e per ricevere tutto ciò che contiene il silenzio dell’altro. Può tacere per esprimere in altro modo ciò che non appartiene al linguaggio delle parole, o perchè la realtà che ha difronte è troppo grande per poter essere capace di dire qualcosa.
Non esiste forse un dialogo silenzioso tra una madre ed il bambino che porta in gembo?
A volte lei gli parla, magari gli ha già dato un nome però solitamente si limita a sentirlo. Ricordo che durante la visita anuale della mia famiglia al monastero, mia sorella era incinta; improvvisamente, durante una conversazione, sorrise fragorosamente. Siccome il contenuto della discussione non contemplava il sorridere, le domandai: “Irene, ma perchè sorridi?”. Lei mi rispose: “Si muove!”. Non c’era bisogno di domandarle chi si muoveva.
Mi piace molto questa immagine della donna incinta, perchè esprime molto bene il tema della interiorità. Non c’è bisogno di parole: quel chi sta lì e basta. Quando questo chi è Dio, si tratta della preghiera, perchè l’adorazione ed il silenzio sono fratelli.” (capitolo V pag, 240)

Parole di una profondità unica, espresse con una semplicità imbarazzante. Emozionanti e deliziosi esempi fornitici per poter meditare. Al prossimo estratto….