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Nicolas Diat: “Un tempo per morire, Ultimi giorni di vita dei monaci”

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Cari amici di Cartusialover ho il piacere di presentarvi un libro, presentato di recente, pubblicato dal giornalista e scrittore francese Nicolas Diat. Come ricorderete questi, è stato anche coautore del libro “La forza del silenzio” del cardinale R. Sarah. Il nuovo libro dal titolo: “Un tempo per morire. Ultimi giorni di vita dei monaci”. Tratta un tema alquanto delicato, la morte, con estremo garbo ed acume, egli ci guida all’interno di otto famosi monasteri per raccogliere le testimonianze di alcuni monaci sulle ultime ore dei loro fratelli. Ha raccolto le confidenze di molti monaci sulla fine della vita tra le mura dei loro monasteri, le considerazioni al riguardo sono varie. Alcuni hanno paura della morte, che può sembrare sorprendente, altri la aspettano come l’incontro, quello che dà senso alla vita ed a tutte le cose.

Nicolas Diat ha affermato:

“Oggi la liturgia della morte non esiste più. Le paure e le ansie non sono mai state così forti. Gli uomini non sanno più morire. In questo mondo desolato, ho avuto l’idea di intraprendere la strada dei grandi monasteri per scoprire ciò che i monaci devono raccontarci della morte. Dietro le mura dei recinti, trascorrono le loro vite pregando e pensando ai fini del passato. Pensavo che le loro storie potessero aiutare gli uomini a capire il dolore, la malattia, il dolore e gli ultimi momenti della vita. Conoscono morti complicate, morti veloci, semplici morti. Sono stati affrontati più spesso, e più da vicino, di molti di quelli che vivono al di fuori del recinto dei monasteri. Ho avuto l’intuizione, iniziando il mio lavoro, che i monaci non mi avrebbero nascosto nulla, che mi avrebbero raccontato della loro morte con verità. Le storie raccolte nelle abbazie che ho visitato non mi hanno ingannato. Vorrei che questo libro desse qualche speranza, perché i monaci ci mostrano che una morte umana è possibile”.

Alla Grande Chartreuse

“Alla Grande Chartreuse, non c’è agonia, è raro che i monaci malati soffrano. Essi muoiono serenamente, nella perfetta solitudine della loro cella. Rimanere e partire da soli…è nel nostro carisma. Questa morte…ci somiglia” (Dom Innocent)

Per voi, eccovi un estratto delle domande che lo scrittore ha posto nella Grande Chartreuse:

“Dom Innocent mi ha detto con il suo solito umorismo che la vita sarebbe stata un disastro se non avessimo saputo che la morte sarebbe arrivata per noi un giorno.Come farebbero gli uomini a rimanere indefinitamente in questa valle di lacrime?

“Siamo nati per incontrare Dio. I vecchi certosini gli chiedono di non ritardare. La morte è la fine della scuola. Dopo, arriva il paradiso. Un monaco ha dato la sua vita a Dio, e non l’ha mai incontrato. È normale per lui essere impaziente di vederlo. Come nei poemi di Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, i certosini muoiono per non morire. Con nostro grande dispiacere, lo Spirito Santo non ha fretta di venirci a prendere. Nel nostro Ordine, purificazioni e grandi prove non sono comuni. Negli ultimi mesi, Cristo ha già assunto i nostri vecchi monaci. Il corpo logoro ritorna sulla terra, ma deve attendere la gloria della sua risurrezione. Non sappiamo ancora cosa sia veramente il nostro corpo, la sua bellezza, la sua gloria e la sua luce. Il più bello, di gran lunga, è ancora davanti a noi”.

Mi congedo da voi condividendo in pieno quanto scritto dal cardinale R. Sarah, a proposito di questo splendido libro:

“Leggendo un tempo per morire capiamo meglio che la morte è l’atto più importante dell’esistenza terrestre. Ogni vita è fatta per esplodere, per andare oltre, per confondersi con la vita, con Dio.
Ringrazio infinitamente Nicolas Diat per averci trascinato un attimo davanti al mistero della morte, e raccomando a tutti la lettura di questo grande libro”.

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Dom Luis Maria Nolasco intervistato da Radio Maria

Immagine Radio maria

Cari amici, eccovi oggi un articolo che contempla una traccia audio in lingua spagnola tratta dal programma radiofonico di Radio Maria (Spagna), “Monasterios y conventos”. In questa puntata si parla della vita certosina!

Dopo una breve introduzione, della giornalista, su san Bruno e l’Ordine certosino, il programma radiofonico prosegue, tra canti e quesiti su vari temi.

Si entra, metaforicamente, nella certosa di Santa Maria di Portacoeli, dove si incontra il giovane Padre Priore Dom Luis Maria Nolasco (nato a Lisbona nel 1971) a cui vengono rivolte alcune domande. La passione, la gioia con la quale Dom Luis, certosino dal 1988, risponde alla giornalista ci coinvolgerà emotivamente e ci affascinerà.

Dom Luis Maria Nolasco

Vi propongo, a seguire, la traduzione in italiano della interessantissima intervista.

Domanda: San Bruno è ogni giorno con voi?

Dom Luis

Noi cristiani abbiamo angeli, la Vergine, i santi ma come dice il nome della nostra certosa “Porta coeli” significa anticamera del cielo. La nostra vita è puramente contemplativa, ci dedichiamo totalmente al Signore Cristo è lo sposo della nostra anima, siamo in intimità con Dio come tutti i cattolici battezzati. Ma Dio a noi ci regala una intimità maggiore, speciale, in questa vita spirituale invisibile, ma reale, e san Bruno il nostro Padre fondatore è il canale della Grazia per la quale la nostra vita è totalmente consacrata alla gloria di Dio, all’amore di Dio, ed all’intercessione per tutti gli uomini nostri fratelli

Domanda: Come Priore è difficile definire alle persone la vita di un certosino, il fine è la contemplazione nella solitudine?

Dom Luis

Diciamo la solitudine nel silenzio è la condizione nella quale possiamo trovare ed incontrare Dio. La nostra vita è caratterizzata dalla semplicità. Tutti i giorni gli orari sono uguali, nella semplicità ci sono varie occupazioni, come l’ufficio nella cella, l’ufficio nel coro, la Santa Messa, il Mattutino nel cuore della notte, tre ore dedicate all’adorazione del Signore nel segreto e nel silenzio della notte. Durante il giorno alterniamo momenti di adorazione nella Chiesa e soprattutto nella cella, poichè la nostra è una vita essenzialmente eremitica, e contrariamente ai benedettini, ai cistercensi ed ai trappisti, più cenobiti i quali passano maggior tempo in comunione, noi certosini trascorriamo la maggior parte del nostro tempo nella solitudine della nostra cella. E’ qui nella cella che ci dedichiamo allo studio, maggiormente delle Sacre Scritture, la Lectio divina, la meditazione ma ci dedichiamo anche a lavoretti manuali, nella cella inoltre mangiamo e dormiamo. I nostri fratelli conversi, meno eremitici, invece si dedicano maggiormente ai lavori utili alla comunità, si dedicano quattro ore alla dispensa, alla cucina, alla sartoria, alla falegnameria, agli orti, ai giardini, nella lavanderia ed alle altre obbedienze della certosa.

Domanda: E’ nota la vostra profondità culturale, ma come fate nella solitudine di una cella a consolidare le vostre conoscenze culturali?

Dom Luis

Il nostro processo di formazione vocazionale iniziale è molto lungo. Di solito ci vogliono otto anni per poter giungere alla professione solenne, dall’inizio sono dodici anni di studi teologici e studi filosofici. La nostra formazione iniziale è affidata ad un monaco che dirige l’orientamento degli studi. Avendo molto tempo in solitudine siamo in grado di orientare i nostri approfondimenti sulla Teologia ma finalizzata all’arricchimento della nostra vita interiore, spirituale. Il Priore sceglie le letture per i propri monaci, ma essenzialmente ci focalizziamo sugli autori monastici ed i Padri della Chiesa, san Tommaso d’Aquino è alla base dei nostri studi, il tomismo è un nostro punto di riferimento. Cerchiamo una struttura dottrinale che ci permette di ampliare la nostra vita interiore e spirituale, ma non per predicare come fanno i domenicani, ma per alimentare grazie alla fede cattolica la nostra vita interiore ed il nostro spirito cattolico.

Domanda: Voglio narrare un aneddoto di un amico di mia madre nello scorso secolo era un andaluso moplto scanzonato, un bel giorno decise, sorprendendo tutti di voler entrare come certosino nella certosa di Burgos. Tutti erano contrari adducendo le difficoltà relative al freddo al poco cibo. I miei genitori essendone amici lo andavano a trovare un paio di volte l’anno, ed egli non parlava! Di fronte llo stupore egli rispondeva che tutto quello che aveva da dire lo diceva al Signore! Quindi ne deduco che i certosini parlano solo con Dio?

Dom Luis

Si è vero teniamo al lavoro ed alla preghiera unicamente. Ti rispondo si e no, mi spiego La verità e che il nostro carisma, la nostra vocazione non è parlare agli uomini di Dio come fanno i diocesani, con un postulato attivo e diretto. Noi parliamo a Dio degli uomini, ovvero nella tradizione certosina la chiamiamo verginità spirituale, cioè a dire, il nostro cuore tende a verginizzarsi a focalizzarsi unicamente verso Dio. Di dice che san Bruno stava “Captus ab Uno“, totalmente catturato dall’Unico che è Dio. Una nostra attrazione di cuore e di pensiero unicamente rivolta a Dio. Subiamo gradualmente una trasformazione che ci porta per mezzo dell’essere eremiti, e consacrati alla solitudine ed al silenzio che persistono ai giorni nostri all’interno delle certose. A tal proposito voglio ricordare che, “Cartusia nunquam reformata quia nunquam deformata” una espressione che si riferisce alla immutata regola certosina nel corso dei nove secoli di storia. Per la Grazia di Dio!

Siamo una comunità di solitari, che usciamo una sola volta allla settimana dalla certosa, una sola ora la domenica, paasseggiamo e ci raccontiamo e scambiamo opinioni sulla vita interiore, condividiamo reciprocamente le letture spirituali che facciamo. Il lunedi invece usciamo per una passeggita nei dintorni della certosa, ma sempre in luoghi isolati,Portacoeli ha una condizione eccezionale per questo, vi sono strade di montagna e sentieri lontano dai centri abitati, Valencia è infatti situata a trenta chilometri di distanza.In queste quattro ore passeggiamo in coppia alternandoci e parlando tra di noi, è questa una forma di condivisione della nostra vita in solitudine. Quindi si parliamo con gli uomini….Solo due volte l’anno riceviamo la visita dei nostri parenti e familiari, ma il nostro obiettivo primario è stare in solitudine per poter parlare unicamente con Dio.

Di san Domenico di Guzman si diceva che o parlava di Dio o parlava con Dio, parafrasando ciò noi certosini parliamo a Dio per parlare solo con Dio.

Domanda: Nella solitudine l’uomo si purifica, la solitudine è l’aspetto predominante nella certosa. Tutto ciò è scritto nei vostri Statuti, che non furono scritti da san Bruno ma bensì da Guigo il quinto Priore.

Dom Luis

Si san Bruno ha avuto il carisma ed è riconosciuto come nostro fondatore, ma il quinto Priore della Grande Chartreuse Dom Guigo si decise a scrivere tutte le usanze ed il modo in cui viveva san Bruno ed i suoi seguaci

Domanda: In questo mondo nel quale non si ascolta niente, dato l’isolamento, proviamo ad essere con voi nel coro ascoltando un po dei vostri canti……

Domanda: La vostra vita è caratterizzata dall’austerità

Come dicono i certosini una vita austera non porta tristezza o malinconia, anzi è una fonte di pace e di gioia. Questa era una condizione essenziale raggiunta, caratterizzata da un forte equilibrio, altrimenti sarebbe stata difficile la vita certosina. Ora chiedo a Dom Luis, ma quanti giovani vi contattano e cercano di entrare in certosa, ma hanno problemi psicologici e fragilità o angustie personali ed emotive?

Dom Luis

Grazie a Dio molti ragazzi vengono afare esperienze vocazionali, non solo a Portacoeli ma anche nelle altre certose, ma è vero nonostante noi siamo una comunità composta da diciassette monaci. Noi siamo in grado di constatare che molti giovani che arrivano hanno si un desiderio di Dio, per la vita consacrata, ma realmente la solitudine nella società attuale dove la Fede cattolica è un po perduta, notiamo che vengono molti giovani con gravi carenze affettive, esaurimenti profondi che difficilmente sono idonei per perseverare nella vocazione certosina.e’ per noi essenziale che i giovani che si avvicinano ed entrano nella nostra casa, siano persone equilibrate ed in salute psichica, ci vuole un grande equilibrio, non basta unicamente amare Dio, ma bisogna sapersi relazionare con gli altri. La vita in certosa non può rappresentare soltanto una fuga dal mondo, preciso non la Fuga Mundi monastica che attribuisce al mondo una distrazione per l’anima, ma in sintesi non si deve immaginare che un soggetto che non ha qualità può rintanarsi in certosa come una sorta di fuga, nell’accezione peggiore del concetto. Vi è comunque una selezione tra i giovani che arrivano da noi, e quindi ci esprimiamo sui motivi per i quali non si può proseguire in questo cammino. Oltre alla chiamata del Signore ci vogliono qualità come il sano giudizio, l’equilibrio psicofisico ed avere la capacità di relazionarsi con gli altri. Non si può pretendere la perfezione, ma l’doneità per un percorso di discernimento nel quale se sono difficoltà superficiali si possono correggere. Di fronte a paranoie o schizofrenie dobbiamo arrenderci…non è una discriminazione ma l’accettazione di tali soggetti porterebbe disequilibrio in certosa. L’equilibrio conduce alla gioia, di nostro Padre san Bruno si dice che egli aveva sempre il volto sorridente e l’animo gioioso. Allegria, pace e gioia, frutto di una vita monastica eremitica, austera, penitenziale ma ciò non ci arreca tristezza anzi al contrario. Chi viene da fuori nota l’allegria interiore e la gioia che noi abbiamo. I monaci della nostra comunità vanno dai venticinque anni ai novantasette anni, ed è impressionante la allegria e la serenità spirituale, la tranquillità di cuore che si irradia da chi è qui in certosa da più di sessantacinque anni. Davvero impressionante!!!

Domanda: Mi ha fatto impressione ciò che disse lo scorso pontefice Benedetto XVI, che era molto affezionato ai certosini. Nella visita che tenne nella certosa di Serra san Bruno egli fece riferimento che in questa società di relatà virtuale, molti giovani avendo paura del silenzio si riempiono di rumori e messaggi audiovisivi. Questa paura del silenzio di quando un giovane deve staccarsi dal telefono cellulare o comunque disconnettersi…penso e voi come fate che non avete cellulare.

Dom Luis

Sorridendo Dom Luis risponde…Noi non abbiamo cellulare, televisione, internet e niente di tutto ciò. Io dico che i giovani che vengono a fare una esperienza da noi sono consapevoli che ovviamente devono fare a meno del cellulare, e ciò lo vivono bene, ma ovviamente per una settimana magari per un mese, vivere tutta una vita è altra cosa. Quello che affermava Benedetto XVI, è una verità assoluta, la generazione dei giovani attuali vive immersa in un mondo fatto di immagini e rumore, e mi rendo conto che venire in certosa dove non ci sono immagini, suoni, ma bensì tutto è silenzio perchè è in questo silenzio che Dio ci parla, noi non cerchiamo il silenzio per la solitudine o la solitudine per il silenzio ma come mezzo per trovare un incontro con Dio. La nostra vocazione è finalizzata ad un incontro d’amore, se non ci relazioniamo con le persone esternamente è per relazionarci unicamente con Dio, se entriamo in questo silenzio è per ascoltare Dio che ci parla nel silenzio. La nostra vita è essenzialmente in Dio, una vita prevalentemente Teocentrica, ma chiaramente non cìè dubbio che i giovani che giungono da noi se hanno per Grazia di dio una forte vocazione riescono ad integrarsi ed a superare ogni piccolo problema e trasformando interiormente la necessità di rumori, immagini nella ricerca ed attrazione per il silenzio interiore. Meno eloquente ma più tangibile.

Noi non viviamo grazie eccezionali come la levitazione, apparizioni, visioni, ma la Grazia dello Spirito Santo ci fa apparire Dio in modo non tangibile ma come dice Mosè nelle sacre scritture riusciamo a vedere l’invisibile. E’ per noi la dimostrazione dell’esistenza di Dio, diversamente saremmo totalmente pazzi, o disgraziati.

Noi viviamo la nostra vita in certosa, fin da giovani lasciamo le cose del mondo, come quei giovaniche vengono da noi che lasciano una importante carriera universitaria rinunciando ad una luminosa carriera, perchè hanno scoperto Dio che entra nel proprio cuore saziandoci. La vita è un percorso per giungere alla meta che è il cielo, è Dio. L’esempio di una coppia che si dedica con amore l’uno all’altro, nella pienezza dell’amore, amore con la a maiuscola, noi in certosa siamo appagati nel rapporto con Dio. Oltre la vocazione divina per la vita certosina, il Papa dice che non vi è condizione di vita migliore da vivere. Ciò è la fonte della nostra allegria e gioia. Non abbiamo rinunciato a tutto, ma abbiamo trasformato tutto per Dio. Per noi Dio messo su una bilancia rappresenta più di tutto quello che il mondo potrebbe darci! Viviamo questa vita contemplativa in attesa della Risurrezione.

Domanda: Nella solitudine della cella si trascorre il giorno, arriva la sera, ci si addormenta in attesa di risvegliarsi per andare nel cuore della notte in chiesa per officiare il Mattutino, ma vi è anche la tradizione del piccolo officio, ovvero di offrire fiori alla Vergine Maria.

Era una tradizione difffusa anticamente, ma che abbiamo conservato qui in certosa, l’officio piccolo per la Santissima Vergine Maria. Nel De Beata alla vergini inseriamo una orazione alla Vergine. Il rito certosino è caratterizzato da un momento di preghiera a maria prima di officiare le ore liturgiche. Come Maria noi teniamo le cose nel nostro cuore e le meditiamo.Questo piccolo officio è un tributo di devozione alla vergine Maria. Una supplica filiale alla Santissima vergine nella quale chiediamo che si Ella a vivere in noi. Maria è per noi la porta d’ingresso al mistero di Dio. In ogni certosa vi è un altare con la Cocifissione in cui vi è la figura di Giovanni, l’apostolo contemplativo, la Maddalena (seconda compatrona) e Maria a i piedi della croce di Cristo. E’ nel Calvario che Gesù affida a sua madre a san Giovanni.

Domanda:La Madre singolare dei certosini,Maria, la protetrice dell’Ordine, è rappresentata nelle Sacre scritture come una donna che tiene il silenzio, continuamente si ripete che guardava il suo cuore restando in silenzio. I certosini da sempre hanno manifestato questa enorme devozione verso la Vegine. Dom Le Masson, famoso Priore Generale scrisse che maria, la madre di Dio è il modello sul quale san Bruno ha orientato la nostra vita, Essa è un modello incomparabile perchè si dedica ll’Unico necessario, ovvero l’obiettivo della niostra vita contemplativa. La presenza della Vergine addolcisce la vostra vita austera.

Dom Luis

Noi non possiamo concepire la vita nel deserto senza questa presenza della vergine Maria, senza la presenza di una madre. La dolcezza come cantiamo ogni giorno nel Salve Regina, ci dona speranza ed allegria. Maria è con noi nei momenti difficili, di sofferenza, di buio in questo deserto. Sappiamo che Maria non ci abbandonerà mai stando sempre con noi, e sarà la porta del cielo che ci guiderà, quando verrà il momento di lasciare questa vita terrena, a ritornare alla casa del Padre. La vita di Maria è tutta dedita a Dio. Ripeto è impossibile vivere nel deserto, in certosa senza la presenza essenziale di Maria. E’ una antica tradizione che ha radici lontanissime nel nostro Ordine, Essa risale a quando san Bruno dovette andare a Roma sul soglio pontificio, ed i certosini che rimasero in Francia senza la loro guida sembravano smarriti ed intenzionati ad abbandonare quella vita eremitica. Fu così che apparve loro la Santissima Vergine che li tranquillizzò, invitandoli a recitare l’officio breve ogni giorno in cambio della totale protezione, li convinse così a continuare a svolgere la vita certosina anche senza la loro guida san Bruno. E’ diffusa nel nostro Ordine, la convinzione che ogni soggetto che diventa certosino ha ricevuto l’approvazione della Vergine e di san Bruno. Ovviamente sono tradizioni in cui credere o non credere….

Domanda: Ora due domande un po difficili, a cui tengo molto. Avete una liturgia peculiare, appunto la liturgia certosina, ovvero adattata alla vostra esigenza di silenzio, come anche il canto è molto sobrio, semplice e ricordiamo senza l’uso di nessuno strumento. Se non sbaglio un canto gregoriano, ma semplificato cioè con un minor numero di note? Meno varietà di note, senza polifonia, per mantenere la vostra totale austerità.

Poi, siamo in novembre, il mese dedicato ai defunti. Voi avete un particolare officio per i defunti tutte le settimane?

Dom Luis

Tutto vero e giusto. Noi cantiamo interamente l’officio in latino e cantiamo in gregoriano. Una liturgia propria in totale silenzio

Domanda: La Messa la celebrate tutti insieme?

Dom Luis

Vi è la Messa conventuale ma non concelebrata. Un sacerdote celebra la Messa a cui tutti partecipiamo. Ma subito dopo ogni certosino, sacerdote, celebra la propria Messa ognuno in una cappella in totale solitudine. Qualcosa di davvero sublime!!!

Chi ha avuto la fortuna di partecipare ad una celebrazione con il rito romano, la nostra è molto simile. La nostra liturgia è quella che si celebrava molto anticamente a Lione. All’epoca non vi era una liturgia romana centralizzata, ed i nostri Padri usarono il rito che si celebrava lì ( Arcidiocesi di Lione nella quale rientrava la Grande Chartreuse). Conserviamo questa liturgia, poichè in essa tutto è concentrato sulla adorazione, sul mistero, sull’interiorità. Mi rendo conto che se in una qualsiasi parrocchia si celebrasse con rito certosino, molte persone si distrarrebbero, ma per noi che la viviamo in silenzio e solitudine è veramente fondamentale.

Tutto l’officio è cantato in gregoriano molto sobrio, senza strumenti nè organo, cantiamo con la sola voce. Certamente non sarà eccellente come la musicalità dei benedettini, ma il nostro canto è rivolto essenzialmente all’orazione. Insomma, la nostra è una liturgia semplice ed austera. In certosa tutto è semplicita e austerità, una vita sensibile perchè in funzione dell’interiorità e di Dio.

Sull’officio dei defunti, è una tradizione molto antica che purtroppo sta un pà andando in disuso nella Chiesa. Noi tutte le settimane dopo l’officio canonico della Vergine Maria. Un insieme di salmi, letture ed orazioni che offriamo in maniera particolare a tutti i defunti, per tutte le anime del Purgatorio. Nella tradizione antica pare che ogni preghiera per le anime dei defunti in Purgatorio, liberi tre anime…..ovviamente a questo si può credere o non credere….

Noi crediamo che questa particolare orazione sia impostante come intercessione verso Dio.

Anche la nostra vita penitenziale può sembrare dal di fuori come una rinuncia, un ritiro egoistico dalle preoccupazioni del mondo. A tal proposito nei nostri Statuti viene espresso chiaramente che noi certosini «Separati da tutti, siamo uniti a tutti, per stare a nome di tutti al cospetto del Dio vivente»

La nostra è una vita di croce, dove la dimensione verticale è una vita di adorazione, e quella orizzontale vissuta come intercessione. Siamo adoratori di Dio ed intercessori per i nostri fratelli!

L’officio dei defunti è per noi una Grazia molto grande, intercedere con le nostre preghiere per la liberazione delle anime dei defunti.

La nostra vita è come la funzione delle arterie nel corpo umano. Le arterie pur non vedendosi portano il sangue a tutti gli organi per consentire la vita. Conduciamo il sangue vivificante nella Grazia di Dio.

A questo punto Dom Luis la ringrazio a nome di tutti per offrire la vostra vita per tutti noi. Ringraziandola per tutto la saluto e speriamo di poterci risentire presto….

Spero abbiate gradito!

 

Sono stato trenta giorni in cielo!

Ingresso certosa

Cari amici sono lieto di proporvi una toccante testimonianza di un giovane brasiliano, che a breve fara’ ingresso nella Certosa di Medianeira come postulante.

Queste sue riflessioni, risalgono al novembre precedente, allorquando ha vissuto la sua prima esperienza vocazionale in certosa, durata trenta giorni, e come egli afferma apparsagli come: trenta giorni trascorsi in cielo!

Leggiamo con attenzione.

Dio è misericordia ed amore, ci ama fino al punto di suscitare nei nostri cuori il forte desiderio di seguirLo nella radicalità di una vita silenziosa e raccolta. Successe a San Bruno molti secoli fa, ma ancora oggi uomini e donne seguono questo esempio, questo ideale di vita. Ed è successo a me. Dio ha visto la mia condizione di peccatore e ha voluto darmi la possibilità di seguire questa via che ha lo scopo di condurmi alla santità ed all’unione con Lui, che è tutta la nostra verità e la nostra salvezza. Sono un’aspirante alla vita certosina, non per merito mio, ma per la bontà e la misericordia di Dio. Sin da giovanissimo sento la chiamata a consacrare la mia vita a Dio, ma ho lasciato trascorrere il tempo, perché pensavo che questo stile di vita non fosse per me. Però quando Dio chiama, resta in noi l’irrequietezza e solo ci calmiamo quando rispondiamo, con amore, a questo appello d’amore. Ho sempre pensato ad una vita radicale, e quando ho conosciuto la Certosa mi sono innamorato dello stile di vita che vivono questi uomini e queste donne.

Ho trovato molte difficoltà lungo la strada ed ancora le trovo, ma con la grazia di Dio tutto sta andando bene e queste difficoltà solo mi rendono più forte. Nel novembre del 2017, il Buon Dio tramite una benefattrice, mi ha dato il regalo di poter fare la mia esperienza nella Certosa di Nostra Signora Medianeira, qui a ‘Rio Grande do Sul’. Se dovessi descrivere la mia esperienza, questo sarebbe il titolo: SONO STATO 30 GIORNI IN CIELO! Il titolo non potrebbe essere altro, sono stato davvero in cielo, circondato da angeli buoni, caritatevoli, amorevoli, disponibili, pazienti e pieni di fede ed amore per Dio e la sua Chiesa.

Sono arrivato al monastero verso le nove e mezza del mattino. Quando mi sono imbattuto in quella porta d’ingresso, non credevo che finalmente ero lì per vivere quell’esperienza che non conoscevo, ma che sarebbe stata in grado di cambiare la mia vita. Ricordo che ho pregato nella mia mente una preghiera che fa parte della professione dei monaci: “MI RICEVI SIGNORE, SECONDO LA TUA PAROLA E VIVRÒ. E NON SARÒ CONFUSO NELLA MIA SPERANZA”.

Dopo ho affidato quei giorni di esperienza alla Madonna, a San Giovanni Battista ed a San Bruno, poi sono rimasto a contemplare quel luogo così sacro in un silenzio incredibile. Improvvisamente, quel silenzio è stato interrotto da un rumore di una porta che si apriva, ed io mi sono incontrato con il primo monaco certosino che ho conosciuto. Era il Fratello Francisco, piccolo, magro, con i capelli corti e bianchi, anche se giovane, vestiva un’abito blu ed è venuto ad incontrarmi. Si è presentato e mi ha portato in una sala d’attesa. Quando è arrivato il Padre Maestro con un abito bianco ed un sorriso in faccia, ho provato tanta pace in quello sguardo che ha reso felice il mio cuore e sapevo solo ringraziare Dio, per un così grande dono nella mia vita. Sono stato presentato al Padre Priore, poi il Padre Maestro mi ha portato alla cella 5, dove ho vissuto momenti molto profondi con Dio.

 

Ho iniziato a vivere come un monaco certosino, poiché ha preso il mio telefono cellulare, mi ha dato tutti gli orientamenti e mi ha detto che per qualsiasi domanda potevo rivolgermi a lui.

È suonato il campanello chiamando i fratelli a pregare l’ufficio dei vespri, quindi sono andato in chiesa e mi sono seduto accanto al Priore. Posso dire che ho conosciuto diversi santi nella certosa, ma il Padre Priore emanava un’aria di angelo, una bontà ed umiltà che mi commuoveva. Mi sono seduto vicino a lui solo alcuni giorni, poi sono andato al coro vicino al Padre Maestro. All’inizio mi perdevo nelle pagine di quel libro grande e pesante, ed il Priore, percependo la mia difficoltà, lasciava il suo posto nel coro e veniva ad aiutarmi, o qualche volta anche dal suo posto mi mostrava quale era la pagina del libro. Quando guardavo i suoi occhi, vedevo solo bontà. Che uomo santo!!! Dio sia benedetto!

I giorni passavano e l’esperienza mi lasciava sempre più incantato da quegli uomini che, lasciando tutto, vivevano per il Bene più grande con molta gioia. Sono uomini caritatevoli e molto gentili. Ho potuto approfondire quel carisma, perché ho vissuto tutto ciò che un monaco vive, ho fatto le passeggiate, ho partecipato alle ricreazioni, ho partecipato a due Capitoli e la grazia di Dio mi coinvolgeva sempre di più. Ma voglio sottolineare due cose nella Certosa che mi hanno lasciato incantato, appassionato…la Santa Messa e le Veglie…tutto lì è speciale, ma queste due cose mi hanno lasciato davvero senza parole…

Quando mancavano quindici minuti alla mezzanotte, il Maestro dei novizi è venuto a chiamarmi in cella per andare a pregare le veglie (ero così innamorato di questo ufficio divino che già il secondo giorno sono andato da solo in chiesa ed ero sempre il primo ad arrivare). Ci siamo andati in chiesa, faceva freddo ma la notte era stellata…nel chiostro c’era solo il silenzio e la luce della luna illuminava i miei passi. Sono entrato in chiesa e tutto era silenzio, solo la lampada accanto al tabernacolo indicava la ragione della nostra presenza lì, era Gesù che ci chiamava a vivere con Lui. Presto i fratelli sono arrivati, alcuni con il mantello nero, i novizi, fino quel momento io non li avevo ancora visti. Ed al tocco del Priore iniziava la bellissima salmodia. Quelle voci piene di amore e fede cantando al Creatore, lodando Dio per ogni cosa. Sentivo di essere in un luogo pieno di luce d’amore, era indescrivibile, tanto che mi rallegravo ogni volta che arrivava il momento di unirmi a loro per cantare a Dio.

Al mattino c’era la Messa…Dio mio, quanto amore, devozione e rispetto per la Sacra Eucaristia! Vorrei citare solo un esempio del rispetto e devozione che hanno per Gesù Eucaristico: dopo la Messa, ero accanto al refettorio, davanti alla porta della chiesa con alcuni novizi, aspettando il Fratello Procuratore per indicarci il lavoro del giorno che stavamo per svolgere. Ed è passato il celebrante della Messa con alcune ostie consacrate per portarle alla Cappella del noviziato. In quel momento tutti si sono inginocchiati e hanno baciato il pavimento. Questo mi ha confermato ancora di più che volevo essere lì per rispettare, come loro, Gesù nella Santa Eucaristia. Ma torno a parlare della Messa: non ho mai assistito ad una Messa piena di devozione, di rispetto e di amore così come è nella Certosa. Che bella cosa! I canti, le letture, la profonda prostrazione che tutti fanno al momento della consacrazione.

Un altro fatto ha anche attirato la mia attenzione: io, il Priore ed il Padre Maestro eravamo vicino alla mia cella quando è suonata la campana dell’Angelus e loro si sono inginocchiati e hanno baciato il pavimento tre volte. Solo ringraziavo Dio perché ero lì con quei fratelli, che sono peccatori, ma che cercano nelle loro vite la grazia di Dio, in primo luogo.

La mia esperienza è stata una benedizione incalcolabile. Non posso esprimere con le parole tutto ciò che ho vissuto, è impossibile, tutto emanava bontà e pace. Era un’atmosfera così diversa.

Prego Dio, per l’intercessione della Beata Vergine Maria, San Bruno, San Giovanni Battista e San Giuseppe, che i giovani cristiani di oggi, aprano i loro cuori per rispondere alla chiamata di Dio a seguire il suo Santo Figlio Gesù nel deserto, nell’amore, che è la Certosa.

Possa San Bruno pregare Dio per tutti noi!

A me non resta che aggiungere…AMEN

la gioiosa comunità certosina brasiliana

Messa celebrativa nella certosa di Lisbona

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Il reportage che voglio proporvi oggi riguarda una lodevole iniziativa svoltasi a Lisbona. La cerimonia di cui vi parlerò è stata organizzata poichè nel giorno della Festività dell’Immacolata, nel 1614 fu posta la prima pietra per la costruzione della chiesa della Certosa Santa Maria Vallis Misericordiae di Lisbona. E’ per questo che lo scorso sabato 9 dicembre, per la prima volta dopo 184 anni ovvero dal 1833, un sacerdote certosino, ha celebrato la Santa Messa nella chiesa dell’ex Certosa di Lisbona a 403 anni dalla sua fondazione. Dom Antao Lopez, il Padre Priore della certosa di Évora ha presieduto la celebrazione, che a registrato la presenza di una numerosa e festante folla.

Dom Antao e locandina

Le immagini che seguiranno proveranno a testimoniarvi questa lieta manifestazione, svoltasi grazie all’impegno di un’associazione di amici della certosa. A seguire vi propongo il video del discorso tenuto da Dom Antao in portoghese, ed il testo tradotto in italiano. Grazie agli organizzatori che tengono in vita la memoria di una gloriosa ed antica casa certosina.

 

Egregi signori, o meglio, cari amici…

L’Ordine Certosino ha avuto per due secoli e mezzo due Case in Portogallo. La Certosa di Evora fu la madre della Certosa di Lisbona, perché fu la sua origine. Origine, perché quando i lisboniani seppero che era stata aperta una Certosa a Evora, vollero anche la loro Certosa e la realizzarono. Origine, perché il certosino fondatore e primo Priore di Santa Maria Scala Coeli fu dieci anni dopo il fondatore e primo Priore di Santa Maria della Valle della Misericordia. In questo 2017 la Certosa di Evora compie 430 anni e questa di Lisbona 420. Entrambe edificarono le chiese dopo, perciò questa chiesa compie 403 anni, ovvero ciò che stiamo celebrando.

In questa Certosa di Lisbona vivevano una dozzina di monaci ed a Evora se ne potevano ospitare fino a due dozzine. Inoltre, la chiesa monumentale di Scala Coeli ha più di cinquanta posti nel coro. Qui abbiamo meno celle e stalli, ma i certosini non vengono contati, ma sì, pesati. Chiuse entrambe, rinacque quella di Evora, che ha già superato mezzo secolo di vita. Oggi è molto conosciuta ed amata dai portoghesi.

La Certosa di Lisbona apre la chiesa per il Culto, ciò la rende presente a Lisbona e quindi in qualche modo anche viva, perché nella vita certosina il culmine è la Liturgia. In questa chiesa certosina continua il culto di Dio.

Oggi non c’è nessun certosino nella Valle della Misericordia, e pochi in Scala Coeli. L’Ordine Certosino è presente oggi in Portogallo con una comunità di sette stelle. Sette furono i fondatori della Certosa, simboleggiati nello scudo dell’Ordine, sette furono i fondatori di Scala Coeli, sette i suoi restauratori. Pertanto, i numeri bassi non sono negativi. Il migliore valore è nel peso di ogni comunità, è nella santità di ogni comunità certosina.

In effetti, l’Ordine Certosino oggi ha molte vocazioni in Corea e nelle Americhe, Nord e Sud. Ma poche in Europa e queste poche provengono dall’Europa che fu Comunista. Cosa pensare, cosa fare in questa nostra nuova situazione? Nostra…dei certosini e dei cristiani. Dobbiamo accettare e adattarci. Ricordare le amorevoli parole di Gesù ai suoi pochi discepoli: il mio piccolo gregge…E ripetere la vecchia frase: i certosini non sono contati, sono pesati, sono valutati.

Il ruolo attuale della Certosa di Scala Coeli a Evora è essere la porta dell’Ordine Certosino in Portogallo. Porta aperta per accogliere le vocazioni, porta aperta per comunicare alla Chiesa la testimonianza di una vita contemplativa pienamente dedicata all’adorazione dell’unico vero Dio. Precisamente all’inizio del 2018 un giovane lascerà il mondo per entrare attraverso questa porta nell’eremo certosino ed altri stanno maturando questa stessa idea.

Quindi, se la Certosa di Evora può essere considerata una porta, noi certosini consideriamo la Certosa della Valle della Misericordia a Lisbona come una finestra dell’Ordine. La sua visibilità esterna ci permette ancora di considerare la Valle della Misericordia come viva e presente in questa grande città. Ma questa finestra può essere chiusa o aperta. Vorremmo che la Valle della Misericordia servisse per portare il messaggio certosino alla Chiesa portoghese. Occorre quindi, che questa Certosa di Lisbona sia il più aperta possibile alla città che la circonda. Che sia il più possibile conosciuta e spesso frequentata.

Allora, noi certosini abbiamo la gioia di avere molti amici magnifici, che non meritiamo, ma che abbracciamo con gratitudine. Anche loro vogliono aprire più, e meglio, questa finestra certosina della Valle della Misericordia. Hanno organizzato questa sessione ampia, generosa e notevole, come un appello alla cristianità che ci circonda e che ci stima tanto. L’Ordine mi ha inviato come suo rappresentante per ringraziare e sostenere queste sante intenzioni. Lisbona guadagnerà molto se potrà dare vita nuova e migliore a questa Certosa oggi così chiusa e così inutilizzata. Con la molta buona volontà degli amici di questo Ordine, queste mura possono dare molta gloria a Dio.

Così sia!

foto san bruno altare

 

 

In certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Il Priore nel corridoio

Nell’articolo odierno, intendo proporvi una intervista di qualche anno fa (2014) dell’allora Priore della certosa di Montalegre Dom José Manuel Rodríguez. Parole semplici, ma profonde, per spiegare la continua ed assidua ricerca di Dio nel silenzio della vita certosina. L’intervistatore, nell’introduzione dell’intervista ci ricorda che nelle tasche dell’abito, i monaci certosini portano soltanto la chiave della cella ed il Rosario, non portano nè soldi nè documenti.

Ma andiamo per gradi, Dom Josè è nato nelle Asturie nel 1929 e da più di 20 anni è religioso certosino. Dapprima fece il suo ingresso nella certosa di Miraflores, successivamente, nel 1965 ha contribuito a far crescere la certosa portoghese di Scala Coeli ad Évora. Nel 1986 si trasferì alla certosa di Porta Coeli a Valencia ed in seguito alla certosa di Montalegre nella quale ricopre la carica di Priore (alla data dell’intervista).

Intervista

Perché decise di entrare nell’Ordine certosino?

A casa mia, c’era stato tra i parenti un sacerdote e vi era una profonda tradizione cattolica. Grazie a mia madre ho conosciuto la Fede ed inoltre ho avuto un insegnante che conosceva molto bene gli ordini religiosi. Son da sempre stato attratto dalla vita religiosa, e volevo consacrarmi a Dio completamente entrando in un ordine contemplativo. Quando ho espresso questa mia intenzione in casa, i miei hanno pensato che mi sarei allontanato da loro per sempre.

Qual è la giornata tipo di un monaco certosino?

Può sembrare che i nostri giorni siano interminabili e noiosi, ma la verità e che il tempo sembra sfuggire. I nostri statuti sono molto dettagliati, Mattutino e lodi per la notte. Nelle prime ore della mattina ed a seguire abbiamo dei momenti di preghiera prima della Santa Messa. Fino alla sesta ora facciamo esercizi spirituali, prima di pranzare facciamo alcuni lavoretti o nel giardino della nostra cella oppure in falegnameria. Dobbiamo distrarre la mente. E tenerla in forma per i momenti di preghiera e di vita claustrale più intensa. Abbiamo anche un ora di svago nel pomeriggio della domenica ed il lunedi facciamo una passeggiata al di fuori della certosa. Questa convivenza è molto utile, perchè ci aiuta di fronte ai dubbi spirituali, quando sei un novizio… l’uomo solitario ha il pericolo del potere, crede infatti solo nelle proprie idee. Il cibo è sufficiente ed ha la sua parte di ascetismo e penitenza. Ogni monaco mangia nella sua cella.Il padre Procuratore ed il Priore si occupano del mantenimento del monastero, manteniamo il rapporto conl’esterno e curiamotutti gli atti della comunità.

Quali figure di certosini vi ispirarono come vero modello di vita?

I certosini vivono e muoiono in modo anonimo, ma se devo scelgo, San Bruno di Colonia, che ha avuto una grande fede. Quando viveva in eremitaggio, il Papa lo chiamò a Roma per farlo essere suo consigliere e San Bruno non ha esitato. Alcuni pensano che molti certosini sono entrati da adulti per conversioni straordinarie o pentimenti, in certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Com’è il vostro rapporto e la coesistenza con le Religiosie certosine?

Nei capitoli generali siamo separati, ma alla fine del capitolo dei monaci, le monache superiori, assistono per vedere quale sono le istruzioni e e le decisioni prese

Nella certosa di Montalegre, cercate Dio ma lo trovate?

Vivere la solitudine, il silenzio, i digiuni … tutto questo ci porta a cercare Dio, è per trovarlo più rapidamente per possederlo più completamente, per ottenerne la carità perfetta. Quando stavo per diventare sacerdote, realizzai un ritiro spirituale a Montalegre. Questo chiostro mi ha sempre chiamato, con solitudine e silenzio senti come la vocazione ti riempie completamente. Per questo ho accettato volentieri di venire qui come Priore.

Esiste il pericolo in certosa di vivere la fede come all’interno di un laboratorio?

Il monaco di cui meno si importa è di se stesso. Dio mi ha concesso la massima vocazione, quella mi permette di amare Dio e il mio prossimo.

Anche se non guardiamo la televisione e non sfogliamo molto i giornali, lo so che il mondo ha dei bisogni e Dio conosce i bisogni di mondo. Dico spesso ai miei confratelli che vivendo come monaci,in solitudine e silenzio, implorando Dio, noi crediamo di toccare il cielo. Un padre cattolico che educa i suoi figli nella fede, che soffre ogni giorno, nel mezzo di un mondo indifferente alla religione, questo si che ha grandi problemi ma anche un grande merito. La fede è la torcia che illumina la tua vita. Il mondo di oggi è diventato complicato e si complica sempre più.

Qual è il vostro modo di pregare?

Ad una persona dall’esterno risulta molto difficile capire cosa facciamo. E paradossalmente, più a lungo rimani nell’Ordine maggiore diventa il desiderio di consegnarti a Dio. La solitudine è la cartina di tornasole della nostra vita. All’inizio costa, perché non è che solitudine per un po’ o per pochi giorni, ma in seguito lo è per la vita. Nella cella, o sei di Dio oppure dove sbatti, se ci sono solo muri? È dentro la solitudine che trovi tutto, dove trovi Dio, e puoi separarti da ciò che non ti interessa. Qualunque cosa possa essere un ostacolo, un onere o una penitenza, è l’essenziale nella certosa.

Seconda pubblicazione della collana su san Bruno

copertina

Cari amici, dopo avervi annunciato l’uscita del primo volume (Bonaventura Bova, Breve compendio della vita di San Brunone Cartusiano), vi comunico, che è stato pubblicato nella scorsa settimana, dall’editore Analecta Cartusiana dell’Università di Salisburgo il secondo libro della serie “Collectanea Cartusiae Sanctorum Stephani et Brunonis”, dal titolo ” Cronache della certosa dei SS. Stefano e Bruno” (1807-1862)

Con questo secondo volume l’attenzione si sposta dal XVII secolo, epoca di composizione del testo di Bova, al XIX, con l’edizione di due importanti cronache della Certosa di Serra nelle quali vengono raccontati, tra l’altro, due passaggi cruciali della sua storia: il periodo 1840-1844, nel quale ci fu il primo tentativo di riapertura della Certosa dopo il terremoto del 1783 e il biennio 1856-1857, anni in cui, anche grazie all’indefessa opera svolta dal priore certosino Dom Vittore Nabantino, la Certosa venne “recuperata” e le reliquie di San Bruno, conservate a Serra in seguito al sisma settecentesco, fecero ritorno nel monastero con una solenne cerimonia di traslazione.

A tali cronache si aggiungono, nell’appendice del volume, ulteriori documenti che consentono una “lettura” di prima mano di quanto avvenne in quel periodo: la cronotassi dei priori della Certosa dal priorato di Dom Pietro Paolo Arturi* (1781-1803) al priorato di Dom Ambrogio Bulliat** (1894-1903); una lettera di Dom Paul Gérard, presentata nell’originale in francese, scritta da Serra il 27 marzo del 1840 e indirizzata al Priore Generale dei certosini; due lettere di Dom Vittore Nabantino al vescovo di Pistoia Mons. Leone Niccolai*** e, infine, il dettagliato resoconto della trasferimento delle reliquie di San Bruno dalla chiesa Matrice di Serra alla Certosa il 30 maggio 1857.

Completa il volume un ricco repertorio iconografico che riporta mappe topografiche del territorio di Serra, sito nel nel cuore delle Serre Calabre, e del tenimentum certosino, vedute e piante della Certosa, particolari architettonici del monastero dopo il terremoto del 1783 e che costituisce un importante corredo di materiali visuali, tutti prodotti tra il Settecento e l’Ottocento, i quali contribuiscono in maniera significativa alla conoscenza della storia dell’insediamento monastico calabrese.

 

Brevi note biografiche dei personaggi citati:

Dom Arturi, Pietro-Paolo nato a Cosenza, il 14 settembre del 1738, egli fece ingresso nella certosa calabrese. Fu nominato Priore di questa certosa nel 1781 e vi rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1803. Dom Arturi, fu visitatore delle congregazioni delle cinque certose del regno di Napoli, e presiedette due volte il capitolo generale nella sua certosa.

**Dom Bulliat, Ambroise-Marie Pierre nacque a Crémieu (Isère) il 2 novembre 1834. Egli fece ingresso alla Grande Chartreuse dove fece professione solenne l’8 dicembre 1864. Dopo un breve soggiorno alla certosa di Le Reposoir, fu inviato come coadiutore a Selignac nel1871 dove rimase per 24 anni. Quindi cominciò la sua attività storica. Nel 1894, fu inviato in calabria per dirigere la ricostruzione dapprima come rettore ed in seguito come Priore. In seguito egli passerà alla casa di rifugio di La Cervara, in seguito alla certosa femminile di Burdinne, in Belgio, dove morì il 2 marzo 1911.

***Dom Nicolai, Léon Jean-Louis Nicolaï, nato a Firenze il 28 settembre 1782, era seminarista quando fece il suo ingresso nella certosa della sua città natale il Galluzzo, dove fece professione solenne il 6 ottobre 1802. A Calci, successivamente, fece il procuratore dal 1823 al 1836 epoi fu nominato priore dal 1836 al 1839. In seguito andò nuovamente a Firenze dal 1839 al 1842. Fu poi nominato procuratore generale a Roma, fino al settembre del 1849. Divenne Vescovo di Pistoia e Prato il 5 novembre del 1849, e morì a Pistoia il 13 luglio del 1857 Egli era stato anche Visitatore delle certose italiane e visitatore apostolico degli olivetani e dei cistercensi di Casamari. Va detto che non va confuso con Dom Jean Louis de Nicolai, di cui vi ho parlato in un precedente articolo.

 

Il silenzio di Dio è in noi?

Forza silenzio 6

A questa domanda risponde Dom Dysmas de Lassus, nel libro del cardinale Robert Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”.

Si, per sempre, perchè stiamo parlando di un silenzio di comunione. Io unirei queste due dimensioni complementarie: Dio in noi e noi in Dio giacchè Gesù dice: “Voi siete in me ed io in voi” (Gv 14, 20). “Padre tu sei in me ed io in te” (Gv 17,21). Sono due facce della stessa realtà. Possiamo essere più sensibili ad una che ad un’altra, ma credo che non si possa separere del tutto.

Nel battesimo la Trinità viene a fare di noi la sua dimora. Secondo san Paolo, siamo templi dello Spirito Santo. Lo stesso battesimo ci fa figli di Dio. Ah se solo fossimo capaci di intendere realmente queste semplici parole! Un mistero insondabile che nasce nella sublime semplicità del sacramento; l’acqua e la parola per significare una realtà inimmaginabile. Ricordo le parole di un poeta bizantino in riferimento alla teofania del Sinai: ” Tuono, fulmine, tremore della terra. Ma, quando scendesti al seno di una Vergine, il tuo passo non fece nessun rumore”. Se la entrata di Dio in noi avviene in silenzio, è logico che la comunione con Lui è contrassegnata dallo stesso timbro.

I nostri Statuti citano Basilio di Ancira: ” Sia, quindi, l’anima del monaco, in solitudine, come un lago tranquillo le cui acque, germogliando dalla purissima fonte dello spirito, e non turbati da rumore alcuno introdotto dall’esterno, come un nitido specchio riproducono la sola immagine di Cristo”

Dio in noi! Quale perplessità ci può lasciare questa espressione! E, tuttavia, è una realtà: ” Se qualcuno mi ama – dice Gesù – ascolterà la mia parola, e mio Padre le amerà, e verremo in lui e faremo dimora in lui” (Gv 14, 23). Questa verità della fede ci apre hic et nunc alla intimità più profonda con Dio. E’ il faro della nostra vita. Sono pienamente convinto che, se i cristiani fossero più coscienti di questa realtà, la propria vita si vedrebbe trasformata, e con essa anche il mondo.

Un silenzio vivo, eloquente, abitato. Un’attesa tremante con la speranza riposta nel giorno del grande incontro, faccia a faccia.

Se è fondamentale vivere in intimità con Dio e nella sua straordinaria semplicità – nella sua familiarità con noi, direbbe – , lo è anche il comprendere il senso della trascendenza, questa immensità che ci supera e ci reclama in uno stesso movimento. Solo questo equilibrio può fornirci di tutta la sua profondità nella relazione con Dio, perchè la meraviglia ineffabile della intimità divinanasce esattamente da questa trascendenza. Come può l’infinito non solo salire al nostro incontro, impegnandosi in una relazione intima con il finito, sua creatura?

Mi sembra molto importante guardare l’equilibrio tra la vicinanza e la trascendenza di Dio. Nelle sue Confession, sant’Agostino impiega una celebre frase per spiegare questo tema: Intimior intimo meo et superior summo meo. Appoggiarsi ad una escludendo l’altra può condurre ad una infermità spirituale: da una parte, ad una eccessiva familiarità con un Dio troppo fatto ai nostri bisogni e che non è realmente Dio; dall’altra ad una distanza perturbatrice, quasi giansenista.

Il mistero non è altro che la relazione divina che ci viene offerta. Se potessimo comprenderlo! Se potessimo viverlo meglio! Nulla sarebbe capace di renderci inquieti. Le difficoltà della nostra vita non cambierebbero, ma non potranno danneggiare il nucleo della nostra vita.

Dice san Paolo “Colui che non perdonò il suo proprio figlio, ma lo ha donato a tutti noi, come non ci darà tutte le cose?2 ( Rm 8, 32)

Se so di aver ricevuto tutto, niente può mancarmi. Stiamo parlando del silenzio: la profonda pace dell’anima che conosce se stessa ed ama più dei propri sogni, la calma inalterabile che abita in essa.

Non è questo il silenzio interiore?