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Un certosino intervistato

in preghieraa

Vi propongo una intervista, rilasciata da un monaco certosino alcuni anni fa, ad una rivista portoghese. In essa il giornalista pone al religioso una domanda molto semplice: ” Che cosa è per te la preghiera?” Leggiamo insieme la sua esaustiva risposta.

” Chiedere ad un monaco certosino” cosa significa per te la preghiera?” è come chiedere cosa significa il mare per un marinaio… è tutto!
La preghiera è la mia professione, la mia vita, la mia occupazione, il mio affetto, la mia vocazione, il dono che Dio mi ha dato.
La preghiera è lo scopo della mia esistenza. Il mio senso della vita. La preghiera è un mezzo per glorificare a Dio; ma anche, per questo, è la fine a cui si ordinano molti altri mezzi, cioè tutta la mia vita quotidiana.
In questa, il primo e principale aiuto per la mia contemplazione mi viene dal tempo, abbondante, che dedico alla divina rivelazione. Quindi, più che contemplazione, la chiamo “audizione”; audizione attenta della parola di Dio nel silenzio e solitudine del monastero.
Dio nella certosa si rivela come un essere vivente, personale; come qualcuno che vede e vuole. Ecco il fondamento della preghiera cristiana. Non pregheremmo se Dio fosse solo qualcosa, un’idea, o un essere inanimato. Questo rapporto personale diretto con Dio vivo è proprio nello stile certosino di pregare. Dico certosino, perché noi, esperti di contemplazione, ci dedichiamo soprattutto alla preghiera solitaria. Altri vanno in direzioni diverse, hanno altri carismi. Alla Certosa viene chi si sente intimamente attratto dall’invito di Gesù ad entrare nella stanza e pregare il padre in segreto. Preghiera, per me, certosino, significa soprattutto preghiera solitaria.
E ‘ vero che tutti questi eremiti che convivono in una certosa si riuniscono tre volte al giorno nella liturgia comunitaria. Ma anche allora, cercano di cantare spontaneamente, sempre senza prove preliminari, o al buio, in un relativo isolamento che favorisca l’unione intima, diretta con Dio.
Del resto, è proprio questo rapporto con Dio che ci unisce, nel Signore, a tutti i nostri fratelli. Ai presenti e agli assenti. Il cuore, lungo e acceso nella solitudine, copre l’intera umanità. Quindi tutti noi, quelli che siamo chiamati ad una vita puramente contemplativa (o “uditiva”, come io la chiamo! ) ci troviamo nel cuore della Chiesa, e nel cuore del mondo, e la nostra missione consiste nel mantenere viva nella chiesa questa dimensione contemplativa “.
(da un certosino di Scala Coeli; articolo nella rivista “Communio”, Lisbona, 1985).

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Cartusiae vintage: Vedana

Cartusiae vintage

Vedana

panorama

Oggi per la rubrica Cartusiae vintage vi propongo immagini antiche della certosa di Vedana. Essa di recente, e dopo varie peripezie, è stata affidata  ad una comunità monastica femminile appartenenti all’ordine delle Adoratrici Perpetue del SS Sacramento.  Ha dunque fatto ritorno la vita monastica. Godiamoci insieme queste suggestive cartoline e foto scolorite che ci riportano ai tempi in cui i monaci certosini la abitavano.

Il silenzio il mezzo migliore per trovare Dio

Forza del silenzio Dysmas 2

Ancora uno stralcio della “preziosa conversazione” di Dom Dysmas de Lassus, ed il cardinale Sarah, contenuta all’interno del libro:>La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore” All’interrogativo dell’intervistatore, i due religiosi rispondono con parole semplici ma preziose!

Che i Certosini aspirino ad una tale ascesi silenziosa è perché il silenzio è il mezzo migliore per trovare Dio?

Cardinale Robert Sarah

L’uomo non cerca il silenzio attraverso il silenzio. Il desiderio di silenzio in sé sarà un’avventura sterile e un’esperienza estetica particolarmente esaustiva. Nelle profondità della sua anima, l’uomo desidera la presenza e la compagnia di Dio, allo stesso modo in cui Cristo ha cercato il suo Padre nel deserto, allontanandosi dalle grida e dalle passioni della moltitudine. Se lo vogliamo veramente e siamo nella sua presenza, le parole non sono più necessarie. Solo intimità silenziosa con Dio è parola, dialogo e comunione. Nella Grande Chartreuse ho la sensazione che il silenzio è una scala che poggia sulla terra la cui estremità tocca il cielo. Se Giacobbe avesse potuto passare la notte in essa, sono sicuro che avrebbe detto: “È terribile questo luogo, questa è solo la casa di Dio e la porta del cielo” (Genesi 28,17).

Dom Dysmas de Lassus

Per noi, il silenzio significa un ascetismo e un desiderio. Un ascetismo perché dobbiamo tener presente che il silenzio richiede uno sforzo; ma ci attrae anche ed è necessario. Il semplice è sempre difficile da spiegare. Per chi ha voglia di ascoltare il canto degli uccelli, basterà che un aereo attraversi il cielo, affinchè il suo spazio di percezione sia ridotto e non potrà ascoltare più gli uccelli. Noi non ci confondiamo, noi cerchiamo il silenzio per il silenzio, ed anche per lo spazio che esso ci fornisce Il silenzio ci permette di percepire e ascoltare meglio, aprire il nostro spazio interiore.

Cartusiae vintage: Montreuil

Cartusiae vintage

Montreuil

1

Cari amici lettori a grande richiesta, torna la rubrica Cartusiae vintage, con immagini antiche di certose e certosini. Oggi vi propongo antichi scatti e cartoline della splendida certosa francese di Notre-Dame-des-Près a Montreuil. Il più grande monastero certosino in Francia completamente conservato: 18000 m² costruiti in una vegetazione lussureggiante di 12 ettari.
Ma ora largo alle immagini…

 

Montalegre. Sei secoli di silenzio certosino

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Ancora una lieta notizia, per cominciare l’anno nuovo!

Lo scorso 19 ottobre ha avuto inizio, presso il Museo di Badalona, una mostra fotografica dedicata ai seicento anni della certosa di Montalegre, di cui già vi avevo relazionato. La mostra sarà aperta fino al 14 gennaio, e tutti coloro che saranno interessati potranno conoscere l’antica storia di questa certosa attraverso foto ed immagini di Oriol Casanovas ed Antonio Guillen.

Inoltre è stato presentato il libro, di recente pubblicazione, dal titolo “Montalegre. Sei secoli di silenzio certosino“, illustrato con foto degli autori citati, è stato scritto da Jaume Oliveras, grande intenditore di Montalegre e del carisma certosino. La sua attenta prosa ci avvicina alla vita del monastero e la sua architettura rivela alcuni fatti inediti e spiega come solo certi eventi storici sono stati in grado di alterare la vita dei monaci, guidati sempre dal silenzio, dalla spiritualità e austerità. Il progetto, che comprende una mostra, un libro e diverse conferenze, è stato realizzato con la collaborazione del priore della certosa di Montalegre, del Comune di Tiana, degli amici della certosa ed in particolare dell’architetto Pere de Manuel.

A seguire un video con immagini della certosa di Montalegre tratte dalla televisione spagnola(catalana) Cat/tv 3, all’interno del quale potremo ascoltare una breve intervista all’autore del libro Jaume Oliveras. Alcune foto, a colori ed in bianco e nero, arricchiranno questo articolo dedicato a questa splendida mostra, vi allego inoltre altri due link con molte altre immagini interessanti .

 Foto Museo Badalona

Foto Oriol Casanovas

Una collana editoriale internazionale dedicata alla Certosa di Serra

biblioteca Serra

E’ con immenso piacere, che voglio diffondere questa lieta notizia giuntami dalla certosa di Serra san Bruno.

Prestigioso e importante riconoscimento internazionale per il ruolo che la Certosa di Serra San Bruno ha avuto, nei secoli, nella storia del monachesimo certosino. La casa editrice austriaca Analecta Cartusiana, afferente all’Istituto di Anglistica e Americanistica dell’Università di Salisburgo e principale editore al mondo per quel che riguarda le pubblicazioni sull’universo delle Certose, inaugura la nuova serie Collectanea Cartusiae Sanctorum Stephani et Brunonis, interamente dedicata al monastero serrese. La serie sarà diretta da Tonino Ceravolo e si articolerà secondo un progetto editoriale che prevede come prima uscita l’edizione del manoscritto settecentesco Breve Compendio della vita di San Brunone Cartusiano raccolta dagli autentici Diplomi della sospesa Real Certosa di Santo Stefano del Bosco di Bonaventura Bova, per proseguire con una serie di volumi che renderanno noti al pubblico e agli studiosi fondamentali documenti inediti conservati nell’archivio del monastero serrese. Tra le prime uscite si segnalano:

  • Documenta Cartusiae Sanctorum Stephani et Brunonis. 1. Dom Pio ASSANDRO*, Cronaca contemporanea della Certosa dei SS. Stefano e Bruno, dalla sua ripristinazione nel 1856 fino al 1887 quando fu riacquistata (XIX secolo)
  • Documenta Cartusiae Sanctorum Stephani et Brunonis. 2. Il ritorno dei certosini in Calabria nel XIX secolo (1840 – 1866)
  • Documenta Cartusiae Sanctorum Stephani et Brunonis. 3. Il ritorno dei certosini in Calabria nel XIX secolo (1867 – 1900)Uno spazio sarà riservato anche a Vito Capialbi e al suo Ad Theatrum Chronologicum Cartusiae SS. Stephani et Brunonis de Nemore, edito nel 1853 e riproposto nella nuova collana, per il suo valore intrinseco, insieme con altri scritti dell’erudito monteleonese su biblioteca, archivio e monaci della Certosa di S. Stefano. Tale nuova serie rappresenta la prosecuzione naturale dell’interesse che, negli ultimi tempi, Analecta Cartusiana ha indirizzato verso la casa religiosa serrese, come dimostrano, tra l’altro, anche i due volumi, di imminente uscita, Monasticon Cartusiense (Provincia Sancti Brunonis) – nel quale Tonino Ceravolo e Fabio Tassone hanno curato il lungo capitolo dedicato alla Certosa di Serra – e “In morte quoque non sunt divisi”. Da Bruno a Lanuino: l’esperienza monastica dell’eremo di Santa Maria della Torre, che raccoglie gli Atti del convegno nazionale di studi che si è svolto presso il Museo della Certosa nel giugno del 2016.

*Assandro, Pio-Maria Nato a Venaria (Torino) il 29 ottobre 1849, professo della certosa di Valbonne il 2 febbraio 1873, fu in seguito rettore della certosa di serra san Bruno dal 1891 al 1894, e Vicario di quella di Calci, dal1894 al 1896. Egli morì nel 1902 nella certosa di La Cervara.

Biblioteca Serra 1

Testimonianza di un giovanissimo

cappa nera

Cari amici lettori, ho ricevuto di recente, da un giovanissimo aspirante postulante, la testimonianza che segue, il quale ha voluto esternare la sua esperienza. Alcuni giorni vissuti alla certosa di Farneta, che gli hanno palesato un mondo di serena beatitudine, al quale il giovane non si sente ancora pronto.

interno Farneta

Decisi di contattare la certosa più vicina a me, con una mail. Mi sorpresi che essendo un ordine così lontano dal mondo risposero in così poco tempo: mandai la mail la mattina e la sera mi risposero. Mi preparai per fare questa esperienza con la novena a San Bruno, chiedendo la sua intercessione affinché passassi questa esperienza da vero certosino. Arrivai in certosa a piedi, più mi avvicinavo al grande portone più già mi inserivo in un ambiente di silenzio, e più il mio cuore batteva. Suonai il campanello e mi rispose un monaco, non credo che sapesse del mio arrivo dal tono della mia voce. Quando mi apri vidi un giardino molto grande e bello; un certosino, molto sorridente e simpatico, mi aspettava con lui parlammo del più e del meno, di cosa studiavo e anche del film Il grande silenzio. Aspettammo insieme il maestro dei novizi, il quale quando arrivò mi accompagnò in una cella e successivamente mi portò il cibo. La stanza era molto accogliente, c’era un inginocchiatoio molto antico e molto usato, un tavolo per le letture con un davanzale con alcuni libri sulla spiritualità certosina e sulla vita di San Bruno. Mi lasciò mangiare e mi disse che sarebbe passato più tardi per parlarmi. Dopo il pasto, dissi le mie preghiere con il breviario della certosa stessa. E finito ciò, mi diedi alla lettura dei libri che c’erano in stanza. Quando venne il maestro dei novizi, mi chiese di come arrivai a contattare i certosini e della mia vocazione. Gli feci alcune domande sugli statuti, sul fatto delle visite dei genitori e degli spaziamenti, normale per me data la mia tenera età. Il maestro dei novizi è stato molto simpatico e disponibile, mi spiegò come funzionava anche l’ufficio notturno, il momento che amo di più della giornata certosina, perché nella notte dove il mondo commette le più aspre crudeltà i certosini, pregano Dio.

la comunità nel coro

la comunità nel coro

Finito il colloquio andammo in chiesa per i vespri, mi hanno portato nella parte alta della chiesa, (la tribuna) il maestro dei novizi mi preparò i libri, molto vecchi, si sentiva che erano stati usati molto. Devo dire che non ho trovato difficoltà nel seguire la preghiera, venendo da un contesto ben diverso. Sono stati dei vespri bellissimi. Mi venne a riprendere perché non sapevo la strada, ci dirigemmo in cella, e successivamente mi portò la cena, impostammo la sveglia per la notte e mi disse di dormire presto per reggere le ore di preghiera. Quando ebbi finito di mangiare pregai la compieta e cercai di andare a dormire, credo di aver dormito ben poco dato l’orario in cui iniziava l’ufficio notturno e il mio diverso e consueto orario di veglia sonno. Come al solito il maestro venne a prendermi, mi fece indossare una cappa nera senza cappuccio, poiché avevo il permesso di stare nel coro per l’ufficio notturno, ci dirigemmo in chiesa in assoluto silenzio. La chiesa era nel buio più totale, solamente la luce del tabernacolo faceva intravedere il monaco che aveva la corda per la campana. Mi fece accomodare sul coro e alcuni monaci iniziarono ad arrivare pian piano e si susseguivano a prendere posto. Un monaco accanto a me, che non era il maestro dei novizi ebbe la accortezza di prepararmi tutti i libri, seguivo tutti i loro movimenti, anche se non conosco il latino cercavo di seguire la preghiera, si sentiva come una grande pace e una profonda contemplazione. Il Priore batté due colpi al coro e la preghiera iniziò. Dopo circa due tre ore ci dirigemmo in cella per impostare la sveglia per la messa conventuale delle sette. L’indomani mi venne a prendere per la messa, preparò i libri, rimasi sorpreso del fatto che la consacrazione era tutta in silenzio. Per la comunione scesi al coro. Dato che era domenica, i monaci avevano le loro attività e quindi il pomeriggio non mi venne a trovare nessuno. Ma finita la messa mi fece girare la certosa, mi descrisse i vari ambienti, dalla sala del capitolo al refettorio. Mi fece vedere anche la cella per la messa in solitudine e anche una cella del chiostro abbandonata. E la cella del maestro dei novizi, la sua era estremamente bella, quando ebbe finito di farmi visitare la certosa gli dissi… peccato per l’età perché a quest’ora sarei già dentro! Il pomeriggio ahimè sperimentai l’accidia, non avendo nulla da fare, avevo voglia di scappare e di tornare al mondo, perché pensavo al mio futuro e non volevo vivere una vita con quel sentimento. Per fortuna la domenica tutti gli uffici vengono fatti in chiesa con tutti i monaci così almeno ho visto un po’ di persone. La notte l’ufficio notturno fu molto simile a quello del giorno precedente. Il giorno successivo era quello della mia partenza, il maestro dei novizi mi venne a parlare gli dissi dell’accidia e mi si mise a ridere perché era normale che la sperimentassi poiché era la prima volta che facevo una esperienza del genere. Il maestro dei novizi mi accompagno dal priore per presentarmelo, un uomo anche lui molto simpatico anche lì gli dissi: speriamo diventi il mio priore – e lui scherzosamente mi disse – io sono qui a meno che il Signore non venga a prendermi o per un terremoto o carestia. Il maestro dei novizi mi diede anche alcuni libri da leggere per il mio futuro. Credo che sia stata una bellissima esperienza, ma per quei pochi giorni che sono stato in certosa non ho ben percepito se quella è la mia strada. Nel congedarmi, mi sono accordato che alla fine di questo anno di studi, ritornerò per una settimana o per un periodo più lungo. Pregate per me!
Nell’attesa che la Provvidenza indichi il cammino a questo giovanissimo, preghiamo per lui, come egli ci chiede, e affidiamo la sua tenera vocazione al san Bruno.
targa ingresso