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Cartusiae vintage

Cartusiae vintage

Montalegre

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Il secondo appuntamento con immagini vintage di monaci certosini di foto e cartoline antiche, è con la certosa spagnola di Montalegre.

Vi lascio a rare immagini scolorite, che hanno il fascino del tempo che scorre inesorabile nell’immutata vita monastica claustrale certosina.

Largo alle foto…

Cartusiae vintage

Cartusiae vintage

Firenze

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Da oggi parte una nuova rubrica, che spero vogliate apprezzare. Vi offrirò immagini principalmente in bianco e nero di monaci certosini, tratte da vecchi libri o vecchie cartoline. Sarà un occasione per notare l’immutabile stile di vita e di costumi dei monaci, negli oltre nove secoli di storia dell’Ordine di san Bruno. Anzi colgo l’occasione per rivolgere a voi tutti un appello, e chiedervi di inviarmi qualsiasi foto o immagini vintage di monaci certosini da poi poter pubblicare nei successivi post di questo genere.

Comincio oggi con il proporvi foto e cartoline dalla certosa del Galluzzo a Firenze, che ha visto la presenza dei monaci certosini fino al 1957.

Spero che gradirete questa iniziativa, ma soprattutto… le immagini che seguono!

 

La certosa di Buxheim rivive per un giorno

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Lo scorso 8 dicembre, in occasione della festività dell’Immacolata Concezione, nella certosa tedesca di Buxheim come per prodigio il monumentale coro monastico ha ripreso vita. Ciò è stato possibile poichè un gruppo del Seminario Internazionale di Saint-Pierre Wigratzbad, della confraternita FSSP dopo una visita in certosa, ha partecipato ad una solenne Santa Messa celebrata dall’abate Bernward Deneke. E’ stato emozionante, come vedremo dalle immagini che seguiranno, vedere i giovani seduti nei meravigliosi stalli lignei del prezioso coro dei certosini. Dal momento in cui la certosa di Buxheim è stata chiusa a causa della secolarizzazione, il luogo è stato adottato dai Salesiani che ne hanno fatto una scuola ed un convitto. Vedere riprendere una celebrazione da una comunità con il coro attivo, ritornato seppur per un solo giorno alla sua antica funzione mi ha profondamente colpito. Vi offro le immagini di questa funzione religiosa. Buona visione

Dai diari di un priore ad un film: “Bianco come il nero”

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Alla fine di settembre del 2015 vi annunciavo da questo blog la riapertura della certosa di Vedana seppur per girarvi un film. Ebbene la scorsa estate al termine delle riprese, il lungometraggio è stato presentato al pubblico. Il suo titolo “Bianco come il nero”, sintetizza la storia che si svolge nello scenario della Grande Guerra, nel 1917, “l’anno della fame”, tra l’assedio dei soldati e lo spettro della carestia, la popolazione di montagna cerca di resistere alla tragedia in atto vivendo in semplicità, con l’aiuto dei monaci della vicina Certosa.

Il giovanissimo regista Lorenzo Cassol spiega la genesi del suo lavoro in un’intervista : «Siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di quattro diari, datati 1917, scritti a mano e in francese dall’allora priore della Certosa di Vedana, Dom Boniface Pennet. Da questi abbiamo trovato numerosi spunti per la storia». Protagonisti di “Bianco come il nero” (titolo che sta a indicare la presenza, in ogni anima, di una parte più pura e di un’altra più oscura) una giovane donna con la sua bambina e uno strano personaggio, coinvolti in vicende in cui vita, dolore e passione si intrecciano, con un epilogo del tutto inaspettato. Ringrazio la Fare Cinema Production, ed il regista Lorenzo Cassol che hanno voluto omaggiare la certosa di Vedana ed i suoi monaci, che in quel cupo anno vollero essere vicini alla popolazione donando loro conforto ed assistenza.

A seguire il trailer del film, ed immagine tratte dal set.

Buona visione.

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Il reportage di Franz Liszt sulla Grande Chartreuse

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Nell’articolo odierno, voglio proporvi una lettera scritta da una delle personalità più brillanti tra i compositori di musica classica: Franz Liszt.

Egli oltre ad essere un compositore, pianista, direttore d’orchestra e organista ungherese. fu anche un brillante intellettuale ed un viaggiatore cosmopolita.

Durante uno dei suoi viaggi, si recò nel 1837 alla Grande Chartreuse ed a testimonianza di ciò Liszt invio una missiva al suo amico Louis de Ronchaud, quasi una sorta di appunto di viaggio. Vi lascio alla lettura di questo testo significativo.

«La Grande Chartreuse! Quel nome desolatamente misterioso, non riassume tutto il pensiero oscuro ed indeterminato sul mondo che l’ascetismo cristiano ha generato per più di dieci secoli? La follia sacra, l’inclinazione al flagello, i martiri sconosciuti, l’inflessibile negazione di sé stesso, tutto il silenzio, le scure insurrezioni, la mistica avversione al potere carnale – non sembrano evocare i fantasmi pallidi di quegli uomini solitari che, noti solo a Dio, hanno trascorso la vita con gli occhi fissi sulla tomba, inclinando i loro desideri ad una legge dura e completamente assorbiti nel desiderio impetuoso e selvaggio per un mondo incomprensibile?

Il rifugio di San Bruno era di solito accessibile solamente da un sentiero stretto e roccioso. I piedi del pellegrino erano lacerati dalle pietre, come per preparare il suo cuore per le afflizioni della penitenza. La civiltà di oggi, trionfando ovunque, ha ammorbidito il sentiero sacro; una strada ha sostituito il ripido sentiero, ed entro un anno sarà possibile arrivare alla Grande Chartreuse in carrozza.

Abbiamo salito una pendenza piuttosto bassa accanto ad un ruscello in montagna, all’ombra degli abeti, faggi e castagni. Quanto più entriamo nella valle, più stretta e buia diventa. Il mormorio del fiume è sostituito dal silenzio. La vegetazione di crescente bellezza, sembra voler attrarre l’uomo alla pace del Signore e tenerlo lì. Ho già scalato le Alpi molte volte, ma non ho mai visto tale continuità. […] Un tappeto di foglie verdi è sempre sotto i nostri piedi, una cupola di foglie sopra le nostre teste e dovunque una voce nascosta che dice Venite ad me omnes qui laboratis (Venite a me uomini che lavorano). È la Festa dell’Assunta. Dopo una salita di quattro ore, le campane annunciano che ci stiamo avvicinando al monastero. Entro nella cappella, dove si celebra il trionfo della Madre di Dio. Mi siedo accanto alla stessa colonna dove ho sentito i canti funebri della Messa da Requiem dieci mesi prima. Per un attimo mi è venuto a credere che io non fossi mai uscito dal mio posto, così piccola che era la differenza tra gli inni di gioia e i canti di dolore. Entrambi erano monotoni, con una salmodia con lo stesso ritmo. Un mormorio carvenoso di voci di anziani ha rotto la mia astrazione; era più un mormorio misterioso che, in realtà, una musica; suoni che si somigliavano al petto da cui emanavano, che non avevano più nulla di vita o umano. Mi sono affrettato a tornare verso l’aria aperta e sono rimasto a lungo sul prato di fronte alla certosa, allungandomi, riflettendo su un gruppo di bambini che giocavano a schioccare le dita e guardando due mucche imponenti al pascolo, fiduciose e indifferenti nel fogliame aromatico. Ripide vette coperte di alberi frondosi sorgevano intorno a me ed un uccello, un singolo uccello riempiva l’aria con il suo pigolio ripetitivo.

Che contrasto, amico mio! Che simboli di vita! Che anacronismo un monastero come la Grande Chartreuse nel XIX secolo!”

(Franz Liszt, lettera a Louis de Ronchaud, Settembre 1837- Gesammelte Schriften, vol. 2, Leipzig, 1882, pp,159-171)

Giubileo sacerdotale a Scala Coeli

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Cari amici di Cartusialover, sono lieto di annunciarvi che lo scorso sabato 24 settembre, nella certosa portoghese di Scala Coeli, si è svolta una suggestiva cerimonia celebrativa. L’occasione è stata la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del sacerdozio di Dom Paulo, e pertanto la comunità certosina si è stretta al proprio confratello con una Messa di ringraziamento in onore della Madonna. Padre Paulo ha poi celebrato, fuori della clausura, una Messa per i suoi parenti ed amici intimi nella cappella di san Bruno.

Di questa lodevole iniziativa vi offro il documento filmato che segue. Fervidi auguri a Dom Paulo per il prosieguo della sua vita monastica.

Ad multos annos e Deo Gratias!

Reportage da Montrieux

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Cari amici nell’articolo odierno, varcheremo idealmente la soglia della certosa di Montrieux, grazie alle splendide immagini del video che segue. In poco più di due minuti scorreranno immagini forti e molto suggestive, che ci mostreranno la quintessenza della vita certosina a Montrieux. A seguire l’estratto di alcune interviste ai monaci di quella comunità, rilasciate nel novembre del 2007 alla rivista settimanale francese “Le Point” a cui vanno i miei ringraziamenti per questo reportage qui riassunto. Vi auguro una buona visione.

I segreti del monastero interdetto

Sono sempre stato felice, anche nei cinquanta anni che ho trascorso racchiuso nella solitudine e nel silenzio assoluto. Alcuni di noi soffrono di ‘taedium cellae’, il disgusto della cella. Personalmente non l’ho mai avuto. Diventare un monaco è sapere vivere in clausura”.

Dom Bruno è il Priore del monastero di Montrieux da dieci anni.

“Non pensavo che mi avrebbero affidato questa responsabilità”, spiega con modestia. “Quando sono stato chiamato a rappresentare la comunità al Capitolo Generale [la cerimonia che si svolge ogni due anni per nominare nuovi priori, NDLR], ho dovuto prendere un treno da Toulon. Ciò non mi accadeva da cinquantadue anni”. Da lì, Dom Bruno, per la sua umanità e la sua capacità, ha saputo farsi accettare nella comunità.

L’attività manuale è ritenuta importante così come la ricerca spirituale. Tra le opere dei monaci, c’è un San Bruno tagliato in piedi su un tronco di pino o una statua della Madonna di Montrieux. Opere che non possono essere viste prima di essere concluse. “Uno dei nostri fratelli aveva iniziato una statua e alcuni l’hanno vista prima che fosse completata, quindi lui l’ha distrutta parzialmente”. Un’attività manuale, pertanto, che viene eseguita con la massima segretezza. “Sono sessantacinque anni che lavoro da solo, senza che nessuno sappia quello che faccio”, spiega Padre Jean-Marie, il quale dice di avere la vocazione dall’età di 3 anni.

Dom Maximilian preferisce la musica. Ai 52 anni, è il più giovane dei monaci del monastero di Montrieux. “Nella mia cella ascolto, con il permesso del priore, alcune canzoni ed anche il rock, che ha segnato la mia adolescenza. Si tratta di una forma di preghiera.” Prima della rivelazione, Dom Maximilian era “ostile a tutto ciò che era religioso, nonostante avessi già fatto esperienze di contemplazione. Ero un assiduo lettore di Charlie Hebdo ed un fan di romanzi gialli, di corse d’auto, di rock, di ragazze…” Per Dom Maximilian, cosa ha causato il cambiamento è avvenuto durante un viaggio in India. “Al mio ritorno, ho incontrato la donna perfetta, ma io non l’ho sposata, ho scelto la vita in cella perché ho trovato Dio”.

Per quanto riguarda  Dom Bruno, egli non rimane confinato nella sua cella. Egli, “amante della natura” trascorre molto tempo nel suo giardino. “Quello che, non necessariamente, capiscono gli altri religiosi”, confessa.

Responsabile per le cucine, Fra Jean-Michel, 75 anni, non permette alcuna stravaganza. “Confesso di essere molto rigoroso. Se la comunità vuole un menù speciale devono indirizzarsi al Priore”. Egli è entrato nel 1970 come aiuto cuoco, è un ex soldato che ha servito nel reparto “General Bigeard” e giustifica questa austerità: “I monaci hanno gusti molto semplice, amano patatine fritte ed al vapore, ci sono anche alcuni che amano il riso”.

Se la comunità vive in autonomia quasi totale, ha, tuttavia, alcune attrezzature moderne: una spaziosa cucina, un laboratorio di fabbro ed una lavanderia. Per il resto “abbiamo bisogno di adattarci all’ambiente”, riconosce il fratello Jean-Marie, 72 anni. Egli è arrivato al monastero trentanove anni fa. Questo insegnante anziano molto attento, lavora a volte in cucina o nei lavori di manutenzione: energia elettrica, idraulica, riparazione dei trattori…Instancabile, spiega: “La nostra casa sta diventando vecchia, quindi abbiamo bisogno di ripristinarla e come il materiale necessario si evolve molto velocemente, a volte vado a Toulon per fare shopping”.

Naturalmente, i certosini non hanno né la radio né televisione, molto meno il telefono cellulare. “Io non voglio neanche Internet, aggiunge Dom Bruno, perché in essa si trova tutto: il bene come il male”. Solo riviste religiose circolano nel monastero. “È solo in tempo di elezioni che distribuisco altri giornali, perché votiamo in tutte le occasioni. Sarebbe un errore davanti a Dio non votare per il presidente”, ha detto il Priore. “Io non votavo, ma quando sono arrivato qui, mi hanno chiesto di registrarmi nelle liste elettorali”, ricorda Dom Maximilien. Sessanta anni fa, il Priore diceva ai suoi monaci a chi votare, ma questa pratica è finita. “Quando alcuni politici vengano a me, io rispondo che i monaci votano a chi vogliono”, afferma Dom Bruno. E poi ci sono eccezioni, secondo il presente. “Abbiamo visto le immagini delle torri gemelle che sono state attaccate nel 2001”, ricorda con emozione il priore del monastero.

Per la maggior parte dei monaci di Montrieux, come per il Dom Maximilien che si è unito ai certosini 20 anni fa, vivere fuori dal monastero sarebbe impossibile. “Ho uno sguardo attento sulle persone, ma pessimista circa il mondo, spiega. Non potrei uscire da qui. C’è molto rumore, molta gente, molto auto …”