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La Grangia di Aversa

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Ritorno in questo articolo a parlarvi di una antica grangia certosina. Questa volta vi farò conoscere la Grangia di Aversa in provincia di Caserta appartenuta alla certosa di San Martino di Napoli. Come già vi ho esposto in altri articoli, il termine grangia etimologicamente deriverebbe dal francese arcaico “granche”, che a sua volta verrebbe dal latino volgare “granica”, ed indicherebbe il luogo dove si conserva il grano (granarium).

Furono vere e proprie tenute agricole in cui fratelli conversi e donati lavoravano sotto la direzione di un Magister Grangiae, essi oltre a lavorare in loco dormivano, mangiavano e pregavano. Si resero indispensabili quindi al loro interno la costruzione di un dormitorio, un refettorio ed una cappella (oratorio). Ciò premesso, proviamo a localizzare ciò che resta di questo antico possedimento certosino. Si possono scorgere attualmente alte mura perimetrali di una imponente costruzione, nei pressi della chiesa di S. Antonio nei pressi di Corso Umberto. Questa grangia, fu la più importante dell’agro aversano a causa della sua importante ubicazione. Ma non solo una importanza agricola e commerciale, ma essa fu abbellita nella sua struttura architettonica da valenti artisti. Purtroppo oggi non vi sono tracce visibili dello splendore e dei pregevoli interventi architettonici, ma da antichi documenti, si evince che i certosini di San Martino nel 1638 commissionarono al celebre architetto bergamasco Cosimo Fanzago la realizzazione di una cappella. Egli la realizzò con l’aiuto del suo ultimogenito figlio Carlo, mentre gli affreschi furono realizzati da un’altro grande artista caro ai certosini napoletani. Massimo Stanzione Soprannominato il “Guido Reni napoletano” per il suo talento pittorico e protagonista di vari cicli pittorici alla certosa di san Martino, contribuì nel 1642 alle decorazione qui nella grangia di Aversa. Pur non essendovi rimasta traccia dei loro interventi, possiamo immaginarne l’alto valore artistico, che rendeva questa grangia particolarmente prestigiosa.

Attualmente non restano che pochissimi elementi superstiti, rappresentati da una serie di terranei, adibiti nella loro funzione originaria a depositi per gli attrezzi, a stalle per animali da traino e da cortile, a deposito per le derrate: su cui si sviluppavano le camere superiori e le terrazze, ora in parte trasformate in appartamenti.

Al di sotto del cortile troviamo un’imponente cisterna d’acqua, la quale ebbe la funzione di rendere autonoma idricamente questa cittadella monastica, raccogliendo l’acqua piovana, a simiglianza della cisterna monumentale del chiostro grande della certosa napoletana.

aversa foto

Testimonianza da Reillanne

monaca certosina cartoon

Molte sono le testimonianze di esperienze fatte in certosa, che mi giungono e che io pubblico al fine di divulgarle a tutti i lettori di Cartusialover, consapevole di farne cosa gradita. Ecco per voi amici una inedita testimonianza, di una aspirante monaca certosina. Ovviamente per rispettare la sua volontà le sue dichiarazioni resteranno anonime, posso solo aggiungervi che trattasi di una donna proveniente dagli Stati Uniti.

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Recentemente sono stata a Reillanne per quasi tre mesi, per un ritiro di discernimento vocazionale. Il ritiro di discernimento di solito non è così lungo, ma mi hanno invitato per un tempo più lungo, poiché sono stata in noviziato in altre due comunità e avrei bisogno di tempo per adattarmi a un carisma diverso e anche perché venivo da un altro continente e non volevo essere in grado di venire per più ritiri più brevi. Venendo così a lungo, ho anche potuto vivere la vita di una suora di clausura per circa un mese e la vita di una suora conversa per oltre un mese. Ecco alcune riflessioni della mia esperienza.

certosa Reillanne

La partenza

“Perché il Signore tuo Dio sta per farti entrare in un paese fertile: paese di torrenti, di fonti e di acque sotterranee che scaturiscono nella pianura e sulla montagna; paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; paese di ulivi, di olio e di miele; paese dove non mangerai con scarsità il pane, dove non ti mancherà nulla” (Dt 8:7-9a). Questo versetto faceva parte della lettura della Messa nel mio ultimo giorno intero a Reillanne, e penso che si ricolleghi alla mia esperienza. Ho contattato per la prima volta le certosine a metà agosto 2021. Quando mi hanno invitato a fare una visita, ho deciso che dovevo andare in fretta, nel caso in cui il confine si chiudesse di nuovo a causa della pandemia. Però penso che lo Spirito Santo abbia usato la pandemia per portarmi lì, perché avevo così tanta trepidazione prima di partire che forse me ne sarei convinta, se ci avessi pensato più a lungo. Avevo così paura delle pratiche ascetiche che quando sono arrivata a Parigi, mi sono fermata alla Basilica del Sacre Coeur e ho detto: “Signore, sono venuta in Francia per soffrire per te“. Io, come immagino molti altri, immaginavo che ci sarebbe molta sofferenza fisica dall’ascesi.

Le impressioni delle pratiche della vita ascetica…

Certamente la penitenza fa parte della vita certosina, ma quelle cose vengono introdotte gradualmente, e le cose che più temevo non erano realtà. Ad esempio, avevo così paura del freddo che la maggior parte dello spazio nella mia valigia era occupato da calzini di lana ed indumenti intimi lunghi e termici per tenermi al caldo, soprattutto di notte. La realtà, però, era che le suore, nella loro carità, erano così preoccupate per il mio freddo, che mi hanno messo così tante coperte sul letto che mi sono svegliata sentendomi accaldata, anche senza usare tutte le coperte! Certo, c’erano volte in cui avevo freddo, se non ero avvolta correttamente o mi trovavo in una zona senza calore, ma il Signore mi aveva preparato il corpo e l’anima anche per quello. (A causa della pandemia, la mia parrocchia ha celebrato la messa all’aperto l’anno scorso, anche quando era intorno ai -15°C.) Il freddo certosino è molto più caldo di quello. Avevo anche paura di avere sempre fame. La realtà era che le sorelle non volevano che avessi fame; Avevo troppo da mangiare e ho dovuto chiederle più volte di non darmi così tanto. È davvero una terra dove scorre latte e miele e non mi mancava davvero nulla. Nel corso degli anni, le monache hanno imparato che i loro corpi non sono costruiti per le stesse pratiche penitenziali dei monaci. Ad esempio, molto presto, le suore hanno scoperto che avevano bisogno di fare un po’ di colazione. A Reillanne mangiano pane e una bevanda calda a colazione. Almeno durante il noviziato le monache hanno anche più di pane e acqua il venerdì. Le suore sono rimaste senza latte, yogurt e formaggio per circa una settimana prima del Natale. Penso che sia simile prima della Pasqua. Però al Padre Vicario (il monaco certosino che vi è cappellano), non è stato permesso di avere quelle cose per tutto l’Avvento. Avevo anche visto le immagini dei monaci con le stufe a legna nelle loro celle. Ero preoccupata per questo perché sono stata in un eremo un’anno e mezzo fa, quando c’erano circa -15°C, con una stufa a legna, e l’ho trovato un po’ travolgente e non ero sicura di avere la forza per tagliare la legna. Alla fine, non conosco le altre località delle suore, ma a Reillanne hanno i radiatori elettrici. La maestra delle novizie mi ha detto che mentre il loro digiuno è più leggero di quello dei monaci, la loro pratica ascetica primaria è la solitudine.

Altre impressioni spirituali…

Ho menzionato prima le cose pratiche perché quelle erano le cose che mi preoccupavano di più prima di partire. Tuttavia la vocazione è certamente molto più e molto più profonda di queste cose: sono stata davvero toccata da alcune cose che Padre Andre Ravier, SJ, ha scritto della vita certosina nel suo libro “L’Approche de Dieu par le Silence de Solitude“, che si traduce come “L’approccio di Dio attraverso il silenzio della solitudine”. Padre Ravier dice che la vocazione certosina trascende la Certosa. È una chiamata all’amore puro in una vita tutta dedicata ad amare Cristo, a riprodurre la vita interiore di Cristo e a prolungare la preghiera di Cristo, la sua adorazione, la sua offerta filiale, il suo amore per il Padre, nel segreto della solitudine ( pag 48-49, 51). Sebbene gran parte della vocazione certosina sia vissuta in solitudine, non è solo per la salvezza degli stessi certosini. Invece, Padre Ravier ha citato Papa Pio XI il quale ha affermato che si tratta di un apostolato nascosto e silenzioso (p. 52) e che i certosini contribuiscono alla salvezza della Chiesa in modo tale che senza le loro preghiere e penitenze, gli operatori nel campo dell’evangelizzazione darebbero poco frutto ( pag. 47). Perciò ho appreso che la vocazione certosina è anche quella di essere missionaria, così come santa Teresa di Lisieux, lei stessa patrona dei missionari, è stata chiamata ad essere missionaria.

La conclusione…

Nel complesso, ho davvero trovato la mia esperienza a Reillanne un momento gioioso per incontrare il Signore. Lui è così buono e ha chiarito esperienze che non avevo capito nel corso degli anni e ha mostrato come mi ha condotto a questo punto. Come nella vita spirituale in generale, ci sono momenti più facili e altri più difficili. Tuttavia, coloro che mi hanno aiutato con la formazione a Reillanne sono stati molto disponibili e attenti nell’aiutare nei momenti più difficili. Non vedo l’ora di tornarci presto, ma questa volta come postulante, piuttosto che solo per ritiro.

Grazie

a questa amica che ha voluto concedermi questa prezioso testo nutro la certezza che essa rappresenti un valido contributo per tutti coloro che sono attratti dalla ricerca di Dio all’interno di una certosa.

Possa san Bruno illuminare il prosieguo del cammino di questa giovane aspirante monaca certosina.

Ed ora per voi…un breve estratto dal film “Una vita in certosa

 

Roma ed i certosini

ex certosa Santa Croce in Gerusalemme

Molti conoscono la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, costruita dall’imperatore Costantino e legata a sua madre Elena, e alle reliquie da lei portate dalla Terra Santa (in particolare, un frammento di legno della croce di Cristo). Ma la chiesa è sorta all’interno di un preesistente complesso di edifici e di giardini di grande bellezza, di cui rimangono testimonianze non sempre visibili.

Nell’articolo odierno, cari amici vi parlerò della presenza dei monaci certosini nella certosa di Santa Croce di Gerusalemme a Roma. Dapprima intendo farvi una premessa circa la presenza certosina nella città eterna.

Il primo insediamento certosino in Italia, avvenne a Roma nel 1090, quando Papa Urbano II, donò a San Bruno la chiesa di San Ciriaco nei pressi delle Terme di Diocleziano. Bruno rifiutò, perchè il luogo non era consono per svolgere la vita certosina. Nel 1304 Padre Boson chiese l’insediamento dei Certosini nelle antiche terme. Quest’ ultima ipotesi fu ritenuta troppo costosa, si optò allora, per l’ex convento Agostiniano di Santa Croce di Gerusalemme a Roma, il quale da diversi anni era vacante, perché priva di persone che celebrassero il culto divino. Nel 1370 con una Bolla Urbano V autorizzò il benefattore Nicola Orsini a fondare una certosa.

Furono donate, oltre alla chiesa anche tutti gli edifici annessi, ovvero chiostro celle, cimitero campane e campanile oltre agli orti ed ai terreni adiacenti. Nell’atto di donazione con cui Nicola Orsini trasmette questi beni all’Ordine, egli promette di ricostruire la casa, di dotarla e arredarla a sue spese, perché vi possano vivere un priore e dodici monaci, chierici e conversi, secondo le consuetudini certosine. Fu inserita nell’atto una clausola particolare, infatti il nobile benefattore dichiara che qualora la chiesa di Santa Croce non sembrasse adatta ai certosini, egli promette di costruirne un’altra nell’ ambito adiacente, a sue spese. La nuova certosa fu incorporata nell’Ordine nel 1370 e nella Prov. Lombardiae remotioris (Prov. S.Bruno), fu nominato come primo priore Dom Guido Favullia, già vicario della certosa di Bologna. Nel 1382 a causa dello scisma, nella certosa di Roma fu celebrato un Capitolo Generale in esso alcuni priori elessero quindi come altro Generale, Giovanni di Bari, il quale nel 1381 aveva sostituito come priore della certosa di San Martino di Napoli, il già citato, Giovanni Grillo, che era stato rimosso dal suo incarico poiché considerato un partigiano dell’antipapa. Giovanni di Bari scelse come sua sede la certosa di Firenze di cui era già stato precedentemente priore.

Nel 1390 le Cronache riferiscono che Dom Stefano Maconi, quand’era ancora a Bologna, prima di essere rieletto Generale dell’Ordine, fu incaricato con il priore di Roma, Dom Roberto, per recarsi dal pontefice Bonifacio IX, al fine di chiedere un trasferimento dato che i monaci “vix corpore coeli locique gravitatem sustinere poterant” ovvero vi erano delle difficoltà per proseguire la vita monastica a S.Croce.

Alle oggettive difficoltà denunciate dai certosini, purtroppo non si riuscì a trovare nell’immediato una soluzione soddisfacente, anche se Bonifacio IX concesse ai monaci un ex monastero benedettino di Palazzolo con una Bolla del 21 ottobre 1391, che fu utilizzata come luogo per far ritemprare i monaci vecchi e malati.

Successivamente anche Innocenzo VII, il successore di Bonifacio IX, verrà incontro alla situazione precaria della certosa romana, riparando la copertura della Chiesa e accordando loro edifici attigui, in una Bolla del 1406.

Il disagio a Santa Croce di Gerusaleme continuò ad esserci, al punto tale che nel Capitolo Generale del 1429 fu deciso di rinunciare a tale insediamento comunicandolo direttamente al pontefice, ma a causa di varie situazioni, tra cui la peste il caos regnava. Pertanto il Pontefice non potè venir in aiuto dei certosini e tanto meno accondiscendere alla chiusura del loro convento. Tuttavia quel luogo aveva un clima assai malsano e neppure offriva la solitudine indispensabile per la vita claustrale certosina, ma bisognerà attendere l’inizio del XVI secolo, allorquando il cardinale du Bellay, ambasciatore di Francesco I, aveva costruito vicinissima alle Terme di Diocleziano una villa circondata da giardini. Alla sua morte, nel 1560, il cardinale san Carlo Borromeo l’acquistò e lo donò a suo zio, Papa Pio IV, il quale lo concesse in favore dei Certosini (1560). Con bolla del 27 luglio 1561 papa Pio IV dispose la trasformazione delle Terme di Diocleziano nella Chiesa e nella Certosa di Santa Maria degli Angeli.

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(Concessione delle Terme ai Certosini 10 marzo 1560)

Già dalle lettere, che ci sovviene di averti scritte fin dall’anno passato, avrai inteso che Noi in onore della B.V.M. degli Angeli e di tutti i Santi, non senza ispirazione divina come si può credere abbiamo determinato di edificare in Roma a nostre spese e della Sede Apostolica una Chiesa nelle Terme di Diocleziano, anzi di convertir le Terme stesse, le quali furono dall’empio tiranno e crudelissimo nemico della Chiesa per i comodi e i piaceri degl’Idolatri con infinito sangue e sudore dei Fedeli edificate, in culto di Dio e in devozione dei medesimi cristiani. Potrai ancora aver conosciuto dalle stesse nostre lettere la distinzione con cui abbiamo trattato l’Ordine tuo Certosino; poiché non trovandosi in Roma Comunità religiosa che non reputasse grazia e beneficio singolare l’avere un luogo così ameno e di aria così salubre, noi nondimeno a tutti gli altri abbiamo voluto anteporre l’Ordine tuo. Della qual predilezione non solo abbiamo fatta una grazia particolare ai tuoi religiosi, ma abbiamo preteso anche di provvedere alla loro sanità. Poiché essendo la Chiesa di S.Croce in Gerusalemme, cui il loro monastero è unito in luogo d’aria insalubre in modo che d’estate ogni anno vi si ammalavano gravemente e anche vi morivano.

Perciò Noi onde condurre a termine col divino aiuto ciò che ci siamo proposti di fare, come abbiamo promesso ai tuoi religiosi, dopo aver purgato e consagrato quel luogo, abbiamo già cominciato a edificare la Chiesa, nella quale opera abbiamo impiegato molti artefici, e con non piccola spesa messe in ordine le altre cose necessarie.

Dato in Roma ai X di Marzo 1560 anno II del n. Pontif.

Breve di Pio IV

navata e altare

Sulle orme di Brunone di Colonia

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Oggi, cari amici, come saprete in occasione del lunedì successivo alla Pentecoste, a Serra come consuetudine si svolge la processione celebrativa in onore di san Bruno.

Per conoscere ancora meglio questa magnifica tradizione devozionale, voglio proporvi un interessantissimo video documentario andato in onda sull’emittente televisiva calabrese La CTV, lo scorso 14 aprile. In tale data, infatti, è andata in onda la nona puntata della trasmissione “Il Sacro in Calabria”, dal titolo “Sulle orme di Brunone di Colonia”. Ringrazio l’ideatore, e brillante conduttore Gianfrancesco Solferino, il quale ha avuto il permesso di entrare in certosa ed effettuare suggestive riprese, la trasmissione è stata impreziosita da immagini e filmati di Raffaele Timpano, e da una intervista a Bruno Tripodi, gli amici serresi a cui vanno i miei sinceri ringraziamenti. Vogliate ammirare inoltre la preziosa intervista rilasciata da Dom Ignazio Iannizzotto, il quale con la dolcezza che lo contraddistingue ha risposto alle domande postegli da Gianfranco Solferino.

Buona visione

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Certose storiche: Gaming

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La certosa di Gaming, che prese il nome di Marienthron (Thronus Sancte Marie), fu fondata nel 1330 dal duca Alberto II d’Austria, che pose la prima pietra per la costruzione del complesso monastico il 13 agosto del 1332. Egli lo volle come luogo di sepoltura dinastica, difatti egli stesso vi fu sepolto dopo la sua morte nel 1358, così come sua moglie Giovanna di Pfirt e sua nuora Elisabetta di Boemia. Nel 1340 fu consacrata la sala capitolare, mentre il 13 ottobre 1342, con una cerimonia solenne, si svolse la consacrazione celebrativa della chiesa del monastero. In pochi anni la costruzione fu completata ed ingrandita, risultando essere la certosa più ricca e bella della provincia certosina di Germania Inferiore. La prima comunità, proveniente dalla Certosa di Mauerbach, comprendeva un numero doppio di monaci vi si insediarono infatti 24 certosini con a capo un Priore poichè le dimensioni della certosa erano davvero enormi. Gaming non era solo la più grande delle tre certose della Bassa Austria di Mauerbach, Aggsbach e Gaming, ma anche la più grande certosa dell’Europa centrale. I certosini, possedevano alcune parrocchie e numerosi feudi, i quali svolgevano notevoli attività economiche, che consentirono lo sviluppo dell’intera regione. La fama di Gaming, era legata soprattutto alla austera attività monastica dedita alla contemplazione divina. Dal 1670 i priori, acquisirono il titolo di prelati imperiali. Nel 1683 il monastero fu attaccato dai Turchi, che arrecarono disagi ai religiosi, i quali riuscirono a non essere torturati dagli aggressori. Nel 1782 Giuseppe II decretò la soppressione del convento certosino. Nel 1797 le salme del fondatore, della moglie e della nuora furono trasferite alla chiesa parrocchiale di Gaming e nel 1825 il monastero e la tenuta, comprese estese aree boschive, passarono alla proprietà privata. Nel 1915 fu acquistato dall’abate dell’abbazia di Melk. Nel 1983 i locali del monastero, ma non le restanti proprietà, furono acquistati da un architetto austriaco, Walter Hildebrand, che da allora si è occupato del restauro. I locali rinnovati sono in parte occupati da un hotel e in parte dall’Università francescana di Steubenville (campus principale in Ohio, USA). Dal 2004 è presente anche un museo, con reperti e notizie sulla storia dei certosini e della Certosa di Gaming. Ogni anno nel mese di agosto è sede del Festival di Chopin.

Le immagini che seguono ci mostreranno ciò che resta della sontuosa certosa.

La Cartuja de Granada: “Un viaje a través del tiempo”

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La Cartuja de Granada: “Un viaje a través del tiempo”

Video integrale

Carissimi amici lettori, in un precedente articolo vi avevo annunciato l’uscita di un interessante video sulla meravigliosa certosa di Granada, per il quale condividevo con voi il trailer. In quella circostanza vi comunicavo che per poter vedere il film in versione integrale bisognava contribuire con un prezzo di riproduzione simbolico, che sarebbe servito raccogliere fondi per l’installazione di un ascensore per accedere al portone principale del monastero, a beneficio soprattutto degli anziani e di chi usa la sedia a rotelle. Ebbene, da qualche settimana ho ricevuto la notizia, che la produzione ha deciso di rendere la visione libera, in cambio della possibilità di fare una donazione volontaria al termine di averlo ammirato.

Da questo blog, vi offro la possibilità di apprezzare questo splendido documento video che descrive la preziosa certosa di Granada, ma faccio appello al vostro buon senso e buon cuore, e vi chiedo di effettuare una donazione da fare alla seguente pagina https://www.granadacristiana.com/

Sicuri che vogliate offrire il vostro contributo, vi auguro una buona visione!

La Cartuja de Granada: “Un viaje a través del tiempo”

Certose storiche: Pomier

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Continua l’approfondimento sulle certose storiche, che hanno avuto un glorioso passato e delle quali oggi restano poche tracce. Oggi vi propongo la certosa di Pomier, situata in un crocevia tra la Svizzera e l’Alta Savoia, che domina la valle di Ginevra. Essa fu fondata nel 1170 dal conte di Ginevra Amedeo I°, che assieme ai vescovi di Losanna si mostrarono grandi benefattori dei certosini. L’etimologia del nome pomier deriva dal latino pro murus che significa fuori le mura.

Il complesso monastico comprendeva la Chiesa di Nostra Signora di Pomier, tre cappelle, dodici celle monastiche che circondavano il Chiostro Grande e con annesso il cimitero, luogo di sepoltura monastica e di diversi Conti di Ginevra e di Vaud.

Va ricordato che l’imperatore Sigismondo e Carlo IV, posero il monastero sotto la protezione del Sacro Romano Impero Germanico con decreto religioso nel 1366.

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Nel corso della sua storia si sono succeduti novantuno priori che hanno retto brillantemente la certosa, la quale ha visto preservata la vita claustrale fino al 1535, data in cui i beni dei monaci furono confiscati. Nel 1588 i ginevrini incendiarono la certosa ed i monaci furono costretti ad abbandonarla per quattro anni. Nel nuovo insediamento del 1592 rimasero fino al 1792, quando i francesi occuparono militarmente il convento e costrinsero i religiosi il 17 marzo del 1793 a sgomberare la struttura. Per questo motivo i certosini di Pomier furono costretti ad unirsi alla certosa di Aillon. Durante la Rivoluzione, la certosa di Pomier fu saccheggiata, nei chiostri furono bruciati libri e manoscritti della ricchissima biblioteca. Per oltre cento anni la certosa è stata praticamente abbandonata ed i suoi numerosi edifici sono stati demoliti. Le campane della chiesa di Nostra Signora di Pomier furono portate a Carouge, dove una di esse suona ancora oggi ogni ora nella chiesa di Sainte-Croix, sulla piazza del mercato.

Ma cosa ne fu dei resti della certosa? Nel 1894 Pomier, un privato acquistò l’intero complesso, salvando l’edificio principale dalle rovine e fondò lun’albero con ristorante con una quarantina di camere da letto, l’ “Hotel Pension de l’Abbaye de Pomier”, questa struttura ha poi cessato l’attività nel 1991. Nel 2001, un pronipote dell’antico proprietario trasformò il complesso riadattando le antiche cantine trasformandole in saloni per riunioni e convegni. Anche il nome è stato cambiato, tornando da Abbaye de Pomier, al nome originale dell’edificio, ovvero “Chartreuse Notre-Dame de Pomier”. Una carrellata di immagini ci mostrerà la trasformazione avvenuta nel tempo di questo luogo per seicento anni culla di preghiera e meditazione a prestigioso luogo per convegni e seminari.

Un seme argentino: Dom Jorge Falasco (seconda parte)

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Prosegue, nell’articolo odierno, la testimonianza di Dom Jorge Falasco.

Ecco per voi la seconda parte dell’estratto di un suo testo.

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Verso la metà di settembre del 1977 decisi di ritirarmi in un luogo solitario e di trascorrere il resto della mia vita in compagnia della Madonna, dedicandomi solo alla preghiera. Avevo appena preso questa decisione quando, provvidenzialmente, seppi dell’esistenza dei Certosini. Arrivata l’ora degli esami, vedo un compagno di classe che invece di studiare scriveva una lettera. Gli chiesi a chi e perché scriveva durante gli esami. “Sto scrivendo ad un amico sacerdote che si trovava nella Certosa dell‘Aula Dei, a Saragozza, in Spagna”, ha risposto. Non avevo idea di cosa fosse un certosino e gli chiesi una spiegazione. “I Certosini sono monaci solitari che trascorrono la loro vita dedicandosi a tempo pieno alla preghiera. Sono monaci eremiti che vivono in comunità, ma ognuno nella sua cella”. Ecco! Questa è la mia vita!, ho risposto. Non avevo mai sentito parlare dei certosini. Nella biblioteca del Seminario ho trovato il libro “Estampas Cartujanas”, dove ho letto tutto ciò che era necessario sapere per prendere una decisione ferma e scrivere alla Certosa dell’Aula Dei.
La mia esposizione fu chiara e concisa: ho bisogno di un luogo adatto per la preghiera, tutto il resto che posso accettare, ma in funzione ea servizio della preghiera. Chiesi di essere ammesso come fratello (non volevo continuare a studiare, né mi sentivo particolarmente chiamato al sacerdozio). Mi hanno ammesso, ma a condizione che avessi un biglietto di andata e ritorno (per ogni evenienza). Anche il maestro dei novizi che ha risposto alla mia lettera era un medico. Ero felicissimo, pieno di gioia. Aveva trovato il tesoro nascosto, una perla di grande valore. La mia partenza dal Seminario è stata estremamente dolorosa. La cosa più dura e difficile è stato l’addio dell’Arcivescovo, perché per nulla al mondo avrebbe voluto lasciarmi andare: “Ti dico ‘non senza ispirazione divina’: resta finché non sarai ordinato diacono, poi vedrai”. Monsignore deciso. Ma non bastava: avevo già deciso e avevo l’appoggio del mio direttore spirituale. Il mio cuore è rimasto in Seminario fino ad oggi. La mia gratitudine non smetterà mai di crescere. L’11 ottobre 1977, alle cinque del pomeriggio, nell’Aerolineas Jumbo, lasciai la mia terra, la mia gente e le mie cose per iniziare una nuova vita, per il momento sconosciuta. Sono arrivato a Madrid il 12 ottobre all’alba. Senza perdere un minuto ho preso il treno per Saragozza. Già a Saragozza tutto era festa, luce e danza: l’intera città celebrava la sua Santa Patrona, la Virgen del Pilar, che è anche la Patrona di Hispanidad. Appena arrivato, il padre Priore mi ha detto, senza dubbio ispirato: “Non farai bene ad essere un fratello. È meglio che tu stia nel chiostro e ti orienti verso il sacerdozio, nella cella avrai tutto il giorno per pregare”. Questo cambiamento nei miei piani mi ha ferito, ma ho accettato con piacere e senza dire una parola. Ho iniziato la mia vita nel deserto. Dicono che sia molto dura, ma con la Vergine come compagna tutto è cucito e cantato. Solo che i certosini non mangiano mai carne, e mi ci è voluto molto tempo per abituarmi al pesce. Non fu così difficile alzarmi a mezzanotte per il mattutino perché ero abituato ai turni in ospedale. Presi l’abito monastico il 2 febbraio del 1978 (giorno di Presentazione del Signore), feci la professione il 2 febbraio del 1980 e fui ordinato sacerdote il 19 maggio del 1985.

Ho collaborato con il mio maestro dei novizi in tutto ciò che era necessario, soprattutto tutto ciò che riguardava lo studio e l’acquisizione di libri di filosofia. Il beneficio di essere passato attraverso il Seminario di Paraná e di aver acquisito le basi tomistiche e metafisiche di tutto il mio sistema dottrinale è incalcolabile. Non ho fatto altro che approfondire e sviluppare ciò che avevo imparato insieme al mio amato professore di Metafisica in soli sette mesi, dal 1985.
Sono stato in Spagna per 20 lunghi anni, che sembravano solo pochi giorni. Ho già fatto la mia vita spirituale, monastica e sacerdotale a Saragozza, vicino alla Virgen del Pilar. Ma in risposta ad un espresso desiderio del Papa e poiché c’erano diversi argentini nell’Ordine, e anche su richiesta della Conferenza Episcopale Argentina, un Capitolo Generale dell’Ordine decise di fondare una nuova certosa in Argentina. E mi hanno chiesto di entrare a far parte del gruppo dei fondatori (eravamo 2 padri e 2 fratelli). E così sono tornato nel mio paese l’8 luglio 1998, pronto a lavorare per la fondazione della Certosa “San José” (a Deán Funes, Córdoba) in tutto ciò che sarebbe stato necessario.

(Estratto da “Prehistoria de la Cartuja San José”, scritto da P. Jorge Falasco)

Dalla speleologia alla certosa 2

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Continua l’intervista al giovane spagnolo Joaquin, che ha deciso di fare ingresso in certosa, a Porta Coeli.

Sei consapevole che in un certo senso è morire al mondo per nascere a Dio?

Completamente, l’unico modo per poter vivere da eremita e separato dal mondo è fare questo passo. Non è una rinuncia violenta come rifiuto del mondo, ma una completa infatuazione di Dio. Se si sente la chiamata di Dio e del suo amore, nella sua scala di valori diventa la prima cosa e tutto diventa molto sopportabile, nonostante la durezza della vita nel chiostro, la rassegnazione della famiglia e degli amici, dei viaggi, degli hobby. .. Se uno è innamorato di Dio, sa che in questa vita gli darà il centuplo e soprattutto la promessa della vita eterna, che è ciò che conta davvero. Se uno è molto unito a Dio, il resto è totalmente irrilevante e va su un piano molto secondario.

Fino a che punto questo ritiro dal mondo fa sparire tanti ostacoli sulla via della santità?

Allontanandosi davvero dal rumore del mondo, dalla secolarizzazione attuale… in un clima di raccoglimento, di silenzio, è più facile avvicinarsi a Dio, avere momenti di intimità molto più intensi ed essere in un presenza di Dio, senza preoccupazioni materiali, senza impegni mondani.

Comunque è una vita oggettivamente molto dura, di tanta preghiera e sacrificio, lavoro manuale ecc…

Esatto, ma se credi che Dio ti chiama a lodarlo, a pregare, a chiedere per il mondo… l’ascesi è necessaria e offrendo tutta la tua vita, tutta la tua volontà ha per Dio un valore molto grande. Se si cerca la santità, è il modo migliore per aiutare la Chiesa e salvare le anime, avendo come riferimento lo stesso Cristo che ha dato se stesso donando la sua vita per redimerci dal peccato e salvarci. Il certosino si ritirava in solitudine, ad una vita dura e di rinuncia, per avere quella pienezza in Dio.

Perché la gioia interiore di vivere uniti a Dio non deve necessariamente essere accompagnata da una gioia sensibile?

Quando una persona lascia tutto, per una vita di sacrificio, di penitenza… ha pochissime gioie sensibili, lontane dalla società del benessere, ma è più propenso all’ascolto di Dio attraverso il silenzio interiore e il silenzio esteriore, che sono molto importanti, soprattutto quello interno. Quando sei molto unito a Dio, Lui stesso ti dà una sorta di compenso spirituale e di gioie interiori essendo unito a Lui. Non si può vivere di queste consolazioni, ma di fede, che è ciò che fa realmente la tua volontà unita a Dio, a prescindere di consolazione o desolazione. Ci possono essere momenti di difficoltà nella propria vocazione, dove bisogna avere la convinzione di perseverare nelle lotte interiori. Preghi molto e ti sacrifichi, ma a volte non vedi i frutti, devi vivere per fede. Dio opera attraverso l’umiltà, il distacco, la dedizione… Dio, di fronte all’umiltà e alla fiducia dei santi, opera meraviglie in loro.

Cosa diresti a un giovane che sta valutando una vocazione alla vita religiosa?

Che è una decisione che deve nascere da dentro, nessuno deve convincerti, sei tu che devi fare il passo. Se cerchi con rettitudine di intenzione di seguire la volontà di Dio se ti chiama alla vita religiosa, hai tutte le opzioni per essere felice. Se cerchi sempre la volontà di Dio, Lui ti ripaga con quella felicità che tutti desideriamo. A volte non è facile discernere la chiamata, ma devi essere coraggioso per osare per cercare di sapere se Dio ti chiama davvero. La vita religiosa è condizionata dall’obbedienza, dal rinnegare se stessi, che è l’esatto contrario del mondo moderno.

Ho pubblicato questa intervista affinchè possa essere di aiuto ed orientamento per tutti coloro che hanno esitazioni e perplessità sulla vita monastica. A Joaquin, vadano le mie e le vostre preghiere.

san Bruno

san Bruno

Dalla speleologia alla certosa

Joaquin

Dalla Spagna, ci giunge questa interessante intervista a Joaquin un giovane che ha deciso recentemente di abbracciare la vita monastica certosina ed entrare nella certosa di Porta Coeli a Valencia. Ha chiesto ad amici e parenti preghiere nascondendo fino all’ultimo il suo intento, portando avanti la sua vocazione in silenzio. La passione per la speleologia e per la montagna hanno contribuito a temprarlo alla solitudine ed al silenzio. La Provvidenza gli ha donato la vocazione, e come si evince dalle risposte date ad un amico che lo ha intervistato, si avvia con grazia verso questa nuova vita volta all’incontro con Dio. Vi invito a pregare per lui ed a chiedere a San Bruno di illuminare il suo nuovo cammino.

Le dieci domande le ho divise in due articoli, oggi le prime cinque a seguire le restanti.

Come è nato nella tua vita il desiderio di consacrarti a Dio come religioso?

Non è stata una scoperta improvvisa, è stato qualcosa di graduale che ho visto nella preghiera, parlando con il direttore spirituale o con amici sacerdoti. È stata una scoperta progressiva dopo un’intuizione o un’inclinazione a un tipo di vita. Non c’è un tempo preciso. Vedendo i mali che esistono in questa società, hai più ragioni per donarti completamente a Dio, contando sempre sulla sua forza e sulla sua chiamata.

Perché in una certosa? Cosa ti ha attratto di più di quella vita?

Ho sempre avuto molto contatto con la montagna, con l’ambiente naturale e la vita contemplativa mi ha sempre attratto molto, perché era una vita di riflessione, di preghiera, di sguardo verso un Dio, che è tutto, che è l’unico che ci ha creato, colui che ci sostiene in ogni momento. È un tipo di vita che ha qualcosa di molto speciale per donarsi a Dio in modo pieno. Non mi sono mai piaciute le folle e la vita di solitudine l’ho sempre condotta abbastanza bene. Sono sempre stato attratto dalla vita eremitica. Ho un amico per metà eremita, e con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto e tanta amicizia.

Perché il contatto con la natura, il silenzio… qualcosa che hai sempre cercato?

Fin da piccola ho fatto molti momenti di escursioni il sabato con i miei genitori, passeggiando, camminando in montagna … Dei miei 5 fratelli, 4 di noi sono andati per le montagne alla scoperta dei castelli, per esplorare la geografia intorno a Castellón, le diverse montagne… e questo è stato ulteriormente intensificato dal mio amore per la speleologia. Ho sempre avuto bei momenti e silenzio, di raccoglimento, di ammirazione delle meraviglie del creato.

Come è stato il processo di discernimento?

È stata una cosa che è durata molto tempo, parlare con persone diverse, studiare com’era la vita monastica, meditare… Ho fatto una piccola esperienza vocazionale 2 anni fa durante una prova di 2 settimane in certosa e l’ho vissuta molto bene e mi sono adattato molto bene alla vita nell’eremo, che è dove vivono e si ritirano i certosini. Sono una specie di case dove c’è un giardino e spazi diversi per il lavoro, la preghiera, il bagno, il letto, la scrivania o lo studio…

Qual è stato il punto di svolta in cui hai preso quella decisione epocale nella tua vita?

È una domanda complicata e una decisione difficile. Quell’opzione nella mia vita mi è sempre rimasta in testa e una volta fatto il test e mi sono adattato bene, la bilancia ha optato per questo tipo di vita verso Dio, lasciando il mio lavoro e lasciando tutto per il Signore. Con gioia ho deciso di lasciare il secolo per dedicarmi interamente a Dio.

Continua…