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Apertura Anno Giubilare per il Beato Oddone

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Cari amici, come vi avevo già annunciato, lo scorso sabato 14 gennaio, nella città di Tagliacozzo si è svolta la solenne celebrazione di apertura dell’Anno Giubilare, concesso da Papa Francesco con decreto della Penitenzieria Apostolica in occasione degli 825 anni dalla morte del Beato certosino Oddone da Novara, morto nella città marsicana il 14 gennaio del 1198 e sepolto dal 1139 nella chiesa Madre dei Ss. Cosma e Damiano. E come vi avevo promesso, voglio raccontarvi questa giornata memorabile presieduta da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Massaro, Vescovo dei Marsi. Presenti alla cerimonia il Parroco don Ennio Grossi, a cui vanno i miei ringraziamenti per avermi offerto il materiale per realizzare questo articolo, e tra gli altri don Luigi Incerto, Parroco delle Comunità di Aielli, don Renato Ceccarelli, Parroco emerito della chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, la Rev.da Madre Abbadessa, Maria Donatella Di Marzio, insieme a tutta la Comunità monastica Benedettina, il Sindaco della Città, Vincenzo Giovagnorio.

In un’atmosfera suggestiva, alle ore 17:00, nel cortile monastico antistante la chiesa, il Vescovo ha presieduto il rito di apertura della porta. Dopo la lettura del decreto della Penitenzieria Apostolica da parte di don Luigi Incerto, la porta della chiesa è stata spalancata ed il Vescovo ha varcato la soglia della chiesa con l’Evangeliario. Quindi la processione ha fatto il suo ingresso nella chiesa alla presenza dei fedeli giunti per venerare il Beato Monaco Certosino.

Nell’omelia il Vescovo ha tratteggiato la figura del Servo presentato nella Liturgia della Parola della II domenica del Tempo Ordinario applicandola all’esempio di Vita del beato Oddone: “Dio ha fiducia nell’uomo e vi si affida – mio servo sei tu Israele sul quale manifesterò la mia gloria – Dio non costruisce la propria gloria da solo ma insieme all’uomo. Dio è colui che si fida dell’uomo e compito dell’uomo è quello di abbandonarsi alle mani di Dio. Ciò che ha caratterizzato la figura del beato Oddo da Novara è proprio il suo amore per Dio, il suo abbandono in Dio. Prima di morire le ultime parole del beato Monaco furono: ‘Aspettami Signore! Ecco io vengo a Te’. Il beato Oddo da Novara si è proprio distinto per questo atto di fiducia totale in Dio”.

Durante la Celebrazione, il Sindaco, Vincenzo Giovagnorio, ha rinnovato l’offerta del cero votivo che durante tutto l’anno arderà davanti alle spoglie del beato: “Reverendissimo Padre, i Cittadini di Tagliacozzo, seguendo l’esempio dei loro avi e volendo riprendere una significativa tradizione, in occasione della solennità liturgica del Beato Oddo da Novara, Sacerdote dell’Ordine dei Certosini e Compatrono di questa Città, offrono questo cero votivo che le chiedono di benedire affinché arda, presso l’urna che contiene le venerate Spoglie, come segno di fede e di speranza e riaccenda la carità dei cuori sull’esempio del santo Uomo di Dio”. La tradizione del cero nasce per ricordare che nel passato l’Amministrazione Comunale sosteneva per intero, il 14 gennaio di ogni anno, le spese dell’organizzazione della festa in onore del beato Oddo.

Prima della Benedizione finale il Parroco, ha ringraziato Mons. Massaro e un particolare ringraziamento alla Comunità Monastica Benedettina: “Se il beato Oddo da Novara è rimasto qui in questa nostra terra – ha detto don Ennio rivolgendosi ai presenti – è stato grazie alla lungimiranza e all’insistenza delle Monache che, sperimentando la santità di questo monaco, vollero che egli rimanesse come loro confessore e guida spirituale. Se questo culto è giunto fino a noi è stato grazie alle Monache che nei secoli fino ad oggi, con affetto e devozione grande lo hanno portato avanti e alimentato”.

Don Ennio ha poi dato Lettura del messaggio inviato dal Procuratore generale dell’Ordine Certosino, Rev.mo P. Jacques Dupont: “In quanto Procuratore Generale dell’Ordine dei Certosini presso la Santa Sede, mi rivolgo a voi per porvi il saluto dei monaci certosini e delle monache certosine, assicurando la loro vicinanza particolare in questo Anno Giubilare. Non smettiamo oggi di ricorrere alla preghiera di Oddone, in primo luogo voi cittadini e cittadine di Tagliacozzo, per poter affrontare le varie insidie che troviamo sul nostro cammino di vita e più ancora di fede. Guardiamo al Beato Oddone come esempio di santità, affinché impariamo da lui a dare a Dio il posto primordiale che deve avere in tutto ciò che facciamo. Sappiamo anche come lui rinunciare ai nostri progetti quando vengono contrariati, perché sempre ci dedichiamo al servizio degli altri, soprattutto dei più bisognosi. La preghiera dei monaci certosini e delle monache certosine vi accompagna in questo Anno Giubilare, affinché si moltiplichino i frutti di grazia in speranza, amore, pace”.

Per l’occasione l’antica tela settecentesca, raffigurante il beato, è stata ricollocata nel suo altare e sotto di essa è stata esposta l’urna contenente le sue spoglie mortali.

Diverse le iniziative che in questo anno si terranno: il 14 di ogni mese un momento celebrativo in comunione con il Monastero benedettino; una mostra dedicata alla vita e al culto del Monaco certosino e un oratorio musicale, sulla figura del beato, pensato dal Parroco, musicato dal maestro Luca Bischetti ed eseguito dai Cori della città.

Le immagini che seguono faranno rivivere a tutti noi l’emozionante rito dell’apertura di questo Anno Giubilare, facendoci partecipare con il cuore e la preghiera in pia devozione del Beato Oddone.

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PREGHIERA

Signore, concedi a tutti coloro che celebrano la festa del Beato Odone, che hanno fisso lo sguardo dell’anima nella contemplazione della tua gloria, e che ,dopo aver perseverato nella fede in questa vita, risplenda in noi la luce della tua presenza nella patria celeste

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La Grangia di Boffalora

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Cari amici, voglio oggi proporvi un approfondimento su di una grangia certosina.

Etimologicamente la parola grangia deriverebbe dal francese arcaico “granche”, che a sua volta verrebbe dal latino volgare “granica”, ed indicherebbe il luogo dove si conserva il grano (granarium).

Furono vere e proprie tenute agricole in cui fratelli conversi e donati lavoravano sotto la direzione di un Magister Grangiae, essi oltre a lavorare in loco dormivano, mangiavano e pregavano. Si resero indispensabili quindi la costruzioni di un dormitorio, un refettorio ed una cappella (oratorio).

Questa volta vi parlerò della grangia di Boffalora, in Lombardia e di proprietà della certosa di Pavia.

L’origine di questa Grangia si deve all’atto di donazione, datato 15 aprile 1396 dei vasti possedimenti appartenenti a Gian Galeazzo Visconti a favore dei monaci certosini, quale rendita destinata alla fabbrica di un monastero ed alla relativa dotazione. Da questo atto nascerà la certosa delle Grazie, comunemente nota come certosa di Pavia. Contestualmente all’erezione della certosa, i monaci pavesi avviarono i lavori della grandiosa Grangia di Boffalora, iniziando dai fabbricati dei portici con eleganti volte a crociera con il classico mattone, appoggiate su pilastri di granito i cui capitelli delle colonne, ripropongono l’ordine architettonico di tipo scudato, in tutto simili a quelli della certosa. I monaci, si insediarono in questa struttura dedicandosi alla coltivazione dei fertili campi di loro proprietà, inoltre data la posizione particolare, ovvero sulle sponde del fiume Ticino, il borgo di Boffalora, grazie alla presenza monastica, divenne ben presto fiorente e molto attivo grazie al porto sul Ticino e al Naviglio, via abituale per tutte le merci da e per Milano, mentre il fiume serviva come via di collegamento con Pavia, da dove poi le merci erano dirette al mare. I certosini non solo si dedicarono alla coltivazione dei campi e alla produzione dei beni di prima necessità, ma favorirono anche la bonifica di terreni un tempo inutilizzati, attraverso un sofisticato sistema di irrigazione che garantì un miglior utilizzo del suolo. La produzione principale furono i cereali assieme al fieno che si ricavava dal taglio stagionale dei prati, vi era anche una sparuta presenza di vigneti. Evolvendosi l’insediamento dei certosini portò anche allo sviluppo di un’osteria con alloggio (divenuta poi stazione di posta) che nell’Ottocento venne utilizzata come dogana dal governo austriaco per il punto strategico di passaggio nei pressi del ponte sul Naviglio Grande.

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Lo sviluppo economico della zona si deve alla alacre attività dei monaci, che nel 1778 richiesero la costruzione di una tra le prime filande impiantate in Lombardia.

Nel 1782 l’imperatore Giuseppe II decreta la soppressione di conventi e monasteri, tra cui la certosa di Pavia, incamerandone tutti i beni. A Boffalora i monaci pavesi possedevano 2000 pertiche di terreni, le due osterie con relative camere adibite a Stazione di Posta, la casa di propria abitazione (Ospizio), un prestino con forno, due case con quattro botteghe ciascuna, quattro case da massaro, una folla di carta (cartiera), un mulino e una pila di riso (opificio per la pulitura del riso).

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Tutti gli ambienti della Grangia certosina di Boffalora, oggi corrispondono all’attuale struttura del Municipio e collegati, i quali vennero ristrutturati negli anni ‘60 del novecento. Prima della ristrutturazione vi erano significativi elementi caratteristici della presenza della Grangia. Sul portale d’ingresso, situato allora sul fronte del Naviglio, e sulla pavimentazione di un ampio porticato sorretto da colonne, che sostenevano un loggiato con elegante parapetto in legno, era scolpita a grandi lettere la famosa sigla della certosa di Pavia: GRA-CAR (Gratiarum Cartusia – Certosa delle Grazie) quasi a ricordare l’origine di Boffalora e il legame vitale con la certosa pavese.

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Memoria liturgica di Santa Rosellina

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Cari amici di Cartusialover, spero siate stati in tanti a recitare la Novena per Santa Rosellina, di cui oggi ricorre la memoria liturgica per la Chiesa, voglio celebrarla con voi mostrandovi una curiosità.

A dimostrazione della diffusa devozione verso questa santa monaca certosina, vi parlerò oggi di una Parrocchia a lei dedicata nel centro della cittadina francese di Tolone. Vi ho narrato da questo blog, la venerazione dei fedeli, che spinse a costruire la Cappella Santa Rosellina, dove si conservano le sue spoglie mortali, e dovi vi è un’affresco realizzato nel 1975 da Marc Chagall, voglio altresì sottolineare la straordinarietà di questa devozione data dall’essersi tramandata immutata nei secoli.

Vi ho testimoniato, seppur non numerose, diverse Parrocchie nel mondo dedicate a San Bruno, ma una fede viva verso una monaca certosina provenzale vissuta nel XIV secolo, lascia davvero entusiasti!

Nelle immagini che seguono, potrete ammirare il monumentale affresco, alto più di sette metri, realizzato sull’altare maggiore di questa chiesa costruita circa ottanta anni fà, che raffigura fedelmente le tappe della vita di Rosellina. La statua in marmo sulla facciata esterna della chiesa e le vetrate che richiamano episodi della vita della certosina. La Parrocchia inoltre conserva alcune reliquie, venerate dai fedeli. In fondo alla pagina il link della Parrocchia, dove sarà possibile vedere la Santa Messa online!

Voir la célébration en direct vidéo

NEWS: Anno Giubilare dedicato al Beato Oddone

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Cari amici lettori, straordinariamente, oggi in concomitanza con il terzo giorno della Novena dedicata alla santa certosina Rosellina, pubblico un secondo articolo per farvi un’annuncio importante. Vi comunico infatti, con grande gioia, che a seguito di una richiesta inoltrata dal Vescovo dei Marsi, Mons. Giovanni Massaro, per il tramite della Penitenziaria Apostolica, il Santo Padre, Papa Francesco ha concesso alla Comunità di Tagliacozzo (AQ), di poter celebrare l’Anno Giubilare, in occasione degli 825 anni dalla morte del Beato monaco certosino Oddone da Novara.

La ricorrenza della memoria liturgica, che si celebra il 14 gennaio, quest’anno avrà una particolare solennità, poichè vi sarà l’apertura dell’Anno Giubilare che durerà dal 14 gennaio 2023 al 14 gennaio 2024. Durante questo periodo verrà concesso il dono speciale dell’Indulgenza Plenaria a quanti visiteranno la Chiesa Madre dei Ss. Cosma e Damiano e a quanti devotamente pregheranno davanti alle reliquie del Beato Oddone.

Vi ricordo che beato monaco certosino qui morì e qui fu sepolto.

Fervono i preparativi per la cerimonia inaugurale! Ho voluto farvi per ora questo lieto annuncio, in attesa di potervi relazionare su quanto accadrà sabato prossimo, 14 gennaio.

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Addio Benedetto XVI

Benedetto XVI ci saluta

Cari amici di Cartusialover, non potevo non realizzare un articolo per dedicare il mio addio al Papa emerito Benedetto XVI. Ho atteso che si smorzassero gli echi mediatici sulla morte e sul funerale di Papa Ratzinger per non contribuire all’infodemia sull’argomento.

Lo scorso 31 dicembre 2022, come sapete, si è spento all’età di 95 anni Benedetto XVI, al secolo Joseph Aloisius Ratzinger. Era salito al soglio pontificio il 19 aprile 2005 per poi discenderne il 28 febbraio 2013 come Papa emerito, il primo della secolare storia della Chiesa cattolica. Ho letto e visto molteplici dichiarazioni che hanno esaltato la figura di questo sommo teologo, ma credo che la più attendibile è quella che di seguito vi allego, e che è stata rilasciata da Monsignor Georg Gänswein. In essa egli descrive dettagliatamente gli ultimi minuti del compianto Pontefice, ed il ricordo commosso dei tanti anni trascorsi al suo fianco.

Vi ricordo che questo blog nel 2013, aveva narrato un particolare aneddoto su Padre Gänswein, a cui vi rimando.

Vogliate ora ascoltare il mio personale ricordo del Papa emerito scomparso.

Il legame indiretto tra Benedetto XVI ed il mondo certosino, e quindi Cartusialover, ebbe inizio quando nell’ottobre del 2010 appresi che sua Santità si sarebbe recato in visita alla certosa di Serra San Bruno. A distanza di 27 anni dalla memorabile visita pastorale di Giovanni Paolo II, un altro pontefice voleva fare visita alla comunità certosina calabrese!

Poche settimane dopo, esattamente il 3 novembre 2010, nel corso di un’udienza generale tenutasi nell’aula Paolo VI in Vaticano, Papa Ratzinger parlò a lungo della certosina Margherita d’Oingt, dimostrando la sua particolare attenzione alla profonda spiritualità espressa dal mondo certosino.

Si giunse poi ai giorni che precedettero la agognata visita alla certosa di Serra, vissuti da me febbrilmente. In quei giorni provai a diffondere tutti i momenti salienti di quella splendida visita con articoli e contributi video che furono molto seguiti da voi fedeli lettori di questo blog. Il video integrale di quella storica visita è ancora sulla home page, e chi vorrà potrà sempre rivederlo. Le parole dell’Omelia del Pontefice resta una vera pietra miliare, soprattutto la citazione del “Fugitiva relinquere et aeterna captare“, espressione cara al nostro amato San Bruno, e che ha contraddistinto l’esistenza di Benedetto XVI quando decise di dimettersi il 28 febbraio del 2013. Vi rimando alle considerazioni che feci in quella circostanza.

Con la consapevolezza della perdita di un pontefice monaco, e con l’auspicio che Egli venga proclamato presto “Dottore della Chiesa”, resto addolorato per la sua scomparsa ma la mia tristezza è poi alleviata dal testamento spirituale che egli ha voluto lasciarci, e che spero sia anche per tutti voi amici lettori una saggia indicazione per il resto dei nostri giorni. Addio Benedetto XVI

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“Cartes des Chartreuse”. Una mostra ed un libro

Mostra

Cari amici di Cartusialover con l’articolo di oggi voglio informarvi sulla recente inaugurazione di una interessantissima mostra sulle cosiddette “Cartes des Chartreuse“. Lo scorso venerdi’ 16 dicembre presso il Musée de l’Ancien Évêché di Grenoble sito nell’ex palazzo vescovile, vicino alla cattedrale di Grenoble, ha avuto inizio l’esposizione dal titolo “Chartreuses – Dans le silence e la solitude – “, e durerà fino al 3 settembre del 2023. In questa occasione, è stato presentato al pubblico congiuntamente un prezioso volume, dal titolo “Les cartes de Chartreuse“.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Si potrà ammirare una parte dell’eccezionale collezione di settantanove dipinti monumentali raffiguranti i monasteri dell’ordine in Europa dal XVII al XIX secolo, chiamati anche “mappe delle certose”. Classificata Monumento Storico, questa collezione, di proprietà del monastero della Grande Chartreuse, è stato oggetto di un lungo e meticoloso lavoro di restauro durato vent’anni e ha provocato una mobilitazione esemplare, che ha visto collaborare le autorità pubbliche e numerosi mecenati privati.

Queste Mappe certosine, si rivelano essere un prezioso strumento per conoscere i monasteri dell’ordine certosino, tra i secoli XVII e XIX, nonchè ammirare le vedute panoramiche del paesaggio circostante.

Dom Le Masson (anonimo)

Le “Cartes des Chartreuses” e la loro storia

Alla fine del XVII secolo, all’incirca intorno al 1680 il Priore Generale Dom Innocent Le Masson, impegnato nella ricostruzione della Grande Chartreuse a seguito dell’ennesimo incendio del 1676, decise di commissionare dei dipinti delle certose allora esistenti. Per effetto della Controriforma, si ha un vasto movimento di costruzione, ricostruzione e ristrutturazione della maggior parte dei monasteri. In Francia, sedici nuove “case” sono costruite durante il diciassettesimo secolo. La decisione di far realizzare dei dipinti monumentali, conosciuti come “Cartes de Chartreuses”, realizzati sempre a volo d’uccello, sono una testimonianza eccezionale non solo della loro particolare architettura, subordinata alla regola monastica, ma anche di alcune scene di vita claustrale. Queste grandi tele, rispondevano anche alla necessità di avere una sorta di inventario delle case dell’Ordine, e di verificare il rispetto dei principi di ordinamento edilizio, inizialmente erano probabilmente esposte nella Sala del Capitolo Generale della Grande Chartreuse, ed in seguito nella cosiddetta “galleria delle mappe”. Rappresentarono la crescente diffusione territoriale e l’estensione geografica dei possedimenti certosini, oltre alla irradiazione temporale e spirituale. La tradizione iniziata per volere di Dom Le Masson proseguì fino al XIX secolo. Ad oggi settantanove di questi dipinti sono sopravvissuti e sono stati elencati come monumenti storici nel 2001. Queste settantanove tele sono di vari formati, la maggior parte delle quali misurano circa 2 m di altezza per 1,5 m di larghezza, esse raffigurano cinquantuno certose francesi, sedici italiane, tre spagnole, tre austriache, due svizzere, due tedesche, una inglese e una ungherese. A volte datate, raramente firmate, le mappe sono, per la maggior parte, commissionate a pittori locali, poco noti e non sempre talentuosi.

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La mostra

Dopo un profondo restauro, durato venti anni, sarà possibile ammirare trentuno di questi monumentali dipinti, esposti eccezionalmente per una mostra nel Musée de l’Ancien Évêché di Grenoble sito nell’ex palazzo vescovile, vicino alla cattedrale di Grenoble. Questa mostra, dal titolo”Chartreuses – Dans le silence e la solitude – ” sarà visitabile tutti i giorni, con ingresso gratuito, lunedì, martedì, giovedì e venerdì dalle 9:00 alle 18:00, mercoledì dalle 13:00 alle 18:00 e sabato e domenica dalle 11:00 alle 18:00. Durerà fino al 3 settembre del 2023, ed è stata realizzata grazie al Musée de la Grande Chartreuse e l’Associazione per il restauro delle carte Chartreuse (ARCC). Ammirare queste tele ci farà immergere nell’atmosfera certosina e del desertum circostante, e contribuirà alla conoscenza della storia dell’Ordine, da parte mia un plauso agli organizzatori, ed un invito a voi tutti a visitarla.

Il libro

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Congiuntamente alla inaugurazione della mostra succitata, è stato presentato il libro “Les cartes de Chartreuse”. Grazie alla lunga ricerca storica condotta da Pierrette Paravy, professoressa di storia medievale all’Università di Grenoble-Alpes, con Daniel Le Blévec, professore di storia medievale all’Università Paul-Valéry Montpellier, e Giovanni Leoncini, professore di storia dell’arte all’Università di Firenze, la ricchezza di informazioni che contengono queste “mappe” ed il loro interesse estetico vengono finalmente svelati. Ve ne consiglio la lettura. Vi allego anche il link per l’acquisto del libro online.

alcune mappe

Quando prese la decisione, nel 2001, di restaurare le mappe di Chartreuse, il reverendo padre Dom Marcellin aveva chiaramente sottolineato la necessità di risvegliare dal suo sonno un patrimonio eccezionale e trasmetterlo alle generazioni future: “il nostro futuro passerà attraverso il rispetto per quello che abbiamo ricevuto dal passato”. Queste grandi mappe rappresentano alcuni monasteri dell’ordine certosino dal XVII al XIX secolo, per informazione del Priore Generale che abita alla Grande Chartreuse. 79 mappe, sulle quali storici dell’arte, scienziati e restauratori hanno lavorato insieme per scegliere le tecniche di restauro di questi dipinti, spesso sull’orlo della perdizione. Siamo lieti che questo lavoro paziente e attento abbia dato vita e bellezza a ciascuna di queste opere. Così, l’unità dell’architettura di questi monasteri appare chiaramente e spiega qualcosa della vita delle comunità che li abitano. Dai monasteri più modesti, come Portes o Durbon, alle grandi certose reali, come Gaming o Pavia, ritroviamo gli stessi elementi essenziali della vita certosina e disposti in modo simile: la chiesa, al centro del monastero , verso cui i due chiostri; il chiostro grande, luogo di vita eremitica attorno al quale si trovano gli eremi dei padri, che circondano il cimitero; il chiostrino, cuore della vita comunitaria, da cui si accede alle celle degli ufficiali, alle obbedienze, alla sala capitolare, al refettorio, utilizzato solo la domenica, e alla biblioteca. L’aspetto esteriore dei monasteri può tuttavia variare perché furono costruiti il più delle volte con l’appoggio di signori e mecenati che volevano introdurre un segno di bellezza, proprio del loro tempo ma che non sempre si addiceva alla semplicità che i Certosini tengono. nelle loro case così come nelle loro vite. Dall’inizio di questo lavoro di restauro, sapevamo che sarebbe stato pesante. La determinazione dei responsabili, sostenuti e incoraggiati dall’ordine, e l’immancabile sostegno di donatori pubblici e privati, hanno permesso di ottenere il risultato sperato: riportare in vita queste testimonianze del passato e farle parlare al presente tempo per discernere meglio dove andare in futuro. Ringrazio quindi con grande gratitudine ciascuno degli attori di questa vasta impresa, grazie a loro le giovani generazioni potranno contare su una memoria viva del nostro patrimonio certosino.

Dom Dysmas de Lassus

“La certosa sotto la neve”

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Ecco per voi un’altro estratto del libro “Au désert de Chartreuse: La vie solitaire des fils de saint Bruno“, di Robert Serrou. Egli rievoca dalla sua abitazione parigina, attraverso il ricordo della esperienza vissuta con il collega Pierre Vals, le ore vissute in certosa durante la notte di Natale. Notevole l’elogio alla vita cartusiana espressa dall’autore.

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“La certosa sotto la neve”

La messa di mezzanotte in convento si svolge con la semplicità liturgica propria dei certosini, impreziosita però da numerosi ceri accesi, simbolo della Luce che appare nelle tenebre. Nella cappella de La Salette si celebra un’altra messa di mezzanotte, offerta dal Padre Procuratore, per le famiglie degli operai del monastero che risiedono nel Corriere, un chilometro più in basso. Come i pastori di Betlemme, i partecipanti sono pochissimi. Ma hanno la stessa fede e ascoltano attentamente la parola del Padre, come i pastori ascoltavano la parola dell’Angelo.

Ma eravamo solo nella Grande Chartreuse con il pensiero. I miei bambini dormivano tranquilli nella loro stanza.
Al ritorno dalla Messa di Mezzanotte, i Certosini sarebbero stati ancora a lungo in chiesa. Tornati nelle loro celle, si sarebbero potuti riposare un po’. Per loro non c’è nemmeno una cena più modesta. Come gli altri giorni, non mangeranno nulla fino alle undici del mattino. Ma cosa può importare loro il cibo terreno? Per la tua felicità bastano solo la speranza dell’eterno faccia a faccia e le briciole ricevute in questa santa veglia.
Si addormenteranno nella notte silenziosa e anche il loro sonno sarà un’adorazione senza fine. Ti vedo di nuovo. Padre Procuratore, Padre Archivista, Padre Sacristano, con il quale ho avuto un rapporto più costante, e anche tutti gli altri monaci bianchi della Grande Chartreuse, nella tua misteriosa solitudine! Giustamente, un maestro di spiritualità ti ha chiamato “il serafino della terra”. Vedo anche te, fratello converso, ugualmente assorto in Dio, più vicino a noi per opera delle tue mani; a te che maneggia cazzuola e martello e contempli Dio nelle faccende quotidiane.
Rivedo le ore del nostro resoconto e come a poco a poco, visitando i vostri chiostri, le vostre obbedienze, la vostra chiesa, la nostra prospettiva sia cambiata, avvicinandosi – molto poco – alla vostra per vedersi finalmente illuminata dalla vostra parola e dalla grazia divina.

 

Nel grande esercito della Chiesa tu sei l’ala avanzata della preghiera, sopperendo alla nostra mancanza. Nessuna delle tue azioni, dei tuoi pensieri, degli impulsi del tuo cuore ci è estranea, non riesce ad attirare su di noi le benedizioni di Dio. Consolazione inestimabile, fonte di pace per i nostri guai, giustificazione per la nostra indigenza.

Tra i santi della Chiesa militante, voi siete santi oscuri secondo il vostro desiderio, ma il cui peso è necessario per l’equilibrio del mondo. Ci hai promesso le tue preghiere, che consideriamo un tesoro. Sapere che c’è un luogo benedetto, un luogo alto di contemplazione dove ogni giorno i monaci tengono – come la lampada davanti al tabernacolo – la luce della fede e l’ardore della carità, ci rassicura e ci conforta. Da questa terra, a volte, alziamo “quello sguardo della speranza di Dio” di cui ci parlava Péguy.
Sei ancora giovane nonostante hai ottocentosettanta anni e il tuo ideale è ancora capace, come nell’XI secolo, di far battere i cuori, desiderosi di bellezza, di purezza, di assoluto.
So che nei vostri monasteri in Spagna un giovane, purificato nel sangue dei martiri, ha scelto le vostre livree bianche. Alcune ragazze vanno all’estero, in attesa della Certosa femminile che tanto ardentemente desiderano venga eretta nel loro paese.
Anche il giovane Nord America si mette in moto. Mentre tre vostri Padri e alcuni Fratelli preparano la fondazione materiale in completa solitudine nei boschi di Vernon, i postulanti nordamericani, capisaldi della fondazione spirituale, vengono a impregnarsi nella culla dell’Ordine dello spirito di San Bruno, per essere suoi figli non solo di nome, ma di fatto. In questo slancio giovanile, la Francia viene lasciata un po’ in disparte. Vogliamo farvi capire che riempire le Certose dei vostri figli non deve essere il coronamento, ma la base della vostra nuova primavera.
Per tutti questi motivi abbiamo voluto presentare al pubblico questa testimonianza. Voi, cari monaci della Grande Chartreuse, ci perdonerete per aver leggermente turbato la vostra solitudine e per aver espresso – male, senza dubbio – il vostro ideale. In questo momento canti la vigilia di Natale solenne per te e per noi. In mezzo alle montagne innevate del “Deserto”, la tua salmodia ei tuoi canti non suscitano eco. Solo Dio ti ascolta e ti comprende.
Nel chiostro grande, vicino al cancello della clausura. San Bruno, dalla sua vetrata, inclina il capo per contemplare i suoi figli e ascoltarne il canto, identico a quello dei primi giorni. Sopra di lui, lo stemma dell’Ordine certosino: il globo terrestre dominato dalla croce, circondato da sette stelle. Il santo vigila sul mantenimento della Regola, approvata da secoli, e per la vita dei propri, il cui motto è inciso sullo stemma: “Stat crux dum voltur orbis

Spero abbiate gradito la lettura ed il consiglio di acquisto di questo libro, in attesa della nascita di Nostro Signore.

“Natale alla Grande Chartreuse”

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Cari lettori di Cartusialover, eccoci giunti alla settimana che ci condurrà al Santo Natale ed attendendo la nascita di Nostro Signore voglio proporvi lo stralcio di un libro di cui vi consiglio la lettura. Si tratta di un libro pubblicato per la prima volta nel lontano1955 dal titolo “Au désert de Chartreuse: La vie solitaire des fils de saint Bruno“. Nel 1954, un giornalista francese Robert Serrou ed il suo amico fotografo Pierre Vals, ottennero per la prima volta in assoluto l’autorizzazione ad entrare nel nella Grande Chartreuse e potersi avvicinare alla severa vita monastica certosina.

Va detto che Robert Serrou fu il primo giornalista, insieme al suo collega Pierre Vals, ad entrare negli appartamenti privati di Papa Pio XII in Vaticano per un servizio giornalistico, già nel 1952.

Gli autori del libro, ben 51 anni prima di Philip Gröning, autore del “Il Grande Silenzio” (2005), hanno avuto il privilegio assoluto di vivere tra le mura della certosa e di condividere le esperienze di vita claustrale. Il risultato di questo “soggiorno” è un prezioso resoconto narrativo corroborato da eccezionali fotografie che rivelarono per la prima volta una esistenza volta al nascondimento e fatta di preghiera, lavoro e meditazione per ricercare Dio.

Dalle prime edizioni, tante ne sono state fatte, riorganizzando il materiale e modernizzandolo in una nuova edizione questa testimonianza unica.

Ora vi proporrò il link dove poter acquistare online il libro, ottima idea regalo per Natale per parenti, amici, e perchè no per noi stessi!

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Fin qui la premessa introduttiva, ma voglio offrirvi per ingolosirvi alla lettura due estratti dal V° capitolo riguardante appunto il Natale.

“Natale alla Grande Chartreuse”

Stasera è la vigilia di Natale. Dalla mia casa parigina penso alla Grande Chartreuse, che sarà innevata.
Le gole del Guiers-mort hanno cambiato aspetto. Le rocce si sono avvolte nella loro grande coltre bianca, i faggi piegano i rami troppo carichi di neve in gesto di adorazione, e gli abeti, con i rami quasi attaccati al tronco e ricoperti di brina, sembrano grandi ceri preparati per la festa. L’acqua gocciola dalle rocce in colonne lattiginose, dalla volta dei cunicoli scende in stalattiti cristalline. Cinquanta metri più in basso, l’acqua del torrente è trasparente. Non molto fitto, assume la tinta del canale roccioso attraverso il quale scorre, oppure è verde, più o meno scuro, a seconda della profondità. I viaggiatori hanno occasione di ammirarlo. L’autobus Saint-Pierre effettua frequenti fermate. La neve scivola lungo le fessure delle rocce. Scende in una nuvola di polvere bianca e forma un grande mucchio sulla strada. Devi maneggiare la pala per farti strada, o aspettare l’aiuto dello spazzaneve che pattuglia i dintorni. Nel “Deserto” di Chartreuse tutto tace: il silenzio misterioso delle montagne innevate e il silenzio profondo dei Vespri solenni.
In spirito, mentre i miei figli dormono, frequento l’Ufficio dei monaci della Grande Certosa. Sono le dieci. Si sono appena alzati e stanno recitando il “Beato Ufficio” nell’oratorio della loro cella. Mezz’ora dopo i Certosini. vanno in chiesa un’ora prima rispetto alle festività più solenni e circa due ore prima rispetto ai giorni ordinari. La vigilia di Natale è la lunga notte di speranza. Come lei, il giorno dopo, più lungo del solito, sarà trascorso esclusivamente in preghiera. Il giorno di Natale non c’è pausa, non importa quanto piccola. Si lascia per il giorno successivo.
In questa lunga notte, così diversa dalle altre, i certosini trovano la risposta alla loro attesa, il centuplo che, da questa terra, è il premio della rinuncia per amore. Non ricordano affatto i loro Natali d’infanzia. Non invidiano minimamente il nostro Natale di padri e madri di famiglia, inondati dalla gioia pura e chiara dei nostri figli. Ricordi il tuo Natale in famiglia, in cui canti devoti precedevano la Messa di mezzanotte, in cui tutti si comunicavano? I certosini non cercano la gioia che dona il Signore, ma il Signore che dona la gioia.

antiphonario
Nel coro, i grandi antifonari sono aperti dal paggio della festa. Dom Odon, il sacrestano, ne aprì uno durante la mia visita alla chiesa. Ho potuto leggere le prime parole, il testo dell’Invitatorio: Christus natus est nobis, venite adoremus (Cristo è nato per noi; vieni, adoriamolo). Il cantore della settimana la canta in tono acuto, e poi, quando il canto comunitario si interrompe, prosegue con il Salmo 94, in cui ogni versetto si alterna al ritornello, e le cui prime parole sono un’esplosione di gioia, come un bottone che diventa fiore: «Vieni, rallegriamoci…»
Il grido risuona per tutte le vie del cristianesimo: “Venite, rallegriamoci, il Salvatore è nato per noi – venite e adoriamolo“. E le brave persone, cristiane dal cuore semplice, tenendo per mano i loro piccoli, con gli occhi ancora corrucciati dal sonno, si dirigono verso la chiesa lungo i viali impolverati di neve, sotto le stelle, ricordando che un giorno uno di loro era spinto da parte dalla Mano divina per guidare i Magi all’umile presepe di Betlemme.
Venite, rallegriamoci“, notti della vigilia di Natale di ogni tipo: una notte come tante altre da cui Dio è assente. Senza dubbio pensano, nella loro solenne contemplazione, a quelle ore benedette fra tutti, sperperate in questa notte da tanti uomini.

A domani, per un’altro estratto!

Il prodigioso solstizio alla certosa di Miraflores

retablo con luz

Oggi, come ogni anno, in questa data con il “solstizio d’inverno”, comincia l’inverno astronomico che si concluderà il 21 marzo. Nel solstizio d’inverno, vi è la notte più lunga ed il giorno più corto dell’anno.

Come sapete cari amici, lo scorrere del tempo ed il relativo studio per la misurazione dello stesso, è stato da sempre un elemento essenziale dei padri certosini. Essi infatti dedicavano molto tempo alla scienza della gnomonica, al fine di realizzare strumenti che consentissero loro di misurare il tempo con la luce del sole. In passato vi ho proposto vari esempi di meridiane ed altri orologi solari in varie certose, oggi vi voglio parlare di ciò che accade nella certosa di Miraflores, a Burgos nel giorno del solstizio d’inverno.

Da 523 anni, quando arriva il giorno o il periodo del solstizio d’inverno, ovvero il 21 dicembre, nella chiesa della certosa di Miraflores, un fenomeno astronomico può essere osservato, ma di cosa si tratta esattamente?

Il fenomeno astronomico

Intorno al 21 dicembre e poco prima del tramonto, tra le 16:45 e le 17:15, un raggio di sole penetra attraverso il grande oculo che presiede la facciata del tempio e attraversa diagonalmente l’intera superficie del tempio. Il raggio di sole sale lentamente da sinistra a destra e, per alcuni istanti, si ferma alla grande ruota centrale degli angeli che presiede la pala d’altare.

Bisogna fare una premessa necessaria per poter comprendere del tutto quanto avviene e perchè. Innanzitutto soffermiamoci sugli elementi

Il grande oculo

La chiesa della certosa di Miraflores, fu costruita dall’architetto tedesco Juan de Colonia tra il 1454 e il 1484, anche se fu suo figlio Simón a completare i lavori nel 1488. Questi è considerato uno dei grandi geni dell’arte castigliana, artefice quindi anche dell’oculo della facciata anteriore della chiesa elemento importante del fenomeno in oggetto.

Il Retablo

Il sole, come dicevo, entrando dall’oculo attraversa, con i suoi raggi, l’intera chiesa per giungere ad illuminare per pochi minuti un punto preciso dell’altare maggiore.

Il cerchio di angeli (ruota angelica) che circonda il Cristo crocifisso della pala d’altare maggiore, il “retablo” capolavoro dello scultore Gil de Siloè e con policromia e doratura del pittore Diego de la Cruz, il quale utilizzò parte della prima spedizione d’oro che arrivava dall’America! In esso viene rappresenta la vita di Cristo, che viene mostrato crocifisso sulla grande ruota centrale circondato da angeli, da Dio, dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria. In cima alla croce c’è una figura peculiare, un pellicano, un uccello che metaforizza il sacrificio eucaristico perché in passato si credeva che nutrisse i suoi piccoli con ferite autoinflitte. Il tema di questa pala d’altare, commissionata dai monaci, è quindi la celebrazione dell’esaltazione eucaristica e redentrice.

La congiunzione degli elementi

Per ottenere la precisa congiunzione degli elementi che fanno funzionare questo meraviglioso fenomeno astronomico, ovvero il sole, la data e la posizione dell’apertura (oculo) attraverso il quale entra il raggio di luce che illumina il centro della pala d’altare al solstizio d’inverno, vi è stato uno studio approfondito ed un’innegabile complicità artistica tra l’architetto del tempio, Simón de Colonia, e lo scultore della pala d’altare, Gil de Siloè. Ovviamente alla base di ciò l’imprescindibile committenza monastica certosina, custode della evidente intenzionalità teologica di questo straordinario fenomeno astronomico.

Un altro dato importante è, che la pala d’altare fu inaugurata alla fine di dicembre 1499, in coincidenza con il tempo del solstizio, che ne indica il chiaro intento celebrativo. Il costo totale della pala d’altare, compresa la doratura e la policromia di Diego de la Cruz, ammontava a 1.015.613 maravedí, un costo molto alto per l’epoca!

L’osservazione

E’ possibile accedere nella certosa per poter ammirare questo fenomeno poichè nel 1923, la certosa venne dichiarato Monumento Storico Nazionale. Un vero Pantheon Reale a causa dell’imponente altare maggiore ed il sontuoso sepolcro di alabastro che custodisce le spoglie dei fondatori, Giovanni II di Castiglia e di Isabella di Portogallo e del figlio l’infante Alfonso. L’attività monastica ha saputo coesistere egregiamente con questo luogo di interesse storico e artistico, che risulta essere uno dei principali monumenti di Spagna, consentendo l’accesso ai visitatori nella Navata centrale della chiesa ed al chiostro i quali possono essere liberamente visitati.

Non è ancora molto diffusa la conoscenza di questo spettacolare fenomeno, in questo luogo, ma sempre in numero più crescente decine di visitatori si accalcano armati di smartphone o di reflex cercando di catturare, per godere e fotografare, lo straordinario momento in cui un raggio di sole della sera, penetrando attraverso la finestra circolare della facciata della certosa, illumina il Retablo per pochi minuti, regalando ai presenti una suggestiva e magica atmosfera.

retablo 2

Va detto, che recenti studi, sviluppati dalla Università Complutense di Madrid hanno rilevato che anche nel periodo del solstizio d’estate, il 21 giugno, si sviluppano particolari giochi di luce intorno al sepolcro reale. Con l’avanzare del sole al mattino, si accendono le figure dei quattro evangelisti che circondano la tomba a forma di stella a otto punte. Questo fenomeno raggiunge il suo apice, in coincidenza con il giorno di San Giovanni 24 giugno, patrono del monarca. L’intensità della luce permette in quei momenti una visione privilegiata di questo sublime complesso scultoreo gotico.

Le immagini che seguono, ed un breve video spero saranno eloquenti e compendiose di quanto vi ho descritto.

luce oculo

luce oculo 2

luce oculo 3

luce oculo 4

retablo con luz

Dom Isidoro Alfonso Maria, “De cella Ad coelum”

+Dom Isidoro

In ricorrenza del suo trigesimo, voglio onorare la memoria del compianto certosino, uno dei quattro ultimi monaci della certosa portoghese di Evora. Alla chiusura di Scala Coeli, come ricorderete gli anziani confratelli furono trasferiti a Miraflores, dove è terminata la vita terrena di Dom Isidoro Alfonso Maria.

Che Dio lo abbia in gloria e che San Bruno lo accolga come merita.

Egli nacque il 16 marzo del 1929 a Santa Gadea del Cid, un piccolissimo paesino spagnolo. Dopo gli studi, fu un instancabile insegnante che lavorò in America Latina.

Decise di abbandonare tutto ed abbracciare la vita monastica certosina, entrando nella certosa di Miraflores come professo il 6 ottobre del 1971, e poi ordinato sacerdote il 7 aprile 1973. Fu poi trasferito alla certosa francese di Selignac, dove svolse le funzioni di maestro dei novizi dal 1976 al 1981. Successivamente, fu inviato a Porta Coeli nei pressi di Sagunto, dove era stato nominato Priore, e dove svolse tale compito dal 1981 al 1991. Giunse a Scala Coeli, ad Evora in Portogallo nel 1991 dove svolse mansioni di Priore fino al 2011, allorquando a causa di un glaucoma dovette chiedere “misericordia”, ottenendola, e poi come ricorderete alla chiusura di Scala Coeli fu trasferito alla certosa spagnola di Miraflores. Da questo blog, avevamo imparato a conoscerlo, avendovi proposto alcune sue interviste, una video, di quando nel 1991 era Priore di Porta Coeli. Ed una testimonianza scritta di quando nel 1999, da Priore di Evora, ricevette il Presidente della Repubblica portoghese Jorge Sampaio, di cui divenne amico. Quando giunse a Miraflores, sua ultima destinazione, era diventata totalmente cieco e visse il suo ultimo tempo, nella solitudine della sua cella dove non lesinava sorrisi ai confratelli che lo visitavano accudendolo con amore. Trascorreva le giornate pregando incessantemente il Rosario, del quale era da sempre molto devoto, e nonostante le energie che andavano terminando Dom Isidoro pur allettato, partecipava alla Santa Messa tutti i giorni attendendo con serenità la morte, per incontrare la luce di Dio. Lo scorso 29 ottobre ascese al cielo, spirando sotto il mantello della Vergine del Pilar. Andando letteralmente “De cella Ad coelum”

Giunga una nostra prece al compianto certosino.