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“Parole dal silenzio” Santa Rosellina di Villeneuve

foto sigla

Cari amici voglio oggi proporvi la quinta puntata della trasmissione “Parole dal silenzio”, andata in onda lo scorso venerdi 23 marzo in diretta streaming su vari canali socialmedia. Ormai è un appuntamento fisso, questa rubrica dedicata alla spiritualità certosina ed alle figure di Santi e Beati della famiglia monastica di San Bruno. Questa puntata sarà incentrata sulla prima santa certosina, ovvero Santa Rosellina di Villeneuve. Biografia, aneddoti, miracoli attribuitigli, ed interpretazione della sua caratteristica iconografia sono stati al centro di questo approfondimento. Ma è stata anche fatta una preziosa premessa circa la descrizione del ramo femminile dell’Ordine certosino. Oltre al sottoscritto ed all’amico Marco Primerano, è stato presente anche Antonio Zaffino, entrambi hanno gradevolmente arricchito la puntata con i loro interventi.
Per tutti coloro che non hanno visto la trasmissione in diretta streaming, ecco il video della quinta puntata.

Da non perdere!!!

Buona visione

“Speculum” terzo capitolo

Margherita d' Oyngt (certosaCalci)

Cari amici eccoci giunti al terzo ed ultimo capitolo del testo “Speculum” di Margherita d’Oingt.

Ho rispettato la divisione in tre capitoli, e per una maggiore diffusione vi sarà la versione in inglese ed in francese. 

The Mirror 3

Le Miroir 3

Il manoscritto originale, di questa meravigliosa opera, è conservato presso la biblioteca municipale di Grenoble.

Ecco a voi il terzo capitolo

Marguerite d’Oingt

SPECULUM

23. Di recente, una persona che conosco bene è stata immersa nella sua preghiera, intorno al Mattutino. Immaginò Gesù Cristo, seduto alla destra di Dio, suo padre, e all’improvviso il suo cuore si sollevò così violentemente da credere di essere trasportata in un luogo più grande del mondo intero e che brillava da tutte le parti, più forte del sole. Questo posto era pieno di persone così belle e luminose che non si possono descrivere.

24. E tra loro sembrava di vedere Gesù Cristo, in una tale gloria che non può essere descritto. Era vestito con i gloriosi ornamenti che gli erano stati affidati dal nobile corpo della Madonna. Sulle sue nobili mani e sui suoi piedi apparvero le gloriose ferite che soffrì per amor nostro. Da questa gloriosa piaga scaturì una chiarezza così grande che fu un grande stupore come se tutta la divina bellezza vi si fosse raccolta. Il suo corpo glorioso era così nobile e trasparente che si poteva vedere la sua anima. Il suo corpo era così puro che lo si poteva vedere più chiaramente che in uno specchio, così bello si vedevano gli angeli ed i santi lì come se vi fossero dipinti. Il suo volto era così aggraziato che gli angeli, che lo avevano guardato dalla loro creazione, non poterono scrollarsi di dosso questo spettacolo e continuarono a gioirne.

25. A dire il vero, basta considerare e guardare la sua bellezza e la bontà che è in lui per amarlo così tanto che tutto il resto diventa amaro. Perché è così buono e così dolce e così cortese che tutto ciò che ha lo ha dato e condiviso con i suoi amici.

26. Pensa allora alla bellezza così grande che ha dato a tutti gli angeli ed a tutti i santi che sono le sue membra affinché ognuno sia limpido come il sole. Immagina allora quanto è bello il posto dove c’è tanta lucidità.

27. Perché Dio è così grande da essere ovunque, e questo riguarda solo lui. Ha dato ai suoi amici una tale leggerezza che vanno dove vogliono in un istante; perché dovunque siano gli stanno vicino.

28. Dio è molto forte e molto potente ed è per questo che ha dato ai suoi amici così tanta forza e potere che possono fare quello che vogliono. Se vogliono sollevare il mondo, tutto ciò che devono fare è muovere un dito.

29. Gesù Cristo è libero; ed è per questo che ha reso i suoi amici così liberi, sottili e leggeri da poter entrare e uscire a porte chiuse, senza alcuna difficoltà, come fece Gesù dopo la sua risurrezione.

30. Dio non soffre alcun male e non conosce alcuna infermità ed è per questo che ha affidato ai suoi amici una salute tale che non siano mai ammalati, né stanchi, né sofferenti, né di corpo né di spirito.

31. Dio è gioia perché non c’è né dolcezza né felicità che non provenga da lui. È l’aroma dei sapori inebrianti. È così buono che chi lo assaggia continua a volerlo e non vuole altro che conoscerne la dolcezza che sentiva in lui.

32. Dio è pieno di saggezza e ha dato così tanto ai suoi amici che non potevano chiedere di più, perché hanno tutto ciò che vogliono.

33. Dio è amore e ha dato così tanto ai santi che si amano tanto quanto un membro può amare l’altro.E quello che uno vuole tutti vogliono.

34. Dio è eterno ed è per questo che ha fatto i suoi amici di materia così nobile che non possono essere corrotti o invecchiare ma vivranno con lui eternamente.

35. Pensa alla grande bontà che c’è in lui così tanto da aver dato tutto quello che aveva ai suoi amici. Ha fatto ancora di più perché ha dato se stesso, e li ha resi così belli e così gloriosi che tutti possono vedere la Trinità in se stesso, come si guarda in uno specchio bellissimo. Ed è questa l’iscrizione che si legge sul secondo fermaglio: “Mirabilis Deus in sanctis suis”.

36. E proprio come i santi gioiscono nel contemplare la bellezza di Nostro Signore, così il nostro buon Creatore si rallegra nel vedere la bellezza e l’amore delle sue creature che ha creato – a sua immagine e somiglianza – come un pittore di talento si compiace di contemplare il suo capolavoro.

37. Io credo, in verità, che colui al quale è dato di contemplare la bellezza che il Signore si manifesta nella gloria dei suoi santi, non possono fare a celebrare le sue meraviglie e che, molto vicino a svenimento in esso. emozione della sua rivelazione, riconoscerà che Dio ha davvero adempiuto la promessa del suo profeta Davide: “Ego dixi, dii estis”. E a ciascuno sembrerà diventare un piccolo Dio, perché tutti sono suoi figli ed eredi.

38. Certamente non credo che esista nel mondo un cuore abbastanza freddo per conoscere e sperimentare la bellezza di Nostro Signore senza vedersi risplendere d’amore. Ma ci sono cuori imbastarditi che come i maiali preferiscono l’odore del fango al profumo delle rose. Così sono quelli che preferiscono le cose dell’epoca alla compagnia di Dio. Sono così pieni di oscurità che non vedono nulla.

39. E le persone a cui manca tutta la purezza non hanno il potere di amare Dio o di conoscerlo. Perché Dio ci dice nel suo Vangelo che nessuno conosce il figlio se non il padre, né il padre se non il figlio e coloro ai quali il figlio vorrà rivelarlo. Credo che il Figlio di Dio non affidi i suoi segreti a coloro che non sono puri perché beati i puri di cuore che vedranno Dio chiaramente. È lui stesso che lo promette nel Vangelo e dice che gli innocenti sono benedetti perché vedranno Dio faccia a faccia, nella sua grandissima bellezza.

40. Possa Gesù Cristo concederci di vivere puri, nel cuore e nel corpo, così che quando le nostre anime lasciano i nostri corpi, si degni di mostrarci il suo volto glorioso.

Amen

Speculum esplicito.

Mi auguro che questo meraviglioso testo della mistica certosina abbia riscontrato il vostro apprezzamento.

“Speculum” secondo capitolo

Margherita d' Oyngt (certosaCalci)

Cari amici eccoci giunti al secondo capitolo del testo “Speculum” di Margherita d’Oingt.

Ho rispettato la divisione in tre capitoli, e per una maggiore diffusione vi sarà la versione in inglese ed in francese. 

The Mirror 2

Le Miroir 2

Il manoscritto originale, di questa meravigliosa opera, è conservato presso la biblioteca municipale di Grenoble.

Ecco a voi il secondo capitolo

Marguerite d’Oingt

SPECULUM

14. Qualche tempo fa era in preghiera, dopo il mattutino, e guardava il suo libro come al solito. All’improvviso, senza che se ne accorgesse, vide il libro aperto, mentre fino ad allora aveva solo contemplato l’esterno.

15. L’interno era come un bellissimo specchio e non aveva più di due pagine. Da quello che ha visto nel libro, non dirò molto perché non c’è né intelligenza per afferrarlo né bocca per dirlo. Al massimo vi dirò quello che Dio mi darà la grazia di dire.

16. In questo libro ha aperto un luogo di gioia, così grande che il mondo intero è piccolo in confronto. E da questo luogo scaturì una luce gloriosa con un triplo alone di colori, come da tre persone; non possiamo dire di più.

17. Da lì è venuto tutto ciò che è buono. Da lì è venuta la vera saggezza mediante la quale tutte le cose sono fatte e create. Da lì è proceduto il potere a cui tutto si piega. Da lì emanava una dolcezza così grande e una consolazione così grande che gli angeli e le anime erano soddisfatte e non potevano desiderare. Da lì si diffondeva un odore che era dolce e le attirava tutte le virtù del cielo. Da lì è nata una tale conflagrazione d’amore che tutta la felicità del mondo è solo amarezza nei suoi confronti. Da lì è stata espressa una tale gioia che nessun corpo umano può nemmeno percepirla.

18. Quando gli angeli ei santi contemplano la bellezza di Nostro Signore e ne sperimentano la bontà e la dolcezza, si rallegrano così tanto che iniziano a cantare una canzone sempre nuova la cui melodia è dolcissima. Questo dolce canto scorre da uno all’altro, dagli angeli ai santi, dal primo all’ultimo. E appena esce un altro prende il suo posto. E questa canzone durerà all’infinito.

19. E i santi godranno per sempre del loro Creatore, come i pesci bevono l’acqua di mare, senza fine, giorno dopo giorno, senza mai stancarsi né vederla diminuire. Sarà sempre così; i santi daranno da mangiare e placheranno la loro sete della grande dolcezza di Dio. E più assaggiano, più chiederanno. E questa dolcezza non potrebbe essere esaurita più dell’acqua del mare. Perché come l’acqua dei fiumi sgorga dall’acqua del mare e tutti alla fine vi ritornano, così anche la bontà e la dolcezza di Nostro Signore, sebbene siano diffusi ovunque, torna sempre da lui. Ed è per questo che non possono mai essere esauriti.

20. E anche se i santi non facessero altro che immaginare la grande bontà di Dio, non potrebbero riuscire a concepire l’immensa carità mediante la quale il grandissimo Signore mandò sulla terra il suo benedetto Figlio.

21. Ma pensa che nasconde in lui ancora molte altre ricchezze. Supera tutto ciò che può essere immaginato e desiderato da tutti i suoi santi. Ed è questo il significato dell’iscrizione che è incisa sul primo fermaglio del libro: “Deus erit omnia in omnibus”.

22. Sulla seconda chiusura del libro è scritto: “Mirabilis Deus en sanctis suis” Dio è ammirevole nei suoi santi! Nessuno può immaginare quanto sia ammirevole Dio nei suoi santi.

“Speculum” primo capitolo

Margherita d' Oyngt (certosaCalci)

Cari amici come vi avevo già annunciato da oggi e per le prossime due domeniche, vi proporrò il testo “Speculum” di Margherita d’Oingt. Ho rispettato la divisione in tre capitoli, e per una maggiore diffusione vi sarà la versione in inglese ed in francese.
The Mirror 1
Le Miroir 1
Il manoscritto originale, di questa meravigliosa opera, è conservato presso la biblioteca municipale di Grenoble.
Ecco a voi il primo capitolo

Marguerite d’Oingt

SPECULUM

1. Mi sembra di averti sentito dire che quando ti viene detto di una grazia che Nostro Signore ha dato a uno dei suoi amici, stai meglio per un po’. E poiché desidero la tua salvezza quanto la mia, ti dirò, il più brevemente possibile, un grande favore che Nostro Signore ha fatto, non molto tempo fa, a una persona di mia conoscenza. E per il tuo beneficio, ti dirò il motivo per cui credo che Dio l’abbia fatto a lui.
2. Questa creatura, per grazia di Nostro Signore, ha inciso nel suo cuore la vita santa che Dio, Gesù Cristo, ha condotto sulla terra, i suoi buoni esempi e la sua buona dottrina. E ha messo così bene nel suo cuore il dolce Gesù che a volte le sembra che sia presente al suo fianco e le tenga in mano un libro chiuso per istruirla.
3. La copertina di questo libro è decorata con lettere bianche, nere e rubiconde e le chiusure con lettere d’oro.
4. Le lettere bianche raccontano la vita santa del benedetto Figlio di Dio, la cui innocenza e purezza illuminano le opere. Le lettere nere parlano dei colpi, dei mantici e dei rifiuti lanciati contro di lui dagli ebrei, sul suo volto santo e sul suo corpo nobile, finché sembrava diventato lebbroso. In lettere rosse sono dipinte le ferite e il prezioso sangue versato per noi.
5. Infine, i due fermagli sono impreziositi da lettere d’oro. Su uno si legge: “Deus erit omnia in omnibus” e sull’altro “Mirabilis Deus in sanctis suis”.
6. Ti dirò brevemente come questa persona usa questo libro. Quando arriva il mattino comincia a pensare a come il benedetto Figlio di Dio abbia voluto discendere nella miseria di questo mondo, per portare lì la nostra umanità e aggiungerla alla sua divinità, in modo tale che possiamo dire che Dio, che è immortale, è morto per noi. Poi considera la grande umiltà che è stata sua e come ha accettato di essere perseguitato giorno dopo giorno. Poi pensa alla grande povertà che era sua e alla grande pazienza che ha sperimentato ed a come è stato obbediente fino alla morte.
7. Quando ha guardato bene questo libro, inizia a leggere quello della sua coscienza che trova piena di falsità e bugie. Quando considera l’umiltà di Gesù Cristo, si ritrova molto orgogliosa. Quando pensa che lui volesse essere perseguitato e disprezzato, trova in lei esattamente l’opposto. Quando guarda alla sua povertà, non sa che le sarebbe piaciuto essere così povera da essere disprezzata. Quando guarda la pazienza di Nostro Signore, non ne trova in lei. Quando pensa a come è stato obbediente fino alla morte, non si trova obbediente come dovrebbe essere.

8. Questo è il modo in cui le lettere bianche raccontano l’insegnamento del benedetto figlio di Dio. Dopo aver realizzato i suoi difetti, promette di fare ammenda il più possibile sull’esempio di Gesù Cristo.
9. Quindi iniziò a studiare le lettere nere in cui sono scritti i malvagi che erano soggetti a Gesù Cristo; lì impara a sopportare le tribolazioni con pazienza.
10. Poi studia le lettere rubiconde in cui sono descritte le ferite di Gesù Cristo e lo spargimento del suo prezioso sangue. Là impara non solo a soffrire con pazienza le tribolazioni, ma anche a gioirne, in modo tale che i piaceri di questo mondo suscitano il suo orrore, e che nulla le sembra più degno o più dolce che soffrire i dolori e i tormenti del secolo per amore del suo creatore.
11. Poi studia le lettere d’oro e impara in esse a desiderare le cose del cielo.
12. Lei ha scoperto, scritto in questo libro, la vita che Gesù Cristo condusse sulla terra, dalla sua nascita alla sua ascensione al cielo.
13. Quindi inizia a immaginare come il benedetto Figlio di Dio si sia seduto alla destra del suo glorioso padre. Ma i suoi occhi sono ancora così pesanti che non riesce a contemplare Nostro Signore nel suo cuore. Ogni giorno, deve ricominciare dall’inizio della vita di Nostro Signore Gesù Cristo fino a quando non sarà riuscita a modificare la sua vita, seguendo l’esempio di questo libro. È così che ha preso l’abitudine di studiarlo.

Un prologo allo “Speculum”

beata Margherita d'Oingt

Il mese scorso per celebrare la beata Beatrice d’Ornacieux, vi ho proposto un testo composto dalla beata Margherita d’Oingt. Essa fu una donna molto colta, che scriveva in latino e francese, è fu la prima autrice ad aver usato la sua lingua madre, il franco-provenzale, per scrivere il proprio pensiero. Descrisse la vita esemplare e i miracoli della consorella, Beatrice d’Ornacieux, ma non solo, scrisse anche vari testi tra cui lo “Speculum sanctae Margarete“. In esso ci viene narrato della visione di Cristo che si presenta a lei con un libro chiuso in mano. Finalmente questo si apre, e lascia intravedere che il suo interno è formato da due sole pagine che brillano alla maniera di uno specchio bellissimo!

Vi annuncio che nelle prossime tre domeniche vi offrirò questo capolavoro della beata Margherita d’Oingt.

Nell’attesa, oggi vi propongo una rara lettera della beata certosina indirizzata a

Dom Hughes d’Amplepuis Priore della certosa di Valbonne, confidente, padre spirituale e parente di Margherita d’Oingt. In questa epistola la certosina prova a spiegare le motivazione che l’hanno spinta a scrivere, lo “Speculum” a seguito delle sue visioni.

Plaque_Marguerite_de_Oingt

Ecco per voi una sorta di prologo allo “Speculum”

Mio carissimo padre,

Non ho scritto questo testo per darlo a te o ad altre persone da leggere, né per sopravvivere alla mia scomparsa; perché non sono chiamato a fare un lavoro o a mettermi in mostra. L’ho scritto solo per promuovere la mia memoria di tutte queste cose, e ricordarmi del mio Creatore ogni volta che il mondo mi distrae da lui.
Mio dolce padre, non so se quello che è scritto in questo libro è conforme alle Sacre Scritture ma so che colui che l’ha scritto si è rallegrato di Nostro Signore una notte, così in alto che gli sembrava di vedere tutte queste cose. E quando era tornata in sé, le aveva scritte tutte nel suo cuore in modo tale che non poteva pensare ad altro, e il suo cuore era così pieno che non poteva mangiare, bere o dormire. e che presto si trovò così debole che i medici pensarono che fosse persa.

Pensava che se avesse messo per iscritto queste cose, come le aveva messe il Signore nel suo cuore, la sua anima sarebbe stata alleggerita. Iniziò a scrivere tutto nel libro, nello stesso ordine in cui le era venuto al cuore, e mentre le parole erano scritte sul libro le lasciavano andare il cuore. E quando aveva tutto scritto, era guarita. Credo fermamente che se non avesse annotato tutto sarebbe morta o impazzita, perché erano passati sette giorni da quando dormiva o mangiava, senza aver fatto nulla per trovarsi in tale stato.

Ed è per questo che credo che sia stato scritto per volontà di Nostro Signore.

Beatrice d’Ornacieux, un fiore umile

beata Beatrice d'Ornacieux

Oggi 13 febbario l’Ordine certosino celebra la beata Beatrice d’Ornacieux, da questo blog vi ho già narrato la sua biografia ed alcuni episodi prodigiosi accorsi nella sua santa esistenza. Questi episodi sono giunti a noi, grazie alla sua maestra Novizia, la beata Margherita d’Oingt che ne scrisse una biografia in lingua francoprovenzale “Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu”. Da questa opera, vi offro un breve estratto che ci delinea il carattere della beata Beatrice.

Un fiore umile

Per l’onore di Dio e la gloria del suo santo nome, in riconoscimento della sua grande misericordia e in gratitudine per il dono glorioso della sua bontà, e per servire il nostro Signore Gesù Cristo e la sua gloriosa Vergine Madre con più fervore, voglio scrivere umilmente e devotamente per la vostra edificazione qualcosa della vita pura, santa e umile che questa sposa di Gesù Cristo ha condotto sulla terra tra le sorelle del suo monastero.

Abbiamo appreso che, fin dall’adolescenza, è decisa a lasciare risolutamente e con tutto il cuore le cose del mondo, per amore del dolce Gesù, e ha mantenuto fedelmente il suo scopo. Era molto umile e modesta, molto caritatevole e pia, sempre disponibile a servire umilmente tutte le necessità dei suoi confratelli. Praticava severi digiuni e astinenza, per quanto la sua fragile salute glielo consentiva; Era molto obbediente in tutto, così devota e con un così grande spirito di preghiera che spesso rischiava gli occhi per le tante lacrime che versava in preghiera. Nella sua conversazione era dolce, umile ed edificante, molto attenta e diligente nel mettere tutta la sua applicazione nel fare, nel dire, nel vedere e nell’ascoltare tutto ciò che sembrava poter cambiare nell’edificazione della sua anima e di quella del prossimo.

Margarita D’Oyngt. “Li via Seiti Biatrix, virgina de Ornaciu”

Preghiera

Santa Beatrice, hai tanto amato Gesù che il tuo compito era seguirlo nel deserto e nella povertà.

Donaci il tuo amore per Gesù e per la povertà.

Amen

Statua di Beatrice nella chappelle a Eymeux

In memoria di Santa Rosellina

Il miracolo delle rose (Dipinto di Valère Bernard)

Oggi, 17 gennaio ricorre la data della morte di Santa Rosellina di Villeneuve, ma che, come saprete, nel calendario certosino si celebra il 20 ottobre.

Dopo questa breve precisazione, voglio parlarvi in questo articolo a lei dedicato dei suoi ultimi attimi di vita e dei suoi molteplici miracoli, che si associano ai più noti, da me già menzionati. Proverò inoltre a rispondere ad alcuni interrogativi, celebrandone la sua memoria.

A Santa Rosellina, difatti vengono attribuiti prodigi accaduti sia quando era ancora in vita che successivi alla sua morte.

Si narra che nel 1310, quando era ancora in vita operò un leggendario prodigio liberando il fratello Hélion, Comandante dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, prigioniero dei Saraceni sull’isola di Rodi, pare che sia stato miracolosamente liberato dalle catene e trasportato in Provenza! Riferì di aver avuto una visione di sua sorella che gli apparve in una nuvola di rose.

Ma veniamo alla descrizione del suo ultimo giorno di vita terrena.

Rosellina aveva nel 1328 abbandonato il suo incarico da Priora, a causa delle sue debilitate condizioni fisiche, e difatti nel mese di gennaio del 1329 si aggravò. Le cronache narrano che in una fredda mattina del 17 gennaio, fu colta da una febbre violenta e che, nonostante la sua leggendaria energia, non riuscì a reggersi in piedi. Rimase dunque distesa sul suo letto di paglia e chiese di poter ricevere l’Eucaristia, tra le consorelle raccoltesi intorno a lei. Queste, non vollero credere che l’ora della sua fine era vicina, e si ritirarono per svolgere le loro solite occupazioni. Rimase vicino a sè la sola sorella Marguerite che sentì mormorare Rosellina con una flebile voce: “Addio, sorella mia, vado dal mio Creatore” e chiuse gli occhi per sempre!

La narrazione prosegue, indicando che nella cella si diffuse una luce soffusa, ed al contempo si udirono suoni soprannaturali, come il suono delle campane percepite in lontananza. Sorella Marguerite vide comparire in un alone i tre santi dell’Ordine certosino: san Bruno, il fondatore, sant’Ugo di Grenoble e sant’Ugo di Lincoln, tutti e tre con in mano un turibolo. Queste tre figure erano sovrastate dall’apparizione della Vergine, che aveva tra le braccia il bambino Gesù.

Estasiata da questa prodigiosa visione, sorella Marguerite rivolse lo sguardo a Rosellina e la vide alzarsi sul letto, stendere le braccia verso quelle figure, per poi ricadere lentamente esanime. All’età di 66 anni la sua vita terrena caratterizzata da un costante sacrificio, da digiuni, veglie ed austerità, si concluse.

Morte di santa Rosellina

San Bruno, il fondatore, Sant’Ugo di Grenoble e Sant’Ugo di Lincoln, tutti e tre con in mano un incensiere e la Vergine Maria, portando il bambino Gesù tra le braccia (Dipinto di Valère Bernard)

Rosellina sembrava riposasse, il suo viso così radioso, i suoi occhi così luminosi che tutti, prostrandosi, non poterono fare a meno di renderle omaggio come una persona privilegiata dal cielo. Il corpo mantenne la sua flessibilità, le pupille la loro luminosità e chiarezza. Santa Rosellina rimase così per giorni, contemplata con rispetto non solo dalle sue consorelle, ma da tutta la popolazione dei dintorni che era accorsa alla notizia della sua morte. Tutti volevano rendere un ultimo tributo alla loro benefattrice, soprattutto gli sfortunati ed i derelitti che lei aveva sempre aiutato. Pellegrinaggi formati da tutti i paesi vicini, da Les Arcs, Trans, Flayoscs, Draguignan, da Muy e persino da Fréjus si diressero presso la certosa a La-Celle-Roubaud. Per tre giorni una pio corteo composto da uomini, donne, infermi, ammalati, anziani e bambini entrò in certosa. Nonostante il freddo, la pioggia, la stanchezza, i pellegrini volevano vedere Rosellina un’ultima volta. Davanti alle spoglie miracolosamente conservate, i malati e gli infermi, innalzati dalla fede, osarono avvicinarsi, toccare le mani della Santa, contemplare i suoi occhi, implorare la loro guarigione.

I prodigi

I miracoli ebbero luogo nella cella. I malati furono liberati dai loro malanni, i paralitici riacquistarono la libertà di movimento, i ciechi riacquistarono la vista. L’ esaltazione collettiva durò fino all’ora in cui la santa fu portata nel chiostro dove sarebbe stata sepolta nel cimitero.

Qualche tempo dopo dal luogo della sepoltura avvenne quello che viene chiamato “l’odore di santità” difatti un dolce e potente profumo di rose si diffondeva prodigiosamente, pertanto le monache attonite lo condivisero con le massime autorità religiose.

Ottenuto il permesso di riesumare la salma fu fissata la data della cerimonia nell’11 giugno 1334, prima domenica dopo Pentecoste. Questa cerimonia di esumazione rivelò un grande miracolo. Dopo 5 anni trascorsi sotto terra, il corpo di santa Rosellina apparve intatto come nel giorno del suo funerale. Gli occhi azzurri in particolare, invece di essere stati spenti dalla morte, avevano conservato tutto il loro splendore e sembravano fissare gli astanti sbalorditi.

Fu allora che EIzéar de Villeneuve, nipote di Rosellina, che presiedeva la cerimonia in qualità di vescovo di Digne, ebbe l’idea di estrarre questi straordinari occhi dalle loro orbite e raccoglierli in un reliquiario per meglio esporli alla venerazione dei fedeli. Dalla sua riesumazione nel 1334 però vi sarà un vuoto di 280 anni, dove non si trovano più scritti riguardanti queste reliquie. Le vicende della certosa di la Celle Roubaud tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo narrano di un decadimento della disciplina da parte delle monache, che furono soppresse dal capitolo generale certosino nel 1420. La struttura ospitò vari ordini religiosi che si avvicendarono fino al 1504, quando la famiglia Villeneuve vi insediò una comunità francescana che sopravvisse fino alla rivoluzione francese. Verosimilmente, il corpo di Santa Rosellina in questi tempi travagliati fu cautamente nascosto nei sotterranei. Il corpo della santa riapparve solo nel 1614, è ancora interamente conservato, ad eccezione delle labbra, la cui carne cominciò a seccarsi.

corpo santa rosellina

Uno dei due occhi, ancora oggi visibili in un reliquiario datato 1883, non ha però più il suo aspetto naturale, ma perchè?

La colpa è di Luigi XIV, o almeno del suo medico personale, Antoine Vallot. Era il 1660. Il re si recava a Cotignac in compagnia di sua madre, Anna d’Austria. Non avendo il tempo di recarsi personalmente a Les Arcs, ma avendo sentito parlare del meraviglioso stato in cui era stato conservato il corpo di Santa Rosellina, mandò Vallot ad accertare la realtà di tutto ciò che veniva detto su questo argomento. Messo in presenza di occhi miracolosi, Antoine Vallot, per assicurarsi che non ci fosse inganno, non trovò niente di meglio che infilare un ago nei due angoli dell’occhio sinistro. Il risultato fu immediato: il miscredente rimase sbalordito. Il medico del re, a costo di quello che ancora oggi sembra un sacrilegio, ebbe la prova che gli occhi erano naturali e vivi 331 anni dopo essere stati rimossi dal corpo!

occhi

Nel corso dei secoli, i Bollandisti riferiscono di un marinaio di nome Blaise Blanc che per intercessione di Rosellina nel 1671 si salva dall’affondamento della sua nave nel Mar Ionio. Oppure della guarigione della bambina cieca di Jean Mayol, a Les Arcs,e riferiscono inoltre di un taglialegna di Callian, trascinato lungo un torrente da un albero caduto, e scampato prodigiosamente all’annegamento, invocando la pia certosina.

Tutti questi miracoli hanno fatto crescere nel tempo la devozione per santa Roselina, al punto che ancora oggi si svolgono delle processioni, le principali delle quali si svolgono il 17 gennaio per la festa della santa, la prima domenica di agosto e il 16 ottobre.

 

Ma quando fu canonizzata Rosellina?

Pare che avvenne già nel 1360, da papa Innocenzo VI ad Avignone, ma non fu mai ratificata da Roma, pertanto furono i certosini ad ottenere, l’autorizzazione al culto diocesano, masoltanto nel 1851, A seguito di ciò, l’Ordine chiese l’approvazione di questo culto in tutte le certose, e l’iscrizione della festa corrispondente nel calendario ordinario del loro rito particolare.

Il decreto di questa concessione fu firmato a Roma il 17 settembre 1857 dal cardinale Patrizi, presidente della Congregazione dei Riti.

Due anni dopo, il 27 settembre 1859, fu concessa l’indulgenza plenaria a chi visitava una chiesa certosina nel giorno della festa della Santa fissata per il 17 gennaio.

Cappella Santa Rosellina

interno cappella e altare

Il corpo incorrotto della santa è oggi esposto alla vista dei fedeli e dei turisti nell’antica cappella della certosa di Celle Roubaud, divenuta Chappelle Sainte Roseline. Questa deliziosa cappella che ha un arredamento molto ricco tra cui stalli rinascimentali e stalli del coro datati 1635, vi sono inoltre statue lignee che raffigurano la certosina.

Fuori dal coro, sulla destra, la teca di cristallo in cui giace il corpo della santa miracolosamente conservato e il reliquiario dei suoi occhi (1883). Il mosaico di Marc Chagall, e le vetrate di Jean Bazaine e Raoul Ubac e un leggio in bronzo di Diego Giacometti che adornano questa cappella.

Nella cappella sono collocati anche alcuni ex voto dipinti, che testimoniano la fede degli abitanti in santa Rosellina e testimoniano i loro desideri che sono stati esauditi. Nel 1817 a seguito di una grande siccità che ne comprometteva i raccolti, gli abitanti di Lorgues si recarono in pellegrinaggio alla tomba della Santa per implorare il suo aiuto, la loro richiesta fu esaudita da un’abbondante pioggia. 

ex-voto_lorgues_copie

Su un altro ex voto, vediamo un uomo ferito a seguito di una caduta, che supplicava santa Rosellina di aiutarlo.

ex-voto

A seguire un video di una recente processione in suo onore

Festa di Sainte Roseline a Les Arcsil 17 gennaio 2016 – Processione d’ingresso

S.Ugo, il “collezionista di ossa”

copertina Vita Ugo

Oggi 17 novembre si celebra la memoria liturgica di S. Ugo vescovo di Lincoln, di questo celebre certosino vi ho ampiamente parlato nel corso degli anni. L’articolo odierno vuole raccontare, altri particolari sul vescovo certosino, attraverso qualche aneddoto estratto da “La vita di Ugo”, scritto e composto dal suo cappellano Adamo di Eynsham, un monaco benedettino suo costante collaboratore, che è oggi conservata in forma manoscritta nella Bodleian Library di Oxford.

Ugo Lincoln certosa Paviadi Vermiglio Giuseppe (1587 post 1635)

Sulla personalità:

Un aneddoto ci illustra il rapporto di Ugo con la preghiera e la politica. Un giorno di festa in cui Ugo, vescovo di Lincoln, e un altro Ugo, vescovo di Coventry, erano attesi in udienza con il re Enrico II, i fratelli vescovi si ritrovarono insieme in coro a una messa conventuale. Il vescovo di Coventry omise i toni solenni propri del giorno e cominciò a salmodiare l’Introito. Il santo vescovo di Lincoln lo interruppe, cantando fin dall’inizio l’Introito con la debita solennità. Quando il vescovo di Coventry lo ha contestato: “Dobbiamo affrettarci, perché il re ci aspetterà, e ha molta fretta”, il vescovo certosino ha ribattuto: “Non posso farci niente; dobbiamo prima rendere omaggio al Re dei re. Nessun lavoro secolare può dispensarci da ciò che Gli dobbiamo; e il nostro servizio oggi dovrebbe essere festoso, non irrequieto “.

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Sui lebbrosi:

Come molti santi prima di lui, Ugo lavava, puliva, asciugava e poi baciava i piedi dei lebbrosi e degli emarginati. A quei tempi si credeva che il “bacio di San Martino” (il bacio di un re o di un sant’uomo) curasse la lebbra, quindi questo servizio era popolare, ma Ugo ha il merito di aver detto “Con me è il contrario, i baci dei lebbrosi guariscono la mia anima malata “. Egli amava particolarmente gli emarginati e gli oppressi. Da vescovo ha rivolto la sua azione caritatevole ai malati di lebbra, ai malati e ai poveri. Ugo lavava e asciugava i piedi ai lebbrosi, si sedeva con loro li confortava e li abbracciava e li baciava uno per uno.

Miracolo di S. Ugo di Lincoln

Sugli ebrei

Quando il re Enrico morì e il famoso Riccardo Cuor di Leone salì al trono, ci fu un’ondata di rivolte antisemite, una a Lincoln. Un mercante di Lincoln di nome Aaron aveva prestato denaro all’Abbazia di St. Alban e quando lo voleva indietro una folla si ribellò e lo inseguì nella chiesa, intenzionata a bruciarlo. Ugo rimase fermo davanti all’altare e “mise il timore di Dio” nei rivoltosi in un senso molto letterale. Impauriti ed irretiti dal monito autorevole di Ugo fuggirono senza la loro vittima. In molte altre occasioni Ugo affrontò da solo una folla armata e arrabbiata e riuscì sempre a persuadere i rivoltosi che risparmiarono le loro vittime.

s. Ugo trisulti (BALBI)

Il collezionista di ossa

Vi svelo ora il significato del titolo bizzarro che ho dato a questo articolo. Sempre il biografo, fedele cronista degli episodi e dei comportamenti del nostro amato S. Ugo, ci riporta moltissimi aneddoti riguardanti le reliquie. Ci narra che Ugo era un cultore delle reliquie in genere ed un “collezionista di ossa”. Il vescovo certosino si fece costruire uno speciale anello su quale fece incastonare un piccolo reliquiario contenente una trentina di frammenti ossei!

Inoltre riuscì ad ottenere un dente di san Benedetto che mise a contatto con delle pecette che distribuiva ai monaci che ne apprezzarono il valore di reliquia. La sua smodata passione per collezionare frammenti ossei, spinse Ugo a episodi che appaiono alquanto macabri a quanto ci riferisce il biografo Adamo di Eynsham. A Fècamp, staccò con i propri denti due frammenti dal braccio del corpo di Maria Maddalena, dopo aver provato invano a staccarlo con le dita, ciò avvenne sotto lo sguardo sorpreso e terrorizzato di alcuni monaci.

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Preghiera:

Sii la nostra luce nelle tenebre, o Signore, e nella tua grande misericordia difendici da tutti i pericoli ed insidie di questa notte; per l’amore del tuo unico Figlio, il nostro Salvatore Gesù Cristo.

Santo Dio, il nostro più grande tesoro, hai benedetto Ugo, vescovo di Lincoln, con saggia e gioiosa audacia per l’annuncio della tua Parola a ricchi e poveri allo stesso modo: concedi che tutti coloro che ministrano nel tuo nome possano servire con diligenza, disciplina e umiltà, non temendo altro che la tua perdita e attirando tutti a te per mezzo di Gesù Cristo nostro Salvatore; che vive e regna con te nella comunione dello Spirito Santo, un solo Dio, ora e sempre.

Amen.

Lanuino, sulle orme di Maestro Bruno

Lanuino, sulle orme di Maestro Bruno

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Oggi 11 aprile 2016, si celebra il nono centenario della morte del beato Lanuino avvenuta l’11 aprile del 1116. Alla morte di Bruno, la comunità certosina fu comprensibilmente scossa e confusa, e nonostante appariva logica la successione di Lanuino come guida spirituale della certosa, diversi tra i trentadue monaci ed i venti fratelli conversi vi si opponevano. Fu così che il Pontefice Pasquale II interpellato sulla querelle, decise di inviare un suo legato. Il cardinale Riccardo vescovo di Albano, si recò nella certosa calabrese per dirimere le vertenze ed appianare la situazione. Egli presiedette l’elezione di Lanuino che avvenne regolarmente, ed a testimonianza di ciò, voglio allegarvi una lettera che il Papa inviò al nuovo priore di Serra, la missiva è datata 26 novembre 1101.

“Ciò che desideravamo ardentemente e speravamo con tutto il cuore, per grazia di Dio è avvenuto. Poichè al ritorno del nostro fratello, il vescovo Riccardo di Albano, abbiamo saputo che la pace e la concordia dell’eremo, si è ristabilita e che tu sei il successore di Maestro Bruno di santa memoria. Che tu abbia, dunque, il suo stesso spirito, il medesimo rigore della disciplina del monastero e la stessa costanza delle abitudini, perchè Noi con l’aiuto del Signore, e del suo spirito ti concediamo personalmente l’autorità e la potestà che questo Maestro ricevette dalla Sede Apostolica per la sua provata sapienza e religione. Desideriamo che durante la prossima Quaresima tu ci venga a trovare per parlare faccia a faccia dei segreti del cuore…”

I rapporti di Lanuino con il Pontefice si andarono stringendo nel corso degli anni successivi, e spinsero Pasquale II in data 20 febbraio 1113 a conferire al Priore certosino la facoltà di scomunica e di interdizione, autorizzandolo a svolgere il “magisterium disciplinae” nei confronti di anacoreti rei di crimini e sacrilegi nei confronti della Chiesa. Fino al giorno della sua morte Lanuino, assolse quindi vari delicati incarichi per il Papa, grazie alla fiducia ed alla stima ricevuta, diventando quasi un delegato pontificio. Fu una pietra miliare per la storia dell’Ordine certosino e della certosa calabrese, e degno successore di Bruno seguendone le sue orme sul sentiero della lode a Dio. Ho inoltre il piacere di offrirvi il caloroso messaggio che il P. Priore Dom Basilio ha voluto inviare ai Serresi, in occasione di questo evento celebrativo.

La Certosa

di Serra San Bruno

 Carissime sorelle e fratelli,

abbiamo oggi l’occasione di celebrare, a pochi anni dal IX centenario della morte di S. Bruno, quello del suo migliore amico, compagno e successore: il Beato Lanuino che è salito al cielo il giorno 11 aprile 1116. In questo stesso luogo Bruno e Lanuino hanno vissuto insieme, hanno condiviso le gioie e le fatiche della vita eremitica, hanno costruito una comunità monastica, che raggiunse il numero di più di 30 monaci ed è diventata celebre ovunque per il suo fervore e la sua austerità.

La loro amicizia e la loro collaborazione era così nota alle autorità che tutti i documenti sia Papali che normanni erano sempre rivolti ad entrambi. Alla morte di S. Bruno, la comunità dei monaci elesse Lanuino come Maestro dell’eremo (allora si chiamava così il Priore) e il Papa Pasquale II con bolla del 26 novembre 1101 si volle congratulare con lui invitandolo perfino a Roma per la Quaresima e nominandolo visitatore apostolico per tutti i monasteri di Calabria. Nei 15 anni del priorato di Lanuino la Comunità dei Monaci Certosini conobbe una grande fioritura tanto da diventare il punto di riferimento spirituale non solo per tutta la regione, ma anche in diverse parti del sud Italia.

Le ragioni che hanno permesso tale feconda continuità sono da cercarsi nel particolare rapporto che legava Bruno e Lanuino e che era caratterizzato dai due elementi fondamentali di ogni vita religiosa ed anche di ogni vita cristiana: la paternità e l’amicizia.

San Bruno fu innanzitutto un padre per Lanuino e, da parte sua, Lanuino ha saputo riconoscere questa paternità e rispettarla. La capacità di essere veramente figlio, cioè di saper riconoscere che un padre mi ha generato, mi ha amato e mi ha stimato tanto da fidarsi di me è un elemento essenziale della crescita spirituale di ogni persona. Crescere nella fede e anche nell’umanità vuol dire porsi in continuità con i propri padri e rendere feconda tale continuità; questo messaggio è molto importante per i giovani di oggi che vivono una certa crisi della paternità che rischia di segnare tutta la loro vita; bisogna quindi riscoprire il ruolo del padre, di tutti i padri che nel cammino ci hanno dato vita e ci hanno fatto crescere, bisogna amare con gratitudine queste figure che ci sono state donate dall’unico e vero Padre, il Signore Misericordioso che custodisce con ogni amore i suoi figli.

Bruno e Lanuino erano però anche legati da un profondo rapporto di amicizia, tanto che furono sepolti insieme, ed ancora oggi le loro ossa si trovano nella stessa urna sull’altare della Certosa; la tradizione infatti ci riporta il detto “In morte quoque non sunt divisi” (Anche nella morte non sono separati). L’amicizia è quindi l’altra qualità cristiana che è indispensabile per una vera maturazione spirituale: un uomo che sa veramente essere amico è anche capace di una relazione autentica col Signore Gesù che, rivolgendosi ai suoi discepoli dice loro “Vi ho chiamati amici” (Gv 15,15). La capacità di avere un sincero rapporto di amicizia quindi non è soltanto una qualità umana, ma profondamente spirituale, perché indica la misura in cui la persona sa donarsi e sa essere sincera. Anche questo è un messaggio molto importante per i giovani che oggi sono sempre più alla ricerca di contatti, ma spesso rischiano di mancare di autenticità nelle relazioni.

In fondo ciò che dice Gesù dell’amore che dobbiamo avere gli uni per gli altri: “dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13) è innanzitutto un atto di fecondità, direi quasi di generazione, verso le persone che si amano: dare la vita vuol dire innanzitutto fare vivere, così come fa un padre con suo figlio. Ecco perché paternità ed amicizia, i due valori che Bruno e Lanuino presentano alla nostra attenzione, sono alla base di ogni autentica vita cristiana. Chiediamo quindi a questi nostri due Patroni di darci la grazia di vivere fino in fondo la nostra continuità col loro insegnamento e con il loro esempio e vogliamo affidare loro non solo la comunità certosina che ancora oggi vive per la fecondità di tale paternità e di tale amicizia, ma tutta la città di Serra San Bruno e tutti i fedeli che oggi onorano il Beato Lanuino, il caro figlio e amico del nostro Padre Bruno.

Serra San Bruno, 11 aprile 2016

Dom Basilio M. Trivellato

Priore della Certosa

Voglio ricordare come la memoria del beato Lanuino sia ancora viva, oltre che in certosa, anche tra la popolazione di Serra San Bruno, pertanto segnalo la lodevole iniziativa dell’inizio dell’anno celebrativo del nono centenario della sua morte. Nella giornata odierna, infatti, si svolgerà alle ore 19:30 una Messa Solenne nella Chiesa di Santa Maria del Bosco che darà avvio alle solenni celebrazioni.

locandina celebrazioni

Un miracolo della beata Beatrice de Ornacieux

Un miracolo della beata Beatrice de Ornacieux

Beata Beatrice de Ornacieux (Mignard)

In concomitanza con il giorno dedicato alla celebrazione della beata certosina, voglio narrarvi la storia di un miracolo compiuto da Beatrice de Ornacieux. Ad essa infatti viene attribuito il seguente evento prodigioso che vado a spiegarvi. A causa delle sue continue e prolungate penitenze, caratterizzate da lunghi digiuni che minavano profondamente la sua integrità fisica, spesso Beatrice era stremata. Una volta accadde che in concomitanza con il periodo della Quaresima, la Priora vedendo lo stato di estrema prostrazione di Beatrice, decise di assegnarle una compagna di cella. La consorella avrebbe dovuto assisterla ed evitare questi eccessi di penitenza a cui la beata si sottoponeva. Ben presto la Divina Provvidenza volle però mostrare quanto fossero gradite tali compunzioni. Un Venerdi Santo, all’ora del Mattutino la inusuale compagna di cella di Beatrice accortasi che quest’ultima era particolarmente debilitata, la scorse finalmente addormentata dopo una notte insonne trascorsa ad infliggersi penitenze, decise di lasciarla riposare. Ritenne opportuno rinchiuderla in cella, e recarsi da sola in chiesa per la recita dell’ufficio notturno. Ma poco dopo, Beatrice risvegliatasi udendo in lontananza il salmodiare proveniente dal coro, si rese conto di essere rinchiusa e rivolse subito una implorazione alla Vergine “Madre mia fammi raggiungere le mie consorelle, non farmi restare inutilmente qui da sola in cella”. Nel buio della notte, le monache certosine sedute nel coro ed intente a salmodiare videro il posto solitamente assegnato a  Beatrice, che fino a quel momento era vuoto, occuparsi prodigiosamente dalla beata.

Lo stupore della Priora e dell’intera comunità, fu immenso.

Finito il Mattutino le consorelle andarono a verificare se la serratura della cella fosse stata forzata, ed invece constatarono con incredulità che non vi erano segni di effrazione. Beatrice, successivamente interpellata, potè spiegare alla Priora ed al Padre Vicario che la sua disperazione nel non poter partecipare alla funzione, a cui fece seguito la supplica alla Vergine, rese possibile tale prodigio.

Beatrice fu ricompensata, nel corso della sua esistenza, di questa vita condotta all’insegna della preghiera e della costante penitenza, ricevendo molti doni e carismi straordinari. Nel ricordarne la memoria, recitiamo questa preghiera.

Preghiera

Per l’imitazione della passione di Cristo hai fatto,
Signore, della beata Beatrice, vergine, una vittima del
tuo amore, fa ‘che attraverso la sua intercessione e l’esempio,
condivida qui sulla terra le sofferenze di tuo Figlio
per partecipare un giorno alla gloria in Cielo.

Amen