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  • I.F.S.B.

Un’imperdibile intervista

Oggi 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, la Chiesa celebra la XXIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. In questa giornata, di ringraziamento e di preghiera per il dono delle vocazioni, voglio offrirvi una splendida testimonianza.

Lo scorso novembre, la autorevole giornalista portoghese Aura Miguel, si è recata ad Evora, dove è riuscita ad ottenere una preziosa intervista dal Priore della certosa di Santa María Scala Coeli. Dom Antao, certosino da oltre sessanta anni ha risposto a tante domande sulla sua esperienza di vita consacrata.

Imperdibile!!!

L’intervista radiofonica, dell’ emittente Radio Renascença, è in portoghese, ho tradotto in italiano il testo che vi offro di seguito.

A causa della lunghezza ho ritenuto opportuno dividerla in due articoli. Oggi il primo a seguire il secondo. Buon ascolto e buona lettura.

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Aura Miguel: La conversazione di stasera è rara e speciale. C’è in Evora un convento di clausura dove ogni uomo vive in stretto silenzio. Ciascuno nella sua cella anche durante i pasti. Questi uomini, si alzano di notte per pregare e ancora oggi seguono lo stile di vita definito da San Bruno che fondò l’Ordine Certosino nell’anno 1084. In questo tempo di rumorosa corsa, è un privilegio parlare con uno di questi eremiti.

Dom Antao: Io sono il Padre Antao, il Priore della Certosa di Evora. Da 64 anni vivo nell’Ordine e da 54 anni in questa casa. Da giovane mi hanno inviato a fondare qui e in tutta la mia vita sono stato qui. E sono stato incaricato di assumere la presentazione e la direzione di questa casa, perché conosco tutta la sua storia del secolo XX e XXI.

Aura Miguel: Com’è iniziato tutto nella tua vita?

Dom Antao: Sono stato battezzato con il nome di Eduardo e l’attuale nome di religione, con l’abito certosino, ho preso il nome di Antao, che è un monaco, un santo.

Aura Miguel: Da dove vieni?

Dom Antao: Sono nato a Caves, che è ai piedi dell’Africa, la parte sud della Spagna, due anni prima della guerra civile spagnola. Ho vissuto la mia infanzia nel dopoguerra e ho studiato 8 anni con religiosi marianisti, poi ho iniziato a studiare filosofia a Madrid, dove Dio mi ha chiamato alla vita certosina all’età di 20 anni.

Aura Miguel: Quando hai iniziato a studiare filosofia, avevi qualche idea che saresti diventato un certosino?

Dom Antao: No. È interessante…è stato solo all’Università che ho cominciato a pensare di consacrarmi a Dio.

Aura Miguel: Padre, ma avresti potuto andare dai francescani, dai gesuiti … perché i certosini?

Dom Antao: Allora, andiamo un passo avanti. Ho pensato di consacrarmi a Dio. Il mio progetto in filosofia era di essere un aggregatore culturale presso un’ambasciata spagnola, specialmente in Sud America. Quando ho iniziato a pensare, è successo il seguente: un giorno, tra una lezione e altra, eravamo in un gruppo di mezza dozzina di studenti o qualcosa di più, e circa 3 o 4 insegnanti. Uno di loro Don Luis Morales Oliveira, che era il direttore della biblioteca nazionale di Madrid. Mentre parlavamo ho ascoltato che diceva agli altri insegnanti che suo figlio era appena entrato nella certosa di Miraflores, a Burgos, e che cantavano a mezzanotte… e che c’era una cella per lui con un cortile, ecc . Ho smesso di parlare e l’ho ascoltato. Ciò mi ha impressionato fortemente.

Aura Miguel: Fino ad allora non sapevi com’era la vita dei certosini?

Dom Antao: No. È curioso che c’era una pubblicità sul liquore chartreuse, l’annuncio era: il liquore “des péres chartreux”. Bene, io sono soprannominato Peres e pensavo che fosse qualche cugino mio, il cui nome era Peres Chartreux, ma erano i Padri Chartreux (ride…). Ignoranza su cosa fosse…

Aura Miguel: Hai iniziato ad ascoltare il professore che descriveva com’era la vita certosina?

Dom Antao: Sì, la spiegazione della vita certosina mi ha colpito profondamente. Da lì ho iniziato a pensare e ad informarmi, e sono entrato nella Certosa di Miraflores.

Aura Miguel: Sei entrato per vedere com’era? Ma…e fino ad entrare? Scusa, com’ è stato il percorso?

Dom Antao: Sono entrato perché il mio confessore ha scritto una lettera alla certosa e ho deciso. Sono entrato già deciso e mi hanno messo in una cella.

Aura Miguel: Ma già sapevi che saresti entrato in una famiglia religiosa molto rigorosa?

Dom Antao: Mi sono informato totalmente leggendo, e i confessori mi hanno aiutato. Sono entrato ai 20 anni, ho fatto gli studi sacerdotali lì, all’interno dell’Ordine, con gli insegnanti dell’Ordine. Ho cantato la Messa 7 anni dopo e 10 anni dopo mi hanno mandato a fondare qui.

Aura Miguel: Solo un attimo….Stai raccontando troppo veloce, ed io sono piena di curiosità e ti domando…Molti di coloro che ascoltano la nostra conversazione, si chiedono cosa porta una persona che potrebbe avere un futuro brillante come filosofo e una vita culturale in un’ambasciata… , voglio dire, avevi degli amici, avevi una vita… E com’è attraversare un chiostro e non andarsene mai da lì?

Dom Antao: Infatti la spiegazione è soprannaturale. Va bene che io risponda alla domanda su come una persona rinuncia al mondo? La risposta è che la persona convince se stessa che solo Dio basta.

Aura Miguel: E questa consapevolezza la avevi già a 20 anni?

Dom Antao: Sì, ed anche prima, forse ci sono voluti 2 anni. Ciò significa che lo Spirito Santo mi convince interiormente, perché esteriormente non c’è nulla da convincersi. È accettare come soprannaturale, come proveniente da Dio, che Dio mi chiama.

Ricordo anche perfettamente, ero nel corridoio di casa mia a leggere il vangelo del giovane che si presenta a Gesù: cosa devo fare per ottenere la vita eterna? Lascia tutto! Ricordo perfettamente… lì, in piedi, tutto questo è successo. E dopo due mesi ho letto qualcos’altro che mi colpisce: la vocazione è una maturazione lenta.

Aura Miguel: Ma è una maturazione che è confermata nel corso del tempo.

Dom Antao: È interesse confrontare la mia vocazione, i miei tempi con gli attuali. Nell’ordine certosino eravamo 12 novizi. C’erano 2 o 3 noviziati all’anno in quel tempo. Il noviziato durava 5 anni, eravamo 12, quindi c’erano più di 2 noviziati all’anno. Ora non è così.

Quindi una delle cose che conosciamo è la dimensione del silenzio e che questo silenzio nei tempi attuali è molto difficile da sopportare.

È curioso ed io stavo rispondendo… dicevo che eravamo più preparati di oggi. Oggi ascolto due parole, c’è attrazione e non c’è preparazione. Noi avevamo la preparazione. Eravamo preparati al silenzio e alla solitudine. Perché prima avevamo una vita esteriormente senza televisione, senza viaggi e quindi eravamo più preparati e ci costava meno. Oggi, entrano in certosa con 30 anni e hanno alcune abitudini di rumore che rendono le cose molto difficili. Tutto era più facile per noi.

Aura Miguel: Come si raggiunge questo silenzio? Si deve imparare, giusto? Anche se c’è la disponibilità, solo con buona volontà non si raggiunge. Certo che è la chiamata del Signore, ma che silenzio è questo? È possibile descriverlo?

Dom Antao: Ci sono interi libri scritti sul silenzio. C’è un testo attuale “La forza del silenzio” del Cardinale Sarah che finisce con un’intervista al Priore dell’Ordine. Riguardo al silenzio è possibile scrivere molto e, direi, bisogna distinguere o dobbiamo distinguere tra silenzio e taciturnità.

Taciturnità è il silenzio delle persone, del non parlare. E il silenzio è il silenzio delle cose. Qui nella certosa c’è taciturnità nel senso che non ci parliamo l’un l’altro. E quando gli estranei parlano di silenzio, dimenticano o non pensano che qui ci sia anche un silenzio delle cose o un ambiente di silenzio. Un momento, per voi è ovvio, ma per coloro che ci ascoltano, anche su una radio, non è così evidente.

Dom Antao: Allora andiamo…Essere taciturno è non parlare, stare uno accanto all’altro senza parlare. Ma il silenzio ha un altro più profondo aspetto, che è da un altro livello. È il silenzio dell’ambiente, diciamo. Qui nel chiostro si sentono solo gli uccelli…Ed anche se siamo vicino alla città, non sentiamo nulla della città. E ti dirò qualcosa di curioso… il silenzio ambientale, che è diverso dalla taciturnità, oltre a non parlarci, creiamo qui un ambiente di pace.

Qui ci sono stati lavori di muratori, entravano 4 o 5 a lavorare qui. Io, come Priore, sono l’unico che contatta le persone fuori e ho visto che avevano acceso la radio. Gli ho detto: per favore, se avete bisogno di notizie, mettete a bassa voce. Mi hanno detto: Padre, accendiamo la radio perché questo silenzio ci spaventa.

Non dimenticherò mai questa frase! C’è un ambiente tranquillo nel chiostro che, per noi, ci aiuta ad attraversare il chiostro parlando con Dio, ma li spaventava il silenzio. Quindi non dimenticate che oltre a non parlare con l’altro, abbiamo un aiuto per vivere la nostra vita che è solo sentire gli uccelli e sentire solo lo scroscio dell’acqua piovana, Si tratta di un ambiente in cui nulla ci ricorda della città. Questo è molto importante.

Aura Miguel: Ma questo silenzio che spaventa tante persone è il modo di Dio per parlarvi?

Dom Antao: Non è che Dio non parla, diremmo che è una facilità per noi di ascoltarLo. È un ambiente che mi consente di essere più attento, senza distrazioni. Questa libertà dal rumore non fa parlare Dio, ma mi permette di ascoltare Dio.

Aura Miguel: Chi ci ascolta, forse si chiede…com’è questa vita all’interno della clausura? Io non sono nemmeno all’interno della clausura, tu sei uscito dalla clausura, perché le donne non possono entrare, voi vivete in celle, in fondo siete eremiti.

Dom Antao: Siamo eremiti tutta la settimana, tranne la domenica siamo cenobiti. L’idea di San Bruno 900 anni fa, ha avuto tanto successo che continuiamo oggi a vivere come hanno scritto alcuni anni più tardi…scritti che descrivevano cosa facevano e così noi siamo guidati dalla descrizione che hanno fatto su come vivevano 900 anni fa.

Aura Miguel: Stiamo parlando dell’anno 1084 e ancora oggi vivete lo stesso stile?

Dom Antao: Nel 1101 San Bruno morì e hanno scritto: “noi facciamo questo…”, “ci alziamo a mezzanotte…” e così via..Ed oggi continuiamo a fare tutto.

Aura Miguel: Quindi vuoi dirci come è il vostro orario?

Dom Antao: La giornata è divisa in 3 parti: 8 ore di preghiera, 8 ore di lavoro e 8 ore di riposo. Concretamente iniziando il pomeriggio, riposiamo alle 20:30 per andare a dormire per 3 ore e 30 minuti, fino a mezzanotte. A mezzanotte ci svegliamo e cantiamo fino alle 3 del mattino.

Aura Miguel: A mezzanotte vi alzate, se piove, fa freddo o caldo…è lo stesso?

Dom Antao: In questa città, in questa Certosa non c’è problema perché il tempo è molto buono. Nella certosa dove sono entrato, a Burgos, sono stato anche sotto il ghiaccio.

Aura Miguel: Ma vi alzate e lasciate la cella?

Dom Antao: Ecco a cosa serve il chiostro. Il chiostro è racchiuso nelle certose. Per rispondere più profondamente, vorrei dire che coloro che escono, che non perseverano e rinunciano alla vita qua, non è per ragioni, direi, corporali: sonno, freddo o fame. Tutti vanno a causa della solitudine. Coloro che se ne vanno, vanno per la solitudine. E coloro che rimangono, rimangono a causa della solitudine. Quindi è così…cantiamo fino alle 3, alle 3 torniamo a dormire per le altre 3:30.

Aura Miguel: Ma cosa cantate tra mezzanotte e tre ore, cosa succede in chiesa?

Dom Antao: Cantiamo in gregoriano gli stessi libri di 900 anni fa. Perché usiamo i manoscritti…copiamo e ripetiamo i manoscritti di 900 anni, da quando hanno cominciato i nostri Padri, e poi sono stati conservati. Cantiamo in gregoriano, un gregoriano un po’ diverso, perché si scriveva nei manoscritti con una piccola differenza. È interessante il fatto che, dopo il C.V. II, cantiamo in gregoriano, ma in portoghese. E se possibile in italiano e spagnolo. Qui in francese, tedesco o altre lingue non ci riesce. Abbiamo un’antifona, un responsorio in latino, poi si continua il salmo completo con la melodia gregoriana in portoghese.

Aura Miguel: Perché rendete questo momento di preghiera così solenne tra mezzanotte e le 3 del mattino?

Dom Antao: Bene, se abbiamo tempo, te lo dico nei dettagli. Quando è successo il restauro della chiesa monumentale, pagato dal consiglio di cultura dello Stato Portoghese, il direttore dei monumenti nazionali di Lisbona è venuto qua per vedere se lo Stato coprisse i costi o no. Ho accompagnato l’architetto che voleva sapere come erano i tetti, i legni marci…gli presentavo e spiegavo la chiesa, parlavo della della visita architettonica e dei motivi…parlavo sulla vita dei certosini. Indirettamente spiegavo perché qui cantiamo, qui mangiamo, qui passiamo la settimana. Quando abbiamo finito, qui alla porta della clausura, ho detto al maestro architetto: spero che tu abbia avuto un’idea di cosa è la certosa, anche se non ti ho fatto un sermone. Mi ha detto: “Padre, mi hai detto che vi svegliate a mezzanotte per cantare senza distrazioni. Io vado alla Messa solo di domenica pensando al calcio! Come possiamo lamentarci più tardi?”

Letteralmente mi ha detto questo (ride…).

Dom Antao: Bene…siamo solo attenti al testo del salmo. Cantiamo 150 salmi ogni settimana.

Aura Miguel: Ma voi potreste pregare ciascuno nella sua cella?

Dom Antao: Ho detto che sono 8 ore dedicate alla preghiera in totale. Parte di queste ore sono di lettura spirituale, ma sono 4 ore di canto. Ma in aggiunta, i sacerdoti diocesani hanno la liturgia delle ore tra 1 ora e 1:30 durante il giorno. Noi abbiamo tutte: prima, terza, sesta, nona…la liturgia delle ore che non sono cantate, ma pregate nella cella. C’è un’enorme differenza tra cantare un Gloria in Exelcis e un Te Deum, e pregare un Te Deum.

Aura Miguel: Spiegami perché.

Dom Antao: Non è lo stesso cantare e pregare. Salve Regina cantata è molto più impressionante, ha un’influenza molto forte su di me. Posso pregare la Madonna “Ave” o cantare un “Ave”. Per la Madonna è lo stesso, ma l’influenza in me è molto più grande. Quindi cantare è molto importante.

Aura Miguel: Ma sei un conversatore, come si percepisce, e che adesso sei già abituato qua. Ma immagina… non parlare con gli altri, con il vicino!

Dom Antao: Nonostante la mia facilità a parlare, ho un’inclinazione per la solitudine e il silenzio. Abbiamo un’inclinazione più interiore. Posso parlare e, sfortunatamente, noi Priori siamo “mezzi” certosini, perché siamo incaricati di parlare.

Aura Miguel: Sì, padre, allora è quasi una punizione essere qui fuori.

Dom Antao: Ma in ogni caso, per tendenza, quando sono entrato in certosa ho passato anni e anni da solo nella cella, e dopo sono arrivato qui già come maestro dei novizi.

 

Continua….

 

 

La presa di corrente

Risultati immagini per Solo dinanzi all'unico

Oggi vi propongo un estratto dal libro “Solo dinanzi all’unico”, di cui vi ho già parlato da questo blog.

Dom Jacques Dupont, priore della Certosa di Serra San Bruno dal 1993 al 2014, e procuratore generale dell’Ordine dal 1999, si esprime con una eloquente metafora.

“In questo grande edificio che è la Chiesa, la vita contemplativa ha il compito – o il posto – di una presa di corrente. Intendo proprio il dispositivo sistemato nel basso della parete dove infiliamo la spina, munita di una corda che la collega a una lampada. È essa – la presa – che assicura il contatto permanente con la fonte di luce, di calore e di forza, la Fonte eterna. [«Non è un ruolo esagerato, eccessivo?»] No, anzi è un ruolo umile e nascosto. Il contemplativo permette alla corrente di passare, ma egli a volte neanche vede la luce. Proprio come la presa, può trovarsi in una zona buia, dietro a un mobile o a una tenda. Non aspira a vedere o ad essere visto. Rimane nella pura fede. Veglia mentre è notte.

Da “Solo dinanzi all’Unico”, Luigi Accattoli a colloquio con il priore della Certosa di Serra San Bruno (Jacques Dupont), p. 30.

“Meditationes”

copertina

296. Il sole rimedio per tutti i dolori e le sofferenze di questo genere è il disprezzo di ciò che è stato ferito, mediante la conversione dello spirito di Dio.

297. Quando togli a qualcuno ciò che possiede a torto,non gli sei veramente utile, ma lo sarai se, con una parola di esortazione o con il tuo esempio, ottieni che egli lo abbandoni spontaneamente. Il merito, in effetti, non è di essere privati di quel male, ma di privarsene.

298. L’uomo si coinvolge da se stesso nell’amore dei corpi e della vanità, ma, che lo voglia o no, è tormentato dal timore e dal dolore per la loro perdita, sia che gli si tolgano quelle cose, sia che le si critichi, poichè l’amore dei beni corruttibili è come una sorgente di timore inutile, di dolori e di ogni sorta di preoccupazioni. ” Il Signore libera, dunque, il povero dal potente”(Sal 71, 12), sciogliendo i legami dell’amore di questo mondo. In effetti, colui che non ama nulla di corruttibile, non offre alcun motivo per cui i potenti lo possano ferire. Colui che ama i soli beni inviolabili, come questi devono essere amati, diventa egli stesso del tutto inviolabile.

299. Se qualcuno taglia tutti i tuoi capelli, non ti potrà ferire, a meno che non te li strappi dalla radice. Allo stesso modo, nessuno ti potrà ferire se non tocca le radici degli attaccamenti fissate in te dalla concupiscenza: quanto più esse saranno numerose e amate, tanto più numerosi e violenti saranno i dolori generati da esse.

300. Nulla è sicuro per l’orgoglio, nulla è sublime davanti a Dio. Anche quando Dio ti tormenta per qualche cosa, non devi ricorrere ad alcun rimedio al di fuori di lui. Quanto spesso agisci come i giganti che costruirono la loro torre ( Gn 6, 4; 11, 4 ) per peccare in modo più sicuro! Gli uomini, in effetti, non si lamentano che per questo solo fatto: di non poter fare ciò che vogliono. Non si lamentano, infatti, di non volere ciò che è doveroso, nè di volere ciò che è dannoso. La loro sola pena e di non poter realizzare la loro volontà. Se questa volontà sia per loro un bene, non vi riflettono: come se in essa non si possa trovare nessun errore, nessun danno, mentre al contrario, solo in essa si trovano tutti i mali degli uomini.

Un ricordo per la giornata della memoria

Cattura

Cari amici lettori, domani ricorre il “Giorno della Memoria”, è una commemorazione internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per ricordare le vittime dell’Olocausto.

Da questo blog, spesso vi ho parlato della strage di Farneta, che coinvolse la comunità monastica certosina vittima della violenza nazista. Già nel 2010, provai ad evitare l’oblio di questa triste storia con uno specifico articolo, che ha avuto nel 2014 una nuova eco. Ciò avvenne grazie alla pubblicazione di un libro, che ha ricevuto un notevole successo, del giornalista e vaticanista Luigi Accattoli. Oggi vi propongo un video nel quale proprio Accattoli ci spiega con parole semplici, quanto avvenne in quei tristi giorni che insanguinarono le bianche vesti dei martiri certosini.

MARTIRI

Per non dimenticare, riviviamo insieme e facciamoci carico di divulgare e tramandare quei tragici fatti, affinchè non accadano mai più.

A voi il gradevole video.

 

Certosini al voto

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Per l’articolo di oggi ho scelto una curiosità. Come sappiamo una delle certose attive è quella di Pleterije, situata nel comune di Šentjernej nella Slovenia sud-orientale. Ebbene undici membri della comunità monastica certosina hanno partecipato alle recenti elezioni amministrative svoltesi lo scorso 18 novembre. Nelle foto possiamo scorgere alcuni certosini intenti a votare, che hanno destato la curiosità degli scrutatori presenti. Da notare che sono anziani ed uno ha anche un bastone, apprezziamo quindi la buona volontà.

Uno di loro ha detto: “la nostra comunità è composta interamente da stranieri, ma ciononostante intendiamo partecipare alle elezioni esprimendoci con il voto per dare il nostro contributo”.

Vi lascio alle immagini….

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25 voto 2

25certosino che vota

Non è la prima volta che vengono scorti monaci certosini ad espletare la funzione del voto politico. Nel 2007, a Valencia il 27 mayo, come ci mostrano le immagini di un video della EFE TV, I monaci certosini si recarono al voto, tra la curiosità degli astanti!

Si può comprendere Dio?

dom-dysmas-ed-il-cardinale-sarah

Ancora un passo tratto dal libro del cardinale Robert Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”. Una domanda posta a Dom Dysmas de Lassus, il quale risponde con estrema semplicità e con la solita profondità che lo contarddistingue.

Mentre preparavamo questa intervista, dice Nicolas Diat, lei Dom Dysmas mi ha detto… “come succede con qualsiasi argomento importante, quanto più riflettiamo sul silenzio meno capiamo. Chi ha mai capito l’amore?” Si sente di confermare, questa dura osservazione piena di speranza, Eminenza?

Durante il mio noviziato, il Padre maestro mi disse di leggere ” I misteri del cristianesimo” di Matthias Joseph Scheeben. Alla fine di ogni capitolo, il teologo si curava di sottolineare che era poco quello che avevamo compreso, e che la maggior parte era fuori dalla nostra portata. Aveva ragione: quanto più studiamo un mistero, più comprendiamo che non capiamo, ciò accresce la nostra ammirazione. E’ una fortuna che ci scappano tante cose, ci resta un infinito per scoprirle. Le realtà meno conosciute sono piene di mistero. Quanto più la scienza avanza, progredisce, per esempio meno intende la amteria. Soltanto chi non ha riflettuto sul tempo, crede di sapere di cosa si tratta. “Chi può pensare di essere capace di scoprire il significato dell’azione di Dio in questo mondo?”

La contemplazione si alimenta soprattutto di ciò che non capiamo. Nella meditazione prova a comprendere qulcosa del mistero, nella contemplazione si meraviglia e ci si abbandona all’amore di Dio che ci supera. ” Se lo comprendi, non è Dio” scrive s. Agostino (sermone 117), nella fede la mancanza di comprensione è fondamentale; lontano da essere una frustrazione ci permette di sognare. Si apre uno spazio abissale ed il nostro silenzio scivola in quell’attesa.

“Meditationes”

copertina

291. Chi gode perfettamente di una cosa, dimentico di sè, quasi abbandonandosi a essa e disprezzando se stesso, tende a quel bene e non fa attenzione a ciò che avviene in sè, ma a ciò che accade in essa è. Gli angeli disprezzano se stessi, più di quanto facciamo noi. Infatti, tendendo con tutta la forza a Dio, abbandonano dietro di sè, con tutta la volontà, se stessi e le altre creature, non si degnano neppure di guardarsi, tanto si stimano spregevoli, Senza dubbio, disprezzandosi completamente, dimentichi di sè, si gettano interamente in Dio e non si curano di sapere che cosa sono o chi sono, ma ciò che lui è. Quanto più si disprezzano, distogliendo da sè lo sguardo e dimenticando se stessi, tanto più simili a lui, e quindi migliori, diventano.

292. “In pace, in lui, mi addormenterò e mi riposerò” (Sal 4,9). In colui che immerge nel sonno l’armonia dei cieli (Gb 38, 37), al punto che svanisce ogni movimento, il cuore non conosce turbamento nè timore (Gn 14, 27). Questo è il vero sabato.

293. O il medico non ama il suo malato, oppure lo cura senza dolore, se può e se è certo che ciò gli farà bene.

294. A chi può essere detto in tutta verità. ” Che cos’hai che tu non abbia ricevuto?” (cior 4, 7), per cui si debba vantare in se stesso e non nel Signore( Cor 1,31; Cor 10, 17)? Come dice san Gregorio, egli deve essere tanto più umile nel suo servizio per il fatto che deve renderne conto. A chi è stato dato molto, molto sarà richiesto ( Lc 12, 48).

295. Quando si amano i corpi e ciò che conosce a essi, l’amore che è vita, luce, libertà e una certa immensità, muore, si ottenebra, è legato e oppresso. Come l’oro non si liquefa se non mischiato con l’argentino vivo, allo stesso modo il nostro spirito dimora inviolabile e invulnerabile sinchè non è mescolato con l’amore dei beni corruttibili e deperibili, che non possono non mutare: una volta che il nostro amore è mischiato con loro, esso diviene corruttibile alla stessa maniera, se non di più. Una piccola ferita del corpo, per esempio il morso di una pulce, causa nell’anima un forte dolore. Per il morso di una pulce sia la tua anima sia il tuo corpo sono feriti, l’una per il dolore, l’altro per la ferita. E tu credi che, una volta guarita la ferita del corpo, anche la tua anima sia tornata sana,; tuttavia, ancora dimora in essa quella debolezza che l’ha resa vittima del corpo ferito. Senza dubbio, in questa vita, la fragilità del corpo è irreversibile, e tende, anzi, a peggiorare. La sanità dell’anima, però, se non comincia su questa terra, non sarà acquisita nel mondo a venire.