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Un omelia per l’Ascensione

Il Bibbiena_Ascensione di Cristo (certosa di Bologna)

Ascensione di Cristo (Il Bibbiena, certosa di Bologna)

In questo giorno, nel quale si celebra la festività dell’Ascensione, vi offro una preziosa omelia di un Padre Priore certosino rivolto alla sua comunità. Meditiamo sulle su considerazioni illuminanti. E’ un pò lunga, ma vale la pena leggerla e meditarla!

Miei venerabili padri e cari fratelli,

Maria Maddalena, nel suo immenso amore per Gesù, era stata l’ultima, la sera del Venerdì Santo, a lasciare la tomba dove era stato sepolto; Il giorno di Pasqua era stata la prima a tornare al sepolcro per trovare il suo padrone lì.

Quindi non siamo sorpresi di leggere nel vangelo di San Marco che “Gesù risorto al mattino è apparso per la prima volta a Maria Maddalena”, e sappiamo da San Giovanni i dettagli di questa toccante apparizione. Sappiamo come, sentendo il suo nome, si precipitò da Gesù a baciarle i piedi, in questo gesto che fece durante il suo primo incontro con Gesù a Simon il lebbroso, il gesto che amava e che lei aveva potrebbe rinnovare ai piedi della croce. E ora Gesù era contrario: “Non attaccarti a me in quel modo”, gli disse. Perché questo divieto? In un momento, all’incontro dei compagni di Maddalena diretti a Gerusalemme, lascerà che bacino i suoi piedi. A Maddalena, ciò non fu permesso. Non ha nemmeno avuto il tempo di stare con il suo Maestro. Precedentemente, quando era seduta vicino a lui, guardandolo e ascoltandolo, se Marta si lamentava, Gesù la difendeva ancora: “Ha scelto la parte migliore”, ha detto, “e non sarà lei. rimosso. ” E oggi, quando piangeva così tanto, disperata di rivederlo, avrebbe assaporato così bene il fascino della sua presenza miracolosamente riscoperta: “Va ‘, ordinagli Gesù, vai subito a cercare i miei fratelli che vado al Padre mio e al Padre tuo, Dio mio e Dio tuo “.

Questa missione affidata a Maddalena, così come il tono familiare con cui Gesù la chiamava proprio ora, indicano, tuttavia, che ha lo stesso affetto per lei come prima. Ma proprio perché è la più alta nell’amore, il maestro le chiede, in primo luogo, il sacrificio che poi imporrà a tutti. Questo sacrificio è inteso solo per perfezionare la loro carità, come spiegheremo presto, e per portarli nel mistero trinitario, nella vita profonda di Gesù. All’inizio Maria capì? Comunque sia, lei obbedisce, forse con il cuore spezzato, ma senza discutere. San Giovanni ce lo mostra a noi immediatamente il messaggio di Gesù, e ripetendo le sue parole sorprendenti: “Maria Maddalena venne ad annunciare ai discepoli: vidi il Signore e me lo disse”.

Gli apostoli potevano ricordare una parola anche strano che il maestro aveva inviato loro come la notizia della sua imminente partenza aveva immerso in angoscia: “Io vi dico la verità, Gesù aveva preso il sopravvento, è un bene per voi Me ne vado. ” Era possibile che l’assenza di colui che li confortava così bene fosse vantaggiosa per loro? Sì, il maestro disse loro, colui che aveva sempre detto loro la verità. “Vi assicuro che, per te, è meglio che io me ne vada. Perché se non me ne vado via, lo Spirito Santo non verrà a voi, mentre se vado, lo manderai. “

Com’è stato che la sua partenza era necessaria per la venuta dello Spirito Santo? Perché era, per sua umanità, il grande sacramento della grazia divina. I discepoli sapevano per esperienza quanto le loro anime fossero aumentate da quando frequentavano il maestro. Sì, il fascino di Gesù li aveva conquistati. La sua bellezza, la sua bontà aveva conquistato il loro affetto. Ma erano troppo attaccati alla sua umanità. I loro occhi e sensi erano attaccati e con essi tutto il loro pensiero. Preoccupati dall’uomo che possedevano, non pensavano quasi più a Dio e ai rapporti interni che devono regnare tra l’anima e Dio. Per loro era sufficiente una felicità terrestre, una felicità materiale in compagnia del re Gesù. E hanno spesso litigato su questa domanda per loro capitale: “Chi sarà il primo nel Regno?” “Signore, ci riservi i primi due posti …” supplicarono i figli di Zebedeo. “È ora che ripristinerai il regno di Israele?” hanno chiesto insieme qualche tempo prima dell’Ascensione.

Ma tutto il resto era il disegno del Salvatore. “Il mio regno non è di questo mondo”, ha detto. Era un rinnovamento interiore che aveva intrapreso e per gettare le fondamenta di questo regno di anime, era per un fervido amore per Dio stesso che aveva la missione di allevarli. Affinché questa ascensione spirituale abbia luogo, era necessaria l’ascensione fisica del maestro. Ora che sono stati portati alle attrattive attrazioni della sua natura umana, Gesù stava per nascondersi in Dio per portare con sé quei poveri cuori di uomini. Sarà lo stesso da un altro punto di vista per Maria Maddalena. Quando vide Gesù risorto, pensò che era il ritorno promesso, l’incontro definitivo, e stava per riprendere a suo agio i dolci rapporti del passato. Gesù l’attirò dall’illusione: “Non attaccarti così a me, perché non sono ancora asceso al Padre mio”. Di nuovo Gesù afferma che la sua ascensione è la condizione necessaria delle relazioni spirituali che ora vuole mantenere con il suo popolo. Certo, l’affetto di Maddalena è puro. Ma considera il suo maestro troppo santo,vede poco, non abbastanza in ogni caso, in lui la somiglianza a Dio. Sarà quando Gesù ritorna da suo Padre che ritornerà invisibilmente e si manifesterà veramente al cuore dei fedeli. Infatti, ora che Gesù è scomparso, che non vive più tra i suoi, non possono chiedere: che cosa sta facendo? Cosa ne sarà di lui? Così facciamo per un caro amico che conosciamo da lungo tempo assente. E ora le parole di Gesù tornarono alla loro memoria. Era con suo Padre, che era alla pari di suo padre, ha vissuto la vita del Padre, e che la vita è stato l’amore reciproco del Padre e del Figlio, la vita dello Spirito d’amore.

Era andato a preparare un posto per loro. Voleva che fossero una cosa sola con lui come lui era uno con il Padre. Così, a poco a poco, hanno capito la vita profonda di Cristo, che era quasi sfuggita a loro durante la sua vita terrena. Gli occhi ora fissi sul cielo, hanno capito il mistero del Verbo e l’Incarnazione, il mistero di Dio, il mistero trinitario e cominciarono a capire; hanno capito la vera vita di Gesù. Ora che se n’era andato, hanno capito la profondità di Cristo e hanno iniziato a vivere su di esso. Nel profondo del loro anime, sono scesi, e si sono resi conto che c’era una misteriosa presenza del Padre e di Gesù, che ha comunicato la propria vita, il grande soffio dello Spirito che ha causato l’una all’altro, quel respiro che aveva portato Gesù nel giorno dell’Ascensione alla mano destra di suo Padre. Anche loro sono stati riempiti con lo stesso amore ha preso le loro anime, portando loro di rivelare al mondo che li circonda il mistero di Dio come erano stati commissionati a morire anche sulla croce prima di entrare Gesù nel suo regno che era il regno dell’amore. Quindi hanno capito con la loro stessa vita e la vita terrena e l’anima profonda del loro maestro. Poi, ma solo allora, si resero conto che era stato un bene che scomparissero, perché in sua assenza lo scoprirono davvero. Così ci sono veri mistici, che evitano i due eccessi opposti: quello dei principianti, il cui fervore sensibile si ferma al corpo esteriore di Gesù, e quello di quelli spirituali, così severamente condannati da Santa Teresa, che fingono di passare dalla santa umanità. All’inizio, è bello attaccarsi alla santa umanità di Cristo. Si meditano le parole e gli insegnamenti di Gesù, si ama la sua tenerezza, la sua delicatezza, la bellezza della sua anima. Ma è necessario che Gesù vada via così che a poco a poco scopriamo la sua vita profonda, questa vita che vive per l’eternità nel seno del Padre. Dobbiamo imparare a vivere nel profondo della nostra anima, dove Gesù ci ha detto che avrebbe vissuto. Lì lo scopriamo in una nuova luce, attraverso il contatto con lui, attraverso la sua stessa vita che ci comunica, attraverso il suo amore per il suo Padre e Dio, nostro Padre e il nostro Dio. Quindi con questo tocco di Dio viene scoperta la vita divina, la vita trinitaria che è amore e Spirito Santo di Dio. Quindi rivela la grandezza di Dio e il suo profondo mistero. E a poco a poco, ecco la santa umanità, che non ci ha mai lasciato, è illuminata da una nuova luce. Comprendiamo la vita terrena di Gesù, le sue parole e la sua anima in una nuova luce, che è quella dello Spirito. “Quando me ne sarò andato”, disse Gesù, “lo Spirito Santo ti insegnerà ogni cosa”. Possa egli degnarsi in questo giorno dell’Ascensione per insegnarci la vita profonda di Gesù attraverso il contatto della sua anima e della sua vita con la nostra anima e con la nostra vita, così che la parola divina possa essere realizzata: “Padre, quello che tu mi hanno donato, lo voglio dovunque io sia, affinchè io possa contemplare la gloria che mi hai dato “.

Così sia.

Ascensione 1966

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Il beato Niccolò Albergati, l’angelo della pace

12Niccolò Albergati

In occasione della ricorrenza della celebrazione del beato certosino Cardinale Niccolò Albergati, ecco a voi un filmato nel quale ci vengono raccontate le gesta di questo celeberrimo monaco certosino. Un interessante filmato con interviste a studiosi che ne delineano la personalità ed il suo profilo storico. Tutto condito da gradevoli immagini delle certose di Bologna e di Firenze.

Ed ora rivolgiamo questa antica preghiera al beato certosino

O santo e glorioso Vescovo che in mezzo del Cristianesimo venite con ampie lodi esaltato, giacchè si apprezza il momento della nostra resoluzione, voi, che divenuto siete ai fedeli speranza nel turbine, ombra, e refrigerio in quello, che vien chiamato nelle Sacre scritture giorno caniculare della divina eterna vendetta, fate ora in guisa con la vostra benigna impetrazione, che l’altissimo Iddio voglia in noi, creare un cuor mondo, e rinnovare nelle nostre viscere uno Spirito retto, che a lui piaccia riaccendere la nostra lucerna, ed illuminare le nostre tenebre, talchè non mai la nostra sempiterna morte ci sopraggiunga. Nascondeteci dunque sotto le ali del vostro amorevole padrocinio, fintantocchè sia passata, e non ci possa in alcun tempo afferrare la iniquità, sicchè ciaschedun di noi cammini per diritti sentieri alla salute, e finalmente accompagnati con quelle Anime felici e beate, che danno con Voi lassù in Cielo al santo, e terribil nome del Signore per tutti i secoli e gloria e benedizione.

Laus Deo

“Meditationes”

copertina

81 A volte il male dispiace, senza che vi siano frutti di bene.Come se due persone, in una casa,volessero imporre per orgoglio ciascuna la propria volontà. Entrambe desiderano il male. Se le loro volontà si contrastano reciprocamente non è perchè odiano la superbia, bensì perchè la amano. Infatti, colui che ama il proprio orgoglio odio quello dell’altro che contrasta il suo. Ecco un inganno ben nascosto!

82 Dio, con le cose che ami, ha fatto delle verghe per te. La prosperità ti fa soffrire quando se ne va e le prove quando sopraggiungono. Tutto è flagello,tranne Dio stesso. Chi distrugge il flagello, assomiglia a quel figlio che spezza le verghe con cui il padre lo percuote (Pr 13,24;Sir 30,1).

83 La vera carità conosce Dio (1Gv 4, 7-8).

84 Più una creatura è nobile e potente, più si sottomette volentieri alla Verità. Anzi, è potente e nobile proprio perchè si sottomette ad essa.

85 E’ per te penoso perdere questo o quello. Non cercare, dunque, di perdere qualcosa. In effetti, cercare quello che si può perdere significa amare e tenere per sè ciò che non può essere conservato.

Sono stato trenta giorni in cielo!

Ingresso certosa

Cari amici sono lieto di proporvi una toccante testimonianza di un giovane brasiliano, che a breve fara’ ingresso nella Certosa di Medianeira come postulante.

Queste sue riflessioni, risalgono al novembre precedente, allorquando ha vissuto la sua prima esperienza vocazionale in certosa, durata trenta giorni, e come egli afferma apparsagli come: trenta giorni trascorsi in cielo!

Leggiamo con attenzione.

Dio è misericordia ed amore, ci ama fino al punto di suscitare nei nostri cuori il forte desiderio di seguirLo nella radicalità di una vita silenziosa e raccolta. Successe a San Bruno molti secoli fa, ma ancora oggi uomini e donne seguono questo esempio, questo ideale di vita. Ed è successo a me. Dio ha visto la mia condizione di peccatore e ha voluto darmi la possibilità di seguire questa via che ha lo scopo di condurmi alla santità ed all’unione con Lui, che è tutta la nostra verità e la nostra salvezza. Sono un’aspirante alla vita certosina, non per merito mio, ma per la bontà e la misericordia di Dio. Sin da giovanissimo sento la chiamata a consacrare la mia vita a Dio, ma ho lasciato trascorrere il tempo, perché pensavo che questo stile di vita non fosse per me. Però quando Dio chiama, resta in noi l’irrequietezza e solo ci calmiamo quando rispondiamo, con amore, a questo appello d’amore. Ho sempre pensato ad una vita radicale, e quando ho conosciuto la Certosa mi sono innamorato dello stile di vita che vivono questi uomini e queste donne.

Ho trovato molte difficoltà lungo la strada ed ancora le trovo, ma con la grazia di Dio tutto sta andando bene e queste difficoltà solo mi rendono più forte. Nel novembre del 2017, il Buon Dio tramite una benefattrice, mi ha dato il regalo di poter fare la mia esperienza nella Certosa di Nostra Signora Medianeira, qui a ‘Rio Grande do Sul’. Se dovessi descrivere la mia esperienza, questo sarebbe il titolo: SONO STATO 30 GIORNI IN CIELO! Il titolo non potrebbe essere altro, sono stato davvero in cielo, circondato da angeli buoni, caritatevoli, amorevoli, disponibili, pazienti e pieni di fede ed amore per Dio e la sua Chiesa.

Sono arrivato al monastero verso le nove e mezza del mattino. Quando mi sono imbattuto in quella porta d’ingresso, non credevo che finalmente ero lì per vivere quell’esperienza che non conoscevo, ma che sarebbe stata in grado di cambiare la mia vita. Ricordo che ho pregato nella mia mente una preghiera che fa parte della professione dei monaci: “MI RICEVI SIGNORE, SECONDO LA TUA PAROLA E VIVRÒ. E NON SARÒ CONFUSO NELLA MIA SPERANZA”.

Dopo ho affidato quei giorni di esperienza alla Madonna, a San Giovanni Battista ed a San Bruno, poi sono rimasto a contemplare quel luogo così sacro in un silenzio incredibile. Improvvisamente, quel silenzio è stato interrotto da un rumore di una porta che si apriva, ed io mi sono incontrato con il primo monaco certosino che ho conosciuto. Era il Fratello Francisco, piccolo, magro, con i capelli corti e bianchi, anche se giovane, vestiva un’abito blu ed è venuto ad incontrarmi. Si è presentato e mi ha portato in una sala d’attesa. Quando è arrivato il Padre Maestro con un abito bianco ed un sorriso in faccia, ho provato tanta pace in quello sguardo che ha reso felice il mio cuore e sapevo solo ringraziare Dio, per un così grande dono nella mia vita. Sono stato presentato al Padre Priore, poi il Padre Maestro mi ha portato alla cella 5, dove ho vissuto momenti molto profondi con Dio.

 

Ho iniziato a vivere come un monaco certosino, poiché ha preso il mio telefono cellulare, mi ha dato tutti gli orientamenti e mi ha detto che per qualsiasi domanda potevo rivolgermi a lui.

È suonato il campanello chiamando i fratelli a pregare l’ufficio dei vespri, quindi sono andato in chiesa e mi sono seduto accanto al Priore. Posso dire che ho conosciuto diversi santi nella certosa, ma il Padre Priore emanava un’aria di angelo, una bontà ed umiltà che mi commuoveva. Mi sono seduto vicino a lui solo alcuni giorni, poi sono andato al coro vicino al Padre Maestro. All’inizio mi perdevo nelle pagine di quel libro grande e pesante, ed il Priore, percependo la mia difficoltà, lasciava il suo posto nel coro e veniva ad aiutarmi, o qualche volta anche dal suo posto mi mostrava quale era la pagina del libro. Quando guardavo i suoi occhi, vedevo solo bontà. Che uomo santo!!! Dio sia benedetto!

I giorni passavano e l’esperienza mi lasciava sempre più incantato da quegli uomini che, lasciando tutto, vivevano per il Bene più grande con molta gioia. Sono uomini caritatevoli e molto gentili. Ho potuto approfondire quel carisma, perché ho vissuto tutto ciò che un monaco vive, ho fatto le passeggiate, ho partecipato alle ricreazioni, ho partecipato a due Capitoli e la grazia di Dio mi coinvolgeva sempre di più. Ma voglio sottolineare due cose nella Certosa che mi hanno lasciato incantato, appassionato…la Santa Messa e le Veglie…tutto lì è speciale, ma queste due cose mi hanno lasciato davvero senza parole…

Quando mancavano quindici minuti alla mezzanotte, il Maestro dei novizi è venuto a chiamarmi in cella per andare a pregare le veglie (ero così innamorato di questo ufficio divino che già il secondo giorno sono andato da solo in chiesa ed ero sempre il primo ad arrivare). Ci siamo andati in chiesa, faceva freddo ma la notte era stellata…nel chiostro c’era solo il silenzio e la luce della luna illuminava i miei passi. Sono entrato in chiesa e tutto era silenzio, solo la lampada accanto al tabernacolo indicava la ragione della nostra presenza lì, era Gesù che ci chiamava a vivere con Lui. Presto i fratelli sono arrivati, alcuni con il mantello nero, i novizi, fino quel momento io non li avevo ancora visti. Ed al tocco del Priore iniziava la bellissima salmodia. Quelle voci piene di amore e fede cantando al Creatore, lodando Dio per ogni cosa. Sentivo di essere in un luogo pieno di luce d’amore, era indescrivibile, tanto che mi rallegravo ogni volta che arrivava il momento di unirmi a loro per cantare a Dio.

Al mattino c’era la Messa…Dio mio, quanto amore, devozione e rispetto per la Sacra Eucaristia! Vorrei citare solo un esempio del rispetto e devozione che hanno per Gesù Eucaristico: dopo la Messa, ero accanto al refettorio, davanti alla porta della chiesa con alcuni novizi, aspettando il Fratello Procuratore per indicarci il lavoro del giorno che stavamo per svolgere. Ed è passato il celebrante della Messa con alcune ostie consacrate per portarle alla Cappella del noviziato. In quel momento tutti si sono inginocchiati e hanno baciato il pavimento. Questo mi ha confermato ancora di più che volevo essere lì per rispettare, come loro, Gesù nella Santa Eucaristia. Ma torno a parlare della Messa: non ho mai assistito ad una Messa piena di devozione, di rispetto e di amore così come è nella Certosa. Che bella cosa! I canti, le letture, la profonda prostrazione che tutti fanno al momento della consacrazione.

Un altro fatto ha anche attirato la mia attenzione: io, il Priore ed il Padre Maestro eravamo vicino alla mia cella quando è suonata la campana dell’Angelus e loro si sono inginocchiati e hanno baciato il pavimento tre volte. Solo ringraziavo Dio perché ero lì con quei fratelli, che sono peccatori, ma che cercano nelle loro vite la grazia di Dio, in primo luogo.

La mia esperienza è stata una benedizione incalcolabile. Non posso esprimere con le parole tutto ciò che ho vissuto, è impossibile, tutto emanava bontà e pace. Era un’atmosfera così diversa.

Prego Dio, per l’intercessione della Beata Vergine Maria, San Bruno, San Giovanni Battista e San Giuseppe, che i giovani cristiani di oggi, aprano i loro cuori per rispondere alla chiamata di Dio a seguire il suo Santo Figlio Gesù nel deserto, nell’amore, che è la Certosa.

Possa San Bruno pregare Dio per tutti noi!

A me non resta che aggiungere…AMEN

la gioiosa comunità certosina brasiliana

La mansuetudine di Maria

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La Vergine presenta il bambino Gesù ai certosini. Felice Brusasorzi (1548)

Cari amici iniziamo questo mese di maggio dedicato a Maria con un sermone capitolare di un Priore certosino. Egli si sofferma sulla mansuetudine di Maria. Una sintesi eccellente di questa virtù, che si conclude con una implorazione alla Vergine per i certosini. A tutti buon inizio di mese mariano.

“Vergine unica e dolce tra tutte”. Così chiamiamo Maria in un inno che recitiamo ogni giorno: vorrei meditare con voi per un istante l’esempio della sua dolcezza. Il Vangelo ci dice che i miti possederanno la terra, ma ci dice anche che violenti sono quelli che conquisteranno il paradiso. Il paradosso scompare se comprendiamo che l’uomo spirituale regna la mitezza in tutte le sue azioni verso gli altri, e la violenza, invece, nella prontezza e nella purezza con cui obbedisce al richiamo dell’amore. È esattamente l’opposto di ciò che fa l’uomo carnale, spietato con il vicino di fuori, ma senza ardore per la giustizia o passione per la verità dentro di lui. La violenza degli spiriti è inseparabile dalla loro mansuetudine, e questo è presto perso se non si sa come opporsi a un ripudio categorico alla menzogna che è nascosta in ogni scusa o emozione per se stessi. Tagliare con un sì o con un no una discussione interna: questa franchezza senza contemplazione per noi stessi, a cui il Signore ci invita, è la condizione che deve essere soddisfatta in primo luogo perché l’anima sia liberata e conquisti il meraviglioso privilegio della mitezza. Questa virtù che distingue la Beata Vergine tra tutte le donne non può non essere essenziale. Osserviamo anzitutto che la dolcezza di Maria è come una replica della dolcezza di Dio. La Beata Vergine è uno specchio liscio e pulito, così esente dalle proprie deformazioni che in esso si guarda con piacere e senza riserve l’essenza divina. I doni dell’Essenza sono in lei, riflessi nella sua umiltà. Per questo motivo è l’oggetto della contemplazione della Vergine Immacolata; la sua purezza risponde a quella dell’Atto puro e ce lo rivela.

La mansuetudine è, infatti, un modo di procedere propriamente divino. La violenza è la manifestazione di un’autorità che si sente debole: Dio non ha bisogno di rompere le stelle per prevalere. La mansuetudine di Dio non è altro che la sua onnipotenza; e la mitezza di Maria, che è l’obbedienza per eccellenza, è confusa in un certo modo con lei. Lasciamo andare senza pretese di amor proprio, concedendoci pacificamente in quello che ci chiedono: questo è ciò che ci rende conformi alla Santissima Vergine, che ci fa ereditare il suo fascino e i suoi poteri. Poiché Dio non dà nulla, non può negare nulla a colui che è si offre con tutto il suo cuore.

La mansuetudine con le creature è fatta di pazienza e rispetto nei loro confronti. Si è detto della mitezza che era la corona delle virtù cristiane e poco più che una virtù. In effetti, è una grazia singolare, che permea tutto l’uomo e tutti la conduttura, che si estende per l’uomo inferiore, per le cose inanimate. La saggezza è mite; L’intelligenza è mite, perché l’oggetto deve essere rispettato per capirlo: e la mansuetudine, la dolcezza, sono intelligenza. La dolcezza, la mansuetudine, è verginale, è materna, e senza di essa nessuna azione sulle anime può essere profonda o efficace, abbiamo detto che è fatta di pazienza e rispetto. Di pazienza prima. L’anima conserverà, infatti, la mansuetudine, se non è disposta a rinunciare spesso al suo diritto, a soffrire ogni giorno ed a volte crudelmente. Ma, d’altra parte, è vero che la mansuetudine disarma tutti gli avversari, che rimuove il dolore dal veleno. Le nostre sofferenze sono in gran parte composte da ribellione, mancanza di flessibilità e abbandono, ed è vero che dobbiamo fare violenza a noi stessi per prepararci a deporre tutta la violenza, ma in un modo più generale e più profondo, quel rispetto e questa pazienza che dobbiamo tenere come esempio Maria, secondo l’esempio di Dio, nei nostri rapporti con le creature, ne abbiamo bisogno anche per noi stessi. Ci vuole molta pazienza con l’anima senza bisogno di parlare del corpo: la più grande esposizione di energia naturale non ci darà il potere di aggiungere un gomito alla nostra statura, Nostro Signore lo disse, e non cambia molto in termini di carattere, sempre piuttosto cattivo, che abbiamo per nascita e per educazione. Ma colui che riconosce francamente ciò che è, e chi per lo stesso si libera dalla tentazione di criticare gli altri; e che, nonostante questa confessione, non smette di rinnovare i suoi sforzi ogni giorno, chiudendo gli occhi sul risultato, non perseverando per Dio e non contando ma con la sua gentilezza, che fa più che migliorare: è lasciato e consegnato a Dio, a chi l’umiltà in amore dà più gloria di qualsiasi successo. Ognuno deve rispettare la sua anima, figlia di Dio e fidanzata con lui; Deve prestarsi all’azione dello Spirito Santo in esso, secondo il Suo piacere. L’anima è così delicata che solo Dio può toccarla. Chiediamo alla Vergine Santa di comunicarci la sua mansuetudine: è lei che si riserva a Dio e ci rende casti nel senso più alto, cioè liberi da ogni forza e pronti per la venuta dello Sposo.

Virgo singularis Inter omnes mitis,

Nos culpis solutos

Mites fac et castos,

Amen.

“Meditationes”

copertina

76 Poichè solo il piacere ti cattura, sono da evitare soltanto i beni che ti dilettano. L’anima cristiana non è dunque maggiormente sicura, se non nelle avversità.

77 Questa è la nostra redenzione ( Lc 21, 28): remissione dei peccati, illuminazione, ardore, immortalità. Dio è tutto questo per noi.

78 I beni di questo mondo ti rendono inquieto. Perchè non fuggi verso gli altri beni, cioè verso la Verità?

79 Quanto più ami te stesso, cioè questa vita terrena, tanto più ti è necessario amare i beni transitori, senza i quali non puoi sopravvivere. Quanto più disdegni questa esistenza, tanto più disprezzi cio che la tiene in vita.

80 La collera è forse la felicità? Non è piuttosto miseria?

Messa celebrativa nella certosa di Lisbona

foto 1

Il reportage che voglio proporvi oggi riguarda una lodevole iniziativa svoltasi a Lisbona. La cerimonia di cui vi parlerò è stata organizzata poichè nel giorno della Festività dell’Immacolata, nel 1614 fu posta la prima pietra per la costruzione della chiesa della Certosa Santa Maria Vallis Misericordiae di Lisbona. E’ per questo che lo scorso sabato 9 dicembre, per la prima volta dopo 184 anni ovvero dal 1833, un sacerdote certosino, ha celebrato la Santa Messa nella chiesa dell’ex Certosa di Lisbona a 403 anni dalla sua fondazione. Dom Antao Lopez, il Padre Priore della certosa di Évora ha presieduto la celebrazione, che a registrato la presenza di una numerosa e festante folla.

Dom Antao e locandina

Le immagini che seguiranno proveranno a testimoniarvi questa lieta manifestazione, svoltasi grazie all’impegno di un’associazione di amici della certosa. A seguire vi propongo il video del discorso tenuto da Dom Antao in portoghese, ed il testo tradotto in italiano. Grazie agli organizzatori che tengono in vita la memoria di una gloriosa ed antica casa certosina.

 

Egregi signori, o meglio, cari amici…

L’Ordine Certosino ha avuto per due secoli e mezzo due Case in Portogallo. La Certosa di Evora fu la madre della Certosa di Lisbona, perché fu la sua origine. Origine, perché quando i lisboniani seppero che era stata aperta una Certosa a Evora, vollero anche la loro Certosa e la realizzarono. Origine, perché il certosino fondatore e primo Priore di Santa Maria Scala Coeli fu dieci anni dopo il fondatore e primo Priore di Santa Maria della Valle della Misericordia. In questo 2017 la Certosa di Evora compie 430 anni e questa di Lisbona 420. Entrambe edificarono le chiese dopo, perciò questa chiesa compie 403 anni, ovvero ciò che stiamo celebrando.

In questa Certosa di Lisbona vivevano una dozzina di monaci ed a Evora se ne potevano ospitare fino a due dozzine. Inoltre, la chiesa monumentale di Scala Coeli ha più di cinquanta posti nel coro. Qui abbiamo meno celle e stalli, ma i certosini non vengono contati, ma sì, pesati. Chiuse entrambe, rinacque quella di Evora, che ha già superato mezzo secolo di vita. Oggi è molto conosciuta ed amata dai portoghesi.

La Certosa di Lisbona apre la chiesa per il Culto, ciò la rende presente a Lisbona e quindi in qualche modo anche viva, perché nella vita certosina il culmine è la Liturgia. In questa chiesa certosina continua il culto di Dio.

Oggi non c’è nessun certosino nella Valle della Misericordia, e pochi in Scala Coeli. L’Ordine Certosino è presente oggi in Portogallo con una comunità di sette stelle. Sette furono i fondatori della Certosa, simboleggiati nello scudo dell’Ordine, sette furono i fondatori di Scala Coeli, sette i suoi restauratori. Pertanto, i numeri bassi non sono negativi. Il migliore valore è nel peso di ogni comunità, è nella santità di ogni comunità certosina.

In effetti, l’Ordine Certosino oggi ha molte vocazioni in Corea e nelle Americhe, Nord e Sud. Ma poche in Europa e queste poche provengono dall’Europa che fu Comunista. Cosa pensare, cosa fare in questa nostra nuova situazione? Nostra…dei certosini e dei cristiani. Dobbiamo accettare e adattarci. Ricordare le amorevoli parole di Gesù ai suoi pochi discepoli: il mio piccolo gregge…E ripetere la vecchia frase: i certosini non sono contati, sono pesati, sono valutati.

Il ruolo attuale della Certosa di Scala Coeli a Evora è essere la porta dell’Ordine Certosino in Portogallo. Porta aperta per accogliere le vocazioni, porta aperta per comunicare alla Chiesa la testimonianza di una vita contemplativa pienamente dedicata all’adorazione dell’unico vero Dio. Precisamente all’inizio del 2018 un giovane lascerà il mondo per entrare attraverso questa porta nell’eremo certosino ed altri stanno maturando questa stessa idea.

Quindi, se la Certosa di Evora può essere considerata una porta, noi certosini consideriamo la Certosa della Valle della Misericordia a Lisbona come una finestra dell’Ordine. La sua visibilità esterna ci permette ancora di considerare la Valle della Misericordia come viva e presente in questa grande città. Ma questa finestra può essere chiusa o aperta. Vorremmo che la Valle della Misericordia servisse per portare il messaggio certosino alla Chiesa portoghese. Occorre quindi, che questa Certosa di Lisbona sia il più aperta possibile alla città che la circonda. Che sia il più possibile conosciuta e spesso frequentata.

Allora, noi certosini abbiamo la gioia di avere molti amici magnifici, che non meritiamo, ma che abbracciamo con gratitudine. Anche loro vogliono aprire più, e meglio, questa finestra certosina della Valle della Misericordia. Hanno organizzato questa sessione ampia, generosa e notevole, come un appello alla cristianità che ci circonda e che ci stima tanto. L’Ordine mi ha inviato come suo rappresentante per ringraziare e sostenere queste sante intenzioni. Lisbona guadagnerà molto se potrà dare vita nuova e migliore a questa Certosa oggi così chiusa e così inutilizzata. Con la molta buona volontà degli amici di questo Ordine, queste mura possono dare molta gloria a Dio.

Così sia!

foto san bruno altare