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Nobiltà spirituale seconda parte

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Ecco a voi la seconda parte. Buon completamento di lettura.

Il Salvatore dice sono beati i poveri di spirito, che non sono attaccati alle cose di questo mondo e non vogliono avere nulla, ma loro non hanno il cuore chiuso all’orizzonte di una ricchezza terrena : aprirlo verso il cielo. Essi sono in attesa per i privilegi dei primi posti, o la fortuna di vantaggi: essi non cercano sembrano grandi agli occhi di tutto il mondo sanno che sono nulla davanti a Dio, che distribuisce l’umile sua ricchezza e svela i loro segreti. Fu per avvertirci che Cristo pronunciò queste minacce: “Guai a voi, ricchi! perché hai la tua consolazione in questo mondo!Guai a chi sei pieno! Guai a te quando gli uomini ti lodano! “(Lc., VI, 24-26).

La rinuncia a ciò che gli uomini chiamano ricchezza è una delle prime garanzie della libertà interiore. Beati quelli che saccheggiano e si lasciano saccheggiare nello spirito di fede! La loro povertà di un giorno si trasformerà in ricchezza duratura e raggiungerà la pace. Non lo scambieranno per tutti i tesori del mondo: sono gli spazzini dell’eternità. “Esulta e rallegrati, poiché grande è la tua ricompensa in cielo” (Mt., V, 12).

Mantenerci concentrati su Dio in tutte le nostre occupazioni non significa, in alcun modo, abbandonare il prossimo, ignorando le realtà che ci circondano. Il dovere più elevato non esclude la fedeltà alle occupazioni secondarie; al contrario, lo ispira e lo esige. Coloro il cui spirito si rivolge alla verità primaria sono quelli che si concedono nei compiti più insignificanti: trovano in essi il bagliore della gloria divina, pura come nelle occupazioni che – senza ragione – sono generalmente considerate nobili o importanti. Ascoltano costantemente le parole di Cristo: “Tutto ciò che hai fatto a uno dei minimi fratelli, l’hai fatto a me” (Matteo XXV, 40). “E chiunque berrà una tazza di acqua fredda per uno di questi piccoli, solo per essere mio discepolo, in verità io vi dico che non perderà la sua ricompensa” (Mt X, 42).

La crescita e lo sviluppo del seme divino nelle anime fedeli è uno spettacolo che gli angeli contemplano. Supera l’orizzonte di un destino personale: risuona nell’armonia dei mondi, a cui questa consacrazione di una creatura conferisce una nuova bellezza. Se la storia registra eventi in base alla loro reale importanza, un’anima che diventa figlia di Dio occuperebbe un posto molto più importante dell’incoronazione e delle conquiste. Proprio come il peccato ha disturbato l’intero universo, così il ritorno dell’uomo all’intimità divina restituisce alla creazione l’ordine perduto e lo splendore. Un nemico di Dio che diventa suo amico è un’alba più luminosa di quella di un nuovo sole nel firmamento. “I giusti risplenderanno come il sole nel regno di suo Padre” (Mt., Xiii, 43).

Appena l’uomo, vivendo per fede, rinuncia generosamente a se stesso, è inondato di luce e trasformato dall’amore. Ma prima è necessario che intorno a noi il mondo sia ridotto al silenzio, o almeno che la sua voce sia dominata dal sì e dall’amore dell’anima che risponde alla grazia divina. È questo dialogo interiore che dà senso all’universo e abitua l’uomo alla condizione eterna. “Non sei più né ospite né avventizio, ma sei concittadino con i santi e membri della famiglia di Dio” (Efesini 2: 19).

La creatura entra così nella relazione più intima con il Creatore, che si piega ad essa con tenera sollecitudine per soddisfare i suoi desideri. “Secondo l’eterna determinazione che ha fattoin Gesù Cristo nostro Signore, in cui abbiamo sicurezza e accesso a Dio con fiducia, attraverso la fede in lui “(Efesini 3: 11-12).

L’amore non sceglie le parole, si esprime senza curarsi di formule o convenzioni: “La bocca parla dell’abbondanza del cuore” (Mt XII, 34). Inoltre, quando due cuori d’amore si incontrano, il silenzio è spesso più espressivo delle parole: meglio esprime la comunicazione immediata di una pienezza. Che gioia donarci totalmente a Gesù e appartenere a Lui senza condizioni! E quale arricchimento per noi se, raccogliendo noi stessi, sappiamo come dare posto allo Spirito di Cristo, nel consenso di tutto il nostro essere, in una muta comunione dell’anima con l’anima! Questo è ciò che il Maestro si aspetta da noi: ci vuole uniti a lui in tutta semplicità, così che il nostro cuore, in mezzo alle preoccupazioni e ai doveri di stato, non si muova un attimo dalla Sua presenza. “Dobbiamo sempre pregare e non smettere mai di farlo” (Lc., XVIII, 1).

E ‘qualcosa che va oltre le nostre capacità naturali, ma, aiutato dalla sua grazia, fedelmente soddisfano le condizioni stabilite nel Vangelo di Cristo, possiamo essere sicuri che Egli anticiperà i nostri desideri.Perché ha sete di darsi e di diffondere il suo amore sugli uomini, che sono così ingrati alla carità infinita e sembrano disprezzare i suoi tentativi di riavvicinamento. Anche tra coloro che sembrano voler dedicarsi al suo servizio cuore vero, spesso troviamo una consapevolezza imperfetta dei requisiti e regali d’amore: il medesimo zelo che conduce all’azione sembra rendere impossibile per calmare abbandono in cui stabilire con Dio una relazione interiore, personale e vivente. Tuttavia, questa unione non metterebbe il minimo ostacolo alla sua attività, e nulla li scusa per ignorare la fonte più ricca che il Creatore ha fatto sorgere: vuole agire con le nostre mani, sia che siamo strumenti per il suo servizio, strumenti dotati di libertà e vita soprannaturale, nella misura in cui si prestano a volontà divina. È così che l’uomo raggiunge se stesso e supera se stesso. “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio” (Romani 8:14).

Lasciarsi cavaliere da Cristo è entrare nella famiglia divina: non siamo più soli, siamo accompagnati dal cielo che portiamo dentro di noi. “Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo da lui e dimoreremo in lui” (Giovanni, XIV, 23).

Tale è l’abbondante ricompensa che ci porta la fede vissuta nell’amore che gli orizzonti umani sono stati superati; d’ora in poi è con Dio che contiamo di guidarci: illumina i nostri passi e ci indica la via. L’unica cosa che dobbiamo fare è seguirlo: la notte è finita, la luce dell’alba annuncia il giorno eterno. La terra è ancora nell’ombra, è vera, ma diminuisce sempre di più e scompare prima della purezza del mattino. L’ombra stessa è una testimonianza dell’approccio della luce che la proietta. La vera luce si è rivelata ai nostri occhi e ci è apparsa. “In quel giorno, saprai che io sono in mio padree tu in me e io in te “(Giovanni, XIV, 20).

Nobiltà spirituale prima parte

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Ancora un brano per voi, tratto dal libro ” Intimidade com Deus” dall’originale francese “Parole de Dieu et vie divine”.

Il sermone che vi offro oggi dal titolo “Nobiltà spirituale” l’ho diviso in due parti, data la sua lunghezza,…eccovi la prima.

È nel mondo dell’uomo che tutto lusinga i sensi e la vanità, che dovremmo creare una sacra solitudine, praticare la rinuncia e lasciarci spogliare secondo le esigenze della grazia. Ma da questo non ci risulta nessuna perdita: ogni volta che rinunciamo ad apparente soddisfazione, ci viene assicurato un aumento dei beni reali. I piaceri che il mondo cerca sono una costante delusione, congelano il cuore e lo lasciano vuoto prima della morte, indeboliscono il suo istinto di nobiltà e lo privano della sua pace, e spesso lo conducono alla disperazione. Per questo mondo rimane sordo alla parola di Cristo e rifiuta di credere nella verità che lo riguarda, si difende con l’ira contro la gioia di Cristo, contro Dio e contro il suo, la cui pena teme. “Ora vengo da te; e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, che possano avere in sé la pienezza della mia gioia. Ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, ma io non sono del mondo “(Giovanni, XVIII, 13-14).

Non è il nostro valore personale che ci rende degni dello sguardo di Dio: Egli cerca solo in noi l’immagine di Suo Figlio, il frutto della sua passione e delle ricchezze che meritava per noi morendo per noi. Questo ricordo di amore infinito è sfortunatamente ignorato dalla maggior parte degli uomini e sembra essere perso per loro. Altri, anche se non del tutto ignoranti, ne traggono solo un mediocre beneficio, perché non penetrano nello spirito della loro realtà profonda e traducono nella loro vita solo una minima parte. Avremo il coraggio di pagare con tanta ingratitudine la divina generosità?


Essere chiamati alla dignità dei figli di Dio e avere la possibilità illimitata di prendere dai tesori della sua grazia una somiglianza sempre maggiore con il Figlio è un destino che non può essere paragonato a nessuno di quelli che i poteri creati ci promettono. Dio vuole compiacere se stesso in noi e il suo piano eterno è diventare come Gesù. “Per coloro che conosceva nella sua prescienza, li predestinò anche a conformarsi all’immagine di suo Figlio, affinché potesse essere il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8:29).

Non c’è nessuno che non sia invitato a questa gloria: per parteciparvi è sufficiente seguire fedelmente le ispirazioni della grazia, vivere interiormente e cercare l’essenziale, cioè l’amore in tutte le occasioni che ci vengono durante il giorno. Non abbiamo alcun motivo valido per ritardare il nostro consenso a continuare a preferire le voci della natura e i rumori del mondo alla preghiera di Cristo. Chi non cerca l’unione con Dio e non mantiene una relazione vivente con lui, perché preferisce una sordida povertà ai doni più ricchi che lo Spirito costantemente esorta ad accettare. Dio non mantiene nessuno dalla sua amicizia; al contrario, insiste su tutti in modo tale che il suo invito quasi costringa a ribellarsi alle volontà, e tutta la tragedia delle nostre vite consiste in questo disprezzo che ci opponiamo alla generosità divina. Il freddo ambiente dell’assenza di Dio ci dà un’anticipazione della dannazione eterna: invece di un paradiso interiore, è un inferno che portiamo dentro di noi, quando il collegamento ha rotto la nostra colpa. Perché sfortunatamente abbiamo il potere di soffocare il seme che è stato messo nelle nostre anime per crescere e dare frutti. Tutto il nostro tempo, tutte le nostre forze, le nostre facoltà e le nostre capacità devono essere dedicate a questa crescita della vita eterna. Gli oggetti e le azioni più insignificanti devono continuare a nutrirli in modo che nulla venga perso dall’opera di Dio, tutte le nostre forze, le nostre facoltà e le nostre capacità devono essere consacrate a questa crescita della vita eterna. Gli oggetti e le azioni più insignificanti devono continuare a nutrirli in modo che nulla venga perso dall’opera di Dio. tutte le nostre forze, le nostre facoltà e le nostre capacità devono essere consacrate a questa crescita della vita eterna. Gli oggetti e le azioni più insignificanti devono continuare a nutrirli in modo che nulla venga perso dall’opera di Dio.

In effetti, non c’è niente che non può e non deve essere santificato dalla donazione, che non può servire per la gloria di amore in un essere umano attaccato alla Parola divina. Non rifiutiamo nulla di ciò che ci viene chiesto per questa vita misteriosa dentro di noi, e vedremo che si dispiega nella pienezza che supera tutte le parole.”Fino a quando arriviamo tutti all’unità della fede e del Figlio della conoscenza di Dio, allo stato di uomo perfetto, secondo la misura dell’età di Cristo; per non essere più ragazzi galleggiante e ha portato, alla mercé di ogni vento di dottrina, per la malignità degli uomini, in astuzia con un all’errore, ma praticare la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa, che è il capo, il Cristo “(Ef., IV, 13-15).

La vita interiore è la stessa di quello che succede con la vita vegetale e la cura che richiede: è necessario eliminare tutte le escrescenze avventizie o anormali che potrebbero deviare il suo impulso e minacciare i suoi frutti.Da qui il consiglio di mirare all’unica cosa necessaria, in modo da non perdersi in ciò che è puramente casuale. Per portare a pieno il lavoro che Dio ha iniziato in noi, abbiamo bisogno di avere una coscienza delicata che capisca i suggerimenti di Dio e un coraggio virile da seguire senza compromessi. Possa Dio essere l’unica ragione profonda e il motivo di tutte le nostre azioni! Nessuna autorità al mondo ha il diritto di distrarci. Cercheremo sempre di mantenere la nostra intenzione pura e gradita a Dio. “Se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo avrà luce” (Mt., VI, 22).

Continua….

“Meditationes”

copertina

226. Guai non a coloro che hanno perso i beni terreni, ma a coloro che hanno perduto il coraggio di sopportare tale privazione. Nessuna sofferenza, in effetti, è superata, se non per se stessa. Poichè mangiando, non si trionfa sulla fame, ma la si serve; la stessa cosa si può dire per la sete, quando si beve. Ecco dunque a che cosa tendono queste azioni: inclinare l’animo a fruire delle forme esteriori dei corpi. Quando ciò accade, esse non sono vinte, ma, al contrario, regnano, essendo giunte al loro scopo: sottomettete il nostro animo, ponendo le premesse per una sottomissione ancora maggiore.

227. Ti rammarichi di venire meno nelle forze del corpo. Non ti lamenti di mancare di forza d’animo per sopportare questa fragilità.

228. Si prova più gioia per avere ottenuto, o più pena per aver perso, ciò che è migliore o ciò che si ama? Ciò che si ama, più o meno buono che sia. Ma che cosa si ama di più? Ciò che si stima migliore. E che cosa si stima migliore? Quello che è causa di maggior piacere. E’ falso. In effetti, non soffriamo per la perdita, o non siamo felici per aver ottenuto dei beni secondo il loro vero valore, ma secondo l’amore che ci sottomette a essi. Certo, tra le due cose, noi soffriamo di più per la perdita, o godiamo per l’acquisizione di quelle cose che preferiamo a tutte le altre, peggiori o migliori che siano. Che grande controsenso! L’uomo, di fatto, soffre di aver perso anche solamente un uovo, e non si cura di aver perso Dio, il Sommo Bene.

229. Tutto ciò che un uomo compie, lo fa con la volontà di compiere il bene o, almeno, di non compiere il male. Come è triste tendere con uno sforzo continuo verso la felicità, o l’allontanamento del male, percorrendo una via che non solo non vi giunge, ma se ne allontana sempre di più, cioè la via dei vizi. Come è triste stravolgere la forza donata da Dio o la volontà con la quale l’uomo tende alla felicità e la raggiunge, per immergersi tutto intero nella miseria, cioè nel godimento dei beni perituri.

230. Ciascuno fugga i propri vizi, quelli degli altri non possono recargli nessun danno.

Frà Juan Sánchez Cotán

Frà Juan Sánchez Cotán

Professo di Granada

Del Fratello Sánchez Cotán e delle sue doti pittoriche, vi ho già parlato in un precedente articolo, oggi invece ne descriverò il suo carattere e le sue virtù monastiche

Juan Sánchez Cotán, nato alla periferia di Granada, da genitori modesti, ma di una perfetta probità e con una fede ferrea. Predestinato dalla Grazia, ha espresso fin dalla prima infanzia una considerevole attrazione verso la preghiera. Nel corso degli anni, egli fu ammirato da tutti per la sua modestia e le sue prime virtù. Lo videro cercare la solitudine, esercitandosi anche nelle austerità più rigorose. Attitudine sorprendente per la pittura, manifestatasi in lui molto presto, i suoi genitori, nonostante le modeste entrate, lo spinsero sulla via delle belle arti. Ha avuto davvero successo. Ma, lungi dall’averlo inebriato, il successo gli ha gradualmente ispirato una profonda avversione per le vanità della terra.

Dio solo e lui! Dio, con i suoi attributi infiniti; lui, con le sue innumerevoli miserie!

Si può immaginare, per un artista cristiano, una struttura morale più utile da studiare, più fruttuosa di insegnamenti! Egli contempla a volontà, vuole scoprire nuovi aspetti, e conclude: “Tutto è vanità, ad eccezione di servire e amare Dio” Ricco di questi grandi pensieri, ha rotto la sua tavolozza, gettando nel fuoco i pennelli, e andò a chiudersi nella certosa di Granada, per diventare fratello converso. Erano passati i quaranta; ma portato – un dettaglio da notare – un’anima ricca di freschezza adornata ancora di innocenza battesimale. La Grazia, che lo aveva difeso dal grembo di sua madre, lo aveva visibilmente sostenuto nelle tempeste giovanili e nelle difese della sua professione. Il coraggioso cristiano, si arrese al buon Dio senza riserve. Tutti erano convinti. il suo atteggiamento umile e riservato, il suo rispetto per i superiori, la sua deferenza verso i suoi confratelli, la sua obbedienza diligente, il tono moderato della sua conversazione e l’auto-oblio hanno dato alla sua persona uno stile particolare. Completamente, sotto l’abitudine grossolana del monaco. Sopra le rovine del vecchio si levò l’uomo nuovo, pieno di generosità, impregnato di fede, bruciante di zelo, desideroso di rispondere fino alle sue forze, alla chiamata dall’alto. La sua professione solenne ebbe luogo l’8 settembre 1604. Da quel giorno in poi, il fratello Cotan divenne un tipo di regolarità. Si mostrò sorprendentemente agile, passando indifferentemente dal giardino alla cucina, dai campi alla sartoria, alla foresteria. Venne alla religione per soffrire; Si aspettava di dover sopportare alcune prove serie. Fu piacevolmente sorpreso di trovare un relativo benessere. Quando gli hanno parlato nei rigori della regola, ha dichiarato semplicemente che non li conosceva. Tale era il buon fratello: intrepido al lavoro, che si vestiva più di chiunque altro, e tuttavia sempre umile, sempre allegro, sempre calmo. La sua aria sorridente dilatò i cuori. Ognuno ammirava la sua riserva. Adatto a tutti i servizi, conosceva anche i più piccoli dettagli di ogni obbedienza. Ma uomo di dovere, non ha mai lasciato il suo ruolo, facendo tutto nel suo tempo, cambiando professione solo per l’ordine formale dei superiori. Nel momento in cui meno ci pensava, erano incaricati di decorare gli affreschi del chiostro. Il suo istinto si ribellò alla voce dell’obbedienza, e il vecchio artista dedicò i suoi ultimi anni a quest’opera, che per lungo tempo era stata l’ammirazione dei turisti, e degli intenditori. Il successo non lo adulava affatto. Ha conservato intatto il suo amore per l’osservanza. L’umiltà, la pratica della povertà e della mortificazione che rimasero alla fine le sue virtù preferite. Non diciamo nulla della sua pietà, i cui progressi non sono rallentati. La malattia, ha rapidamente tenuto conto di questo corpo minato da austerità e lavoro. L’amato Fratello si estinse nell’odore della santità nel giorno della nascita della Beata Vergine che aveva amato e servito lealmente l’otto settembre del 1627.

Il medesimo giorno della sua professione solenne!

Cotan-aparicion_virgen_rosario

Apparizione della Vergine del Rosario Il primo certosino a destra è un autoritratto di Cotan

Deus absconditus?

Forza silenzio 6

Ancora un estratto del libro del cardinale R. Sarah, “La Forza del silenzio”.

Alla domanda di Nicholas Diat così formulata: Il Dio cristiano è un Dio Occulto, Questo è uno dei grandi misteri del modo in cui la Provvidenza governa il mondo. Nonostante, questo “Deus absconditus” (Dio nascosto) e uno degli aspetti della vita in questa terra che impedisce credere, seguirà la risposta di Dom Dysmas de Lassus.

 

A tal proposito conviene citare la frase di San Paolo: ” L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. (Rm 8,19) Anche se ignoriamo quello che siamo, e quello che saremo.

Nel cammino quotidiano del mondo, il silenzio di Dio è un fenomeno emozionante. Come si può comprendere il senso di questa assenza? Senza dubbio, è più facile comprenderlo nella nostra vita personale.

L’uomo in quanto creatura, è segnato da un egocentrismo ontologico. Solo il bambino appena nato ha coscienza di se stesso. Inizialmente percepisce la madre come una estensione del proprio corpo. Tutti, quando abbiamo iniziato siamo stati solipsisti!

Progressivamente, delusione dopo delusione, il bambino finisce con il comprendere che sua madre è un altra persona. Diverse fasi ed il trascorrere degli anni finiranno per guidarlo prima ad un amore interessato e ben integrato.

Parallelamente, nell’ ordine della vita spirituale abbiamo una lunga strada da percorrere. Bisogna passare dall’egocentrismo assoluto all’amore oblativo, totalmente decentralizzato da uno solo, a somiglianza dell’immenso amore di Dio. Questo è lil tragitto della creatura più piccola fino all’infinito del Cielo… Una evoluzione simile richiederebbe anche molto tempo. Però è come se Dio avesse fretta. Per questo, non dovremmo sorprenderci che questa rotta accellerata sia qualcosa di grezzo.

La vita è molto breve ed il viaggio considerevole!

Visto dall’eternità. La nostra vita è solo un istante. Questo non impedisce la sensazione che il tempo si allunga, soprattutto quando si soffre. Non perdiamo di vista questa differenza, che ci aiuterà a comprendere. Quando siamo al fianco di Dio, il nostro sguardo sarà lo stesso che il suo. Così lo spiega Gesù: La donna, quando partorisce, è triste perchè è giunto il momento. Ma una volta che ha dato alla luce il suo bambino, non ricorda più la sofferenza, per la gioia di aver dato alla luce una nuova vita. (Gv 16, 21)

In questo mondo noi abbiamo un opportunità unica di amare Dio, anche quando sfugge ai nostri occhi ed alle nostre orecchie.

La fede non si manifesta nella luce, perchè il bagliore si manifesta nell’eternità.

Ma viene il tempo in cui Egli si rivela pienamente, la nostra allegria sarà eterna per averlo amato senza vederlo. Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me,perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele”. (Lc 22, 28-30) E in quanto a se stesso: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc,24-26) Lo stesso occorre con gli uomini invitati a prendere la sua Croce.

Questa croce può essere pesante e terribile, ma San Paolo ci ricorda che ” fedele è Dio che non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze”(1Co 10,13)

Siamo umili quando parliamo della sofferenza aliena. Solo chi ha sofferto veramente a diritto di parlare. In “Le heurtoir”. Paul Claudel scrisse: “Dio non è venuto per evitarci le sofferenze e nemmeno a spiegarcelo. E’ venuto a riempirlo della Sua presenza.” Vorrei aggiungere: è venuto per condividerlo e questo mistero registrato nel corpo resuscitato di Gesù, mai smetterà di essere una fonte di allegria e stupore. Come dice il salmo 116: Come potrò ricambiare al Signore per tutto il bene che mi ha dato ?

 

 

“Meditationes”

copertina

221. Hai visto, un giorno in cui è stato distrutto un formicaio, con quale sollecitudine ogni formica si impossessava di ciò che amava, cioè l’uovo, a rischio della propria vita. In questo modo devi amare la verità, la pace, cioè Dio.

222. Quanto più uno stima i beni di questo mondo, tanto più soffre di esserne privo e prova compassione per coloro che non ne hanno. Allo stesso modo, quanto più egli stima di nessun valore i beni terreni, tanto più ne sopporta agevolmente la privazione per sè e per gli altri. Questo vale anche per i beni eterni. Quanti hanno compassione degli errori e dei peccati, tra tutti, sono i più grandi.

223. Che gli altri abbiano compassione dei corpi. Tu abbi compassione delle anime.

224. In nessun modo il pubblicano sarebbe potuto tornare alla salvezza, se non avesse confessato umilmente ciò che il fariseo gli rinfacciava con orgoglio (Lc 18, 11-14).

225. La verità è la vita e la salvezza eterna. Devi dunque avere compassione di colui che non ama la verità, poichè è morto e perduto. Ma tu, cattivo come sei, non gli diresti mai la verità, se non sapessi che è per lui amara e intollerabile. Tu, infatti, misuri su te stesso il giudizio con il quale giudichi gli altri. La cosa peggiore, però, è quando, per piacere agli uomini, dici loro una verità che amano e ammirano come diresti menzogne e adulazioni. L’assenzio è una pianta amara, ma benefica per colui che ami, Tu non la somministri per la sua amarezza, ma perchè è salutare. Quello sarebbe crudele, questo è fare un’opera buona. La verità dunque, non deve essere detta perchè è odiata o amata, ma perchè è utile. Occorre tacerla solo quando potrebbe essere nociva, come la luce per gli occhi malati.

Certose storiche: Roermond

Roermond 1

La certosa storica oggetto del focus odierno, è quella di Roermond in Olanda.

Nel 1376 i certosini di Colonia, furono autorizzati da Ridder Werner, Lord of Swalmen, ad impiantarsi in un terreno di sua proprietà. Il nobile aveva fatto un pellegrinaggio in Terra Santa nel 1368, e da allora decise di fondare una certosa da intitolare alla Natività ed a Betlemme. Il complesso monastico era costituito da una chiesa, una sala capitolare, un refettorio, un chiostro con dodici celle di monaci, un birrificio, una panetteria e varie stalle. Alla fine del XV secolo, la chiesa del monastero si rivelò troppo piccola e venne ampliata. In questa certosa olandese, vi furono importanti figure dell’Ordine certosino, come Heinrich Eger von Kalkar, ed il beato Dionigi di Rijkel.

Il monastero fu colpito da due devastanti incendi cittadini nel 1554 e nel 1665, ma fu poi ricostruito. Ma l’evento più tragico che sconvolse la quiete monastica accadde il 22 luglio 1572. Quel giorno, le truppe protestanti di Guglielmo d’Orange conquistarono la cittadina di Roermond, e successivamente invasero la certosa, ed i suoi monaci, furono per più della metà brutalmente torturati dalla spietata violenza degli aggressori. Dodici certosini furono assassinati, i cosiddetti martiri di Roermond. Questo terribile episodio è stato documentato in numerose opere d’arte, da diversi pittori. Successivamente, nel 1783, dopo la guerra di successione austriaca, l’imperatore Giuseppe II decise l’abolizione degli ordini contemplativi e la certosa dovette cessare la sua attività monastica. Poco dopo Roermond fu abitata dalle sorelle Norbertine di Houthem-St.Gerlach, che furono poi cacciate via dai francesi nel 1797. Nel 1841 il vescovo Paredis fondò il suo Gran Seminario fino al 1968. Nel 1984 iniziò un importante restauro del complesso. Gli edifici residui, oggi appartengono alla Diocesi di Roermond. Le immagini che seguono ci mostreranno la ricchezza di questa antica certosa.