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Recensioni dal passato

certosa-di-san-martino

Oggi, nella nostra epoca molte attività si svolgono sul web, tra le tante, una molto diffusa ed utile è quella di rilasciare opinioni, commenti su luoghi di notevole interesse visitati. Su tutti, il noto portale TripAdvisor, svolge un impareggiabile servizio, pubblicando le recensioni degli utenti riguardo hotel, ristoranti, città, musei ed ogni attrazione turistica.
Vi starete chiedendo che attinenza ci sia tra ciò ed i certosini.
Ebbene, sin dagli albori dell’attuale turismo di massa cominciato con il Grand Tour, i viaggiatori erano soliti esprimere le proprie impressioni di viaggio, magari annotandole su appositi appunti al fine di tramandare le proprie sensazioni.
Il Grand Tour in particolare era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare ed arricchire il loro sapere.
Spesso le certose erano tappe obbligate in questi itinerari, sia per la loro ubicazione privilegiata, sia per le ricchezze artistiche in esse custodite e sia per la curiosità nutrita nei confronti dei contemplativi monaci certosini.
Allora, concedetemi questo simpatico anacronismo.
E se ci fosse stato TripAdvisor nel XVII° secolo?

Queste sarebbero state alcune tra le più autorevoli recensioni, che ho raccolto per voi amici lettori, sulla bellezza e ricchezza della Certosa di san Martino.
Voglia essere questo un omaggio alla “mia certosa”. Seguiranno immagini dell’attuale immutato splendore.

“Di tutti i chiostri che ho visto quello dei certosini di san Martino, è il più splendido e magnifico. Possiede un vasto cortile quadrato circondato dal più bel perystilium o chiostro che abbia mai visto: tutte colonne e l’intero pavimento (del portico) sono di marmo policromo ben rifinito, lucidato ed intarsiato e tenuto così pulito ed elegante che è impossibile vedere qualcosa di più piacevole di questo genere. Devo confessare che ne sono rimasto molto colpito.” (John Ray 1665)

 

” Vi sono in certosa opere di grande interesse; annoto nella mia agenda che il più bello tra tutti è il dipinto dello Spagnoletto (Ribera), in fondo alla sacrestia; è la migliore opera di questo artista. Ma se volete un quadro ben più stupendo di tutti questi, affacciatevi alla finestra, e ditemi cosa pensate della visione.
Ebbene? Mi dispiace ancora la fatica che ho affrontato portandomi ad arrampicare sopra le rocce di questa dannata certosa, dove mi pareva che non sarei arrivato?” (Charles De Brosses 1740)

 

” Ciascun religioso ha la sua piccola abitazione composta di un gabinetto, di una biblioteca e di un piccolo giardino, tenuto con grandissima pulizia, ma l’abitazione del Priore può infatti gareggiare con l’appartamento di un principe. Viene la medesima adornata di gallerie e logge coperte e discoperte, con vaghe pitture a fresco, magnifici colonnati, scalinate di marmo, belle stanze lastricate di finti marmi di vari colori; il tutto fornito di statue, busti, bassorilievi, vasi antichi, con deliziosi giardini pensili abbelliti dei più rari fiori e di parecchie curiose fontane. Nelle mentovate stanze trovasi inoltre una copiosa raccolta di eccellenti pitture dei migliori Maestri, e tale che può dirsi una compiuta galleria….Delle fin qui descritte cose si può abbastanza comprendere la bellezza e magnificenza di questo luogo, che forse non ha il simile in tutta l’europa. (Thomas Salmon 1761)

 

“La superbe Chartreuse de Saint Martin dans une des plus belles situations de l’univers!

L’eglise seule peut etre regardee comme une superbe galerie des plus beaux tableaux et ornèe de tout ce qu’il est possible d’immaginer en pierres prècieuses, en stucs, dorures et marbres les plus rares, il y sont rèpandus avec profusion et cependant avec beaucoup de goût”. (Abbé de Saint-Non 1781)

 

“La tonaca bianca dei monaci dà loro un aspetto amichevole; e in realtà essi sono ancora più amichevoli; Accolgono lo straniero con la massima benevolenza e cordialità. Nessuno può associare ai certosini la tipica figura del rigido anacoreta, che non pensa ad altro che a prepararsi la tomba,e non pronuncia sillaba che non sia un memento mori. I certosini di San Martino non sono così tetri;sorridono e ridono, abitano spaziose stanze molto ben arredate, e molti ne hanno addirittura tre, dormono sotto le coperte, si divertono a guardare con il cannocchiale dai balconi lo spettacolo della gente di Napoli e offrono il caffè agli stranieri…..Nel Refettorio vidi un gran numero di tavole apparecchiate…la cucina era un bello spettacolo, degno di attenzione del visitatore. Era spaziosissima con un pozzo al centro in cui un Tritone versava acqua dal corno….La Farmacia è degna della cucina. Il vecchio monaco che vi presiede ha grandi conoscenze di medicina, e sa come comporre panacee”. ( August Von Kotzebue 1804)

 

n_a
Potrei continuare citandovi i giudizi di De Sade, De Moratin, Stendhal, Dumas, Melville, Taine, Twain eccetera, ma non intendo tediarvi, pertanto vi lascio gustare le immagini che si commentano da sole.

priore in meditazione certosa di San Martino

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Il giovane ebreo alla ricerca di Dio

Nell’articolo di oggi vi parlerò della storia del celeberrimo Teologo cattolico Dietrich Von Hildebrand e di un suo allievo dell’Università di Fordham nelgli Stati Uniti.

La storia che sto per narrarvi è la storia di una conversione.

Premettiamo subito che Von Hildebrand nato in una famiglia protestante, si era convertito al cattolicesimo nel 1946, diventando poi “il Dottore della Chiesa del XX° secolo” definizione di papa Pio XII.

La storia legata a questo teologo che voglio divulgarvi si riferisce a quando nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, il Professore Von Hildebrand insegnava alla Fordham University. Tra i tanti giovani studenti, vi era un ragazzo ebreo che era stato ufficiale di marina durante il coflitto mondiale appena conclusosi. Egli aveva cominciato a studiare filosofia alla Columbia University, ma ben presto si rese conto che non era quella la sua strada nella vita. Fu così che un amico gli suggerì di recarsi a Fordham, e più specificatamente di contattare il Professor Dietrich. Iniziò così un rapporto empatico tra i due.

Il giovane confidò al Professore, che stando al fronte, ed ammirando tra tanto dolore e sofferenza un tramonto del sole nel Pacifico, intuì di voler cominciare una vita volta alla ricerca di Dio.

Il Professore rimase colpito da quelle parole, e frequentando il giovane apprese da lui che molti insegnanti erano basiti e si mostrarono non disponibili a convertire al cattolicesimo un giovane ebreo.

Dietrich Von Hildebrand, questo immenso teologo, riuscì con le sue parole non solo a convertire il giovane alla religione cattolica, facendogli da padrino al Battesimo, ma come vedremo egli fu testimone anche della vocazione monastica che spinse il giovane a diventare un monaco certosino!

20 Dom Raphael in motherhouse

Un giovane Dom Raphael in Grande Chartreuse

Ma chi era questo giovane?

Raphael Neil Diamond, nacque a Brooklyn negli Stati Uniti il 22 aprile del 1923, fece diversi studi, tra cui anche la musica ed il canto gregoriano, oltre alla teologia e filosofia come abbiamo visto alla Fordham University. Il mentore Von Hildebrand e la passione per il canto gregoriano lo spinsero dapprima a diventare cattolico ed in seguito a decidere di entrare nella Grande Chartreuse nel 1952, laddove fece la professione solenne l’8 settembre del 1954. Fu ordinato sacerdote il 22 marzo del 1958, Dom Diamond fu inviato dall’Ordine a Skyfarm in Vermont per seguire la creazione della nascente certosa americana. Nel 1966 ritornò in Europa e nominato Vicario della certosa di Parkminster, ma nel 1968 fece ritorno nel Vermont per sorvegliare la materiale realizzazione della certosa della Trasfigurazione, e sovrintendere alla organizzazione dell’avvio della vita monastica. Fu dapprima rettore, poi nel 1971 fu eletto Priore e vi rimase in carica fino al 1995. Dom Diamond fu anche Visitatore della Provincia di Francia dal 1987 al 1991. terminò la sua vita terrena il 16 giugno del 1996, dopo quarantaquattro anni di vita certosina.

20 Dom Raphael 1996 in America (1)

Dom Raphael nel 1996, una delle sue ultime immagini

Ho ritenuto utile rendere nota questa vicenda di conversione, poco nota, ma che ancora una volta ci mostra l’imprevedibilità della vita, condotta per noi dai disegni imperscrutabili della Divina Provvidenza. Da giovane soldato ebreo che voleva cercare Dio a primo Priore della certosa della Trasfigurazione, una inenarrabile esistenza.

Dom Joseph il Priore leonino

Edgar_Josip_Leopold_1962

Cari amici, nell’articolo di oggi vi offro un video inedito. Esso è tratto da un documentario realizzato, nel 1970, dalla Viba film in occasione del novantesimo compleanno del Padre priore della certosa slovena di Pleterje. Sono immagini eccezionali considerato il periodo ed il luogo, appare infatti ardimentoso entrare oltre le mura di una certosa con una cinepresa, e soprattutto nella ex Jugoslavia in pieno regime totalitarista del maresciallo Tito.

Trattasi però, come dicevo, della celebrazione di Dom Joseph Edgar Leopold (Lavov- Lyon).

Nel filmato scorrono le immagini della certosa slovena con Dom Joseph che si trattiene nei vari ambienti monastici per mostrarli al cineoperatore, il tutto correlato dalla voce del cronista che ci narra in sloveno la biografia del vecchio priore.

Ma chi era Dom Joseph Edgar Leopold?

Egli nacque il 17 gennaio del 1881 a Timisoara in Romania, completati gli studi il 28 ottobre del 1905 fu ordinato sacerdote a Roma, dove ottenne un dottorato in Teologia. Fu attratto dalla vita monastica e decise di entrare nella certosa slovena di Pleterje, laddove fece la professione solenne il 28 ottobre del 1924. Trascorsi appena dieci anni, per i suoi meriti e le sue indubbie qualità, venne nel 1934 eletto Priore, tale carica la mantenne fino al 1967, successivamente ebbe l’incarico di Antiquior fino al 1972. Dom Joseph, morì il 18 maggio del 1977, alla veneranda età di 95 anni!!

Ma voglio ora parlarvi delle tribolazioni di questo certosino durante la seconda guerra mondiale.

La comunità certosina di Pleterje, fu oggetto di rappresaglie da parte dell'”Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia” ovvero un movimento partigiano di resistenza militare che si opponeva agli eserciti dell’Asse. I monaci certosini furono accusati di dare asilo ed ospitalità ai nazisti braccati dai partigiani, a causa di ciò Dom Joseph fu arrestato il 24 ottobre del 1942 reo di essere un collaborazionista. Estirpato dalla quiete monastica il povero certosino fu trasportato inizialmente nel carcere di Maribor, e dopo un mese a Lubiana poi successivamente alla vigilia di Natale fu scarcerato. Le autorità gli vietarono categoricamente di rientrare in certosa ed anzi gli imposero di espatriare, poichè fu considerato non accetto in Jugoslavia. Dom Joseph decise così di recarsi in Italia, dove trovò asilo nella certosa di Vedana, laddove egli ritrovò la quiete desiderata. La sua permanenza in italia durò fino al 3 gennaio del 1944, successivamente nel maggio del 1945 egli potè fare ritorno a Pleterje, che nel frattempo, il 18 ottobre del 1943, aveva subito ingenti danni a causa del violento attacco dei miliziani partigiani che incendiarono brutalmente e distrussero, con bombardamenti, tredici celle del complesso monastico. Ristabilita la pace, a seguito della fine del secondo conflitto mondiale, la certosa di Pleterje potè rinascere ed è riuscita a sopravvivere al regime comunista di Tito, ed ancora oggi in essa è viva l’attività monastica. Le cronache di quei tempi furono descritte da Dom Joseph in un libro pubblicato nel 1979.

libro

Prima di concludere questo articolo voglio soffermarmi su due curiosità legate a Dom Joseph, la prima è che egli fu in gioventù, durante il primo conflitto mondiale, compagno di armi proprio del maresciallo Tito!

La seconda curiosità riguarda l’appellativo di Lavov o Lyon, ovvero “leone” pseudonimo attribuitogli per il coraggio dimostrato durante i tragici fatti che vi ho esposto.

Vi lascio alle immagini del raro documento filmato che ci faranno conoscere le fattezze di Dom Joseph Edgar Leopold Lavov, ormai vecchio ma nel suo sguardo possiamo percepire ancora l’autorevolezza di un indomito leone .

Il certosino inquisitore

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Nell’articolo odierno vi proporrò la storia di un certosino spagnolo: Dom Luis Mercader Escolano, il certosino inquisitore.
Luis nacque a Murviedro nei pressi di Valencia, nel 1444, da una nobile famiglia locale i Conti di Buñol. Sin da piccolo ebbe propensione per lo studio, e dapprima studiò dottrine umanistiche a Valencia e in seguito si recò a Salamanca dove si dedicò allo studio di matematica arte e teologia, giovanissimo divenne dottore in utroque. A soli ventiquattro anni, nel 1468, decise di entrare nella certosa di Val de Cristo e diventare monaco certosino. Date le sue doti, divenne maestro dei novizi e nel 1476 procuratore. Questo incaricò lo svolgeva a malincuore e diverse volte ne chiese misericordia, ma solo nel 1488 il Capitolo Generale dell’Ordine lo nomina Priore della certosa di Porta Coeli. Ma il 24 giugno del 1489 viene eletto all’unanimità Priore della sua certosa, e pertanto svolgerà tale mansione a Val de Cristo, non solo, l’anno seguente viene nominato Visitatore della Provincia cartusiana di Catalogna.
Ancora una volta Dom Luis con questo incarico vedeva turbata la sua vocazione alla solitudine ed alla quiete della cella! Fu così accolta la sua richiesta di misericordia anche per questo compito, e il 14 ottobre del 1491 fu deposto, ma il 9 gennaio del 1494 fu nuovamente eletto all’unanimità priore alla certosa di Val de Cristo. La sua personalità era davvero forte al punto che fu scelto dal re Ferdinando il Cattolico come suo confessore ed ambasciatore personale presso il Papa. Questo incarico condusse Dom Mercader a fare visite diplomatiche all’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo, al re Ladislao d’Ungheria e sul soglio pontificio retto da Alessandro VI. Questa sua attività diplomatica non fu gradita al capitolo Generale dell’Ordine, che nel 1511 intimava Dom Luis di ritirasi a vita claustrale. Il re Ferdinando difese questa censura ricevuta dall’ Ordine certosino, ma ne approfittò per nominare, il 13 gennaio del 1514, Dom Mercader vescovo di Tortosa ed investendolo anche del titolo di Presidente del Tribunale dell’inquisizione di Navarra e Aragon!
Quest’ultimo titolo scosse emotivamente Dom Luis, che svolse questa mansione in maniera estremamente mite, come fu la sua condotta episcopale secondo le virtù apprese tra i certosini. Continuò a praticare l’astinenza dalla carne ed un regime di vita severo. Il 9 giugno del 1516, a settantadue anni di età di ritorno da corte a Buñol, la sua anima salì al cielo. Il suo corpo fu seppellito nella Cappella della Maddalena nella sua amata certosa di Vall de Cristo. Durante il suo priorato infatti egli aveva disposto la costruzione di questa cappella, dove fu poi interrato tra la commozione dei suoi confratelli. Si spense con la fama santità, fu apprezzato come uomo saggio e ricco di rare virtù. Dopo la sua morte, e trascorsi 83 anni, da quell’infausto giorno, i monaci aprirono la cripta per pulire le reliquie del santo confratello, ma fu con grande stupore che assistettero ad un vero prodigio.
Le spoglie mortali di Dom Luis Mercader erano incorrotte!
L’aspetto fisico era identico al momento in cui era morto, aveva una folta barba rossiccia e l’abito monastico intonso e non vi era traccia di cattivo odore. I certosini, ringraziarono Dio per tale prodigio e benedissero le spoglie, seppellendole nuovamente. Nelle cronache della certosa di Val de Cristo, vi è notizia di un altro tentativo di indagine effettuato su queste spoglie. Difatti trascorsi altri cinquanta anni, ovvero centotrentaquattro dalla dipartita di Dom Luis, altri suoi confratelli aprirono la cripta. Lo stupore fu estremo nel vedere le venerabili reliquie ancora intatte. Dal corpo del loro confratello defunto emanava inoltre un soave profumo, segnale della sua santità. I monaci provarono ad estrarre un dente come reliquia da venerare, ma fu impossibile poichè esso era attaccato alla arcata dentaria come se fosse vivo!
Decisero così di chiudere la cripta e lasciar riposare il loro confratello in quell’aura di santità.
Su di lui scrissero: “Fu molto dedito allo studio della matematica, fu per questo che ebbe nella sua cella molti astrolabi e orologi che lo hanno aiutato l’uno a salire su nel cielo con la contemplazione; e l’altro a piombare e strisciare sul pavimento, prostrandosi e ricordando la brevità della vita

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Dom Luis Mercader offre lo scudo del suo casato a san Bruno

 

 

 

Don Bosco ed i certosini

Don Bosco ed i certosini

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L’aneddoto che voglio narrarvi oggi riguarda Giovanni Bosco, meglio noto come don Bosco, ricordato per essere stato il fondatore dei Salesiani. Questo sacerdote, educatore di giovani,  per perseguire la sua opera ebbe bisogno di richiedere incessantemente fondi e finanziamenti al fine di sostenere la sua missione. A tal proposito vi offro una lettera che egli scrisse al Priore Generale dei certosini, chiedendo un aiuto economico, che come vedremo non tardò ad arrivare.

Lettera di Don Bosco al  Superiore Generale  della Gran Certosa di Grenoble.

Reverendo Padre,

L’attuale ora è per la Chiesa un’ora di persecuzione e di prova. Ma, come me, avete notato che è soprattutto in questi tempi che piace a Dio di diffondere la sua grazia più preziosa per abbellire la sua santa sposa.

I cristiani non sono mai stati più fervente rispetto al momento delle catacombe, e lì che hanno preparato la fertilità dei lavori del futuro.

Queste riflessioni mi hanno ispirato molta fiducia tra le gravi difficoltà del momento presente, e spero che la Divina Provvidenza, portando, per tribolazione, le anime a vivere una più cristianamente ispirando loro una più generosa dedizione alla santa causa della Chiesa.

E ‘per questo motivo che, lungi dallo scoraggiarci nella pratica di zelo, dobbiamo essere in grado di assistere l’azione della grazia di Dio nell’anima di coloro che cercano di raggiungerla e salvarsi.

Piacque a Dio di chiamarci in Francia per fondare le Opere di Gioventù, ed i nostri sforzi sono stati coronati con la sua grazia con un successo consolante.

Inizieremo a Marsiglia, un noviziato per la Francia. Il Santo Padre auspica che questa importante nostra opera di aderire alla fondazione di un Seminario per le Missioni del Sud America che Sua Santità ha affidato al nostro Istituto.

Sua Santità è stato particolarmente responsabile per comunicare questo desiderio di invitare le persone religiose ad assistere con tutta la loro potenza della nuova fondazione. ‘

Non si vuole, Reverendo Padre, contando questa opera tra quelle che i vostri supporti di beneficenza e ci conceda una quota degli elemosine ricche e abbondanti che si distribuiscono ogni anno nella Chiesa cattolica?

La grandezza di scopo, la volontà espressa del Santissimo Padre, mi piace pensare che la mia migliore scusa per giustificare l’audacia della mia richiesta che si inchina al Vostro cuore caritatevole affinchè possiate accoglierlo con la Vostra solita gentilezza.

In questa speranza, ho l’onore di avere verso di Voi una devozione religiosa, Reverendo Padre.

Il vostro umile servitore in N. S.

Abbé Jean Bosco.

Come vi dicevo, trascorso qualche tempo dall’aver ricevuto questa missiva, il Superiore della Grande Chartreuse potè esaudire le richieste di don Bosco, ma vediamo come.  Dalla biografia sappiamo che accadde, in questo modo, durante uno dei viaggi intrapresi dal sacerdote astigiano.

“S’arrivò a Valencia verso le quattro pomeridiane. Il parroco della cattedrale, tutto affetto per Don Bosco e per i Salesiani, si trovò a riceverlo nella stazione e lo condusse a casa sua. Alla cena sedeva a mensa anche l’economo della Grande Chartreuse di Grenoble, che conversò lungamente col Servo di Dio. Quel buon monaco sapeva pochissimo di Don Bosco e meno ancora della sua opera; ma il segretario personale Viglietti riuscì in breve a catechizzarlo così bene, che egli partendo promise di ricordarsene e abbracciò tutti con la più schietta cordialità. Quel ricordarsene voleva dire che nelle rilevanti beneficenze elargite ogni anno dal dovizioso monastero cartusiano, ci sarebbe stato margine anche per Don Bosco. Non furono parole lanciate al vento, né promesse vane.  Infatti il 31 maggio si presentò all’Oratorio un monaco di quella Certosa che a nome del Priore Generale portava a Don Bosco in dono cinquantamila franchi con una lettera piena di benevolenza per lui, nella quale il Superiore si dichiarava pronto a prestargli ogni servizio ed a somministrargli ogni soccorso”. La generosità certosina al servizio della causa salesiana fu così compiuta.

Lettera ad un fan dei certosini del XII° secolo

Lettera ad un fan dei certosini del XII° secolo

S. Antelmo (F. Balbi)

Vi offro nell’articolo odierno una lettera scritta da Dom Antelmo di Chignin, Priore Generale dell’Ordine certosino dal 1139 al 1151, ad un ammiratore di quel tipo di vita monastica. Questo ignoto  estimatore, del quale non conosciamo ne l’identità ne il contenuto della sua missiva, il quale  però possiamo ipotizzarlo dalla risposta data da Dom Antelmo.  Il curioso appassionato, avrà posto decine di domande sulla vita dei monaci a cui l’insigne priore risponde con apparente semplicità ma con saggia profondità. Provo per un attimo ad immaginare quanto tempo abbia aspettato il nostro sconosciuto amante dei certosini per ricevere la risposta!

Nella nostra epoca, laddove, le comunicazioni sono rapidissime grazie all’avvento della multimedialità, sembra davvero incredibile immaginare che tali rapporti epistolari, potevano protrarsi anche per mesi.

A voi il testo:

Il priore Antelmo scrive: “Tu ci chiedi che ti inviamo ciò che abbiamo di scritto sulla nostra vocazione monastica, qualcosa sul fondatore del nostro genere di vita, sulle usanze, sulle consuetudini della nostra vita.  Hai chiesto che ti indichiamo la qualità del nostro vestito, del nostro cibo, della nostra bevanda, in quali tempi e in quali giorni osserviamo il digiuno, e in quali, invece, lo allentiamo; quante ore dedichiamo al lavoro manuale, quante alla preghiera, quante alla lettura.  Ora, tutte queste cose sono contenute in uno scritto, ma si tratta di uno scritto che non ti possiamo mandare: è voluminoso.  Quindi non ci possiamo mettere al servizio della tua curiosità.  Puoi comunque ritenere per certo, fratello, che il desiderio, certamente non concepito nel tuo animo senza un’ispirazione dello Spirito Santo, è quindi una curiosità legittima”.  Comunque sia..

“Il Signore ti conceda secondo il tuo cuore, ti conceda quanto tu desideri.  Sta’ bene, e prega per noi.”

E’ straordinario constatare, che la risposta data da Dom Antelmo a questo fan del XII° secolo è simile nel contenuto a quella che darebbe un priore del XXI° secolo.

Dom Joseph Martinet, un certosino in fuga

Dom Joseph Martinet, un certosino in fuga

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Dom Joseph Martinet celebra clandestinamente la messa (tela anonima musée des Chartreux, Marseille)

Nell’ articolo odierno,  torno a parlarvi di un personaggio che ha vissuto avventurose esperienza durante la tremenda persecuzione religiosa che ha fatto seguito alla Rivoluzione francese.  In precedenti articoli vi avevo già narrato storie drammatiche che coinvolsero monaci certosini cosiddetti refrattari alle nuove leggi anticlericali. Il personaggio che intendo farvi conoscere fu un monaco certosino di Marsiglia noto come Dom Joseph Martinet.

Allo stato civile Marie Gervais Thomas Martinet, nacque a a Auvillars (Tarn-et-Garonne) in  Francia, il 20 dicembre 1750 da suo padre Giuseppe Arnaud Martinet, signore di Artigadais, avvocato in Parlamento e da Elizabeth Beauquesne la quale morì prematuramente quando il figlio aveva solo cinque anni. Il giovane Martinet dopo aver dedicato la sua adolescenza agli studi, fu pervaso da una vocazione verso la vita religiosa di clausura, pertanto decise di entrare nella certosa di Villeneuve-lès-Avignon nel 1771. Dopo aver fatto la professione solenne presso questa certosa il 27 dicembre del  1771, e preso il nome Joseph, egli fu inviato alla certosa di Marsiglia dove svolse il compito di sacrista tra il 1787 ed il 1788. Purtroppo la sua vita monastica come quella di tutta la comunità certosina di Marsiglia venne turbata dalle leggi anticlericali, difatti a seguito di ciò la certosa chiuse ed i monaci furono dispersi. Dom Joseph, impavido, sfidò tale odiosa prescrizione, difatti abbandonata la sua cella il 14 luglio 1792, rimase nei paraggi della certosa in clandestinità continuando a svolgere la sua attività di sacerdote. Egli da prete refrattario, fu accolta da varie famiglie cattoliche che si prestarono a dargli accoglienza e rifugio. Tra agosto 1792 e luglio 1793 Dom Martinet, fu l’unico sacerdote ad esercitare il ministero in tutta Marsiglia, e da buon certosino viveva umilmente dedicando molte ore alla preghiera e tralasciando le ore di sonno per essere di ausilio ai fedeli. Ebbe vari nascondigli, sono riportati in cronache dell’epoca i suoi scampati arresti da parte dei poliziotti che braccavano i refrattari come lui, e che prodigiosamente non riuscirono mai ad arrestarlo. Amava predicare e coinvolgere fedeli alla recita del Rosario, tenuto furtivamente in luoghi nascosti. Durante tutto questo periodo rivoluzionario, dal 1793 al 1795,  nel quale Dom Martinet visse in clandestinità, redasse, in una sorta di agenda, i sacramenti che impartì: 276 battesimi e 36 matrimoni!

La fama di santità di questo certosino costretto alla fuga, crebbe allorquando morì in una casa di una famiglia di Marsiglia che gli offriva ospitalità, il 12 giugno del 1795 e fu seppellito segretamente in un giardino de la rue d’Aix. Successivamente passate le turbolenze rivoluzionarie, i suoi resti furono traslati il 23 febbraio del 1856 nella chiesa della certosa di Marsiglia, nel frattempo diventata Parrocchia di Santa Maria Maddalena. Oggi si può ammirare all’interno di questa chiesa, il monumento funerario, alto metri 2,50 eretto nel 1856 in memoria di Dom Joseph Martinet al di sopra del quale si scorge la maschera funebre del venerabile certosino. Sulla lapide marmoreo l’incisione in lettere d’oro recita:

“Memoria in benedictione è Cujus / Qui giace / Dom Joseph Martinet / Auvillars nato a Tarn-et-Garonne / 26 dic 1730 / Religioso dell’Ordine di San Bruno / professo della Chartreuse di Villeneuve-les-Avignon / poi inviato a Marsiglia / dove rimase fino al tempo della Rivoluzione / Apostolo di Marsiglia / durante i giorni peggiori di persecuzione / costantemente a rischio della sua vita / è esaurito nell’esercizio delle carità eroica / morì nella stessa città in odore di santità / 12 giugno 1795 / depositato nella ex chiesa certosina / attualmente parrocchia di S. Maria Maddalena / 23 febbraio 1856. “

Ho voluto rinverdire la memoria di questo straordinario personaggio, il quale nella città di Marsiglia è ricordato ancora oggi con grande amore e particolare devozione.

26 tomba martinet

                                     Monumento funebre con iscrizione

maschera funebre

                                                    maschera funebre

Stat Crux Dum volvitur Orbis posto sulla base

                                                          Stat Crux Dum Volvitur Orbis (posto sulla base)