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Neve sulle certose

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Cari amici, questo articolo lo realizzo per testimoniare la straordinaria nevicata che si è abbattuta nei giorni scorsi sull’Italia meridionale. Questo fenomeno meteorologico, insolito per il sud Italia, ci ha regalato immagini splendide, che non potevo non diffondere. La neve si è abbattuta copiosamente sulle tre certose presenti nella mia regione la Campania, e più precisamente sulla certosa di san Martino a Napoli, sulla certosa di san Lorenzo a Padula (SA) e sulla certosa di san Giacomo a Capri.

Le immagini che vi propongo, testimoniano l’eccezionale evento e ci mostrano come la neve si è adagiata sugli incantevoli spazi monastici certosini, donandogli un aspetto fatato.

Un grazie particolare agli amici che hanno realizzato questi sublimi scatti.

Chiunque abbia altre foto e vuole….può aggiungerle nei commenti.

A voi tutti buona visione!

La “mia certosa. san Martino, Napoli

 

La certosa di san Lorenzo Padula (Sa)

 

La certosa di san Giacomo, Capri

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I monaci certosini secondo Giorgio la Pira

Costa la Pira

Dom Costa e G. La Pira

Oggi vi propongo un articolo contenente un testo scritto da Giorgio La Pira, un politico italiano nonchè sindaco della città di Firenze. Si dice che la Pasqua del ’24 segnò, per Giorgio La Pira, il momento della reale conversione e l’approdo alla fede. Per la sua vita esemplare, infatti, è in corso la causa di beatificazione. Lo scorso 5 novembre si è celebrato il quarantesimo anniversario della sua scomparsa.

Egli ebbe modo di conoscere la spiritualità certosina, entrando in contatto tra gli altri con Dom Antonio Gabriele Costa, che divenne ben presto il suo confessore. La Pira attratto dal mondo certosino visitò la Grande Chartruse il 12 settembre del 1960.

Di seguito vi riporto un suo scritto riguardante la contemplazione certosina:

La contemplazione di Dio – solidamente poggiata sulla parola di Gesù a Marta e sulla rivelazione dell’ultima cena agli apostoli (haec est vita aeterna ut cognoscant te solum Deurn verum, et quem misisti Jesum Christum) – è l’atto supremo verso il quale converge, come a suo punto finale, lo sforzo ascensionale della grazia e dell’uomo: si può dire che in certo senso essa definisce il cristiano; è il fiore ed il frutto al quale tende la totalità dell’ordine della natura e della sopra natura: perché nella visione di Dio consiste la completezza finale ed il finale coronamento della natura umana.
E questa visione, anche se totalizzata soltanto nell’altra vita, non è senza rapporto con la vita presente: la fede, infatti, è una incoatio di questa visione futura: e quanto più essa si approfondisce tanto più questa incoatio si fa penetrante: gli occhi interiori della fede sono già, in certo modo, un inizio degli occhi interiori della gloria.
L’orientazione del pensiero umano verso l’atto supremo della contemplazione costituisce il motivo dinamico più vitale della più alta meditazione filosofica.
Ma un secondo problema si impone subito alla riflessione: la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo e una multitudo ordinata: la vita religiosa, anche se vita personale, dialogo interiore di ciascun anima con Dio, è tuttavia anche espressione collettiva di adorazione e di amore: non avrà anche la contemplazione questa espressione collettiva? Non vi sarà una vocazione in tal senso? Un ordine che esprima nella sua totale purità – quanto è possibile in questo mondo – questo atto immacolato di ‘visione’? Che sia depositario, per dir così, di questo assoluto primato della contemplazione? Che abbia per unico scopo l’esercizio puro di questo unum necessarium?
Se si medita la vita di San Bruno – collocata all’albeggiare, quasi del 1000 – si trova la risposta di questo problema.
C’è sempre una ragione profonda, che lo Spirito Santo persegue, nella genesi di un grande movimento religioso: non che mancassero, al tempo di San Bruno, Ordini votati alla contemplazione: pure la Certosa ha qualcosa di nuovo, nella totalità della sua concezione: qui la contemplazione ha valore totale, per se stesso: non è unita a nessun altro valore: lo stesso apostolato, in quanto azione esterna, è eliminato in radice: l’unico scopo dell’Ordine, il punto unico di convergenza che ne collega tutte le strutture liturgiche, architettoniche, temporali, è costituito da questo atto di adorazione e di lode perenne che deve fluire di notte e di giorno come sacro profumo e sacra testimonianza resa dall’anima a Dio.
Nessun interesse, anche buono e santo, deve disturbare questo interesse unico: Dio solo: dall’alba al tramonto, dal tramonto all’alba ogni certosino per proprio conto e la Certosa nella sua totalità esprima con energia di amore questa lode che non si allenta: come se si prolungasse sulla terra la schiera beata delle gerarchie angeliche: l’ultima, perché infima, gerarchia di angeli tocca la cima di questa ultima, perché suprema, gerarchia di oranti!
Concezione grandiosa che lascia incantati chi la medita e chi la esperimenta.
E se la Chiesa avesse bisogno attivo di un Certosino? Ecco San Bruno guidare, in certo senso, come consigliere attivo di Urbano II la Chiesa di Dio; eccolo vicino a Cardinali, a Vescovi, a Principi; guida che traccia linee concrete nella storia del suo tempo; che si interessa di guerre e di paci, di concili e di riforme; ma si tratta sempre di attività di margine: la novità assoluta della Certosa sarà in questo deserto totale della natura e della storia perché su questo distacco anche visibile dalle cose e dagli uomini si possa costituire una città strana: la piccola silenziosa fatta di piccole case di solitari che esprimono individualmente e collettivamente il massimo di orazione ed il massimo di amore!
Piccola città del deserto, che ha per protettore il Battista e per Regina Maria!”

Fra Benigno Scarsella

Fratello Benigno Scarsella

Professo della certosa di Bologna

converso in cucina

A pochi giorni dal Santo Natale eccovi un’altra vita esemplare di un fratello converso. Oggi vi narrerò la storia di Benigno Scarsella, poichè in essa contiene un particolare che richiama questa festività.

Benigno Scarsella nasce da una famiglia raccomandabile di Bologna. Suo padre e sua madre, robusti cristiani, si applicarono con amore a crescere nei cuori dei loro figli i preziosi germi che erano stati depositati lì dal battesimo, e – diciamolo per la sua gloria – ebbero un tale successo, che la bandiera della fede non subì la minima eclissi in lui. Quando giunse il momento di guidare il suo futuro, il giovane, disprezzando le ricchezze che avrebbe posseduto un giorno, non esitò a scegliere tra Dio e il mondo. Entrò nella certosa di Bologna, per iniziare il suo noviziato, deciso a perseverare contro tutti e contro ogni cosa. Ma fin dall’inizio si imbattè in un ostacolo inaspettato, il più grave, senza dubbio; colui che si ferma e richiama così tante anime, che, però, sembrava che Dio avesse dato, un’attrazione soprannaturale e abilità pronunciate per la vita contemplativa. Vogliamo parlare di solitudine. Egli non riusciva a sostenere lo stare da solo, e fu così che il nostro novizio, ha lasciato il chiostro dopo poche settimane. Profondamente desolato del suo fallimento, ma sempre attaccato alla famiglia di S. Bruno, chiese il favore di essere ammesso tra i fratelli conversi. Questi, anche se chiamati, come i religiosi del coro, alle supreme gioie della pietà, non sono sempre in possesso della parte di Maria, seduta ai piedi del maestro divino. Sono in pratica le Marta della casa. La sua vita essenzialmente attiva è infatti temperata da esercizi spirituali, da ufficio divino e da veglie. Ma ad eccezione delle poche ore trascorse nella sua cella, c’è poca solitudine per loro. Inoltre, la grande legge del silenzio – questa caratteristica del nostro ordine – benché strettamente vincolante per tutti – soffre per i conversi più di un’eccezione, poiché, dal momento in cui lavorano insieme, per affrontare le cose che devono fare non solo per l’obbedienza assegnatagli, ma anche con i soggetti utili per l’edificazione comune. Il giovane Benigno Scarcella entrò tra i Fratelli e da subito cominciò a lavorare in cucina. In questa condizione, l’ex novizio si sentiva più a suo agio, e oltre alla sua ammirazione per l’ordine dei certosini, riuscì a rispondere alla parte superiore della chiamata, fu infatti sottoposto a fatica, in quei piccoli dettagli che la sua la prima educazione non lo aveva assolutamente preparato. Fu eccezionale nel non subire il divario della nobiltà della sua origine e del suo passato, egli umilmente rimase al lsuo posto, ovunque fosse, anche l’ultimo. Fare il proprio dovere, ogni ora, tale era il suo motto.

In cucina, tra le tante pietanze, egli predilisse realizzare il famoso Panspeziale, o Certosino di cui vi parlai tempo fà.

certosino dolce

 

Con questo dolce tipico del periodo natalizio, allietò i suoi confratelli e deliziò gli ospiti illustri. Ma dopo questa breve e golosa digressione, ritorniamo alla vita di Fra Benigno.

L’obbedienza, la morte al suo giudizio, era la sua bussola. Il tocco dell’orologio, talvolta impertinente, era la voce di Dio a lui. Per sua iniziativa, umilmente non parlava mai delle conoscenze acquisite prima della sua entrata nella certosa.

Subito dopo i suoi voti, il Priore gli ordinò di spiegare ai Fratelli le cerimonie liturgiche, la Messa, in particolare, secondo il testo degli Statuti: il tutto accompagnato da riflessioni pratiche su come fare tutto con precisione anche le cose più piccole. Questa mansione, per dire la verità, non era altro che il compito di un maestro Fratello, come lo chiamiamo.

Va notato che Benigno Scarcella, con i suoi bagagli classici, si alzava al di sopra del comune. C’era – non c’è nascondimento – qualcosa di irregolare. Un uomo di tempra meno solida si sarebbe avventurato. Ma il caro fratello camminava così semplicemente, così semplicemente, che sembrava non essere consapevole dell’importanza del suo ufficio. Messo fuori combattimento per età e malattia, ha conservato fino alla fine quella fisionomia pura e serena che l’occhio gradisce. Per non lasciare il sentiero del dovere, dove aveva sempre camminato con passo così risoluta, andava e veniva attraverso i cortili ed i giardini, con una mano il Rosario e portando nell’altra mano, un piccolo cesto pieno di rovi morti e legna secca che teneva per l’inverno. Il servo di Dio aveva la sensazione della sua liberazione. Quanto, in quel momento, era felice di aver lasciato tutto per servire Gesù Cristo crocifisso! Toccò il cielo. Il 18 giugno 1663, dopo aver ricevuto il viaticum e l’unzione suprema, il buon fratello ha dato la sua anima al suo creatore, nella pace e nella fedeltà che lo aveva mantenuto fino al suo ultimo giorno.

Phil Gröning ed il suo film

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Cari amici lettori, per noi amanti della vita certosina le prossime vacanze natalizie sono una ghiotta occasione per leggere libri sul tema certosino e magari vederci per la prima o per l’ennesima volta il film “Il Grande silenzio“. Ebbene, voglio proporvi un estratto di un’ intervista rilasciata dal regista Phil Gröning, qualche tempo fa ad una rivista portoghese, nella quale ci rivela particolari inediti, ed interessanti, essa si aggiunge ad altre che vi ho già proposto.
Intervistatore
Quali sono le differenze tra la certosa di Evora e la Grande Certosa?

Philip Groning
Questa è molto accogliente, chiara e luminosa.C’è un fantastico giardino al centro, come un pezzo di paradiso, molto semplice. All’esterno, si pensa che ci sia un grande lusso, come nella chiesa, ma nel chiostro e nelle celle non c’è niente. È di una perfetta semplicità e armonia.
Intervistatore
Più che nella Grande Certosa?

Philip Groning
Sì, perché è più luminosa. Nella Grande Certosa si vede che l’intero edificio è concepito per difendersi contro la neve, contro il freddo. Il chiostro è chiuso per buoni motivi: talvolta in inverno ci sono tre metri di neve. Se non fosse chiuso, non potrebbe essere attraversato. Qui tutto è aperto e c’è un piccolo giardino con alberi d’arancio e una fontana d’acqua …

Intervistatore
I monaci hanno visto il film e sono rimasti male poichè pensavano che sarebbe stato meglio fare il film qui. Hai avuto la stessa sensazione?

Philip Groning
Ho iniziato chiedendo il permesso a Montrieux, certosa nel sud della Francia.È molto simile a questa di Évora. È una piccola organizzazione agricola con un monastero, più piccolo di questo.
Ma per fare il film, dovevo adeguarmi al modo di vivere dei monaci: la regola numero uno è l’obbedienza e se l’ordine mi ha chiesto di fare il film nella Grande Certosa, ho dovuto rispettare la decisione.

Intervistatore
Non sarebbe stato completamente diverso’?: è uguale un monaco qui o nella Grande Certosa?

Philip Groning
In linea di principio è la stessa cosa. Ma il silenzio è diverso, perché qui gli uccelli si sentono più. A Grenoble si è più in alto e ora, a dicembre, c’è un metro di neve. La regola è la stessa ovunque e la struttura principale delle celle pure. Ma per un monaco contemplativo, la natura è molto importante, perché, non essendo per tutto il tempo in contatto con gli esseri umani, per vedere le piante, gli uccelli, le nuvole, il sole, la luce, tutto questo è molto importante. La vita di un monaco che vive nel freddo è diversa da quella di un monaco che vive in un paese caldo.
Intervistatore
È per questo che senti anche nel film che anche piccoli oggetti e cose quotidiane sono di grande importanza?

Philip Groning
Sì. Ho vissuto lì per un anno e ho sperimentato che, quando non parli e non senti, gli oggetti, la presenza del mondo, hanno un’importanza molto acuta e molto viva. È l’unica cosa che, in un certo senso, ti fa vivere, perché sei l’unico elemento con il quale sei in contatto in quel momento. Filosoficamente, ci rendiamo conto che è un miracolo inspiegabile che c’è qualcosa, piuttosto che niente.
Intervistatore
Qui ad Evora hai incontrato i monaci?

Philip Groning
No, non qui, ho visto un fratello che lavorava. È la regola del silenzio. Ho parlato con il procuratore, ma con altri non ho parlato. Ci siamo solo salutati salutato, ma non abbiamo parlato.

Intervistatore
Sei stato in altre certose?

Philip Groning
Si, sono stato a Montrieux, alla Grande Certosa a Portes ed a La Valsainte, in Svizzera.

Intervistatore
Che cosa ti attrae in questi luoghi? Cerchi di Dio?

Philip Groning
Sì, cerco Dio. In un primo momento volevo fare il film e stavo cercando un posto per farlo. Ora, in questa visita, tutto mi porta a ricordare quello che è stato vivere in certosa – un’esperienza molto buona e molto forte che desidero poter vivere in un altro monastero! Ma io non sono un turista di monasteri.
Intervistatore
Sei un regista, hai voluto fare un film per dire alle persone che cosa?

Philip Groning
Un film di successo apre spazio per le persone a trovare il proprio problema. Un film davvero buono non dice questo o quello, è stupido, ma un buon film ci mette in un campo di tensione tra il silenzio, il rumore, il ritmo, l’assenza di parole, l’assenza di Dio, la presenza di Dio, e ognuno può cercare la sua strada dentro.
Intervistatore
Nel film ci sono due seduzioni: quella del regista per questo tipo di vita e quella che si sente nei monaci per fede e da Dio. Era anche il film su queste seduzioni?

Philip Groning
Ho messo una frase [biblica] nel film sulla seduzione [“Mi hai sedotto, Signore, e mi sono lasciato sedurre”].La seduzione è una parola che ha un significato diverso a seconda del paese.In America, è una cosa molto brutta, in Germania è molto bella, essendo sedotta è anche una delle cose più belle. Per me, questa frase esprime una seduzione positiva, nel senso di una persona che si abbandona a tutto e si apre completamente ad un’influenza, per aprire uno spazio dell’anima a ciò che viene dal mondo e dalla vita. Per me, è una delle cose più importanti da vivere e di essere felici, per aprirsi a questo, da sedurre.

Intervistatore
Qual è la seduzione, nel mondo veloce che viviamo, di una sorta di vita come questa, quasi inutile, perché sembra che non diano niente alla società?

Philip Groning
Fortunatamente. Ma non è che non ti danno niente. È un po ‘come un faro che non è là per andare a incontrarlo, ma per sapere che quando si vede la luce, c’è la terra. Il ruolo dei monaci nella società è piuttosto difficile da mostrare che – voi come giornalisti, io come un direttore o qualcuno come un avvocato o di lavoratori – possiamo cambiare la nostra concezione di ciò che è un essere umano, quando sappiamo che questa è anche una decisione che può prendere e essere felice di questo.
Improvvisamente, il nostro ruolo di essere umano è visto diversamente. Vediamo, ad esempio, che non è necessario essere utili per essere felici. Non esiste una relazione razionale tra queste due cose. È complicato, ma la seduzione di una vita come la loro è che è una vita incredibilmente radicale e totalmente focalizzata su una verità. In tutte le religioni c’è sempre la ricerca di una verità assoluta.E oggi è molto seducente, perché ciò che è seducente rimarrà sempre seducente. C’è anche la grande seduzione del non lasciare che il tempo sia occupato dagli aspetti consumisti della società, che sono soprattutto considerazioni di paura: sono abbastanza bene vestito? Faccio abbastanza soldi? Ho comprato la Mercedes giusta o una Mercedes che non è affatto attraente? Tutto questo è uno spreco di tempo.

Intervistatore
Perché non hai soggiornato in certosa?

Philip Groning
Mi sento sempre un pò tentato. Ora, quando sono entrato nel monastero, ho pensato ancora che vorrei stare lì per due mesi. Vivere semplicemente, o scrivere un articolo … Infatti, è una tendenza frequente di molti artisti che hanno lavorato in conventi.

Intervistatore
Era una sorpresa il successo del film con il grande pubblico?

Philip Groning
Da una parte, no. Quando sei un regista, pensi e speri sempre che il prossimo film sarà un grande successo. Di solito il pubblico non pensa così …

Intervistatore
Ma tu lo hai pensato, con questo film così radicale?

Philip Groning
Penso sempre che sia necessario essere radicali per avere successo. Forse è per questo che non riesco come altri. Mi sono reso conto che ci sono molti film sulla meditazione nel contesto asiatico che fanno riflettere il pubblico europeo un film che dice che è possibile anche nell’ambito della nostra cultura, ho pensato che ci sarebbe stata un sacco di gente che lo avrebbe visto. Perché c’è qualcosa di strano in questo orientamento al buddismo, all’esoterismo, ecc. È come se dicessero: voglio che qualcuno mi aiuti a essere completamente a me, ma voglio essere completamente qualcun altro.
È molto più facile trovare il desiderio in religioni molto lontane. Posso facilmente immaginare di essere un buddista completamente felice perché non ricordo di essere un figlio buddista che ha discusso con i preti buddisti; tuttavia, ricordo di discutere con i sacerdoti cattolici. Pensavo poi che se avessi fatto un film in cui il pubblico entrasse in contatto con se stesso, in modo più profondo, ci sarebbero state molte persone che lo avrebbero visto.

Intervistatore
Perché hai deciso di filmare i volti dei monaci alla telecamera? C’è una dimensione estetica del corpo …

Philip Groning
Ho filmato questo all’inizio della ripresa. Sono stato così intimidito dal silenzio che ho appena mosso e nascosto un po ‘.Mi sono reso conto che non puoi fare un film se non vuoi essere visibile.
Vi è un contrasto tra la vita dei monaci e la presenza di una telecamera, un contrasto molto forte. Non posso nascondermi. Quindi è stato meglio mettere il contrasto molto forte e dire: se hai invitato una telecamera, lei è qui adesso, guarda a lei. Questo mi ha aiutato a sentirmi a proprio agio e ha pensato che avrebbe aiutato il pubblico a perdere il senso del voyeurismo, perché nessuno potrà mai entrarvi in certosa. Mettendo i monaci a guardare il pubblico, la persona si rende conto che possono guardarsi l’un l’altro più di ogni osservatore che li guarda.

Intervistatore
I monaci hanno accettato facilmente?

Philip Groning
Non tutti, c’erano alcuni che non volevano essere filmati, ma altri hanno accettato prontamente. Per loro, una fotocamera non ha la stessa importanza che per noi, perché non sono così vanesi, non è importante che siano bellissimi in televisione per i commenti degli amici.

Intervistatore
Nel film c’è una frase che dice: “In Dio non c’è passato, solo presente”. Ma questo è un ordine soprattutto del passato …

Philip Groning
È il vecchio monaco cieco che dice questo in relazione alla morte. Non teme la morte, perché la vita dell’aldilà viene subito, perché il tempo esiste solo per noi come esseri umani. Anche per noi, esiste in modo molto contraddittorio. L’unica cosa che esiste veramente è quella presente e tutte le altre cose sono oggetti della memoria. Anche la concezione del futuro: l’immagine che hai è in memoria. Ciò che vuol dire è che l’unica cosa che esiste è il presente.

Intervistatore
Sei più cattolico di quanto non fossi prima di passare sei mesi nella grande certosa?

Philip Groning
Altro, molto di più. Prima avevo molte difficoltà. Pensavo che la Chiesa cattolica era troppo concentrata su questioni di confessione, di colpa e di peccato. Nel monastero si nota che per i monaci la cosa importante è il senso della grazia, della felicità. Per loro è un fatto straordinario che c’è vita.Vivere è un dono, un dono di Dio.

Recensioni dal passato

certosa-di-san-martino

Oggi, nella nostra epoca molte attività si svolgono sul web, tra le tante, una molto diffusa ed utile è quella di rilasciare opinioni, commenti su luoghi di notevole interesse visitati. Su tutti, il noto portale TripAdvisor, svolge un impareggiabile servizio, pubblicando le recensioni degli utenti riguardo hotel, ristoranti, città, musei ed ogni attrazione turistica.
Vi starete chiedendo che attinenza ci sia tra ciò ed i certosini.
Ebbene, sin dagli albori dell’attuale turismo di massa cominciato con il Grand Tour, i viaggiatori erano soliti esprimere le proprie impressioni di viaggio, magari annotandole su appositi appunti al fine di tramandare le proprie sensazioni.
Il Grand Tour in particolare era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare ed arricchire il loro sapere.
Spesso le certose erano tappe obbligate in questi itinerari, sia per la loro ubicazione privilegiata, sia per le ricchezze artistiche in esse custodite e sia per la curiosità nutrita nei confronti dei contemplativi monaci certosini.
Allora, concedetemi questo simpatico anacronismo.
E se ci fosse stato TripAdvisor nel XVII° secolo?

Queste sarebbero state alcune tra le più autorevoli recensioni, che ho raccolto per voi amici lettori, sulla bellezza e ricchezza della Certosa di san Martino.
Voglia essere questo un omaggio alla “mia certosa”. Seguiranno immagini dell’attuale immutato splendore.

“Di tutti i chiostri che ho visto quello dei certosini di san Martino, è il più splendido e magnifico. Possiede un vasto cortile quadrato circondato dal più bel perystilium o chiostro che abbia mai visto: tutte colonne e l’intero pavimento (del portico) sono di marmo policromo ben rifinito, lucidato ed intarsiato e tenuto così pulito ed elegante che è impossibile vedere qualcosa di più piacevole di questo genere. Devo confessare che ne sono rimasto molto colpito.” (John Ray 1665)

 

” Vi sono in certosa opere di grande interesse; annoto nella mia agenda che il più bello tra tutti è il dipinto dello Spagnoletto (Ribera), in fondo alla sacrestia; è la migliore opera di questo artista. Ma se volete un quadro ben più stupendo di tutti questi, affacciatevi alla finestra, e ditemi cosa pensate della visione.
Ebbene? Mi dispiace ancora la fatica che ho affrontato portandomi ad arrampicare sopra le rocce di questa dannata certosa, dove mi pareva che non sarei arrivato?” (Charles De Brosses 1740)

 

” Ciascun religioso ha la sua piccola abitazione composta di un gabinetto, di una biblioteca e di un piccolo giardino, tenuto con grandissima pulizia, ma l’abitazione del Priore può infatti gareggiare con l’appartamento di un principe. Viene la medesima adornata di gallerie e logge coperte e discoperte, con vaghe pitture a fresco, magnifici colonnati, scalinate di marmo, belle stanze lastricate di finti marmi di vari colori; il tutto fornito di statue, busti, bassorilievi, vasi antichi, con deliziosi giardini pensili abbelliti dei più rari fiori e di parecchie curiose fontane. Nelle mentovate stanze trovasi inoltre una copiosa raccolta di eccellenti pitture dei migliori Maestri, e tale che può dirsi una compiuta galleria….Delle fin qui descritte cose si può abbastanza comprendere la bellezza e magnificenza di questo luogo, che forse non ha il simile in tutta l’europa. (Thomas Salmon 1761)

 

“La superbe Chartreuse de Saint Martin dans une des plus belles situations de l’univers!

L’eglise seule peut etre regardee comme une superbe galerie des plus beaux tableaux et ornèe de tout ce qu’il est possible d’immaginer en pierres prècieuses, en stucs, dorures et marbres les plus rares, il y sont rèpandus avec profusion et cependant avec beaucoup de goût”. (Abbé de Saint-Non 1781)

 

“La tonaca bianca dei monaci dà loro un aspetto amichevole; e in realtà essi sono ancora più amichevoli; Accolgono lo straniero con la massima benevolenza e cordialità. Nessuno può associare ai certosini la tipica figura del rigido anacoreta, che non pensa ad altro che a prepararsi la tomba,e non pronuncia sillaba che non sia un memento mori. I certosini di San Martino non sono così tetri;sorridono e ridono, abitano spaziose stanze molto ben arredate, e molti ne hanno addirittura tre, dormono sotto le coperte, si divertono a guardare con il cannocchiale dai balconi lo spettacolo della gente di Napoli e offrono il caffè agli stranieri…..Nel Refettorio vidi un gran numero di tavole apparecchiate…la cucina era un bello spettacolo, degno di attenzione del visitatore. Era spaziosissima con un pozzo al centro in cui un Tritone versava acqua dal corno….La Farmacia è degna della cucina. Il vecchio monaco che vi presiede ha grandi conoscenze di medicina, e sa come comporre panacee”. ( August Von Kotzebue 1804)

 

n_a
Potrei continuare citandovi i giudizi di De Sade, De Moratin, Stendhal, Dumas, Melville, Taine, Twain eccetera, ma non intendo tediarvi, pertanto vi lascio gustare le immagini che si commentano da sole.

priore in meditazione certosa di San Martino

Il giovane ebreo alla ricerca di Dio

Nell’articolo di oggi vi parlerò della storia del celeberrimo Teologo cattolico Dietrich Von Hildebrand e di un suo allievo dell’Università di Fordham nelgli Stati Uniti.

La storia che sto per narrarvi è la storia di una conversione.

Premettiamo subito che Von Hildebrand nato in una famiglia protestante, si era convertito al cattolicesimo nel 1946, diventando poi “il Dottore della Chiesa del XX° secolo” definizione di papa Pio XII.

La storia legata a questo teologo che voglio divulgarvi si riferisce a quando nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, il Professore Von Hildebrand insegnava alla Fordham University. Tra i tanti giovani studenti, vi era un ragazzo ebreo che era stato ufficiale di marina durante il coflitto mondiale appena conclusosi. Egli aveva cominciato a studiare filosofia alla Columbia University, ma ben presto si rese conto che non era quella la sua strada nella vita. Fu così che un amico gli suggerì di recarsi a Fordham, e più specificatamente di contattare il Professor Dietrich. Iniziò così un rapporto empatico tra i due.

Il giovane confidò al Professore, che stando al fronte, ed ammirando tra tanto dolore e sofferenza un tramonto del sole nel Pacifico, intuì di voler cominciare una vita volta alla ricerca di Dio.

Il Professore rimase colpito da quelle parole, e frequentando il giovane apprese da lui che molti insegnanti erano basiti e si mostrarono non disponibili a convertire al cattolicesimo un giovane ebreo.

Dietrich Von Hildebrand, questo immenso teologo, riuscì con le sue parole non solo a convertire il giovane alla religione cattolica, facendogli da padrino al Battesimo, ma come vedremo egli fu testimone anche della vocazione monastica che spinse il giovane a diventare un monaco certosino!

20 Dom Raphael in motherhouse

Un giovane Dom Raphael in Grande Chartreuse

Ma chi era questo giovane?

Raphael Neil Diamond, nacque a Brooklyn negli Stati Uniti il 22 aprile del 1923, fece diversi studi, tra cui anche la musica ed il canto gregoriano, oltre alla teologia e filosofia come abbiamo visto alla Fordham University. Il mentore Von Hildebrand e la passione per il canto gregoriano lo spinsero dapprima a diventare cattolico ed in seguito a decidere di entrare nella Grande Chartreuse nel 1952, laddove fece la professione solenne l’8 settembre del 1954. Fu ordinato sacerdote il 22 marzo del 1958, Dom Diamond fu inviato dall’Ordine a Skyfarm in Vermont per seguire la creazione della nascente certosa americana. Nel 1966 ritornò in Europa e nominato Vicario della certosa di Parkminster, ma nel 1968 fece ritorno nel Vermont per sorvegliare la materiale realizzazione della certosa della Trasfigurazione, e sovrintendere alla organizzazione dell’avvio della vita monastica. Fu dapprima rettore, poi nel 1971 fu eletto Priore e vi rimase in carica fino al 1995. Dom Diamond fu anche Visitatore della Provincia di Francia dal 1987 al 1991. terminò la sua vita terrena il 16 giugno del 1996, dopo quarantaquattro anni di vita certosina.

20 Dom Raphael 1996 in America (1)

Dom Raphael nel 1996, una delle sue ultime immagini

Ho ritenuto utile rendere nota questa vicenda di conversione, poco nota, ma che ancora una volta ci mostra l’imprevedibilità della vita, condotta per noi dai disegni imperscrutabili della Divina Provvidenza. Da giovane soldato ebreo che voleva cercare Dio a primo Priore della certosa della Trasfigurazione, una inenarrabile esistenza.

Dom Joseph il Priore leonino

Edgar_Josip_Leopold_1962

Cari amici, nell’articolo di oggi vi offro un video inedito. Esso è tratto da un documentario realizzato, nel 1970, dalla Viba film in occasione del novantesimo compleanno del Padre priore della certosa slovena di Pleterje. Sono immagini eccezionali considerato il periodo ed il luogo, appare infatti ardimentoso entrare oltre le mura di una certosa con una cinepresa, e soprattutto nella ex Jugoslavia in pieno regime totalitarista del maresciallo Tito.

Trattasi però, come dicevo, della celebrazione di Dom Joseph Edgar Leopold (Lavov- Lyon).

Nel filmato scorrono le immagini della certosa slovena con Dom Joseph che si trattiene nei vari ambienti monastici per mostrarli al cineoperatore, il tutto correlato dalla voce del cronista che ci narra in sloveno la biografia del vecchio priore.

Ma chi era Dom Joseph Edgar Leopold?

Egli nacque il 17 gennaio del 1881 a Timisoara in Romania, completati gli studi il 28 ottobre del 1905 fu ordinato sacerdote a Roma, dove ottenne un dottorato in Teologia. Fu attratto dalla vita monastica e decise di entrare nella certosa slovena di Pleterje, laddove fece la professione solenne il 28 ottobre del 1924. Trascorsi appena dieci anni, per i suoi meriti e le sue indubbie qualità, venne nel 1934 eletto Priore, tale carica la mantenne fino al 1967, successivamente ebbe l’incarico di Antiquior fino al 1972. Dom Joseph, morì il 18 maggio del 1977, alla veneranda età di 95 anni!!

Ma voglio ora parlarvi delle tribolazioni di questo certosino durante la seconda guerra mondiale.

La comunità certosina di Pleterje, fu oggetto di rappresaglie da parte dell'”Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia” ovvero un movimento partigiano di resistenza militare che si opponeva agli eserciti dell’Asse. I monaci certosini furono accusati di dare asilo ed ospitalità ai nazisti braccati dai partigiani, a causa di ciò Dom Joseph fu arrestato il 24 ottobre del 1942 reo di essere un collaborazionista. Estirpato dalla quiete monastica il povero certosino fu trasportato inizialmente nel carcere di Maribor, e dopo un mese a Lubiana poi successivamente alla vigilia di Natale fu scarcerato. Le autorità gli vietarono categoricamente di rientrare in certosa ed anzi gli imposero di espatriare, poichè fu considerato non accetto in Jugoslavia. Dom Joseph decise così di recarsi in Italia, dove trovò asilo nella certosa di Vedana, laddove egli ritrovò la quiete desiderata. La sua permanenza in italia durò fino al 3 gennaio del 1944, successivamente nel maggio del 1945 egli potè fare ritorno a Pleterje, che nel frattempo, il 18 ottobre del 1943, aveva subito ingenti danni a causa del violento attacco dei miliziani partigiani che incendiarono brutalmente e distrussero, con bombardamenti, tredici celle del complesso monastico. Ristabilita la pace, a seguito della fine del secondo conflitto mondiale, la certosa di Pleterje potè rinascere ed è riuscita a sopravvivere al regime comunista di Tito, ed ancora oggi in essa è viva l’attività monastica. Le cronache di quei tempi furono descritte da Dom Joseph in un libro pubblicato nel 1979.

libro

Prima di concludere questo articolo voglio soffermarmi su due curiosità legate a Dom Joseph, la prima è che egli fu in gioventù, durante il primo conflitto mondiale, compagno di armi proprio del maresciallo Tito!

La seconda curiosità riguarda l’appellativo di Lavov o Lyon, ovvero “leone” pseudonimo attribuitogli per il coraggio dimostrato durante i tragici fatti che vi ho esposto.

Vi lascio alle immagini del raro documento filmato che ci faranno conoscere le fattezze di Dom Joseph Edgar Leopold Lavov, ormai vecchio ma nel suo sguardo possiamo percepire ancora l’autorevolezza di un indomito leone .