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Un indimenticabile anniversario

certosa antica cartolina

Cari amici, oggi ricorre l’anniversario della traslazione delle reliquie del nostro amato San Bruno, dalla chiesa Matrice di Serra alla Certosa avvenuta il 30 maggio 1857.

Dopo il terremoto del 1783 vi fu  un fallito tentativo di ripristino della Certosa nel periodo 1840-1844, la comunità certosina si era poi finalmente nuovamente insediata nel complesso monastico di Serra il 4 ottobre del 1856. Il successivo 30 maggio, le reliquie di San Bruno, conservate dopo il sisma nella Chiesa Matrice, rientrarono solennemente nella Certosa.

Attraverso il testo di un documento ex manuscripto trovato negli archivi della certosa di Trisulti, vi riporterò fedelmente quanto avvenne.

Documento 6

Traslazione reliquie di San Bruno 1857

ex Manuscripto Trisulti

Il giorno 30 maggio in Serra 1857 La storia dei nostri giorni, la quale registra tanti e si svariati avvenimenti, onde raccomandarli alla memoria dei posteri, non deve passar sotto silenzio, una cronica religiosa, i di cui fatti accaduti nel giorno 30 Maggio in una città della Calabria offrono senza dubbio un vero interesse per coloro che in tanto smarrimento di uomini e cose, prendono di mira segnatamente i gloriosi progressi della Santa Religione nostra. Quel giorno festa civile di tutto il popolo delle due Sicilie per l’onomastica solennità del più magnanimo e munificente dei Monarchi il glorioso Ferdinando II, fu doppiamente festività per i cittadini di Serra, per la ricorrenza della solenne traslazione delle Reliquie del loro principale patrono S. Brunone, nell’antica e tanto celebrata Certosa dei Santi Stefano e Bruno del bosco, testé ripristinata dell’inesauribile pietà del nostro Sovrano. Erano scorsi 90 anni da che le sacre ossa di quel gloriosissimo Eroe del Cristianesimo fondatore dell’illustre Ordine monastico dei Certosini, non formavano più il sacro deposito in quel venerando Santuario, eretto vivendo il Santo, or sono otto secoli da Ruggiero il Normanno, prima conte di Sicilia e di Calabria. L’ire sacrileghe della straniera invasione, l’avevano scacciate dalla loro sede, che restò vedova dei suoi abitatori; ed abbandonata al furore del saccheggio e delle rapine. I Serresi raccolsero in Ospizio il simulacro del Santo, coll’urna delle sue reliquie, e ne difesero con ingegnose premure il possesso contro gli attentati di una genía depredatrice. Ripristinata la Certosa con Reale rescritto del 22 giugno 1856, mercé l’infaticabile sollecitudine del tanto benemerito Padre Priore D. Vittore Felicissimo Francesco Nabantino. Questi solerte sempre più nel volere conseguire la sua santa impresa, dopo di aver preso possesso della casa nel dì 4 ottobre ultimo, sotto gli auspici di S.M.R. Duca di Calabria Principe Ereditario, rivolse tutte le sue cure a ripristinare in mezzo ai ruderi della Certosa delle abitazioni per prendervi stanza la famiglia certosina; ed edificare insieme una cappella ove potessero essere collocate decentemente le Sacre Reliquie del Santo Patriarca. Nessun altro giorno potea esser prescelto per la solenne cerimonia della traslazione delle Reliquie, che il giorno onomastico dell’augusto e pio Monarca, il quale mercé il suo provvido decreto della ripristinazione della Certosa, restituiva nella sua vetusta e gloriosa dimora, l’Esule illustre che era stato bandito in tempi calamitosi. Nulla si è trascurato perché la cerimonia riuscisse degna del Santo al di cui culto era destinata, e per la volontà del giorno in cui doveva celebrarsi. Il fasto e la pompa dei riti religiosi accompagnati dalle manifestazioni di giubilo d’un popolo immenso formavano un concorso di quelle circostanze felici che rappresentano la vera idea di una festa nel più alto senso della parola, in tutto il suo apparato brillante, in tutta la corrispondenza degli affetti che destano le più care e tenere commozioni del cuore, ed alleviano lo spirito con la seducente prospettiva dei più sublimi pensieri. Alcune copie del programma concernente la festa, sparse per dintorni, incitavano gran numero di forestieri ad assistervi, e nel mattino del giorno memorando le piazze e le strade di Serra riboccavano di una folla innumerevole di devoti, tra cui molti infermi venuti appositamente ad acquistare la guarigione. Accresceva la pompa della festa la presenza di Monsignor Vescovo di Squillace l’illustre fu Concezio Pasquini, il quale non dissimile di quel suo antico predecessore, tanto largo di riverenza e di affetto verso S. Brunone mentre viveva lasciò la sua Sede Vescovile, seguito da Reverendi Canonici, e da numeroso clero, per compiere anch’esso un tributo della sua speciale ed ereditata venerazione per il Santo Anacoreta, con quella esuberanza di cuore che tanto caratterizza il Venerando prelato. Altri distinti personaggi e soprattutto gli ufficiali della Colonia Militare di Mongiana, con alla testa l’egregio Comandante Tenente Colonnello Cav. Raffaele Malograni, accompagnato dalle Reali truppe di presidio di quel Opificio metallurgico vollero anch’essi decorare la festa con la loro dignitosa presenza e nello sfarzo delle splendide divise, far palese il comune entusiasmo di sentimenti religiosi e civili, così potentemente ispirati dalla nobile circostanza. Dopo un solenne triduo celebrato con luminarie per tutta la città con sparo di mortaletti, concerti musicali e suoni prolungati di campane, spuntava l’alba di quel giorno salutata da Salve, dall’acclamazioni e dalle grida di plausa di un popolo immenso che riempiva la navata della Chiesa Madre, già sontuosamente addobbata e risplendente di mille ceri accesi in bella mostra dinanzi al simulacro del Santo, con l’urna delle Reliquie adorna di rabeschi ricamati in oro e di ghirlande come ancora dinanzi all’augusta effige del Re esposta tra ricchi fregi e festoni. Non tardava a sopraggiungere Monsignor Vescovo in compagnia della famiglia certosina, di numeroso clero e di tutte le autorità amministrative, giudiziarie e militari, che presero luogo nei posti appositamente preparati. Tosto la cerimonia incomincia. La Messa pontificata dal Vescovo, con accompagnamento di canto e di concerti musicali e immediatamente seguita da un’orazione panegirica pronunziata dal molto R.do P.dre F. Geremia da Rocca Scalogna. Quest’orazione ricca di tutti i pregi della Sacra eloquenza e profondamente sublime in quel valentissimo Oratore, e molto più toccante per le peculiari circostanze di cui era scopo, destava un entusiasmo indicibile nell’uditorio che non tardò a manifestarla armonizzando ad una voce le note di un solenne Te Deum cantato con tutta la religiosa esultanza dai tanti cuori intimamente commossi dai più vivi sensi di amore e di gratitudine. Già si apprestava l’istante della Processione che era disposta in questo modo. Un plotone di soldati doveva aprire la marcia, dietro a cui venivano a lunga e doppia fila le tre Confraternite della città con i loro stendardi spiegati e vestiti in abito da cerimonia, e con ceri accesi in mano. In seguito gli Ufficiali di Mongiana in uniforme, quindi una banda musicale dietro di cui seguivano il Clero con la Croce inalberata, vestiti dei più ricchi paramenti sacri, in compagnia di Monsignor Vescovo in abiti pontificali. Immediatamente l’urna delle Reliquie sostenuta dai PP. Certosini sotto ricco baldacchino portato da quattro decurioni, e fiancheggiato da doppia fila di soldati, seguiva pure la statua in argento di S. Bruno sostenuta da fratelli Certosini. Procedeva dietro alla statua il Padre Priore D. Vittore Nabantino vestito con la cocolla ecclesiastica, portando egli in mano una Reliquia di S. Stefano, ed un’altra di S. Brunone, incastonata in ricca teca d’argento. Dopo di lui le Autorità Amministrative e giudiziarie ed altre distinte persone, e quindi un’altra banda musicale ed un plotone di Gendarmi e di soldati chiudevano la marcia. Un popolo immenso accompagnava il corteo. Le prolungate salve dei mortaletti, le campane suonanti a distesa, i concerti musicali annunziavano il momento in cui il Santo abbandonava il suo domicilio provvisorio, ritornava nella pompa del trionfo nella sua casa prediletta e santificata delle sue virtù: risuonavano i canti religiosi, ed il corteo incominciava a procedere in mezzo alle vie stipate di gente, adorne di archi trionfali, e con le pareti delle case fiancheggianti adorne anch’esse di fiocchi di seta e di rabeschi di diversi colori ed iscrizioni allusive alla circostanza. Già il simulacro del Santo appariva fuori il vestibolo del tempio. Fu un istante in cui la folla alla vista del Santo trasportato dai figli suoi esultanti di tanta gioia per aver avuta la sorte avventurosa di sostenere quel caro peso cessò dai suoi canti per dare sfogo ad un irresistibile sentimento di tenerezza che costringeva a versare stille di dolce pianto. Era quello uno spettacolo sublime, la Religione nostra solamente poteva effettuarlo! Un temuto incidente interruppe la cerimonia, la pioggia incominciò a cadere a rovescio ed ostinatamente durava fin dopo le tre p.m. Ma la folla non si era dispersa per questo, quantunque fu fatta arrestare la processione. Nel frattempo che si stava aspettando che la pioggia cessava, ebbero luogo trattenimenti, furono tirati a sorte diversi maritaggi per povere donzelle e fatte copiose largizioni ai poveri ed ai carcerati. Finalmente parve che le nubi si diradassero e la processione si pose in marcia. Dopo poco giunse alle mura della Certosa, ed era uno spettacolo meraviglioso ed importante il contemplare quella calca di popolo immenso che copriva il lungo viale che da Serra mena al Cenobio. Altre salve ed appositi concerti in musica salutavano l’arrivo e l’ingresso del Santo nella sua propria casa, la quale sebbene coperta di rovine e frantumi, pure sembrava sorridere alla presenza del Santo Patriarca il di cui simulacro attraversava i chiostri e le volte infrante, quasi che presentasse l’influenza benefica di un più felice destino per il ritorno del suo fondatore le cui gloriose Reliquie sono novellamente il palladio di quella solitudine. Un ultimo salve ed il canto di un altro Te Deum annunciava che S. Brunone prendeva possesso della sua Certosa, e che la sua urna veniva collocata nel luogo destinato per il suo deposito. Era compiuta la cerimonia, ma la folla non si dissipava ancora, si voleva vedere un’altra volta le venerate sembianze del Santo Protettore. Il Padre Priore Nabantino commosso nel più profondo del cuore, cercò di soddisfare subito questo desiderio mostrando il simulacro del Santo dall’alto di una loggia ed aggiungendo la benedizione con la Reliquia. Questa benedizione fu accolta da tutti genuflessi tra lacrime di gioia e di tenerezza e grida fragorose di plausa in onore del Santo e dell’augusto Monarca, e queste grida festive risuonavano lungamente intorno, accresciute dall’eco delle rovine e dei silenzi delle selve circostanti. Il giorno terminava infine con una solenne Accademia poetica tenuta in un vasto salone all’uopo apparecchiato con l’intervento di nobili e con molte persone che tributarono ben meritati applausi di lodi a quella eletta schiera di giovani che caldi di generosi sentimenti fecero pompa con le loro ispirate poesie di quel nobile entusiasmo di cui riboccavano i loro cuori nella solennità di un giorno sacro al trionfo di S. Brunone ed al nome glorioso dell’immortale Ferdinando II. Oh qual giorno sarà scritto in bianca pietra dai cittadini di Serra ed incancellabilmente stampato sul frontespizio del libro dei fasti della ripristinata Certosa dei Santi, di quel Santuario che è tuttora il primo monumento religioso della Calabria.

Il Canonico Don Bruno M. Tedeschi

di Serra in Calabria alla Certosa di S. Stefano e Bruno del bosco

30 ottobre 1857

Anniversario day

 

Ebbene sì. Piano piano, post dopo post, la mia vita di blogger compie 10 anni proprio in questo giorno! Il giorno 9 settembre del 2009 nasceva questo blog che faceva seguito al sito preesistente. 

Ho raggiunto i dieci anni di presenza nel web diffondendo la spiritualità certosina, attraverso storie, aneddoti, testimonianze, video ed immagini che hanno raggiunto milioni di internauti, cristiani e non.

A voi tutti i miei dieci principali motivi di gratitudine che ho per voi

Grazie per averlo visitato.

Grazie per avermi fatto sentire la vostra presenza in questi dieci anni.

Grazie per il vostro contributo e la vostra interazione.

Grazie per avermi gratificato condividendo il mio obiettivo.

Grazie per essere stati ogni anno più numerosi.

Grazie per essere stati ricettivi in ogni angolo del mondo, nonostante il limite della lingua.

Grazie a coloro che hanno voluto inviarmi testimonianze delle loro esperienze.

Grazie a chi ha aderito alle meditazioni, alle preghiere ed alle novene proposte in questo blog.

Grazie a voi tutti per le preghiere recitate insieme.

Grazie alle comunità certosine che hanno consentito la mia “invasione”, per testimoniare la vita in certosa.

Dieci anni non sono pochi, ma è un traguardo che è bello da raggiungere e superare.

Grazie a Dio che mi ha concesso tutto ciò.

Sotto lo sguardo protettivo della Vergine Maria,

affidiamoci alla intercessione del nostro Padre San Bruno,

e riponendo la nostra fiducia in nostro Signore Gesù Cristo

continuiamo a pregare uniti.

Nostra Signora di Bonaria protettrice dei naviganti

Preghiera per i navigatori del Web

Nostra Signora di Bonaria Protettrice dei Naviganti , Tu che conosci i pericoli che incombono sul mondo di oggi, sii guida ai naviganti del mare digitale e sicuro rifugio nelle tempeste mediatiche.

Stella del Mare, Sostienici perchè possiamo promuovere la dignità dell’uomo e della donna condividendo i valori della giustizia, dell’amore, della libertà e della verità, salde fondamenta per la Civiltà dell’Amore.

Luce nelle tenebre, Aiutaci a essere sempre al servizio della verità e, animati dalla carità di Cristo, ad avere l’attenzione alle persone e ai loro bisogni spirituali. Suscita dei cuori ardenti di apostolato, perché la Buona Novella proclamata dai tetti, si diffonda attraverso l’etere, e sia accolta da tutti, toccando il cuore di quanti cercano il Signore con cuore sincero.

Madre di Dio e Madre nostra, Fa che il Web non sia per nessuno segno di divisione ma occasione di incontro tra le persone, in vista del bene comune. Raccoglici sotto il tuo manto materno come tuoi figli e conduci noi tutti al porto sicuro della Patria celeste.

AMEN

10 anni di Cartusialover, 1000 congratulazioni

Stat Crux Cartusialover

Pubblico solo oggi, un articolo che il caro amico tedesco ha pubblicato sul suo blog Brunonis.net lo scorso giugno. E’ stato molto cortese nel dedicare un post per il decennale di Cartusialover. Parole gentili che mi hanno emozionato. Grazie caro!

Ecco a voi il testo tradotto in italiano:

Dieci anni fa, Roberto Sabatinelli, un’eccellente competente dei certosini ha iniziato a scrivere un blog sull’ordine certosino. È stato il primo puro “Kartäuserblog”. Precedentemente, nel 2003 egli aveva creato il sito CARTUSIALOVER pubblicando la storia dell’ordine e raccogliendo dati storici su tutte le certose esistite.

Anche su Facebook Roberto Sabatinelli ci ha informato circa la vita e la spiritualità dell’Ordine di san Bruno:

Vorrei congratularmi con Roberto per questo grande anniversario. Vorrei che continuasse a far godere i propri lettori con i suoi contributi quasi quotidiani, offrire loro informazioni e promuovere la loro pietà con i suoi impulsi spirituali.

Grazie caro Roberto!

Dio ti benedica per il tuo incessante impegno

buon lavoro!

Saluti Roberto

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Fra Fercoldo e la genesi di Cartusialover

Fra Fercoldo e la genesi di Cartusialover

Oggi in occasione del nono anniversario della nascita del mio primo sito, è mia intenzione rendervi nota la storia della genesi di Cartusialover, nutrendo la speranza che ciò possa risultare essere di vostro gradimento, procedo con il racconto. Il 13 maggio del 2003, su sollecitazione di mio figlio decisi di mettere in rete, sotto forma di sito, tutte le mie conoscenze sull’argomento della mia smodata passione: quello che amo definire “l’universo certosino”. La data fu scelta inconsapevolmente, ma è coincidente con la ricorrenza della prima apparizione di Fatima, senza saperlo e volerlo avevo così avuto anche la protezione mariana!!! Questa risulterà essere una delle coincidenze significative e simboliche che mi si sono rivelate nel tempo. Da quel momento mi resi conto che il mio studio, le mie ricerche, la mia passione, le mie conoscenze avevano avuto un senso, e che il mio desiderio di poter diffondere tutto ciò a chi volesse condividere con me tale interesse, stava per concretizzarsi. Con la ferma consapevolezza di trattare tematiche che avrebbero potuto interessare un numero limitato di fruitori, avvalendomi delle conoscenze informatiche di mio figlio, avviai il sito internet. Ero consapevole di aver arato nel tempo un campicello, averlo sarchiato, aver tracciato su di esso un piccolo solco ed avervi deposto un seme. Dissi a me stesso, ho finito il mio compito, se Dio vorrà questo seme germoglierà. Concepii senza esitazione il nome “Cartusialover”, ovvero amante di Cartusia, poiché conscio che con l’amore di un amante ho nutrito incondizionatamente nel tempo questa passione. D’altronde che cosa fanno gli amanti? Non si trascende forse il tempo, la fame, la sete e il sonno quando si ama? Scelsi poi casualmente come immagine introduttiva della homepage un meraviglioso trompe-l’œil, situato nel chiostro michelangiolesco della certosa di Roma, dipinto ad olio su muro e su tavola da Filippo Balbi, nel 1855. Ritenni che come introduzione al sito che stavo apprestando, quest’opera potesse, visivamente, essere un compendio per raffigurare la quintessenza della vita monastica certosina, ma vediamo nei dettagli perché.

Innanzitutto bisogna fare luce sulla storia in esso rappresentata, si tratta della raffigurazione di un fratello converso certosino di nome Fercoldo (Pierre Foucois), già noto avvocato e famoso giudice al servizio del conte Raimondo V di Tolosa. Egli alla morte della moglie, decise di optare per la vita monastica ed entrare nei certosini della Grande Chartreuse, dove morì e fu sepolto nel 1210. Fercoldo viene dipinto nell’atto di puntare il dito sul ritratto di suo figlio Guy Foucois, destinato a ricalcare le orme paterne, sia nello studio che nell’abbracciare la vita ecclesiastica. Difatti dopo essere anch’egli rimasto vedovo, vi fu una svolta radicale nella sua esistenza che lo condusse a percorrere la carriera ecclesiastica fino ad arrivare, nel febbraio del 1265, ad essere eletto Papa con il nome di Clemente IV. Premesso ciò, voglio offrirvi una scansione approfondita del dipinto per poter meglio cogliere la simbologia in esso espressa.

La porta nel chiostro della certosa di Roma

Questa è la veduta complessiva della finta porta realizzata nel 1855, da Filippo Balbi nel meraviglioso chiostro della certosa di Roma.

Trompe-loeil-sulla-parte-lignea

Sull’anta lignea della porta vengono esposti, su dei ripiani, alcuni oggetti caratteristici utilizzati nelle attività della vita claustrale certosina.

Teschio e crocifisso

Un teschio ed un crocifisso, in riferimento alla meditazione sulla morte ed alla riflessione sulla passione di Cristo

Clessidra, rosario, candela fumante e pennini

Una clessidra, un rosario, una candela fumante, pennini e calamaio

Rosario e candela fumante

Il rosario come strumento di preghiera, e la candela fumante a simboleggiare l’umile ausilio per le orazioni notturne.

Clessidra

La clessidra, simbolo dello scorrere del tempo ma che all’interno di una certosa appare come sospeso.

Pennini e calamaio

I pennini ed il calamaio, sono elencati nella dotazione personale del monaco certosino nelle Consuetudines Cartusiae di Guigo: « Ad scribendum vero, scriptorium, pennas, cretam, pumices duos, cornua duo, scalpellum unum …»

Cilicio ed occhiali pince-nez

Un cilicio ed un paio di occhiali da lettura “pince- nez”. Elementi che fanno riferimento alla penitenza ed alla possibilità di essere attenti lettori e studiosi.

Libri di ascetica per formazione monastica

Libri, posti simbolicamente accanto al cibo ed idonei al nutrimento dello spirito e della mente.

Piatto con pane ed ortaggi

Cibo, composto da pane ed ortaggi. Un palese riferimento al rigido regime alimentare certosino che non prevede il consumo di carne.

Libri fondamentali

Libri pilastri della conoscenza certosina.

Il Nuovo Testamento

Antico Testamento

Le consuetudini di Guigo

Le Consuetudini di Guigo, ovvero la regola certosina

Cesta con legna

Una cesta piena di legna, per far ardere nelle stufe a legna della propria celle per riscaldarsi.

Fra Fercoldo indica il ritratto di suo figlio

Fra Fercoldo

Il volto saggio, con sguardo acuto di Fra Fercoldo.

Foglietto con il proverbio

Il proverbio esplicativo

Su di un foglietto che Fercoldo regge con la mano sinistra c’è scritto:

Erudi filium tuum et refrigerabit te et dabit delicias animae tuae

Proverb. XXIX. 17

Erudisci tuo figlio e ti farà contento e ti procurerà consolazioni.

Proverbi 29:17

Particolare dell’indice

Ritratto di Clemente IV

Ritratto di Clemente IV alias Guy Foucois, figlio di Fercoldo.

Cartiglio esplicativo

Cartiglio esplicativo della storia che vi ho descritto.

Gattino osservatore

Gattino muto ospite della certosa, che si pone come osservatore acuto della scena raffigurata.

Firma di Filippo Balbi e data di esecuzione 1855

Come potete vedere nel soggetto da me scelto come simbolo per Cartusialover, vi è un altra casuale coincidenza, ovvero il suggello del rapporto tra padre e figlio, testimoniato dal meraviglioso proverbio contenuto nella Bibbia. Per la precisione va detto che il contenuto del foglietto tenuto da Fercoldo nella mano sinistra l’ho appreso solo nel momento in cui ho realizzato questo post. Pertanto registro un singolare sincronismo con la fondamentale funzione avuta da mio figlio cinque anni orsono, atta ad iniziarmi alle conoscenze informatiche che ho sviluppato parallelamente alla creazione di questo blog, florido frutto di quel seme piantato nel 2003. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno decretato e spero vogliano continuare a delineare il successo di Cartusialover.

Ad maiora, semper!!!

 

Discorso di Papa Giovanni Paolo II ai monaci certosini

Discorso di  Papa Giovanni Paolo II ai monaci certosini

Fatto il venerdi 5 ottobre 1984 durante la visita pastorale in Calabria

ed alla certosa di Serra San Bruno

I. Ringrazio vivamente il padre priore per le calde parole di saluto che mi ha rivolto a nome della comunità in questo incontro per me e, sono certo, anche per voi tanto significativo. Sono venuto molto volentieri tra voi per manifestarvi l’affetto e la stima che nutro per il vostro Ordine e per ricordare, altresì, nel IX centenario della sua fondazione, gli stretti legami che esso intrattiene con la Sede Apostolica fin dalle sue origini, quando a San Bruno e ai suoi primi discepoli vennero affidate alcune missioni dal mio venerato predecessore Urbano II.

Per la data giubilare ho inviato al padre André Poisson, Ministro Generale dell’Ordine, una mia Lettera nella quale, richiamando il carisma della vostra benemerita istituzione, rilevavo che, pur nel dovuto e giusto adattamento ai tempi, «bisogna che voi, rifacendovi continuamente allo spirito originario del vostro Ordine, restiate saldi con volontà incrollabile nella vostra vocazione».

Ora che la Provvidenza ha permesso questa sosta, vorrei riprendere il discorso in essa avviato, meditando con voi sul ruolo che avete nella Chiesa e sulle attese del Popolo di Dio nei vostri confronti.

A voi è dato di vivere la vocazione contemplativa in questa oasi di pace e di preghiera, che già San Bruno, scrivendo all’amico Rodolfo il Verde così descriveva:

«Abito in un deserto situato in Calabria e da ogni parte abbastanza discosto dall’abitato; mi trovo in compagnia di confratelli religiosi, di cui alcuni molto eruditi, i quali, perseverando in una santa vigilanza, attendono il ritorno del Signore per aprirgli appena avrà picchiato.

Come adeguatamente parlare dell’amenità di detto luogo, della mitezza e salubrità del clima o dell’ampia e bella pianura che si estende lontano tra i monti e racchiude praterie verdeggianti e pascoli smaltati di fiori? Come descriverti l’aspetto delle colline che dolcemente si elevano all’intorno ed il recesso delle valli ombrose con l’incanto dei numerosi fiumi, dei ruscelli e delle fonti?».

È necessario che voi, odierni seguaci di quel grande uomo di Dio, ne raccogliate gli esempi, impegnandovi ad attuare lo spirito di amore a Dio nella solitudine, nel silenzio e nella preghiera, come coloro che «aspettano il padrone, per aprirgli subito appena arriva e bussa». Voi, infatti, siete chiamati a vivere come per anticipazione quella vita divina che San Paolo descrive nella 1a Lettera ai Corinzi, quando osserva: «Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto».

2. Il Fondatore vi invita a riflettere sul senso profondo della vita contemplativa, alla quale Dio chiama in ogni epoca della storia anime generose. Lo spirito della Certosa è per uomini forti: già San Bruno notava come l’impegno contemplativo fosse riservato a pochi («i figli della contemplazione sono infatti meno numerosi dei figli dell’azione»). Ma questi pochi sono chiamati a formare una sorta di «scorta avanzata» nella Chiesa. Il lavorio sul carattere, l’apertura alla grazia divina, l’assidua preghiera, tutto serve per forgiare nel certosino uno spirito nuovo, temprato nella solitudine a vivere per Iddio in atteggiamento di disponibilità totale. Alla Certosa ci si impegna ad ottenere il pieno superamento di se stessi e a coltivare i germi di ogni virtù, nutrendosi copiosamente dei frutti celesti. V’è in ciò tutto un programma di vita interiore, a cui allude San Bruno quando scrive: «Qui si acquista quello sguardo pieno di serenità che ferisce d’amore lo Sposo celeste, quell’occhio puro e luminoso che vede Dio. Qui il riposo è unito al lavoro, l’attività è senza turbamento».

L’uomo contemplativo è costantemente proteso verso Dio e può a ragione esprimere l’anelito del Salmista: «quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal. 41,3). Egli vede il mondo e le sue realtà in modo assai diverso da chi in esso vive: la «quies» è cercata solo in Dio e San Bruno a più riprese invita i suoi discepoli a fuggire «le molestie e le miserie» di questo mondo e a trasferirsi «da questo mondo tempestoso nella sicura e tranquilla quiete del porto». Nella pace e nel silenzio del monastero si trova la gioia di lodare Dio, di vivere in lui, di lui e per lui. S. Bruno, che è vissuto in questo monastero per circa dieci anni, scrivendo ai suoi Fratelli della Comunità di Certosa, apre il suo animo traboccante di gioia e senza retorica alcuna li sprona a godere del loro stato contemplativo: «Godete, fratelli miei dilettissimi, della vostra felice sorte e dell’abbondanza di grazie che Dio vi prodiga. Godete di essere scampati ai molteplici pericoli e naufragi di questo mondo agitato. Godete d’essere giunti al tranquillo e sicuro riposo di un porto ben riparato».

3. Questa vostra specifica ed eroica vocazione non vi pone, tuttavia, ai margini della Chiesa; essa vi colloca anzi nel cuore stesso di essa. La vostra presenza è un richiamo costante alla preghiera, che è il presupposto di ogni autentico apostolato. Come ho avuto modo di scrivervi, il «sacrificio di lode»… ha bisogno della vostra pia sollecitudine, con cui quotidianamente «persistete nelle veglie divine» (Cf. San Bruno). La Chiesa vi stima, conta molto sulla vostra testimonianza, confida sulle vostre preghiere. Anch’io affido a voi il mio ministero apostolico di Pastore della Chiesa universale.

Date con la vita testimonianza del vostro amore a Dio. Il mondo vi guarda e, forse inconsapevolmente, molto si attende dalla vostra vita contemplativa. Continuate a porre sotto i suoi occhi la «provocazione» di un modo di vivere che, pur intriso di sofferenza, di solitudine e di silenzio, fa zampillare in voi la sorgente di una gioia sempre nuova. Non scrive forse il vostro Fondatore:

« Quanta utilità e gioia divina apportino la solitudine e il silenzio dell’eremo a coloro che li amano, lo sanno solo quelli che ne hanno fatto l’esperienza»? Che questa sia anche la vostra esperienza lo si può dedurre dall’entusiasmo con cui perseverate nella strada intrapresa. Dai vostri volti si vede come Iddio doni la pace e la gioia dello Spirito quale mercede a chi ha abbandonato ogni cosa per vivere di Lui e cantare in eterno la sua lode.

4. L’attualità del vostro carisma è dinanzi alla Chiesa e mi auguro che tante anime generose vi seguano nella vita contemplativa. La vostra è una via evangelica di sequela di Cristo. Essa esige la donazione totale nella segregazione dal mondo, come conseguenza di una scelta coraggiosa che ha alla sua origine la sola chiamata di Gesù. È lui che vi ha rivolto questo invito di amicizia e di amore a seguirlo sul monte, per restare con lui.

Il mio augurio è che da questo luogo parta un messaggio verso il mondo e raggiunga specialmente i giovani, aprendo dinanzi ai loro occhi la prospettiva della vocazione contemplativa come dono di Dio. I giovani, oggi, sono animati da grandi idealità e se vedono uomini coerenti, testimoni del Vangelo li seguono con entusiasmo. Proporre al mondo di oggi di praticare una «vita nascosta con Cristo» (Cf. Col. 3,3), significa ribadire il valore dell’umiltà, della povertà, della libertà interiore. Il mondo, che in fondo ha sete di queste virtù, vuole vedere degli uomini retti che le praticano con eroismo quotidiano, mossi dalla coscienza di amare e di servire con questa testimonianza i fratelli.

Voi da questo monastero siete chiamati ad essere lampade che illuminano la via su cui camminano tanti fratelli e sorelle sparsi nel mondo; sappiate sempre aiutare chi ha bisogno della vostra preghiera e della vostra serenità. Pur nella felice condizione di aver scelto con la sorella di Marta, Maria, «la parte migliore che non le sarà tolta» (Lc 10,42), non siete posti al di fuori delle situazioni dei fratelli, che bussano al vostro luogo di solitudine. Essi portano a voi i loro problemi, le loro sofferenze, le difficoltà che accompagnano questa vita: voi – pur nel rispetto delle esigenze della vostra vita contemplativa – date loro la gioia di Dio, assicurandoli che pregherete per loro, che offrirete la vostra ascesi, perché anche loro attingano forza e coraggio alla fonte della vita, che è Cristo. Essi vi offrono l’inquietudine dell’umanità; voi fate loro scoprire che Dio è la sorgente della vera pace. Infatti, per usare ancora questa espressione di San Bruno, «Vi può essere qualcosa di più buono che Dio? Anzi qual altro bene può esservi fuori di Dio solo?».

5. Ho voluto con voi leggere alcuni pensieri del vostro Fondatore per rivivere in questo luogo, testimone della sua intensa vita eremitica, lo spirito che lo animava. Qui egli volle, dopo un lungo servizio alla Chiesa, chiudere la sua esistenza terrena. Qui voi restate per mantenere viva la lampada che egli accese nove secoli or sono.

Io porto con me, in questa Visita pastorale alla Calabria, l’esperienza di un momento di pace e di gioia, che mi ha recato profondo conforto. La natura, il silenzio, la vostra preghiera rimangono scolpite nel mio animo: continuate la vostra missione. A conforto del vostro impegno imparto a ciascuno la Benedizione Apostolica, propiziatrice dei doni che vengono da Dio, fonte di ogni consolazione.

Primo anniversario

9 Settembre 2010, un anno di blog

Primo anniversario

Il mio primo post, risale esattamente ad un anno fa, sembra ieri che cominciai quest’avventura ed invece è gia trascorso un anno. Questo blog, è nato come sapete per la mia smodata passione per l’ Ordine Certosino, ed aveva come obiettivo prefissato diffonderla via web. Il mio impegno mira a trattare, nell’ambito certosino, argomenti di vario genere nel tentativo di soddisfare tutte le vostre richieste, ma non immaginavo di riscuotere un così significativo successo. In questi ultimi dodici mesi, infatti, ho scoperto di essere in buona compagnia, siete in  tanti a condividere tale interesse ed a dimostrarmi, il vostro compiacimento per il contenuto degli articoli, gratificandomi immensamente. Il mio lavoro di ricerca, e divulgazione è stato oltremodo corroborato grazie alla vostra partecipazione, sono state più di ottomila le visite ricevute, e decine i contatti mail contenenti apprezzamenti e richieste. Tanto è stato fatto e tanto c’è da fare per migliorare e rendere  più funzionale il blog, ma… tempus fugit !!! e devo mettermi al lavoro per i prossimi articoli che spero possano ancora soddisfare il vostro interesse. Nel salutarvi e ringraziarvi, rinnovo l’invito a chi volesse partecipare attivamente, facendomi richieste specifiche o collaborando nella stesura di nuovi post. Inoltre vi rammento che ogni vostro suggerimento sarà sempre gradito, e… ricordate:

«Da sapienti occasionem et addetur ei sapientia »

(Dai al sapiente l’occasione e la sua sapienza aumenterà).