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La Nube della non-conoscenza 39

NUBE

CAPITOLO 39

Come deve pregare il contemplativo, e in che cosa consiste la preghiera; quali parole sono più adatte se si intende pregare oralmente.

Perciò dobbiamo pregare nell’altezza e nella profondità, nella lunghezza e nella larghezza del nostro spirito. E non con molte parole, ma con una semplice parola di una sola sillaba. Quale sarà questa parola? Certo una che si accorda per il meglio alla natura della preghiera. E quale parola corrisponde a questo requisito? Vediamo innanzitutto cos’è essenzialmente la preghiera in se stessa; solo allora potremo sapere più chiaramente qual è la parola che meglio si accorda alla natura della preghiera. Di sua natura la preghiera non è altro che un pio anelito verso Dio, per ottenere il bene e allontanare il male. Poiché tutto il male si può riassumere nel peccato, che ne è la causa e l’essenza stessa, allora quando preghiamo con la ferma intenzione di allontanare il male, non dobbiamo dire né pensare né intendere nient’altro che questa breve parola: «peccato». Se invece preghiamo con la ferma intenzione di ottenere il bene, non ci resta che gridare a parole, con il pensiero o con il desiderio questa semplice parola, e nessun’altra: «Dio». In Dio infatti si trova tutto il bene: egli ne è la causa e l’essenza stessa. Non meravigliarti se ho preferito mettere queste parole al posto di altre. Infatti, se potessi trovare delle parole più corte, capaci di riassumere in sé tutto il bene e il male, come fan queste due, oppure se Dio mi avesse insegnato a sceglierne delle altre, avrei certamente preso quelle e avrei lasciato queste. E così che consiglio di fare anche a te. Non metterti a ricercare delle nuove parole, perché non raggiungeresti mai il tuo obiettivo: al lavoro della contemplazione non si giunge attraverso lo studio, ma solamente per grazia. Perciò non prendere altre parole per la tua preghiera, malgrado io te ne abbia indicate due, se non quelle che Dio ti induce a usare. Ma se Dio ti induce a usare quelle che ti ho proposto, ti consiglio di non lasciarle perdere, sempre che tu faccia uso di parole nella tua preghiera. La loro efficacia consiste nell’essere parole molto corte. Quantunque abbia raccomandato soprattutto la brevità della preghiera, non ne va assolutamente rallentata la frequenza, poiché, come ho già detto, si prega nella lunghezza dello spirito. Di conseguenza, una tale preghiera non dovrebbe mai interrompersi, se non quando abbia ottenuto pienamente quello a cui mirava. Un esempio a questo proposito lo ritroviamo nella persona in preda al terrore descritta poc’anzi. Essa non la smette di gridare questa breve parola: «Fuoco!» o «Aiuto», finché non abbia ottenuto il soccorso necessario nella sua disgrazia.

La Nube della non-conoscenza 38

NUBE

CAPITOLO 38

Come e perché la preghiera breve penetra il cielo.

E perché penetra il cielo, questa breve e corta preghiera di una sola sillaba? Senz’altro perché viene fatta con tutto il cuore, nell’altezza e nella profondità, nella lunghezza e nella larghezza dello spirito di chi prega così. Nell’altezza, poiché possiede tutta la potenza dello spirito; nella profondità, poiché in questa piccola sillaba è Racchiuso tutto ciò che lo spirito sa; nella lunghezza, poiché se potesse sempre sentire quel che adesso prova, griderebbe in continuazione a Dio come fa ora; in larghezza, poiché vorrebbe estendere a tutti gli altri quel che desidera per sé. È a questo punto che l’anima, secondo le parole di s. Paolo, «è in grado di comprendere con tutti i santi — certo non pienamente, ma solo in parte e in una maniera confacente a quest’opera — qual è la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità» dell’onnipotente ed eterno Dio, sommo amore e saggezza infinita. L’eternità di Dio è la sua lunghezza, l’amore è la sua larghezza, la potenza è la sua altezza, e la saggezza è la sua profondità. Non c’è da stupirsi se un’anima, così plasmata dalla grazia a stretta immagine e somiglianza di Dio suo creatore, vien subito ascoltata da Dio stesso. Sì, se anche fosse l’anima di un grande peccatore — che è come il nemico di Dio — a gridare, spinta dalla grazia, una breve sillaba di tal genere nell’altezza e nella profondità, nella lunghezza e nella larghezza del suo spirito, Dio la sentirebbe ugualmente per via del tono accorato del suo grido, e l’aiuterebbe senz’altro. Eccone una prova. Se tu dovessi sentire il tuo nemico mortale che, in preda al terrore, grida dal profondo del suo spirito questa breve parola: «Fuoco!» o «Aiuto!», tu, senza pensare che si tratta del tuo nemico, ma mosso a pietà, e preso da compassione per il suo grido lancinante, ti alzeresti senz’altro — sì, fors’anche in una notte di pieno inverno — e andresti in suo soccorso per aiutarlo a spegnere il fuoco o per confortarlo e calmarlo nella sua angoscia. Mio Dio!, se un uomo può diventare, per la grazia, così misericordioso da mostrare tanta pietà e compassione per il suo nemico, nonostante l’odio che gli porta, quale pietà e misericordia avrà allora il Signore — che possiede per natura quel che l’uomo ha per grazia — verso l’anima che lancia un tal grido spirituale dall’altezza e profondità, dalla lunghezza e larghezza del suo spirito? Certamente il Signore avrà molto più misericordia, senza alcun confronto, poiché è molto più vicina alle realtà eterne una cosa posseduta per natura, che non una ricevuta per grazia.

La Nube della non-conoscenza 37

NUBE

CAPITOLO 37

Le preghiere personali di coloro che sono già avanti nella contemplazione.

Come le meditazioni di coloro che cercano di vivere la vita contemplativa sorgono improvvisamente e senza alcun aiuto esterno, così anche le loro preghiere. Mi riferisco alle loro preghiere private, non a quelle prescritte dalla santa chiesa. I veri contemplativi non potrebbero stimare maggiormente queste ultime, tanto che ne fanno largo uso, secondo la forma e le regole stabilite dai santi padri prima di noi. Ma le loro preghiere personali s’innalzano a Dio in maniera spontanea e repentina, senza alcuna premeditazione o altro espediente, né prima né durante la preghiera stessa. E se anche son fatte di parole, il che capita raramente, si tratta pur sempre di pochissime parole: meno sono, meglio è. E se si tratta di una piccola parola d’una sola sillaba, a mio parere è ancor meglio che una di due, ed è più conforme all’opera dello spirito. Infatti chi si dedica al lavoro contemplativo dovrebbe sempre trovarsi nel punto più alto ed eccelso dello spirito. Che ciò sia vero, lo si può vedere in questo esempio preso dalla realtà quotidiana. Una persona in preda al terrore, per lo scoppio improvviso di un incendio o per la morte repentina di un uomo o per qualcos’altro, raggiunge immediatamente il punto più alto del suo spirito e si sente spinta dalla fretta e dalla necessità a gridare o invocare aiuto. E in qual modo? Certo non con una valanga di parole, e neppure con una semplice parola di due sillabe. Perché mai? Perché gli sembra di perdere troppo tempo per dichiarare il suo urgente bisogno e l’agitazione del suo spirito. Perciò prorompe in un grido lancinante, fatto di una sola parola e di una sola sillaba, come «Fuoco!», oppure «Aiuto!». Come questa breve parola: «fuoco!», scuote immediatamente la gente e penetra più in fretta nelle orecchie di chi ascolta, così succede con una parolina di una sola sillaba, quando non solo vien pensata o pronunciata, ma è semplicemente formulata in segreto nelle profondità dello spirito. Dire profondità a proposito dello spirito è come dire altezza, perché in questo caso non vi è differenza tra lunghezza e larghezza, altezza e profondità. E questa parolina penetra nelle orecchie di Dio onnipotente molto prima di un’interminabile salmodia mormorata con le labbra senza pensarci. Per questo sta scritto che «la preghiera breve penetra il cielo».

La Nube della non-conoscenza 36

NUBE

CAPITOLO 36

Le meditazioni di coloro che sono già avanti nella contemplazione.

Certamente questo non vale per coloro che sono già avanti nel lavoro contemplativo di cui stiamo trattando. Le loro meditazioni, infatti, consistono nella consapevolezza improvvisa e nel cieco sentimento della propria miseria o della bontà di Dio. E non hanno bisogno di far ricorso a un esercizio preliminare di lettura o di ascolto, o alla considerazione particolare di qualsiasi cosa al di sotto di Dio. Questa consapevolezza improvvisa e questo cieco sentimento si imparano prima da Dio che dagli uomini. Non mi preoccupo affatto se tu per il momento non dovessi avere altre meditazioni sulla tua miseria, o sulla bontà di Dio (naturalmente do per scontato che tu sia mosso dalla grazia di Dio e ti trovi sotto una buona direzione), se non quelle suggerite dalla parola «peccato» o da quest’altra, «Dio», o da qualsiasi altra parola di tuo piacimento. Non devi né analizzare né esplorare queste parole con avidità di sapere, come se la considerazione delle loro proprietà potesse accrescere la tua devozione. Sono convinto che nel nostro caso e in quest’opera, non capiterebbe mai una cosa di tal genere. Piuttosto, prendi queste parole così come sono nella loro interezza. Per «peccato» intendi un blocco massiccio di cui non conosci niente, se non che si tratta essenzialmente di te stesso. A mio parere questa maniera di considerare il peccato come un tutt’uno, a cui bai dato la forma di un blocco massiccio e che alla fin fine non è altro che te stesso, dovrebbe mandarti su tutte le furie e farti impazzire. Tuttavia, se qualcuno per caso ti vedesse in questo frangente, non si accorgerebbe di nulla, anzi ti penserebbe nelle più sobrie disposizioni fisiche; e sia che ti trovi seduto o in piedi, fermo o in cammino, in ginocchio o prostrato, nulla trasparirebbe dal tuo comportamento se non una calma assoluta.

La Nube della non-conoscenza 35

NUBE

CAPITOLO 35

I tre mezzi che dovrebbe impiegare il principiante nella contemplazione: la «lectio», la «meditatio» e l’«oratio».

Tuttavia, ci sono dei mezzi che dovrebbe impiegare chi vuoi diventare vero contemplativo, e precisamente: la «lectio», la «meditatio» e l’«oratio», ovvero, secondo una terminologia più comune e comprensibile: la lettura, la riflessione e la preghiera. Di questo ha già trattato in un suo libro un altro autore e molto meglio di quanto non sappia fare io: perciò è inutile che mi dilunghi su questo argomento. Ma c’è una cosa che voglio sottolineare: quei tre mezzi sono così correlati tra loro, che è impossibile per uno ai primi passi — non certo per chi è perfetto, per quanto è possibile quaggiù — fare una buona meditazione, se prima non vi è stata una lettura o un ascolto adeguati. Lettura o ascolto, è sempre la stessa cosa: infatti, i chierici leggono i libri e il volgo «legge» i chierici quando li ascolta predicare la parola di. Dio. D’altra parte, i contemplativi incipienti e proficienti non possono nemmeno pregare bene senza l’esercizio preliminare della meditazione. Una prova di quest’ordine progressivo è data da quanto segue. La parola di Dio, orale o scritta, può essere paragonata a uno specchio. Spiritualmente, l’«occhio» della tua anima è la ragione, mentre la coscienza è il tuo «volto» spirituale. Ora, come gli occhi del tuo vero volto non possono vedere né immaginare la presenza di una macchia sporca sul tuo stesso volto, senza l’aiuto di uno specchio o di qualcun altro che te lo dica, così spiritualmente è impossibile, almeno per la ragione umana, che un’anima accecata dall’abitudine al peccato riesca a vedere la corruzione nella propria coscienza, senza aver letto o sentito la parola di Dio. E proseguendo di questo passo, quando un uomo vede nello specchio, oppure apprende da altri, dove si trova esattamente quella sporca macchia sul suo viso — tutto ciò sia in senso letterale che spirituale allora, e non prima, egli corre alla fontana a lavarsi. Se questa macchia è un peccato particolare, allora la fontana è la santa chiesa e l’acqua il sacramento della penitenza, con quel che comporta. Se invece si tratta della radice stessa del peccato, allora la fontana è Dio misericordioso e l’acqua è la preghiera, con quel che comporta. Questo sta a dimostrare che i contemplativi incipienti e proficienti non possono meditare senza l’esercizio preliminare della lettura o dell’ascolto, né pregare senza una adeguata meditazione.

La Nube della non-conoscenza 34

NUBE

CAPITOLO 34

Dio dona liberamente e senza vie intermedie la grazia della contemplazione, che non si può in alcun modo meritare.

E se mi domandi in qual modo tu possa giungere al lavoro contemplativo, prego Dio onnipotente perché nella sua grande grazia e benevolenza te lo insegni lui stesso. E io faccio veramente una cosa buona a farti capire che non sono in grado di dirtelo. Non c’è da meravigliarsi: la contemplazione è lavoro di Dio solo, che egli compie di sua volontà nell’anima di quanti gli sono graditi, senza tener conto dei loro meriti. Se manca l’aiuto di Dio, non c’è angelo o santo che possa, anche lontanamente, sentire il bisogno di un simile lavoro. E credo che nostro Signore è disposto a compiere questo lavoro con ugual premura e frequenza, anzi, forse con premura e frequenza maggiori, nei peccatori incalliti, piuttosto che in quanti, rispetto a essi, non l’hanno mai offeso gravemente. E Dio agisce a questo modo perché noi possiamo riconoscere la sua infinita misericordia e onnipotenza: egli lavora come vuole, dove vuole, quando vuole. Tuttavia, non dà questa grazia, né compie questo lavoro in un’anima incapace di riceverli, anche se non c’è nessun’anima, peccatrice o innocente, in grado di accogliere questa grazia senza l’aiuto della grazia stessa. Né Dio l’accorda in base all’innocenza, né la rifiuta per via del peccato. Fa’ bene attenzione a quel che ho detto: la rifiuta, e non la ritira. Ti prego, sta’ attento a non sbagliarti su questo punto, perché quanto più ci si avvicina alla verità, tanto più si deve stare in guardia dall’errore. Quel che intendo dire è ben chiaro e preciso, ma se non riesci a capirlo, lascialo da parte finché Dio non venga a fartelo comprendere. Fa’ dunque così e non ti angustiare. Attenzione all’orgoglio, che bestemmia Dio nei suoi doni e incoraggia i peccatori. Se tu fossi veramente umile, la penseresti come me riguardo alla contemplazione: Dio la accorda liberamente, senza tener conto dei meriti. Questo dono divino è tale che, quando è presente, mette l’anima in grado di possederlo e di gustarlo. È impossibile ottenerlo in altro modo. La capacità di contemplare costituisce una cosa sola con la contemplazione, senza alcuna differenza, cosicché chi è attratto verso il lavoro contemplativo, costui e non altri è in grado di farlo effettivamente. Se Dio non opera in essa, l’anima è come morta, e non sente né la voglia né il desiderio della contemplazione. Quanto più la vuoi e la desideri, tanto più la possiedi: né più né meno. Tuttavia, non è né la tua volontà né il tuo desiderio, ma un qualcosa di insondabile che ti spinge a volere e desiderare ciò che non conosci. Non preoccuparti, te ne prego, se il tuo intelletto non riesce ad andar oltre: al contrario, continua imperterrito nel tuo lavoro cosa da avanzare sempre più. Per farla breve, lascia che quel qualcosa di insondabile agisca in te a suo piacimento e ti conduca dove vuole lui. Lascia che sia lui a operare e tu a subire la sua azione. Guarda pure, se ti pare, ma lascialo lavorare da solo. Non immischiarti, come se tu volessi aiutarlo: finiresti per rovinare tutto. Tu devi essere il legno, e lui il falegname; tu la casa, e lui il padrone che vi abita. Per il momento fatti cieco e rigetta il desiderio di sapere il perché e il percome: una simile conoscenza ti sarebbe più di ostacolo che di aiuto. Infatti è già abbastanza se senti dentro di te l’autorevole spinta di quel non so che, e se in questo movimento interiore non hai alcun pensiero particolare nei riguardi di qualsiasi cosa inferiore a Dio: il tuo puro anelito deve andare direttamente a Dio. Se le cose stanno in questo modo, allora puoi essere ben certo che è Dio in persona, e non altri, a muovere la tua volontà e il tuo desiderio, e senza vie intermedie né da parte tua né da parte sua. Ora, non aver paura del diavolo, poiché non può avvicinarsi a te più di quel tanto. Infatti, per quanto possa essere scaltro, il diavolo può muovere la volontà di un uomo solo saltuariamente, e per vie traverse. Nemmeno un angelo buono può muovere direttamente e in maniera adeguata la tua volontà. Insomma, non c’è nessun altro che possa farlo, se non Dio solo. Puoi ben capire da queste mie parole, ma ancor più chiaramente per esperienza, che in quest’opera gli uomini non devono assolutamente far uso di mezzi e di vie, né possono sperare di giungere alla contemplazione grazie a chissà quali aiuti. Tutti i mezzi efficaci dipendono da Dio, mentre lui non dipende da niente, e nessun mezzo può portare alla contemplazione.

La Nube della non-conoscenza 33

NUBE

CAPITOLO 33

In questo lavoro il peccatore viene purificato dai suoi peccati particolari e anche dalla pena che ne consegue: tuttavia non c’è mai un perfetto riposo per lui in questa vita.

Per il momento non ti voglio indicare altri stratagemmi, anche perché se ti sarà data la grazia di metterli in pratica, sono convinto che sarai tu a dovere insegnare a me, e non il contrario. E se ora sono io a insegnare a te, devo comunque confessare con tutta sincerità che ho ancora molta strada da percorrere per esserne degno. Perciò ti prego di aiutarmi e di agire per il tuo bene, ma anche per il mio. Forza, allora, e non perdere un attimo, te ne prego. Se anche non ottieni immediato successo con questi espedienti, non prendertela, ma sopporta in tutta umiltà questa pena: in verità, è il tuo purgatorio. Quando avrai penato abbastanza e avrai ormai acquisito, per grazia di Dio, quei mezzi che lui stesso ti avrà suggerito, allora, non ho alcun dubbio, sarai senz’altro purificato non solo dal peccato, ma anche dalla pena conseguente. Mi riferisco naturalmente alla pena particolare che deriva dai tuoi peccati personali commessi in passato, e non alla pena del peccato originale. Quest’ultima, infatti, peserà su di te fino al giorno della tua morte, per quanto tu possa darti da fare. Tuttavia non ti darà gran fastidio, in confronto alla pena particolare dei tuoi peccati personali. Non per questo dovrai ritenerti dispensato da un faticoso lavoro. Infatti, ogni giorno il peccato originale produce impulsi peccaminosi sempre nuovi e allettanti, e ogni giorno tu devi impegnarti ad abbatterli e a reciderli a colpi terribili con la spada del discernimento, un’arma affilata e a doppio taglio. Al che puoi ben vedere e comprendere come non vi è né definitiva vittoria, né vero riposo in questa vita. Nondimeno, non devi tirarti indietro per questo motivo, né lasciarti spaventare dalla paura dell’insuccesso. Poiché se ti sarà data la grazia di distruggere la pena dei tuoi peccati commessi in passato, nel modo che ho appena descritto, o meglio ancora a modo tuo, se sai far meglio, sta’ pur sicuro che la pena del peccato originale, o gli impulsi peccaminosi che esso man mano produce, non ti daranno granché fastidio.

La Nube della non-conoscenza 32

NUBE

CAPITOLO 32

Due stratagemmi spirituali che possono essere di aiuto al principiante.

Tuttavia, penso di poterti suggerire alcuni di questi stratagemmi spirituali. Prova a metterli in pratica e vedi di trovare qualcosa di meglio, se ci riesci. Fa’ in modo di comportarti come se non sapessi niente della continua pressione esercitata da quei pensieri tra te e Dio. Prova a guardare, come dire?, sopra le loro spalle, quasi a cercare qualcosa d’altro: e questo qualcosa è Dio, avvolto nella nube della non-conoscenza. Se fai così, ti assicuro che in pochissimo tempo ti sentirai sollevato nel tuo lavoro. Credo proprio che questo stratagemma, se lo si considera nella giusta luce, non è nient’altro che un ardente desiderio di gustare e vedere Dio, per quanto è possibile quaggiù. Tale desiderio è la carità, che riesce sempre a ottenere un certo appagamento. Ed ecco un altro stratagemma spirituale che puoi benissimo adottare, se vuoi. Quando ti accorgi di non potercela fare in nessun modo a ricacciare quei pensieri, mettiti tutto accovacciato dinanzi a loro, come un soldato povero e debole sopraffatto in battaglia, e ragiona così dentro di te: «È da pazzi continuare a lottare con loro, ormai sono perduto per sempre». In questo modo ti abbandoni a Dio, mentre sei nelle mani dei tuoi nemici. Ti prego di prestare molta attenzione a questo espediente. Infatti, se tu lo metti in pratica, va a finire, secondo me, che ti sciogli in lacrime. Sono peraltro certo che questo stratagemma, se lo si intende bene e per il verso giusto, non è altro che la vera conoscenza e la piena coscienza di quel che sei in realtà: un essere miserabile e corrotto, ancor peggio che niente. Una tale conoscenza e coscienza di sé è l’umiltà stessa. E quest’umiltà fa sì che Dio in persona, nella sua potenza, scenda a vendicarti dei tuoi nemici, e che nel suo amore infinito ti risollevi a sé per asciugare i tuoi occhi spirituali, così come fa un padre con il proprio figlio che sta per finire, nelle fauci dei cinghiali o di orsi inferociti.

La Nube della non-conoscenza 31

NUBE

CAPITOLO 31

Come si deve comportare il principiante nei confronti dei pensieri e degli impulsi peccaminosi.

Quando avrai la sensazione di aver fatto tutto il possibile per correggere adeguatamente i tuoi peccati, secondo quanto stabilisce la santa chiesa, da quel momento mettiti subito a lavorare con decisione in questo lavoro. A questo punto, se tra te e Dio si intromette continuamente il ricordo delle tue azioni passate, o qualche nuovo pensiero o impulso peccaminoso, devi camminarvi sopra con passo fermo, in un fervente slancio d’amore, calpestarli sotto i piedi. E cerca di ricoprirli con una fitta nube d’oblio, come se non avessero niente da spartire né con te né con nessun altro. Se anche si fan vivi spesso, non avere indecisioni: ogniqualvolta alzano la testa, tu ricacciali in basso. E se pensi di non potercela fare normalmente, niente t’impedisce di ricorrere a ogni sorta di trucchi, sotterfugi e stratagemmi spirituali per eliminarli. E questi espedienti te li insegnerà molto meglio Dio per esperienza che non qualsiasi altro uomo su questa terra.

La Nube della non-conoscenza 30

NUBE

CAPITOLO 30

Chi può biasimare e condannare le colpe degli altri.

Ma chi potrà giudicare le azioni degli uomini? Senza alcun dubbio quelli che hanno in cura le loro anime e che sono investiti della debita autorità: non importa se ufficialmente, secondo gli ordinamenti della santa chiesa, oppure privatamente e spiritualmente, per una particolare ispirazione dello Spirito santo, in carità perfetta. Ciascuno, dunque, stia attento a non arrogarsi la facoltà di biasimare e condannare le colpe altrui, a meno che non vi si senta veramente stimolato dentro di sé dallo Spirito santo. Diversamente; potrebbe incorrere in errore con sorprendente facilità nel dare dei giudizi. Perciò, fa’ attenzione: giudica te stesso se vuoi, con l’aiuto di Dio o del tuo padre spirituale, ma lascia stare gli altri.

A questo punto, cari amici lettori per meglio fissare quanto abbiamo letto o per chi volesse ascoltare anzichè leggere, ecco per voi un video riepilogativo dal capitolo 16 al 30.