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Beatrice d’Ornacieux, un fiore umile

beata Beatrice d'Ornacieux

Oggi 13 febbario l’Ordine certosino celebra la beata Beatrice d’Ornacieux, da questo blog vi ho già narrato la sua biografia ed alcuni episodi prodigiosi accorsi nella sua santa esistenza. Questi episodi sono giunti a noi, grazie alla sua maestra Novizia, la beata Margherita d’Oingt che ne scrisse una biografia in lingua francoprovenzale “Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu”. Da questa opera, vi offro un breve estratto che ci delinea il carattere della beata Beatrice.

Un fiore umile

Per l’onore di Dio e la gloria del suo santo nome, in riconoscimento della sua grande misericordia e in gratitudine per il dono glorioso della sua bontà, e per servire il nostro Signore Gesù Cristo e la sua gloriosa Vergine Madre con più fervore, voglio scrivere umilmente e devotamente per la vostra edificazione qualcosa della vita pura, santa e umile che questa sposa di Gesù Cristo ha condotto sulla terra tra le sorelle del suo monastero.

Abbiamo appreso che, fin dall’adolescenza, è decisa a lasciare risolutamente e con tutto il cuore le cose del mondo, per amore del dolce Gesù, e ha mantenuto fedelmente il suo scopo. Era molto umile e modesta, molto caritatevole e pia, sempre disponibile a servire umilmente tutte le necessità dei suoi confratelli. Praticava severi digiuni e astinenza, per quanto la sua fragile salute glielo consentiva; Era molto obbediente in tutto, così devota e con un così grande spirito di preghiera che spesso rischiava gli occhi per le tante lacrime che versava in preghiera. Nella sua conversazione era dolce, umile ed edificante, molto attenta e diligente nel mettere tutta la sua applicazione nel fare, nel dire, nel vedere e nell’ascoltare tutto ciò che sembrava poter cambiare nell’edificazione della sua anima e di quella del prossimo.

Margarita D’Oyngt. “Li via Seiti Biatrix, virgina de Ornaciu”

Preghiera

Santa Beatrice, hai tanto amato Gesù che il tuo compito era seguirlo nel deserto e nella povertà.

Donaci il tuo amore per Gesù e per la povertà.

Amen

Statua di Beatrice nella chappelle a Eymeux

S.Ugo, il “collezionista di ossa”

copertina Vita Ugo

Oggi 17 novembre si celebra la memoria liturgica di S. Ugo vescovo di Lincoln, di questo celebre certosino vi ho ampiamente parlato nel corso degli anni. L’articolo odierno vuole raccontare, altri particolari sul vescovo certosino, attraverso qualche aneddoto estratto da “La vita di Ugo”, scritto e composto dal suo cappellano Adamo di Eynsham, un monaco benedettino suo costante collaboratore, che è oggi conservata in forma manoscritta nella Bodleian Library di Oxford.

Ugo Lincoln certosa Paviadi Vermiglio Giuseppe (1587 post 1635)

Sulla personalità:

Un aneddoto ci illustra il rapporto di Ugo con la preghiera e la politica. Un giorno di festa in cui Ugo, vescovo di Lincoln, e un altro Ugo, vescovo di Coventry, erano attesi in udienza con il re Enrico II, i fratelli vescovi si ritrovarono insieme in coro a una messa conventuale. Il vescovo di Coventry omise i toni solenni propri del giorno e cominciò a salmodiare l’Introito. Il santo vescovo di Lincoln lo interruppe, cantando fin dall’inizio l’Introito con la debita solennità. Quando il vescovo di Coventry lo ha contestato: “Dobbiamo affrettarci, perché il re ci aspetterà, e ha molta fretta”, il vescovo certosino ha ribattuto: “Non posso farci niente; dobbiamo prima rendere omaggio al Re dei re. Nessun lavoro secolare può dispensarci da ciò che Gli dobbiamo; e il nostro servizio oggi dovrebbe essere festoso, non irrequieto “.

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Sui lebbrosi:

Come molti santi prima di lui, Ugo lavava, puliva, asciugava e poi baciava i piedi dei lebbrosi e degli emarginati. A quei tempi si credeva che il “bacio di San Martino” (il bacio di un re o di un sant’uomo) curasse la lebbra, quindi questo servizio era popolare, ma Ugo ha il merito di aver detto “Con me è il contrario, i baci dei lebbrosi guariscono la mia anima malata “. Egli amava particolarmente gli emarginati e gli oppressi. Da vescovo ha rivolto la sua azione caritatevole ai malati di lebbra, ai malati e ai poveri. Ugo lavava e asciugava i piedi ai lebbrosi, si sedeva con loro li confortava e li abbracciava e li baciava uno per uno.

Miracolo di S. Ugo di Lincoln

Sugli ebrei

Quando il re Enrico morì e il famoso Riccardo Cuor di Leone salì al trono, ci fu un’ondata di rivolte antisemite, una a Lincoln. Un mercante di Lincoln di nome Aaron aveva prestato denaro all’Abbazia di St. Alban e quando lo voleva indietro una folla si ribellò e lo inseguì nella chiesa, intenzionata a bruciarlo. Ugo rimase fermo davanti all’altare e “mise il timore di Dio” nei rivoltosi in un senso molto letterale. Impauriti ed irretiti dal monito autorevole di Ugo fuggirono senza la loro vittima. In molte altre occasioni Ugo affrontò da solo una folla armata e arrabbiata e riuscì sempre a persuadere i rivoltosi che risparmiarono le loro vittime.

s. Ugo trisulti (BALBI)

Il collezionista di ossa

Vi svelo ora il significato del titolo bizzarro che ho dato a questo articolo. Sempre il biografo, fedele cronista degli episodi e dei comportamenti del nostro amato S. Ugo, ci riporta moltissimi aneddoti riguardanti le reliquie. Ci narra che Ugo era un cultore delle reliquie in genere ed un “collezionista di ossa”. Il vescovo certosino si fece costruire uno speciale anello su quale fece incastonare un piccolo reliquiario contenente una trentina di frammenti ossei!

Inoltre riuscì ad ottenere un dente di san Benedetto che mise a contatto con delle pecette che distribuiva ai monaci che ne apprezzarono il valore di reliquia. La sua smodata passione per collezionare frammenti ossei, spinse Ugo a episodi che appaiono alquanto macabri a quanto ci riferisce il biografo Adamo di Eynsham. A Fècamp, staccò con i propri denti due frammenti dal braccio del corpo di Maria Maddalena, dopo aver provato invano a staccarlo con le dita, ciò avvenne sotto lo sguardo sorpreso e terrorizzato di alcuni monaci.

bruno ugo e1600 scuola tedesca

Preghiera:

Sii la nostra luce nelle tenebre, o Signore, e nella tua grande misericordia difendici da tutti i pericoli ed insidie di questa notte; per l’amore del tuo unico Figlio, il nostro Salvatore Gesù Cristo.

Santo Dio, il nostro più grande tesoro, hai benedetto Ugo, vescovo di Lincoln, con saggia e gioiosa audacia per l’annuncio della tua Parola a ricchi e poveri allo stesso modo: concedi che tutti coloro che ministrano nel tuo nome possano servire con diligenza, disciplina e umiltà, non temendo altro che la tua perdita e attirando tutti a te per mezzo di Gesù Cristo nostro Salvatore; che vive e regna con te nella comunione dello Spirito Santo, un solo Dio, ora e sempre.

Amen.

Dom Bruno Loher ed il suo maestro Lanspergio (parte seconda)

Dom lanspergio scolpito nel pulpito a Laon

Dom Lanspergio scolpito nel pulpito della cattedrale di Laon

Prosegue la biografia di Dom Bruno Loher su Dom Giovanni Giusto Lanspergio.

” Vita conscripta venerabilis et suspiciendi D. Joannis Justi Lanspergii “

La sua pazienza è stata così ammirevole in mezzo alle atroci sofferenze che lo hanno mortificato totalmente, soprattutto alla fine della sua vita, che sembrava un miracolo per tutti coloro che lo circondavano di essere vivo. E non è stato sorprendente, quindi, essere stato spesso liquidato dai medici, che hanno annunciato la vicinanza della sua morte a causa della cattiva condizione dei suoi polmoni e del fegato per anni, contro ogni probabilità che potesse sopravvivere così molto malato. Ma era così paziente nella sofferenza che una sola espressione di impazienza non gli uscì mai di bocca. E quando alcuni religiosi, laici o potenti lo visitavano e gli chiedevano come stava, lui rispondeva sempre dicendo di essere in buone condizioni o con le parole di San Giobbe: «Come fa piacere al Signore; Possa il suo nome essere benedetto. ”Molto spesso era stanco di vivere più a lungo a causa dell’intensità del suo dolore. Voleva morire e stare con Cristo, soprattutto a causa della deplorevole rovina della Chiesa cattolica e della condanna delle anime, una situazione che meritava di essere pianto con lacrime di sangue. Ed è stato che ha visto che le anime, corrotte ovunque leggendo i libri di Erasmo, Lutero e altri disertori del suo stesso Ordine (di cui diceva che erano state consegnate da Dio nel senso reprobo), correvano senza controllo dirette all’inferno, poiché che il mondo, nella sua cecità, crea oggi falsi dottori. Si astenne completamente da tali letture e consigliò agli altri di astenersi a causa del loro scarso profitto e perché difficilmente potevano essere letti senza pericolo di contagio, poiché le sue parole, come un cancro, venivano introdotte di nascosto nell’anima; Inoltre, poiché non solo tutta la dottrina, ma anche tutti i libri di quegli pseudodottori erano stati proibiti e condannati. Commosso da questo fatto, dato il suo ammirevole amore e sete di salvezza delle anime, pubblicò molti scritti che respiravano pietà, sana fede ed un esimio amore per Dio e il prossimo. Grazie a quegli scritti, e nella misura delle sue forze, salvò molte anime corrotte dall’errore e impigliate nei legami del diavolo, in cui vide che innumerevoli di loro erano fortemente intrappolati e si precipitavano con gli occhi chiusi alle fiamme dell’inferno. Rafforzò il vacillante, rafforzò il fermo, infiammò il tiepido, aiutò l’esercitato, istruì gli ignoranti, spronò coloro che correvano e, come guida esperta, mostrò il percorso reale a coloro che desideravano servire Dio. In breve, non c’era nessuno che non trovasse alcun uso nei suoi libri. E tutto ciò è accaduto felicemente con l’aiuto di Dio, che ha riversato sui suoi scritti una grazia non volgare e ha dato così tanto frutto nella Chiesa di Dio, che tra i dottori ecclesiastici non dovrebbe essere considerato all’ultimo posto. Poiché i suoi stessi insegnamenti si applicano a se stessi, il nostro Lanspergio ha messo tutti i suoi sforzi per diventare sereni gli altri come un’immagine vivente di tutte le virtù e non ammettere a se stesso tutto ciò che dispiace alla sua dottrina o ne toglieva il peso.

Per questo motivo, tutto ciò che diceva o scriveva aveva un’enorme forza e autorità anche tra gli uomini di grande apprendimento, i quali, rendendosi conto di certe indicazioni che lo spirito di Cristo viveva in lui e parlava attraverso la sua bocca, erano spesso profondamente colpiti da Parole e scritti: in tutta la sua condotta c’era una straordinaria innocenza, la semplicità di una colomba unita a una grande prudenza, un’integrità cristiana, una pronta benevolenza verso tutti, una gentilezza spontanea, un dolce affetto ma non eccessivo, l’odio per il peccato, l’amore per la giustizia, disprezzo per il mondo e le cose terrene, grande desiderio di povertà e amore ardente. Chi gli si avvicinò senza sentirsi sollevato dal suo consiglio? Chi, dopo aver avuto una conversazione intima con lui, non ne ha avuto profitto? E non solo trattava i suoi fratelli in quel modo, ma anche estranei e sconosciuti, ma faceva sempre grandi sforzi nel dare le prove di un uomo evangelico e non solo nel portare il Vangelo in bocca, come molti fanno oggi. Abominò gran parte dei malvagi dogmatici, perché sebbene tutta la loro vita sia in chiara contraddizione con i precetti del Vangelo, tuttavia, si vantano di evangelici e vogliono fingere. La loro spudorata incoscienza e la loro folle vergogna erano sempre estremamente odiose per lui, anche se simpatizzava con la loro situazione e piangeva per la cecità e la follia con cui spingevano non solo se stessi, ma anche molti altri, a eterne miserie e calamità, non importa quanto loro stessi. non accordarono a questo fatto la minima importanza a causa dell’oscurità estremamente oscura del loro cuore e della ferrea ostinazione della loro anima. Spesso, nelle loro opere, criticavano e confutavano gli errori di questi eretici, senza altra intenzione che farli conoscere in modo che si rettificheranno da soli, o certamente in modo che gli altri non rimangano impigliati in essi. Sì, è comune per i santi di Dio combattere per liberare le vittime dalle bugie del diavolo e riportarle alla vera salvezza. I santi, infatti, soffrono molto di più per i pericoli che attendono le anime che per le difficoltà dei loro corpi. Ma le molteplici ferite che Dio Onnipotente riceve dai peccati degli uomini li tormentano anche molto a causa del loro grande amore per Lui, amore che li porta a non lasciare senza punizione i minimi peccati. Potremmo ancora scrivere con piena fedeltà molte altre cose in raccomandazione di questo venerabile padre, ma poiché i suoi scritti sono per chiunque la sua migliore raccomandazione, riteniamo superfluo estenderci molto di più. Ha vissuto felicemente e la sua vita felice è stata seguita da una morte felice. Chi viveva ogni giorno come se fosse l’ultimo non poteva avere una brutta morte. Bene, come poteva temere le trappole della morte che non permettevano che ci fosse qualcosa in lui che potesse instillare paura della morte? Mentre viveva, ha combattuto duramente per rimuovere da se stesso tutto il peccato e tutto ciò che potrebbe sopraffarlo nell’ora della morte, così che quando sarebbe arrivata, non sarebbe stato sorpreso preparandosi all’ultimo momento, come fanno molti pazzi, ma piuttosto la avrebbe accolta felicemente come porta di accesso alla vita. Era senza dubbio il numero di coloro che hanno la vita nella pazienza e nella morte in desiderio, per quale piacere avrebbe potuto trovare nella vita che, come abbiamo già detto, ha dovuto sopportare così tante malattie che sembrava più morto che vivo? Quindi voleva la morte per poter venire alla presenza della gloria di Dio. E sebbene abbia dovuto aspettare un pò di tempo che il suo desiderio fosse finalmente ascoltato molte opere fedeli e corone di pazienza, e dopo aver dato grandi frutti nella Chiesa di Dio e nell’Ordine certosino con la sua parola, penna ed esempio, confortarono spiritualmente i Sacramenti della Chiesa e confessarono scrupolosamente e piamente tutti i suoi difetti, in piena lucidità, Diede il suo spirito santo a Dio, dal quale l’aveva ricevuto, l’11 agosto 1539, dopo aver vissuto lodevolmente per 30 anni nell’ordine cartusiano.

Spero abbiate apprezzato questo testo di Dom Loher, un profilo tracciatoci da un suo contemporaneo e confratello, ed è per questo che credo assuma una importanza notevole.

Dom Bruno Loher ed il suo maestro Lanspergio

Dom lanspergio scolpito nel pulpito a Laon

Dom Lanspergio scolpito nel pulpito della cattedrale di Laon

In questi anni da questo blog, spesso ci siamo “nutriti” di svariati testi di autori certosini. Molti di questi li ho scelti tra i tantissimi scritti da Dom Giovanni Giusto Lanspergio, di cui vi ho anche proposto dei dati biografici. Ma nell’articolo odierno e nel prossimo, vi offro una biografia particolare, poichè redatta da un suo discepolo.

Ma prima di svelarvi il suo testo, che ho diviso in due articoli, scopriamo prima chi era costui.

Bruno Loher o Loer, nacque in una data non conosciuta intorno al 1500, a Stratum nei pressi di Eindhoven nei Paesi Bassi, da giovane fece la professione nella certosa di Colonia il 6 ottobre del 1530, dove raggiunse il fratello Thierry e dove sarà raggiunto in seguito dall’altro fratello Ugo. Fu nominato Vicario nel 1539, ed in seguito Maestro dei novizi. Collaborò con suo fratello Thierry a raccolte degli scritti di Dionigi di Riyckel. Contariamente ai fratelli, egli rimase sempre nella certosa di Colonia, nella quale divenne poi Vicario e successivamente priore, e durante questo incarico terminò la sua vita terrena, il 31 luglio del 1557. Durante la sua vita monastica conobbe e stimò Dom Giovanni Giusto Lanspergio, riconoscendolo come colui che lo aveva formato alla vita spirituale, e non esitò ad elogiare il suo rigoroso ascetismo, la sua pietà e le sue virtù. Fu un alacre scrittore, e tra i suoi scritti la biografia di Dom Giovanni Giusto Lanspergio che segue, concepita nel 1554.

” Vita conscripta venerabilis et suspiciendi D. Joannis Justi Lanspergii “

Padre Giovanni Lanspergio, solo nel nome e nelle opere, amato da Dio e dagli uomini, è nato nel famoso ducato di Baviera, in Germania, nella città di Landsberg, da genitori onesti. Benedetto da Dio con un dolce naturale, dopo aver terminato gli studi di filosofia all’Università di Colonia, volendo offrire al suo Creatore il fiore della sua giovinezza nella Certosa di quella stessa città, abbandonò il mondo nel corpo e nell’anima e si arrese energicamente al combattimento spirituale A quel tempo, sarebbe difficile spiegare il suo uso in tutti gli aspetti della vita spirituale: il suo fervente amore per Dio, la sua devozione alla gloriosa Vergine, sua Madre (perché, dopo Dio, era la proprietaria del suo cuore), la sua obbedienza a i suoi superiori, la sua durezza verso se stesso e la sua gentilezza verso gli altri, il suo zelo per l’osservanza dell’Ordine, la sua tenacia nella giustizia, la sua costanza nella preghiera, la sua ferma perseveranza al lavoro. Con la sua parola e il suo esempio era per molti una luce sulla via di Dio, come una stella splendente posta nel firmamento della Chiesa. Chiunque desideri verificare ciò che è stato detto, leggere attentamente e devotamente i suoi scritti e libri, dove viene rivelato che non solo possedeva un grande significato in lettere profane, ma era anche straordinariamente illuminato dall’unzione interna dello Spirito Santo. Fu sua delizia meditare giorno e notte sulla legge del Signore, e usava sempre proficuamente il suo tempo, sia che pregasse seriamente, leggendo libri sacri o scrivendo. Ma soprattutto, ogni giorno Dio immolava sull’altare l’ostia dell’Agnello immacolato: era così zelante in questi santi esercizi che persino le gravi malattie che lo opprimevano alcuni anni prima della sua morte non potevano separarlo da loro; al contrario, parlando spesso al di sopra delle sue forze, non meno della sua forza, si impose su di loro. Come una pia madre, si dimostrò solidale con le esigenze di tutti gli uomini e non fu gravata dal dedicarsi interamente a confortare o istruire quelli che lo hanno chiesto (sacrificando spesso il suo sonno o il suo cibo). Era buono e gentile con gli altri, era solo duro e inflessibile con se stesso: per sottomettere la carne allo spirito, macerava assiduamente il suo corpicino con digiuni, veglie, flagelli, cilici ed altre penitenze. Per qualche tempo ha indossato una maglia di ferro sulla sua carne nuda. Si è astenuto con grande zelo dalle delicate prelibatezze e dalle parole superflue, oziose o dannose. Per tutto questo, è facile dedurre come la purezza interiore di quell’uomo brillava che all’esterno era rigorosa fustigatore della sua carne e dei suoi sensi. Infatti, chiunque aspiri alla purezza dello spirito e del corpo, a prescindere dall’a propria mortificazione, inganna se stesso e non fa altro che inseguire un’ombra e colpire il bronzo. Ammirava molto la semplicità della sua obbedienza ai superiori, poichè quando si trattava di obbedire, non faceva distinzioni tra questioni importanti e insignificanti, rispettando ciò che era comandato senza mormorare: con l’obbedienza, accettò la posizione di priore della Certosa di Cantavium, (Vogelsang) vicino a Juliers, un luogo malsano a causa della sua umidità, che lo faceva ammalare dal frequente vomito e sangue fino alla sua morte. Tuttavia, sebbene lo desiderasse molto, non ha mai preteso che i suoi superiori lo trasferissero in un luogo più sano. E poco prima della sua morte, secondo la testimonianza di un fratello, il nostro Lanspergio dichiarò con tutta serietà che non aveva mai agito consapevolmente, nemmeno con una sola parola, contro la volontà dei suoi superiori nell’ordine, per la quale c’erano tanta grazia e saggezza che Dio si riversò sul suo cuore e sulle sue parole, che non solo i suoi fratelli, ma anche i principi e i potenti della terra vennero da lui e ascoltarono i suoi consigli spirituali con grande piacere e riverenza e, piuttosto che onorarlo come amico di Dio, onorarono Dio che parlò su di esso. E poiché era un servitore fedele e prudente nelle buone opere nella casa di Dio, il Signore misericordioso, al fine di accrescere i suoi meriti, si degnò di purificarlo completamente dai suoi peccati in questo mondo, come l’oro nel crogiolo (qualcosa che egli stesso chiese costantemente a Dio possiamo vederlo nei suoi scritti) calcoli, tisi con tosse molto violenta, vomito di sangue e non so quali altre malattie gravi e prolungate.

Continua…

Dom Sebastian Maccabe

10 lo studio in cella

Conosciuto con lo pseudonimo di Henry Chester Mann, è l’inglese Sebastian Maccabe. Egli nacque nato il 27 luglio del 1883 a Rockferry, nella contea di Cheshire, a nord dell’Inghilterra. Dopo aver finito i suoi studi di gioventù con i benedettini di Downside (Bath), entrò nei Redentoristi. Fu ordinato sacerdote nel 1908. Era un predicatore e confessore in molte comunità religiose in Inghilterra. Così ha avuto l’opportunità di sviluppare i suoi straordinari doni come direttore spirituale. Nel 1917 entrò nella Certosa di Parkminster, precisamente il 27 giugno 1919, fece la sua prima professione religiosa. Nel 1921 fu nominato Maestro dei Novizi e, quattro anni dopo, Vicario. Nel 1927 fu trasferito alla Certosa di Firenze. In questo nuovo luogo, ha anche inizio per lui un periodo particolarmente difficile. Fu allora che “si incontrò” con San Bernardo, a cui doveva molto. L’anno successivo fu nominato Maestro del Novizio della nuova casa. Ha tenuto questa posizione fino al 1935, quando fu nominato Priore della Certosa di Pavia.

Dotato di grande tatto e prudenza, riuscì a gestire la difficile situazione creata dalla seconda guerra mondiale e rimanere come Priore di questa monumentale Certosa, proprietà dello Stato, nonostante la sua nazionalità inglese. Nel 1945 la Certosa di Pavia fu chiusa. Dom Sebastian fu nominato convisitatore e poi visitatore delle province d’Italia ed inviato, come Priore, alla Certosa di Farneta. Qui morì, il 9 settembre del 1951, quando si stava preparando a celebrare la messa. La sua gentilezza disinteressata e l’ampia cultura furono evidenti nelle sue brillanti conversazioni. Dom Sebastian era sempre capace, malgrado le proprie difficoltà, a diffondere allegria a coloro che andavano da lui per aiuti e consigli.

Si dice che “chiunque lo visitasse ne usciva dalla cella con un volto sorridente. Anche i Visitatori!”

Durante il suo soggiorno a Parkminster, Maccabe ha curato due opere dei certosini inglesi del Medioevo. Erano pochissimi autori: Adam Scot e Nicholas Love. Allo stesso tempo, aveva in grande considerazione la dottrina spirituale del devoto Lanspérgio, di cui doveva aver servito durante i 13 anni in cui era il maestro dei novizi. Nel 1926 pubblicò, con un’ampia introduzione, una versione della “Lettera di Gesù Cristo all’anima devota”. Questo è il libro più originale e ricondotto di Lanspérgio. La sua produzione letteraria nasce dal desiderio di condividere con tutti, in modo accessibile e piacevole, alcune ricchezze spirituali e umane della tradizione monastica.

A partire dal 1929, articoli interessanti appariranno regolarmente pubblicati nella rivista “Pax” dell’abbazia benedettina di Prinknash (Gloucester). Questi sono piccoli saggi spirituali, schizzi monastici animati e talvolta anche recensioni ben riflessive. Alcuni di questi articoli fanno parte dell’unico libro pubblicato “The Cloistered Company” (1935).È una collezione di racconti monastici brillanti e ispiratori. Un secondo libro su San Bernardo era in bozza, ma la morte gli impedì di completarlo.

I sette articoli che vorrei offrirvi, concepiti come unità, sono stati trovati, dopo la sua morte, tra i suoi documenti. Sono stati pubblicati, nella stessa rivista, in modo interrotto tra il 1957 e il 1961. Solo in seguito si sono riuniti questi articoli. Innanzitutto, nella traduzione inedita italiana, eseguita a Farneta dal vescovo Eugenio Treccani.Successivamente, in una traduzione tedesca realizzata nella Certosa di Marienau da Dom Willibrord Müller.  Nello stesso anno, apparve la traduzione francese. Nel 2004 compare la traduzione spagnola sulla base dell’edizione francese e del latino originale. Infine una traduzione portoghese (2006) è basata sulla traduzione spagnola e tedesca. Grazie alla sua cultura monastica ed alla indubbia capacità narrativa, Dom Sebastian, ricco della sua competenza ed esperienza, introduce i giovani aspiranti certosini, postulanti e novizi con leggerezza ed umorismo.

Prossimamente vi offrirò alcuni estratti di questi sette testi, per ora ho solo voluto presentarvi questo personaggio certosino poco noto.

La devozione mariana di Dom Louis-Marie Baudin

 

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Vetrata nel Santuario di Santa Maria nel Bosco (Serra san Bruno)

 

Oggi voglio narrarvi la storia dell’autore di un testo sulla Vergine Maria, di cui egli era particolarmente devoto. Vi parlerò, infatti, di Dom Luis Marie Baudin nato a Éply (Meurthe-et-Moselle) il 31 ottobre 1865, da una famiglia profondamente cristiana, difatti sua madre stava per prendere i voti religiosi, poi a causa dei suoi genitori che si opposero fu malvolentieri persuasa, e si sposò dando alla luce il piccolo Luis. Dopo soli due mesi la donna morì, ed il piccolo fu affidato ad una giovane ragazza che chiese l’intercessione di Maria per poter crescere il bimbo orfano di madre.

Come possiamo notare la Vergine Maria aveva già preso in affidamento Luis!

Egli non aveva nessuna particolare devozione mariana, fino al giorno di una gita scolastica svoltasi a Lourdes. In quel giorno si risvegliarono in lui sia una profonda vocazione monastica che una vocazione mariana. Dopo una novena alla Santa Vergine, egli entrò nei certosini alla certosa di Bosserville, l’8 settembre del 1865 il giorno della Natività della Beata Vergine Maria ricevendo il nome di Louis Marie. Questo nome fu scelto per omaggiare Louis-Marie Grignion de Montfort, del quale Baudin era ovviamente un pio ammiratore. Egli, durante la sua vita monastica non tralasciò ogni sera di fare una lettura mariana, rafforzando la profonda devozione verso Maria. Dal 1897 per nove mesi fu nominato dapprima Vicario, e poi Maestro dei novizi, successivamente, nel 1901 a seguto dell’espulsione dei monaci dalla certosa, egli si trasferì alla casa di rifugio di Saxon les Bains, poi trascorso qualche mese fu nominato Maestro dei novizi nella certosa di Montalegre. Nonostante queste peripezie, egli si dedica con zelo a scrivere testi, fu infatti autore di tre volumi mariani intitolati: “Parole della Santa Vergine”, “Il prete di Maria” ed “Il perfetto devoto di Maria“. Questi suoi testi ebbero grande diffusione gratificando Dom Louis, che intendeva far conoscere, nonostante la sua condizione eremitica, il valore della devozione mariana. Dal 1911 al 1916 ricoprì il ruolo di Vicario e si occupò del noviziato, ma successivamente fu inviato come priore a La Cervara, e poi nominato priore a Vedana, dal 1922 al 1924, per poi far ritorno a La Cervara, laddove chiese misericordia per motivi di salute ed il primo ottobre del 1926 morì, raggiungendo la Santa Vergine che lo aveva protetto e per la quale lui spese l’intera esistenza nel diffonderne la devozione.Il testo che segue fu da lui scritto, ve lo lascio leggere ed apprezzare…


Un anima di bambina
Maria ama le anime semplici, perché riflettono, ai suoi occhi, tanto penetranti e trasparenti, qualcosa della infinita semplicità di Dio e della indicibile bontà di Gesù, il quale volendo fare queste anime somiglianti a Lui li ha preservati e liberati di tutto quello che poteva appesantirli ed offuscarli. E forse non scruta in essi quella virtù che si può riassumere tutta nella sua santità? Maria è stata, senza paragoni, semplice nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti e nelle sue azioni, Gesù era tutto per lei. Vederlo, amarlo, seguirlo, era tutta la sua vita, senza mai ripensamenti ed esitazioni. Qualsiasi potessero essere le prove interiori ed esteriori che la Sapienza incarnata le offriva. Ella diceva di si, sempre si, e si abbandonava alla volontà divina.
L’anima di Maria era, nella pienezza del senso evangelico di questa espressione, l’anima di bambina; è per questo è la Regina dei Santi. Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso “(Mc 10,15). ed il principe degli apostoli ci esorta ad imitare questa perfetta semplicità della nostra Madre Divina.Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza (IP 2,2)
I bambini sentono la necessità di aderire alla propria madre e seguire le sue orme. Camminiamo in questo percorso semplice ed incontreremo al fianco di Maria la santità e l’abbondanza dei favori celestiali.”Io cammino nel sentiero della giustizia … per distribuire tesori a coloro che mi amano e riempire i loro forzieri” (Pr 2,80) Noi siamo così poveri! Coloro che ricorrono a Lei grazie a questa semplicità meritano di essere arricchiti da Maria! Ci meritiamo i doni intimi della Vergine, semplificandoci sempre, soprattutto nei nostri rapporti con lei, vivendo sinceramente con Maria come i bambini che si abbandonano completamente alla propria guida (…) “No non ci facciamo mai adulti con lei …”

(Dom Louis- Marie Baudin)

Conosciamo Dom Dysmas de Lassus

Conosciamo Dom Dysmas de Lassus

Dom Dysmas de Lassus

Dom Dysmas de Lassus

Voglio proporvi una breve biografia del nuovo priore della Grande Chartreuse Dom Dysmas de Lassus (alla nascita Michel de Lassus) il nuovo “reverendo padre” dell’ordine, eletto recentemente.

Proviamo a conoscerlo meglio a due mesi dalla sua elezione.

Egli  è nato il 30 marzo 1956, a Versailles (Francia) è il quarto di sette figli, inoltre ha una sorella anch’essa religiosa in un ordine contemplativo, è infatti una suora Carmelitana.
E ‘ stato per caso, e durante il processo di discernimento vocazionale, che a 19 anni, il giovane Michel ha scoperto l’ordine di san Bruno. Dopo l’incontro con un certosino, nell’agosto 1977, gli fu permesso di fare un ritiro in Grande-Chartreuse. Dopo questa esperienza, si radicò in lui  la  ferma decisione di entrare nell’ordine, egli aveva ormai capito di aver trovato il piano che Dio aveva riservato alla  la sua vita

Michel aveva 21 anni.  L’unica preoccupazione che lo affliggeva era la vita attiva che aveva condotto fino ad allora. La nuova vita sembrava essere un po ‘contro la sua natura di giovane impegnato in tante occupazioni. Nel 1978, entrò nel noviziato e il 25 marzo 1980, ha fatto la  professione semplice e cinque anni dopo, ha ricevuto i voti solenni. Nel 1986, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.
A Natale del 1990, fu nominato Maestro dei novizi e prefetto degli studi presso la Grande-Chartreuse. Per 22 anni, è stato responsabile per l’istruzione e la formazione dei giovani monaci nel monastero dell’ordine, fino a quando fu eletto priore della Certosa di Portes in Francia, succedendo a Dom François-Marie Velut eletto Priore Generale. Solo due anni (2012-2014) è rimasto in carica, poichè seguendo le orme del suo predecessore è stato eletto Reverendo Padre, dapprima dai confratelli della Grand Chartreuse e confermato poi dall’Assemblea dei Priori di tutte le certose in  data 7 novembre 2014.

Dom Dysmas ha riferito che, quando lasciò l’ufficio di Maestro dei novizi allla Grande-Chartreuse nel 2012, ha avuto la responsabilità di giovani aspiranti certosini, 650 in 22 anni che ha speso come un maestro dei novizi, dei quali solo 63 è venuto essere accettato al postulato. E di questi, solo dodici sono venuto alla professione solenne. Nel suo ultimo anno come maestro dei novizi (2012) era in Grande-Chartreuse tre postulanti (26-44 anni) e 8 novizi e professi semplici.

” Una cosa è voler essere un certosino, ma altro è avere la volontà di raggiungere questo obiettivo”.

(Dom Dysmas de Lassus)

La Comunità di monaci certosini di Portes nel 2012 (quando lui è divenuto Priore) aveva quattro fratelli professi, tre novizi professavano monaci e vi erano 8 postulanti. Il più giovane aveva 26 anni, i più anziano 87 anni. L’ultima ordinazione è stata nel 2004. Poco tempo fa, il 28 settembre 2014, è stato ordinato monaco a Portes al diaconato un giovane della Polonia che si prepara ora a ricevere l’ordinazione sacerdotale nel prossimo anno.

Lo affidiamo alle benedizioni di Dio e di san Bruno,

augurandogli

in questo nuovo compito
la sapienza e la forza!

 

STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS!

 

La vita di san Bruno: verso il deserto di Cartusia

La vita di san Bruno: verso il deserto di Cartusia

San Bruno, di Michele Capobianco 1904

Continuiamo a seguire attraverso le tele di Bayeu il racconto della vita di san Bruno. Eravamo rimasti al momento nel quale in compagnia di alcuni amici, Bruno si avvia verso l’eremitismo, siamo in una data compresa tra il  1081 ed il 1083.  In questo loro peregrinare si recheranno in località Sèche-Fontaine, nei pressi di Molesmes laddove da qualche tempo Roberto aveva riunito in spelonche nella foresta alcuni eremiti. Il quadro che vedremo, narra appunto dell’incontro di Bruno ed amici con uno di questi solitari.

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La scena è caratterizzata dalla raffigurazione di una grotta sulla destra, all’interno del quale vi è la figura di un anacoreta con barba incolta abito monastico, che è intento nel benedire i pellegrini. L’asceta sembra consigliare i pellegrini a perseguire i loro intendimenti, incoraggiandoli. Rispetto alla precisa biografia del santo di Colonia, vi è una leggera inesattezza, poichè  questo episodio sarebbe accaduto a Bruno quando era in compagnia di due soli seguaci, ovvero Pietro e Lamberto. Bayeu, invece raffigura già i classici sei amici, ossia Landuino, Stefano di Bourg en Bresse, Ugo, e Stefano di Diè con l’abito da canonici, ed i laici Andrea e Guarino. L’ambientazione della scena è molto eloquente, un luogo con scarsa vegetazione arido e molto remoto, ideale per la vita eremitica.

Ma questo passaggio e lo stile di vita presso Sèche-Fontaine, non soddisfa in pieno Bruno che dopo una breve permanenza decide di abbandonare quei luoghi e quel concetto di eremitismo per continuare il suo cammino. Su consiglio di uno dei suoi amici, Bruno si diresse verso Grenoble attratto dalla fama di santità del vescovo di quella città. Al principio di giugno del 1084 i sette pellegrini si recarono quindi al palazzo vescovile di Grenoble, dove furono accolti dal vescovo Ugo. Questi appena li vide e prima di ascoltare le loro richieste, rimase basito, poiché collegò la presenza di quei sette ospiti con il contenuto del sogno effettuato la notte precedente. Ugo infatti aveva sognato che sette stelle illuminavano i suoi territori e indicavano un luogo dove erigere una costruzione. Quando ascoltò la petizione di Bruno, il quale cercava un luogo remoto dove potersi ritirare per sviluppare il suo ideale di vita eremitico, il vescovo non potò che acconsentire alla richiesta facendo dono ai pii pellegrini del deserto di Cartusia. Di questi eventi come vedrete non vi mostro i quadri, essendo ahimè tra quelli andati distrutti.

Ritroviamo infatti nel quadro seguente Bruno ed i suoi sei amici, bizzarramente già in abito monastico, recarsi verso le vette innevate delle montagne del Delfinato alla ricerca dell’orrido e desertico luogo dove insediarsi. Vi è una peculiarità in questa tela, ai sei primi monaci si è aggiunto un altro con barba bianca e vestito da fratello converso, è la firma di Bayeu ovvero si autoritrae mettendosi anacronisticamente al centro della scena. Sullo sfondo i servitori del vescovo che hanno accompagnato gli anacoreti guidandoli ed indicandogli il cammino.

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Il dipinto che segue ci cala nell’atmosfera del primo insediamento a Cartusia, e ci mostra in primo piano Bruno inginocchiato in posizione ascetica e con mani giunte, quasi a ringraziare il cielo per aver soddisfatto il suo desiderio. Sui lati e sullo sfondo, vengono effigiati gli altri eremiti posti in spelonche o anfratti ed intenti alla vita meditativa ed alla penitenza. In dissolvenza un  fratello converso che vigila sulla gola impervia affinché non vi siano intrusioni di estranei. Il paesaggio istoriato rende l’idea dei luoghi inaccessibili e immersi in boschi incontaminati e reconditi. Sulla destra si scorge una costruzione in muratura, un chiaro riferimento alla chiesa di Notre Dame de Casalibus eretta il 2 settembre 1085, l’unica costruzione in pietra.  A primigenia culla certosina dove vi è tuttora l’iscrizione “Hic incipit Ordo Cartusiensis anno domini Millesimo Octogesimo Quarto”.

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La vita di san Bruno: La giovinezza

La vita di san Bruno

La giovinezza

San Bruno..

Q’uest’anno per celebrare la ricorrenza della festività di san Bruno, da oggi e fino a domenica 6 ottobre vi proporrò degli articoli sulla vita del santo fondatore dell’Ordine certosino. Approfitterò per questa iniziativa di una serie di diciassette dipinti, eseguiti da Fra Manuel Bayeu per la certosa di Las Fuentes, di cui vi ho già parlato in un precedente post,. L’opera pittorica che originariamente comprendeva ben trentaquattro quadri sulla vita di san Bruno, è oggi ridotta a soli diciassette tele che sono attualmente conservate nel Museo di Huesca. Prenderò spunto da questo ciclo pittorico eseguito nel 1779 dal converso certosino, il quale si era ispirato alle precedenti illustrazioni pittoriche su Bruno realizzate da Vicente Carducho nel 1632 e dal ciclo di dipinti di Eustache Le Sueur nel 1645 ed alle stampe del 1665.

Premesso ciò, vi proporrò tutti i diciassette dipinti con una descrizione dell’episodio istoriato che affiancherà il racconto biografico di san Bruno.

Oggi vi propongo i primi tre, che si riferiscono alla giovinezza di Maestro Bruno ed agli episodi che accaddero in quel tempo.

Bruno nacque a Colonia nell’anno 1030, della sua infanzia non si hanno notizie ma si sa che già dai primi studi svolti nella città di Reims (1045), egli si distinse per le sue doti intellettuali, e che da giovanissimo si applicò con enormi successi al trivium e poi al quadrivium, ovvero la summa delle conoscenze dell’epoca. Lo studio della Teologia suggellò questa profonda cultura, che portò Bruno dapprima a completare gli studi distinguendosi particolarmente al  punto che Herimann, rettore dell’Università di Reims , lo nomina suo successore. Bruno diventa così rettore della scuola di Reims nel 1056. Dapprima alunno e poi insegnante di insigni alunni alcuni dei quali, come vedremo, svolgeranno un ruolo importante intersecandosi nello svolgersi della sua esistenza.

Ma cominciamo con l’ausilio della prima tela di Bayeu, che ci mostra l’epoca in qui Maestro Bruno insegnava. Il pittore raffigura a destra della scena seduto su di una cattedra, il giovane Bruno vestito da canonico con una mano levata intento ad erudire. Sulla sinistra l’attenta platea ascolta rapita, e notiamo alcuni studenti che trascrivono avidamente i preziosi insegnamenti. La quinta scenica è composta da una imponente struttura architettonica che dà luce ed ampiezza all’intera rappresentazione.

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A Reims, Bruno per le sue doti potrebbe essere nominato vescovo, ma in quegli anni egli si imbattè nella corruzione che imperversava nella Chiesa. Ebbe infatti duri scontri con l’arcivescovo Manasse de Gournay, un prelato indegno dedito alla simonia. Questi dissidi durarono quattro anni, al termine dei quali con la deposizione di Manasse, viene offerta a Bruno la prestigiosa carica di vescovo di Reims. Ma ormai egli avendo già sviluppato un ideale eremitico, rifiuta la mitria.

Ed eccoci al secondo dipinto, che immortala il momento nel quale Bruno decide di staccarsi dalle cose materiali per abbandonarsi alla vita solitaria. Ma prima di poter partire egli, vestito come un canonico, distribuisce i suoi beni ai poveri. Questi accorrono a ricevere l’elemosina, mostrando gratitudine e meraviglia. La scena ha come sfondo un cielo azzurro che contrasta con le costruzioni ed i personaggi,teatro della scena.

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Bruno abbandonata Reims, è di passaggio da Parigi dove assisterà ai prodigiosi eventi accaduti al funerale di un suo amico e professore della Sorbona Raimondo Diocres. Questi eventi colpiranno molto Bruno, convincendolo fermamente di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Questa sua radicata decisione venne condivisa da alcuni suoi amici, che intesero seguirlo.

Nel dipinto che segue Bayeu, istoria la scena nella quale Bruno si appresta a lasciare Parigi, raffigurata sullo sfondo, per incamminarsi verso l’anelata vita solitaria. Gli amici si attardano ad abbracciare qualche congiunto, mentre Bruno si volta a guardarli, egli appare sempre in veste da canonico, con un bastone ed un libro sotto al braccio.

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Dom Innocent Le Masson, il Luigi XIV dei certosini

Dom Innocent Le Masson ,il Luigi XIV dei certosini

Dom Innocent le Masson  (Bertholet Flémal 1649)

Il personaggio di cui voglio parlarvi in questo odierno articolo è stato il cinquantesimo Ministro generale dell’ordine certosino, ed il suo nome Dom Innocent Le Masson ha lasciato una traccia indelebile nella storia  dell’Ordine.

Philippe Le Masson, nacque a Noyon il 21 dicembre del 1627, e venne battezzato il giorno seguente nella chiesa di San Godeberthe la medesima nella quale fu battezzato Giovanni Calvino nel 1509. Figlio di Louis Le Masson e Adrienne Gillot una famiglia borghese di Noyon, il piccolo Philippe fu cresciuto educato e poi mandato al collegio di Capettes, dove si distinse come un eccellente studioso. Nel 1645, al raggiungimento del diciottesimo anno di età, ottenne dal priore della certosa di Mont-Saint-Louis, nei pressi di Noyon, il permesso di poter entrare nel monastero come postulante. Dopo circa un mese il giovane Philippe, decise di entrare in Noviziato, scegliendo il nome di Innocent, in onore dell’allora pontefice Innocenzo X. Nel 1646, a diciannove anni, egli prese i voti facendo la professione solenne, dopo pochi anni Innocent si distinse per il suo talento e divenne dapprima Vicario e poi Maestro dei novizi. Durante questo mandato, Dom Le Masson, nel 1662, scrisse il suo primo testo rivolto all’attenzione dei suoi giovani religiosi, dal titolo “Teologia e pratica morale”. L’anno seguente a seguito della morte di Dom Marcotte, egli fu eletto priore della certosa di Noyon. Assumendo la guida del convento, egli improntò una severa trasformazione architettonica e curò con diligenza gli affari amministrativi dedicandosi a sanare i controversi rapporti con alcuni proprietari di diritti feudali. Apprezzato per le sue molteplici qualità, fu nominato dal Capitolo Generale nel 1669 convisitatore della provincia della Piccardia, ma nonostante i crescenti impegni, Dom Innocent realizzò un’altra opera dal titolo:”Introduzione alla vita religiosa perfetta”.  Successivamente, a seguito della morte del Priore Generale Dom Jean Pegon avvenuta il 15 ottobre del 1675, Dom Innocent Le Masson venne eletto per sostituirlo il 4 gennaio del 1676. Fu così che dopo trent’anni trascorsi nella certosa della sua città natale a Noyon, dovette lasciare definitivamente il complesso monastico di Mont Saint-Louis per trasferirsi alla Grande Chartreuse per cominciare un nuovo cammino. Egli accettò malvolentieri questa elezione poiché aveva una salute precaria e soffriva d’insonnia, tuttavia come vedremo divenne ben presto una guida  eccelsa, un vero faro per il suo Ordine. La Provvidenza lo mise da subito di fronte ad una enorme prova, difatti il 10 aprile del 1676 la casa madre certosina subì l’ennesimo incendio. Il fuoco sviluppatosi da un caminetto del suo alloggio si propagò per buona parte del complesso monastico, distruggendolo in buona parte, facilitato dalla scarsità di mezzi per combattere gli incendi e soprattutto per le tipiche coperture dei tetti fatte in legno d’abete rosso (essendoles) facilmente combustibili. Dopo questa tragedia, Dom Innocent decise di ricostruire il complesso monastico con un diverso criterio architettonico, in un luogo più areato, e soprattutto si deve al suo intuito la installazione delle coperture dei tetti in ardesia, materiale ignifugo ed ideale per resistere alle variazioni climatiche, tant’è che tuttora ricopre i tetti della Grande Chartreuse. Nonostante queste disparate occupazioni, Dom Le Masson continuò ad impegnarsi nei suoi studi realizzando molteplici opere, tra cui una nuova collezione degli statuti dell’Ordine dal titolo “Disciplina ordìnis carthusiensis”, ed approvati da Papa Alessandro nel 1699, nel quale si provava con bolle papali testi ed annotazione che l’Ordine certosino aveva la approvazione pontificia fin dalle sue origini, in risposta a quanti dissentivano da ciò.  Successivamente scrisse un Direttorio per i novizi, una Introduzione alla vita religiosa interna che tradusse anche in latino. Un Direttorio su moribondi, una traduzione in francese del supplizio della B.Vergine, del supplizio dei defunti, dei sette Salmi Penitenziali, del Salmo sulla Beata immacolata, una traduzione del Cantico dei Cantici con note meditative ed altri scritti minori. Fu quindi anche un alacre scrittore, esercitando non solo con i suoi testi una profonda battaglia contro quietisti e giansenisti . Dovette affrontare dolorosamente l’allontanamento delle certose spagnole e portoghesi che costituirono una Congregazione autonoma che durerà fino al 1867. Fu quindi uno strenuo difensore della ortodossia religiosa, difendendo i canoni del Concilio di Trento vigilando sulla loro corretta attuazione all’interno dell’Ordine. Dom Innocent, seppe tenere compatti i suoi confratelli, circa 1700 distribuiti in 170 certose, attraverso una massiccia mole di epistole, si narra che scrivesse un centinaio di lettere a settimana mantenendo contatti stretti  e sempre sereni.  Da tutti fu considerato un Reverendo Padre molto amabile, i suoi confratelli ebbero a dire che “ascoltava con pazienza e rispondeva con estrema dolcezza”. La sua spiccata personalità, il suo enorme talento, e la vibrante e ferma energia dei suoi testi fanno di Dom Le Masson, uno fra i più importanti Generali della storia certosina. Anni fa il cardinale francese Jacques Martin realizzò un interessante libro sulla vita e la dottrina spirituale di Dom Innocent definendolo:“Il Luigi XIV dei certosini”, in riferimento alla sua incessante attività. Essa infatti continuò ininterrottamente fino all’8 maggio del 1703, quando all’età di 76 anni si spense, dopo aver trascorso 58 anni di vita monastica di cui 27 come Priore Generale. Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero dei Padri nella Grande Chartreuse.

Immagine copertina libro