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La devozione mariana di Dom Louis-Marie Baudin

 

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Vetrata nel Santuario di Santa Maria nel Bosco (Serra san Bruno)

 

Oggi voglio narrarvi la storia dell’autore di un testo sulla Vergine Maria, di cui egli era particolarmente devoto. Vi parlerò, infatti, di Dom Luis Marie Baudin nato a Éply (Meurthe-et-Moselle) il 31 ottobre 1865, da una famiglia profondamente cristiana, difatti sua madre stava per prendere i voti religiosi, poi a causa dei suoi genitori che si opposero fu malvolentieri persuasa, e si sposò dando alla luce il piccolo Luis. Dopo soli due mesi la donna morì, ed il piccolo fu affidato ad una giovane ragazza che chiese l’intercessione di Maria per poter crescere il bimbo orfano di madre.

Come possiamo notare la Vergine Maria aveva già preso in affidamento Luis!

Egli non aveva nessuna particolare devozione mariana, fino al giorno di una gita scolastica svoltasi a Lourdes. In quel giorno si risvegliarono in lui sia una profonda vocazione monastica che una vocazione mariana. Dopo una novena alla Santa Vergine, egli entrò nei certosini alla certosa di Bosserville, l’8 settembre del 1865 il giorno della Natività della Beata Vergine Maria ricevendo il nome di Louis Marie. Questo nome fu scelto per omaggiare Louis-Marie Grignion de Montfort, del quale Baudin era ovviamente un pio ammiratore. Egli, durante la sua vita monastica non tralasciò ogni sera di fare una lettura mariana, rafforzando la profonda devozione verso Maria. Dal 1897 per nove mesi fu nominato dapprima Vicario, e poi Maestro dei novizi, successivamente, nel 1901 a seguto dell’espulsione dei monaci dalla certosa, egli si trasferì alla casa di rifugio di Saxon les Bains, poi trascorso qualche mese fu nominato Maestro dei novizi nella certosa di Montalegre. Nonostante queste peripezie, egli si dedica con zelo a scrivere testi, fu infatti autore di tre volumi mariani intitolati: “Parole della Santa Vergine”, “Il prete di Maria” ed “Il perfetto devoto di Maria“. Questi suoi testi ebbero grande diffusione gratificando Dom Louis, che intendeva far conoscere, nonostante la sua condizione eremitica, il valore della devozione mariana. Dal 1911 al 1916 ricoprì il ruolo di Vicario e si occupò del noviziato, ma successivamente fu inviato come priore a La Cervara, e poi nominato priore a Vedana, dal 1922 al 1924, per poi far ritorno a La Cervara, laddove chiese misericordia per motivi di salute ed il primo ottobre del 1926 morì, raggiungendo la Santa Vergine che lo aveva protetto e per la quale lui spese l’intera esistenza nel diffonderne la devozione.Il testo che segue fu da lui scritto, ve lo lascio leggere ed apprezzare…


Un anima di bambina
Maria ama le anime semplici, perché riflettono, ai suoi occhi, tanto penetranti e trasparenti, qualcosa della infinita semplicità di Dio e della indicibile bontà di Gesù, il quale volendo fare queste anime somiglianti a Lui li ha preservati e liberati di tutto quello che poteva appesantirli ed offuscarli. E forse non scruta in essi quella virtù che si può riassumere tutta nella sua santità? Maria è stata, senza paragoni, semplice nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti e nelle sue azioni, Gesù era tutto per lei. Vederlo, amarlo, seguirlo, era tutta la sua vita, senza mai ripensamenti ed esitazioni. Qualsiasi potessero essere le prove interiori ed esteriori che la Sapienza incarnata le offriva. Ella diceva di si, sempre si, e si abbandonava alla volontà divina.
L’anima di Maria era, nella pienezza del senso evangelico di questa espressione, l’anima di bambina; è per questo è la Regina dei Santi. Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso “(Mc 10,15). ed il principe degli apostoli ci esorta ad imitare questa perfetta semplicità della nostra Madre Divina.Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza (IP 2,2)
I bambini sentono la necessità di aderire alla propria madre e seguire le sue orme. Camminiamo in questo percorso semplice ed incontreremo al fianco di Maria la santità e l’abbondanza dei favori celestiali.”Io cammino nel sentiero della giustizia … per distribuire tesori a coloro che mi amano e riempire i loro forzieri” (Pr 2,80) Noi siamo così poveri! Coloro che ricorrono a Lei grazie a questa semplicità meritano di essere arricchiti da Maria! Ci meritiamo i doni intimi della Vergine, semplificandoci sempre, soprattutto nei nostri rapporti con lei, vivendo sinceramente con Maria come i bambini che si abbandonano completamente alla propria guida (…) “No non ci facciamo mai adulti con lei …”

(Dom Louis- Marie Baudin)

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Conosciamo Dom Dysmas de Lassus

Conosciamo Dom Dysmas de Lassus

Dom Dysmas de Lassus

Dom Dysmas de Lassus

Voglio proporvi una breve biografia del nuovo priore della Grande Chartreuse Dom Dysmas de Lassus (alla nascita Michel de Lassus) il nuovo “reverendo padre” dell’ordine, eletto recentemente.

Proviamo a conoscerlo meglio a due mesi dalla sua elezione.

Egli  è nato il 30 marzo 1956, a Versailles (Francia) è il quarto di sette figli, inoltre ha una sorella anch’essa religiosa in un ordine contemplativo, è infatti una suora Carmelitana.
E ‘ stato per caso, e durante il processo di discernimento vocazionale, che a 19 anni, il giovane Michel ha scoperto l’ordine di san Bruno. Dopo l’incontro con un certosino, nell’agosto 1977, gli fu permesso di fare un ritiro in Grande-Chartreuse. Dopo questa esperienza, si radicò in lui  la  ferma decisione di entrare nell’ordine, egli aveva ormai capito di aver trovato il piano che Dio aveva riservato alla  la sua vita

Michel aveva 21 anni.  L’unica preoccupazione che lo affliggeva era la vita attiva che aveva condotto fino ad allora. La nuova vita sembrava essere un po ‘contro la sua natura di giovane impegnato in tante occupazioni. Nel 1978, entrò nel noviziato e il 25 marzo 1980, ha fatto la  professione semplice e cinque anni dopo, ha ricevuto i voti solenni. Nel 1986, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale.
A Natale del 1990, fu nominato Maestro dei novizi e prefetto degli studi presso la Grande-Chartreuse. Per 22 anni, è stato responsabile per l’istruzione e la formazione dei giovani monaci nel monastero dell’ordine, fino a quando fu eletto priore della Certosa di Portes in Francia, succedendo a Dom François-Marie Velut eletto Priore Generale. Solo due anni (2012-2014) è rimasto in carica, poichè seguendo le orme del suo predecessore è stato eletto Reverendo Padre, dapprima dai confratelli della Grand Chartreuse e confermato poi dall’Assemblea dei Priori di tutte le certose in  data 7 novembre 2014.

Dom Dysmas ha riferito che, quando lasciò l’ufficio di Maestro dei novizi allla Grande-Chartreuse nel 2012, ha avuto la responsabilità di giovani aspiranti certosini, 650 in 22 anni che ha speso come un maestro dei novizi, dei quali solo 63 è venuto essere accettato al postulato. E di questi, solo dodici sono venuto alla professione solenne. Nel suo ultimo anno come maestro dei novizi (2012) era in Grande-Chartreuse tre postulanti (26-44 anni) e 8 novizi e professi semplici.

” Una cosa è voler essere un certosino, ma altro è avere la volontà di raggiungere questo obiettivo”.

(Dom Dysmas de Lassus)

La Comunità di monaci certosini di Portes nel 2012 (quando lui è divenuto Priore) aveva quattro fratelli professi, tre novizi professavano monaci e vi erano 8 postulanti. Il più giovane aveva 26 anni, i più anziano 87 anni. L’ultima ordinazione è stata nel 2004. Poco tempo fa, il 28 settembre 2014, è stato ordinato monaco a Portes al diaconato un giovane della Polonia che si prepara ora a ricevere l’ordinazione sacerdotale nel prossimo anno.

Lo affidiamo alle benedizioni di Dio e di san Bruno,

augurandogli

in questo nuovo compito
la sapienza e la forza!

 

STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS!

 

La vita di san Bruno: verso il deserto di Cartusia

La vita di san Bruno: verso il deserto di Cartusia

San Bruno, di Michele Capobianco 1904

Continuiamo a seguire attraverso le tele di Bayeu il racconto della vita di san Bruno. Eravamo rimasti al momento nel quale in compagnia di alcuni amici, Bruno si avvia verso l’eremitismo, siamo in una data compresa tra il  1081 ed il 1083.  In questo loro peregrinare si recheranno in località Sèche-Fontaine, nei pressi di Molesmes laddove da qualche tempo Roberto aveva riunito in spelonche nella foresta alcuni eremiti. Il quadro che vedremo, narra appunto dell’incontro di Bruno ed amici con uno di questi solitari.

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La scena è caratterizzata dalla raffigurazione di una grotta sulla destra, all’interno del quale vi è la figura di un anacoreta con barba incolta abito monastico, che è intento nel benedire i pellegrini. L’asceta sembra consigliare i pellegrini a perseguire i loro intendimenti, incoraggiandoli. Rispetto alla precisa biografia del santo di Colonia, vi è una leggera inesattezza, poichè  questo episodio sarebbe accaduto a Bruno quando era in compagnia di due soli seguaci, ovvero Pietro e Lamberto. Bayeu, invece raffigura già i classici sei amici, ossia Landuino, Stefano di Bourg en Bresse, Ugo, e Stefano di Diè con l’abito da canonici, ed i laici Andrea e Guarino. L’ambientazione della scena è molto eloquente, un luogo con scarsa vegetazione arido e molto remoto, ideale per la vita eremitica.

Ma questo passaggio e lo stile di vita presso Sèche-Fontaine, non soddisfa in pieno Bruno che dopo una breve permanenza decide di abbandonare quei luoghi e quel concetto di eremitismo per continuare il suo cammino. Su consiglio di uno dei suoi amici, Bruno si diresse verso Grenoble attratto dalla fama di santità del vescovo di quella città. Al principio di giugno del 1084 i sette pellegrini si recarono quindi al palazzo vescovile di Grenoble, dove furono accolti dal vescovo Ugo. Questi appena li vide e prima di ascoltare le loro richieste, rimase basito, poiché collegò la presenza di quei sette ospiti con il contenuto del sogno effettuato la notte precedente. Ugo infatti aveva sognato che sette stelle illuminavano i suoi territori e indicavano un luogo dove erigere una costruzione. Quando ascoltò la petizione di Bruno, il quale cercava un luogo remoto dove potersi ritirare per sviluppare il suo ideale di vita eremitico, il vescovo non potò che acconsentire alla richiesta facendo dono ai pii pellegrini del deserto di Cartusia. Di questi eventi come vedrete non vi mostro i quadri, essendo ahimè tra quelli andati distrutti.

Ritroviamo infatti nel quadro seguente Bruno ed i suoi sei amici, bizzarramente già in abito monastico, recarsi verso le vette innevate delle montagne del Delfinato alla ricerca dell’orrido e desertico luogo dove insediarsi. Vi è una peculiarità in questa tela, ai sei primi monaci si è aggiunto un altro con barba bianca e vestito da fratello converso, è la firma di Bayeu ovvero si autoritrae mettendosi anacronisticamente al centro della scena. Sullo sfondo i servitori del vescovo che hanno accompagnato gli anacoreti guidandoli ed indicandogli il cammino.

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Il dipinto che segue ci cala nell’atmosfera del primo insediamento a Cartusia, e ci mostra in primo piano Bruno inginocchiato in posizione ascetica e con mani giunte, quasi a ringraziare il cielo per aver soddisfatto il suo desiderio. Sui lati e sullo sfondo, vengono effigiati gli altri eremiti posti in spelonche o anfratti ed intenti alla vita meditativa ed alla penitenza. In dissolvenza un  fratello converso che vigila sulla gola impervia affinché non vi siano intrusioni di estranei. Il paesaggio istoriato rende l’idea dei luoghi inaccessibili e immersi in boschi incontaminati e reconditi. Sulla destra si scorge una costruzione in muratura, un chiaro riferimento alla chiesa di Notre Dame de Casalibus eretta il 2 settembre 1085, l’unica costruzione in pietra.  A primigenia culla certosina dove vi è tuttora l’iscrizione “Hic incipit Ordo Cartusiensis anno domini Millesimo Octogesimo Quarto”.

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La vita di san Bruno: La giovinezza

La vita di san Bruno

La giovinezza

San Bruno..

Q’uest’anno per celebrare la ricorrenza della festività di san Bruno, da oggi e fino a domenica 6 ottobre vi proporrò degli articoli sulla vita del santo fondatore dell’Ordine certosino. Approfitterò per questa iniziativa di una serie di diciassette dipinti, eseguiti da Fra Manuel Bayeu per la certosa di Las Fuentes, di cui vi ho già parlato in un precedente post,. L’opera pittorica che originariamente comprendeva ben trentaquattro quadri sulla vita di san Bruno, è oggi ridotta a soli diciassette tele che sono attualmente conservate nel Museo di Huesca. Prenderò spunto da questo ciclo pittorico eseguito nel 1779 dal converso certosino, il quale si era ispirato alle precedenti illustrazioni pittoriche su Bruno realizzate da Vicente Carducho nel 1632 e dal ciclo di dipinti di Eustache Le Sueur nel 1645 ed alle stampe del 1665.

Premesso ciò, vi proporrò tutti i diciassette dipinti con una descrizione dell’episodio istoriato che affiancherà il racconto biografico di san Bruno.

Oggi vi propongo i primi tre, che si riferiscono alla giovinezza di Maestro Bruno ed agli episodi che accaddero in quel tempo.

Bruno nacque a Colonia nell’anno 1030, della sua infanzia non si hanno notizie ma si sa che già dai primi studi svolti nella città di Reims (1045), egli si distinse per le sue doti intellettuali, e che da giovanissimo si applicò con enormi successi al trivium e poi al quadrivium, ovvero la summa delle conoscenze dell’epoca. Lo studio della Teologia suggellò questa profonda cultura, che portò Bruno dapprima a completare gli studi distinguendosi particolarmente al  punto che Herimann, rettore dell’Università di Reims , lo nomina suo successore. Bruno diventa così rettore della scuola di Reims nel 1056. Dapprima alunno e poi insegnante di insigni alunni alcuni dei quali, come vedremo, svolgeranno un ruolo importante intersecandosi nello svolgersi della sua esistenza.

Ma cominciamo con l’ausilio della prima tela di Bayeu, che ci mostra l’epoca in qui Maestro Bruno insegnava. Il pittore raffigura a destra della scena seduto su di una cattedra, il giovane Bruno vestito da canonico con una mano levata intento ad erudire. Sulla sinistra l’attenta platea ascolta rapita, e notiamo alcuni studenti che trascrivono avidamente i preziosi insegnamenti. La quinta scenica è composta da una imponente struttura architettonica che dà luce ed ampiezza all’intera rappresentazione.

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A Reims, Bruno per le sue doti potrebbe essere nominato vescovo, ma in quegli anni egli si imbattè nella corruzione che imperversava nella Chiesa. Ebbe infatti duri scontri con l’arcivescovo Manasse de Gournay, un prelato indegno dedito alla simonia. Questi dissidi durarono quattro anni, al termine dei quali con la deposizione di Manasse, viene offerta a Bruno la prestigiosa carica di vescovo di Reims. Ma ormai egli avendo già sviluppato un ideale eremitico, rifiuta la mitria.

Ed eccoci al secondo dipinto, che immortala il momento nel quale Bruno decide di staccarsi dalle cose materiali per abbandonarsi alla vita solitaria. Ma prima di poter partire egli, vestito come un canonico, distribuisce i suoi beni ai poveri. Questi accorrono a ricevere l’elemosina, mostrando gratitudine e meraviglia. La scena ha come sfondo un cielo azzurro che contrasta con le costruzioni ed i personaggi,teatro della scena.

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Bruno abbandonata Reims, è di passaggio da Parigi dove assisterà ai prodigiosi eventi accaduti al funerale di un suo amico e professore della Sorbona Raimondo Diocres. Questi eventi colpiranno molto Bruno, convincendolo fermamente di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Questa sua radicata decisione venne condivisa da alcuni suoi amici, che intesero seguirlo.

Nel dipinto che segue Bayeu, istoria la scena nella quale Bruno si appresta a lasciare Parigi, raffigurata sullo sfondo, per incamminarsi verso l’anelata vita solitaria. Gli amici si attardano ad abbracciare qualche congiunto, mentre Bruno si volta a guardarli, egli appare sempre in veste da canonico, con un bastone ed un libro sotto al braccio.

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Dom Innocent Le Masson, il Luigi XIV dei certosini

Dom Innocent Le Masson ,il Luigi XIV dei certosini

Dom Innocent le Masson  (Bertholet Flémal 1649)

Il personaggio di cui voglio parlarvi in questo odierno articolo è stato il cinquantesimo Ministro generale dell’ordine certosino, ed il suo nome Dom Innocent Le Masson ha lasciato una traccia indelebile nella storia  dell’Ordine.

Philippe Le Masson, nacque a Noyon il 21 dicembre del 1627, e venne battezzato il giorno seguente nella chiesa di San Godeberthe la medesima nella quale fu battezzato Giovanni Calvino nel 1509. Figlio di Louis Le Masson e Adrienne Gillot una famiglia borghese di Noyon, il piccolo Philippe fu cresciuto educato e poi mandato al collegio di Capettes, dove si distinse come un eccellente studioso. Nel 1645, al raggiungimento del diciottesimo anno di età, ottenne dal priore della certosa di Mont-Saint-Louis, nei pressi di Noyon, il permesso di poter entrare nel monastero come postulante. Dopo circa un mese il giovane Philippe, decise di entrare in Noviziato, scegliendo il nome di Innocent, in onore dell’allora pontefice Innocenzo X. Nel 1646, a diciannove anni, egli prese i voti facendo la professione solenne, dopo pochi anni Innocent si distinse per il suo talento e divenne dapprima Vicario e poi Maestro dei novizi. Durante questo mandato, Dom Le Masson, nel 1662, scrisse il suo primo testo rivolto all’attenzione dei suoi giovani religiosi, dal titolo “Teologia e pratica morale”. L’anno seguente a seguito della morte di Dom Marcotte, egli fu eletto priore della certosa di Noyon. Assumendo la guida del convento, egli improntò una severa trasformazione architettonica e curò con diligenza gli affari amministrativi dedicandosi a sanare i controversi rapporti con alcuni proprietari di diritti feudali. Apprezzato per le sue molteplici qualità, fu nominato dal Capitolo Generale nel 1669 convisitatore della provincia della Piccardia, ma nonostante i crescenti impegni, Dom Innocent realizzò un’altra opera dal titolo:”Introduzione alla vita religiosa perfetta”.  Successivamente, a seguito della morte del Priore Generale Dom Jean Pegon avvenuta il 15 ottobre del 1675, Dom Innocent Le Masson venne eletto per sostituirlo il 4 gennaio del 1676. Fu così che dopo trent’anni trascorsi nella certosa della sua città natale a Noyon, dovette lasciare definitivamente il complesso monastico di Mont Saint-Louis per trasferirsi alla Grande Chartreuse per cominciare un nuovo cammino. Egli accettò malvolentieri questa elezione poiché aveva una salute precaria e soffriva d’insonnia, tuttavia come vedremo divenne ben presto una guida  eccelsa, un vero faro per il suo Ordine. La Provvidenza lo mise da subito di fronte ad una enorme prova, difatti il 10 aprile del 1676 la casa madre certosina subì l’ennesimo incendio. Il fuoco sviluppatosi da un caminetto del suo alloggio si propagò per buona parte del complesso monastico, distruggendolo in buona parte, facilitato dalla scarsità di mezzi per combattere gli incendi e soprattutto per le tipiche coperture dei tetti fatte in legno d’abete rosso (essendoles) facilmente combustibili. Dopo questa tragedia, Dom Innocent decise di ricostruire il complesso monastico con un diverso criterio architettonico, in un luogo più areato, e soprattutto si deve al suo intuito la installazione delle coperture dei tetti in ardesia, materiale ignifugo ed ideale per resistere alle variazioni climatiche, tant’è che tuttora ricopre i tetti della Grande Chartreuse. Nonostante queste disparate occupazioni, Dom Le Masson continuò ad impegnarsi nei suoi studi realizzando molteplici opere, tra cui una nuova collezione degli statuti dell’Ordine dal titolo “Disciplina ordìnis carthusiensis”, ed approvati da Papa Alessandro nel 1699, nel quale si provava con bolle papali testi ed annotazione che l’Ordine certosino aveva la approvazione pontificia fin dalle sue origini, in risposta a quanti dissentivano da ciò.  Successivamente scrisse un Direttorio per i novizi, una Introduzione alla vita religiosa interna che tradusse anche in latino. Un Direttorio su moribondi, una traduzione in francese del supplizio della B.Vergine, del supplizio dei defunti, dei sette Salmi Penitenziali, del Salmo sulla Beata immacolata, una traduzione del Cantico dei Cantici con note meditative ed altri scritti minori. Fu quindi anche un alacre scrittore, esercitando non solo con i suoi testi una profonda battaglia contro quietisti e giansenisti . Dovette affrontare dolorosamente l’allontanamento delle certose spagnole e portoghesi che costituirono una Congregazione autonoma che durerà fino al 1867. Fu quindi uno strenuo difensore della ortodossia religiosa, difendendo i canoni del Concilio di Trento vigilando sulla loro corretta attuazione all’interno dell’Ordine. Dom Innocent, seppe tenere compatti i suoi confratelli, circa 1700 distribuiti in 170 certose, attraverso una massiccia mole di epistole, si narra che scrivesse un centinaio di lettere a settimana mantenendo contatti stretti  e sempre sereni.  Da tutti fu considerato un Reverendo Padre molto amabile, i suoi confratelli ebbero a dire che “ascoltava con pazienza e rispondeva con estrema dolcezza”. La sua spiccata personalità, il suo enorme talento, e la vibrante e ferma energia dei suoi testi fanno di Dom Le Masson, uno fra i più importanti Generali della storia certosina. Anni fa il cardinale francese Jacques Martin realizzò un interessante libro sulla vita e la dottrina spirituale di Dom Innocent definendolo:“Il Luigi XIV dei certosini”, in riferimento alla sua incessante attività. Essa infatti continuò ininterrottamente fino all’8 maggio del 1703, quando all’età di 76 anni si spense, dopo aver trascorso 58 anni di vita monastica di cui 27 come Priore Generale. Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero dei Padri nella Grande Chartreuse.

Immagine copertina libro

Dom Benedetto Tromby, e la sua opera monumentale

Dom Benedetto Tromby, e la sua opera monumentale

Dom Benedetto Tromby

Dom Benedetto Tromby

Il personaggio oggetto del mio approfondimento è una figura poco nota a chi non si avvicina al mondo certosino, poiché la sua fama è essenzialmente legata ad una sua monumentale opera di cui vi parlerò. Ma prima conosciamo i dati biografici di Dom Benedetto Tromby. Egli nacque a Monteleone in Calabria, l’attuale Vibo Valentia,  il 20 settembre del 1710 da Saverio e Rosa Crispo  umili e onesti lavoratori. Fin da giovanissimo ebbe una notevole propensione allo studio, tant’è che a soli 15 anni aveva già compiuto i corsi di Umanità, Retorica, Poetica e Filosofia. Successivamente dopo aver studiato anche le Istituzioni Civili, decise di abbracciare la vita monastica certosina. Il 9 maggio del 1729, a soli diciannove anni, entrò nella certosa di Serra San Bruno dove proseguì gli studi di Teologia morale, nonché la storia sacra ed ecclesiastica. In questo periodo egli scrisse un libretto, frutto dalla sua esperienza quotidiana, rivolto a tutti coloro che si volevano avvicinare alla vita monastica dal titolo: “Lucerna pedibus meis”. Ma Tromby, alacre scrittore compone una prima imponente opera “Origini di tutte le religioni”, in quattro voluminosi tomi la cui stesura non lo soddisfa sufficientemente. Egli decide di concentrare i suoi studi nella Diplomatica e nella Critica, rivolgendo la sua attenzione verso gli insegnamenti provenienti da  Dionigi Petavio (1583-1652), gesuita, teologo e storico, e di Jean Mabillon. E’ con questo impostazione teologica e culturale, che Dom Benedetto Tromby, decide di approntare l’opera monumentale per la quale viene essenzialmente ricordato. Egli ha percepito che dell’ordine religioso certosino non vi è un testo che ne racconti la gloriosa Storia come doverosamente meriterebbe. L’erudito certosino si trasferisce quindi a Napoli, nella capitale del Regno, dove potrà più facilmente raccogliere dati e documenti per il suo testo. Viene nominato procuratore ad lites della sua certosa calabrese, e sarà ospite della certosa napoletana di San Martino, dove per otto anni continuerà ad ammassare una voluminosa mole di incartamenti, documenti ed atti, utili alla stesura della sua opera.

Essa vide la luce nel 1779, stampata a Napoli con il titolo: “Storia Critico-Cronologica Diplomatica del Patriarca S. Brunone, e del suo ordine Certosino”, concepita in 10 voluminosi tomi con una  impressionante quantità di appendici, carte e dissertazioni di vario genere, tali da renderla una sorta di bibbia cartusiana. L’opera di Dom Benedetto incontrò il compiacimento di dotti ed eruditi del suo tempo, ed il Pontefice Pio VI gli attribuì onorificenze che lo fecero nominare il 19 marzo del 1799, Membro onorario della Accademia delle Scienze e delle Lettere.

Tromby, vide soddisfatta la sua sete da erudito, ma non voleva da buon certosino raccogliere titoli ed encomi, quindi  ricusò costantemente ogni incarico anche monastico, preferendo lo studio e la preghiera. Lo zelo e la disciplina claustrale, accompagnata all’erudizione faceva di Tromby un priore ideale, ma egli non volle assurgere a tale ruolo, ed accettò la nomina di Procuratore di Nieto, per ritornare nella sua Calabria. Ma il terremoto che distrusse la certosa di Serra san Bruno nel 1783, costrinse lui ed i suoi confratelli ad abbandonare il monastero in rovina. Fu così che Dom Benedetto decise di ritornare a Monteleone nella casa natìa, dove visse in compagnia della sorella benché provato nella salute, ormai precaria per aver svolto per sessanta anni una intensa attività chino tra libri carte e documenti. La sua vita terrena si spense il 16 giugno del 1788, esattamente duecentoquindici anni fa!

Le sue spoglie furono inumate nella sagrestia della chiesa di san Giuseppe a Vibo Valentia.

Questo post, vuole rinverdire la memoria di questo personaggio poco celebrato, ma la cui laboriosa impresa letteraria viene ancora oggi consultata, studiata come un validissimo punto di riferimento. Credo altresì che la Provvidenza abbia agito mediante Tromby per regalarci questa meravigliosa, imponente e minuziosa  ricostruzione storica dell’Ordine certosino, la cui consultazione ha contribuito ad accendere in chi vi scrive la ardente passione verso l’universo certosino.  E’ per questo motivo che la figura di Dom Benedetto Tromby, essendo un illustrissimo primigenio  antesignano della ricerca e della diffusione della gloriosa storia certosina, assume per me la connotazione simbolica, data l’affinità di intenti, di  protettore di Cartusialover.

copertina interna

incisione San Bruno e sette stelle