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Il busto di San Bruno restaurato

 

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Cari amici, come vi ho testimoniato in precedenti articoli il busto reliquiario del Nostro amato San Bruno ha subito un delicato intervento di restauro. Dopo alcuni mesi possiamo ammirarne attraverso immagini eloquenti, il superlativo risultato ottenuto, che ha portato brillantezza al meraviglioso busto conservato nella certosa di Serra San Bruno. Lo scorso venerdì 19 novembre, si è tenuto nei locali del Museo della Certosa, un incontro di studio riguardante il restauro, vi sono state relazioni dello storico Tonino Ceravolo (“Depositio, inventio, memoria. Le reliquie di San Bruno nell’età medievale e moderna”) e del professor Domenico Pisani (“Il busto argenteo di San Bruno. Aspetti storico-artistici”), oltre ad un’intervento del Padre Priore Dom Ignazio Iannizzotto, ed alcune considerazioni del dott. Antonio Adduci, responsabile del restauro del Busto argenteo.

I video che seguiranno offertici dalla redazione degli amici di “On the News”, a cui vanno i miei ringraziamenti, ci consentiranno di partecipare da remoto a questa splendida iniziativa.

Circa le potenti immagini un grazie particolare all’amico Raffaele Timpano, che come sempre ci offre delle fotografie stupende.

Ricognizione delle Reliquie del Busto di San Bruno.

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Carissimi amici lettori di Cartusialover e devoti di San Bruno, ecco per voi un documento video davvero eccezionale, oserei dire la testimonianza di un momento storico. E’ con grande emozione che, condivido con voi tutti il video ed alcune foto realizzate dall’amico Bruno Tripodi, il quale ci aveva già regalato immagini del primo atto del restauro del busto reliquiario, del quale vi avevo relazionato in un articolo dello scorso otto ottobre.

In occasione del restauro del busto reliquiario di San Bruno eseguito dal Dottor Antonio Adducci, opera del 1516, realizzata a Napoli, lo scorso 18 ottobre 2021, alla presenza del Priore Dom Ignazio Iannizzotto ed alla comunità certosina, visibilmente emozionata, si è proceduto all’apertura del busto argenteo, alla ricognizione ed al prelievo della reliquia del Santo Patriarca San Bruno.

Assisteremo alle varie fasi del sistema di accesso alla reliquia, che ha inizio con l’apertura dello sportello sottostante mediante apposita chiave, dal quale si accede per poter raggiungere tre perni che tengono unita la testa al tronco. Una volta svitate queste tenute si può separare il volto dal cappuccio ed accedere così alla reliquia.

Per gentile concessione della Certosa pubblichiamo questo video di Bruno Tripodi, al fine di rendere fruibile un documento di rara importanza per la comunità tutta.

Buona visione

Grazie Bruno Tripodi, che ci hai regalato queste immagini molto emozionanti!

E soprattutto GRAZIE alla espressa volontà del padre Priore Priore della Certosa calabrese Dom Ignazio Iannizzotto, per cui è stato possibile documentare l’apertura del busto argenteo che custodisce i resti del fondatore dell’Ordine. Ecco per voi il video e le foto, mentre per l’approfondimento storico sulle reliquie vi rimando all’articolo degli amici de “Il Vizzaro”.

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Un dolce restauro

busto e varia

Nello scorso mese di settembre, presso il Museo della Certosa di Serra San Bruno sono cominciati i lavori di restauro del del busto argenteo di San Bruno e della sua base. A causa della pandemia per il secondo anno consecutivo non si è svolta la tradizionale processione del 6 ottobre, e pertanto in previsione di ciò si è approfittato per restaurare, dapprima la base. La Varia, è stata ripulita tra l’altro da tutto lo zucchero che si è sedimentato sulle lamine, a causa del rituale e gioioso lancio di confetti dei devoti partecipanti alle processioni. Nel corso di questo dolce restauro, sono stati ritrovati anche bigliettini con richieste di “grazia” e formule ex voto. In seguito si è proceduto al restauro del busto reliquiario, il quale sarà poi coperto da una nuova protezione trasparente in policarbonato che sostituirà quella in plexiglass ormai malridotta.

Varia

Il tronetto processionale settecentesco (in dialetto calabrese Varia) è stato realizzato nel 1797 dall’artista napoletano Luca Baccaro. I quattro lati della Varia sono rivestiti di lamine d’argento lavorate a sbalzo con motivi fitomorfi; al centro di ogni lato vi è un medaglione d’argento incorniciato con rami di palma di bronzo. Il lato A raffigura una scena con i monaci certosini risparmiati dal terremoto del 1783. Nel lato B si vedono i monaci che ringraziano Dio per lo scampato pericolo. Nel lato C è riprodotto lo stemma della famiglia Taccone di Sitizano, donatrice della Varia, e nel lato D lo stemma della Certosa. La Varia viene posta sotto al busto reliquiario argenteo di San Bruno, risalente al 1516, e conservato nella chiesa conventuale della Certosa.

Nelle immagini che seguono, dell’amico Bruno Tripodi, osserviamo i restauratori al lavoro e l’apprezzamento del Padre Priore di Serra Dom Ignazio Iannizzotto. Quest’ultimo ha rilasciato una intervista, nella quale con la sua dolcissima voce ci spiega alcuni aspetti del restauro. Un grazie speciale agli amici de “Il Vizzaro”.

Speciale “San Bruno e la Pentecoste”

busto in processione

Cari amici lettori questo articolo è legato alla inedita trasmissione in streaming, andata in onda su Facebook lo scorso sabato 16 maggio. La ripropongo in versione integrale per tutti quegli amici lettori che non hanno potuto assistere alla diretta, e che me ne hanno fatto esplicita richiesta. La trasmissione in oggetto, è stata organizzata all’interno della rubrica “On the News”, ed è stata intitolata Speciale “San Bruno e la Pentecoste”. Alla diretta alla quale sono stato invitato a partecipare insieme agli amici ed esperti Antonio Cavallaro, Domenico Pisani e Marco Primerano, abbiamo discusso ed esposto i significati relativi alla Pentecoste ed a San Bruno. Un excursus storico molto interessante, con il racconto ed immagini assolutamente inedite. Un ringraziamento speciale da parte mia alla gradevole e competente conduzione degli amici serresi Antonio Zaffino e Biagio La Rizza. Va sottolineato che si è pensato a questa nuova forma di comunicazione sull’argomento Pentecoste, poichè a causa dell’emergenza Coronavirus, la rituale processione del busto di San Bruno che si sarebbe dovuta svolgere martedi 2 giugno, non si potrà effettuare per evitare rischiosi assembramenti. Gli amici serresi hanno perciò ideato questo gradevole programma nel tentativo di lenire la sofferenza e la mancanza del rito della processione molto sentito tra la popolazione di Serra San Bruno, del quale spesso vi ho riportato immagini e video.

Vi lascio alla interessante trasmissione, che spero vogliate gradire.

Link alternativo

Concludo segnalandovi una singolare “coincidenza”, ci siamo ritrovati a parlare dell’avvenimento del 16 maggio 1505, sabato 16 maggio 2020. Spero sia un buon segnale della protezione di San Bruno, con l’augurio che possa esterdersi su tutti voi.

Quel 30 novembre del 1516, alla certosa di san Martino

Quel 30 novembre del 1516, alla certosa di san Martino

Statua_di_San_Bruno_nel_dormitorio

Dopo la morte il corpo di Bruno, venne seppellito dai suoi confratelli nell’Eremo di Santa Maria della Torre, dove aveva vissuto gli ultimi dieci anni della sua vita all’insegna della meditazione.

Nel medesimo luogo vennero sepolti negli anni successivi i primi certosini, compreso il beato Lanuino, il successore di Bruno alla guida della certosa. Ma come sapete, dal 1193 e fino al 1503 l’indirizzo monastico cambia, passando dalla regola eremitica dei certosini a quella cenobitica dei cistercensi. In questo lungo periodo scompaiono le tracce delle ossa dei primi certosini, poiché cadde in oblio il loro stesso ricordo!

Ma agli inizi del XVI secolo, accadde un evento inatteso e sorprendente che diede nuova linfa allo spirito certosino in Calabria. Intorno al 1505 Antonio de Sabinis, gentiluomo di Stilo nonché procuratore del monastero di Santo Stefano, in un sogno vide il luogo esatto dove sarebbe stato sepolto san Bruno. Svegliatosi ed intontito dallo stupore, si recò sul luogo esatto dove scavando trovò un urna con l’iscrizione in latino “Hac Sunt ossa magistri Brunonis”. Fu un evento straordinario, le reliquie furono portate in processione il martedì di Pentecoste 16 maggio del 1505, seguite da trentamila fedeli. A seguito di ciò papa Leone X, nel 1514 santificò Bruno (vivae vocis oracolo) e fece insediare nuovamente i certosini a Serra. Il 27 febbraio del 1514 i certosini rientrarono in possesso della certosa calabrese che assunse il nome di “Domus sanctorum Stephani et Brunonis”.  La nuova comunità era composta da

Dom  Costanzo de Rigetis proveniente dalla certosa di Montello nominato rettore

Dom Giacomo d’Aragona priore della certosa di S. Martino a Napoli

Dom Pietro de Riccardis priore della certosa di Chiaromonte

Dom Filippo Verolano padre della certosa di Trisulti

Dom Michele Praz padre della certosa di S. Martino a Napoli

Dom Giovanni de Stefanis padre della certosa di Capri

Dom Vincenzo Conte padre procuratore della certosa di Chiaromonte

Fra Girolamo Vicentino converso della certosa di Padula

Fra Michele Ferrarese converso della certosa di Chiaromonte

Qualche mese dopo, a seguito di una ricognizione sulle reliquie di san Bruno ogni priore di ciascuna certosa dell’Ordine certosino prelevò per la propria casa un frammento estratto dalle 52 ossa presenti del fondatore.

Onde preservare le sacre reliquie da questa spoliazione, nel 1516, Dom Pietro Riccardis decise di salvaguardare il cranio del santo portandolo alla certosa di san Martino a Napoli. assicurando che sarebbe ritornato in sede entro breve tempo. E come testualmente ci descrive Dom Benedetto Tromby, la comunità monastica napoletana, “ricevuto qual prezioso tesoro con tutta venerazione ed ossequio, collocato l’avea dentro un mezzo Busto d’argento, lavorato maravigliosamente al naturale” (Tromby 1779, IX: 352).Ma la promessa non venne mantenuta cosìcchè in occasione della Pentecoste la reliquia non potè essere esposta alla venerazione, suscitando tumulti e malcontenti in Calabria.

I monaci di san Martino, in effetti, avevano pensato di poter trattenere il cranio di san Bruno a Napoli per sempre e da un provetto argentiere avevano fatto fare un bel reliquario d’argento ad immagine del santo un mezzo busto a grandezza naturale, poggiato su una base decorata con volute e motivi ornamentali, che costò ben 700 ducati. I monaci di san Martino, accondiscesero alle perentorie richieste dei serresi a cui restituirono le reliquie del santo conservate nel prezioso busto argenteo, ma facendosi rimborsare il costo del reliquiario. L’ultimo saluto alle spoglie del fondatore dell’Ordine certosino, avvenne il 30 novembre del 1516, allorquando il priore Dom Giacomo d’Aragona, con una suggestiva e solenne funzione svoltasi nella cappella del Tesoro della certosa, effettuò una ricognizione da cui risultò che i resti mortali erano ridotti alla sola calotta cranica fino alle arcate orbitali. Rimessi a posto i resti del cranio nel prezioso reliquiario, esso fu inviato sull’altare della chiesa della certosa di  Serra. Da allora le sacre reliquie sono contenute in quel magnifico busto argenteo, che viene esposto ai fedeli e portato in processione due volte l’anno, nella festività della Pentecoste ed in occasione della celebrazione del 6 ottobre dies natalis di san Bruno.

ossa dei primi certosini

busto reliquiario in argento

CappellaTesoro