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Il beato Niccolò Albergati, l’angelo della pace

12Niccolò Albergati

In occasione della ricorrenza della celebrazione del beato certosino Cardinale Niccolò Albergati, ecco a voi un filmato nel quale ci vengono raccontate le gesta di questo celeberrimo monaco certosino. Un interessante filmato con interviste a studiosi che ne delineano la personalità ed il suo profilo storico. Tutto condito da gradevoli immagini delle certose di Bologna e di Firenze.

Ed ora rivolgiamo questa antica preghiera al beato certosino

O santo e glorioso Vescovo che in mezzo del Cristianesimo venite con ampie lodi esaltato, giacchè si apprezza il momento della nostra resoluzione, voi, che divenuto siete ai fedeli speranza nel turbine, ombra, e refrigerio in quello, che vien chiamato nelle Sacre scritture giorno caniculare della divina eterna vendetta, fate ora in guisa con la vostra benigna impetrazione, che l’altissimo Iddio voglia in noi, creare un cuor mondo, e rinnovare nelle nostre viscere uno Spirito retto, che a lui piaccia riaccendere la nostra lucerna, ed illuminare le nostre tenebre, talchè non mai la nostra sempiterna morte ci sopraggiunga. Nascondeteci dunque sotto le ali del vostro amorevole padrocinio, fintantocchè sia passata, e non ci possa in alcun tempo afferrare la iniquità, sicchè ciaschedun di noi cammini per diritti sentieri alla salute, e finalmente accompagnati con quelle Anime felici e beate, che danno con Voi lassù in Cielo al santo, e terribil nome del Signore per tutti i secoli e gloria e benedizione.

Laus Deo

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Fra Benigno Scarsella

Fratello Benigno Scarsella

Professo della certosa di Bologna

converso in cucina

A pochi giorni dal Santo Natale eccovi un’altra vita esemplare di un fratello converso. Oggi vi narrerò la storia di Benigno Scarsella, poichè in essa contiene un particolare che richiama questa festività.

Benigno Scarsella nasce da una famiglia raccomandabile di Bologna. Suo padre e sua madre, robusti cristiani, si applicarono con amore a crescere nei cuori dei loro figli i preziosi germi che erano stati depositati lì dal battesimo, e – diciamolo per la sua gloria – ebbero un tale successo, che la bandiera della fede non subì la minima eclissi in lui. Quando giunse il momento di guidare il suo futuro, il giovane, disprezzando le ricchezze che avrebbe posseduto un giorno, non esitò a scegliere tra Dio e il mondo. Entrò nella certosa di Bologna, per iniziare il suo noviziato, deciso a perseverare contro tutti e contro ogni cosa. Ma fin dall’inizio si imbattè in un ostacolo inaspettato, il più grave, senza dubbio; colui che si ferma e richiama così tante anime, che, però, sembrava che Dio avesse dato, un’attrazione soprannaturale e abilità pronunciate per la vita contemplativa. Vogliamo parlare di solitudine. Egli non riusciva a sostenere lo stare da solo, e fu così che il nostro novizio, ha lasciato il chiostro dopo poche settimane. Profondamente desolato del suo fallimento, ma sempre attaccato alla famiglia di S. Bruno, chiese il favore di essere ammesso tra i fratelli conversi. Questi, anche se chiamati, come i religiosi del coro, alle supreme gioie della pietà, non sono sempre in possesso della parte di Maria, seduta ai piedi del maestro divino. Sono in pratica le Marta della casa. La sua vita essenzialmente attiva è infatti temperata da esercizi spirituali, da ufficio divino e da veglie. Ma ad eccezione delle poche ore trascorse nella sua cella, c’è poca solitudine per loro. Inoltre, la grande legge del silenzio – questa caratteristica del nostro ordine – benché strettamente vincolante per tutti – soffre per i conversi più di un’eccezione, poiché, dal momento in cui lavorano insieme, per affrontare le cose che devono fare non solo per l’obbedienza assegnatagli, ma anche con i soggetti utili per l’edificazione comune. Il giovane Benigno Scarcella entrò tra i Fratelli e da subito cominciò a lavorare in cucina. In questa condizione, l’ex novizio si sentiva più a suo agio, e oltre alla sua ammirazione per l’ordine dei certosini, riuscì a rispondere alla parte superiore della chiamata, fu infatti sottoposto a fatica, in quei piccoli dettagli che la sua la prima educazione non lo aveva assolutamente preparato. Fu eccezionale nel non subire il divario della nobiltà della sua origine e del suo passato, egli umilmente rimase al lsuo posto, ovunque fosse, anche l’ultimo. Fare il proprio dovere, ogni ora, tale era il suo motto.

In cucina, tra le tante pietanze, egli predilisse realizzare il famoso Panspeziale, o Certosino di cui vi parlai tempo fà.

certosino dolce

 

Con questo dolce tipico del periodo natalizio, allietò i suoi confratelli e deliziò gli ospiti illustri. Ma dopo questa breve e golosa digressione, ritorniamo alla vita di Fra Benigno.

L’obbedienza, la morte al suo giudizio, era la sua bussola. Il tocco dell’orologio, talvolta impertinente, era la voce di Dio a lui. Per sua iniziativa, umilmente non parlava mai delle conoscenze acquisite prima della sua entrata nella certosa.

Subito dopo i suoi voti, il Priore gli ordinò di spiegare ai Fratelli le cerimonie liturgiche, la Messa, in particolare, secondo il testo degli Statuti: il tutto accompagnato da riflessioni pratiche su come fare tutto con precisione anche le cose più piccole. Questa mansione, per dire la verità, non era altro che il compito di un maestro Fratello, come lo chiamiamo.

Va notato che Benigno Scarcella, con i suoi bagagli classici, si alzava al di sopra del comune. C’era – non c’è nascondimento – qualcosa di irregolare. Un uomo di tempra meno solida si sarebbe avventurato. Ma il caro fratello camminava così semplicemente, così semplicemente, che sembrava non essere consapevole dell’importanza del suo ufficio. Messo fuori combattimento per età e malattia, ha conservato fino alla fine quella fisionomia pura e serena che l’occhio gradisce. Per non lasciare il sentiero del dovere, dove aveva sempre camminato con passo così risoluta, andava e veniva attraverso i cortili ed i giardini, con una mano il Rosario e portando nell’altra mano, un piccolo cesto pieno di rovi morti e legna secca che teneva per l’inverno. Il servo di Dio aveva la sensazione della sua liberazione. Quanto, in quel momento, era felice di aver lasciato tutto per servire Gesù Cristo crocifisso! Toccò il cielo. Il 18 giugno 1663, dopo aver ricevuto il viaticum e l’unzione suprema, il buon fratello ha dato la sua anima al suo creatore, nella pace e nella fedeltà che lo aveva mantenuto fino al suo ultimo giorno.

La “certosa urbana” di Bologna

pianta

Oggi voglio parlarvi della cosiddetta certosa di città o urbana, sita in Bologna, e chiamata così per distinguersi dalla certosa suburbana, ovvero San Girolamo di Casara fondata nel 1334. Premesso ciò, va detto che i monaci certosini avevano acquistato nel 1356, da una comunità monastica femminile, un edificio destinato a xenodochio, sito nella attuale Via S. Isaia al civico 35/37.

Qualche anno dopo, precisamente nel 1435, questo edificio fu consacrato a S. Anna a seguito della donazione del beato Niccolò Albergati della reliquia del cranio della santa. Difatti il pontefice Eugenio IV, nel settembre del 1433 aveva chiamato Niccolò Albergati per affidargli il difficilissimo incarico di presiedere il concilio di Basilea. L’insigne certosino apprezzatissimo per le sue spiccate doti di diplomatico, fu poi dirottato in Francia dove il 12 luglio del 1435, ad Arras, sancì la prima riconciliazione tra Filippo di Borgogna ed il re di Francia e con il re Enrico VI d’Inghilterra. Quest’ultimo, con un atto di estrema gratitudine, fece dono al legato pontificio Albergati della reliquia del cranio di S. Anna. Questo prezioso regalo fu donato dall’Albergati ai confratelli bolognesi, i quali lo conservarono proprio nello xenodochio da poco acquistato erigendo una chiesa intitolata alla madre della beata Vergine Maria. Per glorificare questa sacra reliquia, i certosini chiamarono il pittore Gioacchino Pizzoli che realizzò un ciclo di affreschi atti a glorificare la santa e le sue virtù. Oltre ad una raffigurazione della Grande Chartreuse. Questi affreschi sono un esempio dei capolavori della pittura del Settecento bolognese. Ancora oggi si possono ammirare degli splendidi capitelli di arenaria  intarsiata delle arcate a tutto sesto del portico. Su uno di questi troviamo incisa la scritta CAR, ovvero l’abbreviazione di “Cartusia”, a memoria della antica proprietà monastica. Quando nel 1797 la comunità monastica certosina fu soppressa, anche questo bene fu incamerato dallo Stato e la chiesa, nel 1808 fu chiusa al culto. Nel 1862 gli ambienti furono destinati ad ospitare una scuola, nel 1892 la Scuola fu intitolata alla grande bolognese Laura Bassi. L’immobile è stato poi ampliato negli anni ’60, mentre la chiesa è ritornata nel 1973 ad essere aperta al culto ed a cura dei monaci cristiani ortodossi che l’hanno consacrata a San Basilio.

Una curiosità a conoscenza di pochi, che spero abbiate gradito.

affreesco Pizzoli 1

affresco Pizzoli 2