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“Omnes et omnia videat”

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L’articolo odierno è tratto da un post pubblicato sui canali social della Certosa monumentale di Calci, oggi visitabile come museo. Trattasi di una bizzarra curiosità che voglio proporre alla vostra attenzione.

Come voi sapete, miei cari lettori, la massima comunità di una comunità monastica certosina è guidata da un Padre priore, il quale come tutti gli altri monaci ha una cella che si affaccia sul chiostro. Ha però la peculiarità di avere una dimensione maggiore, o meglio di estendersi in altri ambienti di solito molto curati, con stanze di rappresentanza atte ad ospitare eventuali ospiti illustri e non. Loggiati, studioli e talvolta meridiane o orologi e biblioteche impreziosiscono questi spazi, adornati solitamente da pregevoli dipinti affreschi e mobili. Essenzialmente il Padre Priore ha la possibilità di poter controllare l’intera certosa con tutti i suoi spazi monastici.

Premesso ciò ecco per voi questa singolare tabella che veniva affissa sulla porta della cella priorale, attraverso essa il priore indicava di volta in volta gli ambienti in cui poteva essere rintracciato in caso di necessità, in basso anche una sorta di orologio per indicare forse il tempo della sua assenza. Insomma grazie all’ingegno come al solito nulla era lasciato alla casualità!

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Inoltre forte è l’espressione simbolica in certosa, motivo per cui il sovraporta che decora l’accesso alla cella sul lato del chiostro è caratterizzato da un soggetto fortemente simbolico. Sul copricapo priorale campeggiano tanti piccoli occhi bene aperti, esplicito riferimento alla onnivegenza, il tutto accompagnato da un messaggio di grande chiarezza: “Omnes et omnia videat”, ad indicare la capacità del priore di vedere tutti ed ogni cosa, a monito per tutti i confratelli.

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Ma vorrei sapere se qualcuno è in grado di testimoniare la presenza di qualcosa di simile in qualche altra certosa, sarebbe interessante saperlo.

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Uno spaziamento speciale

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Nell’articolo odierno, vi propongo una curiosa notizia e alcune immagini singolari, tratte dallo spaziamento dei monaci certosini di Farneta. Lo scorso 18 giugno, con immenso stupore, i dipendenti della certosa di Calci, in provincia di Pisa, oggi museo, hanno ricevuto un’insolita visita. Nel pomeriggio, durante lo spatiamentum, la comunità certosina della certosa dello Spirito Santo di Farneta, in provincia di Lucca, si è infatti recata in visita al complesso monumentale di Calci. La distanza percorsa, e che separa le due certose è di 25 chilometri, ciononostante, i monaci hanno raggiunto l’ex complesso monastico. Tra lo stupore dei presenti, i certosini hanno voluto celebrare i Vespri nella chiesa conventuale, donando momenti di vera spiritualità. Grazie a chi era presente, che ha realizzato alcune foto che testimoniano quanto descritto, così come avvenne tempo fa per uno spaziamento speciale dei certosini di Serra.

Farneta a calci 2

Farneta a calci

Poccetti e l’Ultima cena

 

1 Poccetti e Ultima cena

Autoritratto di Poccetti

Oggi, giovedi Santo, si celebra il giorno in cui Gesù ebbe l’ Ultima Cena con i Suoi discepoli. Moltissime sono le raffigurazioni pittoriche e scultoree che rappresentano tale scena, io voglio offrirvene due realizzate per i certosini da Bernardino Poccetti.

Pocetti è lo pseudonimo del pittore fiorentino Bernardo Barbatelli. Nato nel 1548, era di bassa statura, da cui derivò il diminutivo del nome. Fu specialista in affreschi di facciate e in decorazioni a grottesche. Il soprannome “Poccetti” pare derivi dalla sua abitudine a “pocciare” cioè a “bere” nelle osterie. Fu un prolifico pittore di affreschi, attivo in Toscana, ha lasciato poche opere a olio, per di più di modesta qualità. Morì a Firenze nel 1612.

I due affreschi, che analizzeremo furono realizzati entrambi per i certosini. Il primo fu eseguito nel 1596 per il Refettorio della certosa di Pontignano, in provincia di Siena, mentre il secondo anch’esso per il Refettorio ma della certosa di Calci, in provincia di Pisa.

La certosa di Pontignano, oggi è il centro congressi ufficiale dell’Università di Siena e meta ideale per soggiorni in Toscana, è adatta per ospitare gruppi, famiglie e singoli visitatori offrendo svariate tipologie di alloggi. Al suo interno, si possono ammirare diversi ambienti monastici residui, tra essi quella che oggi è una importante sala conferenze dedicata al Prof. Bracci. Essa è dislocata negli spazi che un tempo erano destinati a Refettorio della certosa. Questa sala è interamente affrescata da Bernardino Poccetti, che dipinse una prestigiosa e preziosa “Ultima Cena”.

18Ultima cena Poccetti 1596 (certosa di Pontignano)

In essa possiamo notare la caratteristica scena in cui Gesù siede al tavolo con gli apostoli, sullo sfondo notiamo un colonnato ed archi, tipici di una struttura certosina. Il momento raffigurato sembrerebbe quello successivo alla predizione del tradimento di Giuda, il quale appare isolato ed evidentemente turbato, con un volto che rivela la sua cupidigia. L’abilità del Poccetti sta nel calare questa scena biblica nella dimensione quotidiana della vita in certosa, poichè raffigura ai lati del tavolo due gruppi di monaci certosini in piedi, silenti spettatori di quel momento.

18Ultima cena Poccetti 1597 (certosa Calci) refettorio

Alla certosa di Calci, Poccetti dipinge ad affresco l’Ultima cena sulla parete di fondo del Refettorio, sotto le finestre che danno sul chiostro e sopra l’armadio ligneo, con la figura centrale in corrispondenza del sedile priorale. La disposizione dei soggetti è quella classica dei cenacoli, ovvero una lunga tavola con tovaglia bianca posta tra l’osservatore e i personaggi seduti a mensa con al centro il Cristo. In questa raffigurazione i due apostoli seduti alle estremità della tavola hanno alle spalle due Fratelli conversi certosini che provvedono al servizio della tavola. Davanti alla tavola scorgiamo, seduto su di una panca, Giuda che nasconde dietro le spalle un sacchetto, contenente i trenta denari, e gira la testa verso l’eterno della scena a simboleggiare l’isolamento a cui il suo tradimento lo condanna. Sullo sfondo si vede la prospettiva di un porticato, tipico dell’architettura certosina.

Entrambi le opere hanno accompagnato i pasti consumati nei Refettori delle certose toscane, a memoria dell’istituzione dell’Eucaristia.

Ancora sulla “cella di rigore”

Ancora sulla “cella di rigore”

monaco penitente

Al termine del recentissimo articolo riguardante la “cella di rigore” presente all’interno delle certose, avevo rivolto un appello a tutti coloro in grado di fornire ulteriori informazioni al riguardo. Le vostre interazioni, non si sono fatte attendere. Ed è mio piacere fare un altro articolo su quanto da voi fornitomi, sempre al fine di arricchire la conoscenza su questo tema.

L’amico lettore Giulio Armani sotto forma di commento mi ha inviato la sua preziosa testimonianza circa la certosa di Calci, eccola:

Riguardo alla cella di rigore, ricordo che nella certosa di Calci ne esiste una, la visitai, accompagnato da uno degli ultimi monaci residenti in quella casa, all’inizio degli anni settanta. Rimasi molto colpito dell’esistenza di tale “carcere”. L’ingresso sembrava quello di una comune cella come tutte le altre nel chiostro grande. Si salì una scala e arrivammo al primo piano, c’era una piccola stanza con una finestra dalla quale si vedeva solo il cielo, affianco un’ altra stanza, quasi un corridoio, che per mezzo di una finestrella comunicava con la cella, alla parte una croce o, non ricordo bene, un piccolo altare.Mi fu detto che li veniva celebrata la Messa per il recluso. Tutto era disadorno e abbandonato. Chiesi se recentemente fosse stata “abitata”, il monaco mi rispose che l’ultimo ospite risaliva alla metà del milleottocento e la colpa per meritarsi tale trattamento era quella di aver mangiato carne durante un viaggio!”

Successivamente ho registrato la testimonianza dell’amico Fabrizio Girolami, il quale oltre a fornirmi la sua personale esperienza, legata ad un sopralluogo effettuato alla certosa di Trisulti, per verificare l’esistenza della suddetta “cella di rigore”, mi allegava due foto dimostrative. Egli era stato stimolato a tale ricerca da un articolo pubblicato nel 1916 su “Civiltà Cattolica”, nel quale si parla della cella di rigore situata nell’area dell’antico chiostro (sul quale è stato poi sopraelevato quello attuale del 1700). Dalle foto che vi allego si evince chiaramente una piccola celletta contigua ad una cappellina della stessa misura, quest’ultima con un piccolo altare che si può osservare di fronte alla grata dall’interno della cella stessa.

interno cella di rigore Trisulti Foto F. Girolami

 Certosa di Trisulti Interno “cella di rigore” foto di Fabrizio Girolami

cella di rigore trisulti fot Fabrizio Girolami

Certosa di Trisulti grata che consente la visuale dell’altare contiguo

Come vedete cari amici lettori il vostro contributo è stato essenziale per confermare la presenza nelle certose di questa singolare cella,

Una Messa per San Bruno

Una Messa per San Bruno

Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Rosellina”. (Giuseppe Maria Terreni)

E’ con grande gioia che voglio relazionarvi della Santa Messa tenutasi, nella certosa di Calci, lo scorso 6 ottobre, in occasione della ricorrenza della memoria liturgica del santo fondatore dell’Ordine certosino.

Anche quest’anno, infatti, nella certosa monumentale di Calci, come da una consuetudine radicata dagli anni ’90, si è svolta questa lodevole iniziativa che ha fatto rivivere seppur per un ora la celebrazione eucaristica. Nonostante, dal 1972, la certosa  sia diventata museo nazionale, grazie alla solerzia ed alla sensibilità di chi (Dott.ssa Lazzarini) ha percepito l’importanza della primigenia sacralità di questo luogo, è stato possibile istituire e conservare nel tempo questa splendida iniziativa. Sarebbe auspicabile, che ciò potesse accadere in tutte le certose, diventate museo. Un giorno all’anno, da dedicare alla memoria del Padre dei certosini. Ma veniamo alla cronaca di quanto avvenuto martedì scorso. A causa dei lavori di restauro degli affreschi del presbiterio della Navata della chiesa, e la relativa interdizione al pubblico, non è stato possibile celebrare la messa sull’altare maggiore. Ciononostante è stata scelta la cappella del Rosario per lo svolgimento della funzione religiosa.  Come ci testimoniano le foto, gentilmente diffuse dai responsabili della certosa pisana, la partecipazione è stata sentita e seguita da un discreto numero di persone. Qualche amico di Cartusialover presente, mi ha anche relazionato sull’atmosfera intima e suggestiva respirata in quella elegante cappella sul cui altare campeggia un meraviglioso dipinto di Giuseppe Maria Terreni, (secolo XVIII) raffigurante la “Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Rosellina”.

La celebrazione è stata officiata dal Parroco di Calci don Antonio Cecconi, che ha fatto rivivere con la sua omelia il glorioso San Bruno, nell’aura sacrale di quegli ambienti. Un grazie di cuore da parte di tutti i lettori di Cartusialover, a tutti coloro che hanno reso possibile questa esemplare proposta, la quale  coniuga sapientemente la attuale funzione museale, con la natura spirituale ed il carattere devozionale del passato, ancora fortemente percepibile nella certosa monumentale di Calci.

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“Viaggio di un Priore intorno al mondo”

Viaggio di un Priore intorno al mondo

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Lo scorso 5 dicembre presso il Refettorio della certosa di Calci, la scrittrice Daniela Staffini ha presentato il contenuto dell’opera dal titolo “Viaggio di un Priore intorno al mondo”. Questo volumetto contiene una sorta di diario di viaggio di un insolito viaggiatore ovvero un Priore certosino. Il personaggio in questione è Giuseppe Alfonso Maggi, priore della Certosa di Pisa dal 1764 al 1797,  e responsabile dello storico rinnovamento, ampliamento e ammodernamento della struttura: a lui si devono la realizzazione della corte d’onore, della foresteria granducale, dei vasti apparati decorativi ad affresco ed a stucco. Suo è il frantoio che esiste ancora, suoi gli archivi di noce che possiamo ammirare ancora oggi. E’ lui l’artefice della certosa pisana così come appare ai nostri occhi. Dom Maggi comincia il suo diario dal momento della sua partenza da Calci per Grenoble, alla volta della Grande Chartreuse in occasione del Capitolo Generale del 1768. Egli partirà il 23 marzo del 1768 in compagnia di  un servitore della certosa per fare ritorno il 16 giugno.

Giuseppe Alfonso Maggi, nasce a Milano e da giovane entra nella certosa di Calci, dove fa la professione e brevemente fu nominato Maestro dei Novizi nel 1750, vicario nel 1755, procuratore ad lites nel 1762 e priore nel 1764. Sarà poi convisitatore della Tuscia nel 1779, visitatore nel 1784 morendo in carica da priore nel 1797. Una vita svolta all’interno dell’eremo pisano.

Meticolosamente, o se preferite certosinamente, il priore che esce dalla clausura per la prima volta sembra un bambino smarrito ed incuriosito ed incomincia ad annotare tutto quello che vedrà ed incontrerà sul suo cammino.

Descriverà  il percorso che si snoda pian pianosotto i suoi occhi, da Calci a Pisa e poi a Firenze, e poi attraverso gli Appennini, dove visiterà Bologna, Reggio Emilia, Parma, Milano, Novara, Vercelli, prima di giungere in Francia alla Grande Chartreuse. Noterà i diversi climi, le variegate vegetazioni, le diverse coltivazioni, soffermandosi nelle città per visitare chiese e monasteri di rilevanza architettonica.

Resta colpito profondamente nel vedere le certose di Collegno e di Pavia, dalle quali si ispirerà per ammodernare la “sua” certosa. Questo viaggio rappresenterà un profondo arricchimento culturale per questo priore che saprà cogliere le idee innovative e proporle all’architetto Stassi, che le applicherà nei lavori di ristrutturazione della certosa di Calci. La manifestazione ha consentito di celebrare un personaggio determinante per la trasformazione settecentesca della certosa pisana, ma che come spesso accade era rimasto nella cortina fuligginosa dell’oblio della storia.

Grazie agli organizzatori.

Priore Maggi (dipinto Matraini)

Priore Maggi (dipinto Matraini)

la manifestazione

il volume

Le meridiane nella certosa di Calci

Le meridiane nella certosa di Calci

orologio meccanico facciata certosa Calci

Fin dall’antichità, la misurazione del trascorrere del tempo venne inizialmente effettuata con la sistemazione di un bastone conficcato nel terreno, il quale proiettando un ombra variabile, diede origine al primo rudimentale orologio solare. La scienza della gnomonica, ovvero l’arte di costruire orologi solari si sviluppò nel corso dei secoli fino ad avere nel medioevo una certa decadenza con la sola eccezione delle comunità monastiche. All’interno dei monasteri, infatti  gli orologi solari erano essenziali per scandire le attività dei monaci, la loro giornata infatti era scandita da otto parti all’interno delle quali si seguivano i dettami della regola o canone, appunto le ore canoniche. Premesso ciò, va detto che ci è nota la ricerca e lo studio dei monaci certosini in ogni disciplina dello scibile umano, essi furono anche abili astronomi e si dedicarono con la consueta meticolosità nello studio e nella realizzazione di orologi solari. In tutte le certose esistite erano presenti strumenti per la misurazione del trascorrere del tempo, ma in alcune di esse furono realizzati rari e ingegnosi misuratori del tempo ancor’oggi preziosi e precisi. E’ lapalissiano comprendere che la stessa collocazione astronomica dell’intero complesso monastico rispettava rigide regole, e precisi orientamenti, ai quali gli orologi che vennero successivamente concepiti furono adeguati.

Alla certosa di Calci vi è una carrellata di orologi solari di pregevole fattura, che adornano i monumentali ambienti monastici.

Ho deciso di mostrarvi le foto di queste meridiane e correlarle di una breve descrizione.

Foto 1

Dei vari misuratori del tempo, quello collocato sul lato Nord sulla balaustra del cimitero nel chiostro grande, è sicuramente il più pregevole poiché è uno strumento multiplo. Su una lastra di pietra di dimensioni molto limitate sono incisi tre strumenti: Una linea meridiana con gnomone a foro; un orologio solare ad ore italiche ed un orologio solare ad ore astronomiche (francesi). Lo strumento era stato calcolato (sec XVIII) per una diversa collocazione e per poterlo far funzionare nella posizione attuale fu ruotato di circa 13°,5 mediante un cuneo di cotto, inserito fra il lato nord e la base della balaustra.

foto 2

Sulla balaustra nel chiostro del Priore, ammiriamo un orologio solare orizzontale di piccolissime dimensioni (18cm.x11cm.) ad ore francesi.

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Nel chiostro della sala capitolare, troviamo il principale orologio della certosa. Un orologio solare verticale a ore francesi posto sulla parete a sud est. Esso indicava le ore ed era utilizzato per regolare l’orologio meccanico della facciata principale del complesso monastico. Su di essa appare l’iscrizione: “De vitae cursu quaelibet hora rapitur”, ovvero “Qualsiasi cosa viene rapita dalla vita”.

meridiana 4

Nel chiostro grande sul loggiato lato nordovest, incontriamo una linea meridiana con gnomone a foro realizzata nel XVIII secolo.

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Ancora nel chiostro grande, sulla balaustra del cimitero, vi sono  due linee meridiane ed una linea est-ovest, incise su pietra. Gli gnomoni erano mancanti e sono stati ricostruiti e riposizionati nel 1999.

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Sul muro di cinta, lato sud, della certosa scorgiamo un altro orologio solare verticale incompleto, graffito

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Al secondo piano della certosa, lungo un corridoio troviamo vediamo il foro gnomonico (foro stenopeico) della meridiana  a camera oscura.

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Meridiana a camera oscura. Incisa sul pavimento essa riceve la luce dal foro che abbiamo visto consentendo l’ingresso del raggio di sole. Verifiche recenti hanno accertato l’estrema precisione nel segnare l’ora e la data

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In una cella, precisamente quella contrassegnata dalla lettera “H” nell’angolo sud-est del chiostro, vi sono tre strumenti gnomonici, di cui uno orizzontale e due verticali. Questo è una meridiana orizzontale il cui gnomone è stato sostituito perchè l’originale era gravemente compromesso.

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Sulla parete sud del giardino della cella “H” ci sono gli altri due strumenti gnomonici, piuttosto sommariamente graffiti sull’intonaco. Il più in alto è una linea meridiana il cui gnomone è stato sostituito perchè perduto; quello inferiore è un orologio solare privo di gnomone.

Dopo aver visto questi splendidi esemplari, possiamo renderci conto della importanza della misurazione del tempo e della continua ricerca dei monaci certosini severi  e scrupolosi custodi dello scandire del tempo, quel tempo che sembra solo apparentemente fermo all’interno delle mura di una certosa, ma che è in continuo volgere verso l’eternità.

Certose storiche: La certosa di Calci

Certose storiche: La certosa di Calci

La certosa di Calci

Nuovamente in Italia, per descrivervi una delle molte certose situate in Toscana. La certosa dedicata a san Giovanni Evangelista, situata a Calci in provincia di Pisa, fu fondata nel 1366 e vide la presenza dei monaci certosini, nonostante vari allontanamenti e soppressioni, fino al 1969. In oltre sei secoli il complesso monastico si è arricchito di opere d’arte, manufatti, sculture, dipinti che impreziosirono sontuosamente gli ambienti monastici trasformati tra il XVII ed il XVIII secolo in una splendida residenza barocca. Oggi l’antico monastero, ospita dal 1972 Museo nazionale della Certosa monumentale di Calci e dal 1986 il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. Le ricchezze architettoniche ed artistiche si snodano tra gli ambienti più significativi: corte d’onore, spezieria, chiesa, cappelle, chiostro dei padri, celle, chiostro e cappella del capitolo, refettorio, foresteria e chiostro granducale. Nelle immagine che ho raccolto, ho selezionato solo una minima parte dei particolari eccezionali contenuti in questa monumentale certosa. Come potrete immaginare un solo articolo non basta per illustrare nella sua interezza le sue peculiarità, pertanto presto vi offrirò altri approfondimenti su questo bellissimo complesso monastico. Ma voglio però offrirvi due splendide sorprese per corroborare le immagini. La prima trattasi di un documento filmato dell’Istituto Luce del 1 novembre del 1950 sull’attività della farmacia dei certosini di Calci, mentre la seconda è una preziosa visita virtuale che consentirà a chi lo vorrà di accedere a tutti gli ambienti visitabili e non. Fermo restando che ve ne consiglio una visita reale per poter godere dell’atmosfera incantata che aleggia intorno allo splendido chiostro impreziosito dalla fontana monumentale, e dai due cimiteri.

VISITA VIRTUALE

VIRTUAL TOUR

S.O.S dalla certosa di Calci

S.O.S.

dalla certosa di Calci

Mi sento in dovere associarmi al coro di proteste, levatesi nelle ultime settimane circa lo stato di degrado e di abbandono in cui versa la certosa di Calci. La certosa di Pisa e situata a sette chilometri dal centro cittadino in un una vallata chiamata anticamente “Valle Graziosa” ai piedi del monte Pisano in località Calci. Fu edificata nel 1367 per volere di patrizi pisani, e con il determinante contributo di Santa Caterina che ne favorì la fondazione, aiutando e sostenendo i monaci nei momenti di bisogno. Questo splendido monumento, abbandonato dai certosini nel 1972, è stato nel corso dei secoli arricchito con decorazioni, affreschi, dipinti e sculture, un vero scrigno d’arte. La certosa è stata successivamente data in consegna alla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Pisa, ed è visitabile. Negli ambienti, che un tempo erano destinati ad ospitare le attività produttive e artigianali dei monaci, attualmente ha sede il Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’Università degli Studi di Pisa. Chi decidesse di visitarla, sarà accolto da varie iscrizioni, come quella che vi riporto nella foto che segue, e che recita: “Habitantibus hic oppidum carcer est et solitudo Paradisum”, ossia per chi abita qui, la città è il carcere e la solitudine è il Paradiso.

Questo luogo, un tempo vero Paradiso in terra, oggi  appare sprofondato in un abisso fatiscente. L’allarme che lancio è motivato dal fatto che le opere a rischio sono tante, tra esse le settecentesche Storie del Vecchio Testamento, dei bolognesi Antonio e Giuseppe Rolli e gli affreschi della cupola “Assunzione della Vergine” di Stefano Cassiani. In gran pericolo l’altare maggiore realizzato da Giovan Francesco Bergamini e dal figlio Alessandro (1665-1686). Sopra l’altare maggiore della chiesa, il dipinto “San Bruno che offre la certosa di Pisa alla Madonna” del Volterrano (1681) A rischio anche la cappella della Vergine del Rosario dipinta a fine Settecento da Giuseppe Maria Terreni e gli affreschi nella sala del Capitolo realizzati da Pietro Giarré nel 1781. Nel refettorio l’affresco cinquecentesco che raffigura l’”Ultima Cena” di Bernardino Poccetti (1597), è anch’esso seriamente minacciato a causa del tetto che presenta pericolose infiltrazioni. Oggi tutti questi capolavori d’arte sono messi a repentaglio dall’umidità, e dalle infiltrazioni di acqua piovana che provengono dai solai, si vedono croste che si staccano dai dipinti, stucchi e affreschi chiazzati dalle muffe, travi di legno già crollate, o pericolanti. La certosa è ormai in pieno degrado poiché, non vi sono fondi sufficienti alla manutenzione ordinaria e non sono previsti interventi straordinari che ormai sarebbero necessari, ed impellenti. E’ notizia recente che le autorità di Calci hanno fatto reiterati appelli disperati al Ministero per i Beni Culturali, ed ultimamente anche all’attore Roberto Benigni, essendo quest’ultimo l’interprete del film “Il piccolo diavolo” giratosi anni orsono negli ambienti della certosa pisana. Recentemente è stato mandato in onda un documento filmato dalla trasmissione televisiva “Atlantide” che testimonia la disastrosa situazione dell’antica e prestigiosa certosa pisana. Vi consiglio di vederlo, per meglio rendervi conto della necessità di urgenti interventi radicali, che possano salvaguardare l’imponente e sfarzosa cittadella monastica certosina. Sono sicuro che l’S.O.S. che oggi Cartusialover lancia, per la certosa di Calci sarà raccolto e diffuso da tutti coloro che amano quei luoghi per secoli templi egregiamente custoditi dai monaci certosini, ma purtroppo ormai fatiscenti per l’incuria mostrata da chi dovrebbe salvaguardare e valorizzare monumenti di tale maestosità.

Dalla trasmissione televisiva “Atlantide” , del 4 marzo 2011, eccovi il documento filmato:

La certosa è in pericolo?

Buona visione

Le “Spezierie” delle certose

Le “Spezierie” delle certose

Come abbiamo appreso in un recente articolo, sulle origini del liquore la “chartreuse”, i monaci certosini avevano fama di essere eccellenti conoscitori dell’arte galenica. Erano infatti, note a tutte le “spezierie” delle certose, veri e propri laboratori, concepiti inizialmente, per garantire assistenza terapeutica ai monaci, ma che ben presto divennero dispensari farmaceutici degli abitanti limitrofi ai monasteri, di pellegrini e poveri. Le “spezierie” conventuali, di fatto rappresenteranno, nel corso dei secoli, il più alto riferimento della scienza medica e farmacologia. In ogni certosa la “spezieria”, occupava uno spazio considerevole, fatto di diversi ambienti per le varie fasi di trasformazione delle erbe officinali. Queste ultime provenienti dall’attiguo Hortus Simplicium, o giardino dei semplici, ovvero il luogo ove essi coltivavano erbe e piante medicinali allo stato grezzo. «Semplici» erano i principi curativi, ottenuti direttamente dalla natura, mentre «Compositi» erano i farmaci ottenuti miscelando e trattando sostanze diverse. Il monaco speziale ed i suoi assistenti erbolai, dopo una accurata selezione e classificazione delle erbe, provvedevano ad effettuare su di esse vari trattamenti. Principalmente i processi derivanti dalla farmacopea classica, che prevedevano, la pulitura, la macerazione, la spremitura, l’essiccazione e la decozione. A queste, talvolta, facevano seguito delicate e complesse tecniche estrattive, derivanti dalla medicina araba, come la distillazione e la porfirizzazione. Grazie all’alchimia ed alla chimica, gli speziali lavoravano e studiavano alacremente tra alambicchi e mortai, bilance e fornelli per ottenere tinture, distillati, decotti, unguenti, tisane, cataplasmi sciroppi ed elisir. Una volta ottenuti i prodotti finiti il problema era assicurare ai medicamenti ottenuti un ottima conservazione. Fu all’uopo concepito, un “Armarium  Pigmentariorum”, ovvero un armadio dove erano gelosamente custoditi sottochiave, i principi medicinali, compresi i veleni. Ogni singolo preparato veniva collocato al suo interno in appositi contenitori, vasi, ampolle ed i più specifici albarelli, artisticamente decorati. Grazie a questa laboriosità, i certosini, ma più in generale tutti i monaci che si dedicarono a questa attività, sono da considerarsi gli antesignani della Farmacopea moderna. Adesso voglio offrirvi una serie di immagini, provenienti da alcune delle più belle spezierie certosine, rimaste in un buono stato di conservazione, che ci testimoniano a distanza di secoli il fascino che quegli ambienti ancora riescono ad emanare.

Spezieria della certosa di Calci

Armarium Pigmentariorum

Spezieria della certosa del Galluzzo, Firenze

Spezieria della certosa di Valdemossa, Maiorca

Speziale

Giardino dei Semplici, certosa di Trisulti

Spezieria certosa di Trisulti

Albarello raffigurante San Bruno

Affresco nella Spezieria della certosa di San Martino, Napoli

“San Bruno intercede presso la vergine per l’umanità sofferente”

Paolo De Matteis 1702