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La storia di un aspirante e Dom Lanspergio (Prima parte)

novizio in cortile

Ecco l’estratto del primo dei sette racconti raccolti da Dom Sebastian Maccabe, riguardanti l’approccio con aspiranti monaci, postulanti, novizi. Lo scenario è la certosa di Colonia ed il protagonista è Dom Lanspergio.


Era una bella giornata nel maggio del 1525. Poco dopo la Ave Maria di mezzogiorno, frate Gaspar, portiere della Certosa di Santa Barbara, aprì la serratura della grande porta d’ingresso, in risposta ad un suono squillante proveniente dalla portineria.

All’uscio vi era un diciassettenne che aveva sempre scritto di sé descrivendosi come “studente dell’Università”. Frate Gaspar riconobbe ovviamente con chi aveva a che fare. Non era uno di quei giovani che chiedevano cibo ogni giorno. Lo salutò, poi dolcemente, con un leggero abbraccio. Questo era l’unico giovane che veniva spesso, non solo attratto dal cibo che perisce, ma anche dal confessarsi. Giovani studenti universitari lo hanno fatto, di tanto in tanto, forse non abbastanza. Come Lanspérgio che ha messo in bocca di uno dei suoi personaggi letterari, la frase che questi giovani potrebbero dire: “Preferirei versare i miei peccati in una cocolla”

“Posso parlare con Dom Govanni Lanspergio?” Ha detto Pietro (così lo chiameremo) .

Frate Gaspar comprese il motivo della richiesta e fece entrare il giovane in portineria, richiudendosi immediatamente il portone alle loro spalle. Avendo avuto brutte esperienze con altri finti pellegrini che lo avevano ingannato, quindi la sicurezza innanzitutto!

In seguito incontrando il Padre Priore, fratello Gaspar riferì della richiesta ricevuta dal giovane Pietro. Il Priore lo invitò a servire un pasto al giovane.

Dopo essersi accordato con il fratello cuoco sul pasto da destinare al nuovo ospite, condusse il giovane Pietro alla cella di Dom Giovanni Lanspergio Maestro dei Novizi. Entrando Fra Gaspar disse “Lode a Gesù Cristo” ed il Maestro rispose: “Per sempre Amen”, quindi annunciò, “questo è Pietro porta con sè un piccolo pacco con i vestiti ed alcuni libri”. Uscendo dalla cella si recarono verso il Chiostro per poter offrire al giovane la possibilità di esternare le sue richieste, a Dom Lanspergio già note. Difatti non meno di una settimana prima aveva già ascoltato il giovane Pietro che esprimeva il suo desiderio di entrare in certosa come postulante, e gli aveva già dovuto rispondere che avendo soli diciassette anni ciò era impossibile.

Ed infatti dopo poco Pietro esclamò: “Padre, come vedi, sono venuto per rimanere!” mostrò il pezzo di abbigliamento, lamentosamente piccolo e quattro libri, legati da una corda di canapa, che rappresentavano tutto il suo guardaroba e tutto il suo tesoro di questo mondo. “Oh, non dirmi no, perché dovrei entrare, e adesso! No, non me ne andrò nemmeno se cercherai di mandarmi via. » Continuò mostrando un po ‘di audacia.

Frate Gaspar si allontanò dai due per non essere indiscreto, e recandosi in cucina seppe dal cuoco quale era il pasto da destinare al giovane ospite. Il cuoco conoscendo la fame dei giovani si era apprestato a preparare un enorme piatto di abbondante zuppa di piselli, alcune uova e una grande porzione di stufato di anguilla. Nel portavivande che consegnò a Fra Gaspar aggiunse qualche formaggio ed al cune mele oltre ad una bottiglia di vino, il tutto fu portato nella Foresteria ed appoggiato su di un grosso tavolo di pino.

Il racconto prosegue nel successivo articolo….

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Il Cuore di Gesù è il Libro del Divino Amore

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La meditazione che vi offro oggi, è sempre rivolta al Sacro Cuore di Gesù. Essa è stata scritta dal certosino Dom Pietro Blomenvenna, grande devoto di questo tema.

Pietro nacque a Leyde in Olanda il 29 marzo del 1466, era il dodocesimo figlio di una ricca e pia famiglia. Si dedico con zelo allo studio della Teologia all’ Università di Colonia, decise di entrare nella certosa di santa Barbara a Colonia nel 1489, dove fece la professione solenne il 7 marzo del 1490. Egli fu eletto Priore nel 1507, e successivamente nominato Visitatore della Provincia del Reno. Dom Blomenvenna rese l’anima a Dio ancora in carica ed in odore di santità il 30 settembre del 1536. Il suo rigoroso ascetismo, armonizzato da una profonda dolcezza caratteriale gli consentì di diventare un prezioso modello per i suoi confratelli. Fu un valente scrittore di testi teologici e contemplativi, conosciuto anche come Petrus Leydense, fu noto per le sue opere volte alla difesa della fede contro i protestanti. Fu un vero baluardo della Chiesa e formatore di molti giovani nei tumulti della Riforma.

Nel dipinto, del 1535 “Crocifissione con santi” di Anton Woensam, che ho inserito in questo articolo vi è la raffigurazione di Dom Pietro che stringe in ginocchio la Croce di Nostro Signore, sulla destra riconosciamo San Bruno, S. Ugo vescovo di Grenoble, e S.Ugo di Lincoln. Le altre figure, oltre a quelle della crocifissione, sono i parenti ed insegnanti di Dom Pietro.

Peter_blomevenna_ausschnitt_woensam_christus_am_kreuz_1535

Ma ora eccovi il testo sul Sacro Cuore di Gesù, è meraviglioso!

Il Cuore di Gesù è il Libro del Divino Amore

Mangia questo libro.., ed io ho mangiato, e fu per la mia bocca dolce come il miele.
(Ezechiele 3: 1, 3)

Uscite, figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona di cui lo cinse sua madre
nel giorno delle sue nozze,
giorno di letizia del suo cuore.
(cantico dei cantici 3, 11)

L’anima certosina, figlia della contemplazione, esce da sé e vede Gesù incoronato nel giorno della gioia del suo Cuore. I desideri sono soddisfatti, e cosa vuole il Cuore di Gesù? Designa la nostra salvezza e trova la Sua felicità in essa. Il nostro Signore ci ha dato molte prove della verità della Sua risurrezione per aumentare la nostra fede e accendere il nostro amore. Uno di questi è il Suo apparire ai discepoli portando le cicatrici delle sue cinque ferite. Con questo ci ha reso noto il suo amore. Vedi, ha detto: I miei piedi, le mie mani e il mio costato. Leggerete nelle mie ferite, ed imparerete a capire quanto è grande il mio amore per voi. Questo libro mistico – che non è altro che Gesù stesso – è stampato con il più prezioso Sangue di Dio ed i caratteri impiegati sono le ferite del Salvatore. Ora Gesù dà la lettura di questo libro in particolare ai Suoi certosini. Vorrebbe che fossimo i servi dei suoi appartamenti privati e gli interpreti dei Suoi pensieri più segreti.Egli vorrebbe che noi certosini fossimo sempre in Sua presenza, e principalmente occupati nella lettura di questo libro delle ferite del Salvatore.
Sì! Leggere Gesù, assaporare questa lettura; E in ognuna delle cinque ferite potremmo leggere lo stimolo ed i mezzi per condurre una nuova vita. Le cicatrici dei Piedi del Redentore ci dicono di calpestare tutto ciò che è umano e terreno, affinché possiamo amare solo quelle cose che Egli ama. Le ferite delle mani di Gesù ci mostrano come Egli ha agito. Con una sola mano ha preso l’obbedienza, e con l’altra pazienza. Ha lavorato per la nostra salvezza, “facendosi obbediente fino alla morte, anche alla morte della croce” (Filippesi 2: 8). Nella ferita del costato, che ci dirige al cuore di Gesù ed è la rappresentazione esteriore della ferita di quel cuore, si legge l’amore di Gesù, un amore che non può mai essere superato da nessun altro amore. È solo vedendo questa ferita del Cuore che ci si renderemo conto del grande amore di Dio per voi, e vedere quanto Gesù vi ha amato, poiché Egli ha dato la Sua vita per noi poveri peccatori.
Gesù risorto ci mostra questa ferita mortale del Suo cuore. Tu che leggi, da ciò traine profitto, ed ama Gesù con tutto il tuo cuore.

Dom Lorenzo Surio

 

surius

Nell’articolo odierno, voglio farvi conoscere il certosino Lorenz Sauer noto come Lorenzo Surio, o in latino Laurentius Surius. Egli nacque a Lubecca nel 1522 in una famiglia luterana. Fu uno studente prima della Facoltà di Lettere dell’Università di Francoforte sull’Oder, e poi di Colonia, dove ebbe come compagni ed amici di studi Nicolas Van Esch (Eschius) e Pietro Canisio. Quest’ultimo lo convinse e lo introdusse alla Chiesa Cattolica, convertendolo. Nella città di Colonia Lorenzo ebbe l’opportunità di conoscere e frequentare Dom Giovanni Giusto Lanspergio, del quale rimase affascinato e fu attratto dalla vita certosina. A seguito di ciò decise di entrare, giovanissimo, nella certosa Santa Barbara di Colonia il 23 febbraio del 1540, facendo la Professione solenne il 21 febbraio del 1541 e ricevendo l’ordinazione sacerdotale nel 1543. Fatta eccezione per un breve soggiorno alla vicina certosa di Magonza, nel 1548, Dom Lorenzo Surio trascorse trentasei anni di vita monastica tra le mura della certosa di Colonia. Egli si dedicò alacremente alla scrittura coniugandola con grande fervore alla sua attività religiosa dove fu un modello di pietà, di rigida osservanza delle regole dell’Ordine. Morì nella sua amata cella il 23 maggio del 1578.
Tra i suoi scritti vi furono molte opere riguardanti l’agiografia e la storia della Chiesa, ed inoltre tradusse in latino diverse opere di ascetica e teologia di autori mistici renani, fiamminghi ed olandesi. La sua opera più nota fu il De probatis sanctorum historiis (7 voll., 1576-81). Un grande studioso che seppe conciliare la sua inclinazione verso la scrittura con la rigida ed austera vita claustrale certosina. Questo particolare è sottolineato nel dipinto che ho inserito in questo articolo, laddove Dom Lorenzo viene raffigurato a scrivere con il pennino all’interno della sua cella, con alle spalle diversi volumi, mentre sullo sfondo si fa riferimento alla sua dedizione per la vita monastica certosina, fatta di preghiere e meditazione.

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Dom Giovanni Giusto Lanspergio

Dom Giovanni Giusto Lanspergio

Lanspergio effigiato nella certosa di Garegnano da Daniele Crespi, 1629

Abbiamo avuto modo di “assaggiare” questo eminente scrittore certosino, poichè vi ho proposto, di recente, un suo testo in occasione della festività della Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, dello scorso 8 dicembre. Oggi voglio farvi conoscere la sua vita e le sue opere principali, dalle quali avrò modo di proporvi, in successivi articoli, alcuni estratti da suoi testi fondamentali

Cominciamo col dire che il suo nome preciso era Giovanni Gerecht (Justus), nativo di Landsberg (Lanspergius) in Alta Baviera nel 1488, ma meglio noto come Lanspergio. Fin da giovanissimo per continuare meglio i suoi impegni per l’apprendimento, egli si trasferisce a Colonia per poter studiare filosofia. Nel 1509 terminati gli studi, per rispondere ad una forte vocazione decide di diventare certosino entrando nella certosa di santa Barbara di Colonia. Lanspergio viene accolto appena ventenne, in questa certosa che all’epoca aveva come priore Dom Pietro Blomenvenna (α 1466 Ω1536), una grande figura mistica  morto in odore di santità, con il quale ebbe la grazia di convivere circa venti anni, diventandone discepolo ed assorbendo valenti insegnamenti. Dopo la solenne professione, avvenuta nel 1510, Lanspergio ha trascorso una vita monastica esemplare, fatta di preghiera e studio che lo ha condotto nel 1523 a ricevere l’incarico dapprima di Vicario, e successivamente di Maestro dei novizi. Nel 1530 egli fu poi nominato convisitatore della Provincia del Reno e priore della certosa di Vogelsang, dove ebbe una breve esperienza, poiché a causa delle condizioni insalubri di quel monastero, e per sopraggiunti motivi di salute, Lanspergio dovette ritornare alla certosa di Colonia, dove fu priore ed ancora giovane morì santamente l’11 agosto del 1539. Come nella tradizione certosina, Lanspergio dedicò molto tempo alla meditazione ed alla preghiera, ed il frutto di ciò veniva regolarmente manoscritto, dando vita ai suoi testi di alto contenuto spirituale. I suoi scritti vennero poi raccolti in una opera omnia, dal titolo: D. Joannis Justi Lanspergii Cartusiani Opera omnia in quinque tomos distribuita juxta exemplar coloniense anni 1693.editio nova et emendata, Typis Cartusiae Sanctae Mariae de Pratis, Monsterolii 1888‑1890; Giovanni di Landsberg, E’ questa un’opera costituita da cinque volumi, laddove i primi tre contengono i sermoni, gli ultimi due gli opuscoli spirituali e le lettere di direzione, cioè la parte teologicamente più rilevante della produzione di Lanspergio.  Sono testi  scritti in latino ed in tedesco, di carattere essenzialmente spirituale ed ascetico, nonché apertamente critici verso la Riforma di Lutero. Buona parte dei suoi sermoni celebrano le festività della Vergine: la Concezione, Purificazione, Annunciazione, Visitazione, Assunzione, Natività e Presentazione al tempio. Nell’opuscolo Speculum christianae perfectionis, l’asceta certosino esorta i fedeli a progredire nel percorso verso la perfezione della vita cristiana, ovvero“specchiarsi” per poter scorgere la vera immagine di sé, ossia quella voluta per noi da Dio, la vera essenza. Va ricordato sullo stesso argomento anche Enchiridion christianae militiate, oltre all’ originale Alloquia Jesu Christi ad quamvis animam fidelem, noto anche come Una lettera di Gesù Cristo. Quest’ultimo libro, di gran successo, fu scritto in maniera estremamente originale come un discorso rivolto da Gesù all’anima! Lanspergio ci esorta ad accettare l’invito formulatoci da Gesù in questa lettera « Con un cuore perfettamente semplice e nudo, aderisci a me e offriti a me perché io ti possegga; resta con me in quell’ unico istante che forma la mia eternità, dove non vi è né passato né futuro ».

Va inoltre ricordata la Pharetra divini amoris, una ricca raccolta di preghiere e di aspirazioni da usare nelle diverse occasioni per facilitare la vita spirituale, da cui è tratto questo delizioso brano: « Ogni anima innamorata di Dio deve sforzarsi di trasformare tutta la sua vita e ogni sua azione in una  preghiera continua e costante » (Praefatio).

Concludo questo breve excursus tra questi capolavori di ascetica,  promettendovi di offrirvene prossimamente degli estratti, che potranno arricchire il nostro spirito.