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La mia seconda esperienza in certosa

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Come vi avevo anticipato nel precedente articolo, il giovane brasiliano dopo la prima esperienza a Medianeira nel 2014, ha attraversato varie tribolazioni che lo hanno allontanato dall’ideale certosino, che ciononostante rimaneva sempre nel suo cuore come un sogno da realizzare. Dopo un percorso tortuoso nel 2019 egli si trova in Italia, ed a seguito di altre esperienze religiose egli decide di recarsi a Farneta, per vivere un altro periodo di prova come aspirante. A seguito di tale periodo mi scrisse questa lettera.

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“Entrare in una Certosa è molto difficile, non tutti quelli che vogliono la raggiungono, e immagina allora rimanere in una Certosa, un mese non basterebbe per esprimere cos’è questo carisma, bene nelle prossime righe cercherò di descrivere un po’ di quello che ho vissuto a Giugno nella Certosa di Farneta, non tanto quello che è la Certosa, ma il punto di vista di qualcuno che è stato in essa, ed aspira a una tale vita. Ero lì tra il 3 e il 27 giugno 2019, era la mia seconda esperienza all’interno di una Certosa, la prima nel 2014 in Brasile, a Medianeira. All’inizio pensavo che sarebbe stato impossibile tornare all’interno di un monastero certosino, dato che era stato in un altro periodo, era una grazia speciale tornare su quella terra e essere in una delle più importanti certose della storia, mi sono sentito amato immensamente da Dio, davvero privilegiato. La cosa più notevole è la carità di questi uomini di Dio, che chiamiamo “monaci certosini”, non mi sono mai sentito così fraternamente accolto, anche se la vita lì procede in modo sottile e silenzioso, ma la delicatezza e la cura che hanno avuto con me mi ha fatto sentire un erede del cielo, soltanto questo già apre la strada per un incontro intimo con Dio nella solitudine di quell’oasi, sì Certosa è un’oasi nel deserto del mondo. Siccome ho già parlato di solitudine però è difficile da descrivere, perché non mi sentivo particolarmente in nessun momento da solo, anche se il 95% delle volte ero realmente fisicamente solo, ma l’Eterno Amico non ci lascia. E’ sufficiente soltanto che ci fidiamo e ci abbandoniamo nel suo mare di tenerezza, ma con questo non intendo dire che non ci sono momenti di lotta, perché parlare in questo modo sembra che sia stato un mare di rose, è chiaro che i sensi si ribellano, soprattutto perché il silenzio va oltre il semplice tacere, qualcosa che scaturisce dall’interno, deve avere un grande dominio di sé, o meglio devi conoscere te stesso. Ed è questo il segreto, sapendo e assumendo ciò che siamo veramente, possiamo confrontarci con il resto e ogni difficoltà che verrà sarà un passo che ci porterà all’incontro dell’Amato, perché nel silenzio e nella solitudine del deserto, ciò che rimane è il nostro vuoto, è la nostra nudità, che se ci aggrappiamo a Dio, è Lui che riempirà e coprirà l’intera sfera della nostra umanità, perché senza di Lui il silenzio diventerebbe assurdo e la solitudine sarebbe una pazzia senza precedenti, quindi una tale vita sarebbe estremamente sterile. Ma la Certosa è una sorgente di acqua cristallina che sfocia nel cuore della chiesa che dà vita, o meglio è un cuore che pompa silenziosamente ma nessuno lo vede, che lavora per dare vita al resto del corpo. Essere un certosino è come essere cuore, e Dio spero mi chiami ad essere “cuore”!

(Goiânia 30 giugno 2019)

Padre Modesto (procuratore)) ed il nostro giovane amico

Padre Modesto (procuratore)) ed il nostro giovane amico

 

 

 

 

Il certosino morto per una donna

1 monaco sul chiostro

E da molti anni che custodisco nel mio archivio una notizia di un fatto curioso accaduto ormai venticinque anni orsono. Un episodio che all’epoca scatenò polemiche e clamore. Siamo nella certosa di Farneta, in provincia di Lucca, la sera del 20 marzo 1995, nella sua cella l’ottantenne Dom Giacomo Del Rio, un nobile spagnolo che dopo aver combattuto come ufficiale franchista nella guerra civile spagnola aveva deciso di abbracciare la vita monastica certosina, era infatti dal 1940 diventato monaco certosino e dal 1975 viveva nella certosa toscana, si appresta ad uscire dalla cella per recarsi in chiesa. Nel silenzio e nell’isolamento della sua cella egli viene colto da un malore, un infarto pare stroncare il povero monaco, che si accascia a terra. Il Padre priore dell’epoca Dom Giovanni Battista Briglio( 1988-2001), resosi conto della assenza in chiesa del confratello che non tardava mai ad uscire dalla cella per il Mattutino, decise di verificare i motivi del ritardo. Dopo aver bussato alla cella e non aver ottenuto risposta decise di aprirla e, accortosi del malore occorso a Dom Giacomo provvide a chiamare i soccorsi. Dopo pochi minuti sopraggiunse un’ambulanza con i soccorritori, ma grande fu lo stupore della dottoressa rianimatrice, che alla sua vista le impedì di varcare la soglia della certosa poichè di sesso femminile. Il Priore tenne a rassicurare la dottoressa dicendo che il confratello era già morto e che pertanto il suo intervento sarebbe stato vano. Successivamente, dopo quei concitati momenti e l’incredulità dei soccorritori, sopraggiunse un altro staff medico con un dottore maschio, che entrando nella cella di Dom Giacomo Del Rio ne constatò il decesso.

Clamore e polemiche si alimentarono nei giorni successivi, ma Dom Giovanni Battista Briglio tranquilizzò tutti asserendo che il confratello era già deceduto tra la chiamata e l’arrivo dei soccorritori, ma che comunque la regola del divieto di ingresso di una donna in certosa è assolutamente ferrea.

Priore Dom Giovan Battista Briglio

Priore Dom Giovan Battista Briglio

Non si saprà mai come questa vicenda andò realmente, ma il certosino Del Rio seppellito nel cimitero della certosa di Farneta non avrebbe mai immaginato tanto clamore intorno alla sua morte. Una prece a lui ed al suo priore, protagonisti involontari di questa clamorosa vicenda.

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Una simpatica testimonianza

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Oggi voglio proporvi una simpatica testimonianza, trovata in rete, di una signora che ci parla dei suoi ricordi d’infanzia, riguardanti il suo rapporto di vicinato con la certosa di Farneta. In questa testimonianza video che segue, ella ci parlerà di come ha vissuto il divieto assoluto di entrare in certosa per le donne. Un divieto tassativo che dura nei secoli, e come vi ho proposto qualche articolo fa, per il quale vi è il solo cosiddetto privilegio delle regine. Ora vi lascio alla visione ed all’ascolto di questa singolare testimonianza.

A Farneta una visitatore speciale

 

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Ecco amici il reportage di una visita eccezionale, di un ospite speciale che alla fine dello scorso mese di aprile ha varcato il portone della certosa di Farneta a seguito dell’invito del Padre Priore. L’ospite d’eccezione è il Cardinale Ernest Simoni, il quale è stato accolto dal Priore che l’ha accompagnato nella Sala Capitolare, dove lo attendevano i monaci, dispensati dal silenzio quaresimale, data la visita eccezionale “del testimone della sopravvissuta Chiesa albanese”. Il porporato, che preferisce farsi chiamare Padre e non eminenza, rispondendo alle domande, che i monaci avevano preparato nelle settimane precedenti allo storico incontro, non si è risparmiato dal raccontare la propria vita, la prigionia, i lavori forzati durante il regime comunista di Enver Hoxha in Albania. Egli, con parole chiare ed in sintonia con il Vangelo, ha affermato come il Signore gli sia stato vicino nei suoi tremendi patimenti (ancorato nella virtù cardinale della Fortezza) per non rinnegare il suo credo religioso.

Il cardinal Simoni poi, è rimasto profondamente colpito dalla vita claustrale dei certosini che, sebbene ritirati dal mondo, sono “innalzati alle Beatitudini ed alla Promessa del Premio Eterno”. Il porporato, inoltre, è rimasto attonito di fronte ai racconti dei tragici fatti concernenti la cosiddetta “strage di Farneta“.

Papa Francesco e Padre Simoni

Ma veniamo alla sua testimonianza… ed a seguire una preziosa intervista nella quale ci spiega tutti i patimenti subiti.

Nel 1944 le autorità comuniste tentarono di eliminare il clero e il cristianesimo. Dopo sette anni di arresti, torture e omicidi, radunarono i sacerdoti e si offrirono di lasciarli soli in cambio di prendere le distanze dal Vaticano. I presbiteri respinsero compatti l’offerta. Padre Simoni ha ricordato che prima di essere ordinato sacerdote studiava con i francescani dal 1938 al 1948, ma quando furono fucilati i suoi superiori, dovette proseguire gli studi clandestinamente. Fu ordinato nel 1956. Il 24 dicembre 1963, al termine della messa della vigilia di Natale, quattro ufficiali gli consegnarono il decreto per il suo arresto e la sua esecuzione. Fu ammanettato e arrestato. Durante l’interrogatorio gli fu detto che sarebbe stato impiccato come nemico perché aveva detto alla gente “moriremo tutti per Cristo se necessario”. La tortura lo ha lasciato molto provato . Tuttavia, “il Signore voleva che continuassi a vivere”, ha ricordato il cardinale Simoni. Tra le accuse infamanti formulate a suo carico c’era l’aver celebrato Messa per l’anima del presidente John F. Kennedy.

La Divina Provvidenza ha voluto che la mia condanna a morte non venisse eseguita immediatamente. Nella stanza hanno portato un altro prigioniero, un mio caro amico, con lo scopo di spiarmi, ha iniziato a parlare male contro il partito comunista ”, ha detto il sacerdote a Papa Francesco nel 2014. I comunisti in seguito hanno cambiato la loro condanna a morte in 28 anni di lavoro forzato. “Ho lavorato nei canali fognari e durante il periodo di prigionia ho celebrato la messa, ho confessato e distribuito la comunione in segreto”, ha ricordato. Nel 1973 Padre Simoni fu nuovamente condannato a morte con l’accusa di istigazione alla ribellione, ma i suoi compagni prigionieri testimoniarono a suo favore e la pena non fu rispettata. Ha trascorso diciotto anni in prigione fino a quando non è stato rilasciato nel 1981. Ha svolto clandestinamente il sacerdozio fino alla caduta del regime comunista nel 1990.

Il cardinale Simoni è stato creato cardinale da papa Francesco tre anni fa, il 19 novembre 2016, in riconoscimento della sofferenza subita dai comunisti.  È sopravvissuto, grazie all’aiuto di Gesù e Maria, Papa Francesco lo ha reso Cardinale a riconoscenza per le sue estreme sofferenze per non aver rinnegato la propria fede.

Nel settembre 2014, Papa Francesco visitò l’Albania e ascoltò la testimonianza dell’allora sacerdote Ernest Simoni, dopo di che si avvicinò a lui e pianse.

Ora vi lascio al video, dove ascolteremo il racconto della sua vita dalla sua voce semplice, così fragile, nella sua venerabile età, novanta anni, con la sua porpora rossa. Un tenerissimo martire vivente.

Uno spaziamento speciale

cartolina farnetaCalci

Nell’articolo odierno, vi propongo una curiosa notizia e alcune immagini singolari, tratte dallo spaziamento dei monaci certosini di Farneta. Lo scorso 18 giugno, con immenso stupore, i dipendenti della certosa di Calci, in provincia di Pisa, oggi museo, hanno ricevuto un’insolita visita. Nel pomeriggio, durante lo spatiamentum, la comunità certosina della certosa dello Spirito Santo di Farneta, in provincia di Lucca, si è infatti recata in visita al complesso monumentale di Calci. La distanza percorsa, e che separa le due certose è di 25 chilometri, ciononostante, i monaci hanno raggiunto l’ex complesso monastico. Tra lo stupore dei presenti, i certosini hanno voluto celebrare i Vespri nella chiesa conventuale, donando momenti di vera spiritualità. Grazie a chi era presente, che ha realizzato alcune foto che testimoniano quanto descritto, così come avvenne tempo fa per uno spaziamento speciale dei certosini di Serra.

Farneta a calci 2

Farneta a calci

Un ricordo per la giornata della memoria

Cattura

Cari amici lettori, domani ricorre il “Giorno della Memoria”, è una commemorazione internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per ricordare le vittime dell’Olocausto.

Da questo blog, spesso vi ho parlato della strage di Farneta, che coinvolse la comunità monastica certosina vittima della violenza nazista. Già nel 2010, provai ad evitare l’oblio di questa triste storia con uno specifico articolo, che ha avuto nel 2014 una nuova eco. Ciò avvenne grazie alla pubblicazione di un libro, che ha ricevuto un notevole successo, del giornalista e vaticanista Luigi Accattoli. Oggi vi propongo un video nel quale proprio Accattoli ci spiega con parole semplici, quanto avvenne in quei tristi giorni che insanguinarono le bianche vesti dei martiri certosini.

MARTIRI

Per non dimenticare, riviviamo insieme e facciamoci carico di divulgare e tramandare quei tragici fatti, affinchè non accadano mai più.

A voi il gradevole video.

 

Testimonianza di un giovanissimo

cappa nera

Cari amici lettori, ho ricevuto di recente, da un giovanissimo aspirante postulante, la testimonianza che segue, il quale ha voluto esternare la sua esperienza. Alcuni giorni vissuti alla certosa di Farneta, che gli hanno palesato un mondo di serena beatitudine, al quale il giovane non si sente ancora pronto.

interno Farneta

Decisi di contattare la certosa più vicina a me, con una mail. Mi sorpresi che essendo un ordine così lontano dal mondo risposero in così poco tempo: mandai la mail la mattina e la sera mi risposero. Mi preparai per fare questa esperienza con la novena a San Bruno, chiedendo la sua intercessione affinché passassi questa esperienza da vero certosino. Arrivai in certosa a piedi, più mi avvicinavo al grande portone più già mi inserivo in un ambiente di silenzio, e più il mio cuore batteva. Suonai il campanello e mi rispose un monaco, non credo che sapesse del mio arrivo dal tono della mia voce. Quando mi apri vidi un giardino molto grande e bello; un certosino, molto sorridente e simpatico, mi aspettava con lui parlammo del più e del meno, di cosa studiavo e anche del film Il grande silenzio. Aspettammo insieme il maestro dei novizi, il quale quando arrivò mi accompagnò in una cella e successivamente mi portò il cibo. La stanza era molto accogliente, c’era un inginocchiatoio molto antico e molto usato, un tavolo per le letture con un davanzale con alcuni libri sulla spiritualità certosina e sulla vita di San Bruno. Mi lasciò mangiare e mi disse che sarebbe passato più tardi per parlarmi. Dopo il pasto, dissi le mie preghiere con il breviario della certosa stessa. E finito ciò, mi diedi alla lettura dei libri che c’erano in stanza. Quando venne il maestro dei novizi, mi chiese di come arrivai a contattare i certosini e della mia vocazione. Gli feci alcune domande sugli statuti, sul fatto delle visite dei genitori e degli spaziamenti, normale per me data la mia tenera età. Il maestro dei novizi è stato molto simpatico e disponibile, mi spiegò come funzionava anche l’ufficio notturno, il momento che amo di più della giornata certosina, perché nella notte dove il mondo commette le più aspre crudeltà i certosini, pregano Dio.

la comunità nel coro

la comunità nel coro

Finito il colloquio andammo in chiesa per i vespri, mi hanno portato nella parte alta della chiesa, (la tribuna) il maestro dei novizi mi preparò i libri, molto vecchi, si sentiva che erano stati usati molto. Devo dire che non ho trovato difficoltà nel seguire la preghiera, venendo da un contesto ben diverso. Sono stati dei vespri bellissimi. Mi venne a riprendere perché non sapevo la strada, ci dirigemmo in cella, e successivamente mi portò la cena, impostammo la sveglia per la notte e mi disse di dormire presto per reggere le ore di preghiera. Quando ebbi finito di mangiare pregai la compieta e cercai di andare a dormire, credo di aver dormito ben poco dato l’orario in cui iniziava l’ufficio notturno e il mio diverso e consueto orario di veglia sonno. Come al solito il maestro venne a prendermi, mi fece indossare una cappa nera senza cappuccio, poiché avevo il permesso di stare nel coro per l’ufficio notturno, ci dirigemmo in chiesa in assoluto silenzio. La chiesa era nel buio più totale, solamente la luce del tabernacolo faceva intravedere il monaco che aveva la corda per la campana. Mi fece accomodare sul coro e alcuni monaci iniziarono ad arrivare pian piano e si susseguivano a prendere posto. Un monaco accanto a me, che non era il maestro dei novizi ebbe la accortezza di prepararmi tutti i libri, seguivo tutti i loro movimenti, anche se non conosco il latino cercavo di seguire la preghiera, si sentiva come una grande pace e una profonda contemplazione. Il Priore batté due colpi al coro e la preghiera iniziò. Dopo circa due tre ore ci dirigemmo in cella per impostare la sveglia per la messa conventuale delle sette. L’indomani mi venne a prendere per la messa, preparò i libri, rimasi sorpreso del fatto che la consacrazione era tutta in silenzio. Per la comunione scesi al coro. Dato che era domenica, i monaci avevano le loro attività e quindi il pomeriggio non mi venne a trovare nessuno. Ma finita la messa mi fece girare la certosa, mi descrisse i vari ambienti, dalla sala del capitolo al refettorio. Mi fece vedere anche la cella per la messa in solitudine e anche una cella del chiostro abbandonata. E la cella del maestro dei novizi, la sua era estremamente bella, quando ebbe finito di farmi visitare la certosa gli dissi… peccato per l’età perché a quest’ora sarei già dentro! Il pomeriggio ahimè sperimentai l’accidia, non avendo nulla da fare, avevo voglia di scappare e di tornare al mondo, perché pensavo al mio futuro e non volevo vivere una vita con quel sentimento. Per fortuna la domenica tutti gli uffici vengono fatti in chiesa con tutti i monaci così almeno ho visto un po’ di persone. La notte l’ufficio notturno fu molto simile a quello del giorno precedente. Il giorno successivo era quello della mia partenza, il maestro dei novizi mi venne a parlare gli dissi dell’accidia e mi si mise a ridere perché era normale che la sperimentassi poiché era la prima volta che facevo una esperienza del genere. Il maestro dei novizi mi accompagno dal priore per presentarmelo, un uomo anche lui molto simpatico anche lì gli dissi: speriamo diventi il mio priore – e lui scherzosamente mi disse – io sono qui a meno che il Signore non venga a prendermi o per un terremoto o carestia. Il maestro dei novizi mi diede anche alcuni libri da leggere per il mio futuro. Credo che sia stata una bellissima esperienza, ma per quei pochi giorni che sono stato in certosa non ho ben percepito se quella è la mia strada. Nel congedarmi, mi sono accordato che alla fine di questo anno di studi, ritornerò per una settimana o per un periodo più lungo. Pregate per me!
Nell’attesa che la Provvidenza indichi il cammino a questo giovanissimo, preghiamo per lui, come egli ci chiede, e affidiamo la sua tenera vocazione al san Bruno.
targa ingresso

Dal racconto di un amico

Dal racconto di un amico

Ingresso alla certosa dello Spirito Santo a Farneta

                                            Ingresso alla certosa dello Spirito Santo a Farneta

Ho ricevuto da un caro amico di Cartusialover, una sua testimonianza riguardante una visita fatta nella certosa di Farneta. Spesso vi ho detto che, è quasi impossibile l’accesso di un estraneo in un convento certosino, salvo rare eccezioni,e comunque dietro richiesta vagliata attentamente dal padre Priore, ed accolta.  Pertanto quella che sto per proporvi è una testimonianza rara e particolare, poiché contrariamente a quelle propostevi finora, di aspiranti o postulanti, questa ci è fornita da un laico. Egli rimane rapito dalla atmosfera quasi incantata respirata in certosa, un punto di vista diverso  e comunque un tassello importante utile alla divulgazione ed alla diffusione del carisma certosino. Leggiamo ora le sue spontanee e profonde considerazioni:

“Caro, ieri, dopo tanta attesa sono potuto andare in Certosa. Sono arrivato al portone alle 6.45 in tempo per poter partecipare alla santa messa delle 7. Premetto, che avevo telefonato giorni prima per prendere accordi con il padre Priore.

E’ venuto ad aprirmi il coadiuvator, che sarebbe il fratello converso responsabile della foresteria, e ci siamo salutati con un sorriso ed un abbraccio.

In Chiesa sono andato da solo entrando in un piccolo corridoio dove sta la bacheca, ovvero la tabula hebdomadaria, con gli impegni quotidiani dei certosini e la richiesta di preghiere e per persone ammalate o per defunti, che vi mette il Priore.

Per una piccola scala sono salito nella parte alta dove stanno pochi scranni per i pochi eventuali ospiti, e da dove si domina l’unica navata con i monaci e l’altare. L’amico fa riferimento alla cosiddetta tribuna, che accoglie i rari ospiti.

tribuna Farneta

Fin dalla prima volta che ho potuto assistervi, sono rimasto colpito dall’intimità della loro celebrazione, fatta di Silenzio, di pause di meditazione personale dopo la lettura dei Testi Sacri, di canto gregoriano. Anche l’officiante nel dire Messa, quasi non parla e resta spesso con le braccia aperte a croce.

monaco celebra sull'altare

Ma come posso spiegare a parole quel Silenzio, che porta il canto degli uccelli all’interno di quelle mura? Ci vuole un salto dello spirito…

Fin dai primi attimi diventa tutto meditazione, rapporto personale con l’Assoluto, anche se ci troviamo noi ospiti e la comunità di “eremiti”, insieme.

Mi piace sempre arrivare presto al posto che mi è assegnato, per sentire la campana che chiama alla Messa. La suona un monaco alla volta entrando nella chiesa, come se fossero pellegrini che si adunano da villaggi diversi. Si passano la lunga corda che pende al centro della Navata, affinchè ognuno può velocemente accomodarsi al proprio posto.

Non si “accendono le luci” nella chiesa, bensì la luce che viene naturale dalle finestre aiuta ciascuno all’interiorità.

Non ci sarà commento al Vangelo: “ perche la Parola di Dio non ha bisogno di spiegazioni ma parla con voce particolare al cuore di ciascuno di noi: Abbiamo portato alla radice la regola benedettina, vi abbiamo tolto il  parlare”, così mi disse un giorno il padre Priore, quando gli sottolineai la bellezza nell’intimità della loro celebrazione.

Se vado oggi ad una Messa “normale”, dove tutto è luce, suoni, parole,commenti e chiacchierare, ti dico sinceramente che mi sento a disagio e vorrei essere là in Certosa, a volte mi verrebbe da andarmene: ma sicuramente questo è frutto del mio orgoglio.

Quando sono uscito dalla chiesa, ho incontrato nel cortile della foresteria, il frate portinaio. “Anche tu qui Aldo? Eri alla Messa ed hai fatto la comunione?”

Si -gli ho risposto- sono venuto stamattina presto.

Non ti ho visto. Ma del resto io non guardo mai chi passa per andare verso l’altare”

Ci siamo salutati e mi sono rimaste appiccicate addosso le sue parole:

non guardo mai.

Ogni tanto mi giungono gocce di umiltà come queste sue tre parole, stando in Certosa. Nessuno là mi insegna, neanche il padre Priore l’ha mai fatto, ma unicamente ti accompagnano e ti stimolano nel cammino personale della spiritualità con qualche parola semplice, perché sanno che ognuno di noi ha un suo cammino proprio ed imprescindibile.

Un luogo che io amo in Certosa è il cimitero.

chiostro antico con cimitero e puteale

Chiostro antico con cimitero e puteale

Questo è composto da due rettangoli di prato con croci di legno ad indicare i luoghi della sepoltura.

Mi piace il loro rito funebre, il mettere il corpo nello stesso posto dove già sono le ossa di altri certosini che hanno vissuto là. E’ come se la fraternità tra i monaci non terminasse con la Morte, ma insieme attendessero la Resurrezione.

Un giorno giravamo con il Padre che fa da maestro dei novizi, per far visitare il convento ai miei due figli e io mi accorsi di un cumulo di terra fresca. Chiesi al padre chi fosse morto e lui mi rispose che era il “vecchierello”, così chiamava il Priore un frate converso che io avevo sempre conosciuto fermo su di una carrozzella. “ A primavera ci cresceranno tanti fiorellini…” aggiunse il Padre continuando a camminare.

Molte volte sorrido della loro semplicità; è una virtù che nel nostro mondo sembra scomparsa o la incontriamo raramente solo nei bambini.

Io ringrazio la Provvidenza che mi ha portato a conoscere il loro mondo di preghiera ed a condividere per alcune ore il  Silenzio che regna tra quelle mura. Credimi, ma certo ne sei partecipe, quando esci dal portone non siamo più gli stessi.

Io la prima volta che lo feci ero talmente rallentato da non riuscire ad inserire più della seconda marcia mentre guidavo, e tutti  che mi suonavano ed imprecavano…ma a me non importava nulla: ero così leggero!”

Non esitate a contattarmi, se volete esternare simili esperienze.

Conosciamo Dom Basilio Trivellato

Conosciamo Dom Basilio Trivellato

Dom Basilio Trivellato

Come comunicatovi in un precedente articolo, dal 28 novembre scorso, Dom Basilio Trivellato, è il nuovo priore della certosa di Serra san Bruno su nomina del Priore Generale Dom Dysmas de Lassus. 

Proviamo a conoscerlo di più, attraverso queste breve note biografiche che voglio proporvi.

Dom Basilio Maria Trivellato nasce il 14 settembre del 1934 a San Pietro Viminario (PD). Terminato il ginnasio nel seminario di Feltre (BL), nel 1953 entra nel seminario maggiore interdiocesano di Belluno dove frequenta il liceo e il quinquennio di teologia. Come suo insegnante d’arte, diritto e catechetica, avrà Mons. Albino Luciani, diventato Papa con il nome di Giovanni Paolo I. E’ordinato sacerdote il 29giugno del 1961 nel Duomo di Feltre e diventa vice rettore del seminario interdiocesano. Dal 1965 al 1979 è parroco ad Arson, Lasen, Meano e contemporaneamente segretario dell’Ufficio Catechistico diocesano. Solo nel 1979, all’età di 45 anni decide di abbandonare tutto ed abbracciare la vita monastica eremitica, ed entra nella certosa dello Spirito Santo a Farneta (Lucca). Dopo la professione solenne ricopre l’incarico di Procuratore per undici anni e di Priore per altri tredici. Dom Basilio aveva avuto già modo di conoscere la certosa di Serra e la popolazione serrese, poiché aveva trascorso due anni 1999 e 2000 come Vicario, ed aveva l’incarico specifico di celebrare la messa domenicale che si svolge nella cappella esterna alla certosa a cui partecipa il pubblico. Ha quindi avuto l’opportunità di farsi conoscere con il suo accento veneto ed il suo carattere mite e gioioso, frutto di chi ha vissuto nel silenzio e nella profonda contemplazione  alla ricerca di Dio. In una recente intervista egli ha detto: «..la nostra vita è consacrata alla preghiera, noi viviamo per il silenzio. Di noi è  stato già detto tutto. Per noi deve parlare il nostro silenzio. La nostra deve essere una continua contemplazione nella ricerca di Dio».

Dom Basilio saprà dare nuova linfa alla certosa di Serra, che conserva le spoglie di san Bruno fondatore dell’Ordine dei certosini, e come lui saprà far germogliare la sua ricchezza spirituale ed il suo carisma monastico.

Lo affidiamo alle benedizioni di Dio e di san Bruno,

augurandogli

in questo nuovo compito
la sapienza e la forza!

STAT CRUX DUM VOLVITUR ORBIS!

I nostri cuori bruciavano dentro di noi

“I nostri cuori bruciavano dentro di noi”

certosa Farneta veduta aerea

certosa Farneta veduta aerea

Spesso capita che in una famiglia vi sia più di un figlio che sceglie la vita religiosa, e, come in questa testimonianza, dopo un periodo di lontananza essi si cerchino. Vi racconto oggi la storia di Adele, membro laico delle suore Serve del Focolare della Madre di Brignano Gera D’Adda e di Lumezzane (Italia) nonché sorella di un padre certosino. Adele insieme alle sue consorelle ha raggiunto il fratello Padre Modesto Maria Bugatti nella certosa dello Spirito Santo di Farneta.

Vi lascio alla testimonianza del gruppo di suore, ed alle loro emozioni dalla visita in certosa:

“Quando siamo arrivate ​​al monastero, sembrava che tutto ad un tratto fossimo entrate in un angolo di Paradiso in terra, sapendo che chi ci vive si è completamente arreso a Dio per amore per Lui e tutta l’umanità, i loro fratelli e sorelle in Cristo. Vivono una vita completamente separata dal mondo, dedicata alla preghiera e al sacrificio. Una vita di silenzio, e l’austerità che può sembrare insignificante, o per lo meno lascia perplessi, agli occhi del mondo, per il quale si consacrano. Tuttavia è un punto interrogativo per tutti noi, dal momento che ci fa pensare all’ importanza che diamo a Dio nella nostra vita e l’importanza che invece dovremmo dargli, e vedere come questi uomini hanno lasciato tutta la comodità terrena per mettere Dio al primo posto.

Abbiamo trascorso un momento piacevole e spiritualmente arricchente con padre Modesto Maria, che ci ha parlato della vita in un monastero certosino e ci ha mostrato le immagini degli interni del monastero. Hanno un programma di preghiere che si prolunga durante la notte. I certosini vanno a dormire intorno alle 7 e si svegliano 3 ore più tardi, intorno alle 22:30 a pregare, prima nelle loro celle (ognuno ha la sua cella in cui vive da solo) e poi nel coro della chiesa. Dopo 2-3 ore di preghiera e canti, tornano nelle loro celle per dormire circa 3 ore in più, per poi alzarsi e iniziare la giornata. Durante il giorno ognuno ha un lavoro diverso: giardino, cucina, lettura, studio, traduzioni … I monaci dispensieri, incaricati di portare il cibo nella finestra di ogni cella per il pranzo, che consumano da  soli ogni giorno tranne Domenica quando ottengono insieme nel Refettorio, ma senza parlare. Ascoltano lettura spirituale, notizie della Chiesa, ecc. La domenica pomeriggio hanno ricreazione quando possono parlare tra di loro, tutti insieme o camminare due in due.

Padre Modesto Maria ci ha detto che una delle prime regole dell’ordine certosino è “di rispettare la solitudine del suo fratello“. Vale a dire, tutti devono fare lo sforzo di non disturbare la comunicazione profonda dell’anima di suo fratello con Dio e per favorire la sua intima unione con la Santissima Trinità. Ci ha anche detto che la vita di un certosino è “essere con Cristo in croce“, che è ciò che dà senso pieno alla questa solitudine e rende il certosino come se si identificasse con Gesù Cristo nella sua obbedienza al Padre. Essi hanno l’opportunità di scoprire più a fondo la figura della persona di Dio Padre. Per loro, la consolazione e la dolcezza della loro vita, “crocifisso con Cristo”, è la Beata Vergine Maria, nostra Madre. Infatti, per pregare il Salve Regina, invece di dire: “la nostra vita, dolcezza e speranza nostra”, dicono: “la dolcezza della nostra vita“. E in che modo vivono una vita di dolcezza in mezzo a tanta asprezza è un offerta per amore di Dio Padre per tutta l’umanità.

E ‘stata una grande grazia poter incontrare di persona questi santi uomini di Dio. Abbiamo detto addio a lui, chiedendogli di pregare per noi e per la Casa della Madre, e ringraziandolo per tutto quello che fa dalla sua cella (più di quanto possiamo immaginare). E siamo tornati a casa come i discepoli di Emmaus: “I nostri cuori bruciavano dentro di noi”.

Meravigliose considerazioni, che assumono una valenza maggiore poiché elaborate da un gruppo di suore, rapite dalla spiritualità respirata in certosa.

Le foto di questo splendido incontro

 

 

Padre Modesto Maria Bugatti

Padre Modesto Maria Bugatti

Padre Modesto e le suore

Padre Modesto sua sorella e le suore