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La mia seconda esperienza in certosa

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Come vi avevo anticipato nel precedente articolo, il giovane brasiliano dopo la prima esperienza a Medianeira nel 2014, ha attraversato varie tribolazioni che lo hanno allontanato dall’ideale certosino, che ciononostante rimaneva sempre nel suo cuore come un sogno da realizzare. Dopo un percorso tortuoso nel 2019 egli si trova in Italia, ed a seguito di altre esperienze religiose egli decide di recarsi a Farneta, per vivere un altro periodo di prova come aspirante. A seguito di tale periodo mi scrisse questa lettera.

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“Entrare in una Certosa è molto difficile, non tutti quelli che vogliono la raggiungono, e immagina allora rimanere in una Certosa, un mese non basterebbe per esprimere cos’è questo carisma, bene nelle prossime righe cercherò di descrivere un po’ di quello che ho vissuto a Giugno nella Certosa di Farneta, non tanto quello che è la Certosa, ma il punto di vista di qualcuno che è stato in essa, ed aspira a una tale vita. Ero lì tra il 3 e il 27 giugno 2019, era la mia seconda esperienza all’interno di una Certosa, la prima nel 2014 in Brasile, a Medianeira. All’inizio pensavo che sarebbe stato impossibile tornare all’interno di un monastero certosino, dato che era stato in un altro periodo, era una grazia speciale tornare su quella terra e essere in una delle più importanti certose della storia, mi sono sentito amato immensamente da Dio, davvero privilegiato. La cosa più notevole è la carità di questi uomini di Dio, che chiamiamo “monaci certosini”, non mi sono mai sentito così fraternamente accolto, anche se la vita lì procede in modo sottile e silenzioso, ma la delicatezza e la cura che hanno avuto con me mi ha fatto sentire un erede del cielo, soltanto questo già apre la strada per un incontro intimo con Dio nella solitudine di quell’oasi, sì Certosa è un’oasi nel deserto del mondo. Siccome ho già parlato di solitudine però è difficile da descrivere, perché non mi sentivo particolarmente in nessun momento da solo, anche se il 95% delle volte ero realmente fisicamente solo, ma l’Eterno Amico non ci lascia. E’ sufficiente soltanto che ci fidiamo e ci abbandoniamo nel suo mare di tenerezza, ma con questo non intendo dire che non ci sono momenti di lotta, perché parlare in questo modo sembra che sia stato un mare di rose, è chiaro che i sensi si ribellano, soprattutto perché il silenzio va oltre il semplice tacere, qualcosa che scaturisce dall’interno, deve avere un grande dominio di sé, o meglio devi conoscere te stesso. Ed è questo il segreto, sapendo e assumendo ciò che siamo veramente, possiamo confrontarci con il resto e ogni difficoltà che verrà sarà un passo che ci porterà all’incontro dell’Amato, perché nel silenzio e nella solitudine del deserto, ciò che rimane è il nostro vuoto, è la nostra nudità, che se ci aggrappiamo a Dio, è Lui che riempirà e coprirà l’intera sfera della nostra umanità, perché senza di Lui il silenzio diventerebbe assurdo e la solitudine sarebbe una pazzia senza precedenti, quindi una tale vita sarebbe estremamente sterile. Ma la Certosa è una sorgente di acqua cristallina che sfocia nel cuore della chiesa che dà vita, o meglio è un cuore che pompa silenziosamente ma nessuno lo vede, che lavora per dare vita al resto del corpo. Essere un certosino è come essere cuore, e Dio spero mi chiami ad essere “cuore”!

(Goiânia 30 giugno 2019)

Padre Modesto (procuratore)) ed il nostro giovane amico

Padre Modesto (procuratore)) ed il nostro giovane amico

 

 

 

 

Il certosino morto per una donna

1 monaco sul chiostro

E da molti anni che custodisco nel mio archivio una notizia di un fatto curioso accaduto ormai venticinque anni orsono. Un episodio che all’epoca scatenò polemiche e clamore. Siamo nella certosa di Farneta, in provincia di Lucca, la sera del 20 marzo 1995, nella sua cella l’ottantenne Dom Giacomo Del Rio, un nobile spagnolo che dopo aver combattuto come ufficiale franchista nella guerra civile spagnola aveva deciso di abbracciare la vita monastica certosina, era infatti dal 1940 diventato monaco certosino e dal 1975 viveva nella certosa toscana, si appresta ad uscire dalla cella per recarsi in chiesa. Nel silenzio e nell’isolamento della sua cella egli viene colto da un malore, un infarto pare stroncare il povero monaco, che si accascia a terra. Il Padre priore dell’epoca Dom Giovanni Battista Briglio( 1988-2001), resosi conto della assenza in chiesa del confratello che non tardava mai ad uscire dalla cella per il Mattutino, decise di verificare i motivi del ritardo. Dopo aver bussato alla cella e non aver ottenuto risposta decise di aprirla e, accortosi del malore occorso a Dom Giacomo provvide a chiamare i soccorsi. Dopo pochi minuti sopraggiunse un’ambulanza con i soccorritori, ma grande fu lo stupore della dottoressa rianimatrice, che alla sua vista le impedì di varcare la soglia della certosa poichè di sesso femminile. Il Priore tenne a rassicurare la dottoressa dicendo che il confratello era già morto e che pertanto il suo intervento sarebbe stato vano. Successivamente, dopo quei concitati momenti e l’incredulità dei soccorritori, sopraggiunse un altro staff medico con un dottore maschio, che entrando nella cella di Dom Giacomo Del Rio ne constatò il decesso.

Clamore e polemiche si alimentarono nei giorni successivi, ma Dom Giovanni Battista Briglio tranquilizzò tutti asserendo che il confratello era già deceduto tra la chiamata e l’arrivo dei soccorritori, ma che comunque la regola del divieto di ingresso di una donna in certosa è assolutamente ferrea.

Priore Dom Giovan Battista Briglio

Priore Dom Giovan Battista Briglio

Non si saprà mai come questa vicenda andò realmente, ma il certosino Del Rio seppellito nel cimitero della certosa di Farneta non avrebbe mai immaginato tanto clamore intorno alla sua morte. Una prece a lui ed al suo priore, protagonisti involontari di questa clamorosa vicenda.

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Una simpatica testimonianza

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Oggi voglio proporvi una simpatica testimonianza, trovata in rete, di una signora che ci parla dei suoi ricordi d’infanzia, riguardanti il suo rapporto di vicinato con la certosa di Farneta. In questa testimonianza video che segue, ella ci parlerà di come ha vissuto il divieto assoluto di entrare in certosa per le donne. Un divieto tassativo che dura nei secoli, e come vi ho proposto qualche articolo fa, per il quale vi è il solo cosiddetto privilegio delle regine. Ora vi lascio alla visione ed all’ascolto di questa singolare testimonianza.

A Farneta una visitatore speciale

 

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Ecco amici il reportage di una visita eccezionale, di un ospite speciale che alla fine dello scorso mese di aprile ha varcato il portone della certosa di Farneta a seguito dell’invito del Padre Priore. L’ospite d’eccezione è il Cardinale Ernest Simoni, il quale è stato accolto dal Priore che l’ha accompagnato nella Sala Capitolare, dove lo attendevano i monaci, dispensati dal silenzio quaresimale, data la visita eccezionale “del testimone della sopravvissuta Chiesa albanese”. Il porporato, che preferisce farsi chiamare Padre e non eminenza, rispondendo alle domande, che i monaci avevano preparato nelle settimane precedenti allo storico incontro, non si è risparmiato dal raccontare la propria vita, la prigionia, i lavori forzati durante il regime comunista di Enver Hoxha in Albania. Egli, con parole chiare ed in sintonia con il Vangelo, ha affermato come il Signore gli sia stato vicino nei suoi tremendi patimenti (ancorato nella virtù cardinale della Fortezza) per non rinnegare il suo credo religioso.

Il cardinal Simoni poi, è rimasto profondamente colpito dalla vita claustrale dei certosini che, sebbene ritirati dal mondo, sono “innalzati alle Beatitudini ed alla Promessa del Premio Eterno”. Il porporato, inoltre, è rimasto attonito di fronte ai racconti dei tragici fatti concernenti la cosiddetta “strage di Farneta“.

Papa Francesco e Padre Simoni

Ma veniamo alla sua testimonianza… ed a seguire una preziosa intervista nella quale ci spiega tutti i patimenti subiti.

Nel 1944 le autorità comuniste tentarono di eliminare il clero e il cristianesimo. Dopo sette anni di arresti, torture e omicidi, radunarono i sacerdoti e si offrirono di lasciarli soli in cambio di prendere le distanze dal Vaticano. I presbiteri respinsero compatti l’offerta. Padre Simoni ha ricordato che prima di essere ordinato sacerdote studiava con i francescani dal 1938 al 1948, ma quando furono fucilati i suoi superiori, dovette proseguire gli studi clandestinamente. Fu ordinato nel 1956. Il 24 dicembre 1963, al termine della messa della vigilia di Natale, quattro ufficiali gli consegnarono il decreto per il suo arresto e la sua esecuzione. Fu ammanettato e arrestato. Durante l’interrogatorio gli fu detto che sarebbe stato impiccato come nemico perché aveva detto alla gente “moriremo tutti per Cristo se necessario”. La tortura lo ha lasciato molto provato . Tuttavia, “il Signore voleva che continuassi a vivere”, ha ricordato il cardinale Simoni. Tra le accuse infamanti formulate a suo carico c’era l’aver celebrato Messa per l’anima del presidente John F. Kennedy.

La Divina Provvidenza ha voluto che la mia condanna a morte non venisse eseguita immediatamente. Nella stanza hanno portato un altro prigioniero, un mio caro amico, con lo scopo di spiarmi, ha iniziato a parlare male contro il partito comunista ”, ha detto il sacerdote a Papa Francesco nel 2014. I comunisti in seguito hanno cambiato la loro condanna a morte in 28 anni di lavoro forzato. “Ho lavorato nei canali fognari e durante il periodo di prigionia ho celebrato la messa, ho confessato e distribuito la comunione in segreto”, ha ricordato. Nel 1973 Padre Simoni fu nuovamente condannato a morte con l’accusa di istigazione alla ribellione, ma i suoi compagni prigionieri testimoniarono a suo favore e la pena non fu rispettata. Ha trascorso diciotto anni in prigione fino a quando non è stato rilasciato nel 1981. Ha svolto clandestinamente il sacerdozio fino alla caduta del regime comunista nel 1990.

Il cardinale Simoni è stato creato cardinale da papa Francesco tre anni fa, il 19 novembre 2016, in riconoscimento della sofferenza subita dai comunisti.  È sopravvissuto, grazie all’aiuto di Gesù e Maria, Papa Francesco lo ha reso Cardinale a riconoscenza per le sue estreme sofferenze per non aver rinnegato la propria fede.

Nel settembre 2014, Papa Francesco visitò l’Albania e ascoltò la testimonianza dell’allora sacerdote Ernest Simoni, dopo di che si avvicinò a lui e pianse.

Ora vi lascio al video, dove ascolteremo il racconto della sua vita dalla sua voce semplice, così fragile, nella sua venerabile età, novanta anni, con la sua porpora rossa. Un tenerissimo martire vivente.

Uno spaziamento speciale

cartolina farnetaCalci

Nell’articolo odierno, vi propongo una curiosa notizia e alcune immagini singolari, tratte dallo spaziamento dei monaci certosini di Farneta. Lo scorso 18 giugno, con immenso stupore, i dipendenti della certosa di Calci, in provincia di Pisa, oggi museo, hanno ricevuto un’insolita visita. Nel pomeriggio, durante lo spatiamentum, la comunità certosina della certosa dello Spirito Santo di Farneta, in provincia di Lucca, si è infatti recata in visita al complesso monumentale di Calci. La distanza percorsa, e che separa le due certose è di 25 chilometri, ciononostante, i monaci hanno raggiunto l’ex complesso monastico. Tra lo stupore dei presenti, i certosini hanno voluto celebrare i Vespri nella chiesa conventuale, donando momenti di vera spiritualità. Grazie a chi era presente, che ha realizzato alcune foto che testimoniano quanto descritto, così come avvenne tempo fa per uno spaziamento speciale dei certosini di Serra.

Farneta a calci 2

Farneta a calci

Un ricordo per la giornata della memoria

Cattura

Cari amici lettori, domani ricorre il “Giorno della Memoria”, è una commemorazione internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per ricordare le vittime dell’Olocausto.

Da questo blog, spesso vi ho parlato della strage di Farneta, che coinvolse la comunità monastica certosina vittima della violenza nazista. Già nel 2010, provai ad evitare l’oblio di questa triste storia con uno specifico articolo, che ha avuto nel 2014 una nuova eco. Ciò avvenne grazie alla pubblicazione di un libro, che ha ricevuto un notevole successo, del giornalista e vaticanista Luigi Accattoli. Oggi vi propongo un video nel quale proprio Accattoli ci spiega con parole semplici, quanto avvenne in quei tristi giorni che insanguinarono le bianche vesti dei martiri certosini.

MARTIRI

Per non dimenticare, riviviamo insieme e facciamoci carico di divulgare e tramandare quei tragici fatti, affinchè non accadano mai più.

A voi il gradevole video.

 

Testimonianza di un giovanissimo

cappa nera

Cari amici lettori, ho ricevuto di recente, da un giovanissimo aspirante postulante, la testimonianza che segue, il quale ha voluto esternare la sua esperienza. Alcuni giorni vissuti alla certosa di Farneta, che gli hanno palesato un mondo di serena beatitudine, al quale il giovane non si sente ancora pronto.

interno Farneta

Decisi di contattare la certosa più vicina a me, con una mail. Mi sorpresi che essendo un ordine così lontano dal mondo risposero in così poco tempo: mandai la mail la mattina e la sera mi risposero. Mi preparai per fare questa esperienza con la novena a San Bruno, chiedendo la sua intercessione affinché passassi questa esperienza da vero certosino. Arrivai in certosa a piedi, più mi avvicinavo al grande portone più già mi inserivo in un ambiente di silenzio, e più il mio cuore batteva. Suonai il campanello e mi rispose un monaco, non credo che sapesse del mio arrivo dal tono della mia voce. Quando mi apri vidi un giardino molto grande e bello; un certosino, molto sorridente e simpatico, mi aspettava con lui parlammo del più e del meno, di cosa studiavo e anche del film Il grande silenzio. Aspettammo insieme il maestro dei novizi, il quale quando arrivò mi accompagnò in una cella e successivamente mi portò il cibo. La stanza era molto accogliente, c’era un inginocchiatoio molto antico e molto usato, un tavolo per le letture con un davanzale con alcuni libri sulla spiritualità certosina e sulla vita di San Bruno. Mi lasciò mangiare e mi disse che sarebbe passato più tardi per parlarmi. Dopo il pasto, dissi le mie preghiere con il breviario della certosa stessa. E finito ciò, mi diedi alla lettura dei libri che c’erano in stanza. Quando venne il maestro dei novizi, mi chiese di come arrivai a contattare i certosini e della mia vocazione. Gli feci alcune domande sugli statuti, sul fatto delle visite dei genitori e degli spaziamenti, normale per me data la mia tenera età. Il maestro dei novizi è stato molto simpatico e disponibile, mi spiegò come funzionava anche l’ufficio notturno, il momento che amo di più della giornata certosina, perché nella notte dove il mondo commette le più aspre crudeltà i certosini, pregano Dio.

la comunità nel coro

la comunità nel coro

Finito il colloquio andammo in chiesa per i vespri, mi hanno portato nella parte alta della chiesa, (la tribuna) il maestro dei novizi mi preparò i libri, molto vecchi, si sentiva che erano stati usati molto. Devo dire che non ho trovato difficoltà nel seguire la preghiera, venendo da un contesto ben diverso. Sono stati dei vespri bellissimi. Mi venne a riprendere perché non sapevo la strada, ci dirigemmo in cella, e successivamente mi portò la cena, impostammo la sveglia per la notte e mi disse di dormire presto per reggere le ore di preghiera. Quando ebbi finito di mangiare pregai la compieta e cercai di andare a dormire, credo di aver dormito ben poco dato l’orario in cui iniziava l’ufficio notturno e il mio diverso e consueto orario di veglia sonno. Come al solito il maestro venne a prendermi, mi fece indossare una cappa nera senza cappuccio, poiché avevo il permesso di stare nel coro per l’ufficio notturno, ci dirigemmo in chiesa in assoluto silenzio. La chiesa era nel buio più totale, solamente la luce del tabernacolo faceva intravedere il monaco che aveva la corda per la campana. Mi fece accomodare sul coro e alcuni monaci iniziarono ad arrivare pian piano e si susseguivano a prendere posto. Un monaco accanto a me, che non era il maestro dei novizi ebbe la accortezza di prepararmi tutti i libri, seguivo tutti i loro movimenti, anche se non conosco il latino cercavo di seguire la preghiera, si sentiva come una grande pace e una profonda contemplazione. Il Priore batté due colpi al coro e la preghiera iniziò. Dopo circa due tre ore ci dirigemmo in cella per impostare la sveglia per la messa conventuale delle sette. L’indomani mi venne a prendere per la messa, preparò i libri, rimasi sorpreso del fatto che la consacrazione era tutta in silenzio. Per la comunione scesi al coro. Dato che era domenica, i monaci avevano le loro attività e quindi il pomeriggio non mi venne a trovare nessuno. Ma finita la messa mi fece girare la certosa, mi descrisse i vari ambienti, dalla sala del capitolo al refettorio. Mi fece vedere anche la cella per la messa in solitudine e anche una cella del chiostro abbandonata. E la cella del maestro dei novizi, la sua era estremamente bella, quando ebbe finito di farmi visitare la certosa gli dissi… peccato per l’età perché a quest’ora sarei già dentro! Il pomeriggio ahimè sperimentai l’accidia, non avendo nulla da fare, avevo voglia di scappare e di tornare al mondo, perché pensavo al mio futuro e non volevo vivere una vita con quel sentimento. Per fortuna la domenica tutti gli uffici vengono fatti in chiesa con tutti i monaci così almeno ho visto un po’ di persone. La notte l’ufficio notturno fu molto simile a quello del giorno precedente. Il giorno successivo era quello della mia partenza, il maestro dei novizi mi venne a parlare gli dissi dell’accidia e mi si mise a ridere perché era normale che la sperimentassi poiché era la prima volta che facevo una esperienza del genere. Il maestro dei novizi mi accompagno dal priore per presentarmelo, un uomo anche lui molto simpatico anche lì gli dissi: speriamo diventi il mio priore – e lui scherzosamente mi disse – io sono qui a meno che il Signore non venga a prendermi o per un terremoto o carestia. Il maestro dei novizi mi diede anche alcuni libri da leggere per il mio futuro. Credo che sia stata una bellissima esperienza, ma per quei pochi giorni che sono stato in certosa non ho ben percepito se quella è la mia strada. Nel congedarmi, mi sono accordato che alla fine di questo anno di studi, ritornerò per una settimana o per un periodo più lungo. Pregate per me!
Nell’attesa che la Provvidenza indichi il cammino a questo giovanissimo, preghiamo per lui, come egli ci chiede, e affidiamo la sua tenera vocazione al san Bruno.
targa ingresso