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Il Raccoglimento interiore e la Realtà Divina

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Ecco a voi, in questo articolo odierno, una meditazione di un certosino della certosa svizzera di La Valsainte.

È nello spazio creato dal raccoglimento che si manifesta la realtà del Dio vivente. Il primo obiettivo ed il primo sforzo della preghiera è quello di raggiungere questa realtà; il secondo è quello di rimanere davanti a questa santa presenza e corrispondere alle sue esigenze”.

Usiamo la parola “sforzo” di proposito, perché la preghiera può davvero essere uno sforzo. A volte è facile come una conversazione viva che nasce dal cuore; ma questo è un’eccezione, se consideriamo la vita nel suo complesso e la maggior parte degli uomini. La maggior parte del tempo deve essere supportata dalla volontà e dall’esercizio fisico, e lo sforzo che richiede questo esercizio viene, in gran parte, perché non sentiamo la realtà di Dio. In questo caso, l’uomo che prega si sente nel vuoto e tutte le altre cose sembrano più urgenti, perché sono più palpabili. Quindi la cosa più importante è perseverare.

Chi afferma che la preghiera non porta nulla di nuovo, oppure che il suo interiore non la richiede, che la considera artificiale, abbandona la pratica della preghiera e perde ciò che dà senso a essa; perché la perseveranza nei momenti di aridità ottiene un risultato speciale, una conquista che non può essere compensata da un’altra preghiera, non importa quanto spontanea sia. La perseveranza dimostra che la Fede è veramente presa sul serio, che ci dedichiamo alla preghiera solamente per fedeltà alla parola di Dio. Perseverare è parlare al buio a Colui che ascolta, anche quando Egli non si manifesta a noi.
Ci sono molte forme di vuoto interiore. C’è una che significa semplicemente assenza: il fatto che nulla esiste in noi; c’è una altra, però, che è una forma speciale di presenza. Non è facile distinguere queste due forme. A volte è come se Dio non fosse effettivamente presente e, naturalmente, è affatto ragionevole finire con la preghiera e anche con la fede; ma in realtà, è solo una prova di Fede, perché «Il cielo e la terra sono pieni della magnificenza di Dio», come cantiamo nel «Sanctus». Inoltre, al credente è stato anche annunciato che per lui, Dio non è presente come lo è in relazione alle rocce ed agli alberi, ma in modo speciale. È «in lui» perché Egli lo ama! Ma la terra è un luogo di tenebre, e uno dei più densi veli che si può estendere a Dio, è proprio la mancanza del senso della Sua presenza.

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Fratello Pedro Geinoz

Fratello Pedro Geinoz

Donato di La Valsainte

Abito Fratello Donato

Pedro Geinoz, di origine svizzera, faceva il falegname nella ‘Valle de la Gruyère’. Un uomo retto, di carattere dolce, natura aperta, un cristiano senza paura, era come coloro che non transigono mai con la coscienza. Abitando ad alcune ore dal monastero, trascorreva le sue domeniche con i «buoni Padri». Ogni volta che ci andava, tornava con alcune strane impressioni. Erano i primi tocchi della grazia. Egli non sospettava, per ora; ma non cessava di ascoltare. La voce dall’Alto diventava ogni giorno più distinta, e egli la percepiva come: «Non è in La Valsainte che Dio ti chiama, come ha già chiamato molti dei tuoi compagni? Se questa è la tua volontà, ti rifiuterai di seguirla?» Questo dubbio divenne per lui un tarlo, Geinoz tornò alla Certosa con la ferma intenzione di non fare ritorno.

Ricevette l’abito santo e fece la donazione con un entusiasmo ammirevole e una soddisfazione visibile. Ben presto si distinse per una serie di rare qualità e insolite virtù.

Come istruzione, possedeva solo una piccola formazione dei giovani della sua condizione. Il Dio della scienza si impegnò a completarla. In poco tempo, il buon fratello acquistò conoscenze prodigiose, delle quali non sapeva nemmeno una parola un paio di mesi prima. Si direbbe, a sentirlo, che era un dottore della ‘Sorbonne’. Che ammirazione nella scuola di un tale maestro!

Egli, nella sua semplicità, sembrava molto naturale. Non cambiò nulla delle sue abitudi. Lo testimonia il seguente fatto…Colpito da una malattia che lo faceva soffrire molto, chiese al Vicario di indicargli un palliativo efficace.

«Ah! egli dice, se solo potessi dedicarmi a qualsiasi occupazioni…diventare utile!

A cosa pensi, Fra Pedro? Hai ancora fede? Invece di perdere tempo a lamentarti, gettati ai piedi del Bambino Gesù e pregaLo di guarirti.»

Il povero uomo non chiese più niente. Si prostrò davanti al tabernacolo e con la voce piena di lacrime esclamò:

«Signore Gesù, il Vicario disse che non ho più fede. Per dimostrargli il contrario, restituisci la mia salute, senza la quale non sarò più di una bocca inutile.»

E Pedro Geinoz si alza guarito!

Morì ancora giovane, in un incidente, schiacciato da un oggetto di legno il 29 novembre del 1642.

La mia vocazione, la ricordo molto bene.

tLLa mia vocazione, la ricordo molto bene.

monaco de la valsainte

Dalla certosa svizzera di la Valsainte, ci giunge questa testimoninza di un Padre certosino, con un racconto che parte dal momento topico della comparsa della vocazione. Una dimostrazione di come la Divina Provvidenza abbia per ognuno di noi un disegno apparentemente contorto, ma in grado nel suo sviluppo di renderci felici.

Leggetela, spero vi piaccia!

Volevo confessarmi, ma non è avevo la forza.Per darmi coraggio, o meglio, per ottenere la grazia, sono andato a una piccola preghiera libera, dove c’era l’adorazione eucaristica, che si è conclusa a mezzogiorno.Ma sono arrivato quindici minuti prima della fine.A mezzogiorno, la suora che era lì in conclusione cantava una canzoncina, e la gente lasciava la cappella. In quel momento, un religioso mi si avvicinò e disse: Questo “Se si vuole, si può stare ancora … Questa è la chiave del tabernacolo, quando hai finito, chiudi il tabernacolo e metti la chiave qui.” credetemi fui sorpreso e molto toccato.

Poi cominciò la lotta interna di confessarmi.E ‘durata due ore.Ma io non mi potevo arrendere. Scoraggiato, ho chiuso la tenda e ho lasciato la cappella;nel corridoio, ho indugiato davanti a un piccolo dispenser con opuscoli, immagini sulla fede, etc. A caso, ho preso un volantino su Claire de Castelbajac, della quale avevo letto già una biografia. Ho letto che Claire prima di morire molto giovane, ha avuto una lunga preghiera a Lourdes, prostrata, che era tornò con un aria seria. Pochi giorni dopo il fulmine ha dichiarato la malattia che si sviluppò in fretta. è stato specificata la data di inizio di questa terribile malattia: Sabato 4 gennaio. Ma quel giorno che ho voluto confessarmi era anche un Sabato 4 gennaio.Ho sentito la terra cedere sotto i miei piedi.Ero sconvolto, ma senza capire perché.Come al solito, questo tipo di coincidenza mi lascia indifferente.Ora ero davvero commosso, per cercare di capire cosa mi stava succedendo, sono andato a nascondermi in un bagno pubblico nella piazza di fronte alla cappella.

Dopo alcuni momenti di pianto ora, improvvisamente, ho pensato di aver visto una porta aperta, sulla quale si affaccia una grande luce, con una chiesa nel mezzo. Ma ciò che mi ha colpito è stata la sua abitudine, il suo abito religioso. E ho pensato che tutto ciò stava accadendo a me, era una chiamata alla vita religiosa. Credo che non mi sono fermato più di cinque minuti nella toilette. Immediatamente, mi sono precipitato dal sacerdote – un carmelitano – che mi aveva confessato di recente. Ho subito fatto la mia confessione, e poi gli ho detto quello che stava succedendo, ma con molta cautela, perché io non mi volevo condizionare. Quando alla fine gli ho chiesto, con molta cautela, se pensava che potesse essere una vocazione, egli ha risposto con un sorriso: “Ma sai, mi aspettavo!” A questa risposta il peso di una tonnellata è caduto sul mio cuore, e ho pianto dentro di me:“Finalmente posso fare del bene a tutti in una volta!”

La spontaneità di questa reazione mi ha sorpreso profondamente.

Più tardi, ho trovato la stessa preoccupazione nella narrazione della vocazione di più persone chiamate alla vita contemplativa.Nella conversazione che seguì, il Padre mi ha chiesto se avevo un’idea circa la congregazione religiosa dove volevo andare. Senza pensare, ho detto, ma non sapevo quasi nulla su di loro, “Certosino!”. Solo questo: 3 o 4 anni fa, un amico mi ha spiegato che i certosini utilizzano cucchiai e forchette di legno nei giorni hanno preso i loro pasti insieme, senza fare il minimo rumore.Ho dimenticato il resto.Ma in quel momento mi sono reso conto per la prima volta che era gente che viveva solo per Dio. E io dissi: “Da quando abbiamo detto che Dio è così importante, allora questo è l’unico modo veramente coerente di vita.” Mentre aggiungendo: “. Ma in ogni caso è troppo alto per me,” e io non ci ho mai seriamente pensato, fino al 4 gennaio.

Due anni più tardi, eccomi qui in certosa. I primi giorni sono stati completamente scoraggianti.Tutto sembrava troppo difficile per me, e ho sentito che mai e poi mai sarei arrivato lì. Ho chiesto a Dio di farmi morire, di sfuggire a questa montagna di sforzo. Ma un giorno stavo riscrivendo questa “preghiera” (Vedo la sala dove è accaduto), una specie di gentilezza, il calore, la gentilezza, mi avvolse completamente, e ho sentito – senza parole, ma è stato molto chiaro: “. non si sa come andrà ma andrà bene” E ‘stato detto in un tono che non riesco a descrivere meglio che con la sola parola “padre”, ma nel vero senso , profondo, forte e gentile. Questo mi ha fatto decidere di compiere gli sforzi richiesti da questa vita esigente.

Ero debole, moralmente parlando, senza energia e piuttosto “amorfo“. Non ho mai avuto l’abitudine di fare sforzi o vincolarmi in alcun modo in discipline. Ho imparato qui, e ho sperimentato i benefici che ne derivano. Anche se non ho incontrato particolari difficoltà, lo sforzo di adattarsi alla vita certosina mi è costato molto, a causa della mia mancanza di energia. Ho spesso avuto l’impressione di aver raggiunto il limite estremo delle mie capacità. Questo è durato per molti anni. Quello che mi ha sostenuto è stata la sensazione di essere davvero nel posto giusto stando nella mia cella, che ho tradotto come:“Anche se ho fatto dieci volte il giro del mondo, non potrò mai trovare un posto dove mi sento bene come qui. Per me, la felicità è qui, e non altrove. “

A questo punto, la questione non è stata: “Dovrei rimanere?“, Ma “Come si riesce a rimanere?“.E mi ha aiutato molto, perché anche se questa certezza di essere al mio posto non rimuove le difficoltà, è ancora un vantaggio di sapere che sono sulla strada giusta.

Quello che mi ha fatto rinascere, è l’esempio di Teresa di Lisieux. La conoscevo un po ‘, ma non mi ero reso conto di quanto nella sua vita aveva fatto bene. E io dissi: “Bene, io sono debole e non vivo molto lontano dall’essere cristiano. Ma io sono ancora giovane, Dio è buono, e se posso fare del bene fintanto che posso, quindi lo voglio. “Sapevo che avrei lottato e sofferto tremendamente, e che ero lungi dall’essere grado.Ma ho avuto anche nel mio cuore questa certezza: “Se io sto facendo tutto il possibile, con la migliore volontà che posso fare, sarà Dio stesso che mi aiuterà a farmi riuscire. Mi sosterrà nei guai.

Posso dire che la mia aspettativa non fu tradita. Ho avuto tutto da imparare, e spesso mi sono rotto il naso. Ma quando, nonostante tutto l’aiuto la mia comunità, stava diventando troppo per me, Dio è sempre intervenuto. Dio esiste, Egli è Padre, Egli può e ci renderà felici. In precedenza, ho pensato che queste erano le opinioni degli altri, ora so per esperienza che questo è vero. Ecco perché non ho paura del futuro. Anche se sono un po’ preoccupato a causa della crisi delle vocazioni (di cui soffrono come tutti gli altri ordini) è ancora la fiducia a prevalere.

(un Père Chartreux de la Valsainte)

 

Un Fratello converso della certosa di La Valsainte

Un Fratello converso della certosa di La Valsainte

(testimonianza)

2016-02-10

Dalla certosa svizzera di La Valsainte, ci arriva questa soave testimonianza di un giovane Fratello certosino, che con parole semplice ma molto attraenti, ci descrive il modo in cui è stato attratto dalla vita monastica. Conclude con un delizioso appello, che rivolgo da questo blog a tutti i miei lettori.

“Sono un fratello certosino, e riendo grazia al Signore per essere stato chiamato ad aver ascoltato la voce silenziosa, e di aver potuto rispondere. E ‘una grande gioia che non devo dimenticare di coltivare.

La vocazione certosina è un tipo di vita un molto’particolare nella Chiesa, non è molto conosciuta, ed i suoi monaci non sono numericamente tanti. I monaci certosini sono di due tipi: uno, chiamati Padri, i quali vivono in una cella e sono sacerdoti;gli altri, i fratelli (laici), vivono la loro vita di preghiera solitaria durante il lavoro al servizio della comunità, sostenendo i Padri nella loro solitudine, così come i Padri sostengono i fratelli nella loro vita spirituale e sacramentale.

Ho abbracciato questa vita da Fratello, perché è più adatto alle mie capacità e mi ha permesso più movimenti, spazi e contatti. I miei giorni sono spesi semplicemente, in un apparente monotonia, ritmo di preghiera, lavoro, esercizio della mente, per non parlare della riabilitazione del corpo.Tutto questo ruota attorno a Gesù Eucaristia, cuore della nostra vita, del nostro convento, della Chiesa. Oltre alla Messa, la Liturgia della veglia notturna (il Mattutino 0:00-02:00 presso la chiesa) è certamente il momento più intenso dell’Ufficio divino dei certosini.

E ‘attraverso vari “clins-Dieu” (segni), che il Signore mi ha fatto capire che voleva farmi felice qui.

E’ cominciato tutto con una passeggiata nella regione ed in seguito alla clausura di questa Valsainte, mi ha incuriosito … ma l’ho fatto di passaggio. Sono tornato l’anno successivo per un ritiro (il contrario di “vedere”), e questo è stato il primo bacio. Cantando in questo intenso silenzio, ho già pensato di essere in paradiso

La radiosità del fratello diedito all’ accoglienza, un veroe proprio cristallo di Dio mi ha detto che qui c’era qualcosa, qualcosa di bello.La nudità della chiesa, la sobrietà della liturgia, il lavoro solitario e silenzioso, la fiducia che mi hanno dato, l’atmosfera di preghiera, la bellezza del luogo, sì, tutto sembrava davvero invitante.

Così è stato un primo richiamo, che è diventato desiderio diventata una voce sempre più intensa e forte: “Vieni!

Sono ritornato nel mondo per far maturare la fede e per far maturare chiamata.

Ho frequentato un gruppo di preghiera e di Rinnovamento Carismatico, ciò mi ha aiutato molto in questa direzione;ed anche la vita e l’attività in parrocchia (canti e letture della Messa, per raccogliere donazioni) . Tutto questo mi ha consentito di incontrare altri giovani nella fede, di condividere il mio desiderio di dare tutto e porre mie domande, ed incontrarecon gli anziani per aiutare il mio discernimento. Un’esperienza di vita comunitaria in un paese straniero mi ha permesso di avere un altro punto di vista.

Ma la chiamata è rimasta, e ho fatto una domanda ad un anziano, “Cosa devo fare? “… Risposta:” Se la chiamata rimane, vai a vedere! “Duc in Altum” (nel profondo, Lc 5,4).

Entrare nel deserto di Valsainte in inverno, con 2 metri di neve, che ha reso la solitudine e il silenzio ancora più forte, mi ha messo in amore. Punto di partenza di un cammino di formazione e di discernimento che durerà sette anni: quello di non impegnarsi mai alla leggera!

Questo tempo fu per me davvero meraviglioso e fatto di scoperte, ed in ogni esperienza avvertivo di come la grazia mi conduceva.

Come farò ad andare a letto come le galline? Vegliare ogni notte? Rialzarmi come i galli? E poi misteriosamente ci si riesce, naturalmente non senza fatica, ma c’è di più!

E poi arriva il giorno in cui, la comunità da il suo assenso, che è come una conferma della chiamata di Dio, pronuncio il mio impegno definitivo: “Prometto, per sempre …”

“Mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20)

In risposta a questo amore ho lasciato a Lui la mia vita di ogni giorno, giorno dopo giorno, passo dopo passo, stagione dopo stagione. È soprattutto sulla fedeltà instancabile di Dio che mi baso; la mia e quella dei miei fratelli è di vitale importanza, ma ancora fragile.

L’obbedienza è fondamentale, unita alla preghiera ed ai sacramenti.

E poi ci sono le gioie della vita comunitaria, tra cui la passeggiata, che ci permette di condividere le nostre esperienze e la gioia di perdonarci reciprocamente, e ci sono ancora quei vecchi fratelli che già si irradiano da un altro mondo e che mi dicono che ne vale la pena! Sì, il Signore condurrà in porto questa storia d’amore che Egli ha voluto che cominciasse.

La sua fedeltà, me la manifesta ogni giorno, dandosi a me nell’Eucaristia e con la sua Parola, offrendomi il suo perdono tutte le volte che ne ho bisogno nel sacramento della riconciliazione.

Certamente, questa vita non è facile, seguire Cristo non è facile, spesso ci viene ricordato nel Vangelo;e tuttavia è molto semplice: bisogna lasciare tutto.

Ma il peggio deve ancora venire: rimanere da soli: Ma Gesù ci dice che “ciò che è impossibile per l’uomo, Dio può fare” (Mt 19,26). Se ti senti chiamato, non avere paura e non essere inutilmente lento a rispondere. Gettati tra le sue braccia, e confida in Lui. Anche se ti sembrerà unnganno, non sarà mai tempo perso, al contrario, il Signore è sempre lì per mostrarti la strada. Maria inoltre ci sta portando nella preghiera. Sì, tutto è grazia, dono di Dio, dono!”

Dom Jean-Baptiste Porion

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

Oggi voglio farvi conoscere meglio una grande figura spirituale certosina del XX° secolo, Dom Jean-Baptiste Porion.

Nato il 21 marzo del 1899 a Wardrecques (Pas-de-Calais), con il nome di battesimo Maximilien, il giovane Porion dopo aver completato gli studi in chimica decise di diventare monaco certosino. Entrò difatti nella certosa svizzera di La Valsainte nel 1924, per poi fare la professione solenne il 1 novembre del 1925. Date le sue straordinarie capacità ha ricoperto il ruolo di vicario della certosa svizzera per diversi anni e fino al 1946. Da questa data e fino al 1985, Dom Porion ha ricoperto la carica di Procuratore Generale dell’Ordine certosino, a Roma per poi fare ritorno a La Valsainte dove nel 1987 è morto. La sua levatura intellettuale e spirituale ha fatto si che entrassero in contatto con lui, alcune tra le principali personalità della cultura cattolica e suoi coevi, come: Stanislas Fumet (1896-1983), Jacques Maritain (1882-1973) e il cardinale Charles Journet (1891-1975). L’immensa erudizione di Dom Porion, gli consentiva di parlare e leggere diciotto lingue, alcune delle quali, come il sanscrito ed il cinese classico, imparate per leggere e tradurre testi antichi. Viene notoriamente considerato come il maggiore studioso della spiritualità renano fiamminga, poiché è stato il principale traduttore delle lettere e dei poemi di Hadewijch d’Anversa eccellente mistica e poetessa del XIII secolo. Inoltre egli è l’autore di “ Amour et silence”, pubblicato per la prima volta nel 1950 con la firma “ un certosino” conservando come da tradizione l’anonimato. Ma subito dopo la sua comparsa, questo testo ha avuto un enorme successo ed ha avuto una notevole diffusione, essendo considerato un importante testo di spiritualità monastica. Ho quindi deciso cari lettori di proporvelo, e come è successo per i testi precedentemente pubblicati, intendo farlo gradualmente per poter meglio apprezzare il linguaggio essenziale in esso contenuto e poter meditare. Vi lascio ad una sua eloquente esternazione sull’essere certosino.

«Essere certosino, non significa fare cose straordinarie, come immagina a volte la gente, bensì vivere nell’umiltà e nella calma senza cercare, pretendere e rifiutare niente. Le giornate dei certosini possono essere molto monotone e insignificanti; ma devono essere così poiché la nostra vita in se stessa non è nulla».

                                                                                                                Dom Jean Baptiste Porion

Dossier certose attive:La Valsainte

Dossier certose attive:La Valsainte

Eccoci giunti in Gruyère, nel comune di Cerniat in Svizzera, nell’unica certosa presente attualmente in territorio elvetico. La certosa di La Valsainte, dal nome originale Val de Tous les Saints (dal latino Vallis sanctorum omnium), fu fondata nel 1297 e nel corso dei secoli ha subito varie soppressioni. Ma dal 1861 la comunità certosina vi si è insediata definitivamente, svolgendo regolare attività monastica che continua tuttora. La struttura concepita inizialmente in legno ha subito nel tempo svariati rimaneggiamenti, attualmente possiamo ammirare oltre alla facciata del XVIII secolo, una parte della volta del secolo quattordicesimo e gli altri edifici risalenti agli ultimi decenni del diciannovesimo secolo. La chiesa è stata completata nel 1866, mentre la cappellina esterna è datata 1865, bisogna aggiungere che poiché nel 1903 vi fu l’espulsione dei monaci dalla Grande Chartreuse, la comunità di La Valsainte crebbe a dismisura. Nel 1901 la chiesa fu allargata, insieme al chiostro ed al refettorio. Alle 12 celle presenti nel 1868, furono aggiunte due nuove  fila di 13 ed 11 celle, per un totale complessivo di 36 unità abitative. Va ricordato che nel 1903 e 1904 furono celebrati due Capitoli Generali dell’Ordine non potendosi svolgere alla Grande Chartreuse. Il 10 agosto del 1910, fu consacrata la chiesa conventuale dedicata all’Immacolata Concezione della Vergine. Durante le due guerre mondiali i certosini di La Valsainte vissero tumultuose peripezie, e trovandosi in territorio neutrale essi svolsero un ruolo di mediazione, e la certosa fu anche sede di incontri volti alla riappacificazione tra i popoli. Recentemente, nel 2000, si è registrato un crollo del muro di recinzione dell’eremo certosino, che ha evidenziato la friabilità del sottosuolo dove erano state costruite frettolosamente le ultime celle. A ciò ha fatto seguito un profondo consolidamento del terreno ed una  complessa ristrutturazione, terminata nel settembre del 2008. Va segnalato che durante il ventesimo secolo, per ben tre volte la comunità ha superato il numero di 50 religiosi, mentre oggi (2011) contasolo  nove Padri e sette Fratelli che vivono la rigida regola certosina, fatta di silenzio preghiera e meditazione. Pur non essendo molto pertinente a questa breve illustrazione, non posso non menzionare la presenza alla Valsainte di tre personaggi di spicco dell’Ordine certosino.Tra tutti Dom Augustin Guillerand, (α1877- Ω1945), Dom Jean-Baptiste Porion (α 1899- Ω1987) Dom Nicolas Marie Barras( α 1900- Ω1988). Il primo lo abbiamo già ampiamente conosciuto in precedenti post, al secondo altro acuto scrittore,  prossimamente dedicherò ampio spazio, mentre il terzo priore citato visse il periodo della profonda trasformazione e guidò questa certosa egregiamente per un periodo lunghissimo. Dom Barras, lo potremo conoscere meglio seguendo una intervista da lui rilasciata alla televisione svizzera che vi propongo insieme ad altri video ed alle belle immagini di questo eremo elvetico.

Per contatti ed informazioni

BUONA VISIONE

  1. Video “La Valsainte” del 19 maggio 1961
  2. Video “La Gruyère” del 16 dicembre 1964 con intervista a Dom  Barras dal minuto 09:45 al 16:15
  3. Video “La Val-Sainte: Die letzte Kartause” sui recenti lavori di ristrutturazione

Michel Goyat, il discepolo di Charles de Foucauld

Michel Goyat, il discepolo di Charles de Foucauld

 

Oggi in occasione dell’anniversario della beatificazione di Charles de Foucauld, voglio raccontarvi la storia poco nota di Michel Goyat. Questi era un giovane francese, seguace di Charles de Foucauld il noto religioso francese, esploratore del deserto del Sahara e studioso della lingua e della cultura dei Tuareg che recentemente, il 13 novembre 2005 è stato proclamato beato da papa Benedetto XVI. Michel Goyat, fu un giovane bretone, di Finistere, nato il 2 ottobre 1886, figlio di pescatore che fin da giovanissimo, visse tre anni in Africa come zuavo. Dopo aver vissuto questa esperienza decise di intraprendere la vita religiosa, entrando come missionario tra i Padri Bianchi, nella Maison-Carrée, presso Algeri. Adottò un nuovo nome religioso, diventando così Frère Gilles, fu nel 1906 che incontrò e conobbe Charles de Foucauld, con il quale passò qualche giorno, dal 29 novembre al 10 dicembre. Da questo incontro Goyat rimase attratto e rapito dallo stile di vita che egli conduceva, ciò lo indusse a chiedere al suo superiore un permesso per poterlo seguire e condividerne la vita. Michel Goyat, ottenuto il placet, raggiunse de Foucauld nel novembre del 1906, diventandone suo discepolo, e cominciò a vivere una esperienza fatta di  preghiera, silenzio, lavoro manuale ed assistenza ai poveri. Goyat rimarrà al fianco di Charles de Foucauld fino al marzo del 1907, quando fu costretto ad abbandonare tale regime di vita severa. Egli rinunciò a continuare, riconoscendo di non avere le sufficienti energie fisiche e psicologiche per sostenere il ritmo tenuto dal suo maestro. Successivamente il 20 gennaio del 1908, Goyat proveniente da El Golea, in Algeria  fece ritorno in Francia, decidendo di continuare la sua vita religiosa presso l’Ordine certosino. Fu così che egli fece ingresso, l’11 febbraio 1911, nella certosa di La Valsainte, prendendo l’abito il 19 marzo, ed adottando il nome di Michel Marie il 19 marzo 1912, dopo la guerra riuscì a fare la professione solenne, il 1 novembre 1924. A questo punto voglio farvi leggere un testo scritto di suo pugno che menziona tutti i suoi successivi passaggi tra le varie certose, e le sue attività come fratello converso:” “Sono andato in guerra il 15 marzo del 1915, per poi tornare in certosa appena finito il conflitto. Vi sono rimasto fino al 22 febbraio1929. Poi sono giunto alla certosa di Sélignac da dove sono partito per la Grande Chartreuse,  il 16 agosto del 1940. In seguito sono arrivato alla certosa di Montrieux il 30 gennaio del 1944, dove tuttora ricopro l’incarico di cuoco, taglialegna, imbianchino, fornaio e giardiniere”. Stabilitosi nella certosa francese di Montrieux, vi rimarrà fino al giorno della sua morte sopraggiunta il 20 luglio del 1963. La Provvidenza aveva attribuito a Frère Michel Goyat una strada diversa da Charles de Foucauld, ma essenziale fu il loro incontro, per quel giovane bretone desideroso di una vita da condurre alla ricerca di Dio. La foto pubblicata in quest’articolo è una rara immagine di Frère Michel Goyat, gentilmente inviatami da un caro amico che da tempo segue Cartusialover.