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Cartusiae vintage: Montalegre

Cartusiae vintage

Montalegre

la_cartoixa_de_montalegre_

Il secondo appuntamento con immagini vintage di monaci certosini di foto e cartoline antiche, è con la certosa spagnola di Montalegre.

Vi lascio a rare immagini scolorite, che hanno il fascino del tempo che scorre inesorabile nell’immutata vita monastica claustrale certosina.

Largo alle foto…

Un’ intervista dal passato

2-dom-cardona

 

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale per la vita consacrata voglio farvi conoscere un Priore certosino dei nostri tempi. L’articolo odierno, contiene un raro documento video, poichè alquanto datato, che ci farà conoscere il Padre Priore della certosa di Montalegre in Spagna di quell’epoca. L’intervista, fu rilasciata in data 27 febbraio 1985 dal certosino per il programma “Identitals” della tv spagnola TV3 e presentata dal giornalista Josip Maria Espinàs.

Ma prima di godervi le immagini e leggere il sunto testuale tradotto in italiano, voglio proporvi una breve informazione biografica di Dom Domingo Maria Cardona, protagonista dell’intervista.

Josè Maria Cardona Torrades nacque a Barcellona il 20 marzo 1909. Dopo una carriera lavorativa svolta nel settore delle assicurazioni, rimasto vedovo, decise di entrare a 36 anni nella certosa di Montalegre il7 novembre del 1945. Egli fece poi la professione semplice il giorno 8 dicembre del 1946, e la professione solenne l’8 dicembre del 1950 ed è stato ordinato sacerdote il 4 maggio 1952, fu poi nominato Procuratore nel 1954. Dopo un anno trascorso alla Grande Chartreuse, venne nominato procuratore a Évora nel 1960, fu poi vicario a Motta Grossa nel 1963. Tornò a Montalegre nel 1965 fu poi nominato antiquior 31 agosto del 1969, vicario il 1 giugno 1974 e Priore nel 1982, e rettore l’ 11 marzo 1985. Accettata la richiesta di “misericordia”, fu deposto dal Capitolo Generale nel maggio 1991, è morto l’11 marzo 1992 a 82 anni, dopo aver trascorso 46 anni  di vita monastica..

Potrete percepire la dolcezza di questo certosino dal soave tono di voce e dal modo di esprimersi pacato e sereno. Il suo carattere infatti era simpatico e gioviale.

A voi il video ed il sunto testuale tradotto in italiano dal catalano. Mi preme ringraziare gli Amics de la Cartoixa de Montalegre per i dati forniti.

Buona visione 

Josep inizia parlando brevemente sulla fondazione dell”Ordine, su questi nove secoli di esistenza. Poi continua parlando specificamente di Montalegre, come l’unica certosa che si conserva in Catalogna e ringrazia il Priore, per la eccezionale attenzione, per avere aperto le porte della Certosa perché potessero chiacchierare sulla vita certosina.

Dom Domènec: La vita certosina è sempre stata per pochi. Questo perché la condizione della nostra vita richiede un carattere, un temperamento speciale e questo spetta a pochi.

Lui dice che fra i religiosi, in certo modo, i certosini sono comparati ai trappisti. Ma, per quanto riguarda la mortificazione c’è una misura nella vita certosina. Ma spiega che, ad esempio, “alla Trappa sono rigorosamente vegetariani. Noi non mangiamo la carne, ma mangiamo pesce e latticini e questo alla Trappa non esiste…” E aggiunge che fanno molti lavori manuali, anche i sacerdoti lavorano 4 ore di “lavoro forte” (così lo definisce). “Noi abbiamo bisogno di mangiare bene per riuscire a lavorare”.

2:58 – Josep e Dom Domènec parlano della stanza dove sono per l’intervista. Il Priore descrive e spiega che stanza è quella, ed a cosa serve.

3:30 – Josep chiede circa la fondazione di Montalegre (parlano di questo tema fino ai 5.40).

Il Priore racconta che è stata fondata nel 1415 e spiega che è nata della fusione di due monasteri, rimanendo solo Montalegre. Sottolinea che Montalegre è rimasta “perché ha una tipica architettura certosina, considerata un modello, perché è una delle poche certose nel mondo che è stata fatta dai certosini”.

6.10 – Parlano della uscita dei monaci della Certosa nel 1930 e poi parlano del loro ritorno nel 1967.

7:00 – Parlano sull’espulsione dei religiosi in Francia. Dom Domènec cita Farneta e parla che i novizi, i professi, Il Priore ed il Procuratore sono andati a Montalegre.

8:00 – Josep cita l’anno 1936 e loro parlano della drammaticità della guerra.

9:07 – Commentano che c’erano in Certosa molti stranieri e non catalani. Il noviziato nel 1936 era a Montalegre e vi era un maestro svizzero, ad esempio.

9.30 – Josep: chiede ma quanti certosini ci sono oggi a Montalegre?

Dom Domènec: siamo in 14 (2 sono novizi).

Josep: E in Certosa ci sono Padri e Fratelli?

Dom Domènec: Sì, la differenza essenziale è che i Padri hanno studiato per essere sacerdoti e si occupano di vivere la massima solitudine all’interno dell”Ordine Certosino, la loro vita è più solitaria. Il Padre è da solo tutti i giorni, tranne quando va a cantare l’Ufficio in Chiesa. I Fratelli lavorano 6-7 ore e si occupano delle attività della casa. La differenza essenziale è il grado di solitudine all’interno della casa.

10.45 – Josep: Spiega ai nostri telespettatori… l’edificio è stato costruito specialmente per la Certosa e ci sono vari settori o stanze. C’è un cortile d’ingresso…(appaiono immagini del monastero) ovvero la corte d’onore.

Dom Domènec: Sì, un cortile d’ingresso. Da esso, abbiamo il grande chiostro con le celle distribuite ed i settori per l’adempimento delle obbedienze. E gli spazi della comunità come chiesa, sala capitolare, il refettorio dove ci riuniamo nei giorni di festa. Siamo solitari, ma usciamo della cella. In quei giorni trasgrediamo un po con il programma normale dei monaci.

Josep: Cos’è necessario per essere un certosino?

Dom Domènec: Bisogna avere le condizioni per vivere nella cella.

Josep: E quale sono queste condizioni?

Dom Domènec: Sono le condizioni per vivere il carisma, se Dio non le dona, non si possono averle.

12.50 – Parlano degli studi e del canto.

Dom Domènec spiega che non è una questione di studio. “Se si è in grado di cantare, si può cantare! Ma se non si sa cantare, si può imparare qui”.

Josep: È interessante notare che nel silenzio certosino, questa è un’occasione in cui può manifestarsi cantando.

Dom Domènec: Sì, per questo cantiamo tutti i giorni.

Josep domanda circa l’uso del latino ed il Priore dice che tra gli studi del sacerdote, il latino è incluso.

Josep: Per essere un certosino, avendo le condizioni basiilari, c’è un processo di accettazione?

Dom Domènec: Sì, l’intero processo dura 7 anni. Il primo è il postulato, che può essere di 6 mesi per vedere se la persona ha davvero le condizioni minime per adattarsi alla nostra vita. Se vediamo la possibilità, è ammesso al noviziato. Qui si taglia i capelli…etc.sono 2 anni: nel 1º anno non si studia per essere sacerdorte, ma si sperimenta e ci si prepara alla nostra vita. Nel 2º anno si possono iniziare gli studi. Per l’accettazione del candidato, la comunità si riunisce nella sala capitolare e vota in segreto.

16.30 – Josep: Un certosino può abbandonare questa vita?

Dom Domènec: coloro che hanno i voti solenni sono dispensati da Roma, dal Papa, e coloro che non li hanno, possono essere dispensati dal Superiore.

17.21 Josep: E quale sono le regole?

Dom Domènec: Bisogna vivere l”Ufficio Divino, vivere gli orari della casa…

Josep: Le età dei certosini sono molto diverse?

Dom Domènec: Sì, ma dai 40/45 anni molto difficilmente si può entrare. Ma, in ogni caso, può accadere di fare ingresso in Certosa anche a 50 anni, soprattutto se trattasi di cristiani che vivono il Vangelo.

Il Priore fa un paragone con il Vangelo in cui il Signore dice che ha creato diverse ore e ci sono i lavoratori della “nona ora”, ossia, quelli che arrivano tardi. Ma ribadisce che “difficilmente si entra dopo 40/45 anni”.

Josep: A causa di problemi di adattamento?

Dom Domènec: Sì adattamento a mangiare, soprattutto alla vita solitaria.

18.55 – Josep: Ed il Priore com’è scelto?

Dom Domènec: Attraverso il voto (e in quel momento spiega sulle elezioni).

19.45 – Josep chiede a Dom Domènec di parlare delle fonti della sua fede e del carisma certosino.

Dom Domènec: Vengo da una famiglia molto cristiana e ho avuto una vita, direi, liturgica.

20.20 – Loro parlano del lavoro che svolgeva prima di entrare alla Certosa. Dom Domènec dice che faceva “l’assicuratore”.

Josep: Si può dire che i certosini provengono da una certa classe sociale?

Dom Domènec: No, è un dono. Ciò che determina la possibilità di essere in Certosa non dipende da una condizione sociale.

Josep: Il centro della vita certosina è la cella?

Dom Domènec: Sì, è essere da solo con Dio.

Josep: E com’è una cella?

Dom Domènec: È semplicimente una casetta, un eremo. E la persona vive da sola dedicata alla preghiera, ha come principale occupazione la preghiera, essere con Dio.

22.00 – Parlano della struttura della cella e del lavoro manuale nella cella (appaiono immagini delle celle, dello studio, del lavoro nella cella)

23.15 – Josep: E tre volte al giorno voi lasciate la cella?

Dom Domènec: Normalmente sì. Abbiamo la Messa conventuale cantata ogni giorno, nel pomeriggio usciamo per i vespri 35 o 40 minuti e per l’Ufficio notturno. Mattutino e Lodi sono sempre cantati in chiesa.

23.40 – Josep e Dom Domènec parlano sul pasto solitario nella cella, su come accade la sua consegna attraverso la porticella, al fine di mantenere l’ambiente di silenzio e solitudine.

24.30 – Josep: Hai detto che non siete come i trappisti, di solito cosa mangiate?

Dom Domènec: Possiamo mangiare di tutto, tranne la carne.

Il Priore torna a parlare un po’ circa il cibo e la differenza che alla Trappa non mangiano nemmeno pesce, ma i certosini lo mangiano.

Josep: Mangiate insieme nei giorni di festa?

Dom Domènec: Nei giorni di festa sì.

Josep: Mentre mangiate, parlate gli uni agli altri?

Dom Domènec: No, è consacrato al silenzio.

26.00 – Josep: Il silenzio è molto importante nella vita di un certosino?

Dom Domènec: Sì, è la base. Se non c’è una ragione necessaria, non si parla.

Il Priore afferma che per viverei il silenzio c’è bisogno di una completa disponibilità delle facoltà umane e che ci sono molte persone che apprezzano e vogliono il silenzio. E aggiunge: “l’uomo ha bisogno di stare da solo. E abbiamo un completo silenzio in quest’ambiente solitario”.

28.00 – Parlano dei giorni di festa, della ricreazione e dello spaziamento.

Josep commenta che l’o spaziamento è un contrasto con la vita all’interno della cella, ma anche ricorda che nella cella c’è un orto, un giardino…(appaiono immagini del monaco in suo giardino)

31.00 – Josep chiede al Priore cosa pensa sulla crescita dell’urbanizzazione.

Dom Domènec: Io penso: grazie a Dio sono fuori! (sorride).

Egli parla che i certosini camminano molto durante le passeggiate e, quindi, conoscono la crescita.

Josep dice di credere che l’idea di San Bruno sia stata quella di coniugare la vita solitaria, la vita eremitica nella cella con la vita comunitaria. E che per vivere una solitudine così rigorosa si richiede un equilibrio psicologico.

Dom Domènec: Sì, c’é bisogno di un equilibrio personale completo (egli tocca la sua testa con le dita e afferma che se la persona ha problemi mentali non può essere certosino). Può essere una persona con molte virtù, ma se non riesce a vivere in quest’ambiente di completa solitudine, non rimane.

34.00 – Josep commenta che le persone possono presentare i conflitti stessi dall’esperienza della solitudine. Dom Domènec conferma dicendo che la vita solitaria ha i suoi problemi ed anche la vita in comunità.

35.50 – Parlano um po’ sulle risorse per il sostegno della Certosa, di come viene mantenuta…

Dom Domènec spiega che il sostegno viene dal liquore Chartreuse (fra le altre cose). E ogni casa ha una persona responsabile per il calcolo di ciò che è necessario. Egli ricorda che l’orto è una fonte di risorse e l’artigianato è anche una fonte di reddito, cita le icone, per esempio.

38.00 – Josep domanda sulle vocazioni certosine.

Dom Domènec: Siamo sempre stati pochi in relazione agli altri Ordini, rispetto ai trappisti, per esempio, siamo pochi. Questo perché in Certosa c’è bisogno di una condizione personale, direi, di un equilibrio, di un dominio di sé, degli atti volontari della persona, e non nella Trappa , perché il lavoro lì è più mortificante.

Josep: Quindi ci sono vocazioni?

Dom Domènec: Sì…

Josep domanda che tipo di comunicazione c’è in Certosa e com’è l’accesso a essa.

Dom Domènec cita le riviste cristiane che leggono e dice che i giornali sono vietati nel chiostro, solo lui ha accesso e cerca di sapere cosa succede.

Poi, i due parlano sulle visite ed il Priore informa che i certosini possono ricevere la famiglia due giorni all’anno.

Josep: Voi dormite poco?

Dom Domènec: No, ma noi dormiamo in “modo ripartito”.

Egli spiega com’è la routine, l’orario di alzarsi, di sdraiarsi…per mostrare come succede Il “dormire in modo ripartito”.

43.00 – In quest’ora, mentre parlano, Dom Domènec dice sorridendo: è l’ultima cella (e appaiono immagini del cimiterio)

Poi, Josep chiede al Priore di dire cosa significa per lui essere certosino in questo momento presente.

Josep: Ci sono altre Certose in Catalogna, la più antica è Scala Dei.

Dom Domènec: Sì, e storicamente è la più importante perché serviva a tutte le Certose della penisola.

45.30 – Josep chiede come vede il futuro della Certosa di Montalegre, poiché è l’unico che sopravvive in Catalogna.

48.15 – Josep: Penso che potresti cogliere l’occasione per dire qualcosa a coloro che ci stanno ascoltando.

Dom Domènec: Che dire? Non saprei cosa dire…

Josep: Approfitta il momento per un’idea, un sentimento…

Dom Domènec: La Certosa è una cosa troppo speciale. Ci sono le condizioni di cui ho detto che sarebbero per pochi…ma è una cosa molto umana. Non si può dire che sia una cosa estrema, sia nel senso di dolore spirituale come in senso materiale…Si tratta di una normalità realizzata in un modo di vita.

Josep finisce ringraziando molto al Priore per la conversazione, la sua buona volontà e la sua caritatevole pazienza. Dice di credere che le parole di Dom Domènec hanno interessato molte persone.

“Mentre la vita fuori continua la sua agitazione, qui, un profondo silenzio per questa conversazione. Credo che abbiamo fatto un autentico documentario su una identità eccezionale, l’identità certosina”.

Un documento veramente raro ed eccezionale, che spero voi cari amici lettori abbiate gradito ed apprezzato.

 

Le vittime di Montalegre del 1936

Le vittime di Montalegre del 1936

Affresco certosa di Montalegre

I tragici fatti che sto per narrarvi, avvennero in un periodo storico che vide la Spagna coinvolta in una terribile Guerra Civile, essa si svolse dal luglio 1936 all’aprile 1939 fra i Nazionalisti ed i Repubblicani. Senza addentrarmi nelle dinamiche che spinsero il popolo spagnolo ad affrontarsi in una odiosa guerra fratricida, vi racconterò il tragico coinvolgimento dei monaci certosini in questo conflitto. Va però premesso che, la furia antireligiosa dei cosiddetti repubblicani, di ispirazione marxista, operanti nella zona rossa fu cruentissima ed essa non si limitò alla distruzione del 70% delle chiese, dei simboli e degli edifici religiosi, ma si abbatté su inermi rappresentanti del clero.    Il numero delle vittime fu impressionante!! Tra il clero secolare furono 4184, 2365 religiosi e 283 religiose, per un totale di 6832 perdite umane. Oltre a 13 vescovi e migliaia di laici morti per odium fidei.

Prima ( Agosto settembre 1936) e dopo (novembre 1938)

Delle tre certose attive presenti in Spagna nel 1936, Miraflores e Aula Dei erano ubicate nella cosiddetta zona nazionale, mentre Montalegre si trovava nella zona rossa. Ciò significò per la comunità monastica catalana una tragedia, poiché i monaci certosini furono oggetto in quanto religiosi, di una vera e propria “persecuzione religiosa”. Cercherò ora di ricostruire cosa accadde all’interno delle mura della certosa in quel tragico periodo. La comunità era composta da 21 padri e 16 fratelli, a cui il Priore Dom Luis Cierco, raccomandò di non tentare nessun tipo di difesa o di fuga in caso di assalto armato. La domenica 19 luglio, percepito l’imminente pericolo, alle 8 fu celebrata una Missa Pro tempori belli, ed il Priore informò la comunità sugli avvenimenti tumultuosi nei paraggi del monastero disponendo il silenzio della campana e la sospensione dello spaziamento. Il giorno seguente giunse la notizia che la chiesa di Tiana, ovvero il comune dove era ubicata la certosa, era stata assaltata ed incendiata, quindi i monaci provvidero a tagliarsi completamente i capelli per non far evidenziare la tonsura monastica ed a vestirsi da contadini. Il Padre Procuratore, Dom Celestín Fumet, curò di mettere in salvo tutti gli arredi sacri e tentò vanamente di mediare con i capi dei miliziani, promettendo loro 5000 pesetas, per non far bruciare il convento.

Alle ore 18 cominciò l’assalto, che inizialmente fu pacato poiché corse voce che tra i monaci vi era un anziano ufficiale russo zarista armato, accertatesi della infondatezza della indiscrezione trapelata, le inferocite milizie cominciarono ad incendiare selvaggiamente gli ambienti monastici. Quattro monaci infermi furono picchiati ed abbandonati, altri quattro riuscirono a fuggire ed a nascondersi nei boschi, mentre gli altri ventotto furono costretti a seguire i devastatori fuori dal monastero per recarsi a Badalona, dove sarebbero stati processati. Cominciò questa tragica marcia tra insulti, sputi, minacce e bestemmie, dove subito ebbero la peggio il Priore ed il Procuratore che furono vigliaccamente sparati. Dom Luis cadde ferito gravemente, mentre Dom Celestin stramazzò al suolo morto tra le risate degli spietati assalitori, e gli sguardi degli atterriti confratelli che trovavano conforto in giaculatorie e preghiere in attesa consapevole del loro martirio. Dopo qualche chilometro, fu la volta del Vicario Dom Miguel Dalmau e dell’Antiquior Dom Benigno Martinez i quali furono sparati anch’essi selvaggiamente, senza rimanere però uccisi, mentre poco dopo fu ucciso Dom Isidoro Pérez, ed anche il sacerdote secolare Pedro de la Riba presente in certosa come ospite. Gli ultimi quattro chilometri per giungere a Badalona, fu una sorta di Via Crucis, poiché per scherno i monaci venivano ogni tanto disposti vicino ad un muro, ed i cinici e spietati miliziani simulavano una fucilazione tra bestemmie e blasfemie di ogni sorta. Giunti a Badalona, gli inermi superstiti, furono assegnati ad un Comitato Rivoluzionario, il quale avrebbe deciso sulla sorte dei malmenati religiosi. La decisone apparentemente positiva, fu quella che i certosini vennero affidati a varie famiglie, le quali avrebbero vigilato su di loro. Tra varie peripezie, il 27 luglio, molti monaci ormai ridotti in clandestinità,  riuscirono a raggiungere le sedi dei consolati di Francia, Svizzera, Stati Uniti Germania e Italia, i quali provvidero tra mille difficoltà a reintegrare i monaci in certose nelle quali regnava la quiete. Coloro che non riuscirono a trovare questa prodigiosa ed inaspettata soluzione, furono costretti a fuggire ed a raggiungere Barcellona esponendosi ad enormi rischi. Il 5 agosto, infatti il fratello converso Guglielmo Soldevilla  fu catturato nel suo ultimo rifugio ed assassinato. In seguito altri tre padri, Dom Manuel Balart, Dom Agustín Navarro e Dom Luis Sellarés  anch’essi costretti alla clandestinità, dopo essere stati catturati il 15 ottobre del 1936, subirono una brutale esecuzione ed i loro corpi gettati in una fossa comune mai individuata. Salì così a sei il bilancio finale dei martiri certosini di Montalegre.

Di tutti i feriti gravi, il Priore Dom Cierco, fu ricoverato per otto mesi nell’ospedale di Badalona insieme a Dom Dalmau e Dom Martinez. Dall’ospedale, furono poi trasferiti nel carcere di Barcellona, laddove rimasero tra patimenti e privazioni altri sette mesi, poi finalmente nel giugno del 1938 furono reintegrati alla vita certosina. Il resoconto di questi eventi è giunto a noi dai confratelli superstiti, diretti testimoni di questa turpe storia.

Il sangue versato dai poveri certosini rei di vestire un abito monastico, e di essere cristiani ci riporta alle brutali aggressioni subite nei secoli passati. Il raccapriccio di questo violento episodio, è rappresentato, tra gli altri, dal fatto che sembra incredibile ed inaccettabile che ciò che vi ho decritto sia successo nel XX° secolo. E pensare che questo è solo un episodio di una pagina di storia della Guerra Civile spagnola totalmente da aborrire!!!

Fatto salvo che la condanna degli assassini e dei loro ideali non compete a questo blog, umilmente ci rimettiamo tutti al giudizio del Signore. Ho solo voluto, attraverso questo resoconto tentare di mantenere viva la memoria storica con l’intento di rendere omaggio a questi uomini testimoni di fede, e nella speranza che il ricordo del loro sacrificio estremo valga oggi come insegnamento per le generazioni future.

La sorte occorsa a tutti i componenti dell’intera comunità, ho ritenuto di fornirla nei dettagli in una lista completa della comunità di Montalegre, a disposizione di chiunque voglia consultarla.

San Bruno, collocato nella Sagrada Familia

San Bruno, collocato nella Sagrada Familia

Il 6 ottobre scorso, tra le tante celebrazioni in onore del santo fondatore dell’Ordine certosino voglio segnalarvi quella svoltasi in Spagna, precisamente a Barcelona. In questa città catalana si erge maestosamente a simbolo cittadino la monumentale Sagrada Familia, opera ancora incompiuta dell’architetto Antonio Gaudì. Ebbene nell’opera di completamento della basilica, è stato aggiunto un ulteriore pezzo, rappresentato da una statua raffigurante san Bruno. Si è svolta una cerimonia che è cominciata alle ore 10:30 con una messa solenne presieduta dal cardinale ed arcivescovo di Barcelona  Lluís Martínez Sistach, e concelebrata dal vicario della certosa di Montalegre. Successivamente vi è stata la presentazione e la benedizione della imponente statua di travertino romano, che ha un altezza di quattro metri, e pesa tre tonnellate. Lo scultore ha scolpito l’immagine di san Bruno in piedi con sguardo contemplativo rivolto verso la croce che regge con la mano destra. La presenza del fondatore dei certosini era stata già prevista da Gaudì per confermare l’importanza della spiritualità certosina come baluardo della Chiesa nei secoli. La scultura è stata collocata all’esterno dell’abside, e si integra alle altre immagini dei santi già presenti raffiguranti i fondatori di ordini religiosi: Santa Teresa d’Avila, S. Elia, Santa Chiara, San Francesco, San Bruno, Santa Scolastica, San Benedetto e S. Antonio Abate.

Dopo aver messo quest’altro tassello alla realizzazione di questa meravigliosa basilica, che vi ricordo è stata benedetta da papa Benedetto XVI il 7 novembre 2010, proseguono alacremente i lavori per il completamento previsto per il 2028. Vi offro di seguito alcune immagini della statua e della sua collocazione, ed il collegamento ipertestuale ad una visita virtuale della Sagrada Familia su di un sito che vi permetterà un interessante approfondimento.