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Dom Sebastian Maccabe

10 lo studio in cella

Conosciuto con lo pseudonimo di Henry Chester Mann, è l’inglese Sebastian Maccabe. Egli nacque nato il 27 luglio del 1883 a Rockferry, nella contea di Cheshire, a nord dell’Inghilterra. Dopo aver finito i suoi studi di gioventù con i benedettini di Downside (Bath), entrò nei Redentoristi. Fu ordinato sacerdote nel 1908. Era un predicatore e confessore in molte comunità religiose in Inghilterra. Così ha avuto l’opportunità di sviluppare i suoi straordinari doni come direttore spirituale. Nel 1917 entrò nella Certosa di Parkminster, precisamente il 27 giugno 1919, fece la sua prima professione religiosa. Nel 1921 fu nominato Maestro dei Novizi e, quattro anni dopo, Vicario. Nel 1927 fu trasferito alla Certosa di Firenze. In questo nuovo luogo, ha anche inizio per lui un periodo particolarmente difficile. Fu allora che “si incontrò” con San Bernardo, a cui doveva molto. L’anno successivo fu nominato Maestro del Novizio della nuova casa. Ha tenuto questa posizione fino al 1935, quando fu nominato Priore della Certosa di Pavia.

Dotato di grande tatto e prudenza, riuscì a gestire la difficile situazione creata dalla seconda guerra mondiale e rimanere come Priore di questa monumentale Certosa, proprietà dello Stato, nonostante la sua nazionalità inglese. Nel 1945 la Certosa di Pavia fu chiusa. Dom Sebastian fu nominato convisitatore e poi visitatore delle province d’Italia ed inviato, come Priore, alla Certosa di Farneta. Qui morì, il 9 settembre del 1951, quando si stava preparando a celebrare la messa. La sua gentilezza disinteressata e l’ampia cultura furono evidenti nelle sue brillanti conversazioni. Dom Sebastian era sempre capace, malgrado le proprie difficoltà, a diffondere allegria a coloro che andavano da lui per aiuti e consigli.

Si dice che “chiunque lo visitasse ne usciva dalla cella con un volto sorridente. Anche i Visitatori!”

Durante il suo soggiorno a Parkminster, Maccabe ha curato due opere dei certosini inglesi del Medioevo. Erano pochissimi autori: Adam Scot e Nicholas Love. Allo stesso tempo, aveva in grande considerazione la dottrina spirituale del devoto Lanspérgio, di cui doveva aver servito durante i 13 anni in cui era il maestro dei novizi. Nel 1926 pubblicò, con un’ampia introduzione, una versione della “Lettera di Gesù Cristo all’anima devota”. Questo è il libro più originale e ricondotto di Lanspérgio. La sua produzione letteraria nasce dal desiderio di condividere con tutti, in modo accessibile e piacevole, alcune ricchezze spirituali e umane della tradizione monastica.

A partire dal 1929, articoli interessanti appariranno regolarmente pubblicati nella rivista “Pax” dell’abbazia benedettina di Prinknash (Gloucester). Questi sono piccoli saggi spirituali, schizzi monastici animati e talvolta anche recensioni ben riflessive. Alcuni di questi articoli fanno parte dell’unico libro pubblicato “The Cloistered Company” (1935).È una collezione di racconti monastici brillanti e ispiratori. Un secondo libro su San Bernardo era in bozza, ma la morte gli impedì di completarlo.

I sette articoli che vorrei offrirvi, concepiti come unità, sono stati trovati, dopo la sua morte, tra i suoi documenti. Sono stati pubblicati, nella stessa rivista, in modo interrotto tra il 1957 e il 1961. Solo in seguito si sono riuniti questi articoli. Innanzitutto, nella traduzione inedita italiana, eseguita a Farneta dal vescovo Eugenio Treccani.Successivamente, in una traduzione tedesca realizzata nella Certosa di Marienau da Dom Willibrord Müller.  Nello stesso anno, apparve la traduzione francese. Nel 2004 compare la traduzione spagnola sulla base dell’edizione francese e del latino originale. Infine una traduzione portoghese (2006) è basata sulla traduzione spagnola e tedesca. Grazie alla sua cultura monastica ed alla indubbia capacità narrativa, Dom Sebastian, ricco della sua competenza ed esperienza, introduce i giovani aspiranti certosini, postulanti e novizi con leggerezza ed umorismo.

Prossimamente vi offrirò alcuni estratti di questi sette testi, per ora ho solo voluto presentarvi questo personaggio certosino poco noto.

Il segreto della solitudine

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Dal libro “The Spirit of Place” (Lo Spirito del Luogo), una raccolta di sermoni pronunciati dal Padre Priore ai monaci della Certosa di San Hugo a Parkminster. Quella che vi propongo oggi si tratta di un’omelia per la Festa di San Bruno, 1997.

Il SEGRETO DELLA SOLITUDINE
Ai monaci della Certosa di San Hugo,
6 Ottobre, 1997

La solitudine è una delle domande irrevocabili per ogni essere umano. Infine, siamo soli, entriamo e usciamo dalla vita, inconsapevoli e sconosciuti, senza amare e senza essere amati? Questa domanda è legata a quella dello scopo: c’è un senso alla nostra esistenza, uno scopo ed un valore?
La solitudine, come una dimensione importante di uno stile di vita tda noi, espressa, paradossalmente, il desiderio di andare al di là della solitudine come essere da solo e la mancanza di significato.
È impressionante come la cultura moderna mostra preoccupazione con la solitudine. Quanto più l’informazione viene trasmessa e più grande e più veloce è l’accesso a ciò che sta accadendo in tutto il mondo, più la percezione delle persone su se stesse si rivela insignificante e sola. L’universo si estende davanti a noi in tutto il suo splendore. Ma invece di adorazione, questo ci può causare disperazione.
Nel Medioevo, le persone si gettavano al di là di se stesse in un mondo di speculazione religiosa più o meno apocalittica – e un secondo millennio si avvicina a noi – oppure in un mondo culturale d’arte immaginativa come quella di Dante. Oggi la stessa necessità di andare oltre, si esprime più visivamente in libri e film che si sforzano di dimostrare in qualche modo, forse rudimentale, ma con l’innovazione, un mondo oltre il nostro, esseri provenienti da altri pianeti, e anche la realtà cosmica del bene e del male. Siamo soli? Siamo importanti?
Il solitario deve prima dimorare nella sua solitudine. È lì che egli riesce ad entrare nel suo essere più profondo ed a trovare le risposte che può. Ben presto sperimenterà l’estrema difficoltà di toccare l’intoccabile, di conoscere ciò che non è espresso, di raggiungere ciò che è al di là dei parametri della conoscenza scientifica, e si spera, anche se parzialmente, raggiungere un altro livello di essere ad una realtà che va al di là di tutti i formati e le forme e, infine, raggiungere chi è dentro ed attraverso se stesso.
Qualunque sia l’esperienza che egli abbia, sarà sempre soggetto ad un’altra interpretazione: illusione, allucinazione, proiezione immaginaria di paura e desiderio nel subconscio, incapacità di vivere al di fuori del mondo dell’assurdo.
Qualsiasi spiegazione che egli dia, qualsiasi parole che pronunci, non proveranno nulla coloro che non condividono la stessa esperienza. Egli mai otterrà la prova assoluta della certezza della sua esperienza, sia per se stesso o per gli altri. Ma ciò non esclude la convinzione.
I suoi occhi sono gli occhi della fede: la fede nella Realtà che ha preso l’iniziativa di comunicarsi con noi. Noi non siamo soli. Le nostre vite non sono senza uno scopo. Una intelligenza amorevole ci ha desiderati e ci ha chiamati per il nostro nome ad essere persone conosciute e conoscitore, amate e capaci di amare, cui realtà più profonda non scomparirà mai. Le tracce della Sua presenza ci indirizza ad Egli (perché egli è personale, e deve essere, se siamo persone). Non saremo trascinati se apriamo i nostri occhi e ascoltiamo i nostri cuori.
Egli ci parla con parole della nostra esperienza umana. Egli assume in Cristo un volto umano affinché siamo presentati al Suo essere e alla Sua vita. Anche se noi siamo argilla. È così difficile per noi, non per un’ora, un mese o un anno, ma per tutta la vita con le attività periodiche, ci manteniamo in Sua serenità. La carne, la affettività, la mente, continuamente richiedono un alimento che sia più appropriato a esse. Il nostro fragile senso di noi stessi deve essere sostenuto ed espresso in attività, affermazione e realizzazione. Può capitare che proviamo a fuggire da tanta bellezza attraverso una rottura deliberata dell’armonia. Deformiamo la realtà attraverso i nostri bisogni nevrotici o scappiamo da tutto in una negazione psicotica. A volte pecchiamo per mantenerci ad una distanza sicura da Dio. Ma non c’è dove nascondersi. Cristo ha già percorso tutte le nostre vie, anche la via della morte. Egli viene a noi nella sua innocenza, anche nel nostro peccato. Egli può guarire il nostro desiderio di non essere guariti. Il Suo amore non sarà negato. Sicuramente noi non siamo soli. E lo sappiamo, qualunque sia la nostra parola. Speriamo che alla fine, soccombiamo alla luce della verità, accettiamo di essere amati e di amare pienamente. Il nostro silenzio sarà la realizzazione nella pace e nella gioia dell’adorazione.
Penso che sia stato questo che San Bruno volle dire con la sua espressione ‘
O Bonitas’.

 

Da Parkminster nuova ordinazione sacerdotale

Da Parkminster nuova ordinazione sacerdotale

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Sono lieto di annunciarvi cari amici lettori una nuova ordinazione sacerdotale certosina. La lieta notizia giunge dall’Inghilterra. Lo scorso venerdi, 1 aprile, in concomitanza com la ricorrenza della festività di San Ugo di Grenoble, il Vescovo Richard Moth della Diocesi di Arundel e Brighton, ha ordinato Dom Hesychios, dell’Ordine certosino, al sacro sacerdozio. Questi è stato monaco nella certosa inglese di Parkminster da 11 anni. La cerimonia dell’ordinazione si è svolta nella parrocchia locale del monastero, la Madonna della Consolazione (West Grinstead, West Sussex) per consentire la partecipazione di 80 persone tra amici familiari e partecipare alla Messa di ordinazione. Il Vescovo Richard ha reso grazie per questo nuovo sacerdote che eserciterà il suo ministero all’interno del monastero insieme ai suoi confratelli e fratelli che vivono una vita di penitenza e di preghiera per il bene di tutto il mondo.

Dom Hesychios, che è originario dell’Irlanda ed há studiato come aspirante infermiere in Germania, ha spiegato che ha preso il nome di “Hesychios” pochè significa pace, perché era esattamente ciò che ha trovato nella vita monastica ed esattamente ciò che stava cercando fino al giorno in cui non è entrato in certosa.

È stata una giornata di gioia, riflettendo sulla gioia della Pasqua che si è conclusa con una celebrazione per gli amici e la famiglia con un buffet nei terreni del monastero.

Dom Hesychios adesso è tornato come Padre alla vita claustrale in certosa, dove ci sono monaci e fratelli di circa 19 nazionalità, vivendo l’esigente vita del monaco certosino come prescrivono gli statuti dell’Ordine Certosino: “Infine, mediante la penitenza partecipiamo all’opera salvifica di Cristo, il quale ha redento il genere umano, schiavo ed oppresso dal peccato, principalmente elevando la sua preghiera al Padre e offrendo in sacrificio se stesso. Poiché dunque noi cerchiamo di rivivere questo aspetto intimo della missione redentrice di Cristo, pur non dedicandoci ad alcuna attività esterna, tuttavia esercitiamo l’apostolato in maniera eccellentissima” (Statuti 34, 4). Semplicemente questo è il sacerdozio essenziale del certosino.

A corroborare questo articolo una serie di foto della cerimonia, che ho scelto tra le tante inserite gentilmente in questo sito.

Che Iddio e San Bruno proteggano, benedicano ed illuminino il cammino monastico di Dom Hesychios.

Visita alla certosa di Parkminster

Visita alla certosa di Parkminster

certosa di  S. Hugh Parkminster

Nell’articolo odierno, sono lieto di mostrarvi un video tratto da un documentario realizzato dalla tv inglese BBC sui monasteri in Inghilterra. Il brano che vi propongo, riguarda la certosa di S. Ugo a Parkminster nella quale, la troupe televisiva fa straordinariamente il suo ingresso. Occasione ghiotta per ammirare gli ambienti della splendida certosa inglese ed ascoltare dalla voce di Dom Cyril la risposta ad alcune domande poste dai visitatori. Ho per voi tradotto in italiano il testo dell’intervista.

A tutti buona visione.

VISITA A PARKMINSTER

Narratore: La loro vita ha l’equilibrio che si paragona a fare una ricetta. È come se, con gli stessi ingredienti, preparassero una torta molto, molto diversa.

Trascorrono più tempo da soli e meno tempo in comunità, dove vivono un gran numero di monaci.

Le porte dei loro appartamenti non sono normalmente aperti ai visitatori, e hanno solo accettato di riceverci per un favore speciale al Padre Christopher.

Per il gruppo si tratta di un’occasione unica per sperimentare la vita monastica nella sua forma più pura, e Padre Christopher spera che possa ispirarli nei loro cammini spirituali.

Parkminster è costituita da una comunità di 25 monaci.

Padre Ciro, il maestro dei novizi guida il gruppo durante la visita.

Il monastero è composto da singoli appartamenti costruiti intorno al chiostro che, misurando un quarto di miglio ogni lato, è il più esteso d’Europa.

I monaci trascorrono qui 18 ore al giorno da soli nelle loro stanze lavorando, studiando e pregando in silenzio. Lasciano le loro celle solo 3 volte al giorno per andare in chiesa, quando cantano lodi al Signore, la maggior parte in latino.

Padre Cyrus: “Noi registriamo salmi, cantiamo canzoni di questi libri. Ogni settimana trascorriamo circa 5, 5 ore e mezza al giorno in Ufficio Divino. Ci alziamo a mezzanotte. Da mezzanotte alle 3, 3:30 … Trascorriamo tre ore durante la notte, poi la Messa del mattino ed i Vespri la sera.”

Visitatore: “Voi siete in piedi alle 3 del mattino?”

Padre Cyrus: “Sì. È un grande momento per essere sveglio. Infatti seguiamo la tradizione. Queste ore notturne sono davvero meravigliose per la preghiera.”

Narratore: La conversazione è permessa solo 2 volte a settimana ed anche così solo per poche ore. I certosini credono che sia in silenzio e solitudine, in costante preghiera e contemplazione, che i loro cuori sono purificati per ricevere la Parola di Dio.

Ogni mattina il cibo è lasciato davanti alla porta di ogni monaco, che resta da solo per pregare e riflettere.

Con nostra sorpresa abbiamo scoperto che Padre Cyrus ha abbastanza volontari, nonostante la distanza.

Padre Cyrus: “Non ci rendiamo conto di quanto dipendiamo da ogni tipo di cosa familiare. Ciò che viene detto, come le persone reagiscono a ciascuno, il senso della propria identità, quello che hai fatto…è ovviamente misericordia. Non si può sfuggire.”

Visitatore: “In un certo senso ciò che viene generato qui va al di là …”

Padre Cyrus: “Solo possiamo essere una sorta di presenza simbolica. Non sapremo mai ciò che ciascuno ha fatto, ma ciò che è importante, ciò che è essenziale è la realtà di Dio, la realtà della comunione con Dio, che davvero esiste nella sua forma più pura, in qualche modo. Ogni volta che una farfalla si muove qui, può essere ascoltata in Cina. Spiritualmente parlando, è qualcosa fatto in profondità, che è in qualche modo veramente aperto a Dio. Il tipo di vita che è lo scopo dell’Ordine”.

Visitatore: “Mentre ero lì, mi sono sentito assolutamente toccato, con ‘le vertigini’. Quella somiglianza negli obiettivi hanno raggiunto l’estremo. Ero ispirato ed allo stesso tempo confuso, perché tutto mi ha causato una reazione così intensa!

Grazie, Padre Ciro. È stato assolutamente ispiratore.

È il grado in cui la vita religiosa è in completo esilio, questo impulso ad un limite assoluto…voglio dire, dobbiamo davvero decidere circa ciò che vale la pena o non vale la pena. E posso affermare che, essere lì questa mattina, in quel luogo aveva troppo senso.”

Buone vacanze estive 2016

Buone vacanze estive 2016

certosine in riva al mare (spaziamento)

Monache certosine in spiaggia per lo spaziamento

Cari lettori e care lettrici di Cartusialover, eccoci giunti alla consueta pausa estiva. Come ogni anno, in questo periodo dell’anno, ci sarà un breve periodo nel quale non vi saranno nuovi articoli. Nell’augurarvi buone vacanze estive, desidero congedarmi da voi con un omaggio.

Da oggi infatti la sezione “canti certosini” si arricchisce di un nuovo contenuto audio, dal titolo” In the Silence of the Word“. Un cd registrato nel marzo del 1998 dai monaci certosini della certosa inglese di Parkminster, e composto da 61 brani. E’ stato richiesto ai monaci di compattare inni, antifone, salmi, letture (in inglese) e preghiere dai loro libri del coro, usati nell’ Ufficio del Mattutino, della durata di tre ore, per offrirci una versione della durata di una sola ora. Da oggi sarà presente la copertina del nuovo cd, sulla sidebar di destra, che si aggiungerà alle altre già presenti.

Brani di una bellezza davvero celestiale!

L’ascolto di questi canti, spero possa allietare il vostro spirito durante questa estate.

Buone vacanze, buon ascolto ed a presto…..

in the silence of the word

La morte in certosa

La morte in certosa

la certosa s. Ugo di Parkminster

Per celebrare la ricorrenza della “commemorazione dei defunti”, ecco a voi una commovente testimonianza.

Cari amici, prima di decidere di pubblicare l’articolo odierno, ho esitato tanto poiché esso contiene un documento filmato eccezionale e dal contenuto decisamente emozionante, , ma forse eccessivo, borderline con l’obiettivo di questo blog. Tuttavia avendone visto la diffusione in rete, ho deciso di proporvene la visione e di sottoporvi, in appendice, un breve questionario per conoscere il vostro parere. Io pur amando smisuratamente l’ordine certosino e tutto ciò che ad esso è legato, ed essendo convinto fautore della diffusione della conoscenza della profonda spiritualità di questo tipo di vita contemplativa, ho avuto forti perplessità nel diramarlo. Le motivazioni della mia esitazione vanno ricercate nella sensazione che ho avuto quando ho visto per la prima volta il filmato. Guardandolo, ho avuto un forte impatto emotivo, ed ho avuto la sensazione di aver forzato una porta stabilmente chiusa ed essermi intrufolato ad  assistere ad uno dei momenti più intimi e delicati che possono svolgersi tra le mura di una certosa. Voglio quindi che sia chiaro in voi, cari amici lettori, che in me non vi è nessuna intenzione di fare uno scoop, per il rispetto che nutro per la quiete monastica ed il nascondimento dei monaci. La storia della conversione del  personaggio protagonista della vicenda mi ha commosso ed intenerito.

E’ un reportage molto eloquente sulla cerimonia funebre e la successiva sepoltura di un fratello converso della certosa inglese di Parkminster. Si tratta del fratello converso John Roy, conosciuto come Fra Ciriaco, che è scomparso giovedì 30 maggio scorso a causa di un cancro che lo ha divorato negli ultimi sei mesi. Il compianto certosino era nato il 30 maggio del 1968 a Marade, Kochi, in India da Giovanni Maliyekkal e da Thankamma John, fu cresciuto ed educato  con sani principi. Terminati gli studi con una laurea in ingegneria, Roy ha iniziato a lavorare in una raffineria vicino Kochi nel Kerala. A causa del suo lavoro da ingegnere fu costretto a trasferirsi prima in Thailandia ed in seguito presso una raffineria in Qatar, dove conduceva una vita agiata poiché ben retribuito.

Ma è qui che interviene la Provvidenza, che stravolge le aspettative di vita del giovane Roy!!!

Egli infatti percepisce una profonda vocazione, che lo spinge ad abbandonare il prestigioso lavoro per ritornare a Kochi, laddove trascorsi cinque mesi, cominciò la sua attività caritatevole presso il Lourdes  Hospital di Kochi. Convintosi e confermata la sua vocazione decise di volare in Inghilterra per entrare tra le mura di una certosa, optando per la vita claustrale. Cominciò per Roy il periodo di postulato, trascorso il quale confermò la sua vocazione, vestendo l’abito di fratello converso a cui fece seguito il periodo di noviziato della durata di due anni. Ma il Signore ha voluto interrompere questo percorso, chiamando a sé il povero John Roy nel giorno del compimento del suo quarantacinquesimo anno. Alla famiglia che vive a Clydebank in Scozia vanno le mie condoglianze, esprimendo il cordoglio che mi permetto di esternare idealmente a nome di tutti i lettori di Cartusialover.

La cerimonia che vedremo si è svolta sabato 1 giugno 2013, alla presenza della comunità monastica  e di alcuni parenti maschi del defunto, i quali hanno assistito alla struggente funzione.

R.I.P.

Frate John Roy

α 30. 5. 68    Ω 30. 5. 13

Fra John Roy

Dom Jean Babeau: «il Signore ha un progetto per le sue idee!»

Dom Jean Babeau: «il Signore ha un progetto per le sue idee!»

L’aneddoto che oggi voglio narrarvi è accaduto in gioventù all’attuale priore della certosa inglese di Parkminster. Dom Jean Babeau, è nato nel 1956, è entrato nel 1980 alla Grande Chartreuse e nel 1986 ha fatto la professione solenne. Nel 1987 è stato nominato Procuratore, assumendo nel 2001 l’incarico di priore di Parkminster. Egli ci descrive un episodio svoltosi quando faceva parte, come molti ragazzi, di un gruppo di scout e di come in un attimo come colpiti da un fulmine i nostri cuori vengono stravolti per far si che si realizzino i disegni della Provvidenza. A seguire il testo di questo racconto fattoci da Dom Jean, che ci illustra il suo percorso vocazionale.

 “Questa notte è caduto un fulmine: guarda il solco sul terreno”, mi disse il mio capo mentre stavamo andando a prendere l’acqua per il lavaggio mattutino.

Se l’avesse saputo! Il giorno prima un fulmine aveva colpito il mio cuore.

Era il mio primo campo dei lupetti (la mia prima vacanza di branco) e avevamo appena visitato l’abbazia benedettina di San Wandrille.

Durante la cena, François, che mi era seduto accanto, si girò verso di me e mi disse:

 “Da grande farò il frate”. Gli risposi immediatamente “Anche io”. Pronunciando queste parole, il mio cuore fu illuminato da un lampo e arso da un fuoco che da allora non si è mai spento.

Avevo dieci anni. Ovviamente non sapevo niente della vita monastica: l’unica cosa che capivo era che un monaco era colui che pregava Dio e avevo sentito una pace molto profonda nell’abbazia. Nel corso degli anni, questa chiamata si è orientata verso la via dei certosini.

Il desiderio di vivere interamente per il Signore bruciava sempre di più nel mio cuore e niente riusciva a riempirlo; solo lo scautismo fu la grande gioia della mia giovinezza. I nove anni passati negli Scouts de France, del gruppo V° di Le Havre – da lupetto a rover –  mi sono serviti molto, sia dal punto di vista umano che spirituale.

Qui ho imparato la vita a contatto con la natura, l’arte di arrangiarsi e l’esercizio, inoltre, della responsabilità personale nello spirito del servizio e di attenzione agli altri.

La partecipazione all’Eucarestia, i momenti di preghiera, la benedizione dei pasti: tutte queste cose hanno aiutato la mia fede a inserirsi nella vita quotidiana per ravvivarla.

Mi ricordo in particolar modo di un campo di Pasqua dove partecipammo alla celebrazione liturgica della Settimana Santa in una parrocchia di campagna molto isolata: fu una meravigliosa iniziazione al mistero pastorale.

Charles de Foucauld, patrono del nostro gruppo, ha esercitato un’influenza silenziosa: anche io come lui, aspiravo a diventare “fratello universale”.

Non potevo accontentarmi di essere utile soltanto a qualcuno.

Ritirandomi nella solitudine di un convento certosino, abbracciavo il mondo intero con la mia preghiera.

E François? Non abbiamo mai più parlato della nostra famosa conversazione da allora. Avevo saputo per vie traverse che era diventato ufficiale nel corpo della Marina Nazionale. Provate a immaginarvi la mia sorpresa e la mia gioia quando, qualche giorno prima della mia professione perpetua, ricevetti un telegramma che mi annunciava la sua professione semplice in una congregazione religiosa nello stesso giorno della presentazione del Signore.

Il Signore ha un progetto per le sue idee!

Dom Jean Babeau, Priore della certosa inglese di Parkminster