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Il cardinale cappuccino in certosa

Cardinale O'Malley

Nell’articolo odierno vi propongo un breve video, testimonianza della visita del cardinale Sean Patrick O’Malley alla certosa valenciana di Porta Coeli. Nello scorso luglio infatti il cardinale statunitense ha fatto visita alla comunità certosina spagnola, la quale, come si vede dal video che segue, lo ha accolto cantando una splendida Salve Regina. Il simpatico cardinale, arcivescovo metropolita di Boston, che come consuetudine indossa il saio da cappuccino assiste alla inusuale performance dei monaci certosini con estrema beatitudine.

A voi il video…

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Fratello Domingos Mínguez

Fratello Domingos Míngues

Professo di Porta Coeli

Abito Fratello Converso

Proveniente da una famiglia di contadini, poveri di beni di questo mondo e nascosti agli occhi degli uomini, Domingos Mínguez raggiunse una grande perfezione, attraverso i sentieri di una condizione modesta. Suo padre gli affidò la guardia delle greggi. Il bambino crebbe nella campagna e nei boschi, senza sapere chi fosse Dio, ma ruminando in sé le meraviglie della creazione e chiedendosi: Chi ha fatto tutto questo?

Lo Spirito Santo parlava al suo cuore. Con un’attrazione viva allo stato religioso, non ci volle molto tempo a coronare i suoi anni passati, lontano dal mondo nell’innocenza e nella povertà. Il giovane Mínguez rispose ingenuamente a questa prima spinta del Cielo, senza sapere dove sarebbe arrivato, lasciando alla bontà di Dio, la cura d’imprimergli una direzione. La Grazia fece lentamente la sua opera. Appena il giovane raggiunse l’età di rendersi autonomo finanziariamente, i suoi genitori lo mandarono come servo alla Certosa di Porta Coeli. «Non è la strada che porta alla ricchezza, loro dissero, ma è quella che porta sicuramente al paradiso. Nostro figlio sarà là, in mani sicure ed in una buona scuola.» Ed il giovane pastore prese un posto tra i servi della casa. Inoltre, era un ragazzo robusto, di grande statura, resistente alla fatica, non ritirandosi mai davanti al lavoro. Tutto questo con una semplicità infantile, con un’obbedienza cieca, una pietà semplice e discreta.

Il seme della vocazione depositato in così buona terra si sviluppò velocemente. Docile alla voce del cielo che diventa ogni giorno più distinta, Mínguez chiese timidamente il favore di essere ammesso alla prova come postulante. Questo favore, non si può in buona fede rifiutare. Tutto parla in lui: il suo esterno ben composto, il suo linguaggio pieno di bontà, il suo spirito eccellente, il candore del suo viso. Puro, innocente, lo fu durante tutta la vita. Il suo confessore lo dirà più tardi. Il Priore, felice di avere un ragazzo così consigliato, gli diede il santo abito alla vigilia dell’Immacolata Concezione (1572).
Come un lavoratore, Fra Domingos rimase quello che era. Impossibile, in questo aspetto, richiedere di più. Abbastanza consapevole delle questioni agricole, egli migliorò la proprietà e coltivò le piantagioni di olivo, che gli rese bei benefici. Non parleremo della sua competenza per quanto riguarda il bestiame. In questo campo era diventato un vero maestro da molto tempo.

Una caratteristica lo distingueva moralmente: aveva una benevolenza, quella bontà nell’anima, senza concorrente; una pietà che si estendeva anche agli animali. Scontentare un confratello, maltrattare un servo, disturbare un povero animale…non lo faceva mai!

Inoltre, egli godeva di una meritata reputazione per la dolcezza e la pazienza nella religione. Religiosi, conversi, servi, lavoratori, tutti lo veneravano profondamente, così bene che, per distinguerlo da un altro fratello con lo stesso nome, lo chiamavano: Domingos “il santo”. Il Priore, anche un grande ammiratore di questa eccellente persona, disse un giorno: «Quando la morte porterà via il buon Fratello Mínguez, perderemo una delle colonne della casa.»
Anche se ogni figlio di San Bruno è istintivamente devoto servitore di Maria, noi ci saremmo censurati, se avessimo lasciato all’ombra la tenerezza filiale del nostro Fratello per l’augusta Madre di Dio. Come egli era felice di appartenere a un ordine in cui il culto della Regina del cielo è particolarmente esaltato! E che unzione a recitare quella lunga serie di Ave Maria, che compongono l’Ufficio dei nostri fratelli!!Maria non mancava con il caro Domingos, gli apparve diverse volte. C’era tra di loro un’effusione di amore difficile da descrivere. Certamente il santo uomo mai parlò di questo rapporto intimo con il cielo. Ma un giorno, essendo distratto al punto di dare di capire che la sua cella era spesso inondata di chiarezze straordinarie, un confratello lo incalzò con domande così insinuanti, che lo portarano a fare il seguente racconto: «Una notte, ero in una desolazione deprimente. Quasi in preda alla disperazione, supplico alla Beata Vergine di avere pietà di me. Un po’ più tardi, quando ero nell’oratorio, senza luce, mi ritrovo circondato da fuochi celesti. Si direbbe una bellissima alba. Maria appare all’improvviso, il volto sorridente, lo sguardo rivolto teneramente al suo indegno servo. Nello stesso momento, le nubi di tristezza si evaporano, il mio cuore si apre alla gioia e la mia povera anima serena rende grazie alla sua insigne benefattrice.» Confuso, soffocato, bagnato di lacrime, il povero fratello interrompe venti volte il suo racconto commovente. «E soprattutto, aggiunge con una vivacità penetrante, e soprattutto non dire questo a nessuno, Io non te lo permetterò.»

Il servo di Dio aveva 45 anni di professione quando una febbre forte lo incollò al letto. Aveva solo 63 anni, ma il lavoro e le austerità avevano prematuramente minato la sua costituzione robusta. Sentendo la diminuzione delle forze e vedendo che arrivava la sua fine, chiese gli ultimi sacramenti e li ricevé con un fervore ammirevole. Dettaglio edificante che sottolinea la delicatezza della sua coscienza. Durante la cerimonia, chiamò il procuratore e borbottò qualche parola a bassa voce: senza dubbio, un’ultima confessione privata. Egli si ritenne gravemente colpevole, perché la sera prima, in un attacco di febbre, cadde e ruppe con il suo piede un bicchiere pieno d’acqua che avevano messo al culmine del suo letto. Pieno di rimorso, egli non voleva entrare nell’eternità con l’anima caricata di questo peso.

Poi il pensiero di Dio e del cielo, lo assorbì totalmente. Con lo sguardo sul crocifisso, rimase stordito in profonda contemplazione; si avrebbe detto che intravide come un raggio di luci celesti. Iniziò l’agonia; il moribondo si consegnò alle ultime preghiere. E fu pronunciando i due nomi di Gesù e Maria, che egli si addormentò nella pace del Signore. Era il nono giorno del mese di settembre dell’anno 1609.

La notizia della sua morte provocò un’esplosione di condoglianze e manifestazioni pubbliche di venerazione. Tutti proclamavano la sua santità e condividevano le sue vesti come veri reliquie.

I prodigi di Fra João Fontana

I prodigi di Fra João Fontana

genuflesso in devozione

Fratello João Fontana

Professo di Porta Coeli

João Fontana, di origine spagnola, entrò nell’anno 1419 nella Certosa di Porta Coeli, nella diocesi di Valencia, per indossare l’abito di converso.

Era un uomo semplice, stimolato da una pietà solida, guidato da un notevole spirito di fede. Una preghiera, in particolare il Padre Nostro, che compone con l’Ave Maria l’Ufficio dei nostri Fratelli, lo metteva in uno stato d’animo vicino all’estasi. Appena pronunciava la prima parola della preghiera di domenica, immediatamente si fermava. Era il rispetto dovuto alla presenza della maestà divina che paralizzava le sue labbra? La sua anima si scioglieva di amore e di fiducia con questa sola parola: Padre Nostro, Padre mio? Il sant’uomo sempre ripeteva a sazietà: Padre Nostro che sei nei cieli. Poi, premuto per tempo, continuava senza interruzioni, in modo che aveva tutto il tempo del mondo per recitare i suoi Padre Nostro e Ave Maria.

I superiori, apprezzando le eccellenti qualità del fratello João, gli affidarono un’ obbedienza delicata: andare ai fornitori della Città. Lui prese questo compito con cura, senza mai separarsi della serietà che spetta ai religiosi. Lungi dall’essere distratto, il rumore e la confusione della strada ravvivava la sua pietà, lo faceva stimare ancora di più il prezzo della sua vocazione. Se si fermava davanti a una Chiesa, lui entrava ad adorare l’ospite dei Tabernacoli. Ma questo sempre fugacemente maiper un tempo prolungato, perché altrimenti avrebbe dovuto rimproverare se stesso per aver sacrificato il dovere per le attrazioni della devozione.

Una volta, però dimenticò se stesso nel convento di Roqueta, situato in un quartiere lontano da Valencia. Sopraffatto dalla stanchezza, sentì che non sarebbe arrivato in Certosa prima di sera. Ed eccolo in preda alla disperazione. Che inquietudini causate da questo ritardo! Che impressione sgradevole produrrà nella comunità questo reato così grave? (Il primo di cui era consapevole). Ed il povero Fratello cominciò ad urlare ad alta voce: «Oh buon Gesù! Abbi pietà del tuo servo. È in tuo potere guidarmi a casa prima del momento del grande silenzio. Non rifiutarmi questa grazia.» E poi subito, prodigiosamente, fu trasportato, come senza sapere, alla porta del monastero.

João Fontana, anche se era in buona salute, ebbe la sensazione che la sua fine era vicina. Aveva l’abitudine, quando andava in città, di fermarsi alla casa delle Suore di San Giuliano, la cui madre superiora era una sua parente. Un giorno, contro la sua abitudine, proseguì. La sorella portinaia lo vide per caso, giudicò che aveva qualche dimenticanza da parte sua. «Mio buono fratello, lei gli disse, non entrerà nel salotto? – No, mia sorella, rispose. Saluta per me la sua buona Madre e dille, per favore, che non ci torneremo a vedere più in questo mondo». Appena arrivò in Certosa, il caro Fratello si ammalò gravemente, e dopo qualche settimana si addormentò nel sonno del giusto (1 Feb 1464). Egli ha vissuto questa santa vita per ben 45 anni nell’Ordine!

Intervista a Dom Luis Marìa Nolasco Priore di Porta Coeli

Intervista a Dom Luis Marìa Nolasco Priore di Porta Coeli

In questo articolo odierno vi propongo una interessante intervista telefonica, effettuata da una emittente radiofonica spagnola al nuovo Priore della certosa di Porta Coeli. Dom Luis Maria Nolasco, difatti è stato eletto priore in sostituzione di Dom Pedro Castro che svolgeva tale mansione da quattro anni, ma costretto a lasciare l’incarico a causa della sua veneranda età. Il giovane Dom Nolasco, già Maestro dei novizi è nato a Lisbona nel 1971, ha cominciato a studiare medicina e poi successivamente teologia. Dopo un breve periodo trascorso nella certosa portoghese di Evora, nel 1998 è entrato nell’Ordine certosino, alla certosa di Miraflores a Burgos. Lo scorso 6 ottobre, in occasione del giorno dedicato alla celebrazione di San Bruno, Dom Luis è stato raggiunto telefonicamente ed eccezionalmente ha rilasciato l’intervista che segue. Ho tradotto il testo del contenuto di essa, ma vi offro anche il contributo audio, in spagnolo, con la voce del giovane e fervoroso neo priore di Porta Coeli, che trasmette con il suo bel tono di voce tutto l’amore verso la vita claustrale certosina.

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Dopo una breve introduzione sull’Ordine certosino e la vita monastica in certosa, inizia l’intervista:

Padre Luis Maria Nolasco, buon pomeriggio!

Buon pomeriggio!

Mi unisco al ringraziamento della nostra emittente per aver accettato questa intervista telefonica, perché tutti capiscono che i certosini, naturalmente, a causa della natura della propria vocazione, del proprio carisma, conducono una vita di solitudine, di raccoglimento, di silenzio. Però Padre Nolasco non solo hai accettato di essere al telefono, ma ha lasciato la ora Nona che gli altri monaci recitano adesso. Grazie mille per avere risposto alla nostra chiamata in questo giorno per voi speciale, il giorno di san Bruno.

Sì, oggi è un gran giorno per i certosini, celebriamo il nostro fondatore che nove secoli fa ricevé questo carisma dallo Spirito e fondò l’Ordine della Certosa, come uno spazio per vivere la vocazione data dal Signore, la vocazione per vivere unicamente per Egli. Una vita d’amore, di consacrazione alla preghiera, alla vita spirituale.

Tu sei di origine portoghese, ma con il cognome Nolasco, è quasi simile, dico, con San Pietro Nolasco. Non hai mai pensato di entrare nel suo Ordine?

In realtà, sinceramente no. Perché sono già stato diocesano e in contatto con la Parrocchia, in particolare con il clero diocesano, ed al seminario già sentivo questa inquietudine vocazionale di una vita di maggiore consacrazione, una vita monastica e, come ho detto, cosa mi attraeva era una vita monastica, quindi non vedevo un’altra forma di vita religiosa che non fosse la vita monastica. Ed essendo stato ordinato sacerdote più tardi, ho potuto sentire che l’unica ragione per cui avrei potuto lasciare di essere, era se io abbracciassi la vita monastica. Perché dover cambiare per un’altra forma di vita religiosa come l’apostolica, no. Ho venerazione per San Pietro Nolasco per l’affinità al nome, ma onestamente io non ho mai pensato di entrare al suo Ordine.

(l’intervistatore e il Padre parlano sui problemi con la connessione telefonica)

Qui in studio radiofonico vediamo le immagini della Certosa di Porta Coeli a Valencia …(14.55)

Sì, in effetti, è una bellissima Certosa, credo che sia una delle più belle dell’Ordine. Un’autentica Porta Coeli, la Porta del Cielo, è un Certosa consacrata alla Vergine Maria, la terza fondazione dell’Ordine in Spagna, una Certosa antica, la sua fondazione è stata effettuata il 1272. La verità è che godiamo di un ambiente veramente eccezionale, ideale per la nostra vita, uno spazio di silenzio, di solitudine tra le montagne, siamo a 30 km dalla città, per noi è molto importante questo ambiente di raccoglimento, di silenzio, perché se avessimo i rumori delle case, delle città, degli aerei sarebbe molto difficile.

Tu sai, siamo realistici, naturalmente l’Ordine dei Certosini che è secolare, nel corso dei secoli ha perso non solo i propri monasteri, le Certose, ma anche i monaci certosini. Siete consapevoli, naturalmente, di questa realtà, ma nulla impedisce di essere consapevoli dell’attualità del carisma certosino oggi, nel 2015.

Sì, certo, nell’Ordine non abbiamo il numero di monaci che avevamo prima. Qui in Spagna abbiamo avuto 16 Certose e ora ve ne sono solo 3. Però il carisma certosino continua ad essere attraente per i giovani. Alcune Certose di altri paesi, ad esempio, hanno molte vocazioni, alcune anche hanno il chiostro completamente riempito. Si tratta di un carisma attraente perché credo che quello che incoraggia non è il carisma, ma è Dio, è l’amore di Dio e Dio è sempre eterno, Dio rimane sempre. L’amore di Dio è questa attrazione, questo fuoco d’amore che infiamma questi giovani e, naturalmente, mai passerà. Purtroppo viviamo in questo paese un tempo di secolarizzazione, e forte scristianizzazione. Ma è anche un tempo della nuova evangelizzazione e crediamo che il nostro carisma, proprio a causa di questa centralità “Solo Dio”, è una cosa che in questo momento c’è un po ‘più di difficoltà a capire le persone dall’esterno, sulla vita che conduciamo qui, ma abbiamo fiducia nell’amore di Dio, confidiamo nel Signore, che l’Ordine è Suo, la Certosa è Sua e la Sua misericórdia continuerà a suscitare nei cuori di questi giovani il desiderio di abbracciare una vita contemplativa, una vita il cui fine è solo Dio.

(L’intervistatore e il Padre parlano suoi problemi di connessione con il telefono e spiegano che ci sono interruzioni nella chiamata per questo).

Vogliamo continuare in qualsiasi momento con questa spiegazione, con questa intervista perché vogliamo approfittare di questa opportunità per far conoscere questo carisma, anche questa possibile promozione vocazionale. Perché da quello che leggiamo, da ciò che vediamo in TV, film, l’attualità di questa vocazione per coloro che vogliono mettersi in contatto, per esempio, con la Certosa di Porta Coeli, può essere perfettamente plausibile.

Sì, è chiaro che noi, a differenza di altri monasteri, di altri Ordini, non abbiamo ostelli, pertanto non riceviamo le persone dall’esterno, solo riceviamo i candidati che vogliono fare un’esperienza vocazionale, un’esperienza di discernimento vocazionale. Di solito hanno un primo contatto per lettera o telefonata alla Certosa, oppure un contatto via email. E alla prima selezione, al primo contatto, se vediamo che c’è reale possibilità di entrare alla vita certosina proponiamo al candidato di vivere un’esperienza in Certosa dove sperimenterà la nostra vita, l’essenziale e, sulla base di questa prima esperienza, saprà se proseguirà il processo d’accompagnamento, di discernimento o se davvero non è una vocazione certosina.

Capisco che la giornata di oggi sia stata speciale. Come avete organizzato? C’è qualcosa di speciale per celebrare la festa di San Bruno, il giorno del fondatore?

Sì, ma in Certosa, anche i giorni più solenni non cambiano molto. Quindi diciamo che è un momento speciale, ma è un momento speciale che si trova in qualsiasi Solennità o Domenica. Rispetto al giorno ordinario, la differenza è che in questo giorno non lavoriamo, non lavoriamo neanche in giardino. L’ufficio divino, Mattutino, Terza, Sesta, Nona…tutti al coro e la Messa è concelebrata. Mangiamo sempre da soli, ciascuno nella sua cella, ma in questi giorni più solenni e la Domenica mangiamo insieme nel refettorio. Abbiamo anche un incontro nel Capitolo dove si legge una parte della Sacra Scrittura. Abbiamo anche una ricreazione di circa un’ora in cui parliamo l’un all’altro. E così trascorre il giorno della festa di San Bruno. Naturalmente, all’interno, ogni monaco certosino in questo giorno, in particolare, supplica a San Bruno la grazia della perseveranza in questa vocazione, la grazia della santità, la grazia della preghiera. Ma diciamo che il più fondamentale è questa celebrazione interiore. Esternamente il giorno non cambia molto rispetto agli altri giorni solenni.

(Ringraziamenti degli speaker radiofonici)

Grazie a tutti, tanti saluti a tutti gli ascoltatori e… vi raccomandiamo in preghiera.

6 ottobre, un giorno di gioia

6 ottobre, un giorno di gioia

san bruno di zurbaran

6 ottobre, giorno di festa per tutti noi seguaci ed ammiratori dell’Ordine certosino. Oggi si celebra, in occasione del suo dies natalis, san Bruno, il fondatore dell’Ordine da noi amato. Per meglio onorarlo ho pensato cari amici lettori di Cartusialover di offrirvi un articolo sul santo, ma anche di donarvi un altro contributo audio. Da oggi, infatti, sulla sidebar di destra, troverete un nuovo CD, al quale  potrete accedere cliccando sulla icona della copertina e godervi l’ascolto di “Spes Mea”.

Si tratta di una raccolta di canti gregoriani della Festa di San Bruno registrati alla Certosa di Serra San Bruno.

Sono venticinque brani nei quali ascolteremo l’ufficio e la messa di san Bruno secondo il rito certosino, una vera cura per l’anima.

Buona festa di san Bruno e …buon ascolto.

I “gozos” di san Bruno

gozos Porta coeli

Ma in questo giorno di gioia, vi parlerò anche di queste popolari composizioni poetiche che vengono realizzate in Spagna secondo un’antichissima tradizione. Fin dal Medioevo, furono composte in onore della Vergine, di Cristo o di santi. Esse sono i gozos, ovvero le gioie venivano cantate durante le celebrazioni di una festività religiosa, durante la messa, e nel corso di una processione dedicata al santo che si onorava. Lo scopo di queste realizzazioni era quello di rendere omaggio per i beni ricevuti dal santo a cui si era devoti, o come una forma di preghiera per una speciale richiesta di protezione contro il male. Ovviamente vi offrirò dei gozos di san Bruno tramandati nei secoli per generazioni. In essi vengono ripercorse le tappe della vita vissuta all’insegna di santità di Bruno, dagli anni della giovinezza fino al giorno della sua morte.

Per tutti coloro che hanno svolto la Novena che vi ho proposto, ma anche per chi volesse rivolgersi solo oggi alla misericordia di Bruno, preghiamo.

Ardente della chiamata d’amore,

siete un acceso serafino .

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

Sono nato a Colonia,

e dopo un infanzia innocente

ansioso andai in Francia

per la promozione della scienza.

Con la vostra conoscenza e la virtù,

conquistai premi e lodi.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

In Reims eri Cancelliere

nelle sue famose scuole,

aggregavi

l’umiltà ed il sapere.

Tu eri un saggio maestro,

E medico di tutte le virtù.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

La condanna infame avuta da

Raimondo morente.

Ti fa decidere di  lasciare il mondo,

per trovare la perfezione.

Disprezzi cariche ed onori,

é in Cristo il tuo amore.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

Bruno ed i suoi compagni

hanno da riferire qualcosa, ad  Ugo

il quale vede giungere verso  il deserto

sette stelle luminose.

Sei per tutti  loro,

Guida, Padre e Pastore.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

La vostra preghiera continua,

con grande penitenza e digiuni

Dio darà una tale presenza,

di così alta contemplazione,

popolerà il deserto di persone

che seguiranno il vostro amore.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

La preghiera è così fervida,

che si muove nello stesso cielo,

e in virtù dona alla  terra

una fonte di acqua chiara e miracolosa.

Così si dà ai vostri figli

frutti di  infinito amore.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

Atleta invincibile di Cristo,

grande luminare della Chiesa,

di tutte le virtù e della scienza

il vostro zelo è noto,

luce e la forza del papato

e il sacerdozio d’onore.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

Della morte feroce e infida

liberasti il Conte  Ruggero

Che cosa aveva da temere

che speranza avrebbe avuto ?

Chi si affida a tale Patrono

deve eliminare ogni paura.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

La tua tomba miracolosa

è  prodigiosa piscina

di tutta la cattiva medicina

che accorre con fervore.

Ogni volta risulta benigna

ascoltando il grido degli oppressi.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

Come con Gesù il vincitore

Vi aspetterò nell’Empireo.

Padre, Bruno, mio ​​Dio,

a cui ci rivolgiamo per chiedere grazia.

Exaltasti Super terram habitationem ejus.                             Ut investigaret Sapientiam in oratione SUA.

Preghiera per la sua intercessione

Oh Dio, che hai chiamato San Bruno a servirti in ​​solitudine, concedi a noi, per sua intercessione, tra le vicissitudini di questo mondo in cui viviamo, di affidarci sempre a Te.

Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

(Tratto da la Liturgia di San Bruno della Cartuja di Porta Coeli)

Altri gozos

1 VAL DE CRISTO

val de cristo 2

3 VAL dE CRISTO 3

Dalla danza contemporanea alla cella di una certosa

Dalla danza contemporanea alla cella di una certosa

Emilio Cervellò

Con questo articolo odierno vi propongo la storia di una conversione contemporanea, apparentemente inspiegabile. Lo stupore è ragguardevole, in quanto la vicenda che vi narro è accaduta pochi anni fa in piena epoca di globalizzazione e di consumismo ipertecnologico.

Il giovane protagonista di questa  vicenda è portoghese e si chiama Emilio Cervellò, fin da adolescente si è dedicato alla sua grande passione la danza. In questo ambito la sua dedizione, fatta di allenamenti e sacrifici, lo ha portato ad essere un promettente ballerino di danza contemporanea. Emilio è stato ingaggiato da una importante compagnia di ballo, “Companhia Portuguesa de Bailado Contemporâneo” che lo ha portato ad esibirsi anche al Teatro Camões  di Lisbona. Cervellò sembra giunto dunque all’apice della realizzazione del suo sogno, coronato da successo, notorietà, ricchezza e benessere, i falsi valori della società contemporanea.

Ma all’improvviso tutto muta, perché?

Cosa accade nell’animo di questo giovane del XXI secolo?

Egli infatti decide di abbandonare la sua vita, per abbracciare la vita eremitica nella clausura certosina della certosa di Valencia, passando dal clamore del palcoscenico all’isolamento di una cella monastica. Sembra inverosimile, eppure è accaduto realmente, infatti dall’ 8 aprile del 2009 Emilio Cervellò ha fatto il suo ingresso nella certosa spagnola rinunciando per sempre alla sua passione che aveva caratterizzato la sua giovane esistenza. Una scelta che si basa sulla rinuncia degli affetti, dei beni materiali per andare ad incontrare nella solitudine Dio ed unirsi intimamente con Lui.

Nel documento filmato che seguirà, potremo assistere ad una intervista effettuata nella cella di Emilio Cervellò all’indomani del suo ingresso in clausura. Egli risponde a diverse domande davanti ad un quadro della Vergine di Guadlupe unico arredo della spoglia cella monastica. L’intervista è in lingua portoghese, ma per voi ho ritenuto utile estrarre il testo e tradurlo in italiano. Emozionante risulta essere la serenità che contraddistingue il linguaggio ed il tono della voce di questo giovane a cui la Divina provvidenza ha riservato un futuro nettamente diverso da quello che sembrava essere.

Il messaggio che traggo da questa storia è che Dio chiama sempre…sta a noi ascoltare!!!

Testo Intervista (tradotto in italiano)

(I) Ma chi è Emilio Cervellò ?

Io sono un ballerino professionista, ora sono  in procinto di cessare di esserlo .

(I) Come hai scopertola  passione per la danza ?

Ho sentito una vocazione per la danza a soli 7 anni ed a 12 anni ho iniziato a studiare in modo regolare, disciplinata, per formalizzare alcuni studi fino a completare la carriera e iniziare una professione come ballerino .

(I) E in tutto questo come Dio è entrato nella tua vita ?

Sin da  piccolo, quando ero un ragazzino, ho vissuto con la presenza di Dio, una cognizione di Dio molto oprecisa . Poi, con l’emergere di questa mia passione per la danza e la vocazione di diventare un ballerino, cominciai ad allontanarmi, poiché il mio cuore iniziò a farsi troppo pieno di danza .

In seguito, cominciai la  pratica dello yoga che nell’ambito del mio lavoro  mi spinse ad una  esperienza di meditazione, di rilassamento, di apertura al trascendente. Ed è allora, che, in un modo apparentemente casuale, scoprii la  contemplazione.

(I) Per te il danzare ed il pregare hanno alcuna relazione ?

Hanno immensa  relazione. La danza sesiste da quando l’uomo esiste. E l’uomo ha bisogno di trascendere la sua esistenza . E ‘ insito in noi la ricerca di  Dio. E poi anche l’associazione di apparenti coincidenze, l’Ordine della Certosa esplode nella mia vita ed io me ne innamoro velocemente. Ho iniziato a leggere gli Statuti dell’Ordine, ne ho trovato un grande senso e decido di cominciare un nuovo cammino di discernimento, di riconciliazione con la Chiesa, con Cristo .

(I) Come sarà la tua vita da adesso si certosino ?

Sarà una vita molto tranquilla, senza molto stress . La vita del certosino è molto semplice , una vita estremamente semplice, ma non per questo una  vita facile .

(I) Quali sono le prospettive della tua vita nei prossimi 50 anni?

O 60 o 100 anni … chi lo sa ? Nessuno sa con certezza cosa ci aspetta un secondo dopo . Credo che il segreto è quello di vivere un giorno alla volta . La prospettiva è la felicità in Dio. Credo che questo sia ciò che Dio si aspetta da me e spero di avere la forza di corrispondere . In caso contrario, la forza di tornare anche per discernere e sapere cosa Egli si aspetta. La vocazione di solitudine e di silenzio, vocazione cristiana, perché è proprio ciò che il Signore vuole da noi. Nel contesto , al servizio della Chiesa e del mondo. Quindi penso che non c’è nulla da temere .

Dossier certose attive: Portacoeli

Dossier certose attive: Portacoeli

La certosa di Portacoeli, meta de nostro approfondimento odierno fu il terzo insediamento certosino in territorio spagnolo. Questo complesso monastico è situato su di una piccola collina ai piedi della sierra di Nàquera, nei pressi di Sagunto, ed a soli 31 chilometri da Valencia. La sua storia comincia nel 1272, per proseguire ininterrottamente fino al 1835 quando la comunità certosina fu allontanata a causa della legge di desamortización de Mendizábal. Nel 1898 gli ambienti monastici furono convertiti in un sanatorio per malati di tubercolosi a causa della sua posizione in un luogo incontaminato ed idoneo per la cura di questa malattia. Poi finalmente il 25 maggio del 1943 fu stabilito il ritorno alla sua antica funzione e nel 1944, l’Ordine certosino dopo interventi di restauro decise di reintegrarvi un gruppo di monaci provenienti dalla certosa di Miraflores, i quali poterono così riavviare l’attività claustrale. Da allora e fino ad oggi l’attività conventuale è ripresa e continua serenamente.  Da sottolineare, che di recente la comunità certosina di Aula Dei, per la recente chiusura, è confluita a Portacoeli. Nel corso di questa storia secolare a Portacoeli hanno vissuto figure di grande spessore, e protagonisti della storia dell’Ordine e non solo. Tra i tanti voglio ricordarvi i priori e Generali Dom Bonifacio Ferreri (1402-1410), Dom Francisco Maresme (1437-1463) oltre a  Francesco Aranda e Juan de Nea, costoro hanno contribuito in vario modo ad aumentare la fama di questo convento valenciano, attraverso i loro interventi finalizzati ad incrementare la prosperità materiale ma soprattutto quella spirituale. Le immagini che vi offro, hanno lo scopo di farci calare nelle atmosfere di questo luogo, oasi di quiete nonché ricco di ricchezze storiche ed architettoniche. A seguire un breve filmato che documenta la quotidiana attività monastica, che si svolge immutata da secoli in questa certosa.

Per contatti ed informazioni

BUONA VISIONE