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Il nuovo vescovo di Evora in certosa

Vescovo in cattedrale per insediamento

Lo scorso 26 giugno Papa Francesco ha nominato Arcivescovo Metropolita dell’arcidiocesi di Évora (Portogallo) S.E. Mons. Francisco José Villas-Boas Senra de Faria Coelho, finora Vescovo titolare di Plestia ed Ausiliare di Braga.

Il Vescovo, fresco di nomina, da sempre amico dei certosini della certosa di Scala Coeli di Evora, i quali si sono scusati per non aver potuto partecipare alla sua solenne cerimonia di insediamento in Cattedrale, avvenuta il 2 settembre scorso, a causa delle rigide regole della clausura. Per questo motivo lo hanno invitato a partecipare in certosa ai festeggiamenti di sabato 8 settembre in occasione della festa solenne della Natività della Beata Vergine Maria. D. Francisco José Senra Coelho ha accettato volentieri l’invito dei monaci suoi amici, ed ha presieduto la concelebrazione eucaristica, ha poi condiviso, in silenzio, il pranzo con alcuni monaci in refettorio ed ha parlato poi con loro in una stanza di rappresentanza del Priore, ricordando a tutti che egli era il loro parroco e aveva preparato proprio in certosa, con un ritiro spirituale, la sua ordinazione episcopale. E’ ancora vivo il ricordo di quando esercitava da sacerdote il ministero dell’esorcismo e chiedeva ai certosini preghiere per il suo operato, convinto che “il demonio si espelle solo con tante orazioni”. Un altro attestato di stima verso i figli di San Bruno, fu quando le reliquie di Santa Teresinha passarono per la città di Evora e D. Francisco José Senra Coelho, volle che transitassero per la certosa per essere ossequiate dai monaci certosini. Un gesto di vero affetto e venerazione per la vita contemplativa!

Reliquie di santa teresinha

Al termine della giornata, cantando nel coro i Vespri solenni il Vescovo si è congedato dalla comunità certosina, manifestando loro ancora una volta il suo speciale affetto e devozione, impartendo loro la prima benedizione.

Per volontà dei monaci è stata effettuata una ripresa video della Santa Messa ecco a voi il filmato!

Video

video

Un certosino intervistato

in preghieraa

Vi propongo una intervista, rilasciata da un monaco certosino alcuni anni fa, ad una rivista portoghese. In essa il giornalista pone al religioso una domanda molto semplice: ” Che cosa è per te la preghiera?” Leggiamo insieme la sua esaustiva risposta.

” Chiedere ad un monaco certosino” cosa significa per te la preghiera?” è come chiedere cosa significa il mare per un marinaio… è tutto!
La preghiera è la mia professione, la mia vita, la mia occupazione, il mio affetto, la mia vocazione, il dono che Dio mi ha dato.
La preghiera è lo scopo della mia esistenza. Il mio senso della vita. La preghiera è un mezzo per glorificare a Dio; ma anche, per questo, è la fine a cui si ordinano molti altri mezzi, cioè tutta la mia vita quotidiana.
In questa, il primo e principale aiuto per la mia contemplazione mi viene dal tempo, abbondante, che dedico alla divina rivelazione. Quindi, più che contemplazione, la chiamo “audizione”; audizione attenta della parola di Dio nel silenzio e solitudine del monastero.
Dio nella certosa si rivela come un essere vivente, personale; come qualcuno che vede e vuole. Ecco il fondamento della preghiera cristiana. Non pregheremmo se Dio fosse solo qualcosa, un’idea, o un essere inanimato. Questo rapporto personale diretto con Dio vivo è proprio nello stile certosino di pregare. Dico certosino, perché noi, esperti di contemplazione, ci dedichiamo soprattutto alla preghiera solitaria. Altri vanno in direzioni diverse, hanno altri carismi. Alla Certosa viene chi si sente intimamente attratto dall’invito di Gesù ad entrare nella stanza e pregare il padre in segreto. Preghiera, per me, certosino, significa soprattutto preghiera solitaria.
E ‘ vero che tutti questi eremiti che convivono in una certosa si riuniscono tre volte al giorno nella liturgia comunitaria. Ma anche allora, cercano di cantare spontaneamente, sempre senza prove preliminari, o al buio, in un relativo isolamento che favorisca l’unione intima, diretta con Dio.
Del resto, è proprio questo rapporto con Dio che ci unisce, nel Signore, a tutti i nostri fratelli. Ai presenti e agli assenti. Il cuore, lungo e acceso nella solitudine, copre l’intera umanità. Quindi tutti noi, quelli che siamo chiamati ad una vita puramente contemplativa (o “uditiva”, come io la chiamo! ) ci troviamo nel cuore della Chiesa, e nel cuore del mondo, e la nostra missione consiste nel mantenere viva nella chiesa questa dimensione contemplativa “.
(da un certosino di Scala Coeli; articolo nella rivista “Communio”, Lisbona, 1985).

Giubileo sacerdotale a Scala Coeli

13-1

Cari amici di Cartusialover, sono lieto di annunciarvi che lo scorso sabato 24 settembre, nella certosa portoghese di Scala Coeli, si è svolta una suggestiva cerimonia celebrativa. L’occasione è stata la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del sacerdozio di Dom Paulo, e pertanto la comunità certosina si è stretta al proprio confratello con una Messa di ringraziamento in onore della Madonna. Padre Paulo ha poi celebrato, fuori della clausura, una Messa per i suoi parenti ed amici intimi nella cappella di san Bruno.

Di questa lodevole iniziativa vi offro il documento filmato che segue. Fervidi auguri a Dom Paulo per il prosieguo della sua vita monastica.

Ad multos annos e Deo Gratias!

Esperienza vocazionale in certosa

Esperienza vocazionale in certosa

cartoon certosino

Vi propongo una lettera, scritta da un giovane al termine di una sua esperienza vocazionale vissuta nella certosa portoghese di Scala Coeli, in Portogallo. Il testo che segue ha lo scopo di estendere una testimonianza delle emozioni che si provano nell’intraprendere questo cammino contemplativo in certosa.


La mia esperienza in Certosa

Caro amico, V. H. vorrei dirti che la mia esperienza alla Certosa di Scala Coeli a Évora è stata unica; momenti di immensa spiritualità, come mai prima avevo sperimentato nella mia vita.

Il primo giorno sono arrivato a piedi, sulla strada di Arraiolos; ho suonato il campanello ed è apparso uno dei monaci, addetto alla portineria, che mi ha portato dal Padre Priore  Dom Antao, poi quest’ultimo mi ha portato alla cella “V” (“V” come l’iniziale del tuo nome mio caro amico, non ho potuto che vedere in esso un piccolo segno di umorismo del mio buon Padre, mio Dio, per me!).
Ero un po ‘ansioso, e lì, da solo, perso nello spazio e nel tempo, lo confesso, ero in attesa che il telefono interno (interfono) suonasse.

Ho parlato, inizialmente, con il Padre Maestro Isidoro, che mi ha dichiarato di essere d’ora in poi il mio angelo custode (ciò mi ha reso più tranquillo).

Ho notato la presenza di enormi gatti per il Chiostro, che sembravano essere molto ben nutriti.

Padre Antao mi ha anche spiegato che quel Chiostro è il più grande del paese. Alcuni giorni dopo, hanno suonato alla campana della cella ed è apparso un monaco converso di nome: Fratello José Maria.
Lo guardai e sentii una luce unica provenire dai suoi occhi. Ci salutammo e subito dopo, mi ha consegnò una chiave per aprire la cella.
Mi hanno insegnato ad accendere la stufa, perché in inverno fa molto freddo. Con grande meraviglia, per la seconda volta, sono già riuscito ad accenderla da solo.

Al terzo giorno dal mio arrivo, il monaco Jose Maria mi ha insegnato a raccogliere le arance che sono nel chiostro grande, sono salito in cima ad una scala per raccoglierle; e poi, più tardi, con un erbicida ho dovuto distruggere le erbacce del giardino di una cella vuota.

Dopo c’è stato un giorno per la passeggiata. Poi ho conosciuto i due ragazzi (della “famiglia” postulanti alla Certosa!); una passeggiata unica….che nostalgia!

E per finire la mia esperienza più forte: Il “Mattutino” quella lunga preghiera nella Cappella nella notte…mi ha riempito come non è mai accaduto.

Dio benedica noi… ed anche la Certosa.

Il mio grazie per accompagnarmi con tanti suggerimenti di letture che mi hai fornito nel corso del tempo! Grazie anche alla tua famiglia per avermi accolto in casa tua, per mostrarmi la tua vasta colezione di libri sulla Certosa e per avermi mostrato la visualizzazione del bellissimo documentario “Il Grande Silenzio“. Con il tuo aiuto, mi sono reso conto della strada che il Signore, nostro Padre, vuole rivelare alla mia vita.
Questa mia esperienza a Scala Coeli è servita a farmi vedere il mio posto nella Chiesa: è nella Certosa che voglio rimanere e servire il Signore.

Un forte abbraccio a te, caro fratello V. H., ed a tutti i membri degli “Amici dell’Ordine Certosino”!

Con l’augurio che il percorso di questo giovane possa trovare il suo approdo definitivo nella vita contemplativa della comunità certosina, vi invito a pregare affinchè questo avvenga. San Bruno intercederà per consentire che sia compiuta la volontà di Dio.

La “cella di rigore”

La “cella di rigore”

chartreuse-de-villeneuve

Portone accesso cella di rigore  (Villeneuve les Avignon)

L’argomento di cui voglio parlarvi in questo articolo di oggi, lo avevo già trattato nel sito alcuni anni orsono. Vi parlerò della cosiddetta  cella di rigore. Trattasi di un tema alquanto controverso, poiché non supportato da documenti che ne spieghino l’esatto funzionamento e le eventuali prescrizioni che lo regolavano.

Nella certosa francese di Villeneuve-les-Avignon, ed in quella di Scala Coeli ,ad Evora, in Portogallo vi sono rare tracce, testimonianza di quegli ambienti tipici delle fondazioni del Medio Evo destinati a celle di rigore o prigione. Di questa cella particolare, si sa, che era contraddistinta dagli spazi molto ridotti, circa 12 m² e costituita da un tavolo un camino ed un letto, inoltre su di una parete vi era un lucernario, che consentiva al penitente di poter osservare un altare posto in una stanza prospiciente, per poter seguire l’ufficio. Subivano l’onta di questo luogo, tutti quei religiosi che si concedevano qualche sbavatura alla severa regola certosina. Un sistema adoperato dal Priore per raddrizzare quei giovani monaci forti nella vocazione ma deboli nell’assimilare la disciplina.

Come sempre auspico, sarebbe interessante una interazione con chiunque abbia altre informazioni su questo argomento. Vi invito ad inviarmi ulteriori notizie per corroborare questo scarno articolo.

cella prigione 2

Cancello ingresso cella di rigore (Scala Coeli) foto di Paulo Falcao Tavares

cella prigione

Grata recinzione (Scala Coeli) foto di Paulo Falcao Tavares

La certezza della reale esistenza di questa cella di rigore è testimoniata anche da una lettera che santa Caterina da Siena, amica dei certosini, scrisse ad un monaco recluso in una di essa,in una imprecisata certosa. Vi allego il testo:

Ad un Monaco della Certosa essendo in carcere

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo fratello in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo, e confortovi nel prezioso sangue del Figliuolo suo; con desiderio di vedere il cuore e l’anima vostra unito e trasformato nel consumato amore del Figliuolo di Dio. Perocchè senza questo vero amore non possiamo avere la vita della Grazia, nè portare i pesi con buona e perfetta pazienzia. E questa vera carità non veggo, carissimo fratello, che possiamo avere, se l’anima non ragguarda lo inestimabile amore che Dio ha avuto a lui; e singolarmente vederlo svenato in sul legno della santissima croce, dove solo l’amore l’ha tenuto confitto e chiavellato.

Dicovi, carissimo fratello, che non sarà veruna amaritudine che non diventi dolce, nè si gran peso che non diventi leggiero. Ho inteso la molta fadiga e tribulazioni, le quali voi avete; cioè reputiamo noi, che siano tribulazìoni, ma se noi apriremo l’occhio del cognoscimento di noi medesimi, e della bontà di Dio, ci paranno grandi consolazioni. Del cognoscimento di noi, dico; cioè, che noi vediamo, noi non essere; e come siamo sempre stati operatori d’ogni peccato e iniquità. Perocchè quando l’anima ragguarda sè avere offeso il suo Creatore, sommo ed eterno bene, cresce in uno odio di sè medesima, intanto che ne vuole fare vendetta e giustizia; ed è contenta di sostenere ogni pena e fadiga per satisfare all’offesa che ha fatta al suo Creatore. Onde, grandissima grazia reputa che Dio gli abbia fatta, che egli il punisca in questa vita, e non abbia riservato a punire nell’altra, dove sono pene infinite. O carissimo fratello in Cristo Gesù, se noi consideriamo la grande utilità a sostenere pene in questa vita, mentre che siamo peregrini, che sempre corriamo verso il termine della morte, non le fuggiremo. Egli ora ne segue molti beni dallo stare tribolato. L’uno si è, che si conforma con Cristo crocifisso nelle pene e obbrobri suoi. Or che può avere maggiore tesoro l’anima che essere vestita dagli obbrobri e pene sue? L’altro si è, che egli punisce l’anima sua, scontando i peccati e i difetti suoi, fa crescere la grazia, e porta il tesoro nella vita durabile, per le sue fadighe, che Dio gli dà, volendola remunerare delle pene e fadighe sue.

Non temete, carissimo fratello mio, perchè vedeste o vediate che il dimonio, per impedire la pace e la pazienzia del cuore e dell’anima vostra, mandi tedi e tenebre nell’anima vostra, mettendovi le molte cogitazioni e pensieri. Ed eziandio parrà che ‘l corpo vostro voglia essere ribello allo spirito. Alcuna volta, ancora, lo spirito della bestemmia vorrà contaminare il cuore in altre diverse battaglie; non perchè creda che l’anima caggia in quelle tentazioni e battaglie, perocchè già sa che egli ha deliberato d’eleggere la morte innanzi che offendere Dio mortalmente con la volontà sua; ma fàllo per farlo venire a tanta tristizia, parendogli offendere colà dove non offende che lasserà ogni esercizio. Ma non voglio che facciate cosi; perocchè non debba l’anima mai venire a tristizia per neuna battaglia che abbia, nè lassare mai veruno esercizio, o officio, o altra cosa. E se non dovesse fare altro, almeno stare dinanzi alla croce, e dire: Gesù, Gesù! Io mi confido in domino nostro Jesu Christo. Sapete bene: perchè vengano le cogitazioni, e la volontà non consente, anco vorrebbe innanzi morire, non è peccato: ma solo la volontà è quella cosa che offende.

Adunque vi confortate nella santa e buona volontà, e non curate le cogitazioni: e pensate, che la bontà di Dio permette alle dimonia che molestino l’anima vostra per farci umiliare e ricognoscere la sua bontà, e ricorrere dentro a lui nelle dolcissime piaghe sue, come il fanciullo ricorre alla madre. Perocchè noi benignamente saremo ricevuti dalla dolce madre della Carità. Pensate che egli non vuole la morte del peccatore; ma vuole che si converta e viva. é tanto smisurato amore, che ‘l muove a dare le tribolazioni, e permettere le tentazioni quanto le consolazioni; perocchè la sua volontà non vuole altro che la nostra santificazione. E per darci la nostra santificazione, diè sè medesimo a tanta pena, e all’obbrobriosa morte della santissima croce. Permanete dunque nelle piaghe dolci di Gesù Cristo, e nella santa dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

 

Documentario sulla certosa portoghese di Scala Coeli

Documentario sulla certosa portoghese di Scala Coeli

certosa di Scala Coeli

Dopo avervi di recente proposto il bel video “Quaresima in certosa”, ho scovato un vecchio documentario girato nella certosa portoghese di Scala Coeli ad Evora andato in onda il 15 ottobre 1994 dalla televisione lusitana RTP.

Un reportage sugli ordini religiosi dal titolo “O Quotidiano das Ordens”, nel quale si illustra la vita claustrale certosina, anche attraverso le immagini degli ambienti monastici. Oltre al video potete leggere, in seguito, la traduzione in italiano del testo del documentario.

 

Gli Ordini Militari e Religiosi in Portogallo.

Contributi per la  storia.

Con l’estinzione degli ordini religiosi nel 1834, la Certosa di Santa Maria Scala Coeli è diventata possesso della “Casa Pia di Évora”, poiché questo è l’intento del documento di fondazione previsto nel caso dell’uscita dei monaci.

Quindi lo Stato ha acquisito il monastero nel 1863 per installare una scuola agraria. Con l’estinzione di questa scuola nel 1869, l’edificio è stato venduto in una piazza pubblica e acquisito dal “Pari del Regno” Jose Eugenio Maria de Almeida, il cui figlio lo avrebbe trasformato tre anni dopo. Il mantenimento del monastero in possesso della famiglia di Eugenio de Almeida, nonostante le vicissitudini sofferte, è quindi possibile in modo esemplare una ricostruzione da Vasco Maria Eugenio de Almeida “il Conte di Vilalva”.

La ricostruzione del monastero iniziata negli anni difficili del dopoguerra, ha dato lavoro a molti lavoratori che hanno trovato il loro sostentamento e ha fatto risorgere l’attuale Certosa, seguendo per quanto possibile, il progetto primitivo del monastero.

Le opere hanno obbligato il rovesciamento degli allegati costruiti, per ripristinare all’intero il suo aspetto eremítico. L’única eccezione, è stata la costruzione della nuova biblioteca.

I certosini appartengono agli ordini contemplativi e cercano di vivere un orientamento totale a Dio, una ricerca dell’Assoluto, la separazione dal mondo, il silenzio e la penitenza. Così, cercare Dio più ardentemente dentro di noi, risulta più facile trovarlo, più pienamente possederlo, sono le linee guida consacrate negli statuti, parte dell’organizzazione interna consolidata dai costumi.

La Certosa è stata fondata da San Bruno che, impressionato dagli eccessi dell’Arcivescovo Manasse, se è ritirato nel 1084 sulle Alpi, accompagnato da alcuni amici, iniziando una dei più austeri ordini religiosi: il silenzio perpetuo, l’astinenza assoluta di carne, una gran divisione del tempo tra preghiera e lavoro. La vita contemplativa è uno degli aspetti essenziali dei certosini, così come la devozione alla Madonna. Tutta la vita dei certosini trascorre sulla protezione di Maria, per cui sentono un’amore filiale. Maria serve come modello alla loro vita contemplativa, oltre ad essere il loro ideale vivo.

Infatti, La Madonna è un modello della creatura consacrata a Dio e sempre unita a Lui e, come Madre di tutti, ha la missione di formare e far diventare un monaco a somiglianza di Gesù. Pertanto, ecco il fatto di essere chiamata Madre singolare dei certosini. E totalmente impregnata la spiritualità certosina della sua presenza attraverso una vita che risponde al messaggio lasciato da lei.

Accettando l’invito dell’Arcivescovo di Evora Dom Teotonio di Braganza, il capitolo generale nel 1584 ha autorizzato la fondazione del primo monastero certosino in Portogallo. La missione è stata data ad un gruppo di sette monaci, come i compagni che hanno formato con San Bruno il primo monastero dell’Ordine. Hanno dato corpo al monastero di Santa Maria Scala Coeli nel 1588, situato nel territorio di Évora.

La Chiesa Conventuale, probabilmente disegnata da Felipe Terzi nel 1588, è stata sconsacrata e utilizzata come fienile nella scuola agraria, oggi ancora è visibili all’interno dei segni lasciati da tale utilizzo che ha rovinato definitivamente il dorato e gli stalli del coro e, in generale, l’intera struttura dell’edificio. Ciò ha rappresentato l’isolamento dei monaci come i primi monaci, costituisce l’attuale certosino di Évora per il suo monastero. In cerca di ritirarsi del mondo non per convenienza, ma per essere più vicino a Dio.

La tradizione monastica invita il monaco per la preghiera personale e segreta con Dio, promosso dall’Ufficio Divino e la Lectio Divina. Questa preghiera è per il certosino un elemento chiave, L’Ufficio Divino e la preghiera personale ricordano il rapporto del monaco con Dio attraverso le osservanze monastiche.

In questa vocazione liturgica, la vita certosina acquista il suo pieno significato e valore, forma la sua genuina espressione e lo rende visibile alla sua realtà, una vita totalmente dedicata a Dio. La liturgia è il miglior modo che il monaco trova per unirsi alla preghiera di Cristo e diffonderla nel mondo.

Nel mistero liturgico il monaco anche trova il contenuto della sua vita e il modello della sua contemplazione. In tutto il monastero regna l’austerità e nonostante le manifestazioni più esuberanti, come le cappelle di “Antonio e Simoes” del 1673 e del Canonico Martins del 1710, la sua ricchezza ornamentale si limita all’uso di piastrelle oltre agli attrezzi religiosi.

La chiesa conventuale attuale è un altro esempio del modo di vita dei certosini. L’altare maggiore è di estrema semplicità, è evidenziato Cristo Crocifisso a dimensione naturale ed in contrasto con le stesse dimensioni delle altre immagini e la pala d’altare in cui è inserito.

Ogni spazio della chiesa è occupato dagli stalli del coro, che praticamente vanno all’altare principale, non c’è navata, ma sì un ampio spazio occupato dal coro e altare maggiore.

In questo spazio si svolgono le riunioni liturgiche del giorno certosino. Ma questa vita di isolamento trova in biblioteca una porta aperta al mondo esterno. Qui il monaco fa le sue letture e simbolicamente rompe la distanza che lo separa da una realtà non visibile, ma presente nel suo quotidiano.

I pasti sono costituiti da una semplice dieta, sono presi in cella, da soli, 2 volte al giorno, uno alle 11 e un altro alle 17.30.

Questa austerità è presente nel refettorio comune di pareti nude segnate dalla presenza della croce di Cristo, in cui i monaci partecipano di un pasto in comunità, una volta per settimana o in giorni di festa.

Il monastero certosino è una famiglia i cui membri, sacerdoti e fratelli, sono tutti monaci e partecipano di una vocazione unica, di modi diversi, monaci sacerdote e monaci che non sono sacerdoti. I membri di vocazione laicale sono chiamati fratelli. Come monaci, anche loro cercano Dio, si consacrano al Suo servizio e adorazione, vivono separati dal mondo e partecipano della vita e funzioni del monastero con pari diritti e doveri. La differenza di vita, è nel modo di impiegare i mezzi per eseguire la stessa vocazione contemplativa. Se il monaco ha più tempo per ritirarsi e studiare in cella, il fratello farà il lavoro manuale un elemento peculiare della sua vita. La giornata di ogni fratello è composta da un insieme di elementi equilibrati dell’attività spirituale e materiale. I fratelli hanno la responsabilità della vita materiale del monastero, in cui si vive di modo povero ed evitando il più possibile le relazioni con l’esterno. Ecco perché tutti gli uffici possono essere sfruttati nel monastero.

Il chiostro del monastero, uno dei più grandi del paese, misura 98 m. per ogni lato che compone il quadrato, esso era solo il nucleo centrale attorno al quale il monastero è stato costruito, è utilizzato in tutto il suo spazio. Una miscela di giardino e frutteto, lago e anche il cimitero. Sono coltivate le arance con altri prodotti che sono alimento e fonte di reddito della comunità. Accanto alla biblioteca un piccolo chiostro, come serbatoio, fornisce alcune freschezza e riserva acqua ad altre attività del monastero. L’acquedotto che portava l’acqua alla città e serve il lato ovest a circondare alla zona dove i monaci svolgono l’attività agricola.

Ci sono 3 incontri liturgici nel giorno ordinario certosino. La veglia la notte a mezzanotte, la Santa Messa al mattino e vespri il pomeriggio. Tutto l’ufficio divino è cantato con la partecipazione di tutta la comunità.

Nella Certosa è conservato l’antico rito e canto gregoriano del tempo della fondazione dell’Ordine. Soprattutto nella veglia notturna, tutto si sviluppa in ambiente di raccoglimento interiore, silenzio e semplicità. Un elemento importante nella vita del monaco è la campana che regola il suo tempo, organizza la vita della comunità e chiama alla preghiera.

Per vivere una vita di preghiera e penitenza nel suo modo strettamente contemplativo, ogni monaco ha la sua cella individuale. Le celle sono disposte lungo il nord e il sud del chiostro e il cibo raggiunge dall’esterno attraverso un sistema di porta eccentrico che impedisce il contatto diretto tra l’esterno e l’interno.

I pasti sono preceduti da preghiere e esiste in ogni cella una cappella dove l’eremita può fare le sue preghiere. All’interno della camera da letto, un tavolo ribaltabile serve per prendere i pasti ed eseguire altri lavori. Un armadio e un letto con materasso di foglie di mais sono il riempimento di questa visione. Un atrio comune alle divisioni fornisce uno spazio più ampio per qualsiasi situazione che hanno bisogno. Accanto alla camera da letto, una piccola sala per lettura dove l’eremita legge i libri sacri e gli statuti dell’ordine oppure scrive le lettere che compongono il collegamento diretto all’esterno dell’universo certosino.

Oltre a  queste divisioni, ciascuna cella ha uno spazio esterno che può funzionare come frutteto o giardino, e dove l’eremita svolge tutta l’attività manuale all’esterno di cui ha bisogno. Anche in questa zona si trova l’installazione sanitaria (il bagno) della cella.

Nonostante il voto di silenzio che accettano quando entrano nell’Ordine, i certosini hanno un modi di comunicare tra loro, individualmente e con la comunità. Tra l’eremita e il fratello che svolgono compiti come preparare e consegnare il cibo, piccoli messaggi di testi vanno oltre questa apparente difficoltà.

La comunità dispone di un quadro con regole che informa quotidianamente con rigore e discrezione la vita quotidiana del convento(tabula). Tuttavia, se necessario, il superiore del monastero incontrerà qualsiasi dei fratelli che fanno riferimento ad esso.

Anche nella morte, questa vita radicale di silenzio e austerità rimane. Il piccolo cimitero esistente nel monastero, segnato da una croce in pietra, ricorda anche l’umile vita del monaco certosino. Ritirarsi dal mondo per dedicarsi alla solitudine, una vita di intensa preghiera che qualcosa non è, ma un modo particolare di vivere ed esprimere il mistero pasquale di Cristo, partecipando in modo particolare del suo passaggio in questo mondo al Padre. Per questo motivo sono sorti i monasteri, che si trovano nel cuore dello stesso mistero.

E quale migliore esempio potrebbe essere dato per finire la serie degli ordini religiosi e militari in Portogallo, che la vita quotidiana della Certosa, che nel XX secolo incarnano il meglio dello spirito della fede. La stessa fede che ha motivato il XII secolo la creazione dei primi ordini militari e il consolidamento di nuovi conventi e congregazioni religiose nell’area geografica in cui si sarebbe fondata la nazionalità.

Quaresima in certosa

Quaresima in certosa

ingresso

Certosa Scala Coeli (ingresso)

Dopo avervi offerto uno stralcio della intervista di Dom Antão Lopes, priore della certosa diS cala Coeli di Evora, Portogallo, eccovi l’intero documento filmato della RTP 2 andato in onda domenica 25 scorso, nel programma televisivo ’70×7′. Le telecamere sotto la direzione del priore ci conducono negli ambienti dell’antica certosa portoghese in questi giorni di inizio Quaresima, che come abbiamo visto sono molto importanti per la vita della comunità monastica certosina. Luoghi comunitari, la chiesa, il chiostro, il refettorio, e la clausura della cella con il suo scarno arredo, ci vengono svelati e spiegati da Dom Antão. Il suono della campana ed il cinguettare degli uccelli sono gli unici rumori che turbano la quiete ed il silenzio, facendoci ammirare un atmosfera fuori dal tempo. Le considerazioni del Padre priore sulla vita monastica in certosa, e nello specifico su questo periodo di quaresima che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua sono molto profonde.

Cari amici, oltre al video, vi allego la traduzione in italiano dell’intera intervista a Dom Antão Lopes.

“La Quaresima è la Certosa o la Certosa è la Quaresima continuata.

La nostra vocazione consiste nel trascorrere tutto l’anno da soli con Dio e digiunando.

Durante la visita alla Certosa c’è il vantaggio di far conoscere la vita dei certosini. Perchè la nostra architettura è particolarmente costruita per il nostro modo di vita che è molto diverso. E così, anche la nostra chiesa è speciale, è particolare.

Nella nostra chiesa ci sono due parti. Da ormai 900 anni, perchè nel Medioevo i fratelli, la metà della comunità, non sapeva leggere. I lavoratori fratelli erano praticamente poco istruiti, quindi rimanevano dietro, a sentire il canto dei sacerdoti. Di fronte era il Coro, dietro i monaci conversi, così era la divisione. Attualmente questa chiesa è troppo grande per noi ed usiamo la antica sacrestia.

Bene, la cella è il deserto dei certosini ed uno degli aspetti della vita di Gesù durante la Quaresima nel deserto è stato il digiuno, ma per noi mangiare ha una caratteristica speciale, perché mangiamo da soli e questo costa troppo, soprattutto ai giovani. Riceviamo ogni giorno il cibo qui (indica la porticella), dall’esterno il fratello dispensiere lascia il cibo e il monaco lo raccoglie e mangia qui (apre un tavolino).

I fratelli, i giovani, che sperimentano un tempo qui, che trascorrono un mese sperimentando la nostra vita, dicono che quando sono da soli osservano che la solitudine è evidente, perchè quando stanno lavorando sono occupati, ma quando mangiano da soli sentono il peso del sacrificio, della rinuncia alla famiglia.

Perchè lì fuori sono nella università, stano lavorando e al mezzogiono si riuniscono. Questo è un aspetto molto importante della nostra vita, perchè ci fa sentire che abbiamo rinunciato all’umanità, alla famiglia, agli uomini. Mangiamo da soli, ma dopo abbiamo le feste e la domenica insieme. Mangiamo insieme e chiacchieriamo. Durante la settimana, in cui trascorriamo da soli, è uno dei simboli della nostra solitudine.

La Quaresima è la Certosa o la Certosa è la Quaresima continuata. Ricordiamo che la Chiesa celebra e imita anche il ritiro di Gesù 40 giorni senza mangiare nel deserto tentato dal diavolo. Questo è per tutti i fedeli un esempio da seguire in questi giorni. Questa parola ‘deserto’ è il significato della Certosa. Certosa è il deserto ed anche si chiama Eremo (termine arcaico in testi antichi). Eremiti perchè imitiano la vita da quei monaci dell’Egitto, della Siria che si ritiravano al deserto. Dunque la nostra vocazione consiste nel trascorrere tutto l’anno nel deserto. E tutto l’anno da soli con Dio e digiunando. Quindi, questa quaresima per noi non è diversa del tutto resto dell’anno.

Tuttavia, il digiuno è un po’ più forte, il cibo è più povero e la liturgia soprattutto è più abbondante e ricca. Abbiamo più tempo di preghiera e i canti sono più ricchi e abbondanti, perchè durante l’anno si ripetono certe cose, ma qui abbiamo

tutti i giorni antifone proprie, infine, la ricchezza della liturgia è una delle caratteristiche.

Gesù è un modello per noi. È interessante ricordare e sapere che Gesù è così santo e così perfetto che ogni santo lo imita in un aspetto particolare. Non tutti i santi sono poveri come S. Ignazio, né predicatori come San Francesco Saverio, ecc. Noi certosini imitiamo Gesù proprio in questo punto, abbiamo scelto di essere Gesù e la sua vita è il nostro modello nel deserto. In questo modo speriamo di essere santi, e come ha detto San Paolo, il corpo mistico è un corpo in cui un fratello è il piede e l’altro è la testa. Siamo o ‘le mani’ o ‘i piedi’, siamo una parte specializzata del corpo mistico.

La Quaresima è bella, perchè è necessario riconoscere, anche se c’é questo aspetto esigente e mortificativo, la quaresima porta consolazioni. Anche I fedeli lì fuori sperimentano, ad esempio, lasciare il tabacco ed altri,e ricevono una ricompensa. E noi qui, invece di triste, siamo felici. Ha detto Gesù a non fingiamo il digiuno, però qui non abbiamo bisogno di fingere, perchè in realtà Dio consola.

È interessante notare che i giornalisti ed altri scrittori che scrivono su di noi, danno troppo importanza al digiuno, ma noi invece ne diamo molto meno.

I giovani che entrano qui, commentano questo. Loro vedono che non diamo così rilevanza al fatto di mangiare male o poco. Sembra che questo è un modo per avere più tempo libero, di spendere meno tempo e meno denaro per fare la vita, ma anche se, in realtà, lì fuori dicono che i certosini digiunano, non diamo importanza come pensano. Ci preoccupiamo di più della preghiera. La preghiera e il digiuno sono i due aspetti, ma la preghiera è l’aspetto più forte della nostra vocazione.

Il Triduo Pasquale non è giovedi, venerdì e sabato, ma solo, il venerdì, il sabato e la domenica. Il giovedi ancora conserva i testi normali, abituali. Solo ci sono propri testi per il venerdì, il sabato e la domenica.

Il giovedì santo ha molta forza, è il giorno dell’Eucaristia, il giorno di festa. Tra gli ultimi giorni, questo è il più allegro, ma non è esattamente parte del Triduo. Se parliamo dell’autentico Triduo, la morte del Signore e i tre giorni che aveva profetizzato e ha promesso di risorgere, ovviamente la Domenica è la più grande. Questo è il giorno che il Signore ha fatto, così cantiamo. La Domenica è il gran giorno! Il Venerdì è immensamente grande, perchè è il giorno della morte. Il Sabato abbiamo la liturgia, non abbiamo Messa. Lì fuori il sabato è in anticipo al pomeriggio nelle parrocchie. Man non per noi, il sabato non usciamo della cella.

Il digiuno ha molti aspetti, ne diremmo due : la quantità e la qualità. Mangiamo poco, e curiosamente ho appena detto che il Venerdì viviamo a pane e acqua, ma notiamo che il nostro sacrificio è il sabato. Sabato la mattina, perchè solo mangeremo a mezzogiorno, perchè abbiamo dormito male da venerdì al sabato. Diciamo che Gesù ha fatto il sacrificio il venerdì e noi facciamo il sabato, perchè sentiamo le conseguenze di mangiare male, la debolezza e la indisposizione.

Ma la qualità c’è un altro aspetto molto importante. Gli uomini hanno bisogno di impiegare molto tempo per fare una vita e hanno bisogno di lavorare. Questo non è una critica, so che è necessário, è evidente. Ma questa evidenza può essere meglio amministrata. Gli uomini hanno bisogno di dedicare parte della loro vita a fare soldi per mangiare, ma se mangiamo più semplicemente, perdiamo meno tempo per fare soldi.

Questa è la filosofia della Certosa, dividiamo la giornata in tre parti: otto ore di preghiera, otto ore di lavoro e otto ore di riposo. In queste otto ore non abbiamo bisogno di fare affari, fare grandi industrie e le complicazioni e, per questo, cerchiamo di avere costi minimi. Per l’aumento della vita contemplativa, i costi devono diminuire. E per ridurre i costi, dobbiamo mangiare meno, usare l’abbigliamento per un periodo più lungo, utilizzare i mobili e gli utensili della cella per più anni … questa qualità di digiuno e di mangiare più semplice hanno un obiettivo, al fine di dedicare più tempo alla spiritualità e meno al materiale

Siamo qui in cortile, in parte per poter vedere come è una cella, ma anche perchè è un luogo che ci collega al deserto della Giudea, quello esterno, alla natura, dove Gesù si è ritirato. Ci riporta anche ai primi Eremiti della Chiesa (Padri del deserto) che si sono ritirati nel deserto dell’Egitto e della Siria, Santo Antonio, San Paolo l’eremita, San Pacomio…tutti loro hanno cercato di imitare Gesù in un luogo che aiutasse loro. Il luogo è questo, la natura. Abbiamo preghiera liturgica, ma abbiamo la preghiera personale, abbiamo tempo libero perchè noi siamo qui tutto il giorno chiusi, e questa unione con la creazione aiuta molto a unirsi con il Creatore, facilita molto la preghiera.

Mentre parliamo di spazio, è interessante osservare che in altre Certose, più al Nord della Europa, il cortile è meno utilizzato. A Evora leggiamo molto qui seduti, facciamo passeggiata pregando il rosario o in silenzio. Il nostro cortile è molto utilizzato, adesso a febbraio possiamo restare qui seduti, ma in altre Certose questo è impossibile. Dunque, il nostro cortile è per la preghiera ed anche per la lettura.

Allora, cosa leggiamo? Principalmente la Scrittura e dobbiamo riconoscere, come la Chiesa ci insegna, che Gesù ha vinto le tentazioni durante la Quaresima con la parola di Dio. Il diavolo ha tentato Gesù tre volte e lui ha risposto con tre parole. Dunque per noi, la Scrittura è un aiuto fenomenale. Abbiamo anche le nostre tentazioni, le nostre idee, pensieri che a volte sorgono dentro di noi. La Scrittura e soprattutto il Vangelo, è molto importante.

È buono che le persone lì fuori sappiano, noi dovremmo conoscere a memoria la Scrittura, al fine che lei venga dentro di noi facilmente, quando abbiamo bisogno di un aiuto interiore.

Praticamente nessuno di loro giovani falliscono dal sonno o per il cibo. Abbiamo il sacrifício di dividere il sonno e questo costa nel primo mese, per alcuni più, per altri meno. Non riescono sdraiarsi alle 8 o alle 9 ed svegliarsi a mezzanotte, perchè erano abituati a sdraiarsi a mezzanotte, però dopo settimane si abituano.

Sul cibo, sono giovani di 20, 30 anni e possono mangiare qualche cosa. Noi, anche se mangiando in modo povero, si può vedere per la età che abbiamo, mangiamo ragionevolmente e siamo ben nutriti. Qui la difficoltà per la perseveranza dei giovani sono di solito due: la solitudine e la famiglia. La rinuncia alla famiglia costa molto, è costato a tutti noi, la solitudine costa meno a noi. Ma nessuno di loro sono andati via perchè hanno avuto fame.

Ora, questo è l’ingresso nella cella che nella letteratura certosina chiamiamo ‘Ave Maria’, perché c’è solo questo inginocchiatoio e questa immagine per preghiamo una Ave Maria quando entriamo nella cella.

C’è molto senso! La Madonna ci aiuta nella solitudine. La solitudine è comunque costosa, dobbiamo vivere con i nostri pensieri, ma la Vergine Maria è materna con noi. Ogni volta che arriviamo, preghiamo una Ave Maria. Il resto della stanza è grande perchè siamo qui per preparare le cose per mangiare ed altre cose, è una sala particolarmente grande. Però qui c’è un inginocchiatoio con l’Ave Maria, e cominciamo la vita di solitudine con il Signore nella cella. Dopo c’é l’oratorio.

Abbiamo liturgia cantata tre volte al giorno, ma altre quattro preghiere liturgiche anche noi preghiamo qui, da soli. Questo oratorio, la cappella privata della cella, è per questa liturgia solitario. Inoltre, ogni monaco può dedicare durante la giornata più volte liberamente il suo tempo alla preghiera. Lui può fare qui la conversazione con Dio, o molto spesso anche nel cortile.

Il grande vantaggio della solitudine, nonostante le richieste, è che permette di personalizzare molto la vita personale di preghiera e di unione con Dio. Ci sono monaci che pregano più volte il rosario, monaci che leggono più sulla vita dei santi, altri leggono più la teologia e, quindi, ogni monaco può applicarsi ai suoi gusti e dopo cambiare. Però sempre qui c’é una parte di preghiera liturgica e personale molto forte e il resto del tempo può essere dedicate al rosario, alla lettura, ecc. La preghiera è molto facilitata dalla solitudine, non solo nel senso che possiamo unirci a Dio più affettivamente, ma anche che siamo in grado di gestire il nostro tempo più liberamente.

La solitudine non è l’essenza della Certosa, è solo un mezzo, il fine è l’unione con Dio. Perché sopratutto rinunciamo alla famiglia che abbiamo, che amiamo, nostri genitori? Perchè? É perchè qui incontriamo Dio.

Gesù ha anche detto nel Vangelo che passava le notti da solo, dopo aver fatto miracoli trascorreva le notti di solitudine con Dio. La parola solitudine non è altro che una preparazione per quello che se permette, che se si persegue, e se si riesce, ci consente di unirci a Dio”.

Ringrazio a nome di tutti voi, l’emittente televisiva portoghese RTP 2 per averci offerto la possibilità di entrare nella certosa di Scala Coeli.

 

 

 

Da Évora Messa solenne per san Bruno

Da Évora Messa solenne per san Bruno

san Bruno statua lignea a Evora

In questo anno speciale per l’Ordine certosino, come vi ho proposto, si susseguono le iniziative per celebrare il Cinquecentenario della canonizzazione di san Bruno. Oggi vi offro un eccezionale documento filmato, che ci testimonia come lo scorso 19 luglio, anche nella certosa portoghese di Évora, si sia celebrata una Messa commemorativa per tale ricorrenza. Le immagini del filmato ci mostrano la comunità monastica riunita per la concelebrazione. Un altro contributo per glorificare il santo fondatore dell’Ordine certosino.

 

Lode a san Bruno

Fra Miguel il certosino pittore

Fra Miguel il certosino pittore

Fra Miguel (autoritratto)

Fra Miguel
(autoritratto)

Sappiamo che nel corso dei secoli molti monaci certosini si sono distinti come valenti artisti, pittori, scrittori, botanici, astronomi ecc. Il personaggio di cui oggi vi parlerò è Sergio Augusto Barros Guedes de Sousa, che nacque a Lisbona in Portogallo il 15 luglio del 1897, in una agiata famiglia. Di questa faceva parte una zia, sposata con un pittore il quale influenzerà le scelte del piccolo Sergio, il quale cominciò a studiare pittura alla Scuola Nazionale di Belle Arti di Lisbona. Egli studiò anche poesia e musica, e giovane e ricco cominciò a viaggiare per studio in  tutta l’Europa.

Ma ecco sopraggiungere l’intervento della Provvidenza, che trasforma la vita di questo giovane artista. Egli si imbattè nella lettura di “O deserto”, opera di Manuel Ribeiro sulla spiritualità dei monaci certosini, ne rimase rapito è ciò lo porterà a prendere la decisione di avvicinarsi alla vita monastica. Fu così che il 24 luglio 1925, entra nella certosa di Miraflores prendendo l’abito certosino come donato, egli divenne Fra Miguel prendendo i voti l’8 settembre del 1935. In questa certosa ricoprì le mansioni di sarto e di portinaio, non smettendo mai di dedicare del tempo al suo grande amore, la pittura. Nel 1949 Fra Miguel fu inviato a Jerez per seguire la ricostruzione della certosa della Defension, laddove eserciterà la funzione di sarto che coniugherà con l’arte del dipingere. Nel settembre del 1960, viene incaricato di seguire una nuova ricostruzione, quella della certosa di Scala Coeli ad Evora nel suo Portogallo. In essa, fu uno dei sette monaci che curarono la rifondazione, si dedicherà principalmente alla realizzazione di numerosi dipinti, la cui vendita sarà sostentamento essenziale per le certose da lui abitate. La sua esistenza si spense a seguito di una broncopolmonite, il 29 gennaio del 1985 all’età di ottantasette anni. Nel corso della sua vita egli realizzò circa seicento opere, le quali oggi sono oggetto di varie esposizioni e mostre in Portogallo.

Di esse ve ne mostrerò alcune nella slide che seguirà, con l’intento di commemorare la figura di questo giovane portoghese, che seppe coniugare la vita monastica a quella artistica egregiamente.

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