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Un indimenticabile anniversario

certosa antica cartolina

Cari amici, oggi ricorre l’anniversario della traslazione delle reliquie del nostro amato San Bruno, dalla chiesa Matrice di Serra alla Certosa avvenuta il 30 maggio 1857.

Dopo il terremoto del 1783 vi fu  un fallito tentativo di ripristino della Certosa nel periodo 1840-1844, la comunità certosina si era poi finalmente nuovamente insediata nel complesso monastico di Serra il 4 ottobre del 1856. Il successivo 30 maggio, le reliquie di San Bruno, conservate dopo il sisma nella Chiesa Matrice, rientrarono solennemente nella Certosa.

Attraverso il testo di un documento ex manuscripto trovato negli archivi della certosa di Trisulti, vi riporterò fedelmente quanto avvenne.

Documento 6

Traslazione reliquie di San Bruno 1857

ex Manuscripto Trisulti

Il giorno 30 maggio in Serra 1857 La storia dei nostri giorni, la quale registra tanti e si svariati avvenimenti, onde raccomandarli alla memoria dei posteri, non deve passar sotto silenzio, una cronica religiosa, i di cui fatti accaduti nel giorno 30 Maggio in una città della Calabria offrono senza dubbio un vero interesse per coloro che in tanto smarrimento di uomini e cose, prendono di mira segnatamente i gloriosi progressi della Santa Religione nostra. Quel giorno festa civile di tutto il popolo delle due Sicilie per l’onomastica solennità del più magnanimo e munificente dei Monarchi il glorioso Ferdinando II, fu doppiamente festività per i cittadini di Serra, per la ricorrenza della solenne traslazione delle Reliquie del loro principale patrono S. Brunone, nell’antica e tanto celebrata Certosa dei Santi Stefano e Bruno del bosco, testé ripristinata dell’inesauribile pietà del nostro Sovrano. Erano scorsi 90 anni da che le sacre ossa di quel gloriosissimo Eroe del Cristianesimo fondatore dell’illustre Ordine monastico dei Certosini, non formavano più il sacro deposito in quel venerando Santuario, eretto vivendo il Santo, or sono otto secoli da Ruggiero il Normanno, prima conte di Sicilia e di Calabria. L’ire sacrileghe della straniera invasione, l’avevano scacciate dalla loro sede, che restò vedova dei suoi abitatori; ed abbandonata al furore del saccheggio e delle rapine. I Serresi raccolsero in Ospizio il simulacro del Santo, coll’urna delle sue reliquie, e ne difesero con ingegnose premure il possesso contro gli attentati di una genía depredatrice. Ripristinata la Certosa con Reale rescritto del 22 giugno 1856, mercé l’infaticabile sollecitudine del tanto benemerito Padre Priore D. Vittore Felicissimo Francesco Nabantino. Questi solerte sempre più nel volere conseguire la sua santa impresa, dopo di aver preso possesso della casa nel dì 4 ottobre ultimo, sotto gli auspici di S.M.R. Duca di Calabria Principe Ereditario, rivolse tutte le sue cure a ripristinare in mezzo ai ruderi della Certosa delle abitazioni per prendervi stanza la famiglia certosina; ed edificare insieme una cappella ove potessero essere collocate decentemente le Sacre Reliquie del Santo Patriarca. Nessun altro giorno potea esser prescelto per la solenne cerimonia della traslazione delle Reliquie, che il giorno onomastico dell’augusto e pio Monarca, il quale mercé il suo provvido decreto della ripristinazione della Certosa, restituiva nella sua vetusta e gloriosa dimora, l’Esule illustre che era stato bandito in tempi calamitosi. Nulla si è trascurato perché la cerimonia riuscisse degna del Santo al di cui culto era destinata, e per la volontà del giorno in cui doveva celebrarsi. Il fasto e la pompa dei riti religiosi accompagnati dalle manifestazioni di giubilo d’un popolo immenso formavano un concorso di quelle circostanze felici che rappresentano la vera idea di una festa nel più alto senso della parola, in tutto il suo apparato brillante, in tutta la corrispondenza degli affetti che destano le più care e tenere commozioni del cuore, ed alleviano lo spirito con la seducente prospettiva dei più sublimi pensieri. Alcune copie del programma concernente la festa, sparse per dintorni, incitavano gran numero di forestieri ad assistervi, e nel mattino del giorno memorando le piazze e le strade di Serra riboccavano di una folla innumerevole di devoti, tra cui molti infermi venuti appositamente ad acquistare la guarigione. Accresceva la pompa della festa la presenza di Monsignor Vescovo di Squillace l’illustre fu Concezio Pasquini, il quale non dissimile di quel suo antico predecessore, tanto largo di riverenza e di affetto verso S. Brunone mentre viveva lasciò la sua Sede Vescovile, seguito da Reverendi Canonici, e da numeroso clero, per compiere anch’esso un tributo della sua speciale ed ereditata venerazione per il Santo Anacoreta, con quella esuberanza di cuore che tanto caratterizza il Venerando prelato. Altri distinti personaggi e soprattutto gli ufficiali della Colonia Militare di Mongiana, con alla testa l’egregio Comandante Tenente Colonnello Cav. Raffaele Malograni, accompagnato dalle Reali truppe di presidio di quel Opificio metallurgico vollero anch’essi decorare la festa con la loro dignitosa presenza e nello sfarzo delle splendide divise, far palese il comune entusiasmo di sentimenti religiosi e civili, così potentemente ispirati dalla nobile circostanza. Dopo un solenne triduo celebrato con luminarie per tutta la città con sparo di mortaletti, concerti musicali e suoni prolungati di campane, spuntava l’alba di quel giorno salutata da Salve, dall’acclamazioni e dalle grida di plausa di un popolo immenso che riempiva la navata della Chiesa Madre, già sontuosamente addobbata e risplendente di mille ceri accesi in bella mostra dinanzi al simulacro del Santo, con l’urna delle Reliquie adorna di rabeschi ricamati in oro e di ghirlande come ancora dinanzi all’augusta effige del Re esposta tra ricchi fregi e festoni. Non tardava a sopraggiungere Monsignor Vescovo in compagnia della famiglia certosina, di numeroso clero e di tutte le autorità amministrative, giudiziarie e militari, che presero luogo nei posti appositamente preparati. Tosto la cerimonia incomincia. La Messa pontificata dal Vescovo, con accompagnamento di canto e di concerti musicali e immediatamente seguita da un’orazione panegirica pronunziata dal molto R.do P.dre F. Geremia da Rocca Scalogna. Quest’orazione ricca di tutti i pregi della Sacra eloquenza e profondamente sublime in quel valentissimo Oratore, e molto più toccante per le peculiari circostanze di cui era scopo, destava un entusiasmo indicibile nell’uditorio che non tardò a manifestarla armonizzando ad una voce le note di un solenne Te Deum cantato con tutta la religiosa esultanza dai tanti cuori intimamente commossi dai più vivi sensi di amore e di gratitudine. Già si apprestava l’istante della Processione che era disposta in questo modo. Un plotone di soldati doveva aprire la marcia, dietro a cui venivano a lunga e doppia fila le tre Confraternite della città con i loro stendardi spiegati e vestiti in abito da cerimonia, e con ceri accesi in mano. In seguito gli Ufficiali di Mongiana in uniforme, quindi una banda musicale dietro di cui seguivano il Clero con la Croce inalberata, vestiti dei più ricchi paramenti sacri, in compagnia di Monsignor Vescovo in abiti pontificali. Immediatamente l’urna delle Reliquie sostenuta dai PP. Certosini sotto ricco baldacchino portato da quattro decurioni, e fiancheggiato da doppia fila di soldati, seguiva pure la statua in argento di S. Bruno sostenuta da fratelli Certosini. Procedeva dietro alla statua il Padre Priore D. Vittore Nabantino vestito con la cocolla ecclesiastica, portando egli in mano una Reliquia di S. Stefano, ed un’altra di S. Brunone, incastonata in ricca teca d’argento. Dopo di lui le Autorità Amministrative e giudiziarie ed altre distinte persone, e quindi un’altra banda musicale ed un plotone di Gendarmi e di soldati chiudevano la marcia. Un popolo immenso accompagnava il corteo. Le prolungate salve dei mortaletti, le campane suonanti a distesa, i concerti musicali annunziavano il momento in cui il Santo abbandonava il suo domicilio provvisorio, ritornava nella pompa del trionfo nella sua casa prediletta e santificata delle sue virtù: risuonavano i canti religiosi, ed il corteo incominciava a procedere in mezzo alle vie stipate di gente, adorne di archi trionfali, e con le pareti delle case fiancheggianti adorne anch’esse di fiocchi di seta e di rabeschi di diversi colori ed iscrizioni allusive alla circostanza. Già il simulacro del Santo appariva fuori il vestibolo del tempio. Fu un istante in cui la folla alla vista del Santo trasportato dai figli suoi esultanti di tanta gioia per aver avuta la sorte avventurosa di sostenere quel caro peso cessò dai suoi canti per dare sfogo ad un irresistibile sentimento di tenerezza che costringeva a versare stille di dolce pianto. Era quello uno spettacolo sublime, la Religione nostra solamente poteva effettuarlo! Un temuto incidente interruppe la cerimonia, la pioggia incominciò a cadere a rovescio ed ostinatamente durava fin dopo le tre p.m. Ma la folla non si era dispersa per questo, quantunque fu fatta arrestare la processione. Nel frattempo che si stava aspettando che la pioggia cessava, ebbero luogo trattenimenti, furono tirati a sorte diversi maritaggi per povere donzelle e fatte copiose largizioni ai poveri ed ai carcerati. Finalmente parve che le nubi si diradassero e la processione si pose in marcia. Dopo poco giunse alle mura della Certosa, ed era uno spettacolo meraviglioso ed importante il contemplare quella calca di popolo immenso che copriva il lungo viale che da Serra mena al Cenobio. Altre salve ed appositi concerti in musica salutavano l’arrivo e l’ingresso del Santo nella sua propria casa, la quale sebbene coperta di rovine e frantumi, pure sembrava sorridere alla presenza del Santo Patriarca il di cui simulacro attraversava i chiostri e le volte infrante, quasi che presentasse l’influenza benefica di un più felice destino per il ritorno del suo fondatore le cui gloriose Reliquie sono novellamente il palladio di quella solitudine. Un ultimo salve ed il canto di un altro Te Deum annunciava che S. Brunone prendeva possesso della sua Certosa, e che la sua urna veniva collocata nel luogo destinato per il suo deposito. Era compiuta la cerimonia, ma la folla non si dissipava ancora, si voleva vedere un’altra volta le venerate sembianze del Santo Protettore. Il Padre Priore Nabantino commosso nel più profondo del cuore, cercò di soddisfare subito questo desiderio mostrando il simulacro del Santo dall’alto di una loggia ed aggiungendo la benedizione con la Reliquia. Questa benedizione fu accolta da tutti genuflessi tra lacrime di gioia e di tenerezza e grida fragorose di plausa in onore del Santo e dell’augusto Monarca, e queste grida festive risuonavano lungamente intorno, accresciute dall’eco delle rovine e dei silenzi delle selve circostanti. Il giorno terminava infine con una solenne Accademia poetica tenuta in un vasto salone all’uopo apparecchiato con l’intervento di nobili e con molte persone che tributarono ben meritati applausi di lodi a quella eletta schiera di giovani che caldi di generosi sentimenti fecero pompa con le loro ispirate poesie di quel nobile entusiasmo di cui riboccavano i loro cuori nella solennità di un giorno sacro al trionfo di S. Brunone ed al nome glorioso dell’immortale Ferdinando II. Oh qual giorno sarà scritto in bianca pietra dai cittadini di Serra ed incancellabilmente stampato sul frontespizio del libro dei fasti della ripristinata Certosa dei Santi, di quel Santuario che è tuttora il primo monumento religioso della Calabria.

Il Canonico Don Bruno M. Tedeschi

di Serra in Calabria alla Certosa di S. Stefano e Bruno del bosco

30 ottobre 1857

Dom Silvio Badolato

18 Dom Silvio Badolato

Il personaggio che oggi voglio farvi conoscere è un monaco certosino originario di una nobile famiglia. Egli nacque in una data imprecisata, intorno ai primi anni del 1500, a Monteleone, l’attuale Vibo Valentia. Egli fu battezzato con il nome di Scipione, e sin da piccolo si dedicò allo studio nella terra natìa, per poi da ragazzo trasferirsi a Roma per studiare il diritto civile e canonico. Il giovane Scipione, sembrava avviato verso una brillante carriera forense, ma poiché in diverse occasioni era solito fare visita ai suoi conterranei Dom Antonio e Dom Giovanni Mazza, gli illustri fratelli certosini ospiti della certosa napoletana di San Martino.
La frequentazione con questi due religiosi, fece nascere in Scipione l’ispirazione a diventare anch’egli monaco certosino. Fu così che la Provvidenza cambiò il corso della sua esistenza. Nel 1529, entrò nella certosa napoletana prendendo il nome di Silvio. Fin dal principio di questo nuovo percorso, egli si distinse per lo zelo e molteplici virtù, che non passarono inosservate ai suoi superiori. Ben presto egli divenne procuratore della certosa napoletana, per poi essere scelto come priore della certosa di Padula prima e poi di quella di Capri. A seguire divenne priore di Trisulti per ben due volte, di nuovo guidò la certosa di Padula, e due volte a capo della certosa di Serra, poi ancora a Roma, ed infine fu priore della certosa di Firenze e nominato Visitatore della provincia della Tuscia e del Regno.
In questa lunga e variegata “carriera” da priore, fu sempre ben voluto e tenuto in gran stima dalle comunità che diresse, sempre dedito all’osservanza della regola con notevole zelo. Fu dedito nei suoi mandati a dedicarsi con semplicità e rigore alla vita claustrale, mostrandosi sempre come esempio per tutti i confratelli.
Dom Silvio Badolato, nel suo secondo mandato da priore nella certosa di Serra San Bruno, che si svolse dal 1573 al 1577, fece costruire la sala capitolare ed il coro, nonché fece completare il chiostro. In quel periodo ebbe alcune controversie locali, che lo videro prevalere nel rivendicare giusti diritti per il proprio monastero. Ciò gli fece riscuotere enormi consensi tra il popolo, ma soprattutto dal Capitolo Generale dell’Ordine. Dom Silvio Badolato, con la sua saggezza dovette affrontare nel 1576 i pericoli derivanti da una tremenda epidemia di peste sviluppatasi a Messina, la quale arrecava rischio ai territori circostanti la Calabria e quindi della certosa. Ordinò pubbliche preghiere e processioni, per scongiurare il pericoloso morbo, inoltre realizzò una sorta di cordone sanitario sulle spiagge di sua pertinenza per arginare il pericolo. L’anno successivo, nel 1577 fu nuovamente inviato a Padula laddove si dedicò allo studio ed agli scritti, ormai convinto di aver completato il suo percorso e nel 1579 chiese misericordia e ritornò semplicemente a svolgere la vita monastica senza incarichi. Ma nel 1583, i Superiori dell’Ordine lo invitarono a recarsi alla certosa di Roma ad occuparsi come Visitatore della provincia certosina della Tuscia.
Durante questo periodo romano, l’allora pontefice Gregorio XIII, lo tenne in grande considerazione e spesso voleva essere in sua compagnia chiedendogli pareri e consigli. Trascorsero alcuni anni, e Dom Silvio ormai in età avanzata era intenzionato ad abbandonare definitivamente tutti gli incarichi per dedicarsi esclusivamente alla vita contemplativa da semplice monaco e di fare ritorno alla sua casa di professione.
Fu così, che fece ritorno a Napoli, dove in certosa potè dedicarsi esclusivamente alla preghiera ed agli studi. Scrisse alcuni opuscoli ed alcuni commenti sulle Epistole dell’Apostolo Paolo, che per sua estrema umiltà non volle fare stampare. Trascorrendo gli ultimi anni in una quiete assoluta, lentamente come una candela, la sua vita terrena si spense. Ho voluto celebrarlo oggi, poiché morì il 18 febbraio del 1587 dopo cinquantotto anni di vita monastica, ed il giorno 20 fu sepolto nel cimitero della sua certosa. Il Capitolo Generale dell’Ordine gli attribuì il titolo onorifico di “Laudabiliter Vixit” (vissuto lodevolmente /vita esemplare). Senza essere una sorta di canonizzazione, questo titolo è concesso dal Capitolo Generale, all’unanimità dei suoi partecipanti, ai religiosi e alle religiose che si sono particolarmente distinti per le loro virtù e la loro influenza.

Alla sua memoria vadano le nostre preghiere.

Un nuovo libro su San Bruno

copertina volume

Oggi cari amici, è mia intenzione consigliarvi un libro uscito di recente, “San Bruno e i certosini. Una vita di preghiera nelle Serre calabresi”. Un volume che inaugura la collana “Amore e Silenzio”, nata per accogliere libri sull’ordine certosino e sulla spiritualità monastica in generale. La collana, diretta da Dom Ignazio Iannizzotto, padre priore della certosa di Serra san Bruno, Tonino Ceravolo e Antonio Cavallaro si articolerà in tre sezioni dedicate rispettivamente a guide e cataloghi, libri di mistica e saggi di carattere storico. Il libro è arricchito dalle foto di Bruno Tripodi che oltre a ritrarre i luoghi più significativi del monastero ritrae alcuni momenti chiave della vita claustrale, con scatti magistrali.

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Nella Certosa di Serra San Bruno la vita dei monaci è scandita da poche ed essenziali pratiche quotidiane: la preghiera, la meditazione, la lettura – nutrimento, questo, fondamentale alla contemplazione – la collaborazione quotidiana per il buon andamento della comunità, in maniera che anche il lavoro, fonte di unione intima con Gesù, sia sempre un’opera contemplativa. È così da secoli: nella loro separazione dal mondo, resa visibile dalle mura del monastero, i certosini seguono il cammino iniziato in Francia dal fondatore san Bruno. Questo libro ripercorre, con fotografie e descrizioni, la loro vita in osservanza alla regola e nell’amore esclusivo per Dio, nella solitudine dove l’anima può espandersi senza ostacoli e “si acquista quello sguardo pieno di serenità che ferisce d’amore lo Sposo celeste”.

Carissimi amici, ve ne consiglio l’acquisto!

Il messaggio del Padre Priore di Serra, ai tempi del Covid-19

busto di san Bruno in processione

Nell’articolo odierno, cari amici, voglio trasmettervi il messaggio che il Padre Priore della certosa di Serra san Bruno, ha diramato lo scorso lunedì 28 settembre.

Parole che ci rincuorano in questo momento difficile.

Carissime sorelle e carissimi fratelli,

si avvicina la festa del nostro Padre San Bruno e voglio esservi accanto, insieme ai monaci della Certosa, per farvi sentire la nostra comunione in questo momento di difficoltà e di incertezza. Speravamo che l’andamento della pandemia potesse ridursi, in modo da poter accompagnare solennemente in processione San Bruno, ma dobbiamo rinunciarvi: il busto infatti verrà portato direttamente alla Chiesa Matrice e lì rimarrà per tutta la settimana. Volevamo anche riaprire in quest’occasione le celebrazioni nella Cappella esterna della Certosa, ma anche questo ci è impossibile, perché potremmo accogliervi soltanto una decina di persone.

In questo momento c’è bisogno di una grande solidarietà e comunione nella preghiera, siamo tutti consapevoli di vivere una situazione difficile perché tante persone mancano del necessario sostegno, sia sul piano umano che su quello spirituale. Come sapete, dall’inizio della pandemia, ogni giorno noi monaci continuiamo l’offerta della preghiera per coloro che soffrono e sperano. È una preghiera che nasce dalla consapevolezza di essere veramente fratelli, noi monaci e voi cittadini di Serra, fratelli perché figli dello stesso Padre: San Bruno. Anche se noi restiamo all’interno del Monastero in clausura, siamo profondamente legati a voi come vostri fratelli e percepiamo il dono dell’affetto che ci date continuamente, ricambiandolo per ciascuno di voi.

Quest’anno, avvicinandosi la solennità del nostro Santo Padre Bruno, vogliamo assicuravi, anche se con questa semplice lettera, conforto e sostegno con la nostra continua preghiera fraterna, chiedendo a tutti voi di ricordarvi dei monaci certosini nelle vostre quotidiane preghiere.

Come sapete, da alcuni anni abbiamo iniziato un cammino di riordino spirituale e materiale della nostra Certosa per renderla una vera casa di preghiera, nel silenzio e nella solitudine. Il Signore ha cominciato a premiare i nostri sforzi, mandandoci delle vocazioni di giovani che si sentono chiamati ad offrire la loro vita nella preghiera e che stiamo accogliendo offrendo loro la possibilità di vivere secondo l’insegnamento di San Bruno.

Ringraziamo, quindi, di tutto questo il Signore, ma dobbiamo sempre ricordarci che, quando una comunità monastica comincia a vivere veramente la sua vocazione, il maligno si risveglia e l’attacca con tanti strumenti. Qualcuno ha detto che la Certosa è un parafulmine, che attira su di sé il male per non farlo cadere sugli altri; per questo noi oggi chiediamo la vostra fraterna preghiera e la vostra solidarietà, per continuare la nostra missione lontani da ogni male, non solo dalle prove e dalle tentazioni, ma anche da ogni perfidia, capace solo di procurare male e tristezza a tutti. Il nostro desiderio è di continuare a rimanere in questa Certosa per vivere qui la vocazione del nostro Padre Bruno e per questo vogliamo affidarci al sostegno della vostra preghiera.

Possa il Signore, con l’intercessione di San Bruno, guarire tutti da ogni male, perdonare ogni cattiveria e portare in ogni casa la gioia e la serenità del suo amore.

Dio vi benedica!

Il priore della Certosa

Padre Ignazio Iannizzotto

Santa Messa in onore di San Bruno

busto in processione

Cari amici in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di San Bruno, ho il piacere di condividere con tutti voi il video integrale della Santa Messa svoltasi stamattina alle ore 10:30 presso la Arcipretura Parrocchia di san Biagio V. e M. nonchè Chiesa Matrice di Serra San Bruno. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da Sua Ecc. Mons. Vincenzo Bertolone (Arcivescovo Metropolita di Catanzaro Squillace) concelebrata da Dom Ignazio Iannizzotto (Padre Priore della certosa di Serra San Bruno) e dal Parroco Arciprete Mons. Leonardo Calabretta.

Preghiamo insieme San Bruno il cui busto reliquiario, è presente, eccezionalmente in questi giorni, sull’altare della Chiesa Matrice.

Augurandovi una buona festa del nostro amatissimo San Bruno, vi lascio al video della Santa Messa.

Messa

CLICCARE QUI PER IL VIDEO DELLA SANTA MESSA

LINK ALTERNATIVO

Speciale “San Bruno e la Pentecoste”

busto in processione

Cari amici lettori questo articolo è legato alla inedita trasmissione in streaming, andata in onda su Facebook lo scorso sabato 16 maggio. La ripropongo in versione integrale per tutti quegli amici lettori che non hanno potuto assistere alla diretta, e che me ne hanno fatto esplicita richiesta. La trasmissione in oggetto, è stata organizzata all’interno della rubrica “On the News”, ed è stata intitolata Speciale “San Bruno e la Pentecoste”. Alla diretta alla quale sono stato invitato a partecipare insieme agli amici ed esperti Antonio Cavallaro, Domenico Pisani e Marco Primerano, abbiamo discusso ed esposto i significati relativi alla Pentecoste ed a San Bruno. Un excursus storico molto interessante, con il racconto ed immagini assolutamente inedite. Un ringraziamento speciale da parte mia alla gradevole e competente conduzione degli amici serresi Antonio Zaffino e Biagio La Rizza. Va sottolineato che si è pensato a questa nuova forma di comunicazione sull’argomento Pentecoste, poichè a causa dell’emergenza Coronavirus, la rituale processione del busto di San Bruno che si sarebbe dovuta svolgere martedi 2 giugno, non si potrà effettuare per evitare rischiosi assembramenti. Gli amici serresi hanno perciò ideato questo gradevole programma nel tentativo di lenire la sofferenza e la mancanza del rito della processione molto sentito tra la popolazione di Serra San Bruno, del quale spesso vi ho riportato immagini e video.

Vi lascio alla interessante trasmissione, che spero vogliate gradire.

Link alternativo

Concludo segnalandovi una singolare “coincidenza”, ci siamo ritrovati a parlare dell’avvenimento del 16 maggio 1505, sabato 16 maggio 2020. Spero sia un buon segnale della protezione di San Bruno, con l’augurio che possa esterdersi su tutti voi.

Addio Padre Elia

7

Cari amici, è con la tristezza nel cuore che scrivo questo articolo per annunciarvi che il nostro caro amato Dom Elia Catellani è salito alla casa del Padre. Per chi non lo ricordasse, vi ho parlato in precedenti articoli di questo certosino speciale, che da alcuni anni aveva avuto una dispensa per vivere da eremita al di fuori di una certosa.

Ieri ho ricevuto la notizia, che all’età di 89 anni ha terminato i suoi giorni terreni nell’ospedale “Pugliese” di Catanzaro. Dopo aver lasciato la certosa di Serra San Bruno nel 1995, Padre Elia aveva cominciato l’esperienza eremitica presso l’ex convento francescano a Soreto di Dinami in provincia di Vibo Valentia. A causa della età avanzata e per le precarie condizioni di salute si era trasferito al centro residenziale di Villa della Fraternità di sant’Andrea Apostolo dello Ionio, dove ha trascorso gli ultimi tempi, fino a ieri quando dopo un ulteriore malore, trasportato in ospedale è deceduto. Lascia un vuoto incolmabile per chi lo ha conosciuto di persona, ma anche a chi ha avuto modo di conoscerne le sue virtù. Le sue spoglie verranno inumate nel cimitero della certosa di Serra San Bruno, dove quindi farà ritorno, ricongiungendosi con tutti i suoi confratelli in esso sepolti. Preghiamo per la sua anima.

Che Dio Padre lo accolga tra le sue braccia

Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.

Croce Amen.

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Cimitero della certosa di Serra San Bruno

La Torre di San Michele alla certosa di Serra san Bruno

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La certosa di Serra san Bruno presenta una cinta muraria quadrilatera, intervallata da torri cilindriche, risalenti alla metà del cinquecento. Oggi della merlatura originaria non resta molto, le uniche tracce sono la torre angolare di nord-ovest e la torre di San Michele, di cui oggi vi parlerò.

Grazie ad antichi manoscritti, si è riusciti a ricostruire la storia e gli aneddoti legati a questa torre.

Dapprima Dom Urbano Fiorenza, calabrese di Badolato fu priore della certosa calabrese dal 1633 al 1638, dopo essere stato priore alla certosa di Chiaromonte poi Vicario alla certosa di san Martino a Napoli, in un suo scritto Enarratio Residuae Vitae S. P. N. Brunonis ci svela il motivo delle origini dei certosini legame con San Michele.

Egli ci narra che il motivo del culto di San Michele in questa certosa ha origini lontane, e più precisamente legate al periodo in cui maestro Bruno congedatosi dal Pontefice Urbano II ed alla ricerca di un luogo dove potersi ritirare nel meridione d’Italia, si recò in Puglia con Lanuino, Lamberto ed altri cinque compagni. Giunto a Bari visitò la chiesa di S.Nicola e poi proseguì sul monte Gargano recandosi al santuario dedicato a San Michele. Scrive Dom Urbano: in quel luogo, gli apparve il santo Arcangelo, e promettendoglisi di assisterlo in quello che avesse a fare, avvisollo che si portasse per l’Adriatico sino al Golfo di Squillace, e radendo la parte sinistra, prendesse alfin terra nel lido di Saginario. Là giunti, entrarono tutti nel tempio, presso la spiaggia, e consacrato pure a S. Michele. Fatta ivi lunga orazione, apparve di nuovo l’Arcangelo, e dopo aver inteso il loro desiderio, ingiunse tosto il privarsi di qualunque danaro, che avessero. Ciò avendo fatto Lanuino, in favore dè poveri, si misero in cammino, accompagnati da S. Michele, il quale, al giugner che fecero dove entra in mare il fiume Ancinale: “Andate, disse loro, andate, o carissimi, sempre a ripa di questo Fiume insino alla sua fonte, che ivi troverete il felice luogo apparecchiatovi dal Signore.” Ciò detto alzassi verso il cielo, e disparve agli occhi loro. Tutti ciò vedendo, rendettero grazie a Dio, e all’Arcangelo S. Michele.” E poi arrivarono felicemente al luogo destinato.
Fu dunque per perpretare la memoria di queste due apparizioni che fu portata la Statua di S. Michele nella Certosa dei SS. Stefano e Brunone.

interno torre

interno della torre

Svelato dunque il perchè di quella statua sulla torre, ma un’altra interessante descrizione riguarda il giorno della “Solenne Inaugurazione della Statua di San Michele sul suo piedistallo”. A rivelarcelo e un altro certosino, Dom Elia M. Poinsotte, che narrando le cronache della certosa ci narra che essa avvenne in data primo novembre del 1921. Descrive la torre cosparsa di fiori variopinti in maggior numero crisantemi policromi, ed in un aria di festa il Vicario dell’epoca Dom Leandro alla presenza della comunità e della cittadinanza, recitò un suggestivo panegirico in onore di San Michele. Ho voluto raccontarvi questi due aneddoti poco noti, di quella torre che oggi ammiriamo e di quella statua che svetta a protezione della certosa serrese.

statua sulla torre. san Michele trafigge il diavolo con la lancia.

statua sulla torre. san Michele trafigge il diavolo con la lancia.

 

Uno spaziamento su generis

14 comunità di Serra a briatico

Cari amici lo scorso lunedi 16 settembre la comunità monastica della certosa di Serra San Bruno, ha svolto uno spaziamento sui generis. I certosini si sono spinti fino a Briatico, lungo la costa tirrenica calabrese, a circa cinquanta chilometri di distanza dalla certosa. La meta raggiunta, infatti, e prefissatasi è stata la “Casa Sacro Cuore“, dei Padri Dehoniani, la quale sorge su un promontorio a ridosso del mare sulla “Costa degli Dei”, nel Comune di Briatico, a 12 Km da Tropea. L’incontro, gioioso ed emozionante fra la comunità certosina e quella dei dehonian,i ha infatti prodotto momenti di grande intensità spirituale con il confronto di due modi diversi di avvicinarsi a Cristo (la Congregazione dehoniana è ispirata dalla volontà di riparare le offese arrecate dell’umanità al cuore di Gesù e di parlare “di Dio alla gente”, i certosini conducono un’esistenza incentrata sul silenzio e sulla contemplazione e parlano “a Dio della gente”), ma che conservano un fattore di base comune: quello di amare e lodare Dio. La semplicità di questi due mondi particolari si è tradotta nella diffusione di una sensazione di profonda felicità interiore, oltre che nel rinnovamento di un rapporto fra le due comunità religiose. Per l’occasione i dehoniani di Briatico sono stati raggiunti dai loro omologhi di altre realtà italiane. Recentemente i dehoniani avevano raggiunto il monastero serrese, ed avevano incontrato l’allora Padre Priore Dom Basilio Trivellato.

Un incontro davvero edificante!

cappella

panorama.jpg

spiaggia

14 certosini presso i Dehoniani di Briatico

 

Il vescovo di Grenoble a Serra San Bruno

 

Dom Ignazio e Mons. Kerimel

Lo scorso 19 agosto, il neo eletto Padre Priore della certosa di Serra San Bruno ha ricevuto una visita d’eccezione. Dom Ignazio Iannizzotto, infatti, ha avuto il piacere di accogliere Mons. Guy de Kérimel, vescovo di Grenoble. E’ stato un incontro molto sentito e commovente, Il vescovo ha voluto visitare i luoghi dove San Bruno ha vissuto i suoi ultimi anni di vita e dove il 6 ottobre del 1101 è salito al cielo. Dom Ignazio ha fatto gli onori di casa, accompagnando Mons de Kérimel ad ammirare il laghetto dove si erge la statua di San Bruno in ginocchio nell’acqua, ed ha proseguito facendogli visitare il santuario di Santa Maria del Bosco. In seguito i due si sono soffermati in preghiera dinanzi al Dormitorio, una unione di preghiera davvero commovente. Qualche scatto fotografico, testimonia questo simbolico incontro tra i due luoghi principali della vita bruniana.

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Laghetto-dei-miracoli

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