• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    novembre: 2017
    L M M G V S D
    « Ott    
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 410 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



Rose per la Vergine Maria

Madonna del Rosario adorata dai certosini , Francisco de Zurbarán, circa. 1638-1639

In omaggio alla giornata dedicata alla Madonna del Rosario, vi offro questo racconto tratto dalle cronache delle tradizioni certosine.

Si narra che un fratello converso dell’Ordine dei certosini, non sapeva nè leggere nè scrivere, cosicchè non poteva cantare i Salmi in latino, come era in uso nei monasteri del tempo. Tutti i giorni, quando alla sera terminava il suo lavoro, (da portinaio, da addetto alle pulizie, da giardiniere, ecc) andava nella cappella del monastero, si poneva  in ginocchio difronte all’immagine della Vergine Maria, e recitava per 150 volte l’Ave Maria 150 così come il numero dei salmi, mentre i monaci pregavano il Breviario in latino. Poi si ritirava, come gli altri monaci, nella sua cella.

Al mattino, mezzanotte per il mattutino, la sera per i Vespri arrivava sempre prima di tutti i suoi fratelli e si dirigeva alla cappella per ripetere, come al solito, il suo saluto alla Vergine con le sue 150 Ave Maria mentre i sacerdoti cantavano l’Ufficio divino in latino.

Il Padre Priore notava con stupore che ogni giorno quando il devoto converso entrava nella chiesa per pregare la preghiera nel Coro con tutti i monaci, c’era un delizioso ed intenso profumo di rose, come se fossero state appena tagliate … e ciò era curioso!

Ha per questo chiesto ai monaci incaricati di prendersi cura di adornare l’altare della Vergine se dipendesse dalla loro attività, ma essi risposero che in quella stagione non vi erano rose nei roseti dei loro giardini!

Un giorno, il fratello converso si ammalò gravemente; gli altri monaci notarono che l’altare della Vergine non emanava il solito odore e dedussero che era a causa dell’assenza ai piedi della Vergine del pio fratello che sostava pregando con estrema intensità …

Ma come? Nessuno lo aveva mai visto tagliare una rosa nel monastero, né lo aveva visto abbandonare i suoi lavori quotidiani.

Una bella mattina erano sorpresi che pur essendosi alzato, nessuno riusciva a trovarlo da nessuna parte nella certosa, in nessuna “obbedienza” dei Fratelli. Hanno fatto suonare la campana e tutti si sono riuniti nella chiesa: ogni monaco entrando rimase basito, perché intravide il fratello laico in ginocchio davanti alla immagine della Vergine recitando estasiato le sue Ave Maria ed a balbettare con le labbra ogni preghiera rivolta alla signora. Ad ogni Ave Maria, una rosa appariva prodigiosamente sulle fioriere poste sull’altare … Cosicchè, alla fine dei 150 saluti, cadde morto ai piedi della Vergine con un sorriso unico!

Da allora i monaci certosini, non smisero mai di pregare le 150 Ave Maria, seguendo l’esempio del santo fratello converso, convinti che il “Salterio di Ave Maria” o “Rosario” è il più bel regalo e tributo che avrebbero potuto offrire alla Madre di Dio !

Annunci

Preghiamo san Bruno

6Morte di Bruno (Vicente Carducho)

Morte di san Bruno (Vicente Carducho)

Nel giorno del dies natalis del nostro amato san Bruno, ecco per noi tutti una breve e semplice preghiera da recitare con assoluta devozione.

Oh Dio, che hai suscitato San Bruno per essere la luce della Chiesa per la sua dottrina ed il modello dei solitari, fai che io imiti questa profonda umiltà che lo ha portato a fuggire nel deserto per evitare gli onori che gli sono stati offerti; che io abbia questa attrazione per la penitenza, di cui era animato, questa unione perfetta con Te nella preghiera, questo allontanamento dal commercio del mondo, da cui era davvero staccato.

Oh Santo Ristoratore della vita solitaria, prega per noi, affinché seguiamo i tuoi esempi e camminando sulle tue orme nella via stretta, possiamo partecipare alla ricompensa con cui Dio ha coronato i tuoi lavori.

Così sia.

(Un certosino)

L’autore del bellissimo busto del fondatore dell’Ordine Certosino, Bruno di Colonia, è Cosimo Fanzago, già creatore di altri modelli per sculture in argento. Il nome dell’argentiere Biase Monte è invece attestato nei documenti di pagamento del 1638 e 1639. Il santo è ritratto con gli occhi rivolti al cielo in un atteggiamento estatico, con le braccia allargate. La mano sinistra regge un libro, anch’esso in argento, mentre la mano destra sembra dolcemente rivolta ai devoti osservatori.

L’ubicazione originaria è dubbia, di certo dalla cappella del Tesoro negli anni sessanta del Novecento è stata trasferita nella Sagrestia, per essere poi collocata successivamente sull’altare della cappella di San Bruno. Oggi ha trovato definitiva sistemazione nella cappellina privata del Priore, dove attrae con mistico magnetismo.

image001

Nella immaginetta inviatami dalla certosa di Serra vi è la riproduzione di un piccolo quadro dipinto, evidentemente, per la devozione privata nello stesso arco di tempo, è conservato nel priorato della Certosa. Esso raffigura un San Bruno giovane, senza barba con una aureola luminosa che spicca sul fondo scuro. Potrebbe essere opera di Dom Raffaele Baldegger un monaco tedesco che fu a Serra nel 1907 dove ricoprì la carica di vicario tra il 1918 e il 1932.
Lasciò alla certosa diversi studi, disegni e dipinti di buona qualità pittorica. Il suo lavoro terminò nel 1932, quando la morte lo colse nella certosa di Pavia.

B u o n a   F e s t a  di  S a n  B r u n o 

a

v o i   t u t t i

Per coloro che volessero seguire la S.Messa svoltasi a Serra in onore a San Bruno

Una testimonianza vissuta in certosa

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Vi offro una testimonianza di un giovane che ha vissuto l’esperienza di vivere per un periodo in una certosa. Egli ha voluto renderla nota pubblicandone un testo ed alcune foto in rete.

Ciao cari amici e amiche…

È con grande piacere che vi invio queste immagini del mio soggiorno nella Certosa Santa Maria Scala Coeli a Evora.

Sono stati momenti di intensa preghiera, dato che siamo in dialogo costante con Dio.

Questo Ordine religioso si basa sul cammino che Gesù ha percorso nel deserto, le tentazioni a cui è stato soggetto (essendo il silenzio quello che regna all’interno del monastero).

L’area all’interno del chiostro è considerata la più grande del Paese, occupata da un immenso aranceto ed al centro una fontana con l’immagine della Madonna.

Cipressi enormi ed imponenti all’interno del chiostro ed anche all’ingresso, ne dimostrano la sua longevità.

C’è sempre una storia da raccontare nel monastero.

I fratelli ed i padri che lì abitano, hanno un’illuminazione divina che si vede nel loro sguardo. Raramente si spogliano dell’abito religioso ed è con esso che vivono e lavorano tutti i giorni.

Ognuno ha una cella singola (la propria dimora), dove prega, mangia e riposa; ed inoltre, si prende cura del suo giardino e fa la pulizia della sua cella.

I monaci si incontrano tre volte nella Chiesa: Vespri, Mattutino/Lodi e Messa.

Ogni monaco ha un ruolo specifico nel monastero: cucina, cucitura, falegnameria, orticoltura, ecc.

Nel corso del tempo acquistiamo delle abitudini e costumi (riti quotidiani proposti a noi).

Si vive da solo ed allo stesso tempo in comunità; non si rimane completamente isolato dal mondo, ma quasi! E questa è la grande sfida di ciascuno.

Si impara ad essere umile, un totale distacco dalle cose del mondo. San Bruno, è stato il fondatore di questo Ordine, anche se le sue origini sono più antiche.

È curioso dire che nelle celle c’è un riscaldatore (dove si mette il legno), perché gli inverni sono troppo freddi e ognuno si occupa di portare il legno alla sua cella.

Tutto inizia con un’esperienza (circa un mese); e se ti piace, entri come aspirante e poi passa al postulato, fino ad arrivare ad essere un “Fratello” o “Padre”.

Si tratta di un percorso duro e difficile, poiché la famiglia dei monaci solo possono visitarli da due a tre volte all’anno.

Anche se non ci sono più in Certosa, ho contatto con il Priore e ci sono stato per una visita. Nonostante la distanza, qua fuori abbiamo un gruppo chiamato “Amigos da Ordem da Cartuxa”, dove condividiamo foto, commenti e qualcos’altro utile per il gruppo.

Si tratta di un’esperienza per la vita, che ci segnala e ci ilumina!

E qui vi saluto, ma vi darò notizie su ciò che è sacro ed immacolato in ognuno di noi!

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

I certosini e l’alimentazione

il pasto certosino

Il reportage che oggi vi offro, è tratto da un documentario dal titolo:

“Divines nourriture : Les liens entre la religion et la nourriture”.

Ossia un approfondimento tra il legame tra la spiritualità ed il cibo, in diversi contesti monastici. Il video integrale potrete vederlo qui, mentre in questo articolo mi soffermerò e vi offrirò la parte dedicata ai certosini di Montrieux. Attraverso la testimonianza di alcuni monaci certosini, avremo la descrizione ed il loro parere circa il severo regime alimentare, che da sempre ha contraddistinto la vita certosina. Splendide immagini che ci mostreranno gli ambienti monastici di Montrieux, e che ci consentiranno di entrare nella cucina della certosa, dove i fratelli addetti cuochi si dedicano alla preparazione dei pasti per i loro confratelli. Il tema del cibo è da sempre oggetto di curiosa attenzione, il sottoscritto ne aveva già delineato il profilo sul sito Cartusialover, descrivendone la simbologia ed anche alcune antiche ricette. Vi lascio alla visione del video ed alla voce dei monaci, che ci guidano in questo percorso. In basso il testo della rara e preziosa intervista in cucina tradotto in italiano.

(dal minuto 3:55 a 6:17)

Don Marie-Bruno, Priore:

Qui è il luogo che chiamiamo piccolo refettorio: mangiamo da soli durante la settimana, ad eccezione della Domenica, quando ci riuniamo tutti nel refettorio.

Don Étienne, Vicario:

Quando ci troviamo da soli per mangiare, cerchiamo di non ipnotizzarci sul fatto materiale di sostenerci.

In generale, i certosini leggono mentre mangiano. Quindi dovremo leggere un libro che non sia molto difficile.

Per la digestione, non è molto buono essere costretti ad uno sforzo intellettuale  in quel momento. Quindi questo pasto che facciamo è, allo stesso tempo, un arricchimento intellettuale e forzatamente spirituale, se prendiamo sul serio tutta la nostra vita, con noi e come con tutti i cristiani fuori, lo spirituale non deve mai essere scollegato dal materiale.

In questo livello spirituale, c’è l’importanza del pasto di domenica, di essere in comunità. Il certosino non è un eremita, egli è un solitario che vive nella comunità. C’è una parte della vita di comunità che è molto importante e che ci preoccupiamo di mantenere, che è il refettorio della domenica. Esso contrasta un po’ quello che la vita assolutamente solitaria può avere di pericoloso, di rischio…ed anche dal punto di vista dell’amore fraterno, è molto bello incontrarci insieme. Infatti in questo tempo che  si trascorre in silenzio, si sente una corrente fraterna che passa tra di noi, ma è ancora un po’ di una liturgia, è un’estensione della nostra Messa che abbiamo celebrato poche ore prima.

(dal minuto 12:38 a 16:30)

Don Étienne Vicario:

Il pane rappresenta il cibo che dà forza, che ci permette di vivere fisicamente la nostra vita normale.

Il vino è anche un elemento importante. Esso simboleggia soprattutto la gioia di vivere.

I nostri pasti ci portano al fatto che un giorno parteciperemo definitivamente nell’eternità del vero banchetto del Signore.

Fra Jean-Michel, primo cuoco:

Prendo le cipolle e le taglio per fare una salsa di pomodoro. È troppo buona.

È un alimento molto, molto semplice.

Ad esempio, sabato, ogni 15 giorni, mangiamo patate al vapore con un po’ di maionese. Alla comunità piace molto. Se le patate sono buone, per me è uno dei migliori piatti.

Faccio anche patatine fritte. Sabato farò le patatine fritte. Ma farle ogni settimana sarebbe troppo.

Fra Jean-Marie, secondo cuoco:

Noi alterniamo: un giorno il pesce, un giorno le uova. Non mangiamo carne, evidentemente. Ed io preparo l’insalata.

Fra Jean-Michel, primo cuoco:

In generale, faccio quasi tutti i legumi. Faccio fagioli, piselli, carote, rape, porri, indivia… Domani farò indivia, per esempio. No, non domani. Farò salsefrica (una sorta di manioca).

Fra Jean-Marie, secondo cuoco:

Facciamo le uova bollite, fritte, omelette, le uova mimosa nei giorni di festa. Che altro? Le uova strapazzate alla domenica.

Fra Jean-Michel primo cuoco:

In estate, in generale, faccio qualcosa di farcito: pomodori, melanzane, zucchine. In generale, è questo in estate. In inverno, alle feste sono indivia, salsefrica. Cosa faccio anche in inverno…? Bene, faccio le fave…Ah…no, faccio indivia, salsefrica. C’è un terzo legume…champignon.

Fra Jean-Marie secondo cuoco:

Alla festa di San Bruno faremo una torta di tonno.

Fra Jean-Michel primo cuoco:

Per esempio, quando faccio la pizza, un piatto principale, un’entrata un po’ più calorica, allora faccio una crema più leggera. È molto apprezzata.

Abbiamo fatto un voto di povertà, quindi ci organizziamo in modo che il cibo non avanzi. Mi arrangio a distribuire più o meno per ciascuno. Ma il principio più importante qui a Montrieux è che non avanzi.

Fra Jean-Marie secondo cuoco:

Per il giorno di digiuno, in particolare per i sacerdoti, è pane ed acqua. Coloro che vogliono, possono fare, per esempio, mangiano un legume e un’insalata a pranzo e solo.

Fra Jean-Michel primo cuoco:

Qui abbiamo un religioso di 85 anni. Ebbene, a 85 anni egli segue pienamente il regime della comunità. Egli segue gli uffici, il mattutino, la messa, i vespri, ed ancora il giorno di astinenza. Oggi è giorno di astinenza, solo gli serviamo un pezzo di pane. Non dico che ieri egli non abbia conservato una mela o un piccolo pezzo di cioccolato. A 85 anni si può fare questo, ma non tutti lo fanno. Ho 70 anni e non faccio più il mio digiuno a pane ed acqua. Io mangio un legume. Per me oggi sarebbe molto difficile.

si ringrazia:

Dom Marie Bruno priore

Dom Etienne Vicario

Fra Marie Paul dispensiere e panettiere

Fra Jean Michel primo cuoco

Fra Jean Marie secondo cuoco

Il giovane ebreo alla ricerca di Dio

Nell’articolo di oggi vi parlerò della storia del celeberrimo Teologo cattolico Dietrich Von Hildebrand e di un suo allievo dell’Università di Fordham nelgli Stati Uniti.

La storia che sto per narrarvi è la storia di una conversione.

Premettiamo subito che Von Hildebrand nato in una famiglia protestante, si era convertito al cattolicesimo nel 1946, diventando poi “il Dottore della Chiesa del XX° secolo” definizione di papa Pio XII.

La storia legata a questo teologo che voglio divulgarvi si riferisce a quando nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, il Professore Von Hildebrand insegnava alla Fordham University. Tra i tanti giovani studenti, vi era un ragazzo ebreo che era stato ufficiale di marina durante il coflitto mondiale appena conclusosi. Egli aveva cominciato a studiare filosofia alla Columbia University, ma ben presto si rese conto che non era quella la sua strada nella vita. Fu così che un amico gli suggerì di recarsi a Fordham, e più specificatamente di contattare il Professor Dietrich. Iniziò così un rapporto empatico tra i due.

Il giovane confidò al Professore, che stando al fronte, ed ammirando tra tanto dolore e sofferenza un tramonto del sole nel Pacifico, intuì di voler cominciare una vita volta alla ricerca di Dio.

Il Professore rimase colpito da quelle parole, e frequentando il giovane apprese da lui che molti insegnanti erano basiti e si mostrarono non disponibili a convertire al cattolicesimo un giovane ebreo.

Dietrich Von Hildebrand, questo immenso teologo, riuscì con le sue parole non solo a convertire il giovane alla religione cattolica, facendogli da padrino al Battesimo, ma come vedremo egli fu testimone anche della vocazione monastica che spinse il giovane a diventare un monaco certosino!

20 Dom Raphael in motherhouse

Un giovane Dom Raphael in Grande Chartreuse

Ma chi era questo giovane?

Raphael Neil Diamond, nacque a Brooklyn negli Stati Uniti il 22 aprile del 1923, fece diversi studi, tra cui anche la musica ed il canto gregoriano, oltre alla teologia e filosofia come abbiamo visto alla Fordham University. Il mentore Von Hildebrand e la passione per il canto gregoriano lo spinsero dapprima a diventare cattolico ed in seguito a decidere di entrare nella Grande Chartreuse nel 1952, laddove fece la professione solenne l’8 settembre del 1954. Fu ordinato sacerdote il 22 marzo del 1958, Dom Diamond fu inviato dall’Ordine a Skyfarm in Vermont per seguire la creazione della nascente certosa americana. Nel 1966 ritornò in Europa e nominato Vicario della certosa di Parkminster, ma nel 1968 fece ritorno nel Vermont per sorvegliare la materiale realizzazione della certosa della Trasfigurazione, e sovrintendere alla organizzazione dell’avvio della vita monastica. Fu dapprima rettore, poi nel 1971 fu eletto Priore e vi rimase in carica fino al 1995. Dom Diamond fu anche Visitatore della Provincia di Francia dal 1987 al 1991. terminò la sua vita terrena il 16 giugno del 1996, dopo quarantaquattro anni di vita certosina.

20 Dom Raphael 1996 in America (1)

Dom Raphael nel 1996, una delle sue ultime immagini

Ho ritenuto utile rendere nota questa vicenda di conversione, poco nota, ma che ancora una volta ci mostra l’imprevedibilità della vita, condotta per noi dai disegni imperscrutabili della Divina Provvidenza. Da giovane soldato ebreo che voleva cercare Dio a primo Priore della certosa della Trasfigurazione, una inenarrabile esistenza.

Il Cuore di Gesù è il Libro del Divino Amore

Anton_von_Worms_Woensam_-_Christ_on_the_Cross_with_Carthusian_Saints_-_WGA25855

La meditazione che vi offro oggi, è sempre rivolta al Sacro Cuore di Gesù. Essa è stata scritta dal certosino Dom Pietro Blomenvenna, grande devoto di questo tema.

Pietro nacque a Leyde in Olanda il 29 marzo del 1466, era il dodocesimo figlio di una ricca e pia famiglia. Si dedico con zelo allo studio della Teologia all’ Università di Colonia, decise di entrare nella certosa di santa Barbara a Colonia nel 1489, dove fece la professione solenne il 7 marzo del 1490. Egli fu eletto Priore nel 1507, e successivamente nominato Visitatore della Provincia del Reno. Dom Blomenvenna rese l’anima a Dio ancora in carica ed in odore di santità il 30 settembre del 1536. Il suo rigoroso ascetismo, armonizzato da una profonda dolcezza caratteriale gli consentì di diventare un prezioso modello per i suoi confratelli. Fu un valente scrittore di testi teologici e contemplativi, conosciuto anche come Petrus Leydense, fu noto per le sue opere volte alla difesa della fede contro i protestanti. Fu un vero baluardo della Chiesa e formatore di molti giovani nei tumulti della Riforma.

Nel dipinto, del 1535 “Crocifissione con santi” di Anton Woensam, che ho inserito in questo articolo vi è la raffigurazione di Dom Pietro che stringe in ginocchio la Croce di Nostro Signore, sulla destra riconosciamo San Bruno, S. Ugo vescovo di Grenoble, e S.Ugo di Lincoln. Le altre figure, oltre a quelle della crocifissione, sono i parenti ed insegnanti di Dom Pietro.

Peter_blomevenna_ausschnitt_woensam_christus_am_kreuz_1535

Ma ora eccovi il testo sul Sacro Cuore di Gesù, è meraviglioso!

Il Cuore di Gesù è il Libro del Divino Amore

Mangia questo libro.., ed io ho mangiato, e fu per la mia bocca dolce come il miele.
(Ezechiele 3: 1, 3)

Uscite, figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona di cui lo cinse sua madre
nel giorno delle sue nozze,
giorno di letizia del suo cuore.
(cantico dei cantici 3, 11)

L’anima certosina, figlia della contemplazione, esce da sé e vede Gesù incoronato nel giorno della gioia del suo Cuore. I desideri sono soddisfatti, e cosa vuole il Cuore di Gesù? Designa la nostra salvezza e trova la Sua felicità in essa. Il nostro Signore ci ha dato molte prove della verità della Sua risurrezione per aumentare la nostra fede e accendere il nostro amore. Uno di questi è il Suo apparire ai discepoli portando le cicatrici delle sue cinque ferite. Con questo ci ha reso noto il suo amore. Vedi, ha detto: I miei piedi, le mie mani e il mio costato. Leggerete nelle mie ferite, ed imparerete a capire quanto è grande il mio amore per voi. Questo libro mistico – che non è altro che Gesù stesso – è stampato con il più prezioso Sangue di Dio ed i caratteri impiegati sono le ferite del Salvatore. Ora Gesù dà la lettura di questo libro in particolare ai Suoi certosini. Vorrebbe che fossimo i servi dei suoi appartamenti privati e gli interpreti dei Suoi pensieri più segreti.Egli vorrebbe che noi certosini fossimo sempre in Sua presenza, e principalmente occupati nella lettura di questo libro delle ferite del Salvatore.
Sì! Leggere Gesù, assaporare questa lettura; E in ognuna delle cinque ferite potremmo leggere lo stimolo ed i mezzi per condurre una nuova vita. Le cicatrici dei Piedi del Redentore ci dicono di calpestare tutto ciò che è umano e terreno, affinché possiamo amare solo quelle cose che Egli ama. Le ferite delle mani di Gesù ci mostrano come Egli ha agito. Con una sola mano ha preso l’obbedienza, e con l’altra pazienza. Ha lavorato per la nostra salvezza, “facendosi obbediente fino alla morte, anche alla morte della croce” (Filippesi 2: 8). Nella ferita del costato, che ci dirige al cuore di Gesù ed è la rappresentazione esteriore della ferita di quel cuore, si legge l’amore di Gesù, un amore che non può mai essere superato da nessun altro amore. È solo vedendo questa ferita del Cuore che ci si renderemo conto del grande amore di Dio per voi, e vedere quanto Gesù vi ha amato, poiché Egli ha dato la Sua vita per noi poveri peccatori.
Gesù risorto ci mostra questa ferita mortale del Suo cuore. Tu che leggi, da ciò traine profitto, ed ama Gesù con tutto il tuo cuore.

Cartusiae vintage: Grande Chartreuse

Cartusiae vintage

Grande Chartreuse

0b

Eccoci giunti ad un nuovo appuntamento con la rubrica Cartusiae vintage, da voi lettori molto apprezzata. Le immagini antiche provengono, oggi, dalla casa madre dell’ordine certosino, ovvero la Grande Chartreuse.

Vi lascio ad apprezzare gli ambienti monastici svelati da vecchie foto.

Buona visione.