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Dom Joseph il Priore leonino

Edgar_Josip_Leopold_1962

Cari amici, nell’articolo di oggi vi offro un video inedito. Esso è tratto da un documentario realizzato, nel 1970, dalla Viba film in occasione del novantesimo compleanno del Padre priore della certosa slovena di Pleterje. Sono immagini eccezionali considerato il periodo ed il luogo, appare infatti ardimentoso entrare oltre le mura di una certosa con una cinepresa, e soprattutto nella ex Jugoslavia in pieno regime totalitarista del maresciallo Tito.

Trattasi però, come dicevo, della celebrazione di Dom Joseph Edgar Leopold (Lavov- Lyon).

Nel filmato scorrono le immagini della certosa slovena con Dom Joseph che si trattiene nei vari ambienti monastici per mostrarli al cineoperatore, il tutto correlato dalla voce del cronista che ci narra in sloveno la biografia del vecchio priore.

Ma chi era Dom Joseph Edgar Leopold?

Egli nacque il 17 gennaio del 1881 a Timisoara in Romania, completati gli studi il 28 ottobre del 1905 fu ordinato sacerdote a Roma, dove ottenne un dottorato in Teologia. Fu attratto dalla vita monastica e decise di entrare nella certosa slovena di Pleterje, laddove fece la professione solenne il 28 ottobre del 1924. Trascorsi appena dieci anni, per i suoi meriti e le sue indubbie qualità, venne nel 1934 eletto Priore, tale carica la mantenne fino al 1967, successivamente ebbe l’incarico di Antiquior fino al 1972. Dom Joseph, morì il 18 maggio del 1977, alla veneranda età di 95 anni!!

Ma voglio ora parlarvi delle tribolazioni di questo certosino durante la seconda guerra mondiale.

La comunità certosina di Pleterje, fu oggetto di rappresaglie da parte dell'”Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia” ovvero un movimento partigiano di resistenza militare che si opponeva agli eserciti dell’Asse. I monaci certosini furono accusati di dare asilo ed ospitalità ai nazisti braccati dai partigiani, a causa di ciò Dom Joseph fu arrestato il 24 ottobre del 1942 reo di essere un collaborazionista. Estirpato dalla quiete monastica il povero certosino fu trasportato inizialmente nel carcere di Maribor, e dopo un mese a Lubiana poi successivamente alla vigilia di Natale fu scarcerato. Le autorità gli vietarono categoricamente di rientrare in certosa ed anzi gli imposero di espatriare, poichè fu considerato non accetto in Jugoslavia. Dom Joseph decise così di recarsi in Italia, dove trovò asilo nella certosa di Vedana, laddove egli ritrovò la quiete desiderata. La sua permanenza in italia durò fino al 3 gennaio del 1944, successivamente nel maggio del 1945 egli potè fare ritorno a Pleterje, che nel frattempo, il 18 ottobre del 1943, aveva subito ingenti danni a causa del violento attacco dei miliziani partigiani che incendiarono brutalmente e distrussero, con bombardamenti, tredici celle del complesso monastico. Ristabilita la pace, a seguito della fine del secondo conflitto mondiale, la certosa di Pleterje potè rinascere ed è riuscita a sopravvivere al regime comunista di Tito, ed ancora oggi in essa è viva l’attività monastica. Le cronache di quei tempi furono descritte da Dom Joseph in un libro pubblicato nel 1979.

libro

Prima di concludere questo articolo voglio soffermarmi su due curiosità legate a Dom Joseph, la prima è che egli fu in gioventù, durante il primo conflitto mondiale, compagno di armi proprio del maresciallo Tito!

La seconda curiosità riguarda l’appellativo di Lavov o Lyon, ovvero “leone” pseudonimo attribuitogli per il coraggio dimostrato durante i tragici fatti che vi ho esposto.

Vi lascio alle immagini del raro documento filmato che ci faranno conoscere le fattezze di Dom Joseph Edgar Leopold Lavov, ormai vecchio ma nel suo sguardo possiamo percepire ancora l’autorevolezza di un indomito leone .

Cartusiae vintage: Calci

Cartusiae vintage

Calci

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Siamo giunti al terzo appuntamento con le immagini antiche di certose e certosini. Oggi vi offrirò alcune foto sbiadite della stupenda certosa di Calci, un tuffo nel passato quando vi era la presenza monastica in quegli ambienti affascinanti, oggi visitabili come museo.

Lascio a voi apprezzarle….

Buona visione

Cartusiae vintage: Montalegre

Cartusiae vintage

Montalegre

la_cartoixa_de_montalegre_

Il secondo appuntamento con immagini vintage di monaci certosini di foto e cartoline antiche, è con la certosa spagnola di Montalegre.

Vi lascio a rare immagini scolorite, che hanno il fascino del tempo che scorre inesorabile nell’immutata vita monastica claustrale certosina.

Largo alle foto…

Cartusiae vintage: Firenze

Cartusiae vintage

Firenze

Certosa 1.jpg

Da oggi parte una nuova rubrica, che spero vogliate apprezzare. Vi offrirò immagini principalmente in bianco e nero di monaci certosini, tratte da vecchi libri o vecchie cartoline. Sarà un occasione per notare l’immutabile stile di vita e di costumi dei monaci, negli oltre nove secoli di storia dell’Ordine di san Bruno. Anzi colgo l’occasione per rivolgere a voi tutti un appello, e chiedervi di inviarmi qualsiasi foto o immagini vintage di monaci certosini da poi poter pubblicare nei successivi post di questo genere.

Comincio oggi con il proporvi foto e cartoline dalla certosa del Galluzzo a Firenze, che ha visto la presenza dei monaci certosini fino al 1957.

Spero che gradirete questa iniziativa, ma soprattutto… le immagini che seguono!

L’effetto certosino

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Nell’articolo odierno, voglio parlarvi di un tema di stretta attualità. Esso riguarda il sorprendente interesse dei giovani nostri contemporanei, ad interessarsi alla vita monastica di clausura.

Da sempre l’Ordine certosino, ha emanato un fascino particolare circa la vita condotta tra silenzio e preghiera all’interno delle certose, aleggiava un alone di mistero intorno a quegli uomini disposti ad abbandonare la propria vita per donarla, in tutti i sensi, a Dio. Un idea comunemente diffusa, al di fuori delle mura certosine, era che chi rinunciava alla propria vita per abbracciare la vita monastica lo faceva come una sorta di penitenza o di espiazione di peccati gravi o colpe incoffessabili. Risultava difficile immaginare l’accettazione della solitudine, del silenzio e della preghiera volta alla ricerca dell’Assoluto, come libera scelta. Il sacrificio, le privazioni, la solitudine, il silenzio, la rinuncia agli affetti ed agli agi ed alle comodità risultavano essere una aberrante forma di masochismo. Ma un motivo per il quale dai tempi di san Bruno ad oggi, ovvero, dopo oltre nove secoli, l’Ordine certosino tra alterne vicende legate ai trambusti delle varie epoche caratterizzate da guerre di vario genere, rivoluzioni, persecuzioni, leggi anticlericali ed il semplice scorrere del tempo le comunità certosine sopravvivono, ed incredibilmente riescono ad attrarre l’interesse di molti giovani.

Tra mille affanni ed ansie per il futuro, il genere umano è riuscito a giungere nel XXI secolo, in un tempo contraddistinto da una imperante globalizzazione e da un consumismo che ha raggiunto vette inimmaginabili. Il genere umano è stato artatamente ridotto, con un processo di massificazione, in una società composta da persone intente a possedere e ad avere compulsivamente anche cose inutili.

L’uomo è al centro di questo processo di distruzione dell'”essere”, un materialismo dilagante che ha svuotato di valori e spiritualità i nostri giovani. Ma nonostante tutto ciò, ed in parte anche grazie ai mezzi moderni di questa globalizzazione, come il computer, la rete internet, ed i social network, ovvero strumenti indispensabili per i giovani di questa epoca, il sottoscritto e tutti coloro che hanno tentato una sorta di “globalizzazione evangelica” per diffondere e divulgare la ricchezza della fede e della spiritualità, hanno spesso trovato un inaspettato riscontro. Cartusialover nel corso del tempo ha ricevuto centinaia di contatti di giovani, provenienti da tutte le parti del mondo, interessati a vario titolo alla vita certosina. Risulta evidente, che buona parte di questi, indistintamente maschi o femmine e prevalentemente giovani, ha dimostrato un interesse profondo e non una mera curiosità.

In tanti si sono avvicinati già in possesso di una profonda Fede, altri ancora hanno voluto contattare le certose per cominciare un cammino vocazionale. Come avrete potuto leggere da questo blog, alcuni di essi mi hanno relazionato sulla loro esperienza tra le mura certosine per poter essere di aiuto ad altri giovani interessati ed attratti da tale vita claustrale. Non è semplice diventare certosino, ma nonostante l’impatto con la realtà, in periodi di prova, prima di cominciare ad essere postulante, non basterà la forza di volontà, l’equilibrio fisico e psicologico, e la tenacia per affrontare tale vita rigida.

La Provvidenza dovrà fare il resto!

Recentemente ho appreso da un Padre Priore certosino, che anche loro stanno assistendo ad un grande interesse ed a numerose richieste di giovani che vogliono diventare certosini. L’Ordine a differenza di altri tempi, ha potuto sperimentare quello che simpaticamente chiamano “effetto certosino“. Analizzando tali richieste, hanno potuto infatti riscontrare che trattasi di giovani alla ricerca di un più alto senso per la propria vita, a scapito della globalizzazione e del progresso, cercano un ambiente tranquillo e silenzioso dove poter attraverso la meditazione e la preghiera andare alla ricerca di se stessi e quindi di Dio. Lo stile di vita degli ordini monastici contemplativi dunque, pare essere una esigenza in questa epoca caratterizzata da un vacuo frastuono che ha massificato gli uomini ed ha impoverito gli animi.

Molti altri giovani mi scrivono e mi dichiarano di non essere riusciti ad accedere alla vita monastica certosina, ma ne restano rapiti ed affascinati ugualmente. Appaiono essere stati “contagiati”, ed irrimediabilmente attratti dalla profonda spiritualità certosina, vera fonte inesauribile di ricchezza tangibile per ogni essere umano, in questa epoca di aridità morale. Le foto che inserisco in questo articolo rappresentano comunque la testimonianza dell’ appartenenza e della vicinanza all’Ordine certosino dal di fuori delle mura di una certosa e dalla vita claustrale.

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La certosa di Buxheim rivive per un giorno

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Lo scorso 8 dicembre, in occasione della festività dell’Immacolata Concezione, nella certosa tedesca di Buxheim come per prodigio il monumentale coro monastico ha ripreso vita. Ciò è stato possibile poichè un gruppo del Seminario Internazionale di Saint-Pierre Wigratzbad, della confraternita FSSP dopo una visita in certosa, ha partecipato ad una solenne Santa Messa celebrata dall’abate Bernward Deneke. E’ stato emozionante, come vedremo dalle immagini che seguiranno, vedere i giovani seduti nei meravigliosi stalli lignei del prezioso coro dei certosini. Dal momento in cui la certosa di Buxheim è stata chiusa a causa della secolarizzazione, il luogo è stato adottato dai Salesiani che ne hanno fatto una scuola ed un convitto. Vedere riprendere una celebrazione da una comunità con il coro attivo, ritornato seppur per un solo giorno alla sua antica funzione mi ha profondamente colpito. Vi offro le immagini di questa funzione religiosa. Buona visione

Il reportage di Franz Liszt sulla Grande Chartreuse

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Nell’articolo odierno, voglio proporvi una lettera scritta da una delle personalità più brillanti tra i compositori di musica classica: Franz Liszt.

Egli oltre ad essere un compositore, pianista, direttore d’orchestra e organista ungherese. fu anche un brillante intellettuale ed un viaggiatore cosmopolita.

Durante uno dei suoi viaggi, si recò nel 1837 alla Grande Chartreuse ed a testimonianza di ciò Liszt invio una missiva al suo amico Louis de Ronchaud, quasi una sorta di appunto di viaggio. Vi lascio alla lettura di questo testo significativo.

«La Grande Chartreuse! Quel nome desolatamente misterioso, non riassume tutto il pensiero oscuro ed indeterminato sul mondo che l’ascetismo cristiano ha generato per più di dieci secoli? La follia sacra, l’inclinazione al flagello, i martiri sconosciuti, l’inflessibile negazione di sé stesso, tutto il silenzio, le scure insurrezioni, la mistica avversione al potere carnale – non sembrano evocare i fantasmi pallidi di quegli uomini solitari che, noti solo a Dio, hanno trascorso la vita con gli occhi fissi sulla tomba, inclinando i loro desideri ad una legge dura e completamente assorbiti nel desiderio impetuoso e selvaggio per un mondo incomprensibile?

Il rifugio di San Bruno era di solito accessibile solamente da un sentiero stretto e roccioso. I piedi del pellegrino erano lacerati dalle pietre, come per preparare il suo cuore per le afflizioni della penitenza. La civiltà di oggi, trionfando ovunque, ha ammorbidito il sentiero sacro; una strada ha sostituito il ripido sentiero, ed entro un anno sarà possibile arrivare alla Grande Chartreuse in carrozza.

Abbiamo salito una pendenza piuttosto bassa accanto ad un ruscello in montagna, all’ombra degli abeti, faggi e castagni. Quanto più entriamo nella valle, più stretta e buia diventa. Il mormorio del fiume è sostituito dal silenzio. La vegetazione di crescente bellezza, sembra voler attrarre l’uomo alla pace del Signore e tenerlo lì. Ho già scalato le Alpi molte volte, ma non ho mai visto tale continuità. […] Un tappeto di foglie verdi è sempre sotto i nostri piedi, una cupola di foglie sopra le nostre teste e dovunque una voce nascosta che dice Venite ad me omnes qui laboratis (Venite a me uomini che lavorano). È la Festa dell’Assunta. Dopo una salita di quattro ore, le campane annunciano che ci stiamo avvicinando al monastero. Entro nella cappella, dove si celebra il trionfo della Madre di Dio. Mi siedo accanto alla stessa colonna dove ho sentito i canti funebri della Messa da Requiem dieci mesi prima. Per un attimo mi è venuto a credere che io non fossi mai uscito dal mio posto, così piccola che era la differenza tra gli inni di gioia e i canti di dolore. Entrambi erano monotoni, con una salmodia con lo stesso ritmo. Un mormorio carvenoso di voci di anziani ha rotto la mia astrazione; era più un mormorio misterioso che, in realtà, una musica; suoni che si somigliavano al petto da cui emanavano, che non avevano più nulla di vita o umano. Mi sono affrettato a tornare verso l’aria aperta e sono rimasto a lungo sul prato di fronte alla certosa, allungandomi, riflettendo su un gruppo di bambini che giocavano a schioccare le dita e guardando due mucche imponenti al pascolo, fiduciose e indifferenti nel fogliame aromatico. Ripide vette coperte di alberi frondosi sorgevano intorno a me ed un uccello, un singolo uccello riempiva l’aria con il suo pigolio ripetitivo.

Che contrasto, amico mio! Che simboli di vita! Che anacronismo un monastero come la Grande Chartreuse nel XIX secolo!”

(Franz Liszt, lettera a Louis de Ronchaud, Settembre 1837- Gesammelte Schriften, vol. 2, Leipzig, 1882, pp,159-171)