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Cartusiae vintage: Montreuil

Cartusiae vintage

Montreuil

1

Cari amici lettori a grande richiesta, torna la rubrica Cartusiae vintage, con immagini antiche di certose e certosini. Oggi vi propongo antichi scatti e cartoline della splendida certosa francese di Notre-Dame-des-Près a Montreuil. Il più grande monastero certosino in Francia completamente conservato: 18000 m² costruiti in una vegetazione lussureggiante di 12 ettari.
Ma ora largo alle immagini…

 

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Phil Gröning ed il suo film

fotocopertina-2

Cari amici lettori, per noi amanti della vita certosina le prossime vacanze natalizie sono una ghiotta occasione per leggere libri sul tema certosino e magari vederci per la prima o per l’ennesima volta il film “Il Grande silenzio“. Ebbene, voglio proporvi un estratto di un’ intervista rilasciata dal regista Phil Gröning, qualche tempo fa ad una rivista portoghese, nella quale ci rivela particolari inediti, ed interessanti, essa si aggiunge ad altre che vi ho già proposto.
Intervistatore
Quali sono le differenze tra la certosa di Evora e la Grande Certosa?

Philip Groning
Questa è molto accogliente, chiara e luminosa.C’è un fantastico giardino al centro, come un pezzo di paradiso, molto semplice. All’esterno, si pensa che ci sia un grande lusso, come nella chiesa, ma nel chiostro e nelle celle non c’è niente. È di una perfetta semplicità e armonia.
Intervistatore
Più che nella Grande Certosa?

Philip Groning
Sì, perché è più luminosa. Nella Grande Certosa si vede che l’intero edificio è concepito per difendersi contro la neve, contro il freddo. Il chiostro è chiuso per buoni motivi: talvolta in inverno ci sono tre metri di neve. Se non fosse chiuso, non potrebbe essere attraversato. Qui tutto è aperto e c’è un piccolo giardino con alberi d’arancio e una fontana d’acqua …

Intervistatore
I monaci hanno visto il film e sono rimasti male poichè pensavano che sarebbe stato meglio fare il film qui. Hai avuto la stessa sensazione?

Philip Groning
Ho iniziato chiedendo il permesso a Montrieux, certosa nel sud della Francia.È molto simile a questa di Évora. È una piccola organizzazione agricola con un monastero, più piccolo di questo.
Ma per fare il film, dovevo adeguarmi al modo di vivere dei monaci: la regola numero uno è l’obbedienza e se l’ordine mi ha chiesto di fare il film nella Grande Certosa, ho dovuto rispettare la decisione.

Intervistatore
Non sarebbe stato completamente diverso’?: è uguale un monaco qui o nella Grande Certosa?

Philip Groning
In linea di principio è la stessa cosa. Ma il silenzio è diverso, perché qui gli uccelli si sentono più. A Grenoble si è più in alto e ora, a dicembre, c’è un metro di neve. La regola è la stessa ovunque e la struttura principale delle celle pure. Ma per un monaco contemplativo, la natura è molto importante, perché, non essendo per tutto il tempo in contatto con gli esseri umani, per vedere le piante, gli uccelli, le nuvole, il sole, la luce, tutto questo è molto importante. La vita di un monaco che vive nel freddo è diversa da quella di un monaco che vive in un paese caldo.
Intervistatore
È per questo che senti anche nel film che anche piccoli oggetti e cose quotidiane sono di grande importanza?

Philip Groning
Sì. Ho vissuto lì per un anno e ho sperimentato che, quando non parli e non senti, gli oggetti, la presenza del mondo, hanno un’importanza molto acuta e molto viva. È l’unica cosa che, in un certo senso, ti fa vivere, perché sei l’unico elemento con il quale sei in contatto in quel momento. Filosoficamente, ci rendiamo conto che è un miracolo inspiegabile che c’è qualcosa, piuttosto che niente.
Intervistatore
Qui ad Evora hai incontrato i monaci?

Philip Groning
No, non qui, ho visto un fratello che lavorava. È la regola del silenzio. Ho parlato con il procuratore, ma con altri non ho parlato. Ci siamo solo salutati salutato, ma non abbiamo parlato.

Intervistatore
Sei stato in altre certose?

Philip Groning
Si, sono stato a Montrieux, alla Grande Certosa a Portes ed a La Valsainte, in Svizzera.

Intervistatore
Che cosa ti attrae in questi luoghi? Cerchi di Dio?

Philip Groning
Sì, cerco Dio. In un primo momento volevo fare il film e stavo cercando un posto per farlo. Ora, in questa visita, tutto mi porta a ricordare quello che è stato vivere in certosa – un’esperienza molto buona e molto forte che desidero poter vivere in un altro monastero! Ma io non sono un turista di monasteri.
Intervistatore
Sei un regista, hai voluto fare un film per dire alle persone che cosa?

Philip Groning
Un film di successo apre spazio per le persone a trovare il proprio problema. Un film davvero buono non dice questo o quello, è stupido, ma un buon film ci mette in un campo di tensione tra il silenzio, il rumore, il ritmo, l’assenza di parole, l’assenza di Dio, la presenza di Dio, e ognuno può cercare la sua strada dentro.
Intervistatore
Nel film ci sono due seduzioni: quella del regista per questo tipo di vita e quella che si sente nei monaci per fede e da Dio. Era anche il film su queste seduzioni?

Philip Groning
Ho messo una frase [biblica] nel film sulla seduzione [“Mi hai sedotto, Signore, e mi sono lasciato sedurre”].La seduzione è una parola che ha un significato diverso a seconda del paese.In America, è una cosa molto brutta, in Germania è molto bella, essendo sedotta è anche una delle cose più belle. Per me, questa frase esprime una seduzione positiva, nel senso di una persona che si abbandona a tutto e si apre completamente ad un’influenza, per aprire uno spazio dell’anima a ciò che viene dal mondo e dalla vita. Per me, è una delle cose più importanti da vivere e di essere felici, per aprirsi a questo, da sedurre.

Intervistatore
Qual è la seduzione, nel mondo veloce che viviamo, di una sorta di vita come questa, quasi inutile, perché sembra che non diano niente alla società?

Philip Groning
Fortunatamente. Ma non è che non ti danno niente. È un po ‘come un faro che non è là per andare a incontrarlo, ma per sapere che quando si vede la luce, c’è la terra. Il ruolo dei monaci nella società è piuttosto difficile da mostrare che – voi come giornalisti, io come un direttore o qualcuno come un avvocato o di lavoratori – possiamo cambiare la nostra concezione di ciò che è un essere umano, quando sappiamo che questa è anche una decisione che può prendere e essere felice di questo.
Improvvisamente, il nostro ruolo di essere umano è visto diversamente. Vediamo, ad esempio, che non è necessario essere utili per essere felici. Non esiste una relazione razionale tra queste due cose. È complicato, ma la seduzione di una vita come la loro è che è una vita incredibilmente radicale e totalmente focalizzata su una verità. In tutte le religioni c’è sempre la ricerca di una verità assoluta.E oggi è molto seducente, perché ciò che è seducente rimarrà sempre seducente. C’è anche la grande seduzione del non lasciare che il tempo sia occupato dagli aspetti consumisti della società, che sono soprattutto considerazioni di paura: sono abbastanza bene vestito? Faccio abbastanza soldi? Ho comprato la Mercedes giusta o una Mercedes che non è affatto attraente? Tutto questo è uno spreco di tempo.

Intervistatore
Perché non hai soggiornato in certosa?

Philip Groning
Mi sento sempre un pò tentato. Ora, quando sono entrato nel monastero, ho pensato ancora che vorrei stare lì per due mesi. Vivere semplicemente, o scrivere un articolo … Infatti, è una tendenza frequente di molti artisti che hanno lavorato in conventi.

Intervistatore
Era una sorpresa il successo del film con il grande pubblico?

Philip Groning
Da una parte, no. Quando sei un regista, pensi e speri sempre che il prossimo film sarà un grande successo. Di solito il pubblico non pensa così …

Intervistatore
Ma tu lo hai pensato, con questo film così radicale?

Philip Groning
Penso sempre che sia necessario essere radicali per avere successo. Forse è per questo che non riesco come altri. Mi sono reso conto che ci sono molti film sulla meditazione nel contesto asiatico che fanno riflettere il pubblico europeo un film che dice che è possibile anche nell’ambito della nostra cultura, ho pensato che ci sarebbe stata un sacco di gente che lo avrebbe visto. Perché c’è qualcosa di strano in questo orientamento al buddismo, all’esoterismo, ecc. È come se dicessero: voglio che qualcuno mi aiuti a essere completamente a me, ma voglio essere completamente qualcun altro.
È molto più facile trovare il desiderio in religioni molto lontane. Posso facilmente immaginare di essere un buddista completamente felice perché non ricordo di essere un figlio buddista che ha discusso con i preti buddisti; tuttavia, ricordo di discutere con i sacerdoti cattolici. Pensavo poi che se avessi fatto un film in cui il pubblico entrasse in contatto con se stesso, in modo più profondo, ci sarebbero state molte persone che lo avrebbero visto.

Intervistatore
Perché hai deciso di filmare i volti dei monaci alla telecamera? C’è una dimensione estetica del corpo …

Philip Groning
Ho filmato questo all’inizio della ripresa. Sono stato così intimidito dal silenzio che ho appena mosso e nascosto un po ‘.Mi sono reso conto che non puoi fare un film se non vuoi essere visibile.
Vi è un contrasto tra la vita dei monaci e la presenza di una telecamera, un contrasto molto forte. Non posso nascondermi. Quindi è stato meglio mettere il contrasto molto forte e dire: se hai invitato una telecamera, lei è qui adesso, guarda a lei. Questo mi ha aiutato a sentirmi a proprio agio e ha pensato che avrebbe aiutato il pubblico a perdere il senso del voyeurismo, perché nessuno potrà mai entrarvi in certosa. Mettendo i monaci a guardare il pubblico, la persona si rende conto che possono guardarsi l’un l’altro più di ogni osservatore che li guarda.

Intervistatore
I monaci hanno accettato facilmente?

Philip Groning
Non tutti, c’erano alcuni che non volevano essere filmati, ma altri hanno accettato prontamente. Per loro, una fotocamera non ha la stessa importanza che per noi, perché non sono così vanesi, non è importante che siano bellissimi in televisione per i commenti degli amici.

Intervistatore
Nel film c’è una frase che dice: “In Dio non c’è passato, solo presente”. Ma questo è un ordine soprattutto del passato …

Philip Groning
È il vecchio monaco cieco che dice questo in relazione alla morte. Non teme la morte, perché la vita dell’aldilà viene subito, perché il tempo esiste solo per noi come esseri umani. Anche per noi, esiste in modo molto contraddittorio. L’unica cosa che esiste veramente è quella presente e tutte le altre cose sono oggetti della memoria. Anche la concezione del futuro: l’immagine che hai è in memoria. Ciò che vuol dire è che l’unica cosa che esiste è il presente.

Intervistatore
Sei più cattolico di quanto non fossi prima di passare sei mesi nella grande certosa?

Philip Groning
Altro, molto di più. Prima avevo molte difficoltà. Pensavo che la Chiesa cattolica era troppo concentrata su questioni di confessione, di colpa e di peccato. Nel monastero si nota che per i monaci la cosa importante è il senso della grazia, della felicità. Per loro è un fatto straordinario che c’è vita.Vivere è un dono, un dono di Dio.

Rose per la Vergine Maria

Madonna del Rosario adorata dai certosini , Francisco de Zurbarán, circa. 1638-1639

In omaggio alla giornata dedicata alla Madonna del Rosario, vi offro questo racconto tratto dalle cronache delle tradizioni certosine.

Si narra che un fratello converso dell’Ordine dei certosini, non sapeva nè leggere nè scrivere, cosicchè non poteva cantare i Salmi in latino, come era in uso nei monasteri del tempo. Tutti i giorni, quando alla sera terminava il suo lavoro, (da portinaio, da addetto alle pulizie, da giardiniere, ecc) andava nella cappella del monastero, si poneva  in ginocchio difronte all’immagine della Vergine Maria, e recitava per 150 volte l’Ave Maria 150 così come il numero dei salmi, mentre i monaci pregavano il Breviario in latino. Poi si ritirava, come gli altri monaci, nella sua cella.

Al mattino, mezzanotte per il mattutino, la sera per i Vespri arrivava sempre prima di tutti i suoi fratelli e si dirigeva alla cappella per ripetere, come al solito, il suo saluto alla Vergine con le sue 150 Ave Maria mentre i sacerdoti cantavano l’Ufficio divino in latino.

Il Padre Priore notava con stupore che ogni giorno quando il devoto converso entrava nella chiesa per pregare la preghiera nel Coro con tutti i monaci, c’era un delizioso ed intenso profumo di rose, come se fossero state appena tagliate … e ciò era curioso!

Ha per questo chiesto ai monaci incaricati di prendersi cura di adornare l’altare della Vergine se dipendesse dalla loro attività, ma essi risposero che in quella stagione non vi erano rose nei roseti dei loro giardini!

Un giorno, il fratello converso si ammalò gravemente; gli altri monaci notarono che l’altare della Vergine non emanava il solito odore e dedussero che era a causa dell’assenza ai piedi della Vergine del pio fratello che sostava pregando con estrema intensità …

Ma come? Nessuno lo aveva mai visto tagliare una rosa nel monastero, né lo aveva visto abbandonare i suoi lavori quotidiani.

Una bella mattina erano sorpresi che pur essendosi alzato, nessuno riusciva a trovarlo da nessuna parte nella certosa, in nessuna “obbedienza” dei Fratelli. Hanno fatto suonare la campana e tutti si sono riuniti nella chiesa: ogni monaco entrando rimase basito, perché intravide il fratello laico in ginocchio davanti alla immagine della Vergine recitando estasiato le sue Ave Maria ed a balbettare con le labbra ogni preghiera rivolta alla signora. Ad ogni Ave Maria, una rosa appariva prodigiosamente sulle fioriere poste sull’altare … Cosicchè, alla fine dei 150 saluti, cadde morto ai piedi della Vergine con un sorriso unico!

Da allora i monaci certosini, non smisero mai di pregare le 150 Ave Maria, seguendo l’esempio del santo fratello converso, convinti che il “Salterio di Ave Maria” o “Rosario” è il più bel regalo e tributo che avrebbero potuto offrire alla Madre di Dio !

Preghiamo san Bruno

6Morte di Bruno (Vicente Carducho)

Morte di san Bruno (Vicente Carducho)

Nel giorno del dies natalis del nostro amato san Bruno, ecco per noi tutti una breve e semplice preghiera da recitare con assoluta devozione.

Oh Dio, che hai suscitato San Bruno per essere la luce della Chiesa per la sua dottrina ed il modello dei solitari, fai che io imiti questa profonda umiltà che lo ha portato a fuggire nel deserto per evitare gli onori che gli sono stati offerti; che io abbia questa attrazione per la penitenza, di cui era animato, questa unione perfetta con Te nella preghiera, questo allontanamento dal commercio del mondo, da cui era davvero staccato.

Oh Santo Ristoratore della vita solitaria, prega per noi, affinché seguiamo i tuoi esempi e camminando sulle tue orme nella via stretta, possiamo partecipare alla ricompensa con cui Dio ha coronato i tuoi lavori.

Così sia.

(Un certosino)

L’autore del bellissimo busto del fondatore dell’Ordine Certosino, Bruno di Colonia, è Cosimo Fanzago, già creatore di altri modelli per sculture in argento. Il nome dell’argentiere Biase Monte è invece attestato nei documenti di pagamento del 1638 e 1639. Il santo è ritratto con gli occhi rivolti al cielo in un atteggiamento estatico, con le braccia allargate. La mano sinistra regge un libro, anch’esso in argento, mentre la mano destra sembra dolcemente rivolta ai devoti osservatori.

L’ubicazione originaria è dubbia, di certo dalla cappella del Tesoro negli anni sessanta del Novecento è stata trasferita nella Sagrestia, per essere poi collocata successivamente sull’altare della cappella di San Bruno. Oggi ha trovato definitiva sistemazione nella cappellina privata del Priore, dove attrae con mistico magnetismo.

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Nella immaginetta inviatami dalla certosa di Serra vi è la riproduzione di un piccolo quadro dipinto, evidentemente, per la devozione privata nello stesso arco di tempo, è conservato nel priorato della Certosa. Esso raffigura un San Bruno giovane, senza barba con una aureola luminosa che spicca sul fondo scuro. Potrebbe essere opera di Dom Raffaele Baldegger un monaco tedesco che fu a Serra nel 1907 dove ricoprì la carica di vicario tra il 1918 e il 1932.
Lasciò alla certosa diversi studi, disegni e dipinti di buona qualità pittorica. Il suo lavoro terminò nel 1932, quando la morte lo colse nella certosa di Pavia.

B u o n a   F e s t a  di  S a n  B r u n o 

a

v o i   t u t t i

Per coloro che volessero seguire la S.Messa svoltasi a Serra in onore a San Bruno

Una testimonianza vissuta in certosa

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Vi offro una testimonianza di un giovane che ha vissuto l’esperienza di vivere per un periodo in una certosa. Egli ha voluto renderla nota pubblicandone un testo ed alcune foto in rete.

Ciao cari amici e amiche…

È con grande piacere che vi invio queste immagini del mio soggiorno nella Certosa Santa Maria Scala Coeli a Evora.

Sono stati momenti di intensa preghiera, dato che siamo in dialogo costante con Dio.

Questo Ordine religioso si basa sul cammino che Gesù ha percorso nel deserto, le tentazioni a cui è stato soggetto (essendo il silenzio quello che regna all’interno del monastero).

L’area all’interno del chiostro è considerata la più grande del Paese, occupata da un immenso aranceto ed al centro una fontana con l’immagine della Madonna.

Cipressi enormi ed imponenti all’interno del chiostro ed anche all’ingresso, ne dimostrano la sua longevità.

C’è sempre una storia da raccontare nel monastero.

I fratelli ed i padri che lì abitano, hanno un’illuminazione divina che si vede nel loro sguardo. Raramente si spogliano dell’abito religioso ed è con esso che vivono e lavorano tutti i giorni.

Ognuno ha una cella singola (la propria dimora), dove prega, mangia e riposa; ed inoltre, si prende cura del suo giardino e fa la pulizia della sua cella.

I monaci si incontrano tre volte nella Chiesa: Vespri, Mattutino/Lodi e Messa.

Ogni monaco ha un ruolo specifico nel monastero: cucina, cucitura, falegnameria, orticoltura, ecc.

Nel corso del tempo acquistiamo delle abitudini e costumi (riti quotidiani proposti a noi).

Si vive da solo ed allo stesso tempo in comunità; non si rimane completamente isolato dal mondo, ma quasi! E questa è la grande sfida di ciascuno.

Si impara ad essere umile, un totale distacco dalle cose del mondo. San Bruno, è stato il fondatore di questo Ordine, anche se le sue origini sono più antiche.

È curioso dire che nelle celle c’è un riscaldatore (dove si mette il legno), perché gli inverni sono troppo freddi e ognuno si occupa di portare il legno alla sua cella.

Tutto inizia con un’esperienza (circa un mese); e se ti piace, entri come aspirante e poi passa al postulato, fino ad arrivare ad essere un “Fratello” o “Padre”.

Si tratta di un percorso duro e difficile, poiché la famiglia dei monaci solo possono visitarli da due a tre volte all’anno.

Anche se non ci sono più in Certosa, ho contatto con il Priore e ci sono stato per una visita. Nonostante la distanza, qua fuori abbiamo un gruppo chiamato “Amigos da Ordem da Cartuxa”, dove condividiamo foto, commenti e qualcos’altro utile per il gruppo.

Si tratta di un’esperienza per la vita, che ci segnala e ci ilumina!

E qui vi saluto, ma vi darò notizie su ciò che è sacro ed immacolato in ognuno di noi!

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I certosini e l’alimentazione

il pasto certosino

Il reportage che oggi vi offro, è tratto da un documentario dal titolo:

“Divines nourriture : Les liens entre la religion et la nourriture”.

Ossia un approfondimento tra il legame tra la spiritualità ed il cibo, in diversi contesti monastici. Il video integrale potrete vederlo qui, mentre in questo articolo mi soffermerò e vi offrirò la parte dedicata ai certosini di Montrieux. Attraverso la testimonianza di alcuni monaci certosini, avremo la descrizione ed il loro parere circa il severo regime alimentare, che da sempre ha contraddistinto la vita certosina. Splendide immagini che ci mostreranno gli ambienti monastici di Montrieux, e che ci consentiranno di entrare nella cucina della certosa, dove i fratelli addetti cuochi si dedicano alla preparazione dei pasti per i loro confratelli. Il tema del cibo è da sempre oggetto di curiosa attenzione, il sottoscritto ne aveva già delineato il profilo sul sito Cartusialover, descrivendone la simbologia ed anche alcune antiche ricette. Vi lascio alla visione del video ed alla voce dei monaci, che ci guidano in questo percorso. In basso il testo della rara e preziosa intervista in cucina tradotto in italiano.

(dal minuto 3:55 a 6:17)

Don Marie-Bruno, Priore:

Qui è il luogo che chiamiamo piccolo refettorio: mangiamo da soli durante la settimana, ad eccezione della Domenica, quando ci riuniamo tutti nel refettorio.

Don Étienne, Vicario:

Quando ci troviamo da soli per mangiare, cerchiamo di non ipnotizzarci sul fatto materiale di sostenerci.

In generale, i certosini leggono mentre mangiano. Quindi dovremo leggere un libro che non sia molto difficile.

Per la digestione, non è molto buono essere costretti ad uno sforzo intellettuale  in quel momento. Quindi questo pasto che facciamo è, allo stesso tempo, un arricchimento intellettuale e forzatamente spirituale, se prendiamo sul serio tutta la nostra vita, con noi e come con tutti i cristiani fuori, lo spirituale non deve mai essere scollegato dal materiale.

In questo livello spirituale, c’è l’importanza del pasto di domenica, di essere in comunità. Il certosino non è un eremita, egli è un solitario che vive nella comunità. C’è una parte della vita di comunità che è molto importante e che ci preoccupiamo di mantenere, che è il refettorio della domenica. Esso contrasta un po’ quello che la vita assolutamente solitaria può avere di pericoloso, di rischio…ed anche dal punto di vista dell’amore fraterno, è molto bello incontrarci insieme. Infatti in questo tempo che  si trascorre in silenzio, si sente una corrente fraterna che passa tra di noi, ma è ancora un po’ di una liturgia, è un’estensione della nostra Messa che abbiamo celebrato poche ore prima.

(dal minuto 12:38 a 16:30)

Don Étienne Vicario:

Il pane rappresenta il cibo che dà forza, che ci permette di vivere fisicamente la nostra vita normale.

Il vino è anche un elemento importante. Esso simboleggia soprattutto la gioia di vivere.

I nostri pasti ci portano al fatto che un giorno parteciperemo definitivamente nell’eternità del vero banchetto del Signore.

Fra Jean-Michel, primo cuoco:

Prendo le cipolle e le taglio per fare una salsa di pomodoro. È troppo buona.

È un alimento molto, molto semplice.

Ad esempio, sabato, ogni 15 giorni, mangiamo patate al vapore con un po’ di maionese. Alla comunità piace molto. Se le patate sono buone, per me è uno dei migliori piatti.

Faccio anche patatine fritte. Sabato farò le patatine fritte. Ma farle ogni settimana sarebbe troppo.

Fra Jean-Marie, secondo cuoco:

Noi alterniamo: un giorno il pesce, un giorno le uova. Non mangiamo carne, evidentemente. Ed io preparo l’insalata.

Fra Jean-Michel, primo cuoco:

In generale, faccio quasi tutti i legumi. Faccio fagioli, piselli, carote, rape, porri, indivia… Domani farò indivia, per esempio. No, non domani. Farò salsefrica (una sorta di manioca).

Fra Jean-Marie, secondo cuoco:

Facciamo le uova bollite, fritte, omelette, le uova mimosa nei giorni di festa. Che altro? Le uova strapazzate alla domenica.

Fra Jean-Michel primo cuoco:

In estate, in generale, faccio qualcosa di farcito: pomodori, melanzane, zucchine. In generale, è questo in estate. In inverno, alle feste sono indivia, salsefrica. Cosa faccio anche in inverno…? Bene, faccio le fave…Ah…no, faccio indivia, salsefrica. C’è un terzo legume…champignon.

Fra Jean-Marie secondo cuoco:

Alla festa di San Bruno faremo una torta di tonno.

Fra Jean-Michel primo cuoco:

Per esempio, quando faccio la pizza, un piatto principale, un’entrata un po’ più calorica, allora faccio una crema più leggera. È molto apprezzata.

Abbiamo fatto un voto di povertà, quindi ci organizziamo in modo che il cibo non avanzi. Mi arrangio a distribuire più o meno per ciascuno. Ma il principio più importante qui a Montrieux è che non avanzi.

Fra Jean-Marie secondo cuoco:

Per il giorno di digiuno, in particolare per i sacerdoti, è pane ed acqua. Coloro che vogliono, possono fare, per esempio, mangiano un legume e un’insalata a pranzo e solo.

Fra Jean-Michel primo cuoco:

Qui abbiamo un religioso di 85 anni. Ebbene, a 85 anni egli segue pienamente il regime della comunità. Egli segue gli uffici, il mattutino, la messa, i vespri, ed ancora il giorno di astinenza. Oggi è giorno di astinenza, solo gli serviamo un pezzo di pane. Non dico che ieri egli non abbia conservato una mela o un piccolo pezzo di cioccolato. A 85 anni si può fare questo, ma non tutti lo fanno. Ho 70 anni e non faccio più il mio digiuno a pane ed acqua. Io mangio un legume. Per me oggi sarebbe molto difficile.

si ringrazia:

Dom Marie Bruno priore

Dom Etienne Vicario

Fra Marie Paul dispensiere e panettiere

Fra Jean Michel primo cuoco

Fra Jean Marie secondo cuoco

Il giovane ebreo alla ricerca di Dio

Nell’articolo di oggi vi parlerò della storia del celeberrimo Teologo cattolico Dietrich Von Hildebrand e di un suo allievo dell’Università di Fordham nelgli Stati Uniti.

La storia che sto per narrarvi è la storia di una conversione.

Premettiamo subito che Von Hildebrand nato in una famiglia protestante, si era convertito al cattolicesimo nel 1946, diventando poi “il Dottore della Chiesa del XX° secolo” definizione di papa Pio XII.

La storia legata a questo teologo che voglio divulgarvi si riferisce a quando nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, il Professore Von Hildebrand insegnava alla Fordham University. Tra i tanti giovani studenti, vi era un ragazzo ebreo che era stato ufficiale di marina durante il coflitto mondiale appena conclusosi. Egli aveva cominciato a studiare filosofia alla Columbia University, ma ben presto si rese conto che non era quella la sua strada nella vita. Fu così che un amico gli suggerì di recarsi a Fordham, e più specificatamente di contattare il Professor Dietrich. Iniziò così un rapporto empatico tra i due.

Il giovane confidò al Professore, che stando al fronte, ed ammirando tra tanto dolore e sofferenza un tramonto del sole nel Pacifico, intuì di voler cominciare una vita volta alla ricerca di Dio.

Il Professore rimase colpito da quelle parole, e frequentando il giovane apprese da lui che molti insegnanti erano basiti e si mostrarono non disponibili a convertire al cattolicesimo un giovane ebreo.

Dietrich Von Hildebrand, questo immenso teologo, riuscì con le sue parole non solo a convertire il giovane alla religione cattolica, facendogli da padrino al Battesimo, ma come vedremo egli fu testimone anche della vocazione monastica che spinse il giovane a diventare un monaco certosino!

20 Dom Raphael in motherhouse

Un giovane Dom Raphael in Grande Chartreuse

Ma chi era questo giovane?

Raphael Neil Diamond, nacque a Brooklyn negli Stati Uniti il 22 aprile del 1923, fece diversi studi, tra cui anche la musica ed il canto gregoriano, oltre alla teologia e filosofia come abbiamo visto alla Fordham University. Il mentore Von Hildebrand e la passione per il canto gregoriano lo spinsero dapprima a diventare cattolico ed in seguito a decidere di entrare nella Grande Chartreuse nel 1952, laddove fece la professione solenne l’8 settembre del 1954. Fu ordinato sacerdote il 22 marzo del 1958, Dom Diamond fu inviato dall’Ordine a Skyfarm in Vermont per seguire la creazione della nascente certosa americana. Nel 1966 ritornò in Europa e nominato Vicario della certosa di Parkminster, ma nel 1968 fece ritorno nel Vermont per sorvegliare la materiale realizzazione della certosa della Trasfigurazione, e sovrintendere alla organizzazione dell’avvio della vita monastica. Fu dapprima rettore, poi nel 1971 fu eletto Priore e vi rimase in carica fino al 1995. Dom Diamond fu anche Visitatore della Provincia di Francia dal 1987 al 1991. terminò la sua vita terrena il 16 giugno del 1996, dopo quarantaquattro anni di vita certosina.

20 Dom Raphael 1996 in America (1)

Dom Raphael nel 1996, una delle sue ultime immagini

Ho ritenuto utile rendere nota questa vicenda di conversione, poco nota, ma che ancora una volta ci mostra l’imprevedibilità della vita, condotta per noi dai disegni imperscrutabili della Divina Provvidenza. Da giovane soldato ebreo che voleva cercare Dio a primo Priore della certosa della Trasfigurazione, una inenarrabile esistenza.