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Cartusiae vintage

Cartusiae vintage

Montalegre

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Il secondo appuntamento con immagini vintage di monaci certosini di foto e cartoline antiche, è con la certosa spagnola di Montalegre.

Vi lascio a rare immagini scolorite, che hanno il fascino del tempo che scorre inesorabile nell’immutata vita monastica claustrale certosina.

Largo alle foto…

Cartusiae vintage

Cartusiae vintage

Firenze

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Da oggi parte una nuova rubrica, che spero vogliate apprezzare. Vi offrirò immagini principalmente in bianco e nero di monaci certosini, tratte da vecchi libri o vecchie cartoline. Sarà un occasione per notare l’immutabile stile di vita e di costumi dei monaci, negli oltre nove secoli di storia dell’Ordine di san Bruno. Anzi colgo l’occasione per rivolgere a voi tutti un appello, e chiedervi di inviarmi qualsiasi foto o immagini vintage di monaci certosini da poi poter pubblicare nei successivi post di questo genere.

Comincio oggi con il proporvi foto e cartoline dalla certosa del Galluzzo a Firenze, che ha visto la presenza dei monaci certosini fino al 1957.

Spero che gradirete questa iniziativa, ma soprattutto… le immagini che seguono!

 

L’effetto certosino

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Nell’articolo odierno, voglio parlarvi di un tema di stretta attualità. Esso riguarda il sorprendente interesse dei giovani nostri contemporanei, ad interessarsi alla vita monastica di clausura.

Da sempre l’Ordine certosino, ha emanato un fascino particolare circa la vita condotta tra silenzio e preghiera all’interno delle certose, aleggiava un alone di mistero intorno a quegli uomini disposti ad abbandonare la propria vita per donarla, in tutti i sensi, a Dio. Un idea comunemente diffusa, al di fuori delle mura certosine, era che chi rinunciava alla propria vita per abbracciare la vita monastica lo faceva come una sorta di penitenza o di espiazione di peccati gravi o colpe incoffessabili. Risultava difficile immaginare l’accettazione della solitudine, del silenzio e della preghiera volta alla ricerca dell’Assoluto, come libera scelta. Il sacrificio, le privazioni, la solitudine, il silenzio, la rinuncia agli affetti ed agli agi ed alle comodità risultavano essere una aberrante forma di masochismo. Ma un motivo per il quale dai tempi di san Bruno ad oggi, ovvero, dopo oltre nove secoli, l’Ordine certosino tra alterne vicende legate ai trambusti delle varie epoche caratterizzate da guerre di vario genere, rivoluzioni, persecuzioni, leggi anticlericali ed il semplice scorrere del tempo le comunità certosine sopravvivono, ed incredibilmente riescono ad attrarre l’interesse di molti giovani.

Tra mille affanni ed ansie per il futuro, il genere umano è riuscito a giungere nel XXI secolo, in un tempo contraddistinto da una imperante globalizzazione e da un consumismo che ha raggiunto vette inimmaginabili. Il genere umano è stato artatamente ridotto, con un processo di massificazione, in una società composta da persone intente a possedere e ad avere compulsivamente anche cose inutili.

L’uomo è al centro di questo processo di distruzione dell'”essere”, un materialismo dilagante che ha svuotato di valori e spiritualità i nostri giovani. Ma nonostante tutto ciò, ed in parte anche grazie ai mezzi moderni di questa globalizzazione, come il computer, la rete internet, ed i social network, ovvero strumenti indispensabili per i giovani di questa epoca, il sottoscritto e tutti coloro che hanno tentato una sorta di “globalizzazione evangelica” per diffondere e divulgare la ricchezza della fede e della spiritualità, hanno spesso trovato un inaspettato riscontro. Cartusialover nel corso del tempo ha ricevuto centinaia di contatti di giovani, provenienti da tutte le parti del mondo, interessati a vario titolo alla vita certosina. Risulta evidente, che buona parte di questi, indistintamente maschi o femmine e prevalentemente giovani, ha dimostrato un interesse profondo e non una mera curiosità.

In tanti si sono avvicinati già in possesso di una profonda Fede, altri ancora hanno voluto contattare le certose per cominciare un cammino vocazionale. Come avrete potuto leggere da questo blog, alcuni di essi mi hanno relazionato sulla loro esperienza tra le mura certosine per poter essere di aiuto ad altri giovani interessati ed attratti da tale vita claustrale. Non è semplice diventare certosino, ma nonostante l’impatto con la realtà, in periodi di prova, prima di cominciare ad essere postulante, non basterà la forza di volontà, l’equilibrio fisico e psicologico, e la tenacia per affrontare tale vita rigida.

La Provvidenza dovrà fare il resto!

Recentemente ho appreso da un Padre Priore certosino, che anche loro stanno assistendo ad un grande interesse ed a numerose richieste di giovani che vogliono diventare certosini. L’Ordine a differenza di altri tempi, ha potuto sperimentare quello che simpaticamente chiamano “effetto certosino“. Analizzando tali richieste, hanno potuto infatti riscontrare che trattasi di giovani alla ricerca di un più alto senso per la propria vita, a scapito della globalizzazione e del progresso, cercano un ambiente tranquillo e silenzioso dove poter attraverso la meditazione e la preghiera andare alla ricerca di se stessi e quindi di Dio. Lo stile di vita degli ordini monastici contemplativi dunque, pare essere una esigenza in questa epoca caratterizzata da un vacuo frastuono che ha massificato gli uomini ed ha impoverito gli animi.

Molti altri giovani mi scrivono e mi dichiarano di non essere riusciti ad accedere alla vita monastica certosina, ma ne restano rapiti ed affascinati ugualmente. Appaiono essere stati “contagiati”, ed irrimediabilmente attratti dalla profonda spiritualità certosina, vera fonte inesauribile di ricchezza tangibile per ogni essere umano, in questa epoca di aridità morale. Le foto che inserisco in questo articolo rappresentano comunque la testimonianza dell’ appartenenza e della vicinanza all’Ordine certosino dal di fuori delle mura di una certosa e dalla vita claustrale.

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La certosa di Buxheim rivive per un giorno

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Lo scorso 8 dicembre, in occasione della festività dell’Immacolata Concezione, nella certosa tedesca di Buxheim come per prodigio il monumentale coro monastico ha ripreso vita. Ciò è stato possibile poichè un gruppo del Seminario Internazionale di Saint-Pierre Wigratzbad, della confraternita FSSP dopo una visita in certosa, ha partecipato ad una solenne Santa Messa celebrata dall’abate Bernward Deneke. E’ stato emozionante, come vedremo dalle immagini che seguiranno, vedere i giovani seduti nei meravigliosi stalli lignei del prezioso coro dei certosini. Dal momento in cui la certosa di Buxheim è stata chiusa a causa della secolarizzazione, il luogo è stato adottato dai Salesiani che ne hanno fatto una scuola ed un convitto. Vedere riprendere una celebrazione da una comunità con il coro attivo, ritornato seppur per un solo giorno alla sua antica funzione mi ha profondamente colpito. Vi offro le immagini di questa funzione religiosa. Buona visione

Il reportage di Franz Liszt sulla Grande Chartreuse

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Nell’articolo odierno, voglio proporvi una lettera scritta da una delle personalità più brillanti tra i compositori di musica classica: Franz Liszt.

Egli oltre ad essere un compositore, pianista, direttore d’orchestra e organista ungherese. fu anche un brillante intellettuale ed un viaggiatore cosmopolita.

Durante uno dei suoi viaggi, si recò nel 1837 alla Grande Chartreuse ed a testimonianza di ciò Liszt invio una missiva al suo amico Louis de Ronchaud, quasi una sorta di appunto di viaggio. Vi lascio alla lettura di questo testo significativo.

«La Grande Chartreuse! Quel nome desolatamente misterioso, non riassume tutto il pensiero oscuro ed indeterminato sul mondo che l’ascetismo cristiano ha generato per più di dieci secoli? La follia sacra, l’inclinazione al flagello, i martiri sconosciuti, l’inflessibile negazione di sé stesso, tutto il silenzio, le scure insurrezioni, la mistica avversione al potere carnale – non sembrano evocare i fantasmi pallidi di quegli uomini solitari che, noti solo a Dio, hanno trascorso la vita con gli occhi fissi sulla tomba, inclinando i loro desideri ad una legge dura e completamente assorbiti nel desiderio impetuoso e selvaggio per un mondo incomprensibile?

Il rifugio di San Bruno era di solito accessibile solamente da un sentiero stretto e roccioso. I piedi del pellegrino erano lacerati dalle pietre, come per preparare il suo cuore per le afflizioni della penitenza. La civiltà di oggi, trionfando ovunque, ha ammorbidito il sentiero sacro; una strada ha sostituito il ripido sentiero, ed entro un anno sarà possibile arrivare alla Grande Chartreuse in carrozza.

Abbiamo salito una pendenza piuttosto bassa accanto ad un ruscello in montagna, all’ombra degli abeti, faggi e castagni. Quanto più entriamo nella valle, più stretta e buia diventa. Il mormorio del fiume è sostituito dal silenzio. La vegetazione di crescente bellezza, sembra voler attrarre l’uomo alla pace del Signore e tenerlo lì. Ho già scalato le Alpi molte volte, ma non ho mai visto tale continuità. […] Un tappeto di foglie verdi è sempre sotto i nostri piedi, una cupola di foglie sopra le nostre teste e dovunque una voce nascosta che dice Venite ad me omnes qui laboratis (Venite a me uomini che lavorano). È la Festa dell’Assunta. Dopo una salita di quattro ore, le campane annunciano che ci stiamo avvicinando al monastero. Entro nella cappella, dove si celebra il trionfo della Madre di Dio. Mi siedo accanto alla stessa colonna dove ho sentito i canti funebri della Messa da Requiem dieci mesi prima. Per un attimo mi è venuto a credere che io non fossi mai uscito dal mio posto, così piccola che era la differenza tra gli inni di gioia e i canti di dolore. Entrambi erano monotoni, con una salmodia con lo stesso ritmo. Un mormorio carvenoso di voci di anziani ha rotto la mia astrazione; era più un mormorio misterioso che, in realtà, una musica; suoni che si somigliavano al petto da cui emanavano, che non avevano più nulla di vita o umano. Mi sono affrettato a tornare verso l’aria aperta e sono rimasto a lungo sul prato di fronte alla certosa, allungandomi, riflettendo su un gruppo di bambini che giocavano a schioccare le dita e guardando due mucche imponenti al pascolo, fiduciose e indifferenti nel fogliame aromatico. Ripide vette coperte di alberi frondosi sorgevano intorno a me ed un uccello, un singolo uccello riempiva l’aria con il suo pigolio ripetitivo.

Che contrasto, amico mio! Che simboli di vita! Che anacronismo un monastero come la Grande Chartreuse nel XIX secolo!”

(Franz Liszt, lettera a Louis de Ronchaud, Settembre 1837- Gesammelte Schriften, vol. 2, Leipzig, 1882, pp,159-171)

Giubileo sacerdotale a Scala Coeli

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Cari amici di Cartusialover, sono lieto di annunciarvi che lo scorso sabato 24 settembre, nella certosa portoghese di Scala Coeli, si è svolta una suggestiva cerimonia celebrativa. L’occasione è stata la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del sacerdozio di Dom Paulo, e pertanto la comunità certosina si è stretta al proprio confratello con una Messa di ringraziamento in onore della Madonna. Padre Paulo ha poi celebrato, fuori della clausura, una Messa per i suoi parenti ed amici intimi nella cappella di san Bruno.

Di questa lodevole iniziativa vi offro il documento filmato che segue. Fervidi auguri a Dom Paulo per il prosieguo della sua vita monastica.

Ad multos annos e Deo Gratias!

Reportage da Montrieux

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Cari amici nell’articolo odierno, varcheremo idealmente la soglia della certosa di Montrieux, grazie alle splendide immagini del video che segue. In poco più di due minuti scorreranno immagini forti e molto suggestive, che ci mostreranno la quintessenza della vita certosina a Montrieux. A seguire l’estratto di alcune interviste ai monaci di quella comunità, rilasciate nel novembre del 2007 alla rivista settimanale francese “Le Point” a cui vanno i miei ringraziamenti per questo reportage qui riassunto. Vi auguro una buona visione.

I segreti del monastero interdetto

Sono sempre stato felice, anche nei cinquanta anni che ho trascorso racchiuso nella solitudine e nel silenzio assoluto. Alcuni di noi soffrono di ‘taedium cellae’, il disgusto della cella. Personalmente non l’ho mai avuto. Diventare un monaco è sapere vivere in clausura”.

Dom Bruno è il Priore del monastero di Montrieux da dieci anni.

“Non pensavo che mi avrebbero affidato questa responsabilità”, spiega con modestia. “Quando sono stato chiamato a rappresentare la comunità al Capitolo Generale [la cerimonia che si svolge ogni due anni per nominare nuovi priori, NDLR], ho dovuto prendere un treno da Toulon. Ciò non mi accadeva da cinquantadue anni”. Da lì, Dom Bruno, per la sua umanità e la sua capacità, ha saputo farsi accettare nella comunità.

L’attività manuale è ritenuta importante così come la ricerca spirituale. Tra le opere dei monaci, c’è un San Bruno tagliato in piedi su un tronco di pino o una statua della Madonna di Montrieux. Opere che non possono essere viste prima di essere concluse. “Uno dei nostri fratelli aveva iniziato una statua e alcuni l’hanno vista prima che fosse completata, quindi lui l’ha distrutta parzialmente”. Un’attività manuale, pertanto, che viene eseguita con la massima segretezza. “Sono sessantacinque anni che lavoro da solo, senza che nessuno sappia quello che faccio”, spiega Padre Jean-Marie, il quale dice di avere la vocazione dall’età di 3 anni.

Dom Maximilian preferisce la musica. Ai 52 anni, è il più giovane dei monaci del monastero di Montrieux. “Nella mia cella ascolto, con il permesso del priore, alcune canzoni ed anche il rock, che ha segnato la mia adolescenza. Si tratta di una forma di preghiera.” Prima della rivelazione, Dom Maximilian era “ostile a tutto ciò che era religioso, nonostante avessi già fatto esperienze di contemplazione. Ero un assiduo lettore di Charlie Hebdo ed un fan di romanzi gialli, di corse d’auto, di rock, di ragazze…” Per Dom Maximilian, cosa ha causato il cambiamento è avvenuto durante un viaggio in India. “Al mio ritorno, ho incontrato la donna perfetta, ma io non l’ho sposata, ho scelto la vita in cella perché ho trovato Dio”.

Per quanto riguarda  Dom Bruno, egli non rimane confinato nella sua cella. Egli, “amante della natura” trascorre molto tempo nel suo giardino. “Quello che, non necessariamente, capiscono gli altri religiosi”, confessa.

Responsabile per le cucine, Fra Jean-Michel, 75 anni, non permette alcuna stravaganza. “Confesso di essere molto rigoroso. Se la comunità vuole un menù speciale devono indirizzarsi al Priore”. Egli è entrato nel 1970 come aiuto cuoco, è un ex soldato che ha servito nel reparto “General Bigeard” e giustifica questa austerità: “I monaci hanno gusti molto semplice, amano patatine fritte ed al vapore, ci sono anche alcuni che amano il riso”.

Se la comunità vive in autonomia quasi totale, ha, tuttavia, alcune attrezzature moderne: una spaziosa cucina, un laboratorio di fabbro ed una lavanderia. Per il resto “abbiamo bisogno di adattarci all’ambiente”, riconosce il fratello Jean-Marie, 72 anni. Egli è arrivato al monastero trentanove anni fa. Questo insegnante anziano molto attento, lavora a volte in cucina o nei lavori di manutenzione: energia elettrica, idraulica, riparazione dei trattori…Instancabile, spiega: “La nostra casa sta diventando vecchia, quindi abbiamo bisogno di ripristinarla e come il materiale necessario si evolve molto velocemente, a volte vado a Toulon per fare shopping”.

Naturalmente, i certosini non hanno né la radio né televisione, molto meno il telefono cellulare. “Io non voglio neanche Internet, aggiunge Dom Bruno, perché in essa si trova tutto: il bene come il male”. Solo riviste religiose circolano nel monastero. “È solo in tempo di elezioni che distribuisco altri giornali, perché votiamo in tutte le occasioni. Sarebbe un errore davanti a Dio non votare per il presidente”, ha detto il Priore. “Io non votavo, ma quando sono arrivato qui, mi hanno chiesto di registrarmi nelle liste elettorali”, ricorda Dom Maximilien. Sessanta anni fa, il Priore diceva ai suoi monaci a chi votare, ma questa pratica è finita. “Quando alcuni politici vengano a me, io rispondo che i monaci votano a chi vogliono”, afferma Dom Bruno. E poi ci sono eccezioni, secondo il presente. “Abbiamo visto le immagini delle torri gemelle che sono state attaccate nel 2001”, ricorda con emozione il priore del monastero.

Per la maggior parte dei monaci di Montrieux, come per il Dom Maximilien che si è unito ai certosini 20 anni fa, vivere fuori dal monastero sarebbe impossibile. “Ho uno sguardo attento sulle persone, ma pessimista circa il mondo, spiega. Non potrei uscire da qui. C’è molto rumore, molta gente, molto auto …”