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Un prologo allo “Speculum”

beata Margherita d'Oingt

Il mese scorso per celebrare la beata Beatrice d’Ornacieux, vi ho proposto un testo composto dalla beata Margherita d’Oingt. Essa fu una donna molto colta, che scriveva in latino e francese, è fu la prima autrice ad aver usato la sua lingua madre, il franco-provenzale, per scrivere il proprio pensiero. Descrisse la vita esemplare e i miracoli della consorella, Beatrice d’Ornacieux, ma non solo, scrisse anche vari testi tra cui lo “Speculum sanctae Margarete“. In esso ci viene narrato della visione di Cristo che si presenta a lei con un libro chiuso in mano. Finalmente questo si apre, e lascia intravedere che il suo interno è formato da due sole pagine che brillano alla maniera di uno specchio bellissimo!

Vi annuncio che nelle prossime tre domeniche vi offrirò questo capolavoro della beata Margherita d’Oingt.

Nell’attesa, oggi vi propongo una rara lettera della beata certosina indirizzata a

Dom Hughes d’Amplepuis Priore della certosa di Valbonne, confidente, padre spirituale e parente di Margherita d’Oingt. In questa epistola la certosina prova a spiegare le motivazione che l’hanno spinta a scrivere, lo “Speculum” a seguito delle sue visioni.

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Ecco per voi una sorta di prologo allo “Speculum”

Mio carissimo padre,

Non ho scritto questo testo per darlo a te o ad altre persone da leggere, né per sopravvivere alla mia scomparsa; perché non sono chiamato a fare un lavoro o a mettermi in mostra. L’ho scritto solo per promuovere la mia memoria di tutte queste cose, e ricordarmi del mio Creatore ogni volta che il mondo mi distrae da lui.
Mio dolce padre, non so se quello che è scritto in questo libro è conforme alle Sacre Scritture ma so che colui che l’ha scritto si è rallegrato di Nostro Signore una notte, così in alto che gli sembrava di vedere tutte queste cose. E quando era tornata in sé, le aveva scritte tutte nel suo cuore in modo tale che non poteva pensare ad altro, e il suo cuore era così pieno che non poteva mangiare, bere o dormire. e che presto si trovò così debole che i medici pensarono che fosse persa.

Pensava che se avesse messo per iscritto queste cose, come le aveva messe il Signore nel suo cuore, la sua anima sarebbe stata alleggerita. Iniziò a scrivere tutto nel libro, nello stesso ordine in cui le era venuto al cuore, e mentre le parole erano scritte sul libro le lasciavano andare il cuore. E quando aveva tutto scritto, era guarita. Credo fermamente che se non avesse annotato tutto sarebbe morta o impazzita, perché erano passati sette giorni da quando dormiva o mangiava, senza aver fatto nulla per trovarsi in tale stato.

Ed è per questo che credo che sia stato scritto per volontà di Nostro Signore.

Beatrice d’Ornacieux, un fiore umile

beata Beatrice d'Ornacieux

Oggi 13 febbario l’Ordine certosino celebra la beata Beatrice d’Ornacieux, da questo blog vi ho già narrato la sua biografia ed alcuni episodi prodigiosi accorsi nella sua santa esistenza. Questi episodi sono giunti a noi, grazie alla sua maestra Novizia, la beata Margherita d’Oingt che ne scrisse una biografia in lingua francoprovenzale “Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu”. Da questa opera, vi offro un breve estratto che ci delinea il carattere della beata Beatrice.

Un fiore umile

Per l’onore di Dio e la gloria del suo santo nome, in riconoscimento della sua grande misericordia e in gratitudine per il dono glorioso della sua bontà, e per servire il nostro Signore Gesù Cristo e la sua gloriosa Vergine Madre con più fervore, voglio scrivere umilmente e devotamente per la vostra edificazione qualcosa della vita pura, santa e umile che questa sposa di Gesù Cristo ha condotto sulla terra tra le sorelle del suo monastero.

Abbiamo appreso che, fin dall’adolescenza, è decisa a lasciare risolutamente e con tutto il cuore le cose del mondo, per amore del dolce Gesù, e ha mantenuto fedelmente il suo scopo. Era molto umile e modesta, molto caritatevole e pia, sempre disponibile a servire umilmente tutte le necessità dei suoi confratelli. Praticava severi digiuni e astinenza, per quanto la sua fragile salute glielo consentiva; Era molto obbediente in tutto, così devota e con un così grande spirito di preghiera che spesso rischiava gli occhi per le tante lacrime che versava in preghiera. Nella sua conversazione era dolce, umile ed edificante, molto attenta e diligente nel mettere tutta la sua applicazione nel fare, nel dire, nel vedere e nell’ascoltare tutto ciò che sembrava poter cambiare nell’edificazione della sua anima e di quella del prossimo.

Margarita D’Oyngt. “Li via Seiti Biatrix, virgina de Ornaciu”

Preghiera

Santa Beatrice, hai tanto amato Gesù che il tuo compito era seguirlo nel deserto e nella povertà.

Donaci il tuo amore per Gesù e per la povertà.

Amen

Statua di Beatrice nella chappelle a Eymeux

“Una vita in certosa” dvd terapeutico

DVD

L’articolo di oggi è rivolto a tutti coloro che non hanno già acquistato il DVD di cui vi parlerò. Premetto che la promozione di questo prodotto ha il fine di stimolare la vocazione verso la vita monastica certosina, nonchè aiutare con un piccolo contributo la sopravvivenza delle comunità femminili certosine.

“Una vita in certosa”

dalla notte del mondo alla notte pasquale

Da quasi novecento anni le monache certosine hanno abbracciato una vita di solitudine al seguito di san Bruno.

Al di là dell’apparente monotonia della quotidianità, scandita dalla campana, dalla liturgia delle ore e delle stagioni, le suore ci invitano a un viaggio interiore attraverso i secoli della vita: fervore del primo amore, tempi di aridità guerra spirituale e, infine, serenità da cuore a cuore con Cristo.

Per la prima volta le monache certosine hanno aperto le porte dei loro monasteri per trasmettere attraverso il linguaggio sensibile dell’immagine, del suono e dei testi che hanno composto, che è l’essenza della loro vita contemplativa.

Scoprirete quindi la vita nascosta delle monache certosine della Corea del Sud, dell’Italia e della Francia, una vita perfettamente libera, fatta di adorazione, ammirazione e lode.

Preghiera, lavoro, studio, lavoro quotidiano, vita fraterna … costituiscono la cornice in cui si effonde una libagione d’amore per l’onore di Dio.

Questo montaggio di 49 minuti ci permette di condividere la vita quotidiana spogliata e ricca di vita interiore, di queste donne del XXI° secolo che hanno lasciato tutto per servire Qualcuno. Per questo “Une vie en Chartreuse” ci immerge nel silenzio certosino, come un balsamo calmante quando il trambusto della vita ci travolge.

Vi allego immagini deliziose tratte dal video, che a breve avrà traduzione in altre lingue e forse diffusione su piattaforma digitale. Nell’attesa, questo è il link per l’acquisto online.

Voglio inoltre rivolgere un appello a coloro che già hanno acquistato o acquisteranno il DVD, in maniera particolare a chi vive negli Stati Uniti, Canada, Irlanda, Regno Unito, Nuova Zelanda o Australia, dopo averlo ammirato potrebbero considerare di inviarlo al proprio vescovo locale e chiedergli di considerare di invitare la Comunità a stabilire una fondazione nella propria diocesi! O alternativamente di diffondere e divulgare il DVD al proprio direttore delle vocazioni, al fine di condividerlo con quelle donne che possano essere inclini ad essere chiamate ad una tale vita.

Cartusialover si sente investito di questo delicato compito, individuando una urgenza di vocazioni femminili, preghiamo dunque per le vocazioni, ma adoperiamoci.

Ora godiamoci queste splendide immagini!

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Un opuscolo per le vocazioni femminili

Cari amici di Cartusialover, oggi voglio promuovere con questo articolo un opuscolo che è in vendita on line presso il sito della Certosa inglese di Parkminster. In esso vi sono 32 pagine, con altrettante foto che mostrano ogni aspetto della vita monastica femminile certosina. Furono realizzate nella certosa di Notre Dame di Reillanne in Francia, alcuni anni orsono, risulta essere un ottimo reportage sull’ideale monastico certosino e sulla quotidianeità all’interno della clausura. Voglio offrirvi alcune di queste immagini, con relativa didascalia. Possa questo articolo essere un’ ausilio per coloro che mi contattano con intenzioni di voler fare discernimento seguendo questo stile di vita. Preghiamo insieme per le vocazioni monastiche femminili certosine.

  • Interno della cappella, con ambone, stalli del coro a sinistra e a destra, altare, tabernacolo (al centro), statua della Madonna con Gesù Bambino (L), crocifisso (R) e campana a fune (L) appena fuori dalla porta che immette al cella del sacrista.

Interno della cella. Questa foto mostra la camera da letto, lo studio e lo spazio di preghiera sul retro della casetta, la stanza anteriore, collegata all’Ave Maria, è uno spazio di lavoro / deposito per cucire, fare iconografia, calligrafia, dattilografia, ecc. C’è anche un bagno e giunge a sinistra di questa stanza sul retro, dietro una porta. A destra accanto alla finestra c’è una porta che immette direttamente in giardino. Le dimensioni sono di 15mx17 contando il giardino.

  • Cella, Ave Maria, casa e giardino con monaca presente . Sono presenti alberi da frutto insieme ai fiori e il raccolto viene utilizzato per i bisogni della comunità. Talvolta un fico e un mandorlo sono presenti in giardino.
  • (Portello) sul lato della cella, Ave Maria accanto alla porta che conduce al chiostro e vista dal lato del chiostro con la suora alla porta della cella.

  • (Portello) sul lato della cella, Ave Maria accanto alla porta che conduce al chiostro e vista dal lato del chiostro con la suora alla porta della cella.
  • Pranzo di mezzogiorno in cella. Postulante seduta al suo tavolo a leggere mentre consuma il suo sostanzioso pasto della giornata. Solitamente composto da zuppa o insalata, piatto di carboidrati come patate o pasta e piatto proteico, pesce, uova o lenticchie, sono presenti anche frutta e yogurt, burro e pane. Nella cella viene conservato un grande barattolo di miele e latte in polvere insieme a caffè solubile e sale e pepe, il resto viene consegnato giornalmente al guichet, che è un portello nel muro dell’Ave Maria che collega la cella al chiostro. L’acqua del rubinetto nella cella è potabile.

  • Refettorio, utilizzato per i pasti della comunità la domenica e nei giorni di festa come il Natale. La priora siede sola sotto la croce. Le postulanti si siedono ai tavoli più lontani da lei
  • Incontro domenicale del noviziato con Madre Maria Madeline – Maestra delle Novizie, due postulanti vestite di nero e due semplici suore professe

  • Sala del capitolo situata accanto alla cappella, tutto è molto semplice, semplice, con elementi di distrazione minimi, ma molta luce e aria.
  • Veduta aerea di Nostra Signora di Notre Dame che mostra i due chiostri, quello in basso a sinistra per le suore del coro e quello in alto a destra per le suore converse e donate, la cappella si trova al centro dell’immagine immediatamente sopra di essa, al centro del quadrato oltre lo spiazzo di terra, è l’edificio dove vivono i due sacerdoti e il fratello laico. Il terreno è ricoperto da piccoli alberi di quercia e un fiume che alimenta i bisogni elettrici della comunità scorre attraverso i terreni.

Riflessioni sulla vocazione

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Cari amici, voglio condividere con voi questa testimonianza di una amica, della quale come di consueto rispetterò l’anonimato in stile certosino, sulla sua esperienza in certosa. Il titolo di questo articolo è “Riflessioni sulla vocazione”, come da lei richiestomi. Un ringraziamento speciale da parte mia e credo anche da parte di voi tutti.

Reflections on a vocation (in inglese)

1. Come hai fatto a prendere contatti con una certosa femminile?
Ho deciso di entrare in contatto con il Priore della Certosa nel mio Paese, Inghilterra, e gli ho chiesto consigli su come aderire all’Ordine Certosino. È stato molto gentile e mi ha messo in contatto con la Maestra delle novizie di una Certosa in Francia. La comunicazione non è stata difficile perché già parlavo un po’ di francese, ma per approfondimenti e domande più complessi, un monaco di lingua inglese ci visitava dalla Grande Certosa ed una suora di lingua inglese dalla ‘Society of St. Paul”, che era una psicologa esperta, ci visitava anche per comunicare con me.
2. Quale certosa preferivi tra quelle femminili?
Non avevo preferenze perché non conoscevo nessuna delle Certose o delle comunità, anzi non sapevo che ci fossero differenze tra le comunità o le case, mi fidavo solo della Divina Provvidenza e accettavo la direzione che mi era stata data dal Priore della Certosa di Sant’Ugo, che mi aveva incontrato personalmente e scambiava corrispondenza con me.
3. Come hai capito di essere incline allo stile di vita claustrale delle certosine?
Avevo letto tutti i libri della “DLT series” dai certosini: “They Speak by Silences”, “The Prayer of Love and Silence”, ecc. E qualcosa si è mossa profondamente nella mia anima, un’attrazione, un sussurro che diceva “Ti voglio”. Quindi, per testare l’autenticità di questo movimento nella mia anima, ho scritto prima al Priore di Sant’Ugo e poi, dopo averlo incontrato e le sue istruzioni, ho contattato la Maestra di Novizie a Reillanne, in Francia. Mi ha risposto invitandomi a venire a provare la vita per una settimana durante le mie vacanze di Natale (all’epoca ero insegnante in un collegio). Dopo questa visita iniziale sono stata invitata a tornare per una seconda visita durante le vacanze di Pasqua. In questa seconda visita, mi è sembrato più chiaro che Dio voleva che lasciassi tutto e Lo seguissi nel deserto, perché mi è stato chiesto di dimettermi dalla mia posizione in collegio e mi è stato dato una notevole somma di denaro per farlo! Nell’estate di quell’anno avevo venduto la mia casa e quindi ero libera da attaccamenti mondani ed obblighi finanziari per unirmi definitivamente alla comunità, e così ho fatto, nell’agosto 1996.
4. Come hai affrontato l’idea di distaccarti dalla tua famiglia?
Avevo lasciato la casa e la sicurezza della famiglia molti anni prima di unirmi ai certosini a 34 anni, quindi non è stato difficile per me staccarmi da loro o lasciarmi andare. In precedenza, avevo già provato la mia vocazione con le Suore di San Giuseppe di Cluny e con i Cistercensi della Stretta Osservanza, quindi questo era solo un altro passo nel mio cammino di fede e discernimento di ciò che Dio voleva da me.
5. Come hanno reagito i tuoi genitori?
I miei genitori sono stati lieti e tuttavia anche cauti. Avevano avuto precedenti esperienze dei miei “pellegrinaggi”, la mia ricerca di qualcosa di profondo ed avvincente che mi assorbisse e soddisfacesse. In segreto, mio padre era molto “orgoglioso” di pensare che una sua figlia sarebbe diventata certosina, questa non è una piccola cosa, una tale chiamata è un grande dono di Dio, quindi era determinato a pregare per me ed a sostenere il mio viaggio. Ma anche era aperto alla possibilità che la strada fosse dura e che Dio potesse indicarmi un altro cammino. Mia madre era più preoccupata, temeva che io non trovassi una comunità che mi accogliesse, ma che, forse, fossi stata ferita o danneggiata dall’esperienza.
6. Quando è arrivato il giorno della partenza, cosa è successo?
Ho noleggiato un’auto e l’ho caricato con tutti i miei libri ed altri materiali che immaginavo che la comunità potesse usare, ad esempio un computer e una stampante, biancheria da letto, asciugamani, statue e vestiti ecc. Poi ho guidato per più di 1500 Km fino a Reillanne, prendendo un amico lungo la strada, che aveva accettato di riportare la macchina per me. Mi ci sono voluti 4 giorni in totale, quindi ho avuto la possibilità di vedere la campagna e praticare il mio francese, e sintonizzare l’orecchio con l’accento.
7. Giunta in Francia, chi ti ha accolto?
Sono arrivata alla Certosa nel pomeriggio e sono stata subito accolta dalla Maestra di Novizie, che stava ascoltando il suono della macchina. Lei è rimasta un po’ stupita da tutti i libri che avevo portato con me, ma ha preso un piccolo carrello e dopo aver svuotato il bagagliaio della macchina e salutando l’amico accompagnatore, abbiamo portato quello che potevamo e lei mi ha mostrato la cella che dovevo occupare per i successivi 12 mesi.
8. Come ti è apparsa la certosa appena sei entrata?
Sono rimasta sorpresa dalle dimensioni della cella. Nelle mie due precedenti visite ero rimasta nella foresteria e frequentavo i servizi liturgici solo attraverso la cappella pubblica, rimanendo per il resto del tempo nella stanza a me assegnata e non mescolandomi affatto con la comunità, appena visitata dalla Maestra di Novizie ogni giorno per un’ora di conversazione, il resto del tempo lo trascorrevo in silenzio, leggendo e pregando, dormendo e mangiando. La Maestra di Novizie mi ha assicurato che le dimensioni della cella erano necessarie affinché lo spirito crescesse ed espandesse, in totale, la piccola casa ed il giardino occupavano circa. 15×17 metri.
9. Da chi era composta la comunità?
C’erano 16 membri della comunità di cui io ero la più giovane a 34 anni, mentre la più anziana aveva 90 anni. C’era una novizia (tedesca) a quel tempo, una postulante, una signora americana matura che aveva già vissuto come eremita professa per molti anni e durante i 12 mesi in cui ero lì, 1 altra postulante (francese sui 20 anni) che si era unita poi ha lasciato la comunità dopo un mese o due. Durante i 12 mesi in cui sono stata lì è morta la fondatrice della comunità, ho avuto il grande privilegio di sedermi e pregare con lei nelle ore prima che andasse nella sua agonia. La comunità aveva inoltre due sacerdoti e un fratello laico appartenenti all’Ordine.
10. Come ti è sembrata la vita in certosa?
È stata una benedizione! Pensavo di aver trovato il paradiso in terra. Ero così felice. Tutte le preoccupazioni e le cure che si avvolgono intorno alle spalle nella vita nel mondo, sono svanite da me, il mio spirito ha sperimentato una grande libertà e un senso di pace. Durante l’anno, anche la mia anima è entrata nel silenzio interiore, un silenzio in cui cessa la voce interiore e si prende coscienza solo della creazione e della presenza di Dio nella sua creazione.
11. Cosa facevi e cosa non facevi?
Ho svolto la maggior parte del mio lavoro in cella, dal momento che è stato determinato fin dall’inizio che mi sarei addestrata per diventare una suora del coro. Ho dovuto studiare il francese, in modo da poter comunicare meglio con le altre sorelle; Latino, in modo che potessi approfittare profondamente la liturgia; cantando in modo che la mia voce fosse adeguatamente allenata; Ho anche fatto giardinaggio, preparato il legno per la stampa di icone, cucito un abito da lavoro per il fratello monaco che era un membro della comunità, preparato verdure e tradotto un libro per lo psicologo in visita collegato alla comunità. Una volta ho aiutato l’altra postulante a piegare i panni nella lavanderia, ma a parte il lavaggio comune di piatti e pentole che si faceva ogni domenica, lavoravo da sola o nella mia cella o in altre celle vuote della Certosa che necessitavano delle cure di un giardiniere, o pulizie o pittore / stuccatore / decoratore.
12. Quanto era distante la realtà da della vita in certosa da come l’avevi immaginata?
La vita nella Certosa era esattamente come l’avevo immaginata, comprese le prove interne ed esterne. Ogni giorno si svolgeva con un ritmo rilassato e facile, ogni settimana seguiva uno schema prevedibile ed equilibrato, ogni anno era scandito dal cambio delle stagioni e dalle celebrazioni liturgiche. Il mio corpo si è adattato molto rapidamente ai rigori della dieta e al ritmo del sonno, poiché i miei livelli di stress sono diminuiti rapidamente, i miei capelli sono diventati folti e molto lunghi, i miei occhi hanno guadagnato una gioia che brillava da loro, il peso in eccesso è caduto da me. Piccoli incidenti hanno dato origine a storie che mi hanno insegnato lezioni e aperto prospettive nella mia mente. L’uccello che bussa alla finestra durante l’inverno chiedendone un pezzo; il serpente emerso sotto una roccia dove ero seduta 5 minuti prima; l’ultraleggero che girava in cerchio è un pilota che spia la nostra libertà sotto il sole estivo; la mia rimozione di tutte le piantine di fiori scambiandole per erbacce; il mio beato oblio del tempo in cui dovevo essere nella dispensa a lavare i piatti con gli altri.
13. Quanto ti ha spaventato il silenzio?
Il silenzio non mi ha mai spaventato, e il silenzio della cella mi ha attirato verso un silenzio più profondo e sensibile, un ascolto del cuore che mi ha aperto la mente ad altri mondi interiori ed esteriori.
14. E la notte? Quanto dormivi?
Dormivo dalle 20.00 a mezzanotte e poi dalle 3.00 alle 6.00, 7 ore in totale. Il secondo sonno è stato sempre più difficile per me, la mia mente era più sveglia dopo le ore di canto gregoriano, e mi è stato consigliato di prendere una bevanda calda di latte e miele per aiutare il mio riposo dopo essere tornata in cella, il che ha aiutato enormemente.
15. Il bilancio di questi dodici mesi?
Ogni domenica mattina mi univo alle novizie e alle altre postulanti con la Maestra delle Novizie per la condivisione spirituale, una rilettura del Vangelo domenicale e la condivisione dei pensieri che esso provocava; dopo il pranzo della domenica lavavamo, ho anche lavato i piatti della comunità; ogni lunedì pomeriggio le accompagnavo anche nella loro passeggiata / spaziamento settimanale; e partecipavo pienamente al programma liturgico quotidiano e ai pasti della comunità domenicale, alle uscite annuali (sì, ad eccezione delle suore molto fragili e malate, uscivamo tutte insieme in un minivan per un’intera giornata di escursione e picnic) e le ricreazioni trimestrali (un incontro di gioia, giochi e condivisione nella sala ricreativa della comunità tutte insieme, comprese le suore molto anziane). Le uniche cose da cui ero esclusa erano le riunioni capitolari settimanali ed il regolare lavoro quotidiano nelle obbedienze come la cucina, la lavanderia e la foresteria in cui erano impegnate le sorelle converse e donate; inoltre non mi era permesso cantare in coro, ma solo seguire la notazione musicale nei libri dell’ufficio con gli occhi e le orecchie mentre cantavano le suore professe.
16. Come ti è sembrato tornare a casa?
L’anno mi è stato dato come momento per il discernimento di ciò che Dio voleva fare con me. Dopo 11 mesi di beatitudine vivendo come una suora del coro, ma senza cantare, (posso cantare in modo molto bello con gioia quando lo Spirito Santo prende il sopravvento sulla mia voce, ma di solito sono completamente sorda e suona male stonata e quindi non ho fiducia nel cantare), ho provato la vita di una suora donata con la comunità, partecipando al lavoro delle suore converse e donate nelle loro obbedienze, lavorando specificatamente per il cellario nella cucina. Il cambio di orario e di routine mi ha aperto all’enorme sacrificio di rinunciare al silenzio più profondo e alla solitudine della cella, e mi ha fatto riconoscere che il mio orgoglio di non essere una suora del coro era gravemente intaccato dall’opportunità di crescere in umiltà e pratica, essendo la serva di tutte come una sorella donata. Così, dopo un ulteriore mese, 12 mesi in totale, mi è stata data la scelta di tornare nel Regno Unito, accompagnato dalla postulante americana che aveva terminato tre anni di discernimento, e così, seguire il consiglio della mia Maestra di Novizie, che dovevo perseguire un cambiamento di carriera, passando dal mondo dell’educazione alla medicina, per darmi l’opportunità di incontrare qualcuno che potrebbe diventare mio marito; o di continuare altri tre mesi con la comunità e poi vestirmi ed entrare in noviziato, come novizia, con lo scopo di unirmi alla comunità allora fondata in Corea del Sud. Ho scelto di tornare nel Regno Unito.
17. Cosa ti mancava di più?
L’assenza di stress che il mondo ci rapisce in cui ci rientriamo subito, ma che è assenza in una vita ordinata alla gloria di Dio, e una vita vissuta solo per Lui, solo, nell’accogliente sicurezza di una amorevole comunità religiosa
18. In cosa consiste la tua vita adesso?
Ora sono sposata, ho due figli adulti e seri problemi di salute miei da affrontare, quindi la vita è molto diversa, ma è pur sempre un viaggio nel mistero dell’amore che quotidianamente ognuno di noi è invitato ad impegnarsi.
19. Cosa consiglieresti alle giovani donne lettrici di Cartusialover attratte dalla vocazione certosina?
Ascolta il tuo cuore e “Non avere paura”!
La comunità è così adorabile che ti aiuterà ad ascoltare la voce di Dio, a discernere la Sua volontà per te senza alcuna pressione. Sarai ampiamente ricompensata se vai con il cuore aperto a dare tutto e e ricevere molto di più.

Grazie

L’amore può essere solo ora

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Monaca certosina riceve la visita di un nipotino

Cari amici, vi invito alla lettura di un testo scritto da “una monaca certosina”, una riflessione profonda sulla quale meditare.

“Non dimenticare i molti momenti di presenza, in cui il Signore Santo Padre ti ha saziato di bontà, fino a quando non ne sarai fuori, non dimenticare i tempi in cui hai assaggiato il Suo amore, e i tuoi occhi brillavano di lacrime di gioia e tutto il tuo corpo tremava.

E se oggi la Sua assenza si fa sentire, è solo per dimostrartelo, in modo che tu possa purificare le tue motivazioni per seguirlo. Decidi per Lui ed entra in certosa, la vita ha senso solo dandola al Creatore.

All’unico vero Dio, al cui amore devi rimanere fedele, amore che vale la pena e donare tutta la vita, perché il Signore è in grado di sedurre il tuo cuore.

Sii cristiano ora, rimani in Lui, perché rimanere è il modo di donare, di arrendersi,
alla ricerca di Dio o si vive o si muore.

L’amore può essere solo ora, la “presenza” è presente. il Signore ti chiama, Lui conosce il tuo cuore, ricostruisce la tua vita quotidiana, Ti offre il dono della vita ogni giorno.

L’amore può essere solo ora.

Senza Dio, sei venuto nel mondo per perderti, non aver paura di amare il tuo Dio!

Accetta la sfida di amare.L’Amore di Dio è più grande di tutti gli amori che tu abbia mai provato.

Solo Lui ha la misura, solo Lui ha l’acqua della Vita, per placare la tua sete.

Nella certosa il vero amore viene consumato nel consegnarsi a Dio,

Ogni giorno ogni notte, mentre lavori e ti dimentichi di Lui…

A Dio si può rispondere solo con la vita. È l’unico che può veramente dire: Io Sono”.

 

“una monaca certosina”

 

Omaggio al “fotografo del silenzio”

 

 

grazie Bruno

Oggi 19 agosto si celebra la Giornata mondiale della fotografia, istituita nel 2010. Questo giorno è stato scelta proprio perché coincide con la data di nascita del dagherrotipo, fatta risalire convenzionalmente al 19 agosto 1837.

Premesso ciò, vi chiederete che nesso vi è con il mondo certosino, ebbene in questa giornata voglio ricordare il noto fotografo Bruno Rotival, prematuramente scomparso lo scorso anno. Egli era noto anche come il fotografo del silenzio, difatti fin dal 1976 egli ha cominciato a fotografare esclusivamente Certosini, Benedettini, Clarisse, Cistercensi, Trappisti… più di 80 comunità monastiche gli hanno già aperto le porte delle loro chiese, chiostri o celle. Rotival, ha iniziato appena ventenne dalla Grande Chartreuse realizzando scatti memorabili, per un totale di 37000 foto! Appassionatosi alla vita monastica, pur definendosi ateo, nella sua esistenza ha intrapreso un vero viaggio spirituale, che lo ha condotto ad incontrare molte comunità, in Francia ed all’estero, per catturare, in silenzio e rispetto, la vita così segreta dei religiosi.

È difficile non tracciare il parallelo tra la ricerca spirituale dei monaci e la ricerca artistica del fotografo. Egli disse: “Tra fotografia e contemplazione, la complicità sembra evidente. Entrambi sono una questione di purezza, di trasparenza. Un contemplativo ed un fotografo devono saper essere pazienti: bisogna imparare senza sosta a tenere ferma la propria anima di fronte a qualcosa di bello. ”

Rotival è riuscito sempre ad immortalare i religiosi nella discrezione, con una macchina fotografica muta e senza flash, e come egli diceva:

Un monaco non si mette in posa. Quando prega, prega davvero. I monaci dimenticano la mia presenza ”.

Un anno fa, a soli 68 anni, questo egregio artista ci ha lasciato, è morto di arresto cardiaco proprio mentre preparava le sue fotografie per una mostra all’Abbazia di Sept-Fons.

Una peculiarità delle sue foto era rappresentata da scatti prevalentemente in bianco e nero, nei quali cogliere ogni minimo dettaglio.

Nel suo ultimo libro, troviamo una serie di volti di monaci e monache molto anziani: “Siamo intrappolati dalla bellezza di persone che hanno superato una certa età, c’è una serenità in questi volti segnati dal tempo nel quale hanno pregato molto”.

Un immenso grazie raggiunga Bruno Rotival che ci ha regalato queste immagini senza tempo, ed a cui ho voluto dedicare questo articolo che possa omaggiarlo.

A seguire un breve video con Bruno ed alcuni meravigliosi scatti certosini tra cui alcuni rari a colori.

 

Monaci certosini

Monache certosine

A colori

Pregando per le vocazioni femminili.

 

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Cari lettori, in questo articolo voglio proporre una preghiera di una monaca certosina, molto profonda. Ma prima di leggerla e apprezzarne il contenuto, vorrei fare una premessa. Negli ultimi tempi si è diffusa la notizia della imminente chiusura della certosa femminile di Benifaca, in Spagna, ebbene voglio smentire parzialmente questa triste eventualità. E’ per questo che invito tutti voi a pregare per le vocazioni, poichè la comunità di Benifaca sta attraversando un periodo di estrema fragilità, ma che almeno per ora non prevede la chiusura imminente. Stringiamoci dunque intorno alle consorelle certosine ed auspichiamo che aumentino le vocazioni verso il ramo femminile dell’Ordine certosino.

Ricordiamo quanto segue….

Nelle certose la comunità si divide in monache del chiostro ed in sorelle converse: le primi conducono la giornata pregando e lavorando in cella, mentre le seconde si occupano anche delle mansioni del monastero da compiersi al di fuori della cella.

Le monache Certosine fanno ben cinque voti: conversione dei costumi, stabilità, obbedienza, povertà, castità e può anche aggiungersi il voto di consacrazione verginale (molto importante, in quanto permette alla monaca la proclamazione del Vangelo durante la Santa Messa festiva).
La vita è quindi condotta nel silenzio e nella solitudine della cella. Anche i pasti vengono consumati nella solitudine della cella, tranne nelle festività dove il pranzo è consumato in refettorio mentre una monaca legge dei brani tratti dalla Regola di San Bruno, o altri brani spirituali.
Il cammino proposto prima di giungere alla Professione Perpetua è lungo. Prima di tutto, avviene una conoscenza della Certosa. Poi la richiesta di poter fare un periodo di silenzio nel Monastero, in genere una decina di giorni. Segue il Postulandato (uno o due anni), due anni di Noviziato, quattro anni di Professione Semplice e poi quella perpetua. Naturalmente, in questo periodo la giovane si approccia in maniera graduale all’austerità della vita Certosina.
Una vita impegnativa? Certamente sì. Ma è una vita impossibile? No, perché nulla è impossibile a Dio. Ogni strada è impegnativa e dura; per chi ha la vocazione alla Certosa, vivere immerso in quel silenzio e in quella solitudine, nella fatica e nella penitenza, non è qualcosa di impossibile o di troppo utopistico. E’ realtà, perché è Dio che accompagna i consacrati; senza di Lui nessuno ce la potrebbe fare.
Vi è una unica certezza che, vocazione certosina o meno, san Bruno può oggi farci riscoprire il valore e l’importanza del silenzio nella ormai sempre più caotica vita mondana.

 

Ascolterò la tua parola,
nel profondo del mio cuore
la ascolterò.

Nell’oscurità della notte,
la Tua parola come luce
brillerà.

Mediterò sulla tua parola,
nel silenzio interiore
la mediterò.

Nel deserto delle voci,

la parola d’amore
risuonerà.

E seguirò la tua parola,

per le vie del deserto
la seguirò.

Nella trance del dolore,

la parola della Croce

mi salverà.

Terrò la tua parola,
alla sete dei miei giorni
la terrò.

Nel tempo,
la parola dell’Eterno
non passerà.

Una certosina

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La Priora ghigliottinata

Gosnay

La vicenda che voglio raccontarvi in questo articolo odierno, è una triste storia che si riferisce alle violenze ed ai supplizi subite dai religiosi nel periodo della Rivoluzione Francese. Ma, prima di parlarvi della infelice protagonista, ovvero la povera priora della certosa femminile di Gosnay, è d’uopo una premessa.

Per effetto della rivoluzione in atto, avviene la fine della certosa di Gosnay.

La decisione di vendere le abbazie e i conventi durante la rivoluzione viene rallentata o ostacolata dall’esistenza dei loro occupanti. Le leggi del 13 e del 19 marzo 1790 aboliscono i voti monastici e sopprimono gli ordini religiosi. È alla fine di agosto del 1790 che l’inventario inizia nella certosa di Mont Saint Marie a Gosnay. Membri del consiglio esecutivo del distretto di Béthune, come Jean-Baptiste Taffin, procuratore distrettuale generale e futuro proprietario dei locali, eseguono tale procedura.

Questi inventari durano quasi una settimana, c’è davvero molto lavoro ed è necessario identificare i beni materiali della certosa, ma anche i suoi averi e gli occupanti.

L’inventario ci dice che nel crepuscolo della sua esistenza il monastero femminile certosino ha ancora 19 suore, una novizia, 11 suore donate e 3 padri ed un novizio.

In questo periodo la certosa fu saccheggiata, come riportato da padre Deramecourt nel suo libro Il clero della diocesi di Arras, Boulogne e Saint-Omer durante la Rivoluzione (1789-1802)

“Il consiglio di amministrazione ha scritto al dipartimento il 16 maggio alle ore tre del pomeriggio, i cittadini Ruitz, Houchain, Vaudricourt, Fouquières Fouquereuil e Hesdigneul, la numerazione circa 300, fra i quali un certo numero di donne e bambini con in testa due tamburini, sarebbero andati prima alla casa delle già citate certosine de Gosnay, la cui porta stavano per aprire, e che, avendo raggiunto l’interno della casa, erano armati con mazze di ferro che servivano a infrangere diverse porte, sia i chiostri, le stanze e gli appartamenti, le celle delle suore, che saccheggiavano. Rubarono e si appropriarono del cibo e delle bevande e rimuovevano ciò che il comandante del tredicesimo reggimento di Bethune ordinava. Egli mandò 10 uomini, un sergente e un caporale per evacuare il convento, per tenere la guarnigione lì fino a nuovo avviso, e per preservare tutto ciò che dipendeva da questa casa “

Poco dopo questi eventi Pierre Antoine Dufresne, esperto del distretto, stima che il convento certosino possedeva 36.000 libbre. L’argenteria sarà trasferita nella sagrestia della chiesa collegiata di Sainte-Croix a Bethune.

Nel 1792 tutte le suore furono disperse e si recarono nelle loro famiglie o nei villaggi vicini, convinti di poter tornare a Mont Sainte-Marie una volta che questi tragici eventi fossero passati.

monaca certosina

Madre Albertine de Briois: ultima priora in carica dal 1772-1792

Marie Albertine de Briois, fu la ventinovesima e ultima priora. Ella nacque il 20 agosto 1727 ad Arras, suo fratello François Albert Briois fu consigliere del re, avvocato generale e primo presidente del consiglio superiore di Artois. Lui stesso era molto vicino e legato ai certosini.

Nell’obbligo di lasciare la certosa, Marie-Albertine si ritira nella sua città natale ad Arras con il nipote Bon-Albert. Come suo padre, Bon-Albert è il primo presidente del consiglio di Artois e deputato della nobiltà. Trova sua sorella Isabelle badessa delle orsoline di Amiens, e l’altra sorella Francoise Marguerite.

Il primo dicembre del 1793 vengono arrestati tutti come sospettati: “Per violazione del divieto, escludendo gli ex nobili, di 10 leghe dalle fortezze e confini … che sono nati da padre nobile, e che non erano a trenta leghe dalle frontiere come la legge aveva prescritto agli uomini, che, attaccati al governo monarchico, potrebbe prendere le armi per aiutare gli stranieri coalizione, che sembrava voler ristabilire questo governo “. Condannate rapidamente Marie-Albertine e sua sorella Isabelle, vengono ghigliottinate il 27 giugno 1794 nella pubblica piazza ad Arras per “fanatismo e idee controrivoluzionarie”. La brutalità del gesto, prosegue poichè i poveri resti vennero gettati senza umana pietà in una fossa pubblica.

La certosa dopo la confisca, viene venduta il 7 febbraio del 1794 a Jean-Baptiste Taffin, procuratore distrettuale generale.

Dal 1999, il sito ove sorge l’antica certosa di Gosnay è stato oggetto di scavi archeologici. Nel è stato trovata, una scultura di un Cristo del XV ° secolo, esattamente un “Cristo legato” iconografia tipica dell’epoca, raffigurante Cristo con le mani legate. Si stima che fu danneggiato durante la rivoluzione francese, e gettato nelle vecchie latrine tra il 1793 ed il 1794, quando la chiesa fu distrutta. Il disprezzo e la cupa violenza dei rivoluzionari si abbattè su opere e persone, distruggendo ogni espressione di cristianità.

Un dipinto che parla…

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Olio su tela monaca certosina Jeanne Caverel di Mont Sainte Marie di Gosnay Dipinto Collezione privata Monsieur Foucart

Cari amici, in questo articolo voglio parlarvi di un dipinto inedito ed eccezionale. Trattasi del ritratto di una monaca certosina di Gosnay del XVII secolo, conservato oggi nella collezione privata di monsieur e madame Foucart. Essi lo posseggono poichè rappresenta un quadro di famiglia ereditato.

Ma vediamo perchè risulta essere eccezionale.

Il dipinto datato 1609, rappresenta una monaca certosina con l’abito della consacrazione con le insegne, proprie, di Gosnay e Bruges, certose femminili.

Una raffigurazione rarissima!!!

In fondo alla tela, sulla cornice troviamo l’iscrizione Nasci.Pati.Mori. Nell’angolo in alto a destra l’arme di famiglia Caverel, di Aire-sur la Lys. Ed esattamente lo stemma che conia Etienne Caverel dopo la sua nobilitazione del 30 luglio 1612.

Questo stemma permette di identificare la religiosa rappresentata: essa è Jeanne Caverel. Questa monaca era una certosina a Mont Sainte-Marie all’inizio del XVII secolo. Morì il 15 gennaio 1614 all’età di venticinque anni. Lo stemma è accompagnato da questa iscrizione: “Aetatis suae 19. 1606”, vale a dire che la suora è rappresentata all’età di 19 anni nel 1606, come vediamo nel cartiglio posto sotto il blasone di famiglia.

Caverel2

Blasone di famiglia con iscrizione:“Aetatis suae 19. 1606”

Ma carpiamo subito, ad un attenta analisi, che ci sono due incongruenze in questa tela. In primo luogo, l’età della monaca: 19 anni al momento della pittura. Essa è rappresentata nell’atto della consacrazione, la cui cerimonia non può aver luogo prima di venticinque anni. Jeanne morì all’età di venticinque anni subito dopo la sua professione. Il dipinto è forse una composizione fatta in due fasi per mantenere il ricordo della monaca? Una prima rappresenterebbe Jeanne in abiti semplici di monaca all’età di diciannove anni. Una seconda versione avrebbe aggiunto gli attributi della consacrazione.

Una maniera per celebrarla?

Seconda incoerenza è rappresentata dalla presenza del manipolo sul braccio sinistro della monaca. Tutte le rappresentazioni delle suore certosine di Gosnay seguono scrupolosamente i dettami dell’Ordo e rappresentano le monache che portano il manipolo sul braccio destro. Questi dettagli possono mostrare che il dipinto è stato fatto a memoria, sulla testimonianza dei testimoni presenti alla cerimonia. Non hanno prestato attenzione alla collocazione del manipolo? Questi due elementi portano a un’ipotesi. È possibile che la famiglia di Jeanne Caverel abbia avuto un ritratto “laico” della loro figlia all’età di 19 anni, prima che entrasse in certosa. All’età di venti anni, poi trascorsi cinque anni riceve la consacrazione delle vergini, una cerimonia solenne alla quale partecipano i suoi genitori. Purtroppo inaspettatamente muore prematuramente qualche tempo dopo. Per mantenere il ricordo della figlia deceduta così giovane, i genitori hanno deciso di realizzare un dipinto che la rappresentasse. Prendendo il ritratto della figlia già esistente ilo riutilizzano, aggiungendo l’abito monastico certosino e gli attributi che hanno ricevuto durante la cerimonia. A significare il breve passaggio della loro figlia sulla terra, aggiungono il motto Nasci Pati Mori. Csoltanto in questo modo poteva scaturire questa strana e bizzarra tela, testimone eccezionale della consacrazione delle vergini a Gosnay. Comunque sia una preghiera ed un pensiero speciale a questa giovane monaca certosina prematuramente scomparsa, che possa godere della gloria di Dio.

Caverel 4

Iscrizione: Nasci Pati Mori

Caverel 3

Anello d’oro