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Sul Sacro Cuore di Gesù (Dom Domenico Hèlion)

Pleterje

Sacro Cuore di Gesù – Facciata certosa Pleterje – 

Comincia oggi il mese di giugno, notoriamente associato alla devozione del Cuore di Gesù. Molti sono stati, nel corso dei secoli, i monaci certosini che hanno scritto su questo argomento, essendone ferventi devoti.

Oggi ho scelto per voi un testo di Dom Domenico Helion, meglio noto come, di Prussia, noto per essere all’origine della nascita del Rosario.

Leggiamo e meditiamo sulle sue esortazioni per cominciare questo mese di giugno dedicato al Sacro Cuore di Gesù.

Tutte le Grazie vengono dal cuore di Gesù fuori dal buon tesoro del suo cuore reca fuori ciò che è buono. San Luca 6:45

Se desiderate essere facilmente ripuliti a fondo dal peccato, liberati da tutte le imperfezioni, e arricchito con molte grazie, è necessario tagliare tutte le occupazioni inutili e abbandonatevi alla carità eterna, che è insegnato dallo Spirito Santo, al fine di diventare il suo discepolo. Senza alcuno sforzo d’immaginazione, ma per la sola forza della mente e della volontà, spesso offrono, rinunciare, e gettare il cuore e l’anima nel più dolce Cuore di nostro Signore Gesù Cristo, tuo Creatore, il vostro Redentore, il tuo crocifisso amico – nel suo cuore così pieno di amore; nel suo cuore, la dimora della Santissima Trinità; nel suo cuore, dove “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità corporalmente” (Colossesi 2: 9); nel suo cuore, attraverso il quale “abbiamo accesso sia in un solo Spirito al Padre” (Efesini 2: 18); nel suo cuore, infine, che, nel suo amore infinito, contiene e abbraccia tutti gli eletti in cielo e in terra.
Sollevare il vostro cuore al Cuore generoso del tuo Dio, avendo cura soprattutto di essere molto raccoglimento in ogni momento e in ogni luogo, soprattutto quando si canta le lodi divine, e durante le vostre preghiere e altri esercizi. Così Dio si comanda con queste o simili parole: “Venite a me, e prendere il mio giogo sopra di voi (Matteo 11: 28,29). Dammi il tuo cuore, e lasciare che i tuoi occhi osservano le mie vie (Proverbi 23: 26) . Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio.”(Cantico dei Cantici 8: 6).Lasciate che la vostra risposta umile sia: “Il mio cuore è pronto (Salmo 107: 2), mi esalterò Te, o Dio, mio re, e benedirà il tuo nome per sempre, sì per sempre (Salmo 144: 1); Alzerò le mie mani e il mio cuore a Te “. E non è questo il suo diritto in quanto tutte le virtù si trovano nel cuore di Gesù? Ci troviamo misericordia, giustizia, la mitezza, la forza. Ci troviamo la salvezza, la sorgente della vita, la consolazione perfetta, “la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo” (San Giovanni 1: 9), in particolare l’uomo che fa questo Cuore divino suo rifugio nelle prove e dolori. In verità, tutte le benedizioni che si desiderano possono venire più abbondantemente da Gesù, e ogni grazia che riceviamo è riversato su di noi da nessun’altra fonte di quella del suo Cuore più dolce del miele. Il suo cuore è la fornace di amore divino, sempre ardente con il fuoco dello Spirito Santo e purificante, accendendo e trasformando in se stesso tutti coloro che si concedono a lui, o che desiderano essere suo.

Dal momento che tutti i buoni flussi dal dolcissimo Cuore di Gesù, devi offrire di nuovo al suo cuore tutti i doni, grazie e benedizioni che sono stati elargiti su di voi e su tutti gli uomini. Si dovrebbe fare questo per la maggior gloria di Dio e per il bene della Santa Chiesa, non attribuendo a se stessi qualcosa del bene che potrebbe essere fatto, né per quanto riguarda con l’auto-soddisfazione i doni di Dio, ma attribuendo tutto a Lui, e tornare tutto alla loro fonte originaria, che è il cuore di Gesù. Rendere questa offerta soprattutto quando si dice il Gloria Patri o recitare salmi, inni che parlano della gloria di Dio.
Mettere tutti i tuoi peccati nel Cuore di Gesù. Attraverso quel Cuore si dovrebbe chiedere la grazia e il perdono, e si deve lodare e benedire Dio, non solo per se stessi, ma per tutti coloro che sono impegnati per la vostra attenzione e per tutta la Chiesa cattolica, il cui trionfo si desidera, invocando dal profondo della vostra la miseria la profondità della misericordia di Dio ( “abisso chiama il profondo” Salmo 41: 8). Per gratitudine sarà quindi spesso baciare un’immagine del Cuore di Gesù (Questo passaggio ci mostra che le immagini del Sacro Cuore non erano sconosciuti nel XV secolo), di questo tipo più Cuore, di questo Cuore nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio (Colossesi 2: 3). Se non si dispone di un’immagine del Sacro Cuore, si può fare uso di uno di Gesù sulla Croce.
Desidero incessantemente vedere il tuo volto Salvatore in faccia. Confidate a Lui i vostri problemi. Disegnate il suo cuore nella tua, con il suo spirito e il suo amore, le sue grazie e le sue virtù. Abbandonatevi amorevolmente E nel dolore e nella gioia. Confidate in Lui e aggrappatevi ad esso. Dimorare nel Cuore di Gesù, essere “attento a conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Efesini 4: 3), in modo che egli a sua volta può degni di prendere la sua dimora nel vostro cuore. Infine, dormire e fare il vostro riposo nel Cuore di Gesù I cuori dei mortali si riveleranno false o vi abbandonerà; Ma il cuore più fedele di Gesù non ti abbandonerà mai.
Non trascurare inoltre di onorare devotamente e per invocare la Madre gloriosa di Dio, la Madre di misericordia, la più dolce Vergine Maria, che si possa essere degni di ottenere per voi fin dal più dolce Cuore del suo Figlio tutto ciò che vi serve. Offrite ciò che avete ricevuto al Cuore di Gesù per le mani benedette di sua madre. Implora la sua bontà materna per aiutarvi, in modo che, con tutti i santi e eletti di Dio, si può lodare e benedire il Signore per tutti i benefici che ha elargito fino al tempo presente, e per tutti coloro che Egli concederà a tutta l’eternità.

Amen

Meditazione per Pentecoste

Pentecoste retablo cartuja de Miraflores

Pentecoste, particolare retablo cartuja de Miraflores

Oggi in occasione della festa della Pentecoste, quest’anno ho scelto per voi una meditazione estratta da “Vita Christi” di Dom Ludolfo di Sassonia.

A seguire, una deliziosa preghiera.

Nel giorno di Pentecoste, il cinquantesimo dopo la Risurrezione e il decimo dopo l’Ascensione, il Signore Gesù parla al Padre della sua promessa, che aveva fatto ai discepoli per inviare loro lo Spirito Santo. Avendo compiaciuto il Padre, mandarono lo Spirito Santo a scendere sui discepoli, riempili, confortali, rafforzali, istruiscili e inondali di virtù e gioie.

Ci sono tre segni attraverso i quali ognuno può congetturare di avere lo Spirito Santo; ecco perché lo Spirito Santo apparve sotto tre segni: sotto forma di nuvola, sopra il Cristo trasfigurato; colomba, su Cristo battezzato, e fuoco sul collegio degli apostoli riuniti. Il primo segno è l’abbondanza di lacrime, ecco perché è apparso sotto forma di nuvola: quando arriva l’Austro le nuvole ruotano nelle piogge, così viene lo Spirito Santo, le menti ruotano nelle lacrime. Il secondo segno è il perdono delle offese, ecco perché è apparso come una colomba: la colomba non ha fiele, quindi lo Spirito Santo infonde un grido di carità nei cuori, scaccia odi ed espelle tutti i rancori. Il terzo segno è il desiderio di cose elevate; così è apparso sotto forma di fuoco; il fuoco tende alle altezze, quindi lo Spirito Santo innalza i cuori.

Preghiera

Gesù, generoso donatore di tutti i doni! Hai inviato lo Spirito Santo sotto forma di fuoco sui discepoli. Ti prego, affinché io possa ricevere, per mia salvezza, per tua grazia, il dono che i tuoi discepoli hanno ricevuto dalla tua generosità. Invia su di noi, il tuo servo, il tuo Spirito di carità, amore e pace; possa visitare i nostri cuori, purificarli dai vizi, adornarli con le virtù, abbracciarli con il vincolo dell’amore, illuminarli con la luce della tua conoscenza e accenderli con l’ardore del tuo amore. Perdona i nostri peccati e donaci la vita eterna.

Amen.

Devozione alla Mater Singularis Carthusiensis

La vergine dei certosini

A conclusione di questo mese mariano, mi piace ricordare che nessuno come l’Ordine certosino onora liturgicamente la nostra Beata Vergine. Oltre all’ufficio divino, i monaci certosini pregano quotidianamente l’intero piccolo ufficio della Beata Vergine Maria. In un opuscolo vocazionale dell’Ordine vi sono queste parole: “Maria svolge un ruolo primario nella vita solitaria di un monaco. Per quanto la fragilità umana lo consenta, la sua anima si sforza continuamente di avvicinarsi a Dio e rimanere fedele a questa alleanza sponsale di amore. Questo sforzo unisce il certosino in modo speciale con la Beata Vergine Maria, che siamo abituati a chiamare Mater Singularis Carthusiensis (la madre in particolare di tutti i certosini). La onoriamo con un affetto speciale recitando quotidianamente il suo piccolo ufficio e consacrando la nostra chiesa e comunità al suo Cuore Immacolato “.

In ogni certosa, si offre una messa quotidiana in onore della Madonna. Il sabato questa è una messa comunitaria, mentre in tutti gli altri giorni questa Messa viene celebrata privatamente dai Padri.

Alla fine dei Vespri ogni giorno, nell’Ufficio divino canonico, i monaci cantano la Salve Regina. L’ Angelus viene recitato quattro volte al giorno, uno in più rispetto ai tre tradizionali. I monaci pregano anche un’Ave Maria ogni volta che entrano nella loro cella individuale. Come sapete, il primo ambiente della cella viene appunto chiamato Ave Maria, poichè vi è sempre una immagine della Madonna al quale il monaco rivolge un saluto ogni qualvolta esce ed entra dalla cella.

l'Ave Maria

l’Ave Maria

È consuetudine recitare ogni ora dell’ufficio della Madonna prima dell’ora corrispondente dell’ufficio divino. L’unica eccezione è a Compieta dove la Preghiera notturna della Madonna segue Compieta dell’ufficio divino canonico. Così la giornata inizia con Mattutino della Madonna e termina con Compieta della Madonna; e così, l’intera giornata di preghiera è nell’abbraccio della nostra Beata Madre, confidando nel suo amore materno.

Ogni sera all’interno delle certose di tutto il mondo viene cantato l’inno Ave Maris Stella durante i Vespri della Madonna. In quell’inno la Madonna viene individuata come Felix Coeli Porta. Quelle parole parlano implicitamente del potere della sua intercessione, dell’amorevole Madre che Gesù non può rifiutare, della porta che conduce all’eterna visione beatifica, è la porta attraverso la quale Dio stesso è entrato nel mondo.

Nell’ultima preghiera del giorno, Compieta della Madonna, la nostra santa Madre conforta i suoi figli con queste parole che la Chiesa mette sulle sue labbra e viene letta ogni sera, tranne durante l’Avvento. Queste parole traducono dalla Vulgata latina come: “Sono la Madre del giusto amore, della paura, della conoscenza e della santa speranza“(Ecclesiasto 24:24) . Tale sentimento consolatorio dà la fiducia di pregare il Nunc Dimittis che segue: “ Nunc dimittis servum Tuum, Domine, secundum verbum Tuum in pace…- Ora allontana il tuo servitore, o Signore, in pace, secondo la tua parola. . “. (Luca 2:29).La combinazione di quei due passaggi della Sacra Scrittura e dell’ufficio della Madonna rende una bella serenità mentre si riposa per la notte.

A conclusione di questo articolo ecco per voi una considerazione di Dom Lanspergio

Maria non ci ha scelti come suoi servitori, ma come suoi figli e figlie. Figli e figlie che non è soddisfatta di proteggere e difendere, ma che desidera nutrire nel suo cuore, nutrire con squisita tenerezza. Da parte nostra, non permettiamoci di attaccarci al suo servizio come servi ma come suoi figli più affettuosi; lei stessa non ha posto limiti alla sua materna sollecitudine per noi. La onoriamo e la amiamo con affetto veramente filiale, meditando costantemente sulla sua vita e sulle sue virtù ”(Ioannes Lanspergius, Opera Omnia, vol. IV).

Mentre i certosini pregano l’ufficio della Madonna, uniamoci in preghiera anche noi:

Maria, Mater gratiæ, Mater misericordæ, tu nos ab hoste protege, et hora mortis suscipe” “Maria, Madre della grazia, Madre della misericordia, proteggici dal nemico e ricevi le nostre anime nell’ora della morte.”

Come accennato in precedenza, i certosini cantano la Salve Regina dopo i vespri canonici. Ecco un video che contiene questa deliziosa preghiera cantata dai monaci certosini.

Meditazione per l’Ascensione

Ascensione di G.Lanfranco certosa san Martino

Ascensione di G.Lanfranco certosa san Martino

Per celebrare la festa dell’Ascensione, quest’anno ho scelto per voi una meditazione estratta da “Vita Christi” di Dom Ludolfo di Sassonia.

A seguire, una vibrante preghiera.

Dice San Gregorio: “Cristo è asceso in modo che, a parte la presenza corporea, buttiamo fuori l’ affetto per il mondo e ti auguriamo con tutto il nostro cuore. Cerchiamo cose dall’alto con forza intellettuale; lo assaporiamo con l’affettivo. Così un soldato ascese con il suo cuore, nelle regioni d’oltremare ha visitato sollecitamente e in lacrime tutti i luoghi in cui era stato il nostro Salvatore e quando aveva investigato tutti i luoghi santi con devozione, infine arrivò al Monte degli Ulivi, da dove il Signore ascese e, dopo una lunga preghiera con le lacrime, disse: “Ecco, Signore, ti ho cercato tutti diligentemente, nel luogo in cui sei asceso al Cielo. Non so più dove cercarti; ordina il mio spirito essere ricevuto, affinché possa vederti alla destra del Padre seduto in cielo ‘. Detto questo, indolore, consegnato lo spirito. Pertanto, anche noi lo cerchiamo per ciascuna delle opere e delle esercitazioni delle virtù così che possiamo finalmente ascendere a Lui.

Preghiera

Gesù! Grande corona! che risorgendo dai morti sei rimasto alla destra del Padre:

Disegna la mia mente su di te in modo che io possa desiderare solo te e cercarti con fervore. Dammi, ti chiedo, con tutto il desiderio e l’entusiasmo, di provare per quanto credo tu sia asceso; così, sebbene il corpo mi fermi nella presente miseria, potrei essere con te con il pensiero e l’avidità, così che il mio cuore è lì dove sei, il mio tesoro desiderabile e amorevole. Disegnami dopo di te, affinché tu possa salire dalla tua grazia di virtù in virtù, merita di vederti, Dio degli dei, in Sion.

Amen.

Il certosino croato in Corea

22 Padre Sipos

L’articolo di oggi voglio dedicarlo ad un monaco certosino che avrete visto nelle recenti immagini provenienti dalla certosa coreana, oggetto dei video estratti dal film “La casa alla fine del Mondo”, di cui vi ho parlato. Da qualche anno, l’Ordine aveva fatto un appello ai confratelli delle certose europee circa la possibilità di trasferirsi in Corea, per incrementare, con giovani, la certosa asiatica. Ebbene Dom Pio Maria Šipoš (Tin, nome di battesimo ), di nazionalità croata, confratello della certosa di Marienau in Germania ha accettato questa proposta, ma conosciamolo dal racconto dei suoi genitori. In una intervista rilasciata ad una rivista croata, essi ci fanno conoscere la storia di Dom Šipoš.

I genitori e Dom Pio

I genitori e Dom Pio Šipoš

 

 

I suoi genitori, Mary e Velimir, si sono incontrati quando erano studenti universitari. Si sono poi sposati quando lei aveva 23 anni e lui 27, e Tin è nato dopo due anni.

“Era un “bambino vivace” fin dalla nascita. Il momento della nascita è stato difficile; taglio cesareo, rianimazione del bambino. Entrambi abbiamo avuto la sepsi. Io mi chiesi se mai sarebbe sopravvissuto, dice sua madre. “Sebbene leggesse molto, non si stancava mai. In particolare, amava le fiabe, quindi ha adottato molte espressioni forbite che spesso hanno sorpreso i professori a scuola. All’età di otto anni, è andato al centro studentesco per un seminario informatico dove ha imparato a programmare. Era uno studente così bravo che si trasferì direttamente dalla terza alla quinta elementare.

Il viaggio di Tin verso la chiamata spirituale iniziò precocemente, già alle elementari egli era molto interessato alla vita monastica certosina. In un’occasione, durante un viaggio, passarono accanto ad un loro monastero, credo Pleterije e lo trovò molto interessante. Chi sono questi certosini? Che aspetto ha la loro vita solitaria? All’epoca pose questi quesiti ai suoi genitori ed alla fine, mostrò l’intenzione di andare al seminario “Gli abbiamo detto di andare liberamente, e lo tranquilizzammo dicendogli che poteva sempre tornare a casa.”

Per un po’, è stato in formazione a Fratrovac, e poi a Salata, dove ha incontrato Marko Glogovic, con il quale era stato in giro. Ci sono state anche le prime crisi di fede, hanno ricordato i genitori. Era abbastanza maturo, leggeva molto. Pensava che ci sarebbero state molte preghiere lì e cose simili, ma alcuni ragazzi ascoltavano anche musica “folk”, e giocavano a carte. Tin è andato a concerti di musica classica e ha avuto difficoltà a tollerare l’atmosfera di svago nel seminario Fratrovac. Quindi ritornò dopo poco tempo, a casa dei suoi genitori. Successivamente il sacerdote Ivica Berdik, che lo portò per la prima volta in seminario per un ritiro, lo incoraggiò a lasciare il seminario, terminare il liceo e iscriversi alla facoltà di teologia, come fece Berdik. Tuttavia, Tin tornò in seminario, e in seguito disse che era stata una bella esperienza e che non gli era dispiaciuto farla.

Ha completato i suoi studi in teologia a Zagabria. Per due anni è stato cappellano di Ludbreg, nella Parrocchia e Santuario del Preziosissimo Sangue di Cristo. Fu mandato alla scuola di specializzazione a Roma, dopo di che è stato parroco per tre anni a Coblenza nella Missione cattolica croata in Germania. Mentre era a Coblenza si recò per la prima volta alla certosa di Marienau. In precedenza, aveva fatto una visita nella certosa calabrese di Serra San Bruno ed a Pleterje. Ma ha deciso di scegliere la certosa tedesca dove ritenne che vige una regola molto stretta.  C’era una situazione piuttosto caotica a Coblenza; i laici erano divisi, ed era anche molto stancante perché la parrocchia era spazialmente grande. Ma non è quello che conta. Era più infastidito dalla confusione e dal disaccordo tra i credenti. Entrò nell’Ordine certosino e scelse il nome religioso Pio Maria.

Inizialmente, ha vissuto crisi fino a quando – come ha testimoniato ai suoi genitori – non aveva completamente deciso a questo invito religioso. Passarono diversi anni fino a quando finalmente decise “Ci ha detto, ‘Se alla fine uscissi e mi arrendessi, non vorrei essere di nuovo un pastore. “Nessuna chiamata del genere. Lo visitavamo ogni anno “, dicono Maria e Vladimir.

22 Padre Sipos a Marienau

Padre Šipoš a Marienau

Dopo dieci anni trascorsi nella certosa tedesca di Marienau, Tin ha compiuto un altro grande passo in avanti accettando l’invito di andare alla certosa in Corea del Sud.

Dato che sono tutti monaci in età avanzata, avendo più di 70 anni, avevano bisogno di qualcuno più giovane per diventare insegnante di reclutamento per venire lì. Cercavano un volontario da cinque anni e nessuno prima di nostro figlio Tin aveva risposto. Alla domanda se davvero era intenzionato ad accettare, Dom Pio ha risposto. che a lui non importava dove si trovasse, perché ovunque egli si trova è sempre con Dio “.

È partito a luglio dell’anno scorso, (2018). Per i primi tre mesi, era in prova per vedere se poteva adattarsi. A Zagabria, ha trovato una signora dalla Corea che gli ha dato istruzioni della lingua per corrispondenza. Attualmente, Dom Šipoš parla 12 lingue e ora sta imparando anche il cinese perché lo vede pertinente al coreano ed al vietnamita che già conosce. Lo studio delle lingue, lo rende felice. Parla perfettamente oltre al croato, latino, greco, ebraico, inglese, tedesco, italiano, francese e ungherese. Un vero poliglotta!

A seguire un video realizzato in croato dai suoi connazionali nel 2014, nel quale si rende omaggio a Dom Pio Šipoš, quando era nella certosa di Marienau.

Tre short video dalla Corea (seconda parte)

copertina doc Korea

Cari amici per voi i secondi tre brevi estratti video del film “La casa alla fine del Mondo”, di cui vi ho parlato in un precedente articolo . Oggi vi propongo gli estratti della seconda parte. A corroborare i video vi sono i testi tradotti dal coreano, in varie lingue, grazie all’aiuto di una rete di amici. 

Testo in inglese 

Testo in portoghese 

Testo in francese 

Testo in spagnolo

Questi i titoli introduttivi.

L’Ordine certosino fu fondato nel 1084 da San Bruno a Chartreuse in Francia. Da quel giorno la storia è continuata con il silenzio le poche parole del dialogo ed il totale abbandono.

Attualmente, 370 monaci in 11 paesi in tutto il mondo dedicano tutta la loro vita in stretta solitudine e silenzio per seguire la verità dell’eternità.

E 15 anni orsono, a seguito della speranza di Papa Giovanni Paolo II, fu istituito il primo convento certosino in Asia, qui in Corea.

PARTE SECONDA video 1

(24secondi)

Il nostro impegno e la nostra vocazione consistono principalmente nel dedicarci al silenzio e alla solitudine della cella. Questa è infatti la terra santa e il luogo dove il Signore e il suo servo conversano spesso insieme. (Statuti Certosini 4-1)

(52 secondi)

Il nostro cuore è un altare vivente dove offriamo costantemente pure preghiere al Signore. (Statuti certosini 4-11)

(1min22)

Solo all’uomo puro è permesso vedere Dio nel suo cuore. Per raggiungere questo livello, si richiede un grande abbandono. (Statuti Certosini 6-4)

(1min56)

La terra è unita al cielo, ed il divino è unito alla natura umana.

La giornata è lunga ed il percorso è arido ed insensibile per raggiungere la primavera nella terra promessa. (Statuti certosini 4-1)

(2min24)

La casa alla fine del mondo

Monastero di clausura certosino

(L’arrivo del vescovo)

Vescovo Dupont, 90 anni.

Nel 1954 fu inviato in Corea da Parigi dalla ‘Foreign Mission Society’, Francia.

1969 – 1990 Ha prestato servizio nella prima diocesi cattolica della diocesi di Andong, in Corea.

Il vescovo Dupont è stato di aiuto sin dalla preparazione per stabilire un monastero 20 anni fa.

(4min20)

I monaci discutono gli argomenti con il vescovo Dupont una volta al mese, su un tema libero.

Benvenuto!

Abbiamo un microfono, qui…(monaco)

(Vescovo)

Quindi, non posso battervi, perché siete preparati a tutto.

C’è il rischio di rivelare la mia età…Quindi, sono molto preoccupato.

Allora, parliamo dell’argomento di oggi?

(Monaco)

Ho scelto un argomento.

Ho scelto il tema “povertà”.

(Vescovo)

Quanto povero devi essere per vivere! Non avrai una buona risposta.

Ora…fammi ascoltare qualcosa…

(6min)

Forame (fessura)

I pasti vengono serviti una volta al giorno.

PARTE SECONDA video 2

La casa alla fine del mondo

Monastero di clausura certosino

La povertà sarà tanto più gradita al Signore quanto più sarà volontaria. Ciò che merita lode non è l’aver perduto le comodità del secolo, ma l’avervi rinunziato. (Statuti Certosini 28-10).

(Dialogo)

Per la prima volta, nel mio caso, ho mangiato una banana. L’ho mangiata quando ho mangiato mezzo pasto.

Sai come ho assaggiato la banana?

Salata.

Sì, avevo altri due o tre cucchiai di riso e poi il sapore salato è gradualmente scomparso.

Mi sembrava di aver mangiato il riso senza accompagnamento. E mi sentivo come se stessi contando sulle banane.

Da allora non ho più mangiato una banana.

Per me è più semplice mangiare solo riso cotto. È più comodo mentalmente ed anche in realtà.

Mi sembra più difficile semplicemente tagliarlo perfettamente. Ma pensavo che fosse più facile in qualche modo.

Ora sono disposto a digiunare, senza scendere a compromessi con il digiuno.

Ma forse in Corea del Nord…molti di loro non hanno scelta. Mi dispiace per loro.

Quindi se hanno il riso cotto senza accompagnamento, saranno molto felici.

Preghi per i nordcoreani?

Sì, le mie preghiere includono tutto il mondo.

(6min12)

(Preghiera)

Santo Padre, ami particolarmente i poveri, dal momento che il Santo Figlio te li ha mostrati,

Aiutaci a seguirLo nello spirito di povertà, in modo che possiamo raggiungere la felicità di vederti in paradiso.

Preghiamo per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, tuo Figlio che vive e regna con te, Padre, nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

(6min 52)

Caro – Carne

Entrò nella certosa 29 anni fa.

Ha 52 anni, ed è un monaco di chiostro (Padre).

Il lavoro è un servizio per cui ci uniamo a Cristo che non venne per essere servito ma per servire. (Statuti Certosini 5-4)

PARTE SECONDA vídeo 3

Musca – Le mosche

La casa alla fine del mondo

Monastero di clausura certosino

(1min24)

7 anni fa arrivò al monastero.

34 anni, monaco del coro.

(2min54)

(Ricreazione)

È una coccinella.

Non penso sia una coccinella.

Le creature di Dio nel monastero sono davvero belle.

Quando penso a Dio che crea, che prende cura di loro…come posso ucciderle!

Racconta la storia ai fratelli in cucina che catturano le zanzare ogni giorno.

(4min35)

(Dialogo)

Ci sono troppe zanzare. Forse, le zanzare sono 60 fino a 100 nella mia stanza.

Mi piacciono le zanzare. Sono un loro amico.

Sei un amico delle zanzare? .

Perché tutti gli animali e gli insetti sono miei amici, ma non mi piacciono le zanzare.

Va bene…perché sono stato morso sulla mia mano dalle zanzare e non mi fa male.

Le zanzare coreane sono diverse dalle zanzare tedesche.

Non ho visto le zanzare volando in Germania.

Le zanzare coreane camminano bene…ma le zanzare tedesche no.

Cattura le zanzare!

È più difficile catturare le zanzare coreane.

Perché? Non so molto sulle zanzare coreane qui.

Non li conosci…forse le zanzare coreane sono più intelligenti delle zanzare tedesche…

Quando sei arrivato in Corea, cosa hai provato?

Ho provato molto shock, spiritualmente e fisicamente in un nuovo ambiente.

Ho avuto molte deficienze spirituali 15 anni fa. Sono stato in grande agonia. Ma Dio mi ha aiutato. Senza l’aiuto di Dio e di Santa Maria Vergine, non avrei potuto vivere in Corea.

Avevo bisogno di più tempo per adattarmi al nuovo ambiente in Corea in quel momento. Perché, prima di tutto, ho sentito che la vita nel monastero era un po’ difficile. Dopo che il tempo passa, ci abituiamo alla vita nel nostro monastero.

Di solito, i giovani hanno un deficit spirituale.

Quindi capisco l’agonia dei giovani.

Ti sto dicendo … spero che si abituino alla vita nel nostro monastero.

Dopo che il tempo passa, ci abituiamo.

Tutto ha bisogno di tempo per arrivare a questa orbita.

Ci vuole tempo per fare bene.

Quando sentiamo agonia e defict spirituale, il nostro Signore ci aiuterà.

Buon Appetito.

Anche a te, buon Appetito.

 

 

 

 

Fratello Francisco de Aranda (seconda parte)

Fratello Francisco de Aranda

Donato di Porta Coeli

Aranda

Prosegue il racconto della vita di Francisco de Aranda…

La condizione della donazione differisce in molti punti dallo stato di converso. In effetti, grazie alla loro professione, sono veri religiosi, mentre gli altri non lo saranno mai. Ne consegue che la formazione di quest’ultimo non richiede la stessa cura o la stessa profondità spirituale. Tuttavia, ogni candidato alla donazione è sottoposto a un esame di un anno

Durante questi dodici mesi, che possono essere estesi, per volontà del priore, il principiante donato sperimenta in qualche modo le sue forze psichiche e morali. Iniziato a poco a poco nella vita ordinaria, è presto in grado di vedere se questa esistenza risponde ai suoi gusti, i suoi bisogni e i superiori, dalla sua parte, sono chiamati a parlare con la conoscenza della causa a favore o contro la sua ammissione. Parallelamente a questo lavoro, il novizio ne sta perseguendo uno più importante. Fatto già maestro nelle scienze umane, deve imparare le basi del catechismo religioso, sapere che lo stato e l’abito non ci santificano affatto, se non ci applichiamo per acquisire una grande umiltà di spirito, un sincero amore per l’abiezione, una rinuncia perfetta alla nostra volontà propria, anche in azioni sante. Il nostro aspirante ha avuto la fortuna di cadere nelle mani di un uomo famoso: Dom Bonifácio Ferreri. Quando entrò anche in questa casa, all’età di quarantuno anni, aveva appena emesso i voti, quando il nostro futuro donato debuttò come postulante. Prima di assumere il governo di Porta Coeli, per trasferirsi da lì alla Grande Chartreuse il nuovo Priore fu incaricato, oltre alla gestione della certosa, di dirigere i Fratelli. Basti dire che, non appena è stato investito nell’abito, Francisco Aranda si è dato con tutto il cuore per lavorare, senza mai scendere a compromessi; a chi non piacevano i termini medi, né la lentezza. «Parla, mio venerabile Padre, dice, senza considerare chi sono o da dove vengo. Sono pronto a soffrire. Abituato a seguire i miei capricci e fare, un po ‘più o meno la mia volontà, vai da me, quindi penso che costerà molto, che la sofferenza conta per un’anima che pone la cura del suo futuro in Dio! Quindi ho chiesto tutto ciò che ti piace. Con l’aiuto della grazia, trovami docile da bambino. »Mantenne la parola. L’estrema purezza delle sue intenzioni, la delicatezza della sua coscienza, la cura con cui veglia su tutta la sua condotta, quel ricordo abituale e, così profondo che non riesce a distrarre senza sforzo il suo spirito dalla meditazione mattutina, quella costante generosità in presenza di sacrificio, questo amore di Dio che tende costantemente verso un’unione più intima, tali sono le caratteristiche di questa figura virile. Il tempo non farà altro che evidenziarlo. Un principiante non potrebbe offrire migliori garanzie. Quindi è stato ammesso alla donazione senza il minimo accenno di difficoltà. Da quel giorno, il buon Fratello attraversò una serie di incidenti molto curiosi, di cui avremmo il diritto di essere sorpresi, se non sapessimo che non si è mai allontanato, dal controllo dell’obbedienza. Ecco, inoltre, le linee principali del programma, che ha dovuto presentare, e questo secondo le istruzioni formali inviate dal reverendo padre generale, Guillaume de Raynaud e che sono state rapidamente confermate, in seguito da Dom Bonifácio Ferreri. Sebbene donato, occupava una cella nel chiostro, con la facoltà di uscire, di volta in volta, per aiutare i conversi. Seguì i religiosi del coro e cantò la prima lezione nei giorni festivi. Per poter seguire esattamente le cerimonie, era stato montato un cappuccio nella sua tuta – un’appendice che non esisteva allora per i conversi. Nella mensa, dove si mescolava ai religiosi. a sua volta leggeva. Ammesso alle deliberazioni del capitolo, aveva il diritto di voto. Infine, non è stato escluso dalle ricreazioni o dallo spaziamento. Questo insieme, come si può vedere, costituiva una specie di vita mista, in relazione alla vita del coro religioso e a quella dei conversi: esistenza singolare, è necessario confessare, ma cara e regolata, nei minimi dettagli, dall’autorità superiore. In ogni caso, per quanto ampi siano i suoi privilegi, il caro Fratello non era religioso.

Mancava ciò senza il quale l’anima non può diventare, la “cosa” del Signore, la sua proprietà autentica; assoluta; mancava il sigillo della professione. Questo inaspettato favore arrivò a porre fine, non solo alle sue intime ispirazioni, ma a ciò che avrebbe voluto, se avesse sognato qualcosa di diverso dalla pura e semplice donazione. La cerimonia si è svolta, come di consueto, durante la messa conventuale. Nonostante tutto, nulla è cambiato, né il suo nome né il suo titolo. Solo, era designato più che da questa denominazione generale: il donato, come se fosse l’unico in casa. Ovunque, veniva chiamata il donato di Porta Coeli; perché, – ci siamo affrettati a dirlo, ha acquisito, in breve tempo, una grande notorietà nelle province dell’ordine. Com’è stato? Diciamolo il più brevemente possibile. I tempi furono difficili nei primi anni del XV secolo. La Chiesa divisa dallo scisma stava attraversando una delle crisi più acute della sua storia. C’erano poi due papi, ognuno con i suoi sostenitori, quello di Roma e quello di Avignone. Gli ordini religiosi non potevano non seguire il Pontefice riconosciuto dalla sua nazionalità. I certosini gettati nella corrente erano anche raggruppati sotto l’obbedienza dell’uno o dell’altro, a seconda che fossero francesi o spagnoli, tedeschi o italiani. Bonifácio Ferrer, assolutamente devoto a Benedetto XIII, ancor prima di entrare in Porta Coeli, gli rimase fedele dopo la sua elevazione al Priorato della Grande Chartreuse. Il sovrano Pontefice, che lo conosceva come abile giurista e religioso come marchio, lo chiamò vicino a lui e lo fece suo intimo consigliere, lasciandolo solo di tanto in tanto per tornare al suo posto.

Il reverendo padre avrebbe sacrificato tutto per riprendere il cammino nel deserto, ma era obbligato a obbedire e prolungare la sua permanenza ad Avignone. Non contento di avere di persona il Padre Generale nel suo palazzo, Benedetto XIII gli ordinò di mandare immediatamente il famoso Aranda, aggiungiamo che quest’ultimo era personalmente noto al papa. All’epoca in cui viveva nella corte di Aragona, era stato mandato in missione straordinaria al vicario di Gesù Cristo. Aveva manifestato, in questa circostanza, tanta scienza giuridica e un tal talento premuroso, che Benedetto voleva averlo sotto mano, soprattutto da quando aveva appreso, da Bonifácio Ferreri, i dettagli più edificanti sugli inizi del caro Fratello in carriera monastica. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto il messaggio pontificio, ebbe un movimento di sorpresa. «Come, ha detto, il Santo Padre si degna ancora di ricordare il suo povero servitore! E, ora che mi conosce rinchiuso in una certosa, non ha paura di lanciarmi di nuovo nel mare politico, dove, ahimè! Ho sperimentato più di un naufragio. “Basta con le recriminazioni, mio buon fratello” disse il priore. In presenza di un ordine così elevato, oggi devi inchinarti e prendere la strada per la Francia. Dio sia con te! Ti benedico”Il Fratello si ritirò dalla culla della sua vita religiosa, con un cuore oppresso, pronto comunque a tutti i sacrifici, persino a morire lontano dalla cella. Appena arrivati al palazzo dei papi. fu portato negli alloggi di Benedetto XIII, il che lo rese l’ospite migliore e con grande sforzo nascose un sorriso alla vista di quella strana abitudine. Fu stabilita una vera intimità tra loro, molto presto il nuovo diplomatico fu iniziato per molto tempo nei più piccoli segreti del conflitto aperto. L’umile donato, uomo della sua parola, si comportò in quelle circostanze con l’ammirevole abilità che lo distingueva: interamente consegnato a Dio, durante gli esercizi spirituali, tutto consegnato, quando necessario, alla domanda in sospeso. Finché le sessioni del consiglio non lo richiedevano, lo abbandonava alla preghiera e allo studio. Diremo quanto Bonifácio Ferreri e lui erano felici di riunirsi? Che non è stato, ahimè! in solitudine! Quali ore deliziose il padre e il figlio hanno trascorso insieme, parlando sia dei vantaggi della vita contemplativa che di Porta Coeli, sia della tristezza del momento, del disordine della loro esistenza, hanno deciso tuttavia di rispettare fino in fondo la volontà del rappresentante di Gesù Cristo nella persona di Benedetto XIII. Era il 1407. I negoziati, sebbene condotti con entusiasmo da entrambe le parti, non raggiunsero il sindacato così impazientemente atteso da tutto il mondo cattolico. Aranda era ad Avignone da alcuni anni, sospirando per la cella, chiedendosi se non avrebbe dovuto rinunciare a tutto per sempre, quando fu improvvisamente chiamato in Spagna. Il re d’Aragona avanza a grandi passi e morirà senza figli. Ansioso di tagliare gli intrighi degli ambiziosi che stanno già contestando la corona, ignorando gli interessi della nazione, pensa a designare l’uomo di sua scelta, un successore che risponde allo stesso tempo alle speranze del paese. Ma, per paura, per scrupolo, d’altra parte, avendo domande più serie da esaminare, raccolse attorno al letto di morte i suoi migliori consiglieri, tra i quali si rammarica fortemente di non contare il suo fedele Aranda. Non è a Porta Coeli! Dovrebbe chiedere al papa di separarsi da lui? È improbabile che il papa lo permetta. Viene effettuato almeno un tentativo e pochi giorni dopo arriva il Fratello a Barcellona, giusto in tempo per porre una semplice domanda al paziente e prepararlo a lasciare il mondo. «Signore, dice, Vostra Maestà capisce, voglio credervi, tagliare la difficoltà nella giustizia buona e rigorosa o, in altre parole, segnalare all’attenzione degli elettori il candidato più vicino per sangue, della famiglia reale. – Tale è il mio pensiero, tale è la mia volontà, risponde l’uomo morente. – Ti rispetteremo, Signore; puoi credere nel tuo servitore dedicato. ”Successivamente, l’umile religioso si rivolge al campo della coscienza. Senza essere qualificato per esercitare questo tipo di ministero, parla al re del nulla della vita presente e delle meraviglie dell’altro mondo, con un accento di fede che fa scorrere molte lacrime. È il linguaggio autorizzato di un uomo che una volta possedeva le fortune più invidiabili e morì, dodici anni fa, di tutte le cose quaggiù. La persona morente ascolta attentamente queste considerazioni serie e, dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti con piena conoscenza, si addormenta con fiducia sul cuore del Re dei re. Non appena i confidenti del defunto tornarono dal funerale, si ritrovarono obbligati a soddisfare i loro ultimi desideri. Riunirono i tre parlamenti di Aragona, Valencia e Catalogna, composti da arcivescovi, vescovi e dei grandi di ogni regno. Questi, dopo lunghi dibattiti, nominano, a scrutinio segreto, nove deputati che investono con pieni poteri con l’effetto di proclamare il successore al trono. Fare la storia di questo atto solenne ci porterebbe troppo lontano. Basti pensare che tra questi nove commissari vi sono Don Bonifácio Ferreri per il regno di Valencia e Francisco de Aranda per l’Aragona. Nelle notizie precedenti era stato detto che il reverendo padre, con l’accordo di Benedetto XIII, si era ritirato in Spagna e che il capitolo generale era stato presieduto da lui a Valle de Cristo. Ora, leggiamo nella lettera di questo capitolo una nota più o meno simile a questa: “In considerazione dello zelo che Dom (sic) Francisco de Aranda sviluppa al servizio del papato e del nostro ordine, i celebranti diranno della loro intenzione una Messa dello Spirito Santo con la preghiera pretende; le non celebrità reciteranno i sette salmi penitenziali e convertiranno trenta volte Pater noster e Ave Maria. I delegati del parlamento, giustamente orgogliosi del proprio mandato, si sono dotati di tutte le garanzie necessarie per rimuovere, all’ombra, ogni sospetto. Sarebbe quasi un conclave. Aggiungiamo, in tuo onore, che la preghiera ha avuto un ruolo importante durante queste deliberazioni. Dopo otto giorni, il bambino di Castiglia, Don Fernando, fu nominato re d’Aragona, con l’unanimità dei suffragi. C’erano cinque pretendenti. nel paese fu riconosciuto che l’onore di questa soluzione davvero inaspettata proveniva in gran parte dal povero monaco, il cui talento diplomatico era proverbiale. L’Infante di Castiglia si congratulò con lui e, a testimonianza della sua simpatia, lo portò a Saragozza il giorno in cui fece il suo solenne ingresso in questa città (1413). Quasi immediatamente, il re ed il donato andarono a Morella, dove Benedetto XIII li stava aspettando, venendo espressamente a incontrare il sovrano sulle misure da prendere al fine di porre fine allo scisma. A seguito di questa intima conferenza, il papa è andato a presiedere il consiglio di Perpignan, accompagnato dal suo instancabile segretario. Da lì tornarono nel regno di Sicilia, dove rimasero fino all’inizio del 1417. È allora che il caro donato osa, un’ultima volta, chiedere riposo. L’età avanzata circa, settantadue anni, l’austerità dell’ordine praticata con perseverante rigore, varie malattie incurabili hanno reso difficile il suo lavoro, i suoi viaggi ancora più dolorosi. Benedetto XIII, accetta queste ragioni gli consente di tornare alla solitudine, imponendo così, in nome dell’obbedienza, l’obbligo di usare cibi grassi. Per comprendere la felicità degli umili religiosi, si deve aver vissuto quella vita frenetica, diametralmente opposta a quella del chiostro. Lasciamolo nelle gioie della cella e aggiungiamo che quest’anno il 1417 ha visto ristabilire l’unione con l’elezione di Martino VIII e promulgata dal concilio di Costanza. Non appena il Fratello fu consapevole della fine di queste dispendiose controversie, si sottomise rapidamente al legittimo Papa. Non ci si aspettava di meno da lui. Molto di più, scrisse al pontefice una lettera molto ferma, in cui lo esortava a rinunciare e riconoscere il nuovo vescovo di Roma. Benedetto, non volendo sentire nulla, insistette il vecchio donato. Ragioni, preghiere, lacrime, tutto era inutile. Il venerabile settuagenario non ha mai lasciato la casa per gli ultimi vent’anni della sua vita. Ottima preparazione per questa morte! Che felicità per tutti coloro che sono andati a cercarla, che si tratti di un consiglio, che si tratti di una parola di incoraggiamento! Con instancabile bontà, sempre accessibile, rispose ai secolari che si scusavano per aver disturbato i suoi esercizi: “Ma, no, non mi interrompi più del solito; Non smetto mai di pregare ”. In effetti, la carità, costringendolo a disperdersi, non interruppe la sua unione con Dio. Senza essere un regista qualificato, poiché non ha mai voluto ricevere ordini sacri, ha letto molto e la sua memoria è rimasta fedele fino alla fine, ha aggiunto un vero tesoro che, nonostante la sua umiltà, ha arricchito la sua conversazione. Durante il suo prolungato riposo scrisse un buon numero di trattati spirituali, tutti impregnati di unzione e significato pratico. Egli morì l’11 novembre del 1438, terminando una vita esemplare.