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Cuore materno di Maria

Cuore materno di Maria

Il cuore di Maria

Una splendida omelia di un Padre priore certosino concepita per la sua comunità, nella quale ci illustra con semplici e vibranti parole, la tenerezza del cuore materno di Maria, madre di tutti.

Maria Santissima ci ama con la tenerezza di Dio, che è lo Spirito Santo. La Sacra Liturgia chiama Maria di vita, dolcezza e speranza nostra. La chiama anche rifugio dei peccatori. Sappiamo che Lei ci contempla con il suo sguardo pieno di tenerezza, con tanto amore quanto bisognosi e miserabili ci vede, realizzando così la sua funzione di Madre, di Mediatrice, di donatrice della vita divina e della misericordia e perdono del Padre celeste. San Bernardo con il suo modo filiale insuperabile, ha detto: “Salì al cielo il nostro avvocato, la Vergine, che, quale madre del Giudice e madre di misericordia, tratterà con efficace preghiera i problemi della nostra salvezza”. Il Concilio Vaticano II dice la stessa cosa, quando proclama Maria Santissima: “Segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in marcia” (Lumen Gentium 68).
È per questo che la devozione a Maria, vissuta bene, è sempre come un respiro fecondo, caldo e dolce che soddisfa l’amore filiale nel cuore e ci conduce a Dio stesso. Tale è, infatti, l’intenzione di Dio: se la Vergine Santissima ci ama così e ci aiuta in modo che nulla da noi e in noi sfugge al suo amore, è solo ed esclusivamente per metterci in modo più pieno di fronte all’amore divino e alle esigenze della nostra vocazione. Anche i benefici materni che attraverso Lei otteniamo nelle piccole cose – come a Cana per esempio – sono incentivi di affetto che ci aiutano a ringraziare e ricambiare a Dio le sue bontà e, prima di tutto, ci aiutano a capire fino a che punto Dio ci ama.
Eccoci nuovamente nel progetto intimo di Dio per Maria Santissima: intravediamo la volontà di Dio per la Madre del suo Figlio, l’intenzione di Dio, quando Egli ci offre a Maria come suoi figli. Il suo cuore materno è l’ultima rivelazione, definitiva e completa del Padre, del suo amore infinito e misericordioso. Non parlo qui della rivelazione del cuore di Gesù, perché Gesù è Dio stesso. La tenerezza divina appare in Maria come tenerezza materna che favorisce, aiuta la nostra risposta filiale. Chi rimane insensibile al cuore di sua Madre?
Si può a ragione affermare, quindi, che l’amore materno della Vergine Santissima è allo stesso tempo dolce, soave ed esigente. Si tratta di condurci a Dio attraverso la croce. Un percorso austero, ma che Maria lo rende, se non soave, almeno più facile da percorrere con Lei e sotto il Suo sguardo materno. Per questo, ogni giorno cantiamo il Salve Regina: “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi, dolcezza della nostra vita”; e cantiamo l’inno “Iter para tutum”, che significa dire: “Dai forza e sicurezza alla nostra strada”. Con Maria vicina a noi, ci sentiamo come bambini piccoli, ma ravvivati dalla tenerezza della Madre, gioiosi e felici di avere una Madre così buona, vicina alla quale è sempre possibile rialzarsi nuovamente e riprendere il cammino, è sempre tempo di aspettare e di rivolgere il nostro cuore alla Madre che Dio ci ha dato.
In questa meditazione, lo so che non ho detto cose nuove. Ma non era la mia intenzione. Ho solo provato a ravvivare il nostro amore per il cuore di Maria immerso in Dio e maternalmente orientato verso noi. Nel suo cuore immacolato e materno tutto è stato fatto, rimane fatto e continua ad essere fatto in nostro favore.

Dom Joseph il Priore leonino

Edgar_Josip_Leopold_1962

Cari amici, nell’articolo di oggi vi offro un video inedito. Esso è tratto da un documentario realizzato, nel 1970, dalla Viba film in occasione del novantesimo compleanno del Padre priore della certosa slovena di Pleterje. Sono immagini eccezionali considerato il periodo ed il luogo, appare infatti ardimentoso entrare oltre le mura di una certosa con una cinepresa, e soprattutto nella ex Jugoslavia in pieno regime totalitarista del maresciallo Tito.

Trattasi però, come dicevo, della celebrazione di Dom Joseph Edgar Leopold (Lavov- Lyon).

Nel filmato scorrono le immagini della certosa slovena con Dom Joseph che si trattiene nei vari ambienti monastici per mostrarli al cineoperatore, il tutto correlato dalla voce del cronista che ci narra in sloveno la biografia del vecchio priore.

Ma chi era Dom Joseph Edgar Leopold?

Egli nacque il 17 gennaio del 1881 a Timisoara in Romania, completati gli studi il 28 ottobre del 1905 fu ordinato sacerdote a Roma, dove ottenne un dottorato in Teologia. Fu attratto dalla vita monastica e decise di entrare nella certosa slovena di Pleterje, laddove fece la professione solenne il 28 ottobre del 1924. Trascorsi appena dieci anni, per i suoi meriti e le sue indubbie qualità, venne nel 1934 eletto Priore, tale carica la mantenne fino al 1967, successivamente ebbe l’incarico di Antiquior fino al 1972. Dom Joseph, morì il 18 maggio del 1977, alla veneranda età di 95 anni!!

Ma voglio ora parlarvi delle tribolazioni di questo certosino durante la seconda guerra mondiale.

La comunità certosina di Pleterje, fu oggetto di rappresaglie da parte dell'”Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia” ovvero un movimento partigiano di resistenza militare che si opponeva agli eserciti dell’Asse. I monaci certosini furono accusati di dare asilo ed ospitalità ai nazisti braccati dai partigiani, a causa di ciò Dom Joseph fu arrestato il 24 ottobre del 1942 reo di essere un collaborazionista. Estirpato dalla quiete monastica il povero certosino fu trasportato inizialmente nel carcere di Maribor, e dopo un mese a Lubiana poi successivamente alla vigilia di Natale fu scarcerato. Le autorità gli vietarono categoricamente di rientrare in certosa ed anzi gli imposero di espatriare, poichè fu considerato non accetto in Jugoslavia. Dom Joseph decise così di recarsi in Italia, dove trovò asilo nella certosa di Vedana, laddove egli ritrovò la quiete desiderata. La sua permanenza in italia durò fino al 3 gennaio del 1944, successivamente nel maggio del 1945 egli potè fare ritorno a Pleterje, che nel frattempo, il 18 ottobre del 1943, aveva subito ingenti danni a causa del violento attacco dei miliziani partigiani che incendiarono brutalmente e distrussero, con bombardamenti, tredici celle del complesso monastico. Ristabilita la pace, a seguito della fine del secondo conflitto mondiale, la certosa di Pleterje potè rinascere ed è riuscita a sopravvivere al regime comunista di Tito, ed ancora oggi in essa è viva l’attività monastica. Le cronache di quei tempi furono descritte da Dom Joseph in un libro pubblicato nel 1979.

libro

Prima di concludere questo articolo voglio soffermarmi su due curiosità legate a Dom Joseph, la prima è che egli fu in gioventù, durante il primo conflitto mondiale, compagno di armi proprio del maresciallo Tito!

La seconda curiosità riguarda l’appellativo di Lavov o Lyon, ovvero “leone” pseudonimo attribuitogli per il coraggio dimostrato durante i tragici fatti che vi ho esposto.

Vi lascio alle immagini del raro documento filmato che ci faranno conoscere le fattezze di Dom Joseph Edgar Leopold Lavov, ormai vecchio ma nel suo sguardo possiamo percepire ancora l’autorevolezza di un indomito leone .

Cartusiae vintage: Calci

Cartusiae vintage

Calci

1

Siamo giunti al terzo appuntamento con le immagini antiche di certose e certosini. Oggi vi offrirò alcune foto sbiadite della stupenda certosa di Calci, un tuffo nel passato quando vi era la presenza monastica in quegli ambienti affascinanti, oggi visitabili come museo.

Lascio a voi apprezzarle….

Buona visione

Cartusiae vintage: Montalegre

Cartusiae vintage

Montalegre

la_cartoixa_de_montalegre_

Il secondo appuntamento con immagini vintage di monaci certosini di foto e cartoline antiche, è con la certosa spagnola di Montalegre.

Vi lascio a rare immagini scolorite, che hanno il fascino del tempo che scorre inesorabile nell’immutata vita monastica claustrale certosina.

Largo alle foto…

Mistero Pasquale e solitudine

auguri-2017

In occasione della Santa Pasqua, voglio farvi giungere i miei più cordiali e sinceri auguri di pace, salute, gioia e serenità. Una splendida meditazione di un certosino,è il contenuto dell’articolo che ho scelto per voi, spero che la sua lettura possa riempirvi il cuore di gioia.

B u o n a   P a s q u a

Mistero Pasquale e solitudine

Presentare il mistero della solitudine come un incontro glorioso con Dio è eccitante, ma non rimaniamo con le sole parole. Per Gesù il mistero pasquale, è compiuto una volta per sempre. Il suo incontro con Dio era pieno fin dal primo momento e la sua rottura con il mondo fu definitiva, per noi non è la stesso: un livello di realtà esterna, il nostro passaggio da questo mondo al Padre, c’è ma con speranza; Quanto a noi, vediamo che la seduzione del mondo strofina le spalle con la purezza della risurrezione. L’esperienza quotidiana ci ricorda che una parte di noi stessi è ancora bloccato nel peccato, legati da molteplici contingenze di questo mondo, siamo legati disordinatamente a ciò che amiamo. Ogni giorno, quindi, dobbiamo approfondire la solitudine, vivere il mistero pasquale e passare da questo mondo al Padre, attraversando il nostro interiore.Questa Pasqua quotidiana condotta principalmente nella nostra osservanza monastica, nello sforzo ascetico e nella preghiera personale. Questa Pasqua ci dona il senso profondo della nostra vocazione. Pasqua non è un obiettivo, ma un punto permanente di partenza, una rinnovata scoperta di chiamata di Dio che ci invita a lasciare tutto: la casa di nostro padre, il nostro ambiente conosciuto per andare dopo di Lui alla terra che ci ha dimostrato.In queste condizioni, è normale che la nostra osservanza rimane marcata con il sigillo dell’infinito. Il suo unico significato è quello di stampare in tutta la nostra esistenza quell’aspetto di passaggio continuo del contingente per l’eterno, il relativo all’assoluto, dal molteplice all’Unico. Non è questo il momento di mostrare come questi propositi si realizzano nei principali aspetti della nostra vita esteriore: effettiva separazione dal mondo, la stabilità, il silenzio, la penitenza, etc. La cosa importante è far notare come tutte queste cose non hanno senso se non sono per noi un riflesso della chiamata di Dio per giungere a Lui, superando qualsiasi considerazione inferiore. Tuttavia, vorremmo rimanere sulla superficie del mistero se ridurremo la nostra solitudine alle semplici dimensioni che ho appena citato: l’osservanza ed il nostro sforzo personale. Il nostro vero passaggio dal mondo al Padre si realizza in Cristo e per Lui. È soprattutto l’intimo mistero della Chiesa, a cui apparteniamo, che si realizza senza sosta tra tutti i suoi membri, e che dovremmo sentire come il centro di risonanza magnetica spirituale. La vita della Chiesa è costantemente la Pasqua di Cristo quotidiana, estesa fino ai confini del mondo, realizzata in tutti gli uomini e che trova un’espressione privilegiata nella nostra solitudine. Inoltre, il mistero pasquale è l’Eucaristia che celebriamo quotidianamente, l’Eucaristia è messa a nostra disposizione dal Signore per farci assimilare questa esperienza come se la avessimo vissuta noi in prima persona la Pasqua dal momento della cena fino alla Ascensione alla destra del Padre Nostro. Il nostro autentico ingresso in solitudine, la nostra comunione è dunque sempre rinnovata nel passaggio di Gesù sempre disponibile in questo Sacramento. Con Lui, ogni giorno ci separiamo dal mondo per penetrare nel seno di Dio. Essere come Gesù risorto, nascosto da occhi umani può essere straziante, ma è ciò che ci permette di essere presenti a coloro che amiamo, tutta la Chiesa, per tutta la creazione in un modo simile a come lo è il Signore. Quando ha annunciato ai suoi discepoli che spariva dai loro occhi, mentre insisteva sul fatto che sarebbe stato con loro, in modo più profondo, più intimo: “Vado e tornerò a voi” (Gv 14,28). Anche noi, se ci lasciamo assimilare dalla ” solitudine-immagine di Dio”, noi diciamo: “E ‘opportuno che io vada, se non vado, non potrò venire a voi il Consolatore; se me ne vado, lo manderò” (Gv 16.7). Con Cristo e in Lui ci è concesso di poter comunicare agli altri lo Spirito confortante, lo Spirito di amore e di verità. Così si dovrebbe concludere l’itinerario pasquale del solitario. La sua cella, il suo deserto diventano manifestazione visibile di Dio segno che vi dà il benvenuto in sé. Incontro che si realizza nello Spirito per il Figlio per la gloria del Padre e che si irradia su ogni creatura. Tali viste sono contenute in un paio di frasi brevi, ma in poche parole non possono esaurire la ricchezza contenuta. La nostra solitudine, considerata sotto il bagliore, lo splendore della Resurrezione di Salvatore, è un mistero che contempliamo incessantemente con amore e vivere nella fede.

(Un certosino)

 

La pace

monaco-in-quiete-claustrale

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv14,27).

Eccoci giunti ad un altro dono dello Spirito Santo: la pace. Una meditazione di un certosino che ci esterna in questo brano parole su cui riflettere. Facciamone tesoro!

La pace è un altro frutto dello Spirito Santo. Essa presuppone l’assenza di agitazione, che è esattamente l’opposto della pace; presuppone il riposo della volontà in possesso stabile del bene desiderato. Questo è esattamente lo stato della persona che è totalmente consegnata allo Spirito Santo. Se ci troviamo in questa situazione, cosa sarebbe in grado di disturbare la pace? La malattia, la debolezza, le umiliazioni, le tentazioni? La persona sa che tutto questo, è permesso dal Padre del cielo e sarà per lei un gran bene. Potrebbe essere la morte? No, perché la aspetta con amore e sente che non le manca il valore ed il coraggio di accettarla, continuando, così, a vivere.

Come questa persona potrebbe non sentirsi inondata di pace, sapendo che è consegnata a Colui che è l’unico centro di tutte le cose, e avendo un unico timore: offendere, in qualsiasi modo, un Padre così buono? È pienamente immersa nell’ordine, quindi usufruisce della tranquillità che è il risultato necessario della vera pace. Questa è la pace che il Signore desiderava ai suoi discepoli dopo la risurrezione: “La pace sia con voi, vi do la mia pace”, così diversa dalla pace del mondo.

La pace è una condizione necessaria per una perfetta vita della grazia in noi. Ed il diavolo lo sa bene. Quindi cerca di seminare l’inquietudine, in ogni modo, particolarmente nelle persone consacrate a Dio. Questo è l’obiettivo immediato dei suoi sforzi. Una persona irrequieta, si lascia sopraffare dalla tristezza e si ripiega su se stessa, ciò la impedisce di aprirsi come un fiore al sole dell’amore divino e, quindi, di glorificare Dio come dovrebbe farlo. La via d’uscita da questa situazione, quando non se sa evitare le insidie del diavolo, è umilmente aprire il cuore al confessore o al suo maestro di novizi. Questo rimedio è più efficace quanto più spiacevole al demonio dell’orgoglio, e prepara la persona, in modo efficiente, a lasciarsi muovere dallo Spirito divino.

Infine, questa pace sarà più consolidata in noi, quanto più ci applichiamo a essere fedeli di fronte alle piccole ispirazioni della grazia, con l’unica preoccupazione di compiere la volontà di Dio, anche nei piccoli dettagli. “Grande pace hanno quelli che amano la tua legge”, canta il salmista (Sl 119). La pace è il frutto della santità e dell’amore filiale. Felice la persona che è pia – “farò scorrere verso di essa, come un fiume di pace” (Is 66, 12).

(Un certosino)

 

 

Cartusiae vintage: Firenze

Cartusiae vintage

Firenze

Certosa 1.jpg

Da oggi parte una nuova rubrica, che spero vogliate apprezzare. Vi offrirò immagini principalmente in bianco e nero di monaci certosini, tratte da vecchi libri o vecchie cartoline. Sarà un occasione per notare l’immutabile stile di vita e di costumi dei monaci, negli oltre nove secoli di storia dell’Ordine di san Bruno. Anzi colgo l’occasione per rivolgere a voi tutti un appello, e chiedervi di inviarmi qualsiasi foto o immagini vintage di monaci certosini da poi poter pubblicare nei successivi post di questo genere.

Comincio oggi con il proporvi foto e cartoline dalla certosa del Galluzzo a Firenze, che ha visto la presenza dei monaci certosini fino al 1957.

Spero che gradirete questa iniziativa, ma soprattutto… le immagini che seguono!