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Pedro il postulante (parte prima)

Pedro il postulante (parte prima)

dai racconti di Dom Sebastian Maccabe

lo studio in cella

lo studio in cella

Cari amici, avevamo lasciato il giovane Pedro alle prese con i compiti affidatigli dal Maestro Dom Giovanni e lo ritroviamo, nel prosieguo del racconto, nella sua cella.

La luce era scivolata nella cella di Pedro per più di un’ora, ma egli stava ancora dormendo. Poi, alle cinque e mezzo, il prolungato suono della campana della campana bruscamente ha interrotto i suoi sogni ed aprì gli occhi. In quel breve momento, che separa il sogno dalla veglia, percepiva qualcosa di strano. La luce non proveniva dall’angolo della soffitta come al solito; il soffitto basso era più alto di qualche metro; le lenzuola erano diverse … Stava ancora sognando? Poi, diventando consapevole, notò il fatto che egli era in certosa, in una delle celle Ehi ‘Pedro! Un’ondata di gioia e di gloria, invase e, per un attimo, lui sopraffatto: “In certosa… al sicuro” Saltò fuori dal letto e istintivamente cadde in ginocchio, baciò la terra e adorò la bontà di Dio, per un momento di estasi. Corse alla finestra e l’aprì largamente. Gli uccelli nel loro giardino cantavano alla luce del sole del mattino. Quando la mattina il colore dell’oro dipinge,
Quando risvegliando il mio cuore proclamo Lode sia a Gesù! Nella preghiera come al lavoro, per il mio Gesù canto: Lode a Gesù! Lodato sia Gesù!
Una volta lavato e vestito, si avvicinò al tavolo per essere sicuro di seguire le istruzioni del suo Maestro. Andò al suo oratorio per leggere alcune delle sue preghiere preferite. Ecco il piccolo libro che aveva portato con se, in cui Brigida, la grande santa svedese, ha espresso le sue contemplazioni sulla Passione. Per Pedro, ella ha illustrato, in modo molto realistico, il grande dramma del peccato e la sua redenzione. Il suo cuore bruciava d’amore per il suo Signore e un ardente desiderio di soffrire per Lui. A dire il vero, dopo un quarto d’ora, di quello che potremmo chiamare meditazione, il povero Pedro era così ardente d’amore che dovette calmare il suo ardore. Così, avvicinandosi, baciò i piedi del crocifisso ligneo, dipinto con realismo, che era appeso nell’oratorio, poi, con un coraggio che non aveva avuto fino ad ora, si alzò per essere in grado di poggiare le labbra sul lato forato in cui il sangue scorreva a fiotti rimase in contemplazione. Pedro non aveva dimenticato che l’opera lo stava aspettando. Inoltre, sapeva che un tale fervore viene e va, perché “i fuochi violenti si spegnono da soli e rapidamente”. Il pomeriggio precedente, aveva trovato una scatola e un libro in cella. Una piccola nota, che non era scritta da Dom Giovanni Lanspergio, nella quale si diceva di iniziare la copia del volume che lo accompagnava. “Lascia un margine di poco più di un centimetro”, diceva, “circa diciotto righe per pagina, con una media di dodici parole ciascuna. E per favore non usare mai le lettere maiuscole ».

Tutti gli strumenti erano all’interno della scatola, con alcune matite senza punta e una boccetta d’inchiostro nero, ma non rosso o blu, che rendeva impossibile scrivere le lettere maiuscole. Poi cominciò con una mano ferma: Incipit liber institutionum Joannis Cassiani, monachi (Iniziato il libro delle istituzioni di Casiano, monaco)
Il libro era stato deliberatamente scelto per servire sia l’esercizio fisico che l’istruzione.
La sera prima, aveva fatto quasi metà pagina, e ora stava continuando il suo compito. Un’ora dopo, al rintocco della campana egli si recò nella chiesa, dove doveva servire la Messa. Il sacerdote, prostrato sulle scale dell’altare, stava preparando per la celebrazione, non si rese conto che Pedro era lì. Solo quando aprì il messale per iniziare l’introduzione, Pedro ebbe l’opportunità di vedere il suo volto. Egli si concentrò sui suoi doveri dell’altare, e cominciò, come Dom Giovanni aveva prescritto, ciò che potremmo chiamare i Misteri Dolorosi del Rosario. Ogni Ave Maria finì con un piccolo ritornello che ricordava il corrispondente mistero, come Dom Domenico di Treves aveva insegnato.
Al termine, dopo la Messa, nell’ aprire la porta della sua cella, entrò provando una piacevole sensazione di appartenenza. Era tutto suo, non c’era nessuno che avrebbe potuto turbare la sua pace. Nessuno tranne la quasi percepibile presenza della Regina e della Madre, nella sua nicchia, vicino alla porta, e di fronte alla quale si inginocchiava, salutandola. C’era anche questa altra grande Presenza, più di un Fratello, il cui amore fece della piccola cella un pezzo di cielo caduto sulla terra.
“Quindi starete al sicuro nella cella! Non ci imprigioniamo per castigarci”: aveva scritto un certosino inglese un secolo prima, ma per una maggiore sicurezza. Perché ci sono posti come nella alta, solida torre della religione, in cui le frecce velenose di questo mondo malvagio e le tempeste inquietanti di questo mare amaro sono in grado di raggiungerci
La giornata finì quasi prima che fosse iniziata, così breve era quel programma di occupazioni. La domenica è trascora con una velocità sorprendente e da maggio si è arrivati a giugno, senza rendersene conto.
Continua…..

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Dio è silenzioso quando parla

Forza silenzio 6

Ancora uno stralcio della “preziosa conversazione” di Dom Dysmas de Lassus, contenuta all’interno del libro del cardinale Sarah, La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”. Parole semplici e preziose!

Nella relazione con Dio tutto è paradossale. Le realtà che nell’uomo si contrappongono, in Egli sono una cosa sola. La presenza e l’assenza si sovrappongono, come dice la deliziosa quartina del poeta Rainer Maria Rilke.

Per incontrare Dio bisogna essere felici

perchè quelli che lo invocano con angustia

vanno molto veloci e cercano poco

l’assenza della sua intimità.

Parola senza voce o comunione silenziosa; queste espressioni indicano la realtà sempre misteriosa dell’incontro con Dio. Non potrebbe essere diversamente. Quando l’infinito si incontra con il finito, questo incontro sfugge ai nostri limiti naturali.

In certosa non cerchiamo il silenzio, ma la intimità con Dio attraverso il silenzio. E’ lo spazio privilegiato che permetterà la comunione; appartiene all’ordine del linguaggio, ma un linguaggio di altra categoria.

Per questo gli Statuti dell’Ordine, cominciano con queste parole essenziali:

A lode della gloria di Dio, Cristo, Verbo del Padre, per mezzo dello Spirito Santo, si scelse fin dal principio degli uomini per condurli nella solitudine e per unirli a sé in intimo amore. Seguendo tale chiamata, nell’anno 1084, Maestro Bruno entrò con sei compagni nel deserto di Certosa e vi si stabilì. ” (1,1)

Dobbiamo tornare di nuovo indietro al mistero di Gesù. Duemila anni fà, Dio parlò nel mezzo del mondo con una parola umana identica alla nostra. Cristo visse trentatrè anni su questa terra e, durante trenta dei quali, la sua parola non oltrepassò i confini di un villaggio di un centinaio di abitanti. Questo è il silenzio di Dio. E’ sulla terra e rimane nascosto. Si può parlare di un Dio silenzioso? Io parlerei piuttosto di un Dio nascosto. Sono due sfumature della stessa realtà che offrono lo stesso contrasto: Quello che è silenzioso è il modo di parlare di Dio. Dio è silenzioso quando parla. Quando il Verbo si fa carne, si mostra davanti ai nostri occhi, e per questo stesso, velato nella sua divinità.Quando parla con parole umane, la parola divina ci risulta ascoltabile ed è nascosta: la maggioranza ascolta le parole umane senza prestare attenzione. E’ un sorprendente paradosso. Dio si abbassa fino a parlare il nostro linguaggio e ciò ci rende sordi alle inflessioni divine di questa voce troppo terrena.

Per tutta la vita, Gesù parlo con parole, ed una volta anche con corde. Ma davanti al Sinedrio, al cospetto di Erode e Pilato tace. Al sommo sacerdote gli dice: Io ho parlato chiaramente al mondo, e non ho detto niente in segreto. Domanda a quelli che mi ascoltarono, di cosa gli ho parlato, loro sanno quello che ho detto (Giovanni 18, 20-21). Questa risposta gli valse uno schiaffo: non è esattamente la situazione di oggi? Gesù ha pronunciato la parola che Dio voleva indirizzare al mondo. Ha compiuto la sua missione fino alla fine. Se vogliamo sapere quello che ci dice, dobbiamo domandare a coloro che sono i suoi testimoni, o a quelli che sono accreditati da Lui, ovvero la Chiesa. Ma questa è una risposta che non piace…

Il silenzio di Dio, non ha nulla a che vedere con chi non parla con il suo modo di esprimersi e con la poca voglia di ascoltarlo.

Nella vita spirituale, si alternano in successione, un Dio che si mostra ed un Dio che si nasconde, un Dio che si fa ascoltare ed un Dio che tace. La preghiera ci insegna la sottigliezza della parola divina.

E’ Dio che è silenzioso, o siamo noi che non lo ascoltiamo perchè il nostro orecchio interiore e la nostra intelligenza, non sono abituate al suo linguaggio?

Il frutto del silenzio consiste nell’apprendere a distinguere la sua voce, anche quando conserva sempre il suo mistero.

Nella preghiera, la voce è potente nel senso che è capace di giungere nel più intimo del nostro essere, ma si manifesta in maniera estremamente discreta. Le strade della vita spirituale sono molto diverse, e c’è chi può attraversare un deserto che sembra non aver fine. Alcuni toccano, praticamente, con tutte le dita il silenzio di Dio nella propria vita. Questo può dar vita a forme mistiche, come dimostra la dolorosa esperienza di Madre Teresa di Calcutta; dopo anni di profonda intimità con il Signore, la santa vide come tutto andava scomparendo. Anche Teresa del Bambino Gesù, visse questa forma di abbandono nei suoi ultimi due anni di vita. Ciononostante, non è questa la regola generale, e l’anima contemplativa che ha appreso il linguaggio dello Sposo divino, se non lo ascolta mai come si ascolta la parola umana, apprende progressivamente a percepire in tutta la sua traccia. Inoltre questa anima somiglia ad una donna innamorata che sa di essere intensamente amata, e che aspetta di riunirsi nuovamente con il suo sposo per la notte. Per questo, per tutto il giorno, anche senza incontrarlo, vede ovunque segnali della sua presenza. Ecco una lettera affettuosa senza firma, ma il cui testo conosce troppo bene per poter dubitare la provenienza; c’è un mazzo di fiori, senza altre spiegazioni, anche se alcuni dettagli rivelano chi possa averlo lasciato. Più tardi andando in campagna ed ascoltando la musica di un flauto la cui origine non si percepisce chiaramente, ma la donna sa che si tratta di lui che suona per lei, mentre la persona che la accompagna non sospetta niente. E così tutto il giorno. Lei lo sente dappertutto, dappertutto vede segni della sua presenza, ma dell’attenzione che presta e che sembra che non smetta mai di parlare con lui, anche se non lo vede. Si va preparando per l’incontro della notte, quando finalmente potranno parlare. E’ lì come un profumo, impalpabile, ma totalmente percepibile, presente in ogni luogo, anche se non si riesce a stabilire da dove proviene.

Credo che Dio parli in silenzio.Non finisce mai di stupirmi la sua discrezione, i suoi modi delicati, infinitamente rispettosi della nostra libertà. Siamo fragili come il cristallo, e Dio modula il suo potere e la sua parola per adattarsi alla nostra debolezza.

L’amore non si impone, non può imporsi. E come Dio è l’amore infinito, il suo rispetto e la sua delicatezza ci sconcertano. Precisamente perchè è presente dappertutto, a cura di nascondersi, per non imporsi. C’è un comandamento divino che ci ordina di amarlo, ma questo è soltanto un primo livello; così lo esprima in modo splendido la lettera di un fratello certosino: “Mio Dio, è incredibile che ci hai detto di amarci l’un l’altro. Dato quello che sei e quello che noi siamo, dovresti proibircelo, ma se ce lo permetterai noi ti ameremo segretamente.”

Recensioni dal passato

certosa-di-san-martino

Oggi, nella nostra epoca molte attività si svolgono sul web, tra le tante, una molto diffusa ed utile è quella di rilasciare opinioni, commenti su luoghi di notevole interesse visitati. Su tutti, il noto portale TripAdvisor, svolge un impareggiabile servizio, pubblicando le recensioni degli utenti riguardo hotel, ristoranti, città, musei ed ogni attrazione turistica.
Vi starete chiedendo che attinenza ci sia tra ciò ed i certosini.
Ebbene, sin dagli albori dell’attuale turismo di massa cominciato con il Grand Tour, i viaggiatori erano soliti esprimere le proprie impressioni di viaggio, magari annotandole su appositi appunti al fine di tramandare le proprie sensazioni.
Il Grand Tour in particolare era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare ed arricchire il loro sapere.
Spesso le certose erano tappe obbligate in questi itinerari, sia per la loro ubicazione privilegiata, sia per le ricchezze artistiche in esse custodite e sia per la curiosità nutrita nei confronti dei contemplativi monaci certosini.
Allora, concedetemi questo simpatico anacronismo.
E se ci fosse stato TripAdvisor nel XVII° secolo?

Queste sarebbero state alcune tra le più autorevoli recensioni, che ho raccolto per voi amici lettori, sulla bellezza e ricchezza della Certosa di san Martino.
Voglia essere questo un omaggio alla “mia certosa”. Seguiranno immagini dell’attuale immutato splendore.

“Di tutti i chiostri che ho visto quello dei certosini di san Martino, è il più splendido e magnifico. Possiede un vasto cortile quadrato circondato dal più bel perystilium o chiostro che abbia mai visto: tutte colonne e l’intero pavimento (del portico) sono di marmo policromo ben rifinito, lucidato ed intarsiato e tenuto così pulito ed elegante che è impossibile vedere qualcosa di più piacevole di questo genere. Devo confessare che ne sono rimasto molto colpito.” (John Ray 1665)

 

” Vi sono in certosa opere di grande interesse; annoto nella mia agenda che il più bello tra tutti è il dipinto dello Spagnoletto (Ribera), in fondo alla sacrestia; è la migliore opera di questo artista. Ma se volete un quadro ben più stupendo di tutti questi, affacciatevi alla finestra, e ditemi cosa pensate della visione.
Ebbene? Mi dispiace ancora la fatica che ho affrontato portandomi ad arrampicare sopra le rocce di questa dannata certosa, dove mi pareva che non sarei arrivato?” (Charles De Brosses 1740)

 

” Ciascun religioso ha la sua piccola abitazione composta di un gabinetto, di una biblioteca e di un piccolo giardino, tenuto con grandissima pulizia, ma l’abitazione del Priore può infatti gareggiare con l’appartamento di un principe. Viene la medesima adornata di gallerie e logge coperte e discoperte, con vaghe pitture a fresco, magnifici colonnati, scalinate di marmo, belle stanze lastricate di finti marmi di vari colori; il tutto fornito di statue, busti, bassorilievi, vasi antichi, con deliziosi giardini pensili abbelliti dei più rari fiori e di parecchie curiose fontane. Nelle mentovate stanze trovasi inoltre una copiosa raccolta di eccellenti pitture dei migliori Maestri, e tale che può dirsi una compiuta galleria….Delle fin qui descritte cose si può abbastanza comprendere la bellezza e magnificenza di questo luogo, che forse non ha il simile in tutta l’europa. (Thomas Salmon 1761)

 

“La superbe Chartreuse de Saint Martin dans une des plus belles situations de l’univers!

L’eglise seule peut etre regardee comme une superbe galerie des plus beaux tableaux et ornèe de tout ce qu’il est possible d’immaginer en pierres prècieuses, en stucs, dorures et marbres les plus rares, il y sont rèpandus avec profusion et cependant avec beaucoup de goût”. (Abbé de Saint-Non 1781)

 

“La tonaca bianca dei monaci dà loro un aspetto amichevole; e in realtà essi sono ancora più amichevoli; Accolgono lo straniero con la massima benevolenza e cordialità. Nessuno può associare ai certosini la tipica figura del rigido anacoreta, che non pensa ad altro che a prepararsi la tomba,e non pronuncia sillaba che non sia un memento mori. I certosini di San Martino non sono così tetri;sorridono e ridono, abitano spaziose stanze molto ben arredate, e molti ne hanno addirittura tre, dormono sotto le coperte, si divertono a guardare con il cannocchiale dai balconi lo spettacolo della gente di Napoli e offrono il caffè agli stranieri…..Nel Refettorio vidi un gran numero di tavole apparecchiate…la cucina era un bello spettacolo, degno di attenzione del visitatore. Era spaziosissima con un pozzo al centro in cui un Tritone versava acqua dal corno….La Farmacia è degna della cucina. Il vecchio monaco che vi presiede ha grandi conoscenze di medicina, e sa come comporre panacee”. ( August Von Kotzebue 1804)

 

n_a
Potrei continuare citandovi i giudizi di De Sade, De Moratin, Stendhal, Dumas, Melville, Taine, Twain eccetera, ma non intendo tediarvi, pertanto vi lascio gustare le immagini che si commentano da sole.

priore in meditazione certosa di San Martino

Il cardinale cappuccino in certosa

Cardinale O'Malley

Nell’articolo odierno vi propongo un breve video, testimonianza della visita del cardinale Sean Patrick O’Malley alla certosa valenciana di Porta Coeli. Nello scorso luglio infatti il cardinale statunitense ha fatto visita alla comunità certosina spagnola, la quale, come si vede dal video che segue, lo ha accolto cantando una splendida Salve Regina. Il simpatico cardinale, arcivescovo metropolita di Boston, che come consuetudine indossa il saio da cappuccino assiste alla inusuale performance dei monaci certosini con estrema beatitudine.

A voi il video…

Cosa penso sulla morte?

monaci e candela

Per la ricorrenza odierna della commemorazione dei defunti, voglio proporvi una risposta molto esauriente data da un certosino sulla morte. Che essa ci inviti a riflettere e meditare. Vada un dolce pensiero a tutti i cari che ci hanno preceduto.

Cosa penso sulla morte?
“I certosini sono chiamati “figli della risurrezione”. Pertanto, è solo alla luce di questa definizione che si può concepire l’idea che il monaco ha sulla morte.
Se la risurrezione è pienezza di vita, vita perenne, senza termini, senza declino, è ovvio – e credo che non siamo sbagliati – che la morte sia per il certosino quello che in realtà deve essere per ogni cristiano: il passaggio alla vita definitiva, l’ultima fase della nostra esistenza terrena, la trasformazione in uno stato migliore; è soprattutto, cadere per sempre nelle braccia del nostro Padre; l’incontro con questo Dio,l’obiettivo della nostra ricerca e del nostro amore.
Cosa sento quando mi avvicino a questo momento culminante?
Qualcosa di indefinibile, ma che deve essere simile all’influenza che il magnete esercita sul ferro, o l’attrazione elettrica o, meglio ancora, a quell’impulso con cui il bambino si lancia al padre, che lo chiama e lo aspetta con le braccia aperte.
Scusami se non ho saputo spiegarmi meglio. Per molte cose, il silenzio è la migliore risposta. Dio ti benedica!”
(Un certosino)

Foto dallo spaziamento

Ingresso Museo Ferrerie Reali

Cari amici, oggi vi offro una curiosità, che credo vi farà molto piacere.
Ciò grazie alle foto inviatemi da un amico, il quale è riuscito ad intercettare una delegazione di monaci certosini di Serra San Bruno durante lo spaziamento del lunedi.
Come consuetudine, lo spaziamento dei certosini di Serra avviene tra i boschi che circondano la certosa, e più esattamente, essi si recano nei sentieri situati in prossimità della vicina chiesa di Santa Maria del Bosco vicino al Dormitorio di San Bruno.
Il percorso si addentra in una straordinaria foresta di abeti bianchi, abeti rossi e faggi, appunto il Bosco di Santa Maria, ci si immerge in una vertiginosa natura rigogliosa ed incontaminata.
La passeggiata dei monaci si sviluppa, solitamente, nel Sentiero dedicato al beato Pier Giorgio Frassati, ovvero un itinerario ad anello tra Serra e Mongiana della lunghezza di circa 20 km, con un dislivello di 480 metri.
Premesso ciò, occupiamoci dell’oggetto delle foto che in seguito ammirerete.
Nello spaziamento del mese scorso la comunità certosina serrese, durante il tragitto che vi ho descritto, ha deciso di fare visita al Museo delle Reali Ferriere Borboniche di Mongiana.
Ma che cosa erano le Reali Ferriere Borboniche?
Esse furono un imponente polo siderurgico, il più grande d’Italia fondato nel 1768 dalla dinastia dei Borbone, i cui prodotti hanno consentito l’inizio e lo sviluppo dell’industrializzazione di Napoli.
La delegazione monastica ha deciso di fermarsi in visita al museo che raccoglie cimeli, ricordi e testimonianze storiche del glorioso passato delle Reali Ferriere.
Le foto che seguono ci mostrano l’interesse mostrato dai monaci, calorosamente accolti dagli addetti alla struttura, che hanno spiegato loro l’importanza storica del polo siderurgico chiuso nel 1881.
Ma ora a voi le immagini!

atrio

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La notte rivelatrice

Forza silenzio 6

Ecco per voi un altro estratto dal libro “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore” del cardinale R. Sarah.

Dal capitolo V, la considerazione di Dom Dysmas de Lassus è sul silenzio durante la notte.

“Voi dite che la notte è purificatrice; io direi che è anche rivelatrice. Di notte siamo pienamente coscienti del rumore che abita dentro di noi, dei pensieri che ci sfuggono e ci trascinano da ogni parte. Durante il giorno succede lo stesso, ma lo vediamo di meno. Guardare il silenzio delle labbra non è difficile, basta volerlo, ma il silenzio dei pensieri è altra cosa.

Ci piace cantare di notte, anche a rischio di commettere errori. Perchè? Non risulta facile spiegarlo. Quando si accendono le luci, i libri, i volti, tutto è presente, vicino, come una realtà afferrabile. Quando le luci si spengono, e resta solo quella (fiaccola) posta sull’altare, è lì che vanno le nostre voci ed a quello che si dirigono, che rimane nascosto. La notte rivela il mistero. La notte ed il mistero sono fratelli di sangue.

Per noi il mistero è una realtà molto positiva. Siamo come i bambini che contemplano il mare per la prima volta. Affascinati per quello che vedono, non smettono di cercare di indovinare quello che c’è oltre e che sfugge ai propri occhi, ed anche alla propria immaginazione. Possono dire che hanno visto il mare, che lo conoscono, ed allo stesso tempo che gli resta molto da scoprire su di esso. Quando si tratta del mare senza frontiere, l’infinito di Dio, il mistero offre una apertura senza fine verso Quello che non finiremo mai di scoprire. Le parole non riescono a rendere idea tanto da poter descrivere una realtà tanto affascinante…”