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I monaci certosini secondo Giorgio la Pira

Costa la Pira

Dom Costa e G. La Pira

Oggi vi propongo un articolo contenente un testo scritto da Giorgio La Pira, un politico italiano nonchè sindaco della città di Firenze. Si dice che la Pasqua del ’24 segnò, per Giorgio La Pira, il momento della reale conversione e l’approdo alla fede. Per la sua vita esemplare, infatti, è in corso la causa di beatificazione. Lo scorso 5 novembre si è celebrato il quarantesimo anniversario della sua scomparsa.

Egli ebbe modo di conoscere la spiritualità certosina, entrando in contatto tra gli altri con Dom Antonio Gabriele Costa, che divenne ben presto il suo confessore. La Pira attratto dal mondo certosino visitò la Grande Chartruse il 12 settembre del 1960.

Di seguito vi riporto un suo scritto riguardante la contemplazione certosina:

La contemplazione di Dio – solidamente poggiata sulla parola di Gesù a Marta e sulla rivelazione dell’ultima cena agli apostoli (haec est vita aeterna ut cognoscant te solum Deurn verum, et quem misisti Jesum Christum) – è l’atto supremo verso il quale converge, come a suo punto finale, lo sforzo ascensionale della grazia e dell’uomo: si può dire che in certo senso essa definisce il cristiano; è il fiore ed il frutto al quale tende la totalità dell’ordine della natura e della sopra natura: perché nella visione di Dio consiste la completezza finale ed il finale coronamento della natura umana.
E questa visione, anche se totalizzata soltanto nell’altra vita, non è senza rapporto con la vita presente: la fede, infatti, è una incoatio di questa visione futura: e quanto più essa si approfondisce tanto più questa incoatio si fa penetrante: gli occhi interiori della fede sono già, in certo modo, un inizio degli occhi interiori della gloria.
L’orientazione del pensiero umano verso l’atto supremo della contemplazione costituisce il motivo dinamico più vitale della più alta meditazione filosofica.
Ma un secondo problema si impone subito alla riflessione: la Chiesa è il Corpo mistico di Cristo e una multitudo ordinata: la vita religiosa, anche se vita personale, dialogo interiore di ciascun anima con Dio, è tuttavia anche espressione collettiva di adorazione e di amore: non avrà anche la contemplazione questa espressione collettiva? Non vi sarà una vocazione in tal senso? Un ordine che esprima nella sua totale purità – quanto è possibile in questo mondo – questo atto immacolato di ‘visione’? Che sia depositario, per dir così, di questo assoluto primato della contemplazione? Che abbia per unico scopo l’esercizio puro di questo unum necessarium?
Se si medita la vita di San Bruno – collocata all’albeggiare, quasi del 1000 – si trova la risposta di questo problema.
C’è sempre una ragione profonda, che lo Spirito Santo persegue, nella genesi di un grande movimento religioso: non che mancassero, al tempo di San Bruno, Ordini votati alla contemplazione: pure la Certosa ha qualcosa di nuovo, nella totalità della sua concezione: qui la contemplazione ha valore totale, per se stesso: non è unita a nessun altro valore: lo stesso apostolato, in quanto azione esterna, è eliminato in radice: l’unico scopo dell’Ordine, il punto unico di convergenza che ne collega tutte le strutture liturgiche, architettoniche, temporali, è costituito da questo atto di adorazione e di lode perenne che deve fluire di notte e di giorno come sacro profumo e sacra testimonianza resa dall’anima a Dio.
Nessun interesse, anche buono e santo, deve disturbare questo interesse unico: Dio solo: dall’alba al tramonto, dal tramonto all’alba ogni certosino per proprio conto e la Certosa nella sua totalità esprima con energia di amore questa lode che non si allenta: come se si prolungasse sulla terra la schiera beata delle gerarchie angeliche: l’ultima, perché infima, gerarchia di angeli tocca la cima di questa ultima, perché suprema, gerarchia di oranti!
Concezione grandiosa che lascia incantati chi la medita e chi la esperimenta.
E se la Chiesa avesse bisogno attivo di un Certosino? Ecco San Bruno guidare, in certo senso, come consigliere attivo di Urbano II la Chiesa di Dio; eccolo vicino a Cardinali, a Vescovi, a Principi; guida che traccia linee concrete nella storia del suo tempo; che si interessa di guerre e di paci, di concili e di riforme; ma si tratta sempre di attività di margine: la novità assoluta della Certosa sarà in questo deserto totale della natura e della storia perché su questo distacco anche visibile dalle cose e dagli uomini si possa costituire una città strana: la piccola silenziosa fatta di piccole case di solitari che esprimono individualmente e collettivamente il massimo di orazione ed il massimo di amore!
Piccola città del deserto, che ha per protettore il Battista e per Regina Maria!”

La Vergine del silenzio

La Vergine del silenzio

La Vergine del silenzio

Vi propongo una profonda meditazione sulla Vergine del silenzio, raffigurata nell’icona, scritta da un certosino.

La perpetua freschezza della verginità di Maria, l’umbratile nascondimento della sua umiltà, la profondità del suo silenzio che custodivano l’ardore della sua carità, sono per noi uno specchio tersissimo nel quale possiamo contemplare ciò che la grazia ci chiama a diventare.

La Vergine infatti è colei che più di ogni altra creatura ha compreso e condiviso, nel silenzio e nell’ombra, il mistero della solitudine di Cristo ed è lei che, silenziosamente, vi introduce il certosino. Ella è l’arca dell’alleanza che lo guida nel suo cammino nel deserto, anzi che lo precede in questo lungo pellegrinaggio, per cercargli e preparargli un luogo di riposo (cf. Nm10,33).

Sappiamo che, in mezzo alle prove di questo mondo,condividiamo, sia pure in parte,la vita di lei, per-ché come lei e con lei, ci sforziamo,nonostante imperfezioni e debolezze, di trascorrere tutta la nostra esistenza nella contemplazione e nell’adorazione incessante di Dio, non negli splendori della visione a faccia a faccia, ma nell’oscurità della vita feriale di Nazaret.

È in questa oscurità che Maria, silenziosamente e nascostamente, ma incessantemente, genera Cristo nell’anima del monaco, senza quasi che egli se ne accorga.

Solo quando giungeremo alla visione e, nel silenzio dello Spirito, il Padre pronuncerà in noi il suo Verbo, solo allora vedremo in piena luce ciò che ora ci viene donato, nell’ombra della fede, nelle profondità del cuore, fra le mura di una cella.
E allora il silenzio adorante, con cui accoglieremo il dono di tale mistero, sarà l’ultima e più piena parola del nostro amore.

Tibi silentium laus. (un certosino)

“Parole dal silenzio” terza puntata

“Parole dal silenzio” terza puntata

(Trasmissione radiofonica)

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Ecco a voi cari amici, la terza puntata di “Parole dal Silenzio”, andata in onda il 25 maggio scorso. La trasmissione radiofonica, dedica al culto di San Bruno l’approfondimento di questa puntata. Gli ospiti in studio, sono il Professore Tonino Ceravolo, ed il Padre Priore Dom Jacques Dupont.

A tutti auguro buon ascolto….

Dom Jacques Dupont in radio

“Parole dal silenzio” seconda puntata

“Parole dal silenzio” seconda puntata

(Trasmissione radiofonica)

500

Continua l’iniziativa della emittente radio Serra 98 di Serra san Bruno per celebrare le ricorrenze di questo 2014.

Ecco a voi, quindi, la seconda puntata della trasmissione “Parole dal silenzio” andata in onda lo scorso 27 aprile, dal titolo “La preghiera ”. Anche in questa nuovo appuntamento ci sarà la partecipazione di Dom Jacques Dupont in una splendida intervista a cui farà seguito la testimonianza di Suor Marisa Bisi del Centro di Formazione alla Meditazione Cristiana a Roma. Infine vi sarà un prezioso intervento dello storico Tonino Ceravolo, il quale ci parlerà delle testimonianze post-mortem di maestro Bruno.

Vi lascio all’ascolto…

 

 

Vi ricordo inoltre, che oggi 6 maggio, alle ore 18 in occasione del ventennale della inaugurazione del museo della certosa di Serra san Bruno, vi sarà una prima celebrazione di questa ricorrenza.

Verrà inaugurata la “sala san Bruno”, ovvero 200 mq. di sala polivalente in grado di ospitare conferenze, mostre ed appuntamenti culturali di rilievo. Interverranno il sindaco ed il Padre priore Dom Jacques Dupont, che hanno consentito la realizzazione di questa nuova struttura,  a ciò farà seguito una serie di canti gregoriani.

 

Sangue ed acqua (Dom Giovanni Giusto Lanspergio)

Sangue ed acqua

(Dom Giovanni Giusto Lanspergio)

 Lanspegio effigiato nella certosa di Garegnano da Daniele Crespi, 1629

Lanspegio effigiato nella certosa di Garegnano da Daniele Crespi, 1629

Vi propongo una meditazione  di Dom Giovanni Giusto Lanspergio, sul Cuore di Gesù che risulta essere uno scritto appassionato e profondo che ci indica  una devozione assoluta al sacro Cuore.

Sangue e acqua                                                        Exivit sanguis e aqua. Giovanni (19,34)

Sangue e acqua! Il sangue di Gesù scorreva per la settima volta, quando la lancia ha aperto il suo costato; i sacramenti della Chiesa, in particolare il Battesimo e la Penitenza, derivano la loro efficacia da quel sangue e da quell’acqua che sgorgava dal Cuore di Gesù Il Nostro divino Maestro ha permesso che il suo fianco fosse aperto ed il suo cuore trafitto, come per dirci: ho versato il sangue che era in tutte le mie membra ed ora io ne verso il resto fino all’ultima goccia, ho dato il mio corpo alla tortura e la mia anima alla morte, e non posso fare niente di più, se non aprire il mio cuore a voi che tanto lo amate, al fine che vi avviciniate non solo a me ed alla Croce, ma anche perché possiate da questa ferita entrare nel mio cuore. Nessuno poteva prendere la sua vita, ma l’amore ha trionfato su di lui ed egli fu costretto ad arrendersi alla morte, e questa morte, la morte stessa! Non riusciva a porre un limite al suo amore per noi, quindi vi chiedo per quale scopo Egli volle che dopo la sua morte una lancia trafiggesse il suo cuore, affinché vi fosse una porta spalancata per permettere a chiunque lo volesse di potervi entrare  senza difficoltà?

Attraverso questa ferita nel cuore, Gesù, ha voluto insegnarci che l’amore è l’unico motivo delle sue azioni durante la sua vita mortale. Infine, queste gocce di sangue e di acqua cadendo dal suo cuore, dove rimasero dopo la sua morte, ma che Egli ha voluto ancora versare per noi, ci mostra di averlo fatto per il nostro interesse, Gesù non ci ha negato nulla!

O miei cari fratelli! Meditate sulle virtù di Cristo, virtù che rivelano le sue cinque piaghe, e ci chiede queste cinque virtù, vale a dire: l’umiltà, la povertà, l’obbedienza, la pazienza e l’amore, io direi queste sei virtù, poichè con la lacerazione del cuore credo che  Gesù praticò due virtù. Dalle altre ferite sgorgò solo sangue, dal cuore ne uscì sangue ed acqua dal sangue si intravede la carità mentre dall’acqua si percepisce la purezza di Gesù, l’Agnello senza macchia, il riflesso della luce eterna, lo splendore e la gloria del Padre, al quale sia lode, onore gloria e ringraziamento.

“Cuore che t’aspetta”, la poesia di un certosino

“Cuore che t’aspetta”,

la poesia di un certosino

La crescita personale di ogni monaco certosino, dedito al silenzio, avviene anche quando le proprie emozioni derivanti dalle profonde meditazioni, prendono forma trasformandosi in scrittura. Attraverso pensieri, raccoglimenti, riflessioni, concepiti e scritti non a scopo divulgativo, il certosino appunta frammenti della sua condizione eremitica di vicinanza a Dio. Gli scritti, dunque, possono considerarsi il loro rapporto privilegiato con la parola, attraverso la contemplazione che appunto diventa scrittura.

Oggi voglio proporvi una poesia scritta da “un certosino” francese, praticamente anonimo, nel rispetto della consolidata tradizione, propria dell’Ordine di San Bruno.

“Cuore che t’aspett”

Solo dolore d’amare è il mio cuore

ma Dio

finché non possa raggiungerti

Sospira tutto il giorno

gemendo

consumato dall’attesa

Alcune scintille dall’avvenire già

illuminano a tratti

la mia sete

Ahimé

la Tua bellezza ricade

in fondo

ad un ricordo

che ravviva la mia sofferenza

Quanto la fede

può essere dura da vivere

per un cuore che ha fame solo di

Te

Il pane d’oggi

promette tanto

l’eterno

tanto gusta la tua

gloria

Quando

potrai incontrare

il tuo desiderio

inciso nel mio intimo

T’aspetto tutto il giorno

avendo come sola risposta

di poterti ancora attendere

un domani

Sai

Signore

tutto è vuoto

senza

Te

Ho solo il tuo

amore

per vivere ancora

Ascoltami

In fondo

alla mia solitudine

porto

la tua speranza

come una fiaccola

per i tuoi fanciulli

“Un certosino”

Natale 2010, un regalo per tutti voi

Natale 2010,

un regalo per tutti voi

da Cartusialover

Approfitto, dell’occasione dell’approssimarsi delle festività natalizie, per esprimere il mio profondo ringraziamento a tutti i visitatori di questo blog,   sia a quelli sporadici sia ai frequentatori abituali.

Grazie a voi ed al vostro impegno per la sua diffusione, i contatti negli ultimi mesi hanno avuto una crescita smisurata, contribuendo alla riuscita del mio obiettivo: “Diffondere la passione per l’ordine certosino”. E’ per questo motivo che intendo farvi un regalo, nella speranza che  possa essere di vostro gradimento. Voglio difatti, offrirvi la possibilità di poter vedere, qualora non lo aveste già fatto, il film capolavoroIl Grande Silenziorealizzato dal regista tedesco Philip Gröning, nel 2005 all’interno della Grande Chartreuse, per documentare la vita all’interno di una certosa.  Personalmente considero questa opera cinematografica, una  autentica pietra miliare per noi amanti della vita certosina, ed ho ragione di credere, che attraverso la proposizione di questa testimonianza reale, Cartusialover riesca a coinvolgere ulteriormente quanti ancora conoscono poco questo tipo di vita monastica.

Ho ritenuto di proporvi varie opportunità per consentirvene la visione. Da oggi è stata inserita in maniera permanente nella colonna (sidebar) di sinistra, la locandina con il collegamento diretto al link per la visione diretta online (consigliata). In questa pagina, inoltre vi segnalo le altre varie opportunità per poterlo scaricare o visionare, come meglio preferiate. Rinnovandovi gli auguri di un Buon Natale ed un felice anno nuovo, vi auspico inoltre una buona visione!!!

 


 

Dom Augustine Guillerand

Dom Augustine Guillerand

(1877 – 1945)


Maxime Guillerand, nacque a  Reugny-de-Dompierre (Nièvre), il 26 novembe del 1877, fu il penultimo dei 6 figli di una famiglia di contadini. Fin da bambino mostrò la sua vocazione, difatti nel 1887 entrò in seminario dove studiò con dedizione, e nonostante la sua salute alquanto delicata, giunse la data in cui venne ordinato sacerdote a Nevers, il 22 dicembre del 1900. Da quel giorno esercitò il ministero pastorale per sedici anni, sia come sacerdote che come insegnante, cominciò come vicario a Corbigny, poi fu professore di storia e geografia al collegio ecclesiastico Saint-Cyr di Nevers, ed inoltre parroco a Ruages e a Limon. Poi il 28 agosto del 1916, a 39 anni, attratto dalla quiete della vita claustrale, decise di entrare nella certosa della Valsainte in Svizzera, dove poco dopo fece la sua vestizione religiosa scegliendo il nome di Augustin. Cominciò così il periodo di noviziato, che vide la sua prima professione il 19 marzo1918 e, dopo tre anni la professione solenne che avvenne il 6 ottobre del 1921. Per le sue indiscusse qualità nel 1923, fu nominato Vicario e trascorso un anno fu designato anche come coadiutore, ma purtroppo a causa delle sue precarie condizioni di salute, Augustin dovette chiedere di essere esentato dallo svolgere le attività legate agli incarichi ricevuti. Questa durissima prova lo fece crescere spiritualmente e fu determinante per contribuire a sviluppare la sua già profonda essenza spirituale. Trascorsi alcuni anni, nel 1928  fece rientro in patria, dapprima a Marsiglia e successivamente alla certosa di Montrieux, come maestro dei novizi, dove vi rimase fino al 1930. Fu quindi trasferito in Italia, con il compito di Vicario nella certosa femminile di Giaveno vicino Torino, poi in seguito nel gennaio del 1935, Dom Augustin fu nominato priore della certosa di Vedana nei pressi di Belluno, nonché l’anno seguente anche convisitatore della provincia certosina d’Italia. Ebbe gran premura nella cura delle comunità femminile che dovette dirigere, lasciando tra le monache un gran bel ricordo ed un sentimento di profonda ammirazione. Nel 1940, prima dello scoppio della guerra tra Italia e Francia egli riuscì insieme a pochi altri suoi confratelli connazionali a ritornare in patria, e dopo aver soggiornato per un breve periodo alla certosa di Selignac, fu richiamato dal Generale dell’Ordine Vidal, alla Gran Certosa. Qui Dom Augustin Guillerand vi rimarrà per gli ultimi cinque anni della sua esistenza, trascorrendo questo periodo tra le sofferenze delle sue malattie, che lo resero consapevole dell’approssimarsi della ascesa a Dio, e la composizione di alcuni testi. L’opera senz’altro più significativa resta “Elevazioni sul Vangelo di S. Giovanni”, dove si esprime tutta la sua spiritualià, ma sono di questo periodo anche una serie di appunti, di sicuro non destinati alla pubblicazione, che era uso scrivere per fissare le sue meditazioni. Dopo la sua morte avvenuta il 12 aprile del 1945 consumato dalla tubercolosi e dalla uremia, solo fortuitamente alcuni manoscritti furono salvati e poi pubblicati dalle suore Benedettine di Priscilla  di Roma. Inizialmente furono pubblicati in forma anonima, e dal 1959 con il reale nome dell’autore, e tradotti in varie lingue. Dato l’elevato spessore spirituale, del contenuto dei manoscritti che hanno dato vita alla “Preghiera dinanzi a Dio”, ho ritenuto doveroso farvela conoscere cosicché ne pubblicherò un capitolo a settimana nella convinzione di offrirvi un eccellente elemento di crescita spirituale, scritto con parole semplici ma profonde che ci conducono al cospetto di Dio.

Dalle “Meditazioni” di Guigo I

Dalle “Meditazioni”

di Guigo I (1083 – 1136)


Meditazioni 1, 1- 49 ; SC 163, 127

« Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava »

Gesù stesso, che è Dio e Signore, la cui fortezza non aveva bisogno di trovare sostegno in alcun ritiro, e non veniva intralciata dalla compagnia degli uomini, purtuttavia ebbe cura di lasciarci un esempio. Prima del suo ministero di predicazione e prima di fare miracoli, si è sottomesso, nella solitudine, alla prova della tentazione e del digiuno (Mt 4,1s). La Scrittura ci riferisce che, trascurata la folla dei discepoli, saliva sul monte a pregare, solo (Mc 6,46). Poi, nell’ora in cui la sua Passione si avvicina, abbandona i suoi discepoli per andare a pregare solo (Mt 26,36). Questo è un esempio adatto per farci capire quanti vantaggi la preghiera trae dalla solitudine, visto che egli non vuole pregare accanto a dei compagni, fossero anche i suoi apostoli.

Non bisogna passare sotto silenzio tale mistero che ci riguarda tutti. Lui, il Signore, il Salvatore del genere umano, offre nella sua persona un esempio vivo: solo, nel deserto, si dedica alla preghiera e agli esercizi della vita interiore – il digiuno, le veglie, e altri frutti di penitenza – superando così le tentazioni dell’Avversario con le armi dello Spirito.O Gesù, accetto che all’esterno, non ci sia nessuno con me; ma purché dentro di me, io sia maggiormente con te. Guai all’uomo solitario, se non sei con lui! Quanti uomini mentre stanno nella folla, sono veramente soli, perché non sono con te. Vorrei, con te, non essere mai solo. Poiché in questo momento, anche se nessuno è con me, io non sono solo: da solo sono una folla.

Lettera d’Oro

Lettera ai fratelli di Mont-Dieu

(«Lettera d’oro»)

La lettera d'oro immagine

Guglielmo di Saint Thierry (Liegi, 1075 circa – Signy, 8 settembre 1148) è stato un teologo e filosofo francese.

Grande figura di mistico e di teologo alle origini dell’ordine cistercense, Guglielmo scrisse questa lettera a una comunità di monaci certosini di    Mont– Dieu suoi amici, per trasmettere loro i più alti insegnamenti sulla contemplazione divina.

Vi proponiamo un passo nel quale si elogia la spiritualità certosina.

” Ai fratelli del Monte di Dio, che irradiano nelle tenebre dell’Occidente e nel gelo delle Gallie la luce dell’Oriente e quel celebre antico fervore dei monaci dell’Egitto – vale a dire l’esempio della vita solitaria e il modello della comunità celeste – corri incontro, anima mia, e corri insieme a loro nella gioia dello Spirito Santo e col sorriso nel cuore, col favore della carità e con tutto l’ossequio di una volontà devota”.

Per scaricare il testo completo della “Lettera d’Oro”:

clicca qui