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Il giovane ebreo alla ricerca di Dio

Nell’articolo di oggi vi parlerò della storia del celeberrimo Teologo cattolico Dietrich Von Hildebrand e di un suo allievo dell’Università di Fordham nelgli Stati Uniti.

La storia che sto per narrarvi è la storia di una conversione.

Premettiamo subito che Von Hildebrand nato in una famiglia protestante, si era convertito al cattolicesimo nel 1946, diventando poi “il Dottore della Chiesa del XX° secolo” definizione di papa Pio XII.

La storia legata a questo teologo che voglio divulgarvi si riferisce a quando nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, il Professore Von Hildebrand insegnava alla Fordham University. Tra i tanti giovani studenti, vi era un ragazzo ebreo che era stato ufficiale di marina durante il coflitto mondiale appena conclusosi. Egli aveva cominciato a studiare filosofia alla Columbia University, ma ben presto si rese conto che non era quella la sua strada nella vita. Fu così che un amico gli suggerì di recarsi a Fordham, e più specificatamente di contattare il Professor Dietrich. Iniziò così un rapporto empatico tra i due.

Il giovane confidò al Professore, che stando al fronte, ed ammirando tra tanto dolore e sofferenza un tramonto del sole nel Pacifico, intuì di voler cominciare una vita volta alla ricerca di Dio.

Il Professore rimase colpito da quelle parole, e frequentando il giovane apprese da lui che molti insegnanti erano basiti e si mostrarono non disponibili a convertire al cattolicesimo un giovane ebreo.

Dietrich Von Hildebrand, questo immenso teologo, riuscì con le sue parole non solo a convertire il giovane alla religione cattolica, facendogli da padrino al Battesimo, ma come vedremo egli fu testimone anche della vocazione monastica che spinse il giovane a diventare un monaco certosino!

20 Dom Raphael in motherhouse

Un giovane Dom Raphael in Grande Chartreuse

Ma chi era questo giovane?

Raphael Neil Diamond, nacque a Brooklyn negli Stati Uniti il 22 aprile del 1923, fece diversi studi, tra cui anche la musica ed il canto gregoriano, oltre alla teologia e filosofia come abbiamo visto alla Fordham University. Il mentore Von Hildebrand e la passione per il canto gregoriano lo spinsero dapprima a diventare cattolico ed in seguito a decidere di entrare nella Grande Chartreuse nel 1952, laddove fece la professione solenne l’8 settembre del 1954. Fu ordinato sacerdote il 22 marzo del 1958, Dom Diamond fu inviato dall’Ordine a Skyfarm in Vermont per seguire la creazione della nascente certosa americana. Nel 1966 ritornò in Europa e nominato Vicario della certosa di Parkminster, ma nel 1968 fece ritorno nel Vermont per sorvegliare la materiale realizzazione della certosa della Trasfigurazione, e sovrintendere alla organizzazione dell’avvio della vita monastica. Fu dapprima rettore, poi nel 1971 fu eletto Priore e vi rimase in carica fino al 1995. Dom Diamond fu anche Visitatore della Provincia di Francia dal 1987 al 1991. terminò la sua vita terrena il 16 giugno del 1996, dopo quarantaquattro anni di vita certosina.

20 Dom Raphael 1996 in America (1)

Dom Raphael nel 1996, una delle sue ultime immagini

Ho ritenuto utile rendere nota questa vicenda di conversione, poco nota, ma che ancora una volta ci mostra l’imprevedibilità della vita, condotta per noi dai disegni imperscrutabili della Divina Provvidenza. Da giovane soldato ebreo che voleva cercare Dio a primo Priore della certosa della Trasfigurazione, una inenarrabile esistenza.

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La conversione di San Bruno davanti al cadavere del dottor Diocres

La conversione di San Bruno davanti al cadavere del dottor Diocres

La conversione di San Bruno davanti al cadavere del dottor Diocres

Ancora un dipinto di Vicente Carducho per testimoniare un episodio caro ai certosini atta a narrare una vicenda facente parte della biografia di san Bruno. Il fatto che viene raffigurato, si riferisce a quanto accaduto ad un celebre professore dell’Università di Parigi, Raimondo Diocres. Alla sua morte avvenuta in Parigi nel 1082, tra i presenti al suo funerale vi era una moltitudine di persone, tra cui il suo amico Maestro Bruno che giunse da Reims per assistere alla funzione funebre. Durante questa cerimonia, avvennero dei fatti sensazionali che colpirono gli astanti, ed in modo particolare e determinante per la sua esistenza futura Bruno. L’abilità di Carducho si rivela nel dipingere nella parte centrale del quadro il Dottore protagonista della vicenda, che con la bocca spalancata e gli occhi sbarrati sembra parlare, e proclama che:

Per il giusto giudizio di Dio sono stato accusato (primo giorno), per il giusto giudizio di Dio sono stato giudicato (secondo giorno), e per il giusto giudizio di Dio sono stato condannato (terzo giorno). Ciò accadde secondo i cronisti in tre giorni, poiché ogni volta che la salma parlava il funerale si rinviava al giorno successivo, ed in ogni circostanza egli pronunciava quanto sopra descritto. Fantastica la scenografia architettonica, che rende imponente la scena svoltasi a Parigi.

I volti terrorizzati del pubblico che partecipa alla solenne cerimonia, e sulla destra scorgiamo maestro Bruno, con le mani alzate, quasi ad arrendersi alla volontà Divina espressasi prodigiosamente per bocca del Diocres. Si narra che questo episodio sia stato quello che principalmente abbia determinato la scelta di Bruno alla conversione, spingendolo alla ricerca di un ideale di vita fatta di silenzio e solitudine.

Questa storia è sospesa tra realtà e leggenda, ma il dato inconfutabile è che san Bruno ha seminato con il suo esempio di vita, un seme che ancora oggi risulta essere una pianta rigogliosa per tutti noi: l’Ordine certosino.
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L’amico della morte

L’amico della morte

Danza macabra (dipinto nella certosa di Brno)

La storia che oggi voglio narrarvi, è stata raccontata da un monaco certosino, del quale manterrò l’anonimato, della certosa spagnola di Miraflores a Burgos. Egli ci narra, di un aneddoto legato ad un suo confratello deceduto, sul quale ha aleggiato una vicenda che sembra leggendaria.

I fatti che riguardano Padre Mauricio, questo è il nome del personaggio della nostra storia, si svolsero in Spagna e precisamente a San Sebastián. Questo giovane uomo, di ricca famiglia, prima di entrare nella certosa di Miraflores era dedito ad una vita sociale molto mondana, egli sperperava i suoi averi tra lussi di ogni genere. Ma un giorno di fine agosto dei primi anni del 1900, mentre era intento a gustarsi una bibita fresca sulla terrazza del Gran Casinò di San Sebastián vide passare un aereo che volando a bassa quota distribuiva volantini commerciali. In quel preciso istante, quell’uomo fino a quel momento superficiale ed epicureo, formulò un pensiero profondo sulla caducità della vita, pensando che quel pilota avrebbe potuto terminare i suoi giorni in quel preciso istante senza avere la possibilità di poter fare un  atto di contrizione. Immediatamente un altro pensiero gli sopraggiunse facendolo rabbrividire!! Una voce interna lo fece riflettere in un attimo sulla sua vita e sulla sua distanza siderale che egli aveva da Dio. In sintonia con quei pensieri, e per una strana coincidenza, l’orchestra cominciò a suonare la “Danza Macabra” di  Saint-Saëns che fece da cornice a quelle riflessioni. Il giovane trafelato dall’angoscia si ritirò in Hotel per meditare.

La Provvidenza era ormai entrata nel suo animo…

Il racconto, dopo quest’antefatto continua all’interno della certosa di Miraflores dove Padre Mauricio era entrato, abbracciando la vita eremitica certosina, per avvicinarsi a Dio. Come sappiamo la meditazione sulla morte per i certosini, è pane quotidiano.

Un giorno, ci narra il suo confratello, all’interno della sua cella Padre Mauricio era assorto in profonda meditazione allorquando gli apparve la morte!! Con le sembianze di una giovane donna ella si presentò al certosino, rassicurandolo di avere il “permesso” di Dio per entrare nella sua cella. Di seguito cominciò a dialogare sul senso della morte, sulla paura degli uomini, e su come essa ci coglie sempre impreparati e che sembra essere ingiusta, inaccettabile pronta ad interrompere la nostra vita che a noi appare durevole, pur essendo fugace rispetto all’eternità.  Dopo queste affermazioni che Padre Mauricio condivise in pieno, egli chiese alla donna se era venuto a prenderlo… ma ella rispose che non era giunto il suo tempo,  aveva solo deciso di incontrarlo da buon amico ed essendo certosino poteva dichiararsi “amico della morte”. Ella aggiunse che quel giorno era l’anniversario della morte della madre di Padre Mauricio, e che quindi vi era un motivo in più per potersi incontrare, rammentando inoltre al monaco l’episodio occorso molti anni prima, quando meditando sulla caducità della vita, egli decise di cambiare il corso della propria esistenza per donarla a Dio. Ascoltando ciò Mauricio si inginocchiò cantando il Miserere Signore, abbi pietà di me, perché ero un peccatore ….

Alla fine di questo incontro come buoni amici la morte strinse la mano al religioso abbandonando la cella rilasciando in essa un odore di incenso e di fiori, che, ci rassicurano tuttora i Padri, permane nella cella di quel monaco che per tutti rimase” l’amico della morte”.

memento mori

Storia di una doppia conversione

Storia di una doppia conversione

Immacolata Concezione (Bartolomeo Cesi)

La storia che voglio raccontarvi è legata alla conversione al cattolicesimo e successivamente alla vita monastica di un giovane soldato. Il soggetto in questione si chiamava Leon Paulovitch de Nicolai, era nato a Copenhagen il 19 gennaio del 1820 apparteneva ad una famiglia nobile ed egli stesso aveva il titolo di barone. Suo padre era ambasciatore della Russia in Danimarca, dove egli nacque e dove fu educato agli insegnamenti religiosi luterani. Da giovanissimo, come era in uso all’epoca, egli decise di intraprendere la carriera militare entrando nell’esercito imperiale. Da subito si distinse per le sue doti marziali, mettendosi in luce nella campagna del Caucaso tra il 1854 ed il 1859, e presto divenne uno dei migliori generali dell’esercito russo. Ma la Provvidenza dette una energica virata ad un destino apparentemente segnato, spingendo il nobile generale ad una conversione religiosa. Nel 1859 de Nicolai si convertì al cattolicesimo grazie alla sua devozione alla Immacolata, ciononostante tale decisione non compromise la sua carriera militare, tant’è che divenne generale luogotenente ed aiutante di campo dell’imperatore Alessandro II. A questo punto dopo una lunga carriera tra le trincee ed i campi di battaglia, tra rovine distruzione e morte Leon de Nicolai riceve dalla Provvidenza un altro scossone, egli infatti decide di dare le dimissioni da generale nel 1868, per abbracciare la vita monastica certosina. Entrò nella Grande Chartreuse, facendo la professione provvisoria  l’8 settembre del 1869, a cui fece seguito quella solenne il 21 marzo del 1874 divenendo poi sotto procuratore della Grande Chartreuse. La vita monastica di Dom Jean Louis, era questo il suo nuovo nome, fu caratterizzata dalla totale devozione all’ Immacolata, che aveva favorito le sue bizzarre conversioni accompagnadolo, come vedremo, con la Sua presenza fino alla morte.

La sera del 6 dicembre del 1890, Dom Jean Louis di ritorno da una commissione esterna inerpicandosi verso la Grande Chartreuse su di un viottolo innevato e ghiacciato scivolò cadendo in un burrone. Tramortito dalla caduta, presto rinvenne, ma ferito ed impossibilitato a muoversi, tra la neve ed il gelo trovò un unico conforto nell’affidarsi alle preghiere all’Immacolata Vergine Maria rassegnato ad una morte certa. Ma la sua speciale protettrice intervenne prodigiosamente!!

Il giorno 8 dicembre festa di Maria, un giovane pastorello scorse tra la neve il monaco caduto nel burrone e si adoperò per soccorrerlo. Dom Jean Louis stressato ed assiderato era ancora vivo per ben due giorni aveva resistito alle insidie della neve ed alle ferite riportate, grazie solo alle incessanti preghiere. L’inclinazione di Dom Jean Louis alla disciplina militare prima, ed all’obbedienza durante la vita monastica ha dimostrato la sua totale abnegazione a Maria, la quale ha così premiato il devoto monaco. La sua sofferenza durò per molte settimane, poiché le ferite subite erano considerevoli ed insanabili. Il giorno 2 febbraio, festa della purificazione di Maria, il suo confessore dom Vincent vicario della certosa, disse a Dom Jean Louis agonizzante :

Oggi è un buon giorno per morire, caro padre. Si suona per compieta. Vado e chiedo la Madonna, nostra Madre, che si può celebrare la Sua festa in un modo migliore” ascoltate queste parole rassicuranti Dom Jean Louis con serenità si spense donandosi a Dio come Maria sacrificò il suo figlio Gesù nel Tempio.

Questa storia ci dimostra che la devozione alla Vergine ha costellato l’intera vita di de Nicolai fino alla fine confermandoci che la nostra morte altro non è, che l’eco della nostra vita.

Dalla danza contemporanea alla cella di una certosa

Dalla danza contemporanea alla cella di una certosa

Emilio Cervellò

Con questo articolo odierno vi propongo la storia di una conversione contemporanea, apparentemente inspiegabile. Lo stupore è ragguardevole, in quanto la vicenda che vi narro è accaduta pochi anni fa in piena epoca di globalizzazione e di consumismo ipertecnologico.

Il giovane protagonista di questa  vicenda è portoghese e si chiama Emilio Cervellò, fin da adolescente si è dedicato alla sua grande passione la danza. In questo ambito la sua dedizione, fatta di allenamenti e sacrifici, lo ha portato ad essere un promettente ballerino di danza contemporanea. Emilio è stato ingaggiato da una importante compagnia di ballo, “Companhia Portuguesa de Bailado Contemporâneo” che lo ha portato ad esibirsi anche al Teatro Camões  di Lisbona. Cervellò sembra giunto dunque all’apice della realizzazione del suo sogno, coronato da successo, notorietà, ricchezza e benessere, i falsi valori della società contemporanea.

Ma all’improvviso tutto muta, perché?

Cosa accade nell’animo di questo giovane del XXI secolo?

Egli infatti decide di abbandonare la sua vita, per abbracciare la vita eremitica nella clausura certosina della certosa di Valencia, passando dal clamore del palcoscenico all’isolamento di una cella monastica. Sembra inverosimile, eppure è accaduto realmente, infatti dall’ 8 aprile del 2009 Emilio Cervellò ha fatto il suo ingresso nella certosa spagnola rinunciando per sempre alla sua passione che aveva caratterizzato la sua giovane esistenza. Una scelta che si basa sulla rinuncia degli affetti, dei beni materiali per andare ad incontrare nella solitudine Dio ed unirsi intimamente con Lui.

Nel documento filmato che seguirà, potremo assistere ad una intervista effettuata nella cella di Emilio Cervellò all’indomani del suo ingresso in clausura. Egli risponde a diverse domande davanti ad un quadro della Vergine di Guadlupe unico arredo della spoglia cella monastica. L’intervista è in lingua portoghese, ma per voi ho ritenuto utile estrarre il testo e tradurlo in italiano. Emozionante risulta essere la serenità che contraddistingue il linguaggio ed il tono della voce di questo giovane a cui la Divina provvidenza ha riservato un futuro nettamente diverso da quello che sembrava essere.

Il messaggio che traggo da questa storia è che Dio chiama sempre…sta a noi ascoltare!!!

Testo Intervista (tradotto in italiano)

(I) Ma chi è Emilio Cervellò ?

Io sono un ballerino professionista, ora sono  in procinto di cessare di esserlo .

(I) Come hai scopertola  passione per la danza ?

Ho sentito una vocazione per la danza a soli 7 anni ed a 12 anni ho iniziato a studiare in modo regolare, disciplinata, per formalizzare alcuni studi fino a completare la carriera e iniziare una professione come ballerino .

(I) E in tutto questo come Dio è entrato nella tua vita ?

Sin da  piccolo, quando ero un ragazzino, ho vissuto con la presenza di Dio, una cognizione di Dio molto oprecisa . Poi, con l’emergere di questa mia passione per la danza e la vocazione di diventare un ballerino, cominciai ad allontanarmi, poiché il mio cuore iniziò a farsi troppo pieno di danza .

In seguito, cominciai la  pratica dello yoga che nell’ambito del mio lavoro  mi spinse ad una  esperienza di meditazione, di rilassamento, di apertura al trascendente. Ed è allora, che, in un modo apparentemente casuale, scoprii la  contemplazione.

(I) Per te il danzare ed il pregare hanno alcuna relazione ?

Hanno immensa  relazione. La danza sesiste da quando l’uomo esiste. E l’uomo ha bisogno di trascendere la sua esistenza . E ‘ insito in noi la ricerca di  Dio. E poi anche l’associazione di apparenti coincidenze, l’Ordine della Certosa esplode nella mia vita ed io me ne innamoro velocemente. Ho iniziato a leggere gli Statuti dell’Ordine, ne ho trovato un grande senso e decido di cominciare un nuovo cammino di discernimento, di riconciliazione con la Chiesa, con Cristo .

(I) Come sarà la tua vita da adesso si certosino ?

Sarà una vita molto tranquilla, senza molto stress . La vita del certosino è molto semplice , una vita estremamente semplice, ma non per questo una  vita facile .

(I) Quali sono le prospettive della tua vita nei prossimi 50 anni?

O 60 o 100 anni … chi lo sa ? Nessuno sa con certezza cosa ci aspetta un secondo dopo . Credo che il segreto è quello di vivere un giorno alla volta . La prospettiva è la felicità in Dio. Credo che questo sia ciò che Dio si aspetta da me e spero di avere la forza di corrispondere . In caso contrario, la forza di tornare anche per discernere e sapere cosa Egli si aspetta. La vocazione di solitudine e di silenzio, vocazione cristiana, perché è proprio ciò che il Signore vuole da noi. Nel contesto , al servizio della Chiesa e del mondo. Quindi penso che non c’è nulla da temere .

Fra Paolo Maria da Fonseca

Fra Paolo Maria da Fonseca

Fra paolo nel 2013

Il personaggio del quale oggi voglio parlarvi è un fratello converso portoghese della comunità della certosa calabrese di Serra. Il suo nome è Paulo Maria da Fonseca, da tutti conosciuto come Fratello Paolo.  In questo articolo, voglio presentarvi la storia della sua conversione alla vita eremitica.

Egli alla nascita, il 27 febbraio del 1942, a Naamacha in Mozambico, viene battezzato con il nome di Joquim Rafael. Dopo aver ricevuto una educazione religiosa, Joquin lasciò la sua terra natìa e la sua casetta di paglia e fango per recarsi in Portogallo per effettuare il servizio di leva. Era il 1961 ed il viaggio dall’Africa all’Europa lo intraprese con un altro suo coetaneo con il quale condividerà oltre al servizio militare la  passione per il calcio. In quegli anni in Portogallo si reclutavano giovani calciatori provenienti dalle colonie africane ed è così che Joaquin ed un tale  Eusébio da Silva Ferreira, approdando a Lisbona per il servizio militare, furono successivamente visionati ed apprezzati per  loro performance calcistiche. La  vita dei due giovani mozambicani sta per essere stravolta, difatti due società professionistiche del campionato di calcio portoghese tesserano i due ragazzi. Dopo qualche mese Eusebio e Joaquin si ritrovarono avversari sui campi di calcio, tra le fila di due squadre rivali il Benfica e lo Sporting di Lisbona. Del primo va detto che è stato uno dei calciatori più famosi e celebrati di tutti i tempi, e che ricevette nella sua carriera vari riconoscimenti. Ma il nostro interesse va su Joaquin Rafael da Fonseca, il quale fece parte della squadra biancoverde della capitale portoghese in un periodo di grande fasto per quel team. Grandi successi, serate di calcio internazionale ad alto livello con il giovane Joaquin, che da sgusciante ala destra condusse la sua squadra alla vittoria di un trofeo europeo, la Coppa delle Coppe del 1964. Si narra che nonostante la giovane età e le distrazioni del mondo calcistico Joaquin veniva amichevolmente chiamato dai compagni di squadra padre, per il suo comportamento educato e remissivo e per la sua religiosità che lo portava a frequentare di sovente la Chiesa. Dopo tanto fasto e clamore, il giovane Joaquin prese una decisione radicale, decidendo con il suo padre spirituale di accostarsi alla vita religiosa, inizialmente salesiana e poi contemplativa, voltando completamente pagina nella sua vita. Egli per spiegare la sua vocazione, asserisce molto semplicemente “Ho sentito la chiamata di Dio e l’ho seguita”, si recò nell’estate del  1968 a soli 27 anni per un periodo di prova alla certosa di Evora, dove ritornò per entrarvi definitivamente il 7 dicembre seguente. Da quel momento ha cominciato la sua vita claustrale con l’abito da fratello converso certosino e prendendo il nome di Paolo. Ad Evora egli rimase ben 19 anni, per poi essere chiamato alla Grande Chartreuse dove svolse la sua attività per qualche anno allorquando chiese di trasferirsi alla certosa calabrese di Serra. Giunse in Calabria per fronteggiare l’esigenza della comunità che aveva bisogno di monaci giovani, e Fra Paolo da allora e tuttora è un elemento importante ed insostituibile per le funzioni che ha svolto e che svolge in certosa. Tra tutte egli ha avuto l’incarico di portiere, ovvero spesso in contatto con i pellegrini ed i turisti che bussano al portone dell’eremo calabrese. Il suo aspetto fisico è notevolmente cambiato trasformandosi da un giovane e smilzo atleta in un attempato e grosso monaco dall’aria bonacciona, dallo sguardo dolce, e dai modi cordiali. Ancora una volta ci sorprende come la Provvidenza abbia stravolto la vita di un giovane che nonostante abbagliato dal successo e dalla notorietà, volta le spalle alla fama, alle coppe ed alla ricchezze materiale per chiudersi nell’isolamento monastico della vita certosina alla ricerca di Dio. Ma la spiegazione di tutto ciò pare venire dalla quiete dell’animo di Fra Paolo e dalla serena beatitudine che traspare dal suo sguardo, che sembra esprimere il “ Fugitiva relinquere et aeterna captare” di san Bruno.

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