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In memoria del beato Bonifacio di Savoia

Medaglione di Bonifacio di Savoia a Westminster

Medaglione di Bonifacio di Savoia a Westminster

Cari amici se non è già capitato a qualcuno di voi di rimanere meravigliati, potrebbe accadere allorquando visiterete a Londra la stupenda Cattedrale di Westminster. Ma per che cosa vi starete chiedendo. Ebbene per uno dei medaglioni in marmo che sono presenti come decorazione sulla facciata della nota cattedrale inglese. Ma per quale motivo tra questi vi è il beato certosino Bonifacio di Savoia?

Egli dopo essere stato certosino, venne nominato dapprima vescovo di Belley poi arcivescovo di Canterbury. In questa scultura marmorea viene raffigurato con il globo crucigero in mano, ad indicare un breve periodo di reggenza del regno d’Inghiltera, e con un cappuccio sul capo a memoria del suo trascorso da certosino. Ma perchè proprio sulla facciata della cattedrale di Westminster? Vi svelo il motivo di questo omaggio a questo insigne personaggio che ebbe contrasti frequenti con il re d’Inghilterra Enrico III, e che vide l’apice di questi dissidi nel Natale del 1252 allorquando proprio nella Cattedrale di Westminster, esattamente nella Cappella di Santa Caterina, intimò la scomunica al re ed a chiunque altro avesse idea di violare la Magna Charta Libertatum, pilastro delle libertà degli inglesi. Bonifacio per quasi venticinque anni svolse la sua attività episcopale nel tentativo di riformare la Chiesa liberandola dalla attività politica. La Provvidenza intervenne sulla sua volontà, egli pur appartenendo alla casa Savoia preferì la casa di Dio ed il nascondimento tra le mura della certosa, voleva vivere ignorato ma così non fu. Diventato vescovo ed Arcivescovo mostrò sempre grande zelo per il suo gregge. Nel giorno in cui ricorre la sua memoria, preghiamo:

Preghiera
Signore, che hai fatto del beato Bonifacio un esempio di pastorale
zelo e di amore. Concedici con il suo aiuto, nella nostra solitudine
di contribuire alla salvezza delle anime.

beato Bonifacio (medaglioni Scriva-

La Torre di San Michele alla certosa di Serra san Bruno

torre 2.jpg

La certosa di Serra san Bruno presenta una cinta muraria quadrilatera, intervallata da torri cilindriche, risalenti alla metà del cinquecento. Oggi della merlatura originaria non resta molto, le uniche tracce sono la torre angolare di nord-ovest e la torre di San Michele, di cui oggi vi parlerò.

Grazie ad antichi manoscritti, si è riusciti a ricostruire la storia e gli aneddoti legati a questa torre.

Dapprima Dom Urbano Fiorenza, calabrese di Badolato fu priore della certosa calabrese dal 1633 al 1638, dopo essere stato priore alla certosa di Chiaromonte poi Vicario alla certosa di san Martino a Napoli, in un suo scritto Enarratio Residuae Vitae S. P. N. Brunonis ci svela il motivo delle origini dei certosini legame con San Michele.

Egli ci narra che il motivo del culto di San Michele in questa certosa ha origini lontane, e più precisamente legate al periodo in cui maestro Bruno congedatosi dal Pontefice Urbano II ed alla ricerca di un luogo dove potersi ritirare nel meridione d’Italia, si recò in Puglia con Lanuino, Lamberto ed altri cinque compagni. Giunto a Bari visitò la chiesa di S.Nicola e poi proseguì sul monte Gargano recandosi al santuario dedicato a San Michele. Scrive Dom Urbano: in quel luogo, gli apparve il santo Arcangelo, e promettendoglisi di assisterlo in quello che avesse a fare, avvisollo che si portasse per l’Adriatico sino al Golfo di Squillace, e radendo la parte sinistra, prendesse alfin terra nel lido di Saginario. Là giunti, entrarono tutti nel tempio, presso la spiaggia, e consacrato pure a S. Michele. Fatta ivi lunga orazione, apparve di nuovo l’Arcangelo, e dopo aver inteso il loro desiderio, ingiunse tosto il privarsi di qualunque danaro, che avessero. Ciò avendo fatto Lanuino, in favore dè poveri, si misero in cammino, accompagnati da S. Michele, il quale, al giugner che fecero dove entra in mare il fiume Ancinale: “Andate, disse loro, andate, o carissimi, sempre a ripa di questo Fiume insino alla sua fonte, che ivi troverete il felice luogo apparecchiatovi dal Signore.” Ciò detto alzassi verso il cielo, e disparve agli occhi loro. Tutti ciò vedendo, rendettero grazie a Dio, e all’Arcangelo S. Michele.” E poi arrivarono felicemente al luogo destinato.
Fu dunque per perpretare la memoria di queste due apparizioni che fu portata la Statua di S. Michele nella Certosa dei SS. Stefano e Brunone.

interno torre

interno della torre

Svelato dunque il perchè di quella statua sulla torre, ma un’altra interessante descrizione riguarda il giorno della “Solenne Inaugurazione della Statua di San Michele sul suo piedistallo”. A rivelarcelo e un altro certosino, Dom Elia M. Poinsotte, che narrando le cronache della certosa ci narra che essa avvenne in data primo novembre del 1921. Descrive la torre cosparsa di fiori variopinti in maggior numero crisantemi policromi, ed in un aria di festa il Vicario dell’epoca Dom Leandro alla presenza della comunità e della cittadinanza, recitò un suggestivo panegirico in onore di San Michele. Ho voluto raccontarvi questi due aneddoti poco noti, di quella torre che oggi ammiriamo e di quella statua che svetta a protezione della certosa serrese.

statua sulla torre. san Michele trafigge il diavolo con la lancia.

statua sulla torre. san Michele trafigge il diavolo con la lancia.

 

Il certosino morto per una donna

1 monaco sul chiostro

E da molti anni che custodisco nel mio archivio una notizia di un fatto curioso accaduto ormai venticinque anni orsono. Un episodio che all’epoca scatenò polemiche e clamore. Siamo nella certosa di Farneta, in provincia di Lucca, la sera del 20 marzo 1995, nella sua cella l’ottantenne Dom Giacomo Del Rio, un nobile spagnolo che dopo aver combattuto come ufficiale franchista nella guerra civile spagnola aveva deciso di abbracciare la vita monastica certosina, era infatti dal 1940 diventato monaco certosino e dal 1975 viveva nella certosa toscana, si appresta ad uscire dalla cella per recarsi in chiesa. Nel silenzio e nell’isolamento della sua cella egli viene colto da un malore, un infarto pare stroncare il povero monaco, che si accascia a terra. Il Padre priore dell’epoca Dom Giovanni Battista Briglio( 1988-2001), resosi conto della assenza in chiesa del confratello che non tardava mai ad uscire dalla cella per il Mattutino, decise di verificare i motivi del ritardo. Dopo aver bussato alla cella e non aver ottenuto risposta decise di aprirla e, accortosi del malore occorso a Dom Giacomo provvide a chiamare i soccorsi. Dopo pochi minuti sopraggiunse un’ambulanza con i soccorritori, ma grande fu lo stupore della dottoressa rianimatrice, che alla sua vista le impedì di varcare la soglia della certosa poichè di sesso femminile. Il Priore tenne a rassicurare la dottoressa dicendo che il confratello era già morto e che pertanto il suo intervento sarebbe stato vano. Successivamente, dopo quei concitati momenti e l’incredulità dei soccorritori, sopraggiunse un altro staff medico con un dottore maschio, che entrando nella cella di Dom Giacomo Del Rio ne constatò il decesso.

Clamore e polemiche si alimentarono nei giorni successivi, ma Dom Giovanni Battista Briglio tranquilizzò tutti asserendo che il confratello era già deceduto tra la chiamata e l’arrivo dei soccorritori, ma che comunque la regola del divieto di ingresso di una donna in certosa è assolutamente ferrea.

Priore Dom Giovan Battista Briglio

Priore Dom Giovan Battista Briglio

Non si saprà mai come questa vicenda andò realmente, ma il certosino Del Rio seppellito nel cimitero della certosa di Farneta non avrebbe mai immaginato tanto clamore intorno alla sua morte. Una prece a lui ed al suo priore, protagonisti involontari di questa clamorosa vicenda.

cimitero-certosa-farneta

La noce di preghiera

noce di preghiera 1

In questo articolo vi parlerò di un oggetto molto curioso, in uso tra il XV° ed il XVI° soprattutto nei Paesi Bassi e nelle Fiandre. L’oggetto in questione denominato noce di preghiera, a causa della sua forma e delle sue dimensioni paragonabili al frutto secco.

Data la meticolosità con cui venivano realizzate queste miniature,venivano prodotti su commissione per personaggi di altissimo rango, erano oggetti molto costosi, si narra che ne furono possessori re Enrico VIII d’Inghilterra, Caterina d’Aragona, e l’imperatore Carlo VI. Le noci di preghiera, erano ricavati in un unico pezzo di legno di bosso, materiale duro ma dalla grana fine, particolarmente adatto ad essere intagliato, e piacevole al tatto dopo la lucidatura.

Esternamente apparivano semplicemente come sfere di legno, di circa 4 cm di diametro con figure decorative, ma quando si aprivano rivelavano un’incredibile opera d’intaglio, la cui precisione talvolta non si riesce ad apprezzare ad occhio nudo.

Ma veniamo ai nostri amati certosini.

Fu dunque un oggetto devozionale in uso anche ai monaci, soprattutto dai superiori dell’Ordine. Esso era apprezzato, per la sua manegevolezza e dunque idoneo ad essere utilizzato durante i viaggi per pregare.

L’esemplare che vi propongo nelle immagini che seguono, è appartenuto al Reverendo Padre Priore Generale Dom François du PuyAnalizzando la miniatura in oggetto, ammiriamo che la sfera presenta nei suoi due emisferi le seguenti raffigurazioni incise. Dom François du Puy genuflesso, presentato dal fondatore dell’ordine, San Bruno dietro il Priore, in piedi con i suoi simboli iconografici alla Vergine ed al Bambino scolpiti nell’altra metà della noce. Il guscio esterno, finemente intagliato, raffigura San Bruno in compagnia dei suoi primi sei compagni che si recano dal vescovo Ugo, raffigurato sulla sedia vescovile e con la di sotto le sette stelle. A memoria dell’origine dell’Ordine. Un piccolo gioiello, capolavoro di artigianato, realizzato da Adam Dircksz tra il 1517 ed 1521, appartiene oggi ad un collezionista privato.

Le statue della Grande Chartreuse

 

GC Facciata con statue oggi

Nell’articolo di oggi, vi parlerò della storia delle statue presenti nelle nicchie sulla facciata principale della Grande Chartreuse, la casa madre dell’Ordine certosino.

Vi sono immagini risalenti al periodo della Rivoluzione, ed anche successive del XIX° secolo, nelle quali si vedono le nicchie in questione occupate da tre statue. Sulla nicchia superiore, posta al centro sopra il portone d’ingresso è raffigurata la statua della Vergine Maria con il bambino in braccio. Discorso a parte per le due statue poste a destra ed a sinistra del portone. Ricordiamo che la comunità monastica fu espulsa dalla Grande Chartreuse a seguito della Rivoluzione Francese nell’ottobre del 1792, ma si insediò nuovamente nel 1816. Prima perplessità non si conosce se le statue presenti a seguito del nuovo insediamento erano le stesse che vi erano precedentemente (Forse un s. Antelmo ed un s. Bruno?). Conosciamo con precisione cosa avvenne nella notte tra il 28 ed il 29 aprile del 1903, a seguito dall’espulsione subita dai certosini. In quella notte, come riporta in uno scritto l’abate Flechard, le statue che adornavano l’ingresso furono rimosse dal signor Paul de Montal, il quale le trasportò in automobile a Saint Laurent du Pont. Si aggiunge che “… attualmente sono in un luogo sicuro a Lione, e verranno riconsegnate in trionfo, il giorno in cui gli abitanti del deserto potranno ritornare nella propria dimora.” Ebbene, esse non sono mai state restituite ai certosini al loro ritorno, probabilmente chi aveva l’intenzione di renderle fu travolto dagli eventi di quel tempo. Una cosa è certa, a tutt’oggi non si ha notizia nè traccia di quelle due statue. Saranno state vendute? Saranno ancora a Lione? Resta l’enigma.

Da quella notte le due nicchie laterali sono rimaste vuote!

A sinistra prima del 1903 ed a destra prima del 2018

A sinistra nicchie con statue prima del 1903, a destra nicchie vuote prima del 2018

Nel 2014 in occasione delle celebrazioni del quinto centenario canonizzazione di Bruno, l’allora Padre Procuratore Dom Serafico propose di riabilitare la funzione di quelle nicchie lavorando egli stesso, alla realizzazione di due statue.
Così le nicchie tristemente vuote per tanto tempo avrebbero potuto ritrovare il loro compito specifico. Fu deciso che le due statue avrebbero rappresentato San Bruno, a destra ed il suo santo amico a sinistra, una sorta di co-fondatore, ovvero Ugo il vescovo di Grenoble.

La statua di destra raffigura san Bruno, il fondatore dell’Ordine, la sua collocazione non è casuale.
Si trova infatti nella nicchia di destra perché è la prima che si vede arrivando. Inoltre, essa si trova esattamente nell’asse della strada che porta alla foresteria, segno se necessario, di tutta l’umanità e l’incarnazione dei monaci certosini i quali ricevono qui, una volta l’anno, la propria famiglia.

Bruno è rappresentato con il viso teso in su, la testa leggermente girata. Non si tratta di una situazione di sforzo, ma di un orientamento di tutto il suo essere, issato verso il cielo. Ha gli occhi chiusi, per significare la sua interiorità, e un leggero sorriso, che è solo molto raramente riportato nell’iconografia se non mai. Sorriso di unione a Dio nel segreto dell’orazione, un sorriso di beatitudine…
Non si vedono le sue mani che ha unito e che scompaiono nelle maniche: segno della vita contemplativa.
Ai suoi piedi, la mitra rifiutata due volte (Reims e Reggio in Calabria) per rispondere alla sua chiamata.
Si nota anche l’effetto di una leggera brezza, dalla destra verso la sinistra, per significare la presenza dello Spirito Santo, respiro discreto, ma senza il quale nulla sarebbe accaduto..

La scultura fu Iniziata nel novembre 2015 a quattro mani, è stata completata nel febbraio 2016. caratteristica peculiare: sul petto di Bruno, le fiamme del “fuoco ardente d’amore per Dio”, viene chiamata “Bruno con le fiamme”,
La statua di Sant’Ugo, raffigura il Vescovo di Grenoble all’età del suo episodio con San Bruno, in piena gioventù quindi. Sta guardando la terra, segno della sua missione pastorale. Ci sono ovviamente le sette stelle del sogno: salgono in direzione del deserto di Cartusia e occupano il luogo, un posto equivalente al fuoco di Bruno, stigmatizzando così, la complementarità della loro rispettiva rivelazione.

installazione statue
Finalmente quindi, dopo 115 anni di vuoto e di assenza, le nicchie del portale hanno ritrovato la loro funzione nell’estate del 2018!
Misurando ciascuna 136 centimetri, sono stai necessari tre giorni per l’ installazione, svoltasi dal 26 al 28 luglio.
Il primo passo è stato quello di pulire a pennello in acciaio e senza alcun prodotto corrosivo, le nicchie cariche di schiuma e licheni. Poi, una volta che i piedistalli sono stati fissati ed installati, le statue sono state fissate con l’aiuto due giovani scalpellini: Pierre Guesset e Vincent Pierzon che spesso lavorano in Certosa ed in vari monasteri.
Il 31 luglio 2018 si è svolta la benedizione delle due statue da parte del vescovo di Grenoble-Vienne, Monsignor De Kérimel.

La facciata della Grande Chartreuse appare oggi finalmente completata.

 

Benedizione statue.jpg

Uno spaziamento speciale

cartolina farnetaCalci

Nell’articolo odierno, vi propongo una curiosa notizia e alcune immagini singolari, tratte dallo spaziamento dei monaci certosini di Farneta. Lo scorso 18 giugno, con immenso stupore, i dipendenti della certosa di Calci, in provincia di Pisa, oggi museo, hanno ricevuto un’insolita visita. Nel pomeriggio, durante lo spatiamentum, la comunità certosina della certosa dello Spirito Santo di Farneta, in provincia di Lucca, si è infatti recata in visita al complesso monumentale di Calci. La distanza percorsa, e che separa le due certose è di 25 chilometri, ciononostante, i monaci hanno raggiunto l’ex complesso monastico. Tra lo stupore dei presenti, i certosini hanno voluto celebrare i Vespri nella chiesa conventuale, donando momenti di vera spiritualità. Grazie a chi era presente, che ha realizzato alcune foto che testimoniano quanto descritto, così come avvenne tempo fa per uno spaziamento speciale dei certosini di Serra.

Farneta a calci 2

Farneta a calci

Certosini al voto

25 voto 0

Per l’articolo di oggi ho scelto una curiosità. Come sappiamo una delle certose attive è quella di Pleterije, situata nel comune di Šentjernej nella Slovenia sud-orientale. Ebbene undici membri della comunità monastica certosina hanno partecipato alle recenti elezioni amministrative svoltesi lo scorso 18 novembre. Nelle foto possiamo scorgere alcuni certosini intenti a votare, che hanno destato la curiosità degli scrutatori presenti. Da notare che sono anziani ed uno ha anche un bastone, apprezziamo quindi la buona volontà.

Uno di loro ha detto: “la nostra comunità è composta interamente da stranieri, ma ciononostante intendiamo partecipare alle elezioni esprimendoci con il voto per dare il nostro contributo”.

Vi lascio alle immagini….

25 voto 1

25 voto 2

25certosino che vota

Non è la prima volta che vengono scorti monaci certosini ad espletare la funzione del voto politico. Nel 2007, a Valencia il 27 mayo, come ci mostrano le immagini di un video della EFE TV, I monaci certosini si recarono al voto, tra la curiosità degli astanti!