• Translate

  • Follow us

  • Memini, volat irreparabile tempus

    giugno: 2021
    L M M G V S D
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    282930  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • “La casa alla fine del mondo”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Unisciti ad altri 598 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


Il “giuramento della Pallacorda” ed il certosino

David-incisione-dal-disegno-musee-national-du-chateau-versailles-1-1024x667

Oggi, cari amici, voglio proporvi l’analisi di un disegno preparatorio per un dipinto, nel quale è raffigurato un monaco certosino tra una moltitudine di persone. Come potrete notare è uno scenario alquanto insolito per un monaco dedito alla vita eremitica di clausura, ed allora come mai il pittore ha inserito nel suo disegno due elementi così dicotomici tra loro, come un certosino e la folla. Cerchiamo di fare chiarezza. Va detto che questo quadro sarebbe dovuto essere celebrativo, ovvero raffigurante un avvenimento realmente accaduto, ma vediamo di cosa si tratta.

L’evento da celebrare

Il 20 giugno 1789 Luigi XVI compì un grave errore: chiuse la sala dell’Hôtel des Menus-Plaisirs a Versailles, dove per quarantacinque giorni si era riunita l’Assemblea Nazionale, col pretesto di eseguirvi dei lavori di manutenzione. Il deputato Joseph-Ignace Guillotin, l’inventore della ghigliottina, propose di trasferirsi in una sala vicina, adibita al gioco della pallacorda. Qui, su proposta di Jean Joseph Mounier, i deputati prestarono giuramento di restare uniti fino a compimento della Costituzione Francese. Poco dopo, insieme ad alcuni rappresentanti del basso clero e alcuno nobili liberali, venne autoproclamata l’Assemblea Nazionale Costituente. Questo evento avrebbe reso irreversibile il processo che portò alla Rivoluzione Francese ed alla caduta definitiva della monarchia. Fu deciso che questo momento decisivo, doveva essere immortalato in un’opera impegnativa, teatrale e quasi solenne da un noto artista dell’epoca.

L’autore e l’opera

L’autore dell’opera in oggetto, è il francese Jacques-Louis David (1748-1825), un pittore francese che nel 1790 cominciò a eseguire i disegno preparatorio per il “Giuramento della Pallacorda”( Serment du Jeu de Paume ). Il progetto prevedeva un dipinto di enormi dimensioni, che, infatti, una volta terminato avrebbe dovuto misurare dieci metri per sette. Il pittore prevedeva di raffigurare i 630 membri dell’Assemblea Costituente: al centro Jean Sylvain Bailly, il primo sindaco di Parigi dal 1798 al 1791, e sulla finestra di destra Jean Paul Marat e tra la folla in primo piano Maximillien de Robespierre.

Quando arrivò il momento di iniziare la tela era il 1791. Il parlamento era diviso, fra moderati e giacobini cresceva tra loro il dissenso e l’utopia di unità e fratellanza già vacillava. A David, appartenente al Club dei giacobini, non gli vennero concessi i finanziamenti ed il progetto venne abbandonato. Ed è così che oggi restano il solo disegno preparatorio a inchiostro ed acquerello, che misura 66 x 101 cm, conservato al Musée National du Château di Versailles, ed un piccolo quadretto a olio, 65 x 88 cm, conservato presso il Musée Carnavalet, di Parigi.

Schema

David-quadretto-musée-Carnavalet-1

Il certosino diventato difensore della Rivoluzione

Ma al centro, l’artista inserì al di sotto di Jean Sylvain Bailly tre personaggi che tra loro si abbracciano fraternamente. E più precisamente l’abate Gregoire rappresentante il clero secolare che cinge con le sue braccia il certosino Dom Gerle in rappresentanza del clero regolare e Rabaut Saint-Étienne, figlio del pastore protestante Paul Rabaut. Simboleggiando così idealmente l’avvento di una nuova era di pace e riconciliazione dei religiosi durante la Rivoluzione.

Ma chi era questo certosino e perchè è raffigurato in questo dipinto?

Dom Antoine Christophe Gerle, nacque a Riom (Puy de Dôme) il 23 ottobre 1736, egli fece la professione solenne nella certosa di Port Sainte Marie il 6 ottobre 1757. Dom Gerle fu vicario nel 1767, a seguire fu eletto priore di Vauclaire nel 1768, di Moulins nel 1780 fu nominato convisitatore d’Aquitaine e nel 1781, visitatore poi, nel 1785, priore di Valdieu lo stesso anno, nel 1788, di Port Sainte Marie, la sua certosa.

Venne raffigurato nel bozzetto del dipinto poichè fu eletto deputato della Assemblea Costituente, egli fu poi anche uno degli organizzatore della cosiddetta Chiesa costituzionale. Ovvero la Chiesa istituita e organizzata dalla Costituzione civile del Clero (1790) e composta da vescovi, sacerdoti, diaconi e chierici che prestarono il giuramento richiesto. Nel 1791 fu anche eletto vescovo di Meaux, ma rifiutò questo vescovato. Nel Novembre 1793, abiura il sacerdozio restando poi coinvolto in diversi casi di scandali esoterici.

Si riversò nell’Illuminismo, fu arrestato il 17 maggio1794 durante il Terrore, ma venne salvato da Robespierre, poi si sposò e morì a Parigi il 17 novembre del 1801.

Dom Gerle busto

Pare che comunque in questa raffigurazione vi siano delle imprecisioni storiche, che il pittore ha volutamente ignorato per realizzare una sorta di manifesto simbolico. Difatti delle tre figure di religiosi che si abbracciano, il monaco certosino Dom Gerle, non era presente fisicamente quel giorno del giuramento, poichè divenne deputato di Riom soltanto alla fine di dicembre del 1789. Ma come vi ho detto, l’autore intendeva rappresentare con questo simpatico trio la nuova Chiesa costituzionale, nel 1791, speranza di riconciliazione. A questo si contrappone la scena, dal contenuto allegorico, che si intavede attraverso una finestra in alto a sinistra, laddove si vede la cappella di Versailles simbolo della Chiesa dell’Ancien Régime, colpita da un fulmine!

Lo stesso Marat, non poteva essere presente perché in quella data non era ancora deputato, ma solo un influente scrittore di pamphlet. Queste le principali incoerenze che si sommano ad altri simboli destinati ad essere interpretati.

Più che una rappresentazione precisa dei partecipanti alla seduta del 20 giugno 1789, David mette in scena le figure dell’Assemblea Costituente il cui ruolo è confermato dalla portata dei cambiamenti in atto e dagli uomini che furono particolarmente impegnati.

trio

cappella Versailles e fulmine

La regina Isabella la Cattolica nella certosa di Miraflores

La_reina_Isabel_la_Católica_en_la_Cartuja_de_Miraflores_(Museo_del_Prado)

Nell’articolo di oggi, vi propongo un dipinto realizzato dal pittore spagnolo Luis Alvarez Català (Madrid, 1836-1901), che è stato anche direttore del Museo del Prado, dal 1898 fino alla sua morte. La tela, realizzata nel 1866, descrive un episodio storico della vita della regina Isabella la Cattolica, avvenuto nel 1486 allorquando si recò nella certosa di Miraflores. Il motivo della sua visita era quello di poter vedere le spoglie mortali di suo padre Giovanni II di Castiglia, morto nel 1454, quando lei aveva appena tre anni. Il sovrano alla sua morte fu seppellito in certosa. Solo successivamente, fu eretto il favoloso monumento sepolcrale realizzato da Gil de Siloe’(1489-1493) per celebrare sia Giovanni che la sua consorte Isabella del Portogallo.

Ma torniamo alla visita di Isabella descritta nel quadro conservato al Museo del Prado. L’ingresso della regina in certosa fu consentito per il rinomato privilegio.

Isabella particolare

La regina, vestita di verde e visibilmente commossa, si sporge verso la bara aperta per osservare i resti mortali di suo padre. Alla sua sinistra si scorge sua figlia, l’infanta Isabella e la sua governante, più dietro gli accompagnatori della regina. Sullo sfondo dietro la bara aperta, un gruppo di monaci che ha accompagnato il feretro, mentre a sinistra, nel dipinto si vede il padre Priore ed altri monaci, uno dei quali sorregge una croce astile. Ciò ci lascia supporre che abbiano organizzato una solenne processione per far giungere la bara alla vista della sovrana. Il pittore, attraverso la rappresentazione di molti dettagli degli abbigliamenti e dell’architettura, ci mostra le sue notevoli qualità. Preziosa è l’illuminazione della scena e dei soggetti dipinti, giochi di luci ed ombre che arricchiscono ed enfatizzano la drammaticità della scena. Su tutto, sublime il volto triste e dall’aria malinconica di Isabella, che scruta le spoglie mortali del padre alla presenza austera del Priore che sembra raccolto in preghiera.

Quest’opera, valse all’artista la seconda medaglia nell’Esposizione Nazionale di Belle Arti del 1867.

Ritratto di un certosino

Christus_carthusian

Oggi come spesso accade, da questo blog un focus su un dipinto che immortala storie di monaci certosini. Vi ho descritto nel corso degli anni dipinti che hanno istoriato scene tratte dalla vita dei santi dell’Ordine di san Bruno, cicli richiamanti martiri subiti dai certosini nei secoli, e spesso testimonianza di fatti storici accaduti. Il dipinto sul quale oggi mi soffermerò, è originale anche nel titolo “Ritratto di un certosino”. Un austero dipinto realizzato dal pittore fiammingo Peter Christus, datato 1446 ed ora esposto al Metropolitan Museum di New York. Ma ora proviamo ad osservare con una lente d’ingrandimento immaginaria il quadro, per coglierne ogni minimo particolare. Va detto che esso fu realizzato con la tecnica di olio su tavola, precisamente legno di rovere. Il soggetto raffigurato è un anonimo monaco certosino, con uno sguardo magnetico e ritratto con una barba che sfiora mirabilmente la tonaca.

sguardo magnetico

Sullo sfondo vi è una luce rossastra che contorna la figura del monaco, che sembra giungere da una fioca fonte luminosa alle spalle del certosino. Strabiliante l’impressione di tridimensionalità, che ci esprime il dipinto, difatti il monaco sembra quasi uscire dalla cornice, catturando l’osservatore. Ma il vero capolavoro in questo dipinto, è rappresentato dalla presenza sul bordo della cornice di un trompe-l’oeil, rappresentato dalla raffigurazione di una mosca. L’insetto dipinto con dovizia di particolari, sembra poggiato sulla cornice. Molto dibattuta è la simbologia che gli si attribuisce. Solitamente viene associata al maligno, alla morte ed alla caducità della vita in genere, tutti elementi che contrastano con la purezza spirituale certosina e con il candore dell’abito.

mosca

Altri ipotizzano, invece, pur senza prove certe, che il monaco del ritratto sia da identificare col più celebre certosino del tempo, Dionigi di Rijkel, coetaneo di Petrus Christus. In tal caso la mosca diventerebbe, allora, un’allusione al “De venustate mundi”, il testo in cui il filosofo certosino classifica la bellezza dell’universo in una gerarchia che comprende, sia pure al grado più basso, anche la bellezza degli insetti come testimonianza dell’armonia del creato.

Indipendentemente da tutto ciò, vi è un dato inconfutabile ovvero che l’artista abbia voluto dare un saggio della sua capacità pittorica, inserendo quel piccolo insetto che non turba e non infastidisce il certosino, serenamente in posa con uno sguardo che cattura l’attenzione di chi lo osserva. Un quadro di piccole dimensioni, ma davvero grande per la maestria con cui è stato realizzato.

La tela di Fra Diego de Leyva

sacrestia della certosa

Altare della Sacrestia della certosa di Miraflores

Cari amici in molti mi avete scritto per chiedermi maggiori informazioni sul dipinto che ho scelto per arricchire l’articolo fatto lo scorso 25 dicembre con gli auguri di Natale. Mi avete richiesto maggiori informazioni sulla tela, e sull’artista che lo realizzò. Provo ad esaudire le vostre richieste.

25 Adorazione dei pastori-Diego de Leyva-certosa di Miraflores

Il dipinto in oggetto, ” Adorazione dei pastori”, fu realizzato da Diego de Leyva, costui nacque ad Haro, in Spagna, nel 1580 della sua giovinezza si conosce poco, si sa solo che era un pittore si sposò ed ebbe due figli. Ma presto rimase vedovo, e dopo aver fatto sposare la primogenita fu stravolto dalla prematura perdita del figlio maschio. Nel 1633, rimasto solo ed addolorato, decise di entrare nella certosa di Miraflores come fratello converso, e dopo quasi un anno di noviziato il 25 giugno del 1634 fece la sua professione. La sua vita monastica fu breve poichè morì il 24 novembre 1637 lasciando un numero significativo di dipinti in certosa, dove aveva proseguito la sua attività pittorica. Il suo carattere era molto volitivo e si narra che fosse un uomo laborioso e salvifico, con mezzi economici sufficienti ma senza lussi in casa, dove ciò che è più abbondante erano i suoi dipinti e gli strumenti di lavoro che manterrà con sé per usarli nella sua nuova vita monastica. Alternava gli impegni claustrali alla sua passione pittorica. Fu in generale un pittore di produzione abbondante, la sua specialità erano i martirii dei santi, e quando risiedette in certosa realizzò quindici oli su tela a grandezza naturale nel Capitolo, con scene della vita di San Bruno. Nel chiostrino c’erano undici martiri dell’ordine e dieci ritratti dei generali dell’Ordine, la pala di Santa Caterina e altre opere, tra cui l’adorazione dei pastori in questione.

Di tutte queste opere purtroppo non vi è più traccia, ad eccezione del dipinto che vi ho mostrato. Esso infatti è esposto attualmente nella Sacrestia della certosa di Miraflores che è visitabile. Il dipinto è posto in alto sopra l’enorme reliquiario. In esso appare eccellente la illuminazione del volto della Vergine che proviene dalla luce che emana il Bambino Gesù. sui due lati De Leyva, dipinse a sinistra un S. Ugo di Lincoln ed a destra S. Ugo di Grenoble, come potete ammirare nella immagine seguente. 

dipinto.JPG

Domingos António de Sequeira, un certosino mancato

Domingos_sequeira
Cari amici in questo articolo voglio parlarvi di un dipinto realizzato dal pittore portoghese Domingos António de Sequeira, intitolato san Bruno in preghiera. Questo dipinto fu realizzato tra il 1799 ed il 1800, ed oggi è conservato nel Museu Nacional de Arte Antiga di Lisbona. Questo valente pittore era da sempre molto religioso, ed i suoi problemi esistenziali acuirono la sua tendenza ascetica al punto che decise di entrare nel 1798 come novizio alla certosa di Laveiras. Egli era seriamente convinto di diventare certosino, in quell’epoca dipinse questa tela imprimendo in essa la condizione che avrebbe voluto raggiungere. Un suo mentore convinto che si sarebbe perso il suo talento pittorico tra le mura della certosa, decise di convincerlo ad uscire 1801, e fu così che il giovane Sequeira abbandonò la vita claustrale per diventare nel 1802 il primo pittore di corte!

Domingos_antónio_de_sequeira,_san_bruno_in_preghiera,_1799-1800
Ma vediamo ora di interpretare questa splendida tela, che raffigura S. Bruno, il quale si trova in orazione all’interno di una grotta, luogo adatto per la preghiera. Va detto che ci troviamo di fronte ad una posizione totalmente insolita per la figura di un santo, La sua collocazione è di totale dedizione e prostrazione, di sicuro è stato intenzionale mostrare l’estasi e il fervore che questo monaco ha mostrato durante la sua esistenza. Bruno ha davanti a sé un libro di preghiere aperto ed al suo fianco un crocifisso, che poggia su due libri chiusi, un teschio e una lampada accesa. Sullo sfondo si vede una ciotola ed una brocca, in riferimento al severo ed essenziale nutrimento certosino. Gli oggetti che il santo ha accanto a se sono proprio del genere vanitas. Il Crocifisso, il teschio e la candela accesa fanno riferimento alla caducità della vita e in ultima analisi al dovere di essere in pace con se stessi, perché in qualsiasi momento la morte può giungere, memento mori, Questa pace deve essere conquistata con una vita dedita alla preghiera ed al silenzio.Sulle mani, giunte nella preghiera, si concentra la luce in modo che sia il focus della visione dell’osservatore. Nonostante le ombre che si addensano sul fondo della composizione, il crocifisso e il teschio si notano a causa della luce della candela accesa. La morte e di conseguenza la vita eterna.
Un opera eccellente come tutte le altre che realizzò nel corso della sua esistenza, la Provvidenza decise di far si che si realizzasse il suo talento pittorico, anziché quello monastico.

Mercoledi delle ceneri e le “sette stelle”

-Sant'Ugo nel Refettorio (F.Zurbaran, Museo Belle Arti Siviglia)

In questo Mercoledi delle ceneri, attraverso la lettura di un dipinto, voglio narrarvi ciò che accadde di prodigioso alle “sette stelle”, ovvero ai primi certosini.

Questo bellissimo dipinto dello spagnolo Francisco de Zurbaran, ci mostra il vecchio vescovo di Grenoble Ugo nel refettorio dei certosini. Esso è lo spunto per narrarvi del miracolo in esso raffigurato. Si narra che Ugo inizialmente, era colui che portava, generosamente, il cibo a i primi sette eremiti. La domenica prima del mercoledì delle ceneri, il vescovo di Grenoble inviò loro della carne, alimento che essi non consumavano, ma ciò stimolò in loro una discussione circa la pratica della ferrea astinenza. La leggenda vuole che mentre essi discutevano caddero, per intervento divino, in un sonno profondo, che durò quarantacinque giorni, ovvero per tutta la Quaresima. Ugo impegnato nell’attività episcopale, si recò a far visita ai sette anacoreti solo il mercoledì santo, scorgendoli prodigiosamente ancora a tavola, ma intenti a svegliarsi dal sonno ed increduli sul tempo trascorso.

Il vescovo potè scorgere, con stupore, che la carne da lui inviata che era nei piatti, si era trasformata in cenere, questo prodigio confermò l’approvazione Divina della pratica dell’astinenza dalla carne da parte dei pii eremiti. Questo miracolo occorso ai primi sette certosini è dunque all’origine della pratica, ancora attuale, della loro astinenza perpetua della carne.

La composizione pittorica è strutturata su tre piani. Nel primo, S. Ugo, a destra, curvo e che si, appoggia ad un bastone e tocca la carne trasformatasi in cenere, ed il suo paggio, al centro della scena, a constatare l’accaduto. Sullo sfondo, il tavolo come una natura morta con ceramiche bianche e blu di Talavera, con gli scudi del vescovo e dell’Ordine, coltelli, ciotole e pane. Nel terzo piano, San Bruno, che guarda colui che osserva il dipinto e sei monaci, quattro Padri con il cappuccio, e due Fratelli con il capo scoperto.con sguardo rivolto verso il basso. I primi sette certosini, ovvero le “sette stelle” I volti di San Bruno e dei suoi confratelli sono emaciati dal prolungato digiuno.

Il refettorio si mostra austero. L’unica decorazione è il dipinto sul muro in cui appaiono la Vergine e San Giovanni Battista, protettori dell’Ordine certosino.

L’unico squarcio sul paesaggio è la chiesa certosina che si vede attraverso un arco aperto sul lato destro del muro del refettorio.

Il dipinto è egregiamente raffigurato dal pittore spagnolo Francisco de Zurbaran, che realizzò questo dipinto tra il 1630 ed il 1635 per la Sagrestia della certosa di Siviglia. Oggi l’opera è invece esposta al Museo Provinciale di Belle Arti di Siviglia. Zurbarán fa sfoggio delle sue famose gradazioni di bianco, colore per il quale si narra realizzò fino a cento tonalità diverse.

Un dipinto che parla…

Caverel 1

Olio su tela monaca certosina Jeanne Caverel di Mont Sainte Marie di Gosnay Dipinto Collezione privata Monsieur Foucart

Cari amici, in questo articolo voglio parlarvi di un dipinto inedito ed eccezionale. Trattasi del ritratto di una monaca certosina di Gosnay del XVII secolo, conservato oggi nella collezione privata di monsieur e madame Foucart. Essi lo posseggono poichè rappresenta un quadro di famiglia ereditato.

Ma vediamo perchè risulta essere eccezionale.

Il dipinto datato 1609, rappresenta una monaca certosina con l’abito della consacrazione con le insegne, proprie, di Gosnay e Bruges, certose femminili.

Una raffigurazione rarissima!!!

In fondo alla tela, sulla cornice troviamo l’iscrizione Nasci.Pati.Mori. Nell’angolo in alto a destra l’arme di famiglia Caverel, di Aire-sur la Lys. Ed esattamente lo stemma che conia Etienne Caverel dopo la sua nobilitazione del 30 luglio 1612.

Questo stemma permette di identificare la religiosa rappresentata: essa è Jeanne Caverel. Questa monaca era una certosina a Mont Sainte-Marie all’inizio del XVII secolo. Morì il 15 gennaio 1614 all’età di venticinque anni. Lo stemma è accompagnato da questa iscrizione: “Aetatis suae 19. 1606”, vale a dire che la suora è rappresentata all’età di 19 anni nel 1606, come vediamo nel cartiglio posto sotto il blasone di famiglia.

Caverel2

Blasone di famiglia con iscrizione:“Aetatis suae 19. 1606”

Ma carpiamo subito, ad un attenta analisi, che ci sono due incongruenze in questa tela. In primo luogo, l’età della monaca: 19 anni al momento della pittura. Essa è rappresentata nell’atto della consacrazione, la cui cerimonia non può aver luogo prima di venticinque anni. Jeanne morì all’età di venticinque anni subito dopo la sua professione. Il dipinto è forse una composizione fatta in due fasi per mantenere il ricordo della monaca? Una prima rappresenterebbe Jeanne in abiti semplici di monaca all’età di diciannove anni. Una seconda versione avrebbe aggiunto gli attributi della consacrazione.

Una maniera per celebrarla?

Seconda incoerenza è rappresentata dalla presenza del manipolo sul braccio sinistro della monaca. Tutte le rappresentazioni delle suore certosine di Gosnay seguono scrupolosamente i dettami dell’Ordo e rappresentano le monache che portano il manipolo sul braccio destro. Questi dettagli possono mostrare che il dipinto è stato fatto a memoria, sulla testimonianza dei testimoni presenti alla cerimonia. Non hanno prestato attenzione alla collocazione del manipolo? Questi due elementi portano a un’ipotesi. È possibile che la famiglia di Jeanne Caverel abbia avuto un ritratto “laico” della loro figlia all’età di 19 anni, prima che entrasse in certosa. All’età di venti anni, poi trascorsi cinque anni riceve la consacrazione delle vergini, una cerimonia solenne alla quale partecipano i suoi genitori. Purtroppo inaspettatamente muore prematuramente qualche tempo dopo. Per mantenere il ricordo della figlia deceduta così giovane, i genitori hanno deciso di realizzare un dipinto che la rappresentasse. Prendendo il ritratto della figlia già esistente ilo riutilizzano, aggiungendo l’abito monastico certosino e gli attributi che hanno ricevuto durante la cerimonia. A significare il breve passaggio della loro figlia sulla terra, aggiungono il motto Nasci Pati Mori. Csoltanto in questo modo poteva scaturire questa strana e bizzarra tela, testimone eccezionale della consacrazione delle vergini a Gosnay. Comunque sia una preghiera ed un pensiero speciale a questa giovane monaca certosina prematuramente scomparsa, che possa godere della gloria di Dio.

Caverel 4

Iscrizione: Nasci Pati Mori

Caverel 3

Anello d’oro

Le certosine che adorano Gesù Bambino

Noel 2

Carissimi amici, in moltissimi mi avete contattato per ricevere informazioni sul dipinto che ho inserito come immagine dell’articolo per il giorno del Santo Natale appena trascorso. Ebbene proverò a fare su di esso un approfondimento. Innanzitutto voglio precisare che l’immagine da me usata è solo una parte dell’intero dipinto, come potrete vedere dalla foto che ho inserito oggi, che lo raffigura per intero.

Questa tela del XVI secolo, di artista ignoto, apparteneva alla certosa femminile di Mont Sainte Marie di Gosnay in Francia, ed oggi è conservato al Museo di Belle Arti di Arras. Premesso ciò, andiamo ad analizzare il dipinto che presenta una scena centrale con la Natività e sedici riquadri laterali che rappresentano dall’alto verso il basso cominciando da sinistra: Adamo ed Eva, il sacrificio di Noè, l’apparizione a Mosè, l’arca dell’alleanza con l’iscrizione «VIRGA AARON», Gedeone e la prova del vello, lo sposalizio della vergine con la scritta «DEPOSIT MARIA MR IESU IOSEPH», l’annunciazione con la scritta «AVE GRACIA DOMINUS», la visitazione con la scritta «UNDE HOC MIHI UT VENIAT MR DNI MEI AD ME», l’apparizione dell’angelo a Giuseppe «IOSEPH FILI DAVID NOLI TIMERE ACCIPERE MARIA COJUGEM TUA MAT, l’apparizione della Vergine ai Profeti, l’apparizione della stella cometa ai re magi, la circoncisione, l’adorazione dei magi, la presentazione al tempio con l’iscrizione «GLORIA IN EXCELSIS DEO», il massacro di Erode, ed infine la fuga in Egitto.

Nella cornice che circonda la Natività sono rappresentati sul lato sinistro San Giovanni e San Marco con il loro rispettivo emblema. Sotto il profeta Isaia. Infine, la rappresentazione della scala di Giacobbe. Sul lato destro, San Matteo e San Luca con i loro rispettivi emblemi. Sotto, il profeta Michea. Finalmente una scena che rappresenta la triplice benedizione di Israele di Balaam.

Ma passiamo alla raffigurazione più intrigante e insolita, che ha attirato la curiosità di voi lettori.

Natività XVI sec.

Ad adorare Gesù Bambino, vi sono anacronisticamente due monache certosine, le quali indossano l’abito della consacrazione, vale a dire la stola, il manipolo e la croce.

Ma chi sono queste due monache? E perchè furono inserite nel dipinto?

Sulla sinistra è stata effigiata Marguerite d’Houchin che entrò nella certosa di Mont Sainte-Marie nel 1504, e fu priora dal 1537 al 1553, morì il 15 settembre 1564. Sulla destra Marie De la Cloye, nata nel 1537, entrò a Mont Sainte-Marie nel 1542 all’età di 15 anni, e morì nel 1512. Sopra la testa di Margueritte leggiamo “Benedictus qui venit in nomine Domini salmo 117” , mentre sopra la testa di marie Marie leggiamo “Dominus enim Deus nos illuminat salmo 117”.

Questo dipinto fu indubbiamente fatto realizzare dalle famiglie di Houchin e De la Cloye per la professione solenne delle loro figlie, ed offerto alla certosa di Gosnay.

Mi associo a quanti hanno trovato questo dipinto molto originale, e spero di essere riuscito a spiegarvelo svelandone la sua storia.

San Giovanni Battista ed i certosini

San Giovanni Battista ed i certosini

BATTISTA

Oggi nella festività dedicata a san Giovanni il Battista, voglio parlarvi dello speciale rapporto tra l’ultimo profeta dell’Antico Testamento, e l’Ordine certosino.

Le ragioni sono molteplici, in primis l’analogia con la scelta di vita, ovvero l’isolamento nel deserto e la condotta di esistenza penitenziale e di preghiera. Inoltre, altro particolare notevole il 24 giugno è la data convenzionale della fondazione del primo insediamento certosino nel deserto di ChartreuseNon a caso il Battista meriterà la dedicazione di tutte le certose, come recitano gli Statuti.

«I nostri eremi sono in primo luogo dedicati alla beata Vergine Maria e a san Giovanni Battista, nostri principali protettori in cielo…» (Statuti Certosini).

Moltissimi furono gli artisti che dipinsero o effigiarono in sculture san Giovanni, io tra le opere presenti nelle varie certose, ho scelto per voi un dipinto poco noto, ma davvero bello.

L’artista che lo realizzò nel 1630 per la certosa di Pavia, fu Giovan Battista Carlone e il suo titolo completo è il seguente: “San Giovanni battista intercede presso Cristo per conto di San Brunone, Sant’Ugo e due certosini”.

Si tratta della pala d’altare della terza cappella a sinistra della chiesa della certosa pavese. Possiamo ammirare il Battista al centro della tela, nell’atto di chiedere intercessione e protezione per quattro monaci certosini in primo piano. Quelli di sinistra identificabili in S. Bruno e S.Ugo, mentre a destra i monaci sarebbero il Priore ed il Vicario di Pavia di quell’epoca. In alto e sulla destra tra nembi e stuolo di angeli, appare il Redentore benedicente. In basso, dietro alle figure in primo piano, notiamo altri monaci certosini che assistono alla scena con espressione estatica.

Eccellenti le cromie usate dal pittore, che seppure poco noto, interpreta in maniera sublime i gusti del barocco italiano.

 

I riconoscimenti e il cardinale certosino Nicola Albergati

 I riconoscimenti e il cardinale certosino  Nicola Albergati

albergati

Il dipinto di Vicente Carducho, che oggi sottopongo alla vostra attenzione celebra il cardinale e beato dell’Ordine certosino Nicola Albergati. Un personaggio distintosi per le sue virtù ecclesiastiche rivelatesi negli oltre trenta anni di vita claustrale nella certosa di Bologna, ma anche successivamente. I suoi “riconoscimenti“, cominciarono dapprima diventando vescovo della città felsinea, ed in seguito quando nel 1426 fu nominato cardinale da Papa Martino V, ed a Roma ebbe come chiesa titolare Santa Croce di Gerusalemme. Albergati viene raffigurato dal pittore spagnolo, ricordando idealmente questi momenti salienti della sua pia esistenza. A sinistra lo vediamo indossare una mezza cappa cardinalizia sopra l’abito certosino, e sullo sfondo lo sguardo dei suoi confratelli che lo ammirano da lontano. Egli, pur contro il suo desiderio, con gli occhi rivolti al cielo ringrazia Iddio e si rimette umilmente alla Sua volontà. In alto in un’altra scena vediamo il cardinale certosino attorniato da re, principi ed imperatori di varie razze, ciò in riferimento alle varie missioni diplomatiche assegnategli dalla Santa Sede, e che lo videro portatore di pace tra i popoli. Ai piedi dei regnanti e del beato, scorgiamo frecce spezzate ed armi deposte. In alto a questa scena, invece, su di una nube scorgiamo le virtù della Forza e della Gloria coesistere pacificamente. Tali sue capacità di mediazione gli fecero meritare il soprannome di Angelo della Pace.

Puzzle

preview143 pieceIl riconoscimento e il cardinale certosino Nicola Albergati