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Una preghiera di Dom Porion

Dom Jean Baptiste Porion

Per l’articolo odierno, ho scelto per voi, una vibrante preghiera di Dom Jean-Baptiste Porion che vi esorto a recitare con lo stesso trasporto e fervore dell’autore certosino.

Che amore ardente è il tuo, mio Dio!”

“Tu, mio Dio! Io, Tua creatura! Tu, mio Dio, hai sofferto per me. Che amore ardente è il tuo, mio Dio! Chi sei Tu, Tu che sei sceso dal Cielo, cosa sei venuto a fare sulla terra, perché hai sofferto, e quanto e per chi? Tu, mio Dio, ti sei incarnato per soffrire, per soffrire senza misura per me, ingrato e sei morto pregando per il tuo carnefice, chiedendo perdono al tuo Padre celeste. E io! Non sopporto la minima contraddizione, anche se so benissimo che merito di soffrire mille volte di più. No! D’ora in poi non sarò più freddo e indifferente a Te. Ascolterei continuamente il tuo grido: “Ho sete! Soffri di sete, sete fisica, è vero, a causa dei tormenti che ti ho inflitto con i miei peccati. Sete d’amore soprattutto, perché fino ad ora non mi sono dato come Tu volevi… Il mio proposito oggi sarà dunque di darti amore, nient’altro che amore. Tutto quello che farò oggi sarà fatto in unione con te e per amore per te”.

Così sia.


Come cresce la fede nel nostro cuore?

Dom Jean Baptiste Porion

Oggi, vi propongo un testo di Dom Jean Baptiste Porion. Egli illustra in maniera eccellente come far crescere in noi la fede.

«Come cresce la fede nel nostro cuore? La luce della fede, dunque, ti fa sin da oggi entrare nella vita eterna e soltanto essa può farlo. Tutto il resto rimane al di qua di ciò che Dio ci offre dal giorno in cui Gesù è risorto. Tutte le altre luci dell’intelligenza, tutte le altre esperienze spirituali sulle quali ci piacerebbe talvolta appoggiarci, sono rispettabili, degne di stima, ma, in fin dei conti, sono sorgente di vita soltanto nella misura in cui sono portatrici di fede. La fede ci è stata data da Dio sin dal Battesimo, ma è un dono che egli moltiplica in noi nella misura del nostro desiderio di riceverlo, nella misura della nostra volontà di farlo fruttificare. Se lasciamo la nostra fede inattiva per ignoranza o per negligenza, essa si arrugginisce, si sclerotizza mentre noi sperperiamo le nostre forze in esercizi spirituali che ci piacciono di più, ma senza portarci frutto. Se vuoi vivere la fede, è necessario che tu sviluppi quella che lo Spirito Santo ha già posto in te: Dio s’aspetta che tu gli chieda, con insistenza e con perseveranza, un aumento della tua fede. E’ una preghiera di cui puoi essere certo che Dio vuol sempre esaudire più di ogni altra preghiera, perché desidera infinitamente più di te vederti progredire sulle strade della vita eterna. Questo non impedisce che, soprattutto agli inizi, tu abbia l’impressione che il Signore non si affretti a far progredire la tua fede. Questo prova che la tua era ancora ben debole e che bisogna, anzitutto, darle delle radici nascoste prima che lo stelo incominci a svilupparsi. Non ti scoraggiare, dunque, se le tue preghiere sembrano vane; certamente non lo sono. Metti in opera la fede di cui sei già portatore credendo fermamente che il Padre tuo dei cieli ti ha già esaudito. Allora potrai incominciare a vivere man mano sempre più nella fede. Nella liturgia, durante i tempi di orazione, nel lavoro, il tuo cuore si metterà più facilmente a contatto col Signore se tu ricevi da lui l’amore oscuro, spesso poco gratificante, ma quanto divino, l’amore che egli ti dona se gli offri la tua fede e non delle belle idee o i giochi della tua sensibilità.

Non ho trucchi da insegnarti. Bisogna chiedere a Dio, nella fede viva, che sia lui stesso a insegnarti a pregare. E’ lui che occuperà il tuo cuore, la tua attenzione, anche se tu non hai una immagine precisa sulla quale fissarti. E’ vivo il Signore alla presenza del quale tu stai»

“Signore, sei morto per amore per me!”

certosin in meditazione

Cari amici ho scelto per voi una deliziosa preghiera di Dom Jean Baptiste Porion, un testo nel quale traspare una profonda sofferenza nell’esprimere l’amore di Nostro Signore. Vi invito a leggerla ed a recitarla…

Come posso dire che ti amo, io, mio Dio, che ti ho offeso così tanto? Se vedo la mia vita come una linea, dovrebbe essere una linea retta e continua di puro amore per Te, mio Dio, perché mi hai creato per amarti Ora vedo solo alcuni punti, rari e distanziati, che sono dedicati al tuo Amore. E altro! Gli atti più generosi e i sentimenti più puri sono tre quarti divorati dalla vanità e dalla ricerca di me stesso. Quale ingratitudine verso di te che mi perseguiti con il tuo Amore. Ma oggi mi arrendo, mio Dio, e devo gridare a mia volta, Signore, tu hai conquistato! Sei morto per amore per me!Almeno, vivrò per amore per te; e se non posso dire di amarti, almeno voglio amarti ”.

AMEN

Un sermone per l’Epifania

L'adorazione dei re magi. Goya. Certosa di Aula Dei

L’adorazione dei re magi. Goya. Certosa di Aula Dei

 

Oggi in occasione della celebrazione della festività dell’Epifania, voglio proporvi cari amici lettori un sermone capitolare concepito da Dom Jean-Baptiste Porion per questa occasione e declamato alla propria comunità. Vi invito a meditare su di esso…

Vorrei discutere con voi oggi un’argomento che interessa tutti i solitari: la lotta contro le ossessioni. Un’ossessione è un’idea o un’immagine che ha un posto considerevole nel nostro pensiero, quando dovrebbe essere di modesta importanza o non svolgere alcun ruolo. Ecco le ossessioni che spesso si incontrano nella coscienza religiosa: credere di essere odiati e perseguitati; essere geloso, ribelle di una superiorità reale o immaginaria in un confratello; nutrire paure schiaccianti per la sua salute o per il bene fisico e morale della sua famiglia; essere turbato, indignato per le imperfezioni altrui; essere logorato dal desiderio di agire su persone che non sono soggette alla nostra giurisdizione o alla nostra autorità … Ecco alcuni esempi, ma la varietà è infinita, tendenze o rappresentazioni che possono ossessionarci. Il mezzo per sopprimere questi disturbi sarebbe quello di ripristinare a giudizio la rettitudine che gli manca. L’ossessione, infatti, è dovuta in gran parte, se non del tutto, al fatto che non vediamo le cose come sono. È una falsa nozione che si impone in questo modo e interrompe il normale corso del pensiero. Riconoscere la falsità dell’idea e quindi raddrizzarla sarebbe il rimedio più efficace. Sfortunatamente, quando la facoltà di giudicare è difettosa in qualcuno, non esiste un modo naturale diretto per migliorarla. Si può, tuttavia, mettersi in pace, dando il tempo necessario per una calma riflessione, e soprattutto ricordando se stessi alla presenza di Dio, per creare condizioni più favorevoli al suo esercizio. Inoltre, c’è una virtù che è nemica della follia: è l’umiltà. In effetti, colui che è umile, è giudizioso sull’essenziale, poiché sa come mettersi al suo posto. E quando restiamo al nostro posto, che è l’ultimo: ricominciamo in novissimo loco (Luca 14, 10) – vediamo le cose nella loro vera luce. Un’anima poco dotata di naturale lucidità, che sarebbe in grado di concordare e sottomettersi al giudizio di un regista (anche se avesse solo un giudizio medio), sarebbe quindi liberata da molti scrupoli, da molti pensieri sciocchi, di cui un altro sarà ossessionato. Cerchiamo di essere modesti, aperti e docili; questi sono grandi rimedi contro le false idee, la cui insistenza rischia allo stesso tempo di rendere infelice la vita del solitario e privarlo della sua nobiltà. Resta che, nella scelta dei candidati alla vita certosina, una mente chiara, un senso solido, dovranno essere considerate qualità essenziali. Alcune persone sono sorprese da questo requisito: non c’è bisogno di così tanto giudizio per lasciare tutto, dicono; ma è un errore. Per liberarsi e staccarsi dalle cose, bisogna vederle nella verità, soppesarle al loro valore, metterle al loro posto: il giudizio è necessario – e ancor più – per la rinuncia ai beni del mondo, che per la conquista e possesso di questi stessi beni. Molte volte, sembra che non sia sufficiente dare un giudizio corretto per sbarazzarsi di un’ossessione. Questo potrebbe avere delle vere basi: potrei essere ossessionato da malattie immaginarie o persecuzioni, ma può anche accadere che io sia effettivamente malato e perseguitato. Quindi non è l’idea tirannica che è propriamente falsa, ma forse l’importanza che assume nella nostra vita interiore. E in molti casi, sappiamo più o meno chiaramente che alla luce di Cristo dovremmo prendere per poco ciò che la nostra immagine o pensiero ci insegue – ma non ci liberiamo di tanto dell’ossessione. Dobbiamo quindi concordare sul fatto che la volontà del cristiano è chiamata a sostenere il suo giudizio e a completarlo in un modo: deve imporre certezza spirituale all’immaginazione e alla sensibilità. Quando conosciamo certe verità, dobbiamo ancora ammetterle nella parte inferiore dell’anima. C’è uno sforzo continuo per ricordare e moderarsi, che è uno degli elementi essenziali di ogni vita cristiana. Non possiamo evitare questa lotta, possiamo solo, grazie all’esperienza di conoscere meglio la strategia. All’inizio ha condizioni fisiche che lo rendono difficile: un modo saggio di trattarsi è un primo passo. Ma vogliamo parlare qui solo di mezzi spirituali. Da questo punto di vista, tutte le ossessioni sono causate da una certa resistenza di autostima: non vogliamo accettare la sua parte di sofferenza e umiliazione. Sarebbe necessario acconsentire una volta per tutte a essere messi da parte, ad abbandonarsi. La nostra sfortuna pende da un filo, e questo filo siamo noi che lo tratteniamo: non vogliamo lasciarlo andare. Dare a Dio ciò che chiede, totalmente, radicalmente, di pronunciare un Amen assoluto, sarebbe liberazione. Un proverbio dice: dove non c’è nulla, il re perde i suoi diritti; allo stesso modo, su colui che accetta di non essere nulla, il principe di questo mondo perde il suo potere: i demoni dell’orgoglio, dell’impazienza, della gelosia non lo perseguitano più, poiché ha abbandonato tutto ciò che questi poteri potrebbero impadronirsi. Spesso, per un momento, pensiamo di aver raggiunto questo stato, ma presto l’idea crudele riprende il suo impero: è perché la nostra volontà è debole e incostante. Solo la grazia può aiutarci a desiderare, solo i doni dello Spirito Santo: doni di intelligenza e saggezza, possono guarire il nostro giudizio, la cui rettitudine soprannaturale rimane qui l’elemento decisivo. Questo dono di saggezza, è necessario chiedere a Dio con una preghiera umile e ostinata; preghiera che sarà ancora più vicina alla risposta che sarà più contemplativa. Perché la correttezza del giudizio dipende soprattutto dall’orientamento dello sguardo interiore: se l’anima è abitualmente rivolta verso Dio, che di solito lo guarda in faccia, impara la beata dimenticanza di tutto ciò che non è il suo amore. Questo è certamente il mezzo sovrano che, prendendo le cose in linea di principio, al vertice, crea la vera armonia ed equilibrio di tutto l’essere umano. Possa Maria, Madre e modello dei contemplativi, ottenere da noi dal suo Divin Figlio, nell’attuale festa della sua manifestazione, questa emancipazione interiore e il suo frutto eterno.

” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Porion – Le promesse del Vangelo

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

LA SPIRITUALITA’ DEL VANGELO

Le promesse del Vangelo

Ma l’obbedienza e la pazienza non sono dei fini. «L’arte per l’arte» è una forma inaccettabile, perché nessuna cosa creata è fine a se stessa. E questo discorso vale anche per la virtù.La virtù per la virtù è un ideale meschino e scoraggiante al tempo stesso, perché impossibile ad essere realizzato. Colui che lascia il mondo per la povera gioia di credersi perfetto, o che lotta contro il mondo per sentirsi vincitore e conquistare la sua propria stima, non raggiungerà altro che una nobiltà illusoria e si ritroverà in mezzo alle stesse opere per le quali si sforza di lasciarlo.

Nostro Signore vuole che noi facciamo il vuoto nel nostro cuore, ma per riempirlo del divino; e tale purificazione è sempre incompleta se essa non termina in questa pienezza, nello stesso modo che la vita divina non si saprebbe schiudere in noi se noi non facessimo sforzi per staccarci dal creato. Questa morte a sé stessi e questa vita in Dio sono inseparabili: l’una senza l’altra rimane abortita.

Ascoltiamo le promesse di Gesù a coloro che avranno osservato la sua parola: promesse che Egli vuole compiere in ciascuno di noi, che Egli arde dal desiderio di realizzare con divina impazienza:

«Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’Io lo amerò e mi manifesterò a lui». «Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (14,21 e 23).

«In quel giorno saprete che Io sono nel Padre e voi in me e Io in voi» (14,20).

«Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità… Egli dimora presso di voi e sarà in voi» (14,16-17).

Questa mutua inabitazione, questa fusione, questa «intimità stupefacente» con le Tre Persone Divine: ecco lo scopo superiore che bisogna far intravedere alle anime fin dall’inizio della vita spirituale; questo è il desiderio e questa è la volontà di Nostro Signore. Non basta spingere le anime verso un ideale celeste, bisogna farle entrare nel Regno di Dio, e far loro comprendere che esso è, fin dalla vita presente, la loro eredità: «Il Regno di Dio è in mezzo a voi» (Lc 17,2 1).

Fuori di questa vita d’unione con Nostro Signore e di questa società con il Padre e lo Spirito Santo, che ne è la conseguenza, non esiste vita spirituale profonda, né vera fecondità soprannaturale.

«Rimanete in me e Io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in Me… Chi rimane in Me ed io in lui, fa molto frutto perché senza di Me non potete far nulla» (15,4-5).

Chi non rimane in Me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi li raccolgono e li gettano nel fuoco e li bruciano. Se rimanete in Me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio» (15,6-8).

La preghiera silenziosa delle anime unite a Nostro Signore e vive della sua vita è di una potenza sovrumana: «In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre mio nel mio nome, Egli ve la darà» (16,23).

«In quel giorno chiederete nel mio nome e Io non vi dico che pregherò per voi il Padre: il Padre stesso vi ama poiché voi mi avete amato, e avete creduto che Io sono venuto da Dio» (16,26-27).

L’anima che si è aperta al Verbo divino, che L’ha accolto come la Santa Vergine, diviene come Maria un trono di Sapienza. Nostro Signore fa esplicitamente all’anima, nella quale Egli viene ad abitare insieme al Padre e allo Spirito Santo, la promessa di questo dono sconosciuto per il mondo: «Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto» (14,26).

Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (15,15). «Quando però verrà lo Spirito di verità, Egli vi guiderà alla verità tutta intera». (16,13).

Questa conoscenza è la vita eterna cominciata fin da questa terra: «Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio è Colui che hai mandato, Gesù Cristo» (17,3). Perché non si tratta di una scienza teorica, astratta; ma di una sapienza vissuta, piena d’amore, risplendente di carità, di misericordia e di dolcezza. Il torrente dell’amore divino inonda l’anima attenta e fedele per zampillare verso la sua sorgente e spandersi all’infinito sulle anime. Di mano in mano che questo amore diviene più generoso e più intenso, l’anima è arricchita di una conoscenza più profonda che vi fa crescere intorno la carità: «Rimanete nel mio amore» (15,9). Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’Io lo amerò e mi manifesterò a lui» (14,21).

Quando l’intelligenza e la volontà sono così purificate e riportate al loro Principio, quando l’anima è attirata nella vita divina, essa conosce finalmente la vera gioia. «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (15,11).

«La vostra afflizione si cambierà in gioia… e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia» (16,20-22)).

«Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me… Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (16,33 e 14,27).

Nella semplicità luminosa e nella sicurezza profonda di una vita divinizzata fino al centro, l’anima gode di sentir realizzate in sé stessa le supreme parole della Preghiera sacerdotale: «Perché tutti siano una sola cosa. Come Tu, Padre sei in me ed Io in Te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato. E la gloria che Tu hai dato a me, Io l’ho data a loro perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che Tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me» (17,21-23).

F I N E

Vi ricordo che è da  ora disponibile nella sezione download il libro intero in formato pdf

” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Porion – Le ultime parole di Gesù

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

LA SPIRITUALITA’ DEL VANGELO

Le ultime parole di Gesù

Questi precetti e questi consigli insistenti che ci spingono, con tanta forza, a morire a noi stessi, non costituiscono però che un lato, il lato negativo, della dottrina di Nostro Signore.

Se noi vogliamo conoscere pienamente il suo pensiero, dobbiamo rileggere soprattutto il quarto Vangelo. Nei Sinottici, infatti, il Salvatore si esprime quasi sempre attraverso dei simboli. Ma in San Giovanni (14-18) Egli dichiara esplicitamente il disegno del suo amore e ci fa comprendere perché esiga da noi, con tanto rigore, il sacrificio della nostra miserabile vita: perché possa essere sostituita dalla vita divina.

Non si mediteranno mai troppo queste pagine che costituiscono il testamento spirituale di Nostro Signore. Esse fanno apparire terribilmente sbiaditi e insignificanti tutti gli autori di spiritualità: il Vangelo, tra tutti i libri ascetici, è il più severo e imperioso; ed è anche nei suoi inviti alla vita soprannaturale e nelle sue promesse d’intimità con Dio più audace, più sicuro e più generoso di qualsiasi altro trattato di orazione mistica.

In questi quattro capitoli di S. Giovanni, Nostro Signore ci annuncia la sua intenzione di rivelarci il supremo segreto della sua dottrina senza parlare più in figure ed enigmi; ed i suoi discepoli fi-nalmente lo capiscono: «Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini» (16,29). Possiamo dunque considerare il discorso dopo la Cena e la Preghiera sacerdotale come il riassunto e la chiave di tutto l’insegnamento di Nostro Signore.

La necessità della penitenza e della mortificazione è indicata in alcuni versetti che ricordano le esortazioni svolte negli altri Vangeli. Non può esserci amore senza la fedeltà ai precetti che

abbiamo citato poco fa, non si può pretendere di seguire Gesù, essere suoi amici, se si rifiuta di portare la propria croce: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (14,15). «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (14,21). «Voi siete miei amici, se farete ciò che Io vi comando» (15, 14).

L’obbedienza ai comandamenti è il distintivo che separa dal mondo i discepoli eletti: «Signore, come è accaduto che devi manifestarTi a noi e non al mondo?» E Gesù risponde: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola… » (14,22 e 23). E questa frase basta a giustificare la condanna del mondo.

Nostro Signore non nasconde agli Apostoli le sofferenze e le contraddizioni che li attendono nella via della rinuncia: «Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo… per questo il mondo vi odia» (15,19). «Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come Io non sono del mondo» (17,14). «Voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà» (16,20). «Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; Io ho vinto il mondo!» (16,33).

” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Porion – Le esigenze del Vangelo

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

LA SPIRITUALITA’ DEL VANGELO

Le esigenze del Vangelo

Senza dubbio, è necessario morire. E’ la condizione necessaria per arrivare all’unione. L’Antico Testamento già ne fa menzione: «Nessun uomo può vedermi e restare vivo» (Es 33,20). Nostro Si-gnore l’afferma con una forza terribile. Le esigenze del suo amore sono inesorabili. Egli domanda agli uomini un sacrificio totale che nessun dottore della sapienza umana avrebbe osato domandare loro.

«Se non vi convertirete, perirete tutti» (Lc 13,3). «Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). »Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre… e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14,26).

I consigli degli asceti più rigorosi non fanno che ripetere queste minacce, senza riprodurre, spesso, l’accento della loro violenza divina.

Quel che è richiesto, se noi vogliamo seguire Gesù, è l’immolazione di tutto il nostro essere, immolazione sanguinosa e totale. La minima restrizione, il minimo calcolo sono sufficienti per contrariare i desideri di Nostro Signore: «Poiché io sono il Signore che amo il diritto e odio la rapina» (Is. 61,8). «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio» (Lc 9,62). «Poichè tu sei tiepido… sto per vomitarti dalla mia bocca» (Ap. 3,16).

” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Porion – La spiritualità del vangelo

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

LA SPIRITUALITA’ DEL VANGELO

La spiritualità del vangelo

La spiritualità di cui abbiamo dato i principi e abbozzato lo svolgimento, non è nuova, e noi non abbiamo assolutamente la pretesa di passarla per tale. Al contrario, noi vorremmo che si comprendesse, leggendo il Vangelo, che è la vita tracciata alle anime da Nostro Signore stesso.

Quando si parla della religione cristiana e soprattutto della vita interiore, si insiste, in genere, con istanza sui doveri che ci incombono, sui nostri obblighi. E non si mostrano abbastanza i tesori di bellezza e di gioia che Dio riserva, qui in terra, all’anima fedele.

Ci sembra che accanto ai nostri doveri converrebbe far figurare anche il nostro avere soprannaturale, e si vedrebbe allora che Dio ci domanda quel che noi possediamo e quel che noi siamo – cioè, pochissime cose -, per darci in cambio sé stesso, la sua vita eterna, beata e infinita. Questo scambio divino è esattissimamente dichiarato nel Vangelo, mentre molti autori spirituali, lasciando da parte le ricchezze che ci sono immediatamente promesse dalla generosità di Cristo, di-sconoscono la vera natura delle nostre relazioni con Dio.

” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Porion – Applicazione alla vita pratica

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

PRINCIPI DELLA VITA SPIRITUALE

Applicazione alla vita pratica

Come si può arrivare a prolungare la meditazione in modo tale che essa si estenda a tutta la giornata?

Prima di ogni nostra azione, e qualche volta anche durante la stessa azione, noi ci raccoglieremo un istante. Così, per esempio, pronunciando il Deus in adiutorium meum intende dell’Ufficio divino, getteremo uno sguardo verso l’interno, per trovarvi l’Ospite divino. E faremo lo stesso ad ogni Dossologia, ad ogni Gloria patri… dell’Ufficio o del Rosario.

Prenderemo l’abitudine, rinnovando quest’atto, di salutare Dio presente nell’anima nostra. Così speriamo di poter arrivare un giorno a non dimenticare Colui che portiamo in noi.

L’esame di coscienza consisterà nel ripassare tranquillamente nella nostra memoria la giornata trascorsa, al fine di assicurarci che non siamo stati negligenti, e che non abbiamo perduto di vista il

nostro Amato per un tempo troppo lungo. E constateremo che sono proprio i momenti nei quali è mancata l’unione con Dio che sono contrassegnati da cadute.

Quando faremo una lettura, basterà ogni tanto, non sia altro che nell’intervallo necessario per voltare la pagina, riportare la nostra attenzione al centro dell’anima nostra per conservare là il contatto con Dio.

Il momento del riposo, il passeggio per esempio, non saranno più perduti per la vita interiore. Faremo qualche atto per ritrovare o conservare l’unione, e rimar-. remo in questa intimità semplice, in quest’ambiente divino. Staremo con Dio come con un amico carissimo: non ci sarà uno scambio continuo di parole, ma si è ugualmente felici di saperLo e di sentirLo vicino a noi, e questo basta.

Se ci troviamo in qualche posto dove sappiamo che non si onora Dio, noi L’onoreremo con intensità ancora più grande.

E mentre continuerà così il lavoro della grazia, che noi favoriremo facendo del nostro meglio, ci sforzeremo anche di sviluppare in noi questa vita con i mezzi umani che sono a nostra disposizione; per esempio, con la lettura e lo studio, cercheremo di approfondire la dottrina della Chiesa, specialmente tutto quel che concerne la filiazione divina adottiva delle anime chiamate alla vita divina.

E infine, e soprattutto, avremo cura di usare con tutto il fervore di cui saremo capaci e con quella frequenza che ci sarà possibile, i Sacramenti, i mezzi per eccellenza. Infatti, è per mezzo della santa Umanità di Cristo che noi possiamo raggiungere la Divinità. Nessuno va al Padre se non per mezzo del Figlio Incarnato.

Egli ci purifica in un modo misterioso per mezzo dell’Assoluzione; e, con la Santissimo Eucarestia, nutrendoci della sua Umanità, ci immerge sempre di più nella Divinità, con la Quale noi dobbiamo continuare la comunicazione, anche quando le specie sacramentali hanno cessato di essere presenti in noi. Così il nostro ringraziamento non sarà terminato dopo un quarto d’ora. La nostra preghiera sarà quella dei pellegrini di Emmaus: «Resta con noi» (Lc 24,29). La Santa Comunione diviene così la sorgente inesauribile della nostra vita interiore; la sua azione si prolunga durante tutta l’intera giornata e ci animerà di un nuovo fervore.

Mettiamoci pienamente nelle mani della Santissima Vergine. Ella genera in noi suo Figlio, ed Ella Lo farà crescere fino alla consumazione nell’unità.

” Amore e Silenzio” Dom Jean Baptiste Porion – Gli ostacoli trasformati in mezzi

Amore e silenzio

Introduzione alla vita interiore

Dom Jean-Baptiste Porion

(α 1899- Ω1987)

PRINCIPI DELLA VITA SPIRITUALE

Gli ostacoli trasformati in mezzi

Le tentazioni, distrazioni, difficoltà interne ed esterne, che finora ho considerato come un ostacolo, saranno d’ora in avanti un mezzo d’elevazione. Fino ad ora tutto questo mi ha fermato e scoraggiato; ma d’ora in poi tutto ciò mi servirà come trampolino per elevarmi verso Dio staccandomi dalle creature. Non ci vedrò che un invito incalzante ad unirmi maggiormente a Dio per mezzo di un atto di fede, di fiducia, di amore e d’abbandono. Queste cose ardue si tra-sformeranno in grazie, perché mi forzeranno ad uscire da me stesso per non vivere più che in Dio.

Se fino ad ora la premura e la preoccupazione hanno dominato la mia vita, ora vivrò in uno spirito di fiducia e d’abbandono. Altre volte niente mi ha turbato più delle mie cadute e delle mie debolezze; d’ora in poi me ne glorierò: «Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo» (2 Cor 12,9). Me ne servirò per far vivere in me Cristo. E sempre per mezzo del solito sistema: consolidando il contatto con Dio per mezzo della fede, della speranza, della carità a spese dell’essere naturale. Cristo deve crescere ed io scomparire: «Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,30). Ed Egli crescerà nella misura in cui io scomparirò.

A poco a poco dominerò così gli avvenimenti; e tutti i miei vecchi avversari mi aiuteranno in avvenire ad avvicinarmi al mio ideale. Metterò sempre di più le mie facoltà e tutto il mio essere a disposizione di Dio; la sua voce parlerà sempre più chiaramente in me.

Così io spero che un giorno si realizzerà, per una grazia indicibile, la fusione della mia anima con Dio. Non mi riposerò più finché non avrò raggiunto questo scopo che mi sforzerò di non di-menticare. Ogni momento perduto sarà riparato da un momento di fervore.

La fede si fortificherà, la speranza diventerà più sicura, la carità più ardente.