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Dio è una serena evidenza (parte seconda)

Brother Marcellin Theeuwes, former general prior of the Carthusians, Taize, july .2015

Come vi avevo preannunciato ecco a voi la seconda parte dell’intervista a Dom Marcellin Theeuwes.

“Dio è una serena evidenza”

parte seconda

 I due pilastri della vita certosina sono il silenzio e la solitudine, che sono spesso fraintesi nella nostra vita moderna. Come capirli?

– Il silenzio e la solitudine inquietano. Tutto è fatto nelle nostre società per riempirli il più presto possibile. Ma senza il minimo di silenzio e solitudine, l’uomo perde di vista se stesso, non riesce più ad ascoltare ciò che si mormora in lui. Questi due pilastri permettono progressivamente di imparare a “abitare con se stesso” come diceva San Benedetto. Non è imprigionare il silenzio e la solitudine come faremmo con gli animali selvatici, ma di entrare progressivamente, amichevolmente, come passiamo attraverso una porta stretta verso uno spazio di maggiore libertà. La solitudine ed il silenzio permettono una discesa profonda in noi stessi, non ci isola, aiutaci a decentralizzarci: il silenzio ci apre alla Parola e la solitudine alla presenza di Dio. Questi due pilastri possono essere fecondi nel cuore di un’esistenza vissuta nel mondo, nella vita familiare e professionale. Come abitare la propria esistenza, come tessere legami fecondi con l’altro, se si è rivolto al di fuori di se stesso? Vissuti abbastanza radicalmente per vocazione e predisposizione interiore dai certosini, il silenzio e la solitudine sono anche indispensabili a ogni vita umana.

I certosini vivono la giornata nella cella, dove pregano, lavorano e mangiano da soli. Perché questo isolamento?

– Non si tratta di un isolamento, ma di una risposta a una chiamata. La cella offre un luogo dove si impara a vivere con se stesso per mantenersi alla presenza di Dio. Un’ascesi che corrisponde ad una vocazione particolare, un sentiero paradossale di liberazione.

Forse è l’ aspetto più “ruvido” della vita certosina?

– No. Spesso più difficile sono l’obbedienza e la vita comunitaria. L’obbedienza non è una risposta “militare” ad un ordine esterno, ma è un dono di autodeterminazione. È lasciarsi condurre dove, spontaneamente, non abbiamo il desiderio di andare. Una strada di umiltà dura in certi momenti…ma il frutto è così spesso la gioia! Nella vita di comunità, i limiti umani, le differenze, le personalità si confrontano. È un’esperienza di spogliamento. La realtà quotidiana, lontano da una visione un po’ sognata della vita monastica, ci chiama ogni giorno alla conversione!

 La parola chiave è “l’umiltà”?

– Sì. Accettare le nostre debolezze, senza cadere in un cattivo senso di colpa, perché il nostro Dio ci accoglie con i nostri fardelli. Non essere per se stesso un maestro troppo severo; guardare te stesso, senza compiacimento, ma con misericordia.

 Il grande appuntamento, è l”Ufficio Notturno. Una veglia che vi costringe ad alzarsi a mezzanotte per quasi tre ore di preghiera…

– L’Ufficio è quello che ci segna di più. Il mondo dorme, una buona parte della vita attiva si ferma, il silenzio è più significativo. In quest’ora ci alziamo unicamente per pregare e condividere un grande momento di intimità con il Signore. Noi “degustiamo” i salmi leggermente. Siamo collegati al mondo, agli uomini e alle donne che affidiamo alla tenera misericordia di Dio. Questo Ufficio Notturno è la fonte che irriga la mia vita di monaco certosino!

 Una fonte che ti aiuta a “trovare” Dio?

– Forse di più per consentirGli di unirsi a me. Non so se “trovo” Dio attraverso gli sforzi fatti per raggiungerLo. Chiaro, l’ascesi è necessaria, ma è sempre Dio che agisce per primo. È Egli che ci avvicina di noi e ci cerca, nonostante le nostre debolezze e le nostre difficoltà a riconoscerLo. Noi possiamo alimentare il nostro ardente desiderio di raggiungerLo. In certi momenti di grazia, accade l’incontro; allora, sì, oso dire che “trovo” Dio!

Dopo più di 50 anni di vita monastica, Lo conosci un po’ meglio?

– Dio rimane sempre l’Altro, e ci sfugge. Ma la Sua esistenza diventa per me ogni giorno più di un’evidenza…

“Un’evidenza”? È una parola forte!

– Non riesco a trovare altro. Dio è per me una serena evidenza. Sono sicuro del Suo amore infinito.

 Il nostro tempo è piuttosto segnato dal dubbio…

– Sarà che alcuni credenti non si accontentano? Non conviene, uscire da questo mezzo, per osare affermare, tranquillamente, che Dio esiste, che Lo vediamo all’opera nelle nostre vite, nella storia? Ritornare alla catechesi e alla predicazione, più esplicitamente alle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità? Nel nostro battesimo abbiamo ricevuto la grazia di credere in Dio, di sperare nel Suo amore ed amare come Egli ci ama. La fede non è un semplice auspicio umano, è una speranza. Dobbiamo lasciarla agire. Affrontare ciò che è talvolta descritto come “l’assordante silenzio di Dio”, uscire da una sordità prima di tutto segnata dall’assenza del desiderio di incontrarLo.

Il male, la sofferenza, restano come i grandi ostacoli alla fede…

– La sofferenza, la malattia, la morte sono inerenti alla nostra condizione. Attraverso Cristo, possiamo imparare a vivere con queste ferite e scoprire che la morte non ha l’ultima parola. Per la Risurrezione, possiamo avere la speranza di una vita che trascende la morte. La morte come un passaggio, un’immersione nell’amore di Dio.

Si tratta di osare abbandonarsi?

– Sì, bisogna affidarsi al Padre e dirGli con Cristo: “non la mia volontà, ma la Tua volontà”. Non abbiamo tutta la vita per imparare quest’abbandono; osare fidarsi nonostante l’enigma del male e della sofferenza; credere, nonostante ciò che sembra contraddirlo, perché Dio vuole solo una cosa: la nostra felicità.

Il grande cammino che conduce alla felicita è la preghiera?

– Sì. Ed il modo migliore di imparare a pregare è quello di mettersi in preghiera, cioè, il coraggio di credere che c’è qualcuno ad ascoltarci. La preghiera è un atto di fede in Dio.

Cosa fare quando non c’è più gusto nella preghiera?

– Bisogna perseverare, resistere, nonostante tutto. Appoggiarsi sui salmi, sulla preghiera della Chiesa, sul Vangelo…Affidare questo tempo di deserto al Signore. Aspettare…

Dom Agustin Guillerand (1877-1945), uno dei vostri fratelli certosini, descrive l’anima orante come “un paese invaso: dobbiamo liberarci, buttare fuori il nemico”.

– La preghiera è una lotta, perché non è così ovvia, richiede uno sforzo, un impegno, una piena consapevolezza. Non si entra in preghiera come si siede a tavola! Non è una necessità fisica, ma un desiderio che corre il rischio di attenuarsi. È essere davvero lì, lavorare sulla nostra presenza davanti a Dio. Riconoscendo umilmente che siamo segnati dalla mancanza, dall’incompletezza, mai all’altezza dell’aspettativa di Dio. Sempre dipendente dalla Sua grazia…Questa grazia che ci è data in abbondanza nel mattino della risurrezione.

Dio è una serena evidenza (parte prima)

Dom Marcellin Theeuwes

Nell’articolo odierno, vi propongo la prima parte di una recente intervista rilasciata lo scorso marzo da Dom Marcellin Theeuwes, già Priore Generale dell’Ordine certosino ( 2005-20012) alla rivista francese “Prier”.

Dio è una serena evidenza”

parte prima

L’esistenza dei monaci certosini intriga molti. Qual è il centro della vostra vocazione?

– Diffidiamo del carattere “misterioso” dei certosini. Si tratta, per diversi aspetti, di una vocazione semplice e simile a molte altre. Si tratta di andare, umilmente, all’incontro di Dio. Ciò che può sorprendere, è il carattere un po’ estremo della via che prendiamo e che ci immerge in silenzio e solitudine. Il nostro scopo è quello di provare a vivere la nostra esistenza davanti alla faccia di Dio, tanto quanto la nostra condizione umana lo permette, senza trascurare i nostri limiti, che sono quelli di tutti gli uomini.

 Quando il futuro San Bruno nel 1084 si addentra nella foresta dove fonda il primo monastero certosino, lui cosa cerca?

– Cerca un modo abbastanza profondo di ritirarsi dal mondo, in modo che nulla e nessuno potesse distrarlo dalla sua ricerca di Dio. In una lettera al suo amico Raul le Verd, egli esprime il suo desiderio: “Ho sete di Dio forte e vivente. (…) Spero nella preghiera che la misericordia di Dio guarisca la mia debolezza interiore e la colmi dei suoi beni, come lo desiderio.” Egli persegue un unico oggettivo: rendere il suo cuore disponibile all’incontro con Dio. Bruno non viene con un progetto di una fondazione stabile, un’organizzazione pensata, una regola di vita…Ha solo l’intuizione che l’internamento nella solitudine e nel silenzio, in compagnia di alcuni fratelli, sarà fecondo. Si tratta di mantenersi davanti al volto di Dio, ma sempre con i compagni animati dallo stesso desiderio esclusivo.

I certosini vivono allo stesso tempo una vita eremitica e comunitaria?

– Noi percorriamo insieme un cammino di solitudine. Nonostante il grande silenzio che tesse la nostra giornata, viviamo una forte vita in comunità. Ci appoggiamo gli uni agli altri per vivere allo stesso tempo una vita “da soli” e “insieme”.

Come sei stato attratto da questa vita?

– Avevo 25 anni quando, colpito da questa vocazione particolare, sono entrato in Chartreuse. Prima avevo vissuto in un’abbazia cistercense in Olanda, il mio Paese d’origine. Ho sempre saputo che volevo vivere in un chiostro. Fin dall’età di 6 anni pensavo alla vita monastica, senza sapere bene da dove proveniva questo desiderio precoce.

Perché hai lasciato i cistercensi per unirti ai certosini?

– Nel 1960 il rinnovamento conciliare è stato uno slancio formidabile. Le dimensioni di impegno sociale e la lotta per la giustizia erano evidenziate. C’era bisogno di agire in nome del Vangelo per trasformare il mondo. Se io avessi aderito a questi orientamenti, penso che le dimensioni della preghiera e della contemplazione le avrei dimenticate. Volevo impegnarmi ancora più radicalmente in una vita di preghiera, convinto che questa era la prima fonte di trasformazione del mondo e conversione degli uomini.

Come sapere se la chiamata proviene da Dio? Come assicurarsi che non proiettiamo su di Lui, i desideri che non sono altro che i nostri?

– Dio chiama, questo è un’evidenza! La Bibbia è piena di racconti da cui Dio invia i segni agli uomini: Abramo, Mosè, Giovanni Battista, i discepoli di Gesù…tutti hanno inteso che Dio li invita a seguirLo. Si tratta di sapere in quali scelte concrete di vita Egli ci invita a rispondere alla Sua chiamata. Certamente, possiamo negare il nostro desiderio di Dio. Ma penso che, più spesso, abbiamo paura di fidarci dei nostri desideri e riconoscere in essi, il desiderio di Dio.

E Dio ci parla attraverso i nostri desideri?

– Il desiderio più profondo che lavora nel nostro cuore è il desiderio di Dio stesso in noi. La vocazione emerge dall’intimo del nostro essere. Una voce che è in me, non è me, ma non può esistere senza di me. Ho bisogno senza cessare di esercitarmi ad ascoltare. Se dopo un tempo di discernimento, essendo accompagnato da un altro più esperto, io credo che questa o quella vita cristiana corrisponde al mio desiderio profondo e potrà costituire per me un cammino di realizzazione, arriva il momento in cui si deve lasciare l’esitazione e prendere il rischio della scelta. E non guardare indietro. Non credere troppo in fretta che si è sbagliato, avere il coraggio, la perseveranza, nonostante i dubbi che non fermeranno di attaccarci. Perché impegnarsi in una vocazione è anche impegnarsi in una battaglia: che consiste nel darsi e farsi prendere.

Guigo, il Certosino (1083-1136), evoca la vita certosina come un progetto di “abbandonare tutte le realtà mutevoli” per consacrarsi unicamente alla ricerca di Dio. Una vita rivolta solamente a Dio è sostenibile?

– Diventiamo monaci per combattere quello che Pascal chiamava “divertimenti”. Cerchiamo un modo di vita che offre le condizioni favorevoli per orientarci verso Dio. Questo non significa che il monaco non fa altro che pensare a Dio. Rimane l’uomo con i suoi limiti. Il suo spirito è catturato da preoccupazioni materiali: preparare il cibo, fare le pulizie, dedicarsi ai compiti della vita comunitaria. Non ci consegniamo a Cristo solo durante i momenti di preghiera e di celebrazione; lo facciamo anche nelle attività più banali della vita quotidiana. Tutto può, allora, diventare preghiera.

La seconda parte dell’intervista segue nel prossimo articolo.

News: Una conferenza dalla Grande Chartreuse

News:

Una conferenza dalla Grande Chartreuse 

LIVE

La Grande Chartreuse(mappe)

E’ con grande entusiasmo che voglio annunciarvi una conferenza dibattito organizzata per celebrare il decimo anniversario dal restauro effettuato sulla preziosa raccolta di dipinti che rappresentano alcune certose. Nella Grande Chartreuse vi è infatti un intero salone detto “Gallerie des Cartes”dove sono conservati 76 dipinti raffiguranti altrettante certose. Essi furono realizzati dal 1680, per volontà del capitolo Generale dell’Ordine certosino, con l’intento di testimoniare l’estensione certosina in Europa. Questi monumentali dipinti, caratterizzati dalle generose dimensioni ovvero 220cm x 150cm, furono realizzati tra il XVII ed il XIX secolo. Va ricordato che nel corso dei secoli per varie vicissitudini, o per il solo trascorrere del tempo questa collezione, dall’incommensurabile valore artistico e testimonianza dei diversi stili architettonici e delle influenze dei luoghi, ha subito danneggiamenti. Pertanto questa raccolta, essendo riconosciuta  come “Patrimonio certosino e monumento storico”, con  decreto ministeriale O M/01 38 no 82   dell’11 maggio 2001, ha potuto beneficiare di un massiccio intervento di restauro. Esso è stato possibile grazie all’impegno del precedente Priore generale Dom Marcellin Theeuwes  che ha ideato la costituzione di un associazione culturale “Association pour la Restauration des Cartes de Chartreus”, finalizzata alla promozione del restauro delle suddette opere che grazie all’intervento di enti locali e investimenti privati si è potuto concretizzare. Oggi a distanza di dieci anni da quel restauro,  il presidente dell’associazione A.R.C.C. ed il presidente dell’associazione Museo della Grande Chartreuse si ritroveranno in questa conferenza dibattito da loro organizzata ed alla presenza di Dom François-Marie Velut Priore Generale e del procuratore Dom Benoit. Grazie al sito del Museo della Grande Chartreuse, questa iniziativa sarà possibile seguirla in diretta streaming oggi 1 giugno a partire dalle ore 14:30. Nel ringraziare coloro che ci daranno la possibilità di partecipare virtualmente a  questa manifestazione, invito tutti voi a non perdere questa opportunità.

Diretta video in streaming

collage mappe

 

Il Museo della Grande Chartreuse

Il Museo della Grande Chartreuse

musee-de-la-grande-chartreuse (6)

Del “Museo della Grande Chartreuse”, vi ho già accennato in un precedente post, ma oggi con un articolo ad esso dedicato, intendo riservargli un approfondimento che spero vogliate gradire.

A causa dello sviluppo della rete stradale e del conseguente incremento di flussi turistici, l’Ordine certosino dopo aver avuto il riconoscimento di sito storico e naturale, sul quale era proibito il sorvolo con mezzi aerei e la circolazione di mezzi a motore, decise di istituire un museo. Esso è stato fondato nel 1957, con l’intento di informare i visitatori sull’ Ordine certosino sugli ambienti monastici, e sullo stile di vita dei monaci rimasto immutato in 900 anni di storia. Il complesso museale si trova a circa due chilometri dalla Grande Chartreuse, ed è situato nella Correrie, ovvero un gruppo di edifici del XVII secolo utilizzati un tempo come casa bassa, (laboratori,depositi, granai, stalle, lavanderie, ecc.) di pertinenza dei fratelli conversi e successivamente adibiti a stamperia e ad infermeria per i padri malati o convalescenti.

La scelta di questo ubicazione è da attribuire alla debita distanza dalla certosa, atta ad evitare che i frastuoni turistici possano turbare la quiete e la solitudine dei monaci immersi nel loro “deserto”. Il museo si avvale di diciotto sale espositive, nelle quali sono state ricomposti diversi ambienti claustrali, ed inoltre attraverso pannelli didattici  è possibile ripercorrere la storia dell’ordine dalla sua fondazione. Moderni accorgimenti audio visivi e multimediali facilitano la comprensione della vita certosina rivelata anche attraverso oggetti, manufatti, dipinti e stampe. Non poteva mancare un riferimento al prodotto realizzato dai monaci nei secoli, ovvero il liquore “Chartreuse”. Per poter comprendere appieno le condizioni di vita dei certosini, alla visita al museo bisognerà affiancare una passeggiata nei boschi incontaminati circostanti e lasciarsi rapire dalla aspra natura delle montagne che sovrastano questo splendido luogo, cornice ideale per l’elevazione spirituale. Attraverso le foto che seguono, provo a farvi ammirare un museo moderno, che va visitato in determinati periodi dell’anno, come ci viene descritto nel nuovo sito internet a cui vi rimando.

A seguire un breve filmato, nel quale possiamo ascoltare un discorso (in francese) tenuto dal precedente Priore Generale dell’Ordine Dom Marcellin Theeuwes, che lo scorso anno inaugurò una nuova sezione del museo. In quella occasione egli espresse in poche parole un profondo concetto:  “L’uomo è un dono di Dio in una pentola di terracotta.

Logo e piantina

Logo e piantina

plastico della Grande Chartreuse

plastico della Grande Chartreuse

ricostruzione ingresso cella

ricostruzione ingresso cella

corridoio di un chiostro

corridoio di un chiostro

vetrine con manufatti certosini

vetrine con manufatti certosini

stalli del coro e leggio ricostruzione chiesa

stalli del coro e leggio ricostruzione chiesa

ricostruzione Cappella

ricostruzione Cappella

sala con installazione audiovisiva

sala con installazione audiovisiva

I doni per il Pontefice

I doni per il Pontefice

Sempre in tema di doni, oggi a distanza di più di un anno della visita di Benedetto XVI alla certosa di Serra san Bruno, voglio menzionarvi una nota curiosa di quell’evento. Vi citerò, descrivendoli, i regali offerti al Pontefice dalla comunità certosina gratificata dall’incontro con il santo Padre.

 Il priore, Dom Jacques Dupont, ha donato a Benedetto XVI alcuni ricordi. La comunità ha offerto un liuto barocco a dieci corde accordato in re minore, realizzato proprio da uno dei monaci certosini. L’artistico oggetto musicale è stato costruito seguendo il modello di un liuto del XVII secolo di autore anonimo, presente nella collezione del Conservatoire national supérieur de musique et de danse de Paris. È stato interamente realizzato a mano con la stessa tecnica utilizzata all’epoca, impiegando legno di acero, cedro rosso ed ebano. Un’opera dunque molto particolare, sulla quale il certosino ha voluto intagliare il rosone tipico delle chiese medioevali e lo stemma di Benedetto XVI sulla fascia di chiusura della cassa armonica. Il priore ha inoltre offerto al Pontefice altri due doni: a nome del ministro generale  Dom Marcellin Theeuwes. Ventotto incisioni originali realizzate da un monaco della certosa di Parkminster (Inghilterra), che rappresentano le certose attualmente in attività in Europa, in America e in Asia. L’altro a nome delle monache certosine. Si tratta di una pergamena di montone, dipinta con colori prodotti in casa, minerali lapislazzuli e malachite, colori classici, tradizionali dell’arte della «miniatura» molto duri, macinati a mano fino a ottenere il pigmento finissimo che è la base del colore. Non sarà stato facile decidere e scegliere i doni da offrire al papa, ma sappiamo che sono stati molto graditi da Benedetto XVI, che nel riceverli non ha risparmiato apprezzamenti

Progettata nuova certosa in Olanda

Progettata nuova certosa in Olanda

L’articolo odierno vi riporta una notizia di attualità, curiosa ed intrigante riguardante la progettazione di una certosa. Lo scorso sabato 23 giugno ad Eindhoven in Olanda  sono stati premiati i vincitori del premio Archiprix, e tra questi l’architetto Ard Hoksbergen. Questo giovane architetto ha presentato un meraviglioso progetto coniugando architettura, urbanistica e paesaggio, applicandolo alla vita certosina, egli ha proposto un sua idea di complesso monastico conciliando e rispettando i severi dettami imposti dalla regola monastica. Hoksbergen è riuscito a farsi ospitare nella Granda Chartreuse per vedere da vicino la fonte della sua ispirazione, prodromo del suo ardito progetto e convivendo con i monaci ha assaporato ed apprezzato la solitaria ed ascetica vita certosina rivolta alla ricerca di Dio. Partendo dalla affascinante ubicazione, concependo la certosa all’interno della foresta di Tubbergen nei pressi di Twente (a nord di Enschede), considerando la necessità certosina del deserto, Hoksbergen  allinea il suo progetto con lo stile di vita ascetico dei monaci consolidando il rapporto con la natura, viene così prodotto un edificio che aiuta a cercare Dio. Ciò avviene anche grazie all’impiego di materiali sobri, (legno, acciaio, argilla) ed al giusto mix tra modernità e tradizione che il giovane architetto riesce a realizzare, concependo armoniosamente tutti gli ambienti monastici raccordati tra loro ma integrati scenograficamente con il bosco incontaminato. Considero sorprendente la incredibile differenza tra la immaginifica visione progettuale di tutti coloro che hanno realizzato le imponenti ed affascinanti certose nei secoli scorsi, con la relativa facilità delle odierne realizzazioni computerizzate e tridimensionali. Mi emoziona tuttavia, cogliere in un giovane architetto, l’attenzione rivolta alla immutata vita certosina ed all’affascinante carisma che essa emana, che ha senz’altro ammaliato anche la giuria la quale ha decretato la vittoria di questo inusuale progetto architettonico.

Le foto che seguono ci mostrano la realizzazione grafica di vari scorci del complesso monastico.

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Va detto che sul territorio olandese nel corso dei secoli sono state costruite nove certose, che purtroppo hanno subito enormi traversie di natura storico religiosa, e che hanno costretto i monaci ad abbandonarle. Ciononostante, agli inizi del ventesimo secolo vi è stato una intenzione di fondare una nuova certosa in Olanda sulla spinta di alcuni certosini fiamminghi ma purtroppo essa non si è mai realizzata. Tuttavia la presentazione di questo interessante studio progettuale all’ormai ex  Priore Generale Marcellin Theeuwees, anch’esso olandese, è stata visibilmente apprezzata. Purtroppo però, al momento questo plastico attentamente analizzato da Dom Marcellin resta solo un progetto, ma se se la Provvidenza lo vorrà, sicuramente un giorno potremmo assistere alla nascita di una nuova certosa ed al ritorno dei certosini in Olanda.

Eletto il nuovo Priore Generale dell’Ordine certosino

Eletto il nuovo Priore Generale dell’Ordine certosino

Dopo avervi diramato la notizia dell’ inizio delle votazioni per eleggere il nuovo Priore Generale dell’Ordine certosino, oggi con grande gioia sono lieto di annunciarvi la avvenuta elezione. A causa dei suoi problemi di salute da ricondurre ad un delicato intervento chirurgico subìto mesi orsono, il  Reverendo Padre Dom Marcellin Theeuwes, ha richiesto ed ottenuto “misericordia”, accettata e concessagli da Benedetto XVI il 22 agosto scorso, lasciando vacante il posto insediato quindici anni fa nel giugno del 1997.

Dom Marcellin Theeuwes

Dopo le rituali operazioni di voto, posso finalmente rivelarvi il nome del suo successore, ovvero il settantatreesimo Priore Generale, che risponde al nome di Dom François-Marie Velut eletto a pieni voti stamane alle ore 10. Provo a tracciare un suo breve profilo biografico. Michel Velut nasce il 30 dicembre del 1948, ed è stato inizialmente membro dei  Piccoli Fratelli del Sacro Cuore, dal 1970 al 1989, con il nome di Frate Michel della Santa Trinità. Poi la decisione di diventare certosino entrando alla Grande Chartreuse nel dicembre del 1989, ha fatto la solenne professione il 25 dicembre del 1991. Successivamente è stato nominato procuratore ed in seguito scriba. E’ stato poi eletto priore e maestro dei novizi della certosa di Portes il 1 giugno del 2001, fino ad oggi quando la Provvidenza ha voluto per lui un nuovo cammino. La figura di quest’uomo di grande personalità e spiccata spiritualità lo rende amato e benvoluto da tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo.

Dom Francois Marie Velut

Ringraziando Dom Marcellin per aver assicurato l’unità della famiglia certosina, ed augurandogli una salute migliore estendo i miei auguri al suo successore il nuovo Ministro Generale Dom François affinché possa essere il suo cammino benedetto da san Bruno, ed illuminato dalla grazia di Dio.

Invito tutti a pregare per san Bruno, per l’Ordine e per tutti i monaci certosini.

“Anche se c’è una grande austerità,questa libertà ci dà la sensazione di essere in vacanza tutta la vita! “

 

                                                      Dom François Marie Velut