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Pedro il postulante (parte seconda)

Pedro il postulante (parte prima)
dai racconti di Dom Sebastian Maccabe

Il racconto continua…

Pedro, considerava pensieroso, giorni scuri e tempestosi sono venuti a turno, giorni in cui tutta questa questa avventura sembra una follia. “Si tratta di una professione per la vita di un uomo?” – gli sussurrò una voce del dubbio – trenta, quaranta, cinquanta anni a fare questa vita? Erano questi i suoi dilemmi. Tuttavia, come la maggior parte dei giovani di oggi, Pedro a volte aveva sentito parlare di “culto nello spirito” (Giovanni 4:23). E tutti quei lavori di copia a che servivano? Insomma un impegno duro che pesava non poco. In quel tempo, a Santa Barbara (certosa di Colonia) c’era una stamperia perfettamente funzionante, ma ciò non impediva ai monaci di continuare con la loro tradizione multiculturale di trascrizione. “Non è molto importante che cosa facciamo, se questo è quello che dobbiamo fare”.

Quindi l’anno trascorso era sembrato a Pedro un tempo di attesa incredibilmente lungo scivolato più velocemente di qualsiasi altro dei diciotto che aveva appena compiuto. E già era riuscito ad occupare un posto in uno stallo del coro, tanto desiderato. Così, un giorno, capelli tagliati, in abito bianco e avvolto dal mantello nero voluminoso: divenne novizio. Era la vigilia della festa di San Giovanni Battista. “Che cosa è questo bambino?” (Lc. 1,66), così come il testo che è venuto dalla più antica memoria che giorno, mentre guardando il suo nuovo fratellino lì alla fine del coro. Solo Dio poteva rispondere a questa domanda, ma Dom Giovanni aveva lavorato negli ultimi giorni sulle sue “piccole note”. Quando tornò dai primi Vespri, Pedro trovò una nota alla sua porta. Abbiamo solo lo spazio per riassumere i punti culminanti di questo documento.

“Caro figlio, oggi ti ho ricevuto come figlio, e tu mi hai ricevuto come un padre, ” ciò che Dio ha unito, non potrà l’uomo dividere “(Mt 19,6).

Il diavolo ci acceca e sarà geloso della loro salvezza. Della mia dedizione e del tuo progresso; della mia vigilanza e della tua obbedienza. Utilizzerà tutta la sua forza per suscitare divisione e antipatia tra figlio e padre, conoscendo tutto il bene che egli può impedire e tutto il male che può creare. Poniamoci dunque contro il nemico della nostra salvezza. E tu sei così, che nonostante la mia imperfezione e peccato, guarderò con grande fedeltà per il tuo bene e, se lo accetti, diventerai uomo gradito a Dio. Credimi: imperfetto come me, posso rendere perfetto un bambino obbediente. La grazia divina che opera in te, non secondo le mie azioni, ma secondo la tua umile obbedienza. Qualunque cosa ti dice, qualunque cosa ti insegna, non riceverai altrimenti se non come dal Signore Gesù, che ti insegna a un peccatore, come ha detto una volta attraverso Caiaphas (Giovanni 11: 49-52 ) e l’asino di Balaam. (Num. 22, 27-31). Fai quello che fai, farlo con un cuore allegro, perché un triste servitore non piacerebbe al suo Signore. La tristezza rivela uno spirito forzato e non ottiene grazia. Fà in modo che tu possa trovare la gioia del cuore e della grazia davanti a Dio per la tua buona volontà. Sforzatevi di essere il primo in tutto e non l’ultimo. Aspettatii altro, ma non altro per te. In primo luogo nel coro, saluta, prima di tutto, Cristo, che aspetta i suoi soldati e chiede la sua grazia. Un santo orgoglio ti fa sentire pietà, vergogna e una fervida competitività se qualcuno ti supererà nel bene. Il fervore della buona volontà deve essere confermato dall’umiltà, che non attribuisce alcun bene, ma che si riferisce a Dio. Ti farà rendere conto che da Dio e senza di Lui non puoi fare niente, sapere o possedere. Non è perciò in te stesso, intendo con il tuo fervore che metterai la tua fiducia, ma nell’aiuto e nella protezione dell’Alto Altissimo. Il diavolo a volte suggerisce buoni auguri, ma per farli cadere meglio. Incoraggia opere, studi e esercizi spirituali sempre più numerosi e difficili, per non farti meglio, ma per farti scorrere in pericoli intricati e finalmente annegare tutto il tuo fervore. Nelle conferenze dei Padri e nella vita dei santi leggiamo, che tutti questi mali sono generati, sia da un grande rilassamento in alcuni, sia da un fervore immorale in altri. Se rimangono solo cristiani, perdono le loro teste o, adempiendo tutte le presunzioni, come se tornassero al loro vomito (per non usare qui un termine più abietto) (2 Pietro 2: 21-22). Si danno completamente alle consolazioni della carne. Felice il fervore della devozione che è temperato dall’obbedienza! Mi sarebbe piaciuto citare molte delle frasi di Cassiano, ma l’abbondanza mi fa rinunciare. Tutto il libro delle istituzioni dovrebbe essere letto, perché insegna molto bene quanto sia necessario e utile per i giovani religiosi rinunciare veramente a se stessi. Anche San Bernardo lodò l’obbedienza notevolmente; egli vede nell’indice delle sue opere quello che pensa. Infine, figlio mio, ti esorto a quello che dovresti pregare o recitare vocalmente, non farlo in modo ordinario, in fretta, come se il tuo spirito si occupasse di altre cose. Al contrario, eseguilo con l’energia, con tutte le cerimonie debitamente eseguite e con diligenza. Così, ogni volta che ti rendi conto di uno spirito sconnesso, puoi rapidamente tornare indietro. Infatti devi applicarti instancabilmente per compiere l’Ufficio Divino, con devozione e attenzione, in modo che se non hai fatto altro bene, almeno tu fai come dovresti ».

Una spiritualità solida e semplice. È ben conscio che Dom Giovanni Lanspergio è stato contento di scavare profondamente nelle fondamenta della vita spirituale, nella speranza di vedere l’edificio dell’anima aumentare in lui negli anni a venire. Pedro – mi scusi – Dom Pedro ora ha i suoi piedi fermamente fissati al primo passo della scala celeste. Resta da notare quali progressi ha fatto durante il suo anno di prova.

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Pedro il postulante (parte prima)

Pedro il postulante (parte prima)

dai racconti di Dom Sebastian Maccabe

lo studio in cella

lo studio in cella

Cari amici, avevamo lasciato il giovane Pedro alle prese con i compiti affidatigli dal Maestro Dom Giovanni e lo ritroviamo, nel prosieguo del racconto, nella sua cella.

La luce era scivolata nella cella di Pedro per più di un’ora, ma egli stava ancora dormendo. Poi, alle cinque e mezzo, il prolungato suono della campana della campana bruscamente ha interrotto i suoi sogni ed aprì gli occhi. In quel breve momento, che separa il sogno dalla veglia, percepiva qualcosa di strano. La luce non proveniva dall’angolo della soffitta come al solito; il soffitto basso era più alto di qualche metro; le lenzuola erano diverse … Stava ancora sognando? Poi, diventando consapevole, notò il fatto che egli era in certosa, in una delle celle Ehi ‘Pedro! Un’ondata di gioia e di gloria, invase e, per un attimo, lui sopraffatto: “In certosa… al sicuro” Saltò fuori dal letto e istintivamente cadde in ginocchio, baciò la terra e adorò la bontà di Dio, per un momento di estasi. Corse alla finestra e l’aprì largamente. Gli uccelli nel loro giardino cantavano alla luce del sole del mattino. Quando la mattina il colore dell’oro dipinge,
Quando risvegliando il mio cuore proclamo Lode sia a Gesù! Nella preghiera come al lavoro, per il mio Gesù canto: Lode a Gesù! Lodato sia Gesù!
Una volta lavato e vestito, si avvicinò al tavolo per essere sicuro di seguire le istruzioni del suo Maestro. Andò al suo oratorio per leggere alcune delle sue preghiere preferite. Ecco il piccolo libro che aveva portato con se, in cui Brigida, la grande santa svedese, ha espresso le sue contemplazioni sulla Passione. Per Pedro, ella ha illustrato, in modo molto realistico, il grande dramma del peccato e la sua redenzione. Il suo cuore bruciava d’amore per il suo Signore e un ardente desiderio di soffrire per Lui. A dire il vero, dopo un quarto d’ora, di quello che potremmo chiamare meditazione, il povero Pedro era così ardente d’amore che dovette calmare il suo ardore. Così, avvicinandosi, baciò i piedi del crocifisso ligneo, dipinto con realismo, che era appeso nell’oratorio, poi, con un coraggio che non aveva avuto fino ad ora, si alzò per essere in grado di poggiare le labbra sul lato forato in cui il sangue scorreva a fiotti rimase in contemplazione. Pedro non aveva dimenticato che l’opera lo stava aspettando. Inoltre, sapeva che un tale fervore viene e va, perché “i fuochi violenti si spegnono da soli e rapidamente”. Il pomeriggio precedente, aveva trovato una scatola e un libro in cella. Una piccola nota, che non era scritta da Dom Giovanni Lanspergio, nella quale si diceva di iniziare la copia del volume che lo accompagnava. “Lascia un margine di poco più di un centimetro”, diceva, “circa diciotto righe per pagina, con una media di dodici parole ciascuna. E per favore non usare mai le lettere maiuscole ».

Tutti gli strumenti erano all’interno della scatola, con alcune matite senza punta e una boccetta d’inchiostro nero, ma non rosso o blu, che rendeva impossibile scrivere le lettere maiuscole. Poi cominciò con una mano ferma: Incipit liber institutionum Joannis Cassiani, monachi (Iniziato il libro delle istituzioni di Casiano, monaco)
Il libro era stato deliberatamente scelto per servire sia l’esercizio fisico che l’istruzione.
La sera prima, aveva fatto quasi metà pagina, e ora stava continuando il suo compito. Un’ora dopo, al rintocco della campana egli si recò nella chiesa, dove doveva servire la Messa. Il sacerdote, prostrato sulle scale dell’altare, stava preparando per la celebrazione, non si rese conto che Pedro era lì. Solo quando aprì il messale per iniziare l’introduzione, Pedro ebbe l’opportunità di vedere il suo volto. Egli si concentrò sui suoi doveri dell’altare, e cominciò, come Dom Giovanni aveva prescritto, ciò che potremmo chiamare i Misteri Dolorosi del Rosario. Ogni Ave Maria finì con un piccolo ritornello che ricordava il corrispondente mistero, come Dom Domenico di Treves aveva insegnato.
Al termine, dopo la Messa, nell’ aprire la porta della sua cella, entrò provando una piacevole sensazione di appartenenza. Era tutto suo, non c’era nessuno che avrebbe potuto turbare la sua pace. Nessuno tranne la quasi percepibile presenza della Regina e della Madre, nella sua nicchia, vicino alla porta, e di fronte alla quale si inginocchiava, salutandola. C’era anche questa altra grande Presenza, più di un Fratello, il cui amore fece della piccola cella un pezzo di cielo caduto sulla terra.
“Quindi starete al sicuro nella cella! Non ci imprigioniamo per castigarci”: aveva scritto un certosino inglese un secolo prima, ma per una maggiore sicurezza. Perché ci sono posti come nella alta, solida torre della religione, in cui le frecce velenose di questo mondo malvagio e le tempeste inquietanti di questo mare amaro sono in grado di raggiungerci
La giornata finì quasi prima che fosse iniziata, così breve era quel programma di occupazioni. La domenica è trascora con una velocità sorprendente e da maggio si è arrivati a giugno, senza rendersene conto.
Continua…..

La storia di un aspirante e Dom Lanspergio (Prima parte)

novizio in cortile

Ecco l’estratto del primo dei sette racconti raccolti da Dom Sebastian Maccabe, riguardanti l’approccio con aspiranti monaci, postulanti, novizi. Lo scenario è la certosa di Colonia ed il protagonista è Dom Lanspergio.


Era una bella giornata nel maggio del 1525. Poco dopo la Ave Maria di mezzogiorno, frate Gaspar, portiere della Certosa di Santa Barbara, aprì la serratura della grande porta d’ingresso, in risposta ad un suono squillante proveniente dalla portineria.

All’uscio vi era un diciassettenne che aveva sempre scritto di sé descrivendosi come “studente dell’Università”. Frate Gaspar riconobbe ovviamente con chi aveva a che fare. Non era uno di quei giovani che chiedevano cibo ogni giorno. Lo salutò, poi dolcemente, con un leggero abbraccio. Questo era l’unico giovane che veniva spesso, non solo attratto dal cibo che perisce, ma anche dal confessarsi. Giovani studenti universitari lo hanno fatto, di tanto in tanto, forse non abbastanza. Come Lanspérgio che ha messo in bocca di uno dei suoi personaggi letterari, la frase che questi giovani potrebbero dire: “Preferirei versare i miei peccati in una cocolla”

“Posso parlare con Dom Govanni Lanspergio?” Ha detto Pietro (così lo chiameremo) .

Frate Gaspar comprese il motivo della richiesta e fece entrare il giovane in portineria, richiudendosi immediatamente il portone alle loro spalle. Avendo avuto brutte esperienze con altri finti pellegrini che lo avevano ingannato, quindi la sicurezza innanzitutto!

In seguito incontrando il Padre Priore, fratello Gaspar riferì della richiesta ricevuta dal giovane Pietro. Il Priore lo invitò a servire un pasto al giovane.

Dopo essersi accordato con il fratello cuoco sul pasto da destinare al nuovo ospite, condusse il giovane Pietro alla cella di Dom Giovanni Lanspergio Maestro dei Novizi. Entrando Fra Gaspar disse “Lode a Gesù Cristo” ed il Maestro rispose: “Per sempre Amen”, quindi annunciò, “questo è Pietro porta con sè un piccolo pacco con i vestiti ed alcuni libri”. Uscendo dalla cella si recarono verso il Chiostro per poter offrire al giovane la possibilità di esternare le sue richieste, a Dom Lanspergio già note. Difatti non meno di una settimana prima aveva già ascoltato il giovane Pietro che esprimeva il suo desiderio di entrare in certosa come postulante, e gli aveva già dovuto rispondere che avendo soli diciassette anni ciò era impossibile.

Ed infatti dopo poco Pietro esclamò: “Padre, come vedi, sono venuto per rimanere!” mostrò il pezzo di abbigliamento, lamentosamente piccolo e quattro libri, legati da una corda di canapa, che rappresentavano tutto il suo guardaroba e tutto il suo tesoro di questo mondo. “Oh, non dirmi no, perché dovrei entrare, e adesso! No, non me ne andrò nemmeno se cercherai di mandarmi via. » Continuò mostrando un po ‘di audacia.

Frate Gaspar si allontanò dai due per non essere indiscreto, e recandosi in cucina seppe dal cuoco quale era il pasto da destinare al giovane ospite. Il cuoco conoscendo la fame dei giovani si era apprestato a preparare un enorme piatto di abbondante zuppa di piselli, alcune uova e una grande porzione di stufato di anguilla. Nel portavivande che consegnò a Fra Gaspar aggiunse qualche formaggio ed al cune mele oltre ad una bottiglia di vino, il tutto fu portato nella Foresteria ed appoggiato su di un grosso tavolo di pino.

Il racconto prosegue nel successivo articolo….

Dom Sebastian Maccabe

10 lo studio in cella

Conosciuto con lo pseudonimo di Henry Chester Mann, è l’inglese Sebastian Maccabe. Egli nacque nato il 27 luglio del 1883 a Rockferry, nella contea di Cheshire, a nord dell’Inghilterra. Dopo aver finito i suoi studi di gioventù con i benedettini di Downside (Bath), entrò nei Redentoristi. Fu ordinato sacerdote nel 1908. Era un predicatore e confessore in molte comunità religiose in Inghilterra. Così ha avuto l’opportunità di sviluppare i suoi straordinari doni come direttore spirituale. Nel 1917 entrò nella Certosa di Parkminster, precisamente il 27 giugno 1919, fece la sua prima professione religiosa. Nel 1921 fu nominato Maestro dei Novizi e, quattro anni dopo, Vicario. Nel 1927 fu trasferito alla Certosa di Firenze. In questo nuovo luogo, ha anche inizio per lui un periodo particolarmente difficile. Fu allora che “si incontrò” con San Bernardo, a cui doveva molto. L’anno successivo fu nominato Maestro del Novizio della nuova casa. Ha tenuto questa posizione fino al 1935, quando fu nominato Priore della Certosa di Pavia.

Dotato di grande tatto e prudenza, riuscì a gestire la difficile situazione creata dalla seconda guerra mondiale e rimanere come Priore di questa monumentale Certosa, proprietà dello Stato, nonostante la sua nazionalità inglese. Nel 1945 la Certosa di Pavia fu chiusa. Dom Sebastian fu nominato convisitatore e poi visitatore delle province d’Italia ed inviato, come Priore, alla Certosa di Farneta. Qui morì, il 9 settembre del 1951, quando si stava preparando a celebrare la messa. La sua gentilezza disinteressata e l’ampia cultura furono evidenti nelle sue brillanti conversazioni. Dom Sebastian era sempre capace, malgrado le proprie difficoltà, a diffondere allegria a coloro che andavano da lui per aiuti e consigli.

Si dice che “chiunque lo visitasse ne usciva dalla cella con un volto sorridente. Anche i Visitatori!”

Durante il suo soggiorno a Parkminster, Maccabe ha curato due opere dei certosini inglesi del Medioevo. Erano pochissimi autori: Adam Scot e Nicholas Love. Allo stesso tempo, aveva in grande considerazione la dottrina spirituale del devoto Lanspérgio, di cui doveva aver servito durante i 13 anni in cui era il maestro dei novizi. Nel 1926 pubblicò, con un’ampia introduzione, una versione della “Lettera di Gesù Cristo all’anima devota”. Questo è il libro più originale e ricondotto di Lanspérgio. La sua produzione letteraria nasce dal desiderio di condividere con tutti, in modo accessibile e piacevole, alcune ricchezze spirituali e umane della tradizione monastica.

A partire dal 1929, articoli interessanti appariranno regolarmente pubblicati nella rivista “Pax” dell’abbazia benedettina di Prinknash (Gloucester). Questi sono piccoli saggi spirituali, schizzi monastici animati e talvolta anche recensioni ben riflessive. Alcuni di questi articoli fanno parte dell’unico libro pubblicato “The Cloistered Company” (1935).È una collezione di racconti monastici brillanti e ispiratori. Un secondo libro su San Bernardo era in bozza, ma la morte gli impedì di completarlo.

I sette articoli che vorrei offrirvi, concepiti come unità, sono stati trovati, dopo la sua morte, tra i suoi documenti. Sono stati pubblicati, nella stessa rivista, in modo interrotto tra il 1957 e il 1961. Solo in seguito si sono riuniti questi articoli. Innanzitutto, nella traduzione inedita italiana, eseguita a Farneta dal vescovo Eugenio Treccani.Successivamente, in una traduzione tedesca realizzata nella Certosa di Marienau da Dom Willibrord Müller.  Nello stesso anno, apparve la traduzione francese. Nel 2004 compare la traduzione spagnola sulla base dell’edizione francese e del latino originale. Infine una traduzione portoghese (2006) è basata sulla traduzione spagnola e tedesca. Grazie alla sua cultura monastica ed alla indubbia capacità narrativa, Dom Sebastian, ricco della sua competenza ed esperienza, introduce i giovani aspiranti certosini, postulanti e novizi con leggerezza ed umorismo.

Prossimamente vi offrirò alcuni estratti di questi sette testi, per ora ho solo voluto presentarvi questo personaggio certosino poco noto.