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La pace

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«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv14,27).

Eccoci giunti ad un altro dono dello Spirito Santo: la pace. Una meditazione di un certosino che ci esterna in questo brano parole su cui riflettere. Facciamone tesoro!

La pace è un altro frutto dello Spirito Santo. Essa presuppone l’assenza di agitazione, che è esattamente l’opposto della pace; presuppone il riposo della volontà in possesso stabile del bene desiderato. Questo è esattamente lo stato della persona che è totalmente consegnata allo Spirito Santo. Se ci troviamo in questa situazione, cosa sarebbe in grado di disturbare la pace? La malattia, la debolezza, le umiliazioni, le tentazioni? La persona sa che tutto questo, è permesso dal Padre del cielo e sarà per lei un gran bene. Potrebbe essere la morte? No, perché la aspetta con amore e sente che non le manca il valore ed il coraggio di accettarla, continuando, così, a vivere.

Come questa persona potrebbe non sentirsi inondata di pace, sapendo che è consegnata a Colui che è l’unico centro di tutte le cose, e avendo un unico timore: offendere, in qualsiasi modo, un Padre così buono? È pienamente immersa nell’ordine, quindi usufruisce della tranquillità che è il risultato necessario della vera pace. Questa è la pace che il Signore desiderava ai suoi discepoli dopo la risurrezione: “La pace sia con voi, vi do la mia pace”, così diversa dalla pace del mondo.

La pace è una condizione necessaria per una perfetta vita della grazia in noi. Ed il diavolo lo sa bene. Quindi cerca di seminare l’inquietudine, in ogni modo, particolarmente nelle persone consacrate a Dio. Questo è l’obiettivo immediato dei suoi sforzi. Una persona irrequieta, si lascia sopraffare dalla tristezza e si ripiega su se stessa, ciò la impedisce di aprirsi come un fiore al sole dell’amore divino e, quindi, di glorificare Dio come dovrebbe farlo. La via d’uscita da questa situazione, quando non se sa evitare le insidie del diavolo, è umilmente aprire il cuore al confessore o al suo maestro di novizi. Questo rimedio è più efficace quanto più spiacevole al demonio dell’orgoglio, e prepara la persona, in modo efficiente, a lasciarsi muovere dallo Spirito divino.

Infine, questa pace sarà più consolidata in noi, quanto più ci applichiamo a essere fedeli di fronte alle piccole ispirazioni della grazia, con l’unica preoccupazione di compiere la volontà di Dio, anche nei piccoli dettagli. “Grande pace hanno quelli che amano la tua legge”, canta il salmista (Sl 119). La pace è il frutto della santità e dell’amore filiale. Felice la persona che è pia – “farò scorrere verso di essa, come un fiume di pace” (Is 66, 12).

(Un certosino)

 

 

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Sulla scienza

ammirando-il-creato

“I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.

Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce”

(Salmo 19)

Lo scorso 6 dicembre vi ho annunciato la pubblicazione di brani sui doni dello Spirito Santo. Dopo avervi illustrato “la gioia“, oggi voglio proporvi “la scienza”, una breve meditazione su cui riflettere.

Non è vero che il nostro modo di parlare, di pensare e di agire, è spesso troppo umano, anche dopo che siamo entrati nel monastero? Per cercare la santità è necessario perdere la mentalità del mondo, cioè, dell’uomo, e sostituirla per il modo come Dio vede.

Qui il dono della scienza può aiutarci; non la scienza del mondo, ma la scienza di Dio. Attraverso questo dono dello Spirito Santo, una persona come per istinto, giudica tutte le cose alla luce della fede come Dio e, quindi, anche come nostro Signore ed i Santi. Beato colui che non possiede proprio giudizio, propri punti di vista, ma che in ogni circostanza giudica secondo lo Spirito Divino. Possiede la certezza di non ingannarsi mai: “Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55, 8-9).

La persona che si consegna completamente all’azione dello Spirito di scienza, qualunque cosa accada, senza lasciarsi turbare dalla desolazione e dalla disperazione, sa che non sarà per sempre confusa e sa che è un bene per l’anima essere provata in quel modo; si abbandona senza riserve nelle mani del Padre del Cielo. Volentieri, nella prova e nell’umiliazione, ripete con il Salmista: “Bene per me se sono stato umiliato” (Sl 118, 71).

La persona che aspira a lasciarsi condurre, in tutto, dallo Spirito di scienza, deve prima di tutto, cercare una perfetta purezza dell’anima e una grande delicatezza di coscienza, e deve sforzarsi di essere particolarmente fedele nei minimi dettagli. Attraverso questa fedeltà nelle piccole cose, Santa Teresa del Bambino Gesù ha raggiunto in così poco tempo, una saggezza così elevata e una perfetta santità.

(Un certosino)