• Translate

  • Follow us

  • Memini, volat irreparabile tempus

    dicembre: 2021
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • “La casa alla fine del mondo”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Unisciti ad altri 619 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 6

Ecco per voi il sesto ed ultimo paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Santo Doroteo di Gaza

Santo Doroteo di Gaza, che ci trasmette la saggezza dei primi monaci in una forma non invecchiata, ha un bel capitolo sulla menzogna. Dopo aver citato Gv 8,44, distingue: sono tre modi diversi di mentire: con il pensiero, con la parola o con la vita stessa. È nella sua mente, quella che accoglie i sospetti. Questa idea di mentire nel pensiero è molto originale e pertinente. Non è così sconosciuto perché esiste un’altra forma di mentire nel pensiero che chiamiamo: mentire a te stesso. Tuttavia, dopo uno sviluppo piuttosto lungo sui sospetti, Doroteo conclude: Niente è più grave dei sospetti. Sono così dannosi che alla lunga riescono a persuaderci e farci ovviamente credere che stiamo vedendo cose che non sono e non sono mai state. Non è esattamente quello che è mentire a te stesso? Riguardo alla menzogna a parole, osserva: Tutto il peccato viene dall’amore del piacere, o dall’amore del denaro, o dalla vana gloria. Anche il mentire nasce da queste tre passioni. Mentiamo o per evitare di essere ripresi e umiliati, o per soddisfare un desiderio, o anche per ottenere qualche guadagno. Infine, vale la pena citare abbastanza ampiamente ciò che dice sulla menzogna nella vita. Chi mente per tutta la vita è la dissolutezza che si vanta della castità, l’avaro che parla di elemosina e loda la carità, o l’uomo orgoglioso che ammira l’umiltà. Non è con l’intenzione di lodare la virtù che la ammira, altrimenti inizierebbe confessando umilmente la propria debolezza dicendo: “Ahimè, guai a me! Sono vuoto di tutto il bene! Dopo aver così confessato la sua miseria, poté ammirare e lodare la virtù. (…) Ma il bugiardo non ammira la virtù con tali sentimenti. È per coprire la propria vergogna che propone il nome di virtù e ne parla come se fosse virtuoso lui stesso; spesso è anche ferire e sedurre qualcuno. Infatti, nessuna malizia, nessuna eresia, né il diavolo stesso possono ingannare se non simulando la virtù, secondo la parola dell’Apostolo: Il diavolo stesso “si trasforma in un angelo di luce” Non è quindi da meravigliarsi che i suoi servi si travestono anche da servitori della giustizia. Quindi, sia che voglia evitare l’umiliazione di cui teme la vergogna, sia che abbia il disegno di sedurre e ingannare qualcuno, il bugiardo parla delle virtù, lo loda e lo ammira, come se avesse fatto proprie le virtù. pratica. Quindi è lui che mente per la sua stessa vita. Non è semplice, ma doppio: altro dentro, altro fuori. Tutta la sua vita è doppiezza e commedia. Anche questa volta, il capitolo precedente ha illustrato in anticipo questo detto. Quanto segue mostrerà come l’unità desiderata da Cristo tra i suoi discepoli può essere distorta e diventare anche una menzogna e un mezzo di controllo. Prima di chiudere questo capitolo, faremo nostra la conclusione di Santo Doroteo: abbiamo detto della menzogna, che viene dal Maligno. Della verità abbiamo detto: la verità è Dio. Fuggiamo dunque la menzogna, fratelli, per sfuggire alla festa del Maligno e sforziamoci di possedere la verità per essere uniti a Colui che ha detto: “Io sono la Verità” Che Dio ci renda degni della sua verità !

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 6

Risques-et-derives-de-la-vie-religieuse

Ecco per voi il sesto paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

La menzogna non rispetta la persona a cui ci stiamo rivolgendo

La menzogna non rispetta la persona a cui ci rivolgiamo Quando la menzogna non è più “giustificata” da un’intenzione altruistica, carità, ma da un interesse personale, iniziamo ad entrare in un processo che chiamiamo manipolazione. In “Manipulateurs, les personnalités narcissiques”, Pascal Ide lo definisce come segue: manipolare è usare gli altri per i propri fini. L’altro per un fine personale, che si tratti di difendere un potere, una stima, un’immagine di sé o qualsiasi altra cosa. Ora, usare una persona per un fine personale significa iniziare a negargli il carattere di una persona. Questo processo una volta ha portato alla schiavitù che tratta una persona come un animale domestico. Tuttavia, la manipolazione, in cui le bugie sono più o meno onnipresenti, può portare a una forma di schiavitù, perché la persona non ha più la sensazione di esistere. Non sempre raggiungiamo questo grado di serietà, ma come abbiamo visto nel capitolo precedente, la cultura della menzogna è spesso costituita da una moltitudine di piccole bugie, nessuna delle quali, presa in sé, sembrerebbe molto seria. Ricorda la rana.

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 5

Ecco per voi il quinto paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Mentire distrugge la relazione

Supponiamo una società in cui tutti mentono.
La vita sarebbe ancora possibile? Impossibile fidarsi di nessuno, sapere a che ora partirà un treno, sapere se il contenuto di una lattina di fagioli non contiene patate, inviare una lettera (che ci dice che arriverà?).
L’impiegato ti dice che ha registrato il tuo biglietto aereo, come fai a sapere se è vero? La società diventerebbe il caos totale anche nelle cose più piccole.
Più vicini alla nostra realtà quotidiana: se un giorno scopriamo che una persona ci ha mentito, possiamo perdonarla, ma qualcosa si rompe nella fiducia perché ora che certezza posso avere che abbia torto mentirmi di nuovo? Spesso giustifichiamo la menzogna con la carità. Per non ferire, racconterò una piccola bugia. Forse l’intenzione è caritatevole, ma il rischio è formidabile. Supponiamo che un amico ti abbia dato un libro e dopo aver letto tre pagine quel libro ti abbia annoiato e tu lo abbia chiuso. Poco dopo, incontri questo amico che ti chiede se ti è piaciuto il suo libro.
La tentazione è di spiegare che è stato trovato molto interessante per non ferirlo. Ma se in seguito quell’amico scopre che in realtà non hai letto il suo libro, proverà un dolore molto più profondo. Perché ti mancava così tanto la fiducia in lui che l’hai tradito? Dici che è tuo amico, ma è proprio vero? Adesso può avere dei dubbi. È certamente più esigente, ma tanto più fecondo per essere semplicemente vero: Io ti ringrazio, sono stato davvero toccato da questo dono e dalla cura che mi hai mostrato. L’ho visto e, perdonami, non voglio ferirti, ma è un argomento che non mi interessa e non sono andato molto lontano. E possiamo aggiungere che non importa, poiché, come si suol dire, è il gesto che conta. Ovviamente sarà un po’ spiacevole per l’amico, ma se ne andrà con la soddisfazione molto più profonda di una vera relazione e una maggiore fiducia di poter contare su ciò che gli dici perché è solido.
E credimi, questo vale oro.

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 4

Ecco per voi il quarto paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Niente può giustificare la menzogna

L’affermazione sembrerà eccessiva ad alcuni, eppure lo è merita di essere difesa: nella vita ordinaria, nulla può giustificare la menzogna. L’obiezione che verrà subito in mente a molti lettori è classica: se i nazisti vengono a chiedere a qualcuno se sta nascondendo ebrei in casa sua, ed è vero, ha il diritto di dire loro di no. Giusto. Questo è un diritto di autodifesa che può consentire alle persone di uccidere se attaccate e di mentire di fronte a una seria minaccia. Se un terrorista viene a dare fuoco a una chiesa e chiede al parroco se sa dove sono i fiammiferi perché ha dimenticato l’accendino, il parroco non deve dirgli la verità. Ma non possiamo trasporre nella vita ordinaria ciò che si applica a situazioni eccezionali. Quindi potremmo chiarire un po ‘l’affermazione dicendo: a parte il caso dell’autodifesa, nulla può giustificare la menzogna. Perché ? Una rapida indagine mostra che poche persone hanno pensato a questa domanda: perché è sbagliato mentire? La risposta sta in due assi principali:

  • Mentire distrugge la relazione perché distrugge la fiducia..
  • Mentire non rispetta la persona con cui stai parlando.

Come si può vedere, questa risposta è a livello puramente umano e naturale e può essere compresa da chiunque.

A livello soprannaturale, dovremmo aggiungere che Dio è Verità, che ogni parola che ci dice è vera, e che Gesù è venuto e morto per testimoniare la verità. Una semplice domanda: supponiamo di sapere che in Rivelazione ci sono delle bugie (anche per salvare il dolore), quale sarebbe la conseguenza? Il crollo totale della nostra fede, perché non avremmo più modo di sapere cosa è vero e cosa è falso, e se le promesse di Dio non sono un’illusione. Dobbiamo menzionare qui una dolorosa realtà. Le persone che hanno vissuto in comunità dove si praticava la cultura della menzogna e che ne sono uscite, spesso hanno anche perso la fiducia in Dio: Io non posso più pregare. Non so più se credo in Dio. Queste parole l’autore di questa riga ha sentito e sono così tristi. Uomini, donne che hanno voluto dare la vita a Dio con tutto lo sfogo d’amore di una vocazione, e quell’effusione d’amore si spezza a causa della contro-testimonianza in cui spesso le bugie sono la chiave di volta. Se queste persone che affermano di essere rappresentanti di Dio mentono così, che merito dovremmo dare all’Iddio che servono? La domanda è giusta e la risposta è terribile. Si trova in San Giovanni: Gesù parla del diavolo e dice: Quando dice una menzogna, la tira fuori da sé, perché è bugiardo e padre di menzogne. Se vogliamo prendere sul serio questo testo, la menzogna, quando è diventata una cultura, ci rende figli del diavolo. Ciò che Cristo ci chiede e ci mostra è chiaro: la tua parola sia “sì”, se è “sì”, “no”, se è“ no”. Per di più viene dal Male. A maggior ragione, se la nostra parola è “sì” quando è “no”, viene dal Maligno.

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 3

Risques-et-derives-de-la-vie-religieuse

Ecco per voi il terzo paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Come perdiamo il senso della verità

Non idealizziamo: chi di noi può affermare di vivere interamente nella verità? C’è, però, un semplice criterio per vedere dove iniziamo a varcare i confini di ciò che diventa serio: che le bugie ci sfuggono, che non abbiamo il coraggio di dire sempre la verità, quella è umano. Ma finché lo conosciamo, finché lo percepiamo come un cammino di conversione, il progresso rimane possibile, e soprattutto il senso della verità non è stato raggiunto o solo in superficie. Nel momento in cui inizi a giustificare la menzogna, entri in una spirale che può portare a profonde perversità. Va anche ricordato che il principe delle bugie sa il fatto suo e che sa benissimo che una piccola bugia giustificata è la sua prima vittoria. È stata fatta una breccia, basterà allargarla gradualmente, come insegna l’esperimento della rana. Un gruppo di ricerca ha eseguito un esperimento su una rana. La presero e la gettarono in una pentola di acqua bollente. La rana ovviamente ebbe un riflesso salvifico e saltò immediatamente fuori dalla padella. È uscita un po ‘intontita, forse un po’ bruciata, ma viva. Poi hanno preso la stessa rana e l’hanno messa in una pentola di acqua fredda. Hanno iniziato a riscaldare l’acqua molto lentamente. E la rana è stata cotta! Perché in nessun momento una soglia improvvisa lo fece reagire. A poco a poco rimase sbalordita finché non perse coscienza del pericolo. Così è con le bugie. Iniziamo con una piccola bugia che giustifichiamo. Se quella è giustificata, perché non dovrebbe esserla anche quello un po’ più grande? Sappiamo che una bugia tira l’altra. Finalmente arrivi a giustificare qualsiasi cosa. Nemo repente fit pessimus. Nessuno diventa molto cattivo all’improvviso. Più prosaicamente, un noto proverbio dice: chi ruba un uovo ruba un bue. Per quanto riguarda la giustificazione delle bugie, un altro proverbio dice: a forza di non vivere come pensiamo, finiamo per pensare come viviamo. E così, abituandoti a giustificare piccole bugie, finisci per perdere il senso della verità. Abbiamo davanti a noi un terribile esempio di questo fenomeno di progressione. All’epoca dei dibattiti sull’aborto, quarant’anni fa, si parlava di situazioni di disagio. Voci avevano annunciato che l’aborto sarebbe stato considerato normale e che sarebbero seguite l’eutanasia e l’eugenetica. Erano stati accusati di esagerazione, persino di fanatismo. Oggi vediamo che erano profetici.

Beatrice d’Ornacieux, un fiore umile

beata Beatrice d'Ornacieux

Oggi 13 febbario l’Ordine certosino celebra la beata Beatrice d’Ornacieux, da questo blog vi ho già narrato la sua biografia ed alcuni episodi prodigiosi accorsi nella sua santa esistenza. Questi episodi sono giunti a noi, grazie alla sua maestra Novizia, la beata Margherita d’Oingt che ne scrisse una biografia in lingua francoprovenzale “Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu”. Da questa opera, vi offro un breve estratto che ci delinea il carattere della beata Beatrice.

Un fiore umile

Per l’onore di Dio e la gloria del suo santo nome, in riconoscimento della sua grande misericordia e in gratitudine per il dono glorioso della sua bontà, e per servire il nostro Signore Gesù Cristo e la sua gloriosa Vergine Madre con più fervore, voglio scrivere umilmente e devotamente per la vostra edificazione qualcosa della vita pura, santa e umile che questa sposa di Gesù Cristo ha condotto sulla terra tra le sorelle del suo monastero.

Abbiamo appreso che, fin dall’adolescenza, è decisa a lasciare risolutamente e con tutto il cuore le cose del mondo, per amore del dolce Gesù, e ha mantenuto fedelmente il suo scopo. Era molto umile e modesta, molto caritatevole e pia, sempre disponibile a servire umilmente tutte le necessità dei suoi confratelli. Praticava severi digiuni e astinenza, per quanto la sua fragile salute glielo consentiva; Era molto obbediente in tutto, così devota e con un così grande spirito di preghiera che spesso rischiava gli occhi per le tante lacrime che versava in preghiera. Nella sua conversazione era dolce, umile ed edificante, molto attenta e diligente nel mettere tutta la sua applicazione nel fare, nel dire, nel vedere e nell’ascoltare tutto ciò che sembrava poter cambiare nell’edificazione della sua anima e di quella del prossimo.

Margarita D’Oyngt. “Li via Seiti Biatrix, virgina de Ornaciu”

Preghiera

Santa Beatrice, hai tanto amato Gesù che il tuo compito era seguirlo nel deserto e nella povertà.

Donaci il tuo amore per Gesù e per la povertà.

Amen

Statua di Beatrice nella chappelle a Eymeux

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 2

Ecco per voi il secondo paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Il più pernicioso è il più nascosto

Nota la gradazione:

1. La sorella N. fu mandata in un’altra casa. Bugia a parole, chiaramente visibili, ma le meno serie. Noi possiamo correggere facilmente, richiede solo un po’di coraggio e soprattutto il senso della verità.

2. Lo dico per non disturbare la comunità. In testi, è solo una mezza bugia, ma questa volta è proprio il senso della verità che è sotto attacco.

3. Il terzo grado è il più nascosto perché non è espresso più a parole ma in un modo di essere, o piuttosto per apparire. E quando ci siamo abituati ad apparire ciò che non siamo, sia personalmente che a livello di comunità o istituto, non camminiamo più nella verità, ci siamo abituati a vivere nella menzogna.

La contro testimonianza è impressionante quando si afferma di essere discepoli di Colui che è morto perché ha detto la verità. I giovani non si sbagliano: molti che hanno lasciato gli istituti che erano stati segnati da questa colpa se ne sono andati “per colpa delle bugie “.

Quando hanno visto che venivano ingannati, si sono sentiti traditi.

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus

Risques-et-derives-de-la-vie-religieuse

Cari amici, torno a parlarvi in questo articolo dell’ultimo libro di Dom Dysmas de Lassus, del quale vi annunciai l’uscita nel mese di marzo. Oggi vi offrirò un breve estratto da quel testo, pubblicato poche settimane prima che il pianeta fosse stravolto dalla tremenda pandemia che ha sconvolto tutti noi. Lo scorso 5 marzo è uscito in Francia l’atteso libro dal titolo: “Risques et dérives de la vie religieuse”.

Per la prima volta, parla il priore dei certosini, rompendo il canonico silenzio. Nel nome di una millenaria tradizione di vita spirituale, denuncia l’era dell’abuso mentale che stiamo attraversando, nella Chiesa e nel mondo.

Non vi sono solo abusi sessuali nella Chiesa. Ci sono anche abusi spirituali.

La copertina di questo libro ha un’immagine molto forte, che non è stata scelta a caso, come ci spiega l’autore della fotografia.

Questo albero non è stato sradicato, perché le nostre radici sono in Dio, e nessuno può strappare nulla dalla mano del Padre … Ma è tragicamente spezzato nel suo balzo verso il cielo, che voleva essere dritto verso Dio …

Direi un ottima premessa per leggere questo libro e… che dire della dedica iniziale?

A tutti voi, conosciuti e sconosciuti,

che avete voluto offrire la vostra vita a Dio

in una grande slancio d’amore.

A voi che quella vita religiosa ha deluso

o a volte, ahimè, ha rotto.

Anche se non ci credete più

Dio non dimenticherà mai

ciò che volevate

Dedicate la vostra vita a Lui.

Per rispetto a voi

e anche per tristezza

volevamo

far sentire

il vostro grido.

Ho scelto per voi di proporvi il capitolo intitolato:Piccola radiografia della bugia“.

Un’analisi molto profonda sulla menzogna ed il suo senso palese e nascosto. Meditiamo su queste sagge parole…

1. Una bugia può nasconderne un’altra

Diversi livelli di menzogne possono sovrapporsi e le più visibili non sono le più gravi.

Una giovane suora lasciò la comunità. La priora annuncio: Suor N. è stata mandata in un’altra casa. Ad alcune sorelle che conoscevano la verità, spiega: dico questo per non disturbare la comunità.

La prima affermazione, esplicitamente contraria alla verità, risponde perfettamente alla definizione di bugia: dire una cosa falsa sapendo che è falsa. Abbiamo una bugia, facili da identificare.

Questo tipo di menzogna può sfuggirci: di fronte a una situazione nuova, quando siamo colti in flagrante, la reazione per difenderci anche se significa nascondere la verità, chi non l’ha mai provato?

Un po ‘di coraggio è sufficiente, una volta che sei tornato in te, per ripristinare la verità. Finché si rimane consapevoli che questa è una bugia e quindi non avrebbe dovuto essere detta, il male non è irreparabile, un giorno o l’altro possiamo correggerci. Se il male è chiamato male, la conversione è possibile. La seconda affermazione: lo dico per non disturbare la comunità, ci porta in una gravità molto più elevata perché questa volta giustifichiamo la bugia. Una bugia che ci sfugge non ha conseguenze molto gravi se almeno siamo consapevoli che è una bugia. Anche se non abbiamo il coraggio di negarlo, almeno la nostra coscienza rimane intatta.

Dal momento in cui proviamo a giustificare la menzogna, iniziamo a oscurare la coscienza, il senso della verità viene attaccato. O abbiamo già perso la consapevolezza che questa è una bugia?

Soprattutto perché è probabile che questa affermazione sia anche essa una bugia ma più nascosta perché mimetizzata da una mezza verità: non è sbagliato che si voglia evitare di disturbare la comunità, ma è tutto qui? In realtà, non è il punto di mentire per nascondere alla comunità un evento imbarazzante perché offusca l’immagine idilliaca, la facciata impeccabile che si vorrebbe mantenere? In breve, non siamo particolarmente preoccupati che la comunità possa porre domande? Se ciò fosse corretto, avremmo un terzo livello di menzogna: l’intenzione di tenere la comunità all’oscuro di ciò che è negativo. Finché è solo un errore a sorpresa e in seguito riconosce apertamente la realtà, non ci sono conseguenze. Confessare una menzogna è a suo modo una testimonianza della verità. D’altra parte, se il processo diventa abituale, si entra in un grave inganno e probabilmente nella manipolazione. Coltiviamo una facciata per attrarre o trattenere le persone, per valorizzare la comunità a costo di camuffare la realtà.

Attendendo il Santo Natale (parte prima)

Ecoles-de-Silence-683x1024

Carissimi amici lettori, da oggi e per i successivi due articoli vi proporrò, un testo estratto dal libro “Ecole de silence”. Il lungo sermone, che ho diviso in tre parti, è stato concepito da un priore certosino per la propria comunità monastica, ed è una preparazione per la venuta di Gesù Cristo nella nostra anima. Credo sia il modo migliore per attendere il Santo Natale. Meditiamo su queste sagge parole…

*******

Sai che il nostro Dio infinitamente saggio ha creato questo mondo in modo tale che, nell’ordine naturale come nell’ordine soprannaturale, tutto risponde e corrisponde.

Le cose inferiori sono l’immagine delle cose superiori. Così la nostra vita animale e la nostra vita spirituale presentano su diversi punti un’ovvia analogia. L’anima nasce alla vita di grazia, si nutre dei sacramenti e della parola di Dio, può diventare la sposa di Nostro Signore e acquisire un’immensa fecondità spirituale. Può anche, purtroppo, morire di peccato. Proprio come la carne, quindi, ha salute e malattia, nascita, crescita e fioritura.

Allo stesso modo, le cose esteriori sono come i riflessi delle realtà interiori. L’anima ha le sue sorgenti molto più belle di quelle della natura, e anche inverni più terribili; ha le sue serate autunnali e i suoi pomeriggi estivi. Tutte le cose sono collegate tra loro, intrecciate come in una cornice divina, come in un romanzo infinitamente complicato per noi, infinitamente semplice per Dio che solo conosce l’ultima parola.

Quindi c’è di nuovo una stretta somiglianza tra la vita e le azioni di Nostro Signore in Giudea 2000 anni fa e la sua vita e le sue azioni nei nostri cuori; tra la sua nascita a Betlemme, la sua morte e la sua risurrezione da un lato e, dall’altro, il suo ingresso nella nostra anima a cui si unisce, attraverso le sofferenze che sopporta con lei, e infine la gioia di l’anima che ha superato vittoriosamente le sue prove e che risorge con Gesù per l’eternità.

È in questa luce della corrispondenza della storia della Redenzione con la storia della nostra anima che vorrei dare uno sguardo oggi con voi al periodo che ha preceduto e preparato la venuta di Nostro Signore. su questa terra.

Sono tre le persone che hanno un ruolo immediato nella preparazione della festa del Natale: la Santissima Vergine, San Giuseppe e San Giovanni Battista.

È su quest’ultimo che vi parlerò questa sera.

Ricordate quello che Nostro Signore stesso ha detto di lui nel vangelo di oggi: “Chi è quest’uomo che la gente vedrà e sentirà nel deserto? Eppure non è un principe vestito di magnifici tessuti, ma è più grande di tutti i principi e anche di tutti i profeti, perché è l’angelo, cioè l’inviato di Dio. chi mi prepara la via. E nessuno è più grande di lui tra gli uomini ”(Luca 7, 24-28).

C’è già in queste poche parole, un insegnamento singolare. Il più grande degli uomini, non è quello che conquista imperi o che costruisce città, che già conoscevamo, ma non è nemmeno quello che compie grandi virtù, penitenze e miracoli. No, è più semplice di così: il più grande tra i figli degli uomini è quello che prepara la via a Dio.

C’è un grande, mostruoso errore che è comune a tutti noi e che non riusciremo mai a sradicare completamente. L’errore qui è: immaginiamo sempre che faremo qualcosa da soli, facciamo più o meno affidamento sulle nostre forze. Ma da soli, come Nostro Signore dice altrove nel suo Vangelo (Luca 12:25), non siamo in grado di aggiungere un piede alla nostra altezza. Questo è vero in tutto, ma è vero soprattutto per quanto riguarda la vita di preghiera, la vita interiore. Non possiamo darci le grazie di cui abbiamo bisogno, grazie di luce e di amore, grazie di forza e dolcezza, siamo mendicanti e peggio di così, perché non siamo nemmeno in grado, spesso, di esprimere i nostri bisogni, per conoscerli; lui no

Questa vita di preghiera, questa luce e questa forza soprannaturale che ci permetterebbero di vivere continuamente alla presenza e nell’amicizia di Dio, questo è però ciò che tutti desideriamo avere. E infatti per noi è fondamentale acquisirlo se vogliamo raggiungere l’ideale che ci siamo prefissati entrando in Certosa. Ma se, come abbiamo appena affermato, non possiamo ottenerlo da soli, cosa faremo?incrociare le braccia? No, non proprio, faremo quello che ha fatto San Giovanni Battista; preparare la via a Nostro Signore.

E notate bene, questo non è un lavoro da poco, né un compito facile che uno può intraprendere nel tempo libero e finire senza troppi sforzi. Non possiamo darci affatto queste grazie, ma possiamo prepararci a riceverle, dobbiamo prepararci ad esse rimuovendo gli ostacoli: e questa è sia un’opera di forza che di pazienza in cui ciascuno di noi deve applicarsi costantemente. Ed è un’opera che richiede generosità, come ci dice Nostro Signore, parlando ancora di san Giovanni Battista: poiché la via per il cielo è aperta, possiamo conquistarla, ma a condizione di fare violenza a noi stessi e per non risparmiarti. “Da San Giovanni Battista, il Regno dei Cieli ha subito violenze, e sono i violenti che prevalgono con la forza” (Matteo 11)

Ma colui da cui oggi vogliamo trarre una lezione – San Giovanni Battista – specifica ancora un po’ quale deve essere questo lavoro che faremo nella nostra anima. Queste sono le sue parole: “Io sono la voce di Lui che grida nel deserto: Preparate le vie del Signore, livellate i suoi sentieri, ogni valle deve essere riempita e ogni montagna e collina deve essere livellata. Ciò che è piegato deve essere raddrizzato e ciò che è irregolare deve diventare uguale ”(Luca 3).

Pensiamo un po ‘a queste parole: cosa significava il misterioso precursore, nutrito di miele selvatico e cavallette, in che senso livellare i sentieri della nostra anima, riempire le nostre valli, livellare le nostre montagne? Come equalizzare la nostra anima in modo che Nostro Signore possa facilmente venire lì, penetrarvi e stabilirsi lì?

Continua…

La felicità di essere casto Capitolo 3.2

La felicità di essere casti copertina

La felicità di essere casti capitolo 3

Parte seconda

La castità negli scritti apostolici

Ecco la seconda parte del terzo capitolo.

La sessualità è anche pienamente assunta nella sua realtà umana come sacramento dell’amore ; dovrà essere situata tra la cornice dell’amore.

Che amore?

« L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita» (1 Co 13, 4-8).

Questo non esclude l’integrazione della dimensione carnale dell’unione sessuale. Paolo inssite per quello che gli sposi sono l’uno per l’altro:

« Non privatevi l’uno dell’altro, se non di comune accordo, per un tempo, per dedicarvi alla preghiera; e poi ritornate insieme, perché Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza.» (1 Co 7,5)

Pertanto Paolo non nasconde che preferisce un altro stato di vita, il suo, quello del celibe.

«Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro. Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere.»(1 Co 7,7-9)

Restare celibi è dunque un dono, un carisma, che non è donato a tutti. Paolo lo stima perché il «tempo è breve» (1 Co 7,29) – Paolo vive nell’attesa del prossimo ritorno di Cristo -, e perché il celibe è più libero per consacrarsi agli affari del Signore. È piuttosto questa libertà e questa urgenza escatologica che costituisce l’itinerario principale nell’argomentazione di Paolo in questo mestiere: sposarsi o no, possedere dei beni materiali o no, cambiare la propria condizione sociale o no, tutte questioni relative nella luce dell’eternità: «la figura di questo mondo passa» (1 Co 7,31)

« Del resto, ciascuno continui a vivere nella condizione assegnatagli dal Signore, nella quale si trovava quando Dio lo chiamò. Così ordino in tutte le chiese. […] Quanto alle vergini non ho comandamento dal Signore; ma do il mio parere, come uno che ha ricevuto dal Signore la grazia di essere fedele. Io penso dunque che a motivo della pesante situazione sia bene per loro di restare come sono; poiché per l’uomo è bene di starsene così. Sei legato a una moglie? Non cercare di sciogliertene. Non sei legato a una moglie? Non cercare moglie. Se però prendi moglie, non pecchi; e se una vergine si sposa, non pecca; ma tali persone avranno tribolazione nella carne e io vorrei risparmiarvela. Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa. Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore; ma colui che è sposato si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere alla moglie e i suoi interessi sono divisi. La donna senza marito o vergine si dà pensiero delle cose del Signore, per essere consacrata a lui nel corpo e nello spirito; mentre la sposata si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere al marito. Dico questo nel vostro interesse; non per tendervi un tranello, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazioni.» (1 Co7,17.25-35)

Isomma: il Regno di Dio è già presente, il Cristo tornerà presto, non bisogna lasciarsi assorbire di questi piccoli affari del mondo, ma gettare tutto ciò che è terrestre per aggrapparsi al Signore senza condividere. In un altro passaggio, Paolo esclama con passione:

«Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo.»(2 Co 11,2).

Questo testo è indirizzato a tutti i cristiani e non implica le scelta dello stato della verginità, ma la purezza e la carità assoluta della relazione al Cristo, al livello spirituale, aperto a tutto.

Pietro, già sensibile al ritardo ritorno di Cristo, predica questa attesa vigilante:

«Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia. Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace; e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data» (2 Pietro 3,10-15).

L’apocalisse presenta l’epilogo finale con il simbolo del matrimonio, quelle dell’Agnello, riprendendo ansi la lingua dei profeti. La città santa degli ultimi tempi è descritta come «Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello». (Ap 21,9).

«Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio» (Ap 21,1-3)

«Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città!» (Ap 22,12-14)

«Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro. Colui che attesta queste cose, dice: «Sì, vengo presto!» Amen! Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,17-20)

Questi testi sono rivolti a ogni cristiano in quanto tale ; sposato o celibe. Tuttavia la castità consacrata è un’espressione privilegiata nel desiderio di questa speranza. La vita monastica è tutta rivolta verso questo rincontro, che si sforza di preparare e di realizzarla, già nella misura del possibile, su questa terra. Secondo l’espressione di Pietro, il suo amore lo spinge a “odiare la venuta” del Regno, la sua preghiera la porta, lei stessa alla Chiesa e l’umanità e l’universo – verso il Signore che viene.

C’è un altro passaggio che parla delle “vergini che seguono l’Agnello ovunque vada”. È applicata alle vergini nel senso stresso della liturgia, ma bisogna ammettere che, nel suo contesto, il termine dovrà essere perso in un senso largo, leggiamo prima il testo :

«Poi guardai e vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte. Udii una voce dal cielo simile a un fragore di grandi acque e al rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi e agli anziani. Nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati riscattati dalla terra. Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello.Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili.» (Ap 14,1-5)

Seguendo il contesto, le seguaci della Bestia, segna il numero del suo amore (Gv 13,16-17), Giovanni oppone la fedeltà dell’Agnello segnato del suo nome e del nome di suo Padre ; le centoquarantaquattromila, numero simbolicamente perfetto, rappresenta, non l’elite, ma tutto il popolo di Dio, resta la dimora fedele attraverso le persecuzioni al quale sarà donato il Regno. L’affermazione che “non si è sporcato con delle donne, poiché sono vergini” concerne tutto il popolo cristiano che ha mantenuto la sua integrità e la fedeltà evitando qualsiasi contaminazione con l’idolatria del mondo. Può essere c’è anche una messa in guardia più concreta contro le pratiche della prostituzione sacra (“non si è sporcato con delle donne, poiché sono vergini”) ma non un riconoscimento che l’unione sessuale in quanto tale è impura (sporcato).

La frase: “Seguono l’agnello dovunque lui vada”, esprime la perfetta solidarietà del riscatto con il Cristo. È dunque chiaro che la verginità in questo testo dovrà essere interpretata in un senso largo e metaforico. Tuttavia, può essere fatto che una conseguenza nel può essere che, di conseguenza, questo testo chiarifica il tema della verginità nel senso stretto del termine in quanto indica la sua finalità: la finitezza indefettibile a Cristo nella fede e nell’amore.