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Fratello Domingos Mínguez

Fratello Domingos Míngues

Professo di Porta Coeli

Abito Fratello Converso

Proveniente da una famiglia di contadini, poveri di beni di questo mondo e nascosti agli occhi degli uomini, Domingos Mínguez raggiunse una grande perfezione, attraverso i sentieri di una condizione modesta. Suo padre gli affidò la guardia delle greggi. Il bambino crebbe nella campagna e nei boschi, senza sapere chi fosse Dio, ma ruminando in sé le meraviglie della creazione e chiedendosi: Chi ha fatto tutto questo?

Lo Spirito Santo parlava al suo cuore. Con un’attrazione viva allo stato religioso, non ci volle molto tempo a coronare i suoi anni passati, lontano dal mondo nell’innocenza e nella povertà. Il giovane Mínguez rispose ingenuamente a questa prima spinta del Cielo, senza sapere dove sarebbe arrivato, lasciando alla bontà di Dio, la cura d’imprimergli una direzione. La Grazia fece lentamente la sua opera. Appena il giovane raggiunse l’età di rendersi autonomo finanziariamente, i suoi genitori lo mandarono come servo alla Certosa di Porta Coeli. «Non è la strada che porta alla ricchezza, loro dissero, ma è quella che porta sicuramente al paradiso. Nostro figlio sarà là, in mani sicure ed in una buona scuola.» Ed il giovane pastore prese un posto tra i servi della casa. Inoltre, era un ragazzo robusto, di grande statura, resistente alla fatica, non ritirandosi mai davanti al lavoro. Tutto questo con una semplicità infantile, con un’obbedienza cieca, una pietà semplice e discreta.

Il seme della vocazione depositato in così buona terra si sviluppò velocemente. Docile alla voce del cielo che diventa ogni giorno più distinta, Mínguez chiese timidamente il favore di essere ammesso alla prova come postulante. Questo favore, non si può in buona fede rifiutare. Tutto parla in lui: il suo esterno ben composto, il suo linguaggio pieno di bontà, il suo spirito eccellente, il candore del suo viso. Puro, innocente, lo fu durante tutta la vita. Il suo confessore lo dirà più tardi. Il Priore, felice di avere un ragazzo così consigliato, gli diede il santo abito alla vigilia dell’Immacolata Concezione (1572).
Come un lavoratore, Fra Domingos rimase quello che era. Impossibile, in questo aspetto, richiedere di più. Abbastanza consapevole delle questioni agricole, egli migliorò la proprietà e coltivò le piantagioni di olivo, che gli rese bei benefici. Non parleremo della sua competenza per quanto riguarda il bestiame. In questo campo era diventato un vero maestro da molto tempo.

Una caratteristica lo distingueva moralmente: aveva una benevolenza, quella bontà nell’anima, senza concorrente; una pietà che si estendeva anche agli animali. Scontentare un confratello, maltrattare un servo, disturbare un povero animale…non lo faceva mai!

Inoltre, egli godeva di una meritata reputazione per la dolcezza e la pazienza nella religione. Religiosi, conversi, servi, lavoratori, tutti lo veneravano profondamente, così bene che, per distinguerlo da un altro fratello con lo stesso nome, lo chiamavano: Domingos “il santo”. Il Priore, anche un grande ammiratore di questa eccellente persona, disse un giorno: «Quando la morte porterà via il buon Fratello Mínguez, perderemo una delle colonne della casa.»
Anche se ogni figlio di San Bruno è istintivamente devoto servitore di Maria, noi ci saremmo censurati, se avessimo lasciato all’ombra la tenerezza filiale del nostro Fratello per l’augusta Madre di Dio. Come egli era felice di appartenere a un ordine in cui il culto della Regina del cielo è particolarmente esaltato! E che unzione a recitare quella lunga serie di Ave Maria, che compongono l’Ufficio dei nostri fratelli!!Maria non mancava con il caro Domingos, gli apparve diverse volte. C’era tra di loro un’effusione di amore difficile da descrivere. Certamente il santo uomo mai parlò di questo rapporto intimo con il cielo. Ma un giorno, essendo distratto al punto di dare di capire che la sua cella era spesso inondata di chiarezze straordinarie, un confratello lo incalzò con domande così insinuanti, che lo portarano a fare il seguente racconto: «Una notte, ero in una desolazione deprimente. Quasi in preda alla disperazione, supplico alla Beata Vergine di avere pietà di me. Un po’ più tardi, quando ero nell’oratorio, senza luce, mi ritrovo circondato da fuochi celesti. Si direbbe una bellissima alba. Maria appare all’improvviso, il volto sorridente, lo sguardo rivolto teneramente al suo indegno servo. Nello stesso momento, le nubi di tristezza si evaporano, il mio cuore si apre alla gioia e la mia povera anima serena rende grazie alla sua insigne benefattrice.» Confuso, soffocato, bagnato di lacrime, il povero fratello interrompe venti volte il suo racconto commovente. «E soprattutto, aggiunge con una vivacità penetrante, e soprattutto non dire questo a nessuno, Io non te lo permetterò.»

Il servo di Dio aveva 45 anni di professione quando una febbre forte lo incollò al letto. Aveva solo 63 anni, ma il lavoro e le austerità avevano prematuramente minato la sua costituzione robusta. Sentendo la diminuzione delle forze e vedendo che arrivava la sua fine, chiese gli ultimi sacramenti e li ricevé con un fervore ammirevole. Dettaglio edificante che sottolinea la delicatezza della sua coscienza. Durante la cerimonia, chiamò il procuratore e borbottò qualche parola a bassa voce: senza dubbio, un’ultima confessione privata. Egli si ritenne gravemente colpevole, perché la sera prima, in un attacco di febbre, cadde e ruppe con il suo piede un bicchiere pieno d’acqua che avevano messo al culmine del suo letto. Pieno di rimorso, egli non voleva entrare nell’eternità con l’anima caricata di questo peso.

Poi il pensiero di Dio e del cielo, lo assorbì totalmente. Con lo sguardo sul crocifisso, rimase stordito in profonda contemplazione; si avrebbe detto che intravide come un raggio di luci celesti. Iniziò l’agonia; il moribondo si consegnò alle ultime preghiere. E fu pronunciando i due nomi di Gesù e Maria, che egli si addormentò nella pace del Signore. Era il nono giorno del mese di settembre dell’anno 1609.

La notizia della sua morte provocò un’esplosione di condoglianze e manifestazioni pubbliche di venerazione. Tutti proclamavano la sua santità e condividevano le sue vesti come veri reliquie.

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