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  • Memini, volat irreparabile tempus

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  • I.F.S.B.

“Meditationes”

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306. Vi sono sapori, come quello del miele, umori e calori, come quelli dei corpi. Rifletti su come ti senti, quando essi ti sono tolti o sono alterati.

307. Considera come la povertà e la miseria creino la solitudine in mezzo alle città, e come le ricchezze riempiano di folle i deserti.

308. La più grande utilità degli oggetti materiali è il loro uso in quanto segni. In effetti, si traggono da essi molto segni necessari alla nostra salvezza: così dall’aria derivano le parole, dal legno vengono le croci e l’acqua per il battesimo. Le anime conoscono i loro sentimenti reciproci solamente attraverso i segni del corpo.

309. Preparati a sottostare alla legge che avrai applicato agli altri. Sei infatti costretto a sottometterti alle leggi che tu stesso hai emanato. ” Con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7, 2) . Dà agli altri leggi buone, piene di misericordia, per timore che se esse sono cattive, Dio non voglia, diventino nocive per te, quando sarai soggetto a esse. Infatti, ” il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia” ( Ge 2, 13) .

310. Il Signore ha mostrato quanto siano disprezzabili il potere e una lunga vita in questo mondo, allorchè ha donato a Ponzio Pilato il potere di uccidere il suo Figlio e a Nerone l’impero del mondo, e anche quando ha accordato alle cornacchie e ai cervi numerosi secoli di vita, cosa che concede raramente ai suoi santi. Quando, però, il Signore dona a un santo il potere sugli altri, non è a lui, ma a questi, che rivela la sua misericordia. Il santo, infatti, non ha bisogno di sudditi, sono piuttosto gli uomini che hanno bisogno di una buona guida.

“Meditationes”

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301. Vedi come ami questo corpo incomparabilmente più di quanto valga, poichè il tuo dolore non è proporzionato ai danni che esso subisce. Per esempio, una piccola ferita e il morso di una pulce causano in te un grande turbamento. Ma colui per il quale Dio è il solo bene assoluto, si affligge unicamente della sua perdita e di nient’altro. Non fu così, nell’inferno, per il ricco epulone (Lc 16, 22-24). Questi, infatti, tollerava tranquillamente di aver perduto Dio, poichè non domandava che gli fosse restituito Dio, ma sopportava male la privazione dell’acqua alla quale era abituato, perchè gli rinfrescasse la gola.

302. ” L’orecchio del signore ascolta le disposizioni del tuo cuore” (Sal 10, 17) , ma tu le ignori, al pari del beato Pietro che diceva : ” Sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte” (Lc 22, 33) . Non fare, dunque, troppo caso nè al tuo giudizio, nè a quello degli altri nei tuoi confronti, ma solo a quello di Dio.

303. Vedi fino a che punto ignori te stesso: non c’è paese tanto lontano e sconosciuto, a riguardo del quale credi così facilmente a colui che racconta menzogne.

304. Quanto più un evento è sconosciuto e verosimile, ed è autorevole chi lo racconta, tanto più facilmente gli si presta fede.

305. Ecco, legato a questo corpo mortale, eri già abbastanza infelice, poichè eri soggetto a tutte le sue alterazioni, fino al morso di una pulce o di un topo. Questo non ti è bastato. Ti sei legato ad altri oggetti come fossero altri corpi: l’opinione degli uomini, l’ammirazione, l’amore, l’onore, il timore e altri legami simili, le cui ferite ti causano dolore come quelle del corpo.

“Meditationes”

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296. Il sole rimedio per tutti i dolori e le sofferenze di questo genere è il disprezzo di ciò che è stato ferito, mediante la conversione dello spirito di Dio.

297. Quando togli a qualcuno ciò che possiede a torto,non gli sei veramente utile, ma lo sarai se, con una parola di esortazione o con il tuo esempio, ottieni che egli lo abbandoni spontaneamente. Il merito, in effetti, non è di essere privati di quel male, ma di privarsene.

298. L’uomo si coinvolge da se stesso nell’amore dei corpi e della vanità, ma, che lo voglia o no, è tormentato dal timore e dal dolore per la loro perdita, sia che gli si tolgano quelle cose, sia che le si critichi, poichè l’amore dei beni corruttibili è come una sorgente di timore inutile, di dolori e di ogni sorta di preoccupazioni. ” Il Signore libera, dunque, il povero dal potente”(Sal 71, 12), sciogliendo i legami dell’amore di questo mondo. In effetti, colui che non ama nulla di corruttibile, non offre alcun motivo per cui i potenti lo possano ferire. Colui che ama i soli beni inviolabili, come questi devono essere amati, diventa egli stesso del tutto inviolabile.

299. Se qualcuno taglia tutti i tuoi capelli, non ti potrà ferire, a meno che non te li strappi dalla radice. Allo stesso modo, nessuno ti potrà ferire se non tocca le radici degli attaccamenti fissate in te dalla concupiscenza: quanto più esse saranno numerose e amate, tanto più numerosi e violenti saranno i dolori generati da esse.

300. Nulla è sicuro per l’orgoglio, nulla è sublime davanti a Dio. Anche quando Dio ti tormenta per qualche cosa, non devi ricorrere ad alcun rimedio al di fuori di lui. Quanto spesso agisci come i giganti che costruirono la loro torre ( Gn 6, 4; 11, 4 ) per peccare in modo più sicuro! Gli uomini, in effetti, non si lamentano che per questo solo fatto: di non poter fare ciò che vogliono. Non si lamentano, infatti, di non volere ciò che è doveroso, nè di volere ciò che è dannoso. La loro sola pena e di non poter realizzare la loro volontà. Se questa volontà sia per loro un bene, non vi riflettono: come se in essa non si possa trovare nessun errore, nessun danno, mentre al contrario, solo in essa si trovano tutti i mali degli uomini.

“Meditationes”

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291. Chi gode perfettamente di una cosa, dimentico di sè, quasi abbandonandosi a essa e disprezzando se stesso, tende a quel bene e non fa attenzione a ciò che avviene in sè, ma a ciò che accade in essa è. Gli angeli disprezzano se stessi, più di quanto facciamo noi. Infatti, tendendo con tutta la forza a Dio, abbandonano dietro di sè, con tutta la volontà, se stessi e le altre creature, non si degnano neppure di guardarsi, tanto si stimano spregevoli, Senza dubbio, disprezzandosi completamente, dimentichi di sè, si gettano interamente in Dio e non si curano di sapere che cosa sono o chi sono, ma ciò che lui è. Quanto più si disprezzano, distogliendo da sè lo sguardo e dimenticando se stessi, tanto più simili a lui, e quindi migliori, diventano.

292. “In pace, in lui, mi addormenterò e mi riposerò” (Sal 4,9). In colui che immerge nel sonno l’armonia dei cieli (Gb 38, 37), al punto che svanisce ogni movimento, il cuore non conosce turbamento nè timore (Gn 14, 27). Questo è il vero sabato.

293. O il medico non ama il suo malato, oppure lo cura senza dolore, se può e se è certo che ciò gli farà bene.

294. A chi può essere detto in tutta verità. ” Che cos’hai che tu non abbia ricevuto?” (cior 4, 7), per cui si debba vantare in se stesso e non nel Signore( Cor 1,31; Cor 10, 17)? Come dice san Gregorio, egli deve essere tanto più umile nel suo servizio per il fatto che deve renderne conto. A chi è stato dato molto, molto sarà richiesto ( Lc 12, 48).

295. Quando si amano i corpi e ciò che conosce a essi, l’amore che è vita, luce, libertà e una certa immensità, muore, si ottenebra, è legato e oppresso. Come l’oro non si liquefa se non mischiato con l’argentino vivo, allo stesso modo il nostro spirito dimora inviolabile e invulnerabile sinchè non è mescolato con l’amore dei beni corruttibili e deperibili, che non possono non mutare: una volta che il nostro amore è mischiato con loro, esso diviene corruttibile alla stessa maniera, se non di più. Una piccola ferita del corpo, per esempio il morso di una pulce, causa nell’anima un forte dolore. Per il morso di una pulce sia la tua anima sia il tuo corpo sono feriti, l’una per il dolore, l’altro per la ferita. E tu credi che, una volta guarita la ferita del corpo, anche la tua anima sia tornata sana,; tuttavia, ancora dimora in essa quella debolezza che l’ha resa vittima del corpo ferito. Senza dubbio, in questa vita, la fragilità del corpo è irreversibile, e tende, anzi, a peggiorare. La sanità dell’anima, però, se non comincia su questa terra, non sarà acquisita nel mondo a venire.

“Meditationes”

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281. “Tu solo, Signore, in un modo speciale”, cioè totalmente, “mi fai dimorare nella speranza” (Sal 4, 10). Tu mi hai, dunque, distolto da tutti i vantaggi e da tutte le gioie delle cose del mondo.

282. Rifletti come, poco fa, tu hai sbagliato davanti ai tuoi fratelli, recitando un’antifona al posto di un’altra, il tuo animo cercava il modo di attribuire questo errore a un’ altra causa: al libro stesso o a qualcos’altro. Il tuo cuore non voleva vedersi come è in realtà, perciò cercava di apparire diverso ai propri occhi, al punto di ricorrere a parole inique pur di scusare il proprio errore. Il Signore lo accuserà e lo svelerà davanti al suo volto, allora il tuo cuore non potrà più nascondersi a se stesso o fuggire da sè.

283. Non è stato ordinato all’uomo di farsi da sè la sua abitudine, nè il suo Dio, ma di raggiungere una felicità increata, eterna. Questa sola, con la sua presenza in noi, può donare la felicità allo spirito umano, e lo fa esistere, vivere, gustare le cose, riposare, dimorare in tutta sicurezza, cioè essere sicuro di non perdere questi beni. Chi, infatti, è privo di una di queste cose non è felice.

284. Il vuoto e l’allontanamento da Dio preparano la via alla concupiscenza. La concupiscenza conduce al timore e al dolore e, di conseguenza, a temere e a soffrire ancora di più. In questo senso, lo spirito se ne va e non ritorna (Sal 77, 39).

285. Tra le creature nulla è più nobile degli esseri dotati di ragione, soprattutto i santi, nulla è più vile della corruzione della carne.

“Meditationes”

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266. Come la fanciulla della fiaba è venuta meno guardando fisso il sole, cos’ è accaduto a te guardando le forme dei corpi, che necessariamente periscono, e considerando le opinioni umane.

267. Gli uomini si sforzano di costruirsi da sè una vera gioia o una vera beatitudine, come se esse non esistessero già o come se fosse possibile produrle, mentre esse sono le sole a esistere veramente e non possono essere in alcun modo fatte dagli uomini. Ora, è la stessa cosa costruirsi da sè la beatitudine e un Dio o credere che non c’è nè beatitudine nè Dio.

268. Come essere unito a Dio è per te tutto il tuo bene (Sal72, 28) , Allo stesso modo essere separato da lui è per il solo vero male, e nient’altro. Ciò è per te la geenna, l’inferno.

269. L’ignoranza è la causa della pace terrena. Infatti, se tu conoscessi perfettamente il valore dei beni di questo mondo, mai cercheresti di acquisirli per goderne e riposarti in essi.

270. Conoscere, lodare, stimare grandemente, amare, ammirare, rispettare, gioire di qualcosa come di un bene: tutto ciò torna a profitto o è nocivo a colui che lo fa. Ogni uomo, infatti, è giudicato buono in base a ciò che ama e che stima di grande valore. Pertanto, essere conosciuto, lodato e stimato non è di giovamento a colui che è conosciuto e amato come buono, ma a chi agisce veramente da persona buona. Quale vantaggio ha il sole per il fatto che tutti lo ammirano? O quale profitto trae il miele dal fatto che tutti lo amano?

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261. Altro è conoscere il peccato per averne fatto l’esperienza, altro è averlo conosciuto, riprovandolo, attraverso il discernimento. Questa è la via del giusto, quella dell’iniquo.

262. Gli altri vadano a Gerusalemme, tu và fino all’umiltà ed alla pazienza. Questo, infatti, è liberarti dal mondo, quello immergerti in esso.

263. Per quanto hai potuto, tu hai causato la morte di tutti gli uomini, poichè ti sei interposto tra Dio e loro. Essi, infatti, volgendo lo sguardo verso di te, hanno dimenticato Dio per non ammirare, guardare e lodare altro che te. Per te, come per loro, tutto questo è del tutto inutile, per non dire pericoloso.

264. Se tu non mancassi di vita interiore, giammai ti volgeresti al mondo esteriore, o non avresti posto in te per accogliere le immagini esterne.

265. Le tue rappresentazioni interiori sono svanite, e tu ne soffri. Imputa questo fatto a te stesso e al tuo errore, per esserti attaccato a cose che si deteriorano; l’uomo, infatti, ha l’abitudine di ritenere gli altri causa di ogni male piuttosto che se stesso, al punto che se inciampa su una pietra o se è bruciato dal fuoco, ha l’audacia di incolpare e di maledire le creature di Dio. Ma se quelle stesse creature non agissero come fanno, egli le accuserebbe a buon diritto di essere deboli e morte, e fa tutto questo piuttosto che piangere la miseria della propria infermità.