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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

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371. Quando gli uomini affermano di amare il proprio bene, chi non sarebbe pronto a giurare che sia così?, ma di non possederlo, è la prova che essi amano altre cose e non il loro bene. Poichè l’uomo non ha null’altro da fare per possedere il proprio bene che amarlo; ma gli uomini cercano assiduamente di crearselo da sè, come se non esistesse già. Così fanno i pagani rispetto al loro Dio. Poichè se Dio solo è il bene dell’uomo, può esserne privo soltanto colui che non lo ama. Questo bene non può essere prodotto dagli uomini, perchè eterno; lo si può solo amare. Ecco, dunque, la sola causa delle nostre miserie: noi non conosciamo e non amiamo il nostro bene o, almeno, non lo conosciamo e non lo amiamo come dovrebbe essere conosciuto e amato.

372. Guarda cosa accade ad un cespuglio: nato in un luogo, estende dappertutto i suoi rami, affonda subito le sue radici. Così la tua anima si avvinghia con la più grande tenacia alle numerose zolle di terra in cui mette le radici del suo amore. Prima a questo corpo, poi agli altri. Essa si attacca e si appoggia anche all’opinione e ai favori degli uomini.

373. Ricorda i modi di conoscere Dio attraverso le creature: sia con segni prestabiliti, come croci, parole etc, sia con segni naturali, come il rossore improvviso in un volto o il suo pallore etc. Alcuni di questi segni indicano realtà corporali, altri manifestano realtà spirituali.

374. La volontà ed il potere senza la saggezza, e la follia senza la forza sono ugualmente un tormento. Infatti, è follia volere ciò che non devi, ed è un tormento non poter fare ciò che vuoi. La volontà e il potere senza la saggezza sono frenesia senza vincoli che va rapidamente verso la propria rovina, trascinando con sè tutto il resto.

375. I campi, i muri, le case, i pascoli, le foreste, le vigne e gli altri beni di questo mondo devono desiderare che tu, Guigo, possa compiere ciò che vuoi, poichè sarà per il loro vantaggio. In effetti tu desideri il loro miglioramento e vi lavori, sia aggiungendo ciò che è necessario e utile, sia trasformandoli in meglio. Ma tu, Guigo, non devi desiderare che si compia ciò che vuoi tu. Poichè tu non vuoi il tuo miglioramento, cioè di quello di quest’anima e di questo corpo, sia accrescendo ciò che è utile, sia cambiando in meglio ciò che vi hai aggiunto. Tu, al contrario, prodighi tutte le forze, o quasi, del tuo spirito a fare esperienza, attraverso i sensi corporali, di oggetti a te estranei e di tutto ciò che li concerne.

 

“Meditationes”

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366. Esponi ai raggi del sole due oggetti, uno di argilla e l’altro di cera. Il raggio di sole, pur essendo unico, non ha lo stesso effetto sull’uno e sull’altro: agisce diversamente, secondo le proprietà di questi ultimi. Infatti, indurisce il primo e scioglie il secondo, poichè non può fondere l’oggetto di argilla o indurire quello di cera. Allo stesso modo, L’aspetto di un metallo, per esempio dell’oro, osservato da persone diverse, suscita reazioni differenti secondo la disposizione delle loro anime. Una brama di impossessarsene, un’ altra di rubarlo, una terza di donarlo ai poveri. Lo stolto ritiene felice chi lo possiede, il saggio compiange chi ama tale oggetto. L’oro non può suscitare un desiderio cattivo in un’anima buona, nè buone intenzioni in una persona malvagia. La vista di tali oggetti e di altri aspetti dei corpi o di qualche altra cosa, o ancora di altre cause, muove le anime degli uomini secondo la disposizione di queste ultime. Così l’intera responsabilità delle nostre malvagità è imputabile a noi stessi, non alle cose a proposito delle quali pecchiamo. Queste non fanno altro che metterci alla prova: ci mostrano la cattiveria che era presente in noi, non sono quindi loro a renderci cattivi. La fermezza e la costanza dell’amore che lega la sposa allo sposo sono messe alla prova alla vista di altri uomini. Se questa sposa è veramente casta, non si lascia turbare dalla bellezza di nessun altro uomo. A te accade lo stesso: se aderirai a Dio con un amore molto saldo, non sarai sedotto dalla vista delle creature, le quali mettono alla prova la fermezza della tua castità nei confronti di Dio.

367. Ti chiedo se ritieni stolto colui che alla vista di un piccolo oggetto, di un arpa, di un uccellino o di qualsiasi altro oggetto del genere, è mosso da un gran desiderio di possedere una di queste cose. Quanto a te, osserva attentamente in che modo sei attratto da ciò che vedi o immagini.

368. Quando chiedi agli uomini di dire perchè sono infelici, se perchè non desiderano ciò che è loro utile o perchè non hanno ciò che vogliono, essi risponderanno subito che lo sono perchè non possono avere ciò che vogliono. Il che è come dire: ” Abbiamo la ragione,sappiamo bene ciò che ci è utile, e l’amiamo, ma siamo deboli”. Tutto ciò è falso. Chi, tra coloro che vivono nel mondo, ama ciò che lo può rendere migliore’ Gli uomini non desiderano nulla che non sia più vile di loro. Come è possibile, dunque, che ciò che è migliore, più prezioso e più degno, sia reso migliore da ciò che è inferiore, di minor valore o più indegno?

369. Quanti sono coloro che fanno ciò che vogliono! Quanto sono pochi coloro che vogliono ciò che è utile! E tuttavia, chi potrà persuadere di questo i figli di Adamo? Quando ammetteranno di non amare ciò che è utile per loro? Essi sono pronti a giurare di non desiderare per se stessi niente di male, e che sopportano per loro beneficio tutto ciò che devono soffrire in mezzo a tanti travagli. E come quando dici all’idolatra che non adora Dio. Egli si indignerà, giurando che adora Dio, e farà il conto di tutto ciò che fa per il culto, e indicherà con il dito l’oggetto che adora come Dio. Tuttavia, egli non adora Dio, ma ciò che, nella falsità del suo errore, egli ritiene Dio. Allo stesso modo, senza dubbio, gli uomini non amano o non vogliono ciò che è loro utile, ma ciò che, per errore, credono che sia per loro beneficio. In tal modo, tutto ciò che per quell’oggetto fanno o soffrono, ritengono di farlo per la loro utilità.

370. Solo chi ama Dio, desidera e ama ciò che è utile per lui, poichè Dio è il bene unico e totale della natura umana. Sta scritto infatti: ” Chi dimora nell’amore, cioè chi ama Dio, dimora in dio ed egli in lui” (1Gv4,16). Il bene dell’uomo è tale, che nessuno può amarlo, se non colui che lo possiede, e quello stesso bene non può assolutamente essere separato da colui che lo ama.

“Meditationes”

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341. Non gioire del fatto di essere migliore degli altri: devi piuttosto dolerti che ci sia chi è meno buono di te, e pensa a ciò che ancora ti manca.

342. Perchè l’uomo non potrebbe gloriarsi ed inorgoglirsi della propria forza o della propria bellezza, quando si vanta della sua debolezza e della sua bassezza? Egli, in effetti, si gloria di saper montare a cavallo o di coprire la propria nudità con la bellezza delle stoffe, quando invece, si dovrebbe vantare di portare lui stesso un cavallo, o almeno di non averne bisogno, e di far risplendere le sue vesti con la propria bellezza, o almeno di poter fare a meno della loro magnificenza. Tutto questo, e altro ancora, manifesta la sua indigenza e la sua vergogna.

343. Come dice il beato Giacomo. ” essere amici di questo mondo significa nemici di Dio. Chi vuole dunque essere amico del mondo si rende nemico di Dio”(Gc 4, 4). Ora chiunque ami solo una mosca in questo mondo, ama necessariamente il mondo intero, poichè quest’ultimo è necessario all’oggetto del suo amore. Quanto più dura l’amore per questo mondo, tanto più sussiste l’inimicizia tra Dio e gli uomini. Quando, dunque, vuoi che questi ti amino, desideri che diventino nemici di dio. Tu, però, predichi loro di disprezzare tutto il creato per essere riconciliati con dio; farai, dunque, eccezione per te solo e dirai agli uomini: ” Disprezzate tutto per amore di Dio, tranne me” ? In tal modo, niente all’infuori di te impedisce la riconciliazione degli uomini con dio, ed è solo a a causa tua che persiste l’inimicizia tra Dio e gli uomini. Tra costoro, nessuno si salverà finchè saranno costretti amandoti, ad amare il mondo intero come se fosse necessario per te. Altro è amare gli uomini nel mondo o per il mondo, altro è amarli in Dio e per Dio: la prima è passione disordinata, la seconda è misericordia.

344. Come mostrerebbe volentieri l’uomo e la sua bellezza, se la possedesse, dato che ama tanto mostrare una bellezza che non gli appartiene, come i vestiti e le pellicce o altri oggetti simili!

345. Tutte le cose che progrediscono veramente sono cambiate in meglio, sia in parte sia nella loro interezza, e noi ne notiamo i progressi, sia del tutto sia in una parte. Quando desideriamo migliorare una cosa, ci adoperiamo a cambiarla, sia nella sua totalità, sia in una sua parte. Lo stesso avviene quando si peggiora. Quale grande follia tormenta la nostra umanità? Chi tra gli uomini, si applica a ciò che gli è utile? Qual’è quell’anima che si sforza di cambiare se stessa in meglio’ o folle ebbrezza! In effetti, quando ci disperdiamo in questo mondo attraverso quelle aperture del nostro corpo che sono i sensi, noi ci attacchiamo alle differenti parti del mondo. Poi, distogliendo lo sguardo dal nostro spirito, ci meravigliamo davanti alle cose modificate in meglio o in peggio da noi stessi o da altri, e pensiamo che i loro progressi siano anche i nostri. A buon diritto, e per una sorta di incredibile insania, noi reputiamo come nostri quei progressi, poichè avendo familiarità con quelle cose, le conosciamo bene, ignorando, però noi stessi. Chi, infatti, non è in grado di percepire il bianco o il nero, o altre cose simili? Quale anima, però, può dire di conoscere se stessa? Se, dunque, interroghi in questo modo le anime: “Che cos’è l’anima?”, subito sarebbero piene di confusione. Le une direbbero che non ne sanno nulla, altre direbbero che è un fuoco, o l’aria, o un liquido, e altre parlerebbero di qualcos’altro. Esse sarebbero comunque certe che se l’anima è una di quelle cose che non può essere le altre. Questa molteplicità di opinioni dimostra la loro ignoranza circa la natura dell’anima. Dovrebbero, dunque, vergognarsi, poichè, pur sapendo tante cose, non si conoscono affatto; dovrebbero arrossire del fatto che, sicure su determinate questioni, sono così incerte su se stesse. Ammirano cose più vili rispetto alla loro natura e confidano su realtà peggiori di loro. E con tutto ciò, esse non possono far nascere neanche un capello del proprio capo (Mt 5, 36).

“Meditationes”

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336. Divezzati d’ora in poi da queste forme sensibili. Vergognati di non poter vivere senza di esse, e poichè, lo voglia o no, un giorno dovrai abbandonarle, fà ora di buon grado, per una grande ricompensa e una grande grazia, ciò che dovrai fare un giorno, non senza un grande travaglio. Infatti, non dovrai forse abbandonare questa vita e tutto ciò che la riguarda, anche se nessuno te la togliesse? Ecco, hai tutto. Non sarai forse, un giorno, privato di tutto ciò? Fà dunque, ora quello che dovrai fare nel momento in cui perderai tutto: impara a a fare a meno di tutto, impara a vivere e a gioire nel Signore.

337. Altro è fare o soffrire ciò che vuoi tu, altro è fare o soffrire ciò che ti è utile. Poichè ecco il verdetto annunciato dal salmo riguardo ai cattivi: ” Li ho abbandonati alle loro brame”, cioè al desiderio del loro cuore, “seguiranno il proprio consiglio” ( sal 80, 13). Il pazzo che si rode le braccia, o colui che uccide i parenti o gli amici, fa senza alcun dubbio ciò che vuole, ma non ciò che gli è utile. Il Signore ha detto a Pietro: ” Un altro ti condurrà”, non là dove non hai alcun interesse; ma “là dove tu non vuoi” (Gv 21, 18). ” Non seguire, dunque,la tua volontà” (Sir 18, 30), poichè se acconsenti a tutti i desideri del tuo spirito, quest’ultimo – come dice la Scrittura – ” ti renderà oggetto di scherno ai tuoi nemici” ( Sir 18, 31).

338. Felice l’uomo che vuole, almeno, ciò che gli è vantaggioso. Un uomo può forse desiderare ciò che non gli è utile o che gli risulterà dannoso? Voglia il cielo che, almeno una volta nella vita, volessi ciò che ti è utile, come è giusto. O sorte infelice! Non poter fare a meno di desiderare ciò che è dannoso!

339. Quando due realtà sono uguali, ci sono due maniere in cui una può essere maggiore dell’altra: o accrescendo se stessa o diminuendo l’altra. In base a questo secondo modo, tutti i capi e i grandi di questo mondo si compiacciono o si sforzano di superare tutti gli altri, abbassandoli o facendo loro torto, e non pensano a levarsi essi stessi nel corpo ne nello spirito. Essi non migliorano in nulla nè nel corpo nè nello spirito, ma danno l’impressione di aver fatto progressi ed essere cresciuti, perchè gli altri sono caduti o sono regrediti. Dunque, se tutti fosse sminuito al punto di essere reso un nulla, in che cosa il tuo corpo e la tua anima sarebbero accresciuti da questo fatto?

340. Sforzati di diventare migliore di quanto non sia ora, vale a dire di essere migliore di te stesso. Poichè tutti gli esseri che progrediscono diventano migliori di se stessi. Solo questo è utile. Quando si parla del progresso di una realtà, non si bada al fatto che sia migliore di un’altra, ma che sia migliore di se stessa, cioè di quanto non sia di solito. Ora, essa può divenire più grande delle altre cose a seguito dell’abbassamento di queste, senza però che vi sia un suo reale progresso. Essa però, non può divenire migliore di se stessa se non per un progresso personale.

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331. Non solo non devi accettare alcuna ricompensa per fare il tuo dovere, ma non devi neanche esserne distolto da alcuna avversità. La giustizia, infatti, deve essere desiderata per se stessa, al fine di essere essa stessa la propria ricompensa. Allo stesso modo, occorre fuggire l’iniquità per se stessa, anche se non è seguita da alcun castigo, poichè essa porta in sè la propria pena.

332. Come non devi acconsentire al peccato per un guadagno qualsiasi che tu possa ricevere, allo stesso modo non devi abbandonare la giustizia sotto la minaccia di un qualche danno.

333. Se veneri le immagini impresse nel tuo spirito, davanti alle quali ti inchini per ammirazione e per amore (culto che è dovuto a Dio solo) , tu veneri per ammirazione, per amore, e piegando il tuo corpo , immagini scolpite o dipinte in un angolo della tua casa. Se gli altri venissero a saperlo, che cosa pensi che ti farebbero?

334. La condanna viene prima della correzione, poichè non conviene cambiare se non ciò che è causa di dispiacere. Dunque, poichè hai sempre bisogno di cambiare, hai sempre bisogno di qualcosa di cui dispiacerti.

335. Vedi come la bruttezza dei corpi agisca sul tuo spirito al pari di un incantatore, il quale lo cattura, come è scritto nel libro di Giuditta: ” I suoi sandali hanno catturato la sua anima” (Gdt 16, 11) , cioè l’anima di Oloferne. Non è stato catturato prima il suo corpo, bensì la sua anima, e così, attraverso l’anima, anche il corpo.

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326. Chi desidera rallegrarsi di te in te stesso, ha diritto, da parte tua, alla stessa riconoscenza delle mosche e delle pulci, le quali succhiano il tuo sangue.

327. Vedi come non hai mai riposo in quest sorta di oceano, costituito da innumerevoli forme corporali e da sentimenti umani che non hanno stabilità.

328. Altro è uccidere un uomo, altro è uccidere un empio. Uccidere un uomo significa separare la sua anima dal suo corpo, ma l’empio non può essere messo a morte in alcun modo, a meno che, trasformato il suo spirito e condannata la sua empietà, non sia divenuto pio. L’empio, dunque, non muore per la morte del suo corpo. Allo stesso modo, il giusto non muore, a meno che, abbandonata la giustizia, non diventi empio.

329. Dio deve essere amato per quello che è, secondo la sua grandezza. Egli è eterno e immenso e perciò eterno e immenso è l’amore di chi lo amatanto quanto e come deve essere amato: Nessuno, però, può amarlo totalmente come e quanto lo si deve amare, se non colui che lo conosce perfettamente quale e quanto grande egli è. Nessuno, può fare questo se non lui stesso. La vera eternità e la vera immensità non si trovano se non in Dio stesso. Tuttavia, nella misura in cui qualcuno compie questo, diventa immenso ed eterno.

330. La parola giudizio significa condanna e discernimento. Dunque, la frase: “Non giudicate” ( Mt 7, 1), non significa: ” Non discernete”, ma: “Non condannate”. Sia che l’uomo agisca bene, sia che agisca male, tu non cercare altro che la sua salvezza. Poichè, avendo tu stesso bisogno di perdono, non conviene che condanni che ne hanno bisogno.

“Meditationes”

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321. Quando vedi o senti parlare dei mali altrui, esamina il tuo spirito, per sapere quanto amore sincero per gli altri vi si trova.

322. Considera fino a che punto disprezzi te stesso. Infatti, non vi è quasi altra cosa verso la quale i tuoi pensieri e la tua volontà non tendano più facilmente e in cui si riposino con maggior piacere: ” La tua anima è stesa nella polvere” (Sal 118, 25), e “il tuo ventre al suolo” (Sal 43, 25).

323. Chi ama veramente essere sincero, e non solo in apparenza, e chi teme veramente, non per finta, di essere un bugiardo, corregge se stesso nel momento in cui si accorge di aver mentito, e nè i rimproveri nè i castighi possono intimorirlo. Egli, infatti, preferisce morire nella verità piuttosto che vivere come un mentitore, ammesso che il bugiardo possa vivere, poichè è scritto: “La bocca menzognera uccide l’anima”(sap 1, 11).In tal modo, il mentitore non può vivere, nè l’uomo sncero può morire, almeno fino a che rimangono tali. Se, in effetti, la bocca bugiarda uccide l’anima, le labbra che dicono la verità la fanno vivere. L’uomo vive perchè è veritiero, e vive di ciò che lo rende sincero. Egli vive, dunque, della verità, cioè di Dio, e vive per l’eternità, sostenuto da un nutrimento eterno, vale a dire della verità.

324. Non bisogna volere come un bene ciò che ha bisogno di un altro bene. Poichè questo bene non eliminerà la tua indigenza, ma l’aumenterà con la propria. Ti renderà, dunque, ancor più infelice.

325. Nessuna realtà deve desiderare di essere amata come un bene, tranne quella che, proprio nell’essere amata come un bene, tranne quella che, proprio nell’essere amata, dona la felicità. Nessun essere realizza ciò, al di fuori di chi non ha bisogno di essere amato da qualcuno, cioè chi non riceve alcun vantaggio sia dall’essere amato da un altro si dall’amare qualcuno. La realtà che desidera vedere fissare su di sè il desiderio, l’affetto e la speranza di qualcuno è, dunque, estremamente crudele, poichè non può essergli di alcuna utilità. E’ ciò che fanno i demoni: questi vogliono che gli uomini, invece di servire Dio, siano occupati nel loro servizio. Tu, dunque, grida a coloro che ti amano: “Cessate ora, dunque, o miseri, di ammirarmi, di rivedermi, di onorarmi in un modo o in un altro, poichè, miserabile come sono, non posso dare alcun soccorso, nè a me stesso nè a voi. Io, piuttosto, ho bisogno del vostro aiuto”.

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316. Vedi, se tutti gli uomini, abbandonando tutto ciò che interessa loro, si occupassero interamente di un solo colore o di un solo sapore, quanto sarebbero infelici, odiosi, stupidi! Essi lo sono già, quando si interessano degli aspetti, così numerosi e così diversi, delle cose. Le creature, in effetti, e anche il loro insieme, non sono il nostro Dio e la nostra salvezza più di una qualsiasi tra loro.

317. Tutti si sforzano di compiere ciò che desiderano. Ma chi ha donato loro la certezza di volere ciò che è bene o ciò che è utile? Da dove ne hanno tratto la prova?

318. Coloro che sono destinati alla morte e che hanno peccato, si sforzano invano di conseguire due mete; vivere o nascondersi. Queste due cose, però, sono impossibili. Tutti, infatti, devono inesorabilmente morire (Eb 9, 27 ) , e ” non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato” (Mt 10 , 26 ) .

319. Rende un vero culto a Dio solo colui che tende in verità verso di lui, con sentimenti di vero timore, di amore, di omaggio, di venerazione e di ammirazione: solo questo culto, infatti, è vero e perfetto. Dunque, chi testimonia questi sentimenti a qualunque altro oggetto e non a Dio è un idolatra. Anche l’Apostolo dice: ” Il loro Dio è il ventre (Fil 3, 19) . E altrove: ” Essi non servono Dio, ma il loro ventre” (Rm 16, 18) . E ancora: ” La cupidigia è idolatria” ( Ef5, 5; Co, 3 , 5) .

320. Il superbo non ammette nè un superiore nè un uguale. Coli, però, al quale nessuno è veramente superiore o eguale è uno solo: ed è Dio. Non possono esistere, infatti, due esseri così. Dunque, il superbo vuole essere Dio. Dal momento, però, che due esseri di questo tipo non possono esserci, egli vuole, di conseguenza, che Dio non ci sia. Giustamente, quindi, Dio resiste ai superbi (Gc 4, 6 , Pt 5, 5).

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306. Vi sono sapori, come quello del miele, umori e calori, come quelli dei corpi. Rifletti su come ti senti, quando essi ti sono tolti o sono alterati.

307. Considera come la povertà e la miseria creino la solitudine in mezzo alle città, e come le ricchezze riempiano di folle i deserti.

308. La più grande utilità degli oggetti materiali è il loro uso in quanto segni. In effetti, si traggono da essi molto segni necessari alla nostra salvezza: così dall’aria derivano le parole, dal legno vengono le croci e l’acqua per il battesimo. Le anime conoscono i loro sentimenti reciproci solamente attraverso i segni del corpo.

309. Preparati a sottostare alla legge che avrai applicato agli altri. Sei infatti costretto a sottometterti alle leggi che tu stesso hai emanato. ” Con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7, 2) . Dà agli altri leggi buone, piene di misericordia, per timore che se esse sono cattive, Dio non voglia, diventino nocive per te, quando sarai soggetto a esse. Infatti, ” il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia” ( Ge 2, 13) .

310. Il Signore ha mostrato quanto siano disprezzabili il potere e una lunga vita in questo mondo, allorchè ha donato a Ponzio Pilato il potere di uccidere il suo Figlio e a Nerone l’impero del mondo, e anche quando ha accordato alle cornacchie e ai cervi numerosi secoli di vita, cosa che concede raramente ai suoi santi. Quando, però, il Signore dona a un santo il potere sugli altri, non è a lui, ma a questi, che rivela la sua misericordia. Il santo, infatti, non ha bisogno di sudditi, sono piuttosto gli uomini che hanno bisogno di una buona guida.

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301. Vedi come ami questo corpo incomparabilmente più di quanto valga, poichè il tuo dolore non è proporzionato ai danni che esso subisce. Per esempio, una piccola ferita e il morso di una pulce causano in te un grande turbamento. Ma colui per il quale Dio è il solo bene assoluto, si affligge unicamente della sua perdita e di nient’altro. Non fu così, nell’inferno, per il ricco epulone (Lc 16, 22-24). Questi, infatti, tollerava tranquillamente di aver perduto Dio, poichè non domandava che gli fosse restituito Dio, ma sopportava male la privazione dell’acqua alla quale era abituato, perchè gli rinfrescasse la gola.

302. ” L’orecchio del signore ascolta le disposizioni del tuo cuore” (Sal 10, 17) , ma tu le ignori, al pari del beato Pietro che diceva : ” Sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte” (Lc 22, 33) . Non fare, dunque, troppo caso nè al tuo giudizio, nè a quello degli altri nei tuoi confronti, ma solo a quello di Dio.

303. Vedi fino a che punto ignori te stesso: non c’è paese tanto lontano e sconosciuto, a riguardo del quale credi così facilmente a colui che racconta menzogne.

304. Quanto più un evento è sconosciuto e verosimile, ed è autorevole chi lo racconta, tanto più facilmente gli si presta fede.

305. Ecco, legato a questo corpo mortale, eri già abbastanza infelice, poichè eri soggetto a tutte le sue alterazioni, fino al morso di una pulce o di un topo. Questo non ti è bastato. Ti sei legato ad altri oggetti come fossero altri corpi: l’opinione degli uomini, l’ammirazione, l’amore, l’onore, il timore e altri legami simili, le cui ferite ti causano dolore come quelle del corpo.