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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

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136. Rifletti: se tutti gli uomini fossero sempre spinti dalla collera e dalla follia, che cosa dovresti fare? Dovresti forse affliggerti per questo? Perchè, dunque, sei turbato quando qualcuno perde la calma? Donagli un rimedio e non l’agitazione, Come potrebbe la follia essere curata con la follia?

137. Altra è la pace di colui che ha totalmente superato l’avversità e altra è quella di chi ha fuggito le contrarietà o crede di averlo fatto. Tu non esulti per aver vinto le difficoltà, ma per essere stato vinto, o quasi, da loro.

138. ” Non sono venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo” (Gv 12, 47). Questo significa: non sono venuto per eseguire sui colpevoli una meritata sentenza di condanna, ma per mostrare loro, con misericordia, come possono evitarla.

139. Perchè ami le sofferenze dei tuoi simili? Forse perchè in questo modo applichi la giustizia? Dunque anche le tue sofferenze sono gradite a Dio, perchè è giusto che sia così. Mediante questa sentenza sei condannato al fuoco eterno (MT 18, 8). Se un uomo che abbia ucciso una gallina è condannato a morte, a quale pena sarà oggetto chi uccide una persona?

140. Se operi solo per amore, se non sei spinto da altro motivo che dall’amore stesso, allora, rimprovera, castiga. Se lo fai per altri motivi, allora condanni te stesso. Agisci in tutto verso gli altri con gli stessi sentimenti con cui vuoi essere trattato da Dio (Mt 7, 12).

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“Meditationes”

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131. Togliti tutti gli impiastri, i vestiti e tutto il resto: vedrai,allora, se tu sei veramente sano.

132. La beatitudine deve possedere sentimento e intelligenza. In questo modo colui che è felice potrà rendere grazie. In effetti, chi si impegnerà a piacere o a rendere grazie a un oggetto senza intelligenza?

133. Se siete incerti tra eleggere un padre o un medico, vi do un consiglio: scegliete colui che nè la malattia nè altro sia in grado di distogliere il suo animo da voi.

134. La sola cosa che desideri da Dio per te, cioè la benevolenza, mostrala a tutti gli uomini, sia con il castigo sia con la dolcezza.

135. Perchè insulti i ciechi e i malati, dal momento che sei come loro? O anche se tu sei differente da loro non lo sei nè per te stesso, nè da te stesso.

“Meditationes”

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126. Se non ci fossero le malattie, a che cosa servirebbe il medico? Se non ci fossero le avversità, a che gioverebbe essere forti e pazienti? Se no0n ci fossero i peccati, ci sarebbe ancora chi intercede? Se non ci fosse la pazzia, si avrebbe necessità del dottore? Se non ci fossero i poveri, vi sarebbero ancora coloro che li soccorrono? E tu, potresti curare qualcuno, se non ci fossero persone in necessità, cioè i malati? Soffriresti, se non ci fossero dolori? Faresti da intercessore, se non ci fossero persone per le quali farlo, cioè i colpevoli? Faresti l’insegnante, se non ci fossero persone da istruire? Potresti servire, se non ci fossero persone da soccorrere o indigenti? Quanto sei assurdo! E che ancora? Mangeresti, se non avessi fame? Berresti, se non avessi sete? Ti riscalderesti, se non avessi freddo? Andresti alla ricerca dell’Ombra, se non ci fosse la calura? Tutto è un controsenso!

127. Non puoi odiare nessuno, se non a causa della tua iniquità. Poichè desiderare il bene anche per i malvagi è proprio dei santi.

128. Bisogna amare solo la verità e la pace che da essa proviene.

129. E’ proprio delle anime grandi intercedere per coloro che si riconoscono colpevoli, affinchè siano perdonati. E’ proprio delle anime eccelse, invece, supplicare benignamente per quanti non riconoscono ancora la colpa, affinchè la confessino; e intercedere per quanti, per vergogna o perchè amano il loro peccato, non riconoscono la loro colpa, affinchè la riconoscano.

130. Quanto più sei vicino all’amore di questa vita e di tutto ciò che le appartiene, tanto più sei vicino all’iniquità.

“Meditationes”

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121. Se gli oggetti in cui confidi, o nei quali provi diletto, si comportassero in tal modo verso se stessi, o ti prenderesti gioco di loro, per la loro stoltezza, o ne piangeresti la perdizione. Se la follia di tutti giunge sino a questo punto, è bene che avvenga questo anche per te?

122. Se sopporti te stesso, così impuro, perchè non sopporti anche gli altri?

123. Il tuo animo è tanto soggetto al variare degli eventi, quanto lo sono le cose che ami.

124. All’inizio,costretto dalle sofferenze corporali, hai accolto il mondo. Ora, però, ti diletti delle sofferenze stesse, al fine di gustare il mondo e di goderne.

125. La verità è per noi più amara di tutte le avversità, poichè ogni contrarietà si oppone a una o più gioie; la verità, invece, le contrasta tutte insieme. Anche se potessi vedere tutti i colori e tutto ciò che gli occhi possono vedere, o gli altri sensi del corpo possono percepire, o se potessi raccontare o intendere tutte le novità, quale utilità ne avresti? In questo senso non vi è alcuna utilità in tutto ciò che hai sperimentato o udito.

“Meditationes”

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116. Tu confidi in una dispensa ben fornita. Gli usurai non agiscono forse allo stesso modo? Tutto ciò non è adorare un idolo? Forse questo accade perchè la dispensa non ha nè volto nè occhi? Tu, Però, non ti rendi conto fino a che punto confidi in una dispensa ben provvista, se non quando essa va vuotandosi.

117. Chi fa un dono a una persona perchè ne ha ricevuto uno o con la speranza di riceverlo, non riceve ricompensa da Dio. Ciò vale per te per quanto riguarda la pace e l’amore.

118. Le cose piacevoli sono da evitare quando vogliamo fuggire dai fastidi e dalle sofferenze per avere pace, per timore che, per il piacere stesso che proviamo in esse, cominciamo ad amare persino i nostri turbamenti.

119. Insulti il medico allorchè disperi del malato. La guarigione di quest’ultimo, infatti, è tanto più facile quanto più sono grandi, presso il medico, la bontà ed il potere di guarire.

120. Solo la verità sa distogliere dal male: solo l’amore per la verità può fare questo. Non è dunque cambiando luogo che ci si allontana dal male.

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111. Accade a volte che l’ira di qualcuno ti dispiace al punto di lasciarti prendere dall’odio. Se la sua ira ti dispiace, lo stesso deve accadere per il tuo odio.

112. Quando si dice il bene di te, in un certo senso vieni biasimato. Eì ciò che accade quando si mostra un pezzo di legno che, per renderlo più bello, è stato ricoperto d’oro. Non lo si rivestirebbe d’oro, in effetti, se risplendesse di bellezza propria.

113. Il lago non deve gloriarsi per l’abbondanza delle sue acque: ciò è merito della fonte. Lo stesso avviene in te per quanto riguarda la pace. Infatti, è sempre qualcosa di esterno che fa nascere in te la pace, la quale è tanto più debole e vacillante, quanto più è mutevole la causa che la fa sorgere. Quanto è effimera, dunque, quella pace che nasce dal fascino di un volto umano!

114. Ogni uomo desidera vivere sicuro. Egli è tanto più debole, quanto più è esposto all’inquietudine; inoltre, è tanto più turbato quanto più ciò che gli sta a cuore va in maniera diversa da come voleva. Se, dunque, una persona ti dicesse: ” Ti farò del male, ti toglierò la pace; penserò e dirò male di te “, eccoti sul punto di rattristarti e di cadere nel turbamento.

115. Il turbamento dell’anima è la miseria stessa. Tale turbamento, quasi sempre, sorge in te quando il signore, per sua misericordia, sottrae da te le armi di cui si serve il nemico per farti perire, cioè le realtà mutevoli alle quali ti eri attaccato in maniera inconsulta.

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106. Felice l’uomo che sceglie un luogo in cui può lavorare con tranquillità. Ora, è scelta sicura, è lavoro utile, il volere rendere un servizio agli altri, al fine di desiderare che essi siano tali da non avere bisogno del tuo aiuto. Essi, infatti, tanto meno fanno ciò che conviene loro quanto più sembrano ricercare prima di tutto i loro interessi. Ora, l’utilità propria di ciascuno è voler mettersi al servizio di tutti. Ma chi comprenderà questo? Quindi, colui che cerca di lavorare per il proprio interesse, non solo non trova in nessun modo la propria utilità, ma, anzi, procura un grave danno alla sua anima. Poichè quanto più cerca la sua utilità, che non ha nessun valore, tanto più è rigettato dall’utilità comune, cioè Dio. Come, infatti, gli uomini hanno una stessa natura, così essi hanno una sola utilità.

107. Qualcuno ha parlato male di te. Se ciò che ha detto non è vero, egli nuoce più a se stesso che a te. Egli, infatti, inganna se stesso. Se si chiamasse sterco l’oro, in che modo si nuocerebbe all’oro? Ma se il male che si dice di te è vero, devi imparare a evitarlo. Chi loda ciò che è buono, non giova a colui che loda, ma a se stesso. Quando ti viene riconosciuto ciò che di bene hai compiuto, a qual fine parlarti di cose che tu conosci meglio di chiunque altro? Tu, biasima te stesso.

108. Se si desidera che preghi per qualcuno ti si dice ” E’ così santo, è tanto buono!”. Avviene lo stesso che se si portasse un malato dal medico e si dicesse a quest’ultimo. “Curalo, guariscilo, perchè sta così bene!”. E’ possibile che ti si parli in questo modo perchè si hanno fondate speranze che quel tale si salvi? Si dice inoltre: ” Prega per lui, perchè ti ha fatto del bene”. Occorre piuttosto riconoscere che ne ha veramente bisogno chi mi ha fatto del male. In effetti, “non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Mt9, 19). se farai così, sarai un figlio di Dio.

109. Lo stolto turbamento dell’anima: ecco la vera miseria. Tale turbamento sorge dentro di te quando Dio, per misericordia, dissolve le cause della tua morte, cioè i beni ai quali eri attaccato in maniera disordinata, affinchè, abbandonandoli, tu viva.

110. Perchè trattieni in te ciò che ti dispiace negli altri, cioè l’ira? Tu vai in collera perchè l’altro si irrita. Adirati piuttosto contro te stesso, per il fatto che ti sei lasciato prendere dall’ira. Se quest’ultima ti dispiacesse davvero, non l’ammetteresti in nessun caso, ma la fuggiresti. Ciò non si può fare in altro modo se non conservando la pace.