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Margherita d’Oyngt: Gli angeli ed il corpo di Cristo

Margherita d'Oyngt

Vi riporto due brani della autrice certosina Margherita d’Oyngt, nei quali vedremo l’espressione di una totale devozione a Nostro Signore Gesù Cristo. Ci parla del trasporto degli angeli e dei santi verso Cristo immolatosi per noi.

Il canto senza fine degli angeli e dei santi

Quando gli angeli ed i santi guardano la grande bellezza di Nostro Signore, e sentono la sua bontà e la sua immensa dolcezza, essi hanno una gioia talmente grande che non possono esimersi dal cantare, ma essi faranno una canzone tutta nuova, essa sarà talmente dolce che sarà una splendida melodia. Questo dolce canto verrà tramandata da tutti gli ordini di angeli e da tutti i santi, dal primo all’ultimo. E questo canto non avrà mai fine, fino a quando non ne creeranno un altro ed un altro ancora ed essi non termineranno mai.

Gli angeli ed il corpo di Cristo

Qualche tempo fa, una persona di mia conoscenza era in orazione dalla mattina presto….

Tra le altre cose, ad egli sembrò vedere Gesù Cristo così glorioso che non vi è cuore umano capace di concepirlo. Egli era vestito di questo glorioso abito, che aveva ereditato dal nobile corpo di sua Madre, Nostra Signora. Sui suoi molto nobili mani e sui suoi piedi, apparivano le gloriose piaghe che Egli soffrì per l’amore di noi uomini. Di queste gloriose ferite zampillanti, una tale chiarezza che stupiva: pareva come se tutte le bellezze della divinità passassero attraverso quel glorioso corpo. Esso era talmente così nobile e trasparente che si riusciva a scorgere l’anima all’interno. Era così chiaro come vedersi riflessi in uno specchio. Questo corpo era così bello, che si sono visti gli angeli ed i santi come se fossero stati dipinti. Il Suo viso era così pieno di Grazia , che gli angeli che lo contemplavano dopo la loro creazione, non riuscivano a rassegnarsi alla sua vista, restando sempre con il desiderio di rimirarlo.

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La lotta suprema

margherita-doingt

In questo mese di novembre, dedicato alla commemorazione dei defunti, una sublime meditazione in forma di preghiera della certosina Margherita d’Oyngt. Un testo struggente d’amore, direi “estremo“, e di totale abbandono a Gesù, implorato pensando al momento del trapasso alla vita eterna.

Una meravigliosa composizione della immensa Margherita.

Dolce Gesù, che cosa devo fare in quell’ora finale, quando non sarò più in grado di servire e di avvalermi di me, quando avrò gli occhi e le labbra chiuse, e la mia anima sarà in procinto di separarsi dal corpo? Poi i miei nemici mi assedieranno, cercando di tentarmi in ogni modo possibile: chi contro la fede, chi con la vanaglorio, chi con la disperazione.

Dolce Gesù, che sarà e che cosa accadrà a me in quel tremendo raduno, ora e giorno del giudizio? Cosa farò allora? Nelle mani di chi finirò? In che posto andrò a finire? Signore Gesù, ti prego e chiedo per la tua misericordia, che mi ha portato in quel momento il look che si guardò Pietro, e tu mi dai lo scudo della fede e la bandiera della vostra passione. Chiediamo anche il dono della perseveranza società che mi fa superare ogni timore e dubbio.

Dolce Signore, prego la vostra dolce Madre, che ho amato soprattutto dopo di Te, fa si che sia presentie quando la mia anima lascerà il corpo, in modo che il diavolo non possa approssimarsi a me. Dammi la forza e la grazia di poterti invocare in quel momento con tutto il cuore, e affidarti la mia anima, affinchè tu possa accoglierla dalle mani dei tuoi santi angeli.

Dolce gesù, non permettermi di lasciare questa vita terrena prima di essere stata purificata del tutto. (…) Concedimi, ti prego, di poter soffrire in questa vita, come Tu hai sofferto per il mio amore: io sono disposta a sopportare tutto quello che Vuoi, a patto che posso stare con Voi. Se Vuoi che io sia disprezzata, lo vorrò totalmente anche io ; se desideri che venga diffamata, lo vorrò totalmente anche io; se Vuoi che io sia perseguitata, lo vorrò totalmente anche io, prima di perderti; o se vui che io sia bruciata vivao soffocata o impalatia o scorticata, lovoglio anche io, tutto pur di essere con Voi.

Mio dolce Signore, ti prego che tu mi faccia morire della morte che si desidera, a condizione che sia sempre con Voi.

Amen

Margherita D’Oyngt (1310).

meditationum Pagina, Oeuvres.

La preghiera dei poveri

La preghiera dei poveri

margherita d'oingt

Vi offro questa “preghiera dei poveri”, un testo estratto dalle Meditazioni di Margherita d’Oyngt, scritte nel 1286.

“Dolce Gesù, quando mi sono lasciata cadere per i miei peccati, mi hai sollevato rapidamente con la tua grazia; quando sono stata afflitta, mi hai dato la tua dolce consolazione. Considerando tutte le grazie ed i benefici che mi hai concesso, e la ricompensa immensa che mi hai dato e che hai promesso a chi ti serve, il mio cuore si scioglie e perde ogni volontà di offenderti. Chiedo e prego per la tua dolce ed infinita misericordia, di concedermi una profonda umiltà tale da alimentare e custodire il fuoco del tuo amore come carboni ardenti che non si estinguono. E Ti prego di darmi il dono del tuo Spirito Santo affinché possa illuminare e insegnare a produrre frutti degni di penitenza.

Dolce e caro Signore, quando medito sulle sofferenze e le angosce da te sopportate in questo mondo, per il mio amore, in tutte le cose in cui ho trovato piacere e gioia si trasformano in un oggetto di odio, e tutto quello che mi risulta duro e ruvido da sopportare diventa dolce e fonte di consolazioni, e origine dello stesso amore che mi disprezza e mi circonda di stima.

Dolce Gesù, scrivi nel mio cuore ciò che vuoi che io faccia, scrivi la tua legge, scrivi i tuoi comandamenti, in maniera che non si possano mai più cancellare. Sai bene che la mia carne è pigra e sonnolenta, ma lo spirito è pronto a fare la tua volontà. Io non voglio essere consolata da nessuno tranne che da Te, e quando penso a te trovo una grande gioia nel desiderarti ed amarti,oh mio dolce Signore”.

(Dalle meditazioni di Margherita d’Oyngt)

Celebrando Beatrice d’Ornacieux

Celebrando Beatrice d’Ornacieux

Oggi 25 novembre, ci troviamo a celebrare la beata Beatrice d’Ornacieux, ed a riferire su alcuni episodi prodigiosi accorsi nella sua santa esistenza. Questi episodi sono giunti a noi, grazie alla sua maestra Novizia, la beata Margherita d’Oingt che ne scrisse una biografia “Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu”.La sua abnegazione verso la preghiera e la sua perseveranza devozionale verso la Passione di Cristo, la portarono ad abbandonarsi spesso in pianti dirotti. Questa sua propensione al pianto, in varie occasioni le fece rischiare di perdere la vista!!

Come è già noto Beatrice ogni venerdì, riviveva la Passione di Cristo conficcandosi due grossi chiodi nelle mani, dando vita alla iconografia classica che la ritrae con un martello e due chiodi, e  con sguardo estatico rivolto al cielo. Come spesso accade nelle vite dei santi, anche Beatrice dovette subire violenti e continui attacchi diabolici, rivoltele anche con tentazioni oscene, di fronte alle quali ella seppe resistere facendo appello alla invincibile purezza del suo animo e del suo corpo. A seguito di tali prove, ricevette un apparizione della Vergine, che la tranquillizzò dicendole: “Non temere, sii fiduciosa, io sono la Madre del Re Onnipotente, il tuo sposo, Madre di misericordia, sappi che io prenderò cura e protezione della la tua anima e del tuo corpo, ti difenderò contro gli assalti del diavolo e ti salvaguarderò dai suoi turpi inganni”. Beatrice fu ricompensata di questa vita condotta all’insegna della preghiera e della costante penitenza, ricevendo molti doni e carismi straordinari.

Fu fiaccata nella sua esistenza da una salute cagionevole, messa a dura prova dalle sue estreme penitenze, che la portarono una notte di Natale a rimanere seduta negli stalli del Coro con il cuore pieno di angoscia e spaventata di essere in peccato mortale, poiché impossibilitata a seguire le consorelle andate sull’altare per ricevere l’Eucarestia. Smarrita ed avvilita fece appello alla Divina Misericordia, ed improvvisamente sotto lo sguardo attonito delle altre monache si trovò prodigiosamente vicino la balaustra dell’altare pronta a ricevere la Comunione. Ma il prodigio continuò, poiché nella sua bocca infatti l’ostia prese forma di sangue e carne mostrandole l’abbraccio che il Signore volle donarle attraverso questo miracolo eucaristico per assicurare pace e quiete alla sua anima santa. Beatrice terminò la sua esperienza terrena il 25 novembre del 1303.

Preghiera

Per l’imitazione della passione di Cristo hai fatto,
Signore, della beata Beatrice, vergine, una vittima del
tuo amore, fa ‘che attraverso la sua intercessione e l’esempio,
condivida qui sulla terra le sofferenze di tuo Figlio
per partecipare un giorno alla gloria in Cielo.

Amen

Margherita d’Oingt, una certosina attuale

Margherita d’Oingt, una certosina attuale

Oggi 11 febbraio, in occasione dell’anniversario della morte di Margherita d’Oingt, voglio riportarvi integralmente il testo completo dell’Udienza Generale dello scorso 3 novembre. In quella occasione, il Papa ha voluto ricordare la figura della monaca certosina vissuta nel Medioevo, tanto lontana apparentemente ma incredibilmente così vicina e moderna. Ringrazio Benedetto XVI, che mi ha offerto la possibilità di celebrare in modo diverso Margherita d’Oingt, aiutandomi ad esportarne la sua conoscenza ad una platea più vasta.

Catechesi del Santo Padre nell’Udienza Generale, 03.11.2010

Cari fratelli e sorelle,

con Margherita d’Oingt, di cui vorrei parlarvi oggi, siamo introdotti nella spiritualità certosina, che si ispira alla sintesi evangelica vissuta e proposta da san Bruno. Non ci è nota la sua data di nascita, benché qualcuno la collochi intorno al 1240. Margherita proviene da una potente famiglia di antica nobiltà del Lionese, gli Oingt. Sappiamo che la madre si chiamava pure Margherita, che aveva due fratelli – Guiscardo e Luigi – e tre sorelle: Caterina, Isabella e Agnese. Quest’ultima la seguirà in monastero, nella Certosa, succedendole poi come priora. Non abbiamo notizie circa la sua infanzia, ma dai suoi scritti possiamo intuire che sia trascorsa tranquilla, in un ambiente familiare affettuoso. Infatti, per esprimere l’amore sconfinato di Dio, ella valorizza molto immagini legate alla famiglia, con particolare riferimento alle figure del padre e della madre. In una sua meditazione prega così: “Bel dolce Signore, quando penso alle speciali grazie che mi hai fatto per tua sollecitudine: innanzi tutto, come mi hai custodita fin dalla mia infanzia, e come mi hai sottratta dal pericolo di questo mondo e mi hai chiamata a dedicarmi al tuo santo servizio, e come mi hai provvista in tutte quelle cose che mi erano necessarie per mangiare, bere, vestire e calzare, (e lo hai fatto) in tal modo che non ho avuto occasione di pensare in tutte queste cose che alla tua grande misericordia” (Margherita d’Oingt, Scritti spirituali, Meditazione V, 100 p. 74).

Sempre dalle sue meditazioni, intuiamo che entrò nella Certosa di Poleteins in risposta alla chiamata del Signore, lasciando tutto e accettando la severa regola certosina, per essere totalmente del Signore, per stare sempre con Lui. Ella scrive: “Dolce Signore, io ho lasciato mio padre e mia madre e i miei fratelli e tutte le cose di questo mondo per tuo amore; ma questo è pochissimo, poiché le ricchezze di questo mondo non sono che spine pungenti; e chi più ne possiede più è sfortunato. E per questo mi sembra di non aver lasciato altro che miseria e povertà; ma tu sai, dolce Signore, che se io possedessi mille mondi e potessi disporne a mio piacimento, abbandonerei tutto per amore tuo; e quand’anche tu mi dessi tutto ciò che possiedi in cielo e in terra, non mi riterrei appagata finché non avessi te, perché tu sei la vita dell’anima mia, né ho né voglio avere padre e madre fuori di te” (ibid., Meditazione II, 32, p. 59).

Anche della sua vita nella Certosa possediamo pochi dati. Sappiamo che nel 1288 ne divenne la quarta priora, incarico che mantenne fino alla morte, avvenuta l’11 febbraio 1310. Dai suoi scritti, comunque, non emergono particolari svolte nel suo itinerario spirituale. Ella concepisce tutta la vita come un cammino di purificazione fino alla piena configurazione a Cristo. Cristo è il Libro che va scritto, va inciso quotidianamente nel proprio cuore e nella propria vita, in particolare la sua passione salvifica. Nell’opera Speculum, Margherita, riferendosi a se stessa in terza persona, sottolinea che per grazia del Signore “aveva inciso nel suo cuore la santa vita che Dio Gesù Cristo condusse sulla terra, i suoi buoni esempi e la sua buona dottrina. Ella aveva messo così bene il dolce Gesù Cristo nel suo cuore che le sembrava perfino che questi le fosse presente e che tenesse un libro chiuso nella sua mano, per istruirla” (ibid., I, 2-3, p. 81). “In questo libro ella trovava scritta la vita che Gesù Cristo condusse sulla terra, dalla sua nascita all’ascesa al cielo” (ibid., I, 12, p. 83).

Quotidianamente, fin dal mattino, Margherita si applica allo studio di questo libro. E, quando l’ha ben guardato, inizia a leggere nel libro della propria coscienza, che rivela le falsità e le menzogne della sua vita (cfr ibid., I, 6-7, p. 82); scrive di sé per giovare agli altri e per fissare più profondamente nel proprio cuore la grazia della presenza di Dio, per far sì, cioè, che ogni giorno la sua esistenza sia segnata dal confronto con le parole e le azioni di Gesù, con il Libro della vita di Lui. E questo perché la vita di Cristo sia impressa nell’anima in modo stabile e profondo, fino a poter vedere il Libro all’interno, ossia fino a contemplare il mistero di Dio Trinità (cfr ibid., II, 14-22; III, 23-40, p. 84-90).

Attraverso i suoi scritti, Margherita ci offre qualche spiraglio sulla sua spiritualità, permettendoci di cogliere alcuni tratti della sua personalità e delle sue doti di governo. È una donna molto colta; scrive abitualmente in latino, la lingua degli eruditi, ma scrive pure in franco provenzale e anche questo è una rarità: i suoi scritti sono, così, i primi, di cui si ha memoria, redatti in questa lingua. Vive un’esistenza ricca di esperienze mistiche, descritte con semplicità, lasciando intuire l’ineffabile mistero di Dio, sottolineando i limiti della mente nell’afferrarlo e l’inadeguatezza della lingua umana nell’esprimerlo. Ha una personalità lineare, semplice, aperta, di dolce carica affettiva, di grande equilibrio e acuto discernimento, capace di entrare nelle profondità dello spirito umano, di coglierne i limiti, le ambiguità, ma pure le aspirazioni, la tensione dell’anima verso Dio. Mostra una spiccata attitudine al governo, coniugando la sua profonda vita spirituale mistica con il servizio alle sorelle e alla comunità. In questo senso è significativo un passo di una lettera a suo padre: “Mio dolce padre, vi comunico che mi trovo tanto occupata a causa dei bisogni della nostra casa, che non mi è possibile applicare lo spirito in buoni pensieri; infatti ho tanto da fare che non so da quale lato girarmi. Noi non abbiamo raccolto grano nel settimo mese dell’anno e i nostri vigneti sono stati distrutti dalla tempesta. Inoltre, la nostra chiesa si trova in così cattive condizioni che siamo obbligati in parte a rifarla” (ibid., Lettere, III, 14, p. 127).

Una monaca certosina delinea così la figura di Margherita: “Attraverso la sua opera ci rivela una personalità affascinante, dall’intelligenza viva, orientata verso la speculazione e, allo stesso tempo, favorita da grazie mistiche: in una parola, una donna santa e saggia che sa esprimere con un certo umorismo un’affettività tutta spirituale” (Una Monaca Certosina, Certosine, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, Roma 1975, col. 777). Nel dinamismo della vita mistica, Margherita valorizza l’esperienza degli affetti naturali, purificati dalla grazia, quale mezzo privilegiato per comprendere più profondamente ed assecondare con più prontezza e ardore l’azione divina. Il motivo risiede nel fatto che la persona umana è creata ad immagine di Dio, e perciò è chiamata a costruire con Dio una meravigliosa storia d’amore, lasciandosi coinvolgere totalmente dalla sua iniziativa.

Il Dio Trinità, il Dio amore che si rivela nel Cristo l’affascina, e Margherita vive un rapporto di amore profondo verso il Signore e, per contrasto, vede l’ingratitudine umana fino alla viltà, fino al paradosso della croce. Ella afferma che la croce di Cristo è simile alla tavola del parto. Il dolore di Gesù sulla croce è paragonato a quello di una madre. Scrive: “La madre che mi portò in grembo, soffrì fortemente, nel darmi alla luce, per un giorno o per una notte, ma tu, bel dolce Signore, per me sei stato tormentato non una notte o un giorno soltanto ma per più di trent’anni […]; quanto amaramente hai patito a causa mia per tutta la vita! E allorché giunse il momento del parto, il tuo travaglio fu tanto doloroso che il tuo santo sudore divenne come gocce di sangue che scorrevano per tutto il tuo corpo fino a terra” (ibid., Meditazione I, 33, p. 59).

Margherita, evocando i racconti della Passione di Gesù, contempla questi dolori con profonda compassione: “Tu sei stato deposto sul duro letto della croce, in modo tale da non poterti muovere o girare o agitare le tue membra così come suol fare un uomo che patisce un grande dolore, poiché sei stato completamente steso e ti sono stati conficcati i chiodi […] e […] sono stati lacerati tutti i tuoi muscoli e le tue vene. […] Ma tutti questi dolori […] ancora non ti bastavano, tanto che volesti che il tuo fianco venisse squarciato dalla lancia così crudelmente da far sì che il tuo docile corpo fosse del tutto arato e straziato; e il tuo prezioso sangue sgorgava con tanta violenza da formare una larga strada, quasi fosse un grande ruscello”. Riferendosi a Maria afferma: “Non c’era da meravigliarsi che la spada che ti ha spezzato il corpo sia anche penetrata nel cuore della tua gloriosa madre che tanto amava sostenerti […] poiché il tuo amore è stato superiore a tutti gli altri amori” (ibid., Meditazione II, 36-39.42, p 60s).

Cari amici, Margherita d’Oingt ci invita a meditare quotidianamente la vita di dolore e di amore di Gesù e quella di sua Madre, Maria. Qui è la nostra speranza, il senso del nostro esistere. Dalla contemplazione dell’amore di Cristo per noi nascono la forza e la gioia di rispondere con altrettanto amore, mettendo la nostra vita a servizio di Dio e degli altri. Con Margherita diciamo anche noi: “Dolce Signore, tutto ciò che hai compiuto, per amore mio e di tutto il genere umano, mi provoca ad amarti, ma il ricordo della tua santissima passione dona un vigore senza eguali alla mia potenza d’affetto per amarti. E’ per questo che mi sembra […] di aver trovato ciò che ho così tanto desiderato: non amare niente altro che te o in te o per amore tuo” (ibid., Meditazione II, 46, p. 62).

A prima vista questa figura di certosina medievale, come pure tutta la sua vita, il suo pensiero, appaiono molto lontani da noi, dalla nostra vita, dal nostro modo di pensare e di agire. Ma se guardiamo all’essenziale di questa vita, vediamo che tocca anche noi e dovrebbe divenire essenziale anche nella nostra esistenza.

Abbiamo sentito che Margherita ha considerato il Signore come un libro, ha fissato lo sguardo sul Signore, lo ha considerato come uno specchio nel quale appare anche la propria coscienza. E da questo specchio è entrata luce nella sua anima: ha lasciato entrare la parola, la vita di Cristo nel proprio essere e così è stata trasformata; la coscienza è stata illuminata, ha trovato criteri, luce ed è stata pulita. Proprio di questo abbiamo bisogno anche noi: lasciare entrare le parole, la vita, la luce di Cristo nella nostra coscienza perché sia illuminata, capisca ciò che è vero e buono e ciò che è male; che sia illuminata e pulita la nostra coscienza. La spazzatura non c’è solo in diverse strade del mondo. C’è spazzatura anche nelle nostre coscienze e nelle nostre anime. È solo la luce del Signore, la sua forza e il suo amore che ci pulisce, ci purifica e ci dà la retta via. Quindi seguiamo santa Margherita in questo sguardo verso Gesù. Leggiamo nel libro della sua vita, lasciamoci illuminare e pulire, per imparare la vera vita. Grazie.

Video dell’Udienza Generale