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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

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241. Quale donna è così impudente al punto di dire al marito: ” Và e cerca quel tale o un altro perchè io possa dormire con lui; egli mi piace più di te; così potrò trovare riposo”, Tu fai lo stesso nei confronti del tuo Sposo, quando amando un bene di questo mondo più di lui, glielo chiedi per te.

242. Abbandoni lo Sposo, cioè Dio, e ti attacchi al servitore, cioè il mondo. Dunque, quale che sia il male che ti giunge da quest’ultimo, o a causa di lui, non c’è nessuno che tu possa chiamare per avere aiuto.

243. Quando dici a Dio: ” Donami questo o quello”, è come se dicessi. ” Donami quelle cose mediante le quali poterti offendere o esserti infedele”. In effetti quando gli domandi un altro bene che non sia lui stesso, riveli, per la tua sola domanda,la tua colpa e la tua infedeltà nei suoi confronti, e non te ne accorgi neppure.

244. E’ lo stesso tipo di follia, o peggio ancora, quella di piegare le ginocchia davanti alle opere delle tue mani, e quella di abbassare il tuo spirito verso ciò che distruggi, cioè i sapori o le altre cose sensibili.

245. Vedi, tu vendi e prostituisci il tuo amore come si fa in una taverna, e lo distribuisci agli uomini, secondo la misura dei beni che periscono, poichè tu l’hai venduto a forme che sono esse stesse effimere, cioè i corpi, senza mai averne il contraccambio. In questa taverna nessuno riceve nulla, se non dà niente o se non permette qualcosa. E tuttavia, tu non avresti niente da vendere, se non l’avessi ricevuto gratuitamente dall’altro. Tu hai dunque ricevuto il tuo salario (Mt 6, 2). Hai costruito la tua csa come il tarlo (Gb, 27, 18), avendola edificata su fondamenta instabili e necessariamente caduche.

“Meditationes”

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236. Il nome di Cristo è Gesù. Quando, allora, per una qualsiasi ragione perdi la volontà di salvare qualsiasi uomo, tu ti separi dalle membra di Cristo, cioè dal salvatore (Mt 1, 21)

237. Perchè non vuoi accogliere quel fratello? Perchè egli è pieno di collera e di tutti i vizi. Che Dio agisca allo stesso modo conte! Con la tua stessa bocca hai affermato che non devi abbandonarlo. “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Mt. 9, 12). Se chiedessi a una madre perchè ha abbandonato suo figlio, e lei ti rispondesse: ” Perchè è debole e malato”, domandale se ella vorrebbe che il figlio facesse altrettanto con lei. Quando, poi, ella ti avrà risposto: “No”, continua: “Tu, dunque, hai odiato per una causa cattiva”. Lo stesso vale per il medico.

238. Noi desideriamo che i santi ci dispensino la preghiera, l’insegnamento, l’esempio. Anche noi dobbiamo procurare agli altri gli stessi beni, con zelo e bontà.Non aver voluto essere utile, significa aver arrecato danno, poichè il Signore ha detto: ” Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19, 19). Tutti appartengono dunque a ciascuno, e ciascuno appartiene a tutti. Di conseguenza, chi non mi ama, commette un furto nei miei riguardi, poichè mi priva di ciò che Dio mi ha donato: il suo amore.

239. Altro è amare qualcuno perchè se ne ha bisogno per essere buoni e felici, ed è amare Dio; altro è amare qualcuno perchè si è buoni, e non per il bisogno che se ne ha, ed è amare il prossimo. Noi, in effetti, amiamo gli altri augurando loro ogni bene. Ora, chi non è buono con gli altri, non è pienamente buono o felice. L’infelicità ci rende cattivi nei confronti degli altri, ed essa nasce per il fattoche ci allontaniamo da Dio e amiamo questo poema effimero che è il mondo.

240. Ciò che per noi è più piacevole tra le realtà transitorie, è anche ciò che per noi è più morale.

“Meditationes”

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231. E’ un vizio occuparsi dei peccati degli altri, ed è ugualmente un vizio non curarsene. L’uno e l’altro, però, diventano una virtù, se vi si aggiunge la volontà di correggere. Togli l’amore e rimarrà il vizio.

232. Occorre impegnarsi,non tanto perchè gli uomini non abbiano più la possibilità di peccare, quanto perchè essi non lo vogliano più. Infatti, degno di lode non è colui che non può peccare, ma colui che non vuole peccare. Ora, se la volontà di peccare è già peccato, nessuno può trattenere l’uomo dal peccare, salvo colui che può fare in modo che l’uomo non voglia più commettere il peccato, cioè Dio solo. Piaccia a Dio che non potessimo più voler peccare, poichè allora non potremmo peccare!

233. Potente impotenza quella di non poter volere il male! Dio è onnipotente, poichè non può volere il male. Impotente potenza quella di poter volere ciò che è nocivo per noi: più noi lo vogliamo e più noi siamo deboli e sottomessi ai nostri nemici.

234. La più grande di tutte le opere dell’uomo è di volere ciò che deve. Più lo vuole e più lo raggiunge. Quanto più lo desidera, tanto più vi riesce. Infatti, volere il bene, significa raggiungerlo. Ora, il vero bene è la giustizia, il vero male l’iniquità.

235. Non condividiamo la gioia o il dolore di coloro che stimiamo felici o infelici. Ora, noi giudichiamo felici, o infelici, quanti godono o meno dei beni che noi reputiamo buoni e degni di essere amati. Così chiunque condivide la gioia di coloro che godono dei beni effimeri, o la pena di quanti ne sono privi, è certamente esente dalla gelosia, ma ritiene degni di essere amati dei beni che sono destinati a perire.

“Meditationes”

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226. Guai non a coloro che hanno perso i beni terreni, ma a coloro che hanno perduto il coraggio di sopportare tale privazione. Nessuna sofferenza, in effetti, è superata, se non per se stessa. Poichè mangiando, non si trionfa sulla fame, ma la si serve; la stessa cosa si può dire per la sete, quando si beve. Ecco dunque a che cosa tendono queste azioni: inclinare l’animo a fruire delle forme esteriori dei corpi. Quando ciò accade, esse non sono vinte, ma, al contrario, regnano, essendo giunte al loro scopo: sottomettete il nostro animo, ponendo le premesse per una sottomissione ancora maggiore.

227. Ti rammarichi di venire meno nelle forze del corpo. Non ti lamenti di mancare di forza d’animo per sopportare questa fragilità.

228. Si prova più gioia per avere ottenuto, o più pena per aver perso, ciò che è migliore o ciò che si ama? Ciò che si ama, più o meno buono che sia. Ma che cosa si ama di più? Ciò che si stima migliore. E che cosa si stima migliore? Quello che è causa di maggior piacere. E’ falso. In effetti, non soffriamo per la perdita, o non siamo felici per aver ottenuto dei beni secondo il loro vero valore, ma secondo l’amore che ci sottomette a essi. Certo, tra le due cose, noi soffriamo di più per la perdita, o godiamo per l’acquisizione di quelle cose che preferiamo a tutte le altre, peggiori o migliori che siano. Che grande controsenso! L’uomo, di fatto, soffre di aver perso anche solamente un uovo, e non si cura di aver perso Dio, il Sommo Bene.

229. Tutto ciò che un uomo compie, lo fa con la volontà di compiere il bene o, almeno, di non compiere il male. Come è triste tendere con uno sforzo continuo verso la felicità, o l’allontanamento del male, percorrendo una via che non solo non vi giunge, ma se ne allontana sempre di più, cioè la via dei vizi. Come è triste stravolgere la forza donata da Dio o la volontà con la quale l’uomo tende alla felicità e la raggiunge, per immergersi tutto intero nella miseria, cioè nel godimento dei beni perituri.

230. Ciascuno fugga i propri vizi, quelli degli altri non possono recargli nessun danno.

“Meditationes”

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221. Hai visto, un giorno in cui è stato distrutto un formicaio, con quale sollecitudine ogni formica si impossessava di ciò che amava, cioè l’uovo, a rischio della propria vita. In questo modo devi amare la verità, la pace, cioè Dio.

222. Quanto più uno stima i beni di questo mondo, tanto più soffre di esserne privo e prova compassione per coloro che non ne hanno. Allo stesso modo, quanto più egli stima di nessun valore i beni terreni, tanto più ne sopporta agevolmente la privazione per sè e per gli altri. Questo vale anche per i beni eterni. Quanti hanno compassione degli errori e dei peccati, tra tutti, sono i più grandi.

223. Che gli altri abbiano compassione dei corpi. Tu abbi compassione delle anime.

224. In nessun modo il pubblicano sarebbe potuto tornare alla salvezza, se non avesse confessato umilmente ciò che il fariseo gli rinfacciava con orgoglio (Lc 18, 11-14).

225. La verità è la vita e la salvezza eterna. Devi dunque avere compassione di colui che non ama la verità, poichè è morto e perduto. Ma tu, cattivo come sei, non gli diresti mai la verità, se non sapessi che è per lui amara e intollerabile. Tu, infatti, misuri su te stesso il giudizio con il quale giudichi gli altri. La cosa peggiore, però, è quando, per piacere agli uomini, dici loro una verità che amano e ammirano come diresti menzogne e adulazioni. L’assenzio è una pianta amara, ma benefica per colui che ami, Tu non la somministri per la sua amarezza, ma perchè è salutare. Quello sarebbe crudele, questo è fare un’opera buona. La verità dunque, non deve essere detta perchè è odiata o amata, ma perchè è utile. Occorre tacerla solo quando potrebbe essere nociva, come la luce per gli occhi malati.

“Meditationes”

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216. Sia che tu biasimi qualcuno, sia che qualcuno biasimi te,commetti peccato. In entrambi i casi, infatti, o accogli la verità come se fosse un male o la infliggi allo stesso modo. Chi vorrà dunque fustigarti, non dovrà fare altro che afferrare la tua vita, cioè la verità, percuotendosi e facendoti soffrire per mezzo di essa.

217. I martiri dicono a Dio ” Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno” (sal 43,23). Tu dici a oggetti senza valore: ” per causa vostra, sono turbato tutto il giorno”.

218. ritirati e raccogliti da tutte le parti, affinchè l’incostanza delle cose che passano non ti trovi in mezzo a esse, e tu non abbia così a soffrire.

219. Ecco, il tuo compito non è diverso da quello che avevi prima di diventare priore. Nei tuoi desideri, nelle tue preghiere e nei tuoi sentimenti tu compivi allora ciò che ora cominci a realizzare con l’opera esteriore: essere utile agli uomini. Tale attività non deve affievolire i sentimenti, ma li deve accrescere stimolandoli.

220. Se devi rendere il male a coloro che hanno peccato – e in ciò risiede la tua salvezza – applicati interamente a questo compito. Comincia dunque da te stesso, poichè di nessun altro conosci con certezza i peccati. In seguito aggredisci tutti gli altri, poichè tutti hanno peccato. Compi questo dovere come ti è possibile, e se non puoi, desideralo, poichè è sufficiente desiderare il bene che non puoi compiere. E’ molto colpevole, infatti, colui che almeno non desidera vivamente compiere il bene che non riesce a fare.

“Meditationes”

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211. La verità è molto amara e sgradevole per i tuoi simili, non per sua colpa, ma per la loro, come una luce sfolgorante per occhi malati. Bada, dunque, a non renderla più amara, non dicendola come dovresti, cioè a motivo di carità. Per questo, il buon medico che amministra una posizione salutare, ma amara, cosparge di miele il bordo del vaso. Ciò che è dolce, infatti, si prende volentieri. Allo stesso modo, ciò che devi fare: essere utile agli uomini.

212. Ogni anima razionale, allorchè vuole vendicarsi, infliggere agli altri ciò che ella teme e aborrisce per se stessa e considera come un male. Di nulla essa si serve più volentieri che della verità per vendicarsi, e non infligge alcun altro male con spirito altrettanto velenoso. Ella, dunque, di nulla ha più orrore, per se stessa, che di sentirsi dire la verità. Ciò che un avversario dice del suo nemico, può, se questi lo riconosce umilmente, meritargli la salvezza eterna. In effetti, che si tratta un adultero come tale, gli dice con intenzione malvagia ciò che questi deve confessare spontaneamente per essere salvato. Accolga, dunque, volentieri tutto ciò, senza fermarsi all’intenzione del suo nemico, ascoltando quello che gli viene detto.

213. Se dici la verità non per amore della verità, bensì per desiderio di ferire gli altri, non riceverai la ricompensa di colui che dice la verità, ma la pena dovuta a chi commette un oltraggio.

214. Ciò che infliggi agli altri come un male, lo riterrai come male se qualcuno si comporta allo stesso modo con te , e viceversa.

215. Considera quale supplizio dovrai sopportare quando la luce vera ti rivelerà perfettamente a te stesso (Gv 1, 9), se soffre tanto colui al quale mostri con una parola una piccola parte della sua malizia. Allora, infatti, saranno manifestate le intenzioni dei cuori (1 Cor 4, 5).