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Dalla Mystica Theologia di Ugo de Balma:Preghiera d’intercessione per la diffusione dell’Amore

Dalla Mystica Theologia di Ugo de Balma: Preghiera d’intercessione per la diffusione dell’Amore

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Vi propongo oggi un nuovo testo di Ugo di Balma, tratto dalla Theologia Mystica, nella via purgativa. In esso è contenuta una Preghiera d’intercessione per la diffusione dell’Amore.

Affinchè la mente possa ottenere il compimento della sua volontà, deve imitare l’afflusso divino.

Così, proprio come il sole spirituale della città celeste di Gerusalemme brilla, per quanto riguarda se stesso, sul bene e il male con i raggi della sua bontà, per cui è necessario che la mente cerchi la preghiera, con tutte le sue forze, la misericordia del Creatore non solo per se stesso o per i suoi parenti, ma anche per tutti coloro che sono incisi con l’immagine della Santissima Trinità, perché così, come Dio ha creato tutto e redento tutti così anche lui si degni misericordiosamente di aiutare tutti, senza distinzione di persone.

E, certamente, tramite il modo di pregare, la mente abbastanza rapidamente evoca misericordia Divina – nella misura in cui la mente imita le vestigia del Creatore di tutte le cose e il Redentore di tutti i mortali, che il suo l’amore versato per tutti gli uomini sia più diffuso.

A meno che, per un breve momento, mentre l’intercessione di colui che prega per sé e per gli altri è concentrata in modo particolare (anche se l’amore è sempre tale da essere diffuso), colui che è seriamente intento a pregare adotterà, per gli altri come per se stesso, Allo stesso modo amorevole (indipendentemente dalla misura della sua piccolezza), parlando come segue:

“O buono, bello, dolce, misericordioso Signore, abbi pietà di tutti i peccatori, che tu hai redenti con il tuo sangue prezioso.”

E poi, come meglio può, fargli avere la seguente rappresentazione quando dice “avere misericordia”: che il mondo intero possa essere inclinato verso il suo Creatore attraverso la vera adorazione e molto degno di riverenza.

Dalla Mystica Theologia di Ugo de Balma:La Vergine Maria e la preghiera per la misericordia di Dio

Dalla Mystica Theologia di Ugo de Balma:

La Vergine Maria e la preghiera per la misericordia di Dio

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Incontriamo di nuovo un testo di Ugo di Balma, tratto dalla Theologia mystica, nella via purgativa. In esso è contenuta una preghiera alla Vergine Maria che invoca la misericordia di Dio

Ma perché, a causa del superamento della carnalità e mutevolezza, la mente non può ottenere tutte quelle precedenti merci, secondo come sarebbe opportuno, si deve agire speditamente alla maniera di coloro che hanno importanti attività presso il palazzo di un tribunale regale o di una suprema pontefice.

Questi uomini, visto che non possono ottenere ciò che propongono, si avvicinano un po ‘importante membro della corte in modo che ciò che non possono ottenere da soli può essere ottenuta la riverenza intercedendo di tale intermediario.

Ora, supponiamo che questo uomo bisognoso individua qualche individuo eccezionale che soddisfi le condizioni di essere abbastanza umili da ascoltare le istanze dell’uomo bisognosi e di essere distinto nella corte, in modo che (se necessario) molti altri sul campo sapranno intercedere presso lui per l’uomo bisognoso – un individuo eccezionale amata dal sommo pontefice, in modo che il pontefice, essendo legato a lui con affetto, vuole negargli nulla.

In tal caso il bisognoso otterrà, senza sotterfugi o rifiuto assoluto, ciò che desidera.

Ma perché, tra gli altri santi, le caratteristiche di cui sopra si trovano più eccellenti nella Vergine, lasciar che la mente possa fuggire a lei, parlando come segue:

“Tu, che sei la più misericordiosa, che sei più umile di tutti gli altri, che sei una persona più potente che si inclina verso i peccatori, perché attraverso di Voi gli angeli caduti vengono ripristinati, attraverso la porta della vita che è aperta ai santi:

“Per queste ragioni, se si intercede in favore di un bisognoso, tutti gli altri saranno allo stesso modo e si uniranno per intercedere con l’Eterno re più amato, che ha succhiato al tuo seno sacro, in modo che egli si unisce a Voi da un legame ineffabile d’amore.

“Vi supplico, poi, per assistermi in un mio bisogno, in modo che in questo modo, possa ottenere attraverso il vostro aiuto la vera purificazione dei miei peccati, in modo che, alla fine, io per mezzo di amore perfetto possa vincolare colui che hai amato con tutto il tuo essere. “

Successivamente, lascia che la mente dell’uomo dica quaranta o cinquanta volte “Ave Maria” – sia allo stesso tempo o dividendo il quaranta o cinquanta da un certo numero, se vuole, secondo quanto sembrerà meglio per lui.

Lascia che il suo indirizzo mente questi immediatamente al suo viso, rendendoli a lei tutti i giorni per un tributo e come segno di amore e di omaggio spirituale, salutando il suo, con attenzione e affetto, non in una foto di lei sul muro o in una scultura in legno di lei, ma in cielo.”

 

L’insondabile Misericordia

L’insondabile Misericordia

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Ho scelto come introduzione a questo articolo su un omelia di un certosino dal titolo “L’insondabile Misericordia”, le parole del Santo Padre che ha indetto per quest’anno il Giubileo straordinario della Misericordia.

Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato”. E’ quanto scrive il Santo Padre Francesco che ha indetto l’anno giubilare della Misericordia, tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti.”

(Misericordiae Vultus, Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia)

L’insondabile Misericordia

“Chi è come Dio?” In molti passaggi delle Scritture – alla battaglia dell’Arcangelo che vincerà Lucifero ed in un salmo di lode – troviamo questa domanda in qualche modo inutile, poiché deve rimanere senza risposta. Grido di ammirazione e di sfida, segna il punto più alto del pensiero che non può essere superato: è un grido di lucidità per risvegliare la nostra anima.

Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre.

Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore.

Eccelso è il Signore, al di sopra di tutti i popoli; più alta dei cieli è la sua gloria.

Chi è come il Signore nostro Dio, che siede nell’alto” (Sl 113, 2-5)

Nulla può misurare la distanza tra la natura divina e la nostra, e lo spirito non conosce nessuna strada che la trasponga. L’uomo non può elevarsi fino al cielo, per quanto ci si sforzi di farlo. Questa divinizzazione di se stesso che gli è suggerito dal nemico dell’Eden – “Diventereste come Dio” (Gen 3,5) – lo porta alla caduta terribile le cui conseguenze non hanno ancora cessato di farsi sentire su di noi. E, tuttavia, ciò che non possiamo fare né aspettare, ci è rivelato dalla Provvidenza divina come la volontà di Dio: “Che è l’uomo, perché tu ti ricordi di lui, o il figlio dell’uomo, perché tu lo visiti?” (Eb 2, 6). In effetti, l’anima non supera i suoi limiti, ma Dio scende fino ad essa: “Nessuno è salito al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo, che è in cielo” (GV 3, 13).

Dio viene anche per richiedere la nostra amicizia e farci partecipare alla sua gloria. Prende la forma di uomo peccatore, la Santità prende misteriosamente le nostre colpe: “egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca,oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti” (I Pt 2, 22-24).

Fu così che, nella sua suprema umiliazione, ci diede la possibilità di diventare come Lui. Non siamo stati noi che abbiamo dato il primo passo per avvicinarci a Lui, è stato Lui che l’ha dato per avvicinarsi a noi. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). Umiliò se stesso per esaltarci, si fece povero per farci ricchi. “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (I Gv 4, 10). Amiamo a Dio anche noi, perché Dio ci ha amati per primo.

Si spogliò della sua gloria per rivestirci di essa. Versò il suo sangue per darlo a noi. Egli morì affinché noi vivessimo e partecipassimo della natura divina, e mise se stesso in ultimo luogo. “Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo” (Sl 22,7). Lasciò che lo insultassero, flagellassero, che lo coronassero di spine e crocifiggessero per espiare, a spese delle sofferenze sovrumane dell’anima e del corpo, la nostra sensualità ed il nostro orgoglio. La sua vita fu tagliata come un malfattore, affinché potessimo avere una dimora eterna nel cielo. Ci dà continuamente la prova della sua amicizia ed il suo amore affinché troviamo in Lui la nostra felicità. Mostraci il suo cuore aperto per porre fine a tutti i nostri dubbi. Ed è con strana insistenza che siamo chiamati da questo amore divino, davanti al quale continuiamo tante volte, silenziosi e freddi, la nostra strada. “Dammi, figlio mio, il tuo cuore” (Prv 23, 26).

Con prove così evidenti, Dio ci costringerebbe a credere nel suo amore che brucia per noi, se l’amore di sé non ci coprisse gli occhi, come se fosse la parete di un carcere. “Così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3, 14-15). Lui farebbe con noi il più perfetto patto di intimità, se volessimo sentire la sua voce ed amarLo sopra ogni cosa. Perché lui vuole darsi senza riserve e ricevere l’intero nostro cuore. “E quando io sarò innalzato da terra, attrarrò tutti a me” (Gv 12, 32).

Lui prenderà cura di noi con più tenerezza di una madre che ha un figlio malato, se gli diamo la nostra piena fiducia. “Getta sul Signore il tuo affanno, ed egli ti sosterrà” (Sl 55, 23). Lui ci disse, e lo disse senza tergiversare, che non siamo nulla, che nessun frutto nascerà da noi, tranne nella misura in cui saremo in comunione con lui. Ma è la sua opera che Egli opera in noi, è la sua vita che ci dà quando lo riceviamo, per dare il frutto puro e perfetto che è la lode del Padre. “Venne nella sua proprietà e i suoi non lo accolsero. A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome, i quali non da sangue né da volontà di carne né da volontà di uomo ma da Dio” (Gv 1, 11-13).

Rimanete in me come io in voi”. Questo appello di Cristo contiene tutti i suoi comandamenti e tutte le sue promesse, ci offre il cielo qui sulla terra. Il Verbo brucia nel desiderio di unirsi a noi. È stato per questo che si fece uomo, che soffrì e versò il suo sangue prezioso. Per questo morì abbandonato dal Padre: per tirarci fuori delle nostre tenebre e portarci alla gloria della verità. È stato per questo che pregò durante la sua vita terrena, e per questo oggi è il nostro intercessore presso il Padre e ci dà il cibo della sua carne e la bevanda del suo sangue. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me” (Gv 6, 56-57).

Ecco perché Lui versa nel nostro cuore il torrente della sua grazia, ci inonda di ricchezze incalcolabili il cui valore infinito non siamo in grado di valutare: resteremmo ciechi se alzassimo una punta del velo che le nasconde ai nostri occhi. Si sarebbe sentito immensamente confortato sul Monte degli Ulivi – ci indica il suo lamento – se avesse trovato la fede, una fede più profonda e più pura nei suoi eletti. Questa consolazione, ancora oggi, gli è rifiutata da coloro che lo conoscono ma non lo riconoscono e non accettano le sue parole con quella pienezza di significato che Lui gli ha dato, e per sempre. “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo” (Gv 17, 24).

(Un certosino)

News dalla Grande Chartreuse: Il Priore Generale si dimette

News

dalla Grande Chartreuse:

Il Priore Generale si dimette

Dom François-Marie Velut

La notizia è di qualche giorno fa, il Reverendo Padre Dom François-Marie Velut, ovvero il Superiore Generale dell’Ordine dei certosini e Priore della Grande Chartreuse, a causa di una grave malattia si è visto costretto a richiedere “misericordia”.  Questa richiesta di dimissioni è stata accettata dal Pontefice Francesco, e confermata lo scorso 13 ottobre. Vi ricordo che soltanto due anni  orsono, il 21 sttembre del 2012,  Dom Velut aveva sostituito Dom Marcellin alla guida dell’ Ordine. Ora come consuetudini iniziano i preparativi per realizzare un Capitolo Generale straordinario per consentire l’elezione di un nuovo Priore Generale.  L’elezione del Superiore Generale e il priore della Grande Chartreuse è prevista per il giorno 3 Novembre 2014. nell’attesa invito tutti voi miei cari amici lettori a pregare sia per la salute di Dom Velut, sia per tutti i Priori che si riuniranno per la scelta del successore, La Provvidenza e san Bruno  assisterà loro.