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Natività della Santa Vergine

 

La-virgen-de-los-cartujos M.Bayeux.jpg

Per celebrare la Natività della Beata Vergine Maria, voglio proporvi la lettura di questa meravigliosa omelia di un priore certosino offerto alla propria comunità di confratelli.

Miei cari padri e fratelli,

Una delle qualità principali della Vergine, la cui nascita stiamo celebrando oggi, è la dolcezza. Tutti i giorni, a Salve Regina, non cantiamo: “O dulcis Maria,” O dolce Maria? Perché lo diciamo di Maria? Perché infine non c’è nulla di molto speciale nel Vangelo che ci permetta di attribuirci questa qualità, eppure a noi tutti piace riconoscerlo.

Quindi, prima di tutto, dobbiamo chiederci: cos’è la dolcezza? Se lo desideri, contempliamo questa qualità prima di tutto in Dio, la cui scrittura dice: “Il Signore è dolce e dolce”, Dulcis e suavis è Dominus. Nel cuore della Trinità, il Padre si dona completamente al Figlio e lo ama. Nessuna riserva in questo dono, comunica la sua vera natura. Questo è il suo atto, il suo unico atto infinito. È un movimento, un dono di sé che prende tutto l’essere di Dio, ma questo movimento non ha successione, ed è per questo che è così calmo. Non è un movimento tale che almeno comprendiamo il movimento qui sotto. In ogni movimento su questa terra, c’è una successione e quindi una certa agitazione anche nei movimenti più dolci. In Dio non ce n’è. Questo movimento è immobile, si può dire, come l’essere stesso di Dio, e questo è ciò che rende l’intima dolcezza di Dio. Questo movimento è amore perché, mentre genera la sua Parola, il Padre si dona a lui e lo ama. È, quindi, un amore dolce di cui ama il Figlio, e anche il Figlio, nello stesso dolce amore, nella stessa dolcezza, si dona al Padre suo. Quando Dio crea, troviamo quella stessa dolcezza che si diffonde in un modo nuovo negli esseri. Gli esseri nascono, vivono e muoiono. L’atto di Dio che crea è eterno. Dio non cambia, rimane calmo e gentile nella sua sovrana immobilità; si dà interamente. Questa presenza è nascosta, questo dono è dolce. Dio ha essenzialmente il rispetto per la natura che ha creato e, rispettandolo, rispetta se stesso. Lui non la viola; mentre gliela dona, lascia che il suo sviluppo proceda lentamente e dolcemente, secondo le leggi ad esso relative. La mitezza di Dio è quindi sempre in un movimento di amore che esclude ogni agitazione e ogni movimento quaggiù. Qui è sfumato rispetto alle nature che ha creato e che vivono nel tempo. Quindi, da un lato, movimento senza successione creando: questa è la gentilezza di Dio verso se stesso quando crea e mantiene nella vita. D’altra parte, il rispetto per le creature. Dio è dolce con loro, è presente, informa tutto, a malapena lo notiamo, agiamo liberamente, ci lascia fare, vuole che sia così, il suo piano non può essere modificato nel suo capirai sempre: l’amore regnerà per sempre. I più dolci saranno i padroni della terra. La mancanza di dolcezza deriva quasi sempre dalla paura. In Dio, questo sentimento non esiste: nessuna paura che le cose gli sfuggano, nessuna paura che possa mancare. Trionferà l’amore eterno. Nulla può suscitare Dio: è un essere regale e infinito, agisce quando e come vuole. È gentile perché è forte, padrone delle cose e di se stesso. Oggi, con Maria, una grande dolcezza è entrata nel mondo, una dolcezza materna che è un riflesso della dolcezza di Dio. Maria è vicina a Dio; dalla nascita, vive nel movimento trinitario, partecipa, lei, il puro, al movimento eterno che è la vita di Dio. Così quando, per la prima volta, i suoi occhi si aprono sulle creature, partecipa al loro posto nella dolcezza di Dio con quell’ombra materna, così dolce al nostro cuore, che Dio ha messo nella sua anima come donna. Perché lei è vicina a Dio, perché in lei, ogni paura del peccato è bandita, lei sarà gentile nei confronti degli uomini e delle cose. Non li farà mai bruscamente; lei ci darà tutto il suo cuore e tutto il suo essere. Aspetterà lungamente i più grandi peccatori, rispetterà la nostra libertà, rispetterà il piano di Dio. Vivrà, in altre parole, in amore, un amore eterno. Ancora una volta, attraverso lei, l’amore e la dolcezza sono venuti sulla terra e oggi li stiamo celebrando. Sta a noi riceverli e lasciarli trasformare. Per questo, dobbiamo soprattutto partecipare alla vita di Dio e alla sua mansuetudine. È inutile, senza dubbio, voler essere gentili con se stessi e con le creature se, agendo solo con il movimento naturale e finito della nostra natura creata, ci precipitiamo su di loro per goderne. Fatalmente li piegheremo alla nostra stessa volontà, senza rispetto per il loro essere, e a volte andremo fino a distruggerli o almeno ferirli seriamente. Di fronte al male o a ciò che sembra essere tale, la nostra reazione sarà violenta e le nostre reazioni dure, perché il tempo sembrerà sempre mancare; quindi vogliamo un risultato immediato senza considerare lo sviluppo di esseri e il tempo a volte molto lungo, l’amore di cui hanno bisogno per correggersi, la dolcezza che deve circondarli.

Non è così che Dio vive e agisce, che la dolce Vergine Maria vive e agisce. Inoltre, in questo giorno della sua festa, dobbiamo avvicinarci a lei in modo che lei ci insegni a vivere anche la vita di Dio in un’eterna dolcezza.

Così sia.

Natività della Santa Vergine 1969

Festività dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Assunta (Francesco De Mura

Assunta (F. De Mura, certosa di san Martino Napoli)

Per celebrare la solennità dell’Assunta, cari amici voglio offrirvi una omelia di un padre priore certosino fatta alla propria comunità in questa sentita ricorrenza liturgica.

Essa si conclude con una sublime preghiera.

Oggi celebriamo la Pasqua della Madre di Dio: Solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, nel seno della Santa Trinità. Mistero di amore a beneficio di tutti gli uomini. Tutti i privilegi e tutte le grazie divine conferite a Maria derivano dal disegno di Dio chiamato “incarnazione”, il Dio che si fa uomo nella persona del Verbo divino; mistero di amore sublime e insondabile che fa San Paolo dire: “Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!” (Rm 11,33).

I santi e i teologi spesso formulano tutti i possibili argomenti, intesi a cogliere in qualche modo il significato, il motivo, la ragione di questo accumulo di grazie di cui Maria Santissima è rivestita, e che culmina nella sua Assunzione ai cieli e nella totale e definitiva glorificazione del corpo e dell’anima. “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole” ( Ct 9,10); e la Chiesa ci viene in aiuto per darci la risposta con tutta la Tradizione che emana dall’Apocalisse di San Giovanni: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1). Moltiplicazione di parole povere, per scoprire e chiarire minimamente il mistero dell’amore fra Dio e Maria, fra l’Altissimo, il Creatore e le sue creature.

Dico tutte le creature perché fin dai primi tempi la Chiesa, ispirata dallo Spirito Santo, ha riconosciuto in Maria il suo mistero, la sua vocazione, il singolare destino di tutti noi. Nella sua contemplazione la Chiesa scopre la propria origine nel cuore di Maria, e non solo la sua origine, ma il suo modello, il modello della sua fede, della sua fedeltà, della sua obbedienza alla Parola divina. Significa che ognuno di noi può e deve scoprire in Maria l’itinerario della propria fede, della propria vita. La rivelazione materna di Maria è anche una relazione di esemplarità. Il Concilio Vaticano II (LG 64) spiega e lo stesso Papa Giovanni Paolo II insegna che la vita della Chiesa e di ognuno di noi deve essere una imitazione della Madre di Dio in fedeltà (Redemptoris Mater 44). E nella lettera sopra citata il Santo Padre aggiunge: “La Vergine del Magnificat, in cui cantico risuona la sua fedeltà a Dio (…) vi mantenga fedeli alla vostra consacrazione (…)”

La festa dell’Assunzione ci propone la meditazione e la celebrazione dell’amore insondabile di Dio e le meraviglie compiute nel cuore di un’umile donna fedele alla sua vocazione. Contiamo anche sull’aiuto della Beata Vergine. La Madonna, senza smettere di comportarsi come una Madre piena d’amore, sa mettere i suoi figli di fronte alle sue precise responsabilità. Possa lei farlo anche oggi con la sua tenerezza materna. Maria Santissima è la Madre speciale dei contemplativi, dei silenziosi, di coloro che pregano. Dobbiamo percepire i suoi inviti ed il suo esempio. A lei chiediamo l’immenso favore di sviluppare nei nostri cuori la vita interiore, l’intimità con Gesù e il Padre, l’intimità dell’amore che è una partecipazione eminente dello Spirito Santo.

Cuore Immacolato di Maria, Madre di Dio e nostra Madre,

dà forza e sicurezza al nostro cammino.

Rendici fedeli alla vita interiore.

Facci capire le esigenze della nostra vocazione contemplativa

alla luce dello Spirito Santo.

Sii te stessa la nostra ispirazione, la stella delle nostre notti

e la nostra consolazione nelle prove.

Sii il nostro incoraggiamento ad essere fedele alla preghiera.

E che attraverso la tua materna intercessione,

i nostri peccati e la nostra debolezza radicale

siano il terreno su cui la Santa Trinità rinnovi le sue meraviglie.

Santo è il tuo Nome e benedetto sia il mistero della tua Assunzione in cielo.

Amen.

Vigilia di Pentecoste

Pentecoste (Paolo Finoglio)

Pentecoste (Paolo Finoglio, certosa di san Martino)

Cari amici, lasciamoci deliziare da queste parole di questa omelia di un padre Priore certosino, rivolte alla propria comunità in occasione di una Vigilia di Pentecoste. La offro a voi come spunto di riflessione e di meditazione.

Auguro a voi tutti una buona Festa di Pentecoste!

Lo Spirito Santo, dal quale possiamo e dovremmo ricevere una nuova pienezza in questa festa, se siamo pronti ad accoglierlo, è uno spirito d’infanzia; Lui è colui che comunica ai nostri cuori il dono di riconoscersi come figli di Dio, dà loro l’amore e la fiducia per il nostro Padre celeste, come dice San Paolo. Questa qualità dei figli di Dio è ciò che ci distingue dai miscredenti, è proprio ciò che ci rende cristiani. Se proviamo a specificare in che cosa consiste l’atteggiamento filiale, vediamo che è fatto di sottomissione, libertà e gioia. Dico in primo luogo la sottomissione, perché, in effetti, non si può veramente essere figli di Dio se prima non si ha la generosità dell’obbedienza. In quanto a noi religiosi, in particolare, dobbiamo sapere come sbarazzarci dei nostri gusti, delle nostre idee, di conformarci a ciò che la Regola impone o di esigere una vita comune; dobbiamo farlo con coraggio, senza dare ragioni per scusarci, o per guardare indietro; Quando è stato fatto, anche se è solo una volta, un buon sacrificio di questo tipo, conosciamo l’indipendenza interiore che può dare. In effetti, l’infanzia spirituale è anche fatta di libertà, e questa libertà è figlia della sottomissione, dell’abbandono semplice e generoso. Ubi Spiritus, ibi libertas, dice anche San Paolo. Dove c’è lo Spirito Santo, c’è libertà, essenzialmente libertà interiore, che consiste nel non essere attaccati all’amor proprio. È acquisito solo attraverso l’abnegazione e il raccoglimento. Il vostro lavoro e la vostra preghiera, cari fratelli, tendono costantemente a liberarvi, e più siete fedeli all’uno e all’altro, prima raggiungerete questa indipendenza. Infine, lo Spirito Santo è uno spirito di gioia, perché quando vedi cadere le catene, ti senti felice. La grande tristezza dell’uomo è che si sente imprigionato e che la sua prigione è difficile da aprire perché è quella dell’egoismo: dove l’uomo è chiuso è in se stesso. Ma ogni atto di obbedienza, di carità, di umiltà libera i nostri cuori e sentiamo che sale verso il cielo, come un uccello che aveva appena aperto la sua gabbia. Tutti voi conoscete questa gioia; Ognuno di voi ha partecipato a questo. E avete il desiderio di comunicare agli altri, sia per i propri cari, sia alla famiglia che avete lasciato nel mondo o la povera gente che soffre spesso senza sapere il perché. Bene, l’unico modo per irradiare consolazione ad altri cuori è quello di trasformare il tuo cuore in un centro di fiducia e amore, per lasciare che il cuore di Gesù viva in te. In una famiglia o in una comunità, è già molto se c’è calma e serenità nei volti; una faccia triste oscura l’atmosfera intorno a lui. Ma questa influenza è poca cosa rispetto all’irradiazione di un’anima in cui Dio vive. Lo spirito dell’uomo ha inventato e costruito fuochi di energia che diffondono le loro onde in tutta la terra; Quando quello stesso spirito è pieno di luce e amore divino, pieno dello Spirito di Dio, non è naturale che si irradi all’infinito? Siamo solidali gli uni con gli altri; dipendiamo da coloro che lottano e soffrono con noi, padri o fratelli, religiosi o laici; collaboriamo, costruiamo insieme la città di Dio. In un certo senso è un fardello, dal momento che sappiamo che le anime si aspettano che noi li aiutiamo, ma è anche un sostegno, a causa di ciò che diamo riceviamo cento per uno. L’unico mezzo, infatti, di ricevere l’abbondanza della grazia è dare tutto ciò che hai. Chiedete allo Spirito Santo, cari Fratelli, che la pazienza, che la disponibilità a lasciare ciò che noi riordina, questa gioia soprannaturale, infine, che sono segni della loro presenza e le condizioni del suo regno in noi e ci rendono fonti di vita per tutti gli uomini, come Maria èstata sua sposa piena di grazia.

Un omelia per l’Ascensione

Il Bibbiena_Ascensione di Cristo (certosa di Bologna)

Ascensione di Cristo (Il Bibbiena, certosa di Bologna)

In questo giorno, nel quale si celebra la festività dell’Ascensione, vi offro una preziosa omelia di un Padre Priore certosino rivolto alla sua comunità. Meditiamo sulle su considerazioni illuminanti. E’ un pò lunga, ma vale la pena leggerla e meditarla!

Miei venerabili padri e cari fratelli,

Maria Maddalena, nel suo immenso amore per Gesù, era stata l’ultima, la sera del Venerdì Santo, a lasciare la tomba dove era stato sepolto; Il giorno di Pasqua era stata la prima a tornare al sepolcro per trovare il suo padrone lì.

Quindi non siamo sorpresi di leggere nel vangelo di San Marco che “Gesù risorto al mattino è apparso per la prima volta a Maria Maddalena”, e sappiamo da San Giovanni i dettagli di questa toccante apparizione. Sappiamo come, sentendo il suo nome, si precipitò da Gesù a baciarle i piedi, in questo gesto che fece durante il suo primo incontro con Gesù a Simon il lebbroso, il gesto che amava e che lei aveva potrebbe rinnovare ai piedi della croce. E ora Gesù era contrario: “Non attaccarti a me in quel modo”, gli disse. Perché questo divieto? In un momento, all’incontro dei compagni di Maddalena diretti a Gerusalemme, lascerà che bacino i suoi piedi. A Maddalena, ciò non fu permesso. Non ha nemmeno avuto il tempo di stare con il suo Maestro. Precedentemente, quando era seduta vicino a lui, guardandolo e ascoltandolo, se Marta si lamentava, Gesù la difendeva ancora: “Ha scelto la parte migliore”, ha detto, “e non sarà lei. rimosso. ” E oggi, quando piangeva così tanto, disperata di rivederlo, avrebbe assaporato così bene il fascino della sua presenza miracolosamente riscoperta: “Va ‘, ordinagli Gesù, vai subito a cercare i miei fratelli che vado al Padre mio e al Padre tuo, Dio mio e Dio tuo “.

Questa missione affidata a Maddalena, così come il tono familiare con cui Gesù la chiamava proprio ora, indicano, tuttavia, che ha lo stesso affetto per lei come prima. Ma proprio perché è la più alta nell’amore, il maestro le chiede, in primo luogo, il sacrificio che poi imporrà a tutti. Questo sacrificio è inteso solo per perfezionare la loro carità, come spiegheremo presto, e per portarli nel mistero trinitario, nella vita profonda di Gesù. All’inizio Maria capì? Comunque sia, lei obbedisce, forse con il cuore spezzato, ma senza discutere. San Giovanni ce lo mostra a noi immediatamente il messaggio di Gesù, e ripetendo le sue parole sorprendenti: “Maria Maddalena venne ad annunciare ai discepoli: vidi il Signore e me lo disse”.

Gli apostoli potevano ricordare una parola anche strano che il maestro aveva inviato loro come la notizia della sua imminente partenza aveva immerso in angoscia: “Io vi dico la verità, Gesù aveva preso il sopravvento, è un bene per voi Me ne vado. ” Era possibile che l’assenza di colui che li confortava così bene fosse vantaggiosa per loro? Sì, il maestro disse loro, colui che aveva sempre detto loro la verità. “Vi assicuro che, per te, è meglio che io me ne vada. Perché se non me ne vado via, lo Spirito Santo non verrà a voi, mentre se vado, lo manderai. “

Com’è stato che la sua partenza era necessaria per la venuta dello Spirito Santo? Perché era, per sua umanità, il grande sacramento della grazia divina. I discepoli sapevano per esperienza quanto le loro anime fossero aumentate da quando frequentavano il maestro. Sì, il fascino di Gesù li aveva conquistati. La sua bellezza, la sua bontà aveva conquistato il loro affetto. Ma erano troppo attaccati alla sua umanità. I loro occhi e sensi erano attaccati e con essi tutto il loro pensiero. Preoccupati dall’uomo che possedevano, non pensavano quasi più a Dio e ai rapporti interni che devono regnare tra l’anima e Dio. Per loro era sufficiente una felicità terrestre, una felicità materiale in compagnia del re Gesù. E hanno spesso litigato su questa domanda per loro capitale: “Chi sarà il primo nel Regno?” “Signore, ci riservi i primi due posti …” supplicarono i figli di Zebedeo. “È ora che ripristinerai il regno di Israele?” hanno chiesto insieme qualche tempo prima dell’Ascensione.

Ma tutto il resto era il disegno del Salvatore. “Il mio regno non è di questo mondo”, ha detto. Era un rinnovamento interiore che aveva intrapreso e per gettare le fondamenta di questo regno di anime, era per un fervido amore per Dio stesso che aveva la missione di allevarli. Affinché questa ascensione spirituale abbia luogo, era necessaria l’ascensione fisica del maestro. Ora che sono stati portati alle attrattive attrazioni della sua natura umana, Gesù stava per nascondersi in Dio per portare con sé quei poveri cuori di uomini. Sarà lo stesso da un altro punto di vista per Maria Maddalena. Quando vide Gesù risorto, pensò che era il ritorno promesso, l’incontro definitivo, e stava per riprendere a suo agio i dolci rapporti del passato. Gesù l’attirò dall’illusione: “Non attaccarti così a me, perché non sono ancora asceso al Padre mio”. Di nuovo Gesù afferma che la sua ascensione è la condizione necessaria delle relazioni spirituali che ora vuole mantenere con il suo popolo. Certo, l’affetto di Maddalena è puro. Ma considera il suo maestro troppo santo,vede poco, non abbastanza in ogni caso, in lui la somiglianza a Dio. Sarà quando Gesù ritorna da suo Padre che ritornerà invisibilmente e si manifesterà veramente al cuore dei fedeli. Infatti, ora che Gesù è scomparso, che non vive più tra i suoi, non possono chiedere: che cosa sta facendo? Cosa ne sarà di lui? Così facciamo per un caro amico che conosciamo da lungo tempo assente. E ora le parole di Gesù tornarono alla loro memoria. Era con suo Padre, che era alla pari di suo padre, ha vissuto la vita del Padre, e che la vita è stato l’amore reciproco del Padre e del Figlio, la vita dello Spirito d’amore.

Era andato a preparare un posto per loro. Voleva che fossero una cosa sola con lui come lui era uno con il Padre. Così, a poco a poco, hanno capito la vita profonda di Cristo, che era quasi sfuggita a loro durante la sua vita terrena. Gli occhi ora fissi sul cielo, hanno capito il mistero del Verbo e l’Incarnazione, il mistero di Dio, il mistero trinitario e cominciarono a capire; hanno capito la vera vita di Gesù. Ora che se n’era andato, hanno capito la profondità di Cristo e hanno iniziato a vivere su di esso. Nel profondo del loro anime, sono scesi, e si sono resi conto che c’era una misteriosa presenza del Padre e di Gesù, che ha comunicato la propria vita, il grande soffio dello Spirito che ha causato l’una all’altro, quel respiro che aveva portato Gesù nel giorno dell’Ascensione alla mano destra di suo Padre. Anche loro sono stati riempiti con lo stesso amore ha preso le loro anime, portando loro di rivelare al mondo che li circonda il mistero di Dio come erano stati commissionati a morire anche sulla croce prima di entrare Gesù nel suo regno che era il regno dell’amore. Quindi hanno capito con la loro stessa vita e la vita terrena e l’anima profonda del loro maestro. Poi, ma solo allora, si resero conto che era stato un bene che scomparissero, perché in sua assenza lo scoprirono davvero. Così ci sono veri mistici, che evitano i due eccessi opposti: quello dei principianti, il cui fervore sensibile si ferma al corpo esteriore di Gesù, e quello di quelli spirituali, così severamente condannati da Santa Teresa, che fingono di passare dalla santa umanità. All’inizio, è bello attaccarsi alla santa umanità di Cristo. Si meditano le parole e gli insegnamenti di Gesù, si ama la sua tenerezza, la sua delicatezza, la bellezza della sua anima. Ma è necessario che Gesù vada via così che a poco a poco scopriamo la sua vita profonda, questa vita che vive per l’eternità nel seno del Padre. Dobbiamo imparare a vivere nel profondo della nostra anima, dove Gesù ci ha detto che avrebbe vissuto. Lì lo scopriamo in una nuova luce, attraverso il contatto con lui, attraverso la sua stessa vita che ci comunica, attraverso il suo amore per il suo Padre e Dio, nostro Padre e il nostro Dio. Quindi con questo tocco di Dio viene scoperta la vita divina, la vita trinitaria che è amore e Spirito Santo di Dio. Quindi rivela la grandezza di Dio e il suo profondo mistero. E a poco a poco, ecco la santa umanità, che non ci ha mai lasciato, è illuminata da una nuova luce. Comprendiamo la vita terrena di Gesù, le sue parole e la sua anima in una nuova luce, che è quella dello Spirito. “Quando me ne sarò andato”, disse Gesù, “lo Spirito Santo ti insegnerà ogni cosa”. Possa egli degnarsi in questo giorno dell’Ascensione per insegnarci la vita profonda di Gesù attraverso il contatto della sua anima e della sua vita con la nostra anima e con la nostra vita, così che la parola divina possa essere realizzata: “Padre, quello che tu mi hanno donato, lo voglio dovunque io sia, affinchè io possa contemplare la gloria che mi hai dato “.

Così sia.

Ascensione 1966

Tre aspetti della vita eterna

certosino e sole che sorge

Eccovi un estratto di una meditazione di un padre Priore certosino rivolto alla sua comunità sui tre aspetti della vita eterna.

Ci sono tre aspetti della vita eterna che la rendono una sola pienezza di perfetta felicità: Vedere Dio, Possedere Dio ed Amare Dio.

Vedere Dio
Carissimi fratelli, la nostra occupazione principale nei cieli sarà la visione incessante ed entusiastica di Dio, in modo che il nostro spirito, la nostra intelligenza, il nostro cuore, tutto il nostro essere non potrà prestare la minima attenzione alla cosa minima. Tutto ciò che esiste, è e sarà, è incluso nella visione immediata di Dio e della sua eterna attività immutabile.
L’anima santa degli eletti si sente stupita ed affascinata, e resta come “fuori di sé”, o piuttosto, stupefatta davanti a questa fornace di luce e di amore che è Dio. Ecco il cielo degli eletti! Più uno stato che un posto: la partecipazione alla vita divina.
La divinità sarà impressa nel nostro spirito e nulla potrà allontanarci da essa; il nostro spirito diventerà prigioniero nella sua perfetta libertà. Non potrà non contemplare la bellezza divina. Vedremo anche le Sue opere al di fuori di se stesso, tra cui è essenziale la meraviglia dell’incarnazione divina nella Vergine Maria. Capiremo ed ammireremo la bellezza del piano divino nella nostra redenzione ed il peso del Suo amore. Il piano di Dio per ognuno di noi sarà anche oggetto della nostra ammirazione nel bagliore della luce divina. Vedremo ancora molte altre luci, tutte in Dio.
Questo è ciò che significa vedere Dio. Ma ora ci rivolgiamo ad un altro aspetto della vita celeste.

Possedere Dio
La visione di Dio non è come una visione sulla terra, il risultato della vista. Qui l’oggetto della nostra ammirazione è sempre fuori di noi, per quanto sia bello e prezioso. In cielo, la visione di Dio non è una semplice immagine, ma è l’essenza divina – l’essere divino – Dio stesso, visto faccia a faccia, che penetra l’anima nel più intimo e vive in essa come il mio pensiero vive in me; è Lui stesso, avvolto nella luce eterna, che comunica infinita scienza per partecipazione e visione.
È un possesso di Dio; è anche essere posseduto in modo tale che non esista un minimo del nostro desiderio che non sia pienamente realizzato. Possedere Dio è possedere la felicità eterna, che compie infinitamente tutto ciò che sulla terra la mia condizione di uomo peccatore e di creatura mi ha negato. Vedere e possedere Dio è una pienezza a cui non si può aggiungere niente. È pienezza e compimento definitivo in Dio.
E così arriviamo alla terza attività dell’anima santa in cielo, un’attività che nella sua pienezza assorbe e riassume le due altre e le rende una sola.

Amare Dio
Un amore definitivo, quindi tranquillo e gratificante, senza alcuna paura di perderlo. Un amore che diventerà dono di se stesso a Dio. Amore contemplativo, come l’amore di Dio che nasce dalla conoscenza della propria bellezza e pienezza.
Conoscere Dio, vedere Dio ed amarlo, un solo atto. Un solo stato interiore. Qui sulla terra, il nostro amore è sempre inquieto, fragile, vulnerabile. Viviamo tra luce ed ombra – a volte con paura di perderlo, offenderlo e sapendo che dovremmo amare di più. In cielo, no, perché la visione di Dio si verifica nel più intimo dell’essere umano e non al di fuori; si verifica nell’area profonda dell’anima, dove la conoscenza e l’amore non si differenziano. Una sola cosa, in cui il cuore si espande con una indicibile dolcezza d’amore. La visione di Dio è come un atto di comprensione infiammato dall’amore e, allo stesso tempo, un atto d’amore illuminato dalla comprensione.
In cielo l’amore del nostro povero cuore si sentirà perfettamente soddisfatto e adempiuto. E l’amore sarà ininterrotto, incessante e senza fine, perché la visione sarà definitiva. Non possiamo smettere di vedere Dio e, dunque, di amarLo. La visione e l’amore diventano la nostra unica occupazione ed azione, e niente di più.

Assunzione della Vergine Maria

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Asuncion de la Virgen (retablo mayor Cartuja de Miraflores)

In occasione della Festa dell’Assunzione della Vergine Maria, vi offro questo estratto di un omelia concepita da un Priore certosino per la sua comunità.

Dopo la morte del Nostro Signore, dopo la sua gloriosa ascensione al cielo e la diffusione dello Spirito Santo a Pentecoste, sarebbe arrivato il giorno in cui la presenza di Maria Santissima nella Chiesa primitiva, non sarebbe stata più visibile agli occhi, così come la presenza di Gesù, anche se ha detto: “io sono con voi fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

È successo, quindi, ciò che la Chiesa chiama l’Assunzione della Madonna. Sin dai tempi antichi la Chiesa ha insegnato e ha celebrato questo mistero: la piena di grazia che ha accompagnato Gesù dalla sua nascita fino alla sua morte, fu elevata alla Gloria del Cielo. È una verità che fa parte del patrimonio della nostra fede, fin dai primi tempi, nonostante solo confermata dal Magistero del Papa Pio XII nel 1950. Si tratta di una delle più dolci verità della fede, verità confortante ed ispiratrice.

Significa che Maria vive in cielo con la Santa Trinità, ma vive come una madre a prendere cura di noi, a guardarci, a intercedere per noi. Una madre umana, pienamente umana e glorificata nella gloria della vita eterna di Dio. Adesso con Dio, immersa in Dio, lei contempla – alla luce divina – il piano di Dio per l’umanità, per ciascuno di noi, suoi figli, ed in ogni momento della nostra esistenza. Abbiamo capito bene cosa questo significa? Dio ha voluto passare attraverso Maria per arrivare a noi e darci la sua vita e salvezza.

Maria Santissima nella gloria di Dio veglia su di noi: nelle ore di gioia e di dolore, nei momenti difficili, nei tempi di solitudine, nel nostro umile sforzo di preghiera e di lode, nelle mie cadute e quando mi alzo… Non c’è un passo, nessun minuto della mia vita, non c’è alcun palpito del mio cuore di figlio che non sia accompagnato dall’amore della Madre di Dio e Madre nostra.

La solennità di oggi deve riempirci di fiducia nella nostra vocazione e nella nostra preghiera, riempirci di gioia, perché siamo orgogliosi di essere figli della Madre di Dio. Soprattutto perché la nostra vocazione contemplativa ci unisce in modo particolare al mistero del silenzio e dell’intercessione della Madre di Dio durante la sua vita (Statuti 34.2).

Il Concilio insegna che Maria, assunta in cielo, diventa “più vicina a noi”. Noi vicini a Lei ed in Lei, possiamo raggiungere in questa vita che chiamiamo la “valle di lacrime”, una luce più soave, più piena, più confortante.

Oggi Maria Santissima è entrata nella contemplazione definitiva di Dio. Chiediamo a Maria di farci partecipi della sua contemplazione. Vicino a Maria, o meglio, in Maria, siamo in grado di comprendere più facilmente ed assaporare più chiaramente quanto Dio ci ama. E così, “saremo in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (Ef 3,18).

Che sia questo il regalo della Madre di Dio ai suoi figli, in occasione della sua solennità.

Cuore materno di Maria

Cuore materno di Maria

Il cuore di Maria

Una splendida omelia di un Padre priore certosino concepita per la sua comunità, nella quale ci illustra con semplici e vibranti parole, la tenerezza del cuore materno di Maria, madre di tutti.

Maria Santissima ci ama con la tenerezza di Dio, che è lo Spirito Santo. La Sacra Liturgia chiama Maria di vita, dolcezza e speranza nostra. La chiama anche rifugio dei peccatori. Sappiamo che Lei ci contempla con il suo sguardo pieno di tenerezza, con tanto amore quanto bisognosi e miserabili ci vede, realizzando così la sua funzione di Madre, di Mediatrice, di donatrice della vita divina e della misericordia e perdono del Padre celeste. San Bernardo con il suo modo filiale insuperabile, ha detto: “Salì al cielo il nostro avvocato, la Vergine, che, quale madre del Giudice e madre di misericordia, tratterà con efficace preghiera i problemi della nostra salvezza”. Il Concilio Vaticano II dice la stessa cosa, quando proclama Maria Santissima: “Segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in marcia” (Lumen Gentium 68).
È per questo che la devozione a Maria, vissuta bene, è sempre come un respiro fecondo, caldo e dolce che soddisfa l’amore filiale nel cuore e ci conduce a Dio stesso. Tale è, infatti, l’intenzione di Dio: se la Vergine Santissima ci ama così e ci aiuta in modo che nulla da noi e in noi sfugge al suo amore, è solo ed esclusivamente per metterci in modo più pieno di fronte all’amore divino e alle esigenze della nostra vocazione. Anche i benefici materni che attraverso Lei otteniamo nelle piccole cose – come a Cana per esempio – sono incentivi di affetto che ci aiutano a ringraziare e ricambiare a Dio le sue bontà e, prima di tutto, ci aiutano a capire fino a che punto Dio ci ama.
Eccoci nuovamente nel progetto intimo di Dio per Maria Santissima: intravediamo la volontà di Dio per la Madre del suo Figlio, l’intenzione di Dio, quando Egli ci offre a Maria come suoi figli. Il suo cuore materno è l’ultima rivelazione, definitiva e completa del Padre, del suo amore infinito e misericordioso. Non parlo qui della rivelazione del cuore di Gesù, perché Gesù è Dio stesso. La tenerezza divina appare in Maria come tenerezza materna che favorisce, aiuta la nostra risposta filiale. Chi rimane insensibile al cuore di sua Madre?
Si può a ragione affermare, quindi, che l’amore materno della Vergine Santissima è allo stesso tempo dolce, soave ed esigente. Si tratta di condurci a Dio attraverso la croce. Un percorso austero, ma che Maria lo rende, se non soave, almeno più facile da percorrere con Lei e sotto il Suo sguardo materno. Per questo, ogni giorno cantiamo il Salve Regina: “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi, dolcezza della nostra vita”; e cantiamo l’inno “Iter para tutum”, che significa dire: “Dai forza e sicurezza alla nostra strada”. Con Maria vicina a noi, ci sentiamo come bambini piccoli, ma ravvivati dalla tenerezza della Madre, gioiosi e felici di avere una Madre così buona, vicina alla quale è sempre possibile rialzarsi nuovamente e riprendere il cammino, è sempre tempo di aspettare e di rivolgere il nostro cuore alla Madre che Dio ci ha dato.
In questa meditazione, lo so che non ho detto cose nuove. Ma non era la mia intenzione. Ho solo provato a ravvivare il nostro amore per il cuore di Maria immerso in Dio e maternalmente orientato verso noi. Nel suo cuore immacolato e materno tutto è stato fatto, rimane fatto e continua ad essere fatto in nostro favore.