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Vigilia di Pentecoste

Pentecoste (Paolo Finoglio)

Pentecoste (Paolo Finoglio, certosa di san Martino)

Cari amici, lasciamoci deliziare da queste parole di questa omelia di un padre Priore certosino, rivolte alla propria comunità in occasione di una Vigilia di Pentecoste. La offro a voi come spunto di riflessione e di meditazione.

Auguro a voi tutti una buona Festa di Pentecoste!

Lo Spirito Santo, dal quale possiamo e dovremmo ricevere una nuova pienezza in questa festa, se siamo pronti ad accoglierlo, è uno spirito d’infanzia; Lui è colui che comunica ai nostri cuori il dono di riconoscersi come figli di Dio, dà loro l’amore e la fiducia per il nostro Padre celeste, come dice San Paolo. Questa qualità dei figli di Dio è ciò che ci distingue dai miscredenti, è proprio ciò che ci rende cristiani. Se proviamo a specificare in che cosa consiste l’atteggiamento filiale, vediamo che è fatto di sottomissione, libertà e gioia. Dico in primo luogo la sottomissione, perché, in effetti, non si può veramente essere figli di Dio se prima non si ha la generosità dell’obbedienza. In quanto a noi religiosi, in particolare, dobbiamo sapere come sbarazzarci dei nostri gusti, delle nostre idee, di conformarci a ciò che la Regola impone o di esigere una vita comune; dobbiamo farlo con coraggio, senza dare ragioni per scusarci, o per guardare indietro; Quando è stato fatto, anche se è solo una volta, un buon sacrificio di questo tipo, conosciamo l’indipendenza interiore che può dare. In effetti, l’infanzia spirituale è anche fatta di libertà, e questa libertà è figlia della sottomissione, dell’abbandono semplice e generoso. Ubi Spiritus, ibi libertas, dice anche San Paolo. Dove c’è lo Spirito Santo, c’è libertà, essenzialmente libertà interiore, che consiste nel non essere attaccati all’amor proprio. È acquisito solo attraverso l’abnegazione e il raccoglimento. Il vostro lavoro e la vostra preghiera, cari fratelli, tendono costantemente a liberarvi, e più siete fedeli all’uno e all’altro, prima raggiungerete questa indipendenza. Infine, lo Spirito Santo è uno spirito di gioia, perché quando vedi cadere le catene, ti senti felice. La grande tristezza dell’uomo è che si sente imprigionato e che la sua prigione è difficile da aprire perché è quella dell’egoismo: dove l’uomo è chiuso è in se stesso. Ma ogni atto di obbedienza, di carità, di umiltà libera i nostri cuori e sentiamo che sale verso il cielo, come un uccello che aveva appena aperto la sua gabbia. Tutti voi conoscete questa gioia; Ognuno di voi ha partecipato a questo. E avete il desiderio di comunicare agli altri, sia per i propri cari, sia alla famiglia che avete lasciato nel mondo o la povera gente che soffre spesso senza sapere il perché. Bene, l’unico modo per irradiare consolazione ad altri cuori è quello di trasformare il tuo cuore in un centro di fiducia e amore, per lasciare che il cuore di Gesù viva in te. In una famiglia o in una comunità, è già molto se c’è calma e serenità nei volti; una faccia triste oscura l’atmosfera intorno a lui. Ma questa influenza è poca cosa rispetto all’irradiazione di un’anima in cui Dio vive. Lo spirito dell’uomo ha inventato e costruito fuochi di energia che diffondono le loro onde in tutta la terra; Quando quello stesso spirito è pieno di luce e amore divino, pieno dello Spirito di Dio, non è naturale che si irradi all’infinito? Siamo solidali gli uni con gli altri; dipendiamo da coloro che lottano e soffrono con noi, padri o fratelli, religiosi o laici; collaboriamo, costruiamo insieme la città di Dio. In un certo senso è un fardello, dal momento che sappiamo che le anime si aspettano che noi li aiutiamo, ma è anche un sostegno, a causa di ciò che diamo riceviamo cento per uno. L’unico mezzo, infatti, di ricevere l’abbondanza della grazia è dare tutto ciò che hai. Chiedete allo Spirito Santo, cari Fratelli, che la pazienza, che la disponibilità a lasciare ciò che noi riordina, questa gioia soprannaturale, infine, che sono segni della loro presenza e le condizioni del suo regno in noi e ci rendono fonti di vita per tutti gli uomini, come Maria èstata sua sposa piena di grazia.

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Un omelia per l’Ascensione

Il Bibbiena_Ascensione di Cristo (certosa di Bologna)

Ascensione di Cristo (Il Bibbiena, certosa di Bologna)

In questo giorno, nel quale si celebra la festività dell’Ascensione, vi offro una preziosa omelia di un Padre Priore certosino rivolto alla sua comunità. Meditiamo sulle su considerazioni illuminanti. E’ un pò lunga, ma vale la pena leggerla e meditarla!

Miei venerabili padri e cari fratelli,

Maria Maddalena, nel suo immenso amore per Gesù, era stata l’ultima, la sera del Venerdì Santo, a lasciare la tomba dove era stato sepolto; Il giorno di Pasqua era stata la prima a tornare al sepolcro per trovare il suo padrone lì.

Quindi non siamo sorpresi di leggere nel vangelo di San Marco che “Gesù risorto al mattino è apparso per la prima volta a Maria Maddalena”, e sappiamo da San Giovanni i dettagli di questa toccante apparizione. Sappiamo come, sentendo il suo nome, si precipitò da Gesù a baciarle i piedi, in questo gesto che fece durante il suo primo incontro con Gesù a Simon il lebbroso, il gesto che amava e che lei aveva potrebbe rinnovare ai piedi della croce. E ora Gesù era contrario: “Non attaccarti a me in quel modo”, gli disse. Perché questo divieto? In un momento, all’incontro dei compagni di Maddalena diretti a Gerusalemme, lascerà che bacino i suoi piedi. A Maddalena, ciò non fu permesso. Non ha nemmeno avuto il tempo di stare con il suo Maestro. Precedentemente, quando era seduta vicino a lui, guardandolo e ascoltandolo, se Marta si lamentava, Gesù la difendeva ancora: “Ha scelto la parte migliore”, ha detto, “e non sarà lei. rimosso. ” E oggi, quando piangeva così tanto, disperata di rivederlo, avrebbe assaporato così bene il fascino della sua presenza miracolosamente riscoperta: “Va ‘, ordinagli Gesù, vai subito a cercare i miei fratelli che vado al Padre mio e al Padre tuo, Dio mio e Dio tuo “.

Questa missione affidata a Maddalena, così come il tono familiare con cui Gesù la chiamava proprio ora, indicano, tuttavia, che ha lo stesso affetto per lei come prima. Ma proprio perché è la più alta nell’amore, il maestro le chiede, in primo luogo, il sacrificio che poi imporrà a tutti. Questo sacrificio è inteso solo per perfezionare la loro carità, come spiegheremo presto, e per portarli nel mistero trinitario, nella vita profonda di Gesù. All’inizio Maria capì? Comunque sia, lei obbedisce, forse con il cuore spezzato, ma senza discutere. San Giovanni ce lo mostra a noi immediatamente il messaggio di Gesù, e ripetendo le sue parole sorprendenti: “Maria Maddalena venne ad annunciare ai discepoli: vidi il Signore e me lo disse”.

Gli apostoli potevano ricordare una parola anche strano che il maestro aveva inviato loro come la notizia della sua imminente partenza aveva immerso in angoscia: “Io vi dico la verità, Gesù aveva preso il sopravvento, è un bene per voi Me ne vado. ” Era possibile che l’assenza di colui che li confortava così bene fosse vantaggiosa per loro? Sì, il maestro disse loro, colui che aveva sempre detto loro la verità. “Vi assicuro che, per te, è meglio che io me ne vada. Perché se non me ne vado via, lo Spirito Santo non verrà a voi, mentre se vado, lo manderai. “

Com’è stato che la sua partenza era necessaria per la venuta dello Spirito Santo? Perché era, per sua umanità, il grande sacramento della grazia divina. I discepoli sapevano per esperienza quanto le loro anime fossero aumentate da quando frequentavano il maestro. Sì, il fascino di Gesù li aveva conquistati. La sua bellezza, la sua bontà aveva conquistato il loro affetto. Ma erano troppo attaccati alla sua umanità. I loro occhi e sensi erano attaccati e con essi tutto il loro pensiero. Preoccupati dall’uomo che possedevano, non pensavano quasi più a Dio e ai rapporti interni che devono regnare tra l’anima e Dio. Per loro era sufficiente una felicità terrestre, una felicità materiale in compagnia del re Gesù. E hanno spesso litigato su questa domanda per loro capitale: “Chi sarà il primo nel Regno?” “Signore, ci riservi i primi due posti …” supplicarono i figli di Zebedeo. “È ora che ripristinerai il regno di Israele?” hanno chiesto insieme qualche tempo prima dell’Ascensione.

Ma tutto il resto era il disegno del Salvatore. “Il mio regno non è di questo mondo”, ha detto. Era un rinnovamento interiore che aveva intrapreso e per gettare le fondamenta di questo regno di anime, era per un fervido amore per Dio stesso che aveva la missione di allevarli. Affinché questa ascensione spirituale abbia luogo, era necessaria l’ascensione fisica del maestro. Ora che sono stati portati alle attrattive attrazioni della sua natura umana, Gesù stava per nascondersi in Dio per portare con sé quei poveri cuori di uomini. Sarà lo stesso da un altro punto di vista per Maria Maddalena. Quando vide Gesù risorto, pensò che era il ritorno promesso, l’incontro definitivo, e stava per riprendere a suo agio i dolci rapporti del passato. Gesù l’attirò dall’illusione: “Non attaccarti così a me, perché non sono ancora asceso al Padre mio”. Di nuovo Gesù afferma che la sua ascensione è la condizione necessaria delle relazioni spirituali che ora vuole mantenere con il suo popolo. Certo, l’affetto di Maddalena è puro. Ma considera il suo maestro troppo santo,vede poco, non abbastanza in ogni caso, in lui la somiglianza a Dio. Sarà quando Gesù ritorna da suo Padre che ritornerà invisibilmente e si manifesterà veramente al cuore dei fedeli. Infatti, ora che Gesù è scomparso, che non vive più tra i suoi, non possono chiedere: che cosa sta facendo? Cosa ne sarà di lui? Così facciamo per un caro amico che conosciamo da lungo tempo assente. E ora le parole di Gesù tornarono alla loro memoria. Era con suo Padre, che era alla pari di suo padre, ha vissuto la vita del Padre, e che la vita è stato l’amore reciproco del Padre e del Figlio, la vita dello Spirito d’amore.

Era andato a preparare un posto per loro. Voleva che fossero una cosa sola con lui come lui era uno con il Padre. Così, a poco a poco, hanno capito la vita profonda di Cristo, che era quasi sfuggita a loro durante la sua vita terrena. Gli occhi ora fissi sul cielo, hanno capito il mistero del Verbo e l’Incarnazione, il mistero di Dio, il mistero trinitario e cominciarono a capire; hanno capito la vera vita di Gesù. Ora che se n’era andato, hanno capito la profondità di Cristo e hanno iniziato a vivere su di esso. Nel profondo del loro anime, sono scesi, e si sono resi conto che c’era una misteriosa presenza del Padre e di Gesù, che ha comunicato la propria vita, il grande soffio dello Spirito che ha causato l’una all’altro, quel respiro che aveva portato Gesù nel giorno dell’Ascensione alla mano destra di suo Padre. Anche loro sono stati riempiti con lo stesso amore ha preso le loro anime, portando loro di rivelare al mondo che li circonda il mistero di Dio come erano stati commissionati a morire anche sulla croce prima di entrare Gesù nel suo regno che era il regno dell’amore. Quindi hanno capito con la loro stessa vita e la vita terrena e l’anima profonda del loro maestro. Poi, ma solo allora, si resero conto che era stato un bene che scomparissero, perché in sua assenza lo scoprirono davvero. Così ci sono veri mistici, che evitano i due eccessi opposti: quello dei principianti, il cui fervore sensibile si ferma al corpo esteriore di Gesù, e quello di quelli spirituali, così severamente condannati da Santa Teresa, che fingono di passare dalla santa umanità. All’inizio, è bello attaccarsi alla santa umanità di Cristo. Si meditano le parole e gli insegnamenti di Gesù, si ama la sua tenerezza, la sua delicatezza, la bellezza della sua anima. Ma è necessario che Gesù vada via così che a poco a poco scopriamo la sua vita profonda, questa vita che vive per l’eternità nel seno del Padre. Dobbiamo imparare a vivere nel profondo della nostra anima, dove Gesù ci ha detto che avrebbe vissuto. Lì lo scopriamo in una nuova luce, attraverso il contatto con lui, attraverso la sua stessa vita che ci comunica, attraverso il suo amore per il suo Padre e Dio, nostro Padre e il nostro Dio. Quindi con questo tocco di Dio viene scoperta la vita divina, la vita trinitaria che è amore e Spirito Santo di Dio. Quindi rivela la grandezza di Dio e il suo profondo mistero. E a poco a poco, ecco la santa umanità, che non ci ha mai lasciato, è illuminata da una nuova luce. Comprendiamo la vita terrena di Gesù, le sue parole e la sua anima in una nuova luce, che è quella dello Spirito. “Quando me ne sarò andato”, disse Gesù, “lo Spirito Santo ti insegnerà ogni cosa”. Possa egli degnarsi in questo giorno dell’Ascensione per insegnarci la vita profonda di Gesù attraverso il contatto della sua anima e della sua vita con la nostra anima e con la nostra vita, così che la parola divina possa essere realizzata: “Padre, quello che tu mi hanno donato, lo voglio dovunque io sia, affinchè io possa contemplare la gloria che mi hai dato “.

Così sia.

Ascensione 1966

Tre aspetti della vita eterna

certosino e sole che sorge

Eccovi un estratto di una meditazione di un padre Priore certosino rivolto alla sua comunità sui tre aspetti della vita eterna.

Ci sono tre aspetti della vita eterna che la rendono una sola pienezza di perfetta felicità: Vedere Dio, Possedere Dio ed Amare Dio.

Vedere Dio
Carissimi fratelli, la nostra occupazione principale nei cieli sarà la visione incessante ed entusiastica di Dio, in modo che il nostro spirito, la nostra intelligenza, il nostro cuore, tutto il nostro essere non potrà prestare la minima attenzione alla cosa minima. Tutto ciò che esiste, è e sarà, è incluso nella visione immediata di Dio e della sua eterna attività immutabile.
L’anima santa degli eletti si sente stupita ed affascinata, e resta come “fuori di sé”, o piuttosto, stupefatta davanti a questa fornace di luce e di amore che è Dio. Ecco il cielo degli eletti! Più uno stato che un posto: la partecipazione alla vita divina.
La divinità sarà impressa nel nostro spirito e nulla potrà allontanarci da essa; il nostro spirito diventerà prigioniero nella sua perfetta libertà. Non potrà non contemplare la bellezza divina. Vedremo anche le Sue opere al di fuori di se stesso, tra cui è essenziale la meraviglia dell’incarnazione divina nella Vergine Maria. Capiremo ed ammireremo la bellezza del piano divino nella nostra redenzione ed il peso del Suo amore. Il piano di Dio per ognuno di noi sarà anche oggetto della nostra ammirazione nel bagliore della luce divina. Vedremo ancora molte altre luci, tutte in Dio.
Questo è ciò che significa vedere Dio. Ma ora ci rivolgiamo ad un altro aspetto della vita celeste.

Possedere Dio
La visione di Dio non è come una visione sulla terra, il risultato della vista. Qui l’oggetto della nostra ammirazione è sempre fuori di noi, per quanto sia bello e prezioso. In cielo, la visione di Dio non è una semplice immagine, ma è l’essenza divina – l’essere divino – Dio stesso, visto faccia a faccia, che penetra l’anima nel più intimo e vive in essa come il mio pensiero vive in me; è Lui stesso, avvolto nella luce eterna, che comunica infinita scienza per partecipazione e visione.
È un possesso di Dio; è anche essere posseduto in modo tale che non esista un minimo del nostro desiderio che non sia pienamente realizzato. Possedere Dio è possedere la felicità eterna, che compie infinitamente tutto ciò che sulla terra la mia condizione di uomo peccatore e di creatura mi ha negato. Vedere e possedere Dio è una pienezza a cui non si può aggiungere niente. È pienezza e compimento definitivo in Dio.
E così arriviamo alla terza attività dell’anima santa in cielo, un’attività che nella sua pienezza assorbe e riassume le due altre e le rende una sola.

Amare Dio
Un amore definitivo, quindi tranquillo e gratificante, senza alcuna paura di perderlo. Un amore che diventerà dono di se stesso a Dio. Amore contemplativo, come l’amore di Dio che nasce dalla conoscenza della propria bellezza e pienezza.
Conoscere Dio, vedere Dio ed amarlo, un solo atto. Un solo stato interiore. Qui sulla terra, il nostro amore è sempre inquieto, fragile, vulnerabile. Viviamo tra luce ed ombra – a volte con paura di perderlo, offenderlo e sapendo che dovremmo amare di più. In cielo, no, perché la visione di Dio si verifica nel più intimo dell’essere umano e non al di fuori; si verifica nell’area profonda dell’anima, dove la conoscenza e l’amore non si differenziano. Una sola cosa, in cui il cuore si espande con una indicibile dolcezza d’amore. La visione di Dio è come un atto di comprensione infiammato dall’amore e, allo stesso tempo, un atto d’amore illuminato dalla comprensione.
In cielo l’amore del nostro povero cuore si sentirà perfettamente soddisfatto e adempiuto. E l’amore sarà ininterrotto, incessante e senza fine, perché la visione sarà definitiva. Non possiamo smettere di vedere Dio e, dunque, di amarLo. La visione e l’amore diventano la nostra unica occupazione ed azione, e niente di più.

Assunzione della Vergine Maria

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Asuncion de la Virgen (retablo mayor Cartuja de Miraflores)

In occasione della Festa dell’Assunzione della Vergine Maria, vi offro questo estratto di un omelia concepita da un Priore certosino per la sua comunità.

Dopo la morte del Nostro Signore, dopo la sua gloriosa ascensione al cielo e la diffusione dello Spirito Santo a Pentecoste, sarebbe arrivato il giorno in cui la presenza di Maria Santissima nella Chiesa primitiva, non sarebbe stata più visibile agli occhi, così come la presenza di Gesù, anche se ha detto: “io sono con voi fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

È successo, quindi, ciò che la Chiesa chiama l’Assunzione della Madonna. Sin dai tempi antichi la Chiesa ha insegnato e ha celebrato questo mistero: la piena di grazia che ha accompagnato Gesù dalla sua nascita fino alla sua morte, fu elevata alla Gloria del Cielo. È una verità che fa parte del patrimonio della nostra fede, fin dai primi tempi, nonostante solo confermata dal Magistero del Papa Pio XII nel 1950. Si tratta di una delle più dolci verità della fede, verità confortante ed ispiratrice.

Significa che Maria vive in cielo con la Santa Trinità, ma vive come una madre a prendere cura di noi, a guardarci, a intercedere per noi. Una madre umana, pienamente umana e glorificata nella gloria della vita eterna di Dio. Adesso con Dio, immersa in Dio, lei contempla – alla luce divina – il piano di Dio per l’umanità, per ciascuno di noi, suoi figli, ed in ogni momento della nostra esistenza. Abbiamo capito bene cosa questo significa? Dio ha voluto passare attraverso Maria per arrivare a noi e darci la sua vita e salvezza.

Maria Santissima nella gloria di Dio veglia su di noi: nelle ore di gioia e di dolore, nei momenti difficili, nei tempi di solitudine, nel nostro umile sforzo di preghiera e di lode, nelle mie cadute e quando mi alzo… Non c’è un passo, nessun minuto della mia vita, non c’è alcun palpito del mio cuore di figlio che non sia accompagnato dall’amore della Madre di Dio e Madre nostra.

La solennità di oggi deve riempirci di fiducia nella nostra vocazione e nella nostra preghiera, riempirci di gioia, perché siamo orgogliosi di essere figli della Madre di Dio. Soprattutto perché la nostra vocazione contemplativa ci unisce in modo particolare al mistero del silenzio e dell’intercessione della Madre di Dio durante la sua vita (Statuti 34.2).

Il Concilio insegna che Maria, assunta in cielo, diventa “più vicina a noi”. Noi vicini a Lei ed in Lei, possiamo raggiungere in questa vita che chiamiamo la “valle di lacrime”, una luce più soave, più piena, più confortante.

Oggi Maria Santissima è entrata nella contemplazione definitiva di Dio. Chiediamo a Maria di farci partecipi della sua contemplazione. Vicino a Maria, o meglio, in Maria, siamo in grado di comprendere più facilmente ed assaporare più chiaramente quanto Dio ci ama. E così, “saremo in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” (Ef 3,18).

Che sia questo il regalo della Madre di Dio ai suoi figli, in occasione della sua solennità.

Cuore materno di Maria

Cuore materno di Maria

Il cuore di Maria

Una splendida omelia di un Padre priore certosino concepita per la sua comunità, nella quale ci illustra con semplici e vibranti parole, la tenerezza del cuore materno di Maria, madre di tutti.

Maria Santissima ci ama con la tenerezza di Dio, che è lo Spirito Santo. La Sacra Liturgia chiama Maria di vita, dolcezza e speranza nostra. La chiama anche rifugio dei peccatori. Sappiamo che Lei ci contempla con il suo sguardo pieno di tenerezza, con tanto amore quanto bisognosi e miserabili ci vede, realizzando così la sua funzione di Madre, di Mediatrice, di donatrice della vita divina e della misericordia e perdono del Padre celeste. San Bernardo con il suo modo filiale insuperabile, ha detto: “Salì al cielo il nostro avvocato, la Vergine, che, quale madre del Giudice e madre di misericordia, tratterà con efficace preghiera i problemi della nostra salvezza”. Il Concilio Vaticano II dice la stessa cosa, quando proclama Maria Santissima: “Segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in marcia” (Lumen Gentium 68).
È per questo che la devozione a Maria, vissuta bene, è sempre come un respiro fecondo, caldo e dolce che soddisfa l’amore filiale nel cuore e ci conduce a Dio stesso. Tale è, infatti, l’intenzione di Dio: se la Vergine Santissima ci ama così e ci aiuta in modo che nulla da noi e in noi sfugge al suo amore, è solo ed esclusivamente per metterci in modo più pieno di fronte all’amore divino e alle esigenze della nostra vocazione. Anche i benefici materni che attraverso Lei otteniamo nelle piccole cose – come a Cana per esempio – sono incentivi di affetto che ci aiutano a ringraziare e ricambiare a Dio le sue bontà e, prima di tutto, ci aiutano a capire fino a che punto Dio ci ama.
Eccoci nuovamente nel progetto intimo di Dio per Maria Santissima: intravediamo la volontà di Dio per la Madre del suo Figlio, l’intenzione di Dio, quando Egli ci offre a Maria come suoi figli. Il suo cuore materno è l’ultima rivelazione, definitiva e completa del Padre, del suo amore infinito e misericordioso. Non parlo qui della rivelazione del cuore di Gesù, perché Gesù è Dio stesso. La tenerezza divina appare in Maria come tenerezza materna che favorisce, aiuta la nostra risposta filiale. Chi rimane insensibile al cuore di sua Madre?
Si può a ragione affermare, quindi, che l’amore materno della Vergine Santissima è allo stesso tempo dolce, soave ed esigente. Si tratta di condurci a Dio attraverso la croce. Un percorso austero, ma che Maria lo rende, se non soave, almeno più facile da percorrere con Lei e sotto il Suo sguardo materno. Per questo, ogni giorno cantiamo il Salve Regina: “rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi, dolcezza della nostra vita”; e cantiamo l’inno “Iter para tutum”, che significa dire: “Dai forza e sicurezza alla nostra strada”. Con Maria vicina a noi, ci sentiamo come bambini piccoli, ma ravvivati dalla tenerezza della Madre, gioiosi e felici di avere una Madre così buona, vicina alla quale è sempre possibile rialzarsi nuovamente e riprendere il cammino, è sempre tempo di aspettare e di rivolgere il nostro cuore alla Madre che Dio ci ha dato.
In questa meditazione, lo so che non ho detto cose nuove. Ma non era la mia intenzione. Ho solo provato a ravvivare il nostro amore per il cuore di Maria immerso in Dio e maternalmente orientato verso noi. Nel suo cuore immacolato e materno tutto è stato fatto, rimane fatto e continua ad essere fatto in nostro favore.

«Oh Vergine, fra tutte unica e dolce»

statua della Vergine diBenifassa

Statua della Vergine di Benifaca

Eco per voi una splendida omelia di un certosino dedicata alla Vergine su cui poter meditare.

È così che Maria è chiamata in un inno che recitiamo ogni giorno. Vorrei meditare per un momento l’esempio della sua mitezza.

Il Vangelo ci dice che i miti possiedono la terra, ma dice anche che i violenti conquistano il cielo. Il paradosso scompare se comprendiamo che l’uomo spirituale fa regnare la mitezza in tutte le sue azioni verso gli altri e la violenza nella prontezza e chiarezza con cui egli obbedisce alle chiamate dell’amore. È esattamente il contrario di ciò che l’uomo carnale fa, esteriormente egli è brutale verso gli altri e interamente imperfetto per quanto riguarda la giustizia e la passione per la verità.

La violenza degli uomini spirituali è inseparabile dalla loro dolcezza, e rapidamente se ne va se non si sa rinunciare decisamente alla menzogna che si nasconde in ogni scusa o debolezza personale. Tagliare la discussione interiore con un sì o un no: questa sincerità senza moderazione con noi stessi, alla quale il Signore ci invita, si tratta di una condizione da soddisfare prima di tutto, affinché l’anima sia liberata e conquisti il meraviglioso privilegio della mitezza.

Questa virtù che distingue la Vergine Santa da tutte le altre donne, è essenziale. Notiamo, in primo luogo, che la mitezza di Maria è come una replica della mitezza di Dio. La Vergine è uno specchio chiaro così libero da ogni forma di se stessa, che l’essenza divina si riflette in essa, senza alcuna macchia. Gli attributi dell’essenza sono riuniti in Maria, riflessi nella sua umiltà. Ecco perché la Vergine Immacolata è oggetto di contemplazione: la sua purezza corrisponde all’atto puro ed è Lei che lo rivela a noi.

La mitezza è in realtà un atteggiamento puramente divino. La violenza è l’atto di un’autorità che si sente troppo debole. Dio non ha bisogno di schiacciare gli esseri per imporsi. La mitezza di Dio non è altro che la sua onnipotenza; la mitezza di Maria, che è obbedienza piena , si mescola in certo senso con quella di Dio. Abbandonare senza lotta le richieste dell’amore di sé, acconsentire pacificamente a ciò che Egli ci chiede, è ciò che ci rende come la Vergine Maria ed eredi dei suoi fascini ed i suoi poteri. Perché Dio non rifiuta nulla, nulla può negare a chi gli ha consegnato tutto il cuore.

La mitezza verso le creature è fatta di pazienza e rispetto per loro. Qualcuno ha detto che la mitezza è la corona delle virtù cristiane, ed è un po’ più di una virtù. Si tratta infatti di una grazia singolare che penetra tutta la persona, tutta la sua vita, che si estende anche agli esseri inferiori all’uomo, alle cose inanimate. Una persona mite non apre una porta o non muove un mobile dello stesso modo che un’altra priva di mitezza. La saggezza è mite, l’intelligenza è mite, perché è necessario rispettare l’oggetto per comprenderlo. E la mitezza, è intelligente perché penetra nell’intimo degli esseri che si avrebbero chiuso alla violenza e alla brutalità. La mitezza è verginale, la mitezza è materna, e senza di essa nessuna azione sulle anime può essere profonda o efficace.

Abbiamo detto che è fatta di pazienza e rispetto. Ma prima di pazienza. Un’anima, infatti, non conserverà l’attraente mitezza, se non è determinata ad abbandonare spesso il suo diritto, a soffrire ogni giorno e, talvolta, crudelmente. Ma è anche vero che la mitezza disarma tutti gli avversari e toglie l’amarezza del dolore. Le nostre sofferenze sono fatte in gran parte di rivolte, di mancanza di delicatezza e di abbandono.

È vero che abbiamo bisogno di esercitare violenza su noi stessi e, se vogliamo, spogliarci di ogni violenza, ma in modo più generale e più profondo. Il rispetto e la pazienza che, all’esempio di Maria e Dio, dobbiamo mantenere nelle nostre relazioni con le creature, ci manca in relazione a noi stessi. Ci vuole grande pazienza con la nostra anima, per non parlare del corpo. L’aumento di scarico di energia naturale non potrebbe aggiungere un pollice alla nostra altezza, l’ha detto il Signore; e trasforma poco il carattere, sempre piuttosto basso, di cui siamo dotati per nascita o per istruzione.

Ma colui che riconosce francamente quello che è – e quindi perde la tentazione di criticare gli altri, nonostante la necessità di ricominciare ogni giorno i suoi sforzi, senza guardare il risultato, solo perseverando per Dio e basandosi sulla Sua bontà – può più di essere perfezionato. Riesce ad abbandonarsi, a consegnarsi a Dio, al quale l’umiltà nell’amore dà più gloria di tutte le vittorie. Ognuno deve rispettare la sua anima, figlia e sposa di Dio; deve accogliere l’azione dello Spirito Santo come meglio piace a Lui. L’anima è così delicata che solo Dio può toccarla.

Chiediamo alla Vergine Maria di comunicarci la sua mitezza: è lei che ci riserva a Dio e ci rende casti nel senso più alto, cioè, liberati da ogni resistenza e pronti per la venuta dello Sposo.

Virgo singularis

Inter omnes mitis

Nos culpis solutos

Mites fac et castos.

Amen.

Omelia per il Santo Natale

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Natività (Biagio Bellotti – Certosa di Garegnano)

Eccoci giunti al giorno del Santo Natale, auguri a tutti voi miei cari amici lettori di Cartusialover. In questo giorno di festa, voglio offrirvi una deliziosa omelia di un Priore certosino, un testo immensamente profondo pur nella sua semplicità. Nonostante sia stato scritto diversi decenni fa, il suo contenuto risulta essere di una attualità impressionante. Augurandovi una buona lettura, il mio auspicio e che la nascita di Gesù Cristo Nostro Signore, possa illuminarci il cuore arrecandoci pace, gioia e serenità per una profonda rinascita interiore. Buon Natale!

Cari fratelli,

Tutti i misteri della vita di Gesù sono pieni di amore, ma nella nascita del Figlio Unigenito di Dio nella povertà e nella notte di Betlemme, c’è qualcosa che dovrebbe emozionarci, perché siamo davanti ad una delle più grandi meraviglie dell’amore divino. Un amore che riduce l’onnipotenza in una estrema impotenza e povertà, in una semplicità ammirevole che diventa grande.

Dio si umilia affinché possiamo avvicinarci a Lui e convincerci di come e quanto ci ama. Dio viene a noi, sconosciuto a tutti. L’evento più sublime nella storia dell’umanità si realizza con una estrema semplicità e in totale ignoranza. Siamo abituati ad apprezzare le novità che provocano uno spettacolo e che hanno luminosità, ma dobbiamo concentrare profondamente la nostra mente ed il nostro cuore per catturare, con umiltà, lo splendore che illumina ancora i nostri giorni e le nostre vite dopo 2.000 anni. Di generazione in generazione, le promesse di Dio hanno alimentato la speranza del suo popolo. E quando arriva il tempo in cui la misericordia divina deve compiere queste promesse, tempo che San Paolo chiama “la pienezza del tempo” (Gal 4,4), nasce un bambino sconosciuto che assolutamente non corrisponde alle aspettative. Egli sarà considerato un pericolo per la religione stabilita ed anche per il suo popolo che aspettava qualcosa di diverso. Così Dio agisce, destabilizza le nostre certezze e sicurezze, umilia il nostro orgoglio e offre un messaggio silenzioso, difficile da accettare. Quante volte, durante l’Avvento ed anche durante tutto l’anno liturgico, noi cantiamo: “Mostraci il tuo volto e noi saremo salvi”. Ed il profeta ci risponde: “La mia gloria splenderà su Gerusalemme e ogni creatura la contemplerà”. Il risultato di questa preghiera e di questa promessa è la banalità di un neonato privo di tutto ed ignorato.

Oggi brilla su di noi la luce dell’amore che inverte la scala dei valori umani. Di fronte alla luce di Betlemme, chi non si chiede circa la necessità di uno sforzo di semplicità interiore che ci diventi come un bambino, così come Gesù lo vuole? Quante volte complichiamo la nostra vita e cerchiamo comodità e facilità, cerchiamo i beni superficiali e sensibili che ci allontanano dalla imitazione di Gesù e Maria! Alla luce di Betlemme, che è luce d’amore, chiediamoci se abbiamo ancora oggi un vero amore per la povertà in cui contempliamo il Figlio di Dio. Chi di noi si preoccupa con il confine tra il necessario ed il superfluo? Tutti i difetti che offendono Dio nel mistero del Suo amore incarnato nella povertà di Betlemme, offuscano nel nostro cuore la luce del Natale e, con essa, anche la serenità e la gioia spirituale. Sempre nuove e ingannevoli esigenze di possedere, di godere, di approffitare, portano il cuore alla disillusione ed al disagio spirituale.

Gesù oggi ci chiama anche a riconsiderare, alla sua luce, l’obbedienza che abbiamo promesso e che ci rende figli piccoli ed umili come Egli. Siamo, quindi, prudenti, perché la nostra naturale tendenza all’orgoglio e all’egoismo non muore facilmente. Il Padre celeste ci chiede di mettere in moto la nostra fede quando obbediamo, perché la sua volontà non si manifesta con un’apparecchiatura rumorosa. Contemplando oggi Gesù, Maria e Giuseppe nella sua umiltà e nel suo silenzio, dovremmo renderci conto che Dio si manifesta in una strada dove noi non lo aspettavamo. La gloria del Signore oggi, nel Santo Natale, si manifesta nella contraddizione e nel sacrificio di tutto ciò che la natura richiede; e lo splendore divino si rivela in uno spettacolo umiliante per la ragione umana e per il nostro orgoglio, ma che commuove il cuore. Perché Dio è amore e vuole parlare al cuore (Os 2, 14). Spetta a noi il silenzio interiore e l’umiltà. La paternità divina si rivela al cuore di chi accetta e ama la sua condizione di essere bambino piccolo.

Cari fratelli, rafforziamo, allora, il nostro sguardo sul presepe per assaporare tutta la ricchezza divina offerta alla nostra fede. Ed apriamo i nostri cuori! È a lui che Dio vuole parlare; e parlare del suo amore. La manifestazione di così grande amore divino ci chiama a corrispondere con il nostro amore, perché la nostra libertà si arrenda, non tanto alla vista del suo potere umiliato, ma davanti alla meraviglia del suo amore rivestito, non di gloria e splendore, ma di semplicità, umiltà e obbedienza filiale nella povertà.

E cercando così di scoprire la pienezza del mistero del Santo Natale, riceveremo la conferma che niente di meglio può onorarlo, che il nostro silenzio, la nostra adorazione e la nostra fiducia in questo bambino nato per noi, al fine di rivelarci come e quanto il Padre ci ama.

Cari fratelli, che lo Spirito Santo di Dio, per l’intercessione della Beata Vergine ed il suo sposo San Giuseppe, ci illumini per consentirci di percepire, con un cuore semplice, la ricchezza e la bellezza di questa proclamazione silenziosa del Figlio dell”Altissimo incarnato per noi; la ricchezza, la bellezza ed il fascino di una proclamazione silenziosa e commovente, che attesta: “È stato così che Dio ha amato il mondo” (Jo 3,16). “L’amore che trascende ogni conoscenza” (Ef 3,19).

Amen.

Come di consueto voglio offrirvi un piccolo dono, che spero vi piaccia, un calendario da scegliere tra tre tipi,  e che potrete scaricare (in formato PDF) e stampare.

  1. Calendario_2017_Silenzio
  2. Calendario_2017_Monache certosine
  3. Calendario  2017   San Bruno (F.Balbi)
  4. Calendario-2017  San Bruno (locandina film)