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Una simpatica testimonianza

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Oggi voglio proporvi una simpatica testimonianza, trovata in rete, di una signora che ci parla dei suoi ricordi d’infanzia, riguardanti il suo rapporto di vicinato con la certosa di Farneta. In questa testimonianza video che segue, ella ci parlerà di come ha vissuto il divieto assoluto di entrare in certosa per le donne. Un divieto tassativo che dura nei secoli, e come vi ho proposto qualche articolo fa, per il quale vi è il solo cosiddetto privilegio delle regine. Ora vi lascio alla visione ed all’ascolto di questa singolare testimonianza.

La regina che turbò i certosini

La regina che turbò i certosini

dipinto

Lo spunto datomi per realizzare questo articolo è la storia racchiusa nel dipinto che ho inserito come immagine principale. Su di esso vi è una iscrizionein francese, che tradotta recita: “Dono della regina, dipinto da ella stessa per i Padri certosini di Parigi, 1764”. Ma scopriamone la storia ad esso legata!

Innanzitutto va detto che la regina in questione era Marie Leczinska, che fu sposa di Luigi XV, re di Francia, dal 1725 al 1768. Essa era una donna molto religiosa, e per sua passione amava frequentare e visitare conventi ed istituti religiosi. Un giorno, espresse il desiderio di fare visita ad un convento certosino, consapevole del fatto che in quanto regina di Francia aveva il privilegio di poteva varcare le soglie dell’eremo dei figli di San Bruno. Era mossa dall’ammirazione per quello stile di vita severo, ma anche dalla curiosità di quelle vere e proprie oasi di quiete e spiritualità.

Decise di fare visita alla certosa parigina di Vauvert, e scelse di farsi accompagnare da due dame anziane, insieme alle quali bussò al portone del monastero. Le tre donne, furono prontamente accolte dal Padre Priore, che dopo le presentazioni condusse le ospiti in chiesa, nei giardini, famosi per i loro rinomati alberi da frutta, e per gli altri ambienti monastici visitabili. Al termine della visita, nel congedarsi, la regina espressa la sua immensa gratitudine al Priore ed a tutta la comunità monastica per la splendida accoglienza ricevuta. La storia ci narra che due settimane dopo di quella visita, il Priore di Vauvert chiese formalmente una udienza presso la regina, che ottenne. Recatosi al cospetto di Marie Leczinska, il certosino disse: “Madame, ringrazio umilmente la vostra augusta maestà, che ci ha onorato della sua illustre presenza, ma vi supplico rispettosamente di non tornarci mai più a fare visita, e vi spiego il perchè. Dopo la visione di Sua Maestà e delle due dame che erano al vostro seguito la mia comunità non è più la stessa. Ho riscontrato che i pensieri dei miei confratelli sono stati turbati dalla vostra visione”. La regina rispose sorpresa: “Ma Padre io sono una donna matura (in quella data la sovrana aveva 59 anni) e le mie due accompagnatrici sono molto più anziane di me, non credo di aver turbato i vostri confratelli”.

Il Priore rispose che la visita era capitata tre giorni prima delle “minutiones“, e a fronte del suo stupore, spiegò lei cosa fossero e soprattutto quale funzione avessero, ossia quella di lenire le pulsione e gli ardori sessuali. Dopo questa dichiarazione, la regina sorpresa e visibilmente imbarazzata si ritirò, ma promettendo solennemente al priore di non tornare mai più alla certosa di Vauvert, per non turbare la quiete e la disciplina monastica certosina. A seguito di questo inaspettato, e spiacevole inconveniente Marie Leczinska, dipinse con le proprie mani il dipinto che ho scelto come immagine di questo articolo, nel quale volle rappresentare un certosino contrito e devotamente genuflesso ai piedi un crocifisso. Il quadro fu fatto recapitare alla certosa parigina, e fu un petit cadeau, donato alla comunità monastica certosina per fare ammenda di aver inquinato i pensieri di quei pii religiosi.

Il privilegio delle regine

Il privilegio delle regine

Isabella di Baviera, Guglielmina d'Olanda, Vittoria d'Inghilterra, Caterina de Medici

In questo articolo odierno, voglio approfondire il tema riguardante il divieto assoluto dell’ingresso di una donna all’interno di una certosa, e dell’unica eccezione a questo precetto. Nel corso dei quasi mille anni di storia dell’ordine certosino, questa regola come tutte le altre si è mantenuta inalterata, vogliamo quindi fare chiarezza sulla sua origine e sul suo significato. Va ricordato che tale disposizione fu confermata nei secoli da varie Bolle papali, emesse da: Giulio II, Pio V e Gregorio XIII, e la eventuale non osservanza prevedeva la pena di scomunica riservata dalla Santa Sede.

Proverò a spiegarvi, che i monaci certosini intendono tale divieto, come una conseguenza della totale consacrazione a Dio. Essi puntualizzano, affermando che non c’è una discriminazione di natura sessuale, poiché neppure gli uomini, salvo rare eccezioni, possono entrare indiscriminatamente nella clausura. E’ inoltre fondamentale aggiungere che la particolare e profonda devozione mariana risulta essere una testimonianza della grande stima per la vocazione e per la dignità della donna. Ma accennavamo all’inizio ad una sola eccezione, riguardante l’antico privilegio concesso alle sovrane regnanti di poter varcare la soglia della clausura certosina, vediamo come nasce. Nei secoli difatti molte regine, talvolta benefattrici e prodighe verso le certose, avendo ottimi rapporti con le comunità monastiche, esprimevano il desiderio di farne visita. Inizialmente, già nei Costumi di Guigo, era espresso tale divieto di ingresso alle donne, per consentire l’assoluto isolamento dei monaci, al fine di favorirne la meditazione. Tuttavia, dagli annali dell’Ordine troviamo degli episodi accaduti nel 1404 e nel 1417, allorquando due priori di altrettante certose consentirono l’ingresso ad una fondatrice e della regina Isabella di Baviera. Per questo strappo alla regola i rispettivi priori furono puniti dal Capitolo Generale, con estrema severità e costretti ad una astinenza obbligatoria di svariati giorni, rischiando di essere deposti dall’incarico. Dopo questi episodi, fu sancita l’eccezione alla regola, riguardante soltanto le regine regnanti, e previo autorizzazione pontificia, mentre per le altre donne furono addirittura costruite cappelle apposite fuori la clausura che consentivano la loro sosta in attesa dei nobili e benefattori maschi a cui era concesso l’ingresso.

E cosi, pur non essendo assai numeroso il numero delle sovrane a cui è stato concesso tale privilegio, vogliamo ricordarne qualcuna.

La Regina Guglielmina d’Olanda e la regina Vittoria d’Inghilterra , le quali sono state le prime e probabilmente le uniche sole donne ad essere state autorizzate eccezionalmente ad entrare all’interno della Grande Chartreuse. Un altro aneddoto immortalato in uno stupendo affresco situato nel refettorio della certosa di Calci, realizzato da Pietro Giarrè, raffigura Caterina de Medici regina di Francia moglie di Enrico II, la quale ebbe un ottimo rapporto con i certosini. Il pittore istoria nell’affresco la regina che, ricevuto il privilegio in quanto regina di Francia,  per ringraziare i monaci di tale gesto, si prodigò servendo umilmente il pranzo ai monaci della certosa parigina di Vauvert.In un altro dipinto del 1895 Frederico Moia Moja, raffigura la visita di Maria Teresa d’Austria alla certosa di Pavia.  Nel 1900,  Elena di Savoia fu la prima regina italiana che fece ingresso nella certosa di Pavia, anche a questo episodio è legato un curioso aneddoto, descritto in una poesia. La particolare predilezione verso i certosini è dimostrato dal fatto che  la regina Elena volle sposarsi nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli, ovvero la certosa di Roma. Molto più recentemente segnaliamo la visita fatta, dalla sovrana del Belgio Paola Ruffo di Calabria, alla certosa di Serra San Bruno il 30 giugno 2001.

Visita di Maria Teresa d'Austria alla certosa di Pavia (F.Moia Moja)

Gradisco allegarvi una graziosa poesia, dal titolo “Farò sü una Certosa…” che cita, prendendo spunto da una leggenda sorta intorno a Gian Galeazzo Visconti, fondatore della certosa pavese, un episodio circa la sua avversione delle donne in certosa, e fa riferimento ad un aneddoto circa la visita di Elena di Savoia. Ve la propongo nella versione originale originale in dialetto milanese, e tradotta in italiano.

UNA POESIA SULLA CERTOSA