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Fratello Guilherme Raymond

Fratello Guilherme Raymond

Professo di Scala Dei

Corpus Domini

 

Oggi per la ricorrenza del Corpus Domini, ecco a voi una breve narrazione di una “vita esemplare di un fratello converso certosino, vita vissuta, come vedremo, in odore di santità.

Questo buon fratello era professo della Grande Chartreuse e rinnovò i suoi voti a Scala Dei, dove arrivò lì come un ospite.

Fu un uomo di grande virtù, un santo in ogni senso della parola. Non è per caso che registriamo qui questa nota, in sua lode. In essa non c’è nulla di esagerato. Due o tre fatti lo dimostreranno.

Un giorno, mentre si dirigeva ad un’altra camera, un mucchio di demoni in forma di allegri bambini, corsero al suo incontro gridando con tutte le loro forze: «Oh! santo, santo! Venite a vedere il santo!» Arrivando alla cella, il buon Fratello prese una catena di ferro e si flagellò fino il sanguinamento. “I santi! Ecco quel che fanno i santi. Ricetta infallibile contro la superbia”.

Quando era responsabile dell’obbedienza della cucina, aveva l’abitudine di scappare ogni mattina durante la Messa conventuale. Ma dove egli correva? Andava in chiesa al suono della campana del ‘Sanctus’, per adorare la Divina Eucaristia nelle mani del sacerdote. Dalla porta del coro dei fratelli dove si manteneva in ginocchio, non essendo in grado di vedere l’altare, fu più di una volta sollevato dagli angeli.

Un giorno in cui il lavoro lo teneva in cucina, si prostrò al momento della consacrazione e vide distintamente l’ostia santa sull’altare.

La sua morte fu come quelle che ogni religioso può invidiare. Essa arrivò il 24 Aprile 1439.

 

Fratello Pedro Roger Professo di Seitz

celebrazione-funebre

Una struggente storia legata alla vita esemplare di un poco noto fratello converso, ed al suo prodigioso momento del trapasso.

Non sappiamo per quali circostanze Pedro Roger, di origine parigina, raggiunse i confini dell’Austria e decise di entrare nella Certosa di Seitz, dove prese l’abito di converso. Ma quello che sappiamo è che visse ben presto un modello di pietà, di regolarità e, soprattutto, di pazienza. Affetto, ancora giovane, da un tremito nervoso quasi costante, passava le giornate e le notti seduto su una sedia. Era incapace di camminare senza sostegno. Un uomo robusto che aveva bisogno di tenere i piedi a riposo. La rassegnazione del povero Fratello si confermava in ogni momento. Lo chiamavano “il marmo”, perché era decisamente impassibile. Noi non sapremo mai fino a che punto la sua natura effervescente fu provata da questo stato di impotenza fisica. Non gli mancavano le cure. Alcuni palliativi furono usati fino alla sazietà. Il migliore, se non l’unico calmante, erano i sacri nomi di Gesù e di Maria. Li aveva sempre sulle labbra e con accentuata fede, li pronunciava!

Tuttavia, il Priore di Seitz, Dom Vian Gravel, fu invitato a ricevere il premio della sua vita spesa come buon servo e cristiano fedele.

Appresa la notizia, il Fratello Pedro Roger, chiese al Vicario il permesso di partecipare alla cerimonia funebre. Al tempo fissato, i confratelli lo trasportarono in chiesa. Immediatamente sentì una voce che gli disse: «non è qui; è al bordo della tomba del Priore che recupererai l’utilizzo delle tue membra». Appena entrò nel cimitero, qualcosa di strano accadde in lui. Si sentì sollevato, si alzò e camminò senza l’aiuto di nessuno.

Alla vigilia della sua morte, dopo aver ricevuto il viatico e l’estrema unzione con piena consapevolezza, il Fratello Pedro vide il cielo aperto e vide Dom Gravel rivestito con i paramenti sacerdotali, assistito da due santi conversi deceduti nell’anno precedente. Tutti i tre monaci avanzavano verso di lui e lo invitavano ad accompagnare loro al palazzo degli eletti. Il morente raccontò la sua visione alla comunità ed al Vicario che presiedeva la cerimonia, perché si credé nel dovere di seguire il suo amato Padre. Il diavolo tentò invano di turbare questa scena toccante. Pochi istanti dopo, il servo di Dio prese fiducioso il cammino verso la patria celeste (24 febbraio 1626).

I prodigi di Fra João Fontana

I prodigi di Fra João Fontana

genuflesso in devozione

Fratello João Fontana

Professo di Porta Coeli

João Fontana, di origine spagnola, entrò nell’anno 1419 nella Certosa di Porta Coeli, nella diocesi di Valencia, per indossare l’abito di converso.

Era un uomo semplice, stimolato da una pietà solida, guidato da un notevole spirito di fede. Una preghiera, in particolare il Padre Nostro, che compone con l’Ave Maria l’Ufficio dei nostri Fratelli, lo metteva in uno stato d’animo vicino all’estasi. Appena pronunciava la prima parola della preghiera di domenica, immediatamente si fermava. Era il rispetto dovuto alla presenza della maestà divina che paralizzava le sue labbra? La sua anima si scioglieva di amore e di fiducia con questa sola parola: Padre Nostro, Padre mio? Il sant’uomo sempre ripeteva a sazietà: Padre Nostro che sei nei cieli. Poi, premuto per tempo, continuava senza interruzioni, in modo che aveva tutto il tempo del mondo per recitare i suoi Padre Nostro e Ave Maria.

I superiori, apprezzando le eccellenti qualità del fratello João, gli affidarono un’ obbedienza delicata: andare ai fornitori della Città. Lui prese questo compito con cura, senza mai separarsi della serietà che spetta ai religiosi. Lungi dall’essere distratto, il rumore e la confusione della strada ravvivava la sua pietà, lo faceva stimare ancora di più il prezzo della sua vocazione. Se si fermava davanti a una Chiesa, lui entrava ad adorare l’ospite dei Tabernacoli. Ma questo sempre fugacemente maiper un tempo prolungato, perché altrimenti avrebbe dovuto rimproverare se stesso per aver sacrificato il dovere per le attrazioni della devozione.

Una volta, però dimenticò se stesso nel convento di Roqueta, situato in un quartiere lontano da Valencia. Sopraffatto dalla stanchezza, sentì che non sarebbe arrivato in Certosa prima di sera. Ed eccolo in preda alla disperazione. Che inquietudini causate da questo ritardo! Che impressione sgradevole produrrà nella comunità questo reato così grave? (Il primo di cui era consapevole). Ed il povero Fratello cominciò ad urlare ad alta voce: «Oh buon Gesù! Abbi pietà del tuo servo. È in tuo potere guidarmi a casa prima del momento del grande silenzio. Non rifiutarmi questa grazia.» E poi subito, prodigiosamente, fu trasportato, come senza sapere, alla porta del monastero.

João Fontana, anche se era in buona salute, ebbe la sensazione che la sua fine era vicina. Aveva l’abitudine, quando andava in città, di fermarsi alla casa delle Suore di San Giuliano, la cui madre superiora era una sua parente. Un giorno, contro la sua abitudine, proseguì. La sorella portinaia lo vide per caso, giudicò che aveva qualche dimenticanza da parte sua. «Mio buono fratello, lei gli disse, non entrerà nel salotto? – No, mia sorella, rispose. Saluta per me la sua buona Madre e dille, per favore, che non ci torneremo a vedere più in questo mondo». Appena arrivò in Certosa, il caro Fratello si ammalò gravemente, e dopo qualche settimana si addormentò nel sonno del giusto (1 Feb 1464). Egli ha vissuto questa santa vita per ben 45 anni nell’Ordine!

Un miracolo della beata Beatrice de Ornacieux

Un miracolo della beata Beatrice de Ornacieux

Beata Beatrice de Ornacieux (Mignard)

In concomitanza con il giorno dedicato alla celebrazione della beata certosina, voglio narrarvi la storia di un miracolo compiuto da Beatrice de Ornacieux. Ad essa infatti viene attribuito il seguente evento prodigioso che vado a spiegarvi. A causa delle sue continue e prolungate penitenze, caratterizzate da lunghi digiuni che minavano profondamente la sua integrità fisica, spesso Beatrice era stremata. Una volta accadde che in concomitanza con il periodo della Quaresima, la Priora vedendo lo stato di estrema prostrazione di Beatrice, decise di assegnarle una compagna di cella. La consorella avrebbe dovuto assisterla ed evitare questi eccessi di penitenza a cui la beata si sottoponeva. Ben presto la Divina Provvidenza volle però mostrare quanto fossero gradite tali compunzioni. Un Venerdi Santo, all’ora del Mattutino la inusuale compagna di cella di Beatrice accortasi che quest’ultima era particolarmente debilitata, la scorse finalmente addormentata dopo una notte insonne trascorsa ad infliggersi penitenze, decise di lasciarla riposare. Ritenne opportuno rinchiuderla in cella, e recarsi da sola in chiesa per la recita dell’ufficio notturno. Ma poco dopo, Beatrice risvegliatasi udendo in lontananza il salmodiare proveniente dal coro, si rese conto di essere rinchiusa e rivolse subito una implorazione alla Vergine “Madre mia fammi raggiungere le mie consorelle, non farmi restare inutilmente qui da sola in cella”. Nel buio della notte, le monache certosine sedute nel coro ed intente a salmodiare videro il posto solitamente assegnato a  Beatrice, che fino a quel momento era vuoto, occuparsi prodigiosamente dalla beata.

Lo stupore della Priora e dell’intera comunità, fu immenso.

Finito il Mattutino le consorelle andarono a verificare se la serratura della cella fosse stata forzata, ed invece constatarono con incredulità che non vi erano segni di effrazione. Beatrice, successivamente interpellata, potè spiegare alla Priora ed al Padre Vicario che la sua disperazione nel non poter partecipare alla funzione, a cui fece seguito la supplica alla Vergine, rese possibile tale prodigio.

Beatrice fu ricompensata, nel corso della sua esistenza, di questa vita condotta all’insegna della preghiera e della costante penitenza, ricevendo molti doni e carismi straordinari. Nel ricordarne la memoria, recitiamo questa preghiera.

Preghiera

Per l’imitazione della passione di Cristo hai fatto,
Signore, della beata Beatrice, vergine, una vittima del
tuo amore, fa ‘che attraverso la sua intercessione e l’esempio,
condivida qui sulla terra le sofferenze di tuo Figlio
per partecipare un giorno alla gloria in Cielo.

Amen

L’estasi di Jean Birelle

“L’estasi di Jean Birelle”

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Il dipinto della serie certosina di Vicente Carducho, che oggi vi propongo riguarda un personaggio certosino di alto spessore. Dom Jean Birel (o Birelle).

Di egli mi sono già interessato, raccontandovi le sue doti e nobili qualità, che lo portarono ad un passo dall’essere eletto pontefice. Vi rimando per questo approfondimento all’articolo di riferimento. Vengo ora, invece a descrivervi il soggetto del dipinto, che è appunto il pio certosino immortalato da Carducho in una estasi. Difatti, Dom Jean Birel spesso durante estasi mistiche, riusciva ad elevarsi non solo spiritualmente, ma come da testimonianza di suoi confratelli anche fisicamente!!!

La scena raffigura Dom Birel al culmine della sua estasi, appare infatti con lo sguardo rapito verso l’alto, e nel raggiungimento di una levitazione!

Ciò avviene vicino lo ad una pala d’altare, raffigurante la Vergine con il bambino i quali sembrano compiacersi nell’assistere a tale prodigio. Inoltre il pittore, raffigura per terra un cappello cardinalizio ovvero quello offertogli da papa Innocenzo VI e rifiutato dal certosino il quale asserì “desidero crescere in virtù piuttosto che in rango”. Viene quindi stigmatizzata la distanza, il basso del cappello con l’alto raggiunto dal certosino. Eccellente inoltre l’ombra sotto al corpo in fase di ascensione corporale. Sullo sfondo di destra, il pittore inserisce un altro episodio attribuito a Dom Birel, lo si vede infatti intento a trattenere un giovane novizio intenzionato a lasciare la vita monastica certosina.

Puzzle

preview100 pieceL’estasi di Jean Birelle

Dei prodigi oltre la morte del beato Pietro Petroni

Dei prodigi oltre la morte del beato Pietro Petroni

Il santo che non smetteva di fare miracoli

VENTURA SALIMBENI Beato Pietro Petroni (1597)Pieve dei Santi Filippo e Giacomo, Montalcino)

Già in un precedente post, vi avevo documentato sull’osservanza certosina oltre la morte grazie ad un dipinto di Carducho che ci testimoniava un evento analogo a quello che sto per narrarvi.

Gli episodi che vi citerò hanno per protagonista il beato Pietro Petroni certosino della certosa senese di Maggiano in Italia. Il santo che non smetteva di fare miracoli…

Molti furono i prodigi e le profezie a lui ascritte nel corso della sua pia esistenza, contraddistinta da penitenze, mortificazioni e zelanti veglie ed estasi. Avverandosi la profezia sul giorno della sua morte Dom Pietro ascese al cielo tra l’amore dei suoi confratelli dopo il Mattutino, alle ore 6 del sabato 29 maggio del 1361, data la sua fama tra i senesi le sue spoglie furono velocemente inumate nel cimitero della certosa, per evitare eccessivo trambusto. La notizia, però, presto trapelò in città, anche a causa di sue apparizioni a religiose ed a suoi ferventi discepoli e amici. La fama ed il culto per questo prodigioso certosino si diffusero ed aumentarono ben presto nella città di Siena e nei paraggi. I pellegrini assiepavano la certosa di Maggiano per poter pregare sul luogo della sepoltura del beato, che dispensava prodigi anche dopo la sua dipartita. Per placare tale clamore il Priore della certosa decise di spostare le spoglie mortali di Dom Pietro in un altro luogo, che rimase ignoto ai pellegrini. Questa operazione di esumazione, avvenne nel 1421, dopo sessanta anni dalla sepoltura, ed il Priore chiamò oltre ai confratelli altri religiosi, tra cui Bernardino da Siena che fu testimone di un ennesimo prodigio. Difatti appena smosso il terreno da un operaio con una vanga, apparve il corpo miracolosamente incorrotto, e fra lo stupore generale tale meraviglia fu amplificata dall’incauta vangata dell’operaio, che colpendo una gamba del beato Dom Pietro vide l’arto cominciare a zampillare sangue vivo!!!

Fu a questo punto, che il Priore della certosa ordinò al santo certosino di non fare più miracoli e prodigi, per consentire il ritorno alla quiete dell’intera comunità monastica senese. Successivamente si provvide ad una nuova sepoltura, ai piedi del campanile poco distante dal cimitero monastico. Il celeberrimo testimone di quest’ultimo prodigio, Bernardino da Siena rimase fortemente colpito dalla spiritualità e dalla severa vita dei certosini, che volle a tutti i costi persuadere il Doge di Venezia Francesco Foscari a far insediare una comunità certosina su di un’isola della laguna. Fu così che nel 1422, sull’Isola di S. Andrea al Lido sorse la certosa di Venezia. Sebbene possono sembrare coincidenze casuali, si percepisce la mano della Provvidenza che per intercessione di Dom Pietro Petroni diresse e produsse tali eventi, concatenati tra loro.

Angeli musici suonano e cantano lodi udite dai confratelli provenire dalla cella del beato Petroni

               Angeli musici suonano e cantano lodi udite dai confratelli provenire dalla cella del beato Petroni

Morte del beato, tra la disperazione ed il conforto sei suoi confratelli

                           Morte del beato, tra la disperazione ed il conforto sei suoi confratelli

Dissepoltura dopo sessant'anni dalla sua morte e prodigioso sanguinamento davanti a Bernardino da Siena ed i suoi confratelli

Dissepoltura dopo sessant’anni dalla sua morte e prodigioso sanguinamento davanti a Bernardino da Siena ed i suoi confratelli

La fonte miracolosa dalla tomba di san Bruno

La fonte miracolosa dalla tomba di san Bruno

La fonte miracolosa dalla tomba di san Bruno

Il pittore Vicente Carducho, dipinge in questo splendido dipinto quel che avvenne sulla tomba di Bruno dopo la sua sepoltura. Si narra che il corpo del fondatore dell’ordine certosino, dopo la sua dipartita fu traslato dalla chiesa di Santa Maria a quella di santo Stefano del Bosco in una data che resta incerta. Secondo un antica leggenda tramandata dai monaci certosini, testimoni dell’evento, si narra che dal sepolcro di Bruno incominciò a scaturire un liquido somigliante all’acqua. Appena diffusasi questa notizia, come ci testimonia Carducho nella tela che propongoalla vostra attenzione, cominciò un pellegrinaggio di infermi, storpi, mamme con bambini malati che si accalcarono per raccogliere l’acqua dai poteri miracolosi. Il rapporto di san Bruno con l’acqua ha origini lontane, basti ricordare la fonte che egli fece scaturire dalla roccia nel deserto di Chartreuse, oppure le penitenze che il santo faceva pregando inginocchiato nelle acque gelide dei ruscelli nei boschi in Calabria. Non a caso, il famoso laghetto di Serra riprende questa notoria inclinazione di Bruno, come ci ricorda la statua costruita all’interno del suggestivo specchio d’acqua. D’altronde il potere taumaturgico di san Bruno è notorio, come vi ho segnalato in un precedente articolo.

Nel dipinto, vorrei che osservaste con attenzione lo sfondo del dipinto, nel quale si vedono viandanti, carrozze, e pellegrini in prossimità del sacro sepolcro. Eccellente la raffigurazione dei più prossimi alla prodigiosa sorgente, bevono e raccolgono con pia devozione il liquido che zampilla copioso, una vera “Fons Brunonis”.

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preview49 pieceLa fonte miracolosa della tomba di san Bruno