• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    dicembre: 2017
    L M M G V S D
    « Nov    
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 408 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



Dionigi e le preghiere liberatorie

19437319_677016329155412_3473031447764831968_n

Oggi voglio raccontarvi un aneddoto accaduto a Dionigi il certosino, un altra testimonianza del rapporto che egli ebbe con il Purgatorio. Si narra, che il doctor extaticus assistette ad un episodio prodigioso che ora vi racconto. Giovanni van Loewen, prevosto di San Vittore a Xanten, fu un uomo molto caritatevole ed aveva fatto grandi lasciti e doni alla certosa di Roermond, dove in quel tempo era Priore Dionigi. Giovanni era altresì un personaggio molto importante e potente, egli aveva accumulato molti privilegi e prebende. Alla sua morte avvenuta il 23 dicembre del 1438, egli fu sepolto secondo la sua espressa volontà nella certosa di Roermond, il suo intento era quello di continuare a godere della compagnia di quei santi monaci ed usufruire delle loro preghiere.
Ma la sua anima fu condannata ad una dolorossissima pena in Purgatorio, come Dionigi scoprì.
Infatti il giorno stesso del solenne funerale, svoltosi in certosa, il Priore certosino assistette ad un fenomeno prodigioso. Dal catafalco del prelato uscivano terribili lingue di fuoco! Sgomento Dionigi chiese ad un confratello se anche lui vedeva siffatto fenomeno, ma il giovane asserì di non vedere nulla. A quel punto Dionigi colpito per quella visione dedusse che il defunto era in preda a pene pesanti, gli assicurò continue preghiere per la salvezza dell’anima. Nel primo anniversario della morte di Giovanni van Loewen, durante il canto delle Lodi, giunti al ” Benedictus”, Dionigi vide levarsi dalla tomba flebili fiammelle che rivelavano quanto le pene si stessero riducendo, ma non erano terminate e pertanto le preghiere divennero assidue.
In occasione del secondo anniversario Dionigi, in assenza di quel fenomeno ebbe la rivelazione che la liberazione del defunto dal Purgatorio era ormai giunta.
Le preghiere avevano dunque assolto il compito di liberare quella anima tormentata.

Annunci

Rose per la Vergine Maria

Madonna del Rosario adorata dai certosini , Francisco de Zurbarán, circa. 1638-1639

In omaggio alla giornata dedicata alla Madonna del Rosario, vi offro questo racconto tratto dalle cronache delle tradizioni certosine.

Si narra che un fratello converso dell’Ordine dei certosini, non sapeva nè leggere nè scrivere, cosicchè non poteva cantare i Salmi in latino, come era in uso nei monasteri del tempo. Tutti i giorni, quando alla sera terminava il suo lavoro, (da portinaio, da addetto alle pulizie, da giardiniere, ecc) andava nella cappella del monastero, si poneva  in ginocchio difronte all’immagine della Vergine Maria, e recitava per 150 volte l’Ave Maria 150 così come il numero dei salmi, mentre i monaci pregavano il Breviario in latino. Poi si ritirava, come gli altri monaci, nella sua cella.

Al mattino, mezzanotte per il mattutino, la sera per i Vespri arrivava sempre prima di tutti i suoi fratelli e si dirigeva alla cappella per ripetere, come al solito, il suo saluto alla Vergine con le sue 150 Ave Maria mentre i sacerdoti cantavano l’Ufficio divino in latino.

Il Padre Priore notava con stupore che ogni giorno quando il devoto converso entrava nella chiesa per pregare la preghiera nel Coro con tutti i monaci, c’era un delizioso ed intenso profumo di rose, come se fossero state appena tagliate … e ciò era curioso!

Ha per questo chiesto ai monaci incaricati di prendersi cura di adornare l’altare della Vergine se dipendesse dalla loro attività, ma essi risposero che in quella stagione non vi erano rose nei roseti dei loro giardini!

Un giorno, il fratello converso si ammalò gravemente; gli altri monaci notarono che l’altare della Vergine non emanava il solito odore e dedussero che era a causa dell’assenza ai piedi della Vergine del pio fratello che sostava pregando con estrema intensità …

Ma come? Nessuno lo aveva mai visto tagliare una rosa nel monastero, né lo aveva visto abbandonare i suoi lavori quotidiani.

Una bella mattina erano sorpresi che pur essendosi alzato, nessuno riusciva a trovarlo da nessuna parte nella certosa, in nessuna “obbedienza” dei Fratelli. Hanno fatto suonare la campana e tutti si sono riuniti nella chiesa: ogni monaco entrando rimase basito, perché intravide il fratello laico in ginocchio davanti alla immagine della Vergine recitando estasiato le sue Ave Maria ed a balbettare con le labbra ogni preghiera rivolta alla signora. Ad ogni Ave Maria, una rosa appariva prodigiosamente sulle fioriere poste sull’altare … Cosicchè, alla fine dei 150 saluti, cadde morto ai piedi della Vergine con un sorriso unico!

Da allora i monaci certosini, non smisero mai di pregare le 150 Ave Maria, seguendo l’esempio del santo fratello converso, convinti che il “Salterio di Ave Maria” o “Rosario” è il più bel regalo e tributo che avrebbero potuto offrire alla Madre di Dio !

Fratello Guilherme Raymond

Fratello Guilherme Raymond

Professo di Scala Dei

Corpus Domini

 

Oggi per la ricorrenza del Corpus Domini, ecco a voi una breve narrazione di una “vita esemplare di un fratello converso certosino, vita vissuta, come vedremo, in odore di santità.

Questo buon fratello era professo della Grande Chartreuse e rinnovò i suoi voti a Scala Dei, dove arrivò lì come un ospite.

Fu un uomo di grande virtù, un santo in ogni senso della parola. Non è per caso che registriamo qui questa nota, in sua lode. In essa non c’è nulla di esagerato. Due o tre fatti lo dimostreranno.

Un giorno, mentre si dirigeva ad un’altra camera, un mucchio di demoni in forma di allegri bambini, corsero al suo incontro gridando con tutte le loro forze: «Oh! santo, santo! Venite a vedere il santo!» Arrivando alla cella, il buon Fratello prese una catena di ferro e si flagellò fino il sanguinamento. “I santi! Ecco quel che fanno i santi. Ricetta infallibile contro la superbia”.

Quando era responsabile dell’obbedienza della cucina, aveva l’abitudine di scappare ogni mattina durante la Messa conventuale. Ma dove egli correva? Andava in chiesa al suono della campana del ‘Sanctus’, per adorare la Divina Eucaristia nelle mani del sacerdote. Dalla porta del coro dei fratelli dove si manteneva in ginocchio, non essendo in grado di vedere l’altare, fu più di una volta sollevato dagli angeli.

Un giorno in cui il lavoro lo teneva in cucina, si prostrò al momento della consacrazione e vide distintamente l’ostia santa sull’altare.

La sua morte fu come quelle che ogni religioso può invidiare. Essa arrivò il 24 Aprile 1439.

 

Fratello Pedro Roger Professo di Seitz

celebrazione-funebre

Una struggente storia legata alla vita esemplare di un poco noto fratello converso, ed al suo prodigioso momento del trapasso.

Non sappiamo per quali circostanze Pedro Roger, di origine parigina, raggiunse i confini dell’Austria e decise di entrare nella Certosa di Seitz, dove prese l’abito di converso. Ma quello che sappiamo è che visse ben presto un modello di pietà, di regolarità e, soprattutto, di pazienza. Affetto, ancora giovane, da un tremito nervoso quasi costante, passava le giornate e le notti seduto su una sedia. Era incapace di camminare senza sostegno. Un uomo robusto che aveva bisogno di tenere i piedi a riposo. La rassegnazione del povero Fratello si confermava in ogni momento. Lo chiamavano “il marmo”, perché era decisamente impassibile. Noi non sapremo mai fino a che punto la sua natura effervescente fu provata da questo stato di impotenza fisica. Non gli mancavano le cure. Alcuni palliativi furono usati fino alla sazietà. Il migliore, se non l’unico calmante, erano i sacri nomi di Gesù e di Maria. Li aveva sempre sulle labbra e con accentuata fede, li pronunciava!

Tuttavia, il Priore di Seitz, Dom Vian Gravel, fu invitato a ricevere il premio della sua vita spesa come buon servo e cristiano fedele.

Appresa la notizia, il Fratello Pedro Roger, chiese al Vicario il permesso di partecipare alla cerimonia funebre. Al tempo fissato, i confratelli lo trasportarono in chiesa. Immediatamente sentì una voce che gli disse: «non è qui; è al bordo della tomba del Priore che recupererai l’utilizzo delle tue membra». Appena entrò nel cimitero, qualcosa di strano accadde in lui. Si sentì sollevato, si alzò e camminò senza l’aiuto di nessuno.

Alla vigilia della sua morte, dopo aver ricevuto il viatico e l’estrema unzione con piena consapevolezza, il Fratello Pedro vide il cielo aperto e vide Dom Gravel rivestito con i paramenti sacerdotali, assistito da due santi conversi deceduti nell’anno precedente. Tutti i tre monaci avanzavano verso di lui e lo invitavano ad accompagnare loro al palazzo degli eletti. Il morente raccontò la sua visione alla comunità ed al Vicario che presiedeva la cerimonia, perché si credé nel dovere di seguire il suo amato Padre. Il diavolo tentò invano di turbare questa scena toccante. Pochi istanti dopo, il servo di Dio prese fiducioso il cammino verso la patria celeste (24 febbraio 1626).

I prodigi di Fra João Fontana

I prodigi di Fra João Fontana

genuflesso in devozione

Fratello João Fontana

Professo di Porta Coeli

João Fontana, di origine spagnola, entrò nell’anno 1419 nella Certosa di Porta Coeli, nella diocesi di Valencia, per indossare l’abito di converso.

Era un uomo semplice, stimolato da una pietà solida, guidato da un notevole spirito di fede. Una preghiera, in particolare il Padre Nostro, che compone con l’Ave Maria l’Ufficio dei nostri Fratelli, lo metteva in uno stato d’animo vicino all’estasi. Appena pronunciava la prima parola della preghiera di domenica, immediatamente si fermava. Era il rispetto dovuto alla presenza della maestà divina che paralizzava le sue labbra? La sua anima si scioglieva di amore e di fiducia con questa sola parola: Padre Nostro, Padre mio? Il sant’uomo sempre ripeteva a sazietà: Padre Nostro che sei nei cieli. Poi, premuto per tempo, continuava senza interruzioni, in modo che aveva tutto il tempo del mondo per recitare i suoi Padre Nostro e Ave Maria.

I superiori, apprezzando le eccellenti qualità del fratello João, gli affidarono un’ obbedienza delicata: andare ai fornitori della Città. Lui prese questo compito con cura, senza mai separarsi della serietà che spetta ai religiosi. Lungi dall’essere distratto, il rumore e la confusione della strada ravvivava la sua pietà, lo faceva stimare ancora di più il prezzo della sua vocazione. Se si fermava davanti a una Chiesa, lui entrava ad adorare l’ospite dei Tabernacoli. Ma questo sempre fugacemente maiper un tempo prolungato, perché altrimenti avrebbe dovuto rimproverare se stesso per aver sacrificato il dovere per le attrazioni della devozione.

Una volta, però dimenticò se stesso nel convento di Roqueta, situato in un quartiere lontano da Valencia. Sopraffatto dalla stanchezza, sentì che non sarebbe arrivato in Certosa prima di sera. Ed eccolo in preda alla disperazione. Che inquietudini causate da questo ritardo! Che impressione sgradevole produrrà nella comunità questo reato così grave? (Il primo di cui era consapevole). Ed il povero Fratello cominciò ad urlare ad alta voce: «Oh buon Gesù! Abbi pietà del tuo servo. È in tuo potere guidarmi a casa prima del momento del grande silenzio. Non rifiutarmi questa grazia.» E poi subito, prodigiosamente, fu trasportato, come senza sapere, alla porta del monastero.

João Fontana, anche se era in buona salute, ebbe la sensazione che la sua fine era vicina. Aveva l’abitudine, quando andava in città, di fermarsi alla casa delle Suore di San Giuliano, la cui madre superiora era una sua parente. Un giorno, contro la sua abitudine, proseguì. La sorella portinaia lo vide per caso, giudicò che aveva qualche dimenticanza da parte sua. «Mio buono fratello, lei gli disse, non entrerà nel salotto? – No, mia sorella, rispose. Saluta per me la sua buona Madre e dille, per favore, che non ci torneremo a vedere più in questo mondo». Appena arrivò in Certosa, il caro Fratello si ammalò gravemente, e dopo qualche settimana si addormentò nel sonno del giusto (1 Feb 1464). Egli ha vissuto questa santa vita per ben 45 anni nell’Ordine!

Un miracolo della beata Beatrice de Ornacieux

Un miracolo della beata Beatrice de Ornacieux

Beata Beatrice de Ornacieux (Mignard)

In concomitanza con il giorno dedicato alla celebrazione della beata certosina, voglio narrarvi la storia di un miracolo compiuto da Beatrice de Ornacieux. Ad essa infatti viene attribuito il seguente evento prodigioso che vado a spiegarvi. A causa delle sue continue e prolungate penitenze, caratterizzate da lunghi digiuni che minavano profondamente la sua integrità fisica, spesso Beatrice era stremata. Una volta accadde che in concomitanza con il periodo della Quaresima, la Priora vedendo lo stato di estrema prostrazione di Beatrice, decise di assegnarle una compagna di cella. La consorella avrebbe dovuto assisterla ed evitare questi eccessi di penitenza a cui la beata si sottoponeva. Ben presto la Divina Provvidenza volle però mostrare quanto fossero gradite tali compunzioni. Un Venerdi Santo, all’ora del Mattutino la inusuale compagna di cella di Beatrice accortasi che quest’ultima era particolarmente debilitata, la scorse finalmente addormentata dopo una notte insonne trascorsa ad infliggersi penitenze, decise di lasciarla riposare. Ritenne opportuno rinchiuderla in cella, e recarsi da sola in chiesa per la recita dell’ufficio notturno. Ma poco dopo, Beatrice risvegliatasi udendo in lontananza il salmodiare proveniente dal coro, si rese conto di essere rinchiusa e rivolse subito una implorazione alla Vergine “Madre mia fammi raggiungere le mie consorelle, non farmi restare inutilmente qui da sola in cella”. Nel buio della notte, le monache certosine sedute nel coro ed intente a salmodiare videro il posto solitamente assegnato a  Beatrice, che fino a quel momento era vuoto, occuparsi prodigiosamente dalla beata.

Lo stupore della Priora e dell’intera comunità, fu immenso.

Finito il Mattutino le consorelle andarono a verificare se la serratura della cella fosse stata forzata, ed invece constatarono con incredulità che non vi erano segni di effrazione. Beatrice, successivamente interpellata, potè spiegare alla Priora ed al Padre Vicario che la sua disperazione nel non poter partecipare alla funzione, a cui fece seguito la supplica alla Vergine, rese possibile tale prodigio.

Beatrice fu ricompensata, nel corso della sua esistenza, di questa vita condotta all’insegna della preghiera e della costante penitenza, ricevendo molti doni e carismi straordinari. Nel ricordarne la memoria, recitiamo questa preghiera.

Preghiera

Per l’imitazione della passione di Cristo hai fatto,
Signore, della beata Beatrice, vergine, una vittima del
tuo amore, fa ‘che attraverso la sua intercessione e l’esempio,
condivida qui sulla terra le sofferenze di tuo Figlio
per partecipare un giorno alla gloria in Cielo.

Amen

L’estasi di Jean Birelle

“L’estasi di Jean Birelle”

P03806

Il dipinto della serie certosina di Vicente Carducho, che oggi vi propongo riguarda un personaggio certosino di alto spessore. Dom Jean Birel (o Birelle).

Di egli mi sono già interessato, raccontandovi le sue doti e nobili qualità, che lo portarono ad un passo dall’essere eletto pontefice. Vi rimando per questo approfondimento all’articolo di riferimento. Vengo ora, invece a descrivervi il soggetto del dipinto, che è appunto il pio certosino immortalato da Carducho in una estasi. Difatti, Dom Jean Birel spesso durante estasi mistiche, riusciva ad elevarsi non solo spiritualmente, ma come da testimonianza di suoi confratelli anche fisicamente!!!

La scena raffigura Dom Birel al culmine della sua estasi, appare infatti con lo sguardo rapito verso l’alto, e nel raggiungimento di una levitazione!

Ciò avviene vicino lo ad una pala d’altare, raffigurante la Vergine con il bambino i quali sembrano compiacersi nell’assistere a tale prodigio. Inoltre il pittore, raffigura per terra un cappello cardinalizio ovvero quello offertogli da papa Innocenzo VI e rifiutato dal certosino il quale asserì “desidero crescere in virtù piuttosto che in rango”. Viene quindi stigmatizzata la distanza, il basso del cappello con l’alto raggiunto dal certosino. Eccellente inoltre l’ombra sotto al corpo in fase di ascensione corporale. Sullo sfondo di destra, il pittore inserisce un altro episodio attribuito a Dom Birel, lo si vede infatti intento a trattenere un giovane novizio intenzionato a lasciare la vita monastica certosina.

Puzzle

preview100 pieceL’estasi di Jean Birelle