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Videoreportage dalla certosa di Portacoeli

i certosini di Porta Coeli

Cari amici di Cartusialover, ecco per voi una straordinaria testimonianza filmata della certosa spagnola di Santa Maria di Portacoeli.

Un antico video, fine anni ottanta, della durata di circa due ore, che risulta essere un vero e proprio reportage estremamente minuzioso per conoscere la vita dei monaci certosini. Immagini un po sbiadite, in lingua spagnola, con una qualità video approssimativa, provenienti dalla certosa di Portacoeli.

Un vero tesoro, imperdibile la visione!

E se non vi bastano le immagini, ho provato a tradurre il contenuto del video in italiano, e ve ne offro di seguito il testo.

Il commentatore descrive la localizzazione della certosa, la quale dista trenta chilometri da Valencia ed a 325 metri sopra il livello del mare in un luogo isolato e verdeggiante. Le immagini ci introducono mostrandoci le mura esterne del monastero certosino, immerso in una fitta vegetazione e caratterizzate da un profondo silenzio. Dopo aver percorso un lungo viale ci si imbatte nel primo contatto che i certosini hanno con il mondo esterno, il fratello portinaio. A seguire Il Padre priore Dom Pio ci espone un breve riassunto storico dell’origine dell’Ordine certosino, e dello sviluppo delle certose in territorio iberico, per poi decrivere la storia della fondazione di Santa Maria di Portacoeli, ovvero la terza di quelle costruite in Spagna. Ci narra anche delle figura di spicco che hanno vissuto in Portacoli come Dom Bonifacio Ferreri, fratello di san Vincenzo Ferreri e Dom Francesco Maresme che diventerà Generale dell’Ordine, ed unico spagnolo a ricoprire questo prestigioso incarico. Solitudine silenzio, semplicità di vita, povertà, austerità e mortificazione per identificarsi nella povertà di Cristo, questi i pilastri della vita certosina. A seguire scorrono le immagini che ci mostra il paesaggio che si può ammirare dalle terrazze della certosa, con lo sguardo che arriva fino a scorgere Valencia ed il mar mediterraneo. Gli orti ed i vigneti circostanti sono irrorati dall’acqua proveniente da uno stagno artificiale. La clausura è stretta e solo su permesso del priore solo gli uomini che ne fanno richiesta possono accedervi. Viene concesso quindi all’operatore di questo filmato l’accesso alla porta dell’invalicabile mondo certosino!

Si comincia con il mostrarci l’uscita di cella dei monaci nel cuore della notte per recarsi in chiesa per recitare l’ufficio del Mattutino, in latino e cantando il severo e austero gregoriano. Compaiono i monaci, una trentina, con il capo coperto dal loro cappuccio, intenti a recarsi in chiesa, nel coro per cantare Gloria in excelsis Deo, nel silenzio e nella semioscurità della notte un soave canto offerto a Dio. Immagini rare ed emozionanti, che ci mostrano il fervore dei monaci. Ascoltiamo rapiti. Alla fine dell’ufficio i monaci si inginocchiano e risuonano tre volte le campane, per rivolgere l’Angelus primo saluto alla Madre del cielo per cominciare il nuovo giorno. I Padri ritornano nelle proprie celle. A seguire, nel filmato ci viene mostrata la facciata della chiesa con le statue di Maria di Portacoeli e di san Bruno e san Giovanni Battista opere del XVIII secolo di Josè Puchol. A seguire una breve descrizione del retablo, dell’altare maggiore della chiesa, e degli altri affreschi che adornano le pareti. Di nuovo in chiesa per vedere la liturgia eucaristica secondo un antico rito monastico proprio, risalente ai primi secoli della chiesa cattolica.

Il celebrante la domenica, prima della messa conventuale, benedice l’acqua con la quale ha effettuato l’aspersione dell’altare, e con la quale benedirà i monaci che si apprestano cantando. Questo è un antico riro certosino che essi conservano inalterato nei secoli.Preziosissima è questa riproduzione filmata! Dopo aver cantato il kyrie eleison, i concelebranti si pongono al lati del celebrante, ricalcando un antico rito liturgico proprio dei certosini, per il rito della comunione, la comunità si reca sul presbiterio inginocchiandosi, ed uno dei concelebranti accompagna il celebrante alzando il calice. Avviene in seguito la distribuzione della particola che nutre tutta la comunità certosina.

Dal chiostrino, un piccolo chiostro comune a tutte le certose, si accede alla chiesa, al capitolo, alle cappelle ed al refettorio. Di pregevole fattura, in esso è presente una fontana, che serve per l’abluzione che fanno i monaci prima di recarsi in refettorio. Nel refettorio la comunità mangia insieme soltanto le domeniche e nei giorni di festa, rispettando sempre il massimo silenzio, e mentre si consuma il pasto, un padre dall’ambone legge sacre scritture per alimentare l’anima dei confratelli. Le immagini ci mostrano questo momento, con gli annessi rituali.

Prima di accedere alla biblioteca della certosa vi è un inginocchiatoio posto ai piedi di una immagine della Vergine, dove ogni monaco può affidare le sue orazioni. Il fondo bibliotecario è esclusivamente composto da testi di spiritualità, ed in essa possono accedere una volta alla settimana i monaci per consultare o per prelevare testi da consultare nella propria cella, oppure chiederlo con un biglietto lasciato al monaco bibliotecario nella sua cella. Nella sala capitolare avvengono le riunione della comunità monastica, è il luogo più importante della certosa dopo la chiesa. In esso si riuniscono i monaci per deliberare, per eleggere il priore, per esprimere il parere sull’ammissione di un nuovo candidato etc. Una volta a settimana si legge un capitolo della regola o delle Sacre scritture, da qui ne deriva il nome capitolo.la severa vita di silenzio e solitudine viene addolcita, una volta alla settimana, la domenica, dopo il pranzo comunitario i monaci scambiamo momenti cenobitici di fraternità e sana allegria. Inoltre un giorno alla settimana i padri ed una volta al mese i fratelli, escono fuori dalla certosa per una passeggiata nei dintorni, il cosiddetto spaziamento. In coppia, ed alternandosi durante le circa tre ore della passeggiata i monaci si scambiano opinioni sulla vita comunitaria conventuale, e rinfrancano l’anima ed il corpo a contatto con la natura. Per impervi sentieri, si incamminano per poi giungere su un altura che consente la visione della certosa dall’alto. La certosa di Portacolei si innalza al cielo in una radura silenziosa e solitaria attorniata da montagne, i mandorleti, aranceti e oliveti rendono meno aspra la zona. Nel centro del chiostro grande è ubicato il cimitero, per la sepoltura vi sono croci senza nome ne data, a testimoniare una vita trascorsa giorno dopo giorno al servizio del Signore. Qui a Portacoeli vi è un altro chiostro, del secolo diciasettesimo, costruito poichè apparve insufficiente il precedente, su di esso si affacciano quattro celle. Queste sono molto piccole e riservate per quei monaci molto anziani o malati, al centro una grossa croce di pietra. Con eccezione della domenica e dei giorni di festa, i padri certosini mangiano nella propria cella, ed il fratello dispensiere distribuisce loro il pasto e poi ne ritira i piatti svuotati. Il passaggio avviene attraverso un vano ed uno sportellino apppositamente concepito di fianco al portone della cella. Il regime alimentare in certosa è sano ed austero, non prevede colazione ed il primo pasto si effettua a mezzogiorno, e tra autunno ed inverno risulta essere l’unico pasto. In questo periodo la sera ci si limita ad una fetta di pane ed un poco di acqua. In primavera ed estate vi è una frugale cena intorno alle ore 18. I certosini non mangiano carne, ma nonostante questo rigido e severo regime alimentare i certosini esprimono sempre gioia pace e eserenità d’animo. Immagini dalla cella del certosino, dalla quale egli esce soltanto tre volte al giorno per gli uffici liturgici. Precisamente la cella è un miniappartamento di due piani ed in essa è incluso un giardino ed un laboratorio/falegnameria. Vi è all’interno tutto il necessario per un equilibrio psicologico e fisico, che esige questo regime di vita solitaria ed austera. Nella prima stanza della cella vi è sempre una immagine della Vergine ed un inginocchiatoio, la cosiddetta Ave Maria, di fianco alla finestrella con sportellino per ricevere il pasto, si trova un tavolino utile per poter consumare il cibo. Proseguendo vi è un corridoio illuminato dalla luce esterna che conduce al laboratorio di falegnameria, da una porta si accede all’orto o giardino che ogni monaco coltiva secondo il proprio gusto. Una scala laterale ci conduce al piano superiore illuminato da ampie finestre che danno sul giardino, in essa troviamo uno scrittoio in legno, una sedia ed una piccola libreria. In un angolo un piccolo oratorio con inginocchiatoio ed un piccolo altare, dove il monaco si sofferma varie volte al giorno per recitare le orazioni. In questa cella il certosino prega, mangia, dorme, lavora, studia, contempla e si rilassa realizzando l’ideale di vita certosino, semplicemente eremitico. Artisticamente preziosa è la cappella di san Giacomo, unita alla chiesa da una porta che conduce al coro dei fratelli conversi e che comunica con il chiostrino. Concepita nel 1512 fu restaurata nel 1950, è dedicata all’apostolo Giacomo che campeggia nel dipinto sull’altare. La sagrestia della certosa risulta essere sobria ed elegante, ha un magnifico pavimento in ceramica, nel coro dei fratelli conversi vi è un leggiadro paliotto d’altare in stile arabo, uno dei più aantichi conservati in certosa. Nel refettorio, vi è un superbo pavimento decorativo di epoca barocca. Dal chiostrino si ha accesso alle celle dei fratelli conversi, le quali sono distanti dal chiostro grande e più prospicienti le dipendenze ove sono impegnati nei lavori manuali. Poichè i fratelli sono principalmente impegati nelle attività lavorative, le proprie celle hanno dimensioni più ridotte rispetto a quelle dei padri. E’ presente tutto il semplice arredo di una cella ma in uno spazio ridotto. In certosa vengono chiamate obbedienze, le relative funzioni lavorative di cui si occupano i fratelli conversi. Dato l’isolamento della certosa essa è dotata di attrezzi per effettuare i lavori nei campi, per la falegnameria, il forno per il pane, cisterne e pozzi per avere autonomia idrica. La falegnameria è dotata di tutti gli attrezzi per poter lavorare gli arredi lignei soggetti a manutenzione, in tutta autonomia per economizzare. Nella lavanderia, il fratello lavandaio lava settimanalmente tutti i panni della comunità, poi li passa al fratello addetto alla sartoria per eventuali riparazioni da effettuare. Nella sartoria, seguendo il principio di povertà vengono cuciti e riparati gli abiti monastici consunti. Accanto al refettorio, vi è la cucina e la dispensa, nonosatante il cibo dei certosini sia caratterizzato dalla semplicità, questa obbedienza necessita di particolare attenzione ed impiego di tempo, Di solito vi è un fratello responsabile e due aiutanti, il secondo cuoco ed il dispensiere che distribuisce il cibo nelle celle. Si da ora uno sguardo al fratello calzolaio che ripare le calzature della comunità, che di solito sono abbastanza forti e robuste, idonee per lo spaziamento fuori dalla certosa. La fucina è una delle obbedienze più necessarie nel monastero certosino, difatti in essa si riparano le macchine agricole in dotazione per il lavoro nei campi, il fratello addetto è abile a forgiare il ferro ed a saldare. Un altro ambiente, utilizzato una volta l’anno è il frantoio dove si produce l’olio dalle olive degli uliveti di proprietà della certosa. Collegata alla biblioteca vi è un laboratorio nel quale si rilegano e si riparano i libri ed i testi talvolta molto vecchi. O consumati come i testi usati quotidianamente per la liturgia. Tlvolta si lavora anche per amici e benefattori della comunità. I monasteri certosini hanno sempre una loro autonomia grazie ai terreni circostanti che ne garantiscono ogni fonte di sostentamento. Data la vita austera tutto ciò che si coltiva è sufficiente per la comunità, Il Padre procuratore, sovrintende al lavoro agricolo dei fratelli conversi. Infine ci vengono mostrate immagini, davvero rare, relative alla visita dei familiari dei certosini, che può avvenire, secondo la regola, solo due volte l’anno. Per tutto il giorno i parenti condividono con il confratello le varie fasi del giorno, tranne il pasto consumato dagli ospiti nella foresteria, il monaco potrà mostrare i vari ambienti claustrali ai congiunti compreso la propria cella. Ovviamente nella stretta clausura, chiesa e cella, è interdetto l’accesso alle donne. La visita si potrà prolungare fino e non oltre le ore 19. Un video reportage molto esaustivo e realizzato con profondo, che termina con il motto dell’ordine certosino Stat Crux Dum Volvitur Orbis, ed il globo crucifero sormontato dalle sette stelle che rappresentano san Bruno ed i suoi sei seguaci. Regina e madre di Portacoeli intercedi e prega per noi sempre!

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Report from Calabria…..

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Voglio oggi presentarvi un nuovo libro uscito alcuni mesi orsono. Un testo davvero interessante, per ora solo in lingua inglese, che catturerà la vostra attenzione.

Per quattro mesi nella primavera del 2014, un prete americano ha vissuto ed abbracciato l’austero stile di vita dei monaci certosini a Serra San Bruno, in Calabria.

In questo periodo, ha scritto una serie di lettere a familiari ed amici che sono stati pubblicate in un nuovo libro edito da Ignatius Press dal titolo: “Report From Calabria: A Season With the Carthusian Monks”. L’autore, che ha scelto di essere conosciuto solo come “un prete“, in linea con la tradizione certosina dell’anonimato, ha recentemente rilasciato una intervista che vi riporto tradotta.

D La decisione di rimanere anonimo è stata tua o è stata fatta su richiesta dei certosini con i quali hai soggiornato?

R Questa è stata una mia decisione. L’unica cosa che il superiore della comunità mi ha chiesto era di cambiare i nomi dei monaci. I nomi che uso non sono i loro veri nomi.
D Senza rivelare la tua identità, puoi fornire un breve abbozzo della tua vita sacerdotale e del tuo ministero?

R Sono un sacerdote diocesano qui negli Stati Uniti e la maggior parte del mio ministero è stato svolto nell’insegnamento. Ho fatto anche il lavoro parrocchiale, ma per gran parte della mia vita ho insegnato in seminario.
D Mentre eri con i certosini, vivevi in una delle celle monastiche, non nella foresteria. Come sei riuscito ad ottenere questa opportunità di poter vivere con loro?

R Devo tornare ad un bel po’ di anni fa, quando sono stato nel sud dell’Italia intorno alla Settimana Santa, così ho mandato una e mail al priore della comunità. Non ne sapevo molto di loro, tranne che erano certosini e San Bruno, il loro fondatore, è sepolto lì. Ma scrissi e dissi: “So che di solito non permetti agli estranei”. Scrisse gentilmente di nuovo e disse: “Se vieni dagli Stati Uniti, puoi stare con noi”. Era quello che volevo.

La mia prossima connessione è stata che, durante il suo ultimo anno da papa, Papa Emerito Benedetto XVI aveva visitato quel monastero e, naturalmente, nel mondo in cui viviamo ora, puoi andare su YouTube e vedere un video di lui che visita il monastero. Così ho lasciato la e mail precedente e ho detto che doveva essere stata un’esperienza meravigliosa [per i monaci e Benedetto].Quel tipo di seme seminato, e quando ho avuto l’opportunità per qualche tempo sabbatico, ho chiesto se sarebbe stato possibile venire per un lungo soggiorno con la comunità.

Al momento in cui l’ho contattato, la comunità era molto piccola. Un paio di monaci erano morti, uno se n’era andato e uno era stato assegnato come cappellano a un monastero delle suore. Quindi c’erano solo cinque nella comunità, e penso che sentissero che una persona in più sarebbe stata gentile ed utile da avere in giro.

L’altra cosa che dovrei notare è che probabilmente sono un po ‘più ospitali e più a loro agio con le persone perché il loro monastero si trova in una città. La maggior parte dei monaci certosini sono lontani dalla civiltà, ma la città è cresciuta dove il monastero era stato anni prima e dove morì San Bruno, quindi sono abituati a più contatti di molti.

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D I monaci hanno stabilito alcune regole fondamentali per il tuo soggiorno? Hai dovuto consegnare il tuo cellulare, per esempio?

R Non ho assolutamente usato un cellulare quando ero lì. Fondamentalmente ho vissuto la loro vita, in termini di preghiera, lavoro, ricreazione e camminata settimanale. Le uniche due differenze sono state: non ho partecipato alle loro riunioni capitolari e, poiché stavo scrivendo mentre ero lì, mi hanno permesso di avere una connessione internet nella mia cella per il mio lavoro. Hanno internet in una stanza dove possono controllare le e mail.Mentre stavo vivendo l’esperienza, una volta alla settimana, mandavo un’e mail a casa a parenti e amici che descrivono le mie impressioni sul loro modo di vivere. Non avevo intenzione di pubblicarli finché padre Joseph Fessio di Ignatius Press non è riuscito a trovare le lettere attraverso un amico comune. È stata sua l’idea di farne un libro.
D Scrivi nel libro che sei stato affascinato dalla vita monastica da quando leggevi “La montagna dalle sette balze” di Thomas Merton quando eri al liceo e condividevi che da allora hai visitato i monasteri di tutto il mondo. Dopo una di queste visite a un monastero certosino in Spagna, hai detto che ti sentivi come se qualcuno ti avesse appena spruzzato un bicchiere di acqua ghiacciata. Cosa c’è nella vita dei certosini che ha questo effetto?

R Penso che sia principalmente la solitudine. Le comunità monastiche sono comunità oranti e sono contemplative. Ma ciò che distingue i certosini è, fin dall’inizio, che hanno davvero modellato quella che era una forma più comune nella Chiesa orientale, dove vivono come eremiti la maggior parte del tempo e si riuniscono occasionalmente. È così che hanno iniziato Bruno e i suoi compagni: il fatto che difendano davvero la loro solitudine. Quando entri in un monastero certosino, è molto tranquillo e silenzioso. La solitudine è ciò che è veramente il loro segno distintivo, e penso che sia ciò che più impressiona una persona – perché siamo così immersi nel mondo in cui viviamo e siamo esposti a stimoli costanti. Nel monastero certosino, è davvero spoglio, abbattuto. Senti che questi sono uomini molto concentrati che stanno vivendo questa vita di contemplazione in un modo molto profondo.
Come ti sei preparato per il tuo tempo con i certosini? Ti sei messo in una sorta di allenamento spirituale, o sei entrato nel recinto monastico di botto?

R Non di botto direi. Ero stato nei monasteri e sono stato in ritiro, compreso un ritiro ignaziano di 30 giorni, in silenzio.Questo mi ha preparato per questo. Il giorno dei certosini è suddiviso in pezzi da 30 a 45 minuti. C’è un tempo per fare il lavoro manuale; tempo per pregare parte dell’ufficio; tempo per fare la preghiera contemplativa personale, quindi non stai seduto e ti chiedi “Che cosa faccio adesso?” e “Come farò a riempire oggi?” Mi sentivo a mio agio con l’idea del silenzio, e certamente mi sono preso il ritmo di esso. Tu descrivi questa vita all’esterno e la gente pensa che sia orrenda. In effetti, è molto equilibrata. È austera in un certo senso, ma non fanaticamente austero, ed è molto centrale e molto integrata. Perché non hai molti stimoli esterni, che è quello che subiamo in ogni momento,

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Come è cambiata la tua vita come risultato di quei quattro mesi nel 2014? Hai conservato certe pratiche dei certosini e, in tal caso, quali?

Per prima cosa, mi sono appena sentito più a mio agio con il silenzio, e mi sono svezzato un po ‘dalla necessità di controllare costantemente le e-mail. Una delle sfide con le comunicazioni che abbiamo oggi è che pensiamo di dover rispondere subito. E noi no. Ciò che quei quattro mesi mi hanno aiutato a fare è stato dire che non deve essere così. Lo stile di vita dei certosini, il loro oracolo o programma, è impostato per uno scopo. Non è un programma che potrei seguire ora, ma potrei adattare al mio programma per sfruttare i ritmi che ho vissuto vivendo nella comunità.

Essendo un prete, prego ogni giorno la Liturgia delle Ore, quindi questo è già uno schema nella mia vita. Probabilmente l’aggiunta principale è stata che io tendo a pregare in quelle ore più lentamente e prendere più tempo con loro. Quello che ho trovato è: più lo fai, più sei presente alle persone quando vengono da te. A volte noi sacerdoti ci arrabbiamo molto – e dove la tendenza potrebbe essere di ridurre la preghiera, se dedichi più tempo alla preghiera, risolvi meglio le altre priorità e in realtà hai più da dare alle persone quando vengono da te.
Serra 4D Cosa hai trovato più difficile nello stile di vita certosino? Qual è stato il più facile e più attraente?

Mantenermi caldo era una sfida, in quanto non ci sono riscaldatori nelle celle, solo stufe a legna. Era scomodo un po ‘, ma non orribile, in nessun modo.Mi piaceva lavorare in giardino, ed era anche un bel posto dove pregare.

Mi è piaciuta molto la liturgia e il canto dell’ufficio. E anche la comunità: erano uomini molto, molto amichevoli, anche se non li vedi molto.

La domenica, hai un pasto insieme, anche se è nel silenzio e nella ricreazione. Quindi, una volta alla settimana, c’è la camminata di quattro ore. Lo fai per parlare con tutti nella comunità. Ci sono personalità molto diverse tra loro, ma sono molto gentili, molto modesti, molto rilassati.

Se descrivi il loro oracolo, penseresti che devono essere feriti, ma non lo sono. Se tu fossi un tipo di persona strettamente ferita, non potresti vivere quella vita. Sono molto divertenti nelle conversazioni, molto perspicaci riguardo alla natura umana, e hanno visto se stessi radicati e pregando molto per i bisogni della Chiesa.

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D Cosa possono fare quelli di noi che vivono nel mondo per incorporare qualcosa di spiritualità certosina nelle nostre vite?

In un certo senso – e questo è molto semplice – direi che dobbiamo prendere possesso del nostro programma. Capisco che se lavori e hai una famiglia che si prende cura di te non puoi semplicemente dire “Tranquillo – stiamo pregando i vespri ora”. Penso che siamo così bombardati da stimoli, musica, e-mail. Ogni volta che i nostri telefoni fanno “ping”, li raggiungiamo. Ci sono molti vantaggi con tutte queste cose.

Ho potuto sedere in un monastero e cercare e scrivere a causa di Internet, ma una delle cose che possiamo fare è staccare la spina in una certa misura e dire: “Vado a controllare questo una o due volte al giorno. Non ho bisogno di controllare ogni 45 minuti. “Ritorna alla saggezza dei Certosini di un giorno diviso in pezzi di dimensioni mordenti. Diciamo che ho un lavoro, un appuntamento alle 1 e un altro alle 2. Il primo appuntamento termina alle 1:45. Ho 15 minuti e potrei controllare le e-mail o potrei pregare il Rosario o leggere un passaggio della Scrittura.

Non ho bisogno di passare la notte a pregare in ufficio come i certosini, ma posso avere pochi pezzi di tempo in cui mi ricordo dell’unione con Dio e chiedo la grazia e l’ispirazione di Dio.

L’altra cosa su cui sono molto forte è che ogni cattolico dovrebbe fare un ritiro ogni anno. Forse un fine settimana se non puoi fare di più, e basta scollegare completamente per un paio di giorni e andare in un posto dove puoi pregare e ottenere un po ‘di direzione spirituale – per fare un passo indietro dalla vita quotidiana e vedere tutto questo alla luce di La grazia di Dio

Fino a poco tempo fa, tutti avevano le opportunità di stare tranquilli nelle loro vite a causa del mondo in cui vivevamo. Penso che le nostre invenzioni ci abbiano aiutato molto, ma possono loro gestire le nostre vite se non stiamo attenti. Abbiamo bisogno di qualcosa di estremo come i certosini [stile di vita] per dire che ci sono alternative, e possiamo incorporare quelle [abitudini] nel modo in cui viviamo.

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Cari amici, che dire….se non aggiungere che dovremmo riflettere, ed imparare questa lezione, e provare, in questa nostra società moderna caratterizzata dalla ossessione per la connessione sempre crescente a disconnetterci con il mondo virtuale. L’auspicio è quello di poterci poi connettere con noi stessi, con il tempio, la certosa, che è dentro di noi, per entrare in silenzio in connessione con Dio!

Certose storiche:Tückelhausen

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Cari amici di Cartusialover, a grande richiesta riprendo la rubrica delle certose storiche. Vi proporrò immagini attuali, di gloriose e fastose certose del passato. Comincio oggi con la certosa tedesca di Tückelhausen, a corroborare questo post, vi è un prezioso video in lingua tedesca, con molte curiosità, che ci mostrerà la splendida certosa, oggi museo.  Essa apparteneva alla Provincia certosina Germania Inferiore. Grazie ad una amica, conoscitrice della lingua tedesca, posso offrirvi il testo del breve documentario, tradotto in italiano. Grazie infinite a Pina Polito, una amica dei certosini, che tra l’altro… lavora presso il museo della certosa di serra San Bruno.

Testo tradotto….

Si tratta di un video sulla Certosa di Tückelhausen, una delle 5 ex – Certose che si trovavano nella regione tedesca “Franken”; una bellezza nascosta, che vale la pena scoprire. Vicino a Ochsenfurt sul Meno la Certosa è un museo della diocesi di Würzburg che al suo interno espone anche arte moderna. Nel XIV secolo i Certosini hanno rilevato il complesso del monastero nominandolo “cella salutes” = cella di salvezza. S. Bruno viene brevemente presentato come fondatore dell’ Ordine e della Grande Chartreuse. Del Santo a Tückelhausen si trovano molte rappresentazioni. Tra i suoi attributi vi sono l’ abito tradizionale e il teschio, simbolo della completa rinuncia al mondo. Nel museo è possibile visitare una cella con un giardino di 100 mq ed un laboratorio. Il chiostro univa le celle. Qui in passato vivevano 14 Certosini. Nel 1803 questi edifici diventarono proprietà privata. La secolarizzazione pose fine alla vita del monastero. Poi la conduttrice raggiunge l’ex chiesa di Tückelhausen, oggi parrocchia. Il parroco dice che i Certosini sono ricordati attraverso il coro del 1744/1745, figure e immagini e il pontile che divideva lo spazio appartenente ai padri da quello dei fratelli. Fu eliminato nel 1845. Inoltre il parroco dice che l’ordine certosino si distingue dagli altri ordini per l’unione della vita eremitica e quella cenobitica. All’interno della biblioteca viene ospitata una mostra di arte moderna del pittore Karl Clobes, tra cui vi è un dipinto che rappresenta l’espulsione dei Certosini nel 1803. Vi si può trovare un libro che i monaci riuscirono a conservare e ora appartiene alla parrocchia; Il mobile antico che veniva usato dal priore come wc con bacinella estraibile. La Certosa già dal XVII secolo era provvista di tubi per l’acqua lungo i muri connessi a due sorgenti per il fabbisogno idraulico. Poi spiegano che i Certosini non lasciano mai le proprie celle se non per le funzioni religiosi e la domenica per il pranzo comune. Le caratteristiche della cella : sempre a due piani con uno sportello di servizio, attraverso il quale ricevono il cibo e tutto il necessario per condurre la propria vita. La parte principale è il cubicolo con l’oratorio, il laboratorio e il giardino. Nel servizio vediamo due modelli: il primo rappresenta la Certosa di Firenze, il secondo un condominio moderno in Marsiglia costruito secondo il modello Certosino, molto costoso. Infine si vede una ex cella certosina trasformata in abitazione 52 anni fa.

Ed ora largo alle immagini….

 

 

Nicolas Diat: “Un tempo per morire, Ultimi giorni di vita dei monaci”

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Cari amici di Cartusialover ho il piacere di presentarvi un libro, presentato di recente, pubblicato dal giornalista e scrittore francese Nicolas Diat. Come ricorderete questi, è stato anche coautore del libro “La forza del silenzio” del cardinale R. Sarah. Il nuovo libro dal titolo: “Un tempo per morire. Ultimi giorni di vita dei monaci”. Tratta un tema alquanto delicato, la morte, con estremo garbo ed acume, egli ci guida all’interno di otto famosi monasteri per raccogliere le testimonianze di alcuni monaci sulle ultime ore dei loro fratelli. Ha raccolto le confidenze di molti monaci sulla fine della vita tra le mura dei loro monasteri, le considerazioni al riguardo sono varie. Alcuni hanno paura della morte, che può sembrare sorprendente, altri la aspettano come l’incontro, quello che dà senso alla vita ed a tutte le cose.

Nicolas Diat ha affermato:

“Oggi la liturgia della morte non esiste più. Le paure e le ansie non sono mai state così forti. Gli uomini non sanno più morire. In questo mondo desolato, ho avuto l’idea di intraprendere la strada dei grandi monasteri per scoprire ciò che i monaci devono raccontarci della morte. Dietro le mura dei recinti, trascorrono le loro vite pregando e pensando ai fini del passato. Pensavo che le loro storie potessero aiutare gli uomini a capire il dolore, la malattia, il dolore e gli ultimi momenti della vita. Conoscono morti complicate, morti veloci, semplici morti. Sono stati affrontati più spesso, e più da vicino, di molti di quelli che vivono al di fuori del recinto dei monasteri. Ho avuto l’intuizione, iniziando il mio lavoro, che i monaci non mi avrebbero nascosto nulla, che mi avrebbero raccontato della loro morte con verità. Le storie raccolte nelle abbazie che ho visitato non mi hanno ingannato. Vorrei che questo libro desse qualche speranza, perché i monaci ci mostrano che una morte umana è possibile”.

Alla Grande Chartreuse

“Alla Grande Chartreuse, non c’è agonia, è raro che i monaci malati soffrano. Essi muoiono serenamente, nella perfetta solitudine della loro cella. Rimanere e partire da soli…è nel nostro carisma. Questa morte…ci somiglia” (Dom Innocent)

Per voi, eccovi un estratto delle domande che lo scrittore ha posto nella Grande Chartreuse:

“Dom Innocent mi ha detto con il suo solito umorismo che la vita sarebbe stata un disastro se non avessimo saputo che la morte sarebbe arrivata per noi un giorno.Come farebbero gli uomini a rimanere indefinitamente in questa valle di lacrime?

“Siamo nati per incontrare Dio. I vecchi certosini gli chiedono di non ritardare. La morte è la fine della scuola. Dopo, arriva il paradiso. Un monaco ha dato la sua vita a Dio, e non l’ha mai incontrato. È normale per lui essere impaziente di vederlo. Come nei poemi di Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, i certosini muoiono per non morire. Con nostro grande dispiacere, lo Spirito Santo non ha fretta di venirci a prendere. Nel nostro Ordine, purificazioni e grandi prove non sono comuni. Negli ultimi mesi, Cristo ha già assunto i nostri vecchi monaci. Il corpo logoro ritorna sulla terra, ma deve attendere la gloria della sua risurrezione. Non sappiamo ancora cosa sia veramente il nostro corpo, la sua bellezza, la sua gloria e la sua luce. Il più bello, di gran lunga, è ancora davanti a noi”.

Mi congedo da voi condividendo in pieno quanto scritto dal cardinale R. Sarah, a proposito di questo splendido libro:

“Leggendo un tempo per morire capiamo meglio che la morte è l’atto più importante dell’esistenza terrestre. Ogni vita è fatta per esplodere, per andare oltre, per confondersi con la vita, con Dio.
Ringrazio infinitamente Nicolas Diat per averci trascinato un attimo davanti al mistero della morte, e raccomando a tutti la lettura di questo grande libro”.

Il beato Niccolò Albergati, l’angelo della pace

12Niccolò Albergati

In occasione della ricorrenza della celebrazione del beato certosino Cardinale Niccolò Albergati, ecco a voi un filmato nel quale ci vengono raccontate le gesta di questo celeberrimo monaco certosino. Un interessante filmato con interviste a studiosi che ne delineano la personalità ed il suo profilo storico. Tutto condito da gradevoli immagini delle certose di Bologna e di Firenze.

Ed ora rivolgiamo questa antica preghiera al beato certosino

O santo e glorioso Vescovo che in mezzo del Cristianesimo venite con ampie lodi esaltato, giacchè si apprezza il momento della nostra resoluzione, voi, che divenuto siete ai fedeli speranza nel turbine, ombra, e refrigerio in quello, che vien chiamato nelle Sacre scritture giorno caniculare della divina eterna vendetta, fate ora in guisa con la vostra benigna impetrazione, che l’altissimo Iddio voglia in noi, creare un cuor mondo, e rinnovare nelle nostre viscere uno Spirito retto, che a lui piaccia riaccendere la nostra lucerna, ed illuminare le nostre tenebre, talchè non mai la nostra sempiterna morte ci sopraggiunga. Nascondeteci dunque sotto le ali del vostro amorevole padrocinio, fintantocchè sia passata, e non ci possa in alcun tempo afferrare la iniquità, sicchè ciaschedun di noi cammini per diritti sentieri alla salute, e finalmente accompagnati con quelle Anime felici e beate, che danno con Voi lassù in Cielo al santo, e terribil nome del Signore per tutti i secoli e gloria e benedizione.

Laus Deo

Sono stato trenta giorni in cielo!

Ingresso certosa

Cari amici sono lieto di proporvi una toccante testimonianza di un giovane brasiliano, che a breve fara’ ingresso nella Certosa di Medianeira come postulante.

Queste sue riflessioni, risalgono al novembre precedente, allorquando ha vissuto la sua prima esperienza vocazionale in certosa, durata trenta giorni, e come egli afferma apparsagli come: trenta giorni trascorsi in cielo!

Leggiamo con attenzione.

Dio è misericordia ed amore, ci ama fino al punto di suscitare nei nostri cuori il forte desiderio di seguirLo nella radicalità di una vita silenziosa e raccolta. Successe a San Bruno molti secoli fa, ma ancora oggi uomini e donne seguono questo esempio, questo ideale di vita. Ed è successo a me. Dio ha visto la mia condizione di peccatore e ha voluto darmi la possibilità di seguire questa via che ha lo scopo di condurmi alla santità ed all’unione con Lui, che è tutta la nostra verità e la nostra salvezza. Sono un’aspirante alla vita certosina, non per merito mio, ma per la bontà e la misericordia di Dio. Sin da giovanissimo sento la chiamata a consacrare la mia vita a Dio, ma ho lasciato trascorrere il tempo, perché pensavo che questo stile di vita non fosse per me. Però quando Dio chiama, resta in noi l’irrequietezza e solo ci calmiamo quando rispondiamo, con amore, a questo appello d’amore. Ho sempre pensato ad una vita radicale, e quando ho conosciuto la Certosa mi sono innamorato dello stile di vita che vivono questi uomini e queste donne.

Ho trovato molte difficoltà lungo la strada ed ancora le trovo, ma con la grazia di Dio tutto sta andando bene e queste difficoltà solo mi rendono più forte. Nel novembre del 2017, il Buon Dio tramite una benefattrice, mi ha dato il regalo di poter fare la mia esperienza nella Certosa di Nostra Signora Medianeira, qui a ‘Rio Grande do Sul’. Se dovessi descrivere la mia esperienza, questo sarebbe il titolo: SONO STATO 30 GIORNI IN CIELO! Il titolo non potrebbe essere altro, sono stato davvero in cielo, circondato da angeli buoni, caritatevoli, amorevoli, disponibili, pazienti e pieni di fede ed amore per Dio e la sua Chiesa.

Sono arrivato al monastero verso le nove e mezza del mattino. Quando mi sono imbattuto in quella porta d’ingresso, non credevo che finalmente ero lì per vivere quell’esperienza che non conoscevo, ma che sarebbe stata in grado di cambiare la mia vita. Ricordo che ho pregato nella mia mente una preghiera che fa parte della professione dei monaci: “MI RICEVI SIGNORE, SECONDO LA TUA PAROLA E VIVRÒ. E NON SARÒ CONFUSO NELLA MIA SPERANZA”.

Dopo ho affidato quei giorni di esperienza alla Madonna, a San Giovanni Battista ed a San Bruno, poi sono rimasto a contemplare quel luogo così sacro in un silenzio incredibile. Improvvisamente, quel silenzio è stato interrotto da un rumore di una porta che si apriva, ed io mi sono incontrato con il primo monaco certosino che ho conosciuto. Era il Fratello Francisco, piccolo, magro, con i capelli corti e bianchi, anche se giovane, vestiva un’abito blu ed è venuto ad incontrarmi. Si è presentato e mi ha portato in una sala d’attesa. Quando è arrivato il Padre Maestro con un abito bianco ed un sorriso in faccia, ho provato tanta pace in quello sguardo che ha reso felice il mio cuore e sapevo solo ringraziare Dio, per un così grande dono nella mia vita. Sono stato presentato al Padre Priore, poi il Padre Maestro mi ha portato alla cella 5, dove ho vissuto momenti molto profondi con Dio.

 

Ho iniziato a vivere come un monaco certosino, poiché ha preso il mio telefono cellulare, mi ha dato tutti gli orientamenti e mi ha detto che per qualsiasi domanda potevo rivolgermi a lui.

È suonato il campanello chiamando i fratelli a pregare l’ufficio dei vespri, quindi sono andato in chiesa e mi sono seduto accanto al Priore. Posso dire che ho conosciuto diversi santi nella certosa, ma il Padre Priore emanava un’aria di angelo, una bontà ed umiltà che mi commuoveva. Mi sono seduto vicino a lui solo alcuni giorni, poi sono andato al coro vicino al Padre Maestro. All’inizio mi perdevo nelle pagine di quel libro grande e pesante, ed il Priore, percependo la mia difficoltà, lasciava il suo posto nel coro e veniva ad aiutarmi, o qualche volta anche dal suo posto mi mostrava quale era la pagina del libro. Quando guardavo i suoi occhi, vedevo solo bontà. Che uomo santo!!! Dio sia benedetto!

I giorni passavano e l’esperienza mi lasciava sempre più incantato da quegli uomini che, lasciando tutto, vivevano per il Bene più grande con molta gioia. Sono uomini caritatevoli e molto gentili. Ho potuto approfondire quel carisma, perché ho vissuto tutto ciò che un monaco vive, ho fatto le passeggiate, ho partecipato alle ricreazioni, ho partecipato a due Capitoli e la grazia di Dio mi coinvolgeva sempre di più. Ma voglio sottolineare due cose nella Certosa che mi hanno lasciato incantato, appassionato…la Santa Messa e le Veglie…tutto lì è speciale, ma queste due cose mi hanno lasciato davvero senza parole…

Quando mancavano quindici minuti alla mezzanotte, il Maestro dei novizi è venuto a chiamarmi in cella per andare a pregare le veglie (ero così innamorato di questo ufficio divino che già il secondo giorno sono andato da solo in chiesa ed ero sempre il primo ad arrivare). Ci siamo andati in chiesa, faceva freddo ma la notte era stellata…nel chiostro c’era solo il silenzio e la luce della luna illuminava i miei passi. Sono entrato in chiesa e tutto era silenzio, solo la lampada accanto al tabernacolo indicava la ragione della nostra presenza lì, era Gesù che ci chiamava a vivere con Lui. Presto i fratelli sono arrivati, alcuni con il mantello nero, i novizi, fino quel momento io non li avevo ancora visti. Ed al tocco del Priore iniziava la bellissima salmodia. Quelle voci piene di amore e fede cantando al Creatore, lodando Dio per ogni cosa. Sentivo di essere in un luogo pieno di luce d’amore, era indescrivibile, tanto che mi rallegravo ogni volta che arrivava il momento di unirmi a loro per cantare a Dio.

Al mattino c’era la Messa…Dio mio, quanto amore, devozione e rispetto per la Sacra Eucaristia! Vorrei citare solo un esempio del rispetto e devozione che hanno per Gesù Eucaristico: dopo la Messa, ero accanto al refettorio, davanti alla porta della chiesa con alcuni novizi, aspettando il Fratello Procuratore per indicarci il lavoro del giorno che stavamo per svolgere. Ed è passato il celebrante della Messa con alcune ostie consacrate per portarle alla Cappella del noviziato. In quel momento tutti si sono inginocchiati e hanno baciato il pavimento. Questo mi ha confermato ancora di più che volevo essere lì per rispettare, come loro, Gesù nella Santa Eucaristia. Ma torno a parlare della Messa: non ho mai assistito ad una Messa piena di devozione, di rispetto e di amore così come è nella Certosa. Che bella cosa! I canti, le letture, la profonda prostrazione che tutti fanno al momento della consacrazione.

Un altro fatto ha anche attirato la mia attenzione: io, il Priore ed il Padre Maestro eravamo vicino alla mia cella quando è suonata la campana dell’Angelus e loro si sono inginocchiati e hanno baciato il pavimento tre volte. Solo ringraziavo Dio perché ero lì con quei fratelli, che sono peccatori, ma che cercano nelle loro vite la grazia di Dio, in primo luogo.

La mia esperienza è stata una benedizione incalcolabile. Non posso esprimere con le parole tutto ciò che ho vissuto, è impossibile, tutto emanava bontà e pace. Era un’atmosfera così diversa.

Prego Dio, per l’intercessione della Beata Vergine Maria, San Bruno, San Giovanni Battista e San Giuseppe, che i giovani cristiani di oggi, aprano i loro cuori per rispondere alla chiamata di Dio a seguire il suo Santo Figlio Gesù nel deserto, nell’amore, che è la Certosa.

Possa San Bruno pregare Dio per tutti noi!

A me non resta che aggiungere…AMEN

la gioiosa comunità certosina brasiliana

In certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Il Priore nel corridoio

Nell’articolo odierno, intendo proporvi una intervista di qualche anno fa (2014) dell’allora Priore della certosa di Montalegre Dom José Manuel Rodríguez. Parole semplici, ma profonde, per spiegare la continua ed assidua ricerca di Dio nel silenzio della vita certosina. L’intervistatore, nell’introduzione dell’intervista ci ricorda che nelle tasche dell’abito, i monaci certosini portano soltanto la chiave della cella ed il Rosario, non portano nè soldi nè documenti.

Ma andiamo per gradi, Dom Josè è nato nelle Asturie nel 1929 e da più di 20 anni è religioso certosino. Dapprima fece il suo ingresso nella certosa di Miraflores, successivamente, nel 1965 ha contribuito a far crescere la certosa portoghese di Scala Coeli ad Évora. Nel 1986 si trasferì alla certosa di Porta Coeli a Valencia ed in seguito alla certosa di Montalegre nella quale ricopre la carica di Priore (alla data dell’intervista).

Intervista

Perché decise di entrare nell’Ordine certosino?

A casa mia, c’era stato tra i parenti un sacerdote e vi era una profonda tradizione cattolica. Grazie a mia madre ho conosciuto la Fede ed inoltre ho avuto un insegnante che conosceva molto bene gli ordini religiosi. Son da sempre stato attratto dalla vita religiosa, e volevo consacrarmi a Dio completamente entrando in un ordine contemplativo. Quando ho espresso questa mia intenzione in casa, i miei hanno pensato che mi sarei allontanato da loro per sempre.

Qual è la giornata tipo di un monaco certosino?

Può sembrare che i nostri giorni siano interminabili e noiosi, ma la verità e che il tempo sembra sfuggire. I nostri statuti sono molto dettagliati, Mattutino e lodi per la notte. Nelle prime ore della mattina ed a seguire abbiamo dei momenti di preghiera prima della Santa Messa. Fino alla sesta ora facciamo esercizi spirituali, prima di pranzare facciamo alcuni lavoretti o nel giardino della nostra cella oppure in falegnameria. Dobbiamo distrarre la mente. E tenerla in forma per i momenti di preghiera e di vita claustrale più intensa. Abbiamo anche un ora di svago nel pomeriggio della domenica ed il lunedi facciamo una passeggiata al di fuori della certosa. Questa convivenza è molto utile, perchè ci aiuta di fronte ai dubbi spirituali, quando sei un novizio… l’uomo solitario ha il pericolo del potere, crede infatti solo nelle proprie idee. Il cibo è sufficiente ed ha la sua parte di ascetismo e penitenza. Ogni monaco mangia nella sua cella.Il padre Procuratore ed il Priore si occupano del mantenimento del monastero, manteniamo il rapporto conl’esterno e curiamotutti gli atti della comunità.

Quali figure di certosini vi ispirarono come vero modello di vita?

I certosini vivono e muoiono in modo anonimo, ma se devo scelgo, San Bruno di Colonia, che ha avuto una grande fede. Quando viveva in eremitaggio, il Papa lo chiamò a Roma per farlo essere suo consigliere e San Bruno non ha esitato. Alcuni pensano che molti certosini sono entrati da adulti per conversioni straordinarie o pentimenti, in certosa non si arriva fuggendo, ma cercando Dio.

Com’è il vostro rapporto e la coesistenza con le Religiosie certosine?

Nei capitoli generali siamo separati, ma alla fine del capitolo dei monaci, le monache superiori, assistono per vedere quale sono le istruzioni e e le decisioni prese

Nella certosa di Montalegre, cercate Dio ma lo trovate?

Vivere la solitudine, il silenzio, i digiuni … tutto questo ci porta a cercare Dio, è per trovarlo più rapidamente per possederlo più completamente, per ottenerne la carità perfetta. Quando stavo per diventare sacerdote, realizzai un ritiro spirituale a Montalegre. Questo chiostro mi ha sempre chiamato, con solitudine e silenzio senti come la vocazione ti riempie completamente. Per questo ho accettato volentieri di venire qui come Priore.

Esiste il pericolo in certosa di vivere la fede come all’interno di un laboratorio?

Il monaco di cui meno si importa è di se stesso. Dio mi ha concesso la massima vocazione, quella mi permette di amare Dio e il mio prossimo.

Anche se non guardiamo la televisione e non sfogliamo molto i giornali, lo so che il mondo ha dei bisogni e Dio conosce i bisogni di mondo. Dico spesso ai miei confratelli che vivendo come monaci,in solitudine e silenzio, implorando Dio, noi crediamo di toccare il cielo. Un padre cattolico che educa i suoi figli nella fede, che soffre ogni giorno, nel mezzo di un mondo indifferente alla religione, questo si che ha grandi problemi ma anche un grande merito. La fede è la torcia che illumina la tua vita. Il mondo di oggi è diventato complicato e si complica sempre più.

Qual è il vostro modo di pregare?

Ad una persona dall’esterno risulta molto difficile capire cosa facciamo. E paradossalmente, più a lungo rimani nell’Ordine maggiore diventa il desiderio di consegnarti a Dio. La solitudine è la cartina di tornasole della nostra vita. All’inizio costa, perché non è che solitudine per un po’ o per pochi giorni, ma in seguito lo è per la vita. Nella cella, o sei di Dio oppure dove sbatti, se ci sono solo muri? È dentro la solitudine che trovi tutto, dove trovi Dio, e puoi separarti da ciò che non ti interessa. Qualunque cosa possa essere un ostacolo, un onere o una penitenza, è l’essenziale nella certosa.