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La Cartuja de Granada: “Un viaje a través del tiempo”

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La Cartuja de Granada: “Un viaje a través del tiempo”

Video integrale

Carissimi amici lettori, in un precedente articolo vi avevo annunciato l’uscita di un interessante video sulla meravigliosa certosa di Granada, per il quale condividevo con voi il trailer. In quella circostanza vi comunicavo che per poter vedere il film in versione integrale bisognava contribuire con un prezzo di riproduzione simbolico, che sarebbe servito raccogliere fondi per l’installazione di un ascensore per accedere al portone principale del monastero, a beneficio soprattutto degli anziani e di chi usa la sedia a rotelle. Ebbene, da qualche settimana ho ricevuto la notizia, che la produzione ha deciso di rendere la visione libera, in cambio della possibilità di fare una donazione volontaria al termine di averlo ammirato.

Da questo blog, vi offro la possibilità di apprezzare questo splendido documento video che descrive la preziosa certosa di Granada, ma faccio appello al vostro buon senso e buon cuore, e vi chiedo di effettuare una donazione da fare alla seguente pagina https://www.granadacristiana.com/

Sicuri che vogliate offrire il vostro contributo, vi auguro una buona visione!

La Cartuja de Granada: “Un viaje a través del tiempo”

Certose storiche: Pomier

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Continua l’approfondimento sulle certose storiche, che hanno avuto un glorioso passato e delle quali oggi restano poche tracce. Oggi vi propongo la certosa di Pomier, situata in un crocevia tra la Svizzera e l’Alta Savoia, che domina la valle di Ginevra. Essa fu fondata nel 1170 dal conte di Ginevra Amedeo I°, che assieme ai vescovi di Losanna si mostrarono grandi benefattori dei certosini. L’etimologia del nome pomier deriva dal latino pro murus che significa fuori le mura.

Il complesso monastico comprendeva la Chiesa di Nostra Signora di Pomier, tre cappelle, dodici celle monastiche che circondavano il Chiostro Grande e con annesso il cimitero, luogo di sepoltura monastica e di diversi Conti di Ginevra e di Vaud.

Va ricordato che l’imperatore Sigismondo e Carlo IV, posero il monastero sotto la protezione del Sacro Romano Impero Germanico con decreto religioso nel 1366.

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Nel corso della sua storia si sono succeduti novantuno priori che hanno retto brillantemente la certosa, la quale ha visto preservata la vita claustrale fino al 1535, data in cui i beni dei monaci furono confiscati. Nel 1588 i ginevrini incendiarono la certosa ed i monaci furono costretti ad abbandonarla per quattro anni. Nel nuovo insediamento del 1592 rimasero fino al 1792, quando i francesi occuparono militarmente il convento e costrinsero i religiosi il 17 marzo del 1793 a sgomberare la struttura. Per questo motivo i certosini di Pomier furono costretti ad unirsi alla certosa di Aillon. Durante la Rivoluzione, la certosa di Pomier fu saccheggiata, nei chiostri furono bruciati libri e manoscritti della ricchissima biblioteca. Per oltre cento anni la certosa è stata praticamente abbandonata ed i suoi numerosi edifici sono stati demoliti. Le campane della chiesa di Nostra Signora di Pomier furono portate a Carouge, dove una di esse suona ancora oggi ogni ora nella chiesa di Sainte-Croix, sulla piazza del mercato.

Ma cosa ne fu dei resti della certosa? Nel 1894 Pomier, un privato acquistò l’intero complesso, salvando l’edificio principale dalle rovine e fondò lun’albero con ristorante con una quarantina di camere da letto, l’ “Hotel Pension de l’Abbaye de Pomier”, questa struttura ha poi cessato l’attività nel 1991. Nel 2001, un pronipote dell’antico proprietario trasformò il complesso riadattando le antiche cantine trasformandole in saloni per riunioni e convegni. Anche il nome è stato cambiato, tornando da Abbaye de Pomier, al nome originale dell’edificio, ovvero “Chartreuse Notre-Dame de Pomier”. Una carrellata di immagini ci mostrerà la trasformazione avvenuta nel tempo di questo luogo per seicento anni culla di preghiera e meditazione a prestigioso luogo per convegni e seminari.

Un seme argentino: Dom Jorge Falasco

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Cari amici, nell’articolo di oggi vi ritorno a parlare della certosa argentina di San Josè, lo spunto mi viene offerto da un breve ma delizioso video. In esso potremo ammirare lo svolgimento dell’attività claustrale svolta da una comunità alquanto numerosa e giovane, frutto di un lavoro incessante svolto dai primi certosini che giunsero in Argentina.

Tra questi vi era Dom Jorge Falasco, di cui oggi parlerò.

Apprezziamo dapprima il video.

Ed ora attraverso la descrizione della sua vocazione, fatta in un suo scritto, Dom Jorge Falasco ci descrive il suo percorso particolare che lo condusse a ad essere uno dei fondatori della certosa di San Josè.

Uno dei primi semi che hanno fatto germogliare questa fervida certosa!

Premesso che, Jorge Falasco nacque nel 1947, da subito fu affetto da crisi epilettiche manifestatasi fino ai due anni di età, allorchè scomparvero, improvvisamente, dopo una visita al santuario di Nostra Signora di Luján. Successivamente egli si dedicò agli studi che lo avrebbero condotto a diventare un medico cardiologo, ecco la narrazione degli eventi succedutisi e che sconvolsero la sua esistenza.

Ho diviso in due parti la sua testimonianza.

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Prima parte

Un sabato di fine 1976 un amico mi chiama per incontrare alcune monache carmelitane in via Ezeiza, a Buenos Aires. Visto che era sabato e ho approfittato del weekend per leggere, allenarmi e aggiornarmi, ho cercato di evitare l’impegno e di mandare un altro medico. Inoltre, di solito non ci si prendeva cura dei pazienti a casa. Ma il mio amico ha insistito e mi ha convinto. Nel mentre stavo facendo un elettrocardiogramma sulla ragazza più giovane, circa quanto la mia età, lei improvvisamente e inaspettatamente mi ha chiesto cosa avrei fatto della mia vita. Non sono riuscito a darle una risposta chiara e precisa e lei, vedendo la mia esitazione, mi ha convinto ad accettare di recarmi per qualche giorno al monastero benedettino di Luján per mettere in ordine i miei propositi. La Madre Priora, che era presente, acconsentì e mi promise che in 24 ore avrebbe organizzato tutto per me. Sarebbe stato un modo per ringraziare i miei servigi. Pochi giorni dopo sono partito per il Monastero di San Benito, a Luján. Lì sono stato ricevuto dal suo abate, Dom Martín de Elizalde (attuale vescovo di Nueve de Julio). Sono stati cinque giorni intensi (il tempo mi è sembrato di più). Lì ho incontrato un seminarista del Paraná che stava facendo il suo ritiro prima della sua ordinazione diaconale. Appena mi ha visto e mi ha fatto alcune domande, mi ha convinto ad andare in Paraná. L’idea mi sembrò buona e gli dissi di farmi incontrare il Vescovo del Paraná, che in quel momento si trovava a Buenos Aires. Non sarebbe stato facile perché oltre ad essere arcivescovo di Paraná, era vicario militare e presidente della Conferenza episcopale. Due giorni dopo fui convocato per un incontro con il vescovo Adolfo Servando Tortolo, al Collegio Champagnat quella stessa notte. Ero lì nel tempo e nella forma. Mi sono fermato a vederlo dopo aver aspettato il mio turno dietro alcuni generali e brigatisti. Mi ha molto colpito il suo vestito: con tonaca rossa, zucchetto, fusciacca… Non avevo mai visto un vescovo da vicino. Fu breve e spedito: dovevo lasciare tutto il prima possibile ed entrare in Paraná. Ed è così che il 1 marzo 1977, dopo aver trasferito le quote dell’Unità Coronarica ai miei colleghi e i miei beni a mia sorella, ho preso l’autobus a Retiro per il Paraná. non sarei tornato più indietro. Sono arrivato in seminario all’alba. Per la prima volta mi trovavo in un ambiente corretto ecclesiastico. Il Padre Rettore mi ha fatto un progetto personale per fare due anni di filosofia in uno. Vale a dire, sono entrato direttamente al secondo anno e ho dato gratuitamente le prime materie. La mia gratitudine al Seminario è immensa. In sette mesi ho fatto due anni di Filosofia. Non ho mai studiato così tanto e con così tanto frutto. Il mio insegnante di metafisica Luis (Lucho) Melchiori mi ha dedicato lunghe ore con indicibile pazienza. Ho conosciuto, apprezzato e amato San Tommaso. La dottrina dell'”esse” come atto dell’essere e la sua applicazione allo studio della realtà mi ha dato le basi necessarie e sufficienti per dare solidità e stabilità non solo alla mia fede ma anche a tutte le conoscenze acquisite nella mia vita universitaria e professionale. Ho anche collaborato con il Seminario Minore impartendo agli studenti corsi di Anatomia e Fisiologia. In Seminario mi sono fatto grandi e cari amici, oggi alcuni di loro vescovi. Non ho parole per ringraziare questo trattamento che la Chiesa mi ha riservato all’inizio della mia vita consacrata.

Segue nel prossimo articolo…

(Estratto da “Prehistoria de la Cartuja San José”, scritto da P. Jorge Falasco)

Dalla speleologia alla certosa 2

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Continua l’intervista al giovane spagnolo Joaquin, che ha deciso di fare ingresso in certosa, a Porta Coeli.

Sei consapevole che in un certo senso è morire al mondo per nascere a Dio?

Completamente, l’unico modo per poter vivere da eremita e separato dal mondo è fare questo passo. Non è una rinuncia violenta come rifiuto del mondo, ma una completa infatuazione di Dio. Se si sente la chiamata di Dio e del suo amore, nella sua scala di valori diventa la prima cosa e tutto diventa molto sopportabile, nonostante la durezza della vita nel chiostro, la rassegnazione della famiglia e degli amici, dei viaggi, degli hobby. .. Se uno è innamorato di Dio, sa che in questa vita gli darà il centuplo e soprattutto la promessa della vita eterna, che è ciò che conta davvero. Se uno è molto unito a Dio, il resto è totalmente irrilevante e va su un piano molto secondario.

Fino a che punto questo ritiro dal mondo fa sparire tanti ostacoli sulla via della santità?

Allontanandosi davvero dal rumore del mondo, dalla secolarizzazione attuale… in un clima di raccoglimento, di silenzio, è più facile avvicinarsi a Dio, avere momenti di intimità molto più intensi ed essere in un presenza di Dio, senza preoccupazioni materiali, senza impegni mondani.

Comunque è una vita oggettivamente molto dura, di tanta preghiera e sacrificio, lavoro manuale ecc…

Esatto, ma se credi che Dio ti chiama a lodarlo, a pregare, a chiedere per il mondo… l’ascesi è necessaria e offrendo tutta la tua vita, tutta la tua volontà ha per Dio un valore molto grande. Se si cerca la santità, è il modo migliore per aiutare la Chiesa e salvare le anime, avendo come riferimento lo stesso Cristo che ha dato se stesso donando la sua vita per redimerci dal peccato e salvarci. Il certosino si ritirava in solitudine, ad una vita dura e di rinuncia, per avere quella pienezza in Dio.

Perché la gioia interiore di vivere uniti a Dio non deve necessariamente essere accompagnata da una gioia sensibile?

Quando una persona lascia tutto, per una vita di sacrificio, di penitenza… ha pochissime gioie sensibili, lontane dalla società del benessere, ma è più propenso all’ascolto di Dio attraverso il silenzio interiore e il silenzio esteriore, che sono molto importanti, soprattutto quello interno. Quando sei molto unito a Dio, Lui stesso ti dà una sorta di compenso spirituale e di gioie interiori essendo unito a Lui. Non si può vivere di queste consolazioni, ma di fede, che è ciò che fa realmente la tua volontà unita a Dio, a prescindere di consolazione o desolazione. Ci possono essere momenti di difficoltà nella propria vocazione, dove bisogna avere la convinzione di perseverare nelle lotte interiori. Preghi molto e ti sacrifichi, ma a volte non vedi i frutti, devi vivere per fede. Dio opera attraverso l’umiltà, il distacco, la dedizione… Dio, di fronte all’umiltà e alla fiducia dei santi, opera meraviglie in loro.

Cosa diresti a un giovane che sta valutando una vocazione alla vita religiosa?

Che è una decisione che deve nascere da dentro, nessuno deve convincerti, sei tu che devi fare il passo. Se cerchi con rettitudine di intenzione di seguire la volontà di Dio se ti chiama alla vita religiosa, hai tutte le opzioni per essere felice. Se cerchi sempre la volontà di Dio, Lui ti ripaga con quella felicità che tutti desideriamo. A volte non è facile discernere la chiamata, ma devi essere coraggioso per osare per cercare di sapere se Dio ti chiama davvero. La vita religiosa è condizionata dall’obbedienza, dal rinnegare se stessi, che è l’esatto contrario del mondo moderno.

Ho pubblicato questa intervista affinchè possa essere di aiuto ed orientamento per tutti coloro che hanno esitazioni e perplessità sulla vita monastica. A Joaquin, vadano le mie e le vostre preghiere.

san Bruno

san Bruno

Le infermità tra i certosini

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«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36).
Porsi accanto a chi soffre in un cammino di carità

La XXX Giornata mondiale del malato, che ricorre oggi 11 febbraio, in cui si celebra la memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, ed istituita da papa Giovanni Paolo II nel 1992, fu concepita per rappresentare un momento speciale di preghiera, per dedicare attenzione al malato ed a tutti coloro che lo assistono quotidianamente. Va ricordato che nel 2013 papa Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni nel corso di questo giorno di festa, e ha citato la sua salute in declino come la ragione del suo gesto.

Il nostro pensiero va dunque alle persone malate ed a coloro che le assistono, ed in particolare a quanti, in tutto il mondo, in questo momento particolare, patiscono gli effetti della pandemia del coronavirus. Premesso ciò, non possiamo trascurare come vengono accuditi gli infermi ed i malati all’interno di una comunità monastica certosina, e come vengono trattate le infermità tra i certosini.

L’Ordine certosino da sempre ha avuto una particolare attenzione a questo tema, al punto di dedicare un’ intero paragrafo nel capitolo Libro III – La Comunità– 27 degli Statuti, nel quale si spiega come gestire le malattie e la cura agli infermi nel rispetto della povertà che hanno professato e conformi allo spirito di solitudine.

Gli infermi

L’infermità o la vecchiaia ci invitano ad un nuovo atto di fede nel Padre che con tali prove ci configura più intimamente a Cristo. Così, associati in modo particolare all’opera della Redenzione, ci uniamo più strettamente con tutto il Corpo Mistico.

Il priore mostri una speciale sollecitudine e misericordia verso gli infermi, i vecchi e quelli che sono nella prova. Ciò si raccomanda anche a tutti coloro ai quali è affidata la cura degli infermi. Secondo la possibilità della casa, si fornisca caritatevolmente agli ammalati tutto ciò che è necessario e giovevole. Tutti i servizi, anche i più intimi, a cui essi non possono attendere da sé, siano compiuti umilmente dagli altri, in modo che si reputi felice chi ha ricevuto un tale incarico. Coloro che soffrono di qualche malattia nervosa, particolarmente molesta nella solitudine, siano aiutati in ogni modo, così da comprendere che possono dare gloria a Dio, purché, dimentichi di sé, si abbandonino con fiducia alla volontà di Colui che è Padre.

I malati però, come dice S. Benedetto, siano ammoniti di far bene attenzione a non contristare chi li serve, chiedendo cose superflue o impossibili o magari lagnandosi. Ricordandosi della vocazione abbracciata, riflettano che come vi è differenza tra il religioso sano e il secolare sano, allo stesso modo il religioso infermo deve comportarsi diversamente dal secolare infermo, per evitare – ciò non avvenga – che durante la malattia l’animo si ripieghi su se stesso e resti vana la visita del Signore.

I malati dunque siano invitati a meditare sulle sofferenze di Cristo, e chi li serve sulle sue misericordie. Così i primi diverranno forti nel sopportare e i secondi pronti nel soccorrere. E mentre quelli considerano di essere serviti per Cristo e questi di servire per lui, i primi non si inorgogliscono e i secondi non si scoraggiano, perché gli uni e gli altri attendono dal medesimo Signore la ricompensa della fedeltà al proprio dovere: i malati del patire, gli infermieri del compatire.

Come poveri di Cristo, ci accontenteremo del medico ordinario della casa o, se il caso lo dovesse esigere, di uno specialista delle città vicine. Se, oltre al medico abituale, un padre è costretto a consultare uno specialista, il priore gli può concedere di recarsi in una delle città vicine stabilite dai Visitatori col consenso del Capitolo Generale o del Reverendo Padre, purché sia di ritorno lo stesso giorno. Ugualmente il priore può permettere che un monaco sia ricoverato in ospedale; conviene, tuttavia, che ne venga informato il Reverendo Padre.

I nostri malati, per amore della solitudine, ricevono, per quanto è possibile, le cure necessarie nella propria cella.

In tutte queste circostanze abbandoniamoci con animo docile alla volontà di Dio e ricordiamoci che mediante la prova dell’infermità veniamo preparati alla felicità eterna, ripetendo col salmista: Quale gioia, quando mi dissero: ”Andremo alla casa del Signore”.

I medicinali vengono usati con grande parsimonia, e solo nei casi veramente necessari e previa licenza del padre priore, ciò appare dissonante con la presenza nei secoli nelle certose di spezierie molto attrezzate ed in grado di produrre farmaci e medicamenti di vario genere. Ciò va ricondotto alla estrema generosità e misericordia dei certosini, i quali per quanto fossero austeri e severi con se stessi, erano altrettanto prodighi con gli estranei. Le spezierie erano di fatto al servizio dei pellegrini indigenti che trovavano conforto bussando alle certose sicuri di ricevere assistenza. Va segnalata, inoltre, la diffusa riluttanza tra i monaci a ricorrere a cure ospedaliere, per l’attaccamento alla cella ed alla vita claustrale spesso approfittano della malattia sopraggiunta per “santificarsi” non chiedendo mai aiuto o difficilmente lo accettano. Accolgono la sofferenza con gioia!

A seguire diverse immagini e qui un breve video che ci fanno cogliere l’amore con il quale i monaci infermi o molto anziani, vengono assistiti e curati dai confratelli con caritatevole devozione.

Grazie al sito amico escadoceu.…..per le immagini.

La Biblioteca monumentale nella certosa di Trisulti

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Nei primi giorni dello scorso mese di novembre, vi ho annunciato da questo blog la lieta notizia della riapertura della certosa di Trisulti. Da quella data, migliaia di visitatori hanno potuto ammirare questo magnifico luogo, ed apprezzarne le ricchezze artistiche in essa conservate. Inoltre come dal video che potrete vedere in basso, sono state ripristinate le funzioni religiose (solo nei giorni festivi), restituendo così il ruolo di luogo di culto tanto sentito dal territorio e dalla comunità locale. La Santa Messa verrà celebrata tutte le domeniche alle ore 11. Ma oltre agli antichi ambienti monastici, nella certosa di Trisulti vi è un altro edificio di notevole valore, dove troviamo il Palazzo di Innocenzo III ed il Palazzo della Meridiana. In essi è dislocata la Biblioteca Statale Monumentale, ovvero una delle undici biblioteche monumentali italiane. In essa sono conservati circa 36mila volumi storici e 5mila pergamene, consultabili da tutti coloro interessati ai testi per motivi di ricerca e studio. A seguire il video della prima Messa tenutasi il giorno della riapertura, presieduta dal Vescovo di Anagni-Alatri Lorenzo Loppa, ed immagini della famigerata biblioteca, con il suo ricchissimo e prezioso contenuto. Un patrimonio arrivato fino a noi e da conservare gelosamente per le future generazioni.

Dom Charles-Marie Saisson

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Continua l’approfondimento sui Priori Generali susseguitisi nel corso dei secoli al vertice dell’Ordine certosino. Oggi vi farò conoscere Dom Charles-Marie Saisson, che stette in carica dal 1863 al 1877.

Charles-Marie Saisson nacque nel 1806 ad Avignone, da una famiglia virtuosa. Era insegnante al seminario minore di Sainte-Garde quando pensava di lasciare il mondo; quest’anima d’élite sentiva il bisogno di trovarsi faccia a faccia con Dio nella calma e nel silenzio del chiostro. Quando entrò nella Grande Chartreuse, Charles-Marie Saisson aveva ventinove anni; iniziò il noviziato nell’agosto 1835 e vestì l’abito il 13 settembre successivo. Poco dopo la sua Professione, avvenuta il 14 settembre 1836, i superiori che gli avevano riconosciuto il merito lo inviarono alla Certosa di Roma, dove assunse successivamente gli uffici di Procuratore, Maestro dei Novizi e Vicario. Nel 1838 lo troviamo Procuratore della Certosa di Torino. Da lì si recò a Genova, nel 1841, per rispondere al desiderio del re Carlo Alberto che voleva fondare una seconda Casa di Certosini nei suoi feudi. L’anno successivo, a Dom Charles-Marie fu affidata una missione ancora più difficile: si trattava di recuperare la magnifica Certosa di Pavia, secolarizzata dall’imperatore Giuseppe II. Durante l’anno trascorso nella città di Vienna, Dom Charles-Marie mostrò, come diplomatico, “un talento che è stato superato solo dalla sua pazienza di sopportare la lentezza di una burocrazia meticolosa e le azioni sorde di certi personaggi ostili all’opera. Fece ricorso ai grandi mezzi impiegati dai santi: il digiuno e la preghiera. Toccato da tante virtù, Dio gli fornì potenti protettori e gli rese favorevole la famiglia imperiale. Quando i suoi pazienti passi furono coronati da successo, il Reverendo Padre Dom Jean-Baptiste Mortaize lo nominò Rettore di questa Casa, poi Priore, nel 1844. Essendo poi completamente ristabilita l’osservanza certosina a Pavia, il Generale inviò Dom Charles-Marie a dirigere la Certosa di Padula, pur conservando il titolo di Visitatore; siamo nel 1852. Chiamato, quattro anni dopo, alla Grande Chartreuse, come segretario del Reverendo Padre, lasciò questo Monastero solo nel 1885, per prendere la direzione della Certosa di Bosserville e ricoprire l’ufficio di Visitatore della Provincia di Francia. Fu a Bosserville che i delegati del Grande Chartreuse vennero ad annunciare a Dom Charles-Marie la sua elevazione alla Casa Generalizia. L’elezione ebbe luogo il 2 febbraio e l’insediamento ha avuto luogo il successivo 6 marzo. Si narra che un vecchio monaco, apprendendo la nomina di Dom Charles, gli inviò un quadretto in cui erano rappresentati gli strumenti della Passione, con queste parole che scrisse in calce: et ibi crucifixerunt eum. “Se queste parole – ha detto monsignor Fava, Vescovo di Grenoble, in una lettera indirizzata al suo clero – possono essere applicate a tutti i superiori che si fanno carico, si sono realmente realizzate in Dom Charles, che la malattia lo costringeva tante volte nella sua cella quando non lo stava inchiodando a un letto di dolore. Costò questa natura attiva vedersi condannato al riposo, questo amico della Regola non potè camminare alla testa dei suoi Religiosi – ma si rassegnò, pensando che il dolore, sopportato in unione con Gesù -Cristo crocifisso, fosse fecondo, e che spesso piace a Dio scegliere tra le Comunità una vittima, che depone sull’altare del sacrificio, perché altre anime siano rese partecipi dei suoi meriti. Dom Charles-Marie seguì gli esempi dei suoi illustri predecessori; ristabilì le Certose di Sélignac, Neuville-sous-Montreuil, Glandier, e gettò le fondamenta delle Certose di Hain, in Germania, e Parkminster, in Inghilterra. Questo venerabile generale sembrava aver appreso da Dom Jean-Baptiste Mortaize il segreto di moltiplicare le risorse risparmiate alla Grande Chartreuse dalla divina Provvidenza, ed è per me il dispensatore generoso e fedele. Il Vescovo di Grenoble ci racconta che “mai un lieto male bussò invano alla porta del suo Monastero; ogni miseria che andava a confidare nel suo cuore fu alleviata; la sua anima si apriva al racconto della sventura con un ardore e una tenerezza che la sua voce e le sue lacrime spesso tradivano. Quando a volte si trovava obbligato a rifiutare le richieste che una fiducia eccessiva o indiscreta riponeva in lui, allora gli faceva anche male il cuore. Il suo sguardo affettuoso, così come le sue parole piene di tenerezza, esprimevano il suo dolore e il suo rimpianto. Il Rev.do Padre Charles-Marie è stato chiamato come Generale dell’Ordine a partecipare al Concilio Vaticano; il suo atteggiamento era quello che ci si potrebbe aspettare da un pio figlio di san Bruno. Sull’importante questione dell’infallibilità del Romano Pontefice, si pronunciò in senso affermativo e fece una nota molto notata dai Padri del Concilio. Monsignor Fava, suo ammiratore e suo amico, ci ha lasciato un bel ritratto di questo santo religioso. “Dom Charles era dotato di una delicatezza profonda come il suo sguardo; ma soprattutto era un uomo di cuore. Con la facoltà d’amore che possedeva in grado eminente, Dio le aveva anche elargito le virtù che la orientano, la mondano e la fanno fiorire in fiori e in frutti celesti. Così fu padre de’ suoi Religiosi, ed i suoi Religiosi furono per lui figli amorosi e fiduciosi; prodigava loro i suoi consigli, il suo incoraggiamento, le sue cure ed i suoi servizi. Con i suoi esempi, mostrò loro come, con vera semplicità, si può elevarsi alle virtù più maschili e più eroiche. Chiamato dal suo rango a ricevere la visita di una folla di stranieri, era facilmente accessibile a tutti: semplice con i piccoli, nobile con i grandi. Ammiravamo in lui quello sguardo dolce e vivace, quel volto sempre sorridente in cui si mostrava allo scoperto la sua anima così bella; ci ritireremmo felici. Nel maggio 1876, Don Charles-Marie si recò di nuovo a Roma; volle, prima di morire, rivedere il venerabile Pontefice Pio IX. Uscendo dal pubblico, inondato di felicità e gioia, esclamò: “Ora posso cantare il mio nunc dimittis“. Infatti l’ora della partenza non tardò a scoccare, l’apoplessia che lo colpì improvvisamente il 15 dicembre dello stesso anno, fu per lui il segnale. Il 26 marzo 1877, con il permesso del Sommo Pontefice, si recò alla Chartreuse de Valbonne. In questo clima più temperato, il Venerabile Generale riprese un po’ di forza e riacquistò alcuni giorni di salute, ma fu solo un lampo di felicità per i suoi Religiosi. Il 7 aprile Dom Charles-Marie ricadde per non rialzarsi e il 17 dello stesso mese si addormentò serenamente nel Signore. Poco prima di morire gli fu chiesto se volesse qualcosa: sì, sussurrò.., il cielo! il suo corpo fu riportato alla Grande Chartreuse. Il reverendo padre Dom Charles-Marie Saisson aveva settantuno anni; aveva governato l’Ordine per quattordici anni, e aveva vissuto sotto l’umile abito dei monaci certosini per quarantadue anni.

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Sul portale della certosa di Neuville, scultura rappresentante Dom Charles-Marie Saisson

Certose storiche: Mantova

attuale satellite in riva al lago superiore di mantova

Visione satellitare dell’area dove sorgeva la certosa di Mantova

Cari amici lettori, oggi a grande richiesta, riparte la rubrica certose storiche, che consiste nell’approfondimento su complessi certosini che hanno avuto una enorme importanza in passato, e delle quali oggi ne resta soltanto qualche traccia, o addirittura nessuna. Della certosa della quale oggi vi relazionerò, purtroppo non vi sono che poche testimonianze delle opere in essa contenute.

La certosa della Santissima Trinità

Mantova

Nel 1408 il marchese di Mantova Gianfrancesco Gonzaga, dopo aver invano richiesto a Roma di convertire la chiesa di San Bartolomeo agli eremiti di San Paolo, agli Olivetani o ai Certosini, fondò e affidò a questi ultimi una nuova chiesa e convento in località “Castelnovo” o “Curtatonum” presso Santa Maria degli Angeli (oggi Castelnuovo Angeli).

I certosini ricevettero legati consistenti per il mantenimento del convento, tra cui la corte di Castelnuovo. La costruzione fu approvata nel 1425 da papa Martino V e consacrata soltanto nel 1448. Nel 1427, secondo la storiografia locale, il convento acquisì la chiesa di Santa Croce Vecchia in città. La forte epidemia di peste del 1630 colpì pesantemente la comunità certosina e nel 1782 dopo l’annessione della Lombardia, Giuseppe II d’Austria soppresse questo monastero costringendo i certosini ad abbandonare la loro dimora. Poco tempo dopo la struttura fu distrutta e se ne perse ogni traccia, ne resta memoria nel nome dato alla via che collega la strada statale con la chiesa degli Angeli, in cui forse i responsabili della toponomastica hanno creduto di riconoscere la chiesa dello scomparso monastero. Si narra che la certosa, era ampia e riccamente decorata tanto da essere visitata da tutti i viaggiatori di passaggio, sorgeva discosto dalla strada, a pochi passi dal lago, sul quale aveva un suo approdo. Dopo aver oltrepassato le mura di cinta, un ampio sagrato precedeva la chiesa, affiancata dal campanile e da un piccolo chiostro su cui si affacciavano gli ambienti comuni (la sala del capitolo, il refettorio e la biblioteca), dietro di essi si apriva il chiostro grande, attorniato dalle celle in forma di casette autonome, entro le quali, secondo la regola, i monaci trascorrevano quasi tutto il loro tempo, nella preghiera e nel lavoro. Si narra che la certosa, era ampia e riccamente decorata tanto da essere visitata da tutti i viaggiatori di passaggio, sorgeva discosto dalla strada, a pochi passi dal lago, sul quale aveva un suo approdo. Dopo aver oltrepassato le mura di cinta, un ampio sagrato precedeva la chiesa, affiancata dal campanile e da un piccolo chiostro su cui si affacciavano gli ambienti comuni (la sala del capitolo, il refettorio e la biblioteca), dietro di essi si apriva il chiostro grande, attorniato dalle celle in forma di casette autonome, entro le quali, secondo la regola, i monaci trascorrevano quasi tutto il loro tempo, nella preghiera e nel lavoro.

I rilevanti beni artistici, che arricchivano e decoravano il complesso certosino, furono in parte alienati e ad oggi solo qualcuno è identificabile poichè conservato in musei. Altre opere e manufatti, basti pensare alle sessantadue colonne di marmo che delimitavano il chiostro, sono andate disperse, tra queste un dipinto raffigurante San Bruno realizzato da Giuseppe Vermiglio. Tre tele oggi visibili nella chiesa parrocchiale di san Martino a Mantova appartenevano al patrimonio certosino, un “San Martino”, una “Santa Maria Maddalena” ed una “Santa Caterina da Siena”. Anche gli arredi lignei della antica sagrestia monastica ed altre tele invece, furono conservati nella chiesa di Sacchetta di Sustinente. Nella chiesa parrocchiale di Vasto, troviamo una pala d’altare raffigurante la “Madonna incoronata in trono con il bambino, tra i Santi Giovanni Battista e Bruno” proveniente dalla certosa di Mantova.

Notevole era anche il patrimonio della biblioteca dei monaci, il quale contenuto in parte è rintracciabile presso la Biblioteca Comunale di Mantova.

Purtroppo, poche tracce di un passato glorioso.

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mantova mappa certosa

NEWS: E’ online il nuovo sito ufficiale dell’Ordine certosino

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Cari amici Cartusiafollowers, è con gioia immensa, che diffondo la notizia di questa novità e voglio condividerla con tutti coloro che mi seguono su questo blog. Sono lieto di annunciarvi la nuova versione del sito ufficiale dell’Ordine certosino, andata online lo scorso 8 dicembre, che completa la sua realizzazione, e che potrete raggiungere al seguente indirizzo https://chartreux.org/wordpress/it/ . Esso è stato rielaborato ed arricchito con tanti contenuti che descrivono la vita monastica per tutti coloro che vogliono essere aiutati nel discernimento, ed eventualmente condotti verso l’impegnativa vita certosina. Per questo, vi ricordo che come annunciatovi da Cartusialover, vi è anche un precedente sito specifico per le vocazioni. Non sono stati trascurati gli aspetti storici, con la narrazione delle vicende storiche che i certosini hanno vissuto in oltre nove secoli di vita. Ciò sarà possibile attraverso la consultazione di link multilingue concepito in sette lingue, e più precisamente in francese, spagnolo, inglese, italiano, coreano, tedesco e portoghese. Di semplice consultazione, presenta una sezione dedicata al ramo maschile dell’Ordine ed una sezione dedicata al ramo femminile. Ed a proposito di quest’ultimo, voglio segnalarvi un’altra importante novità, che ci giunge dalla Corea.

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Precisamente dalla certosa femminile dell’Annunciazione, la quale ha rinnovato il proprio sito internet, raggiungibile all’indirizzo: https://cartusionuns.kr/ . In esso sarà possibile scorgere contenuti inediti, come immagini e manufatti realizzati dalle monache certosine coreane, inoltre una precisa descrizione delle giornate ci farà immergere nel clima che si vive all’interno della certosa. Il sito è in lingua coreana e purtroppo al momento non vi è possibilità di link in altre lingue, ma utilizzando un comune traduttore online si potrà risolvere questo handicap.

La decisione presa dai vertici dell’Ordine, credo sia in linea con quello che io ho percepito in questi anni. In un’epoca, dove la società è fortemente minata nelle fondamenta risultando impoverita, i giovani hanno voglia e desiderio di cercare Dio attraverso una vita semplice basata sulla ricerca dell’essenziale. Pertanto entrare in comunicazione con le nuove generazioni, attraverso un nuovo accattivante sito internet, credo sia una scelta encomiabile, poiché potrà consentire ai giovani di entrare in contatto diretto con l’Ordine certosino, ritenuto apparentemente quasi etereo. La mia umile speranza è che Cartusialover abbia potuto contribuire, sia pure in misura impercettibile, ad innescare, quel volano presso tutti coloro che frequentando questo blog, siano stati incuriositi, attratti e spinti a conoscere meglio il mondo certosino. Se ciò è realmente accaduto, confido che accada ancora in futuro e ne sarei gratificato poichè ciò rappresenterebbe per me il raggiungimento completo del mio obiettivo. Il link dei nuovi siti, da oggi verranno riportati nel blogroll sulla colonna di destra. Possa San Bruno benedire questa lodevole iniziativa, che dovrà contribuire a consolidare per molti altri secoli la già quasi millenaria e straordinaria storia certosina.

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Il busto di San Bruno restaurato

 

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Cari amici, come vi ho testimoniato in precedenti articoli il busto reliquiario del Nostro amato San Bruno ha subito un delicato intervento di restauro. Dopo alcuni mesi possiamo ammirarne attraverso immagini eloquenti, il superlativo risultato ottenuto, che ha portato brillantezza al meraviglioso busto conservato nella certosa di Serra San Bruno. Lo scorso venerdì 19 novembre, si è tenuto nei locali del Museo della Certosa, un incontro di studio riguardante il restauro, vi sono state relazioni dello storico Tonino Ceravolo (“Depositio, inventio, memoria. Le reliquie di San Bruno nell’età medievale e moderna”) e del professor Domenico Pisani (“Il busto argenteo di San Bruno. Aspetti storico-artistici”), oltre ad un’intervento del Padre Priore Dom Ignazio Iannizzotto, ed alcune considerazioni del dott. Antonio Adduci, responsabile del restauro del Busto argenteo.

I video che seguiranno offertici dalla redazione degli amici di “On the News”, a cui vanno i miei ringraziamenti, ci consentiranno di partecipare da remoto a questa splendida iniziativa.

Circa le potenti immagini un grazie particolare all’amico Raffaele Timpano, che come sempre ci offre delle fotografie stupende.