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Apertura Anno Giubilare per il Beato Oddone

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Cari amici, come vi avevo già annunciato, lo scorso sabato 14 gennaio, nella città di Tagliacozzo si è svolta la solenne celebrazione di apertura dell’Anno Giubilare, concesso da Papa Francesco con decreto della Penitenzieria Apostolica in occasione degli 825 anni dalla morte del Beato certosino Oddone da Novara, morto nella città marsicana il 14 gennaio del 1198 e sepolto dal 1139 nella chiesa Madre dei Ss. Cosma e Damiano. E come vi avevo promesso, voglio raccontarvi questa giornata memorabile presieduta da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Massaro, Vescovo dei Marsi. Presenti alla cerimonia il Parroco don Ennio Grossi, a cui vanno i miei ringraziamenti per avermi offerto il materiale per realizzare questo articolo, e tra gli altri don Luigi Incerto, Parroco delle Comunità di Aielli, don Renato Ceccarelli, Parroco emerito della chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, la Rev.da Madre Abbadessa, Maria Donatella Di Marzio, insieme a tutta la Comunità monastica Benedettina, il Sindaco della Città, Vincenzo Giovagnorio.

In un’atmosfera suggestiva, alle ore 17:00, nel cortile monastico antistante la chiesa, il Vescovo ha presieduto il rito di apertura della porta. Dopo la lettura del decreto della Penitenzieria Apostolica da parte di don Luigi Incerto, la porta della chiesa è stata spalancata ed il Vescovo ha varcato la soglia della chiesa con l’Evangeliario. Quindi la processione ha fatto il suo ingresso nella chiesa alla presenza dei fedeli giunti per venerare il Beato Monaco Certosino.

Nell’omelia il Vescovo ha tratteggiato la figura del Servo presentato nella Liturgia della Parola della II domenica del Tempo Ordinario applicandola all’esempio di Vita del beato Oddone: “Dio ha fiducia nell’uomo e vi si affida – mio servo sei tu Israele sul quale manifesterò la mia gloria – Dio non costruisce la propria gloria da solo ma insieme all’uomo. Dio è colui che si fida dell’uomo e compito dell’uomo è quello di abbandonarsi alle mani di Dio. Ciò che ha caratterizzato la figura del beato Oddo da Novara è proprio il suo amore per Dio, il suo abbandono in Dio. Prima di morire le ultime parole del beato Monaco furono: ‘Aspettami Signore! Ecco io vengo a Te’. Il beato Oddo da Novara si è proprio distinto per questo atto di fiducia totale in Dio”.

Durante la Celebrazione, il Sindaco, Vincenzo Giovagnorio, ha rinnovato l’offerta del cero votivo che durante tutto l’anno arderà davanti alle spoglie del beato: “Reverendissimo Padre, i Cittadini di Tagliacozzo, seguendo l’esempio dei loro avi e volendo riprendere una significativa tradizione, in occasione della solennità liturgica del Beato Oddo da Novara, Sacerdote dell’Ordine dei Certosini e Compatrono di questa Città, offrono questo cero votivo che le chiedono di benedire affinché arda, presso l’urna che contiene le venerate Spoglie, come segno di fede e di speranza e riaccenda la carità dei cuori sull’esempio del santo Uomo di Dio”. La tradizione del cero nasce per ricordare che nel passato l’Amministrazione Comunale sosteneva per intero, il 14 gennaio di ogni anno, le spese dell’organizzazione della festa in onore del beato Oddo.

Prima della Benedizione finale il Parroco, ha ringraziato Mons. Massaro e un particolare ringraziamento alla Comunità Monastica Benedettina: “Se il beato Oddo da Novara è rimasto qui in questa nostra terra – ha detto don Ennio rivolgendosi ai presenti – è stato grazie alla lungimiranza e all’insistenza delle Monache che, sperimentando la santità di questo monaco, vollero che egli rimanesse come loro confessore e guida spirituale. Se questo culto è giunto fino a noi è stato grazie alle Monache che nei secoli fino ad oggi, con affetto e devozione grande lo hanno portato avanti e alimentato”.

Don Ennio ha poi dato Lettura del messaggio inviato dal Procuratore generale dell’Ordine Certosino, Rev.mo P. Jacques Dupont: “In quanto Procuratore Generale dell’Ordine dei Certosini presso la Santa Sede, mi rivolgo a voi per porvi il saluto dei monaci certosini e delle monache certosine, assicurando la loro vicinanza particolare in questo Anno Giubilare. Non smettiamo oggi di ricorrere alla preghiera di Oddone, in primo luogo voi cittadini e cittadine di Tagliacozzo, per poter affrontare le varie insidie che troviamo sul nostro cammino di vita e più ancora di fede. Guardiamo al Beato Oddone come esempio di santità, affinché impariamo da lui a dare a Dio il posto primordiale che deve avere in tutto ciò che facciamo. Sappiamo anche come lui rinunciare ai nostri progetti quando vengono contrariati, perché sempre ci dedichiamo al servizio degli altri, soprattutto dei più bisognosi. La preghiera dei monaci certosini e delle monache certosine vi accompagna in questo Anno Giubilare, affinché si moltiplichino i frutti di grazia in speranza, amore, pace”.

Per l’occasione l’antica tela settecentesca, raffigurante il beato, è stata ricollocata nel suo altare e sotto di essa è stata esposta l’urna contenente le sue spoglie mortali.

Diverse le iniziative che in questo anno si terranno: il 14 di ogni mese un momento celebrativo in comunione con il Monastero benedettino; una mostra dedicata alla vita e al culto del Monaco certosino e un oratorio musicale, sulla figura del beato, pensato dal Parroco, musicato dal maestro Luca Bischetti ed eseguito dai Cori della città.

Le immagini che seguono faranno rivivere a tutti noi l’emozionante rito dell’apertura di questo Anno Giubilare, facendoci partecipare con il cuore e la preghiera in pia devozione del Beato Oddone.

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PREGHIERA

Signore, concedi a tutti coloro che celebrano la festa del Beato Odone, che hanno fisso lo sguardo dell’anima nella contemplazione della tua gloria, e che ,dopo aver perseverato nella fede in questa vita, risplenda in noi la luce della tua presenza nella patria celeste

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La Grangia di Boffalora

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Cari amici, voglio oggi proporvi un approfondimento su di una grangia certosina.

Etimologicamente la parola grangia deriverebbe dal francese arcaico “granche”, che a sua volta verrebbe dal latino volgare “granica”, ed indicherebbe il luogo dove si conserva il grano (granarium).

Furono vere e proprie tenute agricole in cui fratelli conversi e donati lavoravano sotto la direzione di un Magister Grangiae, essi oltre a lavorare in loco dormivano, mangiavano e pregavano. Si resero indispensabili quindi la costruzioni di un dormitorio, un refettorio ed una cappella (oratorio).

Questa volta vi parlerò della grangia di Boffalora, in Lombardia e di proprietà della certosa di Pavia.

L’origine di questa Grangia si deve all’atto di donazione, datato 15 aprile 1396 dei vasti possedimenti appartenenti a Gian Galeazzo Visconti a favore dei monaci certosini, quale rendita destinata alla fabbrica di un monastero ed alla relativa dotazione. Da questo atto nascerà la certosa delle Grazie, comunemente nota come certosa di Pavia. Contestualmente all’erezione della certosa, i monaci pavesi avviarono i lavori della grandiosa Grangia di Boffalora, iniziando dai fabbricati dei portici con eleganti volte a crociera con il classico mattone, appoggiate su pilastri di granito i cui capitelli delle colonne, ripropongono l’ordine architettonico di tipo scudato, in tutto simili a quelli della certosa. I monaci, si insediarono in questa struttura dedicandosi alla coltivazione dei fertili campi di loro proprietà, inoltre data la posizione particolare, ovvero sulle sponde del fiume Ticino, il borgo di Boffalora, grazie alla presenza monastica, divenne ben presto fiorente e molto attivo grazie al porto sul Ticino e al Naviglio, via abituale per tutte le merci da e per Milano, mentre il fiume serviva come via di collegamento con Pavia, da dove poi le merci erano dirette al mare. I certosini non solo si dedicarono alla coltivazione dei campi e alla produzione dei beni di prima necessità, ma favorirono anche la bonifica di terreni un tempo inutilizzati, attraverso un sofisticato sistema di irrigazione che garantì un miglior utilizzo del suolo. La produzione principale furono i cereali assieme al fieno che si ricavava dal taglio stagionale dei prati, vi era anche una sparuta presenza di vigneti. Evolvendosi l’insediamento dei certosini portò anche allo sviluppo di un’osteria con alloggio (divenuta poi stazione di posta) che nell’Ottocento venne utilizzata come dogana dal governo austriaco per il punto strategico di passaggio nei pressi del ponte sul Naviglio Grande.

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Lo sviluppo economico della zona si deve alla alacre attività dei monaci, che nel 1778 richiesero la costruzione di una tra le prime filande impiantate in Lombardia.

Nel 1782 l’imperatore Giuseppe II decreta la soppressione di conventi e monasteri, tra cui la certosa di Pavia, incamerandone tutti i beni. A Boffalora i monaci pavesi possedevano 2000 pertiche di terreni, le due osterie con relative camere adibite a Stazione di Posta, la casa di propria abitazione (Ospizio), un prestino con forno, due case con quattro botteghe ciascuna, quattro case da massaro, una folla di carta (cartiera), un mulino e una pila di riso (opificio per la pulitura del riso).

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Tutti gli ambienti della Grangia certosina di Boffalora, oggi corrispondono all’attuale struttura del Municipio e collegati, i quali vennero ristrutturati negli anni ‘60 del novecento. Prima della ristrutturazione vi erano significativi elementi caratteristici della presenza della Grangia. Sul portale d’ingresso, situato allora sul fronte del Naviglio, e sulla pavimentazione di un ampio porticato sorretto da colonne, che sostenevano un loggiato con elegante parapetto in legno, era scolpita a grandi lettere la famosa sigla della certosa di Pavia: GRA-CAR (Gratiarum Cartusia – Certosa delle Grazie) quasi a ricordare l’origine di Boffalora e il legame vitale con la certosa pavese.

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Memoria liturgica di Santa Rosellina

santa Rosellina (Padula)

Cari amici di Cartusialover, spero siate stati in tanti a recitare la Novena per Santa Rosellina, di cui oggi ricorre la memoria liturgica per la Chiesa, voglio celebrarla con voi mostrandovi una curiosità.

A dimostrazione della diffusa devozione verso questa santa monaca certosina, vi parlerò oggi di una Parrocchia a lei dedicata nel centro della cittadina francese di Tolone. Vi ho narrato da questo blog, la venerazione dei fedeli, che spinse a costruire la Cappella Santa Rosellina, dove si conservano le sue spoglie mortali, e dovi vi è un’affresco realizzato nel 1975 da Marc Chagall, voglio altresì sottolineare la straordinarietà di questa devozione data dall’essersi tramandata immutata nei secoli.

Vi ho testimoniato, seppur non numerose, diverse Parrocchie nel mondo dedicate a San Bruno, ma una fede viva verso una monaca certosina provenzale vissuta nel XIV secolo, lascia davvero entusiasti!

Nelle immagini che seguono, potrete ammirare il monumentale affresco, alto più di sette metri, realizzato sull’altare maggiore di questa chiesa costruita circa ottanta anni fà, che raffigura fedelmente le tappe della vita di Rosellina. La statua in marmo sulla facciata esterna della chiesa e le vetrate che richiamano episodi della vita della certosina. La Parrocchia inoltre conserva alcune reliquie, venerate dai fedeli. In fondo alla pagina il link della Parrocchia, dove sarà possibile vedere la Santa Messa online!

Voir la célébration en direct vidéo

“La certosa sotto la neve”

copertina

Ecco per voi un’altro estratto del libro “Au désert de Chartreuse: La vie solitaire des fils de saint Bruno“, di Robert Serrou. Egli rievoca dalla sua abitazione parigina, attraverso il ricordo della esperienza vissuta con il collega Pierre Vals, le ore vissute in certosa durante la notte di Natale. Notevole l’elogio alla vita cartusiana espressa dall’autore.

copertina

“La certosa sotto la neve”

La messa di mezzanotte in convento si svolge con la semplicità liturgica propria dei certosini, impreziosita però da numerosi ceri accesi, simbolo della Luce che appare nelle tenebre. Nella cappella de La Salette si celebra un’altra messa di mezzanotte, offerta dal Padre Procuratore, per le famiglie degli operai del monastero che risiedono nel Corriere, un chilometro più in basso. Come i pastori di Betlemme, i partecipanti sono pochissimi. Ma hanno la stessa fede e ascoltano attentamente la parola del Padre, come i pastori ascoltavano la parola dell’Angelo.

Ma eravamo solo nella Grande Chartreuse con il pensiero. I miei bambini dormivano tranquilli nella loro stanza.
Al ritorno dalla Messa di Mezzanotte, i Certosini sarebbero stati ancora a lungo in chiesa. Tornati nelle loro celle, si sarebbero potuti riposare un po’. Per loro non c’è nemmeno una cena più modesta. Come gli altri giorni, non mangeranno nulla fino alle undici del mattino. Ma cosa può importare loro il cibo terreno? Per la tua felicità bastano solo la speranza dell’eterno faccia a faccia e le briciole ricevute in questa santa veglia.
Si addormenteranno nella notte silenziosa e anche il loro sonno sarà un’adorazione senza fine. Ti vedo di nuovo. Padre Procuratore, Padre Archivista, Padre Sacristano, con il quale ho avuto un rapporto più costante, e anche tutti gli altri monaci bianchi della Grande Chartreuse, nella tua misteriosa solitudine! Giustamente, un maestro di spiritualità ti ha chiamato “il serafino della terra”. Vedo anche te, fratello converso, ugualmente assorto in Dio, più vicino a noi per opera delle tue mani; a te che maneggia cazzuola e martello e contempli Dio nelle faccende quotidiane.
Rivedo le ore del nostro resoconto e come a poco a poco, visitando i vostri chiostri, le vostre obbedienze, la vostra chiesa, la nostra prospettiva sia cambiata, avvicinandosi – molto poco – alla vostra per vedersi finalmente illuminata dalla vostra parola e dalla grazia divina.

 

Nel grande esercito della Chiesa tu sei l’ala avanzata della preghiera, sopperendo alla nostra mancanza. Nessuna delle tue azioni, dei tuoi pensieri, degli impulsi del tuo cuore ci è estranea, non riesce ad attirare su di noi le benedizioni di Dio. Consolazione inestimabile, fonte di pace per i nostri guai, giustificazione per la nostra indigenza.

Tra i santi della Chiesa militante, voi siete santi oscuri secondo il vostro desiderio, ma il cui peso è necessario per l’equilibrio del mondo. Ci hai promesso le tue preghiere, che consideriamo un tesoro. Sapere che c’è un luogo benedetto, un luogo alto di contemplazione dove ogni giorno i monaci tengono – come la lampada davanti al tabernacolo – la luce della fede e l’ardore della carità, ci rassicura e ci conforta. Da questa terra, a volte, alziamo “quello sguardo della speranza di Dio” di cui ci parlava Péguy.
Sei ancora giovane nonostante hai ottocentosettanta anni e il tuo ideale è ancora capace, come nell’XI secolo, di far battere i cuori, desiderosi di bellezza, di purezza, di assoluto.
So che nei vostri monasteri in Spagna un giovane, purificato nel sangue dei martiri, ha scelto le vostre livree bianche. Alcune ragazze vanno all’estero, in attesa della Certosa femminile che tanto ardentemente desiderano venga eretta nel loro paese.
Anche il giovane Nord America si mette in moto. Mentre tre vostri Padri e alcuni Fratelli preparano la fondazione materiale in completa solitudine nei boschi di Vernon, i postulanti nordamericani, capisaldi della fondazione spirituale, vengono a impregnarsi nella culla dell’Ordine dello spirito di San Bruno, per essere suoi figli non solo di nome, ma di fatto. In questo slancio giovanile, la Francia viene lasciata un po’ in disparte. Vogliamo farvi capire che riempire le Certose dei vostri figli non deve essere il coronamento, ma la base della vostra nuova primavera.
Per tutti questi motivi abbiamo voluto presentare al pubblico questa testimonianza. Voi, cari monaci della Grande Chartreuse, ci perdonerete per aver leggermente turbato la vostra solitudine e per aver espresso – male, senza dubbio – il vostro ideale. In questo momento canti la vigilia di Natale solenne per te e per noi. In mezzo alle montagne innevate del “Deserto”, la tua salmodia ei tuoi canti non suscitano eco. Solo Dio ti ascolta e ti comprende.
Nel chiostro grande, vicino al cancello della clausura. San Bruno, dalla sua vetrata, inclina il capo per contemplare i suoi figli e ascoltarne il canto, identico a quello dei primi giorni. Sopra di lui, lo stemma dell’Ordine certosino: il globo terrestre dominato dalla croce, circondato da sette stelle. Il santo vigila sul mantenimento della Regola, approvata da secoli, e per la vita dei propri, il cui motto è inciso sullo stemma: “Stat crux dum voltur orbis

Spero abbiate gradito la lettura ed il consiglio di acquisto di questo libro, in attesa della nascita di Nostro Signore.

Il prodigioso solstizio alla certosa di Miraflores

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Oggi, come ogni anno, in questa data con il “solstizio d’inverno”, comincia l’inverno astronomico che si concluderà il 21 marzo. Nel solstizio d’inverno, vi è la notte più lunga ed il giorno più corto dell’anno.

Come sapete cari amici, lo scorrere del tempo ed il relativo studio per la misurazione dello stesso, è stato da sempre un elemento essenziale dei padri certosini. Essi infatti dedicavano molto tempo alla scienza della gnomonica, al fine di realizzare strumenti che consentissero loro di misurare il tempo con la luce del sole. In passato vi ho proposto vari esempi di meridiane ed altri orologi solari in varie certose, oggi vi voglio parlare di ciò che accade nella certosa di Miraflores, a Burgos nel giorno del solstizio d’inverno.

Da 523 anni, quando arriva il giorno o il periodo del solstizio d’inverno, ovvero il 21 dicembre, nella chiesa della certosa di Miraflores, un fenomeno astronomico può essere osservato, ma di cosa si tratta esattamente?

Il fenomeno astronomico

Intorno al 21 dicembre e poco prima del tramonto, tra le 16:45 e le 17:15, un raggio di sole penetra attraverso il grande oculo che presiede la facciata del tempio e attraversa diagonalmente l’intera superficie del tempio. Il raggio di sole sale lentamente da sinistra a destra e, per alcuni istanti, si ferma alla grande ruota centrale degli angeli che presiede la pala d’altare.

Bisogna fare una premessa necessaria per poter comprendere del tutto quanto avviene e perchè. Innanzitutto soffermiamoci sugli elementi

Il grande oculo

La chiesa della certosa di Miraflores, fu costruita dall’architetto tedesco Juan de Colonia tra il 1454 e il 1484, anche se fu suo figlio Simón a completare i lavori nel 1488. Questi è considerato uno dei grandi geni dell’arte castigliana, artefice quindi anche dell’oculo della facciata anteriore della chiesa elemento importante del fenomeno in oggetto.

Il Retablo

Il sole, come dicevo, entrando dall’oculo attraversa, con i suoi raggi, l’intera chiesa per giungere ad illuminare per pochi minuti un punto preciso dell’altare maggiore.

Il cerchio di angeli (ruota angelica) che circonda il Cristo crocifisso della pala d’altare maggiore, il “retablo” capolavoro dello scultore Gil de Siloè e con policromia e doratura del pittore Diego de la Cruz, il quale utilizzò parte della prima spedizione d’oro che arrivava dall’America! In esso viene rappresenta la vita di Cristo, che viene mostrato crocifisso sulla grande ruota centrale circondato da angeli, da Dio, dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria. In cima alla croce c’è una figura peculiare, un pellicano, un uccello che metaforizza il sacrificio eucaristico perché in passato si credeva che nutrisse i suoi piccoli con ferite autoinflitte. Il tema di questa pala d’altare, commissionata dai monaci, è quindi la celebrazione dell’esaltazione eucaristica e redentrice.

La congiunzione degli elementi

Per ottenere la precisa congiunzione degli elementi che fanno funzionare questo meraviglioso fenomeno astronomico, ovvero il sole, la data e la posizione dell’apertura (oculo) attraverso il quale entra il raggio di luce che illumina il centro della pala d’altare al solstizio d’inverno, vi è stato uno studio approfondito ed un’innegabile complicità artistica tra l’architetto del tempio, Simón de Colonia, e lo scultore della pala d’altare, Gil de Siloè. Ovviamente alla base di ciò l’imprescindibile committenza monastica certosina, custode della evidente intenzionalità teologica di questo straordinario fenomeno astronomico.

Un altro dato importante è, che la pala d’altare fu inaugurata alla fine di dicembre 1499, in coincidenza con il tempo del solstizio, che ne indica il chiaro intento celebrativo. Il costo totale della pala d’altare, compresa la doratura e la policromia di Diego de la Cruz, ammontava a 1.015.613 maravedí, un costo molto alto per l’epoca!

L’osservazione

E’ possibile accedere nella certosa per poter ammirare questo fenomeno poichè nel 1923, la certosa venne dichiarato Monumento Storico Nazionale. Un vero Pantheon Reale a causa dell’imponente altare maggiore ed il sontuoso sepolcro di alabastro che custodisce le spoglie dei fondatori, Giovanni II di Castiglia e di Isabella di Portogallo e del figlio l’infante Alfonso. L’attività monastica ha saputo coesistere egregiamente con questo luogo di interesse storico e artistico, che risulta essere uno dei principali monumenti di Spagna, consentendo l’accesso ai visitatori nella Navata centrale della chiesa ed al chiostro i quali possono essere liberamente visitati.

Non è ancora molto diffusa la conoscenza di questo spettacolare fenomeno, in questo luogo, ma sempre in numero più crescente decine di visitatori si accalcano armati di smartphone o di reflex cercando di catturare, per godere e fotografare, lo straordinario momento in cui un raggio di sole della sera, penetrando attraverso la finestra circolare della facciata della certosa, illumina il Retablo per pochi minuti, regalando ai presenti una suggestiva e magica atmosfera.

retablo 2

Va detto, che recenti studi, sviluppati dalla Università Complutense di Madrid hanno rilevato che anche nel periodo del solstizio d’estate, il 21 giugno, si sviluppano particolari giochi di luce intorno al sepolcro reale. Con l’avanzare del sole al mattino, si accendono le figure dei quattro evangelisti che circondano la tomba a forma di stella a otto punte. Questo fenomeno raggiunge il suo apice, in coincidenza con il giorno di San Giovanni 24 giugno, patrono del monarca. L’intensità della luce permette in quei momenti una visione privilegiata di questo sublime complesso scultoreo gotico.

Le immagini che seguono, ed un breve video spero saranno eloquenti e compendiose di quanto vi ho descritto.

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Una cappella per la beata Beatrice de Ornacieux

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In occasione della ricorrenza della festività della beata certosina Beatrice de Ornacieux, intendo celebrarla parlandovi della cappella eretta in suo onore, ed ancora oggi luogo di pellegrinaggio.

La storia di questa sublime cappella, e la sua costruzione sono intimamente legate al culto di Beatrice de Ornacieux, difatti a seguito della sua morte, avvenuta il 25 novembre del 1303, la sua fama di santità ed i suoi miracoli furono tanti, che la devozione dei fedeli del luogo crebbe notevolmente. Essi iniziarono a dedicare a Béatrice un culto popolare, che perdurò mer molti secoli, la monaca certosina fu infatti beatificata soltanto nel 1869. La cappella di cui vi parlerò fu edificata nel 1897, diventando un suggestivo luogo di pellegrinaggio, tuttora vivo, esso si svolge la prima domenica di settembre. La cappella di Santa Beatrice, così è conosciuta, sorge in una zona boscosa e si staglia nascosta tra gli alberi sul Mont Saint-Martin ad Eymeux, su un promontorio dominante l’Isère, ed il panorama che si scorge si estende fino a Romans. Le immagini che seguono, ci faranno apprezzare la bellezza di questo suggestivo luogo di culto, ideale per meditare in silenzio e pregare la nostra amata Beatrice.

Statua di Beatrice nella chappelle a Eymeux

Preghiera

Oh beata Beatrice, hai tanto amato Gesù che il tuo ideale era seguirlo nel deserto e nella povertà.

Donaci il tuo amore per Gesù e per la povertà.

Amen

Per chi volesse ulteriormente approfondire la sua vita, consiglio questo libro acquistabile online a questo link.

libro

 

Certose storiche: Lechnica

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Oggi vi propongo l’ultimo approfondimento, per quest’anno, sulle certose storiche che hanno avuto un glorioso passato e delle quali oggi restano poche tracce.

Stavolta vi parlerò della certosa di Lechnica, sita nella attuale Slovacchia.

Questo monastero, è conosciuto anche come “Červený Kláštor”, ovvero il Chiostro Rosso, a causa del caratteristico colore del tetto. Il complesso monastico, fu fondato nel 1319, da Gall conte di Szepes, e dal duca Henri suo fratello. Fu costruito inizialmente in legno, poi furono integrati mattoni e pietre appunto di colore rosso, come le cornici sotto i tetti e le nervature delle volte, nonchè le tegole rosse utilizzate per le coperture. Una comunità certosina proveniente dalla certosa di Erfurt, avviò la vita monastica, ed in seguito il Capitolo generale dell’Ordine la incorporò nel 1427 nella Provincia inferiore della Germania.

Nel 1431 gli Hussiti la danneggiarono pesantemente, il priore del monastero fu rapito e i locali furono dati alle fiamme e saccheggiati. La ristrutturazione avvenne lentamente, la chiesa della certosa fu consacrata soltanto nel 1449.

Červený Kláštor gradualmente divenne un importante centro religioso al confine ungherese-polacco. Attraverso donazioni, acquisì grandi appezzamenti di terreno e ottenne importanti privilegi, tra cui il diritto di pescare sul vicino fiume Dunajec.

Ma a seguito delle guerre i certosini, cominciarono a perdere proprietà e divennero bersaglio di violente incursioni. A poco a poco, i monaci furono costretti a lasciare il monastero. Nel 1563 la certosa fu soppressa e, con la morte dell’ultimo priore, cessò praticamente la vita monastica.

Dopo la partenza dei monaci certosini dal monastero di Lechnica, la struttura perse il suo carattere di dimora spirituale.

Durante il XVII secolo le autorità certosine tentarono invano di rientrare in possesso di Lechnica ma invano. Nel 1705 la struttura fu affidata ai Camaldolesi, i quali furono poi espulsi nel 1782 da un decreto di Giuseppe II. Ebbe inizio un declino inevitabile. L’antica certosa subì un incendio nel 1907 e fu gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, ma dopo essere stata ricostruita nel 1956–66 fu riaperta al pubblico ed oggi funge da museo. Le immagini ed il video che segue, ci faranno apprezzare la maestosità del complesso monastico di Lechnica.

La Grangia di Lauro

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Eccoci giunti ad un’altro approfondimento su di una grangia certosina.

Torno oggi a parlarvi di una grangia, etimologicamente deriverebbe dal francese arcaico “granche”, che a sua volta verrebbe dal latino volgare “granica”, ed indicherebbe il luogo dove si conserva il grano (granarium).

Furono vere e proprie tenute agricole in cui fratelli conversi e donati lavoravano sotto la direzione di un Magister Grangiae, essi oltre a lavorare in loco dormivano, mangiavano e pregavano. Si resero indispensabili quindi la costruzioni di un dormitorio, un refettorio ed una cappella (oratorio).

Siamo in Campania, e la grangia di cui vi parlerò è quella di San Giacomo situata a Lauro nei pressi di Nola in provincia di Avellino. Essa è impropriamente nota come certosa, vediamone l’origine.

Essa sorse come struttura tra il 1198 ed il 1209, allorquando Papa Innocenzo III la nomina in una Bolla di quell’anno. Successivamente, nel 1211 da un documento risulta che il monastero fu eretto in un luogo detto “corte dei liciti”, per esplicita volontà di San Guglielmo da Vercelli nel 1134. Questo convento dunque nasce inizialmente come monastero Verginiano, per poi passare ai Benedettini ed a seguire ai certosini. Nel 1433, divenne una grangia della certosa di Capri, pertanto titolata a San Giacomo. Ben presto, essa divenne un centro di produzione agricolo molto rinomato, avendo già a disposizione molti ettari di terreni, possedeva, inoltre, una grande cantina con il torchio per il vino e la macina per le olive, che ancora oggi è possibile ammirare. Nel XVIII secolo fu oggetto di un completo rifacimento che gli donò nuovo splendore. Nel 1808, la proprietà confiscata, divenne una splendida dimora di campagna e, dopo accurati restauri, si è trasformata una splendida struttura alberghiera, raffinata e dotata di sale congressuali, ideali per eventi speciali e ricevimenti di classe. Il Chiostro, i porticati, la Chiesa, il Parco, la Terrazza, il Giardino dei Monaci sono stati trasformati in maniera fruibile. Nelle sale più prestigiose del complesso, si svolgono manifestazioni ed eventi culturali di alto livello.

L’ingresso dell’Hotel Certosa di San Giacomo, così impropriamente chiamato, presenta un vialone che attraversa 42 ettari del parco secolare in lieve salita, che lascia intravedere l’importante e suggestiva facciata dell’edificio. La facciata in stile vanvitelliano è stata rimaneggiata tante volte, fino ad assumere l’aspetto di quella attuale, di lavorazione ottocentesca. Suggestiva è l’illuminazione, con luci posizionate al suolo che emettono raggi luminosi dal basso verso l’alto, durante la notte questo gioco di luci rende tutto il complesso molto interessante e suggestivo, creando un’atmosfera unica nel suo genere. Le immagini che seguono potranno farci comprendere l’ imponenza di questa antica grangia.

Un’incontro con Dio: la certosa

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Cari amici, il titolo di quest’articolo è il titolo di un un raro video dei primi anni novanta, con una qualità discreta rispetto ad oggi, ma testimonianza inedita e preziosa. Esso fu realizzato alla certosa di Serra San Bruno ed oggi è stato riversato in sistema digitale allo scopo di salvarlo dall’oblio e pubblicato su youtube, ciò lodevolmente senza nessun scopo di lucro.

Potremmo godere, di favolose riprese aeree dell’intera superficie della certosa calabrese e degli incantevoli luoghi ove sorge Santa Maria del Bosco con il vicino Dormitorio di San Bruno e del suggestivo laghetto. La perla assoluta di questo documento video, secondo il mio modesto parere, è rappresentato dall’audio del discorso fatto da Papa Giovanni Paolo II alla popolazione serrese in occasione della sua visita in certosa, avvenuta il 5 ottobre del 1984. Scorgeremo anche immagini inedite di quella visita.

Potremo ammirare la voce del Padre Priore Dom Gabriele Lorenzi, intento ad accogliere un novizio, scorgeremo inoltre nelle varie riprese alcuni certosini di quel periodo, che nel corso degli anni vi ho fatto conoscere da questo blog, come i compianti Padre Christian e Padre Elia.

A seguire vedremo riprese dei vari ambienti monastici, alcune davvero inedite!

Si prosegue con la giornata tipo di un monaco tra silenzio, solitudine, preghiera e meditazione. Dalla voce di un monaco, un ex profugo vietnamita ascolteremo una profonda riflessione sul senso della vita claustrale certosina una rarità unica!

Saremo inoltre allietati da una sublime esecuzione di una emozionante Salve Regina.

Nel video che vedrete, sono state inserite anche inedite immagini della visita in certosa dell’ arcivescovo brasiliano Dom Helder Camara, avvenuta il 25 settembre del 1990. Forse vi ho anticipato troppo, ora non resta che goderci questa vera chicca che viene dal passato, senza dimenticare di ringraziare chi all’epoca realizzò il video e chi ne ha curato la conversione digitale e la diffusione.

Buona visione

Memorie di uno zio certosino 2

thumbnail_Tio Vicente Acuarela. (2)

Continuano i ricordi del nipote del certosino Fratel Tomas Maria, condivido con voi, miei cari lettori, queste commoventi memorie.

La partenza per la certosa e gli inizi.

Quella mattina Vicente si è alzato, ha preso un autobus da Consuegra ed è andato a Madrid per andare a Burgos, non ha salutato nessuno, quando si è svegliato, il letto dove dormiva Vicente era vuoto, Dio ha messo per strada il suo primo cugino e che lo ha incontrato sull’autobus. Logicamente gli chiese “Vicente amico, dove vai da queste parti?” Immagino che avrebbe confessato quella pia menzogna “Ciao Trini, sai…per via delle carte e delle procedure” quando voleva rendersi conto che Vicente è scomparso per prendere un treno che lo avrebbe portato alla Certosa di Miraflores (Burgos), dice Dom Antonio Lopes, che era un avvocato e poi priore a Évora che sono entrati insieme e per questo gli hanno mostrato tanto affetto. Vi rimasero tre anni prima di essere trasferiti al Convento di Santa María Scala Coeli a Évora (Portogallo). Vicente, all’ingresso come novizio nella Certosa di Miraflores, divenne Fratello Tomás (dato che era il giorno in cui si commemorava il suo Santo, non so quale dei Tomases fosse) e María per la sua fervente devozione mariana. Quando divenne Fratel Tomás María Martín-Benito Romero, dopo tre anni con padre Antonio si trasferirono alla certosa a Evora (Portogallo). Subito si intravedono i punti di forza e di debolezza nella personalità di Fratello Tomás, subito in lui emergono le virtù del lavoro e viene nominato capo dell’agricoltura e dell’allevamento da cui deriva l’indipendenza economica del convento. Ci raccontava ridendo un aneddoto in relazione alla festa del 1° maggio (festa del lavoro) in Spagna e Portogallo.
“-Fratello, cosa fai oggi sul trattore?
-Cosa farò? lavorerò
-E non sai che giorno è oggi?
-Sì, uno di maggio.
-Fratello, oggi è festa, festa dei lavoratori e tra una risata ha detto loro “e quale modo migliore per santificare questa giornata che lavorare”

Tio Vicente con mi padre

La sua attività

Divenne l’autista della Certosa e ricordo che Padre Soto Domecq (a quel tempo priore) si fidava pienamente di lui per venire al mercato nazionale del bestiame a Talavera de la Reina (molto vicino a quella che era la sua casa a Consuegra) per occuparsi delle vendite di bovini cherole (bovini da carne) che venivano venduti per la sussistenza del convento. Ricordo di aver visto con sorpresa l’indice di una delle sue mani di mio zio con una falange in meno “una mucca l’ha mangiata mentre mangiava” disse con una risata e quando aprii gli occhi enormi per via della mia età e della sorpresa.. tornando serio, mi disse che aveva avuto un incidente con il magazzino che gli si era tagliato un dito.
Padre Soto Domecq, non voleva viaggiare con nessuno se non con fratello Tomás, “guida veloce e sicuro“. In una delle nostre visite, ci ha portato a visitare un vigneto a graticcio allestito dalla Fondazione e siamo andati con lui nel furgone tipo pick-up Peugeot così comune in quel paese. Andava così forte (la fama della cattiva guida dei portoghesi era molto diffusa in Spagna) che mio padre gli disse “Non vai molto veloce?” a cui mio zio ha risposto “Io viaggio sempre con il Signore e lui ci protegge in questo momento” e l’unica cosa rimasta era di tenerci stretti dove potevamo, ahahah. Quanto buonumore il mio zio certosino!

I suoi racconti

Fratello Tomás ha dovuto vivere un episodio storico, drammatico, momento nei quali l’unica arma con cui i poveri certosini potevano difendersi era la loro fede. La Rivoluzione dei Garofani, rivolta militare avvenuta in Portogallo il 25 aprile 1974. Quel giorno la notizia si diffuse da tutti i civili che lavoravano per il marchese che aveva donato alla certosa e le sue terre, per proteggere i monaci e temendo che sarebbero stati fucilati, sono stati invitati a rimuovere le loro abitudini e indossare le tute per fingere di essere personale civile. I monaci certosini, rifiutarono con il Priore che disse: “sarà ciò che Dio vuole” e rosario in mano, si affidarono all’intercessione della Vergine Maria. Si sentivano le voci dietro le mura della clausura sempre più forti e il miracolo della Vergine Maria si rifletteva nel momento in cui terminavano la preghiera, le grida e le voci si dissipavano in quel preciso momento dell'”amen”. La Rivoluzione terminò 24 ore dopo la sua nascita. Fratello Tomás ci raccontava sempre di questo episodio ogni volta che andavamo e finiva dicendo che fu un vero e proprio miracolo, rimanere indenni.

Dolci ricordi

Durante le visite che gli facevamo, quando finiva di parlare con mio padre e con gli adulti, toccava a noi, prendeva me e mia sorella e ci chiedeva della scuola, dei nostri amici, dei nostri hobby e ci chiedeva sempre di essere “bambini modello” visto il suo fervore La vocazione mariana consigliava sempre la stessa lettura “Il silenzio di Maria” consigliandomi di leggerlo per applicazione alla mia vita con un… “Resta con me” e un ammiccamento di complicità al quale mia madre interveniva sempre con un’esclamazione di disapprovazione.

Ho parlato dei suoi punti di forza ma i suoi punti deboli erano evidenti, ed era di sicuro la sua poca formazione accademica, sapeva solo leggere, scrivere e un po’ di cultura generale. Ma… Padre Antón Lopes nelle nostre ultime visite alla Certosa mi ha raccontato con stupore come gli avesse chiesto di insegnargli a parlare “quella lingua”.

Quale lingua Fratello? “

“Quella con la quale si canta”

“Ah il latino?!!!”

“Si quella lingua!”.

Fratel Thomas e Padre Antao Lopes
Fratello Tommaso, mio zio, ha imparato il latino e ha guidato a lungo la voce cantata nel coro, ed è stato un caso eccezionale di partecipazione di un fratello al coro… era sorprendente perché nonostante la sua scarsa formazione riusciva a discutere di filosofia, leggeva testi di filosofi nella sua cella.

Tutte le lettere che lui ci scriveva iniziavano con un “Caro Pepe, Socorro e nipoti, sono grasso, felice e felice, grazie a Dio…” e le ricevevamo con enorme gioia, mia madre mi dettava e io scrivevo, mio padre scriveva e lui ha scritto la sua, proprio come mio zio Félix e l’abbiamo inviata tutti insieme… grazie a queste e-mail, che ti ho inviato, ne ho rilette alcune con una lacrima di nostalgia affiorante e ho potuto vedere come prediceva la situazione che l’agricoltura sta attraversando oggi in Spagna.

Mentre scorrono lacrime di profonda commozione, ed in attesa di altri ricordi spero che questi racconti possano aver interessato i lettori di Cartusialover. Sono lieto di aver avuto l’opportunità offertami da questo blog, di ricordare il mio caro zio certosino.