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  • I.F.S.B.

La Grangia di Vigano certosino

Grangia Vigano

Torno oggi a parlarvi di una grangia, etimologicamente deriverebbe dal francese arcaico “granche”, che a sua volta verrebbe dal latino volgare “granica”, ed indicherebbe il luogo dove si conserva il grano (granarium).

Furono vere e proprie fattorie, in cui fratelli conversi e donati lavoravano sotto la direzione di un magister grangiae, essi oltre a lavorare in loco dormivano, mangiavano e pregavano. Si resero indispensabili quindi la costruzioni di un dormitorio, un refettorio ed una cappella (oratorio).

Quella di cui vi parlerò in questo articolo è quella situata nell’attuale comune lombardo di Gaggiano, ma più precisamente nella frazione denominata Vigano certosino proprio per l’insediamento monastico.

Va premesso che la notizia più antica relativa al borgo di Vigano è del 1118, anno in cui un certo Leopertus de Vigano vende dei beni di quel luogo. Luogo abitato fin da tempi remoti, in pieno Medioevo diviene quindi sede di un piccolo castello. Il 30 giugno del 1400 Gian Galeazzo Visconti, dona alla certosa di Pavia questo insediamento. I monaci lo adibirono a comunità agricola, detta grangia, curando la bonifica di queste fertili terre. La trasformazione da fortilizio in locale casa certosina, dette origine ad un complesso agricolo di notevole razionalità e fascino, organizzato attorno ad un cortile a portici.I certosini, fornirono il villaggio di un muro di cinta, di un’osteria e di una locanda oltre a far costruire la chiesa parrocchiale dei S.S. Eugenio e Maria, a fine XV secolo, con i suoi antichi affreschi.

La grangia di Vigano fu ultimata nell’aprile del 1511 dal pittore Bernardino de Rossi (doc. 1484-1514), commissionata dai monaci della Certosa di Pavia, fu composta da elementi iconografici che risentono dell’estetica certosina. Il ciclo, non sempre di facile ricostruzione, prevedeva in alto, al centro, sopra la grande finestra circolare, il Padre Eterno benedicente, circondato da angeli in volo; più in basso, in cornici coronate dalle sigle “GRA CAR” (Gratiarum Cartusia o Certosa delle Grazie), l’Arcangelo Gabriele e la Vergine annunciata, inseriti in nicchie marmorizzate che simulavano uno sfondamento prospettico. Al di sotto, alla sinistra del portale, comparivano forse Sant’Ugo di Grenoble e a destra Sant’Eugenio vescovo. Sulle paraste, in alto, a sinistra del Padre Eterno, era visibile San Bernardo di Chiaravalle mentre a destra era dipinto, munito di una coscia di mula, il beato Guglielmo Fenoglio. Sopra il portale appariva il medaglione con il profilo del donatore Gian Galeazzo Visconti, infine, ai lati delle paraste, due Santi di ampie proporzioni, identificati anche con San Cristoforo e San Rocco. Oltre a fungere da grangia fu anche adibito a ospizio, trasformando l’antica fortificazione in una dimora per i religiosi vecchi e malati con annesso oratorio. Più precisamente questa trasformazione deve essere avvenuta tra il 1557 e il 1565 quando invece si fa menzione dell’Ospizio adibito dai religiosi a propria residenza e al quale è annessa un’osteria aperta sulla piazza. A questi anni deve risalire anche l’Oratorio dedicato a Sant’Ippolito e i cui affreschi furono eseguiti da Aurelio e Giovan Pietro Luini (due dei quattro figli del più celebre Bernardino, probabilmente ricavato con la ristrutturazione della cappella del Castello menzionata alla fine del ‘400 e nei primi decenni del ‘500. Nel 1769 Maria Teresa d’Austria soppresse tutti gli ordini religiosi e i relativi monasteri compreso la grangia di Viganò. In quell’anno i religiosi presenti erano 29. Nel corso del 1785 e del 1786 i beni del monastero vennero dapprima inventariati e poi messi all’asta pubblica. L’ospizio, le case, l’osteria, le cascine e le terre vennero disperse tra diversi acquirenti. Divenuta proprietà privata, è abitato da un gruppo di famiglie ed è sede di un’associazione (Mambre) , recentemente è stata completamente restaurata. Oggi, se ne ammira l’ingresso dalla attuale Piazza san Brunone. Si scorge sulla facciata esterna, più precisamente nella parte superiore del portone centrale, un affresco che risale al 1700 raffigurante l’apparizione della Vergine col Bambino e due monaci certosini. Nel centro si intravede la certosa di Pavia. L’affresco è sormontato da una targa in cui è inserita l’arma dell’antico ducato di Milano. All’interno dell’edificio v’è un piccolo cortile su cui si affaccia un interessante porticato. Apprezzabili sono un bel locale con due colonne in granito e volte a crociera adibito un tempo a sala capitolare e la cappella (Oratorio di Sant’Ippolito), restaurata nel 2008.
Sulla facciata posteriore della grangia è possibile vedere incise a graffito sul muro le date dei vari rifacimenti. Sopra il portone prospiciente il fossato si vede la data 1692 sovrastante la meridiana  con la scritta GRA CAR.

Le foto ed il breve video che seguono, ci mostrano alcuni scorci interessanti.

 

 

News: Riapre la “chiesa delle donne” della certosa di San Martino

Cari amici lettori di Cartusialover, è con grande entusiasmo che vi comunico una lieta, e per me emozionante, notizia riguardante la “mia”certosa.

Dopo 40 anni ha riaperto al pubblico la seicentesca “chiesa delle donne” della certosa e Museo di San Martino, lo scorso 13 dicembre, infatti, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione. A seguito di un importante restauro, che ha interessato la parte decorativa e quella architettonica dell’edificio, posto nel piazzale antistante la certosa napoletana, sono stati ripristinati i vividi colori degli affreschi del presbiterio, databili alla prima fase di edificazione di questa cappella esterna, e realizzati con ogni probabilità da Giuseppe Cesari, il Cavalier d’Arpino. È stata, inoltre, riscoperta la doppia pavimentazione originaria, databile al primo quarto del XVIII° sec , nella navata si può ora notare il pavimento in cotto arricchito da una greca maiolicata mentre nella zona del presbiterio nella pavimentazione sono inseriti elementi decorativi.

Detto ciò, va precisato che la presenza di una cappella esterna in ogni certosa, deriva dalla necessità venutasi a creare per il divieto assoluto, imposto dalla regola dell’Ordine certosino, di ingresso al complesso monastico per le donne. Tale proibizione fu confermata nei secoli da varie Bolle papali, emesse da Papa Giulio II, nel 1506 ribadita sia da Papa San Pio V, sia nel 1566-1572 con la Controriforma, sia da Gregorio XIII che da Papa Benedetto XIV nel 1757. La eventuale non osservanza prevedeva la pena di scomunica riservata dalla Santa Sede, vi ricorderete, che della unica eccezione vi ho parlato in un precedente articolo.

Alla certosa di san Martino, la edificazione di una chiesa esterna, con annesso giardinetto, piccola oasi di ristoro per quelle dame che si inerpicavano sulla impervia collina fu realizzata intorno al 1590, negli anni del Priore Severo Turboli, a cui si deve il forte impulso innovatore che avrebbe trasformato l’intero complesso monastico napoletano.

Alla cosiddetta chiesa delle donne lavorò anche l’architetto toscano Giovanni Antonio Dosio, la cui maniera è ben visibile nella bicromia bianco/grigio cara al Rinascimento fiorentino. Sulla facciata esterna di suddetta chiesa vi è un bassorilievo settecentesco in stucco, raffigurante san Bruno in preghiera nel deserto di Chartreuse a cui appare la Vergine. Sullo sfondo, il paesaggio aspro della Grande Chartreuse ed in un angolo un monaco in meditazione nel desertum. Terminato il restauro, il riallestimento interno è risultato estremamente difficile. Complessa è stata la ricerca dei dipinti che dovevano essere collocati sull’altare e sulle pareti laterali della navata, soprattutto a causa delle direttive reali che nel 1806, all’inizio del “decennio francese” (1806-1815), portarono alla requisizione di centinaia di dipinti della certosa. Attenti studi hanno permesso di ripristinare il nucleo di tre opere, come risulta da documenti e fonti del secolo XIX°. Si è così collocato sull’altare “La Madonna con Bambino che appare a San Bruno”, riferibile a Paolo Finoglio Il quale prende spunto dal ciclo disegnato da Giovanni Lanfranco e inciso da Theodor Krüger. Mentre sulle pareti laterali San Bruno eremita, una copia da Massimo Stanzione di Tommaso De Vivo datata 1822 probabilmente concepita nell’ ottocento per l’altare. Dall’altra parete una tela raffigurante Santa Barbara, che a seguito del recente restauro ne ha fatto scoprire la datazione, ovvero 1583.(consegnata dal Real Museo Borbonico ai certosini insieme ad alcune delle opere requisite in epoca francese e originariamente sita nella Cappella Palatina di Castel Nuovo).

A seguire, un reportage fotografico di quanto vi ho esposto ed un video con intervista alla direttrice della certosa e museo nazionale di san Martino, che ci spiegherà quanto fatto. Plauso a chi è riuscito a riconsegnare al territorio cittadino questa chiesa, piccolo tesoro, la cui memoria rimaneva in quei pochissimi fortunati che ricorderanno l’ultima messa celebratasi nel 1978. Il sottoscritto spera vivamente che molto presto la chiesa delle donne della certosa di san Martino possa riprendere vita con celebrazioni liturgiche, e diventare un punto di riferimento religioso, che vada ad integrarsi con la nota fama internazionale di attrattore turistico e culturale, del museo in esso presente.

Video intervista

La nostra grande eredità

– La nostra grande eredità –

videoreportage sulla

Certosa di Porta Coeli

Porta Coeli

Cari amici lettori di Cartusialover, ecco oggi per voi due brevi video tratti da un reportage sulla certosa spagnola di Porta Coeli. Il documento filmato fu realizzato nel 1991 per il programma televisivo “Pueblo de Dios” dalla emittente nazionale spagnola TVE1. La trasmissione comincia con una breve introduzione, ovvero “punto di vista” di J. Martin Descalzo, sull’Ordine certosino ed il suo fondatore San Bruno. A seguire il reportage all’interno delle mura certosine, fatta di immagini talvolta davvero preziose, come il fratello maniscalco alle prese con un incudine oppure il fratello che si dedica allo stirare i panni, oppure il funzionamento della tabula hebdomadaria. Gli ambienti monastici vengono descritti dallo speaker che descrive anche i momenti salienti della vita claustrale certosina. A seguire una simpatica intervista al priore dell’epoca, Dom Isidoro Maria Alonso, in essa egli ci spiega aneddoti reali ed inventati circa alcuni luoghi comuni attribuiti erroneamente ai certosini. Singolare la spiegazione dello stratagemma che ogni monaco ha escogitato, come una utile abitudine, per non riaddormentarsi dopo essere svegliato dalla campana per il Mattutino. Dom Isidoro, dopo aver risposto alla domanda dell’intervistatore sul sonno interrotto per l’ufficio notturno, ci svela un simpatico aneddoto. Ogni monaco dovendo rispondere alla campana della sveglia con un colpo di un bastone dato alla porta della cella per assicurare il fratello addetto alla sveglia di essersi realmente svegliato, onde evitare di riaddormentasi posiziona il bastone distante dal letto, così facendo è costretto ad alzarsi e quindi a svegliarsi.

Che sagacia!

Il filmato procede nel mostrarci immagini relative alla professione di Juan Jesus Zaldumbide Viadas alla presenza di alcuni familiari, ed in seguito la cerimonia di presa d’abito di due giovani novizi, uno spagnolo ed uno portoghese, e con la relativa formula per l’assegnazione della cella letta dal Padre Priore. Sono immagini di non perfetta qualità, ma che ritengo siano preziose ed interessanti per tutti coloro seguono con ammirazione e con interesse questo blog sull’ universo certosino.

Buona visione

Il nuovo vescovo di Evora in certosa

Vescovo in cattedrale per insediamento

Lo scorso 26 giugno Papa Francesco ha nominato Arcivescovo Metropolita dell’arcidiocesi di Évora (Portogallo) S.E. Mons. Francisco José Villas-Boas Senra de Faria Coelho, finora Vescovo titolare di Plestia ed Ausiliare di Braga.

Il Vescovo, fresco di nomina, da sempre amico dei certosini della certosa di Scala Coeli di Evora, i quali si sono scusati per non aver potuto partecipare alla sua solenne cerimonia di insediamento in Cattedrale, avvenuta il 2 settembre scorso, a causa delle rigide regole della clausura. Per questo motivo lo hanno invitato a partecipare in certosa ai festeggiamenti di sabato 8 settembre in occasione della festa solenne della Natività della Beata Vergine Maria. D. Francisco José Senra Coelho ha accettato volentieri l’invito dei monaci suoi amici, ed ha presieduto la concelebrazione eucaristica, ha poi condiviso, in silenzio, il pranzo con alcuni monaci in refettorio ed ha parlato poi con loro in una stanza di rappresentanza del Priore, ricordando a tutti che egli era il loro parroco e aveva preparato proprio in certosa, con un ritiro spirituale, la sua ordinazione episcopale. E’ ancora vivo il ricordo di quando esercitava da sacerdote il ministero dell’esorcismo e chiedeva ai certosini preghiere per il suo operato, convinto che “il demonio si espelle solo con tante orazioni”. Un altro attestato di stima verso i figli di San Bruno, fu quando le reliquie di Santa Teresinha passarono per la città di Evora e D. Francisco José Senra Coelho, volle che transitassero per la certosa per essere ossequiate dai monaci certosini. Un gesto di vero affetto e venerazione per la vita contemplativa!

Reliquie di santa teresinha

Al termine della giornata, cantando nel coro i Vespri solenni il Vescovo si è congedato dalla comunità certosina, manifestando loro ancora una volta il suo speciale affetto e devozione, impartendo loro la prima benedizione.

Per volontà dei monaci è stata effettuata una ripresa video della Santa Messa ecco a voi il filmato!

Video

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Una conferenza per San Bruno

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Cari amici lettori, questo articolo vuole informarvi di una recente manifestazione svoltasi in Portogallo alla gloria di San Bruno e dell’ordine monastico da lui fondato.

Lo scorso 6 e 7 ottobre in occasione della celebrazione di San Bruno, si è svolta nella ex certosa portoghese di Laveiras, oggi parrocchia, una conferenza. La lodevole iniziativa, voluta fortemente dal gruppo “Juntos pela Cartuxa” ha avuto un notevole successo di pubblico, grazie all’intento dei promotori, ovvero” rivivere il passato, celebrando il presente e guardando al futuro della cerosa di Laveiras”. L’incontro della durata di due giorni, si è svolto all’interno della chiesa dell’antica certosa, e si è concluso con la celebrazione della Santa Messa concelebrata dal priore Dom Antao Lopes della Certosa di Santa Maria Scala Coeli, a Évora, l’unica in Portogallo.

A seguire un reportage di foto e video della riuscita manifestazione, ed il testo del discorso del Padre Priore.

                                       Video conferenza                                                                                  

 Video Santa Messa

Discorso di Dom Antao

Cari Amici dell’Ordine Certosino e, pertanto, dei Certosini

L’apostolo Paolo chiamava “santi” i cristiani di Efeso, Corinto e Roma. Considero santi i parrocchiani di Laveiras. Ammiro il loro fervore. Soprattutto di coloro che si definiscono “Juntos pela Cartuxa” (Insieme per la Certosa). Uno dei suoi fondatori mi ha detto che, in pellegrinaggio ad Assisi, ha ricordato il recupero della Porziuncola di San Francesco e ha avuto l’ispirazione per recuperare l’antica Certosa di Lisbona.

Si sono organizzati “Insieme per la Certosa” e dopo diversi passi riusciti, siamo arrivati a questa celebrazione della festa di San Bruno. Il Santo sembra offrirci un futuro migliore per queste rovine. Un futuro che riposa nel passato.

Nel 2007 è stato pubblicato un libro con il titolo “A Cartuxa de Lisboa” ed il sottotitolo “Legado de Contemplação”. Questa è la migliore definizione di questi resti, chiesa, chiostro…Sono un passato, una storia, che diventano un’eredità.

Da tempo questa chiesa accoglie le celebrazioni della Messa, ma in un sistema molto scomodo. Grazie agli amici che sono insieme per la Certosa, questo può migliorare. La Parrocchia di Laveiras, potrà contare su questo luogo santo come supporto per il suo servizio pastorale al popolo di Dio di questo quartiere.

Quindi la parrocchia sarà in grado di specializzare questa cappella in una propria missione. E non solo la chiesa, ma i chiostri. E questa missione sarà la conservazione e la diffusione dell’eredità che queste pietre ospitano. Questi archi parlano, hanno e trasmettono un messaggio. Hanno una vita speciale composta dal marchio e dal sigillo lasciati per due secoli e mezzo dai monaci bianchi che vivevano qua.

Gli Amici “Insieme per la Certosa” intendono celebrare ed onorare il Fondatore dell’Ordine ogni anno durante la sua festa, come stiamo facendo. Approfitteranno di queste altre occasioni per raccogliere e convocare tanti altri amici che abbiamo.

In questi incontri si potrà e dovrà parlare della vita passata della Certosa della Valle della Misericordia. In questo potrà consistere il recupero di cui ha parlato e ha sognato il saggio Juan Mayo. Gli abiti bianchi dei monaci non saranno mai più qui. La mia straordinaria presenza è sufficiente, e sarà molto rara nel corpo ma costante nello spirito. Proprio perché ieri è stata la festa del nostro Fondatore, non potevo mancare nella mia Casa.

Ma oggi è la festa del Rosario, una devozione che è stata inventata dai certosini e quindi mi piace celebrare con voi. Come rappresentante dell’Ordine, ringrazio le prime autorità che hanno ascoltato e risposto all’appello dei nostri amici, il Ministero della Giustizia e la Camera di Oeiras. L’Ordine di San Bruno sosterrà con la sua consulenza, con i suoi documenti o materiale grafico, con i suoi archivi ed esperienze, tutti gli scopi, progetti e piani, le opere e gli studi, gli atti e gli incontri, che questa benedetta Parrocchia di Laveiras organizzerà ed anche coloro che si dedicheranno più strettamente al recupero sognato della Valle della Misericordia.

Il primo e principale aspetto di questa presenza dei vecchi monaci dovrà essere la liturgia, il culto divino. L’Ordine Certosino fu fondato per dare gloria a Dio. La preghiera è la nostra fine, la nostra occupazione e, soprattutto, la preghiera liturgica. Dicono che gli altri monaci cantano meglio, perché la convivenza permette loro di provare i canti. Ma i certosini sono i monaci che cantano di più, che trascorrono più tempo in chiesa. La Parrocchia di Laveiras può ricordare questo per prendersi particolarmente cura delle Messe che celebreranno in questa chiesa, la cui consacrazione celebra ogni anno l’anniversario, consapevole che i secoli pesano. Bene, stiamo vedendo come questa cappella può e deve essere meglio curata: tuttavia le persone che la adornano sono seguaci di tanti monaci sacrestani che per due secoli e mezzo hanno mostrato il loro amore a Gesù nel Santissimo Sacramento. I canti degli attuali fedeli, ora in portoghese, possono essere ascoltati come echi del canto diurno e soprattutto notturno di quegli antichi certosini che cantavano in latino.

I monaci, questi e tutti, hanno l’intenzione di essere santi. Alcuni, come abbiamo ascoltato dal Professore Mayo, sono entrati rossi nel cielo, con il loro stesso sangue. La cosa normale è entrare con il colore bianco, che è nella Bibbia, nella gloriosa Apocalisse, il colore dei predestinati. Anche nelle parrocchie deve esserci e c’è il desiderio di santità. Di recente, il nostro caro Santo Padre Francesco, ha ricordato a tutta la Chiesa che questa è la vocazione ed il dovere di tutti i cristiani. Possa il ricordo di questi specialisti della santità, così come degli specialisti del culto divino, che erano gli abitanti della Valle della Misericordia, stimolare questa nuova Parrocchia ed aiutare il suo Pastore ad aspirare alla più grande vicinanza a Dio nella gloria eterna.

Si dice che la Certosa fa santi ma li nasconde nella cella. Metto questo dettaglio come un esempio degli aspetti che questa Parrocchia può imitare dai suoi predecessori qua. Umiltà, discrezione, semplicità. Essere santi senza parere, senza che nessuno lo sappia.

Un’altra caratteristica dei certosini è l’intercessione. Ci preoccupiamo degli altri per chiedere a Dio per loro. Anche i fedeli di questa terra possono cercare di pensare agli altri, di interessarsi per tutti, dai più vicini o più bisognosi. Aiutare pregando per loro.

A prima vista, la gente pensa di imitare i certosini pregando di più e meglio. Ma non deve essere l’unica imitazione. Non tutti sanno che i certosini oltre a pregare per gli altri cercano di fare l’elemosina. È tradizione, è fama. Lo fanno vivendo nella povertà, spendendo il meno possibile, digiunando e lavorando. I fedeli, i parrocchiani, che vivono qui vicino e pregheranno qua, possono essere più generosi verso i poveri, anche a costo di un po’ più di austerità e rinuncia certosina nelle loro vite.

Sto parlando di questa Parrocchia, per opportunità e gratitudine. Ma potete essere consapevoli che ciò che fate per la “vostra” Certosa, e giustamente la considererete come vostra, è un servizio per tutta la Chiesa. “Insieme per la Certosa” non è egoismo, ma piuttosto l’amore per Dio, perché vivendo qua, avete ereditato e possedete un tesoro che non è solo vostro. Per mantenere vivo questo monastero, pur mantenendo viva la sua tradizione, ne beneficiano tutti di Lisbona e di tutto il Portogallo. Sfruttano le anime ed allo stesso tempo le menti. Favorisce la santificazione, ma anche tutto ciò che è storia alimenta la cultura degli uomini di oggi. Continuate, quindi, “Insieme per la Certosa”. La Certosa, anche da lontano, sarà con questa amata parrocchia, città, nazione.

 

Giorni felici in certosa

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L’articolo odierno, è un testo redatto da un amico di nome Andrea, il quale avendo trascorso alcuni giorni nella certosa di Serra San Bruno ha voluto donarci le sue emozioni. Grazie a lui per questa preziosa testimonianza.

Cari amici lettori di Cartusialover,

vi scrivo per parlarvi della mia esperienza di quattro giorni passati nella Certosa di Serra San Bruno, nell’estate del 2016 e che tutt’ora ricordo con piacere.
Tutto è iniziato guardando dei video su Youtube informandomi su tutti gli ordini della vita contemplativa, Benedettini, Trappisti, ma dopo poco mi rendevo conto che quello dei Certosini era l’ordine che più di tutti mi attirava per la sua radicalità, e con una forza misteriosa trovai il coraggio di scrivere al Padre Maestro della Certosa.
La prima cosa che mi sorprese fu la velocità con cui ricevetti una risposta via mail, la seconda fu quella che mi si chiedeva di inviare il mio Curriculum Vitae per poter capire se fosse il caso di ospitarmi. La richiesta del mio CV l’ho molto apprezzata perché mi è sembrato un modo per constatare che in Certosa “si fa sul serio”.

Il giorno prestabilito con il Padre Maestro della Certosa, arrivo col treno alla stazione di Lamezia Terme dove un laico incaricato di venirmi a prendere con la macchina mi porta dalla Stazione alla Certosa in quasi 1 ora di viaggio, poiché il luogo è molto impervio da raggiungere senza conoscere bene la zona. La prima consolazione che ho avuto è stato il colloquio con questo signore che guidava la macchina, con il quale ci siamo scambiati dei punti di vista sulla spiritualità certosina, sulla storia della Certosa ed è stato davvero una piccola palestra, quasi necessaria per arrivare preparato all’incontro col Padre Maestro.
Arrivato in Certosa, mi viene subito incontro il Padre Maestro che subito si scusa con me perché stava parlando con un operaio e pensava che mi avesse fatto subito una cattiva impressione, non avendolo trovato in silenzio. Io stupito dalla sua umiltà invece gli faccio capire che ero contento di essere lì e di iniziare questa avventura seppur breve con i monaci certosini.
Vengo accompagnato subito verso la mia camera, e il padre maestro mi spiega che prima di entrare nella camera di qualcun altro qualsiasi monaco deve rendere conto a Maria, c’è infatti un’inginocchiatoio fuori ogni camera con l’immagine della Madonna, e lì il monaco è tenuto a prostrarsi e recitare un Ave Maria prima di entrare nella stanza.

Entrati in camera mi spiega gli orari della Certosa, e io gli chiedo se posso recitare insieme a lui le diverse orazioni liturgiche che avrei dovuto recitare da solo, per imparare subito il loro modo di pregare. Il Padre Maestro inoltre mi ha dedicato in questi quattro giorni tantissimo tempo per parlare e confrontarci, ed ogni volta che gli aprivo la porta la prima cosa che diceva era “sia lodato Gesù Cristo” e questo mi riempiva di consolazione.

Ci siamo confrontati soprattutto su diversi brani del Vangelo, e sulle regole dei Certosini, di cui ho apprezzato immediatamente l’enorme umiltà e assenza di vanità. Si perché i monaci certosini non hanno mai un confronto con un laico che gli possa dire: “ che bella omelia” o “grazie per..” sono davvero rigorosamente al servizio del silenzio e della parola di Dio.

Il Padre Maestro della Certosa mi disse che la vita di un certosino è definibile, “olocausto d’amore”, dove nella massima letizia si vive tra quattro mura rivelando così a tutti il proprio limite di non riuscire nel mondo a trovare la stessa gioia che vi si trova stando nella massima clausura.

Mi ha sorpreso ovviamente sapere che i monaci certosini possono vedere soltanto 2 giorni all’anno parenti o amici, e che quando anche qualcuno dei propri parenti passi a miglior vita, loro non possono uscire dal monastero per i funerali.
Altre informazioni sulla vita del monaco certosino che mi hanno sorpreso è il modo anonimo in cui vivono, non potendo scrivere articoli o libri che possano firmare e pubblicare con il proprio nome, e il modo anonimo in cui muoiono, venendo stesi su una tavola di legno e sotterrati senza che vi sia il loro nome scritto da nessuna parte.

I monaci certosini si confessano più volte a settimana e hanno un momento di pausa dal silenzio nello “spaziamento” nei boschi con tutta la comunità di monaci. Io purtroppo non l’ho potuto fare, poiché il padre maestro riteneva più importante che io approfondissi con delle letture la loro spiritualità e nel dialogo con lui esaurissi tutte le domande che mi potevano venire in mente.

Parlare con il Padre Maestro era una consolazione in crescendo, mi ha detto parole e frasi così profonde e intrise di fede che non le ho volute nemmeno scrivere, pensavo che era ingiusto possederle, e le ho lasciate scorrere leggere e diritte nel cuore.

Un’esperienza che mi ha lasciato veramente colpito è stato pranzare solo in cella, non ho mai provato così tanta gioia a mangiare, e non mi sentivo affatto solo.

Ho sentito chiaramente la sensazione di una presenza del Signore che mi faceva compagnia, un po’ come il bambino nel film di “Marcellino pane e vino” faceva compagnia al Crocifisso, con quel modo così innocente e amorevole mi sono sentito avvolto di abbracci.

Pregare tutto il giorno ininterrottamente non lo avevo mai fatto, nemmeno durante i periodi di esercizi spirituali ignaziani, che rimangono comunque la migliore palestra per avvicinarsi a quel tipo di giornata oblativa. In quei giorni ho maturato una profonda gratitudine per tutte le esperienze che in diversi anni ho potuto fare grazie ai padri gesuiti, che mi hanno forgiato per bene alle più insidiose e costruttive esperienze religiose.

Il padre maestro della Certosa, mi aveva sconsigliato di partecipare alle lodi mattutine che iniziano alle 00.30 e finiscono verso le 3.00 del mattino poiché è difficile per chi è da pochi giorni con loro abituarsi ad i loro ritmi giornalieri, andare a dormire alle 20 e svegliarsi alle 00.00, ma io volevo esserci e una sera vi partecipai.

E’ veramente difficile stare dietro alla liturgia certosina in quelle ore di notte piena, ma è stata un’esperienza di grande prova, che mi ha fatto capire anche perché sono chiamati “gli atleti di Dio”, non so quante volte durante le lodi mattutine si inginocchiano, si alzano, si siedono, cantano.
Durante tutti i momenti in Chiesa, nella liturgia delle ore, non stanno mai fermi, e durante la messa prima dell’eucarestia si stendono completamente faccia a terra, la messa è bisbigliata e al posto dell’omelia c’è un grande momento di silenzio. Il momento della pace e dell’eucarestia è molto bello e dà grande prova di cosa significhi comunità.

Parlando col padre maestro di cosa facessero i monaci prima di entrare in certosa, ho anche afferrato che lì non ci vanno mica persone che si vogliono nascondere, o abituate alla solitudine e al silenzio, ma soprattutto persone che erano abituate a vite perfettamente inserite nella società.
Tra i monaci c’era chi era pilota dell’aeronautica, chi professore universitario alla Sorbona, chi calciatore famoso, e chi operaio metalmeccanico.

Mentre stavo aprendo una porta, un monaco incappucciato pure ne stava aprendo una che confinava sulla parete vicina, e mi disse…”di dove sei? ed io..Napoli…e mi fa..viva Pino Daniele, dovrebbero farlo santo..”e mi strappò un sorriso, poiché anche a me piace molto…ma credetemi non pensavo mai che mi potessero dire una frase così dentro una certosa…. Seppi poi, che quello è il converso che il sabato prepara anche le pizze per i confratelli…evidentemente ha una forte passione per Napoli.

Voglio sottolineare che la cosa che mi ha stupito è che per essere un ambiente ecclesiastico è un ambiente molto “virile”, pieno di gladiatori della fede, guerrieri della preghiera che hanno posto Gesù Cristo prima di ogni cosa e prima di se stessi.

Ah dimenticavo…il Padre Priore quando me ne andai, sentendomi dire che avevo trascorso giorni felici, mi salutò dicendomi sorridendo..testuali parole…”torna e cerchiamo di moltiplicare i giorni felici”

In regalo a tutta la comunità dei Certosini ho lasciato una poesia che scrissi qualche anno prima pubblicata dalla fondazione mario luzi, e che mi sembrava perfetta per la loro spiritualità.

Rimasi in contatto via mail con il padre maestro, il quale mi disse che questa poesia è piaciuta così tanto che l’hanno affissa come preghiera comunitaria in bacheca, che onore!!
Ve la lascio qui di seguito :

Cripta

Sole a Febbraio,
retaggi d’Aprile,
colori distesi da scherzi e risate..

Il dissesto?!
Le ombre felpate
di un silenzio falsato..

Per oggi,
per ieri e per domani..

a Dio..

Il salubre fresco,
avvolge lo spazio
piccolo e cieco..
.. viene scemando in un canto sottile..
spiegato..

Ascolta!
Non pensare..

a nulla,
serve,
gestire..

o il timido gesto
di capire..

Qui,
in questa valle adorata,
ridonda il frastuono
della gratuità..


e all’arrivo di quel piccolo dono,
di nome Mattino..
la gente tesa e occupata
voltandosi,
per un solo momento
aggancia la gloria..

“Eccolo,
egli sta dietro
il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate”..

Perpetuo ed immenso rimane
il giacere nello splendore
che, seppure da lontano narrato,
giunge al diamante baglior
siderale..

Meraviglia..

Sì, Signore,
libera il fiume,
dalle imponenti dighe
sorrette dal timore..

Ora,
non posso più fermare
quel mio coraggio,
avvolto dal più puro candore..

Remo..
e miro alla volta celeste,
che rapito,
mi ossigena di raccolto profumo..
per intero,
perdono..

 

Consiglio a tutte le persone in vera ricerca di Dio e con il desiderio di pregare di fare un’esperienza in Certosa.

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Sulle orme di San Bruno V edizione

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Lo scorso 30 giugno, più precisamente durante la notte tra il sabato e la domenica primo luglio, si è svolta la V edizione del pellegrinaggio ” Sulle orme di San Bruno”. All’ormai consueto percorso di circa 23 km, che si snoda dalla cattedrale di Notre-Dame di Grenoble fino alla Grande Chartreuse, per una elevazione fino a 1273 metri, hanno partecipato un centinaio di persone, tra cui molti habitué ed altri neofiti La manifestazione ha avuto inizio alle ore 22 di sabato con una benedizione del sacerdote Patrick Faure, a cui ha fatto seguito la distribuzione di torce ai partecipanti.

Gli escursionisti hanno sfilato per il centro di Grenoble tra lo stupore e lo sguardo meravigliato dei curiosi che domandavano il perchè di quella manifestazione. Al seguito dei pellegrini vi era un nutrito gruppo di volontari di varie parrocchie, i quali hanno sostenuto i partecipanti offrendo loro generi di ristoro. Ad ogni sosta, Padre Faure ha dedicato del tempo alla preghiera. Sono stati letti diversi passi della Bibbia ed alcune letture di monaci certosini. A notte fonda, verso le ore 2, il gruppo di pellegrini è giunto alla chiesetta di Sappey en Chartreuse, aperta eccezionalmente per l’occasione e Padre Faure ha spiegato agli astanti: “Ci uniremo alla preghiera certosina per il loro servizio notturno, è il loro momento preferito, quando il resto degli uomini dormono, sanno che stiamo arrivando”.

Alle 5 del mattino quando il sole lentamente saliva per dare inizio ad un nuovo giorno, ed a sole tre ore dalla certosa, i pellegrini dopo dieci ore di cammino cominciavano ad essere stanchi. Sulle orme di San Bruno, e dei suoi sei compagni ( le sette stelle) i quali avevano percorso quei luoghi 934 anni orsono, guidati dal giovane vescovo Ugo di Chateauneuf per andare a fondare l’Ordine certosino. Il corteo ha proceduto in silenzio, nel tentativo di ripercorrere anche l’ideale bruniano secondo il quale l’unico modo per trovare Dio è in silenzio. Alle 7, i partecipanti hanno iniziato l’ultimo tratto che conduce alla Grande Chartreuse, l’itinerario si è concluso con una santa messa celebrata nella cappellina esterna alle ore 8 da un monaco certosino. A seguire una visita al museo della certosa. I miei complimenti e ringraziamenti vanno a Michel Lecomte, vicepresidente dell’Associazione AAVC (Associazione ausiliaria della vita certosina), che è il promotore di questo lodevole evento. A seguire un reportage fotografico dell’evento.

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