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Il busto di San Bruno restaurato

 

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Cari amici, come vi ho testimoniato in precedenti articoli il busto reliquiario del Nostro amato San Bruno ha subito un delicato intervento di restauro. Dopo alcuni mesi possiamo ammirarne attraverso immagini eloquenti, il superlativo risultato ottenuto, che ha portato brillantezza al meraviglioso busto conservato nella certosa di Serra San Bruno. Lo scorso venerdì 19 novembre, si è tenuto nei locali del Museo della Certosa, un incontro di studio riguardante il restauro, vi sono state relazioni dello storico Tonino Ceravolo (“Depositio, inventio, memoria. Le reliquie di San Bruno nell’età medievale e moderna”) e del professor Domenico Pisani (“Il busto argenteo di San Bruno. Aspetti storico-artistici”), oltre ad un’intervento del Padre Priore Dom Ignazio Iannizzotto, ed alcune considerazioni del dott. Antonio Adduci, responsabile del restauro del Busto argenteo.

I video che seguiranno offertici dalla redazione degli amici di “On the News”, a cui vanno i miei ringraziamenti, ci consentiranno di partecipare da remoto a questa splendida iniziativa.

Circa le potenti immagini un grazie particolare all’amico Raffaele Timpano, che come sempre ci offre delle fotografie stupende.

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Dom Marianus Marck, da principe a certosino

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Il monaco certosino che oggi intendo farvi conoscere ha una storia personale particolare, che mi preme raccontarvi.

Friedrich Alfred, principe di Sassonia-Meiningen, nacque il 5 aprile 1921 a Jena. Egli ha ha vissuto con la sua famiglia in Turingia, prima di frequentare un liceo classico a Stoccarda dal 1930, dove si è poi diplomato con un diploma militare. Fu arruolato come soldato nel 1939, ma a causa di una grave polmonite, fu presto in grado di lasciare l’esercito dopo un periodo trascorso in ospedale. Dal 1942 studia silvicoltura e filosofia a Friburgo, per poi studiare teologia nel 1947, a Bamberg. Dall’ottobre del 1947 all’ottobre 1950 lo troviamo all’Università dei Gesuiti di Innsbruck. Friedrich voleva diventare un prete. Il 31 luglio 1949 fu ordinato diacono. Il principe di Sassonia-Meiningen prese una nuova decisione, il 15 giugno 1950 entrò nell’abbazia benedettina di Niederaltaich. Fin dall’inizio ha portato il nome Marianus Marck.

Non voleva essere “il principe”. Solo il suo abate, infatti, conosceva le sue nobili origini!

Fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1950 dal responsabile locale Ordinarius, il vescovo di Passau, Konrad Landersdorfer. Il 1° novembre 1953, giorno di Ognissanti, scrisse una lettera di addio alla sua famiglia ed ai suoi amici. Due giorni dopo, il 3 novembre 1953, padre Marianus lasciò il suo monastero, l’abbazia benedettina di Niederaltaich. Il 18 novembre 1953 fu il giorno in cui Marianus Marck arrivò nella Grande Chartreuse. A 32 anni, durante il postulato padre Marianus indossava ancora l’abito monastico dei benedettini prima di essere vestito, trascorsi tre mesi, da novizio, .

Il giorno della Candelora, il 2 febbraio 1959, il monaco Marianus Marck emise i voti solenni, la professione perpetua, nella Grande Chartreuse. Nel 1962 Dom Marianus soggiorna per alcune settimane nella certosa svizzera di La Valsainte. Egli fu incaricato di sovrintendere ai preparativi per il trasferimento della certosa di Hain da Düsseldorf a Marienau in Allgäu. Si trattava di gestire le trattative immobiliari, i costi ed i piani di costruzione. I suoi superiori credevano che come nobile tedesco potesse avere maggiori facilità di rapportarsi con le autorità tedesche.

Durante questo periodo egli scrisse anche un memorandum dal titolo “La costruzione di una certosa”. Dom Marianus avrebbe gradito che la nuova certosa tedesca fosse stata posta sotto il patrocinio del Cuore di Maria. I superiori dell’ordine inviarono Dom Marianus alla certosa di Parkminster in Inghilterra nel settembre 1962. Qui averbbe dovuto dedicarsi alla contabilità. Dopo il suo ritorno alla Grande Chartreuse, quasi otto anni dopo, il 9 luglio 1970, fu nominato temporaneamente sacrestano. Subito dopo, dovette viaggiare di nuovo, poichè il il 23 agosto del 1972 fu inviato alla certosa della Trasfigurazione nel Vermont, negli Stati Uniti. Su richiesta del priore lì, gli viene affidata la carica di procuratore. Come tale, fu anche responsabile della formazione dei fratelli monaci fino al 1991. Fino al marzo 1994 è stato anche vicario del priore.

Ma purtroppo da quel momento divenne chiaro che Dom Marianus si stava ammalando, divenne smemorato e fragile. I medici diagnosticarono il morbo di Parkinson e la demenza di Alzheimer. Fu trasferito in una casa di cura, accompagnato da due suoi confratelli.

Dom Marianus Marck morì il 18 settembre 1997 ed il giorno successivo fu sepolto nel cimitero della certosa americana.
Il segreto del suo titolo nobiliare, fu tenuto fino alla sua morte, molti che lo conobbero hanno saputo solo dopo tanti anni, che Dom Marianus era un aristocratico di altissimo livello. Si è saputo che egli si trovava nella lista dei possibili candidati per sposare la principessa britannica Elisabetta, l’attuale regina del Regno Unito. L’unica condizione che fu posta al giovane principe di Sassonia-Meiningen Friedrich Alfred, fu quella di diventare protestante. Egli rifiutò categoricamente, e dopo poco decise di entrare in certosa. Sua sorella Regina Helene Elizabeth Margarete Prinzessin von Sachsen-Meiningen, era sposata con Otto von Habsburg, figlio del Beato Carlo, l’ultimo imperatore austro-ungarico.

Fin qui, vi ho narrato la storia di questo certosino dal passato nobile, che ha rinunciato a tutto per trovare Dio nel silenzio e nella solitudine della clausura certosina. In un prossimo articolo, vi proporrò il titolo funebre dedicatogli da Dom Andrè Poisson.

Dom Marianus Marck in USA

“Una vita in certosa” dvd terapeutico

DVD

L’articolo di oggi è rivolto a tutti coloro che non hanno già acquistato il DVD di cui vi parlerò. Premetto che la promozione di questo prodotto ha il fine di stimolare la vocazione verso la vita monastica certosina, nonchè aiutare con un piccolo contributo la sopravvivenza delle comunità femminili certosine.

“Una vita in certosa”

dalla notte del mondo alla notte pasquale

Da quasi novecento anni le monache certosine hanno abbracciato una vita di solitudine al seguito di san Bruno.

Al di là dell’apparente monotonia della quotidianità, scandita dalla campana, dalla liturgia delle ore e delle stagioni, le suore ci invitano a un viaggio interiore attraverso i secoli della vita: fervore del primo amore, tempi di aridità guerra spirituale e, infine, serenità da cuore a cuore con Cristo.

Per la prima volta le monache certosine hanno aperto le porte dei loro monasteri per trasmettere attraverso il linguaggio sensibile dell’immagine, del suono e dei testi che hanno composto, che è l’essenza della loro vita contemplativa.

Scoprirete quindi la vita nascosta delle monache certosine della Corea del Sud, dell’Italia e della Francia, una vita perfettamente libera, fatta di adorazione, ammirazione e lode.

Preghiera, lavoro, studio, lavoro quotidiano, vita fraterna … costituiscono la cornice in cui si effonde una libagione d’amore per l’onore di Dio.

Questo montaggio di 49 minuti ci permette di condividere la vita quotidiana spogliata e ricca di vita interiore, di queste donne del XXI° secolo che hanno lasciato tutto per servire Qualcuno. Per questo “Une vie en Chartreuse” ci immerge nel silenzio certosino, come un balsamo calmante quando il trambusto della vita ci travolge.

Vi allego immagini deliziose tratte dal video, che a breve avrà traduzione in altre lingue e forse diffusione su piattaforma digitale. Nell’attesa, questo è il link per l’acquisto online.

Voglio inoltre rivolgere un appello a coloro che già hanno acquistato o acquisteranno il DVD, in maniera particolare a chi vive negli Stati Uniti, Canada, Irlanda, Regno Unito, Nuova Zelanda o Australia, dopo averlo ammirato potrebbero considerare di inviarlo al proprio vescovo locale e chiedergli di considerare di invitare la Comunità a stabilire una fondazione nella propria diocesi! O alternativamente di diffondere e divulgare il DVD al proprio direttore delle vocazioni, al fine di condividerlo con quelle donne che possano essere inclini ad essere chiamate ad una tale vita.

Cartusialover si sente investito di questo delicato compito, individuando una urgenza di vocazioni femminili, preghiamo dunque per le vocazioni, ma adoperiamoci.

Ora godiamoci queste splendide immagini!

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La certosa di Genova ed i suoi “rissêu”

Cartusia risseu

Oggi voglio parlarvi della Certosa di San Bartolomeo di Rivarolo a Genova. Questo complesso monastico sorto nel 1297 ed abbandonato dai certosini nel 1797 per la soppressione degli ordini monastici, fu trasformato in chiesa parrocchiale, oggi ancora attiva. Delle sue vicende storiche vi rimando all’articolo sul sito Cartusialover. Premesso che nel 1519 fu costruito il monumentale chiostro grande, di rara eleganza che risulta essere stato il chiostro più grande della Liguria, e che consentì l’aumento del numero delle celle portandole a 18. Ma ora voglio illustrarvi il piccolo chiostro, realizzato nel 1530 e composto da 32 colonne di ordine tuscanico che è caratterizzato dalla sua originale pavimentazione perimetrale a “rissêu”.

Ma che cosa è il “rissêu”?

Il risseu o rissêu è un termine genovese usato per indicare un ciottolo, forse derivante dal francese ruisseau ruscello.

Essa è una particolare pavimentazione tipica della Liguria e che consiste in un mosaico realizzato con acciottolato di pietre solitamente bianche e nere con le quali venivano pavimentati gli spazi esterni di chiese e conventi. Ciottoli di pietra disposti come petali di fiori che seguono antichissime tradizioni orientali, ma che sembra anche riferirsi all’ usanza di ricoprire di fiori freschi le strade, durante la processione del Corpus Domini.

La posa di un “rissêu” era preceduta dalla realizzazione di un disegno precostituito sulla pavimentazione da decorare, su cui si sarebbe basata l’opera. Il fondo era costituito da una malta di calce e porcellana in polvere. La ricerca meticolosa di ciottoli scelti per la forma ed il colore sul greto di fiumi, torrenti spiagge o cave impegnava tempo ed impegno.

Alla certosa, questo monumentale pavimento mosaico a “rissêu” realizzato tra il 1572 ed 1671, è il più antico esempio noto in Liguria di pavimento a mosaico di ciottoli. Essso si estende per 720 metri quadrati lungo il perimetro del chiostro ed è tra i più raffinati e complessi, si sviluppa in 36 riquadri con cornice decorati con motivi apparentemente astratti. Ogni riquadro raffigura un universo con un forte impatto visivo, disegni ipnotici con geometrie e contrasti di cromie, realizzato dai certosini per consentire nell’osservazione un ausilio alla meditazione, mentre passeggiavano tra il colonnato claustrale. Le condizioni di conservazione di questo piccolo tesoro, custodito nell’attuale parrocchia di San Bartolomeo della certosa, sono alquanto precarie, auspichiamo che presto le autorità competenti possano intervenire per ridare lustro a questo pregiato manufatto, da tutelare e riportare all’antico splendore.

A seguire una sequenza di immagini che vi permetteranno di ammirare ciò di cui vi ho parlato.