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La certosa di Trisulti riapre!

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Carissimi amici, sono lieto di annunciarvi la riapertura della certosa di Trisulti.

Ma facciamo una premessa, la certosa fu abbandonata dai certosini nel 1947, e da quella data fu affidata ai monaci cistercensi della Congregazione di Casamari. Questi fino al 2015 facevano da custodi al complesso monastico prezioso scrigno di tesori architettonici, artistici, storici e religiosi. Ma a causa della penuria di monaci cistercensi, gli ultimi che la abitarono erano ormai vecchi e malati, se ne dispose la chiusura. Dopo varie traversie, nel 2018 fu affidata alla associazione “Dignitatis Humanae Institute”, la quale avrebbe dovuto gestirla per 19 anni con l’intenzione di aprire, nell’antico monastero, una scuola sovranista. Da quel momento, tante sono state le polemiche e le inchieste giornalistiche che hanno rivendicato la certosa come bene comune, al punto che lo scorso 15 marzo è stata revocato l’affidamento, e la certosa è stata riconsegnata il 26 luglio ad una società della Regione Lazio che in soli tre mesi con il sostegno del Ministero della Cultura, proprietario della struttura ha predisposto la riapertura del sito. Dopo i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria che hanno interessato la struttura nei mesi estivi, infatti, il Ministero della Cultura e la Regione Lazio, hanno presentato il nuovo corso della gestione del bene, definendone anche le modalità di fruizione.

Ciò detto, lo scorso 8 novembre, è stata annunciata dalle autorità presenti, su tutti il Ministro della Cultura ed il presidente della Regione Lazio, la riapertura ufficiale. Inoltre, è stato ribadito che l’ingresso alla certosa sarà libero e gratuito per tutti i giorni della settimana e si potranno tornare a visitare tutti gli ambienti monastici, ovvero l’antica farmacia ed i suoi splendidi giardini, la piazzetta con il belvedere panoramico, la Chiesa, il grande chiostro rettangolare su cui si affacciano le antiche celle dei monaci, il monumentale refettorio interno, e la peschiera.

Di notevole valore la Biblioteca Statale monumentale, che è dislocata nel Palazzo di Innocenzo III e nel Palazzo della Meridiana, e che conta circa 36mila volumi storici e 5mila pergamene, consultabili da tutti coloro interessati ai testi per motivi di ricerca e studio.

In seguito, invece, verranno resi visitabili anche il piccolo chiostro ed il cimitero dei monaci, nonchè la sala capitolare con i suoi dipinti murali e gli altari realizzati alle fine del ‘700, ambienti questi appena restaurati. Un’altra splendida notizia è che con la riapertura della certosa, riprenderanno nella chiesa dedicata a San Bartolomeo, le funzioni religiose (solo nei giorni festivi), restituendo così il ruolo di luogo di culto tanto sentito dal territorio e dalla comunità locale. La Santa Messa verrà celebrata quindi la domenica alle ore 11.

tARGA Orari

Apprendo e diffondo con voi, questa lieta notizia, finalmente dopo tante traversie la splendida Certosa di Trisulti ritorna ad essere un luogo che potrà essere ammirato da tanti turisti che vorranno apprezzarne le bellezze artistiche ed assaporare le tracce della quiete monastica e della spiritualità che questo sito emana.

A seguire un video con gli interventi degli intervenuti.

News: Riapre la “chiesa delle donne” della certosa di San Martino

Cari amici lettori di Cartusialover, è con grande entusiasmo che vi comunico una lieta, e per me emozionante, notizia riguardante la “mia”certosa.

Dopo 40 anni ha riaperto al pubblico la seicentesca “chiesa delle donne” della certosa e Museo di San Martino, lo scorso 13 dicembre, infatti, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione. A seguito di un importante restauro, che ha interessato la parte decorativa e quella architettonica dell’edificio, posto nel piazzale antistante la certosa napoletana, sono stati ripristinati i vividi colori degli affreschi del presbiterio, databili alla prima fase di edificazione di questa cappella esterna, e realizzati con ogni probabilità da Giuseppe Cesari, il Cavalier d’Arpino. È stata, inoltre, riscoperta la doppia pavimentazione originaria, databile al primo quarto del XVIII° sec , nella navata si può ora notare il pavimento in cotto arricchito da una greca maiolicata mentre nella zona del presbiterio nella pavimentazione sono inseriti elementi decorativi.

Detto ciò, va precisato che la presenza di una cappella esterna in ogni certosa, deriva dalla necessità venutasi a creare per il divieto assoluto, imposto dalla regola dell’Ordine certosino, di ingresso al complesso monastico per le donne. Tale proibizione fu confermata nei secoli da varie Bolle papali, emesse da Papa Giulio II, nel 1506 ribadita sia da Papa San Pio V, sia nel 1566-1572 con la Controriforma, sia da Gregorio XIII che da Papa Benedetto XIV nel 1757. La eventuale non osservanza prevedeva la pena di scomunica riservata dalla Santa Sede, vi ricorderete, che della unica eccezione vi ho parlato in un precedente articolo.

Alla certosa di san Martino, la edificazione di una chiesa esterna, con annesso giardinetto, piccola oasi di ristoro per quelle dame che si inerpicavano sulla impervia collina fu realizzata intorno al 1590, negli anni del Priore Severo Turboli, a cui si deve il forte impulso innovatore che avrebbe trasformato l’intero complesso monastico napoletano.

Alla cosiddetta chiesa delle donne lavorò anche l’architetto toscano Giovanni Antonio Dosio, la cui maniera è ben visibile nella bicromia bianco/grigio cara al Rinascimento fiorentino. Sulla facciata esterna di suddetta chiesa vi è un bassorilievo settecentesco in stucco, raffigurante san Bruno in preghiera nel deserto di Chartreuse a cui appare la Vergine. Sullo sfondo, il paesaggio aspro della Grande Chartreuse ed in un angolo un monaco in meditazione nel desertum. Terminato il restauro, il riallestimento interno è risultato estremamente difficile. Complessa è stata la ricerca dei dipinti che dovevano essere collocati sull’altare e sulle pareti laterali della navata, soprattutto a causa delle direttive reali che nel 1806, all’inizio del “decennio francese” (1806-1815), portarono alla requisizione di centinaia di dipinti della certosa. Attenti studi hanno permesso di ripristinare il nucleo di tre opere, come risulta da documenti e fonti del secolo XIX°. Si è così collocato sull’altare “La Madonna con Bambino che appare a San Bruno”, riferibile a Paolo Finoglio Il quale prende spunto dal ciclo disegnato da Giovanni Lanfranco e inciso da Theodor Krüger. Mentre sulle pareti laterali San Bruno eremita, una copia da Massimo Stanzione di Tommaso De Vivo datata 1822 probabilmente concepita nell’ ottocento per l’altare. Dall’altra parete una tela raffigurante Santa Barbara, che a seguito del recente restauro ne ha fatto scoprire la datazione, ovvero 1583.(consegnata dal Real Museo Borbonico ai certosini insieme ad alcune delle opere requisite in epoca francese e originariamente sita nella Cappella Palatina di Castel Nuovo).

A seguire, un reportage fotografico di quanto vi ho esposto ed un video con intervista alla direttrice della certosa e museo nazionale di san Martino, che ci spiegherà quanto fatto. Plauso a chi è riuscito a riconsegnare al territorio cittadino questa chiesa, piccolo tesoro, la cui memoria rimaneva in quei pochissimi fortunati che ricorderanno l’ultima messa celebratasi nel 1978. Il sottoscritto spera vivamente che molto presto la chiesa delle donne della certosa di san Martino possa riprendere vita con celebrazioni liturgiche, e diventare un punto di riferimento religioso, che vada ad integrarsi con la nota fama internazionale di attrattore turistico e culturale, del museo in esso presente.

Video intervista