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Oggi 6 ottobre, San Bruno

San Bruno in Gloria (M. Stanzione certosa di san Martino napoli

San Bruno in gloria (M. Stanzione – certosa di San Martino Napoli)

Festività di San Bruno

Oggi 6 ottobre, in occasione della ricorrenza della festività di San Bruno, miei cari amici lettori, voglio offrirvi una splendida omelia di un priore certosino. Questo sublime testo fu pronunciato il 6 ottobre del 1969, A seguire per completare questo giorno di festa, una breve preghiera da rivolgere al nostro amato San Bruno.

Miei cari Padri e Fratelli,

Tra le qualità che colpiscono maggiormente San Bruno c’è l’obbedienza. Ha dato testimonianza in una delle circostanze più gravi della sua vita. Un giorno il papa lo chiamò a Roma e dovette sacrificare il suo lavoro, più probabilmente del suo lavoro, il suo amore per la dolcezza della solitudine.

Se si trova nelle sue lettere un profondo dispiacere per la solitudine del deserto della Chartreuse, per il bene dei suoi fratelli, mai però si trova una parola di reclamo o recriminazione. Si può dire che si è sottomesso totalmente all’autorità del suo superiore.

Questa è una cosa molto difficile, lo sappiamo tutti. Questo probabilmente deriva dal problema che abbiamo nel vedere la volontà di Dio attraverso la volontà del superiore, perché chi di noi vorrebbe separarsi da Dio, rifiuterebbe di obbedire a lui? Ma il superiore è un uomo, e non possiamo credere che rappresenti la volontà di Dio per noi.

Sicuramente la superiorità è un’esigenza di santità. Normalmente il superiore dovrebbe essere così unito a Cristo, se partecipa alla vita trinitaria, che la sua parola e i suoi ordini procedano sempre dalla sua unione con Dio. Questo è l’ideale, e ogni superiore deve lottare per questo.

Tuttavia, Dio stesso permette e vuole che il superiore non sia sempre un santo, e che anche senza che sia sempre colpa sua. Sebbene possa tendere alla perfezione, non è ancora lì, è ancora solo in questa fase della vita spirituale voluta da Dio. Dio ha voluto così, e gli ordini e i consigli del superiore saranno indubbiamente avvertiti dalla sua imperfezione. Ciò non significa che i suoi ordini non corrispondano alla volontà di Dio su di noi.

Inoltre, indipendentemente dalla questione della sua santità, il superiore mantiene sempre il suo temperamento umano. Cristo non ha avuto il suo? Non era ebreo? Ogni giudice con il suo temperamento, le sue idee, la sua esperienza, come fare altrimenti? Dio voleva che la sua volontà attraversasse un superiore umano mentre il suo messaggio passava attraverso il Cristo umano. Niente ma molto normale; ma per colui che deve obbedire, è molto difficile da accettare, perché ci costringe ad abbandonare il nostro punto di vista umano, possiamo, e molto preferibile credere legittimamente  a quello dei nostri superiori. Perché bisogna anche osservare che, proprio come il superiore ha difetti soprannaturali desiderati da Dio, ha, ancor più, limiti umani che dobbiamo accettare. Niente è più facile che allevarli, criticarli, ma uno distrugge così tutta l’obbedienza soprannaturale e tutta la fiducia. Perdiamo la pace della sua anima.

Dobbiamo anche riconoscere che ci sono superiori infedeli che si lasciano guidare dalle loro passioni. È quindi molto difficile, ammettiamolo, vedere nei loro ordini la volontà di Dio. C’è quindi una bugia nel piano di Dio.

Questa menzogna del superiore rende dolorosa l’obbedienza e, in una certa misura, la partecipazione a questa menzogna. Un’anima giusta soffre all’infinito, tuttavia deve obbedire, a meno che il superiore non comandi un atto malvagio. La ragione è semplice. Nel cuore della Trinità, il Padre e il Figlio sono uno, hanno solo un’intelligenza, una volontà, un’azione. Il Padre dà tutto al Figlio, il Figlio riceve tutto. In questo dono e accettazione del dono che fonda la loro unità, è l’ideale divino dell’obbedienza religiosa. Il superiore e l’inferiore devono essere uno, devono essere uniti nella loro intelligenza, nella loro volontà, nella loro azione. Ma se, infedele alla grazia di Dio, il superiore non si dà come dovrebbe, non è una ragione per cui l’inferiore rinuncia ad essere l’immagine del Figlio. Se rifiuta, se si oppone al superiore, mentisce al ruolo che Dio ha inteso per lui, e Dio può solo allontanarsi da una comunità in cui non riconosce più se stesso. E così è il superiore. L’infedeltà degli inferiori non gli conferisce il diritto di rinunciare al suo ruolo di principio, di padre. Qualunque cosa accada, deve continuare a dare se stesso e ad avere fiducia.

Spesso anche il dono persistente del padre e la fiducia nascono dell’amore nell’anima del figlio infedele, come l’amore e la fedeltà del Figlio nel Padre svegliare sentimenti avrebbe potuto dimenticati.

Questo è l’esempio che ci hanno dato sia Bruno che Beato Urbano. Si potrebbe pensare che chiamando San Bruno a Roma, facendolo uscire dal suo eremo del Delfinato quando per così tanto tempo l’aveva perso di vista, il Santo Padre era troppo veloce ed era guidato dal suo affetto , il suo desiderio di avere un uomo che amava vicino a lui. San Bruno non si indurì, obbedì umilmente a un ordine che, certamente, non rispettava le sue attrazioni e la sua profonda personalità. Non ha fatto domande, semplicemente ha obbedito, e se non è stato senza strappi, è stato almeno senza recriminazioni, senza critiche, con tanto amore. Non ha chiuso il suo cuore, e Urbano lo ha capito così bene che nella sua fiducia ha voluto consacrarlo vescovo.

Ma è lì che vediamo ciò che un’anima fedele può fare. Vedendo San Bruno, così obbediente e così umile, il papa sentì di aver commesso un errore e che era volontà di Dio che il suo vecchio maestro rimanesse nel deserto. Non solo glielo permise, ma favorì la sua installazione nel deserto della Calabria. Tra loro, non c’erano più nuvole. L’obbedienza di Bruno aveva vinto, l’unione dei cuori del padre e del figlio era completa. E questa è una grande lezione per noi. Quale superiore non ha sofferto per i suoi inferiori? Quale inferiore non ha sofferto per i suoi superiori? Lo sappiamo tutti. Come San Bruno, come Urbano II, non si dovrebbe mai chiudere le nostre anime l’un l’altro, ma sempre cercano di raggiungere questa unione ci cui ideale è nella Trinità, e che dovrebbe essere nostra per l’eternità . Così sia.

Festività di San Bruno 1969

San Bruno

Orazione a san Bruno

Oh Dio, Padre misericordioso, che chiamasti San Bruno alla solitudine del deserto per fondare l’Ordine Certosino, ti chiediamo che attraverso la sua intercessione ci liberi dalle tristezze del mondo e ci conceda il dono della pace e l’allegria spirituale che hai promesso a coloro che perseverano nel cercarti.

A M E N

Sulle orme di San Bruno V edizione

28pellegrinAGGIO san bruno

Lo scorso 30 giugno, più precisamente durante la notte tra il sabato e la domenica primo luglio, si è svolta la V edizione del pellegrinaggio ” Sulle orme di San Bruno”. All’ormai consueto percorso di circa 23 km, che si snoda dalla cattedrale di Notre-Dame di Grenoble fino alla Grande Chartreuse, per una elevazione fino a 1273 metri, hanno partecipato un centinaio di persone, tra cui molti habitué ed altri neofiti La manifestazione ha avuto inizio alle ore 22 di sabato con una benedizione del sacerdote Patrick Faure, a cui ha fatto seguito la distribuzione di torce ai partecipanti.

Gli escursionisti hanno sfilato per il centro di Grenoble tra lo stupore e lo sguardo meravigliato dei curiosi che domandavano il perchè di quella manifestazione. Al seguito dei pellegrini vi era un nutrito gruppo di volontari di varie parrocchie, i quali hanno sostenuto i partecipanti offrendo loro generi di ristoro. Ad ogni sosta, Padre Faure ha dedicato del tempo alla preghiera. Sono stati letti diversi passi della Bibbia ed alcune letture di monaci certosini. A notte fonda, verso le ore 2, il gruppo di pellegrini è giunto alla chiesetta di Sappey en Chartreuse, aperta eccezionalmente per l’occasione e Padre Faure ha spiegato agli astanti: “Ci uniremo alla preghiera certosina per il loro servizio notturno, è il loro momento preferito, quando il resto degli uomini dormono, sanno che stiamo arrivando”.

Alle 5 del mattino quando il sole lentamente saliva per dare inizio ad un nuovo giorno, ed a sole tre ore dalla certosa, i pellegrini dopo dieci ore di cammino cominciavano ad essere stanchi. Sulle orme di San Bruno, e dei suoi sei compagni ( le sette stelle) i quali avevano percorso quei luoghi 934 anni orsono, guidati dal giovane vescovo Ugo di Chateauneuf per andare a fondare l’Ordine certosino. Il corteo ha proceduto in silenzio, nel tentativo di ripercorrere anche l’ideale bruniano secondo il quale l’unico modo per trovare Dio è in silenzio. Alle 7, i partecipanti hanno iniziato l’ultimo tratto che conduce alla Grande Chartreuse, l’itinerario si è concluso con una santa messa celebrata nella cappellina esterna alle ore 8 da un monaco certosino. A seguire una visita al museo della certosa. I miei complimenti e ringraziamenti vanno a Michel Lecomte, vicepresidente dell’Associazione AAVC (Associazione ausiliaria della vita certosina), che è il promotore di questo lodevole evento. A seguire un reportage fotografico dell’evento.

28 pell san bruno

Bruno e gli altri santi “Consiglieri del Papa”

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Con mio immenso piacere un caro affezionato lettore ed amico di Cartusialover, ha voluto inviarmi un testo, che io ho deciso di pubblicare e che di seguito vi propongo, rendendo questo blog una vera piattaforma dinamica e non statica. La vostra interazione, con commenti, suggerimenti, testi ed altro è per me motivo di gratificazione. Un grazie speciale va dunque a Girolamo Onda.

Bruno e gli altri santi “Consiglieri del Papa”

San Bruno, come consigliere del Papa, rese dei grandi servigi alla Chiesa. La maggior parte degli storici riconosce l’influenza del fondatore dei certosini su tutti gli avvenimenti della sua epoca. Avvenimenti che influirono positivamente sul futuro dell’umanità. La descrizione storica rappresenta all’unanimità Brunone di Colonia come un uomo conoscitore del suo tempo, di cui Urbano ne intravide il valore ed al quale affidò il compito di pacificare la Chiesa, riformare i costumi, affermare la dottrina, anticipare e placare le mosse nefaste dei nemici e far trionfare la verità, attraverso la mediazione. Comunque, Bruno, non fu il solo ad essere consigliere di un papa; prima di lui e dopo, altri religiosi sono stati chiamati ad assolvere questa altissima e delicata missione. Ricordiamo San Girolamo, consigliere di Papa Damaso; San Romualdo, consigliere di Papa Benedetto VIII; San Pier Damiani, consigliere di Papa Stefano X; e Ugo di Cluny, consigliere di Papa Gregorio VII”.

Di seguito una sintesi della vita e opere di questi santi:

SAN GIROLAMO :

Sacerdote e dottore della chiesa: (Stridone ca. 347- Betlemme, 420)

Nel 382 si trasferì a Roma: qui il Papa Damaso, conoscendo la sua fama di asceta e la sua competenza di studioso, lo assunse come segretario e consigliere; lo incoraggiò a intraprendere una nuova traduzione latina dei testi biblici per motivi pastorali e culturali. Alcune persone dell’aristocrazia romana, soprattutto nobildonne come Paola, Marcella, Asella, Lea ed altre, desiderose di impegnarsi sulla via della perfezione cristiana e di approfondire la loro conoscenza della Parola di Dio, lo scelsero come loro guida spirituale e maestro nell’approccio metodico ai testi sacri. Queste nobildonne impararono anche il greco e l’ebraico.

Dopo la morte di Papa Damaso, Girolamo lasciò Roma nel 385 e intraprese un pellegrinaggio, dapprima in Terra Santa e poi in Egitto.

SAN ROMUALDO- ABATE (Ravenna, ca. 956 – Val di Castro , 19 giugno 1027)

Nobile, divenne eremita e dopo l’esperienza in Spagna, sotto l’influenza di Cluny, iniziò una serie di peregrinazioni lungo l’ Appennino con lo scopo di riformare monasteri ed eremi sul modello degli antichi cenobi dell’Oriente. La sua vocazione era quella della solitudine e del rinnovamento della vita eremitica e fondò, nell’anno 1012, i Calamdolesi. La sua fama e il suo carisma lo misero più volte in contatto con i potenti, principi e prelati. Fu consigliere di papa Benedetto VIII, convertì Ottone III che lo nominò abate di S. Apollinare in Classe, carica che Romualdo rifiutò clamorosamente dopo un anno rifugiandosi a Montecassino dove portò il suo rigore ascetico. Riprese le sue peregrinazioni fondando numerosi eremi, l’ultimo dei quali fu Camaldoli. E’ ricordato come il venerabile camaldolese da Fabriano che si commemora il 23 ottobre.

SAN PIER DAMIANI – Vescovo e Dottore della Chiesa (Ravenna, 1007 – Faenza, 22 febbraio 1072)

Pur amando svisceratamente la Chiesa, il Damiani non vedeva l’ora di deporre la carica di consigliere che gli era stata affidata dal papa Stefano X, anelava di ritirarsi nella solitudine del chiostro. Il papa non lo esaudì perché un uomo come lui era indispensabile al suo fianco. Inoltre i nuovi torbidi sorti alla morte di Niccolò II (+1061), rendevano molto utile la sua presenza a Roma.

Elevato al pontificato per interessamento suo e di Ildebrando Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca, col nome di Alessandro II (+ 1073), il Damiani ne sostenne caldamente le parti contro l’antipapa Càdalo. Il nuovo papa acconsenti che Pier Damiani si ritirasse nel chiostro. Il cardinale arcidiacono Ildebrando, invece, riteneva indispensabile la sua permanenza alla corte pontificia. Fosse dipeso da lui gli avrebbe imposto di restare in virtù di santa ubbidienza. Il Damiani trovò il suo intervento indiscreto e giunse a tacciarlo di “Verga di Assur”, Dio supremo degli Assiri, e di “Santo Satana”. Infine, il santo, si rinchiuse in un’angusta cella a Fonte Avellana per darsi al digiuno quotidiano, alle intense discipline, alla meditazione e al canto dei salmi. Per umiltà prendeva il suo pane nello stesso piatto che serviva a lavare i piedi ai poveri, e dormiva per terra sopra un graticcio di giunchi. Nel capitolo, dopo aver rivolto le sue esortazioni ai monaci, si accusava pubblicamente delle proprie colpe come un religioso qualunque, e si dava la disciplina a due mani. Da ogni parte giungevano all’eremo

persone desiderose dei suoi consigli. Alessandro II lo pregò di scrivergli più sovente. Morì a Faenza il 22 febbraio 1072.

UGO DI CLUNY:

(Brionnais, 1024 – Cluny, 29 aprile 1109)

Nacque nel 1024 a Brionnais nella diocesi di Autun, primo degli otto figli del conte Dalmazio di Semur e imparentato con i duchi di Aquitania e con i conti di Poitou.

Contrariamente ai desideri paterni di farlo diventare un cavaliere, Ugo appoggiato dalla madre, si indirizzò verso gli studi, insistendo riuscì ad entrare nel convento di S. Marcello di Chalon nel 1037, per ricevere un’adeguata educazione. Ugo fu il quarto abate della celebre abbazia benedettina di Cluny, centro della rinascita religiosa, che riguardò l’Europa dell’XI secolo. Nato nel 1024 fu eletto, a venticinque anni, alla guida della comunità monastica francese, governò numerosi monasteri. Fu consigliere di re e papi, tra i quali Gregorio VII (Ildebrando di Soana) che prima di accedere al soglio pontificio era stato uno dei suoi monaci.

I suoi viaggi e le date sono state accuratamente tracciate in tutti i particolari, da studiosi della materia; nel 1049 fu a Reims per il Concilio là svoltasi; poi accompagnò fino a Roma il papa Leone IX dove prese parte al Sinodo del 1050; nella Pasqua del 1051 si trovava a Colonia per il battesimo del figlio dell’imperatore Enrico III. A Cluny, accolse papa Urbano II nel 1095, s. Anselmo d’Aosta nel 1097, papa Pasquale II nel 1106. Concluse la sua laboriosissima vita ad 85 anni, il 29 aprile 1109.

SAN BRUNO – (Brunone di Colonia) Sacerdote e monaco

Nato a Colonia (Germania), intorno al 1030 – Morto nell’attuale Serra San Bruno (Vibo Valentia) il 6 ottobre 1101.

Bruno o Brunone, professore di teologia e filosofia, scelse in giovane età la strada della vita eremitica. Con altri sei compagni, amanti della solitudine e della preghiera, grazie al vescovo Ugo di Grenoble che li aiutò, si stabilirono in una località selvaggia detta «cartusia» (chartreuse in francese). Nell’aspra montagna crearono un ambiente per la vita monastica; costruirono sette baracche dove ciascuno viveva pregando e lavorando: una dura vita eremitica scandita da brevi momenti comunitari. Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi era il benedettino Oddone di Châtillon. Nel 1090 Oddone fu eletto papa col nome di Urbano II e scelse Bruno come consigliere e lo chiamò a Roma. Bruno anelava di tornare nella primitiva comunità e vivere in preghiera e solitudine con i suoi amati compagni ma, le vicende storiche del tempo lo portarono in Calabria. E proprio in Calabria, nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo Valentia), fondò una nuova comunità e, con l’aiuto del Normanno Ruggero d’Altavilla, dette origine alla fondazione di una nuova certosa.

La certosa di Serra San Bruno, ai giorni nostri, è ancora abitata dai certosini e conserva viva e pulsante di spiritualità la vita monastica.

(Ricerca storica di Girolamo Onda per Cartusialover)

Preghiamo san Bruno

6Morte di Bruno (Vicente Carducho)

Morte di san Bruno (Vicente Carducho)

Nel giorno del dies natalis del nostro amato san Bruno, ecco per noi tutti una breve e semplice preghiera da recitare con assoluta devozione.

Oh Dio, che hai suscitato San Bruno per essere la luce della Chiesa per la sua dottrina ed il modello dei solitari, fai che io imiti questa profonda umiltà che lo ha portato a fuggire nel deserto per evitare gli onori che gli sono stati offerti; che io abbia questa attrazione per la penitenza, di cui era animato, questa unione perfetta con Te nella preghiera, questo allontanamento dal commercio del mondo, da cui era davvero staccato.

Oh Santo Ristoratore della vita solitaria, prega per noi, affinché seguiamo i tuoi esempi e camminando sulle tue orme nella via stretta, possiamo partecipare alla ricompensa con cui Dio ha coronato i tuoi lavori.

Così sia.

(Un certosino)

L’autore del bellissimo busto del fondatore dell’Ordine Certosino, Bruno di Colonia, è Cosimo Fanzago, già creatore di altri modelli per sculture in argento. Il nome dell’argentiere Biase Monte è invece attestato nei documenti di pagamento del 1638 e 1639. Il santo è ritratto con gli occhi rivolti al cielo in un atteggiamento estatico, con le braccia allargate. La mano sinistra regge un libro, anch’esso in argento, mentre la mano destra sembra dolcemente rivolta ai devoti osservatori.

L’ubicazione originaria è dubbia, di certo dalla cappella del Tesoro negli anni sessanta del Novecento è stata trasferita nella Sagrestia, per essere poi collocata successivamente sull’altare della cappella di San Bruno. Oggi ha trovato definitiva sistemazione nella cappellina privata del Priore, dove attrae con mistico magnetismo.

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Nella immaginetta inviatami dalla certosa di Serra vi è la riproduzione di un piccolo quadro dipinto, evidentemente, per la devozione privata nello stesso arco di tempo, è conservato nel priorato della Certosa. Esso raffigura un San Bruno giovane, senza barba con una aureola luminosa che spicca sul fondo scuro. Potrebbe essere opera di Dom Raffaele Baldegger un monaco tedesco che fu a Serra nel 1907 dove ricoprì la carica di vicario tra il 1918 e il 1932.
Lasciò alla certosa diversi studi, disegni e dipinti di buona qualità pittorica. Il suo lavoro terminò nel 1932, quando la morte lo colse nella certosa di Pavia.

B u o n a   F e s t a  di  S a n  B r u n o 

a

v o i   t u t t i

Per coloro che volessero seguire la S.Messa svoltasi a Serra in onore a San Bruno

Litania per san Bruno

Oggi è il lunedì successivo alla Domenica di Pentecoste, e come antica consuetudine a Serra San Bruno, in Calabria, si celebra una festa che culmina con una sentita processione in onore del santo certosino che dà il nome al paese. Voglio offrirvi una litanìa ed una preghiera, da recitare, in onore del nostro amatissimo san Bruno.

busto di san Bruno in processione

 

Signore, abbi pietà di noi.

Gesù Cristo, abbi pietà di noi.

Signore, abbi pietà di noi.

Gesù Cristo, ascoltaci.

Gesù cristo, esaudiscici.

Padre celeste che sei Dio, abbi pietà di noi.

Dio Figlio, Redentore del mondo, abbi pietà di noi.

Spirito Santo che sei Dio, abbi pietà di noi.

Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi.

Santa Maria, Regina dei confessori, prega per noi.

San Bruno, prega per noi.

Tu che dalla culla hai dato i segni della tua santità futura, prega per noi.

Tu che dalla tua giovane età hai fatto prevedere che saresti uno dei Padri della vita monastica, prega per noi.

Tu, l’apostolo di molti Paesi, prega per noi.

Tu, la gloria della Chiesa di Reims, prega per noi.

Tu che coraggiosamente hai combattuto per la giustizia contro un pastore indegno, prega per noi.

Tu che, Dottore dei Dottori, hai stupito la Chiesa per la tua scienza profonda, prega per noi.

Tu che, vincintore dell’onore mondano, hai generosamente rinunciato alle dignità ecclesiastiche, prega per noi.

Tu che sei stato sempre e ovunque il seguace del bene, l’onore del clero, prega per noi.

Tu che hai fuggito dalle città rumorose per cercare la quiete e la solitudine, prega per noi.

Tu che ti sei ritirato sulle cime delle montagne, affinché la tua anima prendesse più liberamente il suo volo verso il Cielo, prega per noi.

Tu, fondatore dell’eminente Ordine Certosino, prega per noi.

Tu, il cui spirito, dopo nove secoli, si perpetua ancora inalterato fra i tuoi discepoli, prega per noi.

Tu che, raffigurando la vita di San Giovanni Battista, sei diventato l’angelo ed il fiore del deserto, prega per noi.

Tu che sei il modello della penitenza, prega per noi.

Tu che sei un ulivo caricato di frutti e si slancia dal seno delle rocce ripide, prega per noi.

Tu che, come una vite fertile, hai esteso dappertutto i tuoi ceppi numerosi, prega per noi.

Tu che assomigli ai gigli che crescono in mezzi ai campi, prega per noi.

Tu che brilli sul bel cielo di Francia come la stella scintillante alle prime luci del giorno, prega per noi.

Tu, il cui cuore poteva solo esclamare sotto l’ispirazione dell’amore: Oh Bontà Divina! prega per noi.

Tu, l’amante sincero della solitudine, della preghiera e del silenzio, prega per noi.

Tu, l’amante ed il modello della semplicità, prega per noi.

Tu che, vivendo nella carne come se non la avesse, hai imitato sulla terra la vita degli angeli nel cielo, prega per noi.

Tu che sei stato strappato dalla dolcezza del deserto per obbedire alla voce del Vicario di Gesù Cristo, prega per noi.

Tu che sei stato uno dei più fermi sostenitori della Chiesa, una delle colonne del tempio del Signore, prega per noi.

Tu che, di modo magnanimo, hai rifiutato le dignità che ti sono state destinate dal successore di San Pietro, senza però rifiutare il lavoro, prega per noi.

Tu che sei stato il consigliere dei principi e dei Pontefici, prega per noi.

Tu che così divinamente hai interpretato le Scritture, prega per noi.

Tu che hai coronato la più santa delle vite attraverso la più santa delle morti, prega per noi.

Tu, la cui tomba restituisce la salute ai malati tanto quanto hai credibilità presso Dio, prega per noi.

Tu, protettore speciale dei certosini e delle anime contemplative, prega per noi.

Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, perdonaci, Signore.

Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, ascoltaci, Signore.

Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, abbi pietà di noi, Signore.

Prega per noi, San Bruno,

Affinché siamo degni delle promesse di Cristo.

PREGHIERA

Oh Dio Onnipotente e Eterno, che prepari nel cielo posti speciali a coloro che rinunciano al mondo, chiediamo umilmente alla tua immensa bontà, per l’intercessione del nostro benedetto Padre Bruno, tuo confessore, la grazia di compiere i voti che abbiamo emesso alla nostra professione e raggiungere la felicità che hai promesso a coloro che sono fedeli fino alla fine.

Per Nostro Signore Gesù Cristo.

Amen.

 

San Bruno, Padre dei certosini

locandina-films

All’inizio di quest’anno, da questo blog fui lieto di annunciarvi l’uscita del film “Saint Bruno, Père des Chartreuxdel regista francese Marc Jeanson. Il primo film documentario della storia, realizzato e dedicato al nostro amato San Bruno.

In quella circostanza, nel promuovere questa splendida iniziativa della Grande Chartreuse, vi informavo che in seguito sarebbe arrivata la versione italiana a cura della Certosa di Serra San Bruno, avvenuta in collaborazione con il Laboratorio Teatro Incanto di Catanzaro.

Cari amici, ci siamo!

A distanza di circa nove mesi ecco arrivare la versione italiana di questo interessantissimo film, del quale vi propongo un breve trailer.

Pregustiamoci questo assaggio!

Esso ci farà percepire sullo sfondo della iconografia del Padre dei certosini, testi e momenti di vita eremitica.

Vi riporto uno stralcio di un’intervista rilasciata dal regista Marc Jeanson, ed in calce, nuovamente, alcuni illustri pareri su questo prezioso docufilm:

Secondo lei tale documentario potrebbe rivelarsi più che eccezionale?Ci può dire come e perché è stato coinvolto in questa avventura?

È vero che lo sviluppo di questo è molto sorprendente! Durante gli anni ’90 e il 2000, abbiamo fatto diversi film su comunità monastiche, poi c’è stato l’incontro con i monasteri di Betlemme con i quali abbiamo collaborato per una dozzina di anni.Un monaco ed un caro amico mi hanno parlato di un luogo di guarigione fantastico dove aveva soggiornato diverse volte e per il quale ha mantenuto una grande nostalgia: il Monastero di San Macario situato nel deserto egiziano, un luogo straordinario fondata nel 360 da San Macario il Grande dove la presenza monastica non è mai stata interrotto. Ho inviato una richiesta per girare è da loro è stata accettata, ho così diretto il documentario “Luce del deserto”. E ‘stata un’esperienza che mi ha segnato profondamente, e l’incontro con l’eremita che parla del suo vicinanza a Cristo nella sua grotta, fatta di pietra e sabbia, dove vive alla maniera dei primi padri del deserto, che vive ancora in me …

Diversi anni dopo, nel mese di agosto 2014, sono stato contattato dal monastero della Grande Chartreuse per fare questo film su Saint Bruno, e il suo frutto spirituale: la nascita dell’ordine certosino. E ‘stato prima di tutto una bella sorpresa che ha aggiunto un po’ di confusione, perché il “camminare certosino” è alto e imponente … E durante il primo incontro con i monaci della Grande Chartreuse, che mi sentii dire non con mia grande sorpresa che c’è stata una vicinanza d’animo con il monastero di San Macario. In effetti, c’è stato un rapporto molto diretto tra padri del deserto egiziano e quelli della Grande Chartreuse. Quindi tutto è unito e improvvisamente illuminato!

La cooperazione con certosino era semplice, vera, gioiosa … e denso! Abbiamo lasciato entrambi i loro testi di base e la mostra dedicata a San Bruno, hanno che organizzato l’anno scorso al Museo della Grande Chartreuse. Opere che, nella loro stragrande maggioranza, non sono mai state presentate al pubblico. Abbiamo fatto diversi viaggi in certosa nelle diverse stagioni, abbiamo filmato questi dipinti e le sculture, ed il paesaggio di montagna straordinariamente mutevole, poi a seguire la vita monastica: la spatiamentum, la vita nelle celle, il lavoro ecc .. Poi vi è stata la fase di editing, sempre molto importante. Per questo, mi è stato proposto di vivere un paio di giorni nella foresteria del monastero, laddove avrei potuto montare il film.

Ho continuato a lavorare a casa in Vandea, e abbiamo avuto scambi regolari per confermare gradualmente le varie fasi del film.

Come si è potuta mettere in immaginmi la spiritualità certosina?

Il nostro lavoro è un po ‘di ispirazione – a me sembra – come la Lectio Divina monastica: staccare dai rumori del mondo, i nostri preconcetti, il nostro a priori, di metterci in ascolto e lasciare verità espirare i loro profumi e invadere … in realtà ci mettiamo in un atteggiamento contemplativo, piuttosto che immediatamente in “fare”. Si tratta di queste condizioni da soli che possiamo a volte, con la pura grazia di Dio, ci avviciniamo all’invisibile, e come diceva Paolo V: Credo che ” lascia percepire i campi di luce nascoste dietro il mistero della vita umana” .

Quindi, ciò che veramente mi ha colpito è il profondo equilibrio della Regola di Vita dei certosini. Certamente, questa vita è dura e impegnativa, ma sono felici e ciò traspare. Questa è una semplice, vita tranquilla, una miscela di vita eremitica e monastica lontano dagli uomini, ma nel cuore del mondo. Ed è quello che abbiamo voluto mostrare e vivere con questo film.

Che cosa ti ha toccato personalmente di San Bruno?

Questa frase scritta da lui: “Fugitiva relinquere et aeterna captare” fantastica sfida all’uomo di quell’epoca, considerato uno dei più grandi intellettuali del suo tempo, a cui era stato promesso tutto, glorie e tutti gli onori …

Fantastica sfida oggi più che mai, per noi che viviamo in uno spazio zebra costretti a convivere con miliardi di connessioni e immagini, che mi riporta alla mente un salmo …Uscire dai barlumi fuggitivi del secolo per entrare nel silenzio di Dio …

Questo film porta davvero qualcosa di unico, di speciale. Quanto più lo vedo mi sento diversa ogni volta … misteriosa e bellissima.”(BB Parigi) •“E ‘una meraviglia. Un successo per la sua profondità.”( Una Priora del Monastero delle monache certosine) • La prima visione mi ha sconvolto” (OB KTO Direttore dei Programmi). “Un lavoro sobrio, leggero, dove fonti primarie certosini sono riuniti per la prima volta nella un insieme coerente. E dove sgorga ancora, luminosa e pura, la paterna fiamma di Maestro Bruno. “(FamigliaCristiana)

Per tutti gli amici interessati all’acquisto di questo film, potete collegarvi al seguente sito che ne curerà la vendita.

6 ottobre San Bruno

 San Bruno, (dipinto di Enrique Hernández de los Ríos)

 

Oggi 6 ottobre, in occasione della ricorrenza della festività di San Bruno, dopo aver ascoltato il contributo audio che ne riassume la figura e la vita, voglio proporvi una meditazione certosina sul silenzio. Il silenzio, uno dei componenti essenziali della vita certosina e del suo fondatore, elemento indispensabile per procedere alla ricerca dell’Assoluto.

 

Il silenzio è una partecipazione al silenzio divino e, per questo, è la matrice in cui nascono gli atteggiamenti fondamentali della persona umana, come l’amore, la pace interiore, la saggezza, la fortezza, la povertà di spirito, il valore, la solitudine, la lode, la gratitudine, l’avvicinamento a Dio, l’ascolto della sua parola e la gioia nello Spirito Santo. Tuttavia, la matrice, che è il silenzio, genera timore di Dio, la paura, il terrore dello spirito, la tristezza, l’accidia, il dolore, partecipazione a tutte le tribolazioni e le sofferenze dell’umanità. Egli, il silenzio, può portare tutta l’ambiguità del mondo e tutte le sua bellezze e le sue grandezze.

Il nostro silenzio ci insegnerà anche ad accettare il silenzio di Dio. Dio, che a volte sembra inesistente o sordo, ma non lo è. È solo silenzioso ed il suo silenzio è Parola d’amore. Silenzio divino che ci educa e ci rivela che il silenzio deve diventare il modo più profondo di comunicazione con Dio e con i fratelli, l’ambiente fondamentale del cuore che cerca Dio e si unisce a Lui nell’amore e lì trova i fratelli. Si tratta di un silenzio che nasce dal desiderio di Dio e si nutre di esso. San Giovanni della Croce parla del centro dell’anima, dove niente e nessuno può introdurre rumore e dove lo Spirito Santo celebra le sue feste d’amore (Fiamma I, 9). San Bruno parla dei frutti del Paradiso, della pace che il mondo ignora e della gioia dello Spirito Santo.

Chiediamo a Dio oggi, per l’intercessione del grande silenzioso San Bruno, la grazia di penetrare in questo silenzio di Dio, a cui siamo invitati e in cui Lui rivela il suo mistero di amore ineffabile.

In un tempo come il nostro in cui il rumore, la dispersione, il deterioramento di interiorità, la violenza in parole e opere, la mancanza di vera comunicazione, mettono in pericolo l’equilibrio umano ed anche il senso della vita, il monaco silenzioso è testimone di un’esistenza realizzata, serena, raggiante e unificata nell’amore.

Sappiamo che Dio nel suo amore concede questo silenzio interiore allo spirito attento e purificato. Il silenzio con Dio ha un valore in sé, perché Dio è Dio. E come un grande teologo ha scritto: “Ignorare la necessità del silenzio con Dio significa svuotare il cristianesimo della sua propria sostanza” (E. Schillebeeckx). Poiché Dio è Dio, perché Dio è la pienezza di fronte alla quale tutte le parole articolate diventano povertà e esitazione. “Anche se inizialmente ci costa tacere, se siamo fedeli, a poco a poco da questo nostro silenzio nascerà qualcosa in noi che attrarrà un silenzio maggiore” (Isacco di Ninive).

Mi rendo conto che ci sono molte parole sul silenzio. È un paradosso. Vorrei che siano piccoli veicoli che ci introducano nel silenzio maggiore di cui parla San Bruno: “Lo sanno solamente quelli che ne hanno fatto esperienza…La pace che il mondo ignora e la gioia nello Spirito Santo”. E se non ci introducono, farci almeno conoscerlo, desiderarlo, amarlo e scoprire in esso l’amore infinito di Gesù, che è la parola con cui Dio, nel suo amore, ha rotto il suo silenzio eterno.

Amen.

(un certosino)

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