• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    maggio: 2018
    L M M G V S D
    « Apr    
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 422 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


  • Annunci

L’ incontro con Dio avviene in silenzio

copertina italiano

Sebbene il silenzio non si cerchi per il silenzio, la realtà è che è presente in ogni momento. Questa la domanda fatta a Dom Dysmas de Lassus nel libro del cardinale Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore” .

La risposta, è come sempre, semplice acuta dalla quale si percepisce una profonda umiltà.

“Questo è il nostro desiderio più fervente, ma ” Raggiungiamo questo ideale?” Siamo realisti: Anche tra i certosini esiste il rumore; lo sappiamo troppo bene. Risulta paradossale che il silenzio esteriore e la solitudine, il cui obiettivo è facilitare il silenzio interiore, cominci esponendoci a tutto il rumore che è in noi.

Se porti in tasca una radio accesa , è possibile che nel mezzo del trambusto di una città o di una strada non te ne accorgi perché il suo suono è mescolato con quello dell’ambiente circostante. Ma se si entra in una chiesa, non tarderai a percepire che dalla tua tasca si leva un parlottare, la prima cosa che si proverà a fare e tentare di spegnerla. Ma, purtroppo non esiste un pulsante che riduca il parlottio della nostra immaginazione….La prima fase consiste nell’essere cosciente di ciò anche se non ci piace.

Il silenzio che regna in una certosa non è sufficiente. Per raggiungere la comunione nel silenzio è necessario un compito di lavoro radicale. Dobbiamo armarci di pazienza e dedicare ad esso ardui sforzi. Quando alla fine la nostra immaginazione accetta di collaborare e rilassarsi, i momenti di profonda intimità con Dio pagano a caro prezzo gli sforzi che sono stati necessari per dare spazio a Lui.

Ma noi non siamo capaci di creare la intimità con Dio; essa procede sempre dall’alto; quello che a noi spetta è costruire l’ascolto dove possa aver luogo l’incontro. La solitudine ci aiuta. E’ molto più facile raggiungere il silenzio interiore quando siamo da soli. Mi è sempre piaciuto il momento dell’orazione solitaria in cella che precede l’ufficio notturno nella chiesa. Questo momento appena colto, a metà della notte, ha qualcosa di eccezionale. Non idealizzerò, non dico che in quel momento vi è sempre la pace del cuore, ma in generale la comunione silenziosa cresce con una maggiore naturalezza.Mi piacerebbe prolungare quel raccoglimento durante l’Ufficio nel coro che poi segue, ma poche volte riesco a recuperare la stessa qualità di comunione, perchè la dimensione comunitaria della liturgia consente il movimento dei pensieri. Mentre ci sono innamorati nel mondo, che cercheranno di stare da soli per cercare in silenzio l’incontro. Forse questo è il modo più semplice per spiegare la nostra scelta di vita. Il silenzio e la solitudine certosina acquistano il loro significato nell’immenso desiderio di intimità con Dio. Per i figli di san Bruno il silenzio e la solitudine sono il luogo perfetto per l’incontro da cuore a cuore”.

Annunci

Del ricorrere a Dio nella solitudine.

nella cella in solitudine

Dello spirito interiore di un certosino

(Riflessioni utili per i novizi per facilitarne il loro esercizio)

A conclusione di quest’anno, voglio proporvi questo breve ma intenso testo di un certosino, concepito per sostenere i novizi nella pratica dei propri esercizi. Sarà il primo di una lunga serie!

A chi io ricorro nel mio isolamento, se non a te, o mio Dio! Sono solo con te solo. Sono lontano/a dai miei genitori, dalle mie conoscenze; Ho lasciato amici e famiglia per essere nel deserto

Ecce elongavi fugiens et mansi in solitudine (ps.54:78)

Signore, sei tu il mio rifugio, il mio sostegno, il mio aiuto in tutto le mie tentazioni, in tutte le mie pene. Tu sei la mia parte, la mia unica parte: Parse mea Deus
Tutti i desideri del mio cuore sono venuti a te, ho espresso i miei desideri ai piedi degli altari. Mi sono dato tutto a voi per la professione religiosa, essa è tutto per me, Signore, se devo servire me stesso con questa espressione. Sei Tu il mio padre, mio Consolatore. Che cosa succederebbe se tu venissi via? Tu hai promesso il centuplo a coloro che hanno lasciato tutto nel tuo nome, dammi questo centesimo.
Petizione della tua grazia, donami ogni giorno nuove luci per non attaccarmi che a Te, O mio sovrano, mio unico bene in questo ritiro, dove posso dire, come il Profeta, che sono nella dimenticanza degli uomini, che mi considerano come separato da loro nella società, morto civilmente a causa dei miei impegni:
Oblivioni datus fum, tamquam mortuus a corde (Ps.30)
Un certosino

La solitudine di Dio

 

Le Masson, Innocent

Ecco a voi uno splendido brano scritto da Dom Innocent Le Masson, nel quale egli ci descrive la relazione tra la solitudine e Dio.

Dio per natura ed essenza è solo e solitario. In effetti, è impossibile che ci siano più Dio; e la solitudine di Dio non è ostacolata dalla presenza delle tre Persone della Santissima Trinità.

Questo mistero ci mostra solo ciò che è l’incessante opera e l’occupazione della solitudine divina,

cioè, la generazione del Figlio dal Padre per azione, comprensione e processione dello Spirito Santo con l’azione della volontà, occupazioni perfettamente solitarie, perché nulla di ciò che è stato creato collabora. Troviamo, quindi, nella stessa Essenza Divina il modello della solitudine istituita dal nostro Santo Padre Bruno.

Troviamo, infatti, la separazione di tutte le creature e la fuga da uno sterile tempo libero, per opera di quella immutabile attività attraverso la quale sempre si contempla e si ama Dio, ciò costituisce l’eterna operazione ed occupazione di questa solitudine divina; poi c’è la continua permanenza in questa solitudine: infatti, tutto ciò che Dio opera fuori di ciò, lo fa senza uscire da se stesso e senza interrompere mai quella operazione che gli è propria e che è solitaria.

Dio anche nella sua essenza, è anche solo nelle sue operazioni, ci governa e ci da soccorso. Queste occupazioni solitarie di Dio, per Egli naturali, ci insegnano quali devono essere le nostre occupazioni in solitudine: conoscere e volere rettamente, cioè, intendere ed amare con cuore puro: Dio ha anche la assoluta necessità di rimanere costantemente nella sua solitudine, perchè Egli è immutabile, e pertanto non puo che essere un solitario, sempre assorto nella contemplazione.

Nella solitudine della Essenza Divina è possibile ottenere la ragione fondamentale per cui l’uomo ha bisogno della pratica della solitudine. Non esito a vedere in questo bisogno una caratteristica della immagine e somiglianza divina che onora l’uomo. Per essa, infatti, l’uomo è incoraggiato a raccogliersi in sé stesso e produrre, in solitudine, frutti che in qualche modo riflettono quelli che Dio produce nella sua solitudine.

Dom Innocent Le Masson “Disciplina. lib.I,c.IV, p.13”

Dionigi il certosino: La contemplazione della sovressenziale e gloriosa Trinità

Dionigi il certosino: La contemplazione della sovressenziale e gloriosa Trinità

Dal Trattato

Elogio della vita solitaria

La contemplazione della sovressenziale e gloriosa Trinità

Il Padre eterno e il suo Figlio Unigenito si guardano l’un l’altro eternamente e si comprendono in pienezza nella carità con una compiacenza totale e una gioia senza fine per intensità e perfezione. Questo loro contemplarsi, amarsi e comprendersi reciprocamente, in una eternità senza mutamenti, è in essi fonte d’una specie di fervore comune, di amore veemente, fervido e singolare oltre ogni dire: amore che sussiste in sé, comune volontà del Padre e del Figlio, perfettamente uno, sicché quest’amore procede immediatamente da entrambi.

Quest’amore non è chiamato Figlio, ma Spirito Santo, benché sia consustanziale al Padre e al Figlio. Emana ed esce dai due non come una semplice proprietà comune o come reciproca somiglianza, ma come impulso d’amore, come tendenza dell’uno verso l’altro. Egli è l’amore del Padre spirato nel Figlio e viceversa. Giustamente, perciò, è chiamato “amore”, “soffio”, “vincolo”, “unione”, “pace”, “bacio”, “soavità” e “abbraccio” del Padre e del Figlio.

In questa Trinità augusta e beata ciascuna delle divine Persone ama ad un tempo se stessa e le altre due di un amore la cui dolcezza, fervore e intensità superano ogni possibile misura. E poiché ogni Persona contempla le altre due e ne gode pienamente, il loro vicendevole amore è fonte

di infinito diletto. In breve, ogni Persona increata si guarda e guarda le altre due con una letizia infinita, ne gode con somma dolcezza e ama con fuoco inestinguibile. Ecco la vita, la beatitudine e la gloria dell’augusta Trinità. Non è possibile immaginare una realtà più soave, più quieta, più felice di quest’amore intratrinitario, di questo reciproco amplesso dei Tre, della loro gioia personale e comune ad un tempo.

Contempliamo queste realtà indicibili con dolce sobrietà; rallegriamocene con semplicità piena d’amore. Cerchiamo di abbandonare totalmente noi stessi per essere potentemente elevati dall’amore, trasformàti e stabiliti nell’abisso di luce e di verità eterne. Là non presteremo più attenzione alla nostra persona o ai nostri atti; non ricorderemo più niente di quanto

è creato. Là noi saremo una cosa sola con il Signore.

 

Felice in solitudine

Felice in solitudine

Felice in solitudine

Il testo che sottopongo alla vostra attenzione, è stato scritto da “un certosino”, che apre il suo animo esternandoci la sua gioia interiore, che pare non avere limiti. Semplicemente meraviglioso!!!

Felice in solitudine

Senza il figlio che tanto desideravo;

senza baci di una donna per compagna;

alle prese ogni giorno con l’austero

Così la solitudine mi ha inchiodato.

E Dio mi rende felice in altro modo.

Dentro pareti di rigorosa clausura

il cielo e la terra mie frontiere,

nella routine monastica e grave,

solo con l’avventura di fede.

E Dio mi rende felice in altro modo.

Come una nube che vola solitaria,

bella parabola del grano,

così vivo nella mia cella senza testimone,

nessun altro divertimento che la mia preghiera.

E Dio mi rende felice, e io lo benedico.

Pulso con il mio corpo consacrato

come pietra scolpita alla cava;

in attesa dell’Eterna Primavera

ansimando così tanto come sognavo.

E Dio mi rende felice in altro modo.

Domo il cuore con la castità,

l’umanità senza alcuna difficoltà;

in silenzio nella mia cella, in attesa

senza nulla che ammorbidisca la mia solitudine.

E Dio mi rende felice, eccome!!!

Un certosino

Quando sono da solo sono una folla

Quando sono da solo sono una folla

solitudine nella cella Photo by Fernando Moleres

Il titolo di quest’articolo, è un asserzione di Guigo II che introduce il testo scritto dal nono priore della Grande Chartreuse (1173- 1180) il quale rinunciando al generalato dell’ordine per attendere alla vita contemplativa, lasciò diverse opere ascetiche. Guigo morì il 6 aprile del 1193 con fama di santità e fu definito  l’angelico. E’ un testo scritto molti secoli fa, ma con un valore eterno per gli uomini che sono alla ricerca di Dio.

Sventurato il solitario che non ti ha conosciuto come

solo compagno! Quanti uomini sono tra la folla e si

trovano soli perché non sono con te! Possa io, stando con te,

non essere mai solo. La terra della mia anima taccia in

tua presenza. Signore, perché intenda ciò che dice in me il

Signore mio Dio, poiché il mormorio delle tue parole non

può essere inteso che in un profondo silenzio.

L’intenderle eleva il solitario che sta silenzioso al di

sopra di se stesso, perché chi si umilia sarà innalzato e

colui che rimarrà seduto solitario e avrà conservato il

silenzio sarà elevato al di sopra di se stesso. Dove? Si

tratta di un luogo? No, ma dell’amore. E questo amore,

come si sorpassa da se stesso? Per il fatto che non guarda

verso di sé. O, più precisamente, esso medita e ama ciò

che è al di sopra di lui, il supremo Bene, il suo Dio;

vedendolo e amandolo, vede e ama se stesso in un modo

migliore.

(Guigo II, certosino)

Saper ascoltare, il silenzio e… non solo

Saper ascoltare, il silenzio e… non solo

Saper ascoltare il silenzio, è di certo una prerogativa essenziale inseguita dai monaci certosini finalizzata alla ricerca di Dio. Questa pratica è, sviluppata all’interno dell’eremo nella solitudine della cella, con il cuore la mente e lo spirito nella quies, condizione ideale per potersi porre in ascolto. Ma la loro ricchezza spirituale viene come sappiamo raggiunta gradualmente, pertanto essi sono in grado di poter offrire preziose indicazioni fondamentali per il raggiungimento della pace interiore. Quest’ultima è da noi, estranei alla clausura, ricercata a tentoni, difatti non riusciamo ad apprendere la dote privilegiata dei certosini, ovvero la comprensione del linguaggio del silenzio. Pertanto, per poter raggiungere un apprezzabile equilibrio interiore, bisogna saper andare alla ricerca del proprio sé, intraprendendo un viaggio dentro di noi attraverso la meditazione, la quale ci educa al silenzio ed all’ascolto interiore. Ma prima ancora di poter ascoltare il nostro sé, dovremmo saper ascoltare il prossimo, si ma come?

A tal proposito voglio offrirvi una meravigliosa testimonianza scritta di un padre certosino anonimo, il quale ci elargisce un insegnamento credo fondamentale, a cui tutti dovremmo attenerci per poter come loro progredire gradualmente.

«Per comprendere l’altro è necessario entrare nel suo universo, saper guardare con i suoi occhi, sentire con i suoi sentimenti, essere lui per compenetrazione e simpatia. Occorre abbandonare momentaneamente i propri pregiudizi, le proprie inclinazioni personali, le proprie idee a priori, il proprio paesaggio familiare. Tutto ciò infatti rende selettiva la nostra attenzione filtrando ciò che ci viene dall’altro e riducendolo in definitiva all’immagine che noi abbiamo di lui. Lasciare da parte ogni preoccupazione di affermare se stessi, di curiosità, di critica»

Questo insegnamento, del saper ascoltare l’altro prima del silenzio, ci appare dunque come una virtù che ogni uomo dovrebbe poter acquisire per la propria trasformazione spirituale. Ed ancora, come non rimanere insensibili verso i moniti dispensatici da Lanspergio!!! «Nella solitudine, l’uomo si purifica e si conserva puro; conosce se stesso ed impara ad amare Dio. Nella solitudine impara ad amare Dio, ad unirsi a Lui. Colui che ha il gusto della solitudine, ha il gusto di Dio. Là tutte le cose del mondo diventano straniere all’uomo…Ben pochi sanno amare e conoscono questa solitudine. Se gli uomini avessero uno sguardo più profondo, scorgerebbero quale tesoro si racchiude in essa e tutti vi accorrerebbero…Conserva il silenzio, cerca sempre luoghi e tempi favorevoli per dimorare solo, evita la familiarità degli uomini. Dimora con assiduità nel santuario interiore» Opera Omnia (tomo IV). Gradirei che la vostra attenzione si soffermasse sull’analisi dell’ultima frase; Conserva il silenzio.. ovvero non privartene mai per non impoverirti. Cerca sempre luoghi e tempi favorevoli per dimorare solo, qui Lanspergio fa riferimento alla fondamentale importanza della propria forza di volontà che deve emergere sempre. L’esortazione conclusiva .. evita la familiarità degli uomini. Dimora con assiduità nel santuario interiore, si riferisce alla ferma capacità di evitare condizionamenti che possano interferire nella ricerca del nostro equilibrio interiore. Credo e spero che  voi tutti vogliate concordare con me, nel ritenere questi scritti fonti inesauribili di saggezza, un vero tesoro da cui attingere per l’arricchimento spirituale.